sociologia

Teoria della classe disagiata

ll ciclo è questo:

1- si deindustrializza il Paese e se ne distruggono i corpi intermedi;
2- le classi subalterne accettano il processo e spingono per la ricerca della loro felicità attraverso il circuito edonistico dell’intrattenimento;(il c.d. riflusso: primi anni ’80 N.d.R.)
3- resesi atomi alla ricerca del godimento illimitato, esse non sono in grado di organizzarsi e non hanno più i luoghi politici, economici e sociali per farlo;
4- non pensano più che possano esistere soluzioni politiche ed egemoniche.

Quindi il lavoro culturale non viene più messo in piedi per fare del bene alla società, semmai ci si limita ad intrattenerla con i meme per la propria autorealizzazione (bellissimo il pezzo del saggio sulla produzione memetica), non certo per creare un mondo migliore. Per questo il lavoro culturale è vissuto come un’opportunità, non come qualcosa che debba garantire lo sviluppo della società: il lavoro culturale e politico non è più visto come servizio agli altri ma solo come realizzazione di se stessi.

Francesco Berni in http://appelloalpopolo.it/?p=35931&fbclid=IwAR3BIF1-R_pd9yq0zCda7yp-0t2LCP9T_JxRAxJ02OyQK5nCFTDFiPenHMo

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sociologia

La democrazia dei creduloni

Un mondo interconnesso. Notizie immediatamente disponibili. Un mercato mondiale in cui vendere con poco sforzo (economico e mentale) i propri prodotti cognitivi. Uno scambio immediato di opinioni e informazioni. Questo è il meraviglioso strumento che il web ha reso disponibile alle democrazie. Uno strumento che sembra però esaltare alcuni pericolosi difetti naturali del nostro modo di pensare, primo fra tutti la pigrizia mentale. Le soluzioni facili sono le più economiche: credere è molto più economico che ragionare. Il web è uno strumento di democrazia che abbiamo il dovere di difendere e affinché diventi davvero utilizzabile per nutrire la democrazia della conoscenza è necessario però imparare a utilizzarlo, è necessario arginare una pericolosa deriva verso una democrazia non già di sapienti, ma di creduloni. (Silvia Morante)
Gérald Bronner è professore di Sociologia, membro dell’Institut Universitaire de France e dell’Académie des technologies francese. È esperto di credenze collettive e di fenomeni cognitivi sociali. Su questi argomenti ha pubblicato molti libri, tra cui Empire des croyances (PUF, 2003), che è stato premiato dall’Académie des Sciences Morales et Politiques, e La pensée extréme: comment des hommes ordinaire deviennent des fanatiques (Denoel, 2009), tradotto in italiano per il Mulino, con cui ha vinto il premio europeo Amalfi per la Sociologia e le Scienze sociali.

filosofia

La teoria di genere

La teoria di genere è il prodotto di una società totalitaria ?

È il prodotto di una società il cui obiettivo è di condurre una guerra totale alla natura per fare in modo che tutto, proprio tutto, diventi artefatto, un prodotto, un oggetto, una cosa, un artificio, un utensile, ovvero in altre parole: un valore mercantile. Nell’arco di cento anni vi è la possibilità di un capitalismo integrale nel quale si produrrà tutto e dunque tutto si comprerà e tutto si venderà. La teoria di genere è una delle prime pietre di questo carcere planetario. Essa prepara il “transumano” che è l’obiettivo finale del capitalismo. In altre parole: non la soppressione del capitale come credono i neomarxisti, ma la sua affermazione totale, definitiva, irreversibile.

Concedendo l’accesso alla procreazione assistita alle coppie di donne, la filiazione biologica sarà sostituita da una “filiazione di intenzione”. Secondo Lei questo contribuirà all’instaurarsi di una società totalitaria, come descritto nel libro “1984”?

Questo è da comprendere all’interno del processo di snaturamento e trasformazione artificiale della realtà. Si rinnega la natura, la si distrugge, la si disprezza, la si sporca, la si devasta, la si sfrutta, la si inquina, e poi la si sostituisce con qualcosa di artificiale. Per esempio con i corpi: più ormoni, più ghiandole endocrine, più testosterone, ma comunque cose che alterano l’equilibrio endocrino! Cercate di capire.. Oppure anche le iniezioni ormonali per quelli che vogliono cambiare sesso. Questo odio della natura, questa guerra di distruzione dichiarata alla natura è propedeutica al progetto “transumanista”

D’altra parte non sono mai stato padre biologico, ma grazie ad un matrimonio con la donna che è lo sguardo vigile sotto il quale ora io scrivo, a seguito dell’adozione dei suoi due figli adulti, sono diventato padre e nonno del bambino di quella che è diventata la mia figlia adulta: dunque non sono contro una “filiazione di intenzione” perché io stesso ne incarno il progetto, ma il tutto deve essere all’interno di una logica nella quale non si priva il bambino dei punti di riferimento ai quali ha diritto. Ho molto combattuto contro la metapsicologia della psicanalisi freudiana e posso dire che mi ritrovo nella battaglia di alcuni psicanalisti che si oppongono a questa scomparsa del padre, in favore sia della comparsa di un doppio padre sia di quella di una doppia madre.

L’incendio di Notre-Dame è stato un elettroshock per molta gente ma è anche stata l’occasione di riscoprire un’eredità architettonica e spirituale . Era una presa in giro per la società “nichilista” che Lei denuncia ?

Io mi sono opposto alla lettura di questo o di quell’altro che riciclavano le vecchie bestialità del pensiero magico: punizione divina, segnale inviato da Dio, avvertimento inviato ai miscredenti… Ho anche sentito dire che la mano di Dio aveva allontanato dal fuoco la famosa corona di spine del Cristo, senza riuscire a capire come mai questa stessa mano aveva potuto contemporaneamente permettere il Corto Circuito oppure l’innesco doloso!
Al contrario, ho raccontato in “Decadenza” che l’avventura della Sagrada Familia di Barcellona faceva senso: decisa e cominciata nel XIX secolo, continuata ma mai riuscita ad essere terminata nel XX secolo, comunque benedetta da un Papa che ha abdicato nel XXI secolo, e poi teatro di un attentato islamista fortunatamente sventato, era un concentrato della storia del Cristianesimo decadente . (Leggete anche: “Michel Onfray piange Notre Dame de Paris.)

Dalla finestra del mio ufficio vedo l’abbazia degli Uomini costruita da Guglielmo il Conquistatore 1000 anni fa: in una trentina di anni, ha costruito due abbazie in questa sola la città – senza parlare del castello e degli altri edifici laici… bisogna dire che la velocità del Paraclito non è più la stessa! Ma l’incendio di Notre-Dame entra in un’altra prospettiva: mentre aspettiamo le conclusioni dell’inchiesta incaricata, si tratta di un incidente nel quale Dio non ha avuto più potere che lo Spirito del Tempo.

a cura di Samuel Pruvot e Hugues Lefèvre

Fonte: http://www.famillechretienne.fr

Link: https://www.famillechretienne.fr/politique-societe/bioethique/michel-onfray-la-theorie-du-genre-prepare-le-transhumain-objectif-final-du-capitalisme-255280

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di GIAKKI49

Argomenti vari

La guerra che ci fanno

«Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre». A dirlo, nel lontano 1858, fu il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln. E da allora l’apparato politico-militare del suo Paese deve averlo preso molto sul serio, garantendo la difesa degli interessi di un pugno di industriali, possidenti e speculatori grazie a un esercito dotato di una forza d’urto senza precedenti nella storia dell’umanità. Ma se non esiste luogo del mondo che non sia costretto a fare amaramente i conti con i colonizzatori del pianeta, Raúl Capote spiega come la forza delle armi sia in realtà subordinata all’uso di una forza ancora più grande: la forza espressa grazie alla cultura, alla musica, ai mezzi d’informazione e alla propaganda, vale a dire la vera arma segreta – spesso invisibile – di cui di servono gli Stati Uniti. Passando in rassegna quella che è la lunga storia di colonizzazione culturale a stelle e a strisce e forte della sua personale esperienza di ex agente segreto infiltrato nella CIA, Capote dà voce alla storia mai raccontata della dominazione statunitense sul resto del mondo e, in modo particolare, su Cuba e l’America Latina. La storia di una guerra sporca, capace di strumentalizzare, corrompere e piegare ai propri fini interi movimenti giovanili e prestigiose istituzioni culturali. Ma, allo stesso tempo, anche il punto debole dell’ideologia consumistica che pervade e corrompe l’imperialismo degli USA, contro cui questo libro è stato scritto e pubblicato.

