geopolitica, Società

Scemi di guerra

“Il principale nemico dell’umanità negli ultimi decenni non è stato il terrorismo ma la Santa Democrazia. Così si potrebbe dire, se si credesse davvero nella Santa Democrazia e non la si ritenesse una maschera e un pretesto.
Questa maschera e questo pretesto sono stati utilizzati per condurre le guerre dell’Impero, quelle palesi e quelle occulte. Sono stati utilizzati per giustificare embarghi e boicottaggi e distruggere l’economia dei Paesi refrattari all’Impero e il benessere dei loro popoli; per bombardarli e invaderli; per condurre in tutto il mondo campagne di propaganda contro gli Stati che cercavano di sottrarsi alla colonizzazione occidentale e alla rapina delle loro risorse.
Dall’Irak allo Zimbabwe, dal Congo al Sudan, dalla Jugoslavia all’Iran, da Cuba alla Birmania, dalla Cina alla Russia all’Afganistan, chiunque rifiutasse il dominio delle multinazionali occidentali, e che fosse dominio incondizionato senza limiti né regole, diventava uno “Stato canaglia” e veniva fatto oggetto, prima di un vero e proprio linciaggio mediatico, poi di guerra vera, dichiarata o non ma con morti veri, stragi, distruzioni, assassinii, quando non stermini senza limiti.
Non importava e non importa che tipo di Paese sia, come sia organizzato, se sia o no democratico nel senso capitalista del termine, cioè se ci sia la possibilità di fondare partiti che facciano l’interesse dei padroni e che si presentino alle elezioni e stampino giornali e abbiano televisioni. Non importa, a meno che quei partiti non vincano le elezioni e si insedino al governo e offrano il paese alle orde multinazionali.
“Democrazia” è diventata ormai una parola vuota ma una minaccia piena d’orrore. Come fu per “eresia” in secoli non così lontani.
La Russia di Eltsin, che faceva bombardare il parlamento ma lasciava rapinare allegramente il proprio Paese da multinazionali e mafie, era un Paese democratico. La Russia di Putin e Medvedev, che mantengono lo stesso ordinamento politico ma che hanno riportato nelle mani dello Stato l’economia del Paese, diventa automaticamente “un regime autoritario”.
I paladini della Santa Democrazia passano il loro tempo a ordire e organizzare colpi di Stato, assassinii politici, attentati terroristici, in tre quarti del mondo. Organizzano eserciti di mercenari criminali, che una volta chiamavamo “squadroni della morte” ma che oggi, a furia di progredire, chiamiamo “contractors”, per torturare, massacrare, trucidare, terrorizzare popolazioni inermi, al solo scopo di demoralizzare la resistenza di quei popoli o di destabilizzare governi e Stati che fanno qualche passo verso l’indipendenza economica e politica dall’Impero, verso un ordinamento sociale un po’ meno capitalista. In Nicaragua negli anni ottanta i contras, addestrati, armati, comandati dagli USA, lottavano per la democrazia.
Uccidendo in tre anni ottomila civili e novecentodieci funzionari statali. Gli ottomila civili erano sindacalisti, attivisti politici, famiglie di sindacalisti e attivisti politici, contadini di tutte le età e i sessi, villaggi interi di contadini compresi i bambini. I funzionari statali erano maestri, medici, infermieri mandati dal governo nei villaggi contadini, spesso volontari che volevano dare il proprio contributo alla crescita umana e culturale del Paese in cui vivevano.
Lottavano, i contras, contro il governo sandinista, e uccidevano nei modi più efferati per creare e diffondere panico e terrore, demoralizzazione, paura. Quella paura continua e totale che fa preferire la schiavitù alla libertà.
Ma non voglio e non posso fare un elenco dei crimini della Santa Democrazia. William Blum, ex funzionario del Dipartimento di Stato USA, ci ha provato, limitandosi appunto alla politica USA e utilizzando solo i documenti CIA dissecretati, e gli è venuto un libro di settecento pagine.
Il problema più grave oggi, però, per noi popoli dei Paesi santamente democratici, è che il mito della Santa Democrazia è ormai diffuso tra tutti noi. Grazie all’informazione e ai suoi mezzi, siamo diventati tutti paladini della Santa Democrazia. Un tempo invece molti di noi avrebbero lottato a fianco dei Paesi attaccati dall’Impero. Un tempo molti di noi avrebbero subito rizzato le orecchie, sentendo i giornali e le televisioni dell’Impero iniziare a sbraitare monotonamente e senza tregua contro il governo di un Paese non in linea con gli interessi dell’imperialismo.
Come una volpe rizza le orecchie al latrare dei cani e al corno del cacciatore, sapendo che è l’inizio della caccia e che, se anche quel giorno non toccherà a lei, toccherà a una sua simile.
Forse è solo questo il problema: non ci sentiamo più simili ai popoli sfruttati, né a quelli che rifiutano di essere sfruttati dai nostri Paesi, o meglio dai nostri padroni.
Forse ci sentiamo più simili al cacciatore. O almeno ai cani.”

