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Incontro con Renato Pestriniero

Una domenica di gennaio 2019, il 27, a Venezia. Fredda, maEsterno casa Pestriniero non troppo. Scendiamo alla stazione di Santa Lucia con tre obiettivi per la mattinata: la consegna del premio Cinquanta e oltre a Renato Pestriniero, quindi un’intervista al decano della fantascienza italiana, e ultima nell’elenco, ma prima nei nostri pensieri, una bella chiacchierata.
Dopo un paio di ponti, qualche sottoportico e non troppi metri ci si presenta di fronte una casa con un numero di tre cifre, una porta verde e due finestre con imposte dello stesso colore. Non abbiamo bisogno di annunciarci, Renato ci aspettava e ci ha già visti.
L’ingresso, i convenevoli d’uso e quindi un graditissimo caffè caldo con tanto di biscotti ad accompagnarlo offertoci da Claudia, la gentile moglie di Renato. Si intende, il caffè è accompagnato anche da un po’ di chiacchiere amichevoli.
Passiamo alla parte ufficiale: la consegna del premio alla carriera della World SF Italia Cinquanta e oltre. Qualche foto, e la stella scelta da Marina viene collocata in bella evidenza insieme a tanti altri riconoscimenti.
Consegna stellaConsegna pergamenaStella al suo posto
Quindi l’intervista. Per la World SF Italia ne aveva già preparata una l’ottimo Filippo Radogna (la trovate cliccando qui). Seria, letteraria, filosofica. Per evitare duplicati, decidiamo di dare alla nostra un taglio diverso.
«Renato, il premio che ti abbiamo consegnato si chiama Cinquanta e oltre. Volevo capire: quanto oltre?» osa Marina.
«Ero militare…»
«Non ti conoscevo ancora,» interviene Claudia.
«Sì… è stato lì che ho cominciato a pensare alla science fiction. La data…»
«Il primo che hai pubblicato è stato quello su Oltre il Cielo?» lo interrompe Luigi. Insomma, oltre è sessant’anni di carriera.
«Sì, ho cominciato su Oltre il Cielo.» Renato si dirige verso la libreria, e tra le centinaia di volumi estrae un raccoglitore dalla copertina scura.
«Tutti i tuoi lavori?» chiede sempre Luigi, sorpreso da un ordine a lui ignoto.
Il tomo parla per Renato. Opera omnia, dichiara all’inizio della prima pagina.
«Ecco il primo… Turno di guardia, 1958. Fu il primo che scrissi ma non il primo pubblicato. Fu incluso in Le ombre di Marte, pubblicato su Oltre il Cielo nel 1959, e fu la base per Dietro le quinte. E dopo scrissi I silenziosi, il primo pubblicato. Sul numero I silenziosi con dedica Pestriniero21 di Oltre il Cielo: sì, il 1958 è stato l’inizio…»
I silenziosi, quello su cui mi hai scritto una dedica tanti anni fa, prima ancora che facessi l’editore… pensa Luigi.
Invece chiede: «Hai tratto ispirazione da quando eri a militare per Turno di guardia? C’entra qualcosa con le guardie che facevi, o è un caso?»
«Sì, c’è qualcosa in Turno di guardia…»
«Ma ti sei tenuto tutto catalogato!» ribadisce Marina ancor più meravigliata di Luigi.
«Anche quelli pubblicati all’estero,» osserva quest’ultimo.
Poi Marina se ne esce con la domanda da un milione di dollari: «Renato, qual è il tuo romanzo più bello?»
«Non posso dirlo…»
«Sono tutti figli tuoi!»
Interviene Luigi: «Quindi non ce n’è uno che ti ha dato più soddisfazione di altri? Come romanzo, o come racconto? O magari un libro di fotografie?»      Perché dovete sapere che il poliedrico Renato Pestriniero è anche autore di libri fotografici dedicati alla sua Venezia.
Renato ci riflette sopra, e Luigi insiste.
«Se tu dovessi salvare uno dei tuoi libri, e gli altri nel Canal Grande…»
«C’è l’acqua alta, devi scappare,» rincara la dose Marina.
«Devo scappare, e faccio in tempo a prenderne uno solo,» incalza implacabile Luigi.
«Guarda… potrei dire questo.» Renato si avvicina alla libreria e afferra un volume da un ripiano: Zenobia città aperta. Ma si vede che sono tutti figli suoi: «E poi questo.» Itinerario alla ricerca della verità.
«Quindi questi due, se tu proprio dovessi essere costretto. Mentre il più conosciuto forse è Una notte di 21 ore…»
«Il più conosciuto,» conferma Renato, «però attraverso il film.» Terrore nello spazio, di Mario Bava, per chi non lo ricorda. «Anche se io lo avevo fatto in maniera diversa…»
Siamo in un ambiente le cui pareti sono Quadro grigio_ritagliato.jpg colme, oltre che di libri, anche di quadri, così la domanda ci sorge spontanea.
«Tu, oltre che scrittore, sei anche pittore.»
«Sì.»
«Quelli son tuoi?» Indicando i quadri sopra la mensola su cui ormai fa bella mostra di sé la stella del premio Cinquanta e oltre.
«Sì, tutti.»
«Anche di là?»
Quadro con artello_ritagliato.jpgLuigi si dirige insieme a Renato verso il salotto in cui prima aveva sorseggiato il caffè, mentre Marina continua a chiacchierare con Claudia nello studio. Una parete colma di quadri, una con un’altra libreria e altri quadri, la terza con una libreria… e sull’ultima, accanto alla porta che stiamo attraversando, ancora quadri e libri.
«Da qui in su. Quelli sotto no.»
Dipinti a tema fantascientifico, e no. Ce ne facciamo “raccontare” qualcuno, ma lasciamo che siano loro a parlare.
Luigi rientra nello studio, e mentre scatta le foto di altri quadri appoggia la videocamera, abbandonandola a riprendere la mensola con i volumi a fumetti di Jeff Hawke. Quindi torna alla videocamera e, ripensando alla chiacchierata informale di poco prima:
«Dicevi che tra le altre cose sei un appassionato di gatti?»
«Di gatti, sì.»
«Come me! Come me!» si entusiasma Marina.
«I gatti mi hanno sempre sorpreso, perché hanno una caratteristica: assomigliano all’uomo. Perché si scelgono lo spazio, la compagnia… e poi si difendono con una zampata quando c’è qualcosa che non è di loro gradimento. Ecco… allora li considero un po’ come l’uomo.»
«Ne hai avuti parecchi in passato?»
«Sì… e poi ho avuto un cane. Ma i cani hanno un carattere troppo remissivo. Ogni giorno andavo fuori, e lo accompagnavo in giro per il lido… fino a che poi se n’è andato anche lui.» Con un po’ di tristezza.
«La pensate uguale. Io invece preferisco i cani,» fa Luigi, rinfocolando l’annosa diatriba tra le due tifoserie.
Dopo un intermezzo a base di altre ciacole su pregi e difetti degli amici a quattro zampe, torniamo al Pestriniero scrittore.
«Tu hai anche pubblicato all’estero.» Un’affermazione, non una domanda.
«Sì. Francia, Stati Uniti, paesi dell’Est…»
«Pensa che c’è chi mi ha scritto dalla Francia per chiedere tuoi libri in italiano… hai dei fan anche là.» La voce del vecchio editore che è in Luigi si fa sentire, e Renato sorride.
Non vogliamo che l’intervista vada troppo per le lunghe, dopotutto mezzogiorno è passato da un pezzo, ed eccoci così all’ultima domanda.
«C’è qualcosa che vuoi dire in particolare, qualcosa che vuoi aggiungere?»
Ci pensa un attimo soltanto. «Mah… una cosa particolare è questa: io non considero la fantascienza come veniva perlopiù considerata un tempo…»
Claudia gli dà man forte. «L’hanno rivalutata, non è più con i mostricini verdi di una volta. Adesso è più dal lato sociale, psicologico…»
«La fantascienza è dell’uomo,» riprende Renato. «È l’uomo che deve “creare la fantascienza”, non ricevere chissà quali doni dallo spazio. Alieni che ci vengono a trovare dai remoti angoli dell’universo, noi che li combattiamo… la fantascienza non è questo. Una ricerca interiore dell’uomo, ma anche un’anticipazione del futuro.»
«Per esempio, la spazzatura spaziale…» interviene Claudia. «Renato aveva già scritto come andarla a recuperare, chi mandare… Perciò è sempre un anticipare i tempi.»
«Biosensori, nanotecnologie, o anche solo gli apparecchi che stai portando tu adesso. Creati dall’uomo, per l’uomo. Questa è fantascienza,» conclude Renato.
Su questa frase, vi salutiamo. Come pochi minuti dopo abbiamo salutato lui, rituffandoci tra le spire della folla e di una fredda giornata veneziana.

