editoria

Le origini del Mulino

Mostra documentaria dal titolo Le origini del Mulino (1951-1964)

In occasione dell’anniversario della morte di Giovanni Evangelisti, nel quadriloggiato della Biblioteca dell’Archiginnasio sarà liberamente visitabile la mostra, allestita dalla Fondazione Biblioteca del Mulino in collaborazione con la Biblioteca dell’Archiginnasio. L’esposizione ricostruisce attraverso vari documenti – foto, libri, riviste, carteggi – la vicenda di questa casa editrice e del gruppo che le è collegato, un pezzo importante della storia culturale, poilitica e sociale di Bologna e dell’Italia.
I documenti, provenienti dai 160 metri dell’archivio del Mulino, sono il primo risultato, condiviso con il pubblico, di un importante lavoro di riordino di tutto l’archivio al termine del quale sarà completamente fruibile.

La mostra è il migliore modo possibile di ricordare un uomo che, nei 44 anni del suo rapporto con il Mulino, ha contribuito in maniera determinante a forgiarne la storia. La sede è significativa perché all’Archiginnasio la vedova e i figli hanno donato la preziosa bilbioteca personale di Evangelisti. La donazione verrà ricordata in un incontro di inaugurazione, 2 ottobre alle ore 17.30.

 

Quando

Dal 2 Ottobre al 4 Novembre 2018
dal lunedì al sabato dalle 9 alle 19, la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 14. Giovedì 4 ottobre 10-19.
Ingresso gratuito

Informazioni

Biblioteca dell’Archiginnasio

Tel. 051 276811

ingresso libero

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editoria, lavoro, scuola

Scuola e lavoro


Il presente lavoro si pone come obiettivo prioritario quello indicato da Giorgio Fuà ne! suo saggio più recente: “si avverte un bisogno particolarmente pressante di rafforzare la dotazione di statistiche nel campo della produzione dei servizi, ed in primo luogo dei servizi che non hanno un prezzo effettivo su! mercato (corsivo nostro). Tanto per fare un esempio si pensi alla produzione di servizi scolastici: chi deve prendere decisioni in merito le prenderà più oculatamente se dispone di una batteria di informazioni statistiche suite variabili e sulle relazioni che intervengono nella produzione . Potrà servirgli, per esempio, effettuare confronti temporali e spaziali riguardanti la provenienza degli allievi, i tassi dì scolarità, i tassi di frequenza degli allievi, gli orari di insegnamento, il numero dì allievi per classi e per docente, le strutture e le attrezzature disponibili e i! loro grado di utilizzazione, i risultati degli esami, la carriera -degli allievi successiva alla promozione, etc.” (1)
In questa ricerca c’è tutto questo e altra e, per non correre il rìschio di smarrirsi nei mare dei dati, si è organizzata la materia in forma “ipertestua!e” : vale a dire che circa una quarantina di argomenti sono stati approfonditi in schede a parte (opportunamente richiamate nei testo) per non appesantire troppo i! discorso principale. Un congruo numero di grafici e tabelle permette ai più esperti di verificare direttamente i dati esposti ne! testo, che si è cercato di rendere, pur ricercando la precisione nei termini, il meno tecnico possibile.
L’obiettivo secondario, infatti, è di rendere un servizio non solo ad amministratori e personale scolastico, ma anche a genitori e studenti che si trovano alle prese con un sistema scuola-lavoro tuttaltro che integrato e che avrebbero bisogno di informazioni per le quali, di solito, ci sì affida ad improbabili “voci”.
Ciò nonostante questo lavoro non vuole essere una “guida”, ma un “atlante” : la differenza è che, nei primo caso “l’esperto” ti porta per mano dove lui stesso ha già deciso; nel secondo caso le scelte spettano a! singolo individuo, che ne diviene l’unico responsabile.
Come ogni atlante, inoltre, le rappresentazioni sono in scale diverse, dalla più piccola
al!a più grande, sia per non correre il rischio (frequente nelle ricerche locali) di indulgere alla contemplazione dei proprio ombelico, sia per avere sempre ben presente che ormai ogni fenomeno è intrinsecamente collegato con altri, lontani nei tempo o nello spazio. (2 )
Infine due parole su alcune notazioni ironiche (massime, note) che si possono ritrovare nel testo: oltre ad essere a me congeniali la loro importanza ai fini di una maggior comprensione di certe dinamiche sociali è stata evidenziata (a partire dagli anni ‘20 del novecento ) da almeno quattro studiosi in campi diversi: l’antropologo Gregory Bateson, il crìtico letterario Ivlichae! Bachtin, i! filosofo Ludwìg Wittgenstein e lo psicologo sperimentale Lev Vygotskij,(3)
L’AUTORE
Paolo Giatti è nato a Bondeno nel 1947, si è laureato in Lettere nel 1970 e in Scienze Politiche (indirizzo sociologico) nel 1978 con una tesi sul liceo scientifico di Bondeno, dove ha insegnato dal 1974 al 1991. Ha scritto diversi articoli su nuove tecnologie (particolarmente l’informatica) e loro applicazioni nella didattica.

