filosofia

Lutto a San Felice

Si è spento, a Trento, il professor Maurizio Malaguti, professore  universitario di Filosofia teoretica

Nato a San Felice sul Panaro nel 1942, Maurizio Malaguti si è laureato in Filosofia teoretica all’Università di Bologna sotto la direzione di Teodorico Moretti-Costanzi e ha proseguito il suo percorso accademico all’Alma Mater, dove ha coniugato lo studio della metafisica antica e medievale, nel solco della quale ha inserito la sua riflessione teorica, a quello degli esponenti più significativi della filosofia degli ultimi secoli (senza dimenticare l’amato Dante, indagato sotto un profilo schiettamente filosofico).

Nel percorso del professor Malaguti ricerca e insegnamento sono stati sempre inestricabilmente intrecciati, e all’acume dello studioso si è sempre accompagnata l’umanità profonda e generosa della persona. Docente prima di Filosofia della religione e poi di Ermeneutica filosofica e Filosofia teoretica, ha saputo trasmettere a generazioni di studenti la sua passione per la ricerca e una tensione costante (per usare una delle sue espressioni preferite) a “vivere in filosofia”. Negli ultimi anni ha portato il suo insegnamento anche agli studenti detenuti nel carcere bolognese della Dozza, contribuendo all’attività del Polo Universitario Penitenziario.

Oltre a insegnare nei corsi di laurea filosofici, Maurizio Malaguti ha svolto attività di tutorato nel Collegio Superiore dell’Alma Mater. Nel 1996 gli è stato conferito il sigillo dell’Università degli Studi di Trnava (Slovacchia), nel 1998 il sigillo della Université de Bourgogne, nel 2003 il sigillo della Université de Montpellier, nel 2006 il sigillo della Università di Budapest e nel 2010 il sigillo dell’Università Ca’ Foscari (Venezia). È stato membro del Consiglio di Amministrazione della Association des Sociétés de Philosophie de Langue Française (ASPLF), per la quale ha curato l’organizzazione di alcuni congressi internazionali.

I colleghi dell’Università di Bologna, si legge in una nota dell’ateneo, consapevoli dell’inestimabile contributo che le sue rare doti di studioso e il suo tratto affabile e gentile hanno apportato alla ricerca e alla vita del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione e dell’intera comunità accademica, lo ricordano con profondo affetto e riconoscenza.

 

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Società

Storia dell’immigrazione

martedì 4 dicembre 2018 ore 17

Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri

​Presentazione del libro di Michele Colucci

Carocci, Roma, 2018
Intervengono: Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, Alfredo Alietti, sociologo (Università di Ferrara), Michele Nani, storico (ISSM-CNR)
Coordina Pietro Pinna (Università di Bologna)
Per la prima volta si propone una ricostruzione storica dell’immigrazione straniera in Italia, a partire dal 1945. Ingressi, flussi, leggi, generazioni, lavori, conflitti e speranze si intrecciano con un ritmo sempre più incalzante fino ad arrivare ai nostri giorni. Il volume traccia la dimensione quantitativa del fenomeno nel corso del tempo e la sua evoluzione, il radicamento sul territorio, le politiche adottate per governarlo, le polemiche che ne sono scaturite, l’impatto che ha avuto sulla società. Le fonti utilizzate sono numerose: dalle inchieste sociali al dibattito politico, dalle testimonianze dei protagonisti alle statistiche, dagli archivi istituzionali fino alle cronache dei giornali. Ne emerge il profilo sfaccettato di una grande trasformazione, indispensabile per capire l’Italia di oggi
Michele Colucci: ricercatore dal 2011 presso il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Istituto di studi sulle società del mediterraneo. Ha insegnato storia contemporanea e storia dell’Europa contemporanea presso l’Università della Tuscia e l’Università l’Orientale di Napoli. E’ membro del collegio di dottorato in “Scienze storiche e beni culturali” presso l’Università della Tuscia. Svolge attività di docenza presso master e corsi di alta formazione. Ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale al ruolo di professore di seconda fascia in Storia contemporanea (settore 11/A3). E’ membro del Consiglio direttivo della Società italiana di storia del lavoro. Gli interessi scientifici ruotano prevalentemente attorno allo studio della storia contemporanea, con particolare attenzione verso i fenomeni migratori. Si occupa di storia del lavoro e di storia delle ist ituzioni. E’ membro della redazione della rivista “Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali” e della rivista “Archivio storico dell’emigrazione italiana”.
A cura di ISSM-CNR (Istituto di studi sulle società del Mediterraneo)

