fantascienza

Renato Pestriniero

Per tutto il mese di ottobre, e/o fino a totale esaurimento, a ogni lettore che acquisterà Brevi sguardi sull’infinito, il libro che raccoglie le memorie, le idee, le cronache del grande Renato, offriamo la possibilità di richiedere, per ogni copia ordinata di questo libro, un volume del nostro catalogo tra quelli disponibili, senza alcun limite di collana e di prezzo.

Il compito di un editore è quello di far conoscere le cose migliori che sceglie e pubblica. Vorremmo che questa opportunità fosse l’occasione per far conoscere l’aspetto meno noto ma forse più intenso di un grande autore a coloro che, un po’ colpevolmente, lo avessero finora ignorato.

Il procedimento per aderire a questa iniziativa è semplicissimo:

 A: ordinate con Paypal il volume Brevi sguardi sull’infinito (Biblioteca di Alessandria no. 10, ALE 010);

 B) inviate una e-mail a elara@elaralibri.it, indicando il volume scelto in omaggio da inviarsi contemporaneamente all’indirizzo specificato.

 Non ci sono altre formalità, a parte quella di indicare esclusivamente uno dei titoli DISPONIBILI IN CATALOGO.

Biblioteca di Alessandria vol. 10 – ALE 010

 Renato Pestriniero

 BREVI SGUARDI SULL’INFINITO

 Un volume di 450 pagine

Brossurato

Eur 35,00

 Affascinante e irresistibile, il libro che raccoglie saggi, elzeviri, ricordi di cinquant’anni di riflessioni ed esperienze nel campo della sf, un grande atto d’amore per la letteratura coltivata per tutta la vita. Imperdibile.

https://images.app.goo.gl/DStjRpPwKxPR3mkS8

fantascienza

Esperimenti e catastrofi

Oscar Vault

a cura di Beppe Roncari

Frank Herbert “Esperimenti e catastrofi”

 

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Dal genio del creatore di “Dune”, il Drago Urania “Esperimenti e catastrofi” raccoglie tre romanzi che, in modo diverso e originale, affrontano il tema tanto caro a Frank Herbert del rapporto fra uomo e ambiente.

Ne “L’alverare di Hellstrom” (1973) la fantascienza si fonde con lo spionaggio, sullo sfondo di un’enorme cospirazione sociale e politica ispirata al premiato documentario The Hellstrom Chronicle, del 1971. Sull’onda del successo dei film di fantascienza con mostri come le formiche giganti di “Assalto alla Terra”, gli autori del documentario avevano alternato alle riprese entomologiche degli spezzoni narrativi. Lo scienziato che vi compariva lasciava intendere che gli insetti avevano un’organizzazione sociale superiore a quella umana e che ci sarebbero sopravvissuti. Herbert dà al suo protagonista lo stesso nome e cita espressamente brani del documentario nei capitoli del libro. Hellstrom è un personaggio complesso, che ha abbandonato l’organizzazione sociale e morale degli esseri umani per quella dell’Alveare, una struttura in cui uomini e donne sono modificati geneticamente e chimicamente per vivere come insetti, al servizio del bene supremo della comunità. Il progetto va avanti da secoli, con lo scopo finale di sostituirsi a un’umanità asfissiata dal controllo di uno stato di polizia immorale e da una burocrazia corrotta. Paradossalmente, Herbert non sembra fare il tifo per i “buoni”, gli agenti di un’anonima agenzia governativa sulle tracce di Hellstrom e del suo misterioso “Progetto 40”, di cui l’agenzia vuole assolutamente impadronirsi, anche a costo di sacrificare i propri uomini.

“Esperimento Dosadi” (1977) ci porta nella fantascienza spaziale classica: l’uomo è solo una delle tante razze della Consenzienza, e i viaggi interstellari sono consentiti dalle stelle stesse, rivelatesi esseri intelligenti ed empatici, chiamati Calebani. Le civiltà aliene, come quella dei Gowachin, umanoidi anfibi che vivono in un perenne stato di paranoia e di sfiducia nei confronti degli altri, sono sviluppate da Herbert in modo realistico e verosimile. La massima espressione della civiltà Gowachin è l’arena legale, un’“arena” in senso letterale: durante un processo Gowachin nessuno è al sicuro, né gli avvocati né tantomeno i giudici, e l’unico esito possibile è la pena capitale. Nei rari casi in cui in cui un processo si concluda con un verdetto di innocenza, è usanza dei Gowachin linciare l’imputato uscito indenne, reo di aver richiesto senza motivo l’intervento della Legge. Dosadi è un pianeta deserto e mortifero su cui qualcuno ha organizzato un barbarico e segreto esperimento sociale di massa, costringendo milioni di Umani e di Gowachin a convivere nell’unica città fortezza e a lottare per la sopravvivenza in condizioni peggiori di quelle di un campo di concentramento, privati della memoria e isolati dalla Consenzienza da un impenetrabile barriera chiamata Muro di Dio. Come tutti gli esperimenti fantascientifici che si rispettino, anche quello condotto su Dosadi sfuggirà al controllo, con conseguenze inimmaginabili.

