editoria

Editoria USIS

L’opera silente ma efficiente dell’USIS (United States Information Service, poi Agency dal 1953) nell’Italia del dopoguerra

“Per quanto riguarda l’USIS in Italia, l’editoria italiana poté beneficiare delle attenzioni dell’agenzia fin dal principio delle sue attività: dai documenti emerge che già nel 1951 diverse opere furono pubblicate grazie all’intervento statunitense. Solo per citarne alcune, L’igiene mentale nella sanità pubblica di P. V. Lemkau e Imperialismo sovietico: la marcia della Russia verso il dominio del mondo di Ernest Carman per le edizioni Astrolabio; la Cappelli di Bologna pubblicò Storia degli Stati Uniti d’America di Charles e Mary Beard; per Longanesi venne pubblicato Ho scelto la libertà di Viktor Kravchenko; per Bompiani, Dentro l’America di John Gunther. Fra i resoconti delle attività dell’USIS è possibile individuare collaborazioni in Italia almeno fino al 1969. Non tutti i libri venivano inclusi nei programmi di sovvenzione: la diffusione di opere ritenute poco funzionali non era in alcun modo incoraggiata, come poté verificare l’editore vicentino Neri Pozza. Nel 1957 questi chiese l’intervento statunitense per dare alle stampe Common Sense di P. Henry Wicksteed; la risposta dell’agenzia fu affidata ad una lettera della responsabile dell’Ufficio culturale, Gertrude Hooker:
“Mi rendo conto del valore culturale e dell’importanza di una pubblicazione di Common Sense di P. H. Wicksteed in Italia, e al tempo stesso delle difficoltà di ordine finanziario inerenti ad un libro di grossa mole e di non grandi possibilità commerciali. Ci spiace però doverLe comunicare che, non trattandosi di un autore americano, non siamo in grado di fornirLe alcun contributo concreto.”
Pozza riuscì però a ottenere il supporto statunitense per la pubblicazione della collana “Tradizione Americana”: per ammissione dello stesso editore, libri che «nessun editore italiano s’è mai sognato di pubblicare». Titoli come L’uomo di fiducia di Herman Melville o Storia di New York di Washington Irving. Il contributo americano si concretizzava nell’acquisto – a un prezzo di favore – di una percentuale della tiratura di ogni volume oscillante fra il 30 e il 40%: dell’opera La Guerra civile di Miss Ravenel di John W. De Forest (1964) vennero acquisite dall’ente 800 copie su 3.000; per Strade maestre di Hamlin Garland (1965) l’acquisto fu di 800 copie su 2.000; per Storia di New York (1966) di 900 copie su 3.000 di tiratura complessiva.
I titoli pubblicati da Neri Pozza dovevano essere stati ritenuti meritevoli di supporto dagli addetti dell’Operations and Policy Research, un ente che si occupava della verifica dei testi per conto dell’USIA e provvedeva a suddividerli in sei categorie: “Maximum Promotion”, “High level normal use”, “Low level normal use”, “Normal use”, “Conditional use” e “Not suitable”. Le opere che rientravano nell’ultima categoria venivano così descritte:
“Libri mal scritti, di basso livello e lavori che distorcono i fatti e riportano conclusioni non supportate non hanno spazio nel programma. Libri che sono fortemente critici verso gli obiettivi della politica estera degli Stati Uniti sarebbero un intralcio effettivo al programma. I libri che rientrano nella categoria sono quelli che invocano la distruzione delle istituzioni libere, promuovono o rafforzano la propaganda comunista, o sono osceni, di scarsa qualità e sensazionalisti.”
Vita di uno scrittore di Henry D. Thoreau – evidentemente, ben valutato dai revisori americani – venne promosso con solerzia dalla Hooker; nel carteggio con Neri Pozza il funzionario metteva in evidenza la convenienza economica dell’operazione: «Appena possibile la pregherei di farci conoscere i dati e le condizioni necessarie per la stesura di un contratto, tenendo presente che l’USIS ha già provveduto a compensare il traduttore e che quindi Lei non dovrà sostenere a questo riguardo alcuna spesa».
L’agenzia acquistò 700 copie dell’opera e contribuì alle spese di rilegatura. Neri Pozza fece parte del ristretto gruppo di editori che instaurarono relazioni con l’ente americano pur non operando a Milano o Roma, centri nevralgici della produzione libraria italiana. Oltre alla casa editrice veneta, l’USIS ebbe proficui rapporti con il Mulino e Cappelli a Bologna; con Salani e La Nuova Italia a Firenze; con Guanda a Parma; con Nistri-Lischi a Pisa e con Marietti, Taylor ed Einaudi a Torino. Più numerose le collaborazioni con le case editrici milanesi (Longanesi, Mondadori, Bompiani, ecc.) e romane (Opere Nuove, Mundus, Saturnia, ecc.), rapporti che fra il 1951 ed il 1969 portarono alla pubblicazione di oltre 250 opere. La maggior parte delle collaborazioni avvenne nell’ambito del Book Translation Program, ma un numero significativo di testi – almeno 30 fra il 1961 e il 1969 – vide la luce grazie al Public Law 480 Textbook Program. I referenti italiani per l’attuazione di tale programma furono il Mulino, che propose la collana “Classici della democrazia moderna”, e la casa editrice romana Opere Nuove, che grazie al sostegno statunitense pubblicò opere come Ormond il testimonio segreto di Charles Brockden Brown o Vecchio mondo creolo di George Washington Cable. Come negli altri Paesi, la presenza dell’agenzia in Italia si configurava su un duplice livello: agli accordi riservati con gli editori si affiancavano le attività di pubblico dominio, portate avanti tramite gli Information Center presenti su tutto il territorio; questi si occupavano della promozione e diffusione della lettura, proponendosi come un punto di riferimento culturale nelle comunità dove l’accesso ai libri era difficoltoso. In Italia gli Information Center erano 8, a Catania, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Bari.”