Arese, 31 gennaio 2019

© 2019 Marina Perrotta e Luigi Petruzzelli

Foto di Marina Perrotta e Luigi Petruzzelli – Tutti i diritti riservati

L’articolo Visita a Renato Pestriniero proviene da Associazione World SF Italia.

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Renato Pestriniero

Esce lunedì e va in spedizione da martedì

RENATO PESTRINIERO

C’ERA UNA VOLTA IL FUTURO

 

Non lo avete ancora ordinato? Potete rimediare subito, magari abbinandolo a El Borak per riceverli entrambi. E se non conoscete uno dei più importanti scrittori italiani del fantastico di sempre, ricordate che sono ancora disponibili i suoi altri capolavori…

 

Biblioteca di Nova SF* Vol. 47 – BIB 047

Renato Pestriniero

C’ERA UNA VOLTA IL FUTURO

Copertina e illustrazioni di Renato Pestriniero

Rilegato

Un volume di 400 pagine

Prezzo Eur 35,00

 

Ancora disponibile

Biblioteca di Nova Sf* n. 22 – BIB 022

Renato Pestriniero

C’ERA UNA VOLTA LA LUNA

Rilegato

Prezzo Eur 30,00

I primi anni della straordinaria carriera di Pestriniero, legati alle prime imprese spaziali delle quali il volume contiene una preziosa testimonianza unica al mondo, con le tavole relative alle prime pagine dei giornali dell’epoca che rendono questa antologia preziosa e indispensabile.

 

E non dimenticate i romanzi di questo grandissimo scrittore

 

Narratori Europei di Science Fiction vol. 15 – NAR 015

Renato Pestriniero

SETTANTACINQUE LONG TONS

Rilegato

prezzo Eur 20,00

Costretti a vivere nello spazio per recuperare satelliti perduti e altri relitti in orbita intorno alla Terra, uomini condannati tentano l’ultima ribellione.