“Il morbo bianco” (1982) tocca le vette del filone della fantascienza catastrofista: un virus, modificato geneticamente allo scopo di vendicare un attentato dell’IRA, stermina quasi tutte le donne dei paesi incriminati (Irlanda, Gran Bretagna e Libia), per poi sfuggire al controllo del suo stesso creatore e minacciare la sopravvivenza dell’umanità intera. Il biologo molecolare responsabile del virus si rifugia proprio in Irlanda, iniziando una sorta di viaggio catartico insieme a un prete, a un ragazzo che ha fatto voto di silenzio e a uno dei terroristi dell’IRA responsabili dell’attentato in cui era stata trucidata la sua famiglia.

I tre romanzi di “Esperimenti e Catastrofi” si caratterizzano tutti per la feroce tensione fra la dimensione politica e quella del singolo. Pochi individui eccezionali, dei veri e propri superumani come il Kwisatz Haderach di “Dune”, sottoposti alle pressioni di una società oppressiva e stagnante, diventano il catalizzatore di un processo destinato a sconvolgere lo status quo, a livello planetario o galattico.

Come nel resto dell’opera di Herbert, le azioni dei singoli non hanno mai le conseguenze previste. C’è sempre una forza più grande in azione, la Natura, l’Evoluzione, la Storia. Le singole volontà individuali non sono altro che un’entità più grande in grado di enormi salti evolutivi pur di sopravvivere. Il mondo che ne emergerà “dopo” non sarà mai più lo stesso.

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Comunicato Elara

Ai lettori:

l’inizio delle spedizioni dell’atteso volume B. C. 2 – 1960-1961 di questo fine settimana, segna la ripresa a tutti i livelli della normale attività di Elara, dopo oltre quattro mesi di quasi totale blocco dovuto alle misure di contrasto al Covid 19, un evento che non solo a livello nazionale ha causato problemi a dir poco drammatici non soltanto a noi, ma a milioni di imprese e operatori economici nel nostro paese.

In questi 4 mesi, il fatturato, raffrontato al 2019, è sceso del 72%, riducendo l’afflusso continuo di cassa necessario a mantenere e a soddisfare gli impegni presi.

Nello stesso periodo, i costi sono diminuiti soltanto del 12%, soprattutto per la scomparsa delle spese di viaggio e di trasferta. Tutti gli altri impegni sono rimasti inalterati, e abbiamo cercato di farvi fronte, pur in uno stato di evidente difficoltà.

18.000 euro di investimenti, effettuati subito prima che la pandemia bloccasse ogni cosa, sono rimasti bloccati, in particolare 1) la consegna di libri pagati anticipatamente e di sicura resa; 2) quasi 4.000 euro versati per la partecipazione a importanti fiere e congressi, soldi che restano bloccati per il rinvio delle manifestazioni, e saranno utilizzati solo quando queste manifestazioni riprenderanno.

Dall’inizio della pandemia, i clienti delle librerie on line hanno completamente cessato gli ordini, limitandosi a gestire le giacenze; contemporaneamente, il nostro distributore per le fumetterie, ubicato nella zona di Brescia, ha tenuto chiusi i suoi uffici e non ha funzionato regolarmente.

Fino alla scorsa settimana, infine, ci è stato impossibile raggiungere per approvvigionarci il nostro magazzino centrale, situato in altra provincia, costringendoci così a utilizzare solo i libri presenti nella nostra sede operativa.

Questa drammatica situazione è condivisa, come abbiamo detto, da diversi milioni di piccole e medie aziende, molte delle quali, quando le restrizioni all’attività hanno cominciato ad allentarsi, non hanno riaperto i battenti, mentre altre si dibattono in crisi accentuate dall’insufficienza e dalla scarsa tempestività delle tanto millantante e promesse provvidenze governative.

Ora che anche le ultime restrizioni sono state tolte, e i libri nuovi bloccati per mesi all’estero sono in viaggio verso il nostro paese, la nostra attività ricomincia, ma sicuramente con una serie di handicap che la rendono difficile e precaria, se non ci sarà una ripresa decisa e immediata.

Assorbire un decremento di incassi di oltre il 70% per quattro mesi, e non poter utilizzare sul mercato libri già pagati anticipatamente, sono colpi durissimi per qualsiasi azienda, e per quanto si sia fatto il possibile in questo periodo per limitare i danni, le conseguenze sono state e sono pesanti.

Un grande evento:
tra pochi giorni iniziano le spedizioni
di un libro imperdibile

JOHNNY HART
B. C.
Edizione integrale cronologica
Vol. 2 – 1960-1961
a cura di Armando Corridore e Fabio Gadducci

C’è voluto quasi un anno di ricerche, con l’aggiunta del blocco dovuto al Covid 19, ma finalmente, eccolo qui, il più completo ed esclusivo volume sulle avventure della più pazza banda di cavernicoli della preistoria. Curato da Armando Corridore e Fabio Gadducci, i primi al mondo ad assumersi il compito di ordinare cronologicamente le avventure dei personaggi che hanno dato a Johnny Hart una fama planetaria, tanto da rivaleggiare con Schultz e i suoi Peanuts, questo volume ospita tutte le strips quotidiane e le tavole settimanali degli anni 1960 e 1961, i più importanti nell’evoluzione dell’arte del grande disegnatore americano, riunite in maniera completa per la prima volta al mondo, con tutti i personaggi che hanno reso grande il più divertente e inventivo artista dei comics americani. Troverete tutto il mondo dei cavernicoli, e gli altri personaggi, dal fulmine al formichiere, dai pesci un po’ beffardi al placido ma a volte irritabile dinosauro, uno specchio del nostro mondo visto attraverso gli occhi di una preistoria ispirata e scanzonata. Una festa per tutti coloro che hanno amato B. C. su Urania e altre pubblicazioni, la prima possibilità di leggere integralmente le strips che hanno fatto la storia del fumetto mondiale.
La ricerca di almeno venticinque tavole settimanali, che la famiglia Hart aveva perduto, ha condotto i nostri due antologisti attraverso tre continenti, per dare finalmente un quadro completo dei due anni nei quali si consolidava e si espandeva nel mondo la fama del grande disegnatore americano.
Un libro fondamentale per conoscere e apprezzare uno dei fumetti più iconoclasti, intelligenti e irriverenti della storia dei comics.

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Elara informa

Sembra che finalmente dal 4 giugno riprendano le spedizioni internazionali dai paesi del Nord, e questo significa che i tre titoli che avevamo completato prima della pandemia e del blocco del traffico merci, e precisamente B. C. vol. 2. La leggenda della Terra perduta di G. McDonald Wallis e Dopo l’apocalisse di Riley e Balmer, seguito del best seller Quando i mondi si scontrano e per la prima volta presentato in edizione integrale e letteraria in Italia, ci verranno finalmente spediti e potremo dalla metà di giugno iniziare le spedizioni.

Anche la tipografia italiana che stampa i volumi brossurati riapre i battenti, così ai titoli già usciti prima della pandemia si aggiungerà, sempre in giugno, anche Gli infiniti ritorni del grande Robert E. Howard.

Sono arrivate nel frattempo anche le ristampe di titoli esauriti da tempo, come Steampunk, l’epocale antologia curata da Ann e Jeff Vandermeer, come Il mondo oscuro di Henry Kuttner e come il nostro best seller El Borak, avventuriero del deserto di Robert E. Howard, mentre la seconda ristampa di Storie della Frontiera dovrebbe essere pronta per la spedizione ai primi di giugno.

fantascienza

E.van Vogt

LA PROSSIMA SETTIMANA

Un colossale epico romanzo

di un titano della science fiction

  1. E. van Vogt

IL LIBRO DI PTATH

 

Nudo e privo di memoria, Ptath cammina sulla terra di Gonwonlane, spinto dall’impulso di raggiungere Ptath, la capitale del suo regno. Non sa che l’ultimo suo ricordo è quello di un campo di battaglia della seconda guerra mondiale del XX secolo, dove, nei panni del maggiore Peter Holroyd, è caduto in un’azione eroica. Ma ora si trova a duecento milioni di anni nel futuro, riemerso dal lungo percorso compiuto attraverso la specie umana, per ritrovare i contatti con le origini di colui che è diventato il Tre Volte Grande dio Ptath.

Ma il suo ritorno a Gonwonlane è desiderato da alcuni, temuti da molti. Due donne si contendono il suo controllo, la bellissima e perfida Inezia, che ha usurpato il suo potere, l’altra, la bruna e fedele L’onee, incatenata nel buio delle segrete del palazzo sulla scogliera che domina il furioso mare di Teths. Venti di guerra stanno di nuovo soffiando, attacchi e invasioni delle terribili truppe montate su pterodattili invulnerabili rischiano di rendere vuoto e inutile quel trono che Ptath deve a ogni costo riconquistare… il Nushir di Nushirvan imperversa con le sue bande di predoni alle frontiere di Gonwonlane, la Zard di Accadistran alleva legioni di feroci screer, divoratori di uomini, per conquistare il mondo conosciuto… e al di là del Fiume di Fango Bollente, nella Landa dei Cento Vulcani, il Trono di Potenza attende da millenni il ritorno del suo padrone.

Una tra le opere più grandi della science fiction di tutti i tempi… Il capolavoro stilistico e tematico di un grandissimo scrittore, nell’unica traduzione italiana completa e integrale, un libro che è assolutamente necessario leggere per capire la bellezza della science fiction.

 

Fuori collana Libra Fantastica vol. 5 – FC 005

Alfred Elton Van Vogt

IL LIBRO DI PTATH

Traduzione e introduzione di UGO MALAGUTI

Un volume di 272 pagine

Prezzo Eur 19,50

 

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Andromeda in omaggio

Andromeda e Letterelettriche invitano tutti a rimanere a casa. Uscite solo in caso di reale necessità e fatelo prestando attenzione, prendendo tutte le precauzioni necessarie, seguendo le indicazioni fornite dal ministero della salute.

Seguendo l’esempio di altre case editrici abbiamo deciso di regalare a tutti una copia della nostra rivista di fantascienza. Speriamo possa tenervi compagnia durante questi giorni trascorsi in casa.

Il primo numero di Lost Tales Andromeda è disponibile GRATUITAMENTE fino al 31 Marzo sul sito dell’editore Letterelettriche.