Da L’editoria e la United States Information Agency, di Andrea Marinello.

editoria, libri, sociologia

Bondeno

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 byPaolo Giatti

Sociologia Dell’educazione • Scuola e formazione

Sistema formativo e sistema occupazionale a Bondeno, indagine sul campo

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Storie di italiani

Formato 13,5×21

Formato 13,5x21 - STORIE DI ITALIANI NEL MONDO

 

M a i s

romanzo

ISBN 978-88-942377-0-2

14 euro

 

L’evocazione di un’epopea della pianura padana dall’Unità d’Italia alla Prima guerra mondiale, che staglia i destini dei protagonisti oltre i conflitti del Novecento.

Le vicende di tre generazioni di braccianti s’intrecciano attraversando la campagna sul fiume Po, le lotte contadine, l’emigrazione avventurosa verso le giungle tropicali del Costa Rica, la Parigi de Le Sacre du Printemps e della modernità, gli stravolgimenti politici e sociali di un secolo.

 

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editoria

Il Mulino

La Società editrice il Mulino è stata costituita nel giugno del 1954 per iniziativa del gruppo promotore della rivista “il Mulino”, che aveva iniziato le pubblicazioni a Bologna nel 1951.

Fin dal suo esordio, l’obiettivo dell’editrice è consistito nel contribuire allo sviluppo e alla modernizzazione della cultura italiana, attraverso un programma di pubblicazioni che attingeva significativamente dalle scienze sociali di matrice anglosassone, e che si ispirava a un approccio esplicitamente empirico e riformista. Questa finalità non è mai venuta meno, ed è stata perseguita nell’ambito di una varietà via via crescente di aree disciplinari (storia, filosofia, linguistica, critica letteraria, demografia, antropologia, psicologia, sociologia, scienza politica, economia e diritto).

Sul finire del 1964 divergenze su piano politico provocarono una non ricomponibile frattura fra la proprietà della Società editrice (allora detenuta dalla Poligrafici “il Resto del Carlino”) e coloro che la gestivano. Al termine di laboriose trattative, i redattori della rivista “il Mulino” acquistarono la proprietà della Società editrice, proprietà che trasferivano subito dopo alla Associazione di cultura e politica “il Mulino”, una associazione senza fini di lucro, da essi stessi costituita per gestire organicamente tutte le attività che il gruppo aveva fino a quel momento avviato (incontri, dibattiti, convegni, studi e ricerche, oltre la rivista “il Mulino” e la casa editrice).

