fantascienza

Non importa

Giorgio Cicogna è stato uno dei precursori della fantascienza italiana, importante soprattutto in quanto una figura quasi unica di scienziato-scrittore. Sebbene gli si debba una sola opera, una raccolta di racconti, il suo nome è stato regolarmente citato in tutte le storie della fantascienza nel nostro Paese. Molto probabilmente nella maggior parte dei casi si è trattato di citazioni di seconda mano, cioè riprese dalle trattazioni precedenti, perché la sua opera è stata per lunghi anni indisponibile e le poche copie sopravvissute del suo libro in mano a collezionisti. Solo nel 2012 il suo testo è stato ripubblicato permettendone così la conoscenza diretta.
Nato a Venezia da famiglia nobile (fra i suoi antenati pure un doge) intraprese la carriera militare dopo aver frequentato l’Accademia Navale di Livorno, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come comandante di un sommergibile e si congedò nel 1929, occupandosi come addetto alla propaganda di un’industria ma dedicando tempo sia alla scrittura che all’attività di scienziato. In questo campo aveva già inventato l’idrofono, uno scandaglio acustico per rilevare la presenza di sottomarini, mentre nel 1931 vinse un premio del C.N.R per l’invenzione di un segnalatore di rotta che premetteva alle navi di annunciare reciprocamente la loro presenza nella nebbia (che fu lodato anche da Marconi). Stava lavorando a Torino alla messa a punto di un motore a reazione quando un’esplosione dello stesso mise fine alla sua esistenza, a poco più di 33 anni.

Le sue uniche opere pubblicate, entrambe nel 1931 ed entrambe per la casa editrice L’Eroica, furono una raccolta poetica e una antologia di racconti, che ebbero molto successo e il plauso di personalità quali Elsa Morante. Se anche nelle poesie dei Canti per i nostri giorni possiamo ritrovare il tentativo di coniugare due mondi apparentemente distanti, quello della letteratura e quello della scienza (indicative liriche quali “Inno alla matematica”, la leopardiana “Alla natura” o “Lo stelo d’oro” indirizzata agli uomini del futuro) è nei racconti de I ciechi e le stelle che questo rapporto viene meglio analizzato.

ciechi-stelleIl tratto comune dei racconti è l’aspirazione, derivata dalla sua formazione tipicamente positivista e forse anche al coevo movimento del Futurismo, da parte dell’uomo a superare i limiti della natura salvo poi arrendersi alla consapevolezza che l’universo è molto più grande e misterioso. E tuttavia l’uomo non deve arrendersi, deve andare avanti anche con la forza della fantasia. Così non importa se Alvise il protagonista di “L’uomo, la donna e i bambini”, vede il suo esperimento di vita artificiale distrutto dai figli che scambiano quella specie di medusa per un rospo; non importa se Cubra di “Beffa del cielo”, inventore di un telescopio potentissimo, viene deriso dagli incompetenti; non importa se il Màtter di “Asse del Mondo” che ha trovato il modo di raddrizzare l’asse terrestre venga prima osannato e poi dimenticato. Come dice di “Quen-lì” del racconto omonimo, ultimo discendente di una razza cinesa che decide di andare in catalessi e risvegliarsi fra trecento anni: Forse allora potrà trovare l’evoluzione degli uomini più avanzata, potrà trovare un ambiente che gli permetta di vivere senza soffrire. Bisogna andare avanti mantenendo la speranza. In altri racconti Cicogna ci narra di un abitante di Saturno che giunge sulla Terra e con la forza del suo magnetismo uccide uno scienziato e ne fa impazzire un altro, trovando poi ospitalità nel corpo del direttore dell’istituto che però crede agli spiriti (“I due resconti”); oppure della civiltà creatasi nelle caverne sottomarine dopo che l’oceano ha coperto l’America e che ambisce a ritrovare il Cielo, chiamato “Ovigdòi” (titolo del racconto).

Come si vede Cicogna si cimenta un po’ in tutte le branche della scienza, spaziando dalla fisica all’astronomia, dalla biochimica all’ecologia, mantenendo però il ruolo centrale dell’uomo, e proprio questo gli merita il titolo di pioniere della fantascienza italiana. Certo il suo linguaggio è aulico e poco adatto ai nostri tempi e la costruzione dei racconti, che pure gli valse il plauso di Salvator Gotta, oggi è da considerarsi inadeguata, ma restano il fascino del suo approccio al tema, che riesce a coinvvolgere il lettore, e la profondità delle sue riflessioni sulla natura umana. Come scrive lui stesso nello scritto autobiografico Scienza e poesia, pubblicato in appendice all’edizione 2012 della sua raccolta (che contiene anche un racconto inedito, “Il muro”): bisogna «proiettare lungo le vie dell’infinito il nostro desiderio di soprannaturale, e cercare di spegnere la nostra sete con l’acqua della conoscenza». (GFP)

Bibliografia
I ciechi e le stelle (1931), Incontri Editrice, 2012

Gian Filippo Pizzo

http://andromedasf.altervista.org/giorgio-cicogna-un-precursore-della-fantascienza-italiana/

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fumetto

L’Eternauta

Questa scheda di approfondimento è legata al podcast di FantaSCIentiFIcast  “Eternauti, dei del Pantheon e moderni Prometei – FantascientifiCast 003” che potete ascoltare cliccando QUI

EternautaL’Eternauta è un fumetto di fantascienza sceneggiato da Héctor Germàn Oesterheld e disegnato da Francisco Solano Lopez. E’ stato pubblicato per la prima volta in Argentina tra il 1957 ed il 1959 sul periodico Hora Cero Semanal. In Italia è stato pubblicato nel 1977 sul settimanale Lanciostory (abbastanza riadattato) e successivalemente raccolto in varie edizioni. In seguito, per lungo tempo non è stato possibile ristampare questo fumetto in Italia per problemi sui diritti: solo nel 2011 la casa editrice 001 edizioni ha ristampato il capolavoro argentino nella versione originale integrale in un volume unico, con una nuova traduzione e adattamento editoriale originale. La trama, complessa e ricca di sfumature e dettagli ma soprattutto sviluppata su più livelli, è spesso considerata una sorta di anticipazione della tragica realtà che l’Argentina avrebbe in seguito conosciuto: il dramma dei desaparecidos, della dittatura militare (il cosidetto “Processo di Riorganizzazione Nazionale”) e persino lo stadio. Gli autori avevano certo intuito il clima politico che permeava il loro paese. Lo stesso Oesterheld scomparve nel 1977, vittima della dittatura insieme alle sue quattro figlie.

Citazione

…il vagabondo dell’infinito, È un nome che spiega molto bene la mia condizione di visitatore dello spazio, di essere sperduto nell’eternità… la mia triste condanna di pellegrino dei secoli.
(così si presenta l’Eternauta nelle prime pagine)

El Eternauta

Sinossi

Tutto inizia una sera, quando Germàn (alter ego dello stesso Oesterheld, di cui Germàn è il secondo nome), mentre sta lavorando ad una sceneggiatura di un fumetto, vede apparire un uomo nello studio: si tratta di un certo Juan Salvo, che gli racconta la sua lunga e terribile avventura, iniziata in quella stessa città (Buenos Aires) una sera d’Inverno di un’epoca imprecisata ma collocabile nella seconda metà del 20° secolo. Cosa è successo, dunque, a quest’uomo? Ebbene, Juan e tre suoi amici stanno giocando a carte, quella sera, mentre sua moglie e sua figlia sono in casa, a letto. A un tratto comici a a nevicare, e tutti i rumori dall’esterno cessano di colpo: i quattro uomini, sgomenti, vedono dalle finestre i passanti cadere a terra uno dopo l’altro, morti: il contatto con i fiocchi di neve (neve che appare leggermente luminosa) è mortale. Nel giro di pochi minuti tutto è silenzio, luce e telefono cessano di funzionare, le strade si riempiono di cadaveri che a poco a poco scompaiono sotto la neve, e l’incubo comincia. Dopo una prima parte ricca di mistero e imperniata sui tentativi messi in atto da Juan e dai suoi amici per organizzarsi e sopravvivere in attesa dei soccorsi, la situazione si chiarisce a poco a poco: è in corso un’invasione aliena, e la nevicata mortale non è che l’inizio delle ostilità e di orrori ancora più grandi. Ben presto creature mostruose, guidate da umanoidi a loro volta succubi dei veri invasori (che non si vedono mai) dilagano per le vie di Buenos Aires, fronteggiate da alcuni reparti dell’esercito scampati al disastro; Juan e i suoi amici si uniscono ai militari ma, dopo molti combattimenti, la situazione volge al peggio (e per di più qualcuno, forse gli USA, fa esplodere un’atomica sulla città), e gli ultimi superstiti cercano di fuggire. Poi, all’improvviso, la storia finisce: Juan entra in un veicolo alieno, tocca il comando sbagliato e si ritrova proiettato chissà dove, trafronato nell’Eternauta, cioè in un viaggiatore dello spaziotempo in grado di spostarsi (ma senza mai potersi fermare) in ogni epoca e in ogni luogo dell’universo; e qui termina anche il suo racconto, di fronte all’autore-ascoltatore che solo adesso capisce perché il misterioso individuo gli sia comparso davanti all’improvviso…

Analisi

Storia con alti e bassi, invece, quella che Oesterheld narra al lettore: dopo una prima parte senza eguali, ricca di mistero e di suspence come si vede di rado nel mondo del fumetto (che diventa un vero romanzo a più livelli, dove le armi impiegate dagli invasori – l’asservimento mentale di altri uomini, le allucinazioni provocate ai resistenti facendo leva sulle loro paure, l’apparizione di falsi liberatori del popolo che sono in realtà aguzzini e complici degli invasori… – sono lo specchio di un piano di controllo militare assoluto del Paese… esattamente quel piano che pochi anni dopo colpirà progressivamente tutto il Sudamerica), le vicende di Juan e dei suoi amici si banalizzano e finiscono per assomigliare più ad un racconto di guerra che ad uno di fantascienza: i combattimenti con gli alieni, sia su larga scala che per mezzo di piccoli “commandos”, si susseguono uno dopo l’altro, nell’attesa di qualche colpo di scena o di una conclusione definitiva della vicenda: tuttavia, anche se la suspance rimane sempre altissima, non arrivano né l’uno né l’altra. Il vero punto debole della storia, infatti, è indubbiamente il finale: l’impressione che Oesterheld, a un certo punto della narrazione, abbia deciso di concludere in qualche modo le vicende di Juan Salvo, e sia quindi ricorso al classico espediente di interrompere gli eventi con una scusa qualsiasi, è troppo forte per non essere fondata.