Incontro con l’autore mercoledì 5 dicembre 2018 ore 17

La Locanda del Giglio a Reggio Emilia

Presentazione del libro di Giuseppe Ligabue

Edizioni Tipolitografia Valpadana, Brescello, 2018
Alla presentazione sarà presente l’esperta della storia Estense Micaela Torboli (UNIFE), che ha collaborato con l’Autore.
Gli Estensi a Reggio nel Quattrocento: Il recupero architettonico di un palazzo nel cuore del centro cittadino ha riportato alla luce diversi ambienti con splendidi soffitti lignei quattrocenteschi decorati con stemmi, divise e imprese degli Estensi, Leonello e Borso in particolare, forse provenienti dal vicino Palazzo Ducale di Reggio. Di contorno sono gli stemmi delle antiche famiglie reggiane e draghi alati con volti umani. Un ritrovamento di grande interesse per gli studiosi del mondo Estense.
Giuseppe Ligabue è autore di molti saggi di archeologia e storia locale apparsi su libri e riviste. Ultimi volumi pubblicati: 2007 I Manfredi di Borzano da vassalli di Matilde a Signori di Reggio e Modena – 2008 … Curtem de Albinea cum Plebe – 2011 Nome di Battaglia Ferruccio – 2012 Il tesoro di Borzano (con Giovanni Santelli) – 2012 Villa Tacoli a Monte Ricco – 2014 Sancta Maria de Lentesoni (con Giovanni Santelli) – 2014 Ludovico Ariosto – Il fecondo Jaco – 2017 Casini e Ville di Albinea, Villa Mellicari-Masetti-Moratti
Con il patrocinio della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi – Sezione di Reggio Emilia

Conferenze e Convegni giovedì 6 dicembre 2018 ore 17

Le Vite delle donne illustri della Scrittura Sacra e La Piazza universale di tutte le professioni del mondo di Tomaso Garzoni

Conferenza di Beatrice Collina

Canonico lateranense del secondo Cinquecento e prolifico scrittore, Tomaso Garzoni era dotato di un talento versatile tanto nella scrittura profana quanto nella sacra. Mentre La Piazza universale di tutte le professioni del mondo decreta il successo di un attento conoscitore dei gusti del pubblico, capace di coniugare cultura alta e sapere popolare, passione civile e religiosa, Le Vite delle donne illustri della Scrittura Sacra restituiscono l’immagine di un predicatore abile nel mantenere l’equilibrio fra divulgazione chiara del messaggio biblico e occultamento dei contenuti di più ambigua interpretazione.
Per il ciclo “Testo e contesto” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Conferenze e Convegni venerdì 7 dicembre 2018 ore 11

Una giornata con Gustave. Genesi di un albo a fumetti

Dialogo tra professionisti del mondo dell’Arte

In occasione di “Courbet e la natura”, in mostra fino al 6 Gennaio presso Palazzo dei Diamanti, Fondazione Ferrara Arte e il Liceo Artistico “Dosso Dossi” di Ferrara proseguono la loro collaborazione con “Una giornata con Gustave”, secondo progetto editoriale a fumetti legato a un’esposizione.
Impetuoso e passionale, in netto contrasto con i precetti accademici del tempo, alla ricerca di una pittura che rivendicasse con urgenza la realtà profonda delle cose e della materia atmosferica, Gustave Courbet ha incarnato alla perfezione quell’idea romantica, e spesso tutta contemporanea, di artista anticonvenzionale. Grazie a queste suggestioni ripercorribili attraverso la biografia che ne fa Vasilij Gusella, un gruppo di ragazzi del Liceo Artistico “Dosso Dossi” (selezionati attraverso l’annuale concorso interno “Comic-On, sulla scia del fumetto”) guidato dall’autore e illustratore Gianluca Costantini, ha potuto misurarsi con la vita e le opere del maestro dando vita alla nuova pubblicazione “Una giornata con Gustave”, edita da Ferrara Arte.
L’incontro sarà un’opportunità per riscoprire le tappe fondamentali del progetto, ma soprattutto un momento per dialogare con alcuni dei protagonisti di questa e della futura VIII^ edizione del Concorso “Comic_On”, alla scoperta delle molteplici professionalità che ruotano attorno al mondo dell’Arte.
Presentazioni: Stefania D’Arcangelo, Commissione Comic_On                       
Intervengono: Vasilij Gusella, Curatore Fondazione Ferrara Arte, Matteo Andreolini, Curatore indipendente, giuria Comic_on; Azzurra Carli, Ordine degli Architetti
Modera: Federica Zabarri, Liceo Artistico Dosso Dossi, Commissione Comic_On

Invito alla lettura venerdì 7 dicembre 2018 ore 17

L’educazione cristiana: questa sconosciuta

Presentazione del libro di Cornelius Van Til “Saggi sull’educazione cristiana”

Intervengono Giuseppe Rizza (Dirigente scolastico) e Giovanni Fioravanti (ex Dirigente scolastico)
Da qualche tempo ci si interroga sugli scenari di un prossimo futuro, soprattutto in ambito educativo, in cui si affrontano delle sfide decisive per la civiltà. In che modo i “saperi” possono diventare un sapere integrato e significativo? Come possiamo rendere inclusiva la scuola senza che ciò vada a scapito della qualità dell’istruzione? Quale uso possiamo fare delle tecnologie senza diventarne succubi? La risposta a questi interrogativi non è semplice né immediata, occorre allargare gli ambiti della nostra consapevolezza culturale e aprirsi ai contributi che, anche da luoghi e da tempi diversi, possono gettare luce sul complesso tema dell’educazione. La scelta di presentare questo saggio è per certi versi provocatoria, sia per la diversità del contesto culturale in cui è sorto, sia per la difficoltà intrinseca degli argomenti trattati. A questo si aggiunge una esplicita impostazi one cristiana riformata, pressoché sconosciuta in Italia. Noi crediamo tuttavia che il confronto aperto sulle tematiche trattate in questo saggio possa essere un trampolino di lancio per lo sviluppo di una più ampia partecipazione di tutte le idee, visioni del mondo e approcci culturali allo sviluppo dello spinoso ma ineludibile tema dell’educazione.
Nell’ambito del ciclo di conferenze “La riforma protestante nella società. Le conseguenze della Riforma del XVI secolo”.
A cura del Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI) e dell’Associazione Evangelica CERBI di Ferrara

sanità

Immunità di legge

Il 7 giugno 2017 è entrato in vigore il “decreto vaccini” che ha reso obbligatorie dodici vaccinazioni per l’età pediatrica (poi ridotte a dieci), pena l’esclusione dagli asili e sanzioni pecuniarie per i genitori. Il decreto è stato emesso sull’onda dell’allarme seguito al calo delle vaccinazioni, di alcuni decessi causati dal morbillo e della crescente esposizione mediatica dei cosiddetti “no-vax”. Ma l’allarme era giustificato in quelle proporzioni? Già prima del provvedimento, a non vaccinare i propri figli era una sparuta minoranza e le malattie più gravi contro cui ci si vaccina erano sparite nel nostro Paese. Intervenire estendendo e rinforzando l’obbligatorietà è stata la scelta giusta? E costringere i medici ad accettare senza condizioni il nuovo calendario vaccinale, anche con la minaccia della radiazione, ha giovato all’autorevolezza e all’indipendenza della professione sanitaria? Che cosa implicano, dal punto di vista etico e politico, queste imposizioni? Portando l’analisi dalla situazione italiana a quella internazionale dei mercati farmaceutici e della regolazione, gli autori denunciano la tendenza a ridurre la complessità e l’evoluzione delle conoscenze scientifiche a verità dogmatiche con cui dividere, discriminare e governare la società. Nel caso dei vaccini e della salute, come già in quello dell’economia e delle politiche contemporanee in generale, la presunta natura “tecnica” e “inevitabile” delle decisioni erode sempre più pericolosamente gli spazi della democrazia. Prefazione di Giancarlo Pizza.

Argomenti vari

Capitale e migrazioni

Per distinguersi dalla cacofonia di voci che interpretano le migrazioni di massa come un portato di una generica “globalizzazione capitalista”, facciamo uscire per le nostre edizioni un saggio chiarificatore di Franco Soldani, che addita le determinanti interne del fenomeno nelle decennali evoluzioni del capitale transnazionale e, in particolare, nei “giochi” della sua frazione attualmente dominante, il capitale finanziario a trazione statunitense.

Dalla subordinazione economica inaugurata su scala planetaria nel secondo dopoguerra fino alla costruzione del sistema di sottomissione finanziaria sotto la regia della FED, del FMI e della Banca mondiale (a partire dai famigerati “piani di aggiustamento strutturale”), si pongono le basi per la destabilizzazione permanente delle aree e dei paesi dominati (in Africa come in Asia ed America del Sud), facendo nel contempo ricorso, appena un qualche “ostacolo” appare all’orizzonte, all’infiltrazione cognitiva, alla “formazione” culturale delle classi dirigenti locali e alle guerre a bassa intensità e per procura.

E’ da questo brodo di coltura che si originano le successive e le attuali migrazioni di massa, compresa quella quota che si dirige verso il nostro paese. Una visione di questo tipo non è rintracciabile in nessuna delle posizioni che si contendono il davanti della scena nel dibattito sui fenomeni migratori che pare infuriare sui Megamedia occidentali: già solo per questa ragione varrebbe la pena approcciare la lettura di questo saggio.

Da non sottovalutare, poi, in questo quadro, la ricostruzione del ruolo della Cina quale terra d’elezione del capitale transnazionale, perno della “cheap labour economy” e “fabbrica del mondo”, dove una migrazione interna di trecento milioni di lavoratori supporta un processo di accumulazione di capitale la cui scala è cinese soltanto per la sua collocazione, coinvolgendo più in profondità i settori di punta del capitale finanziario (con tutti i ciclopici apparati della sua tecnoscienza).

Un’analisi quella del saggio che del resto si sviluppa nel solco del suo Geopolitica planetaria dell’impero.

Un volume unico di 224 pagine.

13 €

Può essere prenotato e ordinato scrivendo a: edizionif@faremondo.org

I costi di spedizione non sono a carico dell’acquirente.

Il versamento dell’importo per chi usa la posta può essere fatto, indicando la causale, mediante ricarica della carta postepay n° 5333 1710 2383 3508 intestata a Manuela Zaccheroni.

Chi preferisce invece utilizzare un bonifico bancario può usare il seguente Iban: IT92M3608105138253340453343

https://www.controinformazione.info/esce-da-faremondo-capitale-transnazionale-e-migrazioni-di-massa/

storia

Diritto di assemblea

Ferrara Novembre 1968
11 Oltre 600 studenti sui 1.600 iscritti al liceo scientifico Roiti occupano la scuola. Dichiarano che continueranno l’occupazione fino a quando le autorità scolastiche non si dimostreranno disponibili a discutere le richieste degli studenti: diritto di assemblea, diritti democratici, funzionalità e arricchimento delle attrezzature.
12 II Liceo viene sgomberato dalla polizia. Dopo l’intervento della polizia gli studenti si recano in corteo al provveditorato. Un sostegno alla protesta viene dal presidente dell’amministrazione provinciale.
Lo stesso giorno una folta rappresentanza di giovani dell’Istituto tecnico statale di Ferrara solidarizza con gli operai che occupano l’Eridania.
13 Gli studenti ottengono il diritto di tenere assemblee all’interno degli istituti. La decisione viene annunciata al termine di una lunga riunione dei presidi convocata dal provveditore agli studi dopo aver ricevuto una delegazione di alunni del Liceo Roiti.
20 Nella facoltà di Medicina inizia una “occupazione aperta”, intesa come nuova fase di lotta studentesca per la democratizzazione dell’Università. Negli istituti di biologia e anatomia oltre 150 studenti costituiscono commissioni di lavoro per discutere sia i problemi generali, sia la funzione del medico nella società e la completa riorganizzazione del piano di studi.
27 Gli studenti che occupano Medicina solidarizzano con i lavoratori dell’Eridania in sciopero contro il licenziamento di 142 operai.
29 Viene proclamato uno sciopero generale per l’Eridania al quale, secondo i sindacati, aderiscono oltre il 90% dei lavoratori. Nel pomeriggio alcune migliaia di lavoratori partecipano al comizio indetto dai sindacati. Al termine del comizio si forma un corteo di operai e studenti che percorre le vie della città fino allo stabilimento Eridania  occupato dai lavoratori. Al ritorno un nucleo di dimostranti si dirige verso il Castello Estense dove è riunito il Consiglio provinciale. Senza alcun preavviso, la polizia, schierata per impedire l’ingresso nel Castello, carica i manifestanti. Negli scontri rimane ferito uno studente; altre decine di giovani sono colpiti dai poliziotti.
Grazie all’intervento del presidente della Provincia e di alcuni consiglieri di sinistra i giovani riescono a salire in massa nella sala del Consiglio dove espongono i fatti accaduti poco prima. Al termine dell’incontro i manifestanti formano un corteo, con alla testa il presidente della Provincia e rappresentanti di vari gruppi consiliari, e si recano in Consiglio comunale dove si svolge un nuovo incontro con gli amministratori.
30 II movimento studentesco invita ad una nuova manifestazione nel pomeriggio.

http://books.bradypus.net/sessantotto_lungo_via_emilia

Il diritto fu sancito dai “decreti delegati” nel 1974, solo che gli studenti che lo avevano richiesto, nel frattempo, avevano lasciato la scuola.

Società

II declino dell’impero americano

Data: Lunedì, 25 luglio 2005 alle 12:06:44 CEST
Argomento: Cultura
Da tempo cercavo dati oggettivi a conferma della caduta del livello intellettuale americano, li ho trovati in «Emmanuel Todd, L’illusione economica.La crisi globale del neoliberismo».
L’autore analizza l’andamento numerico delle persone che hanno ottenuto il Bachelor of art (equivalente alla nostra laurea breve triennale) notando che dopo il 30% raggiunto fra il 1966 e il 1970, si assiste ad un calo repentino ed improvviso; inoltre, anche dal punto di vista dei contenuti (analizzando i risultati dei test di ammissione all’università) sia nel test matematico, sia nel test verbale si assiste ad una continua discesa dei punteggi medi. E’ vero che, dice l’autore: «Dalla rapidità dell’evoluzione registrata dai test attitudinali universitari e dalle percentuali di laureati per generazione non si deve trarre con troppa facilità la conclusione che livello culturale americano sia crollato. Questi cali riguardano soltanto i giovani. Le generazioni che mostrano un deterioramento del livello culturale entrano a far parte di una popolazione adulta globale il cui livello medio risulta dalla somma di tutte le generazioni successive. La tendenza al calo viene dunque frenata. Anzi, la caduta del livello culturale de: giovani non ha impedito il prolungamento temporaneo di una lenta ascesa del livello medio, man mano che le generazioni più anziane, con pochi laureati, scompaiono di anno in anno dalle fasce alte della piramide delle età. L’ingresso degli Stati Uniti in una fase di ristagno culturale, molto chiaro fra i giovani a partire dagli anni 1963-1980, è un processo lento e continuo che si afferma fra il 1980 e il 1990, ma che giunge a compimento soltanto verso l’anno 2000. Il declino culturale prima, il ristagno poi, spiegano l’entrata in crisi degli Stati Uniti. Come stupirsi di veder fiorire, fra il 1987 e il 1996, fra i sociologi, fra gli economisti o fra gli specialisti di letteratura comparata, espressioni negative come “la chiusura della mente americana”, “l’età della caduta delle aspettative”, “la depressione silenziosa”, “la fine dell’opulenza” o “il tetto visibile”? Se non ci si rende conto di questo abbassamento del livello culturale non si possono capire i molteplici fenomeni regressivi che si manifestano nella vita americana negli anni settanta, ottanta e novanta: le difficoltà economiche, la provincializzazione della vita intellettuale e artistica; il successo di un cinema d’azione rapido e violento, lo sviluppo di scienze sociali e storiche assurde che mettono al centro dei propri interessi il conflitto fra uomini e donne (gender studies); l’ossessione delle molestie sessuali, la rimessa in discussione dell’aborto; la ricomparsa dei creazionisti ostili a Darwin e alla teoria dell’evoluzione, il deterioramento dell’apparato giuridico e repressivo, con un numero di detenuti che è passato, fra il 1980 e il 1993, da 1 840 400 a 4 879 600. II deciso ritorno alla pena di morte esprime meglio di qualsiasi altro fenomeno il regresso spirituale della società americana: il numero di detenuti in attesa di esecuzione è passato, fra il 1980 e il 1994, da 688 a 2890.10 In effetti questa modernità è dissociata dall’idea di progresso». La cosa che dovrebbe preoccupare l’Italia è che noi stiamo importando il modello di istruzione americano (sia direttamente, copiandone la scuola; sia indirettamente, copiandone lo stile da vita) proprio quando questo sta mostrando la sua inadeguatezza. Infatti Giappone e Corea sopravanzano nettamente gli USA nei punteggi medi relativi alla matematica e in un test verbale la Svezia ha una proporzione di adulti con capacità intellettuali tipiche di un’istruzione superiore addirittura maggiore di coloro che hanno realmente frequentato una scuola superiore! Quindi, se cerchiamo un modello, adesso sappiamo dove cercarlo…

Andrea Malaguti

dall’archivio di bondeno.com

 

Argomenti vari, conferenza

Una geografia per la storia

lunedì 5 novembre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Presentazione del libro di Massimo Rossi

Edito da Fondazione Benetton studi e ricerche con Antiga edizioni (Treviso, 2016)
Dialogano con l’Autore Franco Cazzola e Anna Quarzi
Letture di Cristina Rossi
Nel Centenario della Grande Guerra porsi questo interrogativo significa riconsiderare il ruolo e il potere che ebbe il sapere geografico tra fine Ottocento e inizi Novecento, l’età dei nazionalismi, quando elaborare la carta della giovane nazione italiana significava esprimere speranze di redenzioni territoriali attraverso il disegno di nuovi confini. Ma la deriva nazionalistica impose anche nuovi nomi a luoghi e monti cambiando addirittura genere ai fiumi (la Piave/il Piave) semplificando un intenso dibattito che vide come protagonista il trentino Cesare Battisti.
Massimo Rossi, geografo storico, si è laureato con lode in Lettere all’Università di Ferrara e ha conseguito il dottorato di ricerca in Geografia storica presso l’Università di Genova. Vincitore di una borsa di studio della Newberry Library di Chicago, ha lavorato all’Istituto di studi rinascimentali di Ferrara come coordinatore dell’Archivio storico della cartografia estense. Ha insegnato Geografia allo IUAV di Venezia e all’Università di Ferrara. Socio della Deputazione di Storia Patria per le Venezie e membro del direttivo nazionale del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici, è responsabile della Cartoteca e dell’area di ricerca Studi geografici della Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso.
A cura della Deputazione Ferrarese di Storia Patria e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Spirito libero. Un giornalismo senza padrini né padroni

martedì 6 novembre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Presentazione del libro di Sergio Gessi

Prefazione di Paolo Pagliaro
Faust Edizioni, 2018
Ne parlano con l’autore Dalia Bighinati e Lucia Marchetti.
Sarà presente l’editore Fausto Bassini.
Il buon giornalismo richiede lucidità di analisi, capacità interpretativa, autonomia di pensiero e di giudizio, indipendenza intesa nella sua più ampia accezione. Serve, in sostanza, uno spirito libero e intraprendente, curioso e incoercibile per sostenere l’impegno di chi ha compito e dovere di presentare ai lettori non solo un’onesta ricostruzione dei fatti, ma anche plausibili interpretazioni, utili a comprendere il significato più ampio e profondo degli accadimenti e a desumere da essi la consapevolezza della realtà e del mondo in cui viviamo. Questo volume raccoglie riflessioni, interviste, storie di per sé significative e al contempo emblematiche e rappresentative di realtà più ampie, delle quali gli avvenimenti narrati sono specchio. Ferrara è attrice principale, ma in questo teatro entrano personaggi che evocano vicende di vasto interesse, nazionale e internazionale.
Dalla prefazione di Paolo Pagliaro: “Nel libro sono raccolti articoli, commenti, interviste che affrontano diverse questioni di interesse generale: dal tramonto delle ideologie alla rivoluzione digitale, dall’Islam alle migrazioni. Ma sullo sfondo o al centro c’è quasi sempre Ferrara. Un luogo dell’anima, si direbbe, ma anche l’archetipo della città mutevole, che si lascia amare ma non possedere. Che sorprende, scuote, tradisce”.
Sergio Gessi, 53 anni, è giornalista professionista dal 1993. Inizia a scrivere giovanissimo, a Ferrara, sua città di origine, sulle pagine locali del Resto del Carlino, dell’Unità e della Nuova Ferrara. Pubblica, fra gli altri, su il Manifesto, Cuore, la Nuova Venezia, il Sole 24 ore, Avvenimenti, Gambero Rosso e collabora con l’emittente televisiva Italia 7 Gold. Nel 1992 è assunto al quotidiano La Cronaca di Verona. In seguito (fra il 2002 e il 2009) è capo ufficio stampa del Comune di Ferrara e nel 2013 fonda il quotidiano online Ferraraitalia.it che tuttora dirige. Dalla metà degli anni ‘90 svolge anche attività di formazione e aggiornamento professionale per Ordini dei Giornalisti e Associazioni stampa in Valle d’Aosta, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Basilicata. È docente universitario, dapprima a Bologna e allo Iulm di Milano poi, dal 2002, all’Università di Ferrara (ove tiene i corsi di Analisi del linguaggio giornalistico, Teorie e tecniche delle pubbliche relazioni, Etica della comunicazione e dell’informazione). Ha due figli, Emanuele ed Efrem.

#I love videogame: accompagniamo i giovani nel mondo videoludico

Mercoledì 7 novembre 2018 ore 16,30

Biblioteca Giorgio Bassani Via G. Grosoli, 42 (Barco) Ferrara
Auditorium

Laboratorio per ragazzi per l’uso consapevole dei videogiochi

– Come sono fatti i videogiochi?#game_education
– Le regole per giocare online e offline#sicurezzadigitale
– Creiamo un videogioco:-)#digitalskills

Tra le iniziative organizzate in occasione dell’International Games Week 2018, la Biblioteca G. Bassani in collaborazione con Digitalmente.Me promuove un laboratorio, condotto da Luca Berti,  per educare i giovanissimi (10-13 anni) ad un utilizzo sano e consapevole dei videogiochi.
La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione al fine di una migliore organizzazione dell’attività.
Per informazioni e prenotazioni rivolgersi alla biblioteca Bassani al numero 0532797414 o inviare mail a info.bassani@comune.fe.it.

Argomenti vari

Lo stile italiano

Fonte: Claudio Risé

L’autore documenta attentamente quanto abbia danneggiato l’Italia
chi aveva puntato sulla quantità senza qualità. “Questa Italia perdente – nota ancora Benini – è però ancora in campo: prova in tutti i modi di continuare a creare problemi agli italiani appellandosi all’assistenza della politica e alla ricerca del privilegio delle rendite, degli incentivi e dei favori”.
Altro grande disastro era certo stata la svalutazione e perdita di identità delle scuole professionali e la politica fiscale ostile alla fortissima tradizione delle botteghe artigiane, osteggiate per ragioni di potere dai sindacati e dai partiti di massa di cui erano espressione. Ciò ha infatti prodotto una grande disoccupazione fra i giovani privi di formazioni professionali di qualità e d’altra
parte non interessati a percorsi universitari.

I né-né, giovani che non studiano né lavorano, un quarto circa dei giovani fra i 15 e i 35 anni, sono stati prodotti da questo disprezzo verso il lavoro manuale, da sempre privo di senso ma tuttora alimentato dalle burocrazie della vecchia politica.
Il danno provocato va oltre l’economia e ha messo a rischio saperi profondi, e l’equilibrio, anche territoriale, delle generazioni che vi sono state coinvolte.
“Artigianalità, spiega infatti Benini, è la connessione tra il cuore e la mente di un luogo, il metodo con cui si esprime il sapere e il sapore di un territorio, quella unicità che va sostenuta e promossa perché non è trasferibile altrove, ed è un patrimonio per tutti”. A valutazioni simili arriva d’altra parte anche tutto l’attualissimo campo di ricerca esposto da Luca Ciabarri nella recente raccolta di saggi: Cultura materiale, edito da Raffaello Cortina.
Un rischio ancora attuale, provocato proprio dal successo dello stile italiano, è quello della sua falsificazione. Per ogni prodotto italiano venduto nel mondo come italiano ce n’è un altro che finge di esserlo, ma non lo è, come il Parmesan che non è né italiano e tanto meno parmigiano; e negli USA si scoprì che veniva addizionato con trucioli di legno ricchi di cellulosa e pessimi per la salute. Più aumenta il successo del made in Italy, più aumentano anche i falsi. Ma è solo la conferma del successo.
Il valore dello stile italiano è la scoperta che si può vivere in un altro modo.
Non in “non luoghi” completamente artificiali, privi di vita e storia propria ma in territori carichi di energie creative consolidate nei secoli, con uno stile di vita attento al piacere (il gaudium, godimento, così importante anche nei Vangeli, come ricorda Benini), alla bellezza e alla convivialità, lontano dalla brutta cupezza delle ossessioni consumistiche. In un’attenzione al bello e al buono che impregna gli oggetti e chi li fa e li acquista, ma spinge anche tutti a guardare e salire molto più in alto.

scuola

Coccolare la mente

Così si giustifica il “Io sono un professore progressista,  e ho terrore dei miei studenti progressisti”,  che  ha scritto un anonimo docente   spiegando – sotto pseudonimo –  con quanta cautela deve insegnare, per non far scatenare le  rappresaglie degli studenti “feriti ed offesi” da una sua frase qualunque.   I professori sono consigliati di  far precedere  le loro lezioni da dei “trigger warnings”, messaggi (verbali o anche scritti) in cui avvertono che alcune delle cose che diranno potrebbero  essere  “triggering” ,  ossia scatenare in certi studenti emozioni forti e negative basate su una loro esperienza traumatica anteriore”.

Gruppi  di studenti hanno segnalato come “scatenanti  disagio”  testi come Le Metamorfosi di Ovidio (violenza sessuale), La signora Dalloway di Virginia Woolf (per “inclinazioni suicide”), Il Grande Gatsby  di Fitzgerald  per essere discriminatorio e offensivo per le donne.

A questo punto, una vasta parte della letteratura americana e classica  cade sotto la censura  e non deve essere letta ad alta voce.  Ovviamente, anche la  Genesi , “maschio e femmina Dio li creò” diventa impossibile da insegnare, perché aggressiva  verso  le multiformi tribù  LGBT.

Sono alcuni dei casi descritti da Gregg Lukianoff  nel suo saggio “ The Coddling of the American Mind: How Good Intentions and Bad Ideas Are Setting Up a Generation for Failure”  ( “Coccolare la mente americana- Come le buone intenzioni e le idee sbagliate stanno allevando una generazione per il fallimento).

Lukianoff, che è un avvocato militante per la difesa della libertà d’espressione (Primo Emendamento), vi segnala un peggioramento della situazione di censura nei campus. “Prima, erano le amministrazioni delle università a istruire i professori a non usare parole che potessero  suonare discriminazione (razziale o sessuale). Ma dal 2013-14, di punto in bianco, sono  gli studenti ad imporre i nuovi codici  verbali,  le politiche di “trigger warning”, gli elenchi di “microaggressioni” – e sempre peggio, ad esigere l’annullamento di incontri pubblici, organizzati dalle università,  con  conferenzieri che  non amano, perché “li fanno sentire male”.

Infatti il carattere principale di questa nuova censura studentesca è la sua “medicalizzazione”. Gli studenti che esigono la censura  su idee,testi letterari e persone, non lo fanno motivando di essere contrari a quelle idee, filosofie e persone. No, dicono di esserne feriti, in senso medico e psichico. Che aggrava la loro ansia e depressione, che danneggia la loro salute mentale.

In tal modo, non discutono; vietano e basta. “Lo scopo ultimo”, dice  Lukianoff, “sembra essere quello di trasformare i campus universitari  in “spazi sicuri” (safe spaces) dove  questi giovani adulti sono protetti da  parole e idee che li rendono a  disagio. Fino al punto  da punire chiunque turbi questo  scopo, anche in modo accidentale: qualcosa che  ho chiamato “proiettività  vendicativa”. Crea una cultura dove uno deve pensare due volte prima di parlare,  per scongiurare le accuse di insensibilità,razzismo, aggressione, molestia o peggio”.

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Società

L’eunuco occidentale

In un tempo in cui il politicamente corretto ha operato nel maschio gli stessi cambiamenti, vale la pena di rileggersi il saggio di Germaine Greer

L’eunuco femmina di Germaine Greer
(G. Greer, The Female Eunuch, G. Greer 1970)
 


L’eunuco femmina. Il tempo e la società (V-XVII)
Breve profilo del movimento femminista in Italia (XVIII-XXIII)
Riassunto (pp. 9-20)
Corpo (pp. 21-52)
(Genere, Ossa, Curve, Capelli e peli, L’utero maligno)
Anima (pp. 53-146)
(Lo stereotipo, Energia, Bambina, Ragazzina, Pubertà, La materia prima, Lavoro)
Amore (pp. 147-262)
(L’ideale, L’altruismo, Egoismo, Ossessione, Romanticismo, L’oggetto della fantasia maschile, Il mito borghese dell’amore e del matrimonio, Famiglia, Sicurezza)
Odio (pp. 263-330)
(Ripugnanza e disgusto, Insulto, Infelicità, Risentimento,
Rivoluzione (pp. 331-350)
Rivoluzione
Note (pp. 351-365)

Nel 1970 Germaine Greer scrive The Female Eunuch, testo di grande successo destinato a diventare un classico del femminismo angloamericano.
Il Movement americano è a quel tempo articolato in tre correnti principali.
La prima, il cui punto di riferimento è Betty Friedan, è un movimento democratico- borghese impegnato nel promuovere una politica integrazionista.
La seconda è la corrente delle femministe marxiste.
La Greer si colloca nella terza, il Radical Feminism di Kate Millett e S. Firestone, corrente principale del Movement che pone al centro della propria riflessione politica il rapporto uomo-donna e la famiglia.
La tesi della Greer è che la liberazione della donna consiste nel rivalutare sé stessa, riappropriandosi della propria energia. La donna ha infatti perso la sua identità umana e sessuale: è un eunuco femmina. Se il dogmatismo della scienza indica lo stato delle cose come inevitabile e naturale, è compito del femminismo mettere in dubbio e criticare le convinzioni per quanto concerne la normalità femminile.

Nella prima parte, l’autrice osserva i pregiudizi relativi al corpo, ed in particolare alla sessualità femminile. Alla critica alla psicoanalisi, la Greer affianca quella alle femministe che rifiutando la teoria freudiana della sessualità femminile, si limitano ad opporre i due orgasmi femminili senza mettere in discussione quanto la genitalità sia enfatizzata. Se la donna è stata desessualizzata, afferma la Greer, occorre invece valorizzare e liberare la sessualità senza ridurla alla genitalità.

La dea della civiltà dei consumi è un prodotto artificiale; cerchiamo di esaminare allora come questo prodotto viene costruito, occupiamoci della manifattura dell’anima.
Nella seconda parte l’autrice analizza come avviene la soppressione dell’energia nella donna e come si procede alla costruzione dello stereotipo dell’eterno femminino, nelle fasi che vanno dall’essere bambina, alla ragazzina, alla pubertà e poi più oltre, nel corso della vita.

Un aspetto della perdita d’identità consiste nella perdita della capacità di amare, che la Greer studia nella terza parte, amore. La femminista inglese definisce l’amore come un sentimento possibile solo inter pares e tra soggetti capaci di amore in primo luogo verso sé stessi. Ma la donna non possiede questo tipo di amore, essendo quasi sempre parte di un rapporto di coppia sado-masochistico. La Greer procede osservando i miti dell’amore ed affermando che, se la famiglia sopravvive, è anche perché le donne non sanno liberarsi dalla potenza del mito. Può essere interessante notare che in quest’occasione la femminista dimostra apprezzamento per la grande famiglia contadina valorizzandone gli aspetti comunitari.

La quarta parte è dedicata all’odio, degenerazione di un amore malato e pervertito, nelle sue forme masochiste e sadiche.

Infine l’ultima, rivoluzione, delinea una forma di possibile correzione dell’impiego negativo che gli uomini e le donne fanno delle proprie energie. E’ importante sostituire la costrizione e la coazione col piacere inteso come liberazione dell’eros di cui l’uomo dev’essere parte attiva. Le donne hanno paura della libertà, ma questa paura è parte della conservazione dello status quo. Rifiutare la polarità maschio-femmina, significa per le donne come per gli uomini, accettare l’esistenza del rischio e la possibilità dell’errore.

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