fantascienza

Il telepate

Gerald Howson ascolta per caso la conversazione tra due piccoli gangster e si accorge di aver “capito” molto di più di quello che i due hanno detto a parole. Visioni improvvise, misteriosi avvertimenti, esperienze condivise lo avviano per una strada pericolosa ma ricca di scoperte, perché adesso Howson sa che può leggere nel pensiero. Sotto la guida di altri telepati impara a servirsi delle sue facoltà per curare la mente altrui, ma ben presto scopre che il proprio equilibrio è sul punto di crollare. Per sfuggire all’invadenza di migliaia di coscienze, Howson è tentato di nascondersi nei sogni spettacolari che solo il cervello di un uomo dotato dei suoi poteri è in grado di creare, anche a rischio di perdere ogni contatto con la realtà. Finalista al premio Hugo 1965, Il telepate è sempre un classico della fantascienza inglese.

Grazie ad Amazon potete trovare i “vecchi” Urania anche nella edizione per Kindle e con la indicazione del traduttore (qui Ugo Malaguti)

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fantascienza

Non importa

Giorgio Cicogna è stato uno dei precursori della fantascienza italiana, importante soprattutto in quanto una figura quasi unica di scienziato-scrittore. Sebbene gli si debba una sola opera, una raccolta di racconti, il suo nome è stato regolarmente citato in tutte le storie della fantascienza nel nostro Paese. Molto probabilmente nella maggior parte dei casi si è trattato di citazioni di seconda mano, cioè riprese dalle trattazioni precedenti, perché la sua opera è stata per lunghi anni indisponibile e le poche copie sopravvissute del suo libro in mano a collezionisti. Solo nel 2012 il suo testo è stato ripubblicato permettendone così la conoscenza diretta.
Nato a Venezia da famiglia nobile (fra i suoi antenati pure un doge) intraprese la carriera militare dopo aver frequentato l’Accademia Navale di Livorno, partecipò alla Prima Guerra Mondiale come comandante di un sommergibile e si congedò nel 1929, occupandosi come addetto alla propaganda di un’industria ma dedicando tempo sia alla scrittura che all’attività di scienziato. In questo campo aveva già inventato l’idrofono, uno scandaglio acustico per rilevare la presenza di sottomarini, mentre nel 1931 vinse un premio del C.N.R per l’invenzione di un segnalatore di rotta che premetteva alle navi di annunciare reciprocamente la loro presenza nella nebbia (che fu lodato anche da Marconi). Stava lavorando a Torino alla messa a punto di un motore a reazione quando un’esplosione dello stesso mise fine alla sua esistenza, a poco più di 33 anni.

Le sue uniche opere pubblicate, entrambe nel 1931 ed entrambe per la casa editrice L’Eroica, furono una raccolta poetica e una antologia di racconti, che ebbero molto successo e il plauso di personalità quali Elsa Morante. Se anche nelle poesie dei Canti per i nostri giorni possiamo ritrovare il tentativo di coniugare due mondi apparentemente distanti, quello della letteratura e quello della scienza (indicative liriche quali “Inno alla matematica”, la leopardiana “Alla natura” o “Lo stelo d’oro” indirizzata agli uomini del futuro) è nei racconti de I ciechi e le stelle che questo rapporto viene meglio analizzato.

ciechi-stelleIl tratto comune dei racconti è l’aspirazione, derivata dalla sua formazione tipicamente positivista e forse anche al coevo movimento del Futurismo, da parte dell’uomo a superare i limiti della natura salvo poi arrendersi alla consapevolezza che l’universo è molto più grande e misterioso. E tuttavia l’uomo non deve arrendersi, deve andare avanti anche con la forza della fantasia. Così non importa se Alvise il protagonista di “L’uomo, la donna e i bambini”, vede il suo esperimento di vita artificiale distrutto dai figli che scambiano quella specie di medusa per un rospo; non importa se Cubra di “Beffa del cielo”, inventore di un telescopio potentissimo, viene deriso dagli incompetenti; non importa se il Màtter di “Asse del Mondo” che ha trovato il modo di raddrizzare l’asse terrestre venga prima osannato e poi dimenticato. Come dice di “Quen-lì” del racconto omonimo, ultimo discendente di una razza cinesa che decide di andare in catalessi e risvegliarsi fra trecento anni: Forse allora potrà trovare l’evoluzione degli uomini più avanzata, potrà trovare un ambiente che gli permetta di vivere senza soffrire. Bisogna andare avanti mantenendo la speranza. In altri racconti Cicogna ci narra di un abitante di Saturno che giunge sulla Terra e con la forza del suo magnetismo uccide uno scienziato e ne fa impazzire un altro, trovando poi ospitalità nel corpo del direttore dell’istituto che però crede agli spiriti (“I due resconti”); oppure della civiltà creatasi nelle caverne sottomarine dopo che l’oceano ha coperto l’America e che ambisce a ritrovare il Cielo, chiamato “Ovigdòi” (titolo del racconto).

Come si vede Cicogna si cimenta un po’ in tutte le branche della scienza, spaziando dalla fisica all’astronomia, dalla biochimica all’ecologia, mantenendo però il ruolo centrale dell’uomo, e proprio questo gli merita il titolo di pioniere della fantascienza italiana. Certo il suo linguaggio è aulico e poco adatto ai nostri tempi e la costruzione dei racconti, che pure gli valse il plauso di Salvator Gotta, oggi è da considerarsi inadeguata, ma restano il fascino del suo approccio al tema, che riesce a coinvvolgere il lettore, e la profondità delle sue riflessioni sulla natura umana. Come scrive lui stesso nello scritto autobiografico Scienza e poesia, pubblicato in appendice all’edizione 2012 della sua raccolta (che contiene anche un racconto inedito, “Il muro”): bisogna «proiettare lungo le vie dell’infinito il nostro desiderio di soprannaturale, e cercare di spegnere la nostra sete con l’acqua della conoscenza». (GFP)

Bibliografia
I ciechi e le stelle (1931), Incontri Editrice, 2012

Gian Filippo Pizzo

http://andromedasf.altervista.org/giorgio-cicogna-un-precursore-della-fantascienza-italiana/

fantascienza, Letteratura

Settimana Ugo Malaguti

Care lettrici, amici lettori,

inizia domani una settimana festosa per Elara, perché ci porterà, il 21 luglio, al compleanno del nostro direttore letterario, Ugo Malaguti, che quest’anno ha ripreso il suo lavoro del quale si stanno vedendo i primi frutti, e molti altri si vedranno nelle prossime settimane.