Le pubblicazioni del Mulino comprendono un ampio catalogo di riviste, che copre l’intera gamma di interessi dell’editrice, e una ricca produzione di libri dal profilo nettamente differenziato. Una parte dei programmi editoriali infatti è data dai testi di riferimento e di ricerca, rivolti in particolare alla comunità degli studiosi. Un’altra importante direttrice editoriale si identifica nei volumi di carattere strumentale, destinati allo studio e all’insegnamento universitario. Inoltre negli ultimi anni si sono sviluppate particolarmente le collane destinate al pubblico non specializzato, attraverso le quali le ricerche e le acquisizioni culturali più innovative e attuali vengono rivolte alla discussione pubblica, e che hanno contribuito a segnalare il Mulino come uno dei più attivi editori di cultura nel nostro paese.

Nel 2018 la Società editrice il Mulino ha pubblicato 70 riviste, 291 nuovi volumi, 655 tra ristampe e riedizioni. A fine anno i titoli in catalogo erano 6.794.

editoria

Comunicazioni Elara

Alla chiusura delle librerie si deve aggiungere il blocco di molte delle catene on line, che hanno sospeso la raccolta di ordini e le ordinazioni dirette, mentre il nostro distributore per le fumetterie è a sua volta bloccato trovandosi in piena zona rossa, e questo ritarda anche le forniture alle grandi catene on line, attualmente sospese. Dalle ultime indiscrezioni sembra che queste attività di distribuzione possano sia pur gradualmente riprendere, con una limitata riapertura delle librerie e delle fumetterie. Ma questo è ininfluente fino a quando non sarà possibile ricevere almeno B. C., e cioè fino a quando le spedizioni internazionali al sud Europa non saranno ripristinate.

Come se tutto questo non bastasse, le più importanti fiere del settore, Collezionando, Napoli, Reggio Emilia, Vicenza, l’Italcon 2020, e molto probabilmente il Salone del Libro di Torino, sono state sospese o rinviate a data da destinarsi. Anche questo elimina i più importanti canali di vendita.

Grazie all’attività di Poste Italiane, resta come unico canale la vendita diretta per corrispondenza, che stiamo personalmente curando, e che procede regolarmente, con un ulteriore ostacolo, però.

Le vendite dirette immediate sono limitate ai titoli disponibili presso il nostro deposito di Bologna. Il magazzino centrale si trova infatti fuori provincia, quindi al momento non è raggiungibile. Questo significa che i titoli “in rifornimento” potranno subire qualche ritardo, sperando che la data del 3 maggio per la riapertura di questo nuovo confine e per la possibilità di uscire dalle provincie di residenza venga mantenuta, cosa possibile a quanto detto dal presidente della Regione Emilia-Romagna. Nel frattempo, stiamo richiedendo alla Prefettura un’autorizzazione a compiere almeno un viaggio di rifornimento.

Tutte queste misure, che nell’ottica della priorità della salute pubblica sono comunque opportune e auspicabili, hanno creato però una situazione drammatica. Le vendite di marzo hanno segnato un calo del 92% rispetto a quelle di gennaio e febbraio, in primis perché la gente pur avendo tanto più tempo libero e tanto più bisogno di occuparlo preferisce l’ossessionante sequenza dei servizi televisivi e delle chat alla soluzione più semplice ed economica, l’acquisto di un libro, poi perché ci sono alcuni che non effettuano ulteriori acquisti fino a quando non ricevono i libri prenotati, e/o per tanti altri motivi che ciascuno può intuire, tutti condivisibili in astratto ma perniciosi nella pratica..

Senza il più agguerrito manipolo di sostenitori fedeli e generosi, quelli legati alla Lista della Fenice e alla Contrada delle Stelle, e se negli ultimi due anni e mezzo non avessimo recuperato una buona parte del vecchio pubblico, questa situazione eccezionale sarebbe stata il colpo decisivo capace di annientare qualsiasi speranza di recupero e ripresa da parte di una casa editrice fragile ma non quanto può apparire, una casa editrice dalla cui esistenza comunque dipendono più di mezza dozzina di famiglie, quelle di collaboratori e operatori che si sono dedicati con abnegazione a questo lavoro.

La situazione è ancora gestibile solo perché la ripresa rigidamente controllata, la continua sollecitazione dei lettori, spesso male interpretata dai soliti disfattisti, pessimisti ed egoisti che – come è nel loro diritto – non pensano mai alle ragioni o alle difficoltà degli altri ma guardano solo i loro piccoli orizzonti senza neppure tentare di rivolgere lo sguardo oltre – ma che hanno sempre anticipato possibili problemi, gli sforzi di una consistente parte di quel gruppo piccolo ma scelto che ho citato, e che non ha certo colpa di avere fatto una scelta di cuore e di passione e non essere rimasto alla finestra a guardar correre le nuvole, per supportare i nostri sforzi, hanno reso concreta la possibilità di resistere alla tempesta che travolgerà tante, troppe piccole e medie aziende italiane. Anche il metodo dei pagamenti anticipati ai fornitori, sia pure scomodo, sia pure in questo momento abbia prosciugato diverse migliaia di euro, ha impedito un incremento del debito, anzi, lo ha ridotto, tanto che malgrado quanto ho elencato sopra, è possibile resistere, perché il problema maggiore è oggi quello di sopravvivere fino al momento in cui l’emergenza si sarà attenuata di quel poco che permetta una ripresa credibile. Vero, in questo momento ci siamo privati di una somma vicina ai 20.000 euro, più di un 10% del fatturato annuale, per pagare anticipatamente libri che non sappiamo quando potremo ricevere. Il fatto di aver dato vita a una forte ripresa con le sole nostre forze e quelle del pubblico diretto rende questo esborso particolarmente pesante, anche di fronte a oltre il 90% di decremento dei fatturati, ma rende anche possibile affrontare questo periodo emergenziale per tutti, e avere la concreta speranza non solo di sopravvivere, ma di uscire da questa prova finalmente più forti.

editoria

Autopubblicazione

http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/memorabilia/26099841

la presente pubblicazione è in quadricromia e raccoglie alcuni articoli di interesse generale della testata giornalistica bondeno.com.

Il blog è tuttora attivo all’indirizzo https://bondeno.online/

Dal punto di vista tecnico, la qualità della pubblicazione si può definire soddisfacente (anche se i margini per l’autore sono esigui)

Il procedimento di elaborazione è abbastanza semplice e avviene esclusivamente in linea.

https://memorabiliadiario.wordpress.com/

editoria

B.C.

Gennaio comincerà

con un evento attesissimo

Johnny Hart

Edizione integrale cronologica

Vol. 2 – 1960-1961

a cura di Armando Corridore e Fabio Gadducci

 

Senza dubbio, il successo del 2018 è stato, per un pubblico trasversale, amanti del fumetto d’autore e appassionati di fantascienza che lo avevano molto amato su Urania, ma soprattutto un pubblico raffinato e adulto, capace di apprezzare l’umorismo sottile e la creatività di uno dei grandi artisti americani, Johnny Hart, il primo volume di un’impresa ambiziosa, difficile e unica al mondo: la pubblicazione cronologica integrale delle strips e delle tavole quotidiane e settimanali dedicate a B. C., il simpatico cavernicolo, e alla sua irresistibile banda di amici e mitici animali attraverso le cui preistoriche avventure l’autore mette in ridicolo senza alcuna remora vizi e difetti della società del nostro tempo.

Il secondo volume è stato quello più difficile da realizzare, da parte dei curatori dell’edizione italiana – e unica completa mondiale – che hanno dovuto cercare attraverso tre continenti le tavole che gli eredi dell’autore, ai suoi tempi prodigo di doni agli amici ed estimatori, non possedevano. In più, è occorsa la solita opera di restauro e ripulitura, per rendere l’edizione la più bella e preziosa del mondo.

Gli anni 1960 e 1961 sono quelli nei quali, affinato il tratto, arricchiti i testi, l’autore ha conquistato celebrità mondiale, rivaleggiando in tutti i paesi con la popolarità di Schultz e dei suoi Peanuts. Questo secondo volume è quindi il più ricco e stimolante, perfetto per la qualità delle selezioni e la rigorosa ricostruzione cronologica, ma anche il più divertente e irresistibile.

Il ritardo con il quale è stata completata la lavorazione e il periodo delle feste spostano la spedizione alla prima metà di gennaio. Ce ne scusiamo ma siamo certi che la qualità del volume ci farà perdonare.

a cura di Armando Corridore e Fabio Gadducci

Un volume di 320 pagine – Cartonato

Grande formato

Prezzo Eur 24,50 

E dopo sei mesi di attesa

uscirà contemporaneamente

la ristampa del primo volume 

La prima edizione del primo volume delle avventure di B. C. uscì esattamente un anno fa, per esaurirsi nel giro di tre mesi, e restare indisponibile, malgrado le pressanti richieste, per oltre sette mesi. L’occasione dell’uscita alla fine di ottobre del secondo volume ci permette di lanciare anche la seconda edizione del primo, per soddisfare le richieste sempre più decise di coloro che non sono arrivati in tempo per possedere un volume entrato nella storia del fumetto in Italia e applaudito da pubblico e critica.

L’occasione per iniziare dal primo volume la collezione di una serie che rimarrà nella storia del fumetto, un libro che piace a tutti e non può deludere.

Vol. 1 – 1958-1959

a cura di Armando Corridore e Fabio Gadducci

Un volume di 272 pagine – Cartonato

Grande formato

Prezzo Eur 19,50

 

editoria

Gli Italiani

Massimo Baldini

GLI ITALIANI

 

testi scelti da

CLAUDIO GIUNTA

 

con uno scritto di

CLAUDIO MARRA

 

Il Mulino

 

 

Il Mulino annuncia l’uscita del libro GLI ITALIANI, di Massimo Baldini, progetto con cui la casa editrice inaugura una nuova attenzione editoriale per la fotografia contemporanea. In libreria dal 24 ottobre, il volume sarà presentato alla libreria Coop Ambasciatori (via Orefici 19, Bologna) mercoledì 30 ottobre alle ore 18.00.

 

Il libro raccoglie 83 foto scattate dall’autore tra il 2015 e il 2018, alle quali fa da contrappunto una serie di testi scelti dall’italianista Claudio Giunta tra narrativa, poesia, saggi e interviste, da Dante a Pasolini, a Stefano Benni. Completa il volume uno scritto di Claudio Marra, storico della fotografia.

 

Baldini ha realizzato gli scatti de GLI ITALIANI viaggiando per l’intera penisola, da nord a sud, dalle metropoli ai piccoli centri, per appropriarsi dell’immagine contemporanea, complessa e mutevole, di un paese e della sua gente attraverso indizi, segni, atteggiamenti, pose. Secondo Claudio Marra, si tratta di “un’ampia riflessione sugli italiani di oggi, su un insieme di caratteristiche, di comportamenti e di luoghi, colti nel corso di lunghe peregrinazioni”.

 

L’intento è quello di restituire il ritratto degli italiani senza moralismi o abbellimenti. Non un’opera di denuncia: la realtà semplicemente si palesa, sta al fotografo catturarla. Ne emerge un’umanità per lo più aggrappata a riti e aspirazioni piccolo-borghesi. “Il cibo, la macchina, la religione, i cellulari…”, commenta Claudio Giunta, “gli italiani di Baldini hanno soprattutto questo in mente, si dedicano soprattutto a queste occupazioni, a questi piaceri”, nei quali serpeggia tuttavia un disagio come risvolto oscuro di un miracolo – non solo economico – rimasto incompiuto.

 

GLI ITALIANI si ispira nelle premesse e nella pratica – raccontare la realtà senza forzature interpretative  –  a un libro di importanza capitale per la storia della fotografia: The Americans di Robert Frank, il fondatore della street photography recentemente scomparso. L’omaggio di Baldini a questo grande classico, di cui ricorrono nel 2019 i sessant’anni dalla pubblicazione, è già nel titolo del volume, nel numero delle foto e nella scelta di affiancarle con una raccolta di testi che ne amplifichino il senso.

 

Come Frank aveva accantonato l’apparenza falsa e zuccherosa dell’American dream per svelare con disincantato realismo la faccia più cruda del paese, così Baldini traccia un’antropologia inattesa e a volte ironica dell’Italia profonda. Per Claudio Marra “GLI ITALIANI è un progetto che si può leggere secondo due prospettive. Da un lato è costruito esplicitamente in dialogo con l’opera di Frank, e si pone come una sorta di meta-riflessione sulla sua fotografia e sulla fotografia in genere, dall’altro lato rivendica una totale autonomia narrativa, tesa a reporter, senza pregiudizi, l’Italia di oggi, a riproporcela per come appare, in un’articolazione complessa di sfaccettature in cui il giudizio rimane sospeso, recuperando, senza imbarazzi, quella condizione di specchio con la memoria che da sempre accompagna la fotografia.”

 

MASSIMO BALDINI, laureato in Sociologia economica nell’Università di Firenze, ha lavorato per molti anni presso la Società editrice il Mulino di Bologna come responsabile delle scienze sociali e politiche. Sue foto sono apparse sulle copertine di riviste e volumi a stampa. Nel 2017 si è tenuta a Parigi, alla Maison de l’Italie, una sua mostra personale intitolata Italianité; dell’autunno 2018 è la mostra A Tour not so Grand presso la Fondazione Gajani di Bologna.

 

 

GLI ITALIANI

Fotografie di Massimo Baldini

Testi scelti da Claudio Giunta

Con uno scritto di Claudio Marra

Edizioni Il Mulino

 

Formato 21×19,7, stampato su carta patinata Estro 150 gr.

Confezione rilegata con plancia plastificata

Prezzo € 26

editoria, libri

Plutocrazie

Abbiamo letto il saggio ‘Oligarchia per popoli superflui’ (sottotitolo molto significativo: L’ingegneria sociale della decrescita infelice), uscito in prima edizione nel 2010, e in seconda (molto ampliata e aggiornata) nel 2018 per i tipi di Aurora Boreale. Di questo saggio ci ha impressionato la critica al mondialismo contro il quale questa Redazione si schiera nella battaglia a difesa dei valori tradizionali. Meme, fake news come nuove armi di influenza sociale, la governance oligarchica italiana tra legalità e guerra, la tirannia della quantità, le emergenze pubbliche nazionali, la liquidazione dello Stato, la sovranità economica e monetaria sono alcuni temi trattati in questo testo e su questi argomenti abbiamo posto le nostre domande.

1. Avv. Della Luna, intanto la ringraziamo per la sua gentile disponibilità. Qualcosa è cambiato a partire dal 1981: si sono uniti i banchieri di tutto il mondo e non i proletari, al contrario di ciò che preconizzava Karla Marx. Il popolo sembra essere in soggezione per il prevedibile futuro. È importante la sua teoria delle quattro epoche basata su questi punti: Oligarchia territoriale, Capitalismo industriale, Capitalismo finanziario, Demotecnica. Ce la sintetizza per piacere?

Ecco in breve la sequenza delle epoche:

1-EPOCA DELLE OLIGARCHIE TERRITORIALI, fino al 1850 circa. Vi sono molte oligarchie territoriali in competizione tra loro, perlopiù regni. Necessitano ciascuna di masse per reggersi e competere con le altre: soldati (carne da cannone), lavoratori, coloni, contribuenti; quindi favoriscono la natalità e difendono i confini. È una solidarietà necessitata tra dominanti-governati-territorio. I sovrani si espongono in prima persona: se falliscono o vengono battuti, possono perdere territori, il trono o la vita.

2 – EPOCA DEL CAPITALISMO INDUSTRIALE, dal 1850 circa al 1990 circa. La produzione in massa di beni di consumo, resa possibile dalla tecnica, crea la necessità di diffondere il reddito a strati sempre più ampi della popolazione onde poter vendere i prodotti dell’industria e remunerare il capitale investito, nonché per sviluppare l’industria bellica necessaria per le guerre coloniali e industriali. Si sviluppa l’ingegneria socio-culturale e la tecnologia della propaganda e della produzione del consenso; la democrazia si realizza come la tecnica di portare la popolazione ad approvare o accettare ciò che decide la classe dominante. In seguito, nel XX° secolo, nei paesi ricchi viene ideato e inculcato il consumismo per indurre le classi subalterne ad assimilare valori e bisogni artificiali, funzionali al potere, e idonei a impedire il sorgere della coscienza di classe internazionalista e della lotta di classe. Ciò porta a una maggiore distribuzione del reddito alle classi popolari: apparenza di progresso, democrazia e giustizia sociali. Intanto però si costruisce l’indebitamento pubblico e privato, quindi la dipendenza della società dai banchieri, i quali gradualmente subentrano nel potere politico reale. Il capitalismo assume il controllo delle grandi potenze, usandole come piattaforme politico-militari-tecnologiche per sottomettere e gestire le nazioni.

3 – EPOCA DEL CAPITALISMO FINANZIARIO, dal 1990 circa a ieri. I capitalisti finanziari di tutto il mondo si uniscono in un cartello per il dominio anche politico del mondo. È l’epoca del capitalismo finanziario assoluto, della fine delle ideologie e della storia nel liberismo di mercato a-temporale presentato come organizzazione definitivamente e scientificamente razionale della società globale secondo il paradigma darwinistico e malthusiano. Assistiamo a: dematerializzazione della moneta, della ricchezza, degli strumenti di azione e controllo; denazionalizzazione degli ordinamenti giuridici, con lo smantellamento degli Stati nazionali parlamentari indipendenti e democratici, delle coscienze e identità storiche nazionali nell’immigrazione di massa; progressiva omogeneizzazione delle genti e mercificazione di tutto; finanziarizzazione della società: la classe bancaria esautora e dirige lo Stato; i grandi finanzieri puntano, per massimizzare i profitti, non alla massimizzazione della produzione e delle vendite – come faceva il capitalismo industriale dell’economia reale-, bensì alla massimizzazione delle oscillazioni (bolle), le quali consentono i guadagni speculativi: da qui la successione interminabile di crisi economiche; fine della res publica (tutto è nel mercato privato) e della funzione sociale dello Stato. La smaterializzazione delle guerre e dei processi produttivi congiunta alla loro automazione rende superflue le masse e priva i popoli e i lavoratori di importanza e di forza di contrattazione; onde la graduale e crescente eliminazione dei ceti medi, la precarizzazione del lavoro dipendente e autonomo, la perdita di quote di reddito (in favore del capitale finanziario), di diritti sindacali, di capacità di partecipazione ai danni del popolo, associata a policy deflative a tutela delle rendite finanziarie. Viene riassorbita, nel tempo, la distribuzione di reddito in favore delle classi popolari, fatta nel periodo precedente per diffondere il consumismo.

4 – EPOCA DEMOTECNICA Siamo oramai da qualche anno entrati in un’epoca, a cui è dedicato il mio saggio Tecnoschiavi (Arianna Editrice, 2019), nella quale scienza e tecnica offrono alla classe dominante la possibilità di monitorare, schedare e condizionare capillarmente e in diretta, intervenendo per legge persino nel corpo della gente, sul piano biologico: informatica, droni, smart dust, cibi, chimica, nanomacchine, denaro informatico obbligatorio. Vi è poi il trans-umanesimo: gli umani potenziati geneticamente e/o con innesti elettronici: manipolazione biogenomica, gestione zootecnica della popolazione. Così diviene oggettivamente possibile la soluzione dei problemi di sovrapopolazione, inquinamento, esaurimento delle risorse – e delle guerre per accaparrarsi le risorse stesse: si tratta di ridurre radicalmente la consistenza e i consumi della popolazione del pianeta mediante vari strumenti di bio-politica che abbassano la salute, l’intelligenza, la fertilità, il desiderio di riprodursi, le difese immunitarie.

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editoria

Guido Carli

E’ stupefacente constatare l’indifferenza con la quale in Italia è stata accolta la ratifica del Trattato di Maastricht, rispetto al clamore e al fervore interpretativo che si è potuto registrare in Francia, nel Regno Unito, in Germania, in Danimarca, nella stessa Spagna. La cosa è tanto più difficile da comprendere se si considera che per l’Italia, più che per tutti gli altri paesi della Comunità, il Trattato rappresenta un mutamento sostanziale, profondo, direi di carattere “costituzionale”.

L’Unione europea implica la concezione dello “Stato minimo”, l’abbandono dell’economia mista, l’abbandono della programmazione economica, la ridefinizione della modalità di composizione della spesa, una redistribuzione della responsabilità che restringa il potere delle assemblee parlamentari ed aumenti quelle dei governi, l’autonomia impositiva degli eni locali, il ripudio del principio di gratuità diffusa (con la conseguente riforma della sanità e del sistema previdenziale), l’abolizione della “scala mobile”… la drastica riduzione delle aree di privilegio, la mobilità dei fattori produttivi, la riduzione della presenza dello Stato nel sistema del credito e nell’industria, l’abbandono di comportamenti inflazionisti non soltanto da parte dei lavoratori, ma anche da parte dei produttori di servizi, l’abolizione delle normative che stabiliscono prezzi amministrati e tariffe. In una parola: un nuovo patto tra Stato e cittadini, a favore di questi ultimi.

Ebbene un cambiamento giuridico di questa portata con queste conseguenze, è pasato pressoché sotto silenzio, senza conquistare le prime pagine dei giornali.

G. Carli Cinquant’anni di vita italiana, in collaborazione con P. Peluffo, Laterza, Bari, 1993, pp 412-413, citato da B. Tarquini in La banca la moneta l’usura che citava a sua volta G. Accame Il potere del denaro.

Nota: Il libro naturalmente è esaurito sia su Amazon sia su IBS; se qualcuno lo trova su qualche bancarella…

https://nicolettaforcheri.wordpress.com/2019/04/16/1993-guido-carli-su-maastricht/