scuola

Progetto Brocca

Il progetto Brocca è una sperimentazione esaurita alla cui prima classe è stato possibile iscriversi sino all’anno scolastico 2009-2010; A partire dall’anno scolastico 2010-2011 è infatti iniziata l’applicazione dei nuovi quadri orario. Gli ultimi studenti iscritti al progetto Brocca si sono diplomati nell’anno scolastico 2013-2014.

Ormai lo trovate solo su Wikipedia, ma varrebbe la pena riprenderlo se qualcuno volesse mettere mano alle disastrose condizioni della scuola italiana!

https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Brocca#Liceo_socio-psico-pedagogico_Brocca

libri, Primo piano

Glebalizzazione

Fonte: Diego Fusaro

Verrà il giorno in cui si dovrà pur fare chiarezza sulla globalizzazione atlantista a stelle e strisce. Essa è l’americanizzazione coatta del pianeta o, se preferite, il transito del mondo intero al modello unico, fondato su a) liberismo e su b) potenza unica del Leviatano a stelle e strisce. Un solo esempio. Paul Bremer, a capo dell’Autorità provvisoria in Iraq nel 2003, emise il decreto che riorganizzava l’economia iraquena. Si passava alla proprietà privata integrale, con privatizzazioni del pubblico e apertura dei mercati. L’Iraq era liberato, diceva la propaganda. No, era semplicemente stato annesso al nuovo ordine liberista e atlantista globale. Modalità Cile di Pinochet, per intenderci: che subito, dopo l’uccisione infame di Allende, si rivolse a economisti di stretta fede liberista per ridefinire l’economia cilena, facendo del Cile una colonia USA. Il fulcro delle pratiche neoliberiste resta il seguente: se il benessere degli istituti finanziari e quello del popolo sono in competizione, si sceglie puntualmente il benessere dei primi. Come ho cercato più estesamente di chiarire nel mio libro “Glebalizzazione” (2019), col liberismo, lo Stato non scompare. Semplicemente diventa Stato liberista. Che governa per il mercato e in suo nome. Deve dunque essere uno Stato attivo, per favorire, creare e garantire un buon contesto per gli affari, assicurando operativamente anzitutto che il loro interesse venga prima degli altri. La costruzione di condizioni propizie per il prosperare del commercio e delle istituzioni finanziarie è allora – ha ragione David Harvey – il quid proprium del neoliberismo. Altro punto nodale: per creare un buon clima per gli affari, lo Stato liberista deve impoverire i cittadini, consentendo il lavoro precario e l’esproprio dei beni comuni. Ne abbiamo un fulgido esempio nella UE: si impoveriscono i popoli, con tagli alla spesa pubblica e politiche di austerità depressiva. Poscia li si indebitano, con prestiti usurai e calibrati ad hoc per essere inestinguibili e per incatenate per sempre chi se ne avvale (modalità Grecia, modalità Mes). Non mi stancherò di ribadirlo ad nauseam: occorre liberarsi dal liberismo.

Editore: Rizzoli
Anno edizione:2019
In commercio dal:17 settembre 2019
Pagine:320 p., Rilegato
  • EAN: 9788817141369
EPUB con DRM

9,99 €
Rilegato

17,10 €

nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione – Argomenti d’interesse generale – Problemi e processi sociali – Globalizzazione

conferenza

Sala Biblioteca Ariostea

MISURE DI SICUREZZA
In questa fase post-covid, ovviamente, sarà indispensabile osservare tutte le disposizioni di sicurezza previste per le manifestazioni pubbliche.
Per accedere alle sale conferenze (la cui capienza è stata più che dimezzata – nella Sala Agnelli dell’Ariostea, ad esempio, sono disponibili solo 36 posti) sarà indispensabile attenersi ad un preciso protocollo di sicurezza che garantisca gli utenti da possibili contagi.
Pertanto, sarà necessario:

  • entrare con la mascherina e togliersela solo dopo essersi seduti;
  • sanificare le mani all’ingresso della sala,
  • utilizzare solo le sedie indicate da un apposito cartello;
  • rimettere la mascherina durante l’uscita.

Biblioteca Ariostea

Telefono Tel. 0532 418200 – Indirizzo Via delle Scienze, 17 – 44121 Ferrara – Email info.ariostea@comune.fe.it
Incontro con l’autore Lunedì 14 settembre 2020 ore 17

Mistica, psicologia, teologia

Presentazione del libro di Marco Vannini

Le lettere, 2019
Introduce Marcello Girone Daloli
Il libro sostiene in primo luogo che la mistica sia la vera conoscenza di se stessi, in quanto conoscenza di quel “fondo dell’anima” che non è soggetto alle variazioni date dai tempi, dai luoghi, dalle circostanze, e che perciò è l’essenza dell’anima umana. La mistica è dunque la vera psicologia, che, al contrario, non conoscendo il fondo dell’anima, niente sa di spirito e dà dell’uomo un’immagine mutila e fallace. Questa tesi è sostenuta anche da Ananda K. Coomaraswamy, che parla addirittura di “patologiia” per la attuale psicologia occidentale.
In secondo luogo il libro sostiene che la mistica è la vera teologia, dal momento che la conoscenza di Dio procede dalla conoscenza di sé, dato che anima e Dio sono una cosa sola, come affermato anche in questo caso dalla concorde tradizione d’oriente e d’occidente. Ne deriva che le teologie, che presentano immagini di Dio fondate su elementi accidentali, appartengono al regno dell’immaginazione: non a caso Eckhart pregava Dio che lo liberasse da Dio.
Marco Vannini (1948) ha curato l’edizione italiana di Meister Eckhart e di molti autori spirituali dell’occidente, classico e cristiano. Al tema “mistica” ha dedicato diversi scritti. Dirige attualmente la Rivista Mistica e Filosofia. Sul suo lavoro si può leggere R. Schiavolin, Mistica e filosofia nel pensiero di Marco Vannini, Firenze 2019. Per approfondimenti si veda il sito: http://www.marcovannini.it.

Scarica la locandina 2020  Programma incontri settembre-dicembre 2020  

Incontro con l’autore martedì 15 settembre 2020 ore 17

Decapitate: Tre donne nell’Italia del Rinascimento

Presentazione del libro di Jean Claude Maire Vigueur, Elisabeth Crouzet Pavan

Einaudi, 2019
Ne parlano con gli autori Maria Giuseppina Muzzarelli e Matteo Provasi
Tra il 1391 e il 1425 tre donne, spose di importanti signori del Rinascimento, sono condannate a morte e decapitate per ordine dei loro mariti: si tratta di Agnese Visconti (Mantova), Beatrice di Tenda (Milano), Parisina Malatesta (Ferrara). La condanna – inusuale per la  colpa di infedeltà coniugale e stranamente pubblica – rappresenta un enigma che i due storici autori del volume tentano di chiarire ricostruendo, attraverso una mole impressionante di documenti, la vita delle tre donne ed il ruolo importante che esse hanno svolto nella cultura e nella politica del loro tempo. In questo quadro le   condanne appaiono come il tentativo  da parte dei principi rinascimentali di riaffermare  in maniera brutale e inequivocabile il potere maschile.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Incontro con l’autore mercoledì 16 settembre 2020 ore 17

La bottega di Corso Giovecca

Presentazione del libro di Francesca Tani

Este Edition, 2020
Ne parla con l’autrice Vincenzo Iannuzzo
Il protagonista, ormai anziano, sta chiudendo il suo negozio sito in corso Giovecca a Ferrara. Nel suo ultimo giorno di lavoro gli tornano in mente, con nostalgia, gli anni della sua infanzia, quando, nel 1954, dalle campagne copparesi si trasferì a Ferrara, con i suoi genitori. Per loro non fu facile adattarsi alla vita di città ed imparare il nuovo mestiere, ma grazie alla tenacia e alla passione la loro bottega diventò un punto di riferimento nel centro storico. Nel raccontare l’evolversi dell’attività di famiglia e del suo rapporto con Vittoria viene descritta la società italiana del boom economico, gli usi e i costumi di allora e la Ferrara di quegli anni.

Incontro con l’autore giovedì 17 settembre 2020 ore 17

Samuel & Co.

Presentazione del libro di Marco Cevolani

Edizioni Freccia D’Oro, 2019
Samuel, Benedetto, Mattia e Massimiliano sono quella che si potrebbe definire un’atipica famiglia allargata. Mattia si divide fra l’Università, l’officina dove aggiusta moto assieme a Massimiliano e il Collegio San Vitale, dove fa il volontario e lì conosce Davide, un bambino sordomuto e cieco fin dalla nascita. Samuel, terminato il mandato di Ambasciatore delle Nazioni Unite pensa di impiegare le proprie fortune per un grande progetto di portata mondiale. Benedetto infine vorrebbe regolarizzare la relazione con Samuel, cercando di vincere le resistenze di quest’ultimo.  Sullo sfondo, come un’oscura minaccia, la Confraternita e il Signore delle Ombre, i mortali nemici di Maschera e Mantello. A scompigliare le vite dei quattro, l’arrivo di Speranza, una dolce bambina che viene abbandonata sull’uscio della loro casa. Il destino riserverà loro però altre sfide e incontri che porteranno Samuel ad affrontar e nuove responsabilità e Mattia a fare i conti con il proprio passato. In questo romanzo breve si riuniscono, per la prima volta, i canoni narrativi delle avventure di Samuel Bertelli, ex calciatore e filantropo e di Mattia, impegnato assieme a Massimiliano nell’eterna lotta contro il Signore delle Ombre e i suoi seguaci.
Marco Cevolani, classe ’77. Da sempre impegnato nell’associazionismo centese, è stato Presidente della Bocciofila Centese e Vicepresidente del Circolo della Stampa Giuseppe Pederiali, ora ricopre il ruolo di Vicepresidente della Pro Loco del Gambero di Cento ed è Presidente dell’Associazione Mattia e i suoi Amici. Ha pubblicato per il Rovescio Editore di Roma Non posso stare altrove e Per una vita intera, per Edizioni Freccia D’Oro Un passo alla volta, romanzi che hanno per protagonista Samuel Bertelli, Quando le cose cambiano di peso, scritto insieme all’amico giornalista Giuliano Monari, Nicola che salva il Natale e le avventure della collana editoriale Ci pensa Mattia e Mattia serie oscura.

Eventi venerdì 18 settembre 2020 ore 17

Il Giardino del mondo

Viaggio in un quartiere multietnico di Ferrara

Il libro, secondo numero della collana “L’Ansa del vaso” creata dal Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, è stato curato da Corinna Mezzetti (Archivio Storico Comunale) e Beatrice Morsiani (Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara), in collaborazione con Lorenza Cenacchi (Liceo Statale Carducci Ferrara) Alberta Gaiani e Sabrina Virruso (C.P.I.A. Ferrara).
Sarà presente l’Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli.
Dialoga con le curatrici e le collaboratrici Daniela Cappagli.
Il volume, al quale hanno collaborato 38 partner fra istituzioni pubbliche e private, illustra le attività realizzate durante l’anno scolastico 2018/2019 nell’ambito del progetto vincitore del Concorso Io amo i beni culturali, VIII edizione 2018, bandito dall’Istituto per i Beni Artistici Culturali Naturali della Regione Emilia-Romagna. Il progetto, curato dal Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e dal Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di Ferrara (C.P.I.A.), fu presentato in Regione nel 2018 dall’Archivio Storico Comunale di Ferrara, partner culturale capofila e dal Centro provinciale per l’istruzione degli Adulti di Ferrara, partner scolastico capofila, e nacque con l’intendimento di valorizzare il quartiere Giardino, interessato negli ultimi vent’anni da un flusso migratorio inaspettato, che ha colto impreparata la popolazione, preoccupata dall’aumento della microcriminalit& agrave; che ha determinato la diffusione di un clima di intolleranza, chiusura e degrado. Le attività documentate nel volume sono state realizzate grazie alla collaborazione di sette istituti scolastici della città e della provincia, oltre al C.P.I.A. di Ferrara: Nido Comunale Giardino,l’Istituto Comprensivo Govoni, il Liceo Statale Carducci, il Liceo Statale Ariosto, il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Ferrara,il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara, coinvolgendo complessivamente più di mille studenti.
Con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna.

Eventi lunedì 21 settembre 2020 ore 17

Le colombe di Damasco. Poesie da una scuola inglese

Antologia di poesie curata da Kate Clanchy

LietoColle, 2020
Introduce Giorgia Sensi, traduttrice della raccolta, mentre sei giovani lettori presteranno la loro voce, sia in traduzione sia in lingua, interpretando alcune pagine rappresentative.
In occasione della La Giornata internazionale della pace istituita nel 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Si tratta di un’antologia di poesie composte da studenti con un’età compresa tra gli undici e i diciannove anni, e tutti nella stessa piccola scuola, Oxford Spires Academy. Un istituto che ha, però, una speciale caratteristica: il suo miscuglio etnico. Una scuola che molti migranti scelgono, sia le famiglie che arrivano dalle vicine Heathrow e Campsfield e chiedono asilo politico, sia i migranti economici che lavorano nei grandi ospedali o nelle fabbriche d’auto della città. Tutti i ragazzi inclusi nell’antologia vengono da famiglie di migranti e parecchi sono rifugiati.
A testimonianza dell’impegno umanitario sollecitato da questo libro, l’editore Michelangelo Camelliti, e la traduttrice Giorgia Sensi hanno deciso di donare i proventi di ogni copia di questo libro alla UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati, sezione italiana.
In collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi

Eventi martedì 22 settembre 2020 ore 16,30

Se leggo, scopro… l’universo intorno e dentro di noi!

Performance artistica di Michele Marchesani

Libri Suonati
Letture, presentazioni, dibattiti, musica e gioco.
L’Associazione culturale Olimpia Morata quest’anno inizia con un evento di lettura e musica, da un celebre romanzo, “Momo” di Michael Ende, longanesi Ed, 1984, portato magistralmente in un’inedita performance artistica, “Libri Suonati”, che coniuga musica, teatro, letteratura ed improvvisazione, da un’idea di Michele Marchesani, polistrumentista, attore e cantautore. La suggestione che nasce dalla lettura di questo romanzo di successo, ci fa comprendere l’importanza del LIBRO e del piacere della lettura, vero nutrimento per l’uomo. Il romanzo di Ende è stato e continua ad essere un libro importante, dalla sua uscita nel 1984. è un ottimo romanzo sia per i fanciulli che per adulti. La storia e le tematiche trattate, il tempo e quell’inarrestabile corsa degli adulti su cui tanto ci sarebbe da riflettere, sono affrontate con una profondità e una spensieratezza tipica di quei bambini che noi adulti definiamo “maturi”, che forse sono solamente bambini come Momo, capaci di ascoltare e capire tutto. Michele Marchesani ne trae alcuni brani salienti realizzando una vera e propria performance teatral-musicale, in cui la “parola” è guida ed espressione saliente.
A cura dell’Associazione Culturale Olimpia Morata di Ferrara

Incontro con l’autore mercoledì 23 settembre 2020 ore 17

​Storia di Antonio Zanni di Comacchio, pescatore di frodo, contabile, soldato

Presentazione del libro di Giancarlo Bresciani

Edizioni La Carmelina, 2020
Ne parla con l’autore Federico Felloni
Antonio si racconta in prima persona, dal momento in cui nasce nel 1891 sino alla fine dei suoi giorni. Vive intensamente la sua epoca foriera di grandi mutamenti a cui è impossibile sottrarsi sino ad esserne travolto. La realtà di Comacchio degli anni tra la fine Ottocento e inizio Novecento è il suo vero mondo, terra antica immutabile sotto certi aspetti con personaggi unici e di grande umanità, una cultura e tradizioni che lo affascinano sino a volere diventare un fiocinino e restandone condizionato per sempre anche quando la vita lo porta lontano strappato ai suoi affetti, alla sua terra tanto amata e vissuta con vivo rimpianto e passione. Nonostante tutto Antonio, richiamato alle armi riesce a conservare la propria ragione e la propria dignità, nell’assurda e crudele realtà di quella che è stata la grande tragedia della Prima Guerra Mondiale.

Incontro con l’autore giovedì 24 settembre 2020 ore 17

Le bambine. Storie di sguardi sottovoce

Presentazione della silloge di racconti di Zena Roncada

Pentagora, 2019
Dialoga con l’Autrice Edoardo Penoncini
La bambina che non vuole crescere e quella che si scopre grande, all’improvviso. La bambina che nella notte teme l’invasione delle formiche e quella che invece addomestica il buio, suonandolo con le mani. La bambina che s’inventa universi sospesi e quella che già conosce la fatica di un quotidiano pieno di limiti. Tanti incontri, con la natura, le cose e le persone, con la bellezza, la vergogna e la paura, con la gioia, la meraviglia e il dolore, con le partenze, gli arrivi e i ritorni. Tante prime volte che svelano il mondo, registrate attraverso uno sguardo ora intinto nella magia ora così consapevole della realtà da coglierne il senso segreto, le spine e il mistero. Sono storie piccole e immense, quelle raccontate da Zena Roncada, sullo sfondo ad acquerello di tempi e luoghi di un passato vicino.
Zena Roncada (Borgofranco sul Po) vive a Sermide fra le nebbie e i pioppi della Bassa Padana; si occupa di semiotica, di linguistica e di didattica dell’italiano. Scrive storie che raccontano la sua terra e la sua gente, nel presente e nel passato. Oltre a “Bambine” ha pubblicato altre due le sillogi di racconti “Margini. Storie di donne e di uomini senza storia” (2013) sempre con Pentàgora e “Qui come altrove” (2016) per Effigie”.

Incontro con l’autore venerdì 25 settembre 2020 ore 17

Segreti e follie

Presentazione del libro di Lorenza Pigò

Edizioni Mondo Nuovo, 2020
Dialoga con l’autrice Fausto Natali
Due giovani donne bisessuali, affascinanti e spregiudicate, sono travolte da un amore fatto di passione, odio e vendetta. Il loro lavoro le porta a vivere in ambienti esclusivi, tra New York, Londra, Chicago, New Orleans, e nella magia di Roma, dove tutto ha inizio e tutto si trasforma. Ingrid, bellissima e sensuale, con un passato da nascondere, conquista uomini potenti per fare carriera, e seduce donne giovanissime per puro piacere sessuale. La sua intelligenza la mette al sicuro dai rischi occulti dei luoghi che frequenta. Ambiziosa, razionale e sicura di sé fino al giorno in cui incontra Andrea, una ragazza apparentemente dolce e sprovveduta, che cambierà la sua vita in modo tragico e inaspettato. Intrighi internazionali, relazioni segrete, sesso e terrorismo biologico in questo racconto verità che svela, coraggiosamente, le libidinose ipocrisie del clero, la perversa corruzione della politica e le roventi alcove nascoste di personaggi insospettabili. Un romanzo inquietante che rivela i desideri confessati, quelli sconfessati e quelli assolutamente inconfessabili.
Lorenza Pigò è nata a Ferrara. Laurea in Lingue e Letterature Straniere. Tesi di Laurea su Oscar Wilde dal titolo Umorismo e Psicologia. Assistente di volo in una compagnia aerea internazionale, ha conosciuto popoli e continenti dei quali descrive le mentalità e i comportamenti attraverso i suoi personaggi. Ha scritto diversi racconti di satira, “Short Stories”, “Poesie Boccaccesche”; un racconto a sfondo psicologico, “La Mente e la Coscienza”; alcuni brevi racconti comici in chiave giornalistica, “Articoli Giornalistici”, e tre romanzi: “Mistero in Volo”, “Crimini ad Alta Quota” e “Segreti e Follie”. In tutti i racconti sono presenti personaggi appartenenti a varie nazionalità e culture, di mentalità e comportamenti diversi ma con evidenti affinità psicologiche, che si confrontano, si scontrano e si incontrano sul piano umano, sullo s fondo di un affascinante cosmopolitismo in continua evoluzione.

Incontro con l’autore lunedì 28 settembre 2020 ore 17

Ombre nella fortezza

Presentazione del libro di Fabrizio Rinaldi

Albatros Editore, 2019
Dialoga con l’autore Massimo Cavallina
Anno 1604. La fortezza di Legnago viene sconvolta dalla morte di Elvio Fornaciari, medico e chirurgo della città, il cui corpo viene trovato in mezzo alla neve, in una pozza di sangue. Subito gli abitanti pensano sia opera dei saresini, ma il comandante Giambattista De Antoni non è della stessa idea e neanche Rodolfo Randoli, l’alchimista, la cui nipote è rimasta invischiata nella vicenda… Riuscirà Rodolfo a mantenere intatto l’onore della giovane? Ma soprattutto riuscirà a tenerla lontana dal pericolo quando un assassino si aggira a piede libero nella fortezza?
Docente di Lettere e Filosofia, regista teatrale e operatore culturale, Fabrizio Rinaldi, su consiglio di Fernanda Pivano, pubblica underground le sue prime poesie negli anni ’70. Nel 1983 esce il suo romanzo breve L’arcangelo, per la casa editrice Ila Palma. Nel 2017 pubblica con la casa editrice Albatros, il noir Io sono Pietro. Vive a Legnago (Verona).

Conferenze e Convegni martedì 29 settembre 2020 ore 17

​Eresia e pedagogia nella Ferrara del Rinascimento

Ciclo di conferenze a cura di Antonella Cagnolati

Nella prima metà del secolo XVI la splendida città di Ferrara, ricca di cultura e popolata da pittori, artisti, letterati, divenne un crocevia imprescindibile per coloro che, accusati e perseguitati a causa della loro adesione al credo riformato, fuggivano dall’Italia per trovare sponde più sicure altrove, in Svizzera o in Germania. Con l’arrivo di Renata di Francia, sposa di Alfonso II d’Este, il dinamismo culturale si accentuò e acquisì una dimensione internazionale, legandosi in più alla vasta presenza di studenti universitari che provenivano dall’estero per ottenere la loro laurea nel prestigioso Studium ferrarese. Tale compresenza di persone diverse per cultura, origine geografica, religione arricchì la città e produsse frutti notevoli. Un aspetto ancora da indagare è l’influsso che tale eterog eneità provocò dal punto di vista della presenza e della formazione di docenti e personalità a vario titolo implicate nelle prassi educative (come docenti nello Studium, come precettori a corte, come maestri di grammatica), e la ricaduta delle teorie “eretiche” sulla pedagogia posta in essere nella Ferrara degli anni 30 e 40 del secolo XVI.
Le due conferenze comprese nel ciclo intendono indagare i profili biografici di alcuni personaggi e le tracce che essi lasciarono a Ferrara, destinate a durare o a disperdersi nel colpevole oblio del flusso della storia: nello specifico si parlerà di Fulvio Pellegrino Morato, padre della più celebre Olimpia, di Celio Secondo Curione, di Kilian e Johannes Senf (Sinapius).
Antonella Cagnolati è professore ordinario di Storia della pedagogia presso l’Università degli Studi di Foggia. Le sue ricerche vertono sulla storia delle donne e sull’educazione femminile, con particolare attenzione ai modelli comportamentali e alla costruzione dell’identità di genere.

Eventi mercoledì 30 settembre 2020 ore 17

Il Gruppo Scrittori Ferraresi si racconta

Venti anni insieme lungo il cammino della cultura

Coordinano Federica Graziadei, Giuseppe Ferrara, Gina Nalini Montanari, Paola Cuneo, Eleonora Rossi, Nicoletta Zucchini (Direttivo e Redazione del GSF)
Un duplice atteso appuntamento per il Gruppo Scrittori Ferraresi, che nel tempo sospeso dell’emergenza ha continuato a dedicarsi alla poesia, alla scrittura, all’arte, realizzando due raffinate pubblicazioni: il nuovo numero della rivista l’Ippogrifo e il Quaderno Speciale per celebrare il ventesimo compleanno dell’associazione.
La copertina del nuovo Ippogrifo profuma della Donna ginestra, un’opera creata dall’estro dell’artista Roberta Fava. La copertina e l’apparato iconografico del Quaderno sono invece opere dell’artista Marco Tessaro. Curato da Giuseppe Ferrara, il Quaderno è una pubblicazione straordinaria per fare memoria del Gruppo, con contributi preziosi di soci affezionati, ma con uno sguardo di attenzione rivolto ai giovani e ai laboratori di scrittura proposti in occasione del ventennale. Perché questo è il tratto distintivo dell’associazione culturale Gsf: riunire generazioni diverse nel nome della parola che salva. In questo vasto e microscopico sbandamento dei giorni e delle distanze, segretamente e silenziosamente, nuovi ritmi e rinnovate parole ci hanno tenuti insieme. Pur avendo dovuto rallentare, pur restando distanziati fisicamente, il Gsf ha voluto proseguire il nostro dilettevole lavoro: è sta to come sintonizzarsi sulla stessa stazione radio e ascoltare una musica sapendo che anche gli altri la stavano ascoltando. Tutti abbiamo fatto gli stessi gesti: accogliere e raccogliere parole da segnare come una lista della spesa su un post-it o una confidenza su una pagina di diario, uno scatto su Instagram, una semplice registrazione vocale. “In questa progressione della vita che sembra l’immobilità stessa nella massa dei movimenti…” (W.C.Williams) alla fine la “Primavera” è tornata perché queste sono le uniche cose che si possono fare. Tornare e vivere.
La donna dai capelli di ginestra di Roberta Fava, le immagini famigliari di Marco Tessaro sono le migliori espressioni di questi desideri.”
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

geopolitica

L’impero nascosto

“Gli Stati Uniti non sono, oggi, un impero simile ai precedenti storici, da quello romano a quello britannico. E quando gli si sono avvicinati hanno comunque seguito modelli acquisitivi ed espansionistici diversi, mostra Immerwahr. Di quello britannico, però, hanno adottato la giustificazione razziale, sposandola con quella Provvidenziale. A fine Ottocento, ne davano testimonianza le parole dello storico e senatore Albert Beveridge, per il quale era stato Dio stesso a gettare “su questo suolo il seme di un popolo forte… una razza conquistatrice… Un popolo imperiale per virtù della sua forza, per diritto delle sue istituzioni, per autorità dei suoi disegni ispirati dal cielo, un popolo che dona la libertà, che non vuole tenersela per sé”. Era il 1898, l’anno in cui gli Stati Uniti annettevano le Hawaii e sconfiggevano la Spagna a Cuba e a Manila, prendendole le Filippine e Guam, Puerto Rico e le Virgin Islands. Subito dopo si sarebbero presi anche la loro parte dell’arcipelago di Samoa. Oceano Pacifico e Caraibi.
È da lì che inizia davvero il libro di Immerwahr ed emerge la sua rilevanza.
(…) Il libro tratta più estesamente la vicenda delle Filippine. Caso più importante e controverso degli altri sia per la loro importanza economica, sia per la densità della loro popolazione, sia per il succedersi dei drammatici passaggi di mano tra Spagna, Stati Uniti, Giappone e di nuovo Stati Uniti nel corso del primo Novecento. Al termine della Seconda Guerra Mondiale, dopo la conquista giapponese e i bombardamenti statunitensi, tra il 20 e 25 per cento degli edifici risultò distrutto o danneggiato e le vittime furono più di 1,6 milioni. Sebbene la guerra nelle Filippine sia stata “di gran lunga l’evento più distruttivo mai avvenuto sul territorio statunitense”, essa compare raramente nei testi di storia, conclude Immerwahr. Manila era stata anche, però, oggetto di ripetute promesse di indipendenza, prima della guerra. E avendo i Giapponesi concesso l’indipendenza durante la loro occupazione, gli Stati Uniti non potevano fare marcia indietro. Le Filippine divennero indipendenti nel 1946.
Prese forma allora, grazie all’egemonia militare, economica e politica acquisita dagli Stati Uniti con la guerra (e grazie alla Guerra Fredda), la struttura finale, attuale, dell’impero. Immerwahr lo chiama “impero puntillista”: non macchie di colore – come il rosso britannico sulle carte geografiche – distribuite su tutto il globo e collegate tra loro da un’unica rete di cavi per le comunicazioni interimperiali, ma una rete di punti sparpagliati nei luoghi strategici e sempre più collegati tra loro via etere. Durante la guerra, gli Stati Uniti “possedevano la cifra sconvolgente di trentamila impianti su duemila basi oltremare”. Dopo, se da una parte i movimenti anti-imperialisti impedirono a chiunque anche solo di immaginare la possibilità di acquisire nuove colonie, dall’altra, fu proprio quella presenza diffusa a suggerire i nuovi modi per “proiettare potere in tutto il pianeta”. Non nuovi “possedimenti”, dunque, ma egemonia economico-militare (e, non trascurabile, linguistico-culturale), accordi e trattati, basi militari in territori propri oppure in nazioni ospitanti, con estensioni, autonomie ed extraterritorialità diseguali. E certo, sempre, anche guerra; anch’essa però combattuta in modi diversi dal passato.

https://byebyeunclesam.wordpress.com/author/byebyeunclesam/

 

politica

Teoria della dittatura

Fonte: L’Opinione

Michel Onfray con questo saggio ci offre una “nuova” concezione della dittatura, che non è quella classica del secolo XX, in cui il termine era usato (soprattutto) per designare il totalitarismo, ma è la dittatura mascherata, con parecchi punti di contatto con il dispostismo mite descritto da Tocqueville in un celebre passo della Democratie en Amérique (2,4,6).
L’autore si pone il problema se la società attuale sia veramente libera, o almeno, abbia fatto negli ultimi decenni progressi verso la libertà. Per rispondere a questi interrogativi usa criteri desunti dalle due opere di Orwell più note: 1984 e La fattoria degli animali, in cui il romanziere inglese descriveva i totalitarismi del XX secolo: nazismo e comunismo. Da queste, Onfray desume sette “comandamenti” idonei a demolire le libertà e realizzare una dittatura: distruggere la libertà, impoverire la lingua; abolire la verità; sopprimere la storia; negare la natura; propagare l’odio; aspirare all’impero.
Ai comandamenti seguono i “principi” che ne sono le deduzioni conseguenti, come Praticare una lingua nuova, Usare un linguaggio a doppia valenza, Inventare la memoria, Cancellare il passato, Creare la realtà, e così via.
Comandamenti e principi che si trovano, per lo più, sia nei totalitarismo del Novecento che nell’Europa di Maastricht, qui ovviamente in versione soft. Una particolare attenzione l’autore da alla comunicazione: Orwell in 1984 aveva descritto una società in cui il potere era esercitato prima che con la coazione, con un raffinato stravolgimento del legame tra realtà e rappresentazioni verbali. La neolingua è finalizzata a ridurre il pensiero “il potere sulle cose passa per il potere sulle parole”. La stessa riduzione dei vocaboli, la semplificazione della grammatica e della sintassi riducono le possibilità di un pensiero diversificato ed analitico. Ancor più se i termini sono (volontariamente) equivoci. Si arriva così a creare una realtà immaginaria: la realtà non ha un’esistenza autonoma, indipendente dal soggetto: è un prodotto della coscienza del soggetto che “le fornisce senso, vita e verità”. Continua Onfray, “una metafisica di questo tipo è estremamente interessante dal punto di vista politico… Se la realtà è solo quello che la coscienza le permette di essere, basta agire sulle coscienze per produrre la realtà che si desidera. In ambito di realtà, ciò che è, è soltanto ciò che si trova dentro la coscienza, quindi dentro la testa del soggetto. Grazie all’educazione delle coscienze, il potere potrà allora produrre la realtà che più gli conviene”.
Ovviamente per far questo occorre “non credere a quello che si vede o a quello che si sente;… credere soltanto a quello che il Partito sostiene”. Ossia la scissione tra rappresentazione verbale e realtà serve a corroborare l’esercizio del rapporto di comando-obbedienza, quindi a creare consenso al potere. Più consenso significa usare meno la forza.
L’autore riporta le frasi di uno dei personaggi di 1984, l’intellettuale-dirigente del partito. Questi racconta al protagonista “Tu credi che la realtà sia oggettiva, esterna, che esista di per sé. Credi anche che la natura della realtà si riveli da sé… Ma, Winston, ti assicuro che quella realtà non è esterna…(esiste) soltanto nella mente del Partito, che è collettiva e immortale. Ciò che il Partito considera la verità è la verità”. Anche la storia è vissuta e percepita in 1984 attraverso il ministero della Verità, solo in funzione del presente e in quanto serve al potere: il passato è riscritto per le esigenze contingenti del partito.
Nella conclusione l’autore sostiene “Chi può dire, oggi come oggi, di non essere d’accordo sul fatto che il ritratto del totalitarismo abbozzato da Orwell sia quasi un affresco dei nostri anni? Anche oggi, in effetti, la libertà è difesa male, la lingua messa sotto attacco, la verità cassata, la storia strumentalizzata, la natura bypassata, l’odio incoraggiato e l’imperialismo in marcia”. Il culto votato oggi al progresso è un “progressismo nichilista”, una marcia verso il nulla: e Onfray enumera tutti i sintomi che riconducono ai “comandamenti” di Orwell la situazione attuale, tra cui la moralina, concetto di Nietzsche il cui “nome rimanda, da una parte alla morale” e dall’altra agli stupefacenti, la quale “contamina queste stesse fonti con un manicheismo capace solo di opporre il bene al male, i buoni ai cattivi, il verso al falso, l’informazione all’intossicazione”. In un mondo siffatto il “progresso” consiste “nel mobilitare la scuola, i media, la cultura e il web per fare propaganda… nel nascondere il vero potere e nello sviare altrove l’attenzione… consiste infine nel governare senza il popolo, contro il popolo e nonostante il popolo”.
Ossia nella mistificazione di un potere il quale diffonde un conformismo di massa per esercitare il dominio (detto nella vecchia lingua) o la governance, come si esprimono, nella neolingua, le classi dirigenti. Ma come possa ciò salvarci dall’evidente decadenza in cui sta sprofondando lentamente l’Europa e, più in fretta, l’Italia, non è dato comprendere. Anzi è (il frutto e) la derivazione, nel senso di Pareto, di questa stessa decadenza.

(*) Michel Onfray, Teoria della dittatura, Ponte alle Grazie 2020, pp. 219, 16,50 euro.

fantascienza

Esperimenti e catastrofi

Oscar Vault

a cura di Beppe Roncari

Frank Herbert “Esperimenti e catastrofi”

 

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Dal genio del creatore di “Dune”, il Drago Urania “Esperimenti e catastrofi” raccoglie tre romanzi che, in modo diverso e originale, affrontano il tema tanto caro a Frank Herbert del rapporto fra uomo e ambiente.

Ne “L’alverare di Hellstrom” (1973) la fantascienza si fonde con lo spionaggio, sullo sfondo di un’enorme cospirazione sociale e politica ispirata al premiato documentario The Hellstrom Chronicle, del 1971. Sull’onda del successo dei film di fantascienza con mostri come le formiche giganti di “Assalto alla Terra”, gli autori del documentario avevano alternato alle riprese entomologiche degli spezzoni narrativi. Lo scienziato che vi compariva lasciava intendere che gli insetti avevano un’organizzazione sociale superiore a quella umana e che ci sarebbero sopravvissuti. Herbert dà al suo protagonista lo stesso nome e cita espressamente brani del documentario nei capitoli del libro. Hellstrom è un personaggio complesso, che ha abbandonato l’organizzazione sociale e morale degli esseri umani per quella dell’Alveare, una struttura in cui uomini e donne sono modificati geneticamente e chimicamente per vivere come insetti, al servizio del bene supremo della comunità. Il progetto va avanti da secoli, con lo scopo finale di sostituirsi a un’umanità asfissiata dal controllo di uno stato di polizia immorale e da una burocrazia corrotta. Paradossalmente, Herbert non sembra fare il tifo per i “buoni”, gli agenti di un’anonima agenzia governativa sulle tracce di Hellstrom e del suo misterioso “Progetto 40”, di cui l’agenzia vuole assolutamente impadronirsi, anche a costo di sacrificare i propri uomini.

“Esperimento Dosadi” (1977) ci porta nella fantascienza spaziale classica: l’uomo è solo una delle tante razze della Consenzienza, e i viaggi interstellari sono consentiti dalle stelle stesse, rivelatesi esseri intelligenti ed empatici, chiamati Calebani. Le civiltà aliene, come quella dei Gowachin, umanoidi anfibi che vivono in un perenne stato di paranoia e di sfiducia nei confronti degli altri, sono sviluppate da Herbert in modo realistico e verosimile. La massima espressione della civiltà Gowachin è l’arena legale, un’“arena” in senso letterale: durante un processo Gowachin nessuno è al sicuro, né gli avvocati né tantomeno i giudici, e l’unico esito possibile è la pena capitale. Nei rari casi in cui in cui un processo si concluda con un verdetto di innocenza, è usanza dei Gowachin linciare l’imputato uscito indenne, reo di aver richiesto senza motivo l’intervento della Legge. Dosadi è un pianeta deserto e mortifero su cui qualcuno ha organizzato un barbarico e segreto esperimento sociale di massa, costringendo milioni di Umani e di Gowachin a convivere nell’unica città fortezza e a lottare per la sopravvivenza in condizioni peggiori di quelle di un campo di concentramento, privati della memoria e isolati dalla Consenzienza da un impenetrabile barriera chiamata Muro di Dio. Come tutti gli esperimenti fantascientifici che si rispettino, anche quello condotto su Dosadi sfuggirà al controllo, con conseguenze inimmaginabili.

“Il morbo bianco” (1982) tocca le vette del filone della fantascienza catastrofista: un virus, modificato geneticamente allo scopo di vendicare un attentato dell’IRA, stermina quasi tutte le donne dei paesi incriminati (Irlanda, Gran Bretagna e Libia), per poi sfuggire al controllo del suo stesso creatore e minacciare la sopravvivenza dell’umanità intera. Il biologo molecolare responsabile del virus si rifugia proprio in Irlanda, iniziando una sorta di viaggio catartico insieme a un prete, a un ragazzo che ha fatto voto di silenzio e a uno dei terroristi dell’IRA responsabili dell’attentato in cui era stata trucidata la sua famiglia.

I tre romanzi di “Esperimenti e Catastrofi” si caratterizzano tutti per la feroce tensione fra la dimensione politica e quella del singolo. Pochi individui eccezionali, dei veri e propri superumani come il Kwisatz Haderach di “Dune”, sottoposti alle pressioni di una società oppressiva e stagnante, diventano il catalizzatore di un processo destinato a sconvolgere lo status quo, a livello planetario o galattico.

Come nel resto dell’opera di Herbert, le azioni dei singoli non hanno mai le conseguenze previste. C’è sempre una forza più grande in azione, la Natura, l’Evoluzione, la Storia. Le singole volontà individuali non sono altro che un’entità più grande in grado di enormi salti evolutivi pur di sopravvivere. Il mondo che ne emergerà “dopo” non sarà mai più lo stesso.

Primo piano

Coronavirus

coronavirus-il-nemico-invisibile-183173Perché un Istant Book sul Covid-19?

Perché in un momento di crisi planetaria, in cui si fatica a comprendere il vero volto di quello che ho definito un “nemico invisibile”, era a mio dire necessario provare fare chiarezza e tentare di ricostruisce la genesi e la diffusione della pandemia, presentando anche le incongruenze, le lacune e le contraddizioni della versione “ufficiale”.

L’obiettivo che mi sono posta era quello documentare come esista un acceso dibattito su diversi punti cruciali che a oggi risultano ancora fumosi e indeterminati: in particolare origineluogo e cause del contagio. Esistono infatti ipotesi diverse, persino sostenute da eminenti scienziati o analisti, che si differenziano dal resoconto semplicistico che è stato offerto all’opinione pubblica.

La seconda parte del libro, curata dall’avv. Luca D’Auria, vuole invece raccontare un’ipotesi sul presente e sul futuro provando a in chiave filosofica, sociologica e antropologica i mutamenti della nostra società schiacciata sotto il peso dell’emergenza sanitaria.

Quali sono le tesi alternative che analizzi nel libro?

Va fatta una premessa: non sappiamo ancora nulla di certo. A oggi risultano fumosi e indeterminati dei punti cruciali che riguardano la pandemia: in particolare origine, luogo e cause del contagio. Pertanto ho preso in considerazione, citando fonti documentate, anche la pista dell’errore umano, cioè l’ipotesi della fuga del virus dal laboratorio di biosicurezza di Wuhan; la possibilità che il contagio non sia partito in Cina; un attacco bioterroristico.

Secondo «The Lancet», in uno studio realizzato da diversi ricercatori esperti in virologia ed epidemiologia, l’ipotesi della genesi del contagio dal mercato ittico, che è diventata la versione “ufficiale”, non sarebbe del tutto fondata. Nel report gli studiosi hanno messo in luce come 13 dei 41 casi successivi al paziente zero non abbiano avuto alcun contatto con il mercato di Wuhan, escludendo anche che vi siano stati «legami epidemiologici fra il primo paziente e gli altri casi».

In un articolo del 2017 per «Nature», David Cyranoski sollevava inquietanti dubbi sulla sicurezza del laboratorio di Wuhan, scrivendo che alcuni scienziati al di fuori della Cina erano preoccupati per la fuga di agenti patogeni e per l’aggiunta di una “dimensione biologica alle tensioni geopolitiche” tra la Cina e altre nazioni. Cyranoski già nel 2017 accennava pertanto all’allarme sollevato da diversi scienziati, preoccupati per l’eventuale fuga di agenti patogeni dal laboratorio di Wuhan.

L’eminente epidemiologo e pneumologo Zhong Nanshan – colui che scoprì il coronavirus SARS nel 2003 – ha invece dichiarato durante una conferenza stampa del 27 febbraio che sebbene il virus sia apparso per la prima volta in Cina «potrebbe non essere nato in Cina».

Altrettanto emblematiche le accuse ufficiali rivolte agli USA, che spostano il dibattito sullo scacchiere geopolitico. Giovedì 12 marzo il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, tramite un tweet al vetriolo, ha accusato il governo americano di poter essere responsabile della genesi della pandemia: i militari statunitensi potrebbero aver portato il coronavirus a Wuhan. La posizione di Lijian è stata ripresa e condivisa da diversi ricercatori e analisti. La CNN, per esempio, ha ricordato un episodio che descrivo nel primo capitolo del libro: lo scorso ottobre centinaia di atleti delle forze militari americane erano a Wuhan per i Military World Games. Il direttore del Centers for Disease Control (CDC) Robert Redfield, in un video pubblicato da «People’s Daily», ammette che alcuni americani che in precedenza – prima dell’inizio dell’epidemia in Cina – si pensava fossero morti di influenza sarebbero stati in realtà contagiati dal Covid-19.

Vi sono poi ipotesi più estreme che intendono avvalorare invece la pista della guerra batteriologica. Un eventuale attacco bioterroristico, secondo queste teorie, rientrerebbe all’interno della guerra commerciale tra USA e Cina. I Paesi più colpiti dal contagio, oltre alla Cina, infatti, sarebbero l’Italia e l’Iran, partner commerciali di Pechino. La pandemia ha infatti danneggiato la Nuova Via della Seta, BRI (Belt and Road Initiative), l’ambizioso programma del governo cinese che intende finanziare con oltre 1.000 miliardi di dollari volti alla realizzazione o al potenziamento di infrastrutture commerciali – strade, porti, ponti, ferrovie, aeroporti – e impianti per la produzione e la distribuzione di energia e per sistemi di comunicazione in quasi ogni angolo del pianeta.

 

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Letteratura

Festa del racconto

Sono attesi alcuni grandi nomi della scena editoriale contemporanea come Valentina Petri, Stefania Auci, Massimiano Bucchi, Roberto Costantini con le loro novità editoriali, ma anche quest’anno non mancherà la riscoperta di grandi classici del racconto, con due incontri dedicati autrici di culto come Clarice Lispector e Dorothy Parker: la Festa (estiva) del Racconto si conclude a Carpi con quattro giornate dedicate alla passione per i libri e al piacere di incontrarsi per condividerla. Da giovedì 20 a domenica 23 agosto si alternano libri a colazione, aperitivi, spettacoli e serate con gli autori. Tutti gli appuntamenti sono gratuiti, su prenotazione

Giovedì 20 agosto
Mentre si annuncia un altro anno scolastico decisamente insolito, Valentina Petri apre il lungo weekend letterario con il suo “Portami il diario. Il mio indimenticabile anno da prof” (Rizzoli). Il primo giorno di scuola la supplente, “quella nuova”, fa già fatica a trovare la classe che le è stata assegnata, perché la numerazione delle aule, quando c’è, è messa a casaccio. Finalmente arriva, entra, e naturalmente non se la fila nessuno. Parlare di programmi, libri di testo e simili è chiaramente inutile. Meglio mettersi in “modalità damigella in pericolo” e chiedere agli studenti info sulla scuola, sulle materie, sui colleghi. È fatta: non si fermano più. Il problema della scuola, dice la supplente, è che ci ostiniamo a chiedere ai ragazzi le cose che non sanno, invece di quelle che sanno. Inizia così il romanzo – in gran parte autobiografico – di Valentina Petri, docente di italiano in un istituto professionale, molto attiva su Facebook dove ha una pagina che porta il titolo del libro. L’autrice incontra il pubblico della Festa del Racconto giovedì 20 agosto alle 21.30 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio. 

Venerdì 21 agosto
E’ il caso editoriale degli ultimi anni, il best seller del 2019 con oltre 400.000 copie vendute e 23 edizioni, ai vertici delle classifiche di vendita per mesi, una serie tv in fase di realizzazione, traduzioni in più di 20 paesi fra cui gli Usa. “I leoni di Sicilia” (ed. Nord) racconta la storia dei Florio, storica famiglia di Palermo che, partendo da una bottega di spezie, è riuscita ad arrivare più in alto di tutti, non senza suscitare invidie. Il libro, frutto di approfondite ricerche che Stefania Auci ha condotto in biblioteche e cronache giornalistiche dell’epoca, dipana i fili di questa famiglia – dai moti del 1818 allo sbarco di Garibaldi in Sicilia – dall’autrice stessa definita “di uomini orgogliosi, forti e senza scrupoli, ma anche testardi, arroganti e schiavi delle passioni”. Stefania Auci lo presenta a Carpi venerdì 21 agosto alle 21.30 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio.

Sabato 22 agosto
La giornata comincia al Cookies Kitchen & bar alle 9.30 con “libri a colazione” e un incontro dedicato a Clarice Lispector, la più importante scrittrice brasiliana del Novecento. La instagrammer Petunia Ollister dialoga con Roberto Francavilla, traduttore e curatore del volume Tutti i racconti (Feltrinelli), per guidare lettrici e lettori attraverso l’universo personale labirintico, frantumato e profondissimo della Lispector. Il volume, che riunisce più di ottanta racconti, costituisce un esperimento artistico di raffinatissima scrittura e racchiude tutta la quintessenza creativa di quella che è stata definita dal New Yorker “l’indimenticabile Clarice Lispector: un Cechov al femminile sulle spiagge di Guanabara” (alle 9.30 presso il Cookies Kitchen & bar).

La giornata prosegue alle 17.30 con un appuntamento dedicato ai bambini: lo spettacolo di Susi Danesin “Giacomino e altre storie”. Sulla scena una raccontastorie e la sua valigia piena di libri: tra questi uno racconta la storia di un bambino di nome Giacomino che un giorno scambia al mercato una mucca per tre fagioli … ma non erano fagioli normali! Dopo aver piantato i fagioli, Giacomino vivrà incredibili avventure ambientate in un luogo lontano, su tra le nuvole, dove incontrerà un gigante cattivo che riuscirà a sconfiggere con l’astuzia. Parole e suoni si mescolano, in una narrazione in cui ogni elemento interagisce con gli altri: non solo un dialogo tra un’attrice e una musicista, ma anche tra narratrice e pubblico, il quale sarà chiamato a offrire il proprio contributo sonoro al momento giusto (alle 17.30 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio).

Alle 18.30 è in programma un aperitivo con l’autore Massimiano Bucchi presso il Cookies Kitchen & bar che presenta il suo con Io&Tech (Bompiani), dialogando con Petunia Ollister. Lo spunto del libro parte da una consapevolezza: la tecnologia è una presenza costante nella nostra vita quotidiana. Le notifiche scandiscono le nostre giornate, i servizi offerti dai colossi dell’economia digitale selezionano le informazioni a cui possiamo accedere, propongono i temi da discutere, suggeriscono nuovi contatti e reti sociali. Ma vivere con la tecnologia non significa comprenderla. A scuola non se ne parla quasi mai. Nei media se ne parla perlopiù per esaltarla, o per demonizzarla. Con il tono spigliato e ironico di chi conosce molto bene la materia, con Io&Tech (Bompiani) Massimiano Bucchi ci accompagna tra sette semplici lezioni, dialoghi immaginari con le nostre App ed esercizi rivelatori da fare con lo smartphone. Per ricordarci che non c’è rosa (tecnologica) senza spine (alle 18.30 presso il Cookies Kitchen & bar).

La serata, a partire dalle 21.30, è dedicata a un giallo, scritto di getto in tempi di lockdown: “Anche le pulci prendono la tosse”(Solferino) dell’autore della “Trilogia del Male” Roberto Costantini, il racconto di vite che si intrecciano in un comune travolto dalla pandemia: l’autore viene intervistato da Alessandra Tedesco, giornalista di Radio 24. Proprio la drammatica vicenda della pandemia ha spinto l’autore a devolvere i diritti del libro alla ricerca contro il coronavirus, a favore dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani. Il romanzo, scritto in una notte durante i mesi di chiusura, racconta proprio lo sconvolgimento delle vite dei protagonisti nel periodo che ha stravolto tutti. Raymond il poliziotto, Beatrice l’infermiera, Salvatore il piccolo imprenditore e Regina l’insegnante entrano nel tunnel della pandemia, e ci entrano con le loro vecchie paure, frustrazioni, amori perduti e sconfitte, e con un carico di umana meschinità. Il virus è un vento di morte, ma anche un formidabile acceleratore di destini. E i loro deflagrano. Nel momento più buio, uomini e donne che pensavano di non avere più niente da chiedere o da perdere si troveranno di fronte l’occasione per riscattare una vita spenta. Una storia d’amore e di dolore, in cui si ride a crepapelle e si piange disperatamente, che parla del nostro tempo, delle nostre scelte, della possibilità di capovolgere il proprio futuro (alle 21.30 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio).

Domenica 23 agosto
L’ultima giornata di festival comincia con un altro appuntamento di “libri a colazione” dedicato al genere del racconto: alle 9.30 la giornalista del Il Foglio Annalena Benini presenta Dorothy Parker: scrittrice, poetessa e giornalista americana, è un’icona del ventesimo secolo, rappresenta tutto il fascino, la raffinatezza, lo snobismo intellettuale della New York degli anni venti e trenta. Cominciò a scrivere per Vogue nel 1914 e in seguito prese il posto di P.G. Wodehouse a Vanity Fair. Quando venne fondato il New Yorker nel 1925, Parker fu da subito una collaboratrice fissa, diventando famosa per il suo spirito caustico. Spesso preda di depressione si diceva che le sue uniche passioni fossero il gin, i cani e i barbiturici. I suoi racconti, recentemente ripubblicati da Astoria in due raccolte rispettivamente intitolate “Eccoci qui” e “Dal diario di una signora di New York” sono considerati dei piccoli capolavori (alle 9.30 presso il Cookies Kitchen & bar).

La Festa del Racconto si chiude con un’omaggio alla più grande voce italiana che ha da poco compiuto ottant’anni: Silvia Testoni Nuclear Band alle 21.30 propone il concerto “Mina vagante”, che ripercorre la carriera di Mina, dai primi anni del virtuosismo vocale a quelli del sodalizio con Battisti, dalla Mina sensuale e malinconica delle canzoni di Malgioglio alle reinterpretazioni di successi pop internazionali, fino all’ultimo lavoro con Fossati (alle 21.30 nel Cortile d’Onore di Palazzo dei Pio).

Infoline e prenotazioni: per accedere agli eventi è necessario prenotarsi sul sito www.festadelracconto.it

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Argomenti vari

Cibo, malattia e agroindustria

«Come dicevano gli antichi Veda: “In questa manciata di terra c’è il tuo futuro. Prenditene cura ed essa ti sosterrà e ti darà cibo, vesti, riparo e bellezza. Distruggila ed essa ti distruggerà”».

«L’industria agrochimica e l’agrobusiness, l’industria del cibo spazzatura e quella farmaceutica ottengono grandi profitti, mentre la natura, le nazioni e le popolazioni diventano sempre più deboli e malate».

«Quando tutto il sistema dell’agroindustria assume una posizione di dominio, cominciano a diffondersi su larga scala malattie croniche  legate all’alimentazione. I nativi americani chiamano questo fenomeno powaqqatsi “un essere, uno stile di vita, che consuma le forze viventi a proprio vantaggio esclusivo”».

«Il cibo che si ottiene usando sostanze chimiche rovina la salute in tre modi. Prima di tutto, contribuisce alla fame e alla malnutrizione perché si concentra su poche materie prima , gran parte delle quali è destinata a diventare biocarburante e mangime per animali. E’ ciò che accade al 90% del mais e della soia, che non va ad alimentare gli esseri umani. Solo il 30% del cibo che mangiamo proviene  dalle grandi aziende agricole industriali. Il 70% proviene da piccole fattorie che usano solo il 20% della terra agricola. In secondo luogo, poiché l’agricoltura industriale produce monoculture uniformi e omogenee, contribuisce alla diffusione delle malattie correlate alla carenza di nutrienti vitali e variati nella nostra dieta».

«Il terzo punto riguarda le sostanze chimiche usate in agricoltura, che penetrano nel nostro cibo e contribuiscono all’insorgere di malattie come il cancro. Sono state create per uccidere e continuano ad uccidere».

«Le malattie non trasmissibili causano il 70% dei decessi a livello mondiale, per un totale di 40 milioni di morti all’anno, di cui circa 15 milioni di età inferiore ai 70 anni. Le principali malattie non trasmissibili  comprendono le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori e le malattie respiratorie croniche . Gran parte delle malattie non trasmissibili  sono legate alla dieta e causate da fattori biologici di rischio quali:pressione sanguigna, zucchero nel sangue, lipidi nel sangue e grasso corporeo, ateroscleorosi dei vasi sanguigni, trombosi».

«In Italia ci sono 365 mila diagnosi di tumori in Italia in anno, esclusi quelli della pelle. 1000 al giorno».

«La stessa manciata di multinazionali vende sia le sostanze agrochimiche tossiche per l’agricoltura industriale, che compromettono la salute, sia i prodotti farmaceutici pensati con lo stesso paradigma per somministrarli alle persone che si ammalano».

Pesticidi

«Un cittadino medio ha in corpo dalle 300 alle 500 sostanze chimiche in più rispetto a 50 anni fa».

«In particolare, il cervello in via di sviluppo è estremamente sensibile e i pesticidi sono tra le cause più importanti di quella che si può definire una “pandemia silenziosa”».

«L’ammasso di animali, spesso provenienti da varie parti del mondo per ricostruire la scorta delle stalle, può creare una bomba ecologica considerando che i virus  di cui sono portatori, modificati dalle molecole chimiche presenti nei vari medicinali, possono dar vita, attraverso ignote ricombinazioni, a imprevedibili e devastanti epidemie».

«Il paradigma industriale agricolo, ancora oggi dominante e radicato nell’ideologia meccanicistica e riduzionista, non è in grado di affrontare l’attuale crisi sanitaria che ha contribuito a creare, poiché occuparsi dei legami fra cibo e salute è inconciliabile con i suoi principi essenziali».

Agroindustria e ambiente

«Quasi il 50% dei gas di serra è prodotto dall’agricoltura industriale e globalizzata».

«Globalmente l’agricoltura industriale è responsabile per il 75% della distruzione ecologica della biodiversità, terra e acqua, e contribuisce al 50% delle emissioni di gas di serra che causano inquinamento atmosferico e caos climatico. Quasi il 75% delle malattie croniche non trasmissibili è correlato al cibo».

Distruzione di cultura e biodiversità

«La sostituzione e lo sterminio delle cultura va a braccetto con lo sterminio e l’estinzione della biodiversità delle piante. Le specie sono spinte all’estinzione una velocità 100 – 1000 volte superiore al normale».

«In agricoltura il 93% della biodiversità vegetale è scomparsa. Le piante come gli esserei umani, sono manipolate violentemente per il profitto dell’1% degli uomini».

«Il 75% della diversità genetica è scomparso in soli cento anni. Dalle diecimila specie originarie, oggi si è arrivati a coltivarne poco più di 150 e la stragrande maggioranza del genere umano si ciba di non più di dodici specie di piante».

«Nel 2016 il mercato mondiale di semi, con un giro di affari di miliardi di dollari, risultava per il 55% nelle mani di cinque grandi multinazionali, in confronto al 10% del 1985, alcune delle quali controllano contemporaneamente una altro mercato multimiliardario, cioè quello dei pesticidi (erbicidi, insetticidi e anticrittogamici)».

«A causa del sistema produttivo industriale, le colture dal dopoguerra ad oggi, hanno perso il 25/70% delle loro sostanze nutritive».

Chi sono i veri scienziati

«Un agricoltore conosce si suoi semi, la sua terra, i suoi prodotti, gli aniamli, gli alberi, le stagioni, la comunità.  E’ quindi uno scienziato».

«In realtà, tutta l’agricoltura  tradizionale e la selezione delle sementi poggiano sul sapere dei contadini. Il sistema industriale ha da offrire solo veleni all’agricoltura».

«Una nonna, una madre, una ragazza che sanno come trasformare il cibo proveniente dai nostri campi in un pasto delizioso e nutriente sono scienziate dell’alimentazione. Un medico ayurvedico è uno scienziato, così come lo sono i popoli indigeni  e le donne. Incarnano il sapere interattivo e dinamico. Il loro sapere è la capacità di vivere nell’unità, sapendo che siamo uno. Gli insegnamenti di un universo interconnesso, vibrante  e abbondante, si ritrovano nelle culture indigene, oltre che in tutti gli insegnamenti spirituali».

L’agricoltura biologica conviene a tutti

«I redditi netti degli agricoltori che praticano l’agricoltura biologica aumentano ulteriormente perché è eliminato, evitato e risparmiato l’uso di apporti esterni costosi, come semi , fertilizzanti, pesticidi e irrigazione intensiva. Se consideriamo il beneficio netto per la società, oltre al reddito degli agricoltori, l’agricoltura biologica si dimostra ancora di molto superiore all’agricoltura convenzionale».

Chi sfama davvero il mondo

«L’agricoltura industriale, nonostante l’ingente consumo di risorse, non è in grado di garantire la sicurezza alimentare dei popoli. Al contrario la maggior parte del cibo che mangiamo è ancora prodotta da piccoli e medi agricoltori, mentre la stragrande maggioranza delle colture provenienti dal settore industriale, come mais e soia, è utilizzata principalmente come mangime per gli animali o per produrre biocarburanti».

«La pretesa che l’agricoltura industriale sia necessaria a risolvere il problema della fame nel mondo sia totalmente priva di fondamento, oltre che smentita nei fatti».

«I piccoli agricoltori sono in proporzione più produttivi delle grandi aziende industriali: pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile, riescono a fornire il 70% del cibo a livello mondiale».

«La presunta  maggiore produttività dell’agricoltura industriale richiede una quantità di input dieci volte superiori in termini di energia rispetto a quanto produca successivamente in termini di alimenti. Il sistema agricolo industriale ha dunque una produttività negativa, e non potrebbe sostenersi senza le enormi sovvenzioni pubbliche».

Il cibo chimico non conviene

«Si sostiene spesso che i prodotti alimentari abbiano il vantaggio di essere “economici”. I costi di produzione, trasformazione e distribuzione sono in realtà molto elevati e la convenienza è solo apparente. Questa impressione di convenienza è ottenuta artificialmente sopratutto grazie a ingenti sussidi pubblici, all’esternalizzazione dei costi sociali, ambientali e sanitari, e attraverso la manipolazione dei mercati».

«L’industria rifiuta sistematicamente di assumersi le responsabilità dei danni causati dalla malnutrizione, dai pesticidi e dalle malattie croniche».

Chi paga i danni

«I cittadini di tutto il mondo stanno pagando di tasca loro miliardi di sovvenzioni che si trasformano in profitti per le stesse società che causano l’aumento delle malattie attraverso la produzione di cibo tossico e vuoto dal punto di vista nutrizionale. Con questo sistema i redditi delle piccole e medie aziende agricole crollano, i profitti dell’industria aumentano e la qualità del cibo crolla. Lo scopo del sistema attuale non è quindi quello di garantire una adeguata nutrizione e il benessere umano, ma quello di massimizzare i profitti di Big Food».

La transizione necessaria

«Una transizione verso un sistema alimentare sano richiede un cambiamento di paradigma, da una scienza riduzionista a una scienza dei sistemi. Richiede un cambiamento dell’agricoltura industriale ad alta intensità chimica all’agricoltura biologica ad alta intensità ecologica. Necessitiamo tutti di un passaggio dalle economie estrattive  a quelle circolari e di solidarietà, da un’economia riduzionista basata sui prezzi a una vera contabilità dei costi. Occorre abbandonare le regole inique del libero scambio, basate su rivendicazioni non scientifiche, per passare ad un commercio equo, basato su di una economia democratica. E’ necessario fermare e regolare la macchina del potere delle multinazionali dell’agroindustria che realizza i suoi straordinari profitti speculando sul bisogno essenziale dell’alimentazione per affermare invece il diritto ad un cibo per tutti gli abitanti del pianeta, che sia sano per le persone e la natura».

 

Cibo e Salute

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Agroecologia e Crisi Climatica
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