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Paolo Giatti, OFFERTA FORMATIVA E OFFERTA OCCUPAZIONALE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI BONDENO, 1994

Di questi tempi sarebbe improponibile: ” E’ oggettivamente una generazione di vittime, a partire dal materialismo pratico, dall’indifferenza a principi stabili come a vite radicate in un luogo ed in destino. Vittime dell’istruita ignoranza in cui sono stati cresciuti, della falsa equivalenza di ogni valore, della tolleranza di tutto senza giudizio di merito, diseducati alla riflessione, inclini al disprezzo per il sacrificio, trascinano la vita in un individualismo massificato il cui esito è il cinismo, la competizione ad ogni costo, la logica dei “vincenti”, la strumentalità e fungibilità dei rapporti” Roberto Pecchioli

https://www.scribd.com/document/369347507/Capitolo-III

libri

Un giro di piazza


Anche la foto di copertina è dell’autore

Fabrizio Resca è nato a Ferrara nel 1956, Laureato presso l’Univer-sità di Ferrara con una tesi in antropologia culturale, tour leader e travel consultant professionista, ha esordito con la silloge di poesie Viaggio infinito (1989) a cui hanno fatto seguito Passi nella polvere (1991), Anime di passo (1998), Le nubi del Caribe. Appunti di viag-gio in poesia (1999), Fata Morgana (2000), Intervalli di marea (2001), II gioco delle Parche (2001). In narrativa ha pubblicato il vo-lume di impressioni di viaggio Odore di Russia (1995), il romanzo breve II volo del gabbiano azzurro (2002, premio “Niccolini”, Fer-rara 2003), Pensieri on the Road (2007) e Pensieri on thè Road (again) (2010), nonché altri racconti ed articoli pubblicati in varie antologie e riviste nazionali.

