Economia, libri

Il valore di tutto

Al cuore della crisi economica e finanziaria degli ultimi anni c’è un problema evidente: nel moderno capitalismo l’estrazione del valore, ovvero la raccolta dei profitti – dai dividendi degli azionisti ai bonus dei banchieri – è ricompensato assai meglio della creazione effettiva di valore. Oggi scambiamo chi raccoglie i profitti con chi effettivamente crea valore, chi guadagna con chi produce. Quel concetto di valore così centrale nella storia del pensiero economico – basti pensare alle riflessioni di Ricardo, Marx, Schumpeter e Keynes – oggi è misconosciuto o distorto tanto nella teoria quanto nella prassi. Se vogliamo riformare il capitalismo dobbiamo porci una serie di domande radicali: da dove viene la ricchezza? Chi crea il valore? Chi lo estrae? Chi lo sottrae? Solo rispondendo a queste domande possiamo sostituire l’attuale sistema capitalistico di tipo parassitario con un capitalismo più sostenibile, più interdipendente: un sistema che funzioni per tutti. Con questo libro Mariana Mazzucato riaccende un dibattito indispensabile sul mondo in cui vorremmo vivere.

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Economia

La scelta è politica

  1. Se emetti CCT, tramite Poste, CassaDepositi e MontePaschi che sono controllati dallo Stato e smetti di emettere BTP su cui c’è la spread chi ci rimette ? Le altre banche, Unicredit ecc che rifilano ai risparmiatori i loro prodotti – Le Banche e fondi esteri che coi BTP hanno 3% e speculano.”

Perché allora non lo si fa ? Perché per Unicredit, Intesa, UBI ecc sarebbe un salasso, di colpo tutte le porcherie di fondi e prodotti strutturati “garantiti” e polizze che vendono al pubblico verrebbero spiazzati dai CCT a rischio zero e rendimento che copre l’inflazione…

Qui finisce il thread. Come noterete, Zibordi insiste a chiamare col femminile “la spread”, mentre a mio parere  è un neutro anglosassone. Ma non m’impunterei su questo.

Non sono in grado di giudicare l’idea di Grossi e Zibordi sui CCT. Vedo che alcuni twitterologhi  ne discutono l’efficacia, e mi va bene:le idee sono essenzialmente discutibili, proprio per questo vanno discusse. Monti, Ciampi, Draghi non si sono mai esposti a discussione, ed ecco i risultati.

Fatto sta che dal twitterologo  io imparo molto, e non farà  male nemmeno a voi seguirlo. Ha scritto con altri questi volumi:

Di altri twitterologi sapienti che ho scoperto vi parlo fra qualche giorno.

 

L’articolo ESISTE UN METODO PER SFUGGIRE ALLO SPREAD? proviene da Blondet & Friends.

Economia

La Matrix europea

  •   E’ l’anno della riunione sul Britannia quando il gotha della finanza internazionale attracca a Civitavecchia con uno yacht della Corona inglese. Sono venuti a ridisegnare il capitalismo in italia a danno degli italiani, a fare incetta delle nostre migliori aziende e ad arruolare quelli che saranno i loro fedeli servitori al Governo del paese a cui garantiranno incarichi di prestigio: il maggior beneficiario sarà Mario Draghi ma tra i più servili Prodi, Andreatta, Ciampi, Amato, D’alema. I primi 3 erano già entrati a pieno titolo nelle organizzazioni del capitalismo speculativo anglo/americano che aveva deciso di attaccare e conquistare  il nostro paese con l’appoggio di spietate banche d’affari come la Goldman Sachs che favorirà gli incredibili scatti di carriera dei suoi ex dipendenti:  Prodi e Draghi prima e Mario Monti dopo.

E’ l’anno in cui in soli 7 giorni cambiano il sistema monetario italiano che viene sottratto dal controllo del Governo e messo nelle mani della finanza speculativa. Per farlo vengono privatizzati gli istituti di credito e gli enti pubblici compresi quelli azionisti della Banca D’Italia, è l’anno in cui viene impedito al Ministero del Tesoro di concordare con la Banca d’Italia il tasso ufficiale di sconto (costo del denaro alla sua emissione) che viene quindi ceduto a privati. E’ l’anno della firma del Trattato di Maastricht e l’adesione ai vincoli europei. In pratica è l’anno in cui un manipolo di uomini palesemente al servizio del Cartello finanziario internazionale ha ceduto ogni nostra sovranità.
Bisognava passare alle aziende di Stato, l’attacco speculativo di Soros che aveva deprezzato la lira di quasi il 30% permetteva l’acquisto dei nostri gioielli di Stato a prezzi di saldo e così arrivarono gli avvoltoi.
La maggior parte delle nostre aziende statali strategiche passò in mano straniera o comunque fu privatizzata. Ma la cosa più eclatante fu che l’IRI (istituto di ricostruzione industriale) che nella pancia alla fine degli anni ’80 aveva circa 1000 società, fiore all’occhiello del nostro paese fu smembrata e svenduta con la complicità del suo Presidente storico Romano Prodi (dal 1982 al 1989 e durante un periodo tra il 1993 ed il 1994) che fu premiato dal Cartello che favorì la sua ascesa alla Presidenza del Consiglio  in Italia e poi alla Commissione Europea. A sostituirlo come Presidente del Consiglio in Italia e a continuare il suo lavoro di smembramento delle aziende di Stato ci penserà Massimo D’Alema che nel 1999 favorirà la cessione, tra le altre, di Autostrade per l’Italia e Autogrill alla famiglia Benetton, che di fatto hanno, così, assunto il monopolio assoluto nel settore del pedaggio e della ristorazione autostradale. Una operazione che farà perdere allo Stato italiano miliardi di fatturato ogni anno.

