Primo piano

Made in Italy

Ogni 48 ore un’azienda italiana cade in mani straniere. Alcuni casi finiscono sui giornali e fanno discutere, ma la maggior parte scivola via nel silenzio. Così, nel silenzio, non abbiamo soltanto perso tutto il made in Italy, i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, i settori strategici (dalla chimica alla siderurgia), i servizi e le banche: abbiamo perso il meglio delle nostre piccole aziende, quei gioielli di creatività spesso nati nei sottoscala di provincia e diventati leader mondiali nel loro settore. Erano i nostri veri tesori. Ora non sono più nostri. I nuovi proprietari stranieri non sono quasi mai dei padroni, piuttosto dei predoni. Il risultato? L’Italia non è più italiana. È ciò che Mario Giordano ci svela nel suo libro-inchiesta: ha girato la Penisola strada per strada, ha visitato borghi e paesi, è entrato nelle fabbriche. E ha scoperto che i predoni stranieri non hanno conquistato solo la nostra economia: hanno conquistato l’intero nostro Paese. Dal castello piemontese del 1200 comprato dalla setta americana della felicità al palazzo della Zecca gestito dai cinesi, dall’isola di Venezia in mano ai turchi ai vigneti della Toscana acquistati dalla multinazionale belga delle piattaforme petrolifere, passando per supermercati, botteghe storiche, alberghi di lusso, case, piazze, ospedali: l’Italia non è più italiana. Persino la mafia vincente, ormai, è straniera. Da Cosa Nostra a Cosa Loro: le cosche nigeriane si sono estese da Torino alla Sicilia. E, intanto, si afferma la Cupola cinese. Ormai non siamo nemmeno più padrini a casa nostra. Dilaga la cucina etnica, ma ci sono 250 cibi italiani a rischio. Dilagano i termini inglesi, ma la nostra lingua rischia di scomparire. Persino gli insetti alieni minacciano il nostro Paese, come denuncia un rapporto allarmato dell’Ispra. E, soprattutto, si stanno estinguendo gli italiani: sempre meno nascite, sempre più fughe all’estero. Una ogni 5 minuti. Secondo l’opinione corrente l’apertura internazionale e gli scambi sono un bene a prescindere. Ma è sempre vero? Le decisioni strategiche sul nostro futuro, oggi, vengono prese in asettici uffici del North Carolina o di Shanghai, da persone che non hanno mai visto un’officina, che non hanno alcuna relazione con la nostra terra e la nostra storia. E questo è un pericolo per il nostro Paese, come hanno denunciato anche i servizi segreti, nella loro relazione al Parlamento italiano. Un grido di dolore rimasto, incredibilmente, inascoltato.

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Primo piano

Le vaccinazioni pediatriche

http://ml.newsletter.macrolibrarsi.it/e/r?q=Lp%3dC2Lq_MYuQ_Xi_JRxX_Tg_MYuQ_WnEm.ImOtGmLu0z.Eb8zGmDjJbM1A.jO_zsTu_08g_MYuQ_WnJoG.iKqS_zsTu_08_svar_4Av8e_MYuQ_XlO_xN3M50_zsTu_0XfD_zsTu_A6wY.m_JRxX_T7_MYuQ_XlNwN5R5-.W-m_JRxX_UeDGb6Hu_JRxX_T7_MYuQ_WDP_svar_49xH_svar_3a3b6iz_EcABWf70bjYjXf_MYuQ_XlJyR2OOhTo%26d%3ddAT6d%26l%3d%26At%3dVAT6d%26t%3dS%26o%3dV9V0d%26w%3dX7WBY5%26O%3d9a2ZFS6XAS

Primo piano

Notte dei musei

Sabato 19 maggio 2018
Fatto a mano: fra tradizione e innovazione

Pieve di Cento

Teatro storico Alice Zeppilli, piazza Andrea Costa 17Notte-europea-dei-Musei-2018
ore 17.00
Presentazione del documentario A ghé al dievel tra i canvàz (C’è il diavolo fra la canapa)
Scritto e diretto da Andrea Melloni, realizzato in collaborazione con l’Unione Reno Galliera e il Museo della Civiltà Contadina – Istituzione Villa Smeraldi
(evento inserito nel progetto Trame identitarie)

Pinacoteca Civica, piazza Andrea Costa 10
ore 18.00 – 19.30
Concerto di musiche popolari sud americane, irlandesi e dal mondo a cura degli allievi dei corsi di violino e fisarmonica dell’Istituto Comprensivo di Pieve di Cento e degli ex studenti di fisarmonica che oggi frequentano il Liceo Musicale di Bologna. Direzione a cura dei docenti di musica dell’I.C. di Pieve di Cento

