libri, Primo piano

Glebalizzazione

Fonte: Diego Fusaro

Verrà il giorno in cui si dovrà pur fare chiarezza sulla globalizzazione atlantista a stelle e strisce. Essa è l’americanizzazione coatta del pianeta o, se preferite, il transito del mondo intero al modello unico, fondato su a) liberismo e su b) potenza unica del Leviatano a stelle e strisce. Un solo esempio. Paul Bremer, a capo dell’Autorità provvisoria in Iraq nel 2003, emise il decreto che riorganizzava l’economia iraquena. Si passava alla proprietà privata integrale, con privatizzazioni del pubblico e apertura dei mercati. L’Iraq era liberato, diceva la propaganda. No, era semplicemente stato annesso al nuovo ordine liberista e atlantista globale. Modalità Cile di Pinochet, per intenderci: che subito, dopo l’uccisione infame di Allende, si rivolse a economisti di stretta fede liberista per ridefinire l’economia cilena, facendo del Cile una colonia USA. Il fulcro delle pratiche neoliberiste resta il seguente: se il benessere degli istituti finanziari e quello del popolo sono in competizione, si sceglie puntualmente il benessere dei primi. Come ho cercato più estesamente di chiarire nel mio libro “Glebalizzazione” (2019), col liberismo, lo Stato non scompare. Semplicemente diventa Stato liberista. Che governa per il mercato e in suo nome. Deve dunque essere uno Stato attivo, per favorire, creare e garantire un buon contesto per gli affari, assicurando operativamente anzitutto che il loro interesse venga prima degli altri. La costruzione di condizioni propizie per il prosperare del commercio e delle istituzioni finanziarie è allora – ha ragione David Harvey – il quid proprium del neoliberismo. Altro punto nodale: per creare un buon clima per gli affari, lo Stato liberista deve impoverire i cittadini, consentendo il lavoro precario e l’esproprio dei beni comuni. Ne abbiamo un fulgido esempio nella UE: si impoveriscono i popoli, con tagli alla spesa pubblica e politiche di austerità depressiva. Poscia li si indebitano, con prestiti usurai e calibrati ad hoc per essere inestinguibili e per incatenate per sempre chi se ne avvale (modalità Grecia, modalità Mes). Non mi stancherò di ribadirlo ad nauseam: occorre liberarsi dal liberismo.

Editore: Rizzoli
Anno edizione:2019
In commercio dal:17 settembre 2019
Pagine:320 p., Rilegato
  • EAN: 9788817141369
EPUB con DRM

9,99 €
Rilegato

17,10 €

nella classifica Bestseller di IBS Libri Società, politica e comunicazione – Argomenti d’interesse generale – Problemi e processi sociali – Globalizzazione

Primo piano

Coronavirus

coronavirus-il-nemico-invisibile-183173Perché un Istant Book sul Covid-19?

Perché in un momento di crisi planetaria, in cui si fatica a comprendere il vero volto di quello che ho definito un “nemico invisibile”, era a mio dire necessario provare fare chiarezza e tentare di ricostruisce la genesi e la diffusione della pandemia, presentando anche le incongruenze, le lacune e le contraddizioni della versione “ufficiale”.

L’obiettivo che mi sono posta era quello documentare come esista un acceso dibattito su diversi punti cruciali che a oggi risultano ancora fumosi e indeterminati: in particolare origineluogo e cause del contagio. Esistono infatti ipotesi diverse, persino sostenute da eminenti scienziati o analisti, che si differenziano dal resoconto semplicistico che è stato offerto all’opinione pubblica.

La seconda parte del libro, curata dall’avv. Luca D’Auria, vuole invece raccontare un’ipotesi sul presente e sul futuro provando a in chiave filosofica, sociologica e antropologica i mutamenti della nostra società schiacciata sotto il peso dell’emergenza sanitaria.

Quali sono le tesi alternative che analizzi nel libro?

Va fatta una premessa: non sappiamo ancora nulla di certo. A oggi risultano fumosi e indeterminati dei punti cruciali che riguardano la pandemia: in particolare origine, luogo e cause del contagio. Pertanto ho preso in considerazione, citando fonti documentate, anche la pista dell’errore umano, cioè l’ipotesi della fuga del virus dal laboratorio di biosicurezza di Wuhan; la possibilità che il contagio non sia partito in Cina; un attacco bioterroristico.

