fantascienza

Elara

crediamo di fare cosa utile per i lettori più distratti ricordando che entriamo nell’ultima settimana di pre sale per i tre volumi La leggenda della Terra perduta di G. McDonald Wallis, Armageddon 2419 di Philip Francis Nowlan e soprattutto per Tutti i racconti – 1931-1940 di Clifford D. Simak.

La prima e più importante fase della pre sale si concluderà giovedì 5 giugno, data fino alla quale sarà possibile ordinare via Paypal i tre volumi al prezzo di listino attuale e senza limitazioni di tiratura.

Dal 6 giugno, una volta stabilita la tiratura definitiva delle tre novità, sarà dato l’ordine di stampa, nel numero delle copie prenotate fino a quel momento maggiorate di un 7%.

Sarà ancora possibile successivamente ordinare i volumi entro i limiti di questo 7% e fino a esaurimento, a un prezzo maggiorato, che verrà riportato il 6 giugno nell’Editoriale del sito www.elaralibri.it e nel Catalogo sempre aggiornato e liberamente scaricabile.

Visto il notevole afflusso di ordini soprattutto per quanto riguarda il volume di Simak, e il fatto che dopo l’esaurimento della prima edizione non verranno effettuate ristampe, crediamo importante ricordare ad amiche e amici di Elara che è opportuno effettuare entro l’entrante settimana l’ordine per non rischiare di pagare di più e soprattutto di non poter entrare in possesso di volumi fondamentali per la storia della science fiction.

Annunci
fantascienza

Assemblea world sf

La partecipazione alla cena è stata inaspettatamente numerosa, tanto da costringere i camerieri ad aggiungere nuovi tavolinetti per far posto a tutti. Ed è stato difficile districarsi tra i commensali per i nostri ’50 e oltre’, i tre super soci che hanno festeggiato le nozze d’oro con la fantascienza italiana. Grazie ad Adalberto Cersosimo, grazie a Luigi De Pascalis, grazie a Pierfrancesco Prosperi di essere stati con noi per condividere la nostra gioia di consegnare loro il trofeo “50 e oltre” e dichiararli ufficialmente ‘Dottori in fantastico e fantascienza’. Dopo Renato Pestriniero, Gianfranco de Turris e Vanni Mongini, ne mancano solo tre, Vittorio Catani, Ugo Malaguti e Mauro Antonio Miglieruolo che premieremo appena possibile.
E, col tempo, ne premieremo altri, ne sono sicuro.
Ma, restando in argomento, nel sito worldsf.it troverete i vincitori del Vegetti. Interessante notare che, a differenza di altri premi in cui qualcuno li organizza, quel qualcuno si vota e sempre quel qualcuno si premia, i vincitori di tre su quattro categorie sono andati a non soci World e il quarto a una socia con un editore estraneo alla World.
E’ quello che ho voluto da quando sei anni fa sono stato eletto Presidente della World SF Italia. Premiare le vere migliori opere nel, a volte, confuso panorama fantastico italiano. Sei anni travagliati, durante i quali più volte ho pensato di gettare la spugna e non l’ho fatto per rispetto di chi ha creduto in me (e per non dar soddisfazioni a chi mi ha vilmente offeso).
Sabato però si sono concretizzati gli esiti positivi di tanti miei sforzi.
Grazie ai soci presenti e ai non soci ch’erano lì con noi, grazie ai soci che non c’erano ma che ci hanno fatto sentire il loro sostegno, grazie all’infaticabile Luca Ortino, splendido anfitrione, grazie a Filippo Radogna che ha intervistato Guidoni per la rivista Dimensione Cosmica, grazie al nostro Salvo Toscano che col corpo era a Catania, ma con la mente era con noi e che permette che leggiate questo consuntivo.
Grazie al rappresentante del club MoonBase ‘99 con cui si spera verrà avviata una proficua collaborazione, grazie ai responsabili del blog UraniaMania che sono stati lì con noi e che abbiamo accolto come soci. Si cresce, sempre di più.
Grazie ai soci che sembrano rimasti indifferenti, anche per loro ho combattuto, anche per loro ho rinforzato quella dignità di un’ Associazione e di un Premio nato dalla volontà del grande Ernesto Vegetti, anche per loro si è aperta una nuova World, perché nella World tutti troveranno sempre la vera autentica tenace intramontabile fantastica fantascienza italiana.

Donato Altomare
Presidente della World SF Italia

L’articolo C’era la fantascienza italiana proviene da Associazione World SF Italia.

fantascienza

Clifford Simak

Opere di Clifford D. Simak vol. 1 – SIM 001

Clifford D. Simak

TUTTI I RACCONTI

Vol. 1 – 1931-1940

Un volume di 480 pagine

Rilegato

Introduzione e traduzioni di UGO MALAGUTI

Prezzo Eur 35,00

 

Per la prima volta al mondo, riuniti cronologicamente in un unico volume i 17 romanzi brevi e racconti che diedero inizio alla formidabile carriera del più grande scrittore di science fiction di tutti i tempi. Da Creatore a Regola 18, da Le girandole a I demoni del cosmo, i capolavori che segnarono il passaggio dalla super science story alla lirica e meditata poetica dello scrittore del quale Giuliano Gramigna scrisse “…basterebbe un suo racconto a giustificare l’esistenza di tutta la science fiction.

Dai risultati del breve periodo di pre sale scopriremo quante tra le migliaia di appassionati di Simak sono ancora tra noi, e ogni prenotazione potrà accelerare il percorso di questa collana rimasta per troppo tempo ferma.

 Ugo Malaguti

convegno, fantascienza

ITALCON 45

A Torino il 4 e 5 maggio, questo week end avrà luogo a Torino la 45° Italcon, convegno annuale della science fiction italiana che quest’anno è organizzata da Elara in sinergia con “Vaporosamente”, la storica convention torinese dedicata al mondo Steampunk.