Héctor Germàn Oesterheld L’autore, insomma, non riuscendo a trovare un finale adeguato a una storia di questo livello, l’ha semplicemente interrotta senza arrivare ad una vera conclusione. Per fortuna un ultimissimo colpo di scena, proprio nelle ultime vignette, e a narrazione già conclusa, riporta la storia al livello di assoluta eccellenza che si era meritata fino a quel momento. Difficile, invece, dare un giudizio compiuto sul disegno di Solano Lopez, all’epoca disegnatore ancora grezzo e approssimativo: assai carente dal punto di vista espressivo, riesce nonostante tutto a rendere in maniera sorprendente i momenti più angoscianti della storia, con primi piani di rara intensità, con scorci scuri e desolati a raffigurare la distruzione incombente, e con vignette scarne ed essenziali che sembrano congelare la narrazione accentuandone i momenti di suspence: il tutto accentuato da un sapiente uso del bianco e nero, che si rivela adattissimo a una storia dominata dall’inizio alla fine da un cupo pessimismo e da un profondo senso di straniamento e solitudine. E che il disegno di Solano Lopez sia più importante di quanto sembri lo dimostrano, forse più di ogni altra considerazione, i molti autori che ne hanno imitato lo stile, tra i quali non si può non ricordare un autore del calibro di Hugo Pratt, che in quegli anni lavorava in Argentina proprio con Oesterheld, sceneggiatore di personaggi come Ernie Pike e il Sergente Kirk.

Come spesso accade di fronte a storie di questo livello, e non solo nel fumetto, non tardano a comparire molti seguiti, tutti rigorosamente inferiori all’originale: nel 1969 lo stesso Oesterheld dà vita a un “remake” della storia, stavolta servendosi dei disegni di Alberto Breccia, e accentuando il carattere “politico” delle vicende narrate, che già molti vedevano come metafora della condizione umana di fronte alla dittatura (ma non confondiamo L’Eternauta con 1984!). In questa rivisitazione, realizzata dieci anni dopo la fine dell’originale, inizia a manifestarsi una presa di posizione politica più marcata dello scrittore. Oesterheld riscrive parte della storia, accandendosi principalmente contro le grandi potenze mondiali come Europa e USA. Infatti, fa capire che questi abbiano abbandonato o addirittura tradito e venduto il Sudamerica al nemico per salvarsi, mentre nella prima versione erano state sconfitte al pari delle altre nazioni del mondo. Altri cambi sostanziali sono l’introduzione del personaggio di Susana (una donna della quale tutti i personaggi maschili, incluso Juan, sembrano essere attratti), l’assenza di vari personaggi principali, la nevicata che non smette mai di cadere ed in generale un tono più cippo (accentuato dai disegni di Breccia) e aggressivo del fumetto.

Memorie dell'Eternauta - Storia di un fumetto desaparecido di Fernado Ariel Garcia e Hernan Ostuni (edito da 001 edizioni)Nel 1976 torna Solano Lopez ai disegni, per un seguito in stile classico che vede gli invasori alieni finalmente sconfitti, ma anche la morte della moglie e della figlia di Juan; poi, “desaparecido” Oesterheld nel 1977 (vittima della giunta militare che lo ha eliminato in quanto ideologo del movimento dei Montoneros), un altro seguito vede la luce nel 1983, su testi di Alberto Ongaro, e ancora con Solano Lopez ai disegni. E nuovi seguiti sono apparsi negli ultimi anni, inediti in Italia e di livello sempre più scadente.

Per chi volesse apprezzare la storia originale, l’unica che vale la pena di conoscere a fondo, la cosa migliore da fare è procurarsi la sopracitata edizione del 2011 pubblicata dalla 001 edizioni, magari integrando la lettura con Memorie dell’Eternauta – Storia di un fumetto desaparecido di Fernado Ariel Garcia e Hernan Ostuni (edito sempre dalla 001 edizioni), come guida e biografia di questo capolavoro del fumetto mondiale.

Omar Serafini

Questa scheda di approfondimento è legata al podcast di FantaSCIentiFIcast  “Eternauti, dei del Pantheon e moderni Prometei – FantascientifiCast 003” che potete ascoltare cliccando su:

Omar Serafini in http://andromedasf.altervista.org/fumetti-leternauta-el-eternauta-1957-1959/