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La società da liquidare

I valori attualmente dominanti, con la loro pretesa di rappresentare la forma più avanzata di civilizzazione nonché il culmine del progresso, esercitano un soffocante monopolio su ogni altro valore alternativo, negando ad esso non solo la possibilità di espressione, ma anche la legittimità e l’esistenza.
     La situazione venutasi a creare è di fatto una sorta di totalitarismo, all’interno del quale soltanto questi valori costituiscono l’unico riferimento per comportamenti e orientamenti politici considerati giusti. Ma le scelte dei potenti sono sempre nefaste e la regolarità dell’errore allontana il sospetto dell’incapacità confermando le accuse di malafede.
     Tra prostituzione e tradimento si muovono politica, economia e istituzioni, guidando i popoli verso la rovina. Tale follia nella sua lucidità ricorda i comportamenti di quelle sette dalle stravaganti teorie che creano realtà artificiali, con regole, terminologie e comportamenti autoreferenziali e che poi, inevitabilmente, conducono alla rovina gli adepti, togliendo loro tutto, dai soldi alla libertà, fino alla stessa vita.
Renzo Giorgetti, laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Milano, dedica la sua attenzione allo studio delle forme simboliche, alla comunicazione di massa, alle dinamiche del potere e alla manifestazione degli archetipi all’interno della produzione artistica ed intellettuale dell’epoca presente.
     Ha collaborato con le seguenti riviste: “Chiesa Viva”, “Studi lovecraftiani”, “Volontari”, “Heliodromos”, “Antarès – prospettive antimoderne”, “Ciudad de los Césares” (Cile) e “Delirio” (Spagna); oltre a quelle digitali: “InStoria”, “Bajo los Hielos” (Cile).
     Ha pubblicato i seguenti libri di analisi letterario-simbolica: Archetipi lovecraftiani. L’India e i Miti di Cthulhu (Dagon Press, Teramo 2009), Archetipi lovecraftiani. L’eterno femminile (EDS, Stienta 2012), Lovecraft e la sincronicità (Solfanelli, Chieti 2013), Demofagia (Solfanelli, Chieti 2017), Com’è difficile cavalcare la tigre (Solfanelli, Chieti 2020), e il saggio storico: Propaganda nera. Guerra psicologica inglese contro le forze dell’Asse (Marvia, Voghera 2012).
     Ha curato la traduzione di vari testi sulla Rivoluzione francese.
Solfanelli editore
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In me non c’è che futuro

In me non c’è che futuro Ritratto di Adriano Olivetti ottobre 2011 “C’è stato un momento, a metà degli anni ’60 del XX secolo, in cui un’azienda italiana ebbe l’occasione di guidare la rivoluzione informatica mondiale, 10 anni prima dei ragazzi della Silicon Valley: Steve Jobs e Bill Gates. Una rivoluzione tecnologica che aveva le sue radici in una rivoluzione culturale e sociale, in un modello industriale pensato al di là di Socialismo e Capitalismo, che il suo promotore, Adriano Olivetti, aveva cominciato a sperimentare sin dagli anni ’30 a Ivrea, in provincia di Torino.” Queste le considerazioni che hanno portato il regista Michele Fasano ad avviare un complesso lavoro di ricostruzione storica che da Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica di macchine per scrivere, conduce lo spettatore ai giorni nostri, facendo riecheggiare le parole di Adriano Olivetti nel discorso ai lavoratori di Pozzuoli del 1955: “Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti?” La Fondazione Adriano Olivetti ha supportato il lavoro scientifico del regista che iniziò a scrivere la sceneggiatura sin dal 2008, con il Professor Francesco Novara, coautore del volume “Uomini e lavoro alla Olivetti” edito dalla Bruno Mondadori nel 2005. http://www.fondazioneadrianolivetti.it
THE DAY AFTER