Galleria Il Ponte – Show Room, via Gramsci 64
ore 18.30-24
Il profumo dell’immagine, inaugurazione della personale di pittura di Barbara Bicego

Museo delle Storie, Museo della Canapa, Pinacoteca Civica
ore 19.30
Parnian, inaugurazione mostra e visita guidata alle installazioni dell’artista iraniana Mehrnoosh Roshanaei disseminate nella città, dentro e fuori dai suoi musei. A cura dell’artista e Riccardo Betti

Museo Magi 900, via Rusticana a/1
ore 20.30-22.00
Presentazione mostra Edizione Straordinaria. Libri d’artista della collezione del MAGI900. Presentazione dell’opera L’Apocalisse (1941) illustrata da Giorgio de Chirico.
Laboratorio Il MIO libro d’artista a cura di Michele Evangelisti per Oro Associazione Artistico Culturale (laboratorio creativo per adulti dai 14 ai 100 anni, contributo materiali €10.00, prenotazione obbligatoria entro venerdì 18 maggio – mail: info@magi900.com)

Museo delle Storie di Pieve – Rocca, piazza della Rocca 1
ore 22.00
Mostra delle tavole originali di Martina Zena per la realizzazione del video Un treno per Evelyn del progetto Teiuq di Fabio Di Salvo. A seguire live set di Fabio di Salvo (proiezione video Un treno per Evelyn).

INOLTRE:
Circolo Arci Kino, via Gramsci 71
ore 21.30-23.30
T-Rame, inaugurazione della personale di Sara Bolzani

Tutti i musei di Pieve di Cento e la Chiesa della Ss. Trinità sono aperti gratuitamente dalle 17.00 fino alle 23.00.

Presso la Chiesa della Ss. Trinità si svolgono visite guidate gratuite a cura del FAI – Delegazione di Bologna Gruppo Pieve di Cento.

Al Museo MAGI’900 saranno visitabili gratuitamente la collezione permanente e la mostra di Matthias Brandes dalle 18.00 alle 24.00 (ultimo ingresso al museo ore 23.00).

San Pietro in Casale
Museo Casa Frabboni, via Matteotti 169
ore 17.30
Riflessi d’acqua e di acquarelli
Personale di pittura di Enzo Grimandi
La mostra resta aperta fino al 17 giugno 2018.

ore 21.00
Concerto con musiche di Vivaldi, Haydn, Handel e Mozart
Soprano – Marzia Baldassarri
Flauto solista – Emiliano Bernagozzi
Quintetto Dondi
Violini –  Davide Dondi, Sofia Dondi, Laura Frezzato Dondi
Viola – Giada Dondi
Violoncello – Luca Dondi

Piazza Guercino
Ore 16.00
Una vasca in cent(r)o: percorso di scoperta e sperimentazione del territorio e delle proprie abilità… musica e merenda
Gioco di orientamento per le vie di Cento rivolto ai ragazzi e alle ragazze dagli 11 ai 17 anni.

Rocca di Cento
ore 17.30
Inaugurazione delle mostre:
Artephoto 2018 | L’altra | Street Lights | Le persistenze della memoria

Pinacoteca San Lorenzo, Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
ore 18.30
Visita guidata in musica, interprete Alessio Alberghini
Le melodie suonate dal M° Alberghini forniscono lo spunto per leggere alcuni capolavori del Guercino
Partecipazione gratuita. Prenotazione al n. 051/6843334 e 6843390

Rocca di Cento
Ore 21.00
Proiezione delle opere ammesse al XIII Concorso Biennale Nazionale Artephoto 2018

INOLTRE
Rocca di Cento, Piazzale della Rocca
Ospita le mostre: Artephoto 2018; L’altra; Street Lights; Le persistenze della memoria
Apertura: ore 17.30-19 e 21-23 | Ingresso libero

Palazzo del Governatore – Sala Zarri, Piazza Guercino 39
Ospita la mostra di Alessandro Govoni
Apertura: ore 10-13 e 17-23 | Ingresso libero

Centro Pandurera, Via XXV aprile 11
Ospita la mostra GUERCINO. INCISIONI. (Collezioni della Cassa di Risparmio di Cento)
Apertura: ore 17-23 | Ingresso libero

Gipsoteca Vitali, via Santa Liberata 11
Apertura: ore 17-23 | Ingresso libero

Galleria d’Arte Moderna A. Bonzagni, Piazza Guercino 39
Apertura: ore 10-13 e 17-23 | Ingresso libero

Pinacoteca San Lorenzo, Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
Apertura: ore 10-13 e 17-23 | Ingresso libero

Cento
Ore 16.00
Una vasca in cent(r)o“:  percorso di scoperta e sperimentazione del territorio e delle proprie abilità… musica e merenda
Gioco di orientamento per le vie di Cento rivolto ai ragazzi e alle ragazze dagli 11 ai 17 anni.

ore 17.30 Rocca di Cento
Inaugurazione delle mostre
Artephoto 2018
L’altra
Street Lights
Le persistenze della memoria

ore 18.30 Pinacoteca San Lorenzo, Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
Visita guidata in musica
Partecipazione gratuita. Prenotazione al n. 051/6843334 e 6843390

Ore 21,00 – Rocca di Cento
Proiezione delle opere ammesse al XIII Concorso Biennale Nazionale Artephoto 2018

INOLTRE

Rocca di Cento
Piazzale della Rocca
Ospita le mostre: Artephoto 2018; L’altra; Street Lights; Le persistenze della memoria
Apertura: ore 17,30-19 e 21-23
Ingresso libero

Palazzo del Governatore, Sala Zarri
Piazza Guercino 39
Ospita la mostra di Alessandro Govoni
Apertura: ore 10-13 e 17-23
Ingresso libero

Centro Pandurera
Via XXV aprile 11
Ospita la mostra GUERCINO. INCISIONI. (Collezioni della Cassa di Risparmio di Cento)
Apertura: ore 17-23
Ingresso libero

Gipsoteca Vitali
via Santa Liberata 11
Apertura: ore 17-23
Ingresso libero

Galleria d’Arte Moderna A. Bonzagni
Piazza Guercino 39
Apertura: ore 10-13 e 17-23
Ingresso libero

Pinacoteca San Lorenzo
Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
Apertura: ore 10-13 e 17-23
Ingresso libero

http://www.magi900.com/notte-europea-dei-musei-sabato-19-maggio-2018/

Primo piano, Società

Globalizzazione della povertà

In questi tempi economici senza precedenti, il mondo sta vivendo nel suo insieme ciò che la maggior parte dei cosiddetti paesi “in via di sviluppo” hanno vissuto negli ultimi decenni. Per un esame dettagliato delle complessità del panorama politico-economico globale e dei giocatori di potere al suo interno, leggere: La globalizzazione della povertà e il nuovo ordine mondiale di Michel Chossudovsky Michel Chossudovsky conduce il lettore attraverso un esame di come la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale siano stati i maggiori fornitori di povertà in tutto il mondo, nonostante le loro affermazioni retoriche sull’opposto. Queste istituzioni, che rappresentano le potenti nazioni occidentali e gli interessi finanziari che le dominano, diffondono l’apartheid sociale in tutto il mondo, sfruttando sia le persone che le risorse della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Come Chossudovsky esamina in questa edizione aggiornata, spesso i programmi di queste istituzioni finanziarie internazionali vanno di pari passo con operazioni segrete militari e di intelligence intraprese da potenti nazioni occidentali con l’obiettivo di destabilizzare, controllare, distruggere e dominare nazioni e persone, come nei casi di Ruanda e Jugoslavia. Per comprendere il ruolo che queste organizzazioni internazionali svolgono oggi, essendo spinte in prima linea e dotate di un potere e una portata senza precedenti come mai prima d’ora per gestire la crisi economica globale, è necessario capire da dove sono venute. Questo libro fornisce un esame dettagliato, esplorativo, leggibile e sfaccettato di queste istituzioni e attori come agenti del “Nuovo Ordine Mondiale”, per il quale avanzano la “Globalizzazione della Povertà”. Vedi anche: Globalizzazione e Nuovo Ordine Mondiale

Primo piano

Lo sfascio del Bel Paese

Lunedì 10 aprile 2017, alle 17:00
nel Salone della Federazione Nazionale della Stampa Italiana
Corso Vittorio Emanuele II n. 349 di ROMA
presentazione del saggio di Vittorio Emiliani
 
LO SFASCIO DEL BELPAESE
Beni culturali e paesaggio da Berlusconi a Renzi
Edizioni Solfanelli
Presenteranno
Paolo Berdini, urbanista e saggista
Paolo Liverani, archeologo, docente all’Università di Firenze
Sergio Rizzo, giornalista e scrittore
Sarà presente l’Autore

Questo libro è la cronaca di un autentico “suicidio” culturale: quello della Nazione italiana. Col tradimento, quotidiano ormai, dell’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Dove? Quando?
Questo libro è costruito su fatti, cifre, notizie che diventano di per sé polemica: tanti sono i triboli inflitti, soprattutto dal 1994, alla tutela della immensa Bellezza — a parole sempre declamata — alla quale sono state prima sottratte le già modeste risorse dello Stato, fino a dimezzarle nel primo decennio del terzo millennio. Dissanguamento che ci pone al 22° posto in Europa davanti alle sole Grecia e Romania.
Questo libro racconta gli assalti ai paesaggi italiani (tanti da Nord a Sud, sempre straordinari), riempiti di cemento e di asfalto strade su strade, persino quelle poderali, un folle consumo di suolo, il doppio della media europea, erodendo i Parchi stessi.
Questo libro descrive ciò che stampa e tv molto spesso non descrivono: i guasti profondi e capillari di cosiddette “riforme” varate per decreto legge, per decreto ministeriale, persino tramite emendamenti dell’ultima ora, da Berlusconi a Renzi. Una situazione di paralisi e insieme di caos nell’amministrazione dei beni culturali e paesaggistici.
Un libro che documenta Belpaese e Malpaese.

Vittorio Emiliani
LO SFASCIO DEL BELPAESE
Beni culturali e paesaggio da Berlusconi a Renzi

Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-653-9]
Pagg. 200 – € 15,00

http://www.edizionisolfanelli.it/losfasciodelbelpaese.htm

Primo piano

Ospedale di Bondeno

Dal testamento olografo del senatore Giuseppe Borselli, deceduto il 26 luglio 1892 in Bondeno:
Dovrà poi il Municipio nominare una Commissione amministratrice speciale composta di cinque persone, delle quali due Consiglieri comunali e tre scelte dal Consiglio stesso, ma non appartenenti al Consiglio, fra i più probi e intelligenti cittadini del Comune, di civile condizione, da rinnovarsi per turno entro cinque anni, potendo essere rieletti. Questi condurranno ed amministreranno nel miglior modo, tanto l’andamento interno dell’Ospedale, quanto l’amministrazione dei beni e terreni lasciati, coll’obbligo ogni anno di presentare al Consiglio comunale il preventivo e il consuntivo delle spese fatte e da farsi.
Parlare dei consigli di amministrazione e dei medici dell’Ospedale «Fratelli Borselli» di Bondeno, dalla sua costituzione ad oggi, vuoi dire richiamare nomi di persone che hanno contribuito, in questi ottant’anni, al suo sviluppo, al suo potenziamento ed al suo aggiornamento per far fronte prontamente e adeguatamente ai problemi della salute e dell’assistenza dei cittadini. D’altro canto, l’attività amministrativa è strettamente connessa e collegata a quel-la medico-sanitaria, senza la quale un ospedale non può svolgere la sua funzione di luogo di cura(*).
Dopo alcuni mesi dall’apertura dell’Ospedale, e precisamente nella riu-nione del consiglio di amministrazione dell’8 febbraio 1914, il presidente Gaetano Podetti riferì che, a così breve distanza di tempo, non era possibile preventivare con esattezza il movimento annuale degli infermi, né il fabbisogno sia di generi alimentari che di medicinali e strumenti. Gli acquisti relativi si sarebbero pertanto effettuati sulla piazza di Bondeno, dai diversi commercianti e dai farmacisti locali, sotto la vigilanza del direttore sanitario e dell’incaricato delle funzioni di economo.
L’organico del personale comprendeva allora :
un medico chirurgo con qualifica di direttore, nella persona del dottor Carlo Doni, titolare della prima condotta di Bondeno. il quale svolgeva già. prima dell’apertura dell’Ospedale, attività di chirurgo presso la Casa della Salute o «Usdalin» in piazzetta della Polleria -oggi piazzetta A. Costa- gestita dalla Conferenza di San Vincenzo:
un medico chirurgo con qualifica di assistente, nella persona del dottor Michele Baldrati, titolare della condotta di Santa Bianca;
un secondo medico chirurgo con qualifica di assistente. Tale posto verrà assegnato dopo alcuni anni al dottor Teleste Pirani, titolare della condotta di Ospitale;
tre infermieri, Ferdinando Marchetti, Ugo Gallini e Carlo Anelloni;
tre infermiere. Maria Segurini. Clorinda Dall’Olio e Lucia Sabbioni;
una guardarobiera. Fernanda Tamarozzi;
una cuoca: Dice Sperindio:
una inserviente: Maria Bazzani;
un custode-giardiniere, Umberto Cariani.
La diaria giornaliera di spedalità era di lire 2,75.
Le mansioni di segretario erano svolte dal segretario comunale o da un suo incaricato.
Circa un anno più tardi, nella riunione del 7 giugno 1914, il medesimo consiglio espose al sereno giudizio del pubblico i risultati conseguiti tanto nella gestione del patrimonio quanto nell’impianto e nell’esercizio dell’istituto ospedaliere. Nel bilancio, a tutto il 1913 risultava un attivo di lire 420.698 contro un passivo di lire 42.811. Nella situazione patrimoniale veni-vano indicati fondi rustici per 2246 staia ferraresi, corrispondenti a circa 300 ettari di terreno. Le spese per la trasformazione della villa Dazio in ospedale erano ammontate a lire 212.030. Il movimento degli infermi era stato il seguente:
ricoverati nella sezione medica: uomini 19 e donne 11 ;
ricoverati nella sezione chirurgica: uomini 102 e donne 101 ;
giornate di degenza: 4386; media per ammalato: 18,82;
operazioni di alta chinirgia: 194; pazieni deceduti: 16.
Nella seduta del consiglio di amministrazione del 29 agosto 1915, il presidente Podetti comunicò che per iniziativa di un comitato locale si era provveduto all’acquisto di cinquanta letti completi di biancheria da destinare a ricovero e cura dei soldati feriti o ammalati, essendo stata stipulata una convenzione con le autorità militari. Un comitato di signore del paese si era messo a disposizione per l’assistenza notturna ai soldati feriti provenienti dal fronte.
Nella seduta deH’8 marzo 1921, il presidente Ugo Lugli fece presente al consiglio che il civico nosocomio versava in condizioni finanziarie gravissime per il continuo aumento dei costi del personale, dei generi alimentari, dei materiali e dei combustibili mentre il reddito rimaneva invariato. Pertanto, con decorrenza 1 gennaio 1921 era stata aumentata la retta giornaliera di degenza, portandola a lire 14 per i ricoverati del Comune, a lire 15 per gli altri ricoverati e a lire 5 per la sola assistenza al malato.
Nella seduta del 7 giugno 1925. il presidente Giuseppe Pavani riferì al consiglio che. per interessamento dell’arciprete di Bondeno don Ulisse Gardenghi, cappellano dell’Ospedale, per convenzione con l’Istituto Sorelle della Misericordia di Verona, era stato potenziato l’organico dell’Ospedale con l’impiego di sei suore con varie mansioni: tre infermiere, una economa, una cuoca e una guardarobiera.
(Negli anni seguenti, la presenza di religiosi ha contribuito notevolmente al funzionamento dei vari reparti e servizi dell’Ospedale. Nel 1975, ricorrendo il cinquantenario di servizio delle suore in Ospedale, il consiglio di amministrazione presieduto da Ermes Bergamini ha loro rivolto un pubblico riconoscimento. Dopo la scomparsa di monsignor Gardenghi nel 1954, l’assistenza religiosa nell’Ospedale è stata affidata a monsignor Guerrino Ferraresi fino alla sua morte ed attualmente (1993)  il cappellano è don Aldo Galvani)
Nella seduta del 30 giugno 1935. il consiglio di amministrazione prese atto del collocamento a riposo del medico chirurgo-direttore dottor Carlo Doni per raggiunti limiti di età ed espresse il più sentito ringraziamento per l’opera da lui prestata. Non sottostando ad obbligo di pubblico concorso, il consiglio nominò quindi direttore il di lui figlio dottor Francesco Doni, trentaduenne medico chirurgo ( che si sarebbe avvalso della collaborazione dei dottori Giovanni Pirani e Arrigo Maestrello e, dopo alcuni anni, dei dottori Enzo Celeghini e Enzo Neri).
In quel periodo sono stati istituiti il servizio specialistico di oculistica, affidato al dottor Mario Verzella di Ferrara, ed il servizio di radiologia, affidato al dottor Enzo Bottoni di Bondeno. dirigente del Consorzio Provinciale Anti-tubercolare.
Nella seduta del 5 febbraio 1938. il presidente Araldo Torri annunciò al consiglio la prossima apertura del padiglione di isolamento per il ricovero di malati cronici, con una disponibilità di diciotto posti letto.
Nella seduta del 10 agosto 1939. il consiglio di amministrazione affidò all’ingegner Achille Sonora, tecnico dell’Opera Pia, il progetto di amplia-mento dell’ospedale con un tetto di spesa massima di 350.000 lire.
Nella seduta del 23 maggio 1944, il consiglio di amministrazione accettò di ospitare presso l’ospedale «Fratelli Borselli» il reparto ginecologico del-l’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara con una consistenza di quaranta letti. Ne fu primario, fino alla fine della guerra, il professor Mario Cetroni.
Nella seduta dell’8 novembre 1944 il consiglio prese atto che le Forze Armate tedesche avevano requisito l’intero ospedale, che il personale medico e paramedico era stato collocato in aspettativa e che il personale avventizio era stato licenziato
Nella seduta del 17 giugno 1945, essendo terminata la guerra, il nuovo consiglio di amministrazione deliberò di riaprire l’Ospedale e di riassumere il personale medico, infermieristico e di fatica che già si era distinto in precedenza, e precisamente tre medici chirurghi, sette infermieri, sei suore, dieci persone di fatica e un cappellano.

