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Cittadino della galassia

Articolo di Tea C.BlancCon questo primo romanzo si apre una rassegna che illustrerà la mitica collana letterariaCosmo Serie Oro, Classici della Narrativa di fantascienza dell’Editrice Nord. Casa editrice fondata nel 1970, l’Editrice Nord fin da subito si aprirà alla letteratura fantascientifica inaugurandoCosmo Oro e un’altra collana, denominata Cosmo Argento, aggiudicandosi il merito di avere portato la fantascienza nelle librerie, fino ad allora monopolio esclusivo delle edicole (Fanucci editore verrà fondata l’anno successivo).

Cosmo Oro sarà pubblicata dal 1970 al 2003 per un totale di ben 202 volumi. Tipica la sua veste editoriale costituita da un cartonato con sovraccoperta color dell’oro e una tavola a colori che campeggia alla coperta anteriore.

Cittadino della GalassiaR.A. Heinlein: Cittadino della galassia (Nord). Collana “Cosmo Oro”

Robert HeinleinRobert A. Heinlein

Il primo volume della collana è un romanzo dello scrittore statunitense Robert Anson Heinlein(1907-1988), Cittadino della galassia, in lingua originale Citizen Of The Galaxy, del 1957.
Fu pubblicato a puntate sulla rivista Astounding Science Fiction tra il settembre e il dicembre 1957, e sempre nello stesso anno come romanzo a corpo unico nella collana per adolescentiHeinlein juveniles dell’editore newyorkese Charles Scribner’s Sons.

In Italia la prima edizione uscì nella collana I Romanzi del Cosmo dell’editore Ponzoni nel 1964, e poi ancora nel 1967 nella collana Cosmo, I capolavori della Fantascienza, sempre di Ponzoni. Le ulteriori tre edizioni saranno quella di Nord in Cosmo Oro, con traduzione di Giancarlo Cella e una presentazione di Riccardo Valla (che verrà ripubblicata nel 1993 in Tascabili Fantascienza), una del 1970 per Euroclub in Grandi Scrittori di fantascienza, e l’ultima del 2005 curata dall’editore Mondadori nella collana Urania Collezione.

s-l1600Edizione di Ponzoni, 1964

Robert Heinlein è stato uno scrittore complesso, non solo dal punto di vista letterario, ma anche per le sue esperienze di vita, molteplici e apparentemente non collegate.  Di lui si è detto parecchio e non sempre in modo positivo, lo si è accusato di contraddizione, spesso i suoi romanzi hanno sollevato polemiche per l’aperta rottura con le convenzioni sociali. Del resto fu uomo di rottura, sia in letteratura che nella vita privata.  Ha scardinato gli stilemi della letteratura fantascientifica che fino ad allora era relegata a pulp, letteratura popolare, e ha introdotto per la prima volta tutti i grandi motivi fantascientifici che saranno poi ripresi dai grandi autori di Sf del Novecento. Leggerlo oggi non sembra così innovativo, infatti, ma all’epoca le sue storie erano di una novità assoluta e sorprendente, e raccontate in termini mai indagati. È anche l’unico scrittore ad aver vinto 7 Premi Hugo, l’ambito premio annuale che viene dato durante il World Science and Fiction Convention, dei quali quattro gli furono assegnati in vita e tre come Retro Hugo nel 2001 per opere che erano state pubblicate nel 1950.

heinlein - ponzoni 1967Edizione Ponzoni, 1967

Le sue tematiche sono sociali, sia in senso collettivo che individuale, toccando la religione, l’individualismo, il libertarismo, l’amore, il sesso, la differenza tra pubblico e privato, le relazioni sociali possibili o ipotetiche e non osservate dalla maggioranza della collettività, la privacy.