Nel sito http://www.elaralibri.it la settimanale sorpresa nel quadro di Estate Elara potrete trovarla nel Flash appena apparso, e riguarda proprio l’Ugo Malaguti scrittore, per chi lo conosce ma si fosse lasciato sfuggire uno dei suoi libri best sellers del catalogo Elara, o persino l’introvabile Mosaici di sonnolenta avventura, esaurito e non più acquistabile, del quale l’autore offre la possibilità di riceverlo in omaggio con sua dedica personale mettendo a disposizione le copie che lui si era riservato e intendeva conservare per sé.

Vi rimandiamo al Flash, ricordando anche che la sua durata copre eccezionalmente la settimana dal 15 al 21 luglio.

Ricordiamo anche agli amici Contradaioli che domani riceveranno Il giornale della Contrada delle Stelle no. 3, e che le spedizioni del grandissimo classico, per la prima volta presentato in una completa e splendida traduzione italiana, si sono concluse. Il libro può essere ordinato solo dagli iscritti alla Contrada delle Stelle, le copie, visto che la tiratura limitata e numerata è di sole 300 copie, sono ormai limitate, i Contradaioli che hanno dimenticato o aspettato prima di fare l’ordine sono invitati ad affrettarsi.

La settimana prossima tocca al bellissimo romanzo di Alessandro Fambrini, Girotondo. L’ultimo caso dell’ìspettore Jorgensen. Abbiamo speso molte parole e molti elogi per questo romanzo, che consideriamo imperdibile per chiunque ami la fantascienza d’autore e di atmosfera, scritto da quello che non a caso viene definito “lo Sturgeon italiano”. Per ordinarlo siete ancora in tempo. È il libro della vostra estate.

Ci sono ancora alcune copie disponibili del capolavoro di A. E. van Vogt, La città degli invisibili. Ordinatelo per leggerlo nella vostra estate, senza aspettare mesi e mesi per una ristampa.

A proposito di ristampe, siamo lieti di comunicare che sono di nuovo disponibili:

Steampunk a cura di Ann e Jeff Vandermeer (FAN 010)

La città dei santi e dei folli di Jeff Vandermer (FAN 012)

Il signore di Samarcanda di Robert E. Howard (FAN 014)

Veniss Underground di Jeff Vandermeer (FAN 0015)

Operazione Europa a cura di Pier Luigi Manieri (SPE 008)

Il calendario definitivo delle uscite potete leggerlo nel sito.

Per trovare i dettagli sui volumi, basta entrare nel Catalogo e cercare le collane indicate accanto al titolo (FAN indica Libra Fantastica, il numero d’ordine della collana segue l’indicazione; SPE sta per Speciali Elara.

http://www.elaralibri.it/

 

fantascienza

Urgente!

Si conclude domani la prima delle occasioni che Elara propone ai lettori nell’ambito di Estate Elara, che ogni settimana darà, per uno o due giorni prefissati, la possibilità di procurarsi libri altrimenti introvabili, edizioni speciali, ultime copie in via di esaurimento, e altre varie iniziative.

Per essere aggiornati, vi chiediamo di consultare regolarmente il sito www.elaralibri.it.

Ogni settimana apparirà un Flash con la proposta della settimana e l’indicazione del giorno, o dei giorni, in cui sarà valida.

La prima proposta è la possibilità, mai concessa né mai più ripetibile, anche per i non iscritti alla Contrada delle Stelle di acquistare le residue copie dei titoli ancora disponibili, e prenotare quelli in uscita.

Non è una semplice iniziativa promozionale, perché i volumi della Contrada vengono stampati in 300 esemplari numerati, non saranno mai ristampati, e dei quattro volumi già pronti e non ancora esauriti (i numeri 1, 3, 4 e 6) restano solo tra le 25 e le 40 copie. L’intento è quello di premiare i lettori più intelligenti e attenti, dando loro una possibilità unica di procurarsi libri di assoluto valore contenutistico e collezionistico, avendo anche la possibilità di studiarli e decidere se alla riapertura delle iscrizioni, prevista per settembre, saranno interessati a iscriversi per poter seguire quella che diventerà la collana più continuativa di Elara nei prossimi mesi.

Ricordiamo solo che la possibilità finisce alle ore 24 di mercoledì 27 giugno, che non potrà mai più essere riproposta, e che questi libri non saranno mai ristampati.

Pensateci, e state attenti da domenica in poi al sito, per la nuova proposta di Estate Elara. 

 

Van Vogt

e la Città degli invisibili

 

È uscito il nuovo Fuori Collana di Libra Fantastica, dedicato a uno degli autori più grandi e più amati della storia della fantascienza, A. E. Van Vogt, con uno dei romanzi che l’autore considerava il più importante della sua carriera, la storia di Slade, imprenditore di successo che dopo un incidente stradale scopre di essere dotato di tre occhi, e grazie a questa anomalia viene proiettato in un universo parallelo dove una città antica e decadente, protetta da una invalicabile barriera di energia, è in guerra con una grande astronave per il possesso del pianeta e la sopravvivenza stessa del genere umano.

Un grande romanzo, completato da due racconti fondamentali per la storia della sf, La nave delle tenebre e La barriera della luce. Imperdibile per chi ama la grande sf.

 

Libra Fantastica fuori collana no. 4 – FCT 004

Alfred E. van Vogt

LA CITTA’ DEGLI INVISIBILI

224 pagine

Eur 16,50

Traduzione e introduzione di UGO MALAGUTI 

 

 

Ristampe e uscite

 

Si sono concluse le spedizioni de Il Perdigiorno 1, la nuova collana letteraria inaugurata da Il mercatino dei sogni del grande scrittore e poeta Michael Ende.