Primo piano

Ospedale di Bondeno

Dal testamento olografo del senatore Giuseppe Borselli, deceduto il 26 luglio 1892 in Bondeno:
Dovrà poi il Municipio nominare una Commissione amministratrice speciale composta di cinque persone, delle quali due Consiglieri comunali e tre scelte dal Consiglio stesso, ma non appartenenti al Consiglio, fra i più probi e intelligenti cittadini del Comune, di civile condizione, da rinnovarsi per turno entro cinque anni, potendo essere rieletti. Questi condurranno ed amministreranno nel miglior modo, tanto l’andamento interno dell’Ospedale, quanto l’amministrazione dei beni e terreni lasciati, coll’obbligo ogni anno di presentare al Consiglio comunale il preventivo e il consuntivo delle spese fatte e da farsi.
Parlare dei consigli di amministrazione e dei medici dell’Ospedale «Fratelli Borselli» di Bondeno, dalla sua costituzione ad oggi, vuoi dire richiamare nomi di persone che hanno contribuito, in questi ottant’anni, al suo sviluppo, al suo potenziamento ed al suo aggiornamento per far fronte prontamente e adeguatamente ai problemi della salute e dell’assistenza dei cittadini. D’altro canto, l’attività amministrativa è strettamente connessa e collegata a quel-la medico-sanitaria, senza la quale un ospedale non può svolgere la sua funzione di luogo di cura(*).
Dopo alcuni mesi dall’apertura dell’Ospedale, e precisamente nella riu-nione del consiglio di amministrazione dell’8 febbraio 1914, il presidente Gaetano Podetti riferì che, a così breve distanza di tempo, non era possibile preventivare con esattezza il movimento annuale degli infermi, né il fabbisogno sia di generi alimentari che di medicinali e strumenti. Gli acquisti relativi si sarebbero pertanto effettuati sulla piazza di Bondeno, dai diversi commercianti e dai farmacisti locali, sotto la vigilanza del direttore sanitario e dell’incaricato delle funzioni di economo.
L’organico del personale comprendeva allora :
un medico chirurgo con qualifica di direttore, nella persona del dottor Carlo Doni, titolare della prima condotta di Bondeno. il quale svolgeva già. prima dell’apertura dell’Ospedale, attività di chirurgo presso la Casa della Salute o «Usdalin» in piazzetta della Polleria -oggi piazzetta A. Costa- gestita dalla Conferenza di San Vincenzo:
un medico chirurgo con qualifica di assistente, nella persona del dottor Michele Baldrati, titolare della condotta di Santa Bianca;
un secondo medico chirurgo con qualifica di assistente. Tale posto verrà assegnato dopo alcuni anni al dottor Teleste Pirani, titolare della condotta di Ospitale;
tre infermieri, Ferdinando Marchetti, Ugo Gallini e Carlo Anelloni;
tre infermiere. Maria Segurini. Clorinda Dall’Olio e Lucia Sabbioni;
una guardarobiera. Fernanda Tamarozzi;
una cuoca: Dice Sperindio:
una inserviente: Maria Bazzani;
un custode-giardiniere, Umberto Cariani.
La diaria giornaliera di spedalità era di lire 2,75.
Le mansioni di segretario erano svolte dal segretario comunale o da un suo incaricato.
Circa un anno più tardi, nella riunione del 7 giugno 1914, il medesimo consiglio espose al sereno giudizio del pubblico i risultati conseguiti tanto nella gestione del patrimonio quanto nell’impianto e nell’esercizio dell’istituto ospedaliere. Nel bilancio, a tutto il 1913 risultava un attivo di lire 420.698 contro un passivo di lire 42.811. Nella situazione patrimoniale veni-vano indicati fondi rustici per 2246 staia ferraresi, corrispondenti a circa 300 ettari di terreno. Le spese per la trasformazione della villa Dazio in ospedale erano ammontate a lire 212.030. Il movimento degli infermi era stato il seguente:
ricoverati nella sezione medica: uomini 19 e donne 11 ;
ricoverati nella sezione chirurgica: uomini 102 e donne 101 ;
giornate di degenza: 4386; media per ammalato: 18,82;
operazioni di alta chinirgia: 194; pazieni deceduti: 16.