Sono politiche attraverso una sperimentazione letteraria di nuovi ordini costituiti, ma dove spesso il principio anarchico resta a denunciare l’irrigidimento possibile e negazionista della libertà che consegue a una forma costituita (sto pensando a La luna è una severa maestra). Nella vita aveva contribuito al movimento socialista di Upton Beall Sinclair, attivista e famoso autore di romanzi che denunciavano gli aspetti negativi della società statunitense.
Sono militari (aveva servito nella Marina militare statunitense).
Sono scientifiche, nel senso che il suo retroterra culturale gli permise costruzioni narrative poggiate su elementi che traggono dalla scienza e vengono ampliate in possibili, futuristiche o semplicemente fantastiche architetture, quando non in tecnologie spaziali avveniristiche.
Non esita ad affrontare tematiche culturali e dimostra grande sensibilità nel comprendere ilpubblico adolescenziale durante il periodo in cui scrive romanzi per ragazzi, conquistandosi allo stesso tempo un pubblico anche adulto perché i temi che sostengono le opere di quel periodo sono spesso adulti, pur essendo indirizzate a giovani, dimostrando così intelligenza e rispetto verso cervelli certo inesperti, ma non per questo stupidi, anzi, stimolandone curiosità e interesse. Una curiosità clandestina dettata da una sorta di senso di colpa derivato dalla convinzione imperante che la fantascienza fosse robaccia. Questi giovani sarebbero poi stati gli adulti che avrebbero letto l’Heinlein del terzo periodo, quello della speculative fiction di cui accennerò fra dopo.

s-l1600 (1)Edizione Euroclub 1979

Le sue storie sono avventurose, dinamiche, intriganti, semplici, accuratamente costruite e realistiche, dettagliate al punto da essere convinti che l’Autore stia descrivendo una propria esperienza realmente vissuta. Sono storie positive nel senso che uno stato sociale infimo, per esempio, non equivale a un handicap irreversibile da cui l’individuo non potrà mai sottrarsi, ma spesso costituisce addirittura il trampolino di partenza per un esito felice e di successo. Tant’è che spesso, nelle sue trame, il più misero, quello su cui non scommetterebbe nessuno, diventerà l’eroe.
Storie piene di azione, in un certo senso molto “maschili”: le donne di Heinlein, pur rivestendo un ruolo chiave e spesso paritario rispetto ai personaggi maschili, non sono mai la chiave di volta ma piuttosto lo strumento o uno degli strumenti del protagonista per raggiungere l’obiettivo. Il ruolo dell’eroe è sempre il maschio. Un maschio incorruttibile che salva, in un mondo dove il confine tra Bene e Male è netto, dove non esistono ombre che possano offuscarlo.
Sarebbe necessario, però, un discorso più approfondito sull’evoluzione avvenuta nella terza produzione di Heinlein che va all’incirca dalla pubblicazione di Straniero in terra straniera(Stranger in a Strang Land) del 1961, in cui l’Autore entra in un territorio narrativo che definiràspeculative fiction, dove i rapporti tra le idee, le competenze scientifiche volte a “indovinare” il futuro tecnologico, una lettura eclettica della tradizione letteraria del passato, il personale intendimento a considerare la fantascienza come la forma narrativa più importante per preparare il pubblico al futuro, produrranno lavori più sofisticati e di terreno meno facile a giudizi sommari.

s-l1600 (2)Edizione Nord, Tascabili Fantascienza

Per farla breve (dovevo parlare di Cittadino della galassia, ma ci arrivo), le maggiori accuse collezionate da Heinlein sono: militarismo, razzismo, pornografia, offesa alla religione, contraddizione politica, pregiudizi nei confronti delle opinioni altrui, reazionario ma anche anarchico.

Giusto per fare un esempio circa l’accusa di razzismo, in Stella doppia, un romanzo in cui vengono descritte dinamiche politiche e doppi giochi, il protagonista che sta parlando per bocca di chi dovrebbe parlare ma non può, afferma: “Il mio oppositore vorrebbe farvi credere che il motto del cosiddetto Partito dell’umanità, Governo sugli esseri umani, a opera di esseri umani, a favore degli esseri umani, non sia altro che la

versione aggiornata delle immortali parole di Abramo Lincoln. Ma se la voce è quella di Lincoln, la mano nascosta dietro la schiena appartiene al Ku Klux Klan. Il vero significato del suo motto, in apparenza innocente, è: Governo su tutte le razze, ovunque, a opera esclusiva degli esseri umani, e a beneficio e profitto di pochi privilegiati.”.
Poco dopo, il protagonista aggiunge: “Io non sono affatto un pacifista. Il pacifismo è una dottrina troppo comoda e sfuggente, in nome della quale un uomo accetta i benefici del gruppo sociale senza volerli pagare, e in più esige che gli venga detto Bravo! per la sua disonestà.”.

Ancora, ormai alla fine del romanzo, stilizza ancora di più: “Non si

può liberare uno schiavo se non è lui stesso a liberarsi, né si può

rendere schiavo un uomo libero; il massimo che si può fare è

ucciderlo..

Mi sembra una tesi un po’ scomoda il presunto razzismo di Heinlein per un pensiero così articolato.

Io credo che il pellegrinaggio evolutivo di un individuo porti a inevitabili cambiamenti, la stessa complessa vita di Heinlein non può non avere suscitato cambi di percezione. Un individuo mantiene il ricordo dell’esperienza passata e, negli auspicabili salti evolutivi della sua vita, ne tiene conto per dare luogo a una percezione diversa che non è più il passato e la somma delle sue esperienze, anche se ne è stata generata. Saper coagulare passato e il futuro a cui si tende dà luogo al nuovo presente, il “nuovo” autore racconta allora la “nuova” percezione acquisita o che sta acquisendo, e questo potrebbe apparire in parziale contraddizione con quanto sancito dal passato. Non dimentichiamo poi che un Autore, sebbene pervada le sue storie del proprio spirito, passa attraverso un’oggettivazione narrativa in cui può scrivere quello che non pensa, o può anche risultare sorprendente per scuotere il pubblico e creare una discussione. Può mettere in tavola tutto e il contrario di tutto, descrivere gli antipodi e fonderli, propugnare attraverso i suoi personaggi idee in cui non crede per poter arrivare a conclusioni di denuncia. Ma queste sembrano scusanti e chiudo qui.
Su tutto questo un’ultima considerazione che raccoglie un po’ tutto quanto: Heinlein, nel suo spirito critico individualista e antitotalitario, tende a credere nell’essere umano come a un’entità di fondo buona, mette in guardia invece nei confronti della macchina sociale che potrebbe costituire una minaccia per la libertà dell’individuo. Inoltre la sua, senza nulla togliere all’universalità delle sue parole, è una letteratura d’oltreoceano, nel particolare proviene da un autore immerso nella società statunitense, con tutti gli aspetti e i problemi che ne derivano.

Insomma, Heinlein è un autore che può non piacere o non essere tra i propri autori preferiti, ma non si può non leggerlo per il semplice motivo che è uno dei pilastri da cui si svilupperà tutto. Compresi i triti cliché di molta produzione fantascientifica che venne dopo, quando altri attinsero al suo prolifico e innovativo immaginario, ma spesso senza fantasia propria dando luogo a modelli, pattern, ripetuti e scontati.

uc27Edizione Mondadori, Urania collezione (2005)

Ma veniamo al nucleo di quello che avrebbe dovuto essere l’argomento del testo presente. In cui invece ho inserito una sommaria presentazione dell’Autore per capire come un romanzo per ragazzi possa costituire il primo obiettivo di una collana ambiziosa come Cosmo oro.
Cittadino della galassia appartiene, infatti, alla produzione letteraria di Heinlein che viene considerata fiction per adolescenti, e che va da poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale fino al 1961.

Il protagonista è un ragazzino, Thorby. È questa la principale attrattiva per un pubblico giovane, e come tale in grado di immedesimarsi nelle sue avventure mirabolanti, ma dove mondi diversi sanno agganciare anche l’attenzione di un pubblico adulto attraverso le tematiche care a Heinlein.

In un solo romanzo il lettore tocca infatti più realtà all’interno di una sterminata dimensione fisica di tremila anni luce, che si riveleranno realtà fondamentali per capire che cosa è la libera federazione di mondi chiamata Egemonia terrestre (una federazione a cui fa capo la Terra).

Thorby, un ragazzino di razza umana, in una sorta di cammino iniziatico con se stesso e con le varie realtà in cui si trova immerso, attraverserà quattro fasi per arrivare a scoprire chi è. Il suo inizio non è dei più promettenti. La scena si apre su un mercato di schiavi che si tiene a Jubbul, capitale del pianeta Jubbulpore. Questo pianeta non fa parte dell’Egemonia terrestre, presentata con qualità positive, ma rientra nel sistema dei Nove Mondi dove è permessa la schiavitù. Lì viene messo in vendita e comprato con qualche difficoltà da un misterioso mendicante che sembra conoscere molto bene gli usi del posto. Non descrivo il resto delle esperienze del bambino per rispetto ai lettori che ancora non hanno letto il romanzo.
Stupisce l’omogeneità con cui l’Autore abbia saputo portare in territori molteplici il lettore senza creare disorientamento o l’impressione di un amalgama discontinuo di storie a sé. Ogni volta che il cammino del ragazzino (che intanto cresce) registra un cambiamento nella sua vita, attorno a lui vortica una collettività diversa con tradizioni e regole proprie che lo portano a vedere le sue esperienze passate con un occhio più profondo, a cominciare dalla stessa schiavitù a cui si era trovato sottoposto. Schiavitù che può assumere fisionomie diverse e più sottili, nascoste o fintamente liberali per non apparire quello che è, mettendo in risalto il tema portante: la libertà.
Proprio questa apparente discontinuità di situazioni dà luogo a un mosaico che spiega di per sé, senza l’intervento dell’Autore, il complesso quadro generale. E questa assenza di intervento, come sa chiunque scriva, è un elogio alla penna di Heinlein.