Abbiamo terminato anche le spedizioni de La città degli invisibili di A. E. van Vogt (chi non l’ha ancora ordinato è pregato di affrettarsi)

A questo proposito, sono di nuovo disponibili

– La seconda edizione di STEAMPUNK a cura di Ann e Jeff Vandermeer (Libra Fantastica 10)

La seconda edizione di IL SIGNORE DI SAMARCANDA di Robert E. Howard (Libra Fantastic a 14)

Le ristampe di

– VENISS UNDERGROUND di Jeff Vandermeer (Libra Fantastica 15)

– LA CITTA’ DEI SANTI E DEI FOLLI di Jeff Vandermeer (Libra Fantastica 15)

– OPERAZIONE EUROPA a cura di Pier Luigi Manieri (Speciali Elara 8)

Potete ordinare tutti questi volumi con Paypal.

Per concentrare risorse all’uscita delle novità, tutte in fase avanzata di produzione, le tirature sono state rigorosamente limitate. Perciò chi desidera acquistare dopo una lunga attesa uno o più di questi volumi è invitato ad affrettarsi.

 

A luglio una inattesa novità

GIROTONDO. L’ULTIMO CASO DELL’ISPETTORE JORGENSEN

di Alessandro Fambrini

 

Una sorpresa di metà luglio per chi ama la migliore fantascienza non angloamericana, e in particolare l’arte e la qualità della prosa incantevole di Alessandro Fambrini, cattedratico germanista di grande prestigio ma anche autore di splendide opere di science fiction, compreso il capolavoro Le strade che non esistono che tanto successo ha riscosso tra i lettori.

Questo suo nuovo libro è certo il suo più affascinante e magico. Vi ritroviamo il suo personaggio più famoso, l’ispettore e poi commissario della Reale Polizia Danese, Johannes Jorgensen, un uomo solido, riflessivo, dotato di una capacità investigativa straordinaria, e di una profonda umanità, nella cui lunga carriera, iniziata nel lontano 1929, sembra destinato a confrontarsi con misteri quasi soprannaturali, mostri, alieni, e storie al limite dell’impossibile.

Siamo nel 1986. Jorgensen è ormai in pensione, ottantunenne, e vive solo, dopo la perdita dell’amata Magda. Ma il suo spirito irrequieto e indagatore è ancora vivo. Così, in un inverno particolarmente rigido, decide di rompere la monotonia delle sue giornate per visitare una mostra di pittura di grande interesse. Ma mentre si aggira per la galleria, qualcosa gli succede… uno smarrimento, un vortice, la sensazione di morire.

Ma non è la sua ultima ora. Invece, l’inizio di una prodigiosa avventura della memoria. In un luogo misterioso egli rivive molti dei casi della sua prestigiosa carriera, percorrendo quasi sessant’anni di storia e di misteri, nell’incantato mondo del Nord della Danimarca, con le sue isole e i suoi villaggi, le sue tradizioni e i suoi misteri, la sottile crudeltà che si rispecchia nelle inquiete acque del mare, e la frequentazione di esseri a volte umani, a volte appartenenti a mondi sconosciuti e misteriosi…

Un capolavoro autentico di quello che è oggi il maggiore scrittore italiano de fantastico, un libro che non dimenticherete facilmente.

Quando i mondi si scontrano

in uscita il 6 luglio

 

Per gli amici della Contrada che lo hanno già prenotato, e anche per chi ha voluto approfittare delle Cinque Giornate della Contrada per possedere e conoscere uno dei più grandi classici della storia della fantascienza, informiamo che le spedizioni di Quando i mondi si scontrano inizieranno il 6 luglio. 

Calendario aggiornato delle uscite

 

Un anno di lavoro del direttore Ugo Malaguti e soprattutto degli amici che hanno aderito alla lista della Fenice, mostrando amore per la fantascienza e vera passione, stanno cominciando a dare i loro frutti.

Dopo l’uscita dei primi tre titoli in attesa, che trovate indicata qui sopra, seguiranno

Biblioteca 47   C’era una volta il futuro di Renato Pestriniero

Contrada 8 Il   Clandestino dell’astronave di Lester del Rey

Biblioteca 45   Dumarest ai confini del nulla di E. C. Tubb

Contrada 9      I signori dell’infinito di Cordwainer Smith

Biblioteca 48   Dumarest: Ritorno alla Terra di E. C. Tubb

 

Per la necessità di tenere conto delle ferie della varie tipografie, non siamo ancora oggi in grado di indicare l’esatta data di uscita di ciascun volume, potendo solo avere finalmente la certezza che tutti usciranno entro l’estate. Nella prossima Newslettter contiamo di fornire dati più precisi. Chiediamo in particolare agli amici che attendono gli ultimi due volumi del monumentale ciclo di Dumarest di avere ancora un attimo di pazienza. Il grosso della lavorazione è stato concluso, ora si tratta solo di completare il lavoro tecnico, ma possiamo assicurare con certezza che ormai a breve anche questa impresa (che nessuno aveva mai tentato, vista l’imponenza e la lunghezza del ciclo) riusciremo a completarla.

Se poi nel corso dell’estate riusciremo con Estate Elara a risvegliare l’attenzione e l’interesse di un buon numero di lettori da troppo tempo in “sonno”, allora sì che non ci sarebbero limiti a quello che potremo fare per voi.

Buona lettura e buona estate a tutti. Noi ci saremo ogni settimana, per premiare i lettori più attenti e vivi.