La guerra che ci fanno. La storia mai raccontata della CIA e della dominazione statunitense sul resto del mondo,
di Raúl Antonio Capote.
A cura di Claudia Proietti, Red Star Press, pp. 256, € 16

Raúl Antonio Capote, nato a L’Avana nel 1961, dal 1990 al 2000 riesce a infiltrarsi nella CIA, contribuendo così a depotenziare le manovre con le quali gli Stati Uniti tentano di destabilizzare Cuba.
Professore di storia, cultura e letteratura cubana, ha pubblicato, tra le altre cose, il libro Un altro agente a L’Avana (2015), dedicato alla sua esperienza di agente segreto.

storia

Inghilterra

Una riflessione ponderata del nostro amico Enrico Galoppini

“….Ma voi vi fate infinocchiare sempre ben bene e v’infervorate sulla Francia, la Germania… Per non parlare di quei servi ottusi che credono alle fole russofobe ed islamofobe dei media.
Il problema, a ben vedere, non è nemmeno l’America: semmai è l’american way of life, altrimenti detto “occidentalizzazione del mondo” per le plebi globalizzate. Potrà sembrare strano, ma il problema vero non sono nemmeno i famosi Innominabili, che pure di danni ne fanno.
No, il problema è l’Inghilterra, che detiene una serie di poco invidiabili record: prima rivoluzione con testa coronata mozzata (Cromwell); prima banca centrale che rende il denaro una merce; prima massoneria speculativa (Gran Loggia d’Inghilterra). Ma si potrebbe continuare con le origini del razzismo moderno (Chamberlain), del darwinismo sociale, del disumano sfruttamento dei lavoratori. Della elevazione della proprietà privata al rango di furto ed abuso (qui comincia la pratica delle enclosures, con la fine dei diritti collettivi delle comunità). Della riduzione del mondo intero a “mercato”, con la riduzione di millenarie civiltà (si pensi all’India e alla Cina) a simulacri di se stesse.

È in Inghilterra che nascono (coi prodromi a Venezia) i primi servizi segreti, in odor di magia ed inganno ontologico, ed è qui che bolle in pentola la prima “riforma” (Enrico VIII). Ed è sempre in Inghilterra che dilaga il gioco d’azzardo, così come la mania degli sport (da vedere) usati come arma di distrazione di massa.
Vogliamo parlare, inoltre, della giurisprudenza inglese per la quale le sentenze, anche le più assurde, costituiscono un “precedente”? Tutto il contrario del Diritto romano!
Chi ha poi istituito una vera centrale della speculazione mondiale come la City con tutti i vari “paradisi fiscali” da essa dipendenti?
E concludo questa galleria degli orrori con il traffico di droga, vera arma escogitata da quella allegra combriccola oggetto dei pettegolezzi dei tabloid in combutta col solito Innominabile di turno, allo scopo di forzare “l’apertura” di qualche nazione “chiusa” e corromperne nel fisico e nell’animo la popolazione.
Ma all’apice della mistificazione e dell’inganno, si è di fronte a chi, dovendo stabilire un dominio sui mari, ha elevato al rango di “baronetto” veri pendagli da forca come i pirati, salvo poi nobilitarli grazie al monopolio della fabbricazione della cultura dell’intrattenimento per grandi e piccini, nella quale anche uno stupratore d’infanti diventa giustificabile.
L’Inghilterra è il Paese della doppia morale, e con questo abbiamo detto tutto “!

Enrico Galoppini

https://www.controinformazione.info/il-problema-e-sempre-quello-da-sempre-linghilterra/

sociologia

Genere e sesso

Illich fu un radicale nel senso più autentico, ovvero uno che va alla radice dei fenomeni per portare alla luce il lato oscuro della nostra civiltà, l’ideologia dello sviluppo illimitato. Rifuggendo dalle tesi metafisiche con la stessa energia con cui rigettò il massimalismo di Marcuse, svolse una penetrante indagine sugli effetti perversi dello sviluppo tecnologico moderno, passando dalla denuncia dell’inefficienza e della strumentalità del sistema scolastico che non educa, ma addestra all’adesione acritica ai fondamenti dell’ipermodernità, alla medicalizzazione della vita, alla paradossale paralisi dei trasporti per sovraccarico, sino alla crisi ecologica. Colse la pericolosità di un fenomeno centrale della nostra epoca, l’inversione di senso delle pratiche più basilari della vita umana, sottratte al limite e alla sorgente creativa disseccata della libertà personale.

Se è vero che esiste un kairòs, il momento giusto, la pienezza del tempo, l’ora di Ivan Illich è adesso. Ne è convinto il filosofo Giorgio Agamben nella densa introduzione dell’opera più problematica del prete di Cuernavaca, Genere e Sesso, il cui sottotitolo è “per una critica storica dell’uguaglianza”. Le sue opere degli anni 70, Descolarizzare la società e Nemesi medica lo avevano reso famoso e controverso, con un giudizio sospeso tra quanti lo consideravano un critico cristiano di scienza e tecnica in nome di ideali comunitari retrogradi o, al contrario, il “primo ricercatore sociale della nostra epoca, come Marx lo fu della sua” (Gilles Martinet e Jean Marie Domenech).

Un’altra lettura lo inquadra come esponente iconoclasta dell’onda lunga del Sessantotto. Possiamo considerarlo come il più complesso, problematico e trasversale degli autori comunitaristi, inclassificabile in qualsiasi categoria ideologica, eccetto, crediamo, nella personalità intimamente cristiana, di cui è testimonianza ciò che Illich scrisse nell’introduzione di Genere e sesso. “Nello studio della storia, è diventato per me motivo di scandalo sempre maggiore il fatto che gli orrori della modernità possano essere compresi solo come sovvertimento del Vangelo. (…) Mi ha spinto la ripugnanza di fronte alla corruptio optimi quae est pessima. Questa corruzione di ciò che è eccellente (il Creato N.d.R.) è per me l’enigma su cui fare luce.”

leggi tutto su https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=61969

Primo piano

Made in Italy

Ogni 48 ore un’azienda italiana cade in mani straniere. Alcuni casi finiscono sui giornali e fanno discutere, ma la maggior parte scivola via nel silenzio. Così, nel silenzio, non abbiamo soltanto perso tutto il made in Italy, i grandi marchi della moda, le aziende alimentari, i settori strategici (dalla chimica alla siderurgia), i servizi e le banche: abbiamo perso il meglio delle nostre piccole aziende, quei gioielli di creatività spesso nati nei sottoscala di provincia e diventati leader mondiali nel loro settore. Erano i nostri veri tesori. Ora non sono più nostri. I nuovi proprietari stranieri non sono quasi mai dei padroni, piuttosto dei predoni. Il risultato? L’Italia non è più italiana. È ciò che Mario Giordano ci svela nel suo libro-inchiesta: ha girato la Penisola strada per strada, ha visitato borghi e paesi, è entrato nelle fabbriche. E ha scoperto che i predoni stranieri non hanno conquistato solo la nostra economia: hanno conquistato l’intero nostro Paese. Dal castello piemontese del 1200 comprato dalla setta americana della felicità al palazzo della Zecca gestito dai cinesi, dall’isola di Venezia in mano ai turchi ai vigneti della Toscana acquistati dalla multinazionale belga delle piattaforme petrolifere, passando per supermercati, botteghe storiche, alberghi di lusso, case, piazze, ospedali: l’Italia non è più italiana. Persino la mafia vincente, ormai, è straniera. Da Cosa Nostra a Cosa Loro: le cosche nigeriane si sono estese da Torino alla Sicilia. E, intanto, si afferma la Cupola cinese. Ormai non siamo nemmeno più padrini a casa nostra. Dilaga la cucina etnica, ma ci sono 250 cibi italiani a rischio. Dilagano i termini inglesi, ma la nostra lingua rischia di scomparire. Persino gli insetti alieni minacciano il nostro Paese, come denuncia un rapporto allarmato dell’Ispra. E, soprattutto, si stanno estinguendo gli italiani: sempre meno nascite, sempre più fughe all’estero. Una ogni 5 minuti. Secondo l’opinione corrente l’apertura internazionale e gli scambi sono un bene a prescindere. Ma è sempre vero? Le decisioni strategiche sul nostro futuro, oggi, vengono prese in asettici uffici del North Carolina o di Shanghai, da persone che non hanno mai visto un’officina, che non hanno alcuna relazione con la nostra terra e la nostra storia. E questo è un pericolo per il nostro Paese, come hanno denunciato anche i servizi segreti, nella loro relazione al Parlamento italiano. Un grido di dolore rimasto, incredibilmente, inascoltato.

Società

Il mondo del cibo sotto brevetto

Vittoria per i contadini del Gujarat: la PepsiCo ha deciso di ritirare le richieste di risarcimento nei confronti di nove contadini indiani, accusati di avere coltivato, senza permesso, varietà di patate registrate o brevettate dalla multinazionale.

I contadini indiani vincono la battaglia con la PepsiCo sulle patate brevettate

Vittoria per i contadini del Gujarat: la PepsiCo ha deciso di ritirare le richieste di risarcimento nei confronti di nove contadini indiani, accusati di avere coltivato, senza permesso, varietà di patate registrate o brevettate dalla multinazionale. Lo ha reso noto un portavoce del gigante globale dell’alimentazione.
La PepsiCo, che usa quel tipo di patate per le chips vendute sul mercato indiano col marchio Lays, ha accettato di addivenire a un accordo dopo l’intervento del governo del Gujarat, che si è schierato con gli agricoltori e ha affermato che rivestirà un ruolo di controllo. La soluzione è stata salutata dalle associazioni dei coltivatori con grande soddisfazione, perché rappresenta un successo: “in questo modo” dicono gli attivisti “si è evitato un pericoloso precedente che avrebbe minacciato i contadini di tutta l’India”.

A fine aprile era uscita la notizia che la multinazionale aveva fatto causa ai contadini indiani chiedendo un risarcimento che li avrebbe messi in ginocchio, ma la sollevazione a difesa degli agricoltori ha sortito per loro effetti positivi.

Quella in questione è la varietà di patata detta FC5, che ha un livello di umidità inferiore alla patata media. Ciò la rende particolarmente adatta a essere impiegate per preparare snack, quelli che Pepsi imbusta sotto il nome Lay’s.

La PepsiCo aveva chiesto 125mila euro a ciascun agricoltore accusandoli di aver violato il diritto di copyright.

L’azione della compagnia, avevano denunciato gli attivisti è “contro la sovranità alimentare” e la “sovranità delle nazioni”, come aveva detto Kapil Shah del gruppo Jatan, impegnato nella difesa degli agricoltori.

http://www.ilcambiamento.it//articoli/i-contadini-indiani-vincono-la-battaglia-con-la-pepsico-sulle-patate-brevettate

Argomenti vari, Società

Cattocomunismo

https://www.amazon.it/Come-guarire-cattocomunismo-Renzo-Giorgetti/dp/8833050734/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=come+guarire+dal+cattocomunismo&qid=1556361969&s=books&sr=1-1-fkmrnull&linkCode=ll1&tag=terzapaginain-21&linkId=ce4021d294ee7ae7ff5d67c65c44f0ef&language=it_IT

Giorgetti accompagna velocemente il lettore a identificare come lo scopo principale del cattocomunismo, nella odierna forma ancor più virulenta, sia quello di uniformare le menti: “Il livellamento che si propone oggi è subdolo, perché si cela dietro un velo di buonismo, di piagnonismo, di umanitarismo: così facendo si deprime il singolo contemporaneamente danneggiando anche la società” (8). È ovvio che l’autore sa bene che la maggior parte delle persone non conosce le origini di questo male. Pertanto, egli giustamente fornisce delle esaustive informazioni storiche sulla genesi di questo paradossale fenomeno, il quale porta assieme due mondi che in teoria dovrebbero essere antagonisti, ma che, sciaguratamente, in quella che i tradizionalisti sogliono chiamare la “Coda del Kali Yuga”, si trovano fusi in un unico deviante pensiero. Il cattocomunismo nasce nei primi anni ’40 del Novecento. Figura di spicco per la creazione di questo movimento fu Franco Rodano (1920 – 1983), allora studente universitario e membro della suddetta Azione Cattolica, che negli anni è stata una: “[…] mescolanza delle ipocrisie social-pretesche” e che: “darà infine origine a quella atmosfera melensa, dolciastra e velenosa che costituisce il senso comune ancor oggi dominante” (31-32). L’infausto impegno politico di Rodano fu capace di insinuare nella parte intellettualmente debole del Cristianesimo le sue personali convinzioni marxiste. Eppure, alla ideologia cattocomunista non sono state risparmiate critiche feroci; è il caso di Don Gianni Baget Bozzo. Questo enigmatico, ma pur sempre dotto sacerdote, non lesinò possenti bordate a quel gruppo di cristiani di sinistra che tentava e tenta tuttora di imporre la propria morale in Italia, stigmatizzandone non solo le storture, ma segnatamente la assurdità della loro stessa esistenza, quando: “un comunismo senza rivoluzione diventa omologo a un cattolicesimo senza cristianità” (31). In definitiva, Bozzo ci fa notare che quello che potremmo tranquillamente etichettare come il “peggio di due mondi” sta alla radice del processo di degenerescenza della Chiesa. Tale profonda crisi, che pare essere irreversibile, è causata da quello che in questo libro viene chiamato il: “dialogo con il mondo” (51). Ragionandoci su, non può non venire tosto in mente quello che sentiamo a ogni Angelus o predicazione bergogliana… via la teologia, in malora qualsivoglia richiamo ai doveri del fedele, e avanti, quasi a mo’ di un lavaggio del cervello, con una demagogia spicciola di peroniana memoria, ove non si chiede affatto di pregare seriamente – oramai pratica da reazionari – ma di accogliere, nonché di commiserare senza discernimento. Infine, tanto per ricondurre il tutto puntualmente a un dissacrante materialismo, il fatidico: “Buon pranzo”. Ragion per cui, Bergoglio dialogherà pure con il mondo, ma non certo con i cattolici!

Smascherare le menzogne del Potere

In questo volumetto di battaglia vi è una messa a nudo delle menzogne che ci propinano oggi i sedicenti buonisti. Già, poiché dietro il dogma della eguaglianza, si cela subdolamente quel “bastardismo universale” (39) tanto caro al Conte austriaco Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894 – 1972), latore del “Paneuropäismus”. Il semplice fatto che la teologia contemporanea possa rimandare anche solo lontanamente a una figura oscura, nel senso quasi tolkieniano del termine, come Kalergi ci dà il polso di una situazione a nostro avviso assai drammatica. Ciononostante, il coraggio che caratterizza questo libro pulsa insistentemente; in esso arde il desiderio di smascherare le bugie veicolate dal Sistema. In effetti, in molte chiese e parrocchie, invece di tentare di offrire al credente una corretta comprensione riguardo alla morigeratezza del Cristianesimo autentico, numerosi preti, in piena sintonia con Bergoglio, si perdono in: “[…] vaniloqui sui poveri, gli ultimi e i derelitti di ogni risma che dovrebbero essere dei privilegiati sic et simpliciter, addirittura protagonisti dell’insegnamento evangelico nonché destinatari di ogni cura e preoccupazione in maniera aprioristica” (54). E non importa nemmeno che questi “ultimi” siano cattolici, alla insegna di una manifesta volontà di contaminazione, la quale non può che portare all’annientamento della Chiesa stessa. Si spera veramente che nessuno voglia ciò, ma non pare che ci sia all’orizzonte un movimento di opposizione a tale deriva. Che il Vaticano diventi uno Stato come tanti, e il Cristianesimo materia di cinico dibattito politico e non spirituale, questo crea inevitabilmente una condizione di malessere nel fedele; e tutto ciò sta avvenendo davanti ai nostri occhi.    

Ricordiamoci che parliamo di una pericolosa “malattia”

È comunque importante ricordare l’idea cardine su cui si basa la riflessione di Giorgetti e alla quale si è accennato all’inizio di questo scritto. Ovvero, che il cattocomunismo vada considerato alla stessa stregua di una malattia endemica, la principale patologia dell’Italia moderna, come viene indicato persino nel titolo del Primo Capitolo del libro (19), nel quale si illustra il perché sia necessario reputare il cattocomunismo un malanno sociale: “Avendo rilevato l’esistenza di un mondo mentale, psichico, altrettanto naturale e quindi ‘fisico” di quello comunemente detto materiale, si potrà altresì considerare l’esistenza di malattie riguardanti questa realtà, malattie che non avendo causa diretta in fattori concreti, abbiano un’esistenza tuttavia tangibile” (23). Non possiamo che condividere tale posizione, giacché questo “morbo invisibile” dal Secondo Dopoguerra in poi si è insinuato in profondità non solo nella cultura del nostro Paese, ma anche negli apparati dello Stato, i quali ritengono di potersi sostituire impunemente alla volontà del Popolo, in virtù di una auto-imposta conoscenza di ciò che è bene per il cittadino. In breve, parliamo della solita e insopportabile “superiorità morale” di quella parte minoritaria della Nazione, che tuttavia vuol contare più della maggioranza. E su questo argomento, possiamo consigliare un altro lavoro sempre di Giorgetti: Demofagia (Chieti, Solfanelli, 2017), in cui si spiega in modo articolato quello che Mark Twain (all’anagrafe: Samuel Langhorne Clemens, 1835 – 1910), quindi non un “pericoloso” sovranista, riuscì a racchiudere in poche e atrocemente vere parole: “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”.

estratto da http://www.barbadillo.it/82206-libri-come-guarire-dal-cattocomunismo-di-giorgetti/