Se è vero che la tendenza odierna sia quella di saghe alluvionali dove viene descritta anche la quantità di capelli del protagonista e comprimari, Cittadino della galassia avrebbe potuto benissimo essere nel novero con almeno quattro volumi, ma per nostra fortuna è stato scritto nel 1957 e gode, grazie alla sua sinteticità, di quell’alone connivente tra autore e lettore in cui il lettore è spinto a immaginare quello che l’autore ha taciuto, creando così una storia che vive ancora, e in cui le innumerevoli implicazioni e gli spunti sociali e di denuncia sono perfettamente compatibili ancora oggi. La metafora di Jubbulpore e gli altri mondi non ha perso smalto.

Robert A. Heinlein, Isaac Asimov , Lyon Sprague de Camp 1975Robert A. Heinlein, Isaac Asimov e Lyon Sprague de Camp in un foto del 1975

Tea C.Blanc

Titolo: Cittadino della Galassia | Autore: Robert A.Heinlein | Edizione: Cosmo Oro | Editore: Nord | Volume: 1 | Traduzione di Giancarlo Cella | Direttore responsabile: Gianfranco Viviani | Prezzo di copertina: 2.000 lire | RILEGATURA: Cartonato, Sovracoperta   DIMENSIONI (MM): 195×124 | Pagine: 294 | Introduzione di Riccardo Valla

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L’alba delle tenebre

L'alba delle tenebreIntroduzione di Sandro Pergameno al volume L’ALBA DELLE TENEBRE di Fritz Leiber COSMO – CLASSICI DELLA FANTASCIENZA – Volume n. 34 (Settembre 1978)

Come osserva giustamente Harlan Ellison nell’introduzione a «Gonna roll the bones», il racconto di Fritz Leiber incluso nell’ormai celeberrima antologia «Dangerous visions», il campo della fantascienza, abbastanza stranamente, tende a fare dei suoi scrittori degli specialisti in generi ben definiti e caratterizzati: così abbiamo un ecologo dei mondi alieni come Hal Clement, un poeta fantasioso e barocco come Ray Bradbury, un paesaggista vagamente decadente come Jack Vance, un sociologo come Mack Reynolds, uno specialista in battaglie stellari come Van Vogt. Ci sono ben pochi scrittori «rinascimentali» che spaziano nei vari campi della letteratura fantascientifica (uno dei primi che ci vengono alla mente è Philip José Farmer; ma anche nella sua opera si possono trovare delle costanti, dei punti fissi di riferimento), e ancor meno sono quelli che sanno passare con disinvoltura dalla fantascienza classica, «hard», alla fantasy gotica, all’horror, all’heroic fantasy.

Uno dei più eclettici e dei più sicuri nell’espressione delle proprie qualità letterarie e delle proprie idee, è senz’altro Fritz Leiber, autore tra i più «grandi» della letteratura fantascientifica. I suoi diversi interessi lo hanno portato, nel corso della sua evoluzione letteraria, a esplorare campi apparentemente opposti e incompatibili ed a operare un lavoro di fusione tra differenti generi mai compiuto in precedenza.

Notissime sono le sue storie di Fafhrd e dell’Acchiappatopi Grigio, il gigante nordico e l’abile spadaccino di Lankhmar, che hanno contribuito notevolmente a nobilitare il genere dell’heroic fantasy (il ciclo è apparso in due volumi nella Fantacollana Nord, «Le spade di Lankhmar» e «Il mondo di Newhon»). Lo stile splendido e raffinato con cui sono narrati questi racconti, la cura e la fantasia profusi nei dettagli, con cui Leiber dipinge questo mondo fantastico, la sensibilità umana e l’attenzione per l’aspetto psicologico dei personaggi, rendono il ciclo delle «Spade» qualcosa di molto superiore ai tradizionali e convenzionali cicli di «sword and sorcery» che circolano oggi in America. Visitare la città di Lankhmar e vederla attraverso gli occhi di Fafhrd e dell’Acchiappatopi Grigio significa imparare cos’è in realtà la decadenza di una città; viaggiare con i due simpatici eroi di Leiber equivale a sperimentare la pietà e il terrore, a provare un’ilarità travolgente, brividi di paura e un senso di profondo calore umano. A modo suo, come fece anche lo stesso Tolkien, possiamo dire che Leiber ha compiuto, e sta tuttora compiendo, un’opera di rivitalizzazione di un genere calcificato e arrugginito.

Nel campo della fantascienza pura, Leiber si è cimentato con il filone catastrofico, di cui «The wanderer» («Novilunio») è un po’ una summa; l’avvicinarsi del corpo astrale (denominato appunto «Vagabondo») con tutte le sue terrificanti conseguenze, maree e risvegli di vulcani, cataclismi naturali e terremoti, è solo un pretesto per poter narrare una serie di avventure personali di esseri umani, alcuni dei quali finiranno poi per incontrarsi.

GTHRDRKNSS1950Ha invece affrontato il tema dei viaggi nel tempo in «Il grande tempo» (Cosmo Oro 19), un vero e proprio «tour de force», in cui l’azione ha luogo in un unico ambiente, una stazione al di là del cosmo, dove soldati reclutati in tutte le epoche dell’umanità vanno a prendersi un po’ di riposo; l’opera, che descrive la guerra tra le due fazioni, dei «Ragni» e dei «Serpenti», è tutta basata sulla concezione tipicamente teatrale dell’unità di tempo e luogo. Si può senz’altro affermare che si tratta di un tentativo pienamente riuscito, e che il premio Hugo che il romanzo vinse nel 1958 fu ampiamente meritato.

Con «The Silver eggheads» (1959) e più tardi, con «A spectre is haunting Texas» (Circumluna chiama Texas; Cosmo Argento 26) Leiber tentò la via della satira sociale, con risultati non esaltanti, ma pur sempre abbastanza felici; «The Silver eggheads» (Le argentee teste d’uovo) era un chiaro attacco contro gli agenti letterari, gli scrittori di «spot» pubblicitari e anche di fantascienza, mentre in «Circumluna chiama Texas», Leiber, utilizzando un tono satirico reminiscente di Huxley o Heine, con un tocco di ironia alla Buster Keaton, prendeva di mira l’amministrazione Johnson.

Ma Leiber non si è accontentato di cimentarsi con la fantascienza pura e l’«heroic fantasy»; l’«horror», il «weird», l’occulto l’hanno sempre affascinato e attirato, anche se più di una volta egli si è dichiarato scettico sulla reale esistenza di fenomeni soprannaturali. In realtà Leiber non era soddisfatto del tipo tradizionale di storia «weird»; la sua razionalità lo indusse a ricercare un nuovo tipo di storia fantastica, che si distaccasse dai canoni tradizionali del romanzo gotico (orrori senza nome, minacce e terrori sovrannaturali, ecc.) e che mostrasse un uso aggiornato e «scientifico» delle antiche tradizioni della magia.

«Conjure wife» (Ombre del male; Fantacollana Nord), il suo primo romanzo, scritto nel 1942, (apparve nell’aprile del 1943 su «Unknown») riprende il tema classico della magia, delle streghe con le bambole e gli spilloni, ma l’atteggiamento estremamente logico con cui l’autore tratta la vicenda e l’ambiente stesso in cui essa si sviluppa (un moderno, tranquillo e asettico campus universitario americano) servono a rinnovare profondamente gli stilemi della storia orrori fica e rendono «Ombre del male» il più convincente romanzo moderno di «horror».

GTHRDRKNSS1969Ancor più esemplificativi del nuovo tipo di «horror» particolare delle opere di Leiber sono due racconti, «Smoke ghost» e «Gonna roll the bones».