Elara s.r.l.

fantascienza

Tradurre per lavoro

Scrittrice, saggista, traduttrice, conferenziera, Paola Cartoceti si è laureata in filologia italiana all’Università Cattolica di Milano con una tesi sul Petrarca. Studiosa versatile, passa da Tolkien, alla filologia germanica, dalla lingua inglese a quella tedesca (ha anche imparato a decifrare la lingua gotica e norrena), sino alla ricerca storica. Quelli appena elencati sono solo alcuni dei campi di attività di Paola. Infatti, è anche una validissima traduttrice e attualmente, con Delos, sta lavorando ai racconti apocrifi di Sherlock Holmes. Vale la pena segnalare che come scrittrice di racconti (tutti pubblicati, anche le fanfiction, in antologie e riviste) ha vinto il Premio Courmayeur e può vantare un autorevole terzo posto del Premio Repubblica di San Marino. Nel 2016 ha pubblicato un saggio per il volume Hobbitologia (Camelozampa). Tra i suoi tanti hobbies, il cinema e la musica di ogni genere ed epoca, i viaggi all’estero e nelle città d’arte italiane. Da cattolica praticante ama anche i luoghi di pellegrinaggio e con una cara zia ‘avventurosa’ ha visitato Israele, ha fatto tutto il Cammino di Santiago e ha pregato a Medjugorje. Si tiene in forma con il Tai Chi Chuan, lunghe passeggiate e curando le piante del suo giardino.

Mi piacerebbe cominciare la nostra intervista parlando dei tuoi studi. Sei laureata in filologia italiana e poi hai approfondito anche quella tedesca. C’è qualche opera letteraria specifica che ti ha portato, dopo il liceo, a indirizzarti verso questi studi?
Non in particolare. Ho sempre amato la letteratura di ogni genere. Mia madre e mia zia sono state professoresse di inglese e hanno avuto l’intelligenza di farmi amare la lingua senza forzarmi: mi bastava vedere le loro librerie e morivo dalla voglia di leggere tutto! Però al liceo mi piacevano anche le scienze. Dopo vari tentativi falliti di farci capire la nostra vera vocazione a scuola (spero che adesso le cose siano migliori per chi si trova a scegliere la facoltà), ho deciso dapprima per Fisica perché mio papà aveva avuto una carriera soddisfacente in quell’ambito, mentre mia madre mi era sempre sembrata frustrata nell’insegnamento. Dopo sei esami in sei anni a Fisica… ho cominciato a capire che qualcosa non andava. Ho seguito la mia passione iscrivendomi a Lettere alla Cattolica di Milano e mi sono divertita moltissimo. Malgrado questo, sono grata della mia esperienza a Fisica, perché ha rinforzato quella forma mentis scientifica che è applicabile anche alla filologia. E’ diventata una filosofia di vita: risalire alle fonti primarie anche di fronte alle notizie quotidiane, alle opinioni ideologiche o religiose, perfino alla comunicazione fra amici. Per quanto riguarda il tedesco, mi attira terribilmente perché molti testi di filologia o di mitologia nordica sono in tedesco; ho perfino parenti in Germania, ma per ora non riesco a parlarlo correntemente o a leggerlo senza un dizionario.

Dopo la laurea hai iniziato a lavorare come traduttrice per case editrici importanti tra cui Fanucci. Puoi elencarci alcuni tra i testi che hai tradotto? Quali ricordi con maggior interesse e piacere?
Decisamente Robin Hobb, autrice della saga di Fitz, articolata Paola2rin quattro trilogie di cui ho tradotto le prime tre. Ho adorato il suo modo di costruire un ambiente “fantastico” in cui la magia ha una sua precisa spiegazione, non è semplicemente “palla di fuoco, bum”. Hobb ha creato un mondo credibile che a mio parere non è inferiore alla Terra di Mezzo, a Westeros o a Hogwarts. Ho cercato di fare il miglior lavoro possibile, ma ho tradotto l’ultimo romanzo in un periodo problematico, e ci sono navi che cambiano nome da un libro all’altro… scusate! Vorrei che Hobb fosse meglio conosciuta, ma al momento è molto difficile recuperare i suoi libri tradotti. L’editoria è un mondo complesso.

Hai incontrato alcuni degli autori o autrici tradotti? Chi?
Robin Hobb, naturalmente. E’ venuta in Italia anni fa e l’ho intervistata per il suo club italiano, Blood Memories. Fra l’altro le traduzioni mi hanno dato la possibilità di incontrare questo gruppo di appassionati, non come traduttrice (imperfetta) ma come fan tra i fan, e di forgiare amicizie per la vita. L’ho rivista a Londra nel 2014 a una convention, ma era stato un viaggio molto stressante e temo di essermi addormentata durante il suo intervento. Malgrado questo, lei è stata sempre gentilissima.

Tra l’altro ti sei occupata anche di Star Trek e degli Eroi Marvel.
Devo riconoscere l’importantissima influenza sulla mia carriera dell’indimenticato Alberto Lisiero e di sua moglie Gabriella Cordone dello STIC (Star Trek Italian Club, ndr), due grandissimi amici e mentori. Alberto mi ha aiutato a ottenere il mio primo lavoro con Fanucci (al telefono davanti a una pizza…è una storia tutta da raccontare) e mi ha accompagnato attraverso la traduzione dei libri companion di TNG (The Next Generation, ndr) e della Serie Classica, oltre a vari fascicoli su Star Trek, e perfino la traduzione di alcuni episodi di Deep Space Nine. Grazie alla traduzione dei fascicoli di Star Trek sono passata poi a tradurre i fascicoli Marvel e i libri militari Osprey. Le traduzioni Marvel mi hanno permesso di approfondire un mondo fumettistico che già amavo: sono diventata una fanatica di personaggi come Hulk, Iron Man, Deadpool e Dottor Strange. Ovviamente non mi perdo un film.

Tieni spesso conferenze sulla letteratura fantasy. Quali sono stati gli ultimi impegni e quali saranno i prossimi?
Paola3rCi credo che nessuno mi dà retta se dico di essere sociofobica: quando salgo su un podio con un microfono e parlo di Tolkien o Rowling divento un animale da palcoscenico. Chiaramente la passione supera ogni paura. Non ricordo neanche quando ho cominciato a tenere conferenze. Le esperienze più recenti riguardano Tolkien, di cui sto studiando la “History of Middle Earth”. E’ faticosa ma affascinante, e ogni tanto capito su un argomento che mi fa esclamare “Non lo sa nessuno, devo assolutamente parlarne!” Un esempio straordinario è stato la scoperta del testo “Atrabeth Finrod ah Andreth”, in cui Tolkien ipotizza addirittura la venuta di Cristo nella Terra di Mezzo. L’ultimissimo impegno è stato portare la mia conferenza “Genesi del Silmarillion” a Ravenna, grazie al passaparola partito da Adolfo Morganti. Al momento sto raccogliendo materiale per una conferenza su Earendil, che può essere considerato il primo germe della mitologia di Tolkien. Per quanto riguarda Harry Potter, in genere faccio interventi più brevi su argomenti relativi alla traduzione di opere minori: “Animali Fantastici”, o “La maledizione dell’erede”. In questi casi sono affiancata dalle mie colleghe studiose e saggiste, e diventa più una chiacchierata che uno show personale.