Nella seduta del consiglio di amministrazione del 29 agosto 1915, il presidente Podetti comunicò che per iniziativa di un comitato locale si era provveduto all’acquisto di cinquanta letti completi di biancheria da destinare a ricovero e cura dei soldati feriti o ammalati, essendo stata stipulata una convenzione con le autorità militari. Un comitato di signore del paese si era messo a disposizione per l’assistenza notturna ai soldati feriti provenienti dal fronte.
Nella seduta deH’8 marzo 1921, il presidente Ugo Lugli fece presente al consiglio che il civico nosocomio versava in condizioni finanziarie gravissime per il continuo aumento dei costi del personale, dei generi alimentari, dei materiali e dei combustibili mentre il reddito rimaneva invariato. Pertanto, con decorrenza 1 gennaio 1921 era stata aumentata la retta giornaliera di degenza, portandola a lire 14 per i ricoverati del Comune, a lire 15 per gli altri ricoverati e a lire 5 per la sola assistenza al malato.
Nella seduta del 7 giugno 1925. il presidente Giuseppe Pavani riferì al consiglio che. per interessamento dell’arciprete di Bondeno don Ulisse Gardenghi, cappellano dell’Ospedale, per convenzione con l’Istituto Sorelle della Misericordia di Verona, era stato potenziato l’organico dell’Ospedale con l’impiego di sei suore con varie mansioni: tre infermiere, una economa, una cuoca e una guardarobiera.
(Negli anni seguenti, la presenza di religiosi ha contribuito notevolmente al funzionamento dei vari reparti e servizi dell’Ospedale. Nel 1975, ricorrendo il cinquantenario di servizio delle suore in Ospedale, il consiglio di amministrazione presieduto da Ermes Bergamini ha loro rivolto un pubblico riconoscimento. Dopo la scomparsa di monsignor Gardenghi nel 1954, l’assistenza religiosa nell’Ospedale è stata affidata a monsignor Guerrino Ferraresi fino alla sua morte ed attualmente (1993)  il cappellano è don Aldo Galvani)
Nella seduta del 30 giugno 1935. il consiglio di amministrazione prese atto del collocamento a riposo del medico chirurgo-direttore dottor Carlo Doni per raggiunti limiti di età ed espresse il più sentito ringraziamento per l’opera da lui prestata. Non sottostando ad obbligo di pubblico concorso, il consiglio nominò quindi direttore il di lui figlio dottor Francesco Doni, trentaduenne medico chirurgo ( che si sarebbe avvalso della collaborazione dei dottori Giovanni Pirani e Arrigo Maestrello e, dopo alcuni anni, dei dottori Enzo Celeghini e Enzo Neri).
In quel periodo sono stati istituiti il servizio specialistico di oculistica, affidato al dottor Mario Verzella di Ferrara, ed il servizio di radiologia, affidato al dottor Enzo Bottoni di Bondeno. dirigente del Consorzio Provinciale Anti-tubercolare.
Nella seduta del 5 febbraio 1938. il presidente Araldo Torri annunciò al consiglio la prossima apertura del padiglione di isolamento per il ricovero di malati cronici, con una disponibilità di diciotto posti letto.
Nella seduta del 10 agosto 1939. il consiglio di amministrazione affidò all’ingegner Achille Sonora, tecnico dell’Opera Pia, il progetto di amplia-mento dell’ospedale con un tetto di spesa massima di 350.000 lire.
Nella seduta del 23 maggio 1944, il consiglio di amministrazione accettò di ospitare presso l’ospedale «Fratelli Borselli» il reparto ginecologico del-l’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara con una consistenza di quaranta letti. Ne fu primario, fino alla fine della guerra, il professor Mario Cetroni.
Nella seduta dell’8 novembre 1944 il consiglio prese atto che le Forze Armate tedesche avevano requisito l’intero ospedale, che il personale medico e paramedico era stato collocato in aspettativa e che il personale avventizio era stato licenziato
Nella seduta del 17 giugno 1945, essendo terminata la guerra, il nuovo consiglio di amministrazione deliberò di riaprire l’Ospedale e di riassumere il personale medico, infermieristico e di fatica che già si era distinto in precedenza, e precisamente tre medici chirurghi, sette infermieri, sei suore, dieci persone di fatica e un cappellano.

(*) Questo lavoro di ricerca vuole essere un atto di riconoscenza a chi ha dedicato e dedica il proprio impegno, insieme ai personale medico, paramedico e tecnico, per un’adeguata e sempre migliore assistenza al malato nel nostro Ospedale.

Ivo Guidetti

Nota: Dal seguito dell’intervento si ricava che per posti letto (oltre trecento) e personale in organico (187 persone) l’apice fu raggiunto nel 1974; la legge di riforma sanitaria è del 1978 e il passaggio di competenze alla regione, tramite le USL, nel 1981.

Oggi l’edificio è cantierato, potete leggere le previsioni per il futuro facendo una ricerca su https://bondenocom.wordpress.com/?s=ospedale+di+bondeno

storia

Leone Poluzzi

Il vetturale che sparò agli austriaci e che portò Garibaldi a Sermide
Leone Poluzzi aveva 34 anni nel 1848. Viveva a Sermide, ove prestava servizio quale titolare dei trasporti postali sulla via Sermide-Bondeno-Ferrara. IL 24 luglio di quell’anno fatidico una pattuglia di ricognizione composta da dodici ulani dell’esercito austriaco passò il Po a Ficarolo ed avanzò fino a Felonica. Da qui un  sottufficiale e due soldati vennero verso Sermide per consegnare al Comune un dispaccio finalizzato alla requisizione di alloggi per il grosso delle truppe in arrivo. Il drappello giunse davanti al palazzo del comune. I sermidesi alla vista dei soldati cominciarono a tumultuare e correre alle armi e senza attendere ordini da nessuno cominciarono a sparare. Leone Poluzzi fu il primo, mentre Secondo Pasquali ferì con un colpo di fucile il capo pattuglia dalla porta di casa Lanzoni, nei pressi della chiesa parrocchiale in contrada Borgovecchio. I militari furono costretti a ritirarsi precipitosamente. La conseguenza fu che il 29 luglio
Sermide fu messa a ferro e fuoco dalle truppe del Maresciallo Von Welden. Leone Poluzzi si diede alla fuga e riparò a Bondeno, “all’estero” nello Stato Pontificio, presso lo zio Gaetano dove restò anche successivamente all’Unità d’Italia.
Già titolare dell’appalto per il trasporto della posta, proseguì la stessa attività a Bondeno fra il paese e Ferrara e quindi integrò il servizio con quello di trasporto di persone. In tale veste il 6 settembre 1859 portò in visita da Bondeno a Sermide, mediante carrozza e due cavalli sul percorso di 14 chilometri, Giuseppe Garibaldi ed il suo accompagnatore Maggiore Zanardi (Ordine di missione dato dalla Commissione Municipale di Bondeno).
Si disse che Leone Poluzzi conoscesse Garibaldi e che lo avesse portato in salvo dal comacchiese, nascondendolo per proteggerlo durante la fuga dopo gli avvenimenti della Repubblica Romana del ’49.
Nel 1872, in occasione della rotta del Po, per il soccorso ed il trasporto degli alluvionati ed infermi, per l’opera umanitaria e per la fedeltà al lavoro si meritò l’onorificenza di Cavaliere. Leone morì a Bondeno l’8 maggio 1892. Le attività di trasporto di cose per conto terzi (vetturali) e di persone (vetturini), unitamente alla gestione dello stallo e di commercio di cavalli, furono portate avanti, sempre a Bondeno, dai figli, dal nipote e dal pronipote, evolvendosi nel tempo con l’aggiunta di servizi vari come la raccolta e il trasporto della corrispondenza per conto delle Poste e Telegrafi, il servizio di ambulanza per il trasporto degli infermi, i trasporti funebri del comune di Bondeno e infine l’autonoleggio di rimessa con conducente.
L’ultracentenaria attività della ditta “Poluzzi Leone & figli” è cessata nel 1997.

Imo Moi

Fonte: Sermidiana

editoria

Il quattrocento bondenese

Pubblicato: Martedì, 06 Ottobre 2015 07:18
Scritto da Luca Accorsi

Sabato 10 ottobre alle ore 17,00 presso la Sala 2000 di Bondeno verrà presentato il volume
Quattrocento bondenese. Religiosità stampa arte cultura
Il libro esce nella collana di Analecta Pomposiana volume XXXIX e raccoglie le relazioni presentate al convegno del giugno 2013, dal titolo “Una terra di libri. Tipografi ed editori tra Bondeno e Ferrara”.
Piero scapecchi riconosce a Bondeno il primato della stampa a caratteri mobili in Italia, con la realizzazione nel 1463 delle Meditazioni sulla Passione – Frammento Parson-Scheide, ora conservato in una collezione americana; il labro fu impresso da Ulrico Pursmid allievo della bottega di Gutemberg.
Aldo Galli e Matteo Mazzalupi hanno studiato la personalità del cappellano tedesco Paolo Moerich, socio di Ulrico, e incaricato di realizzare le formelle xilografiche che illustravano il volume; il lavoro dei due storici dell’arte si sofferma in particolare sul corpus dei crocifissi disseminati in parte dell’Italia centro-settentrionale, opera del Moerich.
Enrico Peverada si sofferma sulla figura di Francesco da Fiesso, arciprete di Bondeno dal 1451 al 1483, contestualizzando la sua azione ecclesiale all’interno della pieve; a lui si deve quasi sicuramente l’ampliamento, a metà del Quattrocento della chiesa arcipretale di Bondeno, che è attualmente oggetto di restauro che sta portando alla luce importanti affreschi quattro-cinquecenteschi.
Daniele Biancardi studia la figura dello stampatore bondenese Giovanni Mazzocchi, prima e dopo la realizzazione della sua stampa più prestigiosa, e cioè la editio princeps dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, uscita dai suoi torchi il 22 aprile 1516, di cui il prossimo anno si festeggeranno i 500 anni.
Lorenzo Baldacchini, Zita Zanardi e Rosaria Campioni, si soffermano su vari aspetti della stampa cinquecentesca italiana e sulle metodologie di catalogazione e di conservazione presso le biblioteche della regione emiliano-romagnola.