«Smoke ghost» (Fantasma di fumo), apparso su «Unknown» nell’ottobre del 1941, è la storia, narrata con una prosa estremamente evocativa e suggestiva, di un fantasma generato dall’aria corrotta e inquinata di una grande città industriale moderna; si tratta dunque di una storia saldamente impiantata nel contesto della civiltà moderna. La novità dell’«horror» creato da Leiber sta nel fatto che esso è legato all’ambiente urbano. Esemplari, al proposito, ci sembrano le parole di Riccardo Valla: «Ecco come nasce l’orrore sovrannaturale in Leiber; nessuna delle mucillagini e delle maledizioni di Lovecraft, nessuna delle larve della tradizione. Ed è questa la genesi dell’orrore per Leiber: la civiltà di oggi si crea i suoi mostri con le proprie tensioni; nella realtà esplodono come crisi inspiegabili di singoli o di gruppi, nella finzione di Leiber acquistano vita reale e personale, ma realtà e finzione si spiegano vicendevolmente». E ancora: «Rileggendo oggi il racconto (stiamo sempre parlando di «Smoke ghost»), vediamo come Leiber ha saputo ritrarre l’essenziale paesaggio della periferia di una metropoli industriale: il fantasma di fumo non ci pare tanto un protagonista, quanto un sintomo di un’angoscia più profonda… L’orrore nasce sempre nelle metropoli, cioè nei luoghi dove è massima la concentrazione delle tensioni psicologiche, delle ansie, delle speranze disattese, dei timori. Questo accumulo di tensioni psicologiche crea letteralmente dal nulla, o dalla materia inanimata, i propri dèi e i propri demoni».

È significativo che, oltre trent’anni dopo, la stessa idea di «Smoke ghost» sia stata poi ripresa, con altrettanta efficacia espressiva, da quell’autore irrequieto e geniale che è Harlan Ellison, nel suo «The whimper of the whipped dogs» (Il guaito dei cani frustati), magnifico racconto in cui viene narrata la nascita di un nuovo dio, il dio delle città industriali, che assume appunto la forma di una voluta di smog grigio-nerastro e che pretende sacrifici umani come le antiche divinità delle religioni pagane.

Altrettanto esemplificativo della visione che Leiber ha della vita, cioè della sua filosofia, è «Gonna roll the bones», in cui egli ci presenta un universo unificato dalla magia, dalla scienza e dalla superstizione; si tratta di un’opera praticamente inclassificabile, anche se è impregnata di «horror» puro, e se contiene tracce di «science fiction», e di «fantasy». Anch’essa, come «Smoke ghost» è tutta pervasa dalla teoria junghiana sulla follia personale dei nostri tempi. Leiber, autore sensibile e maturo, comprende le angosce dei propri simili, il malessere collettivo e i mali della società moderna, e ne ricerca le cause vere, senza fermarsi alle apparenze.

GTHRDRKNSB1975Un altro importante racconto di Leiber che dimostra come sia impossibile tracciare linee nette di demarcazione tra fantascienza e «fantasy» nelle opere di quest’autore, è l’ottimo «Ship of shadows» (La nave delle ombre), in cui Leiber inserisce elementi tipicamente fantastici nel contesto di un tema classico della fantascienza tradizionale quale quello dell’astronave in viaggio verso nuovi mondi e su cui si succedono le generazioni finché la parola «Terra» non viene a perdere qualsiasi significato.

Abbiamo voluto dilungarci sui vari aspetti della narrativa di Fritz Leiber perché ci è parso assolutamente necessario spiegare pienamente il suo eclettismo e la sua bravura nel fondere elementi immaginativi e realistici. Inquadrandolo in questo contesto, riuscirà più facile comprendere perché Leiber viene considerato colui che ha collegato tra loro fantascienza e soprannaturale, anche se in realtà non fu il primo a farlo; già aveva tentato qualcosa del genere Lovecraft, inventando tutta una mitologia, o, in tempi più vicini a Leiber, Jack Williamson, con il suo «Il figlio della notte».

Questo «L’alba delle tenebre» («Gather darkness», apparso nei numeri di maggio, giugno e luglio del 1943 di «Astounding»), presentato qui per la prima volta in Italia in una edizione fedele ed integrale, fu appunto l’opera che dimostrò come fosse possibile introdurre, con una certa immaginazione, elementi tipicamente fantastici e orrorifici (come i familiari, i demoni, le streghe e i fantasmi) in un romanzo di fantascienza pura, presentandoli attraverso il filtro di una coerente razionalizzazione e saltando così quel «gap», quel burrone che esisteva tra sf ortodossa e «fantasy-magia-sovrannaturale».

«Gather darkness» riscosse un immediato successo tra i lettori di «Astounding» e viene considerato uno dei classici più importanti di tutta la fantascienza. Leiber ricavò probabilmente l’idea base su cui poggia l’intelaiatura della trama del romanzo (la rivolta contro una dittatura teocratica) da due romanzi di Robert Heinlein pubblicati in precedenza sulla stessa rivista, «La sesta colonna» («The sixth column», apparso sui numeri di gennaio, febbraio e marzo del 1941) e «Rivolta 2100» («If this goes on», sui numeri di febbraio e marzo del 1940).

LBDSTNBRSB1976SANDRO PERGAMENO
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