libri

La fabbrica del falso

Perché chiamiamo democratico un Paese dove il governo è stato eletto dal 20 per cento degli elettori? Perché dopo ogni “riforma” stiamo peggio di prima? Come può un muro di cemento alto otto metri e lungo centinaia di chilometri diventare un “recinto difensivo”? In cosa è diversa la tortura dalle “pressioni fisiche moderate” o dalle “tecniche di interrogatorio rafforzate”? Perché nei telegiornali i Territori occupati diventano “Territori”? Perché un terrorista che compie una strage a Damasco diventa un ribelle? Che cosa distingue l’economia di mercato dal capitalismo? Rispondere a queste domande significa occuparsi del grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo: la menzogna.

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Società

La crisi narrata

La crisi produttiva, occupazionale e sociale del nostro Paese non è che il capitolo di un arretramento più generale dei diritti e del benessere diffuso che sta investendo l’Occidente democratico. Le sue cause sono spesso raccontate con gli strumenti della politica e dell’economia. Con questa raccolta ragionata di saggi l’autore si propone di «raccontare quel racconto» per individuare nella rappresentazione del declino e, paradossalmente, delle ricette con cui si pretende di superarlo, la sua radice più profonda e tenace. Il «romanzo» dei capitali che occupano lo Stato reclamandone le prerogative con vincoli finanziari, privatizzazioni, deflazione competitiva e cessioni della sovranità popolare è tanto più pericoloso in quanto acclamato dalle sue stesse vittime e tollerato da chi vi si deve opporre.

Il Pedante è un blogger indipendente attivo dal 2014. Già traduttore di opere saggistiche e politiche, ha esordito su internet con il generatore automatico facciamocome.org, seguito dal blog ilpedante.org. Vive e lavora tra la Lombardia e l’Austria. Quando non scrive, suona il contrabbasso.

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conferenza

Comunicazione ingannevole

Conferenze e Convegni lunedì 16 aprile 2018 ore 17

​Sanatana Dharma

Conferenza di Pietro Fallica

Introduce Marcello Girone Daloli
Il Sanatana Dharma (la Religione o Legge Universale ed Eterna) trova espressione nei testi sacri dell’antica Tradizione Vedica… nei santi, negli yogi e nei mistici di tutti i tempi e di tutte le tradizioni che ne incarnano i principi fondamentali. L’espressione Sanatana Dharma indica ciò che non ha origine se non in se stesso, è l’INSEGNAMENTO PERENNE che non è stato comunicato o trasmesso da nessun particolare essere vivente, che non ha un fondatore, che esiste e si manifesta sin dall’inizio di ogni ciclo temporale (kalpa) e che perennemente è.
Pietro Fallica è un attento conoscitore della cultura e della tradizione spirituale indiana. Laureato presso l’Istituto Orientale della Sapienza di Roma, ha trascorso anni di studio e ricerca spirituale in India. Vive e lavora ad Assisi e da circa quarant’anni – con le Edizioni Vidyananda – traduce, pubblica e diffonde testi della più pura tradizione spirituale indiana.
Per la Rassegna di incontri con la spiritualità applicata” (in allegato la locandina)

Conferenze e Convegni martedì 17 aprile 2018 ore 17

Dalla comunicazione agli inganni per la mente

Conferenza di Paolo Frignani

L’epoca in cui stiamo vivendo può, più di ogni altra cosa, essere definita come quella della comunicazione: se ne parla continuamente, la si reclama, ci si aspettano cose meravigliose, e il solo sentimento di incomunicabilità ci perseguita e ci terrorizza. Dopo un breve excursus su quella che possiamo definire come comunicazione intrapsichica purtroppo poco analizzata dagli studi sulla comunicazione interpersonale e quindi senza grande presa di coscienza da parte dell’utente, passeremo alla comunicazione mass mediale limitandola all’influenza sociale intesa come modalità di base per orientare e dirigere in modo reciproco il sistema di credenze positive e negative, dei desideri, degli atteggiamenti, degli scopi e dei processi decisionali dei membri di un gruppo. Senza la pretesa di essere esaustivi  si cercherà, seppur brevemente, di dare risposta a domande come:
– Quali sono le variabili suscettibili di persuadere?
– Quali sono i meccanismi o le circostanze per cui un pubblico si lascia influenzare dall’apparenza e dal modo, più che dai contenuti di un discorso?
– Quali sono i modelli che rendono conto della dinamica persuasiva?
– Cos’è la persuasione subliminale
Tutto ciò ci permetterà di capire meglio come I mezzi di comunicazione di massa siano i più potenti strumenti utilizzati per manipolare la collettività. Essi formano e plasmano le opinioni e gli atteggiamenti, e spesso definiscono ciò che è normale e accettabile.
Paolo Frignani. Ferrarese trasferitosi a Ginevra (Svizzera) all’età di 20 anni, ha intrapreso, dopo laurea e dottorato presso l’Università di Ginevra, una carriera nel campo della comunicazione. Prima come giornalista, corrispondente presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dal 1968 al 1972, poi come docente di Psicologia della Comunicazione Mediatizzata presso la Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione della stessa Università di Ginevra. Rientrato in Italia è stato Professore ordinario di Pedagogia sperimentale e Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento e docente di Psicologia della Comunicazione presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara; Presidente del corso di laurea in “Tecnologo della comunicazione audiovisiva e multimediale”, oggi in quiescenza continua ad occuparsi, come consulente, di iniziative Scientifiche per la comunicazione, l’informazione e l’aggiornamento, soprattutto in campo medico.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Incontro con l’autore mercoledì 18 aprile 2018 ore 17

Il verme

Presentazione del libro di Fabio Mongardi

Parallelo 45 edizioni, 2018
Dialoga con l’Autore Fiorenza Simonazzi
In questo giallo ambientato in una Ravenna piovosa e grigia, si mette in luce l’amara e sofferta vicenda storica dei Sonderkommando: prigionieri ebrei usati dai nazisti come manovalanza nelle camere a gas, “i corvi neri del crematorio”, come li chiamava Primo Levi. Tragedia all’interno della tragedia dell’Olocausto. Vittime loro stessi del diabolico programma di sterminio nazista. La storia si sviluppa attorno alla figura di un ispettore di polizia e di un killer pagato per uccidere. Due personaggi paralleli, che si inseguono e si intrecciano fra Ravenna e Ferrara, lasciando emergere di tanto in tanto il cuore profondo e antico delle due città.
Fabio Mongardi è nato e vive a Faenza. Ha pubblicato con le case editrici Mobydick, Giraldi e in Germania con la Scherz Verlag e la S. Fischer. Con Parallelo45 edizioni, nel 2015, ha dato alle stampe il romanzo inchiesta “Il caso Manzoni”, finalista al Premio Mario Pannunzio di Torino. Suoi racconti sono presenti in numerose antologie. Il romanzo “Il verme” è risultato finalista al Premio Arcangela Todaro-Faranda come inedito.

Conferenze e Convegni giovedì 19 aprile 2018 ore 17

Dalla Bibbia a Haendel: figure di Ester

Conferenza di Patrizia Castelli e di Rav. Luciano Caro

In occasione della messa in scena dell’opera Esther di Haendel al Teatro Comunale Claudio Abbado, un incontro a due voci ripercorre la storia di questa figura femminile nel testo biblico e nella tradizione letteraria e iconografica medievale e rinascimentale. Il libro biblico di Ester presenta alcune peculiarità e si presta a variegate interpretazioni: la più evidente è l’assenza “formale” di Dio che pare nascondersi. La radice ebraica di Ester evoca appunto il nascondimento, ma la donna è presente in tutte le fasi del racconto e determina il susseguirsi degli eventi. Nella tradizione storico-religiosa e allegorica del Cristianesimo la figura della regina assume molti aspetti religiosi e politici. E’ prefigurazione della Vergine, ma anche allegoria della Chiesa, e le sue azioni divengono modello per molte altre donne illustri. L’iconog rafia, a partire dal Medioevo, privilegia i momenti culminanti della storia: la toilette, lo svenimento, l’incoronazione, la preghiera, il matrimonio, il banchetto, il trionfo di Mardocheo, la punizione di Aman e la sua impiccagione. Ma il significato delle singole immagini o dei cicli ove è presente la Regina non è sempre il medesimo, in quanto dipende dai contesti religiosi, storici e politici.
Per il ciclo “Libri in scena” in occasione dell’opera ESTHER di Haendel in scena il 20 aprile. A cura dell’Associazione Culturale Amici della Biblioteca Ariostea