L’evento si svolgerà all’interno della Torino Mini Maker Faire, fiera delle invenzioni e della creatività negli spazi di Toolbox e Fablab Torino, con ingresso da Via Agostino da Montefeltro 2.

L’evento si svolge dalle 10.00 alle 20.00 al coperto e si terrà regolarmente anche in caso di maltempo.

Il programma sarà ricco di contenuti che spaziano come di consueto in tutti i campi del fantastico con una particolare attenzione, quest’anno, a “Ucronie e Mondi Alternativi” e comprende anche l’attesa cerimonia di consegna del Premio Italia che si terrà sabato 4 maggio alle ore 18.30.

Da tantissimi anni nessuna Italcon si svolgeva in una città consacrata ai libri e al fantastico qual è Torino, ed è quindi una bella occasione per gli appassionati torinesi di curiosare in una manifestazione storica della fantascienza italiana.

Ospite d’onore sarà Mariangela Cerrino.

 

Programma completo

 

Sabato 4 maggio

 

10,30 Edisonade, Armando Corridore

11,15 Dan Cutali, Steampunk e universi a fumetti

11,45 Dogen Hepta, Chiaart – La corona viandante

12,30 Giulia Massini – La terra sul filo di seta

13,00 Emiliano Mecati e Alessio Seganti – Karma avverso

13,00 Presentazione della “Guida al fantastico italiano” edita da Odoya, con Andrea Vaccaio

14,00 Augusto Chiarle – Tuonetar Alla scoperta di un mondo

15,00 Mariangela Cerrino – Tra storia e racconto

16,00 Del Popolo Riolo e Silvio Sosio – Ubermensch, Il superuomo ariano 70 anni dopo

16,30 Silvio Sosio – I mondi di Jack Vance

17,00 Una vita per Urania, ricordo di Giuseppe Lippi

18,00 Dario Tonani – Naila di Mondo9

18,30 Cerimonia di consegna dei Premi Italia 2019

 

Domenica 5 maggio

 

Ore 9.00-10.45 Assemblea Italcon

11.00 Maurizio Matassi – Ambra celeste

12.00 Anna Pallia – Penny steampunk III

14.00 Annarita Guarnieri – The Orville

14.30 Adriana Com’aschi – La Rajetta

15.00 Marino Solfanelli e Chiara Nejrotti – Dimensione cosmica

16.00 Italian Sword & Sorcery – La Sword & Sorcery in Italia

16.30 Il programma delle nuove Edizioni Della Vigna

17.00 Caterina Mortillaro – Cicerone. Memorie di un gatto geneticamente modificato

fantascienza

Crash

Carne, macchina e atrofie emotive. “Crash” di J. G. Ballard: un racconto catastrofico del presente

di Simone Gall – 22/04/2019

Carne, macchina e atrofie emotive. “Crash” di J. G. Ballard: un racconto catastrofico del presente

Fonte: EreticaMente

“Volevo strofinare la razza umana nel suo stesso vomito e costringerla a guardarsi allo specchio”.
Con queste parole, James Graham Ballard presentava al pubblico quello che lo stesso autore britannico amava intendere come “il primo romanzo pornografico basato sulla tecnologia”. Con Crash (edito per la prima volta in Italia solo nel 1990), nel 1973 il narratore riprendeva, seppur con un approccio meno sperimentale, quel discorso di scrittura anticonvenzionale iniziato qualche tempo prima con il capolavoro La Mostra delle Atrocità, rispettando, pur tuttavia, il tema della calamità universale caro ai suoi precedenti lavori fantascientifici.
Stilisticamente, Ballard incorpora nel suo testo una nuova estetica letteraria basata sulla confusione narrativa. La sintassi e la trama lineare soccombono a tecniche più accurate che vertono invece sulla distorsione e sulla sovrainterpretazione. Impiegando un’omelia di impressioni soggettive, Ballard crea un equivalente verbale della fusione surrealista tra il forense e il sentimentale precedentemente raggiunto dalle visioni di personaggi quali Dali, Magritte e De Chirico. La trama vede la voce narrante portare il nome dell’autore stesso, James Ballard. Il soggetto riepiloga in prima persona situazioni e avvenimenti mutuati dal rapporto cosiddetto matrimoniale tra l’eccitazione sessuale e gli incidenti stradali. L’automobile, in quanto mezzo tecnologico fa quindi da raccordo tra eros e thanatos. Con Crash, Ballard volle approntare un testo che esplorasse alcune tendenze vicine al confine con il tema della psicopatologia. In ciò fu determinante il background sociologico-culturale: la situazione post assassinio dei Kennedy, la sensazionalizzazione della violenza (che cominciava a fare breccia nell’immaginario popolare) e l’inizio dell’era tecnologica da cui la spersonalizzazione dell’individuo.
Nel testo, l’automobile produce un effetto erotizzante, essendo questa osservata non soltanto come immagine o feticcio sessuale, ma anche come prolungamento del corpo umano; una metafora globale per la vita dell’uomo nella società contemporanea. In questo senso, l’incidente stradale assume la caratteristica di un film pornografico. I personaggi di Crash sono intrappolati nella costante, spasmodica ricerca dell’appagamento sessuale, attraverso un coito che è però freddo, meccanico, poiché per il suo soddisfacimento è sempre necessario l’intervento del mezzo artificiale. Per il personaggio di Ballard, così come per quello della moglie Catherine, l’accostamento tra corpo umano e automobile offre una prospettiva tecnologica alla sessualità. Simili ai due sono l’avvenente Helen Remington, vicina all’ambito che studia il crash test automobilistico, e il bizzarro Vaughan, feticista ossessionato dalla mitologia dell’incidente stradale e dalle lesioni causate dallo stesso.
Per Ballard, la pornografia è la forma più politica di finzione, poichè tratta del modo in cui ci si utilizza e ci si sfrutta reciprocamente nel modo più urgente e spietato. Per lui, sesso e paranoia sono concetti inestricabili. La sessualità nasce da un’immaginazione che rimane impigliata nella sua stessa complessità. La pulsione erotica è quindi il risultato della sublimazione, non dell’impeto, mentre i personaggi che compongono il suo universo sono semplici sottoprodotti dei sistemi concettuali: le ossessioni da cui sono animati risultano talmente complesse da sfuggire alla razionalità del lettore. Il personaggio di Vaughan, ad esempio, sperimenta l’orgasmo attraverso l’elaborazione di fantasie aventi come riferimento idoli dello schermo giustapposti a immagini di vittime di incidenti automobilistici.
Ballard descrive un mondo odierno che è disumanizzato dalla mancanza di comunicazione, dalla frustrazione sessuale e quindi, riepilogando, dall’incapacità dei corpi di godere al di fuori dell’assenza di un feticcio. Un mondo che è perennemente caratterizzato dalla simulazione:
“In passato abbiamo sempre pensato che il mondo esterno intorno a noi rappresentasse la realtà, per quanto confusa o incerta, e che il mondo interiore delle nostre menti, i suoi sogni, le sue speranze e le sue ambizioni disegnassero il regno della fantasia e dell’immaginazione. Anche questi ruoli, a me pare, sono stati invertiti. Il metodo più prudente ed efficace per trattare con il mondo che ci circonda è di supporre che si tratta di una finzione completa al contrario, in quanto l’unico piccolo nodo della realtà che ci rimane si trova dentro alle nostre stesse teste. La classica distinzione di Freud tra il contenuto latente e manifesto del sogno, tra l’apparente e il reale, dev’essere ora applicata al mondo esterno facente capo alla cosiddetta realtà”.
Ancora una volta, la visione ballardiana della società è (indirettamente) esplicativa dell’attuale “presente”:
“Viviamo in un mondo dominato da finzioni di ogni tipo: merchandising di massa, pubblicità, politica gestita come fosse un ramo della pubblicità, la traduzione istantanea di scienza e tecnologia in immagini popolari, la crescente confusione e mescolanza di identità all’interno del regno dei beni di consumo, il preludio di ogni risposta immaginativa libera e originale all’esperienza dello schermo. Viviamo in un enorme romanzo. Per lo scrittore, in particolare, è sempre meno necessario escogitare il contenuto inventivo del suo romanzo. La finzione è già lì. Il compito dello scrittore è pertanto quello di inventare la realtà”.
La morte del sentimento, così come la mancanza di emozioni, sempre secondo l’autore scomparso il 19 aprile del 2009, ha spianato la strada, per l’uomo, ai suoi piaceri più malati e reconditi e alla libertà morale di perseguire la psicopatologia come fosse un gioco per intrattenersi: dall’eccitazione del dolore e della mutilazione, al sesso inteso come l’arena perfetta delle nostre stesse perversioni.
“In tutto il panorama delle comunicazioni si muovono gli spettri di tecnologie sinistre e dei sogni che il denaro può comprare. I sistemi di armi termo-nucleari e le pubblicità di bevande analcoliche coesistono in un regno illuminato, dominato da pubblicità e pseudo-eventi, dalla scienza e dalla pornografia. Sulle nostre vite presiedono i grandi leitmotiv gemelli del 20° secolo: sesso e paranoia. Voyeurismo, auto-disgusto, base infantile dei nostri sogni e desideri. Queste malattie della psiche sono ora culminate nella più terrificante vittima del secolo: la morte dell’affetto”.
Crash è la lettura di un cataclisma pandemico istituzionalizzato in tutte le società industriali che uccide centinaia di migliaia di persone ogni anno e ne ferisce milioni. Non soltanto, in sintesi, il secolo attuale rivendica tristemente la visione asfissiante di cui sopra, ma addirittura l’amplifica, tale e la volontà, da parte degli individui, di imporsi sull’asfalto con mezzi sempre più ingombranti da sfoggiare come trofei di vita, in un tripudio di SUV e maxi-car di sorta. Nel 1996, il registra canadese David Cronenberg porterà il romanzo sul grande schermo, “forte della convinzione”, dichiarerà a Cannes nel maggio di quell’anno, “che le due cose più filmate nella storia del cinema siano il sesso e le automobili”. “Il film inizia esattamente dove il mio romanzo finisce”, affermerà un entusiasta Ballard nella medesima circostanza.
Il Crash cronenbergiano pone metodicamente in scena il matrimonio malsano tra carne e lamiera dipinto nel testo originale, incuneandosi, con la macchina da presa, fra le immagini degli incidenti e le insalubri conseguenze inferte dagli stessi. Nel testo di Ballard, infatti, si possono tranquillamente rintracciare quegli elementi essenziali caratteristici delle ossessioni cinematografiche principali del regista, come la nascita di nuove forme di sessualità indotte dalla tecnologia e il rapporto perverso e autodistruttivo tra eros e civiltà. Ai tempi, il film scosse l’opinione pubblica per i forti contenuti, ritenuti inaccettabili. La censura americana ne osteggiò la divulgazione e lo stesso avvenne in Inghilterra, mentre dalle nostre parti la pellicola fu banalmente sbeffeggiata dal bigottismo radical-scribacchino di Irene Bignardi, su Repubblica:
“Crash resta una baracconata disonesta che nella povertà intellettuale di fine millennio rischia di diventare un pericoloso oggetto di culto per guardoni e cinefili boccaloni”.
Sorvolando su quest’ultima testimonianza, in anni molto più recenti un altro capolavoro di James Graham Ballard, High Rise (per noi Il Condominio), è stato trasposto su pellicola. Il libro, così come il film, attiene alle vicende degli abitanti di un grattacielo-condominio, per l’appunto, che in breve tempo regrediscono, nei comportamenti e nello stile di vita, alla condizione di uomini primitivi. Altra imperdibile metafora, non c’è che dire, di un’era contemporanea destinata a non morire mai.

fantascienza

Incontro con Renato Pestriniero

Una domenica di gennaio 2019, il 27, a Venezia. Fredda, maEsterno casa Pestriniero non troppo. Scendiamo alla stazione di Santa Lucia con tre obiettivi per la mattinata: la consegna del premio Cinquanta e oltre a Renato Pestriniero, quindi un’intervista al decano della fantascienza italiana, e ultima nell’elenco, ma prima nei nostri pensieri, una bella chiacchierata.
Dopo un paio di ponti, qualche sottoportico e non troppi metri ci si presenta di fronte una casa con un numero di tre cifre, una porta verde e due finestre con imposte dello stesso colore. Non abbiamo bisogno di annunciarci, Renato ci aspettava e ci ha già visti.
L’ingresso, i convenevoli d’uso e quindi un graditissimo caffè caldo con tanto di biscotti ad accompagnarlo offertoci da Claudia, la gentile moglie di Renato. Si intende, il caffè è accompagnato anche da un po’ di chiacchiere amichevoli.
Passiamo alla parte ufficiale: la consegna del premio alla carriera della World SF Italia Cinquanta e oltre. Qualche foto, e la stella scelta da Marina viene collocata in bella evidenza insieme a tanti altri riconoscimenti.
Consegna stellaConsegna pergamenaStella al suo posto
Quindi l’intervista. Per la World SF Italia ne aveva già preparata una l’ottimo Filippo Radogna (la trovate cliccando qui). Seria, letteraria, filosofica. Per evitare duplicati, decidiamo di dare alla nostra un taglio diverso.
«Renato, il premio che ti abbiamo consegnato si chiama Cinquanta e oltre. Volevo capire: quanto oltre?» osa Marina.
«Ero militare…»
«Non ti conoscevo ancora,» interviene Claudia.
«Sì… è stato lì che ho cominciato a pensare alla science fiction. La data…»
«Il primo che hai pubblicato è stato quello su Oltre il Cielo?» lo interrompe Luigi. Insomma, oltre è sessant’anni di carriera.
«Sì, ho cominciato su Oltre il Cielo.» Renato si dirige verso la libreria, e tra le centinaia di volumi estrae un raccoglitore dalla copertina scura.
«Tutti i tuoi lavori?» chiede sempre Luigi, sorpreso da un ordine a lui ignoto.
Il tomo parla per Renato. Opera omnia, dichiara all’inizio della prima pagina.
«Ecco il primo… Turno di guardia, 1958. Fu il primo che scrissi ma non il primo pubblicato. Fu incluso in Le ombre di Marte, pubblicato su Oltre il Cielo nel 1959, e fu la base per Dietro le quinte. E dopo scrissi I silenziosi, il primo pubblicato. Sul numero I silenziosi con dedica Pestriniero21 di Oltre il Cielo: sì, il 1958 è stato l’inizio…»
I silenziosi, quello su cui mi hai scritto una dedica tanti anni fa, prima ancora che facessi l’editore… pensa Luigi.
Invece chiede: «Hai tratto ispirazione da quando eri a militare per Turno di guardia? C’entra qualcosa con le guardie che facevi, o è un caso?»
«Sì, c’è qualcosa in Turno di guardia…»
«Ma ti sei tenuto tutto catalogato!» ribadisce Marina ancor più meravigliata di Luigi.
«Anche quelli pubblicati all’estero,» osserva quest’ultimo.
Poi Marina se ne esce con la domanda da un milione di dollari: «Renato, qual è il tuo romanzo più bello?»
«Non posso dirlo…»
«Sono tutti figli tuoi!»
Interviene Luigi: «Quindi non ce n’è uno che ti ha dato più soddisfazione di altri? Come romanzo, o come racconto? O magari un libro di fotografie?»      Perché dovete sapere che il poliedrico Renato Pestriniero è anche autore di libri fotografici dedicati alla sua Venezia.
Renato ci riflette sopra, e Luigi insiste.
«Se tu dovessi salvare uno dei tuoi libri, e gli altri nel Canal Grande…»
«C’è l’acqua alta, devi scappare,» rincara la dose Marina.
«Devo scappare, e faccio in tempo a prenderne uno solo,» incalza implacabile Luigi.
«Guarda… potrei dire questo.» Renato si avvicina alla libreria e afferra un volume da un ripiano: Zenobia città aperta. Ma si vede che sono tutti figli suoi: «E poi questo.» Itinerario alla ricerca della verità.
«Quindi questi due, se tu proprio dovessi essere costretto. Mentre il più conosciuto forse è Una notte di 21 ore…»
«Il più conosciuto,» conferma Renato, «però attraverso il film.» Terrore nello spazio, di Mario Bava, per chi non lo ricorda. «Anche se io lo avevo fatto in maniera diversa…»
Siamo in un ambiente le cui pareti sono Quadro grigio_ritagliato.jpg colme, oltre che di libri, anche di quadri, così la domanda ci sorge spontanea.
«Tu, oltre che scrittore, sei anche pittore.»
«Sì.»
«Quelli son tuoi?» Indicando i quadri sopra la mensola su cui ormai fa bella mostra di sé la stella del premio Cinquanta e oltre.
«Sì, tutti.»
«Anche di là?»
Quadro con artello_ritagliato.jpgLuigi si dirige insieme a Renato verso il salotto in cui prima aveva sorseggiato il caffè, mentre Marina continua a chiacchierare con Claudia nello studio. Una parete colma di quadri, una con un’altra libreria e altri quadri, la terza con una libreria… e sull’ultima, accanto alla porta che stiamo attraversando, ancora quadri e libri.
«Da qui in su. Quelli sotto no.»
Dipinti a tema fantascientifico, e no. Ce ne facciamo “raccontare” qualcuno, ma lasciamo che siano loro a parlare.
Luigi rientra nello studio, e mentre scatta le foto di altri quadri appoggia la videocamera, abbandonandola a riprendere la mensola con i volumi a fumetti di Jeff Hawke. Quindi torna alla videocamera e, ripensando alla chiacchierata informale di poco prima:
«Dicevi che tra le altre cose sei un appassionato di gatti?»
«Di gatti, sì.»
«Come me! Come me!» si entusiasma Marina.
«I gatti mi hanno sempre sorpreso, perché hanno una caratteristica: assomigliano all’uomo. Perché si scelgono lo spazio, la compagnia… e poi si difendono con una zampata quando c’è qualcosa che non è di loro gradimento. Ecco… allora li considero un po’ come l’uomo.»
«Ne hai avuti parecchi in passato?»
«Sì… e poi ho avuto un cane. Ma i cani hanno un carattere troppo remissivo. Ogni giorno andavo fuori, e lo accompagnavo in giro per il lido… fino a che poi se n’è andato anche lui.» Con un po’ di tristezza.
«La pensate uguale. Io invece preferisco i cani,» fa Luigi, rinfocolando l’annosa diatriba tra le due tifoserie.
Dopo un intermezzo a base di altre ciacole su pregi e difetti degli amici a quattro zampe, torniamo al Pestriniero scrittore.
«Tu hai anche pubblicato all’estero.» Un’affermazione, non una domanda.
«Sì. Francia, Stati Uniti, paesi dell’Est…»
«Pensa che c’è chi mi ha scritto dalla Francia per chiedere tuoi libri in italiano… hai dei fan anche là.» La voce del vecchio editore che è in Luigi si fa sentire, e Renato sorride.
Non vogliamo che l’intervista vada troppo per le lunghe, dopotutto mezzogiorno è passato da un pezzo, ed eccoci così all’ultima domanda.
«C’è qualcosa che vuoi dire in particolare, qualcosa che vuoi aggiungere?»
Ci pensa un attimo soltanto. «Mah… una cosa particolare è questa: io non considero la fantascienza come veniva perlopiù considerata un tempo…»
Claudia gli dà man forte. «L’hanno rivalutata, non è più con i mostricini verdi di una volta. Adesso è più dal lato sociale, psicologico…»
«La fantascienza è dell’uomo,» riprende Renato. «È l’uomo che deve “creare la fantascienza”, non ricevere chissà quali doni dallo spazio. Alieni che ci vengono a trovare dai remoti angoli dell’universo, noi che li combattiamo… la fantascienza non è questo. Una ricerca interiore dell’uomo, ma anche un’anticipazione del futuro.»
«Per esempio, la spazzatura spaziale…» interviene Claudia. «Renato aveva già scritto come andarla a recuperare, chi mandare… Perciò è sempre un anticipare i tempi.»
«Biosensori, nanotecnologie, o anche solo gli apparecchi che stai portando tu adesso. Creati dall’uomo, per l’uomo. Questa è fantascienza,» conclude Renato.
Su questa frase, vi salutiamo. Come pochi minuti dopo abbiamo salutato lui, rituffandoci tra le spire della folla e di una fredda giornata veneziana.