Da Scemi di guerra, di Sonia Savioli, Edizioni Punto Rosso, pp. 195-196.

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Argomenti vari, Società

Anniversari

Insomma: la faccenda Sessantotto è più complessa di come viene raccontata e ricordata. Per fortuna, in questo strano anniversario, è stato pubblicato anche un libro che da ragione di questa complessità. Si tratta de Il Sessantotto. Magie, Veleni & Incantesimi SPA (Solfanelli, Chieti) di Danilo Fabbroni. Un’opera che dà ragione di questa complessità riportando una mole immensa di notizie, nomi e fatti che amplifica a dismisura l’orizzonte del Sessantotto. Non si tratta di un libro complottista: non nomina (né allude ad) alcun «grande vecchio» e, a dir la verità, non parla nemmeno di complotti. Piuttosto, fissa su carta una serie di puntini, lasciando al lettore la facoltà di unirli per far emergere un disegno. Non è quindi, un libro di facile lettura. Tuttavia aiuta a comprendere la complessità e la vastità della realtà sociale e politica nella quale siamo immersi e, di conseguenza, ad evitare manicheismi e semplificazioni eccessive.

 

Al seguente link si può assistere alla presentazione che Danilo Fabbroni ha tenuto presso la Domus Orobica: https://www.youtube.com/watch?v=hPVAV6-oUwU&t=112s

 

Roberto Marchesini

autori, libri, Società

La fine del sacro

Ma nelle riflessioni di Sergio Quinzio (Religione e futuro, ripeto: anno 1962) ci sono molti altri punti che mi hanno costretto a restare con il naso incollato alle pagine polverose.

Sentite qui: «La religione, da cosa virile, è diventata cosa tipicamente femminile, da donnicciole, e i nostri ragazzi considerano un punto d’onore e una prova di maturità disprezzarla».

Ecco, espresso in due righe, un concetto al quale mi capita di pensare quando sento dire che nella Chiesa bisogna dare più spazio alla donna. Ora so che sarò giudicato maschilista, retrogrado e tutto il resto, ma penso che la richiesta di dare più spazio alla donna possa essere avanzata solo da chi non conosce la realtà della Chiesa. Perché oggi nelle parrocchie le donne hanno già spazio, moltissimo, forse  troppo. Non per colpa loro, sia chiaro, ma per colpa di maschi che non ci sono, che sono spariti. E così è difficile negare che sia in atto un processo di femminilizzazione del cattolicesimo.

Ma vado avanti. Riflettendo sulle chiese protestanti, verso le quali è di moda per noi cattolici cercare affannosamente un  dialogo, come se da ciò dipendesse il destino della nostra Chiesa, a un certo punto l’autore afferma che «la sopravvivenza di queste chiese nel mondo contemporaneo è pagata al prezzo della rinuncia alla loro fede, che è stata più o meno ovunque trasformata in generico moralismo liberaleggiante». Ed è vero, verissimo, come si può ben vedere andando a fare un giro nel Nord Europa. Pertanto viene da chiedersi perché noi cattolici dobbiamo tanto ricercare il dialogo con qualcuno che, di fatto, si è spogliato o si sta spogliando della propria fede, e non dovremmo invece cercare di convertire questi fratelli.

Molte altre sarebbero  le pagine da sottolineare. Per esempio quando Quinzio osserva che oggi, non essendoci più la religione, non c’è più neppure l’ateismo (bei tempi quelli in cui religiosi e atei si affrontavano a viso aperto. Oggi, invece, domina purtroppo l’indifferenza, che emerge anche tra coloro che, solo nominalmente, ancora si definiscono religiosi e atei) o quando annota che abbiamo ridotto Dio a un padre di oggi, succube dei figli, togliendogli ogni capacità di giudizio, oppure quando dice che la religione (e qui il pensiero va a tutti i nostri dolciastri teorici dell’ascolto, della tolleranza, dell’apertura) se è davvero tale non è vaga e affettata consolazione, ma «è una cosa potente», assoluta, che riguarda il sangue e la morte.

E che dire dei passaggi in cui l’autore osserva che la religione non produce più nulla? Guardiamo a noi cattolici: non più poesia, non più architettura, non più musica, non più pittura. Solo, al più, scimmiottature o «provocazioni» (parola che piace a chi non ha nulla da dire) o, addirittura, contro-testimonianze (come si vede bene nel caso delle orrende nuove chiese, progettate e costruite per far scappare i fedeli e non per farli entrare).

Mi fermo qui, perché le citazioni sarebbero innumerevoli.

https://www.maurizioblondet.it/ma-la-religione-e-morta/

scuola

Nichilismo

“I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso.” È così che inizia L’ospite inquietante, celebre libro che Umberto Galimberti ha dedicato ai giovani e al loro male di vivere modernissimo, che non riesce a essere placato, a meno di non cambiare radicalmente rotta. Filosofo, sociologo, psicanalista, professore, editorialista, Galimberti ha concentrato le sue riflessioni su temi come la società, l’economia, le relazioni, l’amore, il sacro, i rapporti tra scienza e fede, il corpo. Il suo ultimo libro è La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo (Feltrinelli, 2018) dove insegna ai ragazzi (ma anche ai genitori) l’arte di riprendere in mano il proprio tempo, aiuta a sciogliere quel cinismo, quella disillusione, quell’indifferenza che la società di massa ha contribuito a costruire intorno al loro cuore e a liberarlo, finalmente, per scoprire la sua passione – cioè il suo destino.

Umberto Galimberti

http://www.barbadillo.it/80069-questionario-proustiano-sulla-scuola20-galimberti-i-giovani-afflitti-dal-nichilismo/

Argomenti vari, Società, sociologia

Ricerca

offerta

Paolo Giatti, OFFERTA FORMATIVA E OFFERTA OCCUPAZIONALE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI BONDENO, 1994

Di questi tempi sarebbe improponibile: ” E’ oggettivamente una generazione di vittime, a partire dal materialismo pratico, dall’indifferenza a principi stabili come a vite radicate in un luogo ed in destino. Vittime dell’istruita ignoranza in cui sono stati cresciuti, della falsa equivalenza di ogni valore, della tolleranza di tutto senza giudizio di merito, diseducati alla riflessione, inclini al disprezzo per il sacrificio, trascinano la vita in un individualismo massificato il cui esito è il cinismo, la competizione ad ogni costo, la logica dei “vincenti”, la strumentalità e fungibilità dei rapporti” Roberto Pecchioli

https://www.scribd.com/document/369347507/Capitolo-III

storia

Internet archivio



A Grand Re-Opening of the Public Domain
Friday, January 25

Public Domain
Why are people celebrating?? For the first time in decades, films, books, musical scores and images are entering the public domain!

The Internet Archive and Creative Commons invite you to kick up your heels and celebrate at the GRAND REOPENING OF THE PUBLIC DOMAIN at the Internet Archive in San Francisco on January 25, 2019 from 10-7p.m. Come meet champions of the public domain including Lawrence Lessig, Cory Doctorow, Jennifer Jenkins, and Jamie Boyle. Remix and create fantastic new works using public domain films. Get your copy of newly released Queer.Archive zine by artist Paul Soulellis, explore the films, books, sounds and tastes of 1923, and dive deep into the issues of copyright and creative reuse with the top legal scholars of our age.

Get Your Tickets Now

Public DomainIt’s the best New Year’s deal: Tens of thousands of works are now free of copyright for the first time in 20 years in the United States

Come explore our collections and experience the joy of sharing, remix, and reuse with this unbelievable selection of works, including those some of your favorite authors, including Willa Cather, Joseph Conrad, Arthur Conan Doyle, E.M Forster, Kahlil Gibran and Aldous Huxley. Watch a Charlie Chaplin movie (now free for reuse) or learn to dance that 1923 international sensation, the Charleston!

Public DomainEver since the 1998 Copyright Term Extension Act, no published works have entered the public domain in the United States (well, none due to copyright expiration). But starting on January 1, 2019, tens of thousands of books, films, visual art, sheet music, plays, and other works published in 1923 are now free of copyright. At 2 p.m. Lawrence Lessig, founder of the Creative Commons, shares his take on the future.
Schedule of Events:

10am: Doors open & registration
10-12:45 pm: Interactive public domain demos by Creative Commons, Internet Archive, Wikipedia, Authors Alliance, Electronic Frontier Foundation, California Digital Library, Center for the Study of the Public Domain, LightHouse for the Blind and Visually Impaired, the Cleveland Art Museum, and many more!
Noon-1pm: Lunch on your own in the Richmond District
1pm-6 pm: Keynote speakers, lightning talks and panels highlighting the value and importance of the public domain
6-7 pm: Reception

Please feel free to dress in 1920s attire! We sure will be.

If you can’t attend in person, we will be livestreaming the 1pm-6pm PT programming on our Internet Archive Youtube channel.

If you’re interested in volunteering during the event, we’d love your help! Please email volunteer@archive.org.

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    A Little Bit Funds a Lot of Bytes — Donate Today!

sanità

La fabbrica dei malati

LA PAURA HA BISOGNO DI UN PERICOLO: la paura del cancro trova giustificazione quando i marker crescono…

Ed ecco il vero motivo per cui sono cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni esami, screening e tutta la diagnostica per immagini. Non servono mica a prevenire i malanni, anzi, lo scopo è proprio il contrario: più esami infatti producono più diagnosi, e quindi più malati, il tutto per la gioia delle lobbies farmaceutiche!Non si tratta di medicina, ma di matematica e statistica: siamo nel marketing e non nella prevenzione.Ed è per questo che i vari gruppi “panel” di esperti abbassano regolarmente i cosiddetti «valori di normalità»: colesterolo, ipertensione, trigliceridi, glicemia, psa, ecc.Più li abbassano e più persone oggettivamente sane diventano malate!

Cosa sono realmente gli esami

Non entro nel merito dei singoli esami e/o screening perché sono stati dettagliatamente trattati nel mio libro citato prima, qui vedremo alcuni esami sotto la lente delle Leggi biologiche.Prima però cerchiamo di rispondere alla domanda: come mai vengono eseguiti tali esami, non dal punto di vista biologico, ma da quello ufficiale.Vengono eseguiti perché «definiscono» le alterazioni (colesterolo, glicemia, ecc.) biochimiche dell’organismo, ma essendo questo un banale fotogramma, una foto istantanea di un momento, non possono dire assolutamente nulla sulle cause o sullo stato emozionale della persona.Poi «definiscono» lo stadio della patologia, ma in quanto istantanea, non possono dire nulla anche sullo sviluppo futuro. Infine stabiliscono la prognosi e «definiscono» la terapia, che ovviamente sarà a base di farmaci tossici (una delle prime tre cause di morte al mondo).Da questo si può evincere che gli esami massificati, esattamente come vengono fatti oggi, NON possono prevenire alcuna «malattia», ma semmai aiutano a trovare il malato nel sano, facendo aumentare a dismisura le diagnosi.

Marcello Pamio

Marcello Pamio: scrittore, insegna nutrizione in diverse scuole di Naturopatia. Dal 1999 gestisce il sito internet http://www.disinformazione.it.

È autore di diversi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Il Lato Oscuro del Nuovo Ordine Mondiale, Manifesto contro la televisione, Diabete, La vita inizia prima della nascita (scritto insieme a Marisa Bettio). Con Revoluzione Edizioni ha già pubblicato: La fabbrica dei malati.

Società

Equilibri precari

Stato di crisi, espressione di conio sociologico, indica in modo compiuto il senso del nostro esistere, del nostro, in senso etimologico, stare fuori, senza conoscere il nostro da dove né, tantomeno, il nostro per dove. La crisi da sempre ha connotato di sé l’essere al mondo: la vita è, per statuto ontologico, faticosa. Oggi lo è certamente in modo eclatante. Viviamo un’età senza certezze, riferimenti saldi, sia sotto il profilo esistenziale che comunitario. Tale è la ‘malattia’ del tempo in cui ci è dato vivere, la post-modernità. I nostri, per dirla con Bauman, sono anni liquidi, prodotto delle nuove modalità produttive del capitalismo cognitivo e transnazionale. In epoche siffatte, la letteratura e il pensiero sono chiamati a svolgere un ruolo essenziale: registrare sismograficamente i movimenti tellurici che animano, dall’interno, il presente, per rintracciarvi, non solo le cause che li hanno determinati, ma anche eventuali uscite di sicurezza.

A tale compito risponde un volume di recente pubblicazione di cui è autrice Angela Flori, Equilibri precari, da poco nelle librerie per i tipi de il seme bianco (per ordini: info@ilsemebianco.it, euro 13,90, pp. 139). Si tratta di una silloge di racconti brevi. Non poteva, del resto, essere diversamente: al nostro tempo, stante la lezione di Heidegger, è preclusa la via del sistema e della totalità e pertanto non ci è dato produrre opere conchiuse, ma suggerire itinerari. Ciò che tiene insieme i microcosmi esistenziali che il narrato presenta è, in ultima istanza, l’homo vacuus, succedaneo dell’homo oeconomicus, alle prese con un quotidiano dominato dall’aura salvifica delle merce. Aura caratterizzata dalla paradossalità. Ogni merce, infatti, si rivela deludente e rinvia ad un successivo consumo, in un processo di correlazione di coscienza nel quale, ciò che viene meno, è la possibilità di una vita davvero persuasa. Viviamo nella costante dispersione di noi stessi, dei nostri sentimenti, delle nostre passioni. Siamo attraversati dall’insecuritas e costruiamo rapporti centrati su equilibri precari.

Equilibri-precari-310x434Per questo, l’incipit del libro, il suo primo racconto, si sofferma sulle vicende di una precaria, in senso lavorativo, che riesce a dare momentanea sistemazione alla propria vita solo per tre mesi all’anno, periodo nel quale lavora per il call center dell’‘azienda del benessere’, 6Okay. Flori è attenta osservatrice della realtà, del mondo in cui vive, lo si comprende perfino dal nome della ditta ora ricordata. Il benessere oggi è qualcosa di assolutamente relativo, non ha più nulla a che fare con l’antica salus, ma è commisurato, un tanto al chilo, alla prestanza fisica di narcisi, uomini e donne che abitano e si crogiolano, senza eccessive pretese, nello stato di crisi. Il precariato, non solo economico, è al centro di un altro testo emblematico, Viaggio verosimile nel mondo assurdo della scuola. Queste pagine narrano l’iter tragi-comico di una docente di Lettere, che ottiene l’agognato incarico annuale in una scuola superiore. Impedimenti burocratici, insipienza legislativa, devono essere superati lungo tale strada. Quando l’incarico è ottenuto, l’impatto con la nuova realtà, con i colleghi, con le riunioni dei Dipartimenti disciplinari, è, quantomeno, demotivante. Tali consessi realizzano il trionfo della noia, per cui, quando qualcuno propone la pausa caffè: «Tra assensi mugugnati o semplicemente accordati con l’inchino del capo accennante, s’alzano in molti, trascinano sedie, urtano banchi, transitano sparpagliati tra le file, con lo stesso strepito […] delle scolaresche quando migrano dall’aula» (p. 80). E gli alunni? «Sono studenti senza studio, iniziativa, fatica, contributi» (pp. 84-85) pertanto, gli equilibri su cui si regge la scuola. non possono che essere attraversati dalla precarietà.

Non poteva mancare un racconto dedicato al tema del genere e dell’identità sessuale,  esemplificato fin dal titolo, L’odore di fragole rosse, sinestesia pascoliana che allude alla preclusione dell’esperienza sessuale. E’ una storia tragica che porta con sé un carico di dolore inenarrabile. Si tratta della presa di coscienza di Lorenzo, adolescente che decide di diventare Olimpia, sottoponendosi alla trafila burocratica e medica, necessaria per realizzare giuridicamente e biologicamente il cambio di sesso. E’ un’odissea di timori, di dubbi, di turbamenti, che coinvolgono non solo il protagonista, ma la famiglia. Ne nasce un confronto difficile, un corpo a corpo con il Sé, vissuto dal giovane sulla propria pelle. Il narrato dà voce a questo equilibrio precario, realizzatosi nell’: «attimo esatto in cui (il protagonista) si disse che (Lorenzo) sarebbe morto senza rinunce, anzi con il sollievo delle possibilità che in fretta si fanno e si disfano» (p.15) e, pertanto: «Olimpia è tanto forte quanto Lorenzo aveva la pelle sottile alle ferite. Lei sa cacciare via le lacrime, una dopo l’altra » (p. 19). Ce lo auguriamo, ma temiamo che la vita persuasa, oltre il pianto, esiga l’esplodere del riso.

L’uomo vacuus è sovrastato da un destino ineluttabile: sopportare l’insensatezza nella quale vive, il mondo della post-modernità. L’amore che, etimologicamente, allude alla condizione del senza morte, in una realtà siffatta, è dimidiato, privo di slanci. E’ sentimento senza passione che ha smesso di guardare al sempre e all’eterno, per accontentarsi di un’qui ed ora deludente, feriale. E’ ciò che accade ai protagonisti de, L’amore è una risposta, Luca e Mara. L’allergia per il pelo dei gatti di cui soffre il primo, è segno tangibile della sua impossibilità di comprendere nel profondo la seconda, inveterata gattofila. E’ la storia di un amore sospeso. Mara vive nell’attesa di parole che non arriveranno mai dal compagno, il loro è un amore ormai afono: «Le parole non si possono cancellare: sono spire di serpenti. Se le dici non puoi sbarazzartene, solo ciò che nessuno dice non esiste per davvero». Entrambi vivono in una finzione, che consente a Mara di sperare nel domani, tacitando la mesta realtà dell’oggi.

http://www.barbadillo.it/79716-libri-equilibri-precari-della-fiori-i-rapporti-umani-al-tempo-dellinstabilita/

filosofia

Lutto a San Felice

Si è spento, a Trento, il professor Maurizio Malaguti, professore  universitario di Filosofia teoretica

Nato a San Felice sul Panaro nel 1942, Maurizio Malaguti si è laureato in Filosofia teoretica all’Università di Bologna sotto la direzione di Teodorico Moretti-Costanzi e ha proseguito il suo percorso accademico all’Alma Mater, dove ha coniugato lo studio della metafisica antica e medievale, nel solco della quale ha inserito la sua riflessione teorica, a quello degli esponenti più significativi della filosofia degli ultimi secoli (senza dimenticare l’amato Dante, indagato sotto un profilo schiettamente filosofico).

Nel percorso del professor Malaguti ricerca e insegnamento sono stati sempre inestricabilmente intrecciati, e all’acume dello studioso si è sempre accompagnata l’umanità profonda e generosa della persona. Docente prima di Filosofia della religione e poi di Ermeneutica filosofica e Filosofia teoretica, ha saputo trasmettere a generazioni di studenti la sua passione per la ricerca e una tensione costante (per usare una delle sue espressioni preferite) a “vivere in filosofia”. Negli ultimi anni ha portato il suo insegnamento anche agli studenti detenuti nel carcere bolognese della Dozza, contribuendo all’attività del Polo Universitario Penitenziario.

Oltre a insegnare nei corsi di laurea filosofici, Maurizio Malaguti ha svolto attività di tutorato nel Collegio Superiore dell’Alma Mater. Nel 1996 gli è stato conferito il sigillo dell’Università degli Studi di Trnava (Slovacchia), nel 1998 il sigillo della Université de Bourgogne, nel 2003 il sigillo della Université de Montpellier, nel 2006 il sigillo della Università di Budapest e nel 2010 il sigillo dell’Università Ca’ Foscari (Venezia). È stato membro del Consiglio di Amministrazione della Association des Sociétés de Philosophie de Langue Française (ASPLF), per la quale ha curato l’organizzazione di alcuni congressi internazionali.

I colleghi dell’Università di Bologna, si legge in una nota dell’ateneo, consapevoli dell’inestimabile contributo che le sue rare doti di studioso e il suo tratto affabile e gentile hanno apportato alla ricerca e alla vita del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione e dell’intera comunità accademica, lo ricordano con profondo affetto e riconoscenza.

 

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Società

Storia dell’immigrazione

martedì 4 dicembre 2018 ore 17

Storia dell’immigrazione straniera in Italia. Dal 1945 ai giorni nostri

​Presentazione del libro di Michele Colucci

Carocci, Roma, 2018
Intervengono: Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, Alfredo Alietti, sociologo (Università di Ferrara), Michele Nani, storico (ISSM-CNR)
Coordina Pietro Pinna (Università di Bologna)
Per la prima volta si propone una ricostruzione storica dell’immigrazione straniera in Italia, a partire dal 1945. Ingressi, flussi, leggi, generazioni, lavori, conflitti e speranze si intrecciano con un ritmo sempre più incalzante fino ad arrivare ai nostri giorni. Il volume traccia la dimensione quantitativa del fenomeno nel corso del tempo e la sua evoluzione, il radicamento sul territorio, le politiche adottate per governarlo, le polemiche che ne sono scaturite, l’impatto che ha avuto sulla società. Le fonti utilizzate sono numerose: dalle inchieste sociali al dibattito politico, dalle testimonianze dei protagonisti alle statistiche, dagli archivi istituzionali fino alle cronache dei giornali. Ne emerge il profilo sfaccettato di una grande trasformazione, indispensabile per capire l’Italia di oggi
Michele Colucci: ricercatore dal 2011 presso il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Istituto di studi sulle società del mediterraneo. Ha insegnato storia contemporanea e storia dell’Europa contemporanea presso l’Università della Tuscia e l’Università l’Orientale di Napoli. E’ membro del collegio di dottorato in “Scienze storiche e beni culturali” presso l’Università della Tuscia. Svolge attività di docenza presso master e corsi di alta formazione. Ha conseguito l’abilitazione scientifica nazionale al ruolo di professore di seconda fascia in Storia contemporanea (settore 11/A3). E’ membro del Consiglio direttivo della Società italiana di storia del lavoro. Gli interessi scientifici ruotano prevalentemente attorno allo studio della storia contemporanea, con particolare attenzione verso i fenomeni migratori. Si occupa di storia del lavoro e di storia delle ist ituzioni. E’ membro della redazione della rivista “Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali” e della rivista “Archivio storico dell’emigrazione italiana”.
A cura di ISSM-CNR (Istituto di studi sulle società del Mediterraneo)

Incontro con l’autore mercoledì 5 dicembre 2018 ore 17

La Locanda del Giglio a Reggio Emilia

Presentazione del libro di Giuseppe Ligabue

Edizioni Tipolitografia Valpadana, Brescello, 2018
Alla presentazione sarà presente l’esperta della storia Estense Micaela Torboli (UNIFE), che ha collaborato con l’Autore.
Gli Estensi a Reggio nel Quattrocento: Il recupero architettonico di un palazzo nel cuore del centro cittadino ha riportato alla luce diversi ambienti con splendidi soffitti lignei quattrocenteschi decorati con stemmi, divise e imprese degli Estensi, Leonello e Borso in particolare, forse provenienti dal vicino Palazzo Ducale di Reggio. Di contorno sono gli stemmi delle antiche famiglie reggiane e draghi alati con volti umani. Un ritrovamento di grande interesse per gli studiosi del mondo Estense.
Giuseppe Ligabue è autore di molti saggi di archeologia e storia locale apparsi su libri e riviste. Ultimi volumi pubblicati: 2007 I Manfredi di Borzano da vassalli di Matilde a Signori di Reggio e Modena – 2008 … Curtem de Albinea cum Plebe – 2011 Nome di Battaglia Ferruccio – 2012 Il tesoro di Borzano (con Giovanni Santelli) – 2012 Villa Tacoli a Monte Ricco – 2014 Sancta Maria de Lentesoni (con Giovanni Santelli) – 2014 Ludovico Ariosto – Il fecondo Jaco – 2017 Casini e Ville di Albinea, Villa Mellicari-Masetti-Moratti
Con il patrocinio della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi – Sezione di Reggio Emilia

Conferenze e Convegni giovedì 6 dicembre 2018 ore 17

Le Vite delle donne illustri della Scrittura Sacra e La Piazza universale di tutte le professioni del mondo di Tomaso Garzoni

Conferenza di Beatrice Collina

Canonico lateranense del secondo Cinquecento e prolifico scrittore, Tomaso Garzoni era dotato di un talento versatile tanto nella scrittura profana quanto nella sacra. Mentre La Piazza universale di tutte le professioni del mondo decreta il successo di un attento conoscitore dei gusti del pubblico, capace di coniugare cultura alta e sapere popolare, passione civile e religiosa, Le Vite delle donne illustri della Scrittura Sacra restituiscono l’immagine di un predicatore abile nel mantenere l’equilibrio fra divulgazione chiara del messaggio biblico e occultamento dei contenuti di più ambigua interpretazione.
Per il ciclo “Testo e contesto” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Conferenze e Convegni venerdì 7 dicembre 2018 ore 11

Una giornata con Gustave. Genesi di un albo a fumetti

Dialogo tra professionisti del mondo dell’Arte

In occasione di “Courbet e la natura”, in mostra fino al 6 Gennaio presso Palazzo dei Diamanti, Fondazione Ferrara Arte e il Liceo Artistico “Dosso Dossi” di Ferrara proseguono la loro collaborazione con “Una giornata con Gustave”, secondo progetto editoriale a fumetti legato a un’esposizione.
Impetuoso e passionale, in netto contrasto con i precetti accademici del tempo, alla ricerca di una pittura che rivendicasse con urgenza la realtà profonda delle cose e della materia atmosferica, Gustave Courbet ha incarnato alla perfezione quell’idea romantica, e spesso tutta contemporanea, di artista anticonvenzionale. Grazie a queste suggestioni ripercorribili attraverso la biografia che ne fa Vasilij Gusella, un gruppo di ragazzi del Liceo Artistico “Dosso Dossi” (selezionati attraverso l’annuale concorso interno “Comic-On, sulla scia del fumetto”) guidato dall’autore e illustratore Gianluca Costantini, ha potuto misurarsi con la vita e le opere del maestro dando vita alla nuova pubblicazione “Una giornata con Gustave”, edita da Ferrara Arte.
L’incontro sarà un’opportunità per riscoprire le tappe fondamentali del progetto, ma soprattutto un momento per dialogare con alcuni dei protagonisti di questa e della futura VIII^ edizione del Concorso “Comic_On”, alla scoperta delle molteplici professionalità che ruotano attorno al mondo dell’Arte.
Presentazioni: Stefania D’Arcangelo, Commissione Comic_On                       
Intervengono: Vasilij Gusella, Curatore Fondazione Ferrara Arte, Matteo Andreolini, Curatore indipendente, giuria Comic_on; Azzurra Carli, Ordine degli Architetti
Modera: Federica Zabarri, Liceo Artistico Dosso Dossi, Commissione Comic_On

Invito alla lettura venerdì 7 dicembre 2018 ore 17

L’educazione cristiana: questa sconosciuta

Presentazione del libro di Cornelius Van Til “Saggi sull’educazione cristiana”

Intervengono Giuseppe Rizza (Dirigente scolastico) e Giovanni Fioravanti (ex Dirigente scolastico)
Da qualche tempo ci si interroga sugli scenari di un prossimo futuro, soprattutto in ambito educativo, in cui si affrontano delle sfide decisive per la civiltà. In che modo i “saperi” possono diventare un sapere integrato e significativo? Come possiamo rendere inclusiva la scuola senza che ciò vada a scapito della qualità dell’istruzione? Quale uso possiamo fare delle tecnologie senza diventarne succubi? La risposta a questi interrogativi non è semplice né immediata, occorre allargare gli ambiti della nostra consapevolezza culturale e aprirsi ai contributi che, anche da luoghi e da tempi diversi, possono gettare luce sul complesso tema dell’educazione. La scelta di presentare questo saggio è per certi versi provocatoria, sia per la diversità del contesto culturale in cui è sorto, sia per la difficoltà intrinseca degli argomenti trattati. A questo si aggiunge una esplicita impostazi one cristiana riformata, pressoché sconosciuta in Italia. Noi crediamo tuttavia che il confronto aperto sulle tematiche trattate in questo saggio possa essere un trampolino di lancio per lo sviluppo di una più ampia partecipazione di tutte le idee, visioni del mondo e approcci culturali allo sviluppo dello spinoso ma ineludibile tema dell’educazione.
Nell’ambito del ciclo di conferenze “La riforma protestante nella società. Le conseguenze della Riforma del XVI secolo”.
A cura del Comitato Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI) e dell’Associazione Evangelica CERBI di Ferrara