fantascienza

Assemblea world sf

La partecipazione alla cena è stata inaspettatamente numerosa, tanto da costringere i camerieri ad aggiungere nuovi tavolinetti per far posto a tutti. Ed è stato difficile districarsi tra i commensali per i nostri ’50 e oltre’, i tre super soci che hanno festeggiato le nozze d’oro con la fantascienza italiana. Grazie ad Adalberto Cersosimo, grazie a Luigi De Pascalis, grazie a Pierfrancesco Prosperi di essere stati con noi per condividere la nostra gioia di consegnare loro il trofeo “50 e oltre” e dichiararli ufficialmente ‘Dottori in fantastico e fantascienza’. Dopo Renato Pestriniero, Gianfranco de Turris e Vanni Mongini, ne mancano solo tre, Vittorio Catani, Ugo Malaguti e Mauro Antonio Miglieruolo che premieremo appena possibile.
E, col tempo, ne premieremo altri, ne sono sicuro.
Ma, restando in argomento, nel sito worldsf.it troverete i vincitori del Vegetti. Interessante notare che, a differenza di altri premi in cui qualcuno li organizza, quel qualcuno si vota e sempre quel qualcuno si premia, i vincitori di tre su quattro categorie sono andati a non soci World e il quarto a una socia con un editore estraneo alla World.
E’ quello che ho voluto da quando sei anni fa sono stato eletto Presidente della World SF Italia. Premiare le vere migliori opere nel, a volte, confuso panorama fantastico italiano. Sei anni travagliati, durante i quali più volte ho pensato di gettare la spugna e non l’ho fatto per rispetto di chi ha creduto in me (e per non dar soddisfazioni a chi mi ha vilmente offeso).
Sabato però si sono concretizzati gli esiti positivi di tanti miei sforzi.
Grazie ai soci presenti e ai non soci ch’erano lì con noi, grazie ai soci che non c’erano ma che ci hanno fatto sentire il loro sostegno, grazie all’infaticabile Luca Ortino, splendido anfitrione, grazie a Filippo Radogna che ha intervistato Guidoni per la rivista Dimensione Cosmica, grazie al nostro Salvo Toscano che col corpo era a Catania, ma con la mente era con noi e che permette che leggiate questo consuntivo.
Grazie al rappresentante del club MoonBase ‘99 con cui si spera verrà avviata una proficua collaborazione, grazie ai responsabili del blog UraniaMania che sono stati lì con noi e che abbiamo accolto come soci. Si cresce, sempre di più.
Grazie ai soci che sembrano rimasti indifferenti, anche per loro ho combattuto, anche per loro ho rinforzato quella dignità di un’ Associazione e di un Premio nato dalla volontà del grande Ernesto Vegetti, anche per loro si è aperta una nuova World, perché nella World tutti troveranno sempre la vera autentica tenace intramontabile fantastica fantascienza italiana.

Donato Altomare
Presidente della World SF Italia

L’articolo C’era la fantascienza italiana proviene da Associazione World SF Italia.

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filosofia

La teoria di genere

La teoria di genere è il prodotto di una società totalitaria ?

È il prodotto di una società il cui obiettivo è di condurre una guerra totale alla natura per fare in modo che tutto, proprio tutto, diventi artefatto, un prodotto, un oggetto, una cosa, un artificio, un utensile, ovvero in altre parole: un valore mercantile. Nell’arco di cento anni vi è la possibilità di un capitalismo integrale nel quale si produrrà tutto e dunque tutto si comprerà e tutto si venderà. La teoria di genere è una delle prime pietre di questo carcere planetario. Essa prepara il “transumano” che è l’obiettivo finale del capitalismo. In altre parole: non la soppressione del capitale come credono i neomarxisti, ma la sua affermazione totale, definitiva, irreversibile.

Concedendo l’accesso alla procreazione assistita alle coppie di donne, la filiazione biologica sarà sostituita da una “filiazione di intenzione”. Secondo Lei questo contribuirà all’instaurarsi di una società totalitaria, come descritto nel libro “1984”?

Questo è da comprendere all’interno del processo di snaturamento e trasformazione artificiale della realtà. Si rinnega la natura, la si distrugge, la si disprezza, la si sporca, la si devasta, la si sfrutta, la si inquina, e poi la si sostituisce con qualcosa di artificiale. Per esempio con i corpi: più ormoni, più ghiandole endocrine, più testosterone, ma comunque cose che alterano l’equilibrio endocrino! Cercate di capire.. Oppure anche le iniezioni ormonali per quelli che vogliono cambiare sesso. Questo odio della natura, questa guerra di distruzione dichiarata alla natura è propedeutica al progetto “transumanista”

D’altra parte non sono mai stato padre biologico, ma grazie ad un matrimonio con la donna che è lo sguardo vigile sotto il quale ora io scrivo, a seguito dell’adozione dei suoi due figli adulti, sono diventato padre e nonno del bambino di quella che è diventata la mia figlia adulta: dunque non sono contro una “filiazione di intenzione” perché io stesso ne incarno il progetto, ma il tutto deve essere all’interno di una logica nella quale non si priva il bambino dei punti di riferimento ai quali ha diritto. Ho molto combattuto contro la metapsicologia della psicanalisi freudiana e posso dire che mi ritrovo nella battaglia di alcuni psicanalisti che si oppongono a questa scomparsa del padre, in favore sia della comparsa di un doppio padre sia di quella di una doppia madre.

L’incendio di Notre-Dame è stato un elettroshock per molta gente ma è anche stata l’occasione di riscoprire un’eredità architettonica e spirituale . Era una presa in giro per la società “nichilista” che Lei denuncia ?

Io mi sono opposto alla lettura di questo o di quell’altro che riciclavano le vecchie bestialità del pensiero magico: punizione divina, segnale inviato da Dio, avvertimento inviato ai miscredenti… Ho anche sentito dire che la mano di Dio aveva allontanato dal fuoco la famosa corona di spine del Cristo, senza riuscire a capire come mai questa stessa mano aveva potuto contemporaneamente permettere il Corto Circuito oppure l’innesco doloso!
Al contrario, ho raccontato in “Decadenza” che l’avventura della Sagrada Familia di Barcellona faceva senso: decisa e cominciata nel XIX secolo, continuata ma mai riuscita ad essere terminata nel XX secolo, comunque benedetta da un Papa che ha abdicato nel XXI secolo, e poi teatro di un attentato islamista fortunatamente sventato, era un concentrato della storia del Cristianesimo decadente . (Leggete anche: “Michel Onfray piange Notre Dame de Paris.)

Dalla finestra del mio ufficio vedo l’abbazia degli Uomini costruita da Guglielmo il Conquistatore 1000 anni fa: in una trentina di anni, ha costruito due abbazie in questa sola la città – senza parlare del castello e degli altri edifici laici… bisogna dire che la velocità del Paraclito non è più la stessa! Ma l’incendio di Notre-Dame entra in un’altra prospettiva: mentre aspettiamo le conclusioni dell’inchiesta incaricata, si tratta di un incidente nel quale Dio non ha avuto più potere che lo Spirito del Tempo.

a cura di Samuel Pruvot e Hugues Lefèvre

Fonte: http://www.famillechretienne.fr

Link: https://www.famillechretienne.fr/politique-societe/bioethique/michel-onfray-la-theorie-du-genre-prepare-le-transhumain-objectif-final-du-capitalisme-255280

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

Argomenti vari

La guerra che ci fanno

«Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre». A dirlo, nel lontano 1858, fu il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln. E da allora l’apparato politico-militare del suo Paese deve averlo preso molto sul serio, garantendo la difesa degli interessi di un pugno di industriali, possidenti e speculatori grazie a un esercito dotato di una forza d’urto senza precedenti nella storia dell’umanità. Ma se non esiste luogo del mondo che non sia costretto a fare amaramente i conti con i colonizzatori del pianeta, Raúl Capote spiega come la forza delle armi sia in realtà subordinata all’uso di una forza ancora più grande: la forza espressa grazie alla cultura, alla musica, ai mezzi d’informazione e alla propaganda, vale a dire la vera arma segreta – spesso invisibile – di cui di servono gli Stati Uniti. Passando in rassegna quella che è la lunga storia di colonizzazione culturale a stelle e a strisce e forte della sua personale esperienza di ex agente segreto infiltrato nella CIA, Capote dà voce alla storia mai raccontata della dominazione statunitense sul resto del mondo e, in modo particolare, su Cuba e l’America Latina. La storia di una guerra sporca, capace di strumentalizzare, corrompere e piegare ai propri fini interi movimenti giovanili e prestigiose istituzioni culturali. Ma, allo stesso tempo, anche il punto debole dell’ideologia consumistica che pervade e corrompe l’imperialismo degli USA, contro cui questo libro è stato scritto e pubblicato.

La guerra che ci fanno. La storia mai raccontata della CIA e della dominazione statunitense sul resto del mondo,
di Raúl Antonio Capote.
A cura di Claudia Proietti, Red Star Press, pp. 256, € 16

Raúl Antonio Capote, nato a L’Avana nel 1961, dal 1990 al 2000 riesce a infiltrarsi nella CIA, contribuendo così a depotenziare le manovre con le quali gli Stati Uniti tentano di destabilizzare Cuba.
Professore di storia, cultura e letteratura cubana, ha pubblicato, tra le altre cose, il libro Un altro agente a L’Avana (2015), dedicato alla sua esperienza di agente segreto.

storia

Inghilterra

Una riflessione ponderata del nostro amico Enrico Galoppini

“….Ma voi vi fate infinocchiare sempre ben bene e v’infervorate sulla Francia, la Germania… Per non parlare di quei servi ottusi che credono alle fole russofobe ed islamofobe dei media.
Il problema, a ben vedere, non è nemmeno l’America: semmai è l’american way of life, altrimenti detto “occidentalizzazione del mondo” per le plebi globalizzate. Potrà sembrare strano, ma il problema vero non sono nemmeno i famosi Innominabili, che pure di danni ne fanno.
No, il problema è l’Inghilterra, che detiene una serie di poco invidiabili record: prima rivoluzione con testa coronata mozzata (Cromwell); prima banca centrale che rende il denaro una merce; prima massoneria speculativa (Gran Loggia d’Inghilterra). Ma si potrebbe continuare con le origini del razzismo moderno (Chamberlain), del darwinismo sociale, del disumano sfruttamento dei lavoratori. Della elevazione della proprietà privata al rango di furto ed abuso (qui comincia la pratica delle enclosures, con la fine dei diritti collettivi delle comunità). Della riduzione del mondo intero a “mercato”, con la riduzione di millenarie civiltà (si pensi all’India e alla Cina) a simulacri di se stesse.

È in Inghilterra che nascono (coi prodromi a Venezia) i primi servizi segreti, in odor di magia ed inganno ontologico, ed è qui che bolle in pentola la prima “riforma” (Enrico VIII). Ed è sempre in Inghilterra che dilaga il gioco d’azzardo, così come la mania degli sport (da vedere) usati come arma di distrazione di massa.
Vogliamo parlare, inoltre, della giurisprudenza inglese per la quale le sentenze, anche le più assurde, costituiscono un “precedente”? Tutto il contrario del Diritto romano!
Chi ha poi istituito una vera centrale della speculazione mondiale come la City con tutti i vari “paradisi fiscali” da essa dipendenti?
E concludo questa galleria degli orrori con il traffico di droga, vera arma escogitata da quella allegra combriccola oggetto dei pettegolezzi dei tabloid in combutta col solito Innominabile di turno, allo scopo di forzare “l’apertura” di qualche nazione “chiusa” e corromperne nel fisico e nell’animo la popolazione.
Ma all’apice della mistificazione e dell’inganno, si è di fronte a chi, dovendo stabilire un dominio sui mari, ha elevato al rango di “baronetto” veri pendagli da forca come i pirati, salvo poi nobilitarli grazie al monopolio della fabbricazione della cultura dell’intrattenimento per grandi e piccini, nella quale anche uno stupratore d’infanti diventa giustificabile.
L’Inghilterra è il Paese della doppia morale, e con questo abbiamo detto tutto “!

Enrico Galoppini

https://www.controinformazione.info/il-problema-e-sempre-quello-da-sempre-linghilterra/

biblioteca

Giovanni Battista Riccioli

Conferenze e Convegni martedì 28 maggio 2019 ore 17

Il geoeliocentrismo ‘assoluto’ di Giovanni Battista Riccioli tra Galileo, Keplero e Newton

Conferenza di Flavia Marcacci (Pontificia Università Lateranense)

Con lo sviluppo in serie di Fourier ogni curva è riconducibile a funzioni circolari. Tolomeo aveva avuto dunque ragione spiegando il cielo con circoli eccentrici, epicicli ed equanti? Non dopo l’introduzione del telescopio, che aveva fornito dati incontrovertibili: il sistema geocentrico non poteva funzionare. Alcuni astronomi provarono a verificare il sistema geoeliocentrico di Tycho Brahe con il nuovo strumento scoprendo che poteva funzionare, il Ferrarese Giovanni Battista Riccioli elaborò un’originale variante di questo sistema del mondo intermedio, inventando il metodo a epic-epicyclos e riformulando le leggi di Kepler. Gli mancava di rilevare la parallasse ma sapeva che gli strumenti del tempo erano troppo deboli: eppure giudicava la sua ipotesi di mondo absoluta, la migliore in circolazione. Un caso interessante di sottodeterminazione di una teoria, abilità matematica e sperimentale o incapacità di adattarsi alle novità del secolo?
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Conferenze e Convegni mercoledì 29 maggio 2019 ore 17

Le varianti testuali della Divina Commedia

Lectio Magistralis di Paolo Trovato

Lectio Magistralis di Paolo Trovato, docente di Storia della Lingua Italiana all’Università di Ferrara
“Ma che senso ha, nel 2019, che all’università di Ferrara si modifichi il testo della Divina Commedia?”. Qualche spiegazione e qualche esempio di novità testuali.
Introducono Federica Graziadei e Giuseppe Ferrara
Come succede per moltissimi altri scrittori dell’antichità o del Medioevo o del Rinascimento (gli autori dei vari libri della Bibbia, tutti i classici latini, Shakespeare), di Dante non abbiamo neanche una riga autografa. In tutti questi casi abbiamo solo copie più o meno fedeli (è difficile copiare un’opera lunga senza commettere un certo numero di errori, a volte molto gravi). Di conseguenza, il testo della Bibbia, quelli di Virgilio, Ovidio, Cicerone, quello di Dante sono, in parte, frutto di ipotesi ricostruttive a partire dal confronto dei manoscritti. Nel caso di Dante il confronto si è limitato a lungo solo a una piccolissima parte (al massimo il 5%) delle copie manoscritte superstiti, che sono 580 (le edizioni degli ultimi 50 anni riproducono tutte la ricostruzione di Giorgio Petrocchi, 1966-1967). Ma l’estensione della ricerca a tutti i 580 manoscritti, portata avanti a Ferrara dal 2003, ha permesso di prendere in considerazione varianti testuali in precedenza ignote agli studiosi, che almeno in qualche caso sembrano preferibili a quelle del testo oggi in uso.
L’incontro è inserito nel calendario del “Maggio dei libri 2019
Per “I Mercoledì dell’Ippogrifo” a cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Incontro con l’autore giovedì 30 maggio 2019 ore 17

Mirabilia. La botanica nascosta nell’arte

Presentazione del libro di Renato Bruni

Codice Edizioni, Torino 2018
Dialogano con l’autore il filosofo Marco Bertozzi e lo storico dell’arte Giovanni Sassu.
Usare delle opere d’arte come portali per parlare di piante, di come funzionano senza di noi, di come noi uomini ci siamo relazionati con loro. Non spiegare perché Lucas Cranach abbia messo un garofano in mano ad Anna Cuspinian o perché a Carlo Crivelli piacciano i cetrioli e neppure raccontare della passione di Bernardino Luini per le aquilegie. Scovare opere nelle quali un particolare o una sfumatura siano punti focali per aprire una finestra insospettata su un tema scientifico, unendo le reciproche meraviglie. E, trovando i linguaggi migliori affinché ciascuno di questi temi faccia godere lo spettatore, immaginare di farne una mostra. E’ questa la sfida affascinante posta al mondo della cultura dal celebre botanico Renato Bruni – già autore di Erba Volant e Le piante sono brutte bestie – nella sua nuova opera Mirabilia. La botanica nascosta nell’arte.
L’incontro è inserito nel calendario del “Maggio dei libri 2019
L’incontro è promosso dall’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara

Incontro con l’autore venerdì 31 maggio 2019 ore 17

I custodi dell’aurora

Presentazione del libro di Stefano Caranti

Dialoga con l’Autore Giuseppe Ferrara
L’innovativa silloge è costituita da poesie e video poesie ed è parte integrante del progetto “Videopoesie in tour” che ha varato nel 2018 con una finalità molto importante: valorizzare la parola e la poesia con una nuova forma comunicativa, dove il tradizionale testo poetico viene “trasformato” e affiancato da una nuova dimensione artistica di straordinario impatto emotivo e multisensoriale, la videopoesia, un’esperienza coinvolgente che unisce la suggestione evocativa dei versi lirici con la potenza delle immagini, musica e voce.
I custodi dell’aurora sono tutti quei cercatori che hanno trovato una luce nel buio del nostro tempo e che ora custodiscono preziosamente e vigilano con l’aiuto di altri “energie”, contro le azioni e gli attacchi del male in un mondo distorto e rovesciato. Nell’edizione cartacea ogni libro è numerato a mano e i contenuti multimediali sono fruibili attraverso l’uso di qr-code dinamici appositamente creati con i quali l’autore può anche interagire con il lettore.
Stefano Caranti è nato a Imola e residente a Santa Maria Maddalena (RO). Consulente informatico, ha iniziato a scrivere poesie nell’età dell’adolescenza e presentato nel 2008 la sua opera prima dal titolo “Cercatori d’albe – ombre e luce” pubblicata in self- publishing. Coniugando la passione per la poesia e la professione di informatico ha iniziato a realizzare dal 2008 opere videopoetiche, portando tra la gente questo metodo di comunicazione avvalendosi della più moderna tecnologia per avvicinare il pubblico al mondo poetico. Sta sperimentando nuove tecniche di realizzazione per videopoesie d’autore e video narrazioni, con il coinvolgimento anche dei ragazzi delle scuole con enorme gradimento ed entusiasmo, un’espressione artistica di straordinario impatto emotivo e multisensoriale che unisce la forza della suggestione evocativa dei versi lirici con la potenza delle immagini, musica e voce , un connubio moderno e classico fatto di tradizione e tecnologia per toccare le più varie tematiche del mondo.
L’incontro è inserito nel calendario del “Maggio dei libri 2019
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Mostre Dal 13 aprile al 15 giugno 2019

I colori delle Arti

Statuti miniati delle antiche corporazioni ferraresi tra i secoli XIV e XVIII

In Sala Ariosto
L’esposizione si connota per la presenza di preziosi codici miniati scelti dal Fondo Statuti delle Arti della Biblioteca Comunale Ariostea. La curatrice della mostra, Mirna Bonazza, responsabile della Sezione Manoscritti e Rari dell’Ariostea e dell’Archivio Storico, ha infatti selezionato tra i codici statutari delle antiche corporazioni ferraresi esemplari manoscritti di particolare valore sia sotto il profilo contenutistico, per la ricchezza di notizie che concernono l’ambito giuridico, politico, storico, economico, che iconografico per lo studio della miniatura di varie epoche. Le vetrine ospitano manoscritti che abbracciano un arco cronologico che va dal Trecento, dall’approvazione dei primi Statuti medioevali e dei provvedimenti successivi disposti dagli Estensi, e in seguito dai Cardinali Legati in epoca Pontificia, sino alla soppressione delle Arti alla fine del Settecento. Il percorso espositivo principia con l’Arte d ei Callegari, di cui si possiede la testimonianza più antica, trascritta nel 1342 ma risalente al 1112, che aveva la propria sede nel Palazzo di San Crispino. Il codice, membranaceo del secolo XIV con aggiunte posteriori dei secoli XV-XVIII, presenta miniature di singolare espressione. L’esposizione pone poi l’accento sull’Arte dei Sarti, sotto la protezione di Sant’Omobono, in uno dei codici statutari più antichi posseduti dalla Biblioteca Ariostea, risalente al 1372, la cui miniatura illustra San Giorgio, nell’atto di trafiggere il drago, e la principessa fra due cimieri a testa d’aquila bianca, emblemi che rappresentano Niccolò II d’Este e Alberto V d’Este. Un altro codice di singolare pregevolezza per le sue miniature, all’anno 1382, in cui è sottoscritto il nome del miniatore – Girardus – è lo Statuto e Matricola dell’Arte dei Mastellari. Trovano, altres& igrave;, posto nelle vetrine altri esemplari manoscritti le cui miniature costituiscono un iter cronologico nei secoli susseguenti rappresentativo della documentazione in esso contenuti. Pertanto le arti dei drappieri, dei brentatori, dei merciai, degli orefici con miniature del Quattrocento; l’arte dei barbieri, o barbitonsori, e parrucchieri con miniature cinquecentesche, costituite da fregi a grottesche; dei bastaroli, assaggiatori e crivellatori a rappresentare il Seicento, e a conclusione dei marangonifalegnami – i cui nomi dei matricolati, per i secoli XVII-XVIII, sono inseriti in ricche cornici decorate, arricchite sovente da elementi naturalistici e da utensili che simboleggiano l’Arte.
La mostra è visitabile negli orari di apertura della Biblioteca Ariostea (lun-ven 9-19 sab 9-13)
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

sociologia

Genere e sesso

Illich fu un radicale nel senso più autentico, ovvero uno che va alla radice dei fenomeni per portare alla luce il lato oscuro della nostra civiltà, l’ideologia dello sviluppo illimitato. Rifuggendo dalle tesi metafisiche con la stessa energia con cui rigettò il massimalismo di Marcuse, svolse una penetrante indagine sugli effetti perversi dello sviluppo tecnologico moderno, passando dalla denuncia dell’inefficienza e della strumentalità del sistema scolastico che non educa, ma addestra all’adesione acritica ai fondamenti dell’ipermodernità, alla medicalizzazione della vita, alla paradossale paralisi dei trasporti per sovraccarico, sino alla crisi ecologica. Colse la pericolosità di un fenomeno centrale della nostra epoca, l’inversione di senso delle pratiche più basilari della vita umana, sottratte al limite e alla sorgente creativa disseccata della libertà personale.

Se è vero che esiste un kairòs, il momento giusto, la pienezza del tempo, l’ora di Ivan Illich è adesso. Ne è convinto il filosofo Giorgio Agamben nella densa introduzione dell’opera più problematica del prete di Cuernavaca, Genere e Sesso, il cui sottotitolo è “per una critica storica dell’uguaglianza”. Le sue opere degli anni 70, Descolarizzare la società e Nemesi medica lo avevano reso famoso e controverso, con un giudizio sospeso tra quanti lo consideravano un critico cristiano di scienza e tecnica in nome di ideali comunitari retrogradi o, al contrario, il “primo ricercatore sociale della nostra epoca, come Marx lo fu della sua” (Gilles Martinet e Jean Marie Domenech).

Un’altra lettura lo inquadra come esponente iconoclasta dell’onda lunga del Sessantotto. Possiamo considerarlo come il più complesso, problematico e trasversale degli autori comunitaristi, inclassificabile in qualsiasi categoria ideologica, eccetto, crediamo, nella personalità intimamente cristiana, di cui è testimonianza ciò che Illich scrisse nell’introduzione di Genere e sesso. “Nello studio della storia, è diventato per me motivo di scandalo sempre maggiore il fatto che gli orrori della modernità possano essere compresi solo come sovvertimento del Vangelo. (…) Mi ha spinto la ripugnanza di fronte alla corruptio optimi quae est pessima. Questa corruzione di ciò che è eccellente (il Creato N.d.R.) è per me l’enigma su cui fare luce.”

leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61969

autori

Vogliamo tutto

Ieri è morto Nanni Balestrini che ai più sembrerà un arcaico avanzo del ’68 più che del ’63, una figura sospetta perché per lui e qualche altro la rivoluzione si poteva fare e  fare anche con le armi della poesia, e l’arte anche con la tecnologia, un uomo d’altri tempi ma profetico perché aveva anticipato che potevi avere tanti amici sconosciuti tra quelli che lottano per la città, per la casa, per la conoscenza accessibile a tutti, e contro il fascismo che c’era eccome e se ne accorgevano in tanti anche senza bestioni feroci a incarnarlo, contro la camorra, che anche quella c’era, per la collera applicata al desiderio di riscatto e pure alle opinioni musicali. Un pericoloso eversivo quindi che sapeva già che il lavoro se non è sorretto da diritti e garanzie può solo fare schifo, ridotto a fatica, che se non si lotta per la difesa del salario e della dignità è solo servitù,  che se ti consegni alla mediazione di rappresentanze  svendute è soggetto solo a arbitrio e discrezionalità.

È che erano anni nei quali era lecito anzi giusto volere tutto con rabbia e ribellione. Nei quali il padrone aveva paura dei lavoratori, le dinastie culturali dei poeti operai, le accademie degli studenti, la chiesa delle donne, i giornali delle radio libere e dei giornaletti scolastici e universitari, i premi letterari del Gruppo ’63, i clinici di Maccacaro, Cannes e Venezia del Free cinema e dei controfestival,  le toghe di Magistratura Democratica.

leggi tutto https://ilsimplicissimus2.com/2019/05/21/caro-nanni-volevi-troppo-da-noi/

biblioteca

Italiani in Messico

Conferenze e Convegni lunedì 20 maggio 2019 ore 16,30

Da spazio verde a giardino. La trasformazione di luoghi pubblici e privati

Conferenza di Raffaella Piva

Introduce Gianna Borghesani
L’architetto Raffaella Piva Piva presenterà alcuni dei progetti più interessanti ai quali ha lavorato in questi anni: il proprio giardino e quelli della Palazzina di Marfisa e di Casa Niccolini, nuova biblioteca per i ragazzi del Comune di Ferrara.
Interventi di Germana Nigrelli, esperta di giardini e piante, e di Raffaela Vitale, architetto, direttore dei lavori di recupero di casa Niccolini.
Al termine della conferenza, se le condizioni lo permetteranno, visita al giardino di Casa Niccolini per godere la vista della maestosa Paulonia.
A cura del Garden Club Ferrara

Incontro con l’autore martedì 21 maggio 2019 ore 17

Detti e motti e loro origine

Presentazione del libro di Carla Baroni

Stravagario editore, 2019
Dialoga con l’autrice Tito Manlio Cerioli
Lettori Patrizia Fiorini e Sandro Mingozzi
Il volume, come dice il titolo, si occupa di un’infinità di modi di dire la cui origine per alcuni è molto conosciuta, per altri un po’ meno. L’autrice si è divertita a raccoglierli nel corso degli anni pescando un po’ dappertutto con l’intento di divertire anche chi li leggerà. Si tratta di briciole di cultura frammiste a fantasiose notizie che sanno molto della presa in giro ma che sono state inserite per la loro intensa sapidità. Un libro, quindi, senza grandi pretese ma all’insegna della cultura popolare e del buonumore.
Carla Baroni, il cui cognome completo è Baroni Parmiani, è nata a Cologna Veneta in provincia di Verona. Ben presto, però, si è trasferita a Ferrara dove tuttora vive e dove ha compiuto tutti gli studi che si sono conclusi con due lauree, una in Scienze matematiche e l’altra in Giurisprudenza. Ha insegnato matematica in diverse scuole secondarie. Ha iniziato a scrivere poesie a tredici anni, ma solo da qualche anno partecipa attivamente ai concorsi letterari ricevendo molteplici riconoscimenti sia per l’edito che per l’inedito tra cui più volte il primo premio al “Pietro Niccolini” che consacra i letterati ferraresi. Fa parte anche dell’Italian Poetry Association che riunisce i poeti più significativi dal novecento ad oggi. Ha pubblicato oltre una ventina di libri prevalentemente poemetti e inoltre una traduzione insieme alla madre Rina Buroni delle Bucoliche di Virgilio in endecasillabi (N uovecarte, 2018).
L’incontro è inserito nel calendario del “Maggio dei libri 2019

Eventi mercoledì 22 maggio 2019 ore 17

Italiani in Messico. Architetti, ingegneri, artisti tra i secoli XIX e XX

A cura di Olimpia Niglio e Martin Checa-Artasu

La cultura dell’architettura e dell’arte italiana in Messico tra storia e contemporaneità (Olimpia Niglio)
Riscoprendo storie dimenticate di architetti e scultori italiani in Messico (Martin Checa-Artasu)
Presenta il volume Marco Petrelli, professore ordinario di Restauro Architettonico all’Università di Bologna.
Lucio Scardino e Cinzia Ammirati approfondiscono la figura dell’architetto ferrarese Adamo Boari e dialogano con i curatori.
Il volume permette di conoscere l’importante contributo al Messico di vari professionisti italiani nei campi dell’architettura, dell’ingegneria e delle arti. Un libro che getta le basi per un ulteriore approfondendo dei percorsi professionali e del talento di questi migranti.
Olimpia Niglio, Architetto, specializzata in conservazione dei beni architettonici, master in Management dell’Arte, PhD e post PhD, è professore di Storia dell’Architettura comparata. Già professore presso la Kyoto University in Giappone e la Universidad de Bogotá Jorge Tadeo Lozano in Colombia. Dal 13 dicembre 2018 è stata nominata Direttore del Ministero della Cultura presso AIRC International Research Center, quartiere ONU a Vienna, quale responsabile delle politiche culturali e di formazione per le diverse sedi del Centro presenti nel mondo. È responsabile di una unità di ricerca sulla storia dell’architettura italiana in Messico in collaborazione con la UAM Iztapalapa di Città del Messico ed è membro del gruppo di ricerca CONACYT “Centros Históricos de Ciudades Mexicanas” dell’Universidad Nacional Autonoma de México. È autore di numerose monografie (in diverse lingue) nel settore della storia e del restauro dell’architettura nonchè visiting professor presso diverse università sia asiatiche che americane. Dal 2004 è direttore scientifico della rivista internazionale di architettura EdA Esempi di Architettura.
Martín M. Checa-Artasu, catalano, nato a Barcellona è geografo e storico dell’architettura. PhD in Geografia Umana presso l’Università di Barcellona in Spagna. Si trasferisce in Messico dove assume  l’incarico di professore ordinario in Geografia Umana presso il Dipartimento di Sociologia dell’Universidad Autónoma Metropolitana, Unidad Iztapalapa a Città del Messico. È membro del Sistema Nazionale della Ricerca e del CONACYT del gruppo “Centros Históricos de Ciudades Mexicanas”. È membro dell’Academia Mexicana de Ciencias e di ICOMOS México. È coordinatore di numerosi progetti di ricerca ed in particolare si occupa della storia e della cultura europea in America Latina. Moltissime le pubblicazioni al suo attivo.

Conferenze e Convegni giovedì 23 maggio 2019 ore 17

Baruch Spinoza: il maestro della necessità e il pensiero come cristallo

Ne parleranno Nicola Alessandrini e Cinzia Carantoni

“Possano l’ira e la collera del Signore ardere, d’ora innanzi quest’uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo”. Ad attirare su di sé la severa maledizione della comunità israelitica di Amsterdam, nel 1656, è il giovane Baruch Spinoza. Fulgido esempio di razionalista moderno, Spinoza incarna il modello per eccellenza di intellettuale indipendente, sobrio, dedito alla scienza e alla ricerca della verità.
I suoi due capolavori, il Tractatus theologico-politicus e l’Ethica more geometrico demonstrata, mettono a punto l’idea di una Natura-Dio-Sostanza infinita, rigorosamente immanente, capace di risolvere l’aporia cartesiana tra res cogitanse res extensa. Ma è nell’orizzonte politico che lo spinozismo mostra eloquentemente la propria anomalia rispetto alla modernità: là dove Hobbes promuove un modello politico fondato sulla rappresentanza del sovrano, la Sostanza immanente di Spinoza riscopre il fondamento concreto della politica nel suo soggetto originario: la moltitudine.
Per il ciclo “Maestri” a cura dall’Istituto Gramsci e dall’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Eventi venerdì 24 maggio 2019 ore 17

Apollo 10: guarda che Luna

Reading poetico “pre e post 1969” del Gruppo Scrittori Ferraresi

Coordinano Giuseppe Ferrara e Federica Graziadei
Lo sbarco dell’uomo sulla luna (sbarco!) nel Luglio del 1969, in Italia, più che in qualunque altro paese occidentale, fu seguito da un intenso dibattito culturale. L’Italia aveva avuto e conservava un certo commercio letterario con la luna: era (ed è) il Paese di Astolfo e del suo epico viaggio in groppa all’Ippogrifo. E poi, non eravamo, noi italiani, già stati in un certo senso sulla luna? Non ne avevamo, più di tutti gli altri, una consuetudine maggiore grazie a Galileo, primo scienziato a studiarla sistematicamente, a Leopardi che dialogò in termini cosi moderni con lei? (“Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, Silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, Contemplando i deserti; indi ti posi. Ancor non sei tu paga...”).
Con questo incontro il Gruppo Scrittori Ferraresi e il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara vogliono ricordare e rendere omaggio in un modo insolito a questa grande epopea umana che ha portato realmente degli uomini a passeggiare sul suolo lunare. Gli ultimi a essere arrivati così vicino da poterla toccare sono stati gli astronauti dell’Apollo 10, la missione precedente a quella dello sbarco vero e proprio del Luglio del 69. Nel maggio di quello stesso anno, possiamo dire, che gli uomini dell’Apollo 10 videro la Luna, per conto dell’umanità, un’ultima volta. Fino a quel momento sul nostro satellite erano già arrivati poeti, filosofi, artisti e musicisti ma anche animali come ippogrifi, draghi e perfino conigli e vi erano stati, per così dire, tutti gli amanti di Peynet! Quel maggio del 69 però ha chiuso l’era di una esplorazione mitologica, artistica e romantica per aprirne una nuova: scientifica, tecnica e… cosmica.
Con il reading poetico si cercherà di raccontarlo, o meglio, trattandosi di poesia, di cantarlo iniziando proprio da Tom Stafford (comandante), John W. Young (pilota del modulo di comando) ed Eugene Cernan (pilota del modulo lunare), gli uomini dell’Apollo 10: gli ultimi terrestri che videro la Luna.
L’incontro è inserito nel calendario del “Maggio dei libri 2019
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi in collaborazione con il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Primo piano

Made in Italy

Ogni 48 ore un’azienda italiana cade in mani straniere. Alcuni casi finiscono sui giornali e fanno discutere, ma la maggior parte scivola via nel silenzio. Così, nel silenzio, non abbiamo soltanto perso tutto il made in Italy, i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, i settori strategici (dalla chimica alla siderurgia), i servizi e le banche: abbiamo perso il meglio delle nostre piccole aziende, quei gioielli di creatività spesso nati nei sottoscala di provincia e diventati leader mondiali nel loro settore. Erano i nostri veri tesori. Ora non sono più nostri. I nuovi proprietari stranieri non sono quasi mai dei padroni, piuttosto dei predoni. Il risultato? L’Italia non è più italiana. È ciò che Mario Giordano ci svela nel suo libro-inchiesta: ha girato la Penisola strada per strada, ha visitato borghi e paesi, è entrato nelle fabbriche. E ha scoperto che i predoni stranieri non hanno conquistato solo la nostra economia: hanno conquistato l’intero nostro Paese. Dal castello piemontese del 1200 comprato dalla setta americana della felicità al palazzo della Zecca gestito dai cinesi, dall’isola di Venezia in mano ai turchi ai vigneti della Toscana acquistati dalla multinazionale belga delle piattaforme petrolifere, passando per supermercati, botteghe storiche, alberghi di lusso, case, piazze, ospedali: l’Italia non è più italiana. Persino la mafia vincente, ormai, è straniera. Da Cosa Nostra a Cosa Loro: le cosche nigeriane si sono estese da Torino alla Sicilia. E, intanto, si afferma la Cupola cinese. Ormai non siamo nemmeno più padrini a casa nostra. Dilaga la cucina etnica, ma ci sono 250 cibi italiani a rischio. Dilagano i termini inglesi, ma la nostra lingua rischia di scomparire. Persino gli insetti alieni minacciano il nostro Paese, come denuncia un rapporto allarmato dell’Ispra. E, soprattutto, si stanno estinguendo gli italiani: sempre meno nascite, sempre più fughe all’estero. Una ogni 5 minuti. Secondo l’opinione corrente l’apertura internazionale e gli scambi sono un bene a prescindere. Ma è sempre vero? Le decisioni strategiche sul nostro futuro, oggi, vengono prese in asettici uffici del North Carolina o di Shanghai, da persone che non hanno mai visto un’officina, che non hanno alcuna relazione con la nostra terra e la nostra storia. E questo è un pericolo per il nostro Paese, come hanno denunciato anche i servizi segreti, nella loro relazione al Parlamento italiano. Un grido di dolore rimasto, incredibilmente, inascoltato.

Società

Il mondo del cibo sotto brevetto

Vittoria per i contadini del Gujarat: la PepsiCo ha deciso di ritirare le richieste di risarcimento nei confronti di nove contadini indiani, accusati di avere coltivato, senza permesso, varietà di patate registrate o brevettate dalla multinazionale.

I contadini indiani vincono la battaglia con la PepsiCo sulle patate brevettate

Vittoria per i contadini del Gujarat: la PepsiCo ha deciso di ritirare le richieste di risarcimento nei confronti di nove contadini indiani, accusati di avere coltivato, senza permesso, varietà di patate registrate o brevettate dalla multinazionale. Lo ha reso noto un portavoce del gigante globale dell’alimentazione.
La PepsiCo, che usa quel tipo di patate per le chips vendute sul mercato indiano col marchio Lays, ha accettato di addivenire a un accordo dopo l’intervento del governo del Gujarat, che si è schierato con gli agricoltori e ha affermato che rivestirà un ruolo di controllo. La soluzione è stata salutata dalle associazioni dei coltivatori con grande soddisfazione, perché rappresenta un successo: “in questo modo” dicono gli attivisti “si è evitato un pericoloso precedente che avrebbe minacciato i contadini di tutta l’India”.

A fine aprile era uscita la notizia che la multinazionale aveva fatto causa ai contadini indiani chiedendo un risarcimento che li avrebbe messi in ginocchio, ma la sollevazione a difesa degli agricoltori ha sortito per loro effetti positivi.

Quella in questione è la varietà di patata detta FC5, che ha un livello di umidità inferiore alla patata media. Ciò la rende particolarmente adatta a essere impiegate per preparare snack, quelli che Pepsi imbusta sotto il nome Lay’s.

La PepsiCo aveva chiesto 125mila euro a ciascun agricoltore accusandoli di aver violato il diritto di copyright.

L’azione della compagnia, avevano denunciato gli attivisti è “contro la sovranità alimentare” e la “sovranità delle nazioni”, come aveva detto Kapil Shah del gruppo Jatan, impegnato nella difesa degli agricoltori.

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