Economia

Il caso dell’ecatombe

Il caso dell’“ecatombe”, il sacrificio di 100 buoi, è forse il più interessante e può aiutarci a chiarire molti aspetti di queste operazioni sacrificali. Recenti analisi linguistiche hanno dimostrato che in greco e in altre lingue indoeuropee il termine veniva usato sia in riferimento alla quantità dei buoi sacrificati sia come indicazione “esemplare” del valore “quasi-monetario” coperto da questo animale. Proprio in virtù di questo complesso sistema rituale Omero ha potuto stimare come corrispondenti ad un valore di 100 buoi le armi di Glauco che dovranno essere scambiate con quelle di Diomede valutate invece solamente 9 buoi (Il. VI, 235). Così anche Licaone dovrà dare ad Achille 100 buoi come pagamento di un riscatto (Il. XXI, 79), Laerte potrà acquisire Euriclea pagando 100 buoi (Od. I, 430-431), e ad ogni ascoltatore dei poemi omerici sembrerà cosa assolutamente normale che ciascun crine dorato dell’egida dell’eccelsa dèa Athena debba essere valutato 100 buoi, il massimo concepibile per ogni buon Acheo (Il. II, 449). Come risulta evidente da questi rapidi cenni, l’ecatombe non è solo il sacrificio omerico per eccellenza, quello “più gradito agli dèi”, ma anche un atto rituale con valore “esemplare” ed archetipico che ha una sua precisa base ponderale perché “vale 100 buoi” e “fa” 100 buoi.

Procedere ad una grande immolazione come l’ecatombe trascende le esigenze che dettano l’adempimento di ogni abituale sacrificio e colloca questo rito in una dimensione cosmica che non può essere delimitata all’interno di una delle solite manifestazioni di magnificenza dei sovrani omerici trasposta su un piano sacrificale. Non solo, proprio a causa dei suoi fondamenti sacrali il bue (e, dunque, per molti aspetti anche l’ecatombe, considerata sempre l’atto sacrificale più completo) è servito non solo a commisurare il valore di ogni singolo bene, ma anche ad indicare la forma sacra “archetipica” che ha orientato per lungo tempo molte misurazioni ponderali. Come è evidente, l’immolazione di “100 buoi” era considerata l’azione sacra “esemplare” del mondo omerico, quella che alimentava anche tutti i riferimenti ponderali ritenuti essenziali per indicare la quantità di beni occorrenti nella registrazione della ricchezza mobile. Bernhard Laum ricordava che “le diverse cifre relative ai buoi offerti in sacrificio ricorrono con molta frequenza nei poemi omerici”, e forse proprio a causa del loro radicamento rituale a poco a poco queste cifre furono considerate veri e propri “numeri sacri”, valori di una realtà spirituale e simbolica rivelantesi su un piano archetipale. L’intera serie di questi numeri assumerà il valore di un’“indicazione esemplare” cui sarà impossibile sottrarsi; questi numeri diventeranno “segni archetipali”, “forme formanti” con una loro fortissima carica simbolica che per molti aspetti continueranno ad avere un ruolo importante persino in molta parte delle successive speculazioni filosofiche. Si tratta di cifre, numeri e segni ordinati sempre, e con una costanza che non lascia spazio ad alcun dubbio, attorno al bue quale animale da sacrificio valutato, proprio come conseguenza inevitabile di questi aspetti rituali e non certo come frutto del puro caso, anche come  fondamentale unità di conto —forse con la sola eccezione del numero 4 del cui utilizzo rituale, d’altronde, si hanno modeste attestazioni che tuttavia sembrano autorevolmente confermate dalla menzione di Il., XXIII, 704-705: “per lo sconfitto come premio pose una donna / esperta in molti lavori, che valeva 4 buoi[1].

[1] Per le modalità valutative delle vittime dei sacrifici cfr. L. Soverini, Qualità e prezzi delle vittime sacrificali, in N. Parise (cur.), Bernhard Laum. Origine della moneta e teoria del sacrificio, cit., pp. 111-119.

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[Il presente studio è il cap. V, pp. 65-74 del libro di Nuccio D’Anna, Le radici sacre della monetazione, Solfanelli Editore, Chieti, 2017. riportato in http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58851

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