Le carte ci dicono che in quegli anni il Presidente dell’IRI era tale Gian Maria Gros-Pietro.
Lo conoscevate ? Io credo di no. Invece il Cartello finanziario speculativo lo conosceva bene e nel 2001 lo convocò alla riunione del Bilderberg in Svezia, indovinate insieme a chi ? Insieme a Mario Draghi e ad un certo Mario Monti entrambi saranno ampiamente ripagati dal Cartello stesso che in futuro riuscì a piazzare Draghi alla Banca d’Italia e poi alla  BCE e Mario Monti dalla Goldman Sachs alla Commissione Europea e poi a capo del Governo (non eletto) in Italia.

E che cosa ne è stato di Gian Maria Gros Pietro ? qui viene il bello. Qui arriviamo al tema di questo post.
Gian Maria Gros-Pietro, che già nel fatidico 1992 era Presidente della Commissione per le Strategie industriali nelle privatizzazioni del Ministero dell’Industria, nel 1994 diviene membro della Commissione per le Privatizzazioni istituita indovinate da chi ? da Mario Draghi. Ora capite come lavora il Cartello finanziario speculativo per mettere tentacoli ovunque e per far si che ci sia sempre un proprio esponente nei ruoli chiave. Ma non finisce qui. Come abbiamo visto nel 1997 Gross Pietro è Presidente dell’Iri mentre viene organizzata la cessione a prezzi di saldo di Autostrade per l’italia che avverrà nel 1999 col passaggio al Gruppo Atlantia s.p.a, controllata da Edizione srl, la holding di famiglia dei Benetton.
Gros-Pietro firma la cessione.
Ora immaginate l’inimmaginabile.
Cosa accade nel 2002 ? Gian Maria Gros-Pietro, dopo aver gestito la privatizzazione dell’Eni andrà a presiedere per quasi 10 anni indovinate che cosa?… proprio la Atlantia S.p.a, la società alla quale solo tre anni prima, come dipendente pubblico, aveva svenduto la gestione dei servizi autostradali italiani.
Le jeux sont fait.

https://www.maurizioblondet.it/20747-2/

Economia

Neoliberismo e povertà

di Ilaria Bifarini – 25/07/2018

Neoliberismo e povertà

Fonte: Ereticamente

Ogni tanto, tra le varie notizie di propaganda che dipingono un paese irreale, in cui un aumento quasi impercettibile del Pil – peraltro stimato- e una diminuzione lievissima del tasso di disoccupazione attualmente alle stelle -perlopiù legata a fattori stagionali- vengono spacciati per crescita, trapela qualche dato reale sullo stato di salute del Paese. Uno di questi è quello divulgato ieri dall’Istat -e precedentemente anche dall’OCSE – sul livello di disuguaglianza interno alla popolazione: mentre una fascia ristretta della popolazione diventa sempre più ricca la schiacciante maggioranza si impoverisce. In un solo anno, dal 2015 al 2016, la percentuale di italiani a rischio povertà o esclusione sociale è passata dal 28,7% al 30%.

Il trend non è solo a livello nazionale, ma rispecchia una tendenza globale in atto già da decenni ed è strettamente collegato alla modello “di sviluppo” neoliberista e alla finanziarizzazione dell’economia ad esso connessa. Se osserviamo i valori relativi al reddito medio del 99% della popolazione più povera e dell’1% più ricco, osserviamo come i primi siano cresciuti fortemente a partire dal dopo guerra fino agli anni 70, contro un ritmo più moderato del secondo gruppo. Improvvisamente il trend si inverte, inizia il rallentamento della ricchezza del 99% più povero (cioè la stragrande maggioranza della popolazione del mondo, cioè noi) a fronte di un’impennata del reddito dell’1% più ricco.

Cosa accade in questi anni? Di certo non è casuale che proprio il 1973, anno della crisi petrolifera e della conseguente stagnazione, segni la data di morte del keynesismo e il trionfo indiscusso della dottrina neoliberista. L’economia reale lascia il passo alla finanza, che diventa sempre più predatoria e totalizzante, l’apertura al commercio mondiale diventa sempre più completa e priva di protezioni statali, l’inflazione e il debito pubblico diventano i nemici giurati mentre l’austerity il nuovo culto. L’indice di Gini, che misura il livello di disuguaglianza all’interno di una popolazione, cresce su scala globale, come riflesso di un modello economico fallimentare e infondato applicato a livello universale. In uno studio effettuato sul caso degli Stati Uniti è stato stimato che una crescita del 2% del Pil comporta una decrescita del reddito del 90% della popolazione.

Siamo dunque di fronte a un modello economico di crescita antisociale in cui all’aumento del reddito globale corrisponde un impoverimento della quasi totalità della popolazione, ad eccezione di una ristretta fascia di élite che si fa sempre più esclusiva.
Basti pensare che nel 2012 metà della ricchezza mondiale era concentrata in soli 64 individui. Oggi la stessa ricchezza è detenuta da un manipolo limitatissimo di otto persone. D’altronde le proiezioni dell’OCSE sul lungo periodo parlano chiaro: saremo sempre più poveri e più diseguali, tanto che da qui a una quarantina d’anni il tasso di disuguaglianza aumenterà del 40%.

La correlazione con il modello economico neoliberista, e in particolare con il mantra dell’austerity, è talmente evidente che persino il Fondo Monetario Internazionale, l’istituzione icona delle politiche neoliberiste, in un suo studio (Neoliberalism Oversold, IMF, 2016) ha dovuto riconoscere la fallacia di questa politica. È stato calcolato che in media un consolidamento del debito pari all’1% del Pil aumenta dello 0,6% il livello di disoccupazione di lungo termine e fa crescere dell’1,5% in cinque anni il tasso di disuguaglianza!

Secondo gli economisti del Fondo monetario, le politiche di austerity non solo, infatti, comportano costi per il welfare, ma danneggiano anche la domanda, aggravando così il problema della disoccupazione, in un circolo vizioso che aumenta la disuguaglianza, nonché la corruzione a essa correlata. Non è infatti difficile comprendere come l’élite di privilegiati eserciti un potere sempre maggiori su una fascia sempre più alta della popolazione a rischio povertà, disposta ad accettare le logiche clientelari per sopravvivere…

Nonostante l’evidenza dimostrata sia dagli studi economici sia dai dati inconfutabili della realtà, gli organismi economici sovranazionali che governano il mondo continuano ad applicare le stesse rovinose politiche economiche, che risultano altamente efficaci e redditizie per quell’1% della popolazione, che pure va sempre più restringendosi e divenendo sempre più élitarista al suo interno. Il paradosso economico è divenuto realtà.

Ilaria Bifarini (http://ilariabifarini.com/)

è nata a Rieti l’1 aprile del 1980 e si è diplomata al Liceo classico “Terenzio Varrone”. Dopo essersi trasferita nel 1999 a Milano, nel 2004 si è laureata col massimo dei voti in Economia della Pubblica amministrazione e delle Organizzazioni internazionali all’Università “Luigi Bocconi” di Milano. In seguito ha frequentato la Scuola Italiana per le Organizzazioni Internazionali di Roma ed il Corso di Liberalismo presso l’Istituto “Luigi Einaudi” di Roma. Ha conseguito inoltre l’abilitazione alla professione di dottoressa commercialista e revisore contabile. Dopo esperienze professionali nel pubblico e nel privato, attraverso un cammino fatto di studio ed introspezione, si è via via discostata dalla formazione prettamente neoliberista derivante dai miei studi. Nel 2017 ha pubblicato il mio primo libro, “Neoliberismo e manipolazione di massa – Storia di una bocconiana redenta”, iniziando ad impegnarmi concretamente nello smascheramento dell’inganno neoliberista. A distanza di un anno è uscito il mio “I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa” (https://www.amazon.it/coloni-dellausterity-Africa-neoliberismo-migrazioni/dp/1980621195/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1521981805&sr=8-2&keywords=bifarini), dove porto avanti il cammino di ricerca intrapreso e analizzo le cause dell’attuale fenomeno migratorio attraverso una chiave di lettura inedita e sconosciuta al mainstream.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60796

Economia

Luciano Gallino

La crisi che stiamo vivendo è stata sovente rappresentata come un fenomeno naturale imprevedibile: un terremoto, uno tsunami. Oppure come un incidente capitato a un sistema, quello finanziario, che di per sé funzionava perfettamente. In realtà è stata il risultato di una risposta sbagliata, di ordine finanziario, che la politica ha dato al rallentamento dell’economia reale in corso da lungo tempo. E non, come afferma Bruxelles, il prodotto del debito eccessivo che gli Stati avrebbero contratto a causa della crescente spesa sociale. Al contrario è stato favorito lo sviluppo senza limite delle attività speculative dei grandi gruppi finanziari. Avere lasciato il potere di creare denaro per nove decimi alle banche private è un difetto che sta minando alla base l’economia. E questo con la complicità dell’intero sistema politico e finanziario (la Bce, la Fed, la Banca d’Inghilterra, i fondi speculativi e quelli sovrani, i governi e la Commissione europea). Poche decine di migliaia di individui, i responsabili, contro decine di milioni di vittime. Senza contare che per rimediare ai guasti del sistema finanziario le politiche di austerità stanno generando pesanti recessioni: nell’intento di proseguire con ogni mezzo la redistribuzione della ricchezza dal basso verso l’alto in atto da oltre trent’anni.

Luciano Gallino non era un euroscettico. Considerava l’Unione Europea la più grande invenzione politica, civile ed economica degli ultimi due secoli. Ma vedeva con sofferenza questa Europa ridotta al servizio delle potenti lobbies della finanza e delle banche, portavoce delle maggiori élites europee a scapito dei diritti fondamentali della grande maggioranza dei cittadini e, cosa ancor più grave, culla di un’inarrestabile redistribuzione del reddito e della ricchezza dal basso verso l’alto, con la conseguente crescita delle disuguaglianze. Era sua convinzione che le politiche economiche e sociali dettate dai mercati finanziari hanno portato gli Stati a una cessione di sovranità in materia di spesa per protezione sociale, scuola, università, quota salari sul Pil, contratti di lavoro e molto altro ancora. L’euro si è così trasformato nello strumento della vittoria del neo-liberismo su ogni altra corrente di pensiero. A causa di un’errata interpretazione della recessione, il peso esorbitante del sistema finanziario non ha avuto un freno, le relazioni industriali sono arretrate, i sindacati sono stati ridimensionati, la mancanza di occupazione mostra il profilo di una catastrofe sociale. Prima che gli effetti del dissennato ‘Patto fiscale’ facciano scendere una cappa soffocante di miseria sulle prossime generazioni, Luciano Gallino elenca i modi concreti per uscire dall’euro, rimanendo l’Italia paese membro dell’Unione europea.

Economia, libri

Italia-Germania

Il libro può essere quello dell’ordinario di Politica Monetaria e Fiscale dell’università di Siena,  Sergio Cesaratto , “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, doppie morali dell’euro” (Imprimatur, 124 pagine, 14 euro).

 

l libro dimostra proprio quel che dice nel titolo, che la Germania infrange costantemente,  e sempre a proprio vantaggio, le   regole di una unione monetaria; che impone normative  assurde,  che avvicinano la destabilizzazione delle economie deboli, invece di scongiurarle; che  vuole “ottenere la disciplina” dei paesi con alto debito, come l’Italia, “accrescendone la possibilità di una crisi finanziaria”, e  pretende di “stabilizzare i mercati avvicinando il loro breaking point”, come ha scritto Walter Munchau del Financial Times, quindi è persino negativo a conseguire i fini che si propone, il risanamento e la prosperità.

http://vocidallestero.it/2018/05/08/munchau-sul-ft-il-bilancio-della-germania-una-sciagura-in-arrivo/

Economia, libri

Parli sempre di soldi

7895937_2771147Viviamo quotidianamente, e inconsapevolmente, in un paradosso: la nostra esistenza ruota attorno al denaro, che dobbiamo guadagnare, spendere e risparmiare per vivere, anche se, in realtà nessuno sa bene che cosa sia né, tantomeno, da dove provenga e da cosa dipenda esattamente la sua importanza. Valore in sé, misura del valore di tutti i beni, mezzo di scambio: il denaro è un po’ come il tempo per Sant’Agostino: tutti sappiamo di cosa si tratta, tranne quando lo si deve spiegare…

A queste domande tenta di dare una risposta Hans Magnus Enzensberger, reduce dal successo del Mago dei numeri, dedicandosi ora agli arcana imperi degli economisti, raccontati come in una favola. Un’anziana ereditiera, Zia Fè, tra una crociera e un viaggio passa del tempo coi suoi tre nipoti, alternando storie fantastiche con domande, semplici solo in apparenza,  sulla natura dei soldi. Veniamo così a scoprire che le crisi economiche non sono occasionali ma periodiche e inevitabili; che il denaro ha valore solo ed esclusivamente perché glielo diamo noi quando lo accettiamo; che la quantità di banconote in circolazione non dipende dai beni prodotti né  dal lavoro offerto ma dalle speculazioni di pochi eletti; che le banche prestano soldi soltanto a chi li ha già (ma questo lo sapevamo), e che se un comune cittadino non riesce a restituire una piccola somma viene spremuto fino all’inverosimile, mentre se gli amici di una banca si fanno prestare milioni di euro e spariscono, sono ancora i comuni cittadini a rimetterci (e, purtroppo, sapevamo già anche questo!).

Un libro assolutamente piacevole, che scherzando coglie nel segno, senza preoccuparsi di scandalizzare le anime belle, come quando la Zia, ad esempio, diffida i nipoti dal fare beneficenza perché “dietro i bambini africani morti di fame” ci sono i lauti stipendi delle organizzazioni non governative, oppure quando spiega che politici e burocrati, “se uno ha un’idea e cerca di ottenere qualcosa, gli mettono il bastone tra le ruote”. E, per finire, colpisce un’idea che sta serpeggiando, ossia l’abolizione del contante, con la scusa ipocrita che favorirebbe la malavita, quando sarebbe proprio la malavita più pericolosa, quella degli speculatori, che si impadronirebbe anche dell’ultima, piccola libertà che ci resta, ovvero di spendere quello che vogliamo quando vogliamo.

*Parli sempre di soldi!  di Hans Magnus Enzenberger, traduzione di Isabella Amico di Meane, Einaudi pp.184  € 18,50

http://www.barbadillo.it/72523-libri-parli-sempre-di-soldi-di-hans-magnus-enzenberger-gli-arcana-imperi-degli-economisti/

Economia

Il caso dell’ecatombe

Il caso dell’“ecatombe”, il sacrificio di 100 buoi, è forse il più interessante e può aiutarci a chiarire molti aspetti di queste operazioni sacrificali. Recenti analisi linguistiche hanno dimostrato che in greco e in altre lingue indoeuropee il termine veniva usato sia in riferimento alla quantità dei buoi sacrificati sia come indicazione “esemplare” del valore “quasi-monetario” coperto da questo animale. Proprio in virtù di questo complesso sistema rituale Omero ha potuto stimare come corrispondenti ad un valore di 100 buoi le armi di Glauco che dovranno essere scambiate con quelle di Diomede valutate invece solamente 9 buoi (Il. VI, 235). Così anche Licaone dovrà dare ad Achille 100 buoi come pagamento di un riscatto (Il. XXI, 79), Laerte potrà acquisire Euriclea pagando 100 buoi (Od. I, 430-431), e ad ogni ascoltatore dei poemi omerici sembrerà cosa assolutamente normale che ciascun crine dorato dell’egida dell’eccelsa dèa Athena debba essere valutato 100 buoi, il massimo concepibile per ogni buon Acheo (Il. II, 449). Come risulta evidente da questi rapidi cenni, l’ecatombe non è solo il sacrificio omerico per eccellenza, quello “più gradito agli dèi”, ma anche un atto rituale con valore “esemplare” ed archetipico che ha una sua precisa base ponderale perché “vale 100 buoi” e “fa” 100 buoi.

Procedere ad una grande immolazione come l’ecatombe trascende le esigenze che dettano l’adempimento di ogni abituale sacrificio e colloca questo rito in una dimensione cosmica che non può essere delimitata all’interno di una delle solite manifestazioni di magnificenza dei sovrani omerici trasposta su un piano sacrificale. Non solo, proprio a causa dei suoi fondamenti sacrali il bue (e, dunque, per molti aspetti anche l’ecatombe, considerata sempre l’atto sacrificale più completo) è servito non solo a commisurare il valore di ogni singolo bene, ma anche ad indicare la forma sacra “archetipica” che ha orientato per lungo tempo molte misurazioni ponderali. Come è evidente, l’immolazione di “100 buoi” era considerata l’azione sacra “esemplare” del mondo omerico, quella che alimentava anche tutti i riferimenti ponderali ritenuti essenziali per indicare la quantità di beni occorrenti nella registrazione della ricchezza mobile. Bernhard Laum ricordava che “le diverse cifre relative ai buoi offerti in sacrificio ricorrono con molta frequenza nei poemi omerici”, e forse proprio a causa del loro radicamento rituale a poco a poco queste cifre furono considerate veri e propri “numeri sacri”, valori di una realtà spirituale e simbolica rivelantesi su un piano archetipale. L’intera serie di questi numeri assumerà il valore di un’“indicazione esemplare” cui sarà impossibile sottrarsi; questi numeri diventeranno “segni archetipali”, “forme formanti” con una loro fortissima carica simbolica che per molti aspetti continueranno ad avere un ruolo importante persino in molta parte delle successive speculazioni filosofiche. Si tratta di cifre, numeri e segni ordinati sempre, e con una costanza che non lascia spazio ad alcun dubbio, attorno al bue quale animale da sacrificio valutato, proprio come conseguenza inevitabile di questi aspetti rituali e non certo come frutto del puro caso, anche come  fondamentale unità di conto —forse con la sola eccezione del numero 4 del cui utilizzo rituale, d’altronde, si hanno modeste attestazioni che tuttavia sembrano autorevolmente confermate dalla menzione di Il., XXIII, 704-705: “per lo sconfitto come premio pose una donna / esperta in molti lavori, che valeva 4 buoi[1].

[1] Per le modalità valutative delle vittime dei sacrifici cfr. L. Soverini, Qualità e prezzi delle vittime sacrificali, in N. Parise (cur.), Bernhard Laum. Origine della moneta e teoria del sacrificio, cit., pp. 111-119.

* * *

[Il presente studio è il cap. V, pp. 65-74 del libro di Nuccio D’Anna, Le radici sacre della monetazione, Solfanelli Editore, Chieti, 2017. riportato in http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58851

Economia

Il peccatore

di Paolo Cacciari – 10/02/2017

Fonte: Comune info

 

Papa Bergoglio con un discorso pronunciato in Vaticano il 4 febbraio scorso ha compiuto un passo decisivo nella definizione del suo pensiero in materia di economia. L’occasione è stata un’udienza con il movimento dell’Economia di Comunione che si ispira a Chiara Lubich, un’imprenditrice che negli anni ’70 in Brasile dette vita ad esperimenti di imprese organizzate in “cittadelle” industriali che si sono date la regola di ripartire i profitti a beneficio dei dipendenti e di “coloro che sono nel bisogno”. Anche in Italia, a Loppiano in Toscana, esiste un Polo produttivo di imprese che seguono i principi dell’Economia di comunione e una Scuola di Economia civile coordinata dall’economista Luigino Bruni.

La novità del discorso di Bergoglio, rispetto alla stessa enciclica Laudato si’ (Papa Francesco, Laudato si’. Enciclica sulla cura della casa comune, Edizioni San Paolo, 2015, leggi anche Il Cantico che non c’era) e a tutta la Dottrina sociale della Chiesa (Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, 2004), è che questa volta il papa non si è limitato a denunciare i peccati (gli eccessi, gli effetti collaterali indesiderati) dell’economia, ma ha chiamato il peccatore per nome: il capitalismo.

“Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto”.

E ancora:

“Il capitalismo continua a produrre scarti”, cioè poveri, emarginati, esclusi dalla società.

Non mi pare che dalla Chiesa romana sia mai giunta una condanna così esplicita del capitalismo. Vediamo alcuni passaggi dell’impegnativo discorso pubblicato sull’Avvenire di domenica 5 febbraio con il significativo titolo di prima pagina a 4 colonne: “Altra economia, ora”. Gli imprenditori che applicano i principi e le regole dell’“economia di comunione” operano un

“profondo cambiamento del modo di vedere e di vivere l’impresa. L’impresa non solo può non distruggere la comunione tra le persone, ma può edificarla, può promuoverla”.

Foto di Francis Azevedo

Tre i temi scelti: il denaro, la povertà e il futuro.

Sul denaro Bergoglio ricorda il Gesù di Giovanni della cacciata dei mercanti dal tempio e prosegue con un bagno di realismo:

Il denaro è importante, soprattutto quando non c’è e da esso dipende il cibo, la scuola, il futuro dei figli. Ma diventa idolo quando diventa il fine (…) [quando] l’accumulo di denaro per sé diventa il fine del proprio agire”.

La soluzione:

“Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo con altri”.

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Per Bergoglio la lotta alla povertà (“curare, sfamare, istruire i poveri”) ha bisogno di istituzioni pubbliche efficaci fondate sulla solidarietà e il reciproco soccorso. Qui sta “la ragione delle tasse” come forma di solidarietà e la condanna morale all’“elusione e alla evasione fiscale”. Ma attenzione, l’assistenza ai bisognosi non deve servire a nascondere le cause della povertà:

“questo non lo si dirà mai abbastanza – il capitalismo continua a produrre gli scarti che poi vorrebbe curare. Il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere”.

Il ragionamento di Bergoglio riguarda il funzionamento dell’economia in senso generale e ridicolizza i puerili tentativi con cui un certo capitalismo tenta di riparare i danni arrecati alle persone e all’ambiente naturale. Lo scritto è davvero magistrale:

“Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto piantano alberi, per compensare parte del danno arrecato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è ipocrisia!”.

Più avanti precisa:

Il capitalismo conosce la filantropia non la comunione”.

Nuit debout, Parigi 2016. Foto di Francis Azevedo

Leggendo queste parole a me sono venute in mente tanta parte della cooperazione internazionale, la fondazione Bill&Melinda Gates che pretende di insegnare agli africani come vivere, ma anche le illusioni distribuite a piene mani dalle industrie della green economy, dai “fondi di investimento etici”, dei certificati di Responsabilità sociale delle imprese e così via, tentando di umanizzare il capitalismo. Prosegue quindi Bergoglio più chiaro che mai, quasi a voler richiamare i suoi bravi interlocutori imprenditori dell’economia di comunione ad un impegno ancora più profondo:

“Bisogna allora puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Imitare il buon Sammaritano non è sufficiente”.

E ancora:

“Occorre agire soprattutto prima che l’uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture del peccato che producono briganti e vittime”.

Verso la fine torna sul concetto: è necessario

“cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti”.

Infine il tema del futuro; come comportarsi per apportare cambiamenti.

Non occorre essere in molti per cambiare la nostra vita – dice Bergoglio – “Piccoli gruppi” possono funzionare da seme, sale ed enzima per il lievito (leggi anche Ripartire dai piccoli gruppi di don Roberto Sardelli). “Tutte le volte che le persone, i popoli e persino la Chiesa hanno pensato di salvare il mondo crescendo nei numeri, hanno prodotto strutture di potere, dimenticando i poveri”. Dono e amore, reciprocità e condivisione sono le leve del cambiamento. “Il ‘no’ ad un’economia che uccide diventi un ‘sì’ ad un’economia che fa vivere”, conclude.

Per quanti si occupano in vario modo e in varie forme di economia solidale questo discorso del papa appare molto incoraggiante.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=58293

Economia

Confessioni di un sicario dell’economia

Riportiamo un ampio stralcio di un’intervista a John Perkins, autore di “Confessioni di un sicario dell’economia” in occasione della nuova edizione del suo libro. Intervistato da YES magazine, l’ex consulente conferma che le politiche delle multinazionali di saccheggio nei confronti dei paesi del terzo mondo e in via di sviluppo si estendono ormai all’Europa e agli stessi USA. Tasselli di questa politica delle élite, foriera di disuguaglianza e regressione economica, sono le globalizzazione e gli accordi di libero scambio. Accordi già in essere come il NAFTA, sbandierati e combattuti come il TTIP, ma anche quelli in via di applicazione tra il silenzio dei più come il CETA, servono per consegnare alle imprese multinazionali la sovranità sui popoli.

 

Di Sarah van Gelder, 18 marzo 2016

 

Dodici anni fa, John Perkins pubblicò il suo libro Confessioni di un sicario dell’economia, che entrò rapidamente nella lista dei best seller del New York Times. Perkins descriveva la sua attività di persuasore dei capi di Stato perché adottassero politiche economiche che avrebbero impoverito i loro Paesi e compromesso le loro istituzioni democratiche. Queste politiche contribuivano ad arricchire una piccola élite locale mentre riempivano le tasche delle grandi multinazionali statunitensi.

Perkins diceva di essere stato reclutato dalla National Security Agency (NSA), ma di lavorare per una società di consulenza privata. Il suo lavoro di economista poco qualificato ma strapagato, era di produrre rapporti in grado di giustificare i ricchi contratti delle multinazionali USA, sprofondando le Nazioni vulnerabili in voragini di debiti. I Paesi che non cooperavano vedevano minacciata la propria economia. In Cile, per esempio, il Presidente Richard Nixon chiese, come è noto, che la CIA provocasse un “disastro economico” per delegittimare le prospettive del presidente democraticamente eletto Salvador Allende.

Se le pressioni economiche e le minacce non funzionavano, sostiene Perkins, venivano chiamati gli sciacalli per rovesciare o assassinare i capi di stato recalcitranti. In effetti , questo è quanto accadde ad Allende, con l’appoggio della CIA.

Il libro di Perkins è controverso, e alcuni hanno messo in dubbio parte delle sue affermazioni, per esempio il fatto che l’NSA fosse implicata in attività che non fossero la stesura e cancellazione di norme.

Perkins ha recentemente ripubblicato il suo libro con importanti aggiornamenti. La tesi di base del libro è la stessa, ma gli aggiornamenti mostrano che l’approccio degli assassini economici si è evoluto negli ultimi 12 anni. Tra le altre cose, le stesse città USA sono ormai sulla lista delle vittime designate. La combinazione di debito, austerità imposta, carenza di investimenti, privatizzazioni, e l’indebolimento dei governi democraticamente eletti sta ormai avvenendo anche qui (ossia negli USA NdVdE).

Non ho potuto far a meno di pensare a Flint, nel Michigan, che è in gestione di emergenza (“fate presto!” NdVdE) mentre leggevo Le nuove confessioni di un assassino economico.

Ho intervistato Perkins a casa sua, vicino a Seattle. Oltre a essere un assassino economico in riabilitazione, è un nonno e fondatore di “Dream Change and The Pachamama Alliance”, un’organizzazione che lavora per “un mondo che le nuove generazioni vorranno ereditare”.

Sarah van Gelder: Cosa è cambiato nel mondo da quando hai scritto le prime Confessioni di un sicario dell’economia?

John Perkins: La situazione è molto peggiorata negli ultimi 12 anni. Gli assassini economici e gli sciacalli si sono diffusi tremendamente, anche in Europa e negli Stati Uniti.

In passato si concentravano essenzialmente sul cosiddetto Terzo Mondo, o sui paesi in via di sviluppo, ma ormai vanno dappertutto.

E infatti, il cancro dell’impero delle multinazionali ha metastasi in tutta quella che chiamo la moribonda economia fallita globale. Questa economia è basata sulla distruzione di quelle stesse risorse da cui dipende, e sul potere militare. E’ ormai completamente globalizzata, ed è fallimentare.

van Gelder: ma come è successo che siamo passati da essere beneficiari di questa economia assassina, in passato, ad essere ora le sue vittime?

Perkins: è una domanda interessante perché, in passato, questa economia di assassini economici era propagandata per poter rendere l’America più ricca e presumibilmente per arricchire tutti i cittadini, ma nel momento in cui questo processo si è esteso agli Stati Uniti e all’Europa, il risultato è stato una enorme beneficio per i molto ricchi a spese di tutti gli altri.

Su scala globale sappiamo che 62 persone hanno ormai in mano gli stessi mezzi della metà più povera del mondo.

Naturalmente qui in America vediamo come il nostro governo sia paralizzato, semplicemente non funziona. Viene controllato dalle grandi multinazionali. Queste hanno capito che il nuovo obiettivo, la nuova risorsa, sono gli USA e l’Europa, e gli orribili avvenimenti successi in Grecia, e Irlanda e Islanda, stanno ormai avvenendo anche da noi, negli USA.

Assistiamo a questa situazione dove le statistiche ci mostrano una crescita economica, ma allo stesso tempo aumentano i pignoramenti di case e la disoccupazione.

van Gelder: si tratta della stessa dinamica debitoria che porta a amministratori di emergenza, i quali consegnano le redini dell’economia alle multinazionali private? Lo stesso meccanismo che vediamo nei paesi del terzo mondo?

Perkins: Sì. Quando ero un sicario dell’economia, una delle cose che facevamo era concedere enormi prestiti a questi Paesi, ma questi soldi non finivano mai davvero ai Paesi, finivano alle nostre stesse multinazionali che vi costruivano le infrastrutture. E quando i Paesi non riuscivano a ripagare i loro debiti, imponevamo la privatizzazione della gestione dell’acqua, delle fognature e della distribuzione elettrica.

Ormai vediamo succedere la stessa cosa negli Stati Uniti. Flint nel Michigan ne è un ottimo esempio. Non stiamo parlando di un impero degli Stati Uniti, si tratta di un impero delle multinazionali protette e appoggiate dall’esercito USA e dalla CIA. Ma non è un impero degli americani, non aiuta gli americani. Ci sfrutta nella stessa maniera in cui noi abbiamo sfruttato gli altri Paesi del mondo.

van Gelder: Sembra che gli americani inizino a capirlo. Come giudicheresti il pubblico americano, in quanto a essere pronto a fare qualcosa in merito?

Perkins: Viaggiando attraverso gli USA e nel mondo, vedo davvero che la gente si sta svegliando. Stiamo capendo. Capiamo che viviamo in una stazione spaziale molto fragile, non abbiamo alcuna navetta spaziale, e non possiamo andarcene. Dobbiamo risolvere la situazione, dobbiamo prendercene carico, perché stiamo distruggendo la stazione spaziale. Le grandi multinazionali la stanno distruggendo, ma queste vengono gestite da persone, e queste sono vulnerabili. Se ci pensiamo bene, i mercati sono una democrazia, se li usiamo nel modo giusto.

[…]

van Gelder: Vorrei chiederti del TPP, e degli altri accordi commerciali. C’è modo di intervenire su questi in modo che non continuino a incrementare la sfera di influenza delle multinazionali a spese delle democrazie locali?

Perkins: Questi accordi sono devastanti, danno alle multinazionali la sovranità sui governi. E’ ridicolo.

Vediamo i popoli dell’America Centrale terribilmente disperati, cercano di uscire da un sistema marcio, in primo luogo a causa degli accordi commerciali e delle nostre politiche nei confronti dell’America Latina. E naturalmente vediamo queste stesse politiche nel Medio Oriente e in Africa, queste onde migratorie che stanno investendo l’Europa dal Medio Oriente. Questi problemi terribili sono stati creati dall’ingordigia delle multinazionali.

Sono appena stato in America Centrale e quello che da noi viene definito un problema di immigrazione, in realtà è un problema di accordi commerciali.

Non si possono imporre dazi a causa degli accordi commerciali – NAFTA e CAFTA – ma gli USA possono dare aiuti di stato ai loro agricoltori. Gli altri governi non si possono permettere di aiutare i propri agricoltori. Perciò i nostri agricoltori riescono ad avere la meglio sui loro, a questo distrugge le altre economie, e anche altre cose, ed ecco perché si creano problemi di immigrazione.

van Gelder: Ci puoi parlare delle violenze da cui scappa la gente in America Centrale, e come queste siano legate al ruolo che hanno gli USA?

Perkins: Tre o quattro anni fa la CIA ha organizzato un colpo di stato contro il presidente democraticamente eletto dell’Honduras, Zelaya, perché non si è piegato a multinazionali grandi, globali e con legami con gli USA come Dole e Chiquita.

Il presidente voleva alzare il salario minimo a un livello ragionevole, e voleva una riforma agraria che garantisse che queste persone riuscissero a guadagnare dalla loro terra, anziché assistere alle multinazionali che lo facevano.

Le multinazionali non l’hanno potuto tollerare. Non è stato assassinato, ma è stato disarcionato con un colpo di stato, e spedito in un altro Paese, rimpiazzandolo con un dittatore brutale. Oggi l’Honduras è uno dei Paesi più violenti e sanguinari dell’emisfero.

Quello che abbiamo fatto fa paura. E quando una cosa così accade a un presidente, manda un messaggio a tutti gli altri presidenti dell’emisfero, e anzi di tutto il mondo: non intralciate i nostri piani. Non intralciate le multinazionali. O cooperate e vi arricchite, e tutti i vostri amici e le vostre famiglie si arricchiscono, oppure verrette disarcionati o assassinati. Si tratta di un messaggio molto forte.

http://vocidallestero.it/2016/10/06/nuove-confessioni-di-un-assassino-economico-stavolta-vengono-a-prendersi-la-democrazia/