Arese, 31 gennaio 2019

© 2019 Marina Perrotta e Luigi Petruzzelli

Foto di Marina Perrotta e Luigi Petruzzelli – Tutti i diritti riservati

L’articolo Visita a Renato Pestriniero proviene da Associazione World SF Italia.

fantascienza

Renato Pestriniero

Esce lunedì e va in spedizione da martedì

RENATO PESTRINIERO

C’ERA UNA VOLTA IL FUTURO

 

Non lo avete ancora ordinato? Potete rimediare subito, magari abbinandolo a El Borak per riceverli entrambi. E se non conoscete uno dei più importanti scrittori italiani del fantastico di sempre, ricordate che sono ancora disponibili i suoi altri capolavori…

 

Biblioteca di Nova SF* Vol. 47 – BIB 047

Renato Pestriniero

C’ERA UNA VOLTA IL FUTURO

Copertina e illustrazioni di Renato Pestriniero

Rilegato

Un volume di 400 pagine

Prezzo Eur 35,00

 

Ancora disponibile

Biblioteca di Nova Sf* n. 22 – BIB 022

Renato Pestriniero

C’ERA UNA VOLTA LA LUNA

Rilegato

Prezzo Eur 30,00

I primi anni della straordinaria carriera di Pestriniero, legati alle prime imprese spaziali delle quali il volume contiene una preziosa testimonianza unica al mondo, con le tavole relative alle prime pagine dei giornali dell’epoca che rendono questa antologia preziosa e indispensabile.

 

E non dimenticate i romanzi di questo grandissimo scrittore

 

Narratori Europei di Science Fiction vol. 15 – NAR 015

Renato Pestriniero

SETTANTACINQUE LONG TONS

Rilegato

prezzo Eur 20,00

Costretti a vivere nello spazio per recuperare satelliti perduti e altri relitti in orbita intorno alla Terra, uomini condannati tentano l’ultima ribellione.

 

Narratori Europei di Science Fiction vol. 20 – NAR 020

Renato Pestriniero

RESURREZIONE

Rilegato

Prezzo Eur 20,00

Considerato dalla critica e dal pubblico il capolavoro del grande scrittore veneziano, ci trasporta in un lontano futuro dove grandi stazioni spaziali modellate secondo i capricci dei loro padroni orbitano ai confini del sistema solare in una lenta consunzione della razza umana.

 

NAR 036 – Narratori Europei di Science Fiction vol. 36

Renato Pestriniero

LE TORRI DELL’EDEN

Rilegato

Prezzo Eur 27,00

Da tempi immemorabili la Torre domina la città, regolando la vita dei suoi abitanti, mentre intorno si stendono terre desolate, brughiere infestate da esseri mostruosi… chi avrà il coraggio di sfidare un sistema apparentemente eterno?

Tutti gli acquisti possono essere normalmente effettuati:

con ordine Paypal attraverso il sito www.elaralibri.it (il sistema più veloce). Entrate nel sito www.elaralibri.it, scegliete i titoli che volete acquistare con l’apposito carrello, un clic, e nel giro di pochi giorni riceverete a casa vostra i libri dei vostri sogni.

 

fantascienza

Cittadino della galassia

Articolo di Tea C.BlancCon questo primo romanzo si apre una rassegna che illustrerà la mitica collana letterariaCosmo Serie Oro, Classici della Narrativa di fantascienza dell’Editrice Nord. Casa editrice fondata nel 1970, l’Editrice Nord fin da subito si aprirà alla letteratura fantascientifica inaugurandoCosmo Oro e un’altra collana, denominata Cosmo Argento, aggiudicandosi il merito di avere portato la fantascienza nelle librerie, fino ad allora monopolio esclusivo delle edicole (Fanucci editore verrà fondata l’anno successivo).

Cosmo Oro sarà pubblicata dal 1970 al 2003 per un totale di ben 202 volumi. Tipica la sua veste editoriale costituita da un cartonato con sovraccoperta color dell’oro e una tavola a colori che campeggia alla coperta anteriore.

Cittadino della GalassiaR.A. Heinlein: Cittadino della galassia (Nord). Collana “Cosmo Oro”

Robert HeinleinRobert A. Heinlein

Il primo volume della collana è un romanzo dello scrittore statunitense Robert Anson Heinlein(1907-1988), Cittadino della galassia, in lingua originale Citizen Of The Galaxy, del 1957.
Fu pubblicato a puntate sulla rivista Astounding Science Fiction tra il settembre e il dicembre 1957, e sempre nello stesso anno come romanzo a corpo unico nella collana per adolescentiHeinlein juveniles dell’editore newyorkese Charles Scribner’s Sons.

In Italia la prima edizione uscì nella collana I Romanzi del Cosmo dell’editore Ponzoni nel 1964, e poi ancora nel 1967 nella collana Cosmo, I capolavori della Fantascienza, sempre di Ponzoni. Le ulteriori tre edizioni saranno quella di Nord in Cosmo Oro, con traduzione di Giancarlo Cella e una presentazione di Riccardo Valla (che verrà ripubblicata nel 1993 in Tascabili Fantascienza), una del 1970 per Euroclub in Grandi Scrittori di fantascienza, e l’ultima del 2005 curata dall’editore Mondadori nella collana Urania Collezione.

s-l1600Edizione di Ponzoni, 1964

Robert Heinlein è stato uno scrittore complesso, non solo dal punto di vista letterario, ma anche per le sue esperienze di vita, molteplici e apparentemente non collegate.  Di lui si è detto parecchio e non sempre in modo positivo, lo si è accusato di contraddizione, spesso i suoi romanzi hanno sollevato polemiche per l’aperta rottura con le convenzioni sociali. Del resto fu uomo di rottura, sia in letteratura che nella vita privata.  Ha scardinato gli stilemi della letteratura fantascientifica che fino ad allora era relegata a pulp, letteratura popolare, e ha introdotto per la prima volta tutti i grandi motivi fantascientifici che saranno poi ripresi dai grandi autori di Sf del Novecento. Leggerlo oggi non sembra così innovativo, infatti, ma all’epoca le sue storie erano di una novità assoluta e sorprendente, e raccontate in termini mai indagati. È anche l’unico scrittore ad aver vinto 7 Premi Hugo, l’ambito premio annuale che viene dato durante il World Science and Fiction Convention, dei quali quattro gli furono assegnati in vita e tre come Retro Hugo nel 2001 per opere che erano state pubblicate nel 1950.

heinlein - ponzoni 1967Edizione Ponzoni, 1967

Le sue tematiche sono sociali, sia in senso collettivo che individuale, toccando la religione, l’individualismo, il libertarismo, l’amore, il sesso, la differenza tra pubblico e privato, le relazioni sociali possibili o ipotetiche e non osservate dalla maggioranza della collettività, la privacy.

Sono politiche attraverso una sperimentazione letteraria di nuovi ordini costituiti, ma dove spesso il principio anarchico resta a denunciare l’irrigidimento possibile e negazionista della libertà che consegue a una forma costituita (sto pensando a La luna è una severa maestra). Nella vita aveva contribuito al movimento socialista di Upton Beall Sinclair, attivista e famoso autore di romanzi che denunciavano gli aspetti negativi della società statunitense.
Sono militari (aveva servito nella Marina militare statunitense).
Sono scientifiche, nel senso che il suo retroterra culturale gli permise costruzioni narrative poggiate su elementi che traggono dalla scienza e vengono ampliate in possibili, futuristiche o semplicemente fantastiche architetture, quando non in tecnologie spaziali avveniristiche.
Non esita ad affrontare tematiche culturali e dimostra grande sensibilità nel comprendere ilpubblico adolescenziale durante il periodo in cui scrive romanzi per ragazzi, conquistandosi allo stesso tempo un pubblico anche adulto perché i temi che sostengono le opere di quel periodo sono spesso adulti, pur essendo indirizzate a giovani, dimostrando così intelligenza e rispetto verso cervelli certo inesperti, ma non per questo stupidi, anzi, stimolandone curiosità e interesse. Una curiosità clandestina dettata da una sorta di senso di colpa derivato dalla convinzione imperante che la fantascienza fosse robaccia. Questi giovani sarebbero poi stati gli adulti che avrebbero letto l’Heinlein del terzo periodo, quello della speculative fiction di cui accennerò fra dopo.

s-l1600 (1)Edizione Euroclub 1979

Le sue storie sono avventurose, dinamiche, intriganti, semplici, accuratamente costruite e realistiche, dettagliate al punto da essere convinti che l’Autore stia descrivendo una propria esperienza realmente vissuta. Sono storie positive nel senso che uno stato sociale infimo, per esempio, non equivale a un handicap irreversibile da cui l’individuo non potrà mai sottrarsi, ma spesso costituisce addirittura il trampolino di partenza per un esito felice e di successo. Tant’è che spesso, nelle sue trame, il più misero, quello su cui non scommetterebbe nessuno, diventerà l’eroe.
Storie piene di azione, in un certo senso molto “maschili”: le donne di Heinlein, pur rivestendo un ruolo chiave e spesso paritario rispetto ai personaggi maschili, non sono mai la chiave di volta ma piuttosto lo strumento o uno degli strumenti del protagonista per raggiungere l’obiettivo. Il ruolo dell’eroe è sempre il maschio. Un maschio incorruttibile che salva, in un mondo dove il confine tra Bene e Male è netto, dove non esistono ombre che possano offuscarlo.
Sarebbe necessario, però, un discorso più approfondito sull’evoluzione avvenuta nella terza produzione di Heinlein che va all’incirca dalla pubblicazione di Straniero in terra straniera(Stranger in a Strang Land) del 1961, in cui l’Autore entra in un territorio narrativo che definiràspeculative fiction, dove i rapporti tra le idee, le competenze scientifiche volte a “indovinare” il futuro tecnologico, una lettura eclettica della tradizione letteraria del passato, il personale intendimento a considerare la fantascienza come la forma narrativa più importante per preparare il pubblico al futuro, produrranno lavori più sofisticati e di terreno meno facile a giudizi sommari.

s-l1600 (2)Edizione Nord, Tascabili Fantascienza

Per farla breve (dovevo parlare di Cittadino della galassia, ma ci arrivo), le maggiori accuse collezionate da Heinlein sono: militarismo, razzismo, pornografia, offesa alla religione, contraddizione politica, pregiudizi nei confronti delle opinioni altrui, reazionario ma anche anarchico.

Giusto per fare un esempio circa l’accusa di razzismo, in Stella doppia, un romanzo in cui vengono descritte dinamiche politiche e doppi giochi, il protagonista che sta parlando per bocca di chi dovrebbe parlare ma non può, afferma: “Il mio oppositore vorrebbe farvi credere che il motto del cosiddetto Partito dell’umanità, Governo sugli esseri umani, a opera di esseri umani, a favore degli esseri umani, non sia altro che la

versione aggiornata delle immortali parole di Abramo Lincoln. Ma se la voce è quella di Lincoln, la mano nascosta dietro la schiena appartiene al Ku Klux Klan. Il vero significato del suo motto, in apparenza innocente, è: Governo su tutte le razze, ovunque, a opera esclusiva degli esseri umani, e a beneficio e profitto di pochi privilegiati.”.
Poco dopo, il protagonista aggiunge: “Io non sono affatto un pacifista. Il pacifismo è una dottrina troppo comoda e sfuggente, in nome della quale un uomo accetta i benefici del gruppo sociale senza volerli pagare, e in più esige che gli venga detto Bravo! per la sua disonestà.”.

Ancora, ormai alla fine del romanzo, stilizza ancora di più: “Non si

può liberare uno schiavo se non è lui stesso a liberarsi, né si può

rendere schiavo un uomo libero; il massimo che si può fare è

ucciderlo..

Mi sembra una tesi un po’ scomoda il presunto razzismo di Heinlein per un pensiero così articolato.

Io credo che il pellegrinaggio evolutivo di un individuo porti a inevitabili cambiamenti, la stessa complessa vita di Heinlein non può non avere suscitato cambi di percezione. Un individuo mantiene il ricordo dell’esperienza passata e, negli auspicabili salti evolutivi della sua vita, ne tiene conto per dare luogo a una percezione diversa che non è più il passato e la somma delle sue esperienze, anche se ne è stata generata. Saper coagulare passato e il futuro a cui si tende dà luogo al nuovo presente, il “nuovo” autore racconta allora la “nuova” percezione acquisita o che sta acquisendo, e questo potrebbe apparire in parziale contraddizione con quanto sancito dal passato. Non dimentichiamo poi che un Autore, sebbene pervada le sue storie del proprio spirito, passa attraverso un’oggettivazione narrativa in cui può scrivere quello che non pensa, o può anche risultare sorprendente per scuotere il pubblico e creare una discussione. Può mettere in tavola tutto e il contrario di tutto, descrivere gli antipodi e fonderli, propugnare attraverso i suoi personaggi idee in cui non crede per poter arrivare a conclusioni di denuncia. Ma queste sembrano scusanti e chiudo qui.
Su tutto questo un’ultima considerazione che raccoglie un po’ tutto quanto: Heinlein, nel suo spirito critico individualista e antitotalitario, tende a credere nell’essere umano come a un’entità di fondo buona, mette in guardia invece nei confronti della macchina sociale che potrebbe costituire una minaccia per la libertà dell’individuo. Inoltre la sua, senza nulla togliere all’universalità delle sue parole, è una letteratura d’oltreoceano, nel particolare proviene da un autore immerso nella società statunitense, con tutti gli aspetti e i problemi che ne derivano.

Insomma, Heinlein è un autore che può non piacere o non essere tra i propri autori preferiti, ma non si può non leggerlo per il semplice motivo che è uno dei pilastri da cui si svilupperà tutto. Compresi i triti cliché di molta produzione fantascientifica che venne dopo, quando altri attinsero al suo prolifico e innovativo immaginario, ma spesso senza fantasia propria dando luogo a modelli, pattern, ripetuti e scontati.

uc27Edizione Mondadori, Urania collezione (2005)

Ma veniamo al nucleo di quello che avrebbe dovuto essere l’argomento del testo presente. In cui invece ho inserito una sommaria presentazione dell’Autore per capire come un romanzo per ragazzi possa costituire il primo obiettivo di una collana ambiziosa come Cosmo oro.
Cittadino della galassia appartiene, infatti, alla produzione letteraria di Heinlein che viene considerata fiction per adolescenti, e che va da poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale fino al 1961.

Il protagonista è un ragazzino, Thorby. È questa la principale attrattiva per un pubblico giovane, e come tale in grado di immedesimarsi nelle sue avventure mirabolanti, ma dove mondi diversi sanno agganciare anche l’attenzione di un pubblico adulto attraverso le tematiche care a Heinlein.