 

Narratori Europei di Science Fiction vol. 20 – NAR 020

Renato Pestriniero

RESURREZIONE

Rilegato

Prezzo Eur 20,00

Considerato dalla critica e dal pubblico il capolavoro del grande scrittore veneziano, ci trasporta in un lontano futuro dove grandi stazioni spaziali modellate secondo i capricci dei loro padroni orbitano ai confini del sistema solare in una lenta consunzione della razza umana.

 

NAR 036 – Narratori Europei di Science Fiction vol. 36

Renato Pestriniero

LE TORRI DELL’EDEN

Rilegato

Prezzo Eur 27,00

Da tempi immemorabili la Torre domina la città, regolando la vita dei suoi abitanti, mentre intorno si stendono terre desolate, brughiere infestate da esseri mostruosi… chi avrà il coraggio di sfidare un sistema apparentemente eterno?

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fantascienza

Cittadino della galassia

Articolo di Tea C.BlancCon questo primo romanzo si apre una rassegna che illustrerà la mitica collana letterariaCosmo Serie Oro, Classici della Narrativa di fantascienza dell’Editrice Nord. Casa editrice fondata nel 1970, l’Editrice Nord fin da subito si aprirà alla letteratura fantascientifica inaugurandoCosmo Oro e un’altra collana, denominata Cosmo Argento, aggiudicandosi il merito di avere portato la fantascienza nelle librerie, fino ad allora monopolio esclusivo delle edicole (Fanucci editore verrà fondata l’anno successivo).

Cosmo Oro sarà pubblicata dal 1970 al 2003 per un totale di ben 202 volumi. Tipica la sua veste editoriale costituita da un cartonato con sovraccoperta color dell’oro e una tavola a colori che campeggia alla coperta anteriore.

Cittadino della GalassiaR.A. Heinlein: Cittadino della galassia (Nord). Collana “Cosmo Oro”

Robert HeinleinRobert A. Heinlein

Il primo volume della collana è un romanzo dello scrittore statunitense Robert Anson Heinlein(1907-1988), Cittadino della galassia, in lingua originale Citizen Of The Galaxy, del 1957.
Fu pubblicato a puntate sulla rivista Astounding Science Fiction tra il settembre e il dicembre 1957, e sempre nello stesso anno come romanzo a corpo unico nella collana per adolescentiHeinlein juveniles dell’editore newyorkese Charles Scribner’s Sons.

In Italia la prima edizione uscì nella collana I Romanzi del Cosmo dell’editore Ponzoni nel 1964, e poi ancora nel 1967 nella collana Cosmo, I capolavori della Fantascienza, sempre di Ponzoni. Le ulteriori tre edizioni saranno quella di Nord in Cosmo Oro, con traduzione di Giancarlo Cella e una presentazione di Riccardo Valla (che verrà ripubblicata nel 1993 in Tascabili Fantascienza), una del 1970 per Euroclub in Grandi Scrittori di fantascienza, e l’ultima del 2005 curata dall’editore Mondadori nella collana Urania Collezione.

s-l1600Edizione di Ponzoni, 1964

Robert Heinlein è stato uno scrittore complesso, non solo dal punto di vista letterario, ma anche per le sue esperienze di vita, molteplici e apparentemente non collegate.  Di lui si è detto parecchio e non sempre in modo positivo, lo si è accusato di contraddizione, spesso i suoi romanzi hanno sollevato polemiche per l’aperta rottura con le convenzioni sociali. Del resto fu uomo di rottura, sia in letteratura che nella vita privata.  Ha scardinato gli stilemi della letteratura fantascientifica che fino ad allora era relegata a pulp, letteratura popolare, e ha introdotto per la prima volta tutti i grandi motivi fantascientifici che saranno poi ripresi dai grandi autori di Sf del Novecento. Leggerlo oggi non sembra così innovativo, infatti, ma all’epoca le sue storie erano di una novità assoluta e sorprendente, e raccontate in termini mai indagati. È anche l’unico scrittore ad aver vinto 7 Premi Hugo, l’ambito premio annuale che viene dato durante il World Science and Fiction Convention, dei quali quattro gli furono assegnati in vita e tre come Retro Hugo nel 2001 per opere che erano state pubblicate nel 1950.

heinlein - ponzoni 1967Edizione Ponzoni, 1967

Le sue tematiche sono sociali, sia in senso collettivo che individuale, toccando la religione, l’individualismo, il libertarismo, l’amore, il sesso, la differenza tra pubblico e privato, le relazioni sociali possibili o ipotetiche e non osservate dalla maggioranza della collettività, la privacy.

Sono politiche attraverso una sperimentazione letteraria di nuovi ordini costituiti, ma dove spesso il principio anarchico resta a denunciare l’irrigidimento possibile e negazionista della libertà che consegue a una forma costituita (sto pensando a La luna è una severa maestra). Nella vita aveva contribuito al movimento socialista di Upton Beall Sinclair, attivista e famoso autore di romanzi che denunciavano gli aspetti negativi della società statunitense.
Sono militari (aveva servito nella Marina militare statunitense).
Sono scientifiche, nel senso che il suo retroterra culturale gli permise costruzioni narrative poggiate su elementi che traggono dalla scienza e vengono ampliate in possibili, futuristiche o semplicemente fantastiche architetture, quando non in tecnologie spaziali avveniristiche.
Non esita ad affrontare tematiche culturali e dimostra grande sensibilità nel comprendere ilpubblico adolescenziale durante il periodo in cui scrive romanzi per ragazzi, conquistandosi allo stesso tempo un pubblico anche adulto perché i temi che sostengono le opere di quel periodo sono spesso adulti, pur essendo indirizzate a giovani, dimostrando così intelligenza e rispetto verso cervelli certo inesperti, ma non per questo stupidi, anzi, stimolandone curiosità e interesse. Una curiosità clandestina dettata da una sorta di senso di colpa derivato dalla convinzione imperante che la fantascienza fosse robaccia. Questi giovani sarebbero poi stati gli adulti che avrebbero letto l’Heinlein del terzo periodo, quello della speculative fiction di cui accennerò fra dopo.

s-l1600 (1)Edizione Euroclub 1979

Le sue storie sono avventurose, dinamiche, intriganti, semplici, accuratamente costruite e realistiche, dettagliate al punto da essere convinti che l’Autore stia descrivendo una propria esperienza realmente vissuta. Sono storie positive nel senso che uno stato sociale infimo, per esempio, non equivale a un handicap irreversibile da cui l’individuo non potrà mai sottrarsi, ma spesso costituisce addirittura il trampolino di partenza per un esito felice e di successo. Tant’è che spesso, nelle sue trame, il più misero, quello su cui non scommetterebbe nessuno, diventerà l’eroe.
Storie piene di azione, in un certo senso molto “maschili”: le donne di Heinlein, pur rivestendo un ruolo chiave e spesso paritario rispetto ai personaggi maschili, non sono mai la chiave di volta ma piuttosto lo strumento o uno degli strumenti del protagonista per raggiungere l’obiettivo. Il ruolo dell’eroe è sempre il maschio. Un maschio incorruttibile che salva, in un mondo dove il confine tra Bene e Male è netto, dove non esistono ombre che possano offuscarlo.
Sarebbe necessario, però, un discorso più approfondito sull’evoluzione avvenuta nella terza produzione di Heinlein che va all’incirca dalla pubblicazione di Straniero in terra straniera(Stranger in a Strang Land) del 1961, in cui l’Autore entra in un territorio narrativo che definiràspeculative fiction, dove i rapporti tra le idee, le competenze scientifiche volte a “indovinare” il futuro tecnologico, una lettura eclettica della tradizione letteraria del passato, il personale intendimento a considerare la fantascienza come la forma narrativa più importante per preparare il pubblico al futuro, produrranno lavori più sofisticati e di terreno meno facile a giudizi sommari.

s-l1600 (2)Edizione Nord, Tascabili Fantascienza

Per farla breve (dovevo parlare di Cittadino della galassia, ma ci arrivo), le maggiori accuse collezionate da Heinlein sono: militarismo, razzismo, pornografia, offesa alla religione, contraddizione politica, pregiudizi nei confronti delle opinioni altrui, reazionario ma anche anarchico.

Giusto per fare un esempio circa l’accusa di razzismo, in Stella doppia, un romanzo in cui vengono descritte dinamiche politiche e doppi giochi, il protagonista che sta parlando per bocca di chi dovrebbe parlare ma non può, afferma: “Il mio oppositore vorrebbe farvi credere che il motto del cosiddetto Partito dell’umanità, Governo sugli esseri umani, a opera di esseri umani, a favore degli esseri umani, non sia altro che la

versione aggiornata delle immortali parole di Abramo Lincoln. Ma se la voce è quella di Lincoln, la mano nascosta dietro la schiena appartiene al Ku Klux Klan. Il vero significato del suo motto, in apparenza innocente, è: Governo su tutte le razze, ovunque, a opera esclusiva degli esseri umani, e a beneficio e profitto di pochi privilegiati.”.
Poco dopo, il protagonista aggiunge: “Io non sono affatto un pacifista. Il pacifismo è una dottrina troppo comoda e sfuggente, in nome della quale un uomo accetta i benefici del gruppo sociale senza volerli pagare, e in più esige che gli venga detto Bravo! per la sua disonestà.”.

Ancora, ormai alla fine del romanzo, stilizza ancora di più: “Non si

può liberare uno schiavo se non è lui stesso a liberarsi, né si può

rendere schiavo un uomo libero; il massimo che si può fare è

ucciderlo..

Mi sembra una tesi un po’ scomoda il presunto razzismo di Heinlein per un pensiero così articolato.

Io credo che il pellegrinaggio evolutivo di un individuo porti a inevitabili cambiamenti, la stessa complessa vita di Heinlein non può non avere suscitato cambi di percezione. Un individuo mantiene il ricordo dell’esperienza passata e, negli auspicabili salti evolutivi della sua vita, ne tiene conto per dare luogo a una percezione diversa che non è più il passato e la somma delle sue esperienze, anche se ne è stata generata. Saper coagulare passato e il futuro a cui si tende dà luogo al nuovo presente, il “nuovo” autore racconta allora la “nuova” percezione acquisita o che sta acquisendo, e questo potrebbe apparire in parziale contraddizione con quanto sancito dal passato. Non dimentichiamo poi che un Autore, sebbene pervada le sue storie del proprio spirito, passa attraverso un’oggettivazione narrativa in cui può scrivere quello che non pensa, o può anche risultare sorprendente per scuotere il pubblico e creare una discussione. Può mettere in tavola tutto e il contrario di tutto, descrivere gli antipodi e fonderli, propugnare attraverso i suoi personaggi idee in cui non crede per poter arrivare a conclusioni di denuncia. Ma queste sembrano scusanti e chiudo qui.
Su tutto questo un’ultima considerazione che raccoglie un po’ tutto quanto: Heinlein, nel suo spirito critico individualista e antitotalitario, tende a credere nell’essere umano come a un’entità di fondo buona, mette in guardia invece nei confronti della macchina sociale che potrebbe costituire una minaccia per la libertà dell’individuo. Inoltre la sua, senza nulla togliere all’universalità delle sue parole, è una letteratura d’oltreoceano, nel particolare proviene da un autore immerso nella società statunitense, con tutti gli aspetti e i problemi che ne derivano.

Insomma, Heinlein è un autore che può non piacere o non essere tra i propri autori preferiti, ma non si può non leggerlo per il semplice motivo che è uno dei pilastri da cui si svilupperà tutto. Compresi i triti cliché di molta produzione fantascientifica che venne dopo, quando altri attinsero al suo prolifico e innovativo immaginario, ma spesso senza fantasia propria dando luogo a modelli, pattern, ripetuti e scontati.

uc27Edizione Mondadori, Urania collezione (2005)

Ma veniamo al nucleo di quello che avrebbe dovuto essere l’argomento del testo presente. In cui invece ho inserito una sommaria presentazione dell’Autore per capire come un romanzo per ragazzi possa costituire il primo obiettivo di una collana ambiziosa come Cosmo oro.
Cittadino della galassia appartiene, infatti, alla produzione letteraria di Heinlein che viene considerata fiction per adolescenti, e che va da poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale fino al 1961.

Il protagonista è un ragazzino, Thorby. È questa la principale attrattiva per un pubblico giovane, e come tale in grado di immedesimarsi nelle sue avventure mirabolanti, ma dove mondi diversi sanno agganciare anche l’attenzione di un pubblico adulto attraverso le tematiche care a Heinlein.

In un solo romanzo il lettore tocca infatti più realtà all’interno di una sterminata dimensione fisica di tremila anni luce, che si riveleranno realtà fondamentali per capire che cosa è la libera federazione di mondi chiamata Egemonia terrestre (una federazione a cui fa capo la Terra).

Thorby, un ragazzino di razza umana, in una sorta di cammino iniziatico con se stesso e con le varie realtà in cui si trova immerso, attraverserà quattro fasi per arrivare a scoprire chi è. Il suo inizio non è dei più promettenti. La scena si apre su un mercato di schiavi che si tiene a Jubbul, capitale del pianeta Jubbulpore. Questo pianeta non fa parte dell’Egemonia terrestre, presentata con qualità positive, ma rientra nel sistema dei Nove Mondi dove è permessa la schiavitù. Lì viene messo in vendita e comprato con qualche difficoltà da un misterioso mendicante che sembra conoscere molto bene gli usi del posto. Non descrivo il resto delle esperienze del bambino per rispetto ai lettori che ancora non hanno letto il romanzo.
Stupisce l’omogeneità con cui l’Autore abbia saputo portare in territori molteplici il lettore senza creare disorientamento o l’impressione di un amalgama discontinuo di storie a sé. Ogni volta che il cammino del ragazzino (che intanto cresce) registra un cambiamento nella sua vita, attorno a lui vortica una collettività diversa con tradizioni e regole proprie che lo portano a vedere le sue esperienze passate con un occhio più profondo, a cominciare dalla stessa schiavitù a cui si era trovato sottoposto. Schiavitù che può assumere fisionomie diverse e più sottili, nascoste o fintamente liberali per non apparire quello che è, mettendo in risalto il tema portante: la libertà.
Proprio questa apparente discontinuità di situazioni dà luogo a un mosaico che spiega di per sé, senza l’intervento dell’Autore, il complesso quadro generale. E questa assenza di intervento, come sa chiunque scriva, è un elogio alla penna di Heinlein.

Se è vero che la tendenza odierna sia quella di saghe alluvionali dove viene descritta anche la quantità di capelli del protagonista e comprimari, Cittadino della galassia avrebbe potuto benissimo essere nel novero con almeno quattro volumi, ma per nostra fortuna è stato scritto nel 1957 e gode, grazie alla sua sinteticità, di quell’alone connivente tra autore e lettore in cui il lettore è spinto a immaginare quello che l’autore ha taciuto, creando così una storia che vive ancora, e in cui le innumerevoli implicazioni e gli spunti sociali e di denuncia sono perfettamente compatibili ancora oggi. La metafora di Jubbulpore e gli altri mondi non ha perso smalto.

Robert A. Heinlein, Isaac Asimov , Lyon Sprague de Camp 1975Robert A. Heinlein, Isaac Asimov e Lyon Sprague de Camp in un foto del 1975

Tea C.Blanc

Titolo: Cittadino della Galassia | Autore: Robert A.Heinlein | Edizione: Cosmo Oro | Editore: Nord | Volume: 1 | Traduzione di Giancarlo Cella | Direttore responsabile: Gianfranco Viviani | Prezzo di copertina: 2.000 lire | RILEGATURA: Cartonato, Sovracoperta   DIMENSIONI (MM): 195×124 | Pagine: 294 | Introduzione di Riccardo Valla

fantascienza, Letteratura

Regno a venire

Visto che in diverse occasioni ci siamo occupati di Cybercultura, vi proponiamo un nostro libro:

Shopping nel paese di distopia

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Tesi di laurea in letteratura inglese condotta sull’originale del libro di J.Ballard “Kingdom come” ed.It. “Regno a venire”
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Ovviamente sono entrambi in italiano
fantascienza

La nube purpurea

M. P. Shiel, "La nube purpurea"

M. P. Shiel, “La nube purpurea”, Urania Collezione n. 192, gennaio 2019

A gennaio 2019 esce in Urania Collezione n. 192 la nuova traduzione di un grande classico della fantascienza, “La Nube Purpurea” di Matthew Phipps Shiel. Abbiamo incontrato Davide De Boni, che ha curato questa versione del testo.

 

Ciao Davide, innanzitutto una domanda introduttiva: perché tradurre di nuovo “La nube purpurea”? E come ti sei confrontato con la precedente traduzione di J. Rodolfo Wilcock?
Ciao, Redazione. L’esigenza di proporre una nuova traduzione è nata dal fatto che la versione di Wilcock risale al 1967, e da allora non ha subito alcun aggiornamento: di qui la necessità di “svecchiarla” per renderla più compatibile con i lettori d’oggi. Oltretutto, trattandosi di una traduzione d’autore, Wilcock si era concesso alcune libertà stilistiche, che in parte si discostavano dal testo originale di Shiel. Con questa nuova traduzione, perciò, ho cercato di riavvicinarmi allo stile originario del romanzo, recuperandone la suggestività e le atmosfere più autentiche. Chi ha letto la traduzione precedente scoprirà per la prima volta anche alcuni brani che erano stati omessi nelle edizioni passate.

Il romanzo di Matthew Phipps Shiel risale all’inizio del secolo scorso (1901). Ha ancora qualcosa da dire al pubblico del XXI secolo?
Assolutamente sì: a dispetto della veneranda età, questo romanzo è straordinariamente attuale, sia per i temi che per le modalità con cui li affronta. Shiel ci accompagna in un viaggio nei meandri dell’animo umano, esplorando il peso della solitudine, i mali di una società votata al consumo e all’indifferenza, l’incapacità dell’uomo di imparare dai propri errori, ma anche la bellezza e l’ingenuità che si celano in ciascuno di noi, l’ambizione che nonostante tutto ci guida, e il destino comune che lega ogni individuo in questo mondo e livella qualsiasi disuguaglianza. In questo senso, cento e passa anni sulle spalle non impediscono a La nube purpurea di avere ancora molto da insegnarci

http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2018/12/20/urania-collezione-192-matthew-phipps-shiel-la-nube-purpurea/

fantascienza

In ricordo di Giuseppe Lippi

Giuseppe Lippi (Stella Cilento, 3 luglio 1953 – Pavia, 15 dicembre 2018), curatore di Urania dal 1990 al 2018.

 

Ci ha lasciati la scorsa notte Giuseppe Lippi, nostro storico curatore fin dal 1990. 65 anni di età, di cui 28 dedicati anima e corpo a Urania.

Giuseppe era una persona poliedrica, oltre che redattore è stato autore, giornalista, saggista e traduttore. Andava particolarmente fiero di aver realizzato l’edizione di tutti i racconti di H. P. Lovecraft, usciti in quattro volumi tra il 1989 e il 1992 sugli Oscar Mondadori.

Ha collaborato anche con la rivista Robot dell’editrice Armenia, con Mursia, Arnoldo Mondadori Editore, Delos Books, Bonelli e molti altri.

Giuseppe ha fatto moltissimo per la fantascienza italiana, per esempio sostenendo e facendo crescere il Premio Urania, introdotto un anno prima del suo sbarco sul pianeta omonimo.

La malattia lo accompagnava ormai da vari anni ed era in ospedale da un paio di settimane.

Come scrisse Giuseppe stesso su Urania Millemondi n. 3 (ne L’uomo senza qualità): «L’esistenza è un affar pieno di senza, / Di rinunce, d’affanno e d’astinenza, / Ma io dico al lettor che ha sapienza / Quest’adagio ripeti: Pazienza e Fantascienza

Addio, Giuseppe, e grazie di tutto. A rivederci su un altro pianeta, su un altro piano di esistenza o, come sempre, nei nostri sogni che ci portano oltre il tempo e lo spazio, nel regno della Fanta(scienza)sia.

 

Il ricordo di Franco Forte

«Ho incontrato Giuseppe diverse volte nella mia vita. La prima è stata più di trent’anni fa, in un ospedale, quando io portavo mio fratello per delle cure per una malattia che lo aveva colpito, e lui era uno degli altri pazienti, affetto dallo stesso male di mio fratello. In quelle occasioni si parlava poco, i pensieri erano tutti per il travaglio che stavamo vivendo. Mio fratello non ce l’ha fatta, mentre Giuseppe sì, per fortuna. La seconda volta in cui ho allacciato relazioni profonde con Giuseppe è stato quando, verso la metà degli anni ’90, mi ha chiesto di scrivere degli articoli da mettere in appendice a Urania (curavo una rubrica chiamata “Cyberscopio”), di preparare le introduzioni a diversi libri e persino curare con lui una antologia tutta italiana, un Millemondi che uscì con il titolo Strani giorni. E infine, la terza tappa di questi incroci è avvenuta quando, nel 2011, sono diventato editor di Urania, di cui lui era curatore. Un’avventura intensa e piena di alti e bassi (Giuseppe non era certo una persona facile con cui rapportarsi, in certe situazioni professionali), che però mi ha insegnato molto. Immagino che ci sarà una quarta tappa, un incontro da qualche parte quando anche per me arriverà il momento di dire stop. Dove e quando non lo so, ma mi auguro di ritrovare un po’ di serenità nello sguardo di Giuseppe. E nel mio.»