Clicca QUI per scaricarlo dal sito dell’editore

Di seguito i contenuti del primo numero di Lost Tales Andromeda. Copertina realizzata da Giuseppe Festino al quale abbiamo dedicato una ricca intervista realizzata da Gianpiero Mattanza all’interno della rivista.

I contenuti di questo numero:

  • Intervista a Giovanni Mongini e Mario Luca Moretti a cura di Stefano Rizzo
  • Speciale P.K.Dick –  La svastica sul Sole – L’uomo nell’alto castello – A cura di Umberto Rossi
  • Quando gli androidi parlavano italiano di Luca Leone
  • Speciale Kaiju – a cura di Omar Serafini (contiene i due articoli precedentemente pubblicati nei primi due numeri della rivista più un articolo inedito)
  • I Classici della Fantascienza – Dangerous Visions – A cura di Antonio Ippolito
  • Intervista a Michael Moorcock – A cura di Nicola Parisi (Traduzione di Annarita Guarnieri)
  • La fantascienza degli anni ’60 e il rinnovamento culturale –  a cura di Andrea Mina, Federico Ascoli e  Daniele Savant-Aira (Intero saggio, nei primi due numeri della rivista erano state pubblicate soltanto le prime due parti)
  • Acrilici e astronavi intervista a Giuseppe Festino – a Cura di Gianpiero Mattanza
  • Le invasioni silenziose di John Wyndham – A cura di Nicola Parisi

Racconti:

  • Un risveglio movimentato di Annarita Guarnieri
  • Brivido felino di Ezio Amadini
  • Soppressata alla milanese di Francesco Nucera
  • Dimentica e ricomincia di Linda De Santi
  • Perché nulla vada perduto di Davide Camparsi (Racconto vincitore del Premio Rill)
  • Pistacchio amaro di Giulia Abbate
  • Francesco è scomparso di Pierfrancesco Prosperi

Tutti i racconti sono illustrati da Gino Carosini

 

fantascienza

Ugo Malaguti

Sta per uscire il primo dei quattro volumi che, nel corso dell’anno, festeggeranno il record stabilito dal nostro Ugo Malaguti nel mondo della science fiction: sessant’anni di ininterrotta attività ai vertici, come scrittore prima di tutto, come critico ed editor, come splendido e inimitabile traduttore e scopritore di talenti internazionali.

Dal 24 dicembre 1960, quando il quindicenne Ugo scoprì in un’edicola il numero di Oltre il cielo che conteneva Sonno di millenni, racconto inviato alla rivista romana in giugno, quando lo scrittore aveva ancora quattordici anni, alla rapida ascesa come popolarissimo autore de I romanzi del cosmo, Galassia e della stessa Oltre il Cielo, al controverso successo nel 1965 del romanzo che spaccò in due il mondo della sf e della politica, Il sistema del benessere, alla nomina alla direzione di Galassia solo un anno dopo, ai successi di romanzi come Satana dei miracoli, La ballata di Alain Hardy, alla creazione della prima casa editrice specializzata ad altissimo livello, divenuta un modello internazionale di qualità, la Libra Editrice, e di collane divenute mitiche come Nova Sf* e I classici della fantascienza, i primi dieci anni di carriera di Malaguti furono sensazionali e gli guadagnarono popolarità e stima in tutto il mondo, insieme a fiere contestazioni e a grandi polemiche.

Nel 1970, a conclusione di questo magico decennio, Ugo scrisse e pubblicò quello che è considerato ancora oggi il suo capolavoro: un romanzo nuovo, poetico, di amplissimo respiro, di una bellezza quasi abbagliante, Il palazzo nel cielo, considerato uno dei più affascinanti e importanti tributi a quei magici anni ’60 nei quali i giovani coltivarono l’ambizione di cambiare il mondo, quasi vi riuscirono, per essere poi fermati e bloccati da quei poteri che pensavano di avere distrutto.

Ma non è certo un romanzo politico, Il palazzo nel cielo: è un romanzo dal respiro quasi biblico, fatto di visioni stralunate, di sentimenti forti, di grandi interrogativi e ancor più grandi risposte. Un romanzo che affascinò per prima la grande Ursula K. Le Guin, che ne tradusse alcuni capitoli e ne scrisse “leggere questo libro è come vedere le parole tramutarsi in musica”, ma che raggiunse la sua massima popolarità in Francia, quando la prestigiosa collana Presence du futur lo scelse per celebrare il suo duecentesimo numero, nella splendida traduzione di J. C: Mangematin. Vincitore del premio Hugo Italia 1975, con il maggior numero di votanti di sempre (oltre 50.000), pubblicato con eguale successo in Germania, è a tutt’oggi il romanzo italiano di science fiction che ha venduto più copie nel mondo (oltre 200.000 in cinque anni), ha ispirato il maggior numero di autori, precorrendo di vent’anni le più moderne tendenze della sf, ed è stato adottato come testo per lo studio dell’italiano da università francesi, tedesche, americane e di altri paesi del mondo, mentre il premio Operosità dell’Arte patrocinato dall’UNESCO giunse a celebrare la straordinaria stagione letteraria di un autore diverso da tutti gli altri, sempre affascinante, mai banale.

Non è quindi per caso che il primo volume di Elara che esce in questo gennaio 2020 sia una nuova edizione di questo autentico capolavoro, quarant’anni dopo l’ultima edizione Libra, cinquant’anni dopo la sua prima apparizione italiana. Ugo lo ha sempre considerato la summa della sua poetica, la sua opera perfetta, che anche in questa nuova edizione curata personalmente dall’autore presenta ben poche modifiche, a differenza delle opere dello stesso periodo riscritte completamente da questo straordinario autore.

È un romanzo giovane, che affascina i giovani di tutte le età, un romanzo che, come tutti i libri che hanno creato la leggenda di questo inimitabile talento, ha come dote principale quella di indurre a proseguire nella lettura per arrivare d’un fiato alla fine.

Pensiamo sia il modo migliore per celebrare l’anno nel quale Ugo stabilisce un primato mondiale che difficilmente sarà mai battuto: sessant’anni da protagonista nel mondo della science fiction nazionale e internazionale, la capacità di risorgere sempre anche di fronte ai colpi più duri, la volontà indomabile di mantenere viva la bellezza vera di una letteratura, quella di science fiction, certamente più forte e più importante di molti suoi provvisori epigoni.

L’anno proseguirà con la comparsa in esclusiva mondiale per gli iscritti alla Contrada delle stelle della versione completamente riscritta di un altro tra i successi principali di Malaguti, Il sistema del benessere reloaded, mentre nella seconda metà dell’anno usciranno un volume di saggi nella Biblioteca di Alessandria, e una nuova inedita antologia nella Biblioteca di Nova Sf*. Ma la cosa più importante è che ora, malgrado tante vicissitudini cliniche, Ugo sia di nuovo a tempo pieno con noi, a guidare quel Rinascimento del Fantastico che aveva sognato anni or sono e del quale ora può nuovamente ergersi a protagonista.

 

 

 

Inizia il magico anno di un grande scrittore

con il ritorno di un capolavoro

Ugo Malaguti

IL PALAZZO NEL CIELO

 

Ritorna, a quarant’anni dalla sua ultima edizione, il romanzo italiano che ha battuto tutti i primati di vendita in Italia, Francia e Germania, del quale Ursula K. Le Guin ha scritto “leggerlo è come vedere le parole trasformarsi in musica”, adottato come lettura in grandi università tedesche e americane, un inno nostalgico e ammonitore a un periodo memorabile della storia del mondo e una storia i cui orizzonti si allargano fino a una visione cosmica potente e misteriosa, un libro che è analisi e ammonimento visionario sul nostro futuro unito a un trionfo del sense of wonder della migliore poetica fantascientifica.

Barry London, un uomo senza passato e dal nebuloso futuro, sta camminando con la sua chitarra alla ricerca di Luna L’il , la città dove il passato ritorna e si scioglie nel futuro. Per giungervi, dovrà attraversare terre strane, amiche e ostili, rispondere alle domande dei robot che cercano pateticamente di comprendere il senso della vita, attraversare la Pianura di Ghiaccio, conoscere persone e popoli strani, essere accolto come un salvatore o una nemesi. Deve raggiungere la città dei sogni, perché sa che trovandola ritroverà se stesso, anche se la minaccia oscura (o forse è una speranza) di un grande, bianco palazzo sospeso nel cielo, condiziona le sue speranze e i suoi ricordi.

In una nuova e splendida edizione un capolavoro assoluto e senza tempo.

 

LIBRA FANTASTICA vol. 20 – FAN 020

Ugo Malaguti

IL PALAZZO NEL CIELO

Un volume di 340 pagine

brossurato

Prezzo Eur 19,50

 

 

 

Lettera aperta ai lettori:

Un anno dedicato

di Ugo Malaguti

 

Care lettrici e amici lettori,

vedersi dedicare un anno, 366 giorni mica sono uno scherzo, per l’esclusivo merito di essere stato così testardo e longevo da resistere per sessant’anni alla normale usura del tempo, non so quanto sia un riconoscimento (comunque gradito) o un elegante modo di celebrare per rimuovere.

Per tutta la vita ho elaborato piani a lungo termine, nessuno dei quali è mai andato in porto, e adesso finalmente l’anagrafe e la salute mi costringono a limitarmi a quelli a breve e brevissimo termine. Di una cosa sola potete essere sicuri: che questo della science fiction è il mio mondo, la struttura che nacque con Galassia e si sviluppò attraverso la Libra e la Perseo e oggi Elara, è la struttura che io contribuii a creare e alla quale intendo mantenermi fedele sino in fondo, che il mio pubblico, quello che mi ha seguito attraverso vicissitudini incredibili fino a oggi, quello che mi ha scoperto successivamente e bontà sua mi ha trovato abbastanza simpatico, o abbastanza pazzo, da volermi seguire, e soprattutto quella parte fedelissima e incrollabile che mi ha sempre osteggiato, che continua ancora oggi a usare argomenti di cinquant’anni fa per esprimermi tutta la sua disistima, incolpandomi di ogni guaio possibile, compreso i mutamenti climatici e i conflitti in Medio Oriente, è l’unica forza che mi ha permesso di diventare il più antico professionista della science fiction esistente al mondo ieri, oggi e forse domani, e che non avendo mai tradito nessuna di queste icone, non lo farò neanche adesso nel momento in cui mi sto avviando a un naturale tramonto.

L’idea di dedicarmi un intero anno editoriale non è stata mia, ma del mio attuale signore e donno, Armando Corridore, l’unica capatosta più capatosta di me che io abbia incontrato in questi sessant’anni, e che ha lanciato l’idea di celebrare i miei sessant’anni tondi tondi con quattro volumi quattro e con iniziative di varia umanità da concordare e decidere nel corso dell’annata.

Ora, il sospetto che il quasi immediato esaurimento dei miei due ultimi libri, Mosaici di sonnolenta avventura e Cronache di un antico avvenire abbia stimolato l’animo imprenditoriale di Armando inducendolo a sfruttare l’opportunità di utilizzare al meglio un autore che vende e che per fedeltà congenita mai negherebbe l’esclusiva delle sue opere alla casa editrice nella quale lavora, è un’ipotesi di lavoro che non considero riduttiva, ma anzi, elogiativa. Essere stimati come una risorsa dal proprio editore in capo è un bell’attestato di fiducia, e di questi attestati, lo dico a chi forse oggi pensa di seguire le mie orme, non ci si stanca mai. Ma io ho accettato con entusiasmo. L’idea di presentare a una nuova generazione di appassionati il mio libro di più grande successo, Il palazzo nel cielo, mi stimolava da tempo, e quella di riscrivere il libro più controverso, quello che generò la mia “leggenda” e spaccò irrimediabilmente il pubblico della sf di allora tra malagutiani e antimalagutiani, (tra le assemblee sindacali che mi osannavano e coloro che volevano insignirmi di un premio Breznev possibilmente alla memoria, questo romanzo suscitò un bel casino), riportandolo ai tempi di oggi che offrono sicuramente più spunti corrosivi alla satira di quanti non ve ne fossero nel 1963/64, mi ronzava in testa da trent’anni, e quindi mi ci sono gettato a pesce. Scrivere un libro di saggistica è sempre stato un compito che mi ha affascinato, e dedicarmi a un quarto volume della mia opera omnia, pieno magari di testi inediti, tanto per tentare di dimostrare di non essere un residuato bellico o un reperto archeologico, come ho tentato di fare con le mie ultime opere, Doppia Corsia, Il ritorno da Marte e Una storia tra i monti, soprattutto avendo diversi mesi di tempo per dedicarmicisi con calma e buona disposizione di spirito, era qualcosa che avrei comunque fatto, dopo che gli ultimi due titoli hanno riscosso – bontà vostra – un successo così inatteso.

Perciò la celebrazione materiale, con l’unica arma che uno scrittore (perché vorrei sommessamente ricordare che io sono nato scrittore, ho ottenuto l’affetto di un grande pubblico proprio come scrittore, e solo successivamente mi sono dedicato alla difficile arte di editor, che ha soffocato ma non spento lo spirito autoriale che ogni tanto si è risvegliato per togliermi temporaneamente, con risultati che bontà vostra avete considerato positivi, dal letargo di scrittura che il lavorare per dare voce e corpo alle opere altrui spesso provocava) possiede, cioè quella di scrivere, non mi è giunta né inattesa, né troppo scomoda. In fondo tra i primissimi che mi scoprirono sulle pagine di Oltre il Cielo sono rimasti pochi, pochissimi (Felice Angelini, Carlo Brambilla, Renato Pestriniero, i nostri decani, e chi altri?) e Il palazzo nel cielo, soprattutto, ha visto uscire la sua ultima edizione italiana più di quarant’anni or sono, e c’è una legione di lettori nuovi che non lo conosce e magari non sa di quanti anni anticipai le più moderne correnti della sf, e che magari si stupirà nel leggere un libro che potrebbe essere stato scritto oggi (vacua vanteria di scrittore, è chiaro).

Diverso è il programma di varie amenità che Armando sta studiando per me, e che sarebbe il lato più interessante della vicenda: il portarmi in giro come una Madonna Pellegrina a miracol mostrare, magari frequentando i banchi vendita di mostre e fiere, per approfittare della mia notoria capacità di ricavare emoteche da una coltivazione di rape (che insieme alla mia grande dote di “attivatore di code di paglia” che mi è riconosciuta costituisce forse la parte migliore delle mie qualità) e di inconsueto intrattenitore di pubblici di qualsiasi dimensione, dalla singola unità alla folla strabocchevole. Qui c’è qualche difficoltà oggettiva. Le mie condizioni di salute sono migliorate, ma ogni trasferta per me è qualcosa di molto faticoso, direttamente proporzionale alla lontananza. Da un lato c’è l’attrattiva che più mi lusinga: la trattoria del sor Armando (omonimo del Nostro, che differentemente da lui si è dedicato alla produttiva attività di chef capace di sfornare i migliori bucatini all’amatriciana e i migliori saltimbocca alla Romana dell’urbe, e non ad attività minori quali la scrittura, la musica, l’editoria) la piacentina Settima Sosta, i ristoranti da leggenda di Catania e della Puglia, e anche le fiorentine di Cosimo a Barberino, e ovviamente la gioia di incontrare lettori e appassionati e dialogare con loro (anche se il mio recente tentativo di organizzare una grande Convention a Bologna, nello spirito con cui Maometto scoprì che la montagna non veniva da lui, ha dimostrato, temo, che il desiderio non è reciproco e che di passare un po’ di tempo insieme è cosa della quale non frega niente a nessuno). Be’, un anno è lungo, vedremo di volta in volta quanto il callido Armando saprà inventare, e quanto i miei arcigni medici e le mie condizioni permetteranno. Finché c’è vita c’è speranza. Ricordo che a un’età più veneranda della mia il mio amico Lino Aldani cercava di mostrarsi lento, antico e claudicante, perché in realtà odiava ogni tipo di manifestazione pubblica. Smentendosi poi con un tuffo e una placcata rugbistica quando una bottiglia di ottimo vino barcollò su uno scaffale rischiando di cadere, e fulmineo lui scattò a raccoglierla, suscitando ammirazione e stupore.

Comincia dunque un anno per me importante. Se fosse iniziato cinquant’anni fa, sarebbe stato meglio, ma allora non avrei avuto i titoli anagrafici per festeggiare. Così, aspetto di scoprire quanti sono curiosi di leggere le mie opere rivisitate, quanto della passione e dell’affetto di un pubblico che mi è rimasto incredibilmente fedele nei secoli, altro che Benemerita, ci sarà in questo anno giubilare (per me). Sperando ovviamente che la salute, la natura e gli eventi me lo facciano percorrere con immutate energie.

Un abbraccio a tutti,

Ugo Malaguti

 

fantascienza

Giovanni Mongini

Tutto inizia con una disagevole ma molto ben pagata intervista ad un famoso studioso. Tuttavia ben presto le cose cambiano a tal punto che sarà possibile rivolgere le proprie domande praticamente a chiunque si sia incontrato sulla strada. Ma l’unica domanda cui non si potrà avere una risposta è come salvare la Terra da una delle più insidiose e inarrestabili invasioni aliene mai viste prima.

“L’uomo che odiava le nuvole” è il nuovo romanzo scritto da Giovanni Mongini, edito dalle edizioni Scudo. Si tratta di una storia di fantascienza, genere di cui l’autore è uno dei massimi esperti mondiali. La fama di Mongini è indubbiamente legata alla science fiction, ma nell’ambito del cinema e della saggistica. I riconoscimenti per la sua produzione sono numerosi, ha portato a casa ben nove premi Italia, un premio Vegetti, e nel 2018 gli è stato conferito il meritatissimo Premio alla carriera.

Il Mongini “romanziere” è stato in qualche modo eclissato dalla figura del saggista e dello storico del cinema, ed è un gran peccato, perché la sua produzione narrativa è molto consistente e degna di nota. Questo libro ne è la prova.

Quando l’ho letto, fin dalle prime pagine mi sono ritrovata in un’atmosfera da cult-movie, immersa nella nebbia, in un quartiere poco raccomandabile, con un taxi che arriva.

Il taglio cinematografico sarà una costante in tutta la storia, dall’ambientazione fino ai personaggi, che Mongini fa vivere e vibrare attraverso i suoi famosi dialoghi brillanti, e a tratti irriverenti.

Questa peculiarità conferisce loro grande carisma, come accade al protagonista de “l’uomo che odiava le nuvole” Edward Judd. L’autore ci ha abituati a figure ribelli e non convenzionali, sia maschili che femminili, basti ricordare l’affascinante dottoressa Ann Robinson e il caparbio e temerario selenita Lelay Ka-Man de “L’occhio argenteo del cielo”, il suo romanzo precedente ( sempre edito dalle edizioni Scudo), ma Edward Judd ne è un esempio ancora più emblematico. Barbetta incolta, belloccio, battute taglienti e ricche di sarcasmo, anche quando la situazione si fa seria, interpretando il modo di fare dell’autore stesso. Il richiamo filmico è molto evidente, ed è sottolineato anche dalla scelta del nome dell’eroe, Edward Judd è stato un attore di science fiction, tra i suoi film ricordiamo “…E la terra prese fuoco” (Val Guest, 1961), “Base terra chiama luna” (Nathan Juran, 1964) e “Invasion” (Alan Bridges, 1966). Una “faccia” presa in prestito da quelle pellicole che Mongini ha molto amato ( come me!), e che ha riadattato in chiave moderna nelle pagine del romanzo. Questo è stato lo spunto principale per le illustrazioni che lo corredano e che ho avuto l’onore di realizzare io stessa. Parte dell’ ispirazione è arrivata dalle atmosfere dei film citati, ma anche da pellicole seminali come “Ultimatuma alla terra” (Robert Wise, 1951) e “La guerra dei mondi” (Byron Haskin, 1953), misceladole alle inquadrature “noir” dei film di Orson Wells, di un bel bianco e nero drammatico e retrò.

La trama segue questi archetipi. Judd è un giornalista con una storia tormentata alle spalle, che viene ingaggiato dal nipote di un famoso scienziato, per intervistarlo.

La situazione appare subito densa di mistero, visto che dello scienziato non si hanno più notizie.

A causa dei suoi studi è stato aspramente criticato dalla comunità scientifica, e per questo si è rifugiato in Cile, particolare importante perché si tratta di una regione andina tra le meno piovose al mondo. La pioggia è un elemento determinante, poiché è proprio sulla sua composizione cellulare che sono incentrati gli studi dello scienziato, che porta il nome di un altro attore, Robert Cornthwaite ( e non sarà l’ultimo, nel corso del romanzo ci imbatteremo anche in Richard Dreyfuss e Leo Mc Kern). Il motivo di tali ricerche riguarda la sua convinzione che sia in atto una “subdola” invasione, architettata da forze oscure, che agirebbero proprio attraverso gli agenti atmosferici. Edward Judd partirà alla ricerca del professore, affiancato dalla seducente e ostinata Dawn Addams ( altro riferimento hollywoodiano), arricchendo la trama di un’appassionante storia d’amore.

I romanzi di Mongini, come è solito dire lui stesso, sono da identificarsi come dei Juventilia, storie d’avventura la cui prerogativa è divertire e appassionare, portando il lettore dentro storie fuori dalla realtà. Ma definirli solo in questa maniera è oltremodo riduttivo. Quello che è centrale negli scritti di Mongini, siano essi romanzi o saggi, è la “divulgazione”, che ha quasi trasformato in uno stile di vita. La sua casa\museo ne è un chiaro esempio, con una collezione di film e memorabilia tra le più famose al mondo, un immenso tesoro che grazie a lui le prossime generazioni potranno ancora ammirare. La sua missione è quindi divulgare l’amore per la fantascienza, cercando di darle un posto d’onore nel panorama culturale mondiale, visto che il genere è spesso minimizzato dalla comunità letteraria. Forse è uno dei pochi scrittori capace di descrivere l’origine dell’universo, la formazione di un pianeta e del perché della luna, senza annoiare il lettore, ma riuscendo a mantenere sempre un tono brillante, e il ritmo incalzante, non usando quasi mai i paroloni dello scienziato. Per lui la Fantascienza è da considerarsi un veicolo utile a raggiungere altri mondi, anche solo con la fantasia, proprio per questo ama definirsi un”sognatore di stelle”.

La sua è una grande passione per l’universo e tutto ciò che contiene, anche per il nostro povero pianeta, martoriato dai suoi molesti abitanti, gli Umani!

L’intero romanzo è un perentorio monito all’agire di questi ultimi, alla maniera dissoluta con cui l’uomo sfrutta e distrugge se stesso e la sua casa, la Terra.

Ma questa non è la sola chiave di lettura del libro, tra le pagine una dialettica sotterranea ci pone delle domande, che vanno oltre la riflessione dell’agire dell’essere umano, ma riguardano la sua vera essenza; Cosa ci rende umani? I sentimenti e le passioni hanno portato il nostro habitat al collasso, ma la razionalità, il pragmatismo e la mancanza di sentimenti davvero potrebbero risolvere tutto?

Questi ed altri sono i quesiti che Giovanni Mongini, attraverso la sua prosa sfavillante e le sue battute ironiche, si pone con “L’Uomo che odiava le nuvole” , un libro di fantascienza che potrà essere apprezzato anche da chi è refrattario al genere, poiché si tratta di una storia che indaga la natura umana, tema che trascende qualsiasi genere ma che caratterizza anche la letteratura mainstream.

Roberta Guardascione

http://andromedasf.altervista.org/recensione-luomo-che-odiava-le-nuvole-2019-di-giovanni-mongini/

fantascienza

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Per ogni volume ordinato, un volume in omaggio fino a un massimo di cinque (con relativi cinque omaggi).

Vi ricordiamo che non possono essere ordinati i tre titoli esauritissimi, e cioè Storie della Frontiera di Howard, Cogli una stella cadente di Brunner e Viaggiatore nella notte di C. J. Cherryh.

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Edmond Hamilton:                   OMBRE SULLE STELLE

Thomas Ligotti:                       I CANTI DI UN SOGNATORE MORTO

Robert E. Howard:                   DARK AGNES, DONNA DI SPADA

Frederik Pohl:                         POMPEI 2079

Edmond Hamilton:                  I SOVRANI DELLE STELLE

Robert E. Howard:                   GLI AVVENTURIERI DEL MARE

Paul Di Filippo:                       BABYLON SISTERS

Robert Silverberg:                   ROMA ETERNA

A cura di Jeff e Ann Vandermeer:

                                             STEAMPUNK!

Thomas Ligotti:                       LO SCRIBA MACABRO

Henry Kuttner:                        IL MONDO OSCURO

Jeff Vandermeer:                    LA CITTA’ DEI SANTI E DEI FOLLI

Charles Henneberg:                 LA NASCITA DEGLI DEI

  1. E. van Vogt: LA CITTA’ DEGLI INVISIBILI

Robert E. Howard:                  IL SIGNORE DI SAMARCANDA

Jeff Vandermeer:                   VENISS UNDERGROUND

Robert E. Howard:                  EL BORAK, AVVENTURIERO DEL DESERTO

Raymond F. Jones:                CITTADINO DELLO SPAZIO

  1. E. van Vogt: IL LIBRO DI PTATH

Francis Carsac:                     GALASSIA MALEDETTA

 

 

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