Vasti spazi deserti, negli stabilimenti e nei palazzi. La celebre parete di vetro di una fabbrica è coperta da ponteggi: si staccano pezzi. Sigillato l’esagono della mensa, sgombro il Centro Studi. Polvere, chiazze, ruggine. Tombe vuote di un lavoro scomparso (delle quali la celebrata bellezza impedisce la demolizione). Per salvare quella vita di lavoro dall’oblio, persone che hanno avuto il privilegio di condividerla, in una varietà di ruoli aziendali, hanno inteso evocarla sulla traccia delle loro traiettorie lavorative. Si sono affidati a mani capaci di disegnare l’ordito delle domande entro cui calare la trama delle loro risposte. Saranno i limiti di questo microcosmo di testimonianze. Ne mancano alcune, impedite della morte della persona (come di Pier Giorgio Perotto, entusiasta di questo impegno collettivo) e diviene evidente che questo compito non era dilazionabile. Il successo del-l’impresa di Camillo e Adriano (e Roberto, cui si deve il perseverare nella con-versione all’elettronica) e la sua decadenza sono sincroni con lo sviluppo e il dileguamento dell’Italia industriale (ossia della grande impresa, della sua prospettiva strategica e della sua capacità d’innovazione in settori di tecnologia avanzata). Agli imprenditori costruttori di futuro sono andati subentrando cacciatori di valori azionari, speculatori del mercato borsistico, arraffatori di monopoli, artefici di partecipazioni incrociate e di piramidi societarie. A un mondo del lavoro umiliato in una società lacerata e disorientata, succube delle vicende aleatorie di un’economia finanziarizzata, si rivolge il coro di queste testimonianze. Esse ricordano il valore permanente delle ragioni di quel successo d’impresa: la responsabilità e capacità di costante innovazione e anticipazione, realistica e audace, razionale e immaginativa, votata all’eccellenza dei prodotti, alla qualità della vita lavorativa, all’elevazione della vita sociale.

Francesco Novara Torino, ottobre 2005

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Hugo Pratt

Hugo Pratt, l’italiano di Argentina

L’omaggio all’artista ideatore di Corto Maltese arriva dal Sudamerica con il volume “Hugo Pratt, el tano”

by Giorgio Ballario 18 Novembre 2020 in Cultura 0

1. Pratt (al centro con il montgomery) accompagnato dagli amici alla stazione per la sua partenze verso l’Argentina (all’estrema destra la madre)

Lo scorso agosto ricorreva il venticinquennale della morte di Hugo Pratt, scomparso a Losanna all’età di 68 anni. Uno degli omaggi più significativi arriva dall’Argentina, dove il “papà” di Corto Maltese visse e lavorò per oltre dieci anni e dove divenne una “stella” di primo piano del fumetto nazionale. Nelle scorse settimane è uscito a Buenos Aires il volume “Hugo Pratt, el tano” (l’italiano, nel gergo argentino), opera del collezionista e ricercatore Aldo Pravia, pubblicato dall’editore Casa de Papel. L’opera è un’accurata e minuziosa biografia del periodo argentino di Pratt, che sul finire degli anni Quaranta partì giovanissimo per il Sudamerica (aveva appena 23 anni) e vi restò fino all’inizio degli Anni Sessanta, collaborando con i migliori autori locali e dando lustro alla “historieta” (fumetto) argentina, che – a differenza del coetaneo fumetto italiano – godeva di grandissimo riconoscimento come una diversa forma di arte e letteratura, e non semplice intrattenimento per ragazzini.

Pratt in tenuta “quasi” da Corto Maltese

A Buenos Aires

Pratt arrivò a Buenos Aires dopo la fugace avventura italiana de L’Asso di Picche, con Alberto Ongaro e Mario Faustinelli, richiamato da un editore di origine italiana, Cesare Civita, che stava facendo fortuna con la Editorial Abril pubblicando fumetti e i romanzi di Emilio Salgari. Hugo giunse al porto di Buenos Aires in compagnia di Faustinelli, dopo diciassette giorni di navigazione, e da lì a pochi mesi vennero raggiunti dallo scrittore Ongaro e altri due disegnatori italiani, Ivo Pavone e Sergio Tarquinio. Pratt e Faustinelli si sistemarono in una villetta nell’elegante e residenziale sobborgo di San Isidro, a nord della città, e cominciarono a collaborare con alcuni tra i più grandi autori argentini dell’epoca:  Alberto Breccia, Arturo Del Castillo, Hector G. Oesterheld, Francisco Solano López ed Eugenio Zoppi.

Nel libro Pravia racconta nel dettaglio il crescente successo raggiunto fin da subito da Hugo Pratt, di certo il più talentuoso nella pattuglia dei fumettisti italiani. Le collaborazioni alle riviste CinemisterioMisterix, Supermisterix, Hora Cero Semanal  e Frontera Extra illustrando personaggi diventati poi mitici come Ray Kitt, Il Cacicco bianco, Il Sergente Kirk, Ernie Pike, le serie Ticonderoga e Jungleman. In particolare Pratt diventò partner professionale e amico dello sceneggiatore Oesterheld, il futuro “papà” dell’Eternauta, che una ventina d’anni più tardi, nel 1977, diventerà uno dei tanti intellettuali “desaparecidos” nel corso della dittatura militare. 