 

Se volete, lasciate anche voi il vostro ricordo di Giuseppe Lippi nei commenti.
Il funerale si terrà a Pavia lunedì 17 dicembre alle ore 15.

http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2018/12/15/in-ricordo-di-giuseppe-lippi/

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Urania rivista

Donald Wandrei, “I giganti di pietra”, Urania Collezione n. 190, novembre 2018

Donald Wandrei, I giganti di pietra

Donald Wandrei, I giganti di pietra, Urania Collezione n. 190,
novembre 2018

Visti dallo spazio i Megaliti di Stonehenge in Inghilterra e i Moai dell’Isola di Pasqua non sono poi così lontani. È quello che scopre a proprie spese Carter E. Graham, curatore museale e protagonista de “I giganti di pietra” di Donald Wandrei.

 

Un manufatto maledetto costringe Carter ad abbandonare la propria vita di studioso, trascinandolo in un’avventura degna di Indiana Jones, in cui non esiste soluzione di continuità tra archeologia e orrore. Il romanzo deve molto ai Miti di Cthulhu di Lovecraft. Il posto dei Grandi Antichi in questo caso è affidato ai Titani, alieni che dominavano il pianeta in tempi remoti, e che ora minacciano di tornare sulla Terra per giudicarla e distruggerla.
Un classico che segna una pietra miliare nel proficuo connubio fra la narrativa fantascientifica e il romanzo gotico.

 

Una curiosità. La prima stesura del libro, con il titolo “Dead Titans, Waken!”, fu scritta nel 1932 e rifiutata da tre diversi editori. Ci vollero quindici anni, un pesante lavoro di editing e la fondazione di una casa editrice da parte dell’autore, la Arkham House, perché finalmente l’opera fosse stampata con un nuovo titolo, “The Web of Easter Island” (1948). In traduzione italiana, comparve nel 1956 su Urania n. 120 e nella collana Classici Fantascienza n. 14 di Mondadori, nella nuova traduzione di Andreina Negretti nel 1978. A quarant’anni da questa data, proprio come il manufatto riesumato da Carter E. Graham, il romanzo torna a vedere la luce delle edicole italiane ai primi giorni di novembre.

da pinterest

 

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Coyote

Uno dei problemi principali dei regimi totalitari, che impongono la stessa ideologia a tutti i loro cittadini, sono quelli che la pensano in modo diverso. Ribelli, anarchici, buonisti, attivisti vari, e pure quelli troppo fanatici dall’altra parte. Nella storia è stato risolto spesso facendoli sparire, o mandandoli in esilio. In futuro potrebbe esserci una soluzione migliore: lasciarli fuggire, o scaricarli direttamente, su un altro pianeta.

Coyote è un pianeta colonizzato da ribelli fuggitivi da un regime oppressivo. È abitato da ogni genere di attivisti politici, ed è diventato anche un luogo nel quale smaltire i terrestri indesiderati. La storia della sua colonizzazione e poi del suo successo è raccontata in tre romanzi di Allen M. Steele, tutti usciti su UraniaCoyoteCoyote Rising e Coyote Estrema Frontiera e molto apprezzati dai lettori della collana da edicola di Mondadori.

Ma la serie non si ferma qui. Steele ha scritto diversi altri romanzi basati sul pianeta Coyote, tra i quali c’è anche il romanzo breve The River Horses, uscito nel 2007 e collocato cronologicamente tra Coyote Rising e Coyote Estrema Frontiera, anche se vive benissimo anche a se stante, senza necessità di aver letto il resto del ciclo. The River Horses esce oggi in italiano col titolo I fiumi di Coyote nella collana Biblioteca di un sole lontano curata da Sandro Pergameno, con copertina di Tiziano Cremonini e nella traduzione di Lamberto Lolli. Dategli una possibilità, potrebbe nascere una nuova passione (con moderazione però, che poi mandano su Coyote anche voi).

NOVITÀ – FANTASCIENZA

Allen M. Steele
I FIUMI DI COYOTE

Un romanzo breve del popolare ciclo del pianeta Coyote

Biblioteca di un sole lontano n. 46

Titolo originale: The River Horses

Traduzione: Lamberto Lolli

Copertina: Tiziano Cremonini

Genere: Fantascienza

ISBN: 9788825407136

Versioni per Kindle e formato epub per tutti i reader e le app per tablet e smartphone

ROMANZO BREVE – PAGG. 88 – EURO 2,99

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Il telepate

Gerald Howson ascolta per caso la conversazione tra due piccoli gangster e si accorge di aver “capito” molto di più di quello che i due hanno detto a parole. Visioni improvvise, misteriosi avvertimenti, esperienze condivise lo avviano per una strada pericolosa ma ricca di scoperte, perché adesso Howson sa che può leggere nel pensiero. Sotto la guida di altri telepati impara a servirsi delle sue facoltà per curare la mente altrui, ma ben presto scopre che il proprio equilibrio è sul punto di crollare. Per sfuggire all’invadenza di migliaia di coscienze, Howson è tentato di nascondersi nei sogni spettacolari che solo il cervello di un uomo dotato dei suoi poteri è in grado di creare, anche a rischio di perdere ogni contatto con la realtà. Finalista al premio Hugo 1965, Il telepate è sempre un classico della fantascienza inglese.

Grazie ad Amazon potete trovare i “vecchi” Urania anche nella edizione per Kindle e con la indicazione del traduttore (qui Ugo Malaguti)

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Non importa

Giorgio Cicogna è stato uno dei precursori della fantascienza italiana, importante soprattutto in quanto una figura quasi unica di scienziato-scrittore. Sebbene gli si debba una sola opera, una raccolta di racconti, il suo nome è stato regolarmente citato in tutte le storie della fantascienza nel nostro Paese. Molto probabilmente nella maggior parte dei casi si è trattato di citazioni di seconda mano, cioè riprese dalle trattazioni precedenti, perché la sua opera è stata per lunghi anni indisponibile e le poche copie sopravvissute del suo libro in mano a collezionisti. Solo nel 2012 il suo testo è stato ripubblicato permettendone così la conoscenza diretta.
Nato a Venezia da famiglia nobile (fra i suoi antenati pure un doge) intraprese la carriera militare dopo aver frequentato l’Accademia Navale di Livorno, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come comandante di un sommergibile e si congedò nel 1929, occupandosi come addetto alla propaganda di un’industria ma dedicando tempo sia alla scrittura che all’attività di scienziato. In questo campo aveva già inventato l’idrofono, uno scandaglio acustico per rilevare la presenza di sottomarini, mentre nel 1931 vinse un premio del C.N.R per l’invenzione di un segnalatore di rotta che premetteva alle navi di annunciare reciprocamente la loro presenza nella nebbia (che fu lodato anche da Marconi). Stava lavorando a Torino alla messa a punto di un motore a reazione quando un’esplosione dello stesso mise fine alla sua esistenza, a poco più di 33 anni.

Le sue uniche opere pubblicate, entrambe nel 1931 ed entrambe per la casa editrice L’Eroica, furono una raccolta poetica e una antologia di racconti, che ebbero molto successo e il plauso di personalità quali Elsa Morante. Se anche nelle poesie dei Canti per i nostri giorni possiamo ritrovare il tentativo di coniugare due mondi apparentemente distanti, quello della letteratura e quello della scienza (indicative liriche quali “Inno alla matematica”, la leopardiana “Alla natura” o “Lo stelo d’oro” indirizzata agli uomini del futuro) è nei racconti de I ciechi e le stelle che questo rapporto viene meglio analizzato.

ciechi-stelleIl tratto comune dei racconti è l’aspirazione, derivata dalla sua formazione tipicamente positivista e forse anche al coevo movimento del Futurismo, da parte dell’uomo a superare i limiti della natura salvo poi arrendersi alla consapevolezza che l’universo è molto più grande e misterioso. E tuttavia l’uomo non deve arrendersi, deve andare avanti anche con la forza della fantasia. Così non importa se Alvise il protagonista di “L’uomo, la donna e i bambini”, vede il suo esperimento di vita artificiale distrutto dai figli che scambiano quella specie di medusa per un rospo; non importa se Cubra di “Beffa del cielo”, inventore di un telescopio potentissimo, viene deriso dagli incompetenti; non importa se il Màtter di “Asse del Mondo” che ha trovato il modo di raddrizzare l’asse terrestre venga prima osannato e poi dimenticato. Come dice di “Quen-lì” del racconto omonimo, ultimo discendente di una razza cinesa che decide di andare in catalessi e risvegliarsi fra trecento anni: Forse allora potrà trovare l’evoluzione degli uomini più avanzata, potrà trovare un ambiente che gli permetta di vivere senza soffrire. Bisogna andare avanti mantenendo la speranza. In altri racconti Cicogna ci narra di un abitante di Saturno che giunge sulla Terra e con la forza del suo magnetismo uccide uno scienziato e ne fa impazzire un altro, trovando poi ospitalità nel corpo del direttore dell’istituto che però crede agli spiriti (“I due resconti”); oppure della civiltà creatasi nelle caverne sottomarine dopo che l’oceano ha coperto l’America e che ambisce a ritrovare il Cielo, chiamato “Ovigdòi” (titolo del racconto).

Come si vede Cicogna si cimenta un po’ in tutte le branche della scienza, spaziando dalla fisica all’astronomia, dalla biochimica all’ecologia, mantenendo però il ruolo centrale dell’uomo, e proprio questo gli merita il titolo di pioniere della fantascienza italiana. Certo il suo linguaggio è aulico e poco adatto ai nostri tempi e la costruzione dei racconti, che pure gli valse il plauso di Salvator Gotta, oggi è da considerarsi inadeguata, ma restano il fascino del suo approccio al tema, che riesce a coinvvolgere il lettore, e la profondità delle sue riflessioni sulla natura umana. Come scrive lui stesso nello scritto autobiografico Scienza e poesia, pubblicato in appendice all’edizione 2012 della sua raccolta (che contiene anche un racconto inedito, “Il muro”): bisogna «proiettare lungo le vie dell’infinito il nostro desiderio di soprannaturale, e cercare di spegnere la nostra sete con l’acqua della conoscenza». (GFP)

Bibliografia
I ciechi e le stelle (1931), Incontri Editrice, 2012

Gian Filippo Pizzo

http://andromedasf.altervista.org/giorgio-cicogna-un-precursore-della-fantascienza-italiana/