Secondo «The Lancet», in uno studio realizzato da diversi ricercatori esperti in virologia ed epidemiologia, l’ipotesi della genesi del contagio dal mercato ittico, che è diventata la versione “ufficiale”, non sarebbe del tutto fondata. Nel report gli studiosi hanno messo in luce come 13 dei 41 casi successivi al paziente zero non abbiano avuto alcun contatto con il mercato di Wuhan, escludendo anche che vi siano stati «legami epidemiologici fra il primo paziente e gli altri casi».

In un articolo del 2017 per «Nature», David Cyranoski sollevava inquietanti dubbi sulla sicurezza del laboratorio di Wuhan, scrivendo che alcuni scienziati al di fuori della Cina erano preoccupati per la fuga di agenti patogeni e per l’aggiunta di una “dimensione biologica alle tensioni geopolitiche” tra la Cina e altre nazioni. Cyranoski già nel 2017 accennava pertanto all’allarme sollevato da diversi scienziati, preoccupati per l’eventuale fuga di agenti patogeni dal laboratorio di Wuhan.

L’eminente epidemiologo e pneumologo Zhong Nanshan – colui che scoprì il coronavirus SARS nel 2003 – ha invece dichiarato durante una conferenza stampa del 27 febbraio che sebbene il virus sia apparso per la prima volta in Cina «potrebbe non essere nato in Cina».

Altrettanto emblematiche le accuse ufficiali rivolte agli USA, che spostano il dibattito sullo scacchiere geopolitico. Giovedì 12 marzo il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian, tramite un tweet al vetriolo, ha accusato il governo americano di poter essere responsabile della genesi della pandemia: i militari statunitensi potrebbero aver portato il coronavirus a Wuhan. La posizione di Lijian è stata ripresa e condivisa da diversi ricercatori e analisti. La CNN, per esempio, ha ricordato un episodio che descrivo nel primo capitolo del libro: lo scorso ottobre centinaia di atleti delle forze militari americane erano a Wuhan per i Military World Games. Il direttore del Centers for Disease Control (CDC) Robert Redfield, in un video pubblicato da «People’s Daily», ammette che alcuni americani che in precedenza – prima dell’inizio dell’epidemia in Cina – si pensava fossero morti di influenza sarebbero stati in realtà contagiati dal Covid-19.

Vi sono poi ipotesi più estreme che intendono avvalorare invece la pista della guerra batteriologica. Un eventuale attacco bioterroristico, secondo queste teorie, rientrerebbe all’interno della guerra commerciale tra USA e Cina. I Paesi più colpiti dal contagio, oltre alla Cina, infatti, sarebbero l’Italia e l’Iran, partner commerciali di Pechino. La pandemia ha infatti danneggiato la Nuova Via della Seta, BRI (Belt and Road Initiative), l’ambizioso programma del governo cinese che intende finanziare con oltre 1.000 miliardi di dollari volti alla realizzazione o al potenziamento di infrastrutture commerciali – strade, porti, ponti, ferrovie, aeroporti – e impianti per la produzione e la distribuzione di energia e per sistemi di comunicazione in quasi ogni angolo del pianeta.

 

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Primo piano, Società

Identità

L’identità della sinistra si presenta oggi con surrogati diversi ma sempre con lo stesso intento ideologico e anche con l’idea che le opinioni proprie non siano come le altre bensì superiori a quelle degli altri. Parliamoci chiaro, basta leggere con attenzione il progetto di legge: oggi io posso avere un’opinione “controcorrente” per esempio sulla natura del matrimonio, ma se esprimo questa opinione vengo sic et simpliciter accusato di omofobia e sono passibile di pene di diverso tipo. Non sono più uno che esprime legittimamente un’opinione contraria, ma sono uno che dice qualcosa di immorale perché non corrisponde al pensiero unico, all’ideologia del mondo dominante. Questo tentativo di disciplinamento e riduzione alla propria ideologia e annullamento del dibattito pubblico l’ho visto però in atto anche nel passato e in maniera più subdola, più “nascosta”, per esempio nel caso delle proposte di legge sull’eutanasia o del testamento biologico: il testo in sé permetteva a chiunque di prendere la propria decisione a riguardo, ma se qualcuno esprimeva una decisione contraria alle dat veniva considerato come qualcuno fuori dal tempo, qualcuno che ostacolava la marcia verso il progresso, verso il trionfo assoluto di una ragione che credendosi autosufficiente sostanzialmente tende a coincidere con il nulla.

Come se la ragione portasse a parteggiare pro e contro qualsiasi cosa?
Se io razionalizzo tutto e faccio della ragione qualcosa di astratto e non qualcosa che deriva dalla mia eredità storica alla fine non credo più in nulla perché la ragione ha una forza corrosiva, la ragione può distruggere qualsiasi cosa e, se io posso distruggere qualsiasi cosa, non ho più valori di riferimento. E divento non solo manipolabile, ma perdo il mio baricentro di persona. E sorge il nichilismo: il relativismo prima e il nichilismo poi. Chi ha fatto una battaglia contro la legge sull’aborto o l’eutanasia, quindi non contro una legge “apertamente” o “dichiaratamente” liberticida, ha fatto una battaglia contro un modo di pensare che attraverso le sue estreme conseguenze giunge al decreto Zan. Cioè all’esclusione dal dibattito, all’indifferenza, l’uguaglianza come discriminazione della differenza.

Prima della legge Zan era tollerato il dissenso?
Il problema è proprio nel “tollerato”: l’opinione di chi, in occasione di altre battaglie, è stato “tollerato” nel senso comune del termine, cioè sopportato come un reperto del passato, è diventata un’opinione di serie b. Pregiudizievole, espressione di una posizione minoritaria e interdetta dall’affermarsi a pari titolo con le idee degli altri. Al fondo di tutto questo c’è l’ideologia deleteria del progresso, che coincide con l’idea di avere sempre più diritti, più libertà. Ma i diritti senza i rispettivi doveri, la libertà senza il fondo di necessità da cui nasce e si staglia sono pure illusioni. E finiscono facilmente per volgersi nel proprio contrario.
Non mancano i cortocircuiti: oggi le lesbiche sono accusate dai trans di transfobia, le femministe dai gay di omofobia, i gay di sessismo da lesbiche e femministe: in questa gara tra categorie più meritevoli di protezione e più discriminate, segmentare la società in etichette basate sul genere e creare leggi particolari non radica le differenze invece di promuovere l’uguaglianza?
Io credo che un certo femminismo astratto, così come altri “ismi” astratti, siano non un modo per preservare la libertà e “l’uguaglianza” ma per radicare ancora di più le differenze: le stesse quote rosa non sono una battaglia combattuta a livello di mentalità, quindi a monte, bensì a valle, e questo ghettizza ancora di più “l’entità” discriminata. La dinamica dei cortocircuiti è presente però in tutte le rivoluzioni, non per nulla si dice che la rivoluzione mangia se stessa. Ripercorrendo le vicende sempre istruttive della rivoluzione francese: fu un processo veloce, c’era sempre qualcuno di più puro, più radicale, più morale che ti avrebbe divorato. Questa è la dialettica della rivoluzione, ed è una rivoluzione antropologica quella che oggi si propone: ripeto, creare un Uomo nuovo su basi completamente diverse, cancellando la storia e la sapienza che si è sedimentata nelle tradizioni comuni. Ci sarà sempre anche qui qualcuno di più rivoluzionario che si spingerà oltre: il vero punto di approdo di tutto questo processo relativo al genere è il genere fluido, non più uomo e donna, ma donna e donna, uomo e uomo, e, perché no, donne e donne, uomini e uomini e così via. Ci sarà sempre qualcuno che andrà oltre in nome di una libertà che essendo astratta finirà per erodere tutto. Chi pensa in modo dialettico e non binario sa e si rende conto che la libertà senza il suo contrario semplicemente non esiste. Se tutto è libertà, non avremo più la libertà.

UnisexUnisex – Libro

Primo piano, Società

Giulio Tarro

 

La fallimentare gestione dell’emergenza Covid ha creato in Italia milioni di ipocondriaci disposti a subire umilianti – nonché inutili da un punto di vista sanitario – vessazioni. Questo esercito verrà usato per tenere a bada i tanti gettati sul lastrico dal lockdown e altre follie, che scenderebbero in piazza se scoprissero quante menzogne ci sono state raccontate. Ad esempio, sul reale numero dei contagiati in Italia che, considerando i tentativi per nasconderlo, si direbbe quasi un Segreto di Stato. Basti pensare agli innumerevoli tamponi che, solo oggi, si stanno facendo, e che escono quasi tutti negativi; tamponi sbandierati da governatori-sceriffi per ergersi come salvatori della popolazione, avendo essi imposto vessatorie misure “profilattiche” che sarebbero riuscite a salvarla dal contagio. Non è così. Quei tamponi, non rivelando tracce del virus, attestano, invece, la “guarigione” da una infezione asintomatica per il 90% degli infettati. Per averne la controprova basterebbe effettuare test sierologici che identificano gli anticorpi al virus. Ma, guarda caso, all’Indagine Sierologica Nazionale – affidata alla Croce Rossa Italiana e che avrebbe dovuto interessare 150.000 persone – si direbbe non voglia aderire nessuno (solo il 2% delle persone contattate telefonicamente dalla CRI si è prenotato per il prelievo). Eppure sono moltissime, oggi, le persone che, pagando di tasca propria, stanno effettuando, presso laboratori privati, le stesse analisi sierologiche. E perché mai nessuno vuole fare con la CRI un esame, gratuito, che tanti stanno facendo a loro spese? Presto detto: le persone che, nello screening governativo, sono trovate con anticorpi al virus SARS-Cov-2 sono da ritenersi ufficialmente “positive” e, pertanto devono essere confinate in quarantena, finché non ci sarà un tampone negativo. Tampone per il quale si potrà aspettare anche un mese.
È con questi mezzucci e con l’ormai logoro circo mediatico, popolato da sempre meno autorevoli “esperti”, che si sta portando l’Italia alla rovina economica. Anche per questo, nella speranza di un risveglio delle coscienze – e per chiedere una Commissione parlamentare di inchiesta, degna di questo nome, sull’emergenza Covid-19 – ho scritto questo libro.
Giulio Tarro

Primo piano

Spillover

spilloverIl virus più noto è quello dell’influenza, virus mutante in tre tipi principali che ogni anno fa il giro del mondo contagiando tre milioni di persone e uccidendone 250.000 l’anno (morti SCoV2 in due mesi: dichiarati 235.000, stimabili 400-500.000). Molto noto anche HIV la cui malattia AIDS ha fatto più di trenta milioni di morti in 38 anni. I coronavirus si sono affacciati alla nostra attenzione già due volte, SARS 2003 e MERS 2012, il primo con mortalità al 10%, il secondo al 34%, fortunatamente contenuti ai primi passi di diffusione, 774 morti il primo, 322 il secondo. Gran parte dei patogeni da raffreddore sono coronavirus. I virus sono in migliaia di tipi in natura e nel mondo umano rientrano nelle dinamiche della “teoria degli eventi” che studia i pettegolezzi, i meme, il panico, le infezioni. Le pandemie virali sono infezioni in cui al panico sanitario si somma quello dei “pettegolezzi” mainstream o su Internet, colpisse le pecore sarebbe solo sanitario. Con le pecore simbolico-parlanti la faccenda si complica ovvero la complessità aumenta.

Il libro poi illustra fattori quali il tasso di infezione, di guarigione, di mortalità, densità di soglia, super untori, competenza di serbatoio, carica virale, numero riproduttivo di base (R > o < 1 detto “erreconzero”) che confluiscono in una scienza detta epidemiologia teorica la cui nascita formale è negli anni ’50, negli studi sulla malaria. Uno dei casi peggiori non per gli effetti ma per la potenzialità, fu la prima SARS. Spuntato fuori il virus nel Guangdong cinese (più a sud di Wuhan) proveniente dai pipistrelli e per via delle strane abitudini alimentari della zona (i famosi wet market, gastronomia del selvatico detta “yewei”), arrivato a diffondersi in settanta ospedali pechinesi (gli ospedali sono il primo amplificatore di contagio sorprattutto per via della pratica di intubazione da evitare se non si hanno condizioni di massima sicurezza), poi imbarcatosi in volo da Hong Kong e sbarcato in Canada. Per fortuna fu preso all’inizio dell’evento, circolò poco e poi scomparve per mancanza di rete di replicazione. Venne cioè trattato con quello che noi chiamiamo oggi “modello Sud Corea” che però in realtà proviene proprio dalla Cina, non è un modello politico è un modello sanitario-epidemiologico che si può usare solo se si arriva all’inizio della diffusione, dopo c’è solo il lockdown. Poiché aveva mortalità del 10% si fece notare presto, paradossalmente il nostro che ha minor mortalità lo ha reso inizialmente meno evidente. Dava sintomi che potevano esser facilmente scambiati per influenza fino alla polmonite, il che lo rendeva infido poiché -come detto- per questo tipo di virus tutto sta a quanto presto lo si diagnostica. Era proprio un coronavirus il virus temuto come causa dell’aspettato Next Big One, per sue specifiche caratteristiche potenziali di diffusione e contagio, a prescindere dalla mortalità che nel caso del SC2 è infatti bassa, ma il cui tasso di infettività è alto.

Oggi noi sorridiamo degli antichi che quando ignoravano la cause materiali di qualche fenomeno inventavano Grandi Spiriti agenti sopra il teatro umano. Ma continuiamo a fare lo stesso. Oggi chi nulla sa di demografia, ecologia generale e virologica, biogeografia, zoonosi, statistica e biologia molecolare, inventa altri tipi di Grandi Spiriti agenti, cause misteriose, intrighi internazionali, cospirazioni. Non è detto del tutto queste cose non esistano, anzi esistono senz’altro, ma si dovrebbe discriminare caso per caso ove applicare queste cause ipotetiche, finezza del discorso da cui siamo molti lontani per ignoranza diffusa. Solo chi ha la conoscenza completa potrebbe passare all’analisi dell’ipotesi “cospirazione intenzionale” la quale non è negata in via di principio ma solo a coloro che partono da questa a priori senza nulla sapere del ciò su cui andrebbe applicata.

A chiusura, si potrebbero far tre considerazioni in forma di domande: 1) perché nel discorso pubblico chiunque voglia esprimere giudizi su qualsivoglia argomento sa di doversi procurare qualche conoscenza minima sullo stesso se non vuol far la figura del cretino, mentre nel caso in oggetto nessuno sa quasi niente di biologia ed ecologia e tuttavia parla di tutto ed il suo contrario? 2) perché nessun intellettuale fa notare che il problema non è se debbano decidere i biologi sulle cose sociali o i politici di biologia stante che nessuno dei due sa niente dell’altro argomento e non invece si nota la mancanza di una cultura ampia e diffusa che permetta a gli specialisti di esser utili a i generalisti e viceversa arrivando addirittura a “filosofi” che parlano di bio-politica e non sanno nulla di biologia? In filosofia, il trattato forse più importate di Politica è stato scritto forse non a caso dal primo proto-biologo dell’Antichità (Aristotele); 3) perché nessuno si domanda il perché del fatto che da più di venti anni i virologi temevano l’arrivo di una pandemia probabilmente di un qualche coronavirus e nessuno ha fatto nulla per approntare delle difese preventive?

Del senno di poi, come si dice in questi casi “son piene le fosse”. Quelle fosse che se potessero parlare chiederebbero di riaprire, non i negozi, la mente.

Pierluigi Fagan in https://www.ariannaeditrice.it/articoli/spillover

Primo piano

Demenza digitale

Quanto sopra rende semplicemente impossibile l’esistenza di un’opinione pubblica informata e ragionante, quindi di una partecipazione o anche una consapevolezza dal basso rispetto alle policies del potere. E, contrariamente alle ottimistiche previsioni di alcuni, internet non ha affatto prevenuto la disinformazione e il degrado cognitivo di massa. Non ha avuto un effetto ‘democratizzante’ – tutt’altro: fornisce potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e profilazione, oltre a compromettere ulteriormente le funzioni psichiche, tanto che si configura una sindrome di “demenza digitale”, descritta dallo psichiatra Manfred Spitzer in Demenza digitale (Garzanti 2013).

In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, non è dovuta soltanto al fatto che il potere effettivo, operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico davanti a cui la si possa fare. Restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sui sondaggi e sull’immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza.

19.01.20 Marco Della Luna

politica, Primo piano

Alexander Dugin

….Siamo attualmente immersi nella terza forma totalitaria, quella della dittatura liberale. Questa forma tirannica postmodernista considera nemici tutti coloro che mettono in discussione il suo potere. Bisogna agire con coloro che sono liberi dalla soggezione del potere. Per questo siamo considerati pericolosi: perché non siamo inquadrabili”.

Il Soggetto Radicale è colui che sa per cosa vivere e per cosa combattere. Che ha coscienza di sé e della comunità di appartenenza. Che non cerca un centro di gravità, ma che è lui centro e signore di sé. Che non cerca una entità superiore, ma che ha il divino dentro di sé. È un uomo che appartiene a un passato, che combatte nel presente e che ha un destino in cui credere e da costruire”.

Sabato 7 Dicembre, presso il Circolo “La Terra dei Padri di Modena”, alle 17,00, ci sarà la presentazione dell’Ultimo libro di Alexander Dugin, “Soggetto Radicale”, presenta Maurizio Murelli, l’editore ed è previsto l’intervento dello stesso autore, Alexander Dugin.

Sarà possibile acquistare il libro in sala.

N.B. Gradita la Prenotazione

Primo piano

Metodo Di Bella

«Questo libro nasce per diffondere il “suo” metodo, la sua concezione terapeutica, realizzare il suo obiettivo primario: sollevare dalla disperazione e dalla sofferenza possibilmente dalla morte, ridare fiducia e sorriso a tanti sofferenti disperati, riportando la medicina dall’attuale deriva commerciale e speculativa all’antica dignità di arte etica, ippocratica, spirituale, unica via che attraverso la verità porta alla vita». Giuseppe Di Bella – figlio del professor Luigi Di Bella, padre della multiterapia contro il cancro – nel libro Scelta antitumore (Macro Edizioni e Uno Editori) parla di prevenzione, terapia farmacologica e stile di vita. In 368 pagine ha sintetizzato il pensiero scientifico e clinico di suo padre nella prevenzione e terapia contro il cancro. Il libro, primo nella classifica Bestseller di IBS libri di medicina e già in ristampa a venti giorni dall’uscita, contiene anche quattordici contenuti multimediali extra. «Un’opera complessa – scrive Carlo Ventura, professore di biologia molecolare Scuola di Medicina, Università di Bologna nella prefazione – capace di suscitare curiosità e interesse da parte non soltanto degli addetti ai lavori ma anche di quanti si confrontano direttamente o indirettamente con un problema in crescita e dalle connotazioni drammatiche». Un libro utile per tutti e che smentisce le false notizie diffuse da chi ha voluto affossare il metodo Di Bella.

Di Bella e la multiterapia contro i tumori
Il dottor Di Bella spiega le basi scientifiche e razionali del MDB: in che cosa consiste la​ multiterapia biologica dei tumori e la sua formulazione nella prevenzione; quanto incidono realmente l’alimentazione e l’ambiente​; quali sono gli agenti cancerogeni interni​ all’organismo ed esterni. Spiega, inoltre, il ruolo vitale della precocità della diagnosi e i limiti degli attuali protocolli oncologici. Inoltre documenta la scientificità della cura: pienamente confermata dalle banche dati biomediche ufficiali internazionali. Conferme dell’efficacia nella prevenzione e cura del tumore della melatonina idrosolubile MDB fattorialmente sinergica con la soluzione di retinoidi in vitamina E, vitamine C e D3. I benefici della multiterapia infatti sono avvalorati da un crescente numero di conferme sulle banche dati medico scientifiche internazionali.

Una ricerca che dura da oltre 50 anni
«Da oltre cinquant’anni – scrive Di Bella nell’introduzione – ho seguito le ricerche di mio padre, l’evoluzione del suo pensiero scientifico, la sua esperienza clinico-diagnostica, gli effetti terapeutici, le vessazioni, i contrasti, le umiliazioni che hanno contraddistinto la sua lunga attività di docente universitario, di medico e di scienziato. La totale incapacità di ingraziarsi i potenti e procacciarsi protettori eccellenti, d’inserirsi nelle mafie di potere, la sua repulsione istintiva al servilismo, al compromesso, all’adulazione, alla disonestà, unitamente ad un carattere schivo e al vizio imperdonabile di usare la parola per esprimere il proprio pensiero e non per dissimularlo, hanno penalizzato la sua carriera. Così come le meschinità e le invidie per i risultati clinici e scientifici conseguiti. Come tanti tra quelli che lo conobbero e frequentarono ho avuto sempre netta la percezione che la vastità e la profondità delle sue conoscenze nelle scienze matematiche e nella chimica, farmacia, medicina, biologia, fisica, fossero totalmente al di sopra delle comuni capacità e inarrivabili per chi non fosse dotato d’intelletto e volontà superiori».

La validità del metodo Di Bella
Per questi motivi, spiega ancora Giuseppe Di Bella, «non ho partecipato direttamente alle sue ricerche, ma le ho attentamente, entusiasticamente e costantemente seguite, cercando di fissare e ricordare ogni sua confidenza, ogni congresso, relazione, comunicazione o pubblicazione. In questi cinquanta anni ho constatato che puntualmente intuizioni che si potrebbero definire storiche per il progresso scientifico e le scienze mediche, come le possibilità terapeutiche e il razionale d’impiego di retinoidi, melatonina, somatostatina, vitamine E, D,C, sono state accolte con scettica indifferenza dal mondo scientifico e puntualmente confermate in media dopo decenni dalla letteratura scientifica, anche se ancora non valorizzate, in oncologia per ovvi e inconfessabili motivi».
E ancora: «Ho documentato come i circoli di potere che hanno grossolanamente falsificato la sperimentazione del metodo Di Bella del 1998 hanno instaurato una medicina autoritaria un’autentica dittatura terapeutica sempre più oppressiva e vincolante. Questa dittatura terapeutica si può tanto più facilmente realizzare quanto più un’opinione pubblica è rassegnata, inerte, distratta, incolta, ininfluente, disattenta, e pertanto plagiabile dai centri di potere che possono irretirla e asservirla ai propri interessi». E infine: «La ragione vera e profonda della rabbia isterica contro il professore Luigi Di Bella risiede essenzialmente nell’aver messo in crisi e delegittimato la dittatura terapeutica attraverso le dirette, numerose e pubbliche testimonianze di troppe persone guarite con la sua cura».

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=62361

 

Primo piano

Made in Italy

Ogni 48 ore un’azienda italiana cade in mani straniere. Alcuni casi finiscono sui giornali e fanno discutere, ma la maggior parte scivola via nel silenzio. Così, nel silenzio, non abbiamo soltanto perso tutto il made in Italy, i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, i settori strategici (dalla chimica alla siderurgia), i servizi e le banche: abbiamo perso il meglio delle nostre piccole aziende, quei gioielli di creatività spesso nati nei sottoscala di provincia e diventati leader mondiali nel loro settore. Erano i nostri veri tesori. Ora non sono più nostri. I nuovi proprietari stranieri non sono quasi mai dei padroni, piuttosto dei predoni. Il risultato? L’Italia non è più italiana. È ciò che Mario Giordano ci svela nel suo libro-inchiesta: ha girato la Penisola strada per strada, ha visitato borghi e paesi, è entrato nelle fabbriche. E ha scoperto che i predoni stranieri non hanno conquistato solo la nostra economia: hanno conquistato l’intero nostro Paese. Dal castello piemontese del 1200 comprato dalla setta americana della felicità al palazzo della Zecca gestito dai cinesi, dall’isola di Venezia in mano ai turchi ai vigneti della Toscana acquistati dalla multinazionale belga delle piattaforme petrolifere, passando per supermercati, botteghe storiche, alberghi di lusso, case, piazze, ospedali: l’Italia non è più italiana. Persino la mafia vincente, ormai, è straniera. Da Cosa Nostra a Cosa Loro: le cosche nigeriane si sono estese da Torino alla Sicilia. E, intanto, si afferma la Cupola cinese. Ormai non siamo nemmeno più padrini a casa nostra. Dilaga la cucina etnica, ma ci sono 250 cibi italiani a rischio. Dilagano i termini inglesi, ma la nostra lingua rischia di scomparire. Persino gli insetti alieni minacciano il nostro Paese, come denuncia un rapporto allarmato dell’Ispra. E, soprattutto, si stanno estinguendo gli italiani: sempre meno nascite, sempre più fughe all’estero. Una ogni 5 minuti. Secondo l’opinione corrente l’apertura internazionale e gli scambi sono un bene a prescindere. Ma è sempre vero? Le decisioni strategiche sul nostro futuro, oggi, vengono prese in asettici uffici del North Carolina o di Shanghai, da persone che non hanno mai visto un’officina, che non hanno alcuna relazione con la nostra terra e la nostra storia. E questo è un pericolo per il nostro Paese, come hanno denunciato anche i servizi segreti, nella loro relazione al Parlamento italiano. Un grido di dolore rimasto, incredibilmente, inascoltato.