 

 

fantascienza

Ambiente futuro

365 Racconti sulla fine del mondo

Antologia

Autore: Franco Forte

Collana: Atlantide n. 9
Delos Books – ISBN: 9788865302057

Genere: Fantascienza, Thriller

Dopo il clamoroso successo di 365 racconti erotici per un anno e di 365 racconti horror per un anno, 365 autori. 365 racconti. 365 possibili fini del mondo.

Sarà vero quanto predetto dai Maya e dai peggiori presagi catastrofisti?
E come reagiremo, tutti noi, alla fine imminente?
Un po’ ridendo, un po’ scherzando, un po’ facendo maledettamente sul serio, 365 scrittori hanno provato a dare la loro interpretazione della fine del mondo, dipingendo ciascuno uno scenario mozzafiato, che dovrebbe farci riflettere tutti.
Dopo il successo delle precedenti antologie della serie “365”, nasce una nuova sfida all’apparenza irrealizzabile: descrivere tutte le possibili fini del mondo in racconti da 2000 battute ciascuno.
Niente spazio per le spiegazioni macchinose, per gli struggimenti inutili e per le emozioni diluite nella ricostruzione di scenari e contesti possibili.
Qui i lettori troveranno 365 brevissime e micidiali idee su come potrebbe davvero finire tutto, 365 sferzate che non vi daranno respiro e che vi faranno tremare le gambe.
Leggere per credere.

Franco Forte Nato a Milano nel 1962, è giornalista professionista, traduttore, sceneggiatore e Direttore Editoriale delle collane da edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo). Ha pubblicato per Mondadori i romanzi bestseller “Il segno dell’untore” (2012), “Roma Brucia” (2011), “I Bastioni del Coraggio” (2010), “Carthago” (2009), “La Compagnia della Morte” (2009), “Operazione Copernico” (2009), i cui diritti di traduzione cinematografica sono stati acquistati da Dino De Laurentiis, e “La stretta del Pitone” (Mursia, 2005), “Il figlio del cielo” e “L’orda d’oro” (Mondadori, 2000) – da cui ha tratto uno sceneggiato TV su Gengis Khan prodotto da Mediaset – “China killer” (Marco Tropea/Il Saggiatore, 2000). Sempre per Mediaset ha scritto la sceneggiatura di un film tv su Giulio Cesare e ha collaborato a serie televisive quali “RIS” e “Distretto di polizia”. Il suo esordio come narratore risale al 1990, con il romanzo “Gli eretici di Zlatos” (Editrice Nord). Direttore responsabile della rivista Writers Magazine Italia (www.writersmagazine.it) ha pubblicato “Il Prontuario dello scrittore” (Delos Books), un manuale di scrittura creativa per gli autori esordienti.

Data uscita 13/04/2012
Formato 15 cm x 21 cm (24°)
Pagine 376
Prezzo € 14,90
Prezzo per i soci € 12,66 (-15%)
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Presentazione