Non è di molto tempo fa il saggio breve da te pubblicato su Lo Hobbit.
E’ apparso nella raccolta “Hobbitologia” edita da Camelozampa, uno Paola4r di dieci testi scritti dai più importanti esperti tolkieniani in Italia, fra i quali mi colloco abbastanza in basso. E’ servito per darmi una botta di autostima dopo decenni in cui per motivi vari non ho pubblicato niente. Ma soprattutto mi ha aiutato a elaborare i miei sentimenti contrastanti sulla trilogia filmica di Peter Jackson. Il titolo eloquente è “Lo Hobbit dal libro al film: Missione impossibile?” Ho cercato di conciliare l’affetto che ho provato per i film con il disagio che mi suscitano certe soluzioni di Jackson. La morale è che i film contengono un senso del meraviglioso apprezzabile, se si riesce a ignorare le scelte di cattivo gusto.
E in attesa di leggere qualche nuovo scritto di Paola o magari ascoltarla in qualche entusiasmante conferenza, se volete saperne di più date un’occhiata al suo sito visibile cliccando qui. Sarà un bel viaggio nella Terra di Mezzo!

Filippo Radogna

L’articolo Paola Cartoceti, da Petrarca a Lo Hobbit proviene da Associazione World SF Italia.

fantascienza, libri

Regno a venire

I quartieri residenziali sognano la violenza.
Addormentati nelle loro sonnacchiose villette,
protetti dai benevoli centri commerciali,
aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li
facciano risvegliare in un mondo più carico
di passione…”

Regno a venire (Kingdom Come, 2006) è stato l’ultimo romanzo che lo scrittore britannico James Graham Ballard ha scritto, prima di andarsene nel 2009.
Appartiene alla Tetralogia di Cocaine Nights, di cui i precedenti romanzi sono Cocaine Nights (“Cocaine Nights”, 1996), Super-Cannes (“Super-Cannes”, 2000) e Millennium People (“Millennium People”, 2003).
Ma seppure i temi della tetralogia siano intercomunicanti, Regno a venire, come del resto gli altri tre romanzi, è autoconclusivo e può essere letto in solitaria senza perdere nulla del messaggio dell’Autore.

9788807701801_quartaIl regno a venire

In Italia “Regno a venire” è stato pubblicato due volte, entrambe da Feltrinelli: nel 2006 nella collana “I Canguri”; nel 2009 nella collana “Universale Economica, 2124”. Traduzione di Federica Aceto

L’argomento conduttore e legante della Tetralogia di Cocaine Nights è il senso di crisi che si avverte nella classe media e borghese della società consumistica occidentale, quindi la fascia di popolazione che sta a metà tra un mondo che non ce la fa e quello che ce l’ha fatta alla grande e che si risolve nella fascia numericamente maggiore (almeno per adesso, perché ci sono i presupposti che la prima, quella del non-ce-la-fa, tagli il traguardo vincente al più presto).
Quando dico società occidentale intendo un modello di vita che non necessariamente corrisponde a territori geografici europei o nordamericani: l’ubicazione di Regno a venire, per esempio, è posta nei sobborghi di Londra, ma potrebbe benissimo essere anche in Asia o in Africa, in Australia o in Sudamerica, dovunque questo modello abbia attecchito e sia prospero e vitale, o comunque condiviso più o meno consapevolmente.

Più nel dettaglio, le angolature con cui Ballard guarda a questo mondo che ci descrive – e che un docente di letteratura del ventesimo secolo dell’Università di Birmingham e studioso di Ballard, Andrzej Gasiorek, ha stigmatizzato come un capitalismo “terminale” – sono elementi simbolo di questo capitalismo avanzato: in Cocaine Nights il simbolo è un centro sportivo situato in Spagna sulla Costa del Sol, in Super-Cannes è un parco tecnologico nei pressi di Cannes, in Millennium People un quartiere della classe media o medio-alta nei pressi di Londra, in Regno a venire un immenso centro commerciale.

3 - prima edizione orig. KingdomComeNovelJ.G. Ballard: “Kingdom Come” (Fourth Estate, 2006). Prima edizione in lingua originale

La storia di Regno a venire si apre dentro i piccoli drammi automobilistici di un ex-pubblicitario di successo che sta tentando di uscire da Londra, dove abita, per raggiungere a fatica una di quelle cittadine di sobborgo senza storia e tutte uguali nate intorno alle cinture autostradali. Gli è morto il padre che non vedeva da anni, assassinato da un pazzo all’interno del centro commerciale di Brooklands, la cittadina dove si sta dirigendo, e ha due appuntamenti: il primo alla Centrale di polizia locale, il secondo dall’avvocato che si è preso in carico il testamento.
L’inizio è così normale e ordinario da far credere di essere entrati nella solita tipica cupa squallida e mille volte riscritta vicenda realistica e introspettiva di cui è piena la letteratura di oggi, senonché la registrazione del primo brevissimo periodo dell’incipit, che il lettore dimentica subito dal momento che non ha alcuna apparenza sincronizzata con il resto, lavora in sottofondo e incrina questa annoiata sicurezza del lettore dirigendolo e preparandolo a cose straordinarie. In realtà Ballard sta aprendo il suo ventaglio misuratamente realistico per scaraventare chi legge in una storia fantastica sul filo del rasoio tra realtà e fantasia. Quanto è vero e quanto è finzione?

