autori, Letteratura

Alberto Savinio

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico, nasce nel 1891 ad Atene, dove si diploma al conservatorio in pianoforte e composizione nel 1903, ma come, a soli dodici anni? Tutte le biografie trovate sul web danno come certa questa data, ma sappiamo che tutte le biografie del web hanno in comune di essere copiate da wikipedia. Muore a Roma nel 1952
Alberto Savinio fu musicista, scrittore, drammaturgo, regista, critico culturale per il Corriere della Sera, ma soprattutto pittore, come il fratello De Chirico, con la differenza che lui era quello bravo, anche se meno noto al grosso pubblico.
Come avverte nella brevissima prefazione di Ascolto il tuo cuore città, «questo è un libro discorsivo: un entretenimiento. Queste poche righe per avvertire che un libro «discorsivo» non è un libro minore, ma al contrario un libro maggiore: un libro massimo. Un libro di là dalle grandi luci e dalla grandi ombre, di là dalle vette e dagli abissi – di là dalle invenzioni, dalle rivelazioni, dalle illuminazioni. Nell’ambizione di fare «un’opera» c’è ancora della puerilità. Intesa questa puerilità e superata, non si scrivono libri, se ancora si ha voglia di scrivere, se non come un lungo e tranquillo conversare. La fase «cosmogonica» della poesia – e del pensiero – è superato, sottintesa, e «taciuta»; per quel pudore che è regola rigorosa sul piano di questa superiore civiltà.(…) Poi, più oltre, più su, luogo non ci sarà nemmeno per un discorso; ma solo per il silenzio».

La sua scrittura è brillante, imprevedibile negli accostamenti, arguta nelle citazioni, surreale e visionaria come la sua pittura; una bonaria ironia pervade questo insolito reportage di viaggio tra il Veneto e Milano, mescolando realtà e  ricordo, in un intreccio che rende la lettura estremamente piacevole e stimolante.

Un esempio di questa ineffabile prosa, la più stupefacente mai letta:

«Di tutte le vie di questa città così squisitamente peripatetica e dialogica, via Manzoni è la meno atta al conversare. Nel suo primo tratto principalmente, tra la Scala e il Monte Napoleone, via Manzoni è un enorme camminatorio di pietra, che colonne di artiglierià traversano senza interruzione, le une montanti le altre discendenti. Il cupo fragore di questi tram ermetici e bassi, meno fatti per correre sulla superficie della terra che sul fondo del mare, non penetra in noi per le orecchie ma per lo stomaco. Chi è costretto a passare per via Manzoni di giorno e a piedi, affretta il passo e tiene la bocca chiusa come per gelo. Se ha cosa molto urgente e importante da comunicare al compagno, gli accenna di fermarsi, si volta verso di lui, fa tromba con le mani, e come marinaio nella bufera gli grida: «Ti sei ricordato di scrivere a Quasimodo che il colore degli ulivi greci, che Anacreonte chiama chlorós, è impropriamente tradotto “glauco”, perché la qualità marina di questo aggetivo, il suo umidore, le immagini opache che esso evoca, la sua stessa sonorità cupa, rotonda, sdentata, molle, da “tuffo”, si affà alle cose marine e soprattutto sottomarine, non al fogliame dell’ulivo greco, così terrestre, così asciutto, così palladico?» Dopo di che fa cenno al compagno che ha finito, e riprende la strada affrettando anche più il passo, come il treno che è stato costretto a fermarsi per alcun incidente, e accellera per arrivare in orario».

Per non parlare di quando disquisisce sulle caratteristiche dei formaggi:


«Il Parmigiano è un formaggio base. E’ nella famiglia dei formaggi ciò che il contrabasso è nella famiglia degli strumenti a corda. Ai bassi profondi, fondamentali, paterni del Parmigiano, si appoggiano gl’individui più leggeri del quartetto caseario: i Taleggi e le Crescenze, viole e contralti della famiglia, la schiera delle Robiole e degli Stracchini (Stracchino: formaggio “stanco” che, come una fanciulla sullo sviluppo, sviene nel piatto) al che si aggiunge la minutaglia degli acuti, i colleghi sottili dei flauti e degli ottavini, quei formaggi bianchi di Montevecchia, piccoli e tracagnotti,che macerano, occhiuti di pepe, in un verde lago d’olio. Stella Alpina è un formaggio virginale, in abito di prima comunicanda. Quanto al Mascarpone, questo compromesso tra il burro e la panna, esso è il cappone dei formaggi: un grasso eunuco che, per voluttà, ha rinunciato alla voluttà.
S’intende che la parte del violencello del quartetto dell’orchestra casearia, la fa la Groviera. (…)
Il Parmigiano è grave, robusto, fidato. La sua forma a ruota di carro attesta la solidità del suo sapore. E’ il Morgante Maggiore(*) dei formaggi.
Il Parmigiano non è figlio unico. Ha due fratelli:il Reggiano e il Lodigiano, tre giganti della casearia. Si ammiri la ieratica disposizione di questa trinità caceresca. Tre gravi fratelli collocati a breve distanza uno dall’altro sulla stessa via consolare, schierati da settentrione a mezzogiorno, “appoggiati” ciascuno a una forte città, come l’armata alla sua base: a Lodi il Lodigiano, a Reggio Emilia il Reggiano, a Parma il Parmigiano».
 
(*) Poema burlesco in versi di Luigi Pulci (1432-1484)

La prova della grandezza di Savinio scrittore la si può intuire dalla decisione di Sellerio di pubblicarne tutta l’opera narrativa, compreso un racconto inedito, che potrete trovare in questo link:

https://www.adelphi.it/catalogo/autore/179/p2

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