(*) Questo lavoro di ricerca vuole essere un atto di riconoscenza a chi ha dedicato e dedica il proprio impegno, insieme ai personale medico, paramedico e tecnico, per un’adeguata e sempre migliore assistenza al malato nel nostro Ospedale.

Ivo Guidetti

Nota: Dal seguito dell’intervento si ricava che per posti letto (oltre trecento) e personale in organico (187 persone) l’apice fu raggiunto nel 1974; la legge di riforma sanitaria è del 1978 e il passaggio di competenze alla regione, tramite le USL, nel 1981.

Oggi l’edificio è cantierato, potete leggere le previsioni per il futuro facendo una ricerca su https://bondenocom.wordpress.com/?s=ospedale+di+bondeno

Primo piano

Come affrontare la morte

di Umberto Eco, da l’Espresso, 12 giugno 1997

Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell’essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile.

Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: “Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?” Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni.

Allo stupore di Critone ho chiarito. “Vedi,” gli ho detto, “come puoi appressarti alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori giovani desiderabilissimi  di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminati scienziati violano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi solo a dare notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si ingegnano a restaurare una natura fatta di ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da un provvido ozono, nuvole soffici che stillano di nuovo piogge dolcissime? Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te ne vai, sarebbe insopportabile.

Ma cerca soltanto di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibile che il mondo (sei miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea per i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?”

Critone mi ha allora domandato: “Maestro, ma quando devo incominciare a pensare così?” Gli ho risposto che non lo si deve fare molto presto, perché qualcuno che a venti o anche trent’anni pensa che tutti siano dei coglioni è un coglione e non raggiungerà mai la saggezza. Bisogna incominciare pensando che tutti gli altri siano migliori di noi, poi evolvere poco a poco, avere i primi dubbi verso i quaranta, iniziare la revisione tra i cinquanta e i sessanta, e raggiungere la certezza mentre si marcia verso i cento, ma pronti a chiudere in pari non appena giunga il telegramma di convocazione.

Convincersi che tutti gli altri che ci stanno attorno (sei miliardi) sino coglioni, è effetto di un’arte sottile e accorta, non è disposizione del primo Cebete con l’anellino all’orecchio (o al naso). Richiede studio e fatica. Non bisogna accelerare i tempi. Bisogna arrivarci dolcemente, giusto in tempo per morire serenamente. Ma il giorno prima occorre ancora pensare che qualcuno, che amiamo e ammiriamo, proprio coglione non sia. La saggezza consiste nel riconoscere proprio al momento giusto (non prima) che era coglione anche lui. Solo allora si può morire.

Quindi la grande arte consiste nello studiare poco per volta il pensiero universale, scrutare le vicende del costume, monitorare giorno per giorno i mass-media, le affermazioni degli artisti sicuri di sé, gli apoftegmi dei politici a ruota libera, i filosofemi dei critici apocalittici, gli aforismi degli eroi carismatici, studiando le teorie, le proposte, gli appelli, le immagini, le apparizioni. Solo allora, alla fine, avrai la travolgente rivelazione che tutti sono coglioni. A quel punto sarai pronto all’incontro con la morte.

Sino alla fine dovrai resistere a questa insostenibile rivelazione, ti ostinerai a pensare che qualcuno dica cose sensate, che quel libro sia migliore di altri, che quel capopopolo voglia davvero il bene comune.
E’ naturale, è umano, è proprio della nostra specie rifiutare la persuasione che gli altri siano tutti indistintamente coglioni, altrimenti perché varrebbe la pena di vivere? Ma quando, alla fine, saprai, avrai compreso perché vale la pena (anzi, è splendido) morire.

Critone mi ha allora detto: “Maestro, non vorrei prendere decisioni precipitose, ma nutro il sospetto che Lei sia un coglione”. “Vedi”, gli ho detto, “sei già sulla buona strada.”

http://temi.repubblica.it/micromega-online/umberto-eco-come-prepararsi-serenamente-alla-morte-sommesse-istruzioni-a-un-eventuale-discepolo/

Arte, Primo piano

L’attacco continua

Da “Metro News”
“Con il silenzio assenso uccideremo il nostro Paese”

Ven, 31/07/2015 – 10:43

Sembra trascorsa un’era geologica da quando l’allora vicepresidente dei senatori Pd Luigi Zanda disse: “Berlusconi dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa alla cultura italiana per le dimissioni di Andrea Carandini, grande archeologo e persona perbene che oggi si è ribellato all’assassinio della cultura italiana”. Era il 2009 e Carandini si dimise “irrevocabilmente” da presidente del Consiglio superiore dei beni culturali per la “constatazione dell’impossibilità del ministero di svolgere quell’opera di tutela e sviluppo del patrimonio culturale stante la progressiva e massiccia diminuzione degli stanziamenti di bilancio”.

Sei anni dopo, in un luglio caldissimo e già quasi vacanziero, arriva il dl Madia a dare quello che da più parti viene definito il colpo di grazia ai nostri Beni Culturali. La pensano così le ventimila persone che in poche ore hanno firmato la petizione su change.org lanciata da autorevoli personalità della nostra cultura: Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Alberto Asor Rosa, Dario Fo, Vittorio Emiliani, giusto per citarne alcuni. “Il disegno di legge Madia sulla riorganizzazione dell’amministrazione statale – scrivono nel manifesto appello – prevede la confluenza delle Soprintendenze nelle Prefetture. Si tratta del più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo”.

Metro ha sentito Vittorio Emiliani, tra i firmatari dell’appello, giornalista, scrittore, saggista e tra l’altro presidente del Comitato per la Bellezza. «Questo governo – ci dice – sta riuscendo dove neanche Berlusconi aveva ottenuto».

A cosa si riferisce?
Lo svilimento del settore con il taglio dei fondi è stato sistematico ma l’introduzione del silenzio assenso è sicuramente il colpo di grazia. Significa che se entro poche settimane – 60 giorni – le Soprintendenze non si esprimono su progetti, richieste di lottizzazioni, che arrivano continuamente, il silenzio si tradurrà automaticamente in un assenso tout court. Uno scenario non certo improbabile, anzi sarà molto frequente visto che ogni tecnico ha una montagna di pratiche delicate da sbrigare per ciascuno dei giorni lavorativi. Siamo alla macelleria della tutela.

Qual è lo scenario più probabile?
Consideri che ogni tecnico delle sovrintendenze ha 4-5 pratiche al giorno da verificare. E le pratiche non sono solo scartoffie ma comprende ispezioni, ricerche cartolari, visite a cantiere. Una mole impossibile da sostenere. È naturale che non riuscirà a sbrigarle tutte nel tempo necessario a impugnarle o dissentire…

L’altro aspetto della legge Madia è l’accorpamento delle sovrintendenze con le prefetture, proprio nell’ottica della sburocratizzazione…
Una cosa è combattere l’eccessiva burocrazia, un’altra è affossare il comparto culturale. Questo accorpamento avviene mentre si svuotano le prefetture. Bisogna potenziare gli uffici, stabilizzare i fondi: l’Italia ha 20mila centri storici, mille almeno di una bellezza straordinaria. A Renzi non piacciono i controlli, dice che fanno perdere tempo, ma invece sono necessari!

Perchè questo silenzio dei media?
La maggior parte dei giornali sono in mano a costruttori, proprietari di terreni, professionisti che hanno interesse affinchè questo disegno di legge vada in porto così com’è.

Lei cosa farebbe?
Innanzitutto mantenere l’unitarietà del ministero, valorizzare il nostro patrimonio culturale. Partendo dalla consapevolezza che anche il Louvre è in passivo: i musei non sono macchine da soldi, come pensa il premier, ma il turismo culturale è sicuramente fonte di ricchezza, a tutti i livelli.

STEFANIA DIVERTITO

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Primo piano

Le origini del caos

9) Un elemento assai importante del caos è stata la crescita di ciò che i suoi sostenitori, soprattutto nel mondo finanziario, chiamano la “nuova economia” – un’economia che contempla la disoccupazione permanente, la mancanza di investimenti sociali, una riduzione delle imposte per i grandi capitali, la marginalizzazione dei sindacati e una riduzione del ruolo dello Stato come regolatore e garante della giustizia sociale. Le disuguaglianze stanno raggiungendo livelli senza precedenti. Le 85 persone più ricche del mondo possiedono la stessa ricchezza di 2,5 miliardi di persone.

10) Tutto ciò ha un suo corollario. Non è un caso che tutti i media mainstream in tutti i paesi abbiano la stessa lettura, visione del mondo. L’informazione oggi ha sostanzialmente eliminato analisi e processo, per concentrarsi sugli eventi. La loro capacità di seguire il caos mondiale è minima, e essi si limitano a ripetere ciò che afferma chi si trova al potere.

È assai istruttivo vedere come i mezzi di comunicazione siano molto analitici per quel che riguarda gli affari nazionali e molto superficiali per ciò che concerne le questioni internazionali. I media dipendono in gran parte da tre agenzie di stampa internazionali, che rappresentano il mondo occidentale e dei suoi interessi. Avete letto qualcosa, su qualsiasi giornale, in merito all’accordo del gas tra l’Austria e la Russia?

In ultima analisi, vi lascio con un ultimo punto: non siate mai soddisfatti di ciò che si legge sui giornali, cercate costantemente di ottenere ulteriori e opposti punti di vista attraverso la Rete. Ciò vi aiuterà a guardare il mondo con i vostri occhi, e non con gli occhi di qualcun altro che probabilmente è parte del sistema che ha creato questo caos. Non siate gregge [nel testo “non andate con la marea NdT]… cercate l’altra faccia della luna. E se vi dicono che conoscono le cose, bene, basta che guardiate i risultati. Quindi, siate voi stessi e, se commetterete un errore, almeno sarà un vostro errore.

(12 luglio 2014)

Fonte: www.informationclearinghouse.info

Link articolo

* Roberto Savio, fondatore e presidente emerito della Inter Press Service (IPS), agenzia di stampa, ed editore di Other News.

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PG.

conferenza, Primo piano

Il modello Olivetti

giovedì 5 giugno ore 16,30 – PRIMO PIANO

IL PENSIERO DI ADRIANO OLIVETTI – La centralità della persona nelle organizzazioni aziendali moderne
Ne parla Michele Fasano, regista del documentario “In me non c’è che futuro…” Ritratto di Adriano Olivetti
Introduce Galileo Dallolio, formatore AIF e pubblicista
Un’opportunità di confronto, a partire dal modello olivettiano, sull’esperienza delle aziende di oggi, sull’etica organizzativa adottata, e sul tipo di economia che esse contribuiscono a creare.
Nelle pratiche della “fabbrica” di Adriano Olivetti, si considerava la centralità della persona per massimizzare efficienza ed efficacia organizzativa. La preoccupazione principale era rappresentata dalla “gestione della conoscenza” (sia quella diffusa, inerente le competenze dei singoli, sia quella di processo, inerente l’esperienza che di esso fanno i singoli, che quella teorica, prodotta delle elite accademiche internazionali). L’attenzione verso la persona si spiegava sia in relazione al livello umano, sia dal punto di vista funzionale, nel senso della cura di tutti i prerequisiti esistenziali necessari alla migliore espressione dei talenti cognitivi e creativi. In tale ottica, il soggetto diveniva veicolo di circolazione e produzione di conoscenza per il bene della comunità.
L’organizzazione gerarchica, nel modello olivettiano, manteneva dunque un senso unicamente in relazione all’assunzione di responsabilità nelle dinamiche di reciprocità delle relazioni interpersonali e non aveva a che fare con il comando, perché era radicale la consapevolezza “di sistema” della natura dei processi di produzione/di conoscenza/ di comunicazione.
Un’organizzazione, quella olivettiana, che per la propria capacità di riflettere continuamente su se stessa, tendeva, come stato “normale” all’idea del cambiamento.
A cura di AIF -Associazione Italiana Formatori – Delegazione Emilia Romagna