Perché qui pare che la realtà abbia preso il posto della fantasia e viceversa. Niente è come sembrava, o come dovrebbe essere.

4 - Ballard e famiglia

 Ballard con i suoi figli nel giardino di Shepperton

Chi già ha letto qualcosa di Ballard sa che è uno scrittore finale, per niente incline a facili ottimismi, anzi, il portatore di un vessillo che incide spietato nel marcio umano: lo prende, lo analizza al microscopio, lo rivolta di sopra e di sotto, da ogni lato, gli permette di ballare il canto del cigno e poi lo risputa nudo e crudo, fotografato nella sua macabra essenzialità lasciando al lettore trarre le ovvie conclusioni.

Su questa tetralogia si sono già spesi fiumi di inchiostro, difficile che possa dire qualcosa di nuovo. Basta fare una superficiale ricerca in Rete e si troveranno analisi critiche sopraffine di ogni tipo.
Ma c’è una cosa che forse ancora non è stata detta e che continuerò a dire: Ballard è un autore che poco, anzi per niente, si presta ad essere mistificato e portato a bandiera di passeggeri momenti politici o sociali, oscurando o deprivando l’originalità delle sue parole. Regno a venire non è un romanzo sul razzismo, pro razzismo o contro il razzismo: parla a tutti, di qualunque colore siano. E quindi, se per caso vedeste accostare questa parola al suo romanzo e interpretare i suoi personaggi alla luce di questa variabile per fini di convenienza, sappiate che si sta tentando di mistificarne il significato. Non importa se per motivi pseudopolitici, ideologici, o commerciali del perché tira.
La sua è invece l’opera compiuta e raffinata di un autore sempre pronto a riscrivere con coraggio e originalità la realtà che vede e i meccanismi irrazionali con cui l’essere umano reagisce, spodestando di ogni supposto potere gli inutili orpelli di parole consumate e ridotte a niente.
Perché la sua penna non è di quelle che si accontenta di prendere la superficie delle cose e farne il nocciolo della questione: quando un suo personaggio parla di nazismo, per esempio, non sta parlando di quale colore abbia il nazismo, ma sta mostrandoti quanto sei o quanta potenzialità hai di essere nazista. Anche tu, che stai leggendo. In questo senso si dimostra autore politico, dove il termine politica ha il significato originale di arte e tecnica del governare, non di infimo artigianato e cricca dedita al predominio. Di fatto le sue deduzioni (non intuizioni) su come si muove l’autorità principe nei confronti degli eventi spiegano bene la sua assenza.
Come per alcuni altri autori così radicali e scavati in se stessi (erosi e levigati da una ferma volontà di arrivare al punto cruciale), Ballard non è un nichilista passivo all’insegna del tutto è inutile, ormai è così e sarà sempre peggio, non c’è salvezza. La sua scrittura non si perde per strada dietro a scuse e paraventi, ma diventa una rigorosa analisi di un fenomeno insito nell’essere umano attraverso la quale ne mette a fuoco le possibilità negative: lo fa con l’impassibilità di un medico rigoroso che toglie una dolorosa cancrena mentre il paziente urla, e lo medica attraverso “eroi” che hanno dubbi e si fanno domande, e proprio in virtù di questi dubbi e domande riescono a esercitare un ruolo positivo decisivo.
Ballard ha sempre creduto nella capacità dell’immaginazione di plasmare il mondo e favorire un’evoluzione e ha sempre dichiarato di essere ottimista nei confronti del futuro.
Lo si vede bene qui, in Regno a venire, dove perfino le sue donne tormentate o indecifrabili, quando non ambigue, diventano salvifiche e cruciali per l’evoluzione della storia. E dove, forse sentendo vicino lo scoccare dell’ultima ora e sapendo di non poter più lasciare adito a dubbi se ancora ce ne fossero, di spiragli ne lascia, e grossi, quando invece spesso si sente ancora dire che sia autore senza spiragli.
Li lascia in ogni colpo di bisturi (di penna) inciso nel corso dell’intero romanzo, teso alla soluzione attiva a cui costringe il lettore.
Perché attiva? Ma è ovvio. A te, lettore, ti ha scavato dentro il cuore e il cervello, ti ha descritto in ogni personaggio, ti ha spiegato che cosa ami e che cosa desideri e perché lo desideri, ti ha messo in luce l’effimero su cui viaggi, ti ha mostrato quanto la tua vita conti poco e niente, ti ha svelato il gioco perverso delle emozioni, ti ha anche illuminato sul meccanismo a fondo cieco in cui ti sei incastrato: vuoi davvero un mondo così? Perché i presupposti per cui si origini ci sono tutti, e tu ci sei già in mezzo.

Tea C.Blanc

http://andromedasf.altervista.org/recensione-regno-a-venire-kingdom-come-2006-di-james-graham-ballard/

http://www.lulu.com/shop/laura-raimondi/shopping-nel-paese-di-distopia/hardcover/product-732656.html

fantascienza

Quelli della Fenice

Da oggi, 15 marzo dell’anno di grazia 2018, e fino al 22 di marzo, CHIEDO A CIASCUNO DI COLORO CHE DESIDERANO ENTRARE IN QUESTO GRUPPO che sta rifondando la sf nel nostro paese l’acquisto di DUE TITOLI del nostro catalogo attraverso PayPal.

Ci sono trecento titoli in catalogo, e diverse novità uscite da poco o in uscita nei prossimi giorni. Scegliete due titoli e ordinateli subito con Paypal. Avendo l’elenco degli amici cui rivolgo questo invito, non sarà difficile identificarvi. Fatto questo, sarete iscritti alla lista della Fenice e riceverete le mail e potrete usufruire di tutte le possibilità che ho riservato finora, e sono state molte, a coloro che vi hanno preceduti. Sarete componenti a pieno titolo, anche se entrati in ritardo, di un’impresa che vale la pena conoscere.

Questo invito viene fatto solo una volta, e non sarà ripetuto. Con voi o senza, ce la faremo comunque. Se arriverete in molti avrete l’orgoglio e la soddisfazione di avere abbreviato i tempi di un’operazione che sta andando avanti.

ugomalaguti@elaralibri.it

fantascienza, Letteratura

Emocrazia

Perché votare per il male minore, quando si può votare per il male peggiore?

Robotica.it n. 53

Genere: Fantascienza

ISBN: 9788825405125

Versioni per Kindle e formato epub per tutti i reader e le app per tablet e smartphone

RACCONTO LUNGO – PAGG. 48 – EURO 1,99

Emocrazia: SCOPRI DI PIÙ

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fantascienza, premio, Teatro

Gloria Barberi

Gloria1rVive a Recco (in provincia di Genova) e ha uno stupendo mare, a due passi da casa, ispiratore delle sue opere dalle atmosfere liriche e oniriche.
Gloria Barberi, autrice di testi di narrativa e di teatro, ma anche attrice teatrale, è stata un’animatrice del fandom della Sf italiana degli Anni ’80, periodo che ricorda con grande piacere. Ma Gloria ha anche altre passioni quali il canto (fa parte di un gruppo corale), lo studio e i viaggi nelle città d’arte, la fotografia e la musica new wave elettronica.
Abbiamo avuto il piacere di conversare con lei.

Come scrittrice nasci nel mondo del fandom degli Anni ‘80 quando collaboravi con riviste e fanzine tra cui The Dark Side definita da Vittorio Catani tra le migliori del panorama del fandom. Hai dei ricordi che vuoi condividere con noi? Collaboravi anche con Sf…ere, Pulp e varie riviste, insomma, com’era quel periodo e cosa vi animava?
Quello mi appariva come un periodo “pionieristico”, c’era tanto entusiasmo nel fandom e tanta voglia di fare, credevamo davvero di poter far nascere in Italia un movimento incentrato attorno all’amore per il Fantastico in ogni sua forma. Probabilmente eravamo ingenui. Nel corso del tempo ho visto il “movimento” frammentarsi dietro a differenze di gusti e opinioni politiche, a un certo punto venne a crearsi un’atmosfera del tipo: “Quel genere è di destra, quell’altro di sinistra”; “Se sei amico di Tizio non puoi esserlo di Caio”, e via così. Alcuni scrittori sono passati al campo professionale e hanno perso interesse per l’aggregazione e il semplice stare insieme in modo amichevole. Non voglio dire che ci sia chi è “salito sul piedistallo”, semplicemente la gente cresce e prende altre vie. Comunque quell’esperienza mi ha dato modo di intrecciare legami che durano ancora oggi, e di incontrare grandi figure di scrittori che conoscevo solo attraverso i romanzi, come Robert Silverberg, un nome per tutti.

Proprio con la sopracitata The Dark Side tra l’altro vincesti il Premio Terre Lontane, nel 1988, con il racconto “Come le bambole di notte” e poi pubblicasti nel 1990 il romanzo “I Custodi”, sostanzialmente definito dall’allora direttore editoriale Franco Ricciardiello come una meditazione sulla condizione umana e sulla vita, estremamente spirituale…
Tengo molto a “I custodi”, che nel tempo si è ampliato e arricchito Gloria2rdi nuove scene e idee, cosa che succede inevitabilmente quando ritorno su vecchie cose anche soltanto per revisionarle. Purtroppo credo si tratti di una storia troppo intimistica per attrarre l’interesse di un editore. In effetti la fantascienza mi è servita solo da pretesto per esporre alcune delle mie idee sull’ecologia e sull’arte che io ritengo essere l’unico linguaggio universale capace di unire persone e culture diverse. La scelta del titolo ha una genesi un po’ strana, in quanto si tratta del titolo di uno sceneggiato radiofonico che ascoltavo da bambina, imperniato su un popolo alieno che difendeva i terrestri. Per la verità ricordo ben poco di quello sceneggiato, ma il titolo mi sembrava appropriato, e una sorta di “omaggio” a una delle mie prime “esperienze” con la SF.

Poi è arrivato anche il teatro con l’impegno sia nella scrittura di testi sia nella interpretazione di ruoli ricevendo vari riconoscimenti tra cui il Premio Moncalieri. Ci vuoi parlare di questa tua attività creativa?
Il teatro è una passione nata quando ero bambina, banalmente dalle classiche esperienze delle recite scolastiche, ma non avrei mai pensato di poter salire su un “vero” palcoscenico, anche se a un livello soltanto amatoriale. L’occasione si è presentata alla fine del 1996, con l’apertura di una di una scuola di recitazione presso un teatro appena restaurato, nel paese confinante a quello in cui vivo. E’ stata la curiosità di conoscere finalmente ciò che si nasconde dietro al mestiere dell’attore a spingermi a iscrivermi ai corsi. Da allora l’esperienza è sfociata nella costituzione di una piccola compagnia che ogni anno porta in scena un testo scelto tra lavori classici e moderni. Ci siamo cimentati tra l’altro con Neil Simon, Pirandello, Agatha Christie. Alla scrittura di testi teatrali sono arrivata su richiesta di un amico. Era nostra intenzione portare in scena una sorta di “spettacolo itinerante” nella cornice della città di San Marino, in occasione di una Italcon, così scrissi “Il palazzo della notte”, un racconto a tappe in forma onirica. Purtroppo il progetto non andò in porto, ma quando per caso mi capitò sotto gli occhi il bando del Premio Città di Moncalieri che prevedeva anche una sezione teatrale, pensai di partecipare proprio con quel testo. Non immaginavo di poter vincere.

