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Voli pindarici

lunedì 1 aprile 2019 ore 17

Voli pindarici

Presentazione del libro di Silvia Trabanelli

Este Edition, 2019
Gli sconcertanti accadimenti della odierna società e i fatti mirabolanti di un mondo magico-fiabesco sono le traiettorie entro cui fluiscono i nuovi racconti di Silvia Trabanelli: racconti diversi nell’immaginario formale, ma congiunti dal tema dominante dell’Amore colto nella molteplicità delle sue sfaccettature. È Amore il brivido che sconvolge Edvige di fronte al tradimento dell’amato; lo sono le lacrime di gioia del piccolo Teo nel riabbracciare la madre: «non poteva vivere senza di lei»; lo è ancora il bacio che scioglie il cuore della principessa Chiarodiluna pronta a donare la vita per un palpito d’Amore: «voleva anche per un solo istante conoscere la vita». La ricerca incessante dell’Amore traccia il percorso esistenziale dei vari personaggi che agiscono, per lo più, entro un sopramondo meraviglioso di aeree fantasie rassicuranti che, strutturate nella favola, attingono l’in cantesimo e il rapimento, mentre decodificano il senso delle nostre vite individuali e collettive. (Gina Nalini Montanari)
Silvana alias Silvia Trabanelli è nata e vive a Ferrara. Scrive poesie, racconti e fiabe, anche per i lettori online. Ha conseguito premi e segnalazioni in concorsi di poesia, suoi testi sono apparsi in varie antologie. Ha pubblicato la silloge poetica Ascoltando il vento (Este Edition, 2008), edito anche su “I poeti contemporanei Editore”, il Cigno di E. Pecora. Silvia Trabanelli ama tutto ciò che è arte: dalla musica alla pittura al teatro alla poesia, insomma quanto esprime senti-mento e interiorità dell’essere umano, in tutti i suoi aspetti. Ha deciso di pubblicare questo libro dopo anni di lavoro… per non disperdere pensieri sviluppati con la fantasia.

Conferenze e Convegni martedì 2 aprile 2019 ore 17

Pellegrino Prisciani e la cultura artistica ferrarese della seconda metà del ‘400

Conferenza di Alberto Andreoli

Prosegue con immutato successo il ciclo di incontri organizzato da Alberto Andreoli in occasione del quinto centenario dalla morte di Pellegrino Prisciani (1435 ca. – 1518) per fare il punto sulla riflessione storiografica ferrarese precedente e successiva all’attività del poliedrico umanista ferrarese, teorico dell’architettura,  “astronomo”, bibliotecario, archivista e storico della Casa d’Este e della città di Ferrara.
L’incontro di oggi si occupa della presentazione di alcuni documenti di diverso genere e natura, indirettamente o direttamente collegati alla poliedrica personalità di Pellegrino Prisciani e costituisce lo spunto per lo svolgimento di una più articolata riflessione sulla produzione artistica ferrarese (in architettura, pittura, scultura e nelle c.d. arti minori), durante le signorie di Borso ed Ercole I d’Este.
La rassegna si concluderà martedì 14 maggio con una conferenza intitolata “Il liber primus delle Historiae o Annales Ferrariae”.
Per il ciclo “Non solo arte. Conversazioni di storia dell’arte a Palazzo Paradiso” – 4a edizione

Incontro con l’autore mercoledì 3 aprile 2019 ore 17

​Istanti

Presentazione del libro di Franco Stefani

Genesi Editrice, 2019
Dialoga con l’autore e legge alcuni suoi testi Saverio Mazzoni
Tra panorami di città e scorci della natura, in un intreccio di fatti della vita quotidiana e nell’eco di eventi storici di attualità o del passato prossimo, si snoda la sapiente ricerca della bellezza impostata dalla poesia e rafforzata dalla prosa di Franco Stefani, che è uno scrittore documentato e sapiente, abile segugio delle piste di scrittura già delineate da un universo di autori con i quali egli dialoga idealmente negli esergo e nelle citazioni e omaggi, tra musica, canto, filosofia e giornalismo, in un giostrare continuo delle coordinate di riferimento, ma nella facondia di soluzioni espressive sempre nuove e personalizzate.
Franco Stefani, giornalista professionista, ha lavorato per «l’Unità», per l’Ente regionale di sviluppo agricolo dell’Emilia-Romagna e ha diretto il mensile «Agricoltura». Attualmente collabora con il quotidiano online “FerraraItalia” (www.ferraraitalia.it) e con il mensile “Liberetà”. Ha ideato e curato il volume Io spero che non faccia più il terremoto (2009) dedicato al sisma che ha colpito la città dell’Aquila e alcuni altri centri dell’Abruzzo nel 2009. È autore della raccolta poetica Qualche volta, la vita (2014), del volume Tre sguardi in uno. Poesie, racconti, note di viaggio (2015). La poesia, la prosa ed il racconto breve sono i generi letterari che più lo appassionano e con cui sinora si è misurato.

Conferenze e Convegni giovedì 4 aprile 2019 ore 16,30

Dal 1969 al 2019: scuola e università Il linguaggio delle riforme

Tavola rotonda con Maura Franchi, Daniele Civolani, Antonio Moschi e Mauro Presini

Introduce Cristina Corazzari, assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Ferrara
Coordina Daniela Cappagli
Quest’anno ricorre il 50° l’anniversario della legge Codignola dell’11 dicembre 1969, n. 910 che liberalizzò l’accesso alle facoltà universitarie: fu possibile l’iscrizione a qualsiasi corso con qualsiasi diploma ottenuto dopo un ciclo di studi di cinque anni. La legge nacque sulla scia della lunga ondata di rivendicazioni dei movimenti studenteschi del ’68; fino al ‘69, l’accesso al mondo universitario era permesso esclusivamente agli studenti diplomati al liceo. Erano questi gli anni del “boom economico” e del “boom demografico” e per effetto della riforma della scuola media unificata e obbligatoria del 1962 si ebbe un numero più elevato di studenti nelle superiori che furono agevolati nell’ingresso all’università.  Con la legge del ’62 e quella del ’69 si realizzò così un forte slancio verso una positiva scolarizzazione di massa. Mo lte altre leggi seguirono a queste: inizialmente nate per effetto della spinta democratica e progressista della Costituzione della Repubblica, poi, in un progressivo decrescere, quella spinta sembrò pian piano esaurirsi e oggi i sistemi Scolastico e Universitario appaiono per molti aspetti in grave difficoltà. Di questi temi si parlerà nella Tavola Rotonda dove ciascuno dei relatori porterà le sue riflessioni e la sua esperienza.
Per il ciclo “I colori della consocenza” a cura dell’Istituto Gramsci e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Eventi venerdì 5 aprile 2019 ore 10

Premiazione dei vincitori del concorso per Casa Niccolini

“Un logo per la Biblioteca che verrà” e “Una storia per la biblioteca che verrà”

Intervengono il vice sindaco del Comune di Ferrara Massimo Maisto, la presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea Paola Zanardi e il dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi Angelo Andreotti.
I concorsi sono stati promossi nell’autunno scorso dall’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea in collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, in occasione dell’apertura della nuova Biblioteca Casa Niccolini, destinata ai ragazzi e alle ragazze della città di Ferrara.

  • Per il concorso “Un logo per la Biblioteca che verrà”, riservato ai ragazzi delle scuole medie superiori di Ferrara, sono pervenuti n. 68 elaborati. La commissione, costituita da tre membri dell’Associazione, un bibliotecario e un rappresentante del Comune, ha valutato gli elaborati sulla base dei criteri stabiliti nel bando.

Sono risultati vincitori:
Premio euro 500 a Riccardo BENFENATI (Classe 4a P, Istituto Einaudi, Prof. Nicoletta Marchi)
Premio euro 300 a Nina PANSINI (Classe 4a E, Istituto Dosso Dossi, Prof. Cinzia Calzolari)
Premio euro 200 ad Alice CARANDINA (Classe 4a E Istituto Dosso Dossi, Prof. Cinzia Calzolari);
Come previsto dal bando, i premi sono costituiti da buoni spendibili presso esercizi commerciali di libri, materiale informatico, cancelleria.
La realizzazione grafica del logo risultato vincitore sarà utilizzata come logo identificativo della nuova biblioteca.

  • Per il concorso “Una storia per la Biblioteca che verrà”, riservato alle classi delle scuole pubbliche primarie e secondarie di primo grado del Comune di Ferrara, sotto la guida di un insegnante, sono pervenuti n. 8  elaborati. La commissione, costituita da 3 membri dell’Associazione, un bibliotecario e un rappresentante del Comune, ha valutato tutti gli elaborati sulla base dei criteri stabiliti nel bando.

Sono risultati vincitori:
I premio di 500 euro a Classe II, Scuola primaria C. Govoni, Doro/Volta Doro
Ins. Silvia Borsetti  – “Il topo Gigi”
II premio di 300 euro a Classe III C, Istituto A.Manzi, San Bartolomeo in Bosco
Prof. Beatrice Bonsi – “Rebecca in biblioteca”
III premio di 200 euro a Classe II G Scuola Media Dante Alighieri
Prof. Daniela Lucianetti – “La missione di cinque ragazzi e un fantasma”
Come previsto dal bando, i premi sono costituiti da buoni spendibili presso esercizi commerciali di libri, materiale informatico, cancelleria.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea in collaborazione il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Invito alla lettura venerdì 5 aprile 2019 ore 17

Storia di Mary Buonanno Schellembrid

Presentazione del libro di Luigi Zanzi

La biblioteca Braidense negli anni di guerra dal salvataggio alla ricostruzione

Hoepli, 2015

Ne parla la nipote della Schellembrid, Maria Vittoria Lozito, dialogando con Enrico Spinelli, ex Direttore della Biblioteca Ariostea

Il libro racconta la storia personale di Maria Buonanno Schellembrid (“Mary”) attraverso l’intreccio tra ricostruzione storico-documentaria e narrazione di fatti che riguardano la storia più viva delle istituzioni culturali della città di Milano. Il più rilevante è stato il salvataggio e il restauro della Biblioteca Braidense che ebbe un’eco anche a livello internazionale. Durante la seconda guerra mondiale il palazzo di Brera fu uno degli edifici storici milanesi maggiormente danneggiati dalle incursioni aeree che colpirono la città , soprattutto nell’agosto del 1943. Il patrimonio librario fu preservato attraverso una capillare opera di protezione e di sfollamento messa in atto dalla allora direttrice Mary Schellembrid.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Bambini e ragazzi Sabato 6, 13 e 27 aprile alle ore 9,15 in Teatro Anatomico

EcoMousiké – L’apprendimento musicale secondo la Teoria di Edwin Gordon

Corso di musica per bambini 0-3 anni

Incontri musicali per bambini da 0 a 3 anni con un genitore condotte da Barbara Mongiorgi dell’Associazione Ecomousike secondo la Teoria dell’Apprendimento Musicale di Edwin Gordon (MLT).
Inizia il corso di musica per bambini piccolissimi accompagnati da un genitore (massimo 6 coppie per incontro), per un totale di 12 incontri.
Per info e iscrizioni: Barbara Mongiorgi 3333022541 mongiorgibarbara@gmail.com
Teoria dell’Apprendimento Musicale di Edwin Gordon concetti e applicazioni.
Per approfondimenti: https://www.audiationinstitute.org/music-learning-theory.html

EcoMousiké – corsi già attivi da novembre

Sono attivi anche altri corsi articolati su tre differenti proposte i cui contenuti e modalità didattiche sono adeguate all’età degli allievi.
Sviluppo musicale secondo la MLT per bimbi 3-5 anni; Avviamento al Pianoforte secondo la MLT 4-5 anni; MLT Alfabetizzazione Musicale e Pianoforte per bambini della scuola primaria 6+
Sede ed orario dei corsi: Biblioteca Ariostea da Novembre 2018 a Maggio 2019 il Venerdì pomeriggio 16,15 – 18,50.
Per informazioni consultare il sito http://www.ecomousike.com/sedi-dei-corsi/ oppure contattare l’insegnante: Gaetano Caggiano  cell. +393200889294, e-mail info@ecomousike.com
A Cura dell’ Associazione Culturale Ecomousikè

Annunci
conferenza, libri

Italia sovrana

“È ora che nasca uno Stato sovrano che difenda gli italiani contro lo strapotere dell’Unione Europea, il ricatto dei mercati e il globalismo che cancella l’identità dei popoli”.

Lo ha dichiarato su Fb il prof. Paolo Becchi, ordinario di Filosofia del Diritto all’Università di Genova, annunciando l’uscita del suo ultimo libro “Italia Sovrana” editore Sperling & Kupfer che sarà presentato anche a Genova.

“Sovranismo” è la parola oggi più diffusa in campo politico, la risposta al fallimento dell’Unione europea, che in sostanza ha privato gli Stati della loro sovranità per sottometterli ai diktat dei mercati.

Ma che cosa significa essere sovranisti? Il prof. Becchi, che è stato fra i primi a sostenere e diffondere quest’idea, delinea in pagine rapide e sferzanti la strategia e le basi ideologiche di un nuovo progetto politico che contrappone la libertà e l’identità delle nazioni all’asservimento politico ed economico imposto da Bruxelles.

“La globalizzazione ha tentato di farci sentire cittadini del mondo, ma ci siamo trovati semplicemente privi di Patria. Ha predicato l’allargamento della democrazia e ci ha reso schiavi dell’eurocrazia.

Ha costruito per noi l’economia dei desideri, distruggendo la possibilità di soddisfare i bisogni veri: il lavoro, la salute, la sicurezza, l’istruzione.

È ora di cambiare. L’Italia deve ritrovare le proprie radici e le proprie tradizioni, in un’unità non astratta, ma che valorizzi le comunità territoriali. Deve ricominciare a pensare in grande per tornare a essere grande”.

L’ultima opera del prof. Becchi è un pamphlet lucido e corrosivo contro i vecchi partiti e i governi che hanno sacrificato gli interessi dei cittadini ai vincoli europei. Un appello appassionato alle nuove forze politiche, perché si impegnino in una rivoluzione che restituisca agli italiani la voglia di essere una nazione.

Il prof. Becchi presenterà il suo Libro a Modena, presso il Circolo “La Terra dei Padri”, il giorno 6 Aprile 2019, alle ore 17,30.

geopolitica

Il mare contro la terra

Rappresentate da «il principio dei grandi spazi», divenuti nei secoli, autonomi, autocentrati e destinati «a giocare un ruolo di Katechon rispetto alla globalizzazione». Sospinta, non dimentichiamolo, dal Capitalismo che ha ridotto gli Stati ad essere un surrogato delle regole della società di mercato e degli assunti dell’universalismo. Ma di un mondo che non è più fortunatamente unipolare e «dominato da una sola superpotenza». Dicendolo con C. Schmitt, dei limiti naturali formati dall’elemento tellurico: la Terra, abitata dai «figli della Terra», ovvero i popoli dell’Eurasia. Ed è proprio Alain de Benoist a metterci in guardia, dalle interpretazioni errate su ciò che intendeva dire il giurista tedesco. Partendo col dire che «l’uomo è figlio della Terra» per la motivazione che «abita la Terra da terrestre: humus e homo hanno la stessa origine» ma tutto questo, nulla ha a che vedere con una sorta di «Heimat, al paese di origine». Spiegandolo in maniera più semplice: «l’elemento nativo dell’uomo è la terra». E ciò significa che non possiamo escludere dai nostri ragionamenti, il quadro geografico della terra, indubbiamente «fatta di territori e paesi» ma soprattutto di «territori distinti dagli altri, separati da frontiere» da particolari condizioni geologiche, geofisiche e morfologiche. Delle cose ovvie, messe completamente in discussione dall’avvento della mondializzazione e dalla globalizzazione.

Un concetto molto lontano dalla posizione del politico e politologo statunitense Zbigniew Brzezinski, espresso nel suo La grande scacchiera edito nel 1997, a proposito degli «imperativi geostrategici» per mantenere l’egemonia mondiale degli Stati Uniti. Discorrendo poi, di quella pianificazione del «management globale» cui abbiamo assistito e delle sue preoccupazioni sulla «possibile creazione o l’emersione di una coalizione eurasiana» che, «potrebbe cercare di sfidare la supremazia americana». Tra l’altro, sempre più messa in discussione negli ultimi anni e alle prese con un mondo multipolare: come dicevamo, non più a guida unica! Basti pensare all’intesa italo-cinese con i dovuti pro e contro. Un esempio da prendere in considerazione, con tutte le dovute cautele del caso e purché non ci si fermi, solo sui benefici di un accordo economico-commerciale che si noti, non è vincolante.

È cosa nota che lo stesso Heidegger, pensava alla terra dandogli un senso ancor più profondo. Troviamo calzante, la citazione inserita da Alain de Benoist sullo scritto del filosofo di Meßkirch, intitolato L’origine dell’opera d’arte, redatto nel 1935 e pubblicato solo negli anni ‘50. Trattasi del testo di una prima conferenza sul tema dell’opera d’arte, dove si trovano degli spunti interessanti. L’acume filosofico e metafisico di Heidegger, osserva la nozione di popolo e del suo «abitare storico», solo quando riconosce l’immanenza ed «il primato dell’arte, l’opera d’arte».

Dunque, l’analisi di Alain de Benoist non poteva non rifarsi a «l’essenza della terra», alle tre accezioni che rimandano al concetto originario di nomos; suggerendoci di contemplarla, lasciandola «dispiegarsi in quanto tale». In pratica, quello che Heidegger voleva intendere, quando scrisse che «l’armonia di questa insuperabile pienezza noi la chiamiamo la terra». Scoprendo così, quanto sia importante, toccare le corde più profonde della sensibilità heideggeriana, mettendo «in rapporto l’opera d’arte con la terra» per il fatto che «l’arte conduce a una riappropriazione dell’abitare storico e destinale». Ed è proprio qui che il senso di Immanens, gioca un ruolo importante: giustappunto, designando con esso quegli atti, come il vedere o il sentire, il cui fine risieda in sé stessi ma che è riconoscibile anche per l’Altro.

Ma le potenze di mare, incanalano l’esatto contrario di questi lunghi pensieri e sono già passate dal «succedersi rapido delle novità», all’astrazione di una mobilità permanente dalle merci all’uomo, dai nuovi desideri da rimpiazzare a quelli vecchi, alla gratuità offerta dal nomadismo che è pure quello, dei costumi e delle usanze. Mentre l’occhio attento di Julien Freund, individua il saltato a piè pari, nell’era dei satelliti. Il passaggio dal mondo liquido-moderno, descritto ampiamente da Zygmunt Bauman, all’elemento dell’aria e delle corse allo Spazio. Il mondo dei flussi senza frontiere, delle «correnti mutevoli» e dei «flussi e riflussi» delineati da Carl Schmitt, lasciano il posto allo spazio siderale senza fine, all’infinito per antonomasia.

Basti pensare alla componente tecnica della «talassopolitica» che era ritenuta essere, erroneamente, il “Rinascimento moderno”. Senza tenere conto in passato, di quanto «la tecnica appartiene all’ordine degli artifici» impiegati per gli spostamenti in mare, assolutamente non necessari per ciò che riguardava lo spostarsi e il muoversi sulla terraferma. La nuova frontiera invece, è rappresentata dalla colonizzazione dello Spazio che ha acquisito un ruolo centrale. L’immensità dello Spazio, viene adoperata dalla governance privata della «tecnologia della sorveglianza», che ha rimpiazzato il fluido con l’aeriforme, la Terra con il sovrappiù, il mobile con l’indistinto, il fluttuante con le microonde dell’universo, la natura corporea con l’assenza di gravità, il chiuso all’infinito, e via discorrendo.

Chiaro è che Alain e Julien, menti libere e non offuscate dalle ideologie del passato e da quelle del «Momento storico», rifuggono dal pensare ad un finis terrae dei legami sociali e delle relazioni umane. La destrutturazione ad opera della religione delle reti globali e dalla «mobilitazione totale» nel firmamento, può essere fermata. Purché si riesca a comprendere la natura di un «processo di imposizione», ripetiamolo, capitalistico e della «messa a regime della ragione» che vuole obbligatoriamente «sopprime i limiti che permettono le distinzioni». Il dominio del denaro, dell’omogeneizzazione, dell’intercambiabilità generalizzata degli uomini e delle cose, caldeggiato dalle potenze del mare che Carl Schmitt, individuò minuziosamente. Anche se Il Mare contro la Terra, vuole farci credere che non abbiamo più scampo, le sue acque continuano ad infrangersi contro le coste e le scogliere. Contro quei limiti che è bene ricordarsi, essere invalicabili.

*Il mare contro la terra. Carl Schmitt e la globalizzazione di  Alain de Benoist e Julien Freund (Traduzione a cura di Giuseppe Giaccio, Diana Edizioni, 7 marzo 2019,  Pp.. 113, euro 14)

 

 

 

 

 

 

http://www.barbadillo.it/81609-focus-il-mare-contro-la-terra-la-geopolitica-di-carl-schmitt-vista-da-de-benoist-e-freund/

mostre, musei

Museo indiano di Bologna

i_volti_del_buddha-240x500Da tempo andiamo sostenendo in articoli, libri e anche interventi pubblici, che uno dei principali problemi del Patrimonio Italiano sia quello che si potrebbe giustamente chiamare il “Tesoro Sommerso”; ovvero, la quantità pressoché sterminata di reperti che rimane sistematicamente celata nei depositi dei nostri musei. Tale “patologia conservativa” affligge primariamente le raccolte di natura etnografica e orientale, con collezioni sovente di livello mondiale che giacciono nascoste in scatole o in qualche angolo di un seminterrato. A conferma di questa che, ci teniamo a dirlo, non è una opinione, bensì un fatto, constatabile se si effettua una panoramica delle nostre collezioni in questi ambiti, troviamo una interessante mostra in corso a Bologna fino al prossimo 28 aprile, il cui titolo stesso fornisce una prova di ciò poc’anzi affermato: I volti del Buddha dal perduto Museo Indiano di Bologna.

Trattasi di una esposizione a suo modo preziosa, visto che presenta al pubblico degli appassionati e degli esperti di arte orientale una parte delle collezioni del Museo Indiano cittadino, inaugurato nel Palazzo dell’Archiginnasio nel 1907, grazie alla compartecipazione delle autorità comunali e universitarie, e chiuso purtroppo nel 1935, in seguito alla morte del suo fondatore, Francesco Lorenzo Pullé (1850 – 1934). Da quel momento in poi, le raccolte volute da questo eminente studioso di sanscrito, nonché abile cartografo e attento collezionista, sono state disperse in vari musei del Capoluogo felsineo, finendo perlopiù proprio nei succitati depositi o addirittura altrove, come nel caso del Museo di Antropologia dell’Università di Padova, a cui Pullé volle destinare in segno di affetto alcuni pezzi orientali, avendo egli insegnato nell’ateneo di quella città.

Come era il Museo Indiano di Bologna

Il nome del Museo creato da Pullé lascerebbe immaginare la presenza di raccolte unicamente legate al panorama artistico e culturale dell’India, ma in effetti le collezioni di questo Istituto si componevano di materiali provenienti anche dalla Cina e dal Giappone, al momento conservati presso il Museo Civico Medievale (sede della mostra) e il complesso museale di Palazzo Poggi.

Nella esposizione, particolare rilievo è dato alla presenza di statue del Pantheon Buddhista Himalayano e Cinese, così come alla ricchissima collezione fotografica, che risulta essere la più cospicua e dettagliata raccolta di riproduzioni riferite all’arte del Gandhāra in Europa. Anzi, è giusto sottolineare che l’elemento di maggior importanza che caratterizza la raccolta orientale voluta da Pullé sta per l’appunto in questo fondo, come detto, unico nel suo genere. Esso si compone della documentazione fotografica da lui prodotta e selezionata tra il 1902 e il 1903, durante il suo viaggio in India e nel Sud Est Asiatico. Le fotografie risalgono in gran parte agli ultimi anni dell’Ottocento e ai primissimi del Novecento e sono attualmente custodite sempre presso il Museo Civico Medievale. Parliamo di oltre 700 stampe fotografiche, a cui si aggiungeva una considerevole raccolta di diapositive che disgraziatamente è poi andata perduta. Il Fondo Fotografico in tema archeologico di Pullé è un archivio di immenso valore, specie se si considera che sullo stesso argomento esistono poche altre collezioni fotografiche in giro per il mondo, facendo sì che questo nucleo di immagini sia una fonte di informazioni inestimabile per le ricerche di carattere storico-artistico riferite alla zona del Gandhāra. Per la precisione, gli scatti rappresentano le lastre scolpite e i reperti raccolti negli scavi svolti nella Valle del Peshawar, ora divisa tra Afghanistan e Pakistan.

I meriti di Pullé

Tornando a parlare nello specifico del fu Museo Indiano di Bologna –  noto anche come Museo d’Indologia e di Etnografia Indiana e Orientale –  esso vide la luce in occasione delle celebrazioni per il terzo centenario dalla morte di Ulisse Aldrovandi (1522 – 1605), fondatore delle Scienze Naturali, colui che coniò pure il termine “Geologia”. Nel 1900 Pullé, che ricopriva la carica di docente di Filologia Indoeuropea e Sanscrito presso l’Alma Mater, si era già guadagnato un certo prestigio tra gli orientalisti del Vecchio Continente, e questa sua consolidata reputazione gli permise di suggerire la fondazione di un museo dedicato ai popoli asiatici. l’Istituto venne inizialmente annesso al Gabinetto di Glottologia dell’Università, anche esso creato per iniziativa di Pullé, dando così la possibilità di mostrare al pubblico in modo permanente la collezione da lui acquistata nel suo viaggio di un anno, che lo portò prima in Vietnam, poi a Ceylon e infine nel Subcontinente Indiano. Il Museo Indiano nacque con l’intento di illustrare le culture orientali in generale, quindi non solamente quella indiana, a cui comunque Pullé era maggiormente legato per via dei suoi interessi accademici.

Il Museo si contraddistingueva per i rilevanti riferimenti alla evoluzione storico-geografica dell’arte religiosa sorta nel bacino culturale indiano, in seguito alla fioritura del Buddhismo, come testimonia il nucleo originario della collezione, composto comunque da oggetti in linea col gusto collezionistico dell’epoca. In aggiunta, con l’eccezione di un piccolo altorilievo in pietra proveniente da un monumento buddhista indiano a Sanchi (fine I secolo a. C. – inizi I secolo d. C.), Pullé si distinse per non aver prelevato dai luoghi da lui visitati reperti che altri, invece, separarono senza farsi troppi scrupoli dalle culture di origine. Una tendenza, questa, che come scriviamo da anni sta a indicare la netta differenza tra una museologia “di rapina”, tipica delle Nazioni occidentali, e quella italiana, la quale ha generalmente tentato di evitare saccheggi ed esportazioni illecite.

Sia come sia, gli arricchimenti successivi del Museo, a cominciare dall’acquisto di undici statue effettuato dal Comune nel 1908 e provenienti dalla raccolta Pellegrinelli e quasi tutte raffiguranti divinità del Pantheon Buddhista cinese e giapponese, stanno a confermare l’ambizione del professore di sanscrito nel voler creare una ampia raccolta a testimonianza della ricchezza artistica e culturale dell’Asia,  manifestando contemporaneamente una attenzione verso quelle che erano le tendenze allora prevalenti nella maggior parte dei salotti aristocratici europei, ove sovente comparivano pezzi – perlopiù porcellane – cinesi e giapponesi. A tal proposito, Pullé riuscì saggiamente a sollecitare che il Museo Indiano partecipasse dell’eredità Pepoli, con l’acquisizione di alcuni vasi di provenienza nipponica.

Sfortunatamente, la vicenda dell’Istituto voluto da Pullé si concluse, come detto, nel 1935, e due anni più tardi venne stilato l’atto per mezzo del quale le raccolte furono divise tra Comune, Università e Famiglia Pullé. Finì così il sogno di questo valente studioso di donare a Bologna una propria collezione d’arte orientale, fornendo inoltre un valido sostegno per lo studio dell’India presso il più antico ateneo del mondo. Il Museo di Pullé, nei suoi circa ventotto anni di attiva, si attestò come una risorsa culturale capace di intercettare la curiosità di molti cittadini bolognesi, i quali potevano ammirare nella Galleria di questa Istituzione oltre 60 quadri sulla storia della Cartografia dell’India, divulgando così delle suggestive testimonianze sulla morfologia di questo enorme Paese.

Ciononostante, la specificità della Collezione Pullé non sta nell’annoverare pezzi di pregio, come avviene, per converso, nel caso di altri musei italiani dedicati all’Oriente. Ad esempio, i temi dell’etnografia e della storia dell’arte religiosa indiana, in particolar modo legati alla devozione degli hindū, sono testimoniati da oggetti nell’ambito dell’artigianato locale di inizio XX secolo, segnando però in tal guisa i primi passi della scienza etnografica rivolta all’Oriente. Nondimeno, in mostra è presente una opera a suo modo decisamente rara e, a tratti, perfino “insolita”. Ci riferiamo al calco di una statua che rappresenta: Siddhārtha digiunante (1902 ca., gesso dipinto, originale in scisto verde), presumibilmente la sola copia oggi sopravvissuta. La raffigurazione realistica del futuro Buddha, e comunicante un pathos che ricorda quello della iconografia cristiana, fa di questa statua un prototipo di grande importanza per lo studio dell’arte buddhista dell’area indiana. Il calco, danneggiato già durante la permanenza di Pullé in Oriente, è stato ottimamente restaurato in previsione di questo evento, permettendo ora di potersi confrontare con quello che è, benché parliamo di una semplice copia, un unicum dal punto di vista scientifico. Del resto, lo stesso Pullé nel 1907 aveva pensato il suo Museo quale strumento di supporto: “[…] per lo studio della storia e delle arti nei rapporti commerciali e civili dell’Italia coll’Estremo Oriente”.

Riscoprire la grande Scuola Orientalistica Italiana del passato

Allargando il ragionamento alla storia degli studi asiatici in Italia, ci dispiace constatare che al nome di Francesco Lorenzo Pullé non sia quasi mai degnamente associato quello dell’indianista Angelo De Gubernatis (1840 – 1913), probabilmente il suo principale maestro, che viene citato davvero troppo poco nel Catalogo della mostra e sempre come “amico” e mai quale uno dei mentori di Pullé. Se non fosse stato per il lodevole processo di recupero promosso anni or sono da Maurizio Taddei, di De Gubernatis sarebbe andato perso il ricordo; eppure a lui si deve la creazione della raccolta indiana di Firenze; anche questo un “museo perduto”, considerato che tale importatissima collezione è tuttora chiusa al Piano Terra del Museo di Antropologia ed Etnologia della città toscana. Cogliamo pertanto la occasione per ricordare che dagli studi sull’Oriente di De Gubernatis si creò una mirabile “filiera”, che passò prima per Pullé, per giungere a Raffaele Pettazzoni (1883 – 1959), che fu il più abile tra i suoi allievi. Tre grandi studiosi italiani in buona parte obliati, sebbene in misura diversa. Ciò malgrado, con De Gubernatis Pullé non condivideva soltanto la passione per l’India e il sanscrito, ma parimenti un convinto patriottismo. Rammentiamo per chi non lo sapesse, che egli il 24 maggio 1915 si arruolò volontario come soldato semplice in Fanteria, all’età di ben sessantacinque anni, terminando la sua esperienza tra i ranghi militari nel 1920, col grado di tenente colonnello, ricevendo vari encomi per aver utilizzato le sue competenze cartografiche per l’Esercito.

Per concludere, riteniamo che la cosa più giusta sarebbe che la mostra di cui si è parlato servisse come impulso per ricreare il Museo Indiano voluto da Pullé, piuttosto che tenerlo “smembrato” in più sedi e con la maggior parte degli oggetti relegati nei depositi. Questa sarebbe da considerarsi una benemerita e lungimirante iniziativa, così da riscoprire un pezzo dell’orientalistica italiana, con i suoi tanti primati, sia dal punto di vista delle collezioni sparse sul nostro territorio, sia in quei personaggi che l’hanno resa grande, probabilmente la più blasonata d’Occidente, e tra costoro si sono senza dubbio guadagnati un posto De Gubernatis e Pullé.

http://www.barbadillo.it/81618-la-mostra-i-volti-del-buddha-dal-perduto-museo-indiano-di-bologna/

editoria

Promesse mantenute

Oggi, 25 marzo, iniziano le spedizioni del quarantottesimo volume di Dumarest: ritorno alla Terra di E. C. Tubb, l’ultimo dei volumi annunciati da molto (troppo tempo) e che rappresenta il mantenimento di una promessa fatta ai lettori che hanno avuto fiducia in noi.

Ora tutti i libri in prenotazione o annunciati da tempo sono finalmente usciti. Le spedizioni del libro conclusivo della saga di Dumarest sono davvero molte: contiamo di concluderle nel giro di una settimana, in modo che entro la settimana prossima tutti coloro che lo hanno ordinato lo ricevano.

Un giorno che ci riempie di orgoglio, raggiunto grazie allo straordinario lavoro del direttore Ugo Malaguti, che è riuscito prima a impedire la chiusura delle collane storiche, e poi, pazientemente, ma con il prezioso e inestimabile aiuto degli amici di Quelli della Fenice ha costruito le basi per un’attività nuova e più intensa, che avrà il suo centro nella Biblioteca, la più prestigiosa delle nostre collane, l’unica rimasta nella sua veste rilegata, con impressioni in oro, cucitura a filo refe, sovraccoperta, nella grande tradizione della nostra editoria, e che è stata onorata dai massimi riconoscimenti nazionali e internazionali.

La notizia che pensiamo farà ancora più piacere ai lettori è che la tipografia di Tallin ha consegnato 20 copie in più della tiratura ordinata, cosa che permetterà di soddisfare un numero piccolo ma importante di lettori ritardatari.

È una bella giornata che vogliamo festeggiare.

Per festeggiare, e poiché il nostro desiderio è di arrivare almeno a 100 volumi della Biblioteca, che sarà ancora la collana portante della casa editrice, abbiamo pensato a una settimana mirata, una bella occasione per chi non ha nella propria libreria alcuni volumi di questa collana per completare il proprio mancolista, nel modo più economico e veloce.

Un primo passo per allargare la platea degli amici della Biblioteca, anche per contarci definitivamente e capire se, come si sta discutendo in questo periodo, esistono spazi e potenzialità per inserire nel ricco programma della novità anche qualche ristampa, o nuova edizione, dei dieci volumi attualmente esauriti.

Ugo Malaguti

Argomenti vari, conferenza

Medice cura te ipsum

Incontro con l’autore lunedi’ 25 marzo 2019 ore 17

Se penso che. Un manifesto contro il nichilismo e l’indifferenza

Presentazione del libro di Fosco Foglietta

Grafikamente editore in Forlì, 2018
Partecipano il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e la senatrice Paola Boldrini.
L’autore è noto ai ferraresi per la sua attività di direttore generale dell’azienda U.S.L. della città dal 2002 al 2010. Ha sempre lavorato nel settore della sanità e dei servizi sociali, anche a Cesena e a Bologna, poi è stato presidente di CUP 2000 SpA. Il volume prende spunto dall’esperienza professionale e umana dell’autore per affrontare le tematiche che la società contemporanea sta vivendo. Cerca di sottolineare il bisogno del risveglio dell’etica attraverso le conoscenze delle realtà complesse e i modi di concepire ed esercitare il potere (con l’evidente crisi delle “élites”) con l’obiettivo di aver sempre presente la qualità della vita e la dignità dell’uomo.

La tredicesima Musa

Incontro con l’autore martedi’ 26 marzo 2019 ore 17

La tredicesima musa

Presentazione del libro di Carlo Degli Andreasi

La Carmelina Edizioni, 2019
Questo romanzo è un delicato abominio, è l’ennesimo viaggio-racconto di cui non si avverte la necessità, un esercizio d’arbitrio, una nuvola di parole inconsistente come il fumo; lo stesso fumo che dai sigari rituali dei sacerdoti Maya, saliva agli spiriti divini per portare loro una preghiera. Un’epoca, la seconda metà degli anni 70 del XX secolo; un’età, i 18 anni del giovane improbabile Odisseo; un luogo non-luogo, Genova, limite oltre il quale si apre solo un mare “mentale” con le sue sirene. Il viaggio e la notte sono inscindibili in questo racconto-arca, dieci ore di tragitto interminabili tra la metafisica Ferrara e l’inesplicabile Genova, una “via crucis” pagana fatta di attesa di coincidenze e ritardi incomprensibili. Un viaggio in treno, ma forse è meglio dire un viaggio su binari, per quel senso di inevitabile ed obbligato che riassumono in sé un itinerario, per l’appunto, che si dipana nell&# 39;arco di una notte per andare da “lei”. Infine si presenta lei “la fine del tempo” con la sua sensualità, le sue sigarette Turmac, i suoi occhi di specchio d’argento.
L’autore dice di sé: “La mia origine da due famiglie, una toscana e l’altra ferrarese entrambe antiche, sono tutt’ora motivo di complessità nella mia immaginazione che mi sostiene in ogni azzardo. A mio padre devo l’amore per la lettura e il piacere di generare racconti. La Letteratura è una nave e al contempo il mare che solca, è un viaggio inquieto che ho intrapreso dalle prime letture, un viaggio che continua imprevedibile. Sono un estimatore del pensiero libero da vincoli razionalisti o metafisici, perché credo nella “complessità”, nella forza del simbolo e della metafora. Sono assertore che in ogni evento esiste un equilibrio, una forma aurea, percepibile a determinate condizioni, nascoste in tutta evidenza dal divino prestigiatore, a noi il piacere della rivelazione.”

Incontro con l’autore mercoledi’ 27 marzo 2019 ore 17

È tornato il cane nero. Gli enigmi di Camilla Faà

Presentazione del libro di Cinzia Montagna

Dialoga con l’Autrice Nicoletta Zucchini (Gruppo Scrittori Ferraresi)
I Marchesi del Monferrato Editore, 2014
A due anni da “Nec ferro nec igne – Nel segno di Camilla” di Cinzia Montagna, il Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato” propone un aggiornamento su quanto accaduto dopo la pubblicazione del primo libro dedicato a Camilla Faà, contessa di Bruno (1599 – 1662). Il titolo “E’ tornato il cane nero” si riferisce all’elemento più clamoroso conseguente alla pubblicazione del 2012: il restauro del ritratto di Camilla, condotto nel 2013, ha svelato l’esistenza di un cane nero dipinto accanto alla contessina. Il cane fu nascosto da interventi pittorici dei quali non è stato ancora possibile ricostruire sinora né la motivazione né la datazione. E’ questo uno degli enigmi che trovano sviluppo nel libro scritto dalla Montagna, oltre all’esistenza di due ritratti di bambini, l’uno conservato a Bruno e l’altro a Torino, del tutto simili come posa e abbigliamento ma diversi per caratteristiche somatiche. E ancora: quante sono realmente le sepolture del Chiostro del Corpus Domini di Ferrara, dove la tomba di Camilla è posta accanto a quella di Lucrezia Borgia? La contessina morì davvero nel 1662 oppure la data è il risultato di un’errata interpretazione dell’epigrafe fatta incidere dalle nipoti in sua memoria? Perché la rivale di Camilla, Caterina De’ Medici, la vera moglie del Duca Ferdinando Gonzaga, ebbe così a cuore la sorte del suo figliastro, Giacinto, nato da Camilla e Ferdinando? Il romanzo cerca di rispondere a tali interrogativi, senza però dimenticare il filo conduttore che dà nome alla Collana: Gridonia, il piccolo petauro dello zucchero che l’animaletto da compagnia della voce narrante, torna anche in questo romanzo, lasciando però i lettori con il fiato sospeso sino alle ultime pagine.
Cinzia Montagna è giornalista e lavora in ambito enogastronomico. E’ laureata in Teoria e Storia della Storiografia presso l’Università degli Studi di Pavia sulle tecniche narrative storiche e d’invenzione. Fra le sue pubblicazioni di tema storico e saggistico, aggiornamento e completamento del volume di L.Mastropietro, Santa Giuletta, storia, popolazione ed economia, Oi Petres, Pavia, 1990; Osasco, un paese, una storia – Comune di Osasco, dicembre 2004; Mario Campagnoli, l’uomo, la Dc e la Coldiretti, Casteggio, settembre 2005; Terre Pavesi, Provincia di Pavia, Ed. Sangiorgio – Genova, luglio 2005; Oltrepò, dove le vigne e le colline disegnano il cielo in Marketing Culturale – Valorizzazione di istituzioni culturali – Strategie di Promozione del Territorio, Franco Angeli Ed., Milano 2006. Suoi numerosi racconti di fantas cienza sociale pubblicati in “Futuro Europa” – Rassegna Europea di SF, Perseo, Bologna.

Conferenze e Convegni giovedi’ 28 marzo 2019 ore 17

Le parole del benessere

Conferenza di Chiara Baratelli

Introduce Antonio Moschi
Comunicare è un’abilità complessa che permette di condividere con gli altri informazioni, esperienze, vissuti e, soprattutto, di costruire relazioni significative. Tuttavia, molte volte la comunicazione può dar luogo a fraintendimenti, incomprensioni fino ad arrivare in talune occasioni alla rottura del rapporto con l’altro. Pensiamo ai conflitti che nascono con i colleghi di lavoro, con i familiari, con gli amici, con il partner. E’ nell’esperienza di ciascuno non sentirsi realmente ascoltati e capiti, con il risultato di avvertire un profondo senso di solitudine, in modo particolare quando si è alle prese con esperienze dolorose o problemi importanti. Le parole sono importanti per il benessere individuale e sociale e di questo si parlerà.
Chiara Baratelli è Psicoanalista Psicoterapeuta. Si è specializzata come Psicoanalista nel 2004 all’Istituto Freudiano per la terapia, la clinica e la scienza di Roma, Scuola Psicoanalitica a orientamento lacaniano. Nel 2010 si è formata come Sessuologa clinica al CIS, Centro Italiano di Sessuologia di Bologna per la cura dei disturbi sessuali. Si occupa anche di formazione svolgendo attività di docenza sulle tematiche della comunicazione, organizzazione aziendale, educazione al ruolo, bilancio di competenze, elaborazione del lutto e accoglimento dei docenti presso enti di Formazione accreditati. E’ operatore di Training Autogeno e ha svolto numerosi interventi di prevenzione e sensibilizzazione sui disturbi alimentari nelle scuole medie e superiori del Veneto e dell’Emilia Romagna.
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Incontro con l’autore venerdi’ 29 marzo 2019 ore 17

Il moto delle cose

Presentazione del libro di Giancarlo Pontiggia

Introduce Angelo Andreotti
Mondadori, 2017
Pubblicato nella prestigiosa collana dello Specchio, Il moto delle cose di Giancarlo Pontiggia è una poesia di pensiero, ma alimentata da un’immaginazione fervida eppure controllata, che lascia spazio all’emozione nel suo sentire e osservare il mondo, un’emozione che si trasmette al lettore e che increspa l’attenta tessitura del verso. Quella di Pontiggia è una pronuncia impeccabile e limpida, classica, che talvolta si apre a lievi volute sonore, in giochi fonici o in eleganti armonie sottili, come sottile e profonda è la sua perlustrazione poetica dell’esserci e del mondo.
Giancarlo Pontiggia (Seregno 1952) ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Con parole remote (Guanda, 1998), Bosco del tempo (Guanda, 2005) – poi confluite in Origini (Interlinea, 2015) – e infine Il moto delle cose (Mondadori, 2017). Per il teatro ha scritto Stazioni (Nuova Editrice Magenta, 2010) e Ades. Tetralogia del sottosuolo (Neos, 2017). Saggi di poetica e riflessioni sulla letteratura si trovano nei volumi Contro il Romanticismo (Medusa, 2002), Lo stadio di Nemea (Moretti&Vitali, 2013), Undici dialoghi sulla poesia (La Vita Felice, 2014). Dal francese ha tradotto Bonnefoy, Céline, Mallarmé, Sade, Supervielle, Valéry, e dalle lingue classiche Rutilio Namaziano, Pindaro, Sallustio.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

conferenza

Giornata mondiale della poesia

Invito alla lettura lunedi’ 18 marzo 2019 ore 17

Favole del Po di Primaro

Presentazione del libro curato da Rosella Bonetti, Giovanni Mandini e Corrado Pocaterra

Il fòl dal Po da Gaibana a Saniclò
Gian Paolo Borghi ne parlerà con i curatori
Con la partecipazione del Coro della Piccola Orchestra Cosmè Tura – Gino Neri
Le favole del Po di Primaro (Il fòl dal Po da Gaibana a Saniclò) sono una sorpresa che ci ha riservato il fondo di un cassetto in cui venivano conservate alcune audio-cassette. Nei primi anni ’80 del secolo scorso abbiamo raccolto alcune favole da anziani che si tramandavano la tradizione dei “fularin”, in quel lembo di terra bagnato dal Po di Primaro che va da Gaibana a S.Nicolò. Riemerge il mondo della grande tradizione favolistica europea mediato dal mondo contadino nel suo narrato originale, illustrato ed ambientato dai disegni del pittore Nino Zagni che dipingeva e viveva sulle rive di quel fiume.
A cura di La Carmelina Edizioni

Conferenze e Convegni martedi’ 19 marzo 2019 ore 17

Freud e il caso Dora

Conferenza di Chiara Baratelli (psicoanalista)

Introduce Roberto Cassoli
Nella ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della morte, ricordiamo Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi. Dopo aver ripercorso la sua vita straordinaria, il tema della conferenza riguarderà la ricostruzione del caso Dora. Si tratta di uno dei casi clinici più interessanti non solo sul piano psicoanalitico, ma anche su quello narrativo. E’ considerato uno dei capolavori della narrativa tedesca, elogiato da Thomas Mann ed Hermann Hesse. Freud riteneva questo caso clinico di isteria molto importante per la comprensione dei processi mentali, facendo riferimento sia all’interpretazione dei sogni, sia alla psicopatologia della vita quotidiana. Nel corso dell’analisi di questo caso, Freud ricostruisce l’ambiente famigliare di Dora ed evidenzia l’importanza dei gesti automatici che Dora compie durante le sedute.
A cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Conferenze e Convegni mercoledi’ 20 marzo 2019 ore 17

Amore, gelosia, metamorfosi: la storia di Aci e Galatea

Conferenza di Claudia Pandolfi (Università di Ferrara)

Nella sua lunga vicenda letteraria, il personaggio di Polifemo subisce variazioni notevoli: si passa dal Polifemo epico-omerico dell’incontro con Ulisse al Polifemo innamorato della ninfa Galatea, fino ad arrivare alle Metamorfosi ovidiane, in cui la sua storia d’amore non corrisposto si intreccia al mito del pastorello Aci, lasciando spazio per la prima volta al sentimento violento della gelosia. E sarà questa la storia destinata a tramandarsi nei secoli. La conferenza ne ricostruisce le tappe fondamentali, in occasione della messa in scena dell’opera Acis and Galathea di Georg Haendel, giovedì 21 marzo presso il Teatro Comunale Claudio Abbado.
Per il ciclo “Libri in scena”, a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Eventi giovedi’ 21 marzo 2019 ore 17

Giornata Mondiale della Poesia

Reading poetico del Gruppo Scrittori Ferraresi in occasione della Giornata Mondiale della Poesia

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera (P. Neruda)
Come è ormai tradizione la celebrazione della Giornata Mondiale della Poesia coincide con il primo giorno della stagione primaverile. Primavera vuol dire rigenerazione, metamorfosi, abbandono dell’antico e abbandonarsi al nuovo. Il Gruppo scrittori ferraresi ha deciso dunque di dedicare il reading poetico di quest’anno proprio alla Primavera e alle primavere, alla stagione cioè della rigenerazione ma anche agli anni passati. Secondo l’UNESCO, che diciannove anni fa ha istituito la ricorrenza della Giornata Mondiale della Poesia, «tra le diverse forme di espressione, ogni società umana guarda all’antichissimo statuto dell’arte poetica come ad un luogo fondante della memoria, base di tutte le altre forme della creatività letteraria ed artistica»; e secondo il poeta statunitense Lawrence Ferlinghetti, che quest’anno compie 100…primavere, «la poesia è la nascita delle ide e prima che siano distillate nel pensiero».
Il Gruppo scrittori ferraresi in questa giornata cercherà di cogliere entrambi i messaggi confidando nelle parole, nella musica e nelle immagini poste al servizio della memoria e della rinascita continua della poesia: i fiori appassiscono ma la Primavera continuerà a nascere.
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Eventi venerdi’ 22 marzo 2019 ore 17

CHI L’HA LETTO? “Il nome della rosa” di Umberto Eco

Viaggio nel mondo di Guglielmo da Baskerville

Conversano con i lettori Cinzia Ammirati e Fausto Natali

Durante l’incontro sarà esposto l’esemplare posseduto dalla biblioteca Ariostea (datato 1495) del famigerato “Malleus maleficarum”, il manuale con il quale l’Inquisizione individuava le streghe e che Dan Brown considera “l’opera più sporca di sangue della storia umana”.

Dopo Elena Ferrante “Chi l’ha letto” si dedica ad un romanzo che più invecchia e più diventa interessante: “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Pubblicato nel 1980, il giallo storico del semiologo alessandrino scomparso un paio d’anni fa, ha ottenuto un vasto successo di pubblico e di critica: 50 milioni di copie vendute, tradotto in oltre 40 lingue, vincitore del Premio Strega e inserito fra i 100 libri del secolo da Le Monde. Il romanzo rappresenta il primo giallo storico diventato bestseller, un genere letterario molto attuale e di grande successo che vede fra i massimi interpreti il comacchiese Marcello Simoni. Nel corso degli anni dal libro di Eco sono state tratte molte trasposizioni: film, opere teatrali, fumetti, videogiochi e ora la nuovissima fiction in onda su RAI1 dal 4 marzo.
Attraverso le suggestioni create dal libro, dai filmati, dalle immagini e dalle letture, rivivremo assieme a Guglielmo da Buskerville un periodo storico, il tardo medioevo, che ha profondamente inciso sulla cultura occidentale dei secoli successivi.
“Chi l’ha letto?” nasce con l’intento di colmare il vuoto che immancabilmente segue la chiusura dell’ultima pagina di un bel libro. L’incontro comincerà con una breve descrizione dell’opera e del suo autore per lasciare poi spazio a “chi l’ha letto” e permettere a tutti di esprimere il proprio pensiero senza tante formalità. Chi non l’avesse neppure sfogliato potrà approfittare dell’occasione per valutare se prendere il libro in prestito dalla biblioteca o lasciar perdere.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Didattica sabato 23 marzo 2019 ore 11

A scuola di Archivi e Biblioteche

Presentazione del catalogo della mostra curato da Arianna Chendi, Corinna Mezzetti, Beatrice Morsiani e Angela Poli

10 anni di attività didattiche del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara
Saluti di Cristina Corazzari, Assessore alla Pubblica Istruzione, Formazione e Comunicazione
Introduce Angelo Andreotti, Dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara.
Alla presenza dei curatori, ne parla Anita Gramigna, docente di Pedagogia generale presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Ferrara.
Il catalogo apre la collana editoriale del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara L’Ansa del vaso, che dedica il numero uno alla “didattica” messa in campo da bibliotecari e archivisti del Servizio, con le attività rivolte alle scuole di ogni ordine e grado nell’arco degli ultimi dieci anni. Il volume è corredato dagli approfondimenti tematici relativi alle attività didattiche, diversificate per livelli scolastici e tematiche, presentando una panoramica della metodologia e degli strumenti utilizzati per favorire l’approccio e la divulgazione del patrimonio documentario e bibliografico conservato nelle biblioteche e negli archivi del Servizio Comunale. Il percorso espositivo, integralmente pubblicato nel volume, è stato realizzato in collaborazione con i volontari civili, in servizio presso la Biblioteca Ariostea, l’Archivio Storico e la Biblioteca Bassani, nell’ambito del progetto del Servizio Civile Nazionale 2017/2018.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

mostre, musei

Museo Europeo degli Studenti

Je ne veux pas mourir idiot

Museo Europeo degli Studenti – MEUS
Il Sessantotto dall’università al mondo
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In occasione del cinquantesimo anniversario del Sessantotto studentesco, il Museo Europeo degli Studenti ha dedicato a questo tema un percorso espositivo all’interno delle sue sale. Il filo conduttore della mostra è legato all’espansione planetaria del movimento che, oltre a diffondersi nello spazio geografico, funse da volano a una serie di proteste e rivendicazioni sviluppatesi in parallelo al di fuori dell’Università.

Il movimento, nato originariamente a metà degli anni Sessanta negli Stati Uniti in opposizione alle discriminazioni razziali e alla guerra in Vietnam, raggiunse la sua massima espansione nel 1968 nell’Europa occidentale, col suo apice nel Maggio francese.

Se le università furono indubbiamente il contesto di formazione del movimento, di fatto la contestazione fuoriuscì ben presto da campus e atenei per attraversare luoghi di lavoro, città, istituzioni culturali e altri spazi ancora. Documenti, libri, foto, audio e video presentati all’interno del percorso espositivo intendono rendere conto della straordinaria estensione territoriale raggiunta dalla contestazione, coinvolgendo svariati contesti sociali.

L’esposizione, curata da Maria Teresa Guerrini e Marica Tolomelli, è stata realizzata dal Sistema Museale di Ateneo in collaborazione con il Dipartimento di Storia Culture Civiltà e con l’Archivio Storico dell’Università di Bologna.

Orari di apertura
da mercoledì a venerdì: 10.00 – 13.00
sabato, domenica e festivi: 10.00 – 18.00

chiusure: 24 e 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio

Biglietti
Intero: 5€
Card Musei Metropolitani: 3€

Gratuito: studenti Unibo; 0-6 anni

MEUS, Via Zamboni 33 Bologna

conferenza

Le discepole di Gesù

Lunedi’ 11 marzo 2019 ore 17

POETANDO. Conclusione del Progetto 2018

A cura dell’Associazione Culturale Olimpia Morata di Ferrara

Durante l’evento saranno presentati i primi quattro poeti classificatisi nella “Tenzone poetica –  Poetando 2018”: Gabriella Veroni Munerati, Micaela Zambardi, Bruno Montanari e Federica Santoro.
Con loro dialogherà Francesca Mariotti, presidente dell’Associazione Olimpia Morata, intervallando la loro storia di poeti con la lettura recitata di liriche tra le ultime pubblicazioni e alcune inedite.
Il pomeriggio chiude il Progetto 2018, ma non le occasioni di incontri con la Poesia che sempre sarà protagonista in diverse nuove occasioni.

Incontro con l’autore martedi’ 12 marzo 2019 ore 17

Il canto della luna

Presentazione del libro di Maurizio Ganzaroli

La prima storia gothic-punk ambientata a Ferrara
Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I nidi’, 2019
Ne parlerà con l’autore Paolo Sturla Avogadri, storico, esperto di enigmi e misteri locali.
Letture a cura di Micaela Zambardi e Roberto Gamberoni.
Sarà presente l’editore Fausto Bassini.
Ganzaroli è inventore di un nuovo genere letterario, denominato “gothic-punk”, poiché si ispira allo stile gotico della narrativa dell’Ottocento virato verso atmosfere fantascientifiche e futuristiche. Nel corso dell’evento verranno proiettati l’eccezionale documentario d’epoca “Amanti senza fortuna” (1949) di Adolfo Baruffi e Florestano Vancini (dedicato alla tragica vicenda di Ugo e Parisina) e alcuni video-racconti a tema di Maurizio Ganzaroli.
Una creatura antica che attraversa i millenni alla ricerca di un’anima affine. Una scoperta archeologica a Gaibanella che cambierà la storia. Un ragazzo che ignora che il suo destino è già stato segnato molti secoli prima. Un avvincente romanzo di sapore gotico/horror che si snoda tra le vie e i palazzi della Ferrara del 2030.
Maurizio Ganzaroli, poliedrico artista ferrarese, è scrittore, poeta, pittore e video-artista, oltreché maestro d’arte di chiara fama. Tra le sue opere narrative si ricordano “Nebbie d’altri mondi” (1999), “Buoni motivi per non dormire” (2015) e “Mondi diversi” (2017). Alcuni suoi racconti, saggi e articoli sono stati inclusi in antologie e riviste.

Conferenze e Convegni mercoledi’ 13 marzo 2019 ore 16,30

Perdòno tutti e a tutti chiedo perdono

La vita, le opere, gli ultimi giorni e le ultime poesie di Cesare Pavese

A cura di Stefano Caracciolo
Prosegue con immutato successo da ben dodici anni il ciclo di conferenze dedicate alla psicologia. In questo incontro il professor Caracciolo si occuperà di Cesare Pavese, uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo. Vincitore del premio Strega nel 1950. Poeta, scrittore e critico letterario. La propensione al suicidio, tratto insito nella sua natura, da lui definito un “vizio assurdo”, lo porterà a togliersi la vita in una camera d’albergo a Torino a soli 42 anni.
Stefano Caracciolo, medico, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia Clinica – Università di Ferrara / Az.USL di Ferrara. Autore di oltre 150 pubblicazioni a stampa su riviste scientifiche italiane ed estere del settore, nonché di diverse monografie, socio di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Dirige e coordina il Centro Interaziendale per i Disturbi del Comportamento Alimentare.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno Dodicesimo, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Incontro con l’autore giovedi’ 14 marzo 2019 ore 17

Ferrara. La città di Ferrara descritta da Valery: erudito viaggiatore francese innamorato dell’Italia

Traduzione e cura di Stefano Franchini

Ne parlano, col traduttore, Gianni Cerioli e Giuseppe Ferrara
L’opera è stata estrapolata da una corposa Guida dell’Emilia (stampata a Bruxelles nel 1842 col titolo di “Bologne, Ferrare, Modène, Reggio, Parme, Plaisance et leurs environs”) a sua volta tratta da una precedente Guida di tutta l’Italia. Valery è lo pseudonimo di Claude-Antoine Pasquin (1789-1847) di professione bibliotecario a Versailles che, nel suo passaggio a Ferrara, conobbe l’allora bibliotecario dell’Ariostea. Valery si sofferma sulla storia, le arti figurative e le opere letterarie legate a Ferrara. La descrizione è ben diversa da quella di una moderna guida turistica. Valery si meraviglia che nella nostra città abbiano operato e prodotto tanti poeti epici. Diverse pagine parlano di Boiardo, Ariosto, Tasso e di tanti altri letterati. Quando Valery entra in una chiesa di Ferrara subito ne elenca i quadri e le opere scultoree.
Stefano Franchini risiede da sempre, cioè da 15 lustri, a Ferrara. Nella nostra città ha, tra l’altre attività, insegnato Diritto ed Economia politica in istituti tecnici. Ha pubblicato diverse traduzioni dal francese di autori del Settecento e del primo Ottocento. Per la casa editrice Este Edition ha pubblicato traduzioni di opere di Charles Dupaty e di Joseph Méry. Per la Normale di Pisa ha tradotto un’opera scientifica di padre Rogerius Josephus Boscovichius. Ha anche tradotto opere del conte Élie de Comminges e del marchese Philippe de Massa.
In collaborazione con il Gruppo Scrittori Ferraresi

Conferenze e Convegni venerdi’ 15 marzo 2019 ore 17

I discepoli e le discepole di Gesù

Dialogo tra Piero Stefani e Silvia Zanconato

Coordina Francesco Lavezzi
Lungo le strade della terra d’Israele, i discepoli costituirono un gruppo eterogeneo di persone, uomini che – in un modo o in un altro – hanno fatto la storia, ma anche donne che, oltre ogni convenzione sociale, hanno seguito Gesù, un Rabbi itinerante dotato di caratteristiche molto particolari. Vi fu però una differenza, gli uomini, a iniziare dai Dodici, furono chiamati dal Maestro, le donne scelsero invece di mettersi alla sua sequela di loro volontà. Discepoli e discepole furono spesso in difficoltà di fronte all’insegnamento di vita esigente proposto dal loro Maestro. Tuttavia furono sempre protagonisti imprescindibili nella vicenda umana di Gesù e, almeno in alcuni casi, si rivelarono fondamentali per la comprensione della sua stessa missione. Anche per Gesù vale la constatazione che non si è veri Maestri quando manca l’apporto dei discepoli.
A cura dell’Istituto Gramsci e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara