illustrazione

Ursula K.Le Guin

a cura di Beppe Roncari

Ursula K. Le Guin “La saga di Terramare illustrata da Charles Vess”

 

Ursula K. Le Guin, “La saga di Terramare illustrata da Charles Vess”

Ursula K. Le Guin, “La saga di Terramare illustrata da Charles Vess”

La saga di Terramare è nata da un’illustrazione. Quando l’editore chiese a Ursula K. Le Guin di scrivere un romanzo fantasy per ragazzi, la prima cosa che fece, superato il panico, fu prendere un grande foglio di carta e tracciare la mappa di Earthsea e delle sue isole.

Come per la Terra di Mezzo di Tolkien, le isole di Terramare nacquero dall’amore per le parole. “Di esse non sapevo quasi niente, ma conoscevo i loro nomi. La magia risiede nel nome.”
Lo racconta l’autrice stessa nell’introduzione alla nuova edizione dell’intera saga illustrata da Charles Vess, appena pubblicata in Italia da Mondadori Oscar Fantastica.

Figlia di un antropologo, femminista e anarchica, con all’attivo cinque premi Hugo, sei Nebula e diciannove Locus, la Le Guin è una delle scrittrici che hanno lasciato maggiormente il segno nella fantascienza e nel fantasy contemporanei.

Chi non conosce Ursula K. Le Guin e leggerà questa saga per la prima volta scoprirà una vera pietra miliare del genere fantasy.

Prima dell’Antica Lingua di Eragon c’era il Vero Idioma, la Lingua della Creazione alla base della magia di Terramare. Magia che trova il suo apice in alcune geniali creazioni della Le Guin, come quella del Boschetto Immanente, misterioso luogo semovente dove non si possono compiere incantesimi, sebbene sia esso stesso un incantesimo, e nelle figure poderose e sapienti dei draghi.

Prima di Harry Potter c’era Ged, giovane mago in un’epoca in cui il prototipo degli stregoni erano Merlino e Gandalf, vecchi saggi con la barba bianca. Inoltre, Ged non era il tipico maschio bianco, ma un ragazzo dalla pelle scura, come tutti gli abitanti di Gont, l’isola da cui proviene. Particolare questo a cui l’autrice teneva in modo particolare, e che è stato tradito nella miniserie televisiva canadese (“La leggenda di Earthsea” 2004) e solo parzialmente restituito nella trasposizione animata di Gorō Miyazaki, figlio del più famoso Hayao (“I racconti di Terramare” 2006), che la Le Guin trovò visivamente apprezzabile, ma molto lontano dalla sua opera.

Prima di Hogwarths nell’immaginario fantastico esisteva già l’isola di Roke, con i suoi maestri incantatori, punto di riferimento per tutte le successive scuole, università e accademie di magia, diventate ormai un topos dell’urban fantasy.

La saga di Terramare, che comprende sei romanzi e alcuni racconti, non è sorta in un giorno. I primi tre romanzi sono stati scritti a cavallo degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso (’68, ’70 e ’72), mentre il quarto ha visto la luce ben diciotto anni dopo. Come scrive la Le Guin stessa nell’introduzione: “Nel 1972 avevo quarantadue anni, nel 1990 sessanta. Nel corso di quegli anni il modo di interpretare la società che siamo obbligate a chiamare femminismo […] era cresciuto e si era sviluppato.” E così, senza mai abbandonare il personaggio di Ged, nella saga assume sempre più importanza la figura femminile di Tenar.

Proprio così, anche in questo caso la Le Guin si è dimostrata un’anticipatrice, aprendo la pista alle eroine femminili nel fantasy e nella fantascienza, da Katniss di Hunger Games a Clarissa di Shadowhunters.

Purtroppo, l’autrice è scomparsa proprio nel cinquantesimo anniversario della pubblicazione del primo volume della saga, A Wizard of Earthsea (1968-2018), e non ha fatto in tempo a veder pubblicato questo libro, ma le 56 illustrazioni di Charles Vess, frutto di quattro anni di intenso lavoro, le aveva viste e approvate una a una. A differenza di altri adattamenti visivi che non l’avevano soddisfatta, la collaborazione con Vess, già fan della saga prima di iniziare, è stata gradita e fruttuosa per entrambi. L’artista stesso ha dichiarato: “abbiamo passato un anno a scambiarci idee su quale fosse l’aspetto dei suoi draghi.” E una tale dedizione, insieme all’amore per il mondo di Terramare, trapela da ognuna delle illustrazioni.

Vale la pena spendere due parole su Charles Vess, artista e fumettista statunitense, vincitore di molti premi nel campo dell’illustrazione, fra cui tre premi Eisner e due World Fantasy Award. Fra le sue collaborazioni eccellenti, ricordiamo quella con Neil Gaiman, iniziata, ironia della sorte, con un altro giovane mago, Timothy Hunter della miniserie a fumetti The Book of Magic, e poi proseguita con Sandman e Stardust.

Quando immagini e racconto si incontrano in modo così magistrale c’è un solo nome per un’opera di questo genere. E quel nome è Magia.

concorsi

La scatola dei bottoni

La scatola degli antichi bottoni

A cura di Carla Fiorini (Biblioteca Ariostea) e Lorella Ansaloni, Luciana Bruno, Francesca Ceresoli, Rosa Fogli (Gruppo New Voices del Distretto Lions 108 Tb)

Anche quando non si tiene più alle cose, non è affatto indifferente averci tenuto, perché era sempre per qualche ragione che sfuggiva agli altri…  
(Da “Un’eredità di avorio e ambra” di Edmund de Waal)

Chi nella propria casa non possiede una scatola del cucito?
Una scatola che è un vero tesoro: fili colorati, forbici, nastri e tantissimi bottoni, di varie dimensioni e fogge… Ma allora, perché non facciamo tutti insieme un gioco?
Apriamo i nostri armadi e prendiamo la scatola, tra quei bottoni ce ne sarà sicuramente uno che vi farà ricordare qualcosa: un momento della nostra vita, una persona speciale…
Raccontiamo la nostra storia, le emozioni che abbiamo provato, i sorrisi che abbiamo ricordato e le lacrime che avevamo versato!
Scrivete questi vostri ricordi e inviateli, le vostre memorie faranno parte di un libro collettivo, un e-book scritto e parlato che potrà essere “letto” anche da non vedenti.

  
La scatola degli antichi bottoni” è il nuovo gioco/passatempo “anticovid” nato dalla collaborazione fra il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e le New Voices Lions del Distretto 108 Tb. Una nuova idea per affrontare le giornate in quarantena e trarne qualcosa di utile. Con “La Scatola degli antichi bottoni” prosegue, infatti, il percorso di “scrittura personale” avviato da FINIAMOLA! con il quale cerchiamo di stimolare i lettori a saltare la barricata e a diventare anche scrittori.
In questo caso, si tratta di lasciarsi trasportare dall’emozione suscitata da un bottone, un oggetto della quotidianità al quale non diamo alcun valore fino a quando non si stacca o non ci aiuta a ricordare momenti belli o brutti della nostra vita. 
La scatola degli antichi bottoni” servirà a dare voce a donne, uomini e giovani che uniti in una grande catena di solidarietà desiderano donare le proprie emozioni attraverso la memoria legata ad un bottone per farci sentire meno soli.

  • Il gioco è aperto a tutti  e non richiede alcun tipo di iscrizione.
  • Per partecipare sarà sufficiente realizzare un testo non più lungo di 1000 battute spazi inclusi (in formato testo e non in pdf), non dovrà contenere volgarità, né nomi e cognomi di persone facilmente riconoscibili e dovrà essere titolato.
  • Il testo dovrà contenere solo il nome dell’autore (chi desidera potrà chiedere che il proprio nome venga omesso) e il luogo di provenienza.

► I testi dovranno essere inviati entro il 30 maggio 2020 al seguente indirizzo: c.fiorini@edu.comune.fe.it

Le referenti del progetto si riservano di escludere i brani che non corrispondano alle indicazioni fornite o che non siano ritenuti idonei.
Tutti i testi ricevuti verranno trasformati in un e-book scritto e parlato e pubblicati sui siti del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e delle New Voices Lions del Distretto 108 Tb.

Buona lettura e buona scrittura!

Iniziativa inserita nel calendario nazionale del Maggio dei libri 2020  


Le biblioteche sono chiuse (#iorestoacasa), ma gli utenti possono scaricare gratuitamente decine di migliaia di libri, periodici e quotidiani dalle seguenti pagine web
Bibliofe https://bibliofe.unife.it/SebinaOpac/.do
Emilib https://emilib.medialibrary.it/home/cover.aspx
 

riviste

#provetecnichedibavaglio

Venerdì 1 maggio torna in edicola CulturaIdentità, il mensile fondato da Edoardo Sylos Labini e diretto da Alessandro Sansoni. Titolo del numero è “Prove tecniche di bavaglio”: una particolare attenzione sarà dedicata ai potenziali pericoli insiti nella task force anti fake news istituita dal governo, da più parti paragonata a una sorta di orwelliano Ministero della Verità. Più in generale la rivista tratterà della contrazione dei diritti civili e costituzionali legata all’emergenza coronavirus.

Molte, come sempre, le firme prestigiose: Alessandro Sallusti, Giampaolo Rossi ed Enrica Perucchietti si confronteranno nelle pagine di approfondimento. Francesca Totolo, gli avvocati Augusto Sinagra e Guido Colaiacovo e il magistrato Sergio Gallo affronteranno i temi connessi al rapporto tra diritto alla libertà di espressione e mondo del web e dei social network. Le relazioni tra guerra, potere e fake news nella loro dimensione storica saranno trattate da Marcello De Angelis, Gian Micalessin e Marco Gervasoni. L’ambigua relazione tra scienza e retorica sulle fake news sarà invece oggetto delle riflessioni del Prof. Mariano Bizzarri, direttore del System Biology Group Laboratory dell’Università La Sapienza di Roma. Da segnalare ancora gli interventi di Diego Fusaro, Angelo Crespi e Francesca Barbi Farinetti e le interviste all’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, al prof. Alessandro Miani, all’inviato di Striscia la Notizia Max Laudadio e al presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna. La copertina è opera di Mr. Save The Wall.

L’uscita del numero di maggio di CulturaIdentità sarà accompagnata dalla campagna social #provetecnichedibavaglio: tutti i lettori della rivista posteranno questo hashtag sul loro profilo con la foto della copertina del giornale. Da questo mese, infine, CulturaIdentità sarà in vendita a prezzo di 3 euro: “Mai come in questo momento di crisi del mercato editoriale e di allineamento totale dei media mainstream ci rivolgiamo ai nostri lettori affinchè ci sostengano e ci consentano di continuare a far sentire la nostra voce libera e politicamente scorretta”, hanno affermato Edoardo Sylos Labini e Alessandro Sansoni.

poesia

Eugenio De Andrade

«In verità, egli nega dove altri affermano, svela quello che altri nascondono, osa amare quello che altri non sono nemmeno capaci di immaginare. (…) questo essere assetato di essere, che è il poeta, ha la nostalgia dell’unità, e quel che cerca è una riconciliazione, una suprema armonia fra luce ed ombra, presenza ed assenza, pienezza e carenza. (…) È contro l’assenza dell’uomo nell’uomo che la parola del poeta insorge. (…) La sua ribellione è in nome di questa fedeltà. Fedeltà all’uomo e alla sua lucida speranza di esserlo interamente; fedeltà alla terra in cui immerge le radici più fonde». Così scrive della sua poetica Eugenio De Andrade, una delle grandi voci della poesia portoghese del XX secolo. Nato il 19 gennaio 1923 a Pòvoa da Atalaia, un piccolo paese contadino dell’interno, studia a Lisbona dove inizia a interessarsi di letteratura, e poi si trasferisce a Oporto dove rimarrà fino alla sua morte il 13 giugno 2005. La sua biografia è piuttosto scarna, priva di grandi avvenimenti, lavora per trentacinque anni nei servizi ispettivi del Ministero della Salute, rifiutando ogni avanzamento di carriera per dedicarsi con più libertà alla poesia e alla letteratura. La sua prima raccolta poetica è As Mãos e os frutos (Le mani e i frutti) del 1948, cui seguiranno una ventina di libri di poesia, due di prosa, un libro per l’infanzia, varie traduzioni. Di carattere schivo, riservato, amante della classicità greca e della dimensione mediterranea, da lui sentita in modo quasi carnale, tese ad una poesia che univa al rigore formale, allo scavo sulla parola, alla rarefazione espressiva, la semplicità e l’immediatezza. Ne I frutti (tratta da Ostinato rigore del 1964) Eugenio de Andrade spiega in soli tre versi come dev’essere, per lui, la poesia:

«Così io vorrei la poesia:
fremente di luce, aspra di terra,
rumoreggiante di acque e di vento.»

Gli elementi naturali, i luoghi dell’infanzia, le origini contadine si colgono nell’essenzialità dei suoi versi, come in questa “È un posto nel sud” tratta dalla raccolta Bianco nel bianco del 1984:

«È un posto nel sud, un posto dove
la calce
si solleva a sfidare lo sguardo.
Dove hai vissuto. Dove a volte nei sogni
ancora vivi. Il nome impregnato d’acqua
trasuda nella tua bocca.
Sui sentieri delle capre scendevi
alla spiaggia, il mare sferzava
quelle scogliere, quelle sillabe.
Gli occhi si perdevano annegando
nel chiarore
del tramonto o dell’alba.
Era la perfezione.»

Si diceva della mediterraneità che affiora nei suoi versi e dell’amore per la classicità greca. Ecco alcuni versi tratti dalla poesia Arianna, che fa parte della raccolta Oscuro dominio del 1971, dove il richiamo al mito classico diventa un pretesto per un raffinato gioco intellettuale e per parlare del presente:

«Ora parlerò degli occhi di Arianna.
Parlerò dei tuoi occhi, visto che di Arianna
forse si ha memoria
solo fra le gambe di Teseo.
Di Arianna o no, gli occhi sono azzurri.
Azzurri di un azzurro molto fragile,
come se nel fare il colore un bambino
avesse calcolato male l’acqua.
(…)
Ora parlerò degli occhi greci di Arianna,
che non sono di Arianna, né sono greci,
di questi occhi che se fossero musica
sarebbero la musica di acqua degli oboi,
parlerò appena degli occhi del mio amore,
di questi occhi di un azzurro così azzurro
che sono proprio l’azzurro degli occhi di Arianna.»

Anche il mito di Roma esercita sul poeta una grande suggestione come nei soli cinque versi della poesia Roma (tratta da Escrita da terra del 1974):

«Era d’estate alla fine del pomeriggio,
come Adriano o Virgilio o Marco Aurelio
entravo a Roma per la via Appia
e per Antinoo e tutto l’amore della terra
giuro che ho visto la luce farsi pietra.»

Lo spirito mediterraneo (così caro al francese Camus e allo spagnolo Ortega y Gasset) è dovunque presente nei suoi versi. Proponiamo al lettore due liriche, Passeio Alegre e Rumori dell’estate, tratti rispettivamente da Rente a dizer (Vicino a dire) del 1992 e da Pequeno formato (Piccolo formato) del 1997:

«Sono arrivate tardi alla mia vita
le palme. A Marrakech ne vidi una
che Ulisse avrebbe comparato
a Nausicaa, ma solo
nel giardino del Passeio Alegre
ho cominciato ad amarle. Sono alte
come i marinai di Omero.
Davanti al mare sfidano i venti
venuti dall’est e dal sud,
dall’est e dall’ovest,
per piegarle alla cintura.
Invulnerabili – così nude.»

«Le cicale cantano
come d’inverno
arde la legna.
Un rumore puerile
e dolce di api
aggiunge la sete.
Quando il sole avvista
i fianchi del mare
si spoglia di corsa,
e danza danza danza.»

Non c’è alcuno iato nel poeta portoghese tra corpo e anima, tra uomo e mondo, tra interno ed esterno. Prendiamo ad esempio la lirica Sull’orlo del mare, tratta da A domani del 1956, dove la linea del viso si confonde col pensiero, col desiderio, col mare e col vento:

«Sull’orlo del mare,
nel rumore del vento,
dove è stata la linea
pura del tuo viso
o solo pensiero
(e abita, segreto,
intenso, solare,
tutto il mio desiderio)
lì coglierò
la rosa e la palma.
Dove la pietra è fiore,
dove il corpo è anima.»

L’eros, la solare sensualità, la palpitante e tangibile bellezza dei corpi, il desiderio travolgente sono cantati da de Andrade con versi di grande forza evocativa. Scrive la poetessa brasiliana Vera Lùcia de Oliveira, tracciando un profilo del poeta portoghese: «Poeta dell’amore, è stato definito più volte. Ed effettivamente l’Eros occupa una parte importante nella sua opera, un Eros spontaneo e solare. (…) Nella sua poesia il corpo, limpido ed apollineo, diventa quasi un’anima carnale: si cancella il dualismo caratteristico della nostra cultura cattolico-occidentale». Qua di seguito riportiamo Eros (da Mar de Setembro del 1961), alcuni versi da Ascolto il silenzio (da Ostinato rigore del 1964) e da Corpo abitato (da Oscuro dominio del 1971), “Tu sei dove lo sguardo comincia” (da Matera solar del 1980) e Corpo (da L’altro nome della terra del1988):

«Mai l’estate aveva indugiato
così sulle labbra
e sull’acqua
come potevamo morire,
così vicini
e nudi e innocenti?»

«Ascolto il silenzio: in aprile
i giorni sono
fragili, impazienti e amari;
i passi
minuti dei tuoi sedici anni
si perdono per le strade, ritornano
con resti di sole e pioggia
sulle scarpe,
invadono il mio dominio di sabbie
spente,
e tutto inizia ad essere uccello
o labbra, e vuole volare.
(…)
Un solo rumore di sangue
giovane:
sedici lune alte,
selvagge, innocenti e allegre,
ferocemente intenerite;
sedici puledri
bianchi sulla collina sopra le acque.
(…)
Ascolto un rumore: è solo silenzio.»

«Corpo su un orizzonte di acqua,
corpo aperto
alla lenta ubriachezza delle dita, corpo difeso
dal fulgore delle mele,
arreso di collina in collina,
corpo amorosamente inumidito
dal sole docile della lingua.
Corpo dal gusto di erba rasa
di segreto giardino,
corpo dove entro in casa,
corpo dove mi stendo
per suggere il silenzio,
sentire
il rumore delle spighe,
respirare
la dolcezza scurissima delle selve.
(…)»

«Tu sei dove lo sguardo comincia
a dolere, riconosco il pigro
rumore d’agosto, il carminio del mare.
Parlami delle cicale, di questo stile
di sabbia, i piedi scalzi,
il granello dell’aria.»

«Il mare – ogni volta che tocco
un corpo è il mare che sento
onda a onda
contro il palmo della mano.
Vespro è ora
così vicino che non posso più
perdermi in quella infaticabile
ondulazione.»

Terminiamo questa breve rassegna con una poesia dedicata alla madre morta, dove nella magnifica architettura del componimento gli elementi naturali (la pioggia, gli ulivi) si legano inestricabilmente alla tenerezza del ricordo:

«La pioggia, ancora la pioggia sugli ulivi.
Non so perché sia tornata oggi pomeriggio
se mia madre se ne è già andata via,
non viene più sulla veranda a vederla cadere,
non alza più gli occhi dal cucito
per chiedere: Senti?
Sento, mamma, è ancora la pioggia,
la pioggia sopra il tuo viso.»

NB: Tutte le poesie, salvo “È un posto nel sud”, sono tratte dall’antologia “Dal mare o da altra stella” (Bulzoni editore, 2006) tradotte e curate da Federico Bertolazzi

Cultura. Eugenio De Andrade voce libera della poesia portoghese del XX secolo

 

editoria

Comunicazioni Elara

Alla chiusura delle librerie si deve aggiungere il blocco di molte delle catene on line, che hanno sospeso la raccolta di ordini e le ordinazioni dirette, mentre il nostro distributore per le fumetterie è a sua volta bloccato trovandosi in piena zona rossa, e questo ritarda anche le forniture alle grandi catene on line, attualmente sospese. Dalle ultime indiscrezioni sembra che queste attività di distribuzione possano sia pur gradualmente riprendere, con una limitata riapertura delle librerie e delle fumetterie. Ma questo è ininfluente fino a quando non sarà possibile ricevere almeno B. C., e cioè fino a quando le spedizioni internazionali al sud Europa non saranno ripristinate.

Come se tutto questo non bastasse, le più importanti fiere del settore, Collezionando, Napoli, Reggio Emilia, Vicenza, l’Italcon 2020, e molto probabilmente il Salone del Libro di Torino, sono state sospese o rinviate a data da destinarsi. Anche questo elimina i più importanti canali di vendita.

Grazie all’attività di Poste Italiane, resta come unico canale la vendita diretta per corrispondenza, che stiamo personalmente curando, e che procede regolarmente, con un ulteriore ostacolo, però.

Le vendite dirette immediate sono limitate ai titoli disponibili presso il nostro deposito di Bologna. Il magazzino centrale si trova infatti fuori provincia, quindi al momento non è raggiungibile. Questo significa che i titoli “in rifornimento” potranno subire qualche ritardo, sperando che la data del 3 maggio per la riapertura di questo nuovo confine e per la possibilità di uscire dalle provincie di residenza venga mantenuta, cosa possibile a quanto detto dal presidente della Regione Emilia-Romagna. Nel frattempo, stiamo richiedendo alla Prefettura un’autorizzazione a compiere almeno un viaggio di rifornimento.

Tutte queste misure, che nell’ottica della priorità della salute pubblica sono comunque opportune e auspicabili, hanno creato però una situazione drammatica. Le vendite di marzo hanno segnato un calo del 92% rispetto a quelle di gennaio e febbraio, in primis perché la gente pur avendo tanto più tempo libero e tanto più bisogno di occuparlo preferisce l’ossessionante sequenza dei servizi televisivi e delle chat alla soluzione più semplice ed economica, l’acquisto di un libro, poi perché ci sono alcuni che non effettuano ulteriori acquisti fino a quando non ricevono i libri prenotati, e/o per tanti altri motivi che ciascuno può intuire, tutti condivisibili in astratto ma perniciosi nella pratica..

Senza il più agguerrito manipolo di sostenitori fedeli e generosi, quelli legati alla Lista della Fenice e alla Contrada delle Stelle, e se negli ultimi due anni e mezzo non avessimo recuperato una buona parte del vecchio pubblico, questa situazione eccezionale sarebbe stata il colpo decisivo capace di annientare qualsiasi speranza di recupero e ripresa da parte di una casa editrice fragile ma non quanto può apparire, una casa editrice dalla cui esistenza comunque dipendono più di mezza dozzina di famiglie, quelle di collaboratori e operatori che si sono dedicati con abnegazione a questo lavoro.

La situazione è ancora gestibile solo perché la ripresa rigidamente controllata, la continua sollecitazione dei lettori, spesso male interpretata dai soliti disfattisti, pessimisti ed egoisti che – come è nel loro diritto – non pensano mai alle ragioni o alle difficoltà degli altri ma guardano solo i loro piccoli orizzonti senza neppure tentare di rivolgere lo sguardo oltre – ma che hanno sempre anticipato possibili problemi, gli sforzi di una consistente parte di quel gruppo piccolo ma scelto che ho citato, e che non ha certo colpa di avere fatto una scelta di cuore e di passione e non essere rimasto alla finestra a guardar correre le nuvole, per supportare i nostri sforzi, hanno reso concreta la possibilità di resistere alla tempesta che travolgerà tante, troppe piccole e medie aziende italiane. Anche il metodo dei pagamenti anticipati ai fornitori, sia pure scomodo, sia pure in questo momento abbia prosciugato diverse migliaia di euro, ha impedito un incremento del debito, anzi, lo ha ridotto, tanto che malgrado quanto ho elencato sopra, è possibile resistere, perché il problema maggiore è oggi quello di sopravvivere fino al momento in cui l’emergenza si sarà attenuata di quel poco che permetta una ripresa credibile. Vero, in questo momento ci siamo privati di una somma vicina ai 20.000 euro, più di un 10% del fatturato annuale, per pagare anticipatamente libri che non sappiamo quando potremo ricevere. Il fatto di aver dato vita a una forte ripresa con le sole nostre forze e quelle del pubblico diretto rende questo esborso particolarmente pesante, anche di fronte a oltre il 90% di decremento dei fatturati, ma rende anche possibile affrontare questo periodo emergenziale per tutti, e avere la concreta speranza non solo di sopravvivere, ma di uscire da questa prova finalmente più forti.

giallo, premio

Premio Gran Giallo città di Cattolica

E’ stato pubblicato il nuovo bando del 47°Premio Gran Giallo Città di Cattolica per il miglior racconto inedito giallo organizzato dal Comune di Cattolica in collaborazione con Il Giallo Mondadori. La partecipazione al concorso è gratuita ed è aperta a tutti. Le opere dovranno essere inedite in lingua italiana, avere una lunghezza massima di 20 cartelle e inviate secondo le modalità contenute nel bando che è possibile leggere e/o scaricare cliccando qui.
Si può partecipare con un solo elaborato. I racconti dovranno essere inviati entro il 18 maggio 2020. Il vincitore sarà pubblicato nella prestigiosa Collana Il Giallo Mondadori e sarà premiato a Cattolica, a conclusione della manifestazione ufficiale che si terrà dal 22 al 27 giugno 2020.

L’articolo Premio Gran Giallo Città di Cattolica proviene da Associazione World SF Italia.

memorie

Memorie

Mio padre, appena tornato, dovette ripartire per fare il militare, perché la guerra fatta come paracadutista dalla parte della Rsi non contava. Ironia della sorte, era capitato nella leva di mare, quindi due anni ancora. Suo padre si era ammalato durante la Guerra d’Africa e per curarsi aveva bisogno di alcune fiale costosissime, che in quel periodo la famiglia non si poteva permettere. Allora papà decise che, siccome doveva farsi altri due anni sotto le armi, tanto valeva usarli bene… Così diventò sommozzatore e andò a sminare i porti di tutt’Italia, attività pericolosissima ma con un indennizzo in denaro sonante: in pratica, ogni mina valeva una scatola di medicine per mio nonno.
Alla fine della fiera, mio padre non ci lasciò le penne e mio nonno nemmeno. Il fratello di papà, invece, sì.
Zio Carlo era stato ammazzato da partigiani festanti il 25 aprile del 1945, in quel di Verona. E il corpo, come quello di migliaia d’altri, non è mai stato ritrovato.
«Sentirsi come un cane, di tuo una divisa/ due gladi ed il tuo onore, un cuore una ferita»…
Poco tempo fa sono stato a trovare Giuliano, uno degli amici di mio padre, forse quello che gli era più vicino, per chiacchierare un po’ di lui… Finimmo a parlare di zio Carlo…
«Carlo c’era venuto a trovare a Ciriè… sarà stato metà febbraio del ’45… Ormai stavamo alla fine, quindi gli avevamo detto di restare con noi… Sai, alla Folgore eravamo bene armati e compatti… tant’è che nessuno ci ha tolto le armi… quindi con noi sarebbe stato più sicuro. Con noi si sarebbe salvato».
«E perché non è rimasto con voi?».
«Perché non se l’è sentita di lasciare i suoi camerati… tuo padre aveva insistito, ma lui aveva sorriso, sapendo perfettamente come zittirlo: “A Guglie’, tu li abbandoneresti Giuliano e gli altri?”… E infatti tuo padre non aveva potuto fare altro che abbracciarlo, pregando Iddio di rivederlo un giorno».
Ma Dio aveva deciso diversamente… E mio padre ogni tanto partiva per cercarlo.
Io ero un bambino e credevo andasse fuori per lavoro: così mi dicevano a casa. Ma ogni volta che tornava aveva la stessa faccia dura, svuotata. Finché un giorno, preoccupato da quei viaggi di lavoro che finivano così tristemente, con grande sforzo chiesi a mia madre se stavamo per diventare poveri… Solo allora mi dissero la ragione per cui papà ogni tanto partiva per il Nord…
C’era stata la guerra, una guerra fratricida… Suo fratello e tanti suoi amici erano morti, l’orrore aveva sommerso le loro vite. Eppure, un mese prima di morire, al ritorno da un grande raduno dove aveva rivisto tanti suoi vecchi camerati… anche quelli espatriati in Sud America una vita prima… raccontando la giornata si mise a piangere: era la prima volta che lo vedevo così. Ebbene, davanti a mia madre che adorava, e a noi figli che amava allo stesso modo… davanti alla famiglia che gli aveva restituito gioie immense, non esitò a dire che quelli erano stati gli anni più belli della sua vita.
Era dicembre 1986, ed erano passati solo sei anni dal cataclisma che si era abbattuto sui “miei” anni.
Non ebbi difficoltà a capire mio padre, quella sera. E lo capisco ancora adesso, che di anni ne son passati quasi quaranta.
(Da “Noi – canzoni d’amore per la lotta e di lotta per l’amore)

libri

Non c’ero mai stato

Un tempo, nelle case editrici, anche esistevano  i cosiddetti redattori. Essi seguivano l’iter dei libri; spesso intervenivano sull’autore per migliorare e definire il progetto, la stesura; correggevano l’italiano, lo stile; diventavano dei coautori ignorati dal pubblico.  Oggi si chiamano editors, non senza inutilità del cambiamento di nome. Le loro funzioni si sono allargate a misura del crescere dell’ignoranza e del velleitarismo degli scrittori; a volte gli editors hanno anche il compito di cernita e valutazione degli inediti, respingendone la gran parte; e ormai il loro raggio di azione si estende alla vera e propria creazione. Sono fabbricanti di romanzi, saggi, scrittori. Nella mia vita, ne ho conosciuto di bravissimi, sia prima che dopo il cambio di nome.

Vladimiro Bottone ha scritto due mirabili romanzi che si svolgono a Napoli, la sua città, sotto Ferdinando II. Sono dei gialli radicati nella storia e nella ricostruzione ambientale di affascinante ricchezza. Ora invece pubblica un romanzo, sempre ambientato a Napoli, ma ai giorni nostri. Un odioso personaggio lo fa abitare addirittura nel palazzo nel quale abito anche io.  E il protagonista è appunto un bravissimo editor sui sessant’anni tornato nella sua città dopo esser stato un temutissimo redattore in una grande casa editrice del nord. Ernesto Aloja abita pur egli nella mia strada, il Corso Vittorio Emanuele, e dal suo terrazzo gode la vista del Golfo e di Capri. Il protagonista di Non c’ero mai stato (Neri Pozza, pp. 399, euro 20) si è ritirato, e l’idea del suo passato lavoro lo disgusta, così come, in genere, gli scrittori ai quali ha dovuto dare una base, e a volte il completo edificio. Viene tuttavia raggiunto da una importuna trentenne, bella, fragile e insieme dominatrice, la quale gli reca un romanzo in compimento. Ernesto Aloja incomincia a incontrarsi con Lena una volta alla settimana per correggere il lavoro di una ragazza non del tutto priva di talento. Il romanzo è la storia di una ragazza nella quale non facciamo fatica a riconoscere un alter ego dell’autrice. Si svolge attraverso anche descrizioni di sesso estremo, inquietante, che solo la grazia stilistica di Bottone può far accettare senza che appaiano una gratuita volgarità.

Poi il sesso estremo, anche saffico, coinvolge lo stesso editor, costretto a esperienze nei locali di sballo giovanilistici. Ma il fatto è ch’egli è divenuto totalmente dipendente dalla ragazza. Verso i due terzi del romanzo entriamo nel vero e proprio inferno, con Aloja che, ricevendo una terribile notizia, cade quasi in fin di vita. Naturalmente, non posso svelare gli eventi conclusivi per non togliere al lettore la sorpresa, anzi le torbide sorprese così abilmente fabbricate. Posso solo esortare a leggere Non c’ero mai stato.

www.paoloisotta.it

*Da Libero Quotidiano

fantascienza

E.van Vogt

LA PROSSIMA SETTIMANA

Un colossale epico romanzo

di un titano della science fiction

  1. E. van Vogt

IL LIBRO DI PTATH

 

Nudo e privo di memoria, Ptath cammina sulla terra di Gonwonlane, spinto dall’impulso di raggiungere Ptath, la capitale del suo regno. Non sa che l’ultimo suo ricordo è quello di un campo di battaglia della seconda guerra mondiale del XX secolo, dove, nei panni del maggiore Peter Holroyd, è caduto in un’azione eroica. Ma ora si trova a duecento milioni di anni nel futuro, riemerso dal lungo percorso compiuto attraverso la specie umana, per ritrovare i contatti con le origini di colui che è diventato il Tre Volte Grande dio Ptath.

Ma il suo ritorno a Gonwonlane è desiderato da alcuni, temuti da molti. Due donne si contendono il suo controllo, la bellissima e perfida Inezia, che ha usurpato il suo potere, l’altra, la bruna e fedele L’onee, incatenata nel buio delle segrete del palazzo sulla scogliera che domina il furioso mare di Teths. Venti di guerra stanno di nuovo soffiando, attacchi e invasioni delle terribili truppe montate su pterodattili invulnerabili rischiano di rendere vuoto e inutile quel trono che Ptath deve a ogni costo riconquistare… il Nushir di Nushirvan imperversa con le sue bande di predoni alle frontiere di Gonwonlane, la Zard di Accadistran alleva legioni di feroci screer, divoratori di uomini, per conquistare il mondo conosciuto… e al di là del Fiume di Fango Bollente, nella Landa dei Cento Vulcani, il Trono di Potenza attende da millenni il ritorno del suo padrone.

Una tra le opere più grandi della science fiction di tutti i tempi… Il capolavoro stilistico e tematico di un grandissimo scrittore, nell’unica traduzione italiana completa e integrale, un libro che è assolutamente necessario leggere per capire la bellezza della science fiction.

 

Fuori collana Libra Fantastica vol. 5 – FC 005

Alfred Elton Van Vogt

IL LIBRO DI PTATH

Traduzione e introduzione di UGO MALAGUTI

Un volume di 272 pagine

Prezzo Eur 19,50

 

fantascienza

Andromeda in omaggio

Andromeda e Letterelettriche invitano tutti a rimanere a casa. Uscite solo in caso di reale necessità e fatelo prestando attenzione, prendendo tutte le precauzioni necessarie, seguendo le indicazioni fornite dal ministero della salute.

Seguendo l’esempio di altre case editrici abbiamo deciso di regalare a tutti una copia della nostra rivista di fantascienza. Speriamo possa tenervi compagnia durante questi giorni trascorsi in casa.

Il primo numero di Lost Tales Andromeda è disponibile GRATUITAMENTE fino al 31 Marzo sul sito dell’editore Letterelettriche.

Clicca QUI per scaricarlo dal sito dell’editore

Di seguito i contenuti del primo numero di Lost Tales Andromeda. Copertina realizzata da Giuseppe Festino al quale abbiamo dedicato una ricca intervista realizzata da Gianpiero Mattanza all’interno della rivista.

I contenuti di questo numero:

  • Intervista a Giovanni Mongini e Mario Luca Moretti a cura di Stefano Rizzo
  • Speciale P.K.Dick –  La svastica sul Sole – L’uomo nell’alto castello – A cura di Umberto Rossi
  • Quando gli androidi parlavano italiano di Luca Leone
  • Speciale Kaiju – a cura di Omar Serafini (contiene i due articoli precedentemente pubblicati nei primi due numeri della rivista più un articolo inedito)
  • I Classici della Fantascienza – Dangerous Visions – A cura di Antonio Ippolito
  • Intervista a Michael Moorcock – A cura di Nicola Parisi (Traduzione di Annarita Guarnieri)
  • La fantascienza degli anni ’60 e il rinnovamento culturale –  a cura di Andrea Mina, Federico Ascoli e  Daniele Savant-Aira (Intero saggio, nei primi due numeri della rivista erano state pubblicate soltanto le prime due parti)
  • Acrilici e astronavi intervista a Giuseppe Festino – a Cura di Gianpiero Mattanza
  • Le invasioni silenziose di John Wyndham – A cura di Nicola Parisi

Racconti:

  • Un risveglio movimentato di Annarita Guarnieri
  • Brivido felino di Ezio Amadini
  • Soppressata alla milanese di Francesco Nucera
  • Dimentica e ricomincia di Linda De Santi
  • Perché nulla vada perduto di Davide Camparsi (Racconto vincitore del Premio Rill)
  • Pistacchio amaro di Giulia Abbate
  • Francesco è scomparso di Pierfrancesco Prosperi

Tutti i racconti sono illustrati da Gino Carosini