Quanto nel teatro ci hai messo dell’esperienza da scrittrice di fantascienza? Hai trovato delle cose che accomunavano le due arti visto che hai sempre amato le atmosfere oniriche e liriche?
Gloria3rL’esperienza come scrittrice mi aiuta senz’altro a entrare nei personaggi, capirne le motivazioni, e a immaginare attorno a me ciò che la scenografia, ovviamente ridotta, non può riprodurre. Scrivere è un gioco solitario, il teatro è un gioco di squadra estremamente soddisfacente. Ciò che mi ritrovo a recitare è profondamente diverso da ciò che scrivo, dal momento che portiamo in scena soprattutto commedie, e io ho ruoli di caratterista. Ma il senso di straniamento dalla realtà che si prova sul palco è molto simile a quello che sopravviene quando ci si immerge nella scrittura. Si sta dando vita a qualcosa, anche se nella scrittura c’è una creazione immediata e indipendente, mentre nella recitazione di un testo ci si ritrova a ripetere parole e gesti appresi attraverso decine e decine di prove. Eppure anche in quell’occasione ci si ritrova a “creare”. E la creatività torna molto utile per far fronte ai più bizzarri imprevisti che possono capitare nel corso di uno spettacolo, tipo una musica che non parte, un oggetto mal posizionato che cade, un compagno che sbaglia o dimentica una battuta…

Alejandro Jodorowsky intellettuale, drammaturgo e regista teatrale sostiene l’idea del potere terapeutico dell’immaginazione. Per te cosa rappresenta?
Immaginare fa parte della natura umana. Non saremmo arrivati dove siamo arrivati adesso, nel bene e nel male, se fossimo stati privi di immaginazione. Ognuno poi possiede un suo mondo privato dove si agita ogni sorta di bizzarra fantasia. Penso che trovare il mezzo di portare fuori questo mondo, attraverso una forma artistica, sia il mezzo migliore per comunicare, a volte forse l’unico. Penso alle persone autistiche o con diversi problemi psichici, o semplicemente patologicamente timide. L’arte permette di connettersi agli altri e comprendere che, anche se nessuno è uguale a un altro, siamo tutti simili, di conseguenza non siamo soli. Attraverso l’immaginazione possiamo purgarci dalle nostre paure, riparare le ferite che la vita ci ha inferto ed esaminare possibili alternative per un’esistenza migliore.

Quali sono i tuoi programmi, pensi di tornare a scrivere e pubblicare narrativa fantastica? E cosa stai rappresentando invece a livello teatrale?
A dire il vero non ho mai smesso del tutto di scrivere, anche se Gloria4r mi sono allontanata dalla narrativa fantastica. Da anni faccio parte di un piccolo gruppo di scrittura creativa che si riunisce una volta al mese nella biblioteca del paese per discutere e confrontare i propri lavori costruiti attorno a un titolo deciso durante la riunione precedente. Si possono portare poesie, racconti brevi, ma anche immagini grafiche (cosa che io faccio spesso) o anche testi altrui che però ci ispirano. Da qualche anno, questo gruppo organizza uno spettacolino attorno a un tema diverso, nel quale ognuno porta il proprio contributo sotto forma di testi, immagini, musica.
Non so se tornerò, prima o poi, a cimentarmi con qualche opera letteraria più impegnativa. Come suol dirsi, ho un cassetto pieno di opere mai pubblicate, soprattutto romanzi. A richiesta di un’amica ho dedicato una pagina Facebook a “L’occhio sinistro di Horus”, la cui prima stesura risale agli Anni ‘90, una rivisitazione della scoperta della tomba del faraone Tutankhamon vista attraverso il filtro dell’esoterismo. Scriverlo è stato per me un divertimento, una di quelle occasioni per ficcare in una storia “di tutto ma proprio di tutto”, cercando però di restare coerente con la realtà storica. Cosa che del resto ho fatto spesso in molti dei miei racconti. Il prossimo impegno della Compagnia del Teatro San Giuseppe, riguarda Dario Fo e Giorgio Gaber. Del primo porteremo in scena un atto unico che stigmatizza l’ipocrisia della società borghese degli Anni ‘60; del secondo, alcuni dei monologhi più classici, tra i quali “Elogio della schiavitù”, che io ritengo attualissimo.

Allora restiamo sintonizzati e ci risentiamo su queste colonne per scrivere delle nuove performance di Gloria e della sua brillante compagnia teatrale!

Filippo Radogna

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fantascienza

Ritorna Dimensione Cosmica

L’uovo della fenice galattica si è schiuso: sotto lo sguardo benedicente dell’editore Solfanelli risorge Dimensione Cosmica, glorioso periodico che negli Anni Ottanta – sotto la guida di Anna Rinopaoli e Renato Pestriniero – fu un punto di riferimento a livello nazionale per la narrativa fantastica e d’anticipazione, contribuendo non poco a definire i contorni di una “via italiana” alla letteratura dell’Immaginario.

Diretta da Gianfranco de Turris e da Adriano Monti-Buzzetti, la nuova serie della rivista riparte con un primo numero prestigioso in cui autori affermati e giovani promesse danno vita ad un ricco menù costituito da racconti, saggi e studi. Si parte col Manifesto programmatico scritto a più mani per propiziare l’auspicato ritorno di una Fantascienza autenticamente “umanistica”, votata al senso del meraviglioso e antitetica alle nere distopie sociologiche in voga negli ultimi anni. Concetto rimarcato nella susseguente sezione di narrativa che prevede ben quattro racconti che in maniera vitruviana riaffermano fortissimamente l’esigenza d’un nuovo umanesimo fantascientifico. Si continua quindi con la prima monografia ragionata su Mario Viscardini, misconosciuto e geniale pioniere italiano della SF d’inizio Novecento, e con articoli dedicati alle importanti ricorrenze legate a Tolkien e a Lovecraft che hanno scandito il 2017. E ancora, sulle pagine rinnovellate ecco via via tenere banco gli epigoni italiani di Guerre Stellari; il realismo magico di Arthur Machen;  il dimenticato eroe howardiano James Allison; le epopee fumettistiche di Conan il barbaro; il Ciclo di Tschai e il planetary romance di Jack Vance; il “romanzo” editoriale della Gnome Press, la piccola Casa editrice americana  con cui il fantastico e il weird assursero a fenomeni letterari.

Questo e molto altro sulle pagine immaginifiche di questa bella rivista letteraria che parla di futuro, di fantasticherie magnificenti, di eroi, di maghi, di avventure mirabolanti e si staglia scintillante  come una nuova, emozionante porta dei sogni.

http://www.barbadillo.it/72836-cultura-ritorna-la-rivista-dimensione-cosmica-stella-italiana-del-fantastico/