Conferenze e Convegni venerdì 20 aprile 2018 ore 17

La famiglia nella Costituzione italiana e le riforme degli anni ‘70

Conferenza di Manuela Paltrinieri e Paolo Veronesi

La famiglia nella Costituzione italiana e le riforme degli anni ‘70
Conferenza di Manuela Paltrinieri e Paolo Veronesi
Coordina Roberto Cassoli
Quale significato va attribuito alle norme che la Costituzione italiana dedica alla famiglia? Quali scenari intesero prefigurare i Costituenti? In questa prospettiva vanno inquadrate le “grandi riforme” legislative degli anni ’70: esse hanno infatti rappresentato un vero e proprio cambio di scena e avviato un percorso che non si è ancora esaurito.
Manuela Paltrinieri è laureata in Filosofia presso l’Università di Parma. Collabora con l’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara.
Paolo Veronesi insegna Diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. È autore di tre monografie e ha altresì curato numerosi volumi e pubblicato saggi e articoli sulle principali riviste di diritto pubblico.
Per il ciclo “La società degli individui – Famiglie” a cura dell’Istituto Gramsci e dell’Istituto di Storia contemporanea di Ferrara

Conferenze e Convegni sabato 21 aprile 2018 ore 10

Ariosto per sempre Ariosto

Suite di libri, documenti e opere d’arte a Palazzo Paradiso

Intervengono Massimo Maisto, vicesindaco del Comune di Ferrara, Enrico Spinelli, direttore della Biblioteca Ariostea e Lina Bolzoni, Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’Orlando furioso.
Sarà una mattinata molta intensa quella che attende la biblioteca Ariostea il prossimo 21 aprile. Il programma, infatti, prevede la presentazione in Sala Agnelli di alcune recenti monografie ariostee, quindi l’intitolazione della Sala rossa a Giuseppe Carli e di quella del falcone a Giovanni A. Barotti e, infine, nella rinnovata Sala Ariosto l’inaugurazione della mostra “Ariosto per sempre Ariosto. Esposizione di manoscritti, antiche edizioni e opere d’arte dalle collezioni della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara”, curata da Mirna Bonazza e visitabile fino al 23 luglio 2018. Si concluderà con questo evento anche il progetto Unesco Furioso, che ha permesso alla Biblioteca Ariostea, attraverso cospicui finanziamenti del Mibact/Unesco, di restaurare i preziosi documenti ariosteschi e di dotarsi di strumenti tecnologicamente molto evoluti per la loro custodia.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e del Comitato Nazionale V centenario dell’Orlando Furioso – Mibact

libri, sociologia

La conversazione necessaria

In “La conversazione necessaria- La forza del dialogo nell’era digitale (Einaudi 2016) ” Sherry Turkle, a suon di ricerche qualitative e interviste vis a vis, racconta di come uno dei caratteri fondamentali dell’uomo, l’empatia, si stia estinguendo a causa del deficit d’attenzione dovuto all’iperconnessione, all’eccesso informativo, all’impossibilità di sentirsi qui e ora, ma sempre altrove. «Negli ultimi 20 anni, tra gli studenti universitari, si è rilevato un calo del 40% negli indicatori dell’empatia – un decremento avvenuto per la maggior parte nell’ultimo decennio. Si tratta di una tendenza che i ricercatori attribuiscono direttamente alla presenza dei nuovi mezzi di comunicazione digitali». Come si possono capire le sfumature di uno sguardo, di un gesto, se non riusciamo a concentrarci su chi ci sta di fronte, se siamo in continua attesa di uno stimolo esterno, di una notifica dello smartphone? Come possiamo comprendere il prossimo se siamo sommersi dal rumore del comunicare? Come costruire la nostra identità se non conosciamo pause, se non abbiamo il tempo per elaborare e maturare?

Giulio Sangiorgio in Film TV #29 del 18-7-2017

A quanto evidenziato sopra, noi che seguiamo da sempre i libri della sociologa americana, non possiamo non rilevare come la stessa funzione sia stata inserita fin dal 1975 nei film trasmessi in TV,  in cui la pubblicità non serve per vendere improbabili (e inutili) oggetti, ma semplicemente per impedirti di riflettere sul carattere dei personaggi e su te stesso.

Per cui la frittura dei cervelli dei giovani data da molto prima dell’epoca digitale e, purtroppo, le generazioni che ne sono esenti sono in estinzione.

NOTA: Più o meno negli stessi anni si sono moltiplicati i film di azione, dove un montaggio veloce ha espletato la stessa funzione della pubblicità anche nelle sale cinematografiche (e non entriamo qui nella logica dei videogiochi e dei loro stretti rapporti col cinema).

Argomenti vari

Nuovi media ed educazione

Processi comunicativi
e educativi nell’era
della società globale:
conflitto o interazione?

di Adelina Guerrera
Da Anicia, una raccolta di saggi analizza la centralità dei nuovi media
nelle moderne pratiche educative in virtù dei mutamenti sociali attuali

In una società fortemente interdipendente e globalizzata caratterizzata dall’accelerazione degli scambi di capitale, beni e persone, dalla compressione spazio-temporale e dall’estensione delle relazioni sociali, si è sempre più parte integrante di un tutto organicamente interrelato sotto l’aspetto culturale, economico, politico, sociale e in cui, in particolare, il predominio della dimensione culturale domina su tutti gli altri ambiti di vita e si manifesta e concretizza nella diffusione dell’informazione, della tecnologia, dei linguaggi e dei saperi specialistici e, quindi, nel profondo cambiamento degli stili di vita.

Alla luce di questa iniziale premessa, la raccolta dei notevoli contributi presenti in questo volume, intitolato La comunicazione nelle Scienze dell’educazione (Anicia, pp. 280, € 23,00), si configura come una sorta di work in progress con lo scopo di analizzare lo studio del nesso comunicazione-educazione in virtù dei cambiamenti avvenuti.

I temi trattati dai singoli autori, pur nella loro specificità e differenza di prospettiva, hanno una matrice comune e permettono di approfondire, nel particolare, alcuni nodi cruciali della svolta comunicativa in atto nella società in cui viviamo, che si presenta con caratteristiche di complessità che non sempre è facile comprendere e decifrare.

Il filo conduttore che rende legato il ragionamento consiste, nella visione dei vari autori, nell’assumere la centralità della comunicazione e dei media nelle pratiche educative così da ipotizzare l’avvento di un nuovo ambiente in cui ridefinire il concetto di costruzione-formazione della persona in relazione al dilagare della tecnologia in ogni ambito della vita umana.

Sulla base di tali considerazioni, è necessario partire dal significato di società globale e mediale, che si presenta e si manifesta come una sorta di disorientamento e di incertezza che ha finito con l’accrescere l’importanza dei media divenendo la principale agenzia di socializzazione in cui la rapidità e il dinamismo delle informazioni è sempre più immediato.

Partendo da tale presupposto, nel presente lavoro vi è una tesi comune. In particolare, in quella avanzata dalla curatrice del testo, Giovannella Greco, presidente del corso di laurea triennale in Scienze dell’educazione e del corso di laurea magistrale in Media education, emerge la considerazione che la multimedialità rappresenti il luogo dove poter ritrovare il «senso della comunità» che spesso manca nella vita reale, ma, come ribadisce la stessa, si corre il rischio di un annullamento dei valori, delle emozioni e dell’interazione faccia a faccia.

 

Consumare le emozioni in silenzio e in solitudine

Di importanza straordinaria è, indubbiamente, la riflessione sul comportamento dei giovani in virtù di questi mutamenti repentini e immediati poiché, grazie alla capacità dei media di «rendere vicino il lontano e lontano il vicino», hanno la possibilità di comunicare senza incontrare le difficoltà e i rischi connessi all’esposizione in prima persona, tendendo a coltivare così una «vita sullo schermo» che non permette di andare in profondità, di «cogliere attraverso lo sguardo ciò che l’individuo ha portato con sé» mettendo in atto, quindi, una «sorta di disimpegno emotivo».

Nella prospettiva avanzata da Enrico De Santo viene approfondita con maggior attenzione questa problematica, mettendone in evidenza i suoi lati negativi; infatti, come sottolineato dallo studioso, sia le comunità virtuali create in Internet che la chat, oltre ad offrire «un rifugio», «una difesa contro la noia e la solitudine», possono, nel contempo, diventare «responsabili di un impoverimento culturale dei rapporti umani» portando, così, ad un «progressivo isolamento, fino alla perdita dei confini personali e al verificarsi di fenomeni quali la depersonalizzazione e la derealizzazione».

Alla luce di questi cambiamenti avvenuti, emerge, quindi, nell’ottica dei vari studiosi, l’esigenza di un «radicale ripensamento dell’educazione»; pertanto, è necessario costruire un approccio corretto da parte del sistema educativo che veda nei media non semplicemente degli strumenti di cui servirsi nel proprio operato, ma bisogna «fare della comunicazione uno stile di intervento e una costante operativa» che permetta di capire che oggi i media partecipano attivamente al processo di «costruzione, negoziazione e trasmissioni di significati e valori».

 

Una nuova relazione educativa

Lo scopo comune a cui è necessario tendere è racchiuso, quindi, nel significato, nell’approfondimento e nella ricerca dei processi che oggi legano la formazione ai nuovi modi del comunicare; a riguardo, risultano interessanti i due contributi apportati da Viviana Burza e da Giuseppe Spadafora che, riflettendo sull’importanza della formazione-comunicazione, propongono, seppure con modalità diverse, la rivalutazione della relazione educativa, intesa nell’una come paradigma intersoggettivo, capace di promuovere comunione e consenso sociale, nell’altro, invece, come costruzione della democrazia, dell’etica e della politica, riprendendo il pensiero del filosofo John Dewey, conosciuto per aver operato la rivoluzione copernicana dell’educazione.

Egli prospettava, infatti, una scuola come «laboratorio di democrazia», ossia come «comunità in miniatura» in cui è possibile costruire e promuovere lo sviluppo sociale e comunicativo del soggetto.

Questo porta, come sottolineato nella prospettiva avanzata da Agata Piromallo Gambardella, ad una scuola come «ambiente di mediazione tra l’astratto e il concreto», una scuola pratica che recuperi la centralità della riconsiderazione dell’uso dei media non puramente strumentale ma come «motori di un’innovazione educativa».

Gli elementi centrali e le parole-chiave, come sottolineato da Carmelo Piu, sono «comunicazione, formazione, tecnologie» che perseguono un identico e comune obiettivo: la formazione del soggetto-persona.

L’idea centrale è, dunque, quella di un’educazione come «co-costruzione critica» in cui la dimensione individuale e quella collaborativa si alimentino a vicenda in virtù della costruzione di un’altra società e, di conseguenza, di un’altra scuola in cui si tenga conto che la cultura non è più quella di un tempo ma che esiste piuttosto una media cultura.

Altri autori fanno eco a Piu, sostenendo che solo se si riuscirà a ricomporre queste due culture in una loro possibile unitarietà, divenendo esse stesse «sintesi e simbiosi di un unico e nuovo dominio scientifico», si potrà creare un’autentica sinergia ed interazione tra il modello pedagogico-didattico e il modello comunicativo-tecnologico che sia attento ai temi della cura, della coltivazione, dello sviluppo e dell’apprendimento.

 

Adelina Guerrera

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 65, gennaio 2013)