libri, storia

Mani pulite

E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. […] Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.” Queste parole risuonarono alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992. A pronunciarle fu Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano. Nei primi mesi dell’inchiesta Mani Pulite spettò al politico milanese, il principale indagato, spiegare la verità: tutti i partiti erano a conoscenza del sistema di tangenti per l’assegnazione degli appalti pubblici.

L’unica ricostruzione possibile

A ventitré anni di distanza da Tangentopoli, Mattia Feltri – firma della Stampa e nonché giornalista di coraggiosa fede garantista – ha deciso di raccontare Mani pulite, l’inchiesta condotta da un pool di magistrati milanesi a partire dal 1992. I pubblici ministeri Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e Antonio Di Pietro scavarono nelle intricate e fosche relazioni tra i partiti della Prima Repubblica e l’imprenditoria italiana, denunciando un vasto giro di tangenti. Per Mattia Feltri ci sono ancora troppi dubbi da risolvere: dai metodi, giudicati eccessivamente coercitivi, ai sospettati, con tanti nomi celebri sfuggiti alle indagini. In Novantatré: l’anno del terrore di Mani pulite (Marsilio, 2016) il giornalista ricostruisce giorno per giorno il 1993, evidenziando le notizie più rilevanti. Feltri lo confessa: anche lui ha tifato, come molti, per Di Pietro e i suoi colleghi, ma adesso, a distanza di anni, ha dovuto ammettere i tanti aspetti poco chiari della vicenda giudiziaria.

Dubbi e retroscena

Cosa fu l’inchiesta Mani pulite? C’è chi la definì una congiura dei partiti o un complotto orchestrato da potenti lobby straniere. Feltri nega qualsiasi ipotesi cospirazionista, ma riconosce l’esistenza di interessi politici ed economici che in alcuni casi incentivarono il clima inquisitorio di Mani pulite. È innegabile che il 2 giugno 1992, sul panfilo della casa regnante inglese, Britannia, a poche miglia dal porto di Civitavecchia, si svolse un incontro riservato sulle privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane. Verosimilmente la confusione politica interna agevolò la speculazione finanziaria. Nel racconto di Feltri emerge l’eccessiva mediatizzazione dell’inchiesta, costantemente sotto i riflettori dei telegiornali e di programmi televisivi confezionati ad hoc. Da casa si tifava per Di Pietro e si invocava la repressione per i corrotti. Bastava un avviso di garanzia, che non è sinonimo di colpevolezza, per essere condannato in direttissima dai media e dall’opinione pubblica. Non tutti riuscirono a sopportare questo stato di cose. Politici e servitori della giustizia, come il magistrato Domenico Signorino, o imprenditori, ricordando, per esempio, Raul Gardini, preferirono suicidarsi per sfuggire alla calunnia. Le notizie trapelavano con troppa facilità dai tribunali e i maggiori quotidiani erano propensi a pubblicare anche i verbali degli interrogatori, accentuando lo sdegno degli italiani.

Finta rivoluzione

Mani pulite fu una rivoluzione? Così la presentarono i media e alcuni partiti politici, ma essa naufragò negli anni. Il libro di Feltri ci aiuta a ricostruire con lucidità quanto avvenne nel 1993, con una disamina lontana dai fumi forcaioli che hanno segnato l’immaginario italiano di quel periodo.

http://www.barbadillo.it/75269-libri-novantatre-di-mattia-feltri-la-foto-autentica-della-falsa-rivoluzione-di-tangentopoli/

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riviste, storia

Clionet, primo volume

Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi (Volume 1)
(BraDypUS Communicating Cultural Heritage, Roma 2018)

Il primo volume (2017) della rivista “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, diretta da Carlo De Maria.

Parliamo di tutto ciò che possa favorire il racconto, l’interpretazione e la comprensione del contemporaneo, facendo da “ponte” tra sensibilità e curiosità diverse. Come l’Associazione che la promuove, la rivista di Clionet è indipendente e autonoma.
Esce un volume all’anno, gli aggiornamenti online sono trimestrali.
Indice
I. L’intervista

Intervista a Emanuele Felice, Quale felicità? Una riflessione tra economia, diritto e storia
DOSSIER II/1. Architetture tra le due guerre e patrimonio urbano del Novecento a cura di Carlo De Maria

Carlo De Maria, L’interno pubblico nella città del fascismo: quali trasformazioni nel rapporto tra funzione e cittadini
Mario Proli, Un “grande set” per il culto del duce. Ipotesi di ricerca sulle trasformazioni urbane di Forlì durante il fascismo
Giuseppe Muroni, Tresigallo: la città-progetto di Edmondo Rossoni. Riscoperta, recupero e valorizzazione delle architetture di regime
Maria Elena Versari, Sospensione metafisica, retorica di regime e immagine dell’antico nel dibattito sul razionalismo italiano: dalle terre di fondazione al CIAM di Atene in “Quadrante”
Elena Pirazzoli, Distopia concreta: l’architettura e il nazismo
DOSSIER II/2. Beat e punk fra underground e controcultura (Milano, anni ’60-’80) a cura di Nicola Del Corno

Nicola Del Corno, Dai beat ai punk. Dieci anni di controcultura a Milano (1967-1977)
Marco Philopat, Il virus del punk a Milano (1977-1984)
Federico Chiaricati, Gli anni Ottanta, il punk e le bande giovanili
III. Società e cultura

Rock & Pop / Oggi

Claudio Bernardi, Le luci della centrale elettrica, “Terra” (La Tempesta Dischi, 2017)
Rock & Pop / Ieri

Alessandro Luparini, It was fifty years ago today. Riflessioni libere sull’anno più importante della storia del rock
Fumetto/Graphic novel

Riccardo Cantarelli, Davvero guerra e dittatura si addicono al fumetto?
Alberto Gagliardo, Fumetti e Shoah: una “relazione pericolosa”? Considerazioni a margine di una mostra sul tema
Arti figurative

Maria Elena Versari, Per una storia materiale del fascismo. In margine alla legge Fiano
Architettura

Elena Pirazzoli, La storia nei muri. Villa Tugendhat a Brno
Teatro

Diego Devincenzi, “Opera Fitzcarraldo”: un percorso alla riscoperta della lirica nei luoghi delle sue origini
Donatella Allegro, “Una bici tutta per sé”. La bicicletta come alleata dell’emancipazione femminile
Cinema

Domenico Guzzo, Fantozzi: ovvero la nuova e ignara schiavitù della modernità consumista
Documentario

Andrea Bacci, Eloisa Betti, “Paura non abbiamo”. L’Italia degli anni Cinquanta attraverso le lotte per i diritti delle donne e del lavoro
Fotografia

Alberto Gagliardo, Il paesaggio in questione. Su una mostra di Josef Koudelka a Bologna per “Foto/Industria” 2017
Diari di viaggio

Claudio Bernardi, Iran, maggio 2016
Escursionismo

Vittorio Ramponi, Geocaching, tesori in linea d’aria. L’esperienza del “GeoTrail Frignano” per valorizzare e vivere i beni culturali
Giacomo Bollini, Sulle orme di Arnaldo Calori nel Carso
Percorsi urbani

Denise Bartoletti, Silvia Bianchi, Alice Pazzaglini, Un memowalk a Cesena sulle tracce dei rifugi antiaerei: da una tesi in restauro architettonico a percorso della memoria
Spazi comuni

Etta Polico, R.U.S.co recupero urbano di spazi comuni: l’associazione Serendippo a Bologna
Marina de Ghantuz Cubbe, Autogestione conflittuale e rinascita degli spazi. RiMaflow, fabbrica recuperata
Terra e agricoltura

Francesco Di Bartolo, La “grande abbuffata”. L’aristocrazia terriera siciliana alla vigilia del voto referendario
Mestieri

Luigi Balsamini, L’estrazione del colore blu dal guado: appunti di storia e tecnica
Storie di paese

Francesco Paolella, Storia di Luigi R., sacerdote di montagna
Clio & Eva

Silvia Serini, Donne e Grande Guerra: narrazioni, limiti, possibilità tra ricerca e didattica
Archivi vivi

Intervista ad Alessandro Cuccu, Archivi come bene comune nelle comunità minerarie sarde. Nascita e prospettive dell’Archivio storico minerario Igea
Rosangela Pesenti, Storie d’archivio, storie in Archivio. Gli archivi dell’UDI si raccontano
Mondi digitali

Matteo Troilo, Le false notizie da Marc Bloch al Web
Polis

Thomas Casadei, Democrazia paritaria: una questione non meramente “quantitativa”
Migrazioni

Mario Tolomelli, Erika Vecchietti, Dal “charbonnage” alla “carbonnade”. Italiani in Belgio tra esclusione e integrazione
Spazio Europa

Laura Orlandini, La guerra dei simboli. Qualche riflessione sulla crisi catalana
Sport e società

Alberto Di Maria, La paradossale parabola del Palermo di Maurizio Zamparini nella storia rosanero
Cibo e cultura

Francesco Neri, Il fascino immutato del ristorante Diana a Bologna

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storia

Il grande gioco

Un altro inglese, Thomas Raikes, nel 1838 attirò l’attenzione sul pericolo della rapida crescita della potenza militare e navale russa, e pronosticò l’esplosione imminente di una guerra tra Gran Bretagna e Russia. A nutrire simili opinioni non erano solo gli inglesi. Un illustre osservatore francese, il marchese de Gustine, che nel 1839 fece un viaggio in Russia, tornò con pronostici analoghi circa le ambizioni di Pietroburgo. Nel suo La Russie en 1839, opera citata ancor oggi dai cremlinologi;  scrisse: «I russi vogliono conquistare e dominare la terra. Intendono impadronirsi con la forza delle armi dei paesi loro accessibili, e di là opprimere gli altri col terrore. L’ estensione del potere che essi sognano … se Dio gliela concede, sarà la sciagura del mondo ».
Peter Hopkirk, Il grande gioco, Adelphi, 1990

storia

Giustizia e libertà

Un libro necessario per capire cosa è stata la comunità italiana a Ginevra e in Alta Savoia tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.

Dalle carte della polizia segreta escono i nomi dei più noti esuli antifascisti. Lussu, Rosselli, Pacciardi, Chiostergi, Reale, Garosci, solo per citarne alcuni, e un’infinità di storie di vita di personaggi oggi dimenticati. Repubblicani, socialisti, liberali, cattolici, comunisti, anarchici e giellisti, alle prese con una rete di infiltrati confidenti del regime sempre più pervasiva. Teatro di questa epopea di passione e lotta politica i caffè, i ritrovi, le adunanze pubbliche, i negozi e le case di una città, Ginevra, al centro di una fitta rete di rapporti internazionali.

Dalle tracce del passaggio del giovane rivoluzionario socialista Mussolini, intorno alle quali durante il regime si consumò un’oscura vicenda di spionaggio, alla strana storia del fratello dell’attentatore bolognese del Duce, espatriato come anarchico e divenuto confidente dell’OVRA grazie all’attrice della quale si era innamorato, ella stessa infiltrata tra gli antifascisti in esilio per screditarne la reputazione.

Una comunità variegata e spesso litigiosa quella dei fuorusciti, ma anche in grado di erigere e gestire per anni la colonia estiva di Saint-Cergues, in Alta Savoia, rifugio di antifascisti provenienti da tutta Europa. Un seme di solidarietà che diede i suoi frutti più maturi quando la stessa ex colonia durante la Seconda guerra mondiale divenne asilo sicuro per molti bambini ebrei in fuga dai nazisti, in attesa di trovare la salvezza oltre il confine con la Svizzera.

 

Una ricerca condotta principalmente  sui fascicoli della polizia segreta conservati  presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma,e i documenti degli Archivi di Giustizia e Libertà e del Fondo Fernando Schiavetti, entrambi depositati presso l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana.

 

Autore: Fabio Montella

 

ISBN 978-88-942377-4-0

 

Pagine: 326

Domenica 13 maggio 2018

Salone Internazionale del Libro Torino

l’autore colloquia con i lettori presso lo stand di MnM & Amolà

(spazio Interscienze/Directbook)

all’approssimarsi della manifestazione saranno rese note le coordinate per raggiungerci. Grazie dell’attenzione.

MnM Print Edizioni & Amolà

Via Pavesa, 446025 – Poggio RuscoMantova

Tel. 320.0455634

http://www.mnmprintedizioni.com

https://www.facebook.com/mnmprintedizioni

https://twitter.com/MnmPrint

video catalogo: https://youtu.be/1E2weJpEBSU

EVENTI: http://www.mnmprintedizioni.com/1/eventi_4288517.html

 

storia

La “Botte Napoleonica”

Conferenze e Convegni lunedì 9 aprile 2018 ore 17

Vedere l’invisibile: la poesia di Rainer Maria Rilke

Conferenza di Giuliano Sansonetti (UNIFE)

Introduce Daniela Cappagli
Marina Cvetaeva ebbe a definire la poesia di Rainer Maria Rilke “una topografia dell’anima”, dunque – per stare al nostro titolo – una topografia dell’Invisibile per eccellenza. Il nostro tentativo sarà perciò di leggere l’itinerario poetico di Rilke dal Libro d’ore alle Elegie duinesi, per citare le sue opere più celebri, come un progressivo, tenace addentrarsi nell’invisibile per mostrarlo. Ci sembra infatti che mai come per Rilke valgano le parole di Manzoni che Franco Fortini amava citare a proposito della poesia: «Un vero veduto dalla mente per sempre o, per parlare con più precisione, irrevocabilmente».
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Incontro con l’autore martedì 10 aprile 2018 ore 17

La botte napoleonica. Storia, geografia e idraulica

Presentazione del libro di Sergio La Sorda

Dialoga con l’Autore Marco Cevolani, responsabile relazioni esterne dell’Associazione Acqua Napoleonica
La “Botte Napoleonica” è un imponente manufatto progettato all’inizio dell’Ottocento (e inaugurato solo nel 1899), allo scopo di far defluire le acque di scolo della bassa pianura modenese, mantovana e ferrarese nel mar Adriatico passando sotto al Panaro e bypassando il Po. Questo volume ripercorre la storia, con numerose foto, della costruzione e dei successivi lavori di restauro raccontata dai diretti protagonisti con molte curiosità e scoperte di interesse culturale. Un prezioso libro di 256 pagine a colori che racchiude la storia delle tre perle idrauliche di Bondeno, a servizio del Territorio Emiliano-Romagnolo, corredato di foto inedite. Un documento di elevato valore storico e idraulico.
Con il patrocinio dell’Associazione Acqua Napoleonica di Bondeno

Invito alla lettura mercoledì 11 aprile 2018 ore 17

Roald Dahl, lo scrittore imprevisto

Letture e analisi di Sabina Zanquoghi, Elisa Orlandini, Linda Morini e Silvia Lambertini.

A trent’anni dalla pubblicazione di Matilde, libro che ha segnato generazioni di bambine e bambini diventati appassionati lettori, la Compagnia del Libro vuole rendere omaggio a Roald Dahl, dedicando a lui un pomeriggio di consigli di lettura. Autore creativo e scanzonato, Roald Dahl ha saputo trarre ispirazione dalle difficoltà e dai drammi della propria vita per trasformarli in strumenti di difesa e rivalsa nelle mani di grandi e piccini. La produzione dell’autore è tesa a dare speranza a tutti coloro che si sentono esclusi e bistrattati perché diversi o meno fortunati. Dalla sua penna sono usciti dei veri e propri capolavori della letteratura per ragazzi, da Le streghe a Il GGG, passando per La fabbrica di cioccolato e James e la pesca gigante e il famigerato Gli sporcelli. Lo scrittore non ha paura di parlare di mostri, streghe, sporcizia, perché sa che fanno parte anche questi del mondo, e tiene ben salda la mano del lettore nei viaggi straordinari che racconta. Lo stesso humor nero tipico dei libri per bambini di Dahl si ritrova anche nei suoi racconti per adulti, come le Storie impreviste e le Storie ancora più impreviste. In particolare uno di questi, Man from the South (La scommessa), fu adattato due volte: nel 1960 nella quinta stagione della serie tv Alfred Hitchcock presenta, e nel 1995 nel film a episodi Four Rooms, nella parte girata da Quentin Tarantino. Nato in Galles da genitori norvegesi, anche nella propria autobiografia (Boy e In solitario Diario di volo) Dahl mantiene quello stile fresco e accogliente che caratterizza tutta la sua produzione letteraria, rivolta ad un pubblico “dai tre agli ottant&rs quo;anni”, come riportavano Gl’Istrici Salani, collana che ha consacrato l’autore in Italia.
Durante l’incontro verranno suggerite letture volte a sdoganare l’idea che Dahl sia semplicemente un autore per l’infanzia. Proponendo brani tratti sia dai suoi romanzi più celebri sia da quelli meno conosciuti, La Compagnia del Libro cercherà di rendere omaggio a questa complessa e straordinaria personalità letteraria.
A cura della Compagnia del Libro – Il Gruppo del Tasso di Ferrara

Conferenze e Convegni giovedì 12 aprile 2018 ore 16,30

Volare, oh oh!

Risonanze emotive e temi psicologici nelle canzoni e nella vita di Domenico Modugno

A cura di Stefano Caracciolo
“Anatomie della mente – Anno Undicesimo”, il più longevo ciclo di incontri della Biblioteca Ariostea, prosegue il proprio percorso esplorando la psicobiografia del celebre musicista ed attore pugliese, l’unico italiano ad essere salito in cima alle classifiche discografiche statunitensi con “Nel blu dipinto di blu”, brano vincitore del Festival di Sanremo 1958 e destinato a rivoluzionare la canzone italiana.
La rassegna si concluderà giovedì 17 maggio con “Il poeta della gentilezza. Uno sguardo psicobiografico sulla vita e le opere di William Carlos Williams, medico e poeta”.
Stefano Caracciolo, medico, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia Clinica – Università di Ferrara / Az. USL di Ferrara. Autore di oltre 150 pubblicazioni a stampa su riviste scientifiche italiane ed estere del settore, nonché di diverse monografie, socio di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Dirige e coordina il Centro Interaziendale per i Disturbi del Comportamento Alimentare.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno Undicesimo, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Invito alla lettura venerdì 13 aprile 2018 ore 17

POETANDO Incontro tra i poeti

Coordina e introduce Francesca Mariotti

Intervengono Maria Teresa Infante di San Severo di Foggia (poetessa, scrittrice), Micaela Zambardi di Ferrara (poetessa e attrice) e Katia Zanardi di Ferrara (poetessa, cantante e attrice).
Prosegue il Progetto SLOW READING a cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata che in parte sarà dedicato alla poesia con piccole staffette in liriche alternate ad approfondimenti e interviste tra pubblico e Poeti intervenuti.
L’evento, che è giunto al suo secondo incontro in Ariostea, ne avrà da aprile tre nella sede dell’Associazione Olimpia Morata, rievocando così le antiche “tenzoni poetiche”, in quanto il pubblico potrà assegnare un punteggio a ciascun poeta e stabilire una graduatoria che si aggiornerà di volta in volta. Ad ogni incontro i poeti leggeranno ed interpreteranno le loro liriche.
A cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata

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libri, storia

Fouché

Stefan Zweig – FOUCHE’ – Mondadori Roma, 1945 – £ 200

Salta subito agli occhi guardando la copertina di questo libro, edito nel 1945, l’anomalia di Roma come sede della Mondadori. Non Milano, da dove Mondadori fu costretto a sfollare per i bombardamenti, non Verona, che dopo l’8 settembre venne requisita dai tedeschi, ma neanche Arona, dove si era ritirato prima di riparare in Svizzera in attesa di tempi migliori.
Si deve allora presumere che questa VI edizione della biografia di Fouché, la cui prima edizione era apparsa nel 1931, fu edita quando Mondadori ancora non aveva ripreso il controllo degli stabilimenti di Verona, infatti il volume è stampato dalla tipografia L’impronta di Firenze, in brossura, anzichè rilegato come tutti i volumi della collana Le scie, ad un prezzo che è, nel 1945, l’equivalente di 10 caffè.

L’autore, Stefan Zweig (1881-1942),  uno dei massimi esponenti della cultura europea, pacifista convinto, spirito libero per vocazione, cosmopolita per cultura, incompatibile con ogni tipo di ideologia o adesione fideistica a qualsiasi credo politico o religioso, ebreo ancorché laico, critico nei confronti del sionismo nascente alla fine del XIX secolo, narratore sensibile, grande biografo, drammaturgo, uomo libero e coerente, talmente disperato dalla nuova tragedia della seconda guerra mondiale, dopo aver vissuto le distruzioni della prima, che nel 1942, in esilio in Brasile, si tolse la vita insieme alla sua compagna.

Un uomo integro come Zweig, sembra l’autore ideale per scrivere la biografia di un uomo politico così inviso a tutti gli storici francesi, siano monarchici, repubblicani o bonapartisti che intingono subito la penna nel fiele appena si accingono a scrivere il suo nome. Traditore nato, intrigante meschino, rettile sgusciante, disertore di professione, bassa anima di poliziotto, ipocrita moralista: non vi è improperio che gli sia stato risparmiato. (Dalla prefazione dell’Autore)

Joseph Fouché (1759-1820) sembra un nostro contemporaneo, uno di quei personaggi che affollano i parlamenti della nostra seconda o terza repubblica, fate voi; un uomo sempre pronto a saltare sul carro del vincitore, di più: grazie al fiuto straordinario ed agli intrighi di cui era maestro derminare la parte vincente con cui schierarsi, dimostrando un intuito che lo pone tra i grandi politici dei suoi tempi.

Eletto alla Convenzione nel 1792 tra i giacobini, passa subito dopo ai montagnardi votando la condanna a morte del re; inviato a Lione a sedare una rivolta, si distinse per il suo zelo e la straordinaria durezza, guadagnandosi il soprannome di Le mitrailleur de Lyon. 

«Si, noi osiamo confessarlo. Noi facciamo versare molto sangue impuro, ma lo facciamo per umanità, per dovere. Non dobbiamo deporre la folgore che ci avete posto tra le mani che quando voi stessi ce ne darete l’ordine. Fino a quel momentoi continueremo senza interruzione a colpire i nemici nel modo più spaventoso, più terribile e più pronto». 
Milleseicento esecuzioni nel corso di poche settimane fanno testimonianza che questa volta, per eccezione, Giuseppe Fouché ha detto la verità.

Nel 1964 la televisione mandò in onda un bellissimo sceneggiato in otto puntate da 60 minuti, cose d’altri tempi!, I grandi camaleonti, di Federico Zardi (1912-1971) e diretto da Edmo Fenoglio (1928-1996), con la più alta presenza di grandissimi attori; era stato preceduto nel 1962 da I giacobini degli stessi autori. Fouché era interpretato da un indimenticabile Raoul Grassilli (1924-2010). Qui sotto la prima puntata.

https://www.youtube.com/watch?v=unjPDHPLQs4

Bello e drammatico il racconto dello scontro con Robespierre in seno alla Convenzione, dove Fouchè riuscì ad avere la meglio, utilizzando le armi che gli erano più congeniali: seminando paure, insinuando dubbi, coltivando amicizie e promovendo alleanze. Un fine lavoro politico.

I deputati della Convenzione l’8 di Termidoro, pavidi come Senatori romani, preoccupati  della ghigliottina, che non aveva mai smesso di funzionare, assecondano il piano dei congiurati, avente come l’obiettivo l’eliminazione dell’Incorruttibile e la fine del triunvirato che di fatto governava la Francia.

Con il nuovo regime che si instaura, il Direttorio, Fouché sarà capo della polizia; lo sarà ancora con Napoleone dopo che l’avrà aiutato nel colpo di stato del 18 Brumaio ad instaurare il Consolato; sarà ancora Ministro di Polizia durante l’Impero, lo sarà ancora durante i “Cento Giorni” di Napoleone, ma preoccupato per il futuro, tramerà per il ritorno dei Borboni sul trono di Francia, e Luigi XVIII lo premierà nominandolo ancora una volta Ministro di Polizia.

Ma quello che ha tanto temuto si avvera. Per un quarto di secolo Fouchè ha lottato disperatamente contro il ritorno dei Borboni, col giusto intuito che essi gli avrebbero fatto pagar care le due parole «la morte» con cui egli aveva spinto Luigi XVI sotto la ghigliottina; ma poi, da vero sciocco, si era illuso d’ingannarli, insinuandosi tra loro, travestendosi da docile e fedele servitore monarchico. (…)
Ora che è impotente e abbandonato alla vendetta di tutti, l’odio dei partiti si scaglia sul caduto come un giorno le simpatie di tutte le fazioni avevano adulato il potente. Non servono più intrighi, né proteste, né invocazioni: un potente senza potere, un politico senza autorità, un intigante senz’armi è sempre la figura più meschina del mondo. Tardi, ma con usura, Fouché sconterà l’errore di non aver mai voluto servire un’idea o una passione morale della umanità, seguendo invece, sempre, il mutevole favore degli uomini.

GIORGIO METALLI

http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.com/2018/03/stefan-zweig-fouche-mondadori-roma-1945.html

storia

Il bene della nazione

….Diciamo ai ministri che fino ad oggi la nazione non è soddisfatta dell’agire di ciascuno di essi…
Diciamo al re che il suo interesse è quello di difendere la Costituzione e che egli non regna se non per il popolo, che la nazione è sovrana e che egli è soggetto a tutte le leggi.
Diciamo all’Europa che se il popolo francese… nonostante la sua potenza e il suo coraggio, soccomberà per difendere la libertà, i suoi nemici non regneranno che su dei cadaveri.
Diciamo all’Europa che, se le corti impegneranno i loro re in una guerra contro i popoli, noi trascineremo i popoli in una guerra contro i re (applausi prolungati). Non applaudite, non applaudite… rispettate il mio entusiasmo: è quello per la libertà!…

Discorso all’ASSEMBLEA LEGISLATIVA del girondino D’Isnard del 29 novembre 1791

Fonte: Anna Rossi su FB

libri, storia

L’esploratore del Duce

Tucci l’esploratore del Duce

C’è stato un tempo in cui l’Italia aveva un posto nel mondo. Proprio l’Italia, non l’impero romano o le repubbliche marinare o gli Stati rinascimentali che prosperavano nello Stivale. Un’Italia che scopriva il mondo dimenticato, che era all’avanguardia nelle ricerche archeologiche non solo nel nostro Paese o in Egitto ma anche nei luoghi più impervi dell’Asia. A raccontare quegli anni è Enrica Garzilli con i due volumi dedicati a Giuseppe Tucci e pubblicati da Asiatica Association con il titolo “L’esploratore del Duce”. Un totale di 1.500 pagine per seguire la vita avventurosa di un uomo di grandissima cultura che, con il sostegno dell’Italia fascista e soprattutto di Giovanni Gentile, aveva seguito scavi archeologici ed incontrato Gandhi, Tagore, il Dalai Lama, accompagnandola sua attività di studioso con quella diplomatica, dal Tibet al Giappone, dall’Iran all’Afghanistan. Personaggio anche discusso, Tucci. Ma fondamentale per garantire all’Italia la qualità indiscussa nella comprensione e della divulgazione di un Oriente ancora misterioso. Non a caso tutti gli studi di Tucci, tutta la sua attività culturale è stata abbandonata e dispersa. Non per l’immancabile opera di qualche sezione dell’Anpi, perché Tucci ha continuato a lavorare nel dopoguerra con l’appoggio di Andreotti. Dunque non è stato qualche antesignano di Fiano, piuttosto qualche predecessore di Fedeli. L’Italia che era stata grande con un ministro come Gentile era diventata piccina piccina con i nuovi responsabili di cultura ed istruzione. Si poteva quindi cancellare tutto, dimenticando e cancellando la grande apertura internazionale dell’Italia che fu.

http://www.barbadillo.it/72069-libridinatale-di-a-grandi-lesploratore-dei-duce-perche-riscoprire-giuseppe-tucci/

storia

Italiani di Crimea

Al Museo del Risorgimento e della Resistenza una mostra a cura di Stefano Mensurati
Immagine dell'evento

Dove

Ferrara – Museo del Risorgimento e della Resistenza – Corso Ercole I d’Este 19

Quando

Dal 7 al 29 ottobre 2017

Orari

9.30 – 13.00; 15.00 – 18.00.

Giorni di chiusura

  • Lunedì

Tariffe

Ingresso gratuito

Contatti

Museo Risorgimento e Resistenza Per prenotazioni visite di gruppo tel. 0532 244949
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Uomini contro la Storia

81TjpdXIhDL[1]Ci sono stati uomini che hanno sfidato la società, con i suoi cliché, e la storia per affermare se stessi e le proprie vocazioni. Si tratta alle volte di sconfitti, che inutilmente hanno tentato di realizzarsi, costretti poi a subire le vendette del loro tempo. Altri invece hanno vinto e la loro personalità ha lasciato un’impronta indelebile. “Uomini contro la storia” del celeberrimo Vito Fumagalli (Il Mulino, 2015) ci racconta queste vite disperate e “romantiche”. E’ un testo che fu pubblicato per la prima volta nel 1995 ed è il testamento spirituale del suo autore: la storia, sembra dirci il Fumagalli, va vissuta come un’eterna aspirazione dell’uomo a vivere in piena libertà e senza manzogne.

Uno storico “bonderline”

“Uomini contro la storia” è una galleria di personaggi di estrazione sociale differente, vissuti in luoghi e in secoli diversi e con vocazioni particolari e originali, ma tutti accomunati dalla voglia di rivalersi sul loro tempo, sulle regole sociali e sul destino. Fumagalli non ha mai nascosto il suo interesse per le personalità più liberarie del medioevo italiani. Massimo Montanari traccia nella “Prefazione” un ritratto breve e efficace del medievalista: “[…] Fumagalli evidenzia i tratti di comportamento che faticano a inserirsi negli schemi sociali e ideologici; predilige personaggi […] di confine, riottosi alla tipizzazione e alla classificazione: contadini che non si limitano a lavorare i campi ma fanno anche i pastori e i boscaioli; servi che si ribellano al dominio signorile; guerrieri che sentono il richiamo della vita religiosa e si travestono da monaci (magari solo di notte, nascosti al mondo che li esige con le armi in pugno); monaci e preti che si mescolano ai contadini imbracciando vanghe, zappe, scuri; vescovi e abati di nobile famiglia che, balzati a cavallo, si lanciano in ardite battute di caccia rituffandosi nel clima della loro giovinezza.”

I ribelli: santi, cavalieri e contadini

Chi sono questi uomini e queste donne, come Matilde di Canossa, così impavidi? E’ il caso di Geraldo di Aurillac, il “santo conte”, un nobile francese che volle vivere come un monaco, dividendosi tra gli impegni aristocratici e la contemplazione religiosa. Lupo Suplaimpunio era invece un contadino coraggioso, che osava denunciare ai tribunali i soprusi del suo signore. Ci sono anche religiosi, come San Colombano e i suoi monaci: vivevano in austerità sui sentieri dell’Appennino dell’Italia centrale, alternando il lavoro alla preghiera e rifiutando di adempiere al “secolo”. Il Medioevo è stato mistico e ribelle: cavalieri, dame, contadini e santi hanno rifiutato la mondanità e i loro ruoli per esprime al massimo se stessi.

Le rivolte dei Ciompi

La ribellione medievale non è stato solo un fenomeno individuale, ma ha coinvolto le masse. Le violenze poi non sono mancate e i massacri hanno per mesi insaguinato città e regni. La storiografia marxista ha esagerato notevolmente l’origine “proletaria” di questi eventi, parlando già all’epoca di “lotta di classe” e di “dittatura del proletariato”. Fumagalli invece racconta la storia senza costrutti ideologici e lo fa narrandoci la rivolta del “Ciompi”, che coinvolse Firenze tra il giugno e l’agosto del 1378. Le arti minori e i salariati (detti “Ciompi” in toni dispreggiativi) per pochi mesi ressero le sorti del comune fiorentino, rivendicando una maggiore partecipazione politica. Si è visto in questo celebre episodio della storia toscana una prima rivoluzione socialista, un primo barlaume di “coscienza di classe” e l’aspirazione a costituire uno Stato più egalitario e fraterno. Al contrario Fumagalli smaschera questi errori ideologici e racconta una storia diversa, fatta non di un proletariato rivoluzionario, ma di povera gente che non vuole più essere esclusa dalla gestione dello Stato e rivendica un degno posto nella società. Non c’era il desiderio di abbattere il vecchio ordine, ma di prendervi parte. Le varie fazioni dei “Ciompi” si alleavano e si scontravano inseguendo il demagogo più influente: mancava un partito e qualsiasi unità d’intenti. Il tumulto del 1378 fu piuttosto l’esplosione di rabbia di povera gente massacrata dal lavoro ed esclusa dalla vita pubblica cittadina.

Queste e altre storie di libertà e di rivalsa sono narrate magistralmente da Fumagalli e lo fa con empatia, cercando di farci immergere nel turbolento e ribelle Medioevo.

*Uomini contro la Storia. Vito Fumagalli. Pp 136. 12 euro. Editore Il Mulino