Tenuta da marinaio a San Isidro

La seconda moglie

Ma in “Hugo Pratt, el tano” non si parla soltanto di fumetti. C’è spazio per una mole impressionante di informazioni e aneddoti sul decennio trascorso dall’autore veneziano in Sudamerica, oltreché per molte foto inedite. «Nella villetta di San Isidro», racconta Pravia nel libro, «Hugo e i suoi amici erano vicini di casa di molte famiglie benestanti che vivevano nel quartiere, si fecero benvolere e di conseguenza passavano di festa in festa, di piscina in piscina, da un “asado” all’altro, tra musica, vino e ragazze». Tra i vicini conosce anche una ragazzina, Anne Frognier, che molti anni dopo diventerà la sua seconda moglie. A quanto pare Hugo piaceva molto alle ragazze e nella biografia degli anni argentini gli si attribuiscono innumerevoli flirt con colleghe di lavoro e altre donne bellissime, tra le quali l’attrice Olga Zubarry. 

Viaggio in Patagonia

«Pratt era il più attivo del gruppo», racconta sempre Pravia, «e il suo straordinario talento di disegnatore gli consentiva di divertirsi e andare in giro fino a notte fonda e poi disegnare fino a quaranta vignette in un giorno, abbozzando le scene con pochi tratti di matita e poi completandole con il pennello». Dopo qualche anno però il gruppo degli italiani si divise e Pratt andò a vivere con Pavone da un’altra parte, vicino all’ippodromo, e poi in un piccolo appartamento vicino alla stazione ferroviaria di Acassuso, sempre nella zona nord di Buenos Aires, in riva al Rio de la Plata. Sono anche gli anni in cui Hugo Pratt comincia a viaggiare, va in Patagonia poi in Brasile, fino in Amazzonia. Finché un giorno non ritorna da un viaggio in Italia in compagnia di una giovane austriaca,  María Wögerer, sposata a Venezia, con la quale si trasferisce a vivere più in centro, a Buenos Aires. In quel periodo insieme con  Alberto Breccia, Ángel Borisoff e Carlos Roume diventa anche docente alla Escuela Panamericana de Artes. 

Omaggio postumo all’Argentina: Corto Maltese che dice “Las Malvinas son argentinas”

Dall’Argentina a Londra

La parentesi argentina si conclude nel 1959. Uno dei suoi principali committenti, la Editorial Frontera, fallisce e Pratt accetta l’invito ad andare a lavorare a Londra. Resta in Gran Bretagna meno di dodici mesi, si trasferisce di nuovo in Sudamerica, a San Paolo del Brasile, dove si ferma un anno, poi fa un fugace ritorno a Buenos Aires. Infine, nel 1962, arriva il definitivo ritorno in Italia. Hugo ha altri progetti e all’orizzonte già si intravede la sagoma inconfondibile di Corto Maltese.

La copertina di una rivista per bambini illustrata da Pratt
La copertina del volume argentino “Hugo Pratt, el Tano”
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Il grande reset

Minacce spaventose, ricompense per l’ubbidienza…
E’ adesso il momento di resistere

Di Peter Koenig per Global Research
Del medesimo autore abbiamo pubblicato La Risistemazione Globale, dove potete leggere anche una sua breve nota biografica. Quello a seguire è un aggiornamento davvero importante.

Covid-19: la Grande Risistemazione è il titolo del libro di Klaus Schwab, Presidente Esecutivo del WEF (World Economic Forum = Forum Economico Mondiale), e di Thierry Malleret che ricopre la carica di Direttore Senior del Network sul Rischio Globale presso lo stesso Forum Economico Mondiale.
La presente analisi è basata sulla recensione del libro scritta da Steven Guinness, del 4 settembre 2020.

“Questa importante recensione a cura di Steven Guinness (Regno Unito) rivela lo stesso vecchio linguaggio di “interdipendenza”, collaborazione e cooperazione che si era sentito da parte della Commissione Trilaterale nel 1973. Allora come ora l’obiettivo è lo Sviluppo Sostenibile, ovvero la Tecnocrazia, e il risultato sarà la più grande predazione di risorse nella storia del mondo”. Commento a cura dell’editore di Technocracy News.

Il libro presenta uno scenario “bastone e carota”; uno per le spaventose minacce e l’altra riguardante le ricompense per l’ubbidienza. Schwab e Malleret offrono The Brave New World [Il Mondo Nuovo descritto da Aldous Huxley nell’omonimo romanzo – n.d.c.] come il “Nuovo Paradiso” dopo la Grande Risistemazione.
I Poteri Forti che stanno dietro alla Grande Risistemazione , abilmente lavorano con due invisibili armi che sono:
1) un virus probabilmente artificiale, ora chiamato Covid-19 che nessuno vede ma che la propaganda unificata ci fa credere sia spaventoso e mortale – la paura è l’arma associata, e
2) il 5G (e successivamente il 6G, già in preparazione ), un forte campo magnetico mai sperimentato prima, di cui non si è parlato, non nel libro del Forum Economico Mondiale, non nei media ufficiali, ma che sta per essere lanciato in tutto il mondo, coprendo ogni centimetro quadrato della superficie terrestre, irradiato da centinaia di migliaia di satelliti a bassa quota.
Quest’arma elettro-magnetica che probabilmente infliggerà danni a lungo termine, includendo possibilmente danni mortali, è stata studiata da centinaia di scienziati il cui lavoro non è stato mai ufficialmente pubblicato ma resta nascosto. Noi, il Popolo, siamo tenuti all’oscuro. Qui un video di otto minuti sul 5G come arma.
Il libro Covid-19: la Grande Risistemazione è pieno di previsioni di cose che accadranno e che potrebbero accadere, come “il mondo non sarà mai più lo stesso” e “siamo solo all’inizio della Risistemazione, il peggio deve ancora avvenire” – ovvero la “Grande Trasformazione” come il Fondo Monetario Internazionale chiama ciò che sta per avvenire. Leggi il resto dell’articolo

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Riapertura librerie

Bolzano

Abbastanza ligi alle misure restrittive, da questa mattina i bolzanini si sono ‘scoperti’ lettori di libri. Oltre al desiderio di lettura, c’era tanta voglia per concedersi un po’ piu’ della limitata ora d’aria dei giorni scorsi. A Bolzano, città bifronte, dalle molteplici culture, ci sono librerie esclusivamente dedicate alla cultura tedesca, quelle dei classici ‘Tirolensis’, altre piu’ internazionali. Nel tour delle librerie, prese abbastanza d’assalto sin dall’apertura le librerie della zona popolare a maggioranza italiana. “Per me è stata una seconda riapertura perché oggi era l’ottavo anniversario dalla prima apertura – dice parlando con l’AGI, Barbara Roncoletta di ‘Librarsi‘ in via Milano -. Davvero tanta gente, appena ho alzato la serranda c’erano già diverse persone. Non ho mai avuto coda, ma una o due persone attendevano fuori dal negozio”.

“Ho anche il reparto cartoleria – aggiunge Roncoletta – ma ho venduto pochissimo. Mi sono sorpresa perch ho venduto cose che non ero mai riuscita a vendere in due anni. Cosa? Alcuni giochi in legno che avevo più volte provato a vedere e invece oggi ne ho venduti diversi. I libri che sono andati per la maggiore, gialli, romanzi, libri per bambini e ovviamente nessuna guida di viaggi”.

Risalendo la città in direzione il centro storico, il quartiere mistilingue di Gries ha come libreria di riferimento quella di ‘Cappelli’ in piazza Vittoria a due passi dell’arco piacentiniano eretto negli anni ’30 e ancora in fase di restauro. “C’è stata un’affluenza alla spicciolata anche se in alcuni momenti abbiamo avuto coda all’esterno del negozio – dicono Adele Spallino e Mariagrazia Pantano di ‘Cappelli’ -. Molti telefonano prima per sapere se abbiamo disponibile un determinato libro e poi vengono a ritirarlo. Il genere piu’ venduto sono i thriller con i giovani che hanno acquistato anche Seneca. Abbiamo venduto qualche confezione di pennarelli”. Leggermente minore l’affluenza nelle librerie del centro storico, quartiere dove i residenti sono a maggioranza appartenenti al gruppo linguistico tedesco. Chiuse le librerie che vendono volumi religiosi.

AGI

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La corsa del manichino

Articolo di Massimo Luciani

manichino-310x480L’aggressività degli esseri umani è stata eliminata grazie al lungo lavoro della P.E.C.E. (Propaganda E Controllo Emozionale), l’organizzazione che agisce costantemente sulla popolazione per mantenerla pacifica. Diversi strumenti vengono sfruttati, dalle droghe a forme di manipolazione dell’opinione pubblica.

La pace esiste da molti anni, una situazione in teoria utopica che però nasconde problemi che hanno trasformato la società in una distopia. I manichini usati come valvola di sfogo per l’aggressività residua non bastano a frenare ossessioni e si diffondono soluzioni clandestine.

Titolo: La corsa del manichino | Titolo originale: Century of the Manikin, 1972 | Autore: E.C.Tubb | Nuova pubblicazione Febbraio 2020 nella collana Urania Collezione, n°205 (Mondadori) 

Il romanzo “La corsa del manichino” (Century of the Manikin) di E.C. Tubb è stato pubblicato per la prima volta nel 1972. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 640 di “Urania”, nel n. 776 di “Oscar”, nel n. 92 dei “Classici Urania” e nel n. 205 di “Urania Collezione” nella traduzione di Maria Benedetta De Castiglione.

E.C. Tubb fu uno scrittore molto prolifico, al punto che scrisse oltre 140 romanzi di vari generi usando anche vari pseudonimi. La sua fama è legata soprattutto ad alcune serie di space opera ma nel corso della sua lunga carriera ha scritto anche storie con contenuti che vanno ben oltre l’avventura e “La corsa del manichino” è uno degli esempi principali.

Britannico e nato nel 1919, E.C. Tubb era cresciuto in una società che ricordava ancora la concezione che avevano del sesso nell’età vittoriana. Ne “La corsa del manichino” l’autore immagina una società in cui esiste una concezione analoga dell’aggressività, ma come ottenerla? La soluzione sfrutta tutti i mezzi moderni, sia psicologici che farmacologici, il che significa un controllo mentale ottenuto tramite vari tipi di manipolazione assieme all’uso di droghe specifiche. Tuttavia, proprio come il sesso nell’età vittoriana, anche l’aggressività nella società futura descritta nel romanzo è tutt’altro che sparita ma è solo espressa in modo più nascosto.

L’utilizzo di droghe per controllare la popolazione era già un classico della distopia quando E.C. Tubb scrisse “La corsa del manichino” ma lui inserì altri elementi che rendono il suo romanzo forse perfino più attuale. Le manipolazioni della popolazione tramite la propaganda sono purtroppo non solo della letteratura bensì parte della storia e della cronaca. La crescita dei mass media ha reso il problema sempre più serio per la penetrazione di quelle che oggi chiamiamo fake news e la velocità con cui vengono condivise.

Il risultato è raccontato in parte con toni drammatici ma c’è anche un elemento satirico. L’aggressività ancora esistente nella popolazione viene sfogata da alcuni in feste clandestine in cui i partecipanti si lasciano andare ad atti di violenza. Il comportamento del manichino osservato dal capo della P.E.C.E. Joseph P. Lincoln rappresenta secondo lui la perfetta immagine dell’umanità. Gli elementi di dramma e satira sono fusi anche se la lunghezza limitata al punto che oggi verrebbe classificato come romanzo breve porta a uno sviluppo limitato di tutte le idee connesse ad essi e dei personaggi.

L’autore aggiunge anche un collegamento con il passato in una sottotrama riguardante Naomi Constance Fisher, una donna affetta da una malattia incurabile e che per quello si sottopose alla criogenesi. La volontà di risvegliarla da parte di un suo parente porta a conseguenze inaspettate.

Nonostante la lunghezza limitata, ne “La corsa del manichino” E.C. Tubb mostra molta fantasia nel descrivere quella distopia futura con la sua ossessione morbosa nei confronti della violenza. Nel suo complesso, il risultato è a volte caotico perché l’autore ha incluso molte idee che avrebbero avuto bisogno di maggior spazio per essere ben sviluppate in modo equilibrato. Secondo me rimane comunque un romanzo che vale la pensa leggere per gli spunti di riflessione che fofre su certi temi che sono sempre importanti e alcuni di essi oggi lo sono ancora di più.

Massimo Luciani

 

Se vi piacciono le recensioni e gli articoli di Massimo Luciani vi invitiamo a visitare il suo blog NetMassimo.com:

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Poetando

lunedì 2 dicembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro di Fiammetta Sabba (Unibo)

Fabrizio Serra Editore, 2018
Ne parlano con l’autrice Corinna Mezzetti e Paola Zanardi
Elemento essenziale del percorso formativo fino a tutto il XVIII secolo, il Grand Tour  ha coinvolto fin dalla fine del Cinquecento  una serie ininterrotta di eruditi, letterati, filosofi che hanno fatto dell’Italia una delle mete privilegiate dei loro viaggi,  e ci hanno lasciato  resoconti diaristici, lettere, relazioni, guide. Da tale enorme  produzione Fiammetta Sabba ha isolato una gran quantità di materiali importanti per la storia delle biblioteche,  proponendo un’analisi delle fonti , e ripercorrendo gli itinerari che hanno condotto letterati ed eruditi a visitare le principali biblioteche italiane.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

martedì 3 dicembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di John de Pillis (University of California Riverside)

Partendo da un’interpretazione appropriata di un diagramma ingannevolmente semplice (il diagramma a linee orientate) è possibile equipara le proprietà di questa semplice immagine a proprietà fisiche che, con l’aiuto di matrici 2 per 2, ci porteranno ad un pieno sviluppo della teoria della relatività speciale.
John de Pillis è professore emerito di Matematica alla University of California Riverside e disegnatore di fumetti. Nella sua lunga esperienza di divulgatore ha sempre combinato aspetti scientifici e artistici, mescolando anche tecniche di disegno classico con carta e matita alle nuove tecnologie.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

mercoledì 4 dicembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

A cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata

Intervengono Bruno Montanari, Anna Mazzoli, Micaela Zambardi, Gabriella Veroni.
Introduce e presenta Francesca Mariotti
Accompagnamento musicale al violoncello di Simone Montanari
Prosegue il Progetto “POETANDO”, appuntamento con la Poesia, dell’Associazione culturale Olimpia Morata. Saranno con noi i poeti che durante quest’anno che hanno allietato i Saloni delle illustri Dame rinascimentali come Lucrezia Borgia, di cui ricorre il 500mo dalla scomparsa, per cui leggeremo due bellissime liriche del “suo” Pietro Bembo, amico e amante, da lei tenuto in grande stima e Poeta della Lingua Italiana.
Sarà una dolcissima occasione per assaporare l’arte che “… rivela l’invisibile dentro il visibile, il visibile dentro l’invisibile” (Robert Sabatier, Poeta e critico francese, Parigi 1923 – Boulogne 2012).
A cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata di Ferrara

giovedì 5 dicembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro di Angelo Di Liberto

Centauria, 2018
Ne parla con l’autore Francesca Capossele
L’esistenza tranquilla di una coppia felice e innamorata si trasforma improvvisamente in un giallo misterioso, nel quale gli indizi si moltiplicano e il passato viene riletto infinite volte nel tentativo di comprendere e di spiegare gli eventi. Con un linguaggio elegante e ricercato Di Liberto conduce il lettore attraverso i meandri della passione e del dolore.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

venerdì 6 dicembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro di Carla Baroni

Dialoga con l’Autrice Tito Manlio Cerioli
Letture di Patrizia Fiorini e Sandro Mingozzi
Il titolo di questa breve raccolta è esplicativo: si parla di quella zona del Po – Il Delta – in cui il carro del Sole, guidato da Fetonte, precipitò nelle acque del fiume. La Baroni ha descritto scorci, riportato leggende, inventato personaggi di questo luogo, a lei assai caro, perché vivendo a Ferrara il Po è quasi simbionte con la città stessa. La storia di Ferrara si intreccia con quella del fiume che un tempo la attraversava e ancor oggi nomi di strade e località ne testimoniano il passaggio. Un modo un po’ diverso per ritrovare le proprie radici.
Carla Baroni, nata a Cologna Veneta in provincia di Verona, si è laureata all’università di Ferrara in Scienze matematiche e in Giurisprudenza. Ha insegnato matematica in diverse scuole secondarie. Ha iniziato a scrivere poesie a tredici anni, ma solo da qualche anno partecipa attivamente ai concorsi letterari ricevendo molteplici riconoscimenti tra i quali il “Premio Niccolini” che consacra i letterati ferraresi. Fa parte anche dell’Italian Poetry Association che riunisce i poeti più significativi dal Novecento ad oggi. Ha pubblicato oltre una ventina di libri prevalentemente poemetti e inoltre una traduzione insieme alla madre Rina Buroni delle Bucoliche di Virgilio in endecasillabi.