1 Fuà G., Crescita economica. Le insidie delle cifre, I! Mulino, BO, 1993
2 Questo modo di intendere, nato dapprima per spiegare fenomeni ecologico-ciimatici, si sta estendendo un po’ a tutte le discipline (ecosistema).
3 Chi voglia saperne di più su questo argomento può vedere; SCIAVI M., A una spanna da terra, Feltrinelli, MI, 1989

CREDITI

Copertina: Samanta Carlini

Finito di stampare nel mese di settembre 1994 dalla tipografia G.P. servizi di Ponte San Nicolò PD per conto della CDS edizioni

Leggibile qui: http://ricerca.terzapagina.info/

editoria

Le leggi fondamentali della stupidità umana

Scritto originariamente in lingua inglese, “The Basic Laws of Human Stupidity” fu stampato per la prima volta nel 1976 in edizione numerata e fuori commercio sotto l’improbabile sigla editoriale dei “Mad Millers”, i mugnai pazzi. L’autore riteneva che il suo testo potesse essere pienamente apprezzato soltanto nella lingua in cui lo aveva scritto, e per molto tempo declinò la proposta di tradurlo. Solo nel 1988 accettò l’idea di pubblicarlo in versione italiana nel volume “Allegro ma non troppo”, insieme al saggio “Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo”, esso pure scritto in inglese e stampato fuori commercio dai Mad Millers per il Natale del 1973. Come volume a sé la versione inglese delle “Leggi fondamentali della stupidità umana” è poi stata pubblicata, sempre dal Mulino, nel 2011. Sia in quell’edizione, sia in questa prima italiana viene riproposta in apertura la nota al lettore scritta da Cipolla per l’edizione originale del 1976.

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editoria

Leo Longanesi

Quando Salvini e la Meloni non erano ancora nati, nacque in Italia, dal grembo de Il Borghese, la Lega dei Fratelli d’Italia. Il padre era naturalmente Leo Longanesi. Sognò di far nascere un movimento nazionale, conservatore, popolare e borghese, che non fosse neofascista, liberale e tantomeno democristiano. Ma fosse seriamente postfascista, giacché notava Longanesi: “la nostra democrazia ha un solo male, ha una sola tara: quella di esistere come avversario del fascismo; essa per vivere non trova altra giustificazione che quella di combattere un fascismo morto con Mussolini. Così assistiamo a una lotta di cadaveri verticali contro un cadavere orizzontale”. Fantastico. Era il 1955 e 63 anni dopo siamo allo stesso punto, anche coi grillini al governo.

Allora come adesso, si avvertiva la necessità di doversi inventare, un movimento che rappresentasse un mondo largo ed escluso, o mal rappresentato, antagonista alla sinistra, al clericalismo e al progressismo. Eravamo nell’era democristiana, i comunisti non erano ancora stati ammessi nell’anticamera dei governi, non esistevano le Regioni, l’Italia si stava riprendendo alla grande almeno sul piano del benessere, aveva trovato un accettabile compromesso col passato fondato sul’oblio, c’era il boom economico e gli italiani figliavano tanto, soprattutto a sud. Cosa dovremmo dire adesso, che il mondo è cambiato, siamo nell’unione europea, il debito è alle stelle, le regioni ci hanno distrutto, siamo pieni di migranti e vuoti di giovani e di élite, l’Italia è più smorta di allora, i figli non se ne fanno più e i morti superano i nati? Che ci vorrebbe una Lega dei Fratelli d’Italia… Ma la Lega c’è e, se nel giro di un mese non mutano ancora gli umori di questo paese psicolabile, è ora addirittura il primo partito. Al suo fianco, piccino e vanamente alla ricerca di una sua visibilità e di un suo ruolo, c’è quel che resta di An e del Msi, denominato Fratelli d’Italia, guidato in realtà da una sorella romanesca, brava e incisiva in tv.

Com’è allora che ci sentiamo rappresentati solo di striscio, e il disagio ancora prevale sull’appartenenza, l’estraneità prevale sulla partecipazione? Dipende dall’età, dalle delusioni collezionate, dall’eterna sindrome scontenta del Depresso Nostalgico che vive imprecando tra le rovine? O c’è qualche buona ragione per sentirsi stranieri a casa propria, più dei migranti e non solo a causa loro? Certo, c’è la soddisfazione nel vedere i perdenti, la sinistra squagliata, l’establishment colto da lievi crisi di panico, i Papi, i Presidenti, gli Illustrissimi che fanno l’opposizione… È un po’ il piacere sadico che provammo con la vittoria di Trump, che fu sopratutto la sconfitta di quell’America padrona, di quelle 4 o 5 famiglie che comandano, di quel mondo liberal, radical, affetto da razzismo etico e culturale. Ma basta la soddisfazione di vedere i perdenti per gioire dei vincenti al governo? Nel nome del populismo inviso ai poteri forti e all’Europa, dobbiamo farci piacere perfino i grillini che sparano ancora ogni giorno minacce a chi sta bene per far godere chi sta male; ma godere solo col rancore, perché se togli i privilegi veri o presunti a uno, non fai star meglio con la redistribuzione egualitaria, cento o mille. Dividi solo briciole di risentimento, appaghi solo l’invidia e il malocchio… Ma noi speriamo, l’occasione è imperdibile, un cambiamento c’è stato, anche se non si capisce la rotta. Il mondo sta svoltando. E si confida, in Salvini e nella sua Lega, coi Fratelli d’Italia in frigorifero. E con l’incertezza se poi ritroveremo un centro-destra a trazione leghista, come si dice; o lo scenario è ormai cambiato e la lotta sarà davvero tra populisti e potentati. Non dite per favore tra élite e popolo, perché un popolo senza élite, senza classe dirigente, senza aristocrazia, non va da nessuna parte. Dite piuttosto oligarchie, sette, potentati senza legittimazione. Oltre i tribuni della plebe ci vogliono le élite capaci.

Ma torniamo alla Lega dei Fratelli d’Italia di Longanesi. Lui era il presidente, il giovane Piero Buscaroli ne era il segretario: due persone totalmente prive di senso politico e organizzativo, a parte libri e giornali. Debuttò con un affollatissimo convegno su “Cos’è la destra in Italia” al teatro Odeon di Milano. Con un discorso “bellissimo e inutile” di Longanesi, dirà Gianna Preda. Scettica come Mario Tedeschi sull’iniziativa. E infatti Longanesi si stancò presto del suo movimento, seccato dalla ressa di delusi, lamentosi, arrabbiati che c’era già allora e che lo incalzava ovunque. E la destra-destra sfumò ancora una volta, sfarinandosi tra missini, monarchici, destra dc e destra liberale. La storia di quell’aborto longanesiano un po’ la racconta Buscaroli ne Una nazione in coma, ripreso da Penne al vetriolo di Alberto Mazzuca (editi ambedue da Minerva). L’epilogo di quell’avventura è una tavolata al Rosati di Roma nel ’57 con Montanelli, Pannunzio, Flaiano, Benedetti. Montanelli, che deve la sua salvezza al suo scetticismo, accusò Longanesi di “averci fatto sedere sulle poltrone più scomode, in guerra con tutti… E tutto questo per difendere il mondo di Longanesi dove non c’era che Longanesi”. Montanelli racconta che lui, Leo, lo ascoltava “con la bocca atteggiata a un risolino compiaciuto. E aveva ragione perché tutte queste accuse contro Longanesi erano la sua apologia”. Così perì la Lega dei Fratelli d’Italia e si salvò il suo Autore. Ma poco dopo, a 52 anni, Longanesi se ne andò, breve e fulminante come sempre. Lasciando molti conti in sospeso e tutti i suoi giocattoli: la casa editrice, il Borghese, la destra, la Lega dei Fratelli d’Italia.

Marcello Veneziani *Da Il Borghese

editoria

Elara informa

Informiamo i nostri lettori che domani iniziano le spedizioni de La città degli invisibili di A. E. van Vogt, mentre per i Contradaioli avvertiamo che la settimana prossima verrà spedito Quando i mondi si scontrano.

Visto il notevole numero di prenotazioni del volume di van Vogt, invitiamo tutti i lettori interessati ad affrettarsi a inviare la prenotazione, per evitare lunghe attese di una ristampa.

Ricordiamo altresì che sono ancora disponibili alcune copie del volume Il Perdigiorno 1, la nuova collana letteraria inaugurata da Il mercatino dei sogni del grande scrittore e poeta Michael Ende.

A questo proposito, da domani saranno di nuovo disponibili

– La seconda edizione di STEAMPUNK a cura di Ann e Jeff Vandermeer

– La seconda edizione di IL SIGNORE DI SAMARCANDA di Robert E. Howard

Le ristampe di

– VENISS UNDERGROUND di Jeff Vandermeer

– LA CITTA’ DEI SANTI E DEI FOLLI di Jeff Vandermeer

– OPERAZIONE EUROPA a cura di Pier Luigi Manieri

Potete da domani ordinare tutti questi volumi con Paypal.

In questo modo abbiamo ripristinato la disponibilità di volumi molto richiesti, soddisfacendo i desideri di tanti lettori rimasti in attesa di ristampe per molto tempo, e sgomberando il passo all’uscita delle novità che si succederanno, da questo mese, al ritmo di due/tre al mese.

Prima di effettuare il vostro ordine controllate nel catalogo del sito www.elaralibri.it la disponibilità di quanto richiesto. Si avvicina l’estate, è il periodo di procurarsi le scorte di libri per le letture sotto il solleone, affrettatevi.

                                             Elara s.r.l.

editoria

La Terra dei Padri

Presso il Circolo La Terra dei Padri di Modena, 10 case Editrici riunite nella Federazione Revolvere, esporranno una sintesi dei loro migliori testi; durante i due giorni del Festival ci saranno conferenze, una cena comunitaria ed un concerto del gruppo La Vecchia Sezione. Il Festival riunirà una serie di case editrici che da tempo sostengono una linea editoriale di autori e di pubblicazioni non conformi con il “Pensiero Unico” attualmente dominante. Su questo evento pubblicheremo il dettaglio dei vari imomenti di cui si comporrà questa iniziativa e di coloro che interverranno nelle diverse conferenze. Il FESTIVAL dell’EDITORIA  NON CONFORME  inizierà  il sabato 26 Maggio, alle ore 11,15 con un incontro sulla Palestina, con il giornalista siriano Ouday Ramadan e con il segretario politico dell’Organizzazione della Liberazione della Palestina Taysir Abou Baker in collegamento via SKYPE. Trattandosi di evento di autofinanziamento del Circolo,come previsto dallo Statuto del Circolo, l’ingresso sarà libero a soci e non soci. La sede del Circolo si trova a Modena, in via N. Biondo, 297.

editoria

BUR

Prima di tutto qualche parola su questa storica collana, la più antica dei tascabili in italia la BUR : Biblioteca Universale Rizzoli. Dobbiamo la nascita di questa collana di successo ad un intellettuale e dirigente d’azienda, di cui oggi pochi ricordano i grandi meriti, Luigi Rusca (1894-1986), che fu dal 1928 al 1945 Direttore Generale nella Mondadori, e occupandosi della collana Medusa, riuscì a portare a casa importanti scrittori stranieri che determinarono il successo della collana verde.
Passato alla Rizzoli, che fino a quel momento si era occupato esclusivamente di periodici, Novella, Oggi, Omnibus, l’Europeo, propose di utilizzare il grande potenziale industriale dell’editore per pubblicare libri già conosciuti dal grande pubblico, liberi da diritti d’autore, in una collana super-economica.

Angelo Rizzoli (1889-1970), che era imprenditore con grande fiuto accettò, e nel 1949 fece uscire la nuova collana con cadenza settimanale, formato 10×15, calcolando il prezzo di 50 lire ogni 100 pagine, si avranno così libri singoli, doppi, tripli e quadrupli, e anche la numerazione dei volumi seguirà questo principio.

Il grande successo di questa collana (parliamo delle vecchia Bur, cessata nel 1972) è data non solo dal numero di opere pubblicate, oltre 900, dalle tirature impressionanti per l’epoca, ma anche dal riconoscimento dell’Unesco – unico nel suo genere – che nel 1952 dichiarò la Bur “iniziativa di importanza e interesse mondiale

estratto da http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.com/2018/02/colette-claudina-scuola-claudina-parigi.html

editoria, libri

Traditi, sottomessi, invasi

di Teodoro Klitsche de la Grang – 15/02/2018

Traditi, sottomessi, invasi

Fonte: civiumlibertas

Questo libro appartiene a quella pattuglia di saggi – per la verità, in rapido accrescimento – in cui si considera l’Italia in piena decadenza, ma si spera che possa esserci una resurrezione, un Rinascimento. Per aversi quest’ultimo è tuttavia necessaria la consapevolezza di trovarsi nell’altra: proprio quel che la classe dirigente – e la cultura di regime – occulta e/o evita di ammettere perché dimostrerebbe sia la propria decrepitezza che, ancor più, quella delle idee e della formula politica che sostiene.

Scrive l’autore “Il popolo italiano da secoli è stato dalle sue élite, umiliato, svenduto e sottomesso agli stranieri… L’Italia è stata pascolo, anche negli ultimi decenni, per grandi, medie e piccole potenze che hanno scorrazzato e spadroneggiato indisturbate (pure con i loro servizi segreti) fra le sue gloriose vestigia, imponendoci i loro interessi e calpestando i nostri. Gli italiani sono stati trattati da sudditi, senza più sovranità sostanziale… Perciò non sorprende che il rapporto Censis 2017 sveli che il 64 per cento degli italiani è convinto che gli elettori non contino nulla… un italiano su due (il 49 per cento) dichiara di sentirsi straniero in patria e il 73 per cento ritiene che l’Italia sia un Paese in declino”. Circostanze confermate (tra l’altro) dai dati economici dell’ultimo quarto di secolo. L’Italia è cresciuta di circa 2 punti del PIL, mentre la crescita media dei paesi dell’Unione europea è di circa 30 punti nello stesso periodo. Il risultato è che “è esplosa la povertà fra le famiglie italiane, lo stato sociale è a pezzi, aziende chiuse, operai rimasti disoccupati e imprenditori suicidi, spazzati via decenni di conquiste sociali, i lavoratori depauperati e prostrati”. Lo Stato sociale, che era il fiore all’occhiello del “compromesso fordista” (socialdemocratico-liberale) deperito come e forse di più di quanto si sia bloccata la crescita economica. Questo a convalidare che tutti i discorsi fatti sui diritti del Welfare, come sulla “Costituzione più bella del mondo” (ecc. ecc.) valgono poco o niente quando non sono sostenuti dallo sviluppo economico.

Peraltro “si continua a non vedere il problema di fondo costituito dalla moneta unica e dai vincoli Ue che significano dominio tedesco e sfacelo italiano”; in effetti “abbiamo classi dirigenti che sembrano non sapere nemmeno cos’è l’Italia, cosa rappresenta nella storia umana”. L’unione europea ha svolto un ruolo negativo (e non solo perché piegata agli interessi della Germania). In effetti l’Unione europea “non è stata solo un disastro per la nostra economia nazionale: ha preteso pure di imporre un’omologazione culturale e ideologica”. Tuttavia “non è stata solo dabbenaggine quella dei governi che – nel corso degli anni – ci hanno portato a questo punto. C’è stata soprattutto subalternità psicologica e ideologica e anche grossolana incompetenza, arroganza, cecità irresponsabile, mancanza di senso dello Stato, disprezzo per il nostro popolo”. La classe dirigente decaduta è “Un mondo che si abbevera ai giornali politically correct sfornati dal capitale e solidarizza con tutti i popoli meno il nostro… Un mondo di bella gente che si ritiene colta, illuminata e professa l’ovvio dei popoli. Cercano di riempire il vuoto delle anime con utopie sempre nuove: oggi quelle cosmopolite appena messe in commercio dalle multinazionali del cazzeggio ideologico… Oggi come ieri detestano la fede e la tradizione cattolica del nostro popolo che non conoscono, ma trovano interessante da sostenere qualunque altra religione”.

La conclusione è che “fra pochi anni l’Italia non esisterà più. Non solo per un crollo demografico che, a breve, rischia di diventare tecnicamente irrimediabile. Nell’arco della nostra generazione infatti si sta consumando precisamente questo avvenimento epocale: la sparizione dell’Italia come Stato indipendente e sovrano, la nostra estinzione demografica come popolo, come nazione e il nostro dissolvimento come civiltà, come storia, fede e cultura, che – come ho detto – stanno per essere sostituite da altri popoli e altri costumi e religioni. Magari con moschee al posto delle chiese”. E con i media che accompagnano e definiscono questo scenario come “normale. La classe dirigente, si legge in un importante quotidiano “ha il dovere di condurre il Paese, senza strappi al futuro multiculturale e multirazziale”.

Invece una classe dirigente ha il dovere di fare gli interessi della comunità che guida. Ma le nostre élite “si attardano a scontrarsi su questioni secondarie, un po’ per colpevole impreparazione e dilettantismo, ma in molti casi perché non si vuole riconoscere il vero, grande problema di fondo che imporrebbe loro una cocente autocritica”.

Se invece di discutere su argomenti di scarso o nullo rilievo spesso offerti al dibattito come espedienti di disinformazione per distrarre l’opinione pubblica dalle cause reali della crisi si ragionasse su quelle l’esito sarebbe probabilmente diverso, ma esiziale per le élite.

Queste – in particolare le sinistre ci hanno regalato anche, scrive Socci, la prevalenza della  normativa europea su quella nazionale, ma nessun paese d’Europa, e soprattutto   la Germania ha adottato un precetto siffatto, che consacra sul piano giuridico una situazione  di subalternità   e di non reciprocità estranee alla parità vigente tra Stati sovrani: Per cui si può adattare alla sovranità italiana la (famosa) frase di Orwell sull’uguaglianza “che tutti sono sovrani, ma qualcuno è meno sovrano degli altri” Quel qualcuno, grazie alla classe dirigente, è per l’appunto l’Italia.

Socci cita a tale proposito i tweet di Renzi e Gentiloni. Il primo nel giugno 2016 scriveva che “le nostre battaglie in Ue non erano per l’interesse dell’Italia, ma perché ritenevamo fossero interesse dell’Europa”; ad agosto 2017 ci ripensava “abbiamo sbagliato a non difendere i nostri interessi nazionali”. Il che è (appunto) una conferma del fatto che effettivamente non hanno difeso gli interessi dell’Italia come era loro dovere morale e costituzionale. Gentiloni nell’agosto 2012 scriveva “Dobbiamo cedere sovranità a un’Europa unita e democratica”; e poi è diventato Presidente del Consiglio. D’altra parte se si va a guardare l’operato di gran parte delle élite, della seconda repubblica   soprattutto, si constata che a fronte   dei pessimi risultati   del loro agire, i principali attori hanno fatto splendide carriere; ciò suscita il sospetto che tra quelli e queste vi sia un rapporto di causa/effetto. Poi, negli ultimi anni era evidente la ribellione dei popoli ai loro establishment Trump e Brexit, ma non solo, docunt (forse i governati si stanno rendendo conto di quella causalità) e ciò ha fatto sì che, le élite abbiano cominciato a esternare ampiamente contro la democrazia, e soprattutto contro la “capacità” dei popoli di decidere. A sintetizzare una concezione del genere si può parafrasare quella che designava i monarchi costituzionali del XIX secolo “il popolo vota, ma non decide” (perché può scegliere male). Come se i governanti fossero, di converso, infallibili. Ma se lo fossero non si capisce perché “invece, siamo sempre più indebitati, pur avendo sottoposto gli italiani a salassi micidiali che hanno messo in ginocchio la nostra economia e il nostro Welfare? Non è questa la più grande bufala, la vera fake news, della storia d’Italia dei nostri anni? Perché – nonostante decenni di sacrifici – non se ne viene a capo e anzi il debito pubblico è sempre più grande, lo stato sociale ridotto al minimo e la nostra economia sempre più devastata?”.

Certo avendo governanti che, invece di trattare con Stati, istituzioni, potentati (esteri e interni) avendo come bussola l’interesse nazionale, erano tutti contenti di “fare i compiti a casa”, il risultato non poteva essere diverso.
Secondo l’autore, decisivo ai fini della (nostra) decadenza economia – oltre alla perdita della “sovranità monetaria” con l’euro è stato il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro che ha costretto lo Stato a finanziarsi a tassi di mercato “Quello che ci mette k.o., sono gli interessi che paghiamo ogni anno sul debito, circa 70 miliardi di euro… Ma ci siamo indebitati così proprio a partire dal «divorzio» Tesoro/Bankitalia, primo passo delle grandi riforme modernizzatrici in senso europeista. Fu proprio la nostra rinuncia alla sovranità monetaria che fece esplodere il debito e gli interessi relativi, con la zavorra che tuttora ci grava addosso. Ciò che accadde dopo – cioè Trattato di Maastricht e poi l’euro – moltiplicò gli effetti devastanti di quel primo passo verso la moneta unica”. Questo è un salasso colossale (pare abbiamo pagato gli interessi tra il 1980 e il 2012 circa due volte il nostro PIL), pari ad una guerra persa. Al posto delle “riparazioni” così denominata dal Trattato di Versailles lo chiamiamo spread, e le élite soddisfatte, si congratulano per essere entrate in Europa (perché non ci stavamo da qualche millennio?). E ripetendo questi ritornelli finisce, scrive l’autore, che “ci troviamo avviluppati in un circolo vizioso da cui non si esce. Se si continua a sbagliare la diagnosi del male, si sbaglia anche la cura e si aggrava la malattia”. La sinistra poi è diventata l’imbonitrice della globalizzazione “negli Stati Uniti e in Europa la cosiddetta sinistra è di fatto la classe dirigente ritenuta più affidabile dai «mercati»”. “Per questo ciò che appare come sinistra non corrisponde più, da tempo, a una politica di difesa dei lavoratori e dei più poveri. Come ha scritto Costanzo Preve, dopo il ’68 e soprattutto dopo il 1989, «le burocrazie amministrative del comunismo italiano» si sono riciclate come «personale politico di gestione dell’attuale americanizzazione culturale»”. La classe dirigente di origine comunista, «è stata il vettore ideale dell’attuale cancellazione dell’identità culturale nazionale» e così invece di difendere i diritti dei lavoratori si considera progressista con “l’invenzione della battaglia per i cosiddetti «diritti civili» che sono una grande arma di distrazione di massa”. Come sostiene Camille Paglia “La sinistra è diventata una frode borghese, completamente separata dal popolo che dice di rappresentare”. Principale ostacolo al saccheggio globale è la rivendicazione della sovranità della comunità. Ritiene Diego Fusaro “La sovranità nazionale sussiste dopo la caduta del Muro di Berlino come l’ultimo muro di cinta contro il quale i poiliorceti del mondialismo stanno con violenza scagliando arieti per poter penetrare nella cittadella e depredarne ogni bene”. Ed è del pari ovvio perché (per la sopravvivenza dei popoli e delle loro istituzioni) è necessario riprendersela, quella monetaria compresa.

E così continua l’autore mostrando il nesso tra rappresentazioni (errate) della realtà, risultati (pessimi) e intenzioni (esternate) della classe dirigente.

A conclusione del tutto e lasciando il resto ai lettori, che si augurano numerosi, è necessario ricordare che, tra i tanti (dimenticati dal pensiero unico) che avevano previsto il (loro) futuro e il (nostro) presente, è interessante quello che scriveva un illustre giurista, Maurice Hauriou, che può offrite una chiave di sintesi al saggio di Socci.

Maurice Hauriou.

Il giurista francese non credeva che l’umanità vada in una sola direzione (del progresso) ma che periodi di progresso e di decadenza si alternino – e indicava come fattori di crisi il denaro e lo spirito critico; e come fattori di trasformazione (cioè di crisi, ma anche di rifondazione comunitaria e istituzionale) la migrazione dei popoli e il rinnovamento religioso. Prevedeva anche che lo spirito economicista finisce per distruggere perfino le proprie creature (come la speculazione finanziaria fa con l’economia reale).

Quanto allo spirito critico – che oggi si direbbe relativismo – la demistificava in una linea di pensiero che va da Vico ai pensatori controrivoluzionari come Maistre e Bonald, l’idea che il relativismo possa legittimare autorità e istituzioni. Non foss’altro perché, queste esistono per dare certezze. Senza certezze, senza fede, una comunità umana non può (alla lunga) avere un’esistenza. Può anche credere in un assoluto non trascendente, ma deve necessariamente avere un ubi consistam. Ogni popolo trova il suo: quel che è impossibile è non averlo. O averne uno incompatibile con la tradizione, lo “spirito” e i valori della comunità.

Nel concludere il libro Socci ricorda come il Risorgimento italiano fu viziato da un errore “l’idea  di unificare l’Italia non per via pacifica e federale come prospettava il papa, ma per via militare e sotto una sola dinastia fu devastante anche per il meridione d’Italia, dove da secoli governava una monarchia legittima quanto quella sabauda” Il nuovo regno nacque così (più per caso che per volontà del genio di Cavour) da una guerra civile e da una frattura col cattolicesimo (il non expedit), una cesura tra la tradizione nazionale e la novità istituzionale. Indebolendo così l’istituzione-Stato nazionale fin dalla nascita. Questa gracilità, aumentata dall’esito della seconda guerra mondiale, ci ha dato istituzioni, in particolare quelle della Repubblica, poco idonee a superare i momenti di crisi e a proteggere così la comunità nazionale, come successo in questi ultimi trent’anni.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60148

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Europa e Gran Bretagna

Dopo il varo della Brexit gli analisti, i politologi e gli esperti di geopolitica approfondiscono il significato dei rapporti e degli equilibri fra Europa e Gran Bretagna. In maniera organica, con un dossario esaustivo, la rivista Eurasia (numero 3/2017; pagg. 206; euro 18,00; www.eurasia-rivista.com), prende in esame il contesto politico europeo e la Gran Bretagna, il potere che ancora esprime, i rapporti con i paesi del Commonwealth, il confronto sempre più serrato fra Gran Bretagna e Germania, soprattutto alla luce della competizione anglo-tedesca nel vicino Oriente.

Nell’editoriale, il direttore della prestigiosa rivista, Claudio Mutti, spiega bene come da svariati secoli la contrapposizione di interessi fra Gran Bretagna ed Europa sono i motivi alla base di contrasti politici ed economici sfociati in guerre. Potenza marittima senza legami con la terra, “contro lo Stato e per il mare aperto”, la Gran Bretagna cambiò i rapporti con tutto il resto del mondo, soprattutto con l’Europa, per conquistare territori e ricchezze di altri popoli.

Carl Schmitt dimostrò molto bene questa visione politica. Per i popoli europei la terra era la patria, per gli inglesi la terra era “l’entroterra” del proprio impero “sparpagliato” in vari continenti. Ecco perché Claudio Mutti sottolinea che agli immortali principii del 1789 vennero contrapposti i principii del 1914 e richiama Spengler che vide in Inghilterra e Prussia le due alterità dello spirito nordico: individualismo, spirito mercantile e piratesco nell’Inghilterra ed etica del dovere e del servizio in quello prussiano. Per un popolo l’esistenza si dispiega in una dimensione insulare, per l’altro nella difesa di un territorio e di una comunità di destino. Anche De Gaulle si espresse contro la Gran Bretagna votando contro il suo ingresso nella Comunità europea motivando che gli interessi britannici non si coniugavano con quelli dell’Europa.

Ancora: il militante europeista e studioso di geopolitica Jean Thiriart rimarcò nei suoi scritti la posizione anti-europea della Gran Bretagna e la sua apertura verso gli Usa, altra talassocrazia. Ecco perché, dopo il vertice del G 7 di maggio scorso, nel quale sono emersi i disaccordi con gli Usa, la cancelliera Angela Merkel ha sostenuto che “Noi Europei dobbiamo veramente prendere il nostro destino nelle nostre proprie mani”. Posizione che preoccupa ovviamente gli Usa che temono una Germania egemone in Europa e magari pronta a un riavvicinamento alla Russia in un’ottica euroasiatica e di Europa libera e federata (quindi, non secondo gli attuali dettami di Bruxelles).

Al di là del dossario, che fornisce spunti e piste di approfondimento inedite, non mancano anche saggi di rilievo che affrontano temi come l’Europa e la sovranità, relazioni su convegni di particolare in teresse, studi di teoria geopolitica (Schmitt e Versailles) e un interessante gruppo di “documenti” di Schmitt, Drieu La Rochelle, Thiriart e la conseueta nutrita rubrica di recensioni.

http://www.barbadillo.it/71149-segnalibro-eurasia-se-la-perfida-albione-decide-di-contrapporsi-alleuropa/

conferenza, editoria, Letteratura

Donne di Carta

Invito alla lettura Lunedì 30 ottobre 2017 ore 17

ARIOSTO, OPERA, AND THE 17TH CENTURY – Evolution in the Poetics of Delight

Presentazione del libro di Edward Milton Anderson a cura di Nicola Badolato.

Olschki Editore, Firenze, 2017
A cura di Nicola Badolato
In collaborazione con Amyrose McCue Gill
Saluto di Enrico Spinelli, dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara
Intervengono Gianni Venturi in rappresentanza del Comitato Nazionale V Centenario dell’Orlando furioso e Paolo Cecchi, musicologo dell’Università di Bologna.
Momento musicale a cura dell’Associazione “Aminta”.
La fortuna dell'”Orlando furioso” nel teatro per musica italiano è vasta e complessa. Questo volume ripercorre le tappe principali della diffusione e influenza del poema sulle scene musicali del Seicento, sia attraverso la ricostruzione di un profilo storico-critico complessivo, sia mediante il recupero e la trascrizione filologicamente accertata di una trentina di testi drammatici derivati dai principali filoni narrativi ariosteschi.
Con il patrocinio del Comitato Nazionale V Centenario dell’Orlando furioso – MiBACT

Incontro con l’autore Martedì 31 ottobre 2017 ore 17

BAVIERA, LA TERRA DI RE LUDWIG

Presentazione del libro di Antonio Quarta

Casa Editrice Polaris, 2017
Oltre ad Autorità civili e Militari presenzieranno all’evento: il Luogotenente Giovanni Palantra, Presidente Capo dei Sottufficiali, Graduati e Militari di Truppa dell’Aeronautica Militare; Davide Zeggio, curatore del sito http://www.tuttobaviera.it; Michele Nussbaumer da Monaco di Baviera, traduttore e partner in innumerevoli viaggi in Baviera.
L’evento sarà condotto da Dalia Bighinati.
Un appuntamento con la cultura per scoprire attraverso quest’affascinante volume la Baviera e il mondo di Re Ludwig II, la cui morte è ancora avvolta nel mistero. Nessuno, infatti, è mai riuscito a decifrare pienamente l’universo mentale del “re delle favole”, come lo chiamano i Bavaresi. Fu davvero un folle eroe romantico o semplicemente rappresenta la perfetta metafora del mondo nobile che soccombe inesorabilmente alla visione borghese tipica del XX secolo? Quarta, vero appassionato della Baviera, per approfondirne la conoscenza ha trascorso innumerevoli periodi nel più grande, e probabilmente più bello, dei Länder tedeschi.
Antonio Quarta, Sottufficiale dell’Aeronautica Militare, autore del fortunato volume “La Baviera di Ludwig”, profondamente ammaliato fin dal primo viaggio, approfondirà il personaggio del sovrano bavarese, ancor oggi tanto ricordato, con particolare attenzione ai suoi famosi castelli, primo fra tutti quello di Neuschwanstein che ispirò anche Walt Disney, tra splendidi paesaggi e stupendi tesori artistici, dove, ancor oggi, antiche tradizioni e modernità convivono felicemente insieme.
Con il patrocinio del Comune di Ferrara.

Invito alla lettura venerdì 3 novembre 2017 ore 17

Il mondo che racconta

Presentazione del Progetto Fahrenheit 451 – Le PersoneLibro

Arianna Chendi dialoga con Maria Rosaria Ambrogio, presidente dell’Associazione Donne di Carta
Leggere è un diritto, non un privilegio. Leggere è uno strumento di relazione con se stesse e con gli altri. Leggere è ricerca della propria espressività. Leggere è ascolto, è relazione. E’ abitare più mondi, più Vite. Nasciamo lettrici e lettori, di ogni realtà che ci circonda. Acquisire strumenti di lettura significa entrare in comunicazione con ogni “oggetto di lettura”. Non solo libri.
«Leggere è un’arte dell’interpretazione che non si limita all’oggetto libro e ai suoi contenuti (lettura libraria) ma si esercita continuamente sulla vastità stessa del mondo naturale e del mondo culturale, dei suoi segni e dei suoi simboli» (dalla Carta dei Diritti della Lettura).
“Donne di Carta” è un’Associazione culturale nazionale, nata nel 2008 da un’idea di quattro imprenditrici del mondo dell’editoria. Da qui l’origine del nome, ma “Donne di Carta” è un’Associazione aperta a tutte/i, che promuove la lettura attraverso ogni forma possibile di comunicazione.
• Il “Proyecto Fahrenheit 451 – Las Personas Libro“: dal 2009 l’Associazione “Donne di Carta” è portavoce italiana del progetto “”, fondato in Spagna da Antonio Rodriguez Menendez. Le PersoneLibro sono lettrici e lettori che imparano a memoria brani dei libri che amano e che “dicono” con la propria voce. Ovunque. A chiunque abbia desiderio di ascoltare. Cercando, sempre, le parole per dirsi.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara