biblioteca, conferenza

Cucina Istriana

Invito alla lettura lunedì 17 febbraio 2020 ore 17

​“Essere” di Fabio Tombari

Edizione a cura di Giovanna Rotondo

Illustrato dai dipinti di Orlando Sora
Lettura e commento di Marcello Girone Daloli del gruppo di studio “Essere di F. Tombari”
Fabio Tombari e Orlando Sora sono due straordinari artisti del Novecento, liberi e solitari, che molto hanno condiviso nella vita e nell’arte. Nascono a Fano, nelle Marche, saranno amici d’infanzia e di tutta la vita e, pur essendo molto diversi intellettualmente, saranno uniti dalla stessa concezione di intendere l’Arte. La narrativa di Tombari esprime grande sensibilità e rispetto per la sacralità e il mistero della vita, per l’energia degli elementi, per i segreti della natura e degli animali; nei suoi scritti troviamo molta natura e amore per tutto ciò che lo circonda: è un vero ecologo “ante litteram”. La lirica “Essere”, una lirica di profonda bellezza e spiritualità, viene pubblicata per la prima volta nel 1954, unico lavoro poetico nella vasta produzione letteraria dello scrittore. Orlando Sora mostra da subito di essere dotato di talento: è naturalmente un grande ritrattista, ma ama d ipingere anche la composizione e il paesaggio. La sua pittura manifesta una ricerca continua e, nel tempo, diviene sempre più profonda e spirituale. Fabio Tombari dirà di lui: “Orlando Sora è un pittore che tale è per la sua pittura”.  Orlando Sora e Fabio Tombari non hanno mai aderito a gruppi o movimenti artistici. Sia l’uno che l’altro amavano lavorare in silenzio e solitudine come due artigiani. Tombari era un appassionato studioso di Steiner e nella lirica ha espresso un sunto dell’Antroposofia, perché “Essere” è Espressione del Cristo Logos.
Giovanna Rotondo racconta la lirica “Essere” di Fabio Tombari con le immagini dei dipinti di Orlando Sora scegliendo, con amore e attenzione, dipinti e affreschi di Sora, per costruire quasi un testo a fronte alle strofe della poesia di Tombari, che ha avuto il privilegio di conoscere e frequentare insieme a Orlando Sora, con il quale ha lavorato per molti anni.

Incontro con l’autore martedì 18 febbraio 2020 ore 17

Quando i ricordi diventano ricette. Cucina Istriana

Presentazione del libro di Marisa Antollovich

Edizioni La Carmelina, 2019
Dialoga con l’autore Dario Gigli
Ogni popolo, ogni cultura ha creati i propri cibi e trovato stili particolari di preparazione e di cottura. La cultura istriana è fra questi ieri come oggi. La movimentata storia dell’Istria ha inciso profondamente anche nella sua cucina. Diverse tradizioni si sono fuse e hanno ricevuto dal territorio un timbro caratteristico dando vita ad una gastronomia nella quale ancora si percepiscono tracce culturali e identitarie di grande suggestione.
Nell’ambito del “Giorno del Ricordo 2020” con il patrocinio della Prefettura e del Comune di Ferrara, dell’Istituto di Storia Contemporanea, del Museo della Resistenza e del Rinascimento, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (sezione di Ferrara) e dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (sezione di Ferrara)

Incontro con l’autore mercoledì 19 febbraio 2020 ore 17

Il cocchiere del Diavolo. Una maledetta storia sul Po

Presentazione del libro di Donato Ungaro

(Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I nidi’, 2020)
Ne parlerà con l’autore lo storico e saggista Paolo Sturla Avogadri
Sarà presente l’editore Fausto Bassini
Nel corso dell’evento, Paolo Sturla Avogadri racconterà grandi enigmi di storia locale: dai misteri del Duomo al santo-eretico Pungilupo, da Pietro Bono Avogari ‘il Nostradamus estense’ ai Cavalieri Templari a Ferrara. Inoltre saranno proiettati due eccezionali documentari d’epoca, con protagonista il nostro territorio: “Uomini contro il Po” (1952) di Fabio Pittorru (fotografia di Antonio Sturla) e “In un paese sul fiume” [noto anche come “L’argine guarda i cortili”] (1953) di Aldo Centis (fotografia di Antonio Sturla, aiuto operatore Paolo Sturla Avogadri).
A Ponte Vecchio – un borgo della Bassa emiliana tranquillo e dimenticato da Dio – viene ripescata dalle acque una grossa e antica macina da mulino, che trasuda liquido rossastro. Prospero Molinari, imprenditore sospettato di condurre affari illeciti con la navigazione sul Po e con le escavazioni abusive, asporta la macina dalla piazza dove è stata esposta. Da questo momento si susseguirà, in poche settimane, un’inspiegabile catena di tragedie senza precedenti: tutti i compaesani precipitano in un mesto sconforto e iniziano a parlare della maledizione della macina. Guido Sabbatini, professore in pensione appassionato di storia locale, e Giuseppe Dossi, studente universitario, si interessano del misterioso oggetto. Così, spulciando carte polverose e sconosciute in un palpitante viaggio da Ferrara a Roma, tra cripte buie, libri bruciati, preti allucinati, archivi comunali e vaticani, i due si imbattono in una terribile vicenda, realmente ac caduta a Ponte Vecchio sul finire dell’XI secolo, con protagonisti una macina di granito rosso e un mugnaio. Una corsa sulle ali dei secoli, tra le strade e le piazze di Ferrara, lungo gli argini e le rive del Po, per scoprire segreti inconfessabili che si risvegliano da un passato che forse era meglio non rivelare. Ma non sempre le cose vanno come vorrebbero gli uomini: il Diavolo, alle volte, ci mette la coda…
Donato Ungaro. Giornalista professionista, ha collaborato con numerosi quotidiani e testate televisive locali e nazionali. Cura un blog (donatoungaro.it) dove scrive di legalità e infiltrazioni mafiose nel Nord Italia; per questa attività ha ricevuto, tra gli altri, il Premio ‘Giorgio Ambrosoli’, il Premio ‘Libertà di stampa’ di Articolo 21 e FNSI, il Premio ‘Pio La Torre’ di CGIL, FNSI, Avviso Pubblico. La sua storia di vigile-cronista coraggioso e minacciato ha ispirato il Teatro delle Albe di Ravenna per la realizzazione di due spettacoli teatrali: “Saluti da Brescello” e “Va Pensiero”.
Ha inoltre pubblicato “La Milano mia e di Giovannino” (2002); “Sostiene Petronio”, progetto ‘Nel cartone’ (2015); “Mio zio don Camillo, mio nonno Peppone… e la storia ricomincia. 18 racconti” (2016).

Conferenze e Convegni giovedì 20 febbraio 2020 ore 17

La pragmatica della comunicazione

Conferenza di Giovanni Fioravanti – dirigente scolastico

Presenta Roberto Cassoli
In epoca di social e di informazione pare che abbiamo disimparato a comunicare con il rischio di una comunicazione sempre meno ‘sana’. Soprattutto abbiamo disimparato, dietro il paravento dei nostri desktop, a considerare che ‘comunicazione’ e ‘comportamento’ sono sinonimi. A cinquant’anni di distanza cosa resta del contributo della Scuola di Palo Alto, in particolare della “Pragmatica della comunicazione Umana” di Watzlawick, Beavin e Jackson. Chi esercita professioni di cura come, ad esempio gli insegnanti, che suggerimenti può ricavare da concetti come “relazione”, “sistema” e “retroazione”, unitamente ai cinque assiomi della pragmatica della comunicazione?
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea

Conferenze e Convegni venerdì 21 febbraio 2020 ore 17

Tra commedia e tragedia: il divertimento alla corte estense nel primo ‘500, in una selezione di scene dal film “E ridendo l’uccise” di Florestano Vancini

A cura di Carlo Magri

Dal film di Florestano Vancini sono state scelte e rimontate sette parti per un totale di circa 40 minuti che verranno presentate e commentate singolarmente. Attraverso le scene selezionate si mettono in evidenza, in particolare, la vita di corte attraverso i balli, i giochi, gli scherzi, il canto, la musica, la danza, i lazzi, i passatempi amorosi del duca, che Vancini ha ben dipinto nel film, assieme allo sfondo degli eventi della congiura di corte. L’opera cinematografica del regista ferrarese è infatti un affresco del Rinascimento, ambientato alla corte estense e narrato attraverso il buffone Moschino. Nel film si racconta la faida che, fra il 1505 e il 1506, vide, dopo la morte del duca Ercole I d’Este, la lotta fratricida tra Alfonso e Ippolito da una parte, e Giulio e Ferrante dall’altra. In un unico grande quadro, il regista presenta sia la vita della corte – i cui i illustri personaggi ci sono stati consegnati dalla Storia – che le condizioni di dura miseria in cui versava il popolo. Sono, nell’intenzione del regista, le due facce del Rinascimento. Il film mescola realtà e fantasia, commedia e tragedia, una metafora della parabola umana: vita e morte.
Carlo Magri, dirigente sanitario e docente dell’Università degli Studi di Ferrara. Da sempre si è occupato anche di comunicazione medializzata. Al suo attivo ha numerose pubblicazioni scientifiche, libri, eventi culturali e documentari. Socio di diverse associazioni scientifiche e culturali, come FEDIC (Federazione Italiana dei Cineclub), De Humanitate Sanctae Annae, Ferrara Film Commission e Accademia delle Scienze.
Nell’ambito del programma del Carnevale degli Este, a cura dell’Ente Palio di Ferrara

Eventi sabato 22 febbraio 2020 ore 10

Dieci anni di Gruppo del Tasso

In difesa di tutte le narrazioni

Il Gruppo del Tasso compie dieci anni e vuole festeggiare con vecchi e nuovi amici questo traguardo: nei luoghi in cui l’associazione è cresciuta, tra cui non poteva mancare Palazzo Paradiso, si propone di mettere in evidenza la ricchezza di generi della letteratura, sottolineando il ruolo fondamentale di prose e testi poetici anche nella quotidianità. Il sottotitolo della giornata è “in difesa di tutte le narrazioni” perché si vuole ribadire con questo evento l’importanza che ha lo storytelling nella realtà contemporanea. Si racconta per piacere, per evasione, per necessità, per informazione: ogni storia è degna di essere vissuta, soltanto conoscendo mondi nuovi e identificandosi in differenti personaggi si può imparare a mettersi nei panni dell’altro, arrivando così a considerare, se non comprendere, tutti i punti di vista. Dal mondo della cronaca alla poesia, dalla narrativa contemporanea ai classici russi: il programma dà spazio a diverse tipologie letterarie, proponendo una varietà di modi di leggere il mondo.
Per la mattinata è prevista una tavola rotonda ospitata nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, di cui segue il programma dettagliato.
Programma
ore 10 – Saluti di Angelo Andreotti, dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara
I Tassi si raccontano tra sfide associative e imprese letterarie. Introduce la giornalista Stella N’Djoku
ore 10.30 – Claudio Cazzola, Edoardo Penoncini e Matteo Pazzi presentano Govoniano. Annuario di critica e luoghi letterari (La vita felice, 2020) curato da Matteo Bianchi
ore 11 – La fuga da Ferrara, omaggio in versi di Roberto Pazzi
ore 11.15 – L’attore Ivano Marescotti legge i poeti contemporanei da una selezione di Cinzia Demi, autrice del volume Ritratti di Poeta (Puntoacapo, 2019)
ore 12 – Lo scrittore Paolo Nori presenta I russi sono matti (LaTerza, 2019) con la giornalista Camilla Ghedini
Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna

autori

Figli del Congo

Titolo: Figli del Congo
Autore: Gianluca Turconi
Editore: Amazon KDP
Genere: Crime thriller
Edizione: Prima Edizione
Costo: euro 2.99 (in offerta lancio a € 0.99, gratuito per abbonati Kindle Unlimited)

Sinossi di “Destino criminale”

Molti bambini giocano alla guerra. Altri, invece, combattono davvero, versando sangue in conflitti dimenticati.

Sono vittime e carnefici in stupri di massa, in pulizie etniche mascherate da rivoluzioni politiche e in traffici d’armi di cui non conoscono le finalità. E’ ciò che avviene da decenni nella Repubblica Democratica del Congo, in Africa. Ed è quanto accaduto a Kazadi, Joel e Ndaye, combattenti negli scontri congolesi a partire dalla prima adolescenza. A differenziarli da altri compagni meno fortunati appartenenti ai Mayi-Mayi Massengo, unità di guerriglieri del Congo orientale, è stata la capacità di riconoscere la ferocia della propria esistenza e di prendere la sola decisione possibile per salvarsi: fuggire.

Hanno così potuto espatriare illegalmente ad Anversa, in Belgio, paese che ha avuto a lungo un dominio coloniale sul Congo. Nel corso di dieci anni, i tre hanno scelto strade diverse in questa nuova vita: Kazadi si è integrato e ha aperto un ristorante etnico insieme alla moglie belga; Joel è divenuto un esponente di spicco della criminalità di medio profilo ad Anversa; Ndaye si è perso tra droga, scommesse e prostitute, ossessionato dalla ricerca dell’Uomo delle Navi, come chiama lo sconosciuto trafficante d’armi che controllava i trasporti verso il Congo, causa indiretta della loro fuga collettiva.

Tuttavia, nessuno di loro è stato capace di dimenticare il passato.

L’improvvisa sparizione di Ndaye, in cui sarebbero coinvolti l’Uomo delle Navi ed elementi dei Mayi-Mayi Massengo operanti in Belgio, metterà in moto un complesso meccanismo che porterà Joel prima a rimanere invischiato in una serie di omicidi e, successivamente, a scoprire alcuni segreti riguardanti la sua gioventù, celati in piena vista nell’apparente tranquillità belga.

Per sopravvivere, dovrà lottare: contro i nemici sconosciuti che tirano le fila della macchinazione in cui è rimasto invischiato, contro le ambiguità dei Mayi-Mayi dei quali era stato compagno, contro la drammatica immutabilità del suo paese natio.

Dall’Europa all’Africa, durante inchieste giudiziarie, elezioni politiche dal risultato imprevedibile e inaspettati viaggi, andrà alla ricerca della risposta alla domanda a cui anche la sua vita è legata: esiste una possibilità per i giovani Figli del Congo delle nuove generazioni di cambiare il proprio destino di violenza e sanguinosi conflitti?

Collegamenti per l’acquisto e/o lettura primi capitoli del romanzo

https://www.amazon.it/dp/B084MMHTF2/

L’Autore

Gianluca Turconi, nato nel 1972, già più volte finalista al Premio Alien per la narrativa fantascientifica e vincitore della XIII Edizione del Premio Lovecraft per la narrativa fantastica, ha effettuato studi linguistici e giuridici, e attualmente vive e lavora in provincia di Monza e Brianza.

Da quasi un ventennio sostenitore del Software Libero, è stato tra i fondatori del progetto di marketing internazionale, di documentazione e di localizzazione italiana della suite software Apache OpenOffice, nonché curatore del dizionario italiano utilizzato dai programmi software Google Chrome, Mozilla Firefox e Thunderbird.

Nell’ambito della narrativa thriller e fantastica ha pubblicato diverse opere (tra le altre “Destino criminale”, “Tijuana Express”, “Protocollo Aurora”, “La fine del gioco”, “Gli Dei del Pozzo”, “Alveare e dintorni”, “L’Altare”, “Fermata obbligatoria”) per case editrici e riviste specializzate nazionali e internazionali (Eterea Comics & Books, Delos Books, Asociación Alfa Eridiani, Axxón, Graphe, DiSalvo, A3, Horror Magazine). Ha inoltre rivestito il ruolo di editor per il romanzo “Figlio della schiera” di Giampietro Stocco (Chinaski) e di selezionatore e coordinatore della traduzione per l’antologia di narrativa fantascientifica latinoamericana “Schegge di futuro” (Letture Fantastiche).

biblioteca

Libri in scena

martedì 11 febbraio 2020 ore 16,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Carlo Magri e Giovanna Mattioli per la presentazione della XV edizione della rassegna “Giardini al cinema”

Uno dei grandi maestri del cinema italiano, Pupi Avati, trova nei paesaggi padani le atmosfere suggestive, spesso anche inquietanti, protagoniste di molti dei suoi film.
Carlo Magri, regista e docente di Unife, presenta spezzoni inediti di interviste- degli anni gli anni 80 e 90- che hanno come tema il rapporto speciale  di Avati con Ferrara, il Delta e la sua gente. Giovanna Mattioli, architetto paesaggista, curatrice storica di “Giardini al Cinema”, alla XV edizione, sottolinea la centralità dei luoghi e del paesaggio nei tre film proposti quest’anno (Una gita scolastica, La casa dalle finestre che ridono, Le strelle nel fosso)
Le proiezioni si svolgeranno al Cinema Boldini (via Previati, 18) secondo il calendario che sarà diffuso in questa occasione.
A cura del Garden Club di Ferrara

mercoledì 12 febbraio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

A cura della Compagnia del Libro di Ferrara

Eleonora Pescarolo, Stefano Poledrelli e Alberto Amorelli vi condurranno briglie alla mano lungo le polverose piste del Vecchio West.
Da sempre c’è un’ambientazione che più o meno, in una fase della vita o in tutte ci ha affascinato e ci ha fatto rimanere con il fiato sospeso. Dopo decenni il mito del Far West è uno dei topos più riconoscibili e ben classificati dell’immaginario collettivo. La Compagnia del Libro come primo evento del 2020 decide di scardinare molte delle certezze che si hanno sul vecchio West e confermarne alcune per far comprendere che la letteratura western è una delle più vaste e contaminate e contaminabili di sempre. Gli scenari di Ernest Haycox, di Louis L’Amour, dei film di John Ford o delle storie nostrane di Tex Willer e di Ken Parker, ma anche le contaminazione horror di Joe R.Lansdale, quelle cyberpunk e space western di Don Debrandt, i post western di Cormac McCarthy, Hannah Tinti, Brian Panowich fino ad arrivare agli esperimenti italiani di Matteo Righetto e le raccolte di miti e leggende di Gian Mario Mollar, senza parlare delle recenti serie tv che prendono a mani basse da questi scenari contaminandoli con altri generi come The Mandalorian, Defiance, la classica Firefly, il film Solo o mantenendone gli stilemi ben definiti come la miniserie Godless e i blockbuster Django Unchained e The Hateful Eight di Quentin Tarantino. Un viaggio a trecentosessanta gradi nel mondo western costellato di romanzi, racconti, fumetti, graphic novel, film e musica country. Il lontano west non è così lontano.
A cura della Compagnia del Libro di Ferrara

giovedì 13 febbraio 2020 ore 16,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

A cura di Stefano Caracciolo

Il “poema molinaresco” di Bacchelli, scritto fra il 1938 e il 1940, narra la saga di quattro generazioni della famiglia Scacerni, innestando e sovrapponendo alla storia principale quelle di moltissimi personaggi di contorno. Il tutto è inserito in un secolo di storia, visto dalla prospettiva dei contadini del delta del Po ferrarese, che va dalla fine del periodo napoleonico e dalla restaurazione fino alla prima guerra mondiale, passando attraverso il Risorgimento e l’unificazione d’Italia, il brigantaggio, le prime lotte sociali.
Terzo incontro del ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno XIII, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

venerdì 14 febbraio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Raissa Raskina (Università di Cassino)

Dopo la morte di Čechov, nel suo archivio fu ritrovato un manoscritto senza titolo: si tratta di un dramma composto da un autore giovanissimo, ancora lontano dal diventare lo scrittore e il drammaturgo che conosciamo. Eppure, Platonov  contiene allo stadio embrionale motivi, trame, personaggi, procedimenti stilistici, persino singole battute delle future opere di Čechov. Con Platonov siamo già alle prese con una umanità dolente e comica, lacerata da conflitti e invischiata in problemi banali e terribili: insomma, con le trame dei racconti e dei testi teatrali della maturità.
In occasione dello spettacolo Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove di A. Checov, in scena dal 14 al 16 febbraio presso il Teatro Comunale
Nell’ambito del ciclo “Libri in scena” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea 

 

Letteratura

Vece

vé-ce

Avvicendamento, mutazione, alternanza; carica, ruolo, incombenza

dal latino vicis, coi medesimi significati.

Be’, è una parola che si trova scritta su moltissimi moduli, si sente pronunciare all’inizio di orazioni, la vediamo sempre, discreta, nel nostro usatissimo invece. Sembra una parola da nulla e invece dà uno scorcio folgorante di un tratto millenario e caratteristico della nostra società. Quale?

Se si leggono i significati di ‘vece’, se ne trovano due principali: quello (più burocratico) di carica assegnata, ruolo, incombenza, e quello (più letterario) di avvicendamento, mutazione, alternanza. Così leggiamo il celebre ‘firma del genitore o di chi ne fa le veci’, sentiamo iniziare il discorso ‘Mi trovo qui non nelle veci di presidente, ma in quelle di comune cittadino…’, e l’istituzione conserva veci assegnate da leggi antiche. È anche l’uso che ci è più consueto.

Mentre la vece-trasformazione si trova per esempio in Foscolo, nei Sepolcri, quando parla di come gli umani iniziarono a proteggere dalle intemperie e dalle bestie i resti dei morti (che la Natura con successioni eterne destina ad altre forme): toglieano i vivi/ all’etere maligno ed alle fere/ i miserandi avanzi che Natura/ con veci eterne a’ sensi altri destina. Mentre Manzoni racconta di Napoleone, nel Cinque maggio, che con vece assidua,/ cadde, risorse e giacque, e D’Annunzio, nella raccolta ‘Maia’, scrive che gli ‘persuasero’ i sonni il gemitìo del siero/ giù dai vimini sospesi/ nella cascina, la vece/ delle spole nei telai/ notturna, il ruggir cupo/ dei forni accesi.

Sono significati che ‘vece’ si porta dietro fin dal vicis latino — termine da cui peraltro, come è facile intuire, sgorgano il vice, il vicario, la vicenda e… via dicendo.

L’avvicendamento è parte essenziale della natura del ruolo, e il ruolo scandisce la mutazione. Questo è ciò che ci racconta ‘vece’. L’ufficio e il turno, la mansione e lo scambio, l’investitura con l’alternanza, l’incombenza e la vicenda sono coppie di concetti diversi, certo; ma nella nostra esperienza e nella parte più profonda del nostro modo di pensare sfumano l’uno nell’altro.

‘Genitore o chi ne fa le veci’? C’è il ruolo ma c’è anche uno scambio su quel ruolo. ‘Mi trovo qui in vece di cittadino’? Sono scorso su questo posto. E la vece delle spole nei telai? Un su e giù, un cambio continuo, ma non è esso stesso un ufficio nel telaio, non si fa, forse, la spola? La vece è un posto, còlto in un suo carattere primo: il posto si cede.

Sono belle le parole che permettono pensieri chiari e distinti. Sono ancora più belle quelle che, maturate nei discorsi dei genitori, dei nonni, dei bisnonni e su avanti per cento generazioni e altre ancora, conservando intatti i loro significati ci spiegano il mondo non per tratti separati ma per tratti uniti: qui il ruolo e l’alternanza.

https://unaparolaalgiorno.it/

 

biblioteca

I colori della conoscenza

Conferenze e Convegni martedì 4 febbraio 2020 ore 17

Raphaello d’Urbino pittore et architetto gentile et ingenioso

Conferenza di Alberto Andreoli

Nato a Urbino nel 1483, Raffaello Sanzio è una delle personalità artistiche più affascinanti e più studiate della storia dell’arte. In occasione del quinto centenario dalla morte del talentuoso pittore e architetto rinascimentale (†1520), sulla scorta di un articolato apparato documentario, l’incontro si propone di illustrare i momenti salienti del breve, ma intenso, percorso artistico e umano del grande maestro italiano: l’educazione e la formazione tra Montefeltro, Umbria e Toscana; i circuiti intellettuali e culturali frequentati; i viaggi e i sopralluoghi antiquari effettuati a Roma e Tivoli; le principali commesse e maggiori opere realizzate (cicli decorativi, dipinti, ritratti, pale d’altare, arazzi; architetture); la fortuna critica e gli influssi esercitati.
A cura della Società Dante Alighieri – Comitato di Ferrara

Conferenze e Convegni mercoledì 5 febbraio ore 17

Inchiostri per tatuaggi: aspetti chimico-tossicologici e normativi

Seduta accademica di Santo Scalia (Università di Ferrara)

Saluti di Francesco Scutellari, Presidente  dell’Accademia delle Scienze di Ferrara
Il tatuaggio è diventato un fenomeno socialmente accettato e sempre più diffuso. Secondo i dati ufficiali della Commissione Europea, più di 60 milioni di persone in Europa hanno almeno un tatuaggio. Oltre alla decorazione del corpo, tecniche mutuate dal tatuaggio indicate con il termine di dermopigmentazione vengono utilizzate sia per finalità estetiche (trucco permanente) che mediche (camouflage di aree corporee interessate da terapie aggressive quali la mastectomia).
Nonostante la pratica del tatuaggio, basata sull’introduzione intradermica di inchiostri mediante aghi, sia invasiva, manca a livello europeo una legislazione specifica. L’assenza di una regolamentazione e controllo armonizzato sugli inchiostri e le procedure di esecuzione dei tatuaggi risulta essere particolarmente critica perché, con l’incremento del numero di individui tatuati, aumentano le relative complicazioni per la salute umana che comprendono essenzialmente rischi di tipo infettivo e chimico-tossicologico. Quest’ultimo è dovuto all’esposizione prolungata dei tessuti cutanei ai pigmenti presenti negli inchiostri, alle relative impurezze tossiche e ai prodotti di degradazione. La relazione esaminerà le caratteristiche chimiche, la stabilità e gli aspetti tossicologici dei pigmenti presenti negli inchiostri per tatuaggi e le proposte di regolamentazione del settore. L’analisi dei diversi componenti degli in chiostri verrà condotta in relazione alle complicanze connesse con l’esecuzione e rimozione dei tatuaggi.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Conferenze e Convegni giovedì 6 febbraio 2020 ore 17

Si può insegnare la bellezza?

Conferenza di Maura Franchi – Sociologa UNIPR

Presenta Roberto Cassoli
Che cosa è la bellezza? Si può ridurre la bellezza ad una sensazione soggettiva? Esistono elementi concreti che fanno sì che una forma o un’immagine sia bella o la bellezza è negli occhi di chi guarda o ascolta? Ci sono tratti comuni che possono essere associati alla bellezza? Filosofi, artisti, ma anche scienziati non sono mai riusciti a darsi una risposta conclusiva. Difficile definire cosa sia la bellezza. Parliamo di bellezza per riferirci ad un viso, un paesaggio, un quadro, un film, un’architettura. Diciamo una bella persona e una bella formula matematica. Nel primo caso facciamo riferimento a criteri etici e nel secondo, all’estrema sintesi, alla capacità di concettualizzare una legge universale. Consideriamo la bellezza riferendoci soprattutto all’arte. Tuttavia non è l’arte l’unico dominio della bellezza. Scrive Baudelaire “le città più ricche, i paesaggi più bell i, non contengono mai la misteriosa attrazione di ciò che il caso fa con le nuvole”. La bellezza sarebbe quindi una sensazione, uno stato soggettivo e indefinito suscitato da una casuale e inattesa configurazione di immagini offerte dalla natura? Non da ultimo, si può insegnare il senso della bellezza? Poniamo l’accento sulle doti naturali o sulla costanza della disciplina? Comprendiamo come attorno alle molte domande si aprano riflessioni importanti sul piano educativo, ben al di là dell’oggetto specifico.
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea

Scarica  I colori della conoscenza – Programma   

Invito alla lettura venerdì 7 febbraio 2020 ore 17

​Riannodando il Principio alla Fine

Incontro con la poetessa Chiara De Luca

Dialoga con l’Autrice Giuseppe Ferrara
Se in Principio era il Verbo (la Parola), sembra che alla Fine non potrà che esserci un… video (l’immagine)! In questa apparente blasfemia è racchiusa la particolarità del fare poetico di Chiara De Luca autrice, traduttrice, fotografa e editrice ferrarese (sua è la piccola e raffinata casa editrice Kolibris di Ferrara http://www.edizionikolibris.net) che in una delle sue raccolte, Alfabeto dell’invisibile (Samuele Editore, 2015) sembra riannodare il Principio alla Fine rivolgendosi a noi tutti, analfabeti del visibile. Nei suoi versi e nei suoi scatti e filmati, “… Chiara e Ferrara si rispecchiano, si cercano, si nascondono, si ritrovano…” (dalla prefazione di C. Damiani). C’è nebbia in Ferrara ma c’è nebbia in ciascuno di noi: a volte vediamo, a volte no. La Poesia allora può accompagnarci a un nuovo ascolto, a una nuova visione del Principio e della Fine. E questa Poesia ci aiuta.

Scarica la locandina Chiara De Luca  

fantascienza

Ugo Malaguti

Sta per uscire il primo dei quattro volumi che, nel corso dell’anno, festeggeranno il record stabilito dal nostro Ugo Malaguti nel mondo della science fiction: sessant’anni di ininterrotta attività ai vertici, come scrittore prima di tutto, come critico ed editor, come splendido e inimitabile traduttore e scopritore di talenti internazionali.

Dal 24 dicembre 1960, quando il quindicenne Ugo scoprì in un’edicola il numero di Oltre il cielo che conteneva Sonno di millenni, racconto inviato alla rivista romana in giugno, quando lo scrittore aveva ancora quattordici anni, alla rapida ascesa come popolarissimo autore de I romanzi del cosmo, Galassia e della stessa Oltre il Cielo, al controverso successo nel 1965 del romanzo che spaccò in due il mondo della sf e della politica, Il sistema del benessere, alla nomina alla direzione di Galassia solo un anno dopo, ai successi di romanzi come Satana dei miracoli, La ballata di Alain Hardy, alla creazione della prima casa editrice specializzata ad altissimo livello, divenuta un modello internazionale di qualità, la Libra Editrice, e di collane divenute mitiche come Nova Sf* e I classici della fantascienza, i primi dieci anni di carriera di Malaguti furono sensazionali e gli guadagnarono popolarità e stima in tutto il mondo, insieme a fiere contestazioni e a grandi polemiche.

Nel 1970, a conclusione di questo magico decennio, Ugo scrisse e pubblicò quello che è considerato ancora oggi il suo capolavoro: un romanzo nuovo, poetico, di amplissimo respiro, di una bellezza quasi abbagliante, Il palazzo nel cielo, considerato uno dei più affascinanti e importanti tributi a quei magici anni ’60 nei quali i giovani coltivarono l’ambizione di cambiare il mondo, quasi vi riuscirono, per essere poi fermati e bloccati da quei poteri che pensavano di avere distrutto.

Ma non è certo un romanzo politico, Il palazzo nel cielo: è un romanzo dal respiro quasi biblico, fatto di visioni stralunate, di sentimenti forti, di grandi interrogativi e ancor più grandi risposte. Un romanzo che affascinò per prima la grande Ursula K. Le Guin, che ne tradusse alcuni capitoli e ne scrisse “leggere questo libro è come vedere le parole tramutarsi in musica”, ma che raggiunse la sua massima popolarità in Francia, quando la prestigiosa collana Presence du futur lo scelse per celebrare il suo duecentesimo numero, nella splendida traduzione di J. C: Mangematin. Vincitore del premio Hugo Italia 1975, con il maggior numero di votanti di sempre (oltre 50.000), pubblicato con eguale successo in Germania, è a tutt’oggi il romanzo italiano di science fiction che ha venduto più copie nel mondo (oltre 200.000 in cinque anni), ha ispirato il maggior numero di autori, precorrendo di vent’anni le più moderne tendenze della sf, ed è stato adottato come testo per lo studio dell’italiano da università francesi, tedesche, americane e di altri paesi del mondo, mentre il premio Operosità dell’Arte patrocinato dall’UNESCO giunse a celebrare la straordinaria stagione letteraria di un autore diverso da tutti gli altri, sempre affascinante, mai banale.

Non è quindi per caso che il primo volume di Elara che esce in questo gennaio 2020 sia una nuova edizione di questo autentico capolavoro, quarant’anni dopo l’ultima edizione Libra, cinquant’anni dopo la sua prima apparizione italiana. Ugo lo ha sempre considerato la summa della sua poetica, la sua opera perfetta, che anche in questa nuova edizione curata personalmente dall’autore presenta ben poche modifiche, a differenza delle opere dello stesso periodo riscritte completamente da questo straordinario autore.

È un romanzo giovane, che affascina i giovani di tutte le età, un romanzo che, come tutti i libri che hanno creato la leggenda di questo inimitabile talento, ha come dote principale quella di indurre a proseguire nella lettura per arrivare d’un fiato alla fine.

Pensiamo sia il modo migliore per celebrare l’anno nel quale Ugo stabilisce un primato mondiale che difficilmente sarà mai battuto: sessant’anni da protagonista nel mondo della science fiction nazionale e internazionale, la capacità di risorgere sempre anche di fronte ai colpi più duri, la volontà indomabile di mantenere viva la bellezza vera di una letteratura, quella di science fiction, certamente più forte e più importante di molti suoi provvisori epigoni.

L’anno proseguirà con la comparsa in esclusiva mondiale per gli iscritti alla Contrada delle stelle della versione completamente riscritta di un altro tra i successi principali di Malaguti, Il sistema del benessere reloaded, mentre nella seconda metà dell’anno usciranno un volume di saggi nella Biblioteca di Alessandria, e una nuova inedita antologia nella Biblioteca di Nova Sf*. Ma la cosa più importante è che ora, malgrado tante vicissitudini cliniche, Ugo sia di nuovo a tempo pieno con noi, a guidare quel Rinascimento del Fantastico che aveva sognato anni or sono e del quale ora può nuovamente ergersi a protagonista.

 

 

 

Inizia il magico anno di un grande scrittore

con il ritorno di un capolavoro

Ugo Malaguti

IL PALAZZO NEL CIELO

 

Ritorna, a quarant’anni dalla sua ultima edizione, il romanzo italiano che ha battuto tutti i primati di vendita in Italia, Francia e Germania, del quale Ursula K. Le Guin ha scritto “leggerlo è come vedere le parole trasformarsi in musica”, adottato come lettura in grandi università tedesche e americane, un inno nostalgico e ammonitore a un periodo memorabile della storia del mondo e una storia i cui orizzonti si allargano fino a una visione cosmica potente e misteriosa, un libro che è analisi e ammonimento visionario sul nostro futuro unito a un trionfo del sense of wonder della migliore poetica fantascientifica.

Barry London, un uomo senza passato e dal nebuloso futuro, sta camminando con la sua chitarra alla ricerca di Luna L’il , la città dove il passato ritorna e si scioglie nel futuro. Per giungervi, dovrà attraversare terre strane, amiche e ostili, rispondere alle domande dei robot che cercano pateticamente di comprendere il senso della vita, attraversare la Pianura di Ghiaccio, conoscere persone e popoli strani, essere accolto come un salvatore o una nemesi. Deve raggiungere la città dei sogni, perché sa che trovandola ritroverà se stesso, anche se la minaccia oscura (o forse è una speranza) di un grande, bianco palazzo sospeso nel cielo, condiziona le sue speranze e i suoi ricordi.

In una nuova e splendida edizione un capolavoro assoluto e senza tempo.

 

LIBRA FANTASTICA vol. 20 – FAN 020

Ugo Malaguti

IL PALAZZO NEL CIELO

Un volume di 340 pagine

brossurato

Prezzo Eur 19,50

 

 

 

Lettera aperta ai lettori:

Un anno dedicato

di Ugo Malaguti

 

Care lettrici e amici lettori,

vedersi dedicare un anno, 366 giorni mica sono uno scherzo, per l’esclusivo merito di essere stato così testardo e longevo da resistere per sessant’anni alla normale usura del tempo, non so quanto sia un riconoscimento (comunque gradito) o un elegante modo di celebrare per rimuovere.

Per tutta la vita ho elaborato piani a lungo termine, nessuno dei quali è mai andato in porto, e adesso finalmente l’anagrafe e la salute mi costringono a limitarmi a quelli a breve e brevissimo termine. Di una cosa sola potete essere sicuri: che questo della science fiction è il mio mondo, la struttura che nacque con Galassia e si sviluppò attraverso la Libra e la Perseo e oggi Elara, è la struttura che io contribuii a creare e alla quale intendo mantenermi fedele sino in fondo, che il mio pubblico, quello che mi ha seguito attraverso vicissitudini incredibili fino a oggi, quello che mi ha scoperto successivamente e bontà sua mi ha trovato abbastanza simpatico, o abbastanza pazzo, da volermi seguire, e soprattutto quella parte fedelissima e incrollabile che mi ha sempre osteggiato, che continua ancora oggi a usare argomenti di cinquant’anni fa per esprimermi tutta la sua disistima, incolpandomi di ogni guaio possibile, compreso i mutamenti climatici e i conflitti in Medio Oriente, è l’unica forza che mi ha permesso di diventare il più antico professionista della science fiction esistente al mondo ieri, oggi e forse domani, e che non avendo mai tradito nessuna di queste icone, non lo farò neanche adesso nel momento in cui mi sto avviando a un naturale tramonto.

L’idea di dedicarmi un intero anno editoriale non è stata mia, ma del mio attuale signore e donno, Armando Corridore, l’unica capatosta più capatosta di me che io abbia incontrato in questi sessant’anni, e che ha lanciato l’idea di celebrare i miei sessant’anni tondi tondi con quattro volumi quattro e con iniziative di varia umanità da concordare e decidere nel corso dell’annata.

Ora, il sospetto che il quasi immediato esaurimento dei miei due ultimi libri, Mosaici di sonnolenta avventura e Cronache di un antico avvenire abbia stimolato l’animo imprenditoriale di Armando inducendolo a sfruttare l’opportunità di utilizzare al meglio un autore che vende e che per fedeltà congenita mai negherebbe l’esclusiva delle sue opere alla casa editrice nella quale lavora, è un’ipotesi di lavoro che non considero riduttiva, ma anzi, elogiativa. Essere stimati come una risorsa dal proprio editore in capo è un bell’attestato di fiducia, e di questi attestati, lo dico a chi forse oggi pensa di seguire le mie orme, non ci si stanca mai. Ma io ho accettato con entusiasmo. L’idea di presentare a una nuova generazione di appassionati il mio libro di più grande successo, Il palazzo nel cielo, mi stimolava da tempo, e quella di riscrivere il libro più controverso, quello che generò la mia “leggenda” e spaccò irrimediabilmente il pubblico della sf di allora tra malagutiani e antimalagutiani, (tra le assemblee sindacali che mi osannavano e coloro che volevano insignirmi di un premio Breznev possibilmente alla memoria, questo romanzo suscitò un bel casino), riportandolo ai tempi di oggi che offrono sicuramente più spunti corrosivi alla satira di quanti non ve ne fossero nel 1963/64, mi ronzava in testa da trent’anni, e quindi mi ci sono gettato a pesce. Scrivere un libro di saggistica è sempre stato un compito che mi ha affascinato, e dedicarmi a un quarto volume della mia opera omnia, pieno magari di testi inediti, tanto per tentare di dimostrare di non essere un residuato bellico o un reperto archeologico, come ho tentato di fare con le mie ultime opere, Doppia Corsia, Il ritorno da Marte e Una storia tra i monti, soprattutto avendo diversi mesi di tempo per dedicarmicisi con calma e buona disposizione di spirito, era qualcosa che avrei comunque fatto, dopo che gli ultimi due titoli hanno riscosso – bontà vostra – un successo così inatteso.

Perciò la celebrazione materiale, con l’unica arma che uno scrittore (perché vorrei sommessamente ricordare che io sono nato scrittore, ho ottenuto l’affetto di un grande pubblico proprio come scrittore, e solo successivamente mi sono dedicato alla difficile arte di editor, che ha soffocato ma non spento lo spirito autoriale che ogni tanto si è risvegliato per togliermi temporaneamente, con risultati che bontà vostra avete considerato positivi, dal letargo di scrittura che il lavorare per dare voce e corpo alle opere altrui spesso provocava) possiede, cioè quella di scrivere, non mi è giunta né inattesa, né troppo scomoda. In fondo tra i primissimi che mi scoprirono sulle pagine di Oltre il Cielo sono rimasti pochi, pochissimi (Felice Angelini, Carlo Brambilla, Renato Pestriniero, i nostri decani, e chi altri?) e Il palazzo nel cielo, soprattutto, ha visto uscire la sua ultima edizione italiana più di quarant’anni or sono, e c’è una legione di lettori nuovi che non lo conosce e magari non sa di quanti anni anticipai le più moderne correnti della sf, e che magari si stupirà nel leggere un libro che potrebbe essere stato scritto oggi (vacua vanteria di scrittore, è chiaro).

Diverso è il programma di varie amenità che Armando sta studiando per me, e che sarebbe il lato più interessante della vicenda: il portarmi in giro come una Madonna Pellegrina a miracol mostrare, magari frequentando i banchi vendita di mostre e fiere, per approfittare della mia notoria capacità di ricavare emoteche da una coltivazione di rape (che insieme alla mia grande dote di “attivatore di code di paglia” che mi è riconosciuta costituisce forse la parte migliore delle mie qualità) e di inconsueto intrattenitore di pubblici di qualsiasi dimensione, dalla singola unità alla folla strabocchevole. Qui c’è qualche difficoltà oggettiva. Le mie condizioni di salute sono migliorate, ma ogni trasferta per me è qualcosa di molto faticoso, direttamente proporzionale alla lontananza. Da un lato c’è l’attrattiva che più mi lusinga: la trattoria del sor Armando (omonimo del Nostro, che differentemente da lui si è dedicato alla produttiva attività di chef capace di sfornare i migliori bucatini all’amatriciana e i migliori saltimbocca alla Romana dell’urbe, e non ad attività minori quali la scrittura, la musica, l’editoria) la piacentina Settima Sosta, i ristoranti da leggenda di Catania e della Puglia, e anche le fiorentine di Cosimo a Barberino, e ovviamente la gioia di incontrare lettori e appassionati e dialogare con loro (anche se il mio recente tentativo di organizzare una grande Convention a Bologna, nello spirito con cui Maometto scoprì che la montagna non veniva da lui, ha dimostrato, temo, che il desiderio non è reciproco e che di passare un po’ di tempo insieme è cosa della quale non frega niente a nessuno). Be’, un anno è lungo, vedremo di volta in volta quanto il callido Armando saprà inventare, e quanto i miei arcigni medici e le mie condizioni permetteranno. Finché c’è vita c’è speranza. Ricordo che a un’età più veneranda della mia il mio amico Lino Aldani cercava di mostrarsi lento, antico e claudicante, perché in realtà odiava ogni tipo di manifestazione pubblica. Smentendosi poi con un tuffo e una placcata rugbistica quando una bottiglia di ottimo vino barcollò su uno scaffale rischiando di cadere, e fulmineo lui scattò a raccoglierla, suscitando ammirazione e stupore.

Comincia dunque un anno per me importante. Se fosse iniziato cinquant’anni fa, sarebbe stato meglio, ma allora non avrei avuto i titoli anagrafici per festeggiare. Così, aspetto di scoprire quanti sono curiosi di leggere le mie opere rivisitate, quanto della passione e dell’affetto di un pubblico che mi è rimasto incredibilmente fedele nei secoli, altro che Benemerita, ci sarà in questo anno giubilare (per me). Sperando ovviamente che la salute, la natura e gli eventi me lo facciano percorrere con immutate energie.

Un abbraccio a tutti,

Ugo Malaguti

 

libri

Giampaolo Pansa

Era la prova che Pansa aveva colto nel segno, proprio un piemontese allievo di gran sacerdoti dell’antifascismo “azionista” torinese come Alessandro Galante Garrone. Di più: Pansa fu con Scalfari tra i fondatori dell’organo della sinistra progressista borghese La Repubblica, il giornale del giuramento antifascista e delle porte sbarrate a chiunque non condividesse la vulgata dell’Italia ufficiale, “laica, democratica, antifascista”, come recitava la litania lauretana di lorsignori e lorcompagni.

Quei libri, quel sangue dei vinti finalmente ammesso e lavato, sono la prova non solo della falsità storica su cui si è fondata l’Italia del dopo 1945, sconfitta ma vincitrice, bombardata e occupata ma felice, sino a festeggiare, unica nazione al mondo, una sconfitta rovinosa riconfigurata, con un atto di sorprendente acrobazia, in liberazione da un governo, anno zero, la tabula rasa da cui riscrivere una nuova Storia. Il re repubblicano era sempre stato nudo, ma perché finalmente lo si cominciasse ad ammettere, ci volle un giornalista ormai pensionato, che forse voleva pagare il suo personalissimo debito con la verità. Non cambiò opinione, lo spigoloso monferrino: non è diventato fascista in vecchiaia, né ha rinnegato le sue idee. Semplicemente, ha detto e dimostrato a voce alta, prove alla mano, ciò che molti sapevano e neppure sussurravano.

Quel terribile periodo della guerra civile, tra torti e ragioni, eroismi e vigliaccherie, generosità ed assassinio di fratelli, non fu la fulgida lotta di un popolo di prodi contro una cricca criminale, ma un confronto tremendo, un carico di odio reciproco dal quale, a guerra finita, la nazione avrebbe dovuto uscire chiedendosi scusa, perdono per il male, il rancore, il dolore. In una guerra civile, non ci sono santi e demoni, ma parti in lotta senza esclusione di colpi. Per questo le ferite devono essere curate in fretta o diventano cancrena. Da noi, la cancrena è ancora in corso: antifascisti in assenza di fascismo scorrazzano per le strade, occupano gli schermi televisivi e pontificano con la mano sul cuore. Anticomunisti in assenza di comunismo hanno minore visibilità, ma raccontano a se stessi una storia esaurita da trent’anni.

E’ un dramma civile e nazionale dalle colpe antiche. Giampaolo Pansa è stato probabilmente la personalità che, con le armi che aveva, la sua penna acuminata, la sua coscienza di uomo libero, più ha fatto, negli ultimi vent’anni, per sgombrare il campo da macerie vecchie e marcite, da narrazioni di parte, lavorando a quella ricomposizione degli spiriti che è la premessa per una storia condivisa. E’ significativo che il suo apporta esca da quello stesso mondo che ha tanto lavorato per gettare sale sulle ferite, per torcere vicende, storie ed avvenimenti in una narrazione di cui pretendeva l’esclusiva e che ha posto a fondamento di una storia nazionale falsa. Hanno nascosto non solo la guerra civile, i fascisti della RSI con i suoi seicentomila militi, i suoi morti, ma anche l’esercito del Sud, i bombardamenti dei “liberatori”, il ruolo della mafia, il ruolo preponderante, pressoché esclusivo, degli eserciti stranieri alleati nell’esito della guerra.

Occorreva azzerare il passato, tutto il passato, non solo quello in camicia nera. Non funziona così: erede della sua storia, anche della più controversa, è sempre un popolo intero. Per questo, i confronti civili lasciano ferite tanto profonde, se non si cerca di cicatrizzarle in un nuovo inizio.  C’è voluto un fondatore del giornale più inserito nel potere, più vicino all’ufficialità culturale e storica di 70 anni di storia italiana per squarciare il velo e mostrare, finalmente, le ferite nascoste, le verità mai dette, i dolori, le umiliazioni e il lungo esilio di una parte non piccola del nostro popolo.

A Genova, nel cimitero di Staglieno, un sacrario collettivo accoglie i resti di circa 1.500 morti della parte che “aveva torto”. Recuperati con pazienza e coraggio da donne e uomini animati da pietà e non da vendetta, sono testimoni silenziosi di una tragedia davanti alla quale vale solo il rispetto. Una vedova di guerra ci raccontò la sua emozione davanti ai resti di una giovanissima ausiliaria, una ragazza della classe 1924, uccisa a bruciapelo con un colpo alla nuca. Della sua vita erano rimaste poche ossa, i documenti, un pettine e una spazzola per capelli, muti testimoni della grazia giovanile di una vita spezzata.

A quella sconosciuta ci sentiamo di dedicare un saluto, come a qualunque uomo o donna morto per un’idea coltivata in buona fede. Strano davvero che agli italiani brava gente sia stato necessario tanto tempo, tanto odio, tanto dolore, per accogliere il racconto di Giampaolo Pansa, l’avversario che abbiamo imparato a rispettare. Quali siano state le sue ragioni, le sue idee e la sua vita, che la terra sia lieve a Giampaolo Pansa, testimone della storia, testimone della verità per un’Italia che non dimentichi più nulla e rispetti tutti i suoi figli.

L’articolo PANSA, LA VERITA’ E LA STORIA proviene da Blondet & Friends.

libri

Incontri all’IBS

Presentazioni librarie

  • Gennaio 2020

  • Ferrara – Ibs + Libraccio – Palazzo di San Crispino – Piazza Trento Trieste
  • Martedì 14 gennaio , ore 18:00
    Gerardo Greco
    Guerra calda
    Dialogano con l’autore il Sindaco Alan Fabbri, Alessandro Balboni e Marco Gulinelli
    Mercoledì 15 gennaio , ore 17:30
    Marco Nonato
    Palio di San Giorgio
    Torneo delle Contrade per l’arme di S.Giorgio 1933-1939
    Dialogano con l’autore Marco Gulinelli e Leopoldo Santini
    Venerdì 17 gennaio , ore 18:00
    Valerio Pappi
    La vendetta del lago Pacifico
    Con letture di Marco Sgarbi
    Sabato 18 gennaio, ore 18:00
    Alberto Ronchi
    Anni meravigliosi
    Dialoga con l’autore Michele Ronchi Stefanati

 

editoria

Autopubblicazione

http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/memorabilia/26099841

la presente pubblicazione è in quadricromia e raccoglie alcuni articoli di interesse generale della testata giornalistica bondeno.com.

Il blog è tuttora attivo all’indirizzo https://bondeno.online/

Dal punto di vista tecnico, la qualità della pubblicazione si può definire soddisfacente (anche se i margini per l’autore sono esigui)

Il procedimento di elaborazione è abbastanza semplice e avviene esclusivamente in linea.

https://memorabiliadiario.wordpress.com/

biblioteca, conferenza

Giornata nazionale del dialetto

lunedì 13 gennaio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione di Daniele Liberi

Introduce Marcello Girone Daloli
La dicotomia tra scienze naturali e scienze spirituali ha ormai raggiunto il suo limite funzionale: il muro che divide questi ambiti deve essere abbattuto senza rinunciare alle grandi conquiste dell’uno e dell’altro. Già alcune figure importanti della storia della scienza hanno lavorato in questa direzione e, tra le più importanti, vi furono prima Goethe e poi Steiner. E’ possibile rimanere collegati al mondo dell’esperienza sensibile sostenuti da un pensare forte e limpido senza che ciò imponga all’essere umano di percorrere vie vere ma astratte? Può l’uomo conoscere con la forza penetrante dello spirito scientifico capace della moderna e possente tecnologia e, allo stesso tempo, mantenere in questa forza conoscitiva la sua essenzialità umana? Cercheremo in questa serata di toccare alcuni elementi importanti relativi a queste profonde domande.
Daniele Liberi, astrofisico e insegnante della scuola primaria e secondaria, lavora da circa 15 anni presso la scuola Waldorf di Verona e, da 5, presso la scuola Waldorf superiore di Conegliano. Collabora come formatore con l’Accademia Aldo Bargero per la formazione di insegnanti Waldorf e fa parte della redazione della rivista “Arte dell’Educazione”. Il suo percorso di studio nell’ambito antroposofico lo ha portato ad approfondire il percorso gnoseologico di Steiner attraverso l’opera di Massimo Scaligero e del suo allievo Lucio Russo. Collabora da molti anni con il sito Osservatorio Scientifico Spirituale.

Scarica il programma Rassegna di incontri con la spiritualità applicata  

martedì 14 gennaio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Andrea Gatti

Che la creatività possa trovare radice in disagi esistenziali è questione ampiamente dibattuta in termini storici, psicologici e antropologici, e trova spesso avallo nelle stesse biografie di molti artisti, Van Gogh incluso. Cos’ha da dire la filosofia al riguardo? L’incontro vuole offrire uno sguardo sulla figura di Van Gogh come sintesi ed emblema di concezioni estetiche contemporanee che, superando la classica relazione genio e sregolatezza, si concentrano piuttosto sulle strutture logiche del processo creativo.
La conferenza è organizzata in occasione dello spettacolo”Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” messo in scena dal Teatro Comunale Abbado dal 16 al 19 gennaio 2020.
Per il ciclo “Libri in scena” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

mercoledì 15 gennaio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro curato da Marzia Ratti

Presenta Lucio Scardino
Esattamente cent’anni moriva misteriosamente davanti alla stazione di Firenze lo scultore ferrarese Antonio Garella. Nato nel 1863 nel periferico borgo di San Luca, studente presso le Accademie di Bologna e di Firenze, il misconosciuto artista operò prevalentemente in Toscana e in Liguria, dove eseguì vari monumenti. Nella fattispecie, a quelli dedicati a Garibaldi è dedicata la monografia curata da Marzia Ratti, direttrice dei civici musei d’arte de La Spezia, che analizza con acume la sua attività di statuario e scheda vari documenti d’archivio, fotografici e no, pervenuti di recente al Comune spezzino. Scultore prevalentemente realista, con intelligenti echi dello stile Liberty (come evidenziano alcune sculture presso il Cimitero di San Miniato a Firenze), Garella è artista davvero degno di riscoperta critica: la circostanza della ricorrenza del centenario permette di farlo a Ferrara per la prima volta.

giovedì 16 gennaio 2020 ore 16,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Vita e opere di Thomas Merton, monaco trappista

A cura di Andrea Nascimbeni e Stefano Caracciolo
Il secondo appuntamento di “Anatomie della mente” si occupa dell’autore cattolico americano più influente del ventesimo secolo, Thomas Merton (1915-1968). Personaggio eclettico, di grande spessore umano e spirituale, ha scritto oltre sessanta libri e centinaia di poesie e articoli su argomenti che vanno dalla spiritualità monastica ai diritti civili, alla nonviolenza e alla corsa agli armamenti nucleari. Monaco trappista, negli anni ’60 rappresentò la coscienza del movimento pacifista, riferendosi alla razza e alla pace come le due questioni più urgenti del nostro tempo. Per il suo attivismo sociale Merton subì gravi critiche, sia da parte di cattolici che non cattolici, che assalirono i suoi scritti politici come sconveniente di un monaco. Ne “La montagna dalle sette balze”, l’autobiografia nella quale narra il suo itinerario verso Dio, scrive: “Sono venuto nel mondo. Libero per natura, immagine di Dio, ero tuttavia prigioniero della mia stessa violenza e del mio egoismo, a immagine del mondo in cui ero nato. Quel mondo era il ritratto dell’Inferno, pieno di uomini come me, che amano Dio, eppure lo odiano; nati per amarlo, ma che vivono nella paura di disperati e contraddittori desideri”.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno XIII, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Scarica il programma 2020  Anatomie della mente Anno XIII  

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

VIII Giornata nazionale del dialetto

Nel 2013 l’Unpli ha promosso la Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali e la prima edizione del Premio nazionale “Salva la tua lingua locale” con l’intento di richiamare l’attenzione sullo stato dei dialetti e delle lingue locali. Se è vero che nella nostra regione tanto sta facendo per i dialetti emiliano-romagnoli l’Istituto per i beni artistici culturali naturali, è però necessario che vi siano iniziative che si muovano dal basso come si legge nella pagina web dell’UNPLI:
«Anche un piccolo gesto è importante per contribuire alla salvezza dei dialetti e delle lingue locali d’Italia. Siamo infatti convinti che le piccole azioni, compiute da ogni singola persona, sono fondamentali ed imprescindibili per la salvezza, per la conservazione del patrimonio linguistico locale. E devono essere attuati da ognuno di noi, adesso, perché non possono essere rinviati, pena la scomparsa definitiva delle lingue locali che abbiamo ereditato dai nostri nonni e nonne e dai nostri padri e madri».
Convinti della necessità di rimboccarsi le maniche, Edoardo Penoncini e il Cenacolo di cultura dialettale ferrarese “Al tréb dal tridèl”, organizzano l’evento dialettale dedicato al nostro dialetto e alla poesia in dialetto ferrarese. Tra i momenti che caratterizzeranno il pomeriggio:
– la proiezione di un filmato a cura di Carlo Magri;
– un ricordo di Francesco Benazzi,
tre comunicazioni (sulla storia del nostro dialetto, sui dialetti emiliano-romagnoli, sulla poesia di Alfonso Ferraguti);
due tavole rotonde, di cui una con poeti che hanno pubblicato raccolte in versi negli ultimi anni e una “a tréb con i poeti del Tréb”.
In conclusione il reading: “I poeti leggono i poeti”.
Negli intermezzi Sandro Mingozzi e Mario Montano leggeranno poesie di autori ferraresi.