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Giordano Bruno, Figlio d’Ermete

di Luca Valentini – 18/02/2019

Giordano Bruno, Figlio d’Ermete

Fonte: Ereticamente

L’intelligenza deve dominare sulla barbarie 
delle superstizioni e delle fedi religiose incupite dalla bigotteria…
L’uomo adopera soltanto un infinitesimo delle sue possibilità cerebrali, 
occorre liberare questo deterrente intellettuale
che è prigioniero in ogni individuo “ (1)

E’ nostra ferma intenzione con questo sintetico scritto celebrare forse la personalità, insieme con Pitagora e Platone, che in maniera più alta e profonda ha rappresentato il pensiero filosofico d’Occidente, nel 419° anniversario del suo eccidio, ad opera della Santa Inquisizione: ci riferiamo al monaco domenicano Giordano Filippo Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600). Inquadreremo l’aurea figura di Bruno secondo una prospettiva scevra dalle solite e stantie interpretazioni di parte e di fazione, ma riconducendo la dottrina da lui espressa nell’alveo più naturale ed obbligato entro cui va necessariamente riconnessa, cioè quella aurea della Tradizione Ermetica, come hanno sapientemente documentato riferimenti irrinunciabili della cultura esoterica europea ed italiana, quali risultano essere Frances A. Yates, Leen Spruit e Gabriele La Porta, oltre a quanto già da noi esaminato in questo sito (2).

La figura di Giordano Bruno è stata assunta spesso negli ultimi anni come icona dell’Illuminismo, del pensiero laico, fagocitata nella dicotomica e duale sfida tra clericali e modernisti di fede latomistica e non solo, tradendo profondamente quella che fu la portata sapienziale del suo insegnamento, il quale non poteva erigerlo ad antesignano di Voltaire, né tantomeno ad uno stregone dedito a culti negromantici. Quanto, inoltre, la tormentata vicenda del Nolano sia stata utilizzata ad usum delphini da certa Massoneria tra l’800 ed il ‘900 è già stato documentato magistralmente da Luigi Morrone, nella prima parte del suo speciale su “Massoneria e Fascismo”, pubblicato in questo sito (3). Giordano Bruno sfugge a tali dicotomie manichee ed il saggio citato in nota dell’emerito prof. Gabriele La Porta mette in discussione tali vedute, riposizionando la sua vita e le sue opere nel giusto solco, cioè quello a-religioso e a-politico della Tradizione Ermetica Occidentale, in linea di continuità ideale sia con la misteriosofia antica, greca ed egizia, sia col neoplatonismo teurgico di un Porfirio o di un Giamblico, ed in connessione assolutamente libera ma altamente referenziale con tutto quel nobile mondo che dalla fine del ’700 ai primi decenni del ‘900 ha gravitato intorno all’aurea figura di Giuliano Kremmerz ed alla Schola Hermetica Napoletana.

Tale è la linea ermeneutica seguita (giustamente, a nostro modesto parere) da La Porta, che infrange le false e contrapposte opinioni di che cerca invano di inglobare il pensiero bruniano nella propria ed ottusa categoria esistenziale. La sua Magia ci offre, infatti, inusuali ricollegamenti filosofali, che vanno ben oltre il particolareggiato riferimento individuale, per estendersi, ad esempio, al neoplatonismo fiorentino, al Botticelli, agli ambienti magici di Parigi, Praga e Londra, fino a condurci a Shakespeare. La Magia Bruniana è, come evidenziato dalla Yates (4), la perfetta prosecuzione della Occulta Philosophia di Cornelio Agrippa, in cui ad una magia superstiziosa, di volgare dominio psichico ed astrologico, si contrapponeva un’Alta Magia, molto simile alla Teurgia degli Antichi, tramite cui il Mago, seguendo la dottrina dell’Asclepius di Ermete Trismegisto, si trasmutava egli stesso come magnete e ponte unificatore tra mondo della materia e Divino, superando ogni dicotomia agostiniana e misticheggiante, riconquistando quell’Unità del Cosmo di platonica e pagana memoria. Come evidenzia anche Leen Spruit, nel suo Magia, Socia Naturae “Bruno distingue fra una magia che si fonda sulla superstizione e una magia che si effettua per regulatam fidem” (5).

L’esegesi di Gabriele La Porta, infatti, ha il profondo merito di qualificare ancora più in profondità l’analisi iniziata da Frances A. Yates e di usare il Nolano come grimaldello, come crivello per penetrare in un mondo, in una dimensione che è quella dei Ficino, dei Pico della Mirandola, dei Campanella, dei Cusano, del pitagorismo e del platonismo arcaici, dimensione non razionale o filosofeggiante, ma altamente trasmutatoria. Tale è l’insegnamento sapienziale, che va oltre il misticismo delle masse; tale è l’Arte divina e rituale, come lo stesso Bruno afferma, quale magia naturale: è arte, soprattutto della memoria, di quell’anamnesi platonica che riscopre il reale e sacro fondamento intellegibile degli elementi, della Natura, degli Uomini e degli Dei. A chi, invece, si attarda a ravvisare prestiti o riporti forzosi nelle opere di Bruno nei confronti di Ficino o di Raimondo Lullo o di altri pensatori precedenti, rammentiamo serenamente come la Sapienza non conosca copyright, ma come vi siano stati uomini ed espressioni diverse di un’Idea imperitura: tale fu spesso la prospettiva, per esempio, anche di un Evola (che purtroppo non comprese la profondità ermetica delle opere del Nolano, considerandolo erroneamente un mero anticipatore della modernità), che non si prefigurò mai come un filosofo innovativo ed originale, ma come un mezzo umano tramite cui rinverdire non le sue idee, ma “le Idee da me difese”.

Altro aspetto importante evidenziato da Gabriele La Porta è quello insito alle indicazioni del De Umbris Idearum. Nelle carte magiche contenute nel trattato, l’aspetto mnemonico si coniuga con l’aspetto terapeutico, in riferimento anche agli studi di Cornelio Agrippa e Teucro Babilonese, in quanto l’evocazione dell’immagine rappresenta una propedeutica riequilibrante rispetto alla palingenesi alchimica della misura, del giusto dosaggio medico:

Il mezzo è l’immaginazione, basato sui 36 decani, perfetta riproduzione del primo effluvio delle idee. Se l’uomo-imago le avrà impresse in sé, sostiene il filosofo, potrà modificare la realtà nel momento in cui le immagini andranno ad edificare il mondo” (6).

In Giordano Bruno, pertanto, non si ricerchi la risposta a tutti gli arcani insoluti, perché si avrebbe a costatare solo un’amara delusione. Nel suo insegnamento ermetico sono indicate diligentemente le chiavi e le vie con cui è possibile approcciarsi ad una tradizione millenaria, di virgiliana memoria, in cui un mondo arcaico determinò la propria eternità, nell’ambito del pensiero liberato e non del libero pensiero, secondo ciò che si conquista alchimicamente quale intuizione ancestrale e sovrarazionale dell’Intelligere di Minerva:

Il pensiero umano, che pure ha nel senso il suo fondamento, partecipa alla costruzione unitaria del tutto, in quanto procedendo dal senso, lo trascende e giunge alla concezione della infinità unità” (7).

Nella società contemporanea, ove l’arroganza poco democratica del pensiero unico, nei più disparati campi (dalla cultura alla politica, dalla medicina alla filosofia), ma anche nell’universo tradizionalista, ove ancora circolano dogmatici portatori di verità assolute, che assurdamente non si potrebbero né discutere né tantomeno comparare o confutare, ci si renda conto quanto la prospettiva eretica della figura di Giordano Bruno possa assurgere ad un vero e proprio simbolo di libertà intellettuale. Il lettore, a proposito, non si lasci incantare dalla solita e stantia dialettica tra ecumenici e laici, tra vaticanisti e difensori del pensiero modernista, i quali hanno utilizzato strumentalmente il Nolano ognuno per i propri interessi di parte, come predetto. Anche nei confronti delle nuove indagini scientifiche, l’insegnamento di Bruno sia inquadrato nel solco della centralità dell’Uomo e della sua libera indagine:

” Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo” (De l’infinito universo et Mondi).

Il libero pensiero, da una prospettiva realmente tradizionale, non è la dimensione del disordine cerebrale, dello scatenamento delle moderne pulsioni psicanalitiche o istintuali, dell’asservimento sottile e subliminale alle logiche pseudo – culturali del mondialismo, ma può e deve assumere caratteristiche radicalmente diverse. La prospettiva di Bruno non si rivolgeva, infatti, verso un orizzonte temporale, verso un futuro con un suo preciso incedere progressista, ma era indirizzata verso quella dimensione classica che ritrova l’Eterno, senza patire le logiche passatiste o futuriste (dell’avvenire). Il libero pensiero bruniano si configurava essere come una costante identificazione con un preciso ordine ideale, con una precisa assunzione esistenziale, in cui la Libertà si esplicitava quale riconoscimento ontologico della propria radice interiore, del riconoscimento della propria Patria Ideale, quel Bene, quell’Idea archetipica, trascendente ed immanente, a cui spesso fecero allusione anche Platone ed Evola. Bruno sul tema è stato molto chiaro:

Maestro quando potrò ritrovarvi ?” “Guarda dentro di te, Sagredo ascolta la tua voce interiore e ricorda che l’unico vero maestro è l’Essere che sussurra al tuo interno”. (Dialogo tra Giordano Bruno e Sagredo).

In tale ermeneutica, il pensiero del Nolano potrebbe assumere quelle determinazioni di autentica validazione tali che esso possa risultare davvero dirompente dinanzi a qualsiasi imposizione culturale, a qualsiasi dogma, a qualsiasi forzatura, per cui la Verità sia la sola espressione della propria esperienza, sociale, politica, intellettuale, quale superamento attivo e cosciente del limite raziocinante:

 Ho lottato, è già tanto, ho creduto nella mia vittoria. È già qualcosa essere arrivati fin qui: non aver temuto morire, l’aver preferito coraggiosa morte a vita da imbecille” (De Monade, numero et figura).

Vi si impone l’esplicitazione allegorica di un’idealità, di una concezione del Sacro, di un Ordine, origine noetica che era il fulcro delle antiche civiltà tradizionali e che meravigliosamente riecheggia nelle opere magiche e filosofiche del Nolano. Le opere, la vita, la morte di Bruno, infatti, ci indicano idealmente tutto ciò che appartiene alla nostra Tradizione d’Occidente e tutto ciò che ne è assolutamente estraneo, quale specifico atteggiamento culturale che riconosce la propria specificità e per tale consapevolezza riesce a riconoscere, rispettare e tutelare quella altrui:

” Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto” (Dialogo tra Giordano Bruno e Sagredo).

Giordano Bruno, infine, noi lo ricordiamo come autentico Figlio d’Ermete, quale portatore di una fiaccola mai spenta nell’alveo magico – teurgico della migliore Paganitas (così si espressero i magisti del Gruppo di Ur sul significato profondo dell’ermetismo), della sempre feconda Tradizione d’Occidente, che ancora oggi torna a far paura ai dogmatici di ogni latitudine:

A Minerva quelli che a ogni cosa antepongono il consiglio, la prudenza, la Sapienza e l’intelletto” (8).

Note:

1 – Gabriele La Porta, Giordano Bruno, Edizioni Bompiani, p. 57.
2 – http://www.ereticamente.net/2016/02/il-nolano-e-la-natura-magica-del-divino-luca-valentini.html
3 – http://www.ereticamente.net/2018/12/fascismo-e-massoneria-storia-di-rapporti-complessi-1-parte.html Riportiamo l’espressione del Mola «L’elevazione del Nolano a emblema della Massoneria … non va giudicata sotto il profilo della rispondenza filologica tra il suo sistema filosofico e gli orientamenti prevalenti nella Famiglia … bensì va apprezzata per la sua efficacia rappresentativa. Per i massoni (che non ne conoscevano il pensiero) Bruno era la vittima del dogmatismo teocratico di Roma in combutta con i sordidi intrighi dell’assolutistica diplomazia veneziana. Al tempo stesso era l’uomo che fra il rogo e la rinunzia alle sue più profonde convinzioni scelse il martirio, onorando, quindi, non l’ateismo o il rifiuto del cristianesimo (come poi asserito da certo malinteso positivismo) ma la libertà di “ricerca” e, quindi, la libertà di religione».
4 – Frances A. Yates – Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Edizioni Laterza, p.204ss.
5 – Leen Spruit, Il problema della conoscenza in Giordano Bruno, Edizioni Biblopolis, p. 149.
6 – Gabriele La Porta, op. cit., p. 170.
7 – Gabriele La Porta, op. cit., p. 124.
8 – Orazione di congedo di Giordano Bruno all’Accademia di Wittenber, 8 Marzo 1588.

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Filosofi lungo l’Oglio 2017

Festival Filosofi lungo l’Oglio: al via stasera la
XII edizione con Silvia Vegetti Finzi

Parlerà della sua vita partendo da uno dei suoi molti libri: Una bambina senza stella, la nota scrittrice, a lungo docente universitaria e psicologa clinica Silvia Vegetti Finzi, che aprirà in gran stile la dodicesima edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio a Orzinuovi, oggi, lunedì 5 giugno. Lo spettatore-lettore ritroverà così, per consonanza, tratti perduti della propria infanzia, perché le sofferenze dei bambini colpiti dai traumi non cadono mai in prescrizione, ma possono fare leva su grandi risorse interiori. L’appuntamento con Vegetti Finzi è, alle ore 21.15, in piazza Vittorio Emanuele II (in caso di maltempo, nella chiesa di S. Maria Assunta, nella medesima piazza). Il titolo della sua lectio magistralis: Una memoria toccante è ispirato al tema e filo conduttore dell’intera Kermesse: «Toccare». La lezione sarà accompagnata (solo in caso di bel tempo) dalla performance artistica: «Toccare il fuoco», di e con Nicola Pignoli (giocoliere) e Lorenzo Samanni (attore). Lo spettacolo di Pignoli e Samanni è il primo dei molti eventi-cornice che fanno da punteggiatura alle parole, ai concetti, agli approfondimenti e ai viaggi nella psiche e nello spirito, dove gli ospiti sono condotti dai filosofi ed esperti del linguaggio e della mente, in una manifestazione culturale felicemente cresciuta nel corso di molti anni.

Mercoledì 7 giugno il direttore del Centro di Ateneo per la Dottrina sociale della Chiesa dell’Università Cattolica, Evandro Botto, non sarà presente per cause di forza maggiore. Al suo posto, interverrà il filosofo Massimo Donà, ordinario di filosofia Teoretica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che raddoppia e terrà una relazione dal titolo: Toccare a distanza. L’appuntamento è a Ludriano di Roccafranca, alle ore 21.15, nella splendida cornice di Villa Suardi, in via Camozzi (in caso di pioggia, l’incontro si sposta nella chiesa parrocchiale in Piazza Vittoria 4).

Mentre il giorno successivo, giovedì 8 giugno, alla stessa ora, a Rovato, nella chiesa S. Maria Assunta in via Castello 32, è atteso Stefano Zamagni, uno dei maggiori economisti contemporanei, per declinare il tema conduttore del Festival nel sistema economico attuale con il contributo: In quale senso e in quale modo la IV dimensione industriale ci sta toccando?.

Sabato 10 giugno è una giornata speciale, con l’inaugurazione del percorso tattile – e annesso laboratorio per bambini – «Vietato non toccare», secondo evento-cornice in programma. L’appuntamento è alle ore 16 alla Collezione di arte contemporanea Paolo VI in via Marconi 15, a Concesio: si tratta di un percorso tattile per il pubblico adulto, con un laboratorio didattico per bambini e giovani. Mente, cuore e corpo del fruitore, di fronte all’opera, vanno ad attivare riflessioni che oltrepassano i confini interpretativi dell’oggetto. È un’occasione che ispira e spinge a «vivere il museo in tutti i sensi». Il percorso è fruibile: sabato 10 e 17 giugno, dalle 16 alle 18; martedì 13 e giovedì 15 giugno, dalle 15 alle 17. Info e iscrizioni: www.collezionepaolovi.it.

SILVIA VEGETTI FINZI

Silvia Vegetti Finzi è nata a Brescia in una famiglia mantovana perseguitata e fortemente colpita dalle leggi razziali. Dal 1953 abita a Milano dove ha studiato presso l’Università cattolica del Sacro Cuore, specializzandosi in Psicologia clinica. Psicologa clinica, scrittrice e giornalista, è stata a lungo professoressa di Psicologia dinamica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Pavia. I suoi interessi si rivolgono alla storia e alla teoria della psicoanalisi, con particolare riguardo all’identità femminile e al ruolo delle passioni nella costruzione dell’ordine simbolico. Si è inoltre interessata allo studio dei rapporti familiari e allo sviluppo psicologico dall’infanzia all’adolescenza. È stata vincitrice, nel 2010, del “Premio della Brescianità” quale bresciana di origine e di elezione che, attraverso il lavoro, le iniziative e le opere, si è resa ambasciatrice in Italia e nel mondo, nell’esercizio della promozione sociale e nella crescita civile. Tra i suoi libri recenti ricordiamo: Storia della psicanalisi, Mondadori, Milano 1990; Volere un figlio, Mondadori, Milano 1997; L’età incerta. I nuovi adolescenti Mondadori, Milano 2001; Parlar d’amore. Le donne e le stagioni della vita Mondadori, Milano 2003; Quando i genitori si dividono. Le emozioni dei figli, Mondadori, Milano 2005; Nuovi nonni per nuovi nipoti. La gioia di un incontro Mondadori, Milano 2008); Nuovi nonni per nuovi nipoti, Mondadori, Milano 2010; A piccoli passi: La psicologia dei bambini dall’attesa ai cinque anni, Mondadori, Milano 2013; Si può ancora essere felici?, Corriere della Sera, Milano 2013; Una bambina senza stella, Rizzoli, Milano 2015; A piccoli passi. La psicologia dei bambini dall’attesa ai cinque anni (Milano, 2017). L’ospite più atteso. Vivere e rivivere le emozioni della maternità, Einaudi, Torino 2017; L’ospite più atteso. Vivere e rivivere le emozioni della maternità, Einaudi, Torino 2017.

MASSIMO DONÀ

Laureatosi nel 1981 con Emanuele Severino, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia, Massimo Donà inizia a pubblicare diversi saggi per riviste e volumi collettanei. A partire dalla fine degli anni ’80, collabora con Massimo Cacciari presso la Cattedra di Estetica dello IUAV (Venezia) e coordina per alcuni anni i Seminari dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Venezia. Sempre a partire dalla fine degli anni ’80, inizia la sua collaborazione con la rivista di Architettura «Anfione-Zeto», della quale dirige ancora oggi la rubrica «Theorein». In quegli stessi anni, fonda, con Massimo Cacciari e Romano Gasparotti, la rivista «Paradosso». Negli anni ’90, invece, insegna Estetica presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia; sino a quando diventa professore ordinario di Teoretica presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. È inoltre curatore, sempre con Romano Gasparotti e Massimo Cacciari, dell’opera postuma di Andrea Emo. Collabora con numerose Riviste, Settimanali e Quotidiani. Tra le sue opere recenti ricordiamo: Santificare la festa (Con S. Levi Della Torre), Il Mulino, Bologna 2010; Vita compiuta. Alla ricerca del senso perduto, in Felicità, a cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2011; Pensare la Trinità. Filosofia europea e orizzonte trinitario (con P. Coda), Città Nuova, Roma 2013; Misterio grande. Filosofia di Giacomo Leopardi, Bompiani, Milano 2013; Parole sonanti. Filosofia e forme dell’immaginazione, Moretti & Vitali, Bergamo 2014; Teomorfica. Sistema di estetica, Bompiani, Milano 2015; Sovranità del bene. Dalla fiducia alla fede, tra misura e dismisura, Orthotes, Salerno 2015; Senso e origine della domanda filosofica, Mimesis, Milano-Udine 2015; La filosofia di Miles Davis. Inno all’irrisolutezza, Mimesis, Milano 2015; Dire l’anima. Sulla natura della conoscenza, Rosenberg & Sellier, Torino 2016; Tutto per nulla. La filosofia di William Shakespeare, Bompiani, Milano 2016; La logica non è tutto. Rileggendo Giovanni Gentile (con V. Vitiello e F. Valagussa), Inschibboleth, Roma 2016; Pensieri bacchici, Saletta dell’uva, Caserta 2016

STEFANO ZAMAGNI

Stefano Zamagni è uno dei maggiori economisti contemporanei. Si è laureato nel 1966 in economia e commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e si è specializzato nel 1973 presso il Linacre College dell’Università di Oxford. Tornato in Italia, iniziò ad insegnare presso l’Università di Parma, ottenendo poi nel 1979 l’ordinariato di economia politica all’Università di Bologna.

Nel 1991 divenne consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e successivamente membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Fra il 2007 ed il 2009 è tra principali collaboratori di Papa Benedetto XVI per la stesura del testo dell’Enciclica Caritas in veritate.

Il 9 novembre 2013 è stato nominato da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze. È membro del Comitato scientifico di numerose riviste economiche nazionali e internazionali e ha partecipato, in qualità di membro o di coordinatore, ai comitati organizzatori di convegni scientifici nazionali ed internazionali È autore inoltre di numerose pubblicazioni – libri, volumi editati, saggi – di carattere scientifico, così come di contributi al dibattito culturale e scientifico. Fra le prime, si segnalano: Economia Civile (in coll. Con L. Bruni), Città Nuova, Bologna 2007; La cooperazione (con V. Negri), Il Mulino, Bologna 2008; Impresa responsabile e mercato civile, Il Mulino, Bologna 2013; Handbook on the Economics of Reciprocity and Social Enterprise (con L. Bruni), Cheltenham, Elgar 2013.

Fra i secondi, e solo per rimanere agli anni più recenti: Teoria economica e relazioni interpersonali (in coll. con P. Sacco), Il Mulino, Bologna 2006; Dizionario di Economia Civile (con L. Bruni), Città Nuova, Roma 2009; Laicità nella società post-secolare, Il Mulino, Bologna 2009; Avarizia. La passione dell’avere, Il Mulino, Bologna 2009; Famiglia e lavoro (con V. Zamagni), San Paolo, Cinisello Balsamo 2012; Microeconomia. Un testo di economia civile (con. L. Becchetti, L. Bruni), Il Mulino, Bologna 2014; Taccuino di economia civile (con. L. Becchetti, L. Bruni), Ecra 2016; Prudenza, Il Mulino, Bologna 2015; L’economia civile (con L. Bruni), Il Mulino, Bologna 2015.

Il programma completo e le informazioni sui relatori dell’edizione 2017 sono disponibili sul sito: www.filosofilungologlio.it
Gli aggiornamenti sul Festival Filosofi lungo l’Oglio sono disponibili anche sui canali social della Fondazione Filosofi lungo l’Oglio:

biblioteca, conferenza

Le mappe della filosofia

Martedì 3 Maggio ore 17 presso Biblioteca Ariostea

LA BIBLIOTECA FILOSOFICA

100 grandi opere dall’antichità ai giorni nostri (Hoepli edizioni, 2015)

di Maurizio Pancaldi, Maurizio Villani

Dialoga con gli autori Giuliano Sansonetti

La filosofia in 100 opere raccoglie, dall’antichità ai giorni nostri, i testi fondamentali della filosofia occidentale, quei testi che hanno rivoluzionato il nostro modo di pensare. All’interno di un ordinamento che segue un criterio cronologico, il lettore è condotto attraverso un linguaggio accessibile ma rigoroso a entrare in contatto con le vette della speculazione filosofica greca, latina, medievale, tedesca, francese, inglese e italiana. Idee, definizioni, concetti spesso solo orecchiati e mai prima contestualizzati in una presentazione organica ma sintetica dell’opera da cui sono scaturiti. Una lettura da affrontare tutta d’un fiato oppure saltando da un’opera all’altra alla ricerca di un proprio filo conduttore. In questo senso la presenza di indici alfabetici degli autori e delle opere consente al lettore di scegliere i percorsi di ricerca più adatti ai suoi interessi.
Maurizio Pancaldi e Maurizio Villani sono docenti di Storia e Filosofia nei licei e autori di manuali e saggi di filosofia. Con Hoepli hanno pubblicato di recente Le mappe della filosofia.

festival

Filosofi sull’Oglio

Vivere nell’era dello schermo
Lectio magistralis di Vanni Codeluppi
Lunedì 10 giugno ore 21.15
Relais Franciacorta, via Manzoni, 29 Colombaro di Corte Franca (Bs)

«È assolutamente evidente che l’arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla televisione».

Woody Allen

«Il mio io non va confrontato con il noi perché già lo contiene: il linguaggio è tutt’uno con la capacità di verbalizzare. Noi non saremmo quello che siamo, senza questo grande collettivo umano che ci guida sin dalla nascita». Si potrebbe condensare in questa battuta il filo rosso che ha attraversato la lectio magistralis dello scienziato e genetista Edoardo Boncinelli che ha aperto giovedì scorso, nella gremita Chiesa SS. Pietro e Paolo di Orzivecchi (Bs), l’ottava edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio. Il prossimo appuntamento della Kermesse, fedele al proprio spirito itinerante, è in programma per lunedì 10 giugno, ore 21.15, nella suggestiva cornice del Relais Franciacorta, in via Manzoni 29 a Colombaro di Corte Franca (Bs). Interverrà il sociologo Vanni Codeluppi – docente di Sociologia dei consumi e Comunicazione pubblicitaria alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia all’Università di Modena e Reggio Emilia e a cui si deve, tra gli altri, il merito di aver introdotto il concetto di vetrinizzazione sociale – con una relazione dal titolo Vivere nell’era dello schermo.

CHI È VANNI CODELUPPI

Vanni Codeluppi è professore di Sociologia dei consumi e Comunicazione pubblicitaria alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ha insegnato anche presso le Università di Urbino, Palermo e IULM di Milano. È stato docente dal 1990 presso il «Master in Comunicazione d’Azienda» dell’UPA e dell’Università Cà Foscari di Venezia. Ha creato e diretto per molti anni all’Università IULM di Milano il «Master in Management del Made in Italy. Consumi e comunicazione della moda, del design e del lusso». Si è occupato di sociologia dei consumi, con particolare riferimento alle strategie di comunicazione pubblicitaria, all’economia del branding e alle forme d’identità nell’epoca del capitalismo biopolitico.

Tra i suoi libri ricordiamo: Consumo e comunicazione. Merci, messaggi e pubblicità nelle società contemporanee, Franco Angeli, Milano 1989; Lo spettacolo della merce. I luoghi del consumo dai passages a Disney World, Bompiani, Milano 2000; Che cos’è la pubblicità?, Carocci, Roma 2001; Il potere del consumo. Viaggio nei processi di mercificazione della società, Bollati Boringhieri, Torino 2003; Manuale di Sociologia dei consumi Carocci, Roma 2005; La vetrinizzazione sociale. Il processo di spettacolarizzazione degli individui e della società, Bollati Boringhieri, Torino 2007; Dalla corte alla strada. Natura ed evoluzione sociale della moda, Roma, Carocci, Roma 2007; Il biocapitalismo. Verso lo sfruttamento integrale di corpi, cervelli ed emozioni, Bollati Boringhieri, Torino, 2008; Tutti divi. Vivere in vetrina, Laterza, Roma-Bari 2009; Dalla produzione al consumo. Processi di cambiamento delle società contemporanee, Franco Angeli, Milano 2010; Persuasi e felici? Come interpretare i messaggi della pubblicità, Carocci, Roma 2010; Il ritorno del medium. Teorie e strumenti della comunicazione, Franco Angeli, Milano 2011; Stanno uccidendo la tv, Bollati Boringhieri, Torino 2011; Il potere della marca. Disney. McDonald’s, Nike e le altre. Nuova edizione, Bollati Boringhieri, Torino 2012; Ipermondo. Dieci chiavi per capire il presente, Laterza, Roma-Bari 2012; L’era dello schermo. Convivere con l’invadenza mediatica, Franco Angeli, Milano 2013. Traduzioni dei suoi saggi sono uscite in Francia, Spagna, Inghilterra e Giappone.

festival, libri

Filosofi lungo l’Oglio

I FILOSOFI FESTEGGIANO

IL QUINTO VOLUME

DELLA COLLANA DEL FESTIVAL

Giovedì 20 dicembre 2012 – ore 20.45 –

presso la Sala Belvedere della Rocca San Giorgio

sita in Piazza Garibaldi, a Orzinuovi (BS)

A pochi mesi dalla conclusione della settima edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, che ha ospitato relatori d’eccezione, registrando un’affluenza sorprendente di pubblico, che è andata oltre le più rosee aspettative, attestandosi a 10.500 presenze, si terrà giovedì 20 dicembre, alle ore 20.45, nella Sala Belvedere della Rocca S. Giorgio, in Piazza Garibaldi a Orzinuovi (Bs), la presentazione del V volume della Collana «Filosofi lungo l’Oglio» (ricordiamo Vizi e virtù 2008, Destino 2009, Corpo 2010, Felicità 2011). Il testo – intitolato Dignità (p. 424, 17 euro) – ospita gli illuminati saggi di Andrea Tagliapietra, Marc Augé, Giovanni Ghiselli, Maria Rita Parsi, Paolo Becchi, Luigi Zoja, Massimo Donà, Eberhard Schockenhoff, Marco Vannini, Remo Bodei, Bernhard Casper, Michela Marzano, Salvatore Natoli, Stefano Semplici, Piero Coda.

Il volume, a cura di Francesca Nodari, è edito da Massetti Rodella Editori. Ospite d’eccezione sarà il Prof. Salvatore Natoli padrino del Festival, cittadino onorario  di Villachiara nonché membro del Comitato scientifico della kermesse. Interverranno, inoltre, Ilario Bertoletti, direttore editoriale Morcelliana e La Scuola e il direttore scientifico del Festival, Francesca Nodari. Modererà l’incontro l’inviato speciale del «Giornale di Brescia», Tonino Zana.

«Come è tradizione – dichiara Francesca Nodari – siamo lieti di presentare ai nostri spettatori sensibili, il testo che raccoglie gli interventi dei relatori succedutisi nel corso della scorsa edizione di questo Simposio di Pensiero e di Parole. Un appuntamento atteso e al quale anche quest’anno parteciperà Salvatore Natoli, al quale va tutta la nostra gratitudine per la sua pronta adesione ad un incontro che è divenuto una felice consuetudine. Un’occasione che si conferma come un’opportunità di confronto e di scambio reciproco e che fa da preambolo al fitto calendario dell’agenda 2013».

CHI È SALVATORE NATOLI

Conosciuto come il filosofo dello stare al mondo, Salvatore Natoli si è laureato presso l’Università Cattolica di Milano, in Storia della Filosofia. Già docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia e di Filosofia della Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, Natoli insegna, attual­mente, Filosofia Teoretica all’Università degli Studi Milano Bicocca. Natoli, che annovera tra i suoi ma­estri Emanuele Severino, Gustavo Bontadini e Italo Mancini, si distingue nel panorama filosofico ita­liano e internazionale, per la sua indagine incessante sullo stare al mondo, in serrato dibattito e confronto con il Cristianesimo, approdando ad una nozione di etica del tutto singolare e radicata nell’ontologia, prima che nella deontologia. I suoi libri sono diven­tati dei classici. Tra le sue opere ricordiamo: Soggetto e fonda­mento. Studi su Aristotele e Cartesio, Antenore, Padova 1979; Ermeneutica e genealogia. Filosofia e metodo in Nietzsche, Heidegger, Foucault, Feltri­nelli, Milano 1981; L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale, Feltrinelli, Mi­lano 1986; Giovanni Gentile filosofo europeo, Bol­lati Boringhieri, Torino 1989; Vita buona, vita felice. Scritti di etica e politica, Feltrinelli, Milano 1990; Te­atro filosofico. Gli scenari del sapere tra linguaggio e storia, Feltrinelli, Milano 1991; La felicità. Saggio di teoria degli affetti, Feltrinelli, Milano 1994; I nuovi pagani. Neopaganesimo: una nuova etica per forzare le inerzie del tempo, Il Saggiatore, Milano 1995; Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli, Milano 1996; Soggetto e fondamento. Il sapere dell’origine e la scientificità della filosofia, Mondadori, Milano 1996; La politica e il dolore, con Leonardo Verga, Edizioni Lavoro, Roma 1996; Dialogo su Leopardi. Natura, poesia e filosofia, con Antonio Prete, Mon­dadori, Milano 1996; La politica e la virtù, Edizioni Lavoro, Roma 1999; Dio e il divino. Confronto con il cristianesimo, Morcelliana, Brescia 1999. Progresso e catastrofe. Dinamiche della modernità, Marinotti, Milano 1999; La felicità di questa vita. Esperienza del mondo e stagioni dell’esistenza, Mondadori, Milano 2000. Stare al mondo. Escursione nel tempo presente, Feltrinelli, Milano 2002; Libertà e destino nella tra­gedia greca, Morcelliana, Brescia 2002; Il cristiane­simo di un non credente, Qiqajon, Magnano (Bi) 2002; Parole della filosofia o dell’arte del meditare, Feltrinelli, Milano 2004; La verità in gioco. Scritti su Foucault, Feltrinelli, Milano 2005; Guida alla for­mazione del carattere, Morcelliana, Brescia 2006; La salvezza senza fede, Feltrinelli, Milano 2007; La mia filosofia. Forme del mondo e saggezza del vivere, a cura di F. Nodari, ETS, Pisa 2007; Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso, Morcelliana, Brescia 2008; Crollo del mondo, Morcelliana, Brescia 2009; Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio, Mondadori, Milano 2010; L’edificazione di sé. Istru­zioni sulla vita interiore, Laterza, Roma Bari 2010; Non ti farai idolo né immagine (con P. Sequeri), il Mulino, Bologna 2011; Nietzsche e il teatro della fi­losofia, Feltrinelli, Milano 2011, Sperare oggi (con F. Mosconi), Il Margine, Trento 2012.

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