In un solo romanzo il lettore tocca infatti più realtà all’interno di una sterminata dimensione fisica di tremila anni luce, che si riveleranno realtà fondamentali per capire che cosa è la libera federazione di mondi chiamata Egemonia terrestre (una federazione a cui fa capo la Terra).

Thorby, un ragazzino di razza umana, in una sorta di cammino iniziatico con se stesso e con le varie realtà in cui si trova immerso, attraverserà quattro fasi per arrivare a scoprire chi è. Il suo inizio non è dei più promettenti. La scena si apre su un mercato di schiavi che si tiene a Jubbul, capitale del pianeta Jubbulpore. Questo pianeta non fa parte dell’Egemonia terrestre, presentata con qualità positive, ma rientra nel sistema dei Nove Mondi dove è permessa la schiavitù. Lì viene messo in vendita e comprato con qualche difficoltà da un misterioso mendicante che sembra conoscere molto bene gli usi del posto. Non descrivo il resto delle esperienze del bambino per rispetto ai lettori che ancora non hanno letto il romanzo.
Stupisce l’omogeneità con cui l’Autore abbia saputo portare in territori molteplici il lettore senza creare disorientamento o l’impressione di un amalgama discontinuo di storie a sé. Ogni volta che il cammino del ragazzino (che intanto cresce) registra un cambiamento nella sua vita, attorno a lui vortica una collettività diversa con tradizioni e regole proprie che lo portano a vedere le sue esperienze passate con un occhio più profondo, a cominciare dalla stessa schiavitù a cui si era trovato sottoposto. Schiavitù che può assumere fisionomie diverse e più sottili, nascoste o fintamente liberali per non apparire quello che è, mettendo in risalto il tema portante: la libertà.
Proprio questa apparente discontinuità di situazioni dà luogo a un mosaico che spiega di per sé, senza l’intervento dell’Autore, il complesso quadro generale. E questa assenza di intervento, come sa chiunque scriva, è un elogio alla penna di Heinlein.

Se è vero che la tendenza odierna sia quella di saghe alluvionali dove viene descritta anche la quantità di capelli del protagonista e comprimari, Cittadino della galassia avrebbe potuto benissimo essere nel novero con almeno quattro volumi, ma per nostra fortuna è stato scritto nel 1957 e gode, grazie alla sua sinteticità, di quell’alone connivente tra autore e lettore in cui il lettore è spinto a immaginare quello che l’autore ha taciuto, creando così una storia che vive ancora, e in cui le innumerevoli implicazioni e gli spunti sociali e di denuncia sono perfettamente compatibili ancora oggi. La metafora di Jubbulpore e gli altri mondi non ha perso smalto.

Robert A. Heinlein, Isaac Asimov , Lyon Sprague de Camp 1975Robert A. Heinlein, Isaac Asimov e Lyon Sprague de Camp in un foto del 1975

Tea C.Blanc

Titolo: Cittadino della Galassia | Autore: Robert A.Heinlein | Edizione: Cosmo Oro | Editore: Nord | Volume: 1 | Traduzione di Giancarlo Cella | Direttore responsabile: Gianfranco Viviani | Prezzo di copertina: 2.000 lire | RILEGATURA: Cartonato, Sovracoperta   DIMENSIONI (MM): 195×124 | Pagine: 294 | Introduzione di Riccardo Valla

fantascienza, Letteratura

Regno a venire

Visto che in diverse occasioni ci siamo occupati di Cybercultura, vi proponiamo un nostro libro:

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Ovviamente sono entrambi in italiano
fantascienza

La nube purpurea

M. P. Shiel, "La nube purpurea"

M. P. Shiel, “La nube purpurea”, Urania Collezione n. 192, gennaio 2019

A gennaio 2019 esce in Urania Collezione n. 192 la nuova traduzione di un grande classico della fantascienza, “La Nube Purpurea” di Matthew Phipps Shiel. Abbiamo incontrato Davide De Boni, che ha curato questa versione del testo.

 

Ciao Davide, innanzitutto una domanda introduttiva: perché tradurre di nuovo “La nube purpurea”? E come ti sei confrontato con la precedente traduzione di J. Rodolfo Wilcock?
Ciao, Redazione. L’esigenza di proporre una nuova traduzione è nata dal fatto che la versione di Wilcock risale al 1967, e da allora non ha subito alcun aggiornamento: di qui la necessità di “svecchiarla” per renderla più compatibile con i lettori d’oggi. Oltretutto, trattandosi di una traduzione d’autore, Wilcock si era concesso alcune libertà stilistiche, che in parte si discostavano dal testo originale di Shiel. Con questa nuova traduzione, perciò, ho cercato di riavvicinarmi allo stile originario del romanzo, recuperandone la suggestività e le atmosfere più autentiche. Chi ha letto la traduzione precedente scoprirà per la prima volta anche alcuni brani che erano stati omessi nelle edizioni passate.

Il romanzo di Matthew Phipps Shiel risale all’inizio del secolo scorso (1901). Ha ancora qualcosa da dire al pubblico del XXI secolo?
Assolutamente sì: a dispetto della veneranda età, questo romanzo è straordinariamente attuale, sia per i temi che per le modalità con cui li affronta. Shiel ci accompagna in un viaggio nei meandri dell’animo umano, esplorando il peso della solitudine, i mali di una società votata al consumo e all’indifferenza, l’incapacità dell’uomo di imparare dai propri errori, ma anche la bellezza e l’ingenuità che si celano in ciascuno di noi, l’ambizione che nonostante tutto ci guida, e il destino comune che lega ogni individuo in questo mondo e livella qualsiasi disuguaglianza. In questo senso, cento e passa anni sulle spalle non impediscono a La nube purpurea di avere ancora molto da insegnarci

http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/2018/12/20/urania-collezione-192-matthew-phipps-shiel-la-nube-purpurea/