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Men are coming

Men are coming»

La battuta più interessante di tutto l’articolo del Los Angeles Times è quella che smonta in sole tre parole tutta la retorica sul gender, sul sentirsi uomo o donna, sull’identità fluida, eccetera eccetera. Quando la realtà diventa pressante, quando – come in questo caso – il pericolo che gli stupri aumentino è un pericolo molto reale, concreto, sentito, fattuale, bastano le tre parole con cui le guardie hanno avvisato le detenute del prossimo arrivo dei trans: «Men are coming». Attente, gli uomini stanno arrivando. Unisex – Libro

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Letture vintage

Pubblicato il 12 gennaio 2021 da Mauro Poggi

Ho finito di rileggere “Diario di un Curato di Campagna“, di Bernanos, nell’edizione del 1954 della Medusa.
La collana è quella con copertina rigida verde, caratteri in oro impressi a incavo; ha sovracopertina con cornice verde, caratteri nero in campo bianco e logo che rappresenta il volto stilizzato di Medusa.
Avevo trovato il libro un paio di anni fa, in una bancarella del Centro storico di Genova, tenuta da un signore di colore che mi sorprese quando, chiesto il prezzo, mi rispose che i libri esposti erano a disposizione di chi li volesse, ma che se lo ritenevo potevo lasciare un contributo a piacere.
Presi quel volume insieme a un secondo libro, sempre della stessa collana ma in brossura: “Niente di nuovo sul Fronte Occidentale“, di Remarque, edizione 1950.
Non sono un collezionista di libri vintage, ma non so resistere quando mi capita di ritrovare qualche titolo o edizione che in anni lontani accesero le mie voglie adolescenti di accanito lettore e aspirante bibliofilo.

Altri volumi che ho trovato rovistando nelle bancarelle di libri usati:
“Resurrezione” di Tolstoi,  (Barion, Casa Per Edizioni Popolari, anno X-1933, dove X sta evidentemente per decimo dell’era fascista). La fragilità degli anni e della rilegatura americana ne sconsigliano la lettura: già solo una cauta ispezione mostra diverse pagine sciolte e altre precarie.  Peccato, perché la traduzione di Luigi Ermete Zalapy è di tutto rispetto.
“I Miserabili” di Hugo, editore Carlo Simonetti (1881) unica edizione “autorizzata dall’editore Carlo Barbini proprietario del diritto della traduzione italiana“; edizione “riveduta e riccamente illustrata“. È un grosso tomo rilegato secondo il gusto del tempo con copertina in cartone telato e dorso in pelle a caratteri dorati. Tra le pagine avevo trovato due stelle alpine, messe lì a essiccare più di un secolo fa (mi piace pensare da una mano di fanciulla), e lì dimenticate. Non vi si trova nessuna indicazione né del traduttore (Carlo Barbini è indicato solo come proprietario dei diritti di traduzione), né dell’autore delle numerose tavole ben disegnate.

Il Diario di un Curato di Campagna viene nella traduzione del poeta genovese Adriano Grande (1897-1972). 
Il romanzo è una sorta di “Cognizione del dolore” in chiave religiosa. Precede l’opera di Gadda di qualche hanno ed è altrettanto prolisso, ma privo di tutte quelle ghiotte invenzioni lessicali che animano l’opera gaddiana rendendone la lettura così stimolante.
Confesso che ho fatto fatica a finirlo. Sono quasi certo di averlo già letto, in passato, e se è così allora dev’essere accaduto durante gli anni della mia giovinezza, diciamo tra i quindici e i venticinque anni: ci sono letture possibili solo durante quell’età eroica, o sconsiderata – dove il tempo da consumare è inesauribile – e che a volte, molti anni più tardi, diventano riletture per una questione di nostalgia.
Tuttavia, anche se mi è famigliare e ho riconosciuto alcuni passaggi, non ne conservo la memoria percettiva, a differenza di altri libri di cui è rimasta ben chiara la sensazione tattile della consistenza e delle pagine sfogliate.

Leggendo, sono incappato in un paio di sottolineature di altri che su quelle pagine mi hanno preceduto:
La prima, a biro rossa, è stata tirata ordinatamente con il righello. Riguarda una frase del curato di Curcy, in amichevole visita al pretino: “Il medioevo l’aveva ben compreso, il medioevo ha capito tutto” che arriva al termine di una digressione sulla Vergine Maria all’interno di un suo lungo discorso.
La seconda è una sciatta sottolineatura a matita, tirata a mano libera: “Quei mattini, quelle strade… quelle strade mutevoli, misteriose, quelle strade piene del passo degli uomini“.
Il diverso stile delle sottolineature, induce a pensare che si tratti di due lettori diversi. Mi chiedo (ma senza particolare curiosità, in modo diciamo accademico), quali particolari interessi abbiano indotto quelle persone a sottolineare quelle due specifiche frasi.
La frase che avrei sottolineato io invece è questa: “L’unico eroismo alla mia portata è quello di non averne; e poiché mi manca la forza, vorrei, adesso, che la mia morte fosse piccola, piccola quanto è possibile; che non si distinguesse dagli altri avvenimenti della mia vita“.
Lo struggente eroismo di chi ne è privo…

Mi ha ricordato il personaggio di una canzone di Brassens, quel pauvre Martin che dopo aver vangato i campi degli altri per tutta la vita, quando si sente chiamato dalla Morte se ne va a scavare la propria tomba, per non disturbare la gente con l’impiccio della sua sepoltura:

Et quand la Mort lui a fait signe
de labourer son dernier champ,
il s’en alla creuser sa tombe,
pour ne pas déranger le gens.

Argomenti vari, conferenza

Conferenze alla Ariostea

PROCEDURE DI SICUREZZA
In questa fase post-covid, è indispensabile osservare tutte le disposizioni di sicurezza previste per le manifestazioni pubbliche.
Per accedere alle sale conferenze (la cui capienza è stata più che dimezzata – nella Sala Agnelli dell’Ariostea, ad esempio, sono disponibili solo 36 posti) sarà indispensabile attenersi ad un preciso protocollo che garantisca gli utenti da possibili contagi.
Pertanto, sarà necessario:

  • entrare con la mascherina e togliersela solo dopo essersi seduti;
  • sanificare le mani all’ingresso della sala,
  • utilizzare solo le sedie indicate da un apposito cartello;
  • rimettere la mascherina durante l’uscita.

Conferenze e Convegnimartedì 13 ottobre 2020 ore 17

Quale scuola, quale Paese

Conferenza di Patrizio Bianchi

Introduce Daniela Cappagli
La pandemia ha bloccato le attività ordinarie della scuola italiana, richiedendo il ritorno alla “normalità”, ma la normalità da cui veniva la scuola italiana non è più sufficiente, l’Italia è il paese con il più alto tasso di dispersione scolastica, il più basso livello di istruzione e addirittura l’ultimo posto come cultura digitale in Europa. Questo è del resto il risultato di un Paese che da 20 anni presenta la più bassa crescita economica d’Europa, e che tagliava gli investimenti in educazione e ricerca,  nel momento più difficile degli ultimi anni, gli anni di uscita dalla prima crisi globale, che del resto erano gli stessi anni in cui cambiava la tecnologia. La scuola del resto è storicamente stato il luogo in cui dapprima si è formata la classe dirigente, poi la stessa comunità e i suoi valori, poi le competenze per lo sviluppo, e infine, più recen temente l’attenzione è stata sulla formazione della persona. Che cosa vuole essere oggi la scuola italiana ? La risposta è: quale Paese vogliamo? E quindi quale comunità, quale sviluppo, quale classe dirigente, a quali valori formare i nostri ragazzi e noi stessi. La Costituzione ci offre risposte che debbono essere i nostri riferimenti oltre il coronavirus e che si basano sui principi di solidarietà e competenza condivisa, che sono oggi anche i pilastri di un nuovo sviluppo umano.
Patrizio Bianchi è ordinario di economia applicata all’Università di Ferrara, dove è stato a lungo rettore; è stato per dieci anni assessore alla scuola della Regione Emilia Romagna. Ha coordinato fino alla fine di luglio il Comitato degli esperti del Ministero dell’Istruzione. È titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita e eguaglianza.
A cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Invito alla letturamercoledì 14 ottobre 2020 ore 17

Tre ricordi: Cussler, Sepulveda, Zafon

Omaggio ai grandi narratori scomparsi

Letture e analisi di Enrico Neri, Eleonora Pescarolo e Alberto Amorelli
Questo 2020 non è sicuramente stato parco di dolore. Un anno complicato che ci ha messo e ci sta mettendo alla prova in modi che non potevamo nemmeno immaginare. Parafrasando Haruki Murakami, nella vita ci sono delle tempeste attraverso le quali devi passare e non sai come ne uscirai, ma sai che ne uscirai: “Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.” E’ questo è anche quello che è successo a noi. Dopo questa tempesta siamo rinati, rinati come “Banda del Libro”, con la voglia di sempre e la volontà di sempre di offrire consigli di lettura con un tocco di Robin Hood in più, i banditi della letteratura. Per dare un senso di ciclicità a tutto il nostro operato ripartiamo dal momento in cui siamo stati fermati dal lockdown, con qualche omaggio in più: febbraio Clive Cussler, Aprile Luis Sepulveda, Giugno Carlos Ruiz Zafon. Tre mesi, tre date che hanno portato alla scomparsa di altrettanti importantissimi autori. La Banda del Libro vuole omaggiarli, raccontarveli e portarli a voi attraverso le loro immortali parole.
A cura de “La Banda del Libro”

Incontro con l’autoregiovedì 15 ottobre 2020 ore 17

Occhi di pesce

Presentazione del libro di Gianfranco Vanni (Collirio)

Edizioni La Carmelina, 2019
Graphic novel liberamente ispirato al romanzo Gioventù senza Dio, dello scrittore e drammaturgo Ödön von Horváth, pubblicato nel 1937 presso un editore di Amsterdam. Storia torbida e tragica di adolescenti berlinesi nella Germania nazista, alla vigilia della catastrofe.
Gianfranco Vanni (Collirio) Insegna storia dell’arte in un liceo ferrarese. Si occupa di fumetti e illustrazioni fin dagli anni ottanta. Ha pubblicato su importanti riviste del settore: Tempi supplementari, Frigidaire, Casting, Selen, Blue. Per le Edizioni Trentini, oltre a numerosi opuscoli, ha dato alle stampe due libri: La storia di Ferrara a fumetti (2001) e La strada dei mille errori (2003) dedicato alla vita e all’omicidio di don Minzoni.
Presentazione con supporto di video e immagini.

Incontro con l’autorevenerdì 16 ottobre 2020 ore 17

Racconti surreali

Presentazione del libro di Carlo Avogaro

Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I nidi’, 2020
Ne parlerà con l’autore Paolo Maietti. Sarà presente l’editore Fausto Bassini.
Giacomo Leopardi alla ricerca di una pozione magica che conquisti Silvia, ma non sarà l’unico cliente della strega. Il mito del Labirinto visto con gli occhi di uno scaltro Minotauro. Una stralunata casa di riposo per ricchi. L’omonima discendente di un premio Nobel per la letteratura viene sballottata tra gli scaffali di un ipermercato senza logica. Un inquilino resta prigioniero dei lavori condominiali. E molto altro ancora… Sospesi tra atmosfere e suggestioni che omaggiano Beckett, Borges, Buzzati e Kafka, l’autore ci conduce in un sorprendente viaggio surreale lungo 18 racconti. Questo incontro vuole inoltre rappresentare un’occasione ufficiale per ricordare, insieme a chi l’ha conosciuto, la figura del pittore, poeta e illustratore ferrarese Gabriele Turola (sua l’opera “Il viaggio di Magritte”, del 2010, nella copertina del libro di Avogaro), a un anno esatto dalla scomparsa.
Carlo Avogaro. Avvocato bolognese, si dedica alla letteratura sin dagli anni universitari vincendo, con il racconto ‘Morte di un maestro’, un concorso indetto dall’Alma Mater. Ha pubblicato tre raccolte di poesie  e due libri per ragazzi. Nel 2004 vede la luce il romanzo d’esordio “Il messaggio” e tre anni dopo, per Pendragon, il volume di racconti “I segreti della Corte d’Appello”. Nel catalogo Faust Edizioni “La Città. Il quarto romanzo di Kafka”, uscito nel 2017.

Conferenze e Convegnilunedì 19 ottobre 2020 ore 17

​Approccio mistico ai segreti del Corano

Conversazione con Paolo Urizzi

Introduce Marcello Girone Daloli
La numerologia nascosta del Corano con una riflessione sulla visione mistica dei significati. Percorsi nella dimensione trascendente e storica della rivelazione del Testo sacro.
Paolo Urizzi (1951), arabista, esperto di sufismo e di induismo, autore di diversi saggi. Interessato alla Philosophia Perennis, ha fondato la rivista Perennia Verba e dirige la collana di testi del sufismo de Il Leone verde. Ha pubblicato la traduzione di un classico del sufismo antico, il Ta’arruf di Kalabadhi (“Il sufismo nelle parole degli Antichi”). Tiene Master sul sufismo e sulla mistica alla Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini.
Scarica  Incontri con la spiritualità applicata

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Cibo, malattia e agroindustria

«Come dicevano gli antichi Veda: “In questa manciata di terra c’è il tuo futuro. Prenditene cura ed essa ti sosterrà e ti darà cibo, vesti, riparo e bellezza. Distruggila ed essa ti distruggerà”».

«L’industria agrochimica e l’agrobusiness, l’industria del cibo spazzatura e quella farmaceutica ottengono grandi profitti, mentre la natura, le nazioni e le popolazioni diventano sempre più deboli e malate».

«Quando tutto il sistema dell’agroindustria assume una posizione di dominio, cominciano a diffondersi su larga scala malattie croniche  legate all’alimentazione. I nativi americani chiamano questo fenomeno powaqqatsi “un essere, uno stile di vita, che consuma le forze viventi a proprio vantaggio esclusivo”».

«Il cibo che si ottiene usando sostanze chimiche rovina la salute in tre modi. Prima di tutto, contribuisce alla fame e alla malnutrizione perché si concentra su poche materie prima , gran parte delle quali è destinata a diventare biocarburante e mangime per animali. E’ ciò che accade al 90% del mais e della soia, che non va ad alimentare gli esseri umani. Solo il 30% del cibo che mangiamo proviene  dalle grandi aziende agricole industriali. Il 70% proviene da piccole fattorie che usano solo il 20% della terra agricola. In secondo luogo, poiché l’agricoltura industriale produce monoculture uniformi e omogenee, contribuisce alla diffusione delle malattie correlate alla carenza di nutrienti vitali e variati nella nostra dieta».

«Il terzo punto riguarda le sostanze chimiche usate in agricoltura, che penetrano nel nostro cibo e contribuiscono all’insorgere di malattie come il cancro. Sono state create per uccidere e continuano ad uccidere».

«Le malattie non trasmissibili causano il 70% dei decessi a livello mondiale, per un totale di 40 milioni di morti all’anno, di cui circa 15 milioni di età inferiore ai 70 anni. Le principali malattie non trasmissibili  comprendono le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori e le malattie respiratorie croniche . Gran parte delle malattie non trasmissibili  sono legate alla dieta e causate da fattori biologici di rischio quali:pressione sanguigna, zucchero nel sangue, lipidi nel sangue e grasso corporeo, ateroscleorosi dei vasi sanguigni, trombosi».

«In Italia ci sono 365 mila diagnosi di tumori in Italia in anno, esclusi quelli della pelle. 1000 al giorno».

«La stessa manciata di multinazionali vende sia le sostanze agrochimiche tossiche per l’agricoltura industriale, che compromettono la salute, sia i prodotti farmaceutici pensati con lo stesso paradigma per somministrarli alle persone che si ammalano».

Pesticidi

«Un cittadino medio ha in corpo dalle 300 alle 500 sostanze chimiche in più rispetto a 50 anni fa».

«In particolare, il cervello in via di sviluppo è estremamente sensibile e i pesticidi sono tra le cause più importanti di quella che si può definire una “pandemia silenziosa”».

«L’ammasso di animali, spesso provenienti da varie parti del mondo per ricostruire la scorta delle stalle, può creare una bomba ecologica considerando che i virus  di cui sono portatori, modificati dalle molecole chimiche presenti nei vari medicinali, possono dar vita, attraverso ignote ricombinazioni, a imprevedibili e devastanti epidemie».

«Il paradigma industriale agricolo, ancora oggi dominante e radicato nell’ideologia meccanicistica e riduzionista, non è in grado di affrontare l’attuale crisi sanitaria che ha contribuito a creare, poiché occuparsi dei legami fra cibo e salute è inconciliabile con i suoi principi essenziali».

Agroindustria e ambiente

«Quasi il 50% dei gas di serra è prodotto dall’agricoltura industriale e globalizzata».

«Globalmente l’agricoltura industriale è responsabile per il 75% della distruzione ecologica della biodiversità, terra e acqua, e contribuisce al 50% delle emissioni di gas di serra che causano inquinamento atmosferico e caos climatico. Quasi il 75% delle malattie croniche non trasmissibili è correlato al cibo».

Distruzione di cultura e biodiversità

«La sostituzione e lo sterminio delle cultura va a braccetto con lo sterminio e l’estinzione della biodiversità delle piante. Le specie sono spinte all’estinzione una velocità 100 – 1000 volte superiore al normale».

«In agricoltura il 93% della biodiversità vegetale è scomparsa. Le piante come gli esserei umani, sono manipolate violentemente per il profitto dell’1% degli uomini».

«Il 75% della diversità genetica è scomparso in soli cento anni. Dalle diecimila specie originarie, oggi si è arrivati a coltivarne poco più di 150 e la stragrande maggioranza del genere umano si ciba di non più di dodici specie di piante».

«Nel 2016 il mercato mondiale di semi, con un giro di affari di miliardi di dollari, risultava per il 55% nelle mani di cinque grandi multinazionali, in confronto al 10% del 1985, alcune delle quali controllano contemporaneamente una altro mercato multimiliardario, cioè quello dei pesticidi (erbicidi, insetticidi e anticrittogamici)».

«A causa del sistema produttivo industriale, le colture dal dopoguerra ad oggi, hanno perso il 25/70% delle loro sostanze nutritive».

Chi sono i veri scienziati

«Un agricoltore conosce si suoi semi, la sua terra, i suoi prodotti, gli aniamli, gli alberi, le stagioni, la comunità.  E’ quindi uno scienziato».

«In realtà, tutta l’agricoltura  tradizionale e la selezione delle sementi poggiano sul sapere dei contadini. Il sistema industriale ha da offrire solo veleni all’agricoltura».

«Una nonna, una madre, una ragazza che sanno come trasformare il cibo proveniente dai nostri campi in un pasto delizioso e nutriente sono scienziate dell’alimentazione. Un medico ayurvedico è uno scienziato, così come lo sono i popoli indigeni  e le donne. Incarnano il sapere interattivo e dinamico. Il loro sapere è la capacità di vivere nell’unità, sapendo che siamo uno. Gli insegnamenti di un universo interconnesso, vibrante  e abbondante, si ritrovano nelle culture indigene, oltre che in tutti gli insegnamenti spirituali».

L’agricoltura biologica conviene a tutti

«I redditi netti degli agricoltori che praticano l’agricoltura biologica aumentano ulteriormente perché è eliminato, evitato e risparmiato l’uso di apporti esterni costosi, come semi , fertilizzanti, pesticidi e irrigazione intensiva. Se consideriamo il beneficio netto per la società, oltre al reddito degli agricoltori, l’agricoltura biologica si dimostra ancora di molto superiore all’agricoltura convenzionale».

Chi sfama davvero il mondo

«L’agricoltura industriale, nonostante l’ingente consumo di risorse, non è in grado di garantire la sicurezza alimentare dei popoli. Al contrario la maggior parte del cibo che mangiamo è ancora prodotta da piccoli e medi agricoltori, mentre la stragrande maggioranza delle colture provenienti dal settore industriale, come mais e soia, è utilizzata principalmente come mangime per gli animali o per produrre biocarburanti».

«La pretesa che l’agricoltura industriale sia necessaria a risolvere il problema della fame nel mondo sia totalmente priva di fondamento, oltre che smentita nei fatti».

«I piccoli agricoltori sono in proporzione più produttivi delle grandi aziende industriali: pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile, riescono a fornire il 70% del cibo a livello mondiale».

«La presunta  maggiore produttività dell’agricoltura industriale richiede una quantità di input dieci volte superiori in termini di energia rispetto a quanto produca successivamente in termini di alimenti. Il sistema agricolo industriale ha dunque una produttività negativa, e non potrebbe sostenersi senza le enormi sovvenzioni pubbliche».

Il cibo chimico non conviene

«Si sostiene spesso che i prodotti alimentari abbiano il vantaggio di essere “economici”. I costi di produzione, trasformazione e distribuzione sono in realtà molto elevati e la convenienza è solo apparente. Questa impressione di convenienza è ottenuta artificialmente sopratutto grazie a ingenti sussidi pubblici, all’esternalizzazione dei costi sociali, ambientali e sanitari, e attraverso la manipolazione dei mercati».

«L’industria rifiuta sistematicamente di assumersi le responsabilità dei danni causati dalla malnutrizione, dai pesticidi e dalle malattie croniche».

Chi paga i danni

«I cittadini di tutto il mondo stanno pagando di tasca loro miliardi di sovvenzioni che si trasformano in profitti per le stesse società che causano l’aumento delle malattie attraverso la produzione di cibo tossico e vuoto dal punto di vista nutrizionale. Con questo sistema i redditi delle piccole e medie aziende agricole crollano, i profitti dell’industria aumentano e la qualità del cibo crolla. Lo scopo del sistema attuale non è quindi quello di garantire una adeguata nutrizione e il benessere umano, ma quello di massimizzare i profitti di Big Food».

La transizione necessaria

«Una transizione verso un sistema alimentare sano richiede un cambiamento di paradigma, da una scienza riduzionista a una scienza dei sistemi. Richiede un cambiamento dell’agricoltura industriale ad alta intensità chimica all’agricoltura biologica ad alta intensità ecologica. Necessitiamo tutti di un passaggio dalle economie estrattive  a quelle circolari e di solidarietà, da un’economia riduzionista basata sui prezzi a una vera contabilità dei costi. Occorre abbandonare le regole inique del libero scambio, basate su rivendicazioni non scientifiche, per passare ad un commercio equo, basato su di una economia democratica. E’ necessario fermare e regolare la macchina del potere delle multinazionali dell’agroindustria che realizza i suoi straordinari profitti speculando sul bisogno essenziale dell’alimentazione per affermare invece il diritto ad un cibo per tutti gli abitanti del pianeta, che sia sano per le persone e la natura».

 

Cibo e Salute

Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

Agroecologia e Crisi Climatica
Fiabe per i Custodi del Pianeta

Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere

https://www.ilcambiamento.it//articoli/una-specie-che-si-autodistrugge-in-nome-di-una-scienza-distorta-non-e-intelligente

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Evoluzione

Questo blog è partito nel 1996 su Tiscali e, prima di utilizzare Internet si serviva di un BBS nella sede dell’associazione culturale Araba Fenice (così chiamata proprio perché permetteva ai testi dimenticati nei cassetti di riemergere e tornare a nuova vita).

La domanda che mi pongo ora è:  quanto tempo ci vorrà prima che il libro, inteso come l’oggetto fisico che tutti conosciamo,  sparisca sostituito dallo smartphone?

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La danza della Dea

Questo è un un classico della wicca e della spiritualità femminile e viene qui ripubblicato in una nuova edizione per i vent’anni dalla pubblicazione. Un libro che tutte le donne (ma anche gli uomini) dovrebbero leggere almeno una volta nella loro vita per prendere consapevolezza di loro stesse e delle loro reali possibilità.

Perché dovresti leggere questo libro:

  • Per scoprire un classico che ha avvicinato alla wicca migliaia di persone.
  • Per conoscere un modo più autentico di approcciarsi alla natura e ai suoi riti.
  • Per sviluppare consapevolezza di quello che sei e di ciò che puoi fare.
Dalla quarta di copertina

La Danza della Dea vi svelerà ciò che ha permesso a generazioni di Streghe di riscoprire la Dea, la loro consapevolezza interiore, il loro potere, e sarete finalmente in grado di muovere i primi passi nel mondo magico.

È un libro suggestivo, coinvolgente, poetico, ricco di rituali, esercizi, incantesimi e consigli pratici, che vi mostrerà come la stregoneria trae i suoi insegnamenti dalla natura e l’ispirazione dai movimenti del sole, della luna e delle stelle, dal volo degli uccelli, dalla lenta crescita degli alberi e dai cicli delle stagioni.

Negli Stati Uniti è ormai un best-seller che ha contribuito ad avvicinare al culto della Dea migliaia di persone e rappresenta tuttora una vera e propria pietra miliare per la riscoperta della Spiritualità Pagana.

Consulta l’indice ›

L’autrice

Starhawk è una delle figure di riferimento per i movimenti neo-pagani. Ha iniziato a lavorare come organizzatrice dei movimenti pacifisti nella guerra del Vietnam e da allora ha continuato a svolgere questa attività negli ultimi trent’anni.
Vive part-time a San Francisco, in una comune, con il suo partner e degli amici, e part-time in una piccola casa nella foresta ad ovest di Sonoma County, dove pratica attività legate al neo-paganesimo, si occupa di giardinaggio e scrive, oltre a tenere conferenze e seminari in tutto il mondo.

La Danza della DeaStarhawk
La Danza della Dea
La Danza a Spirale e l’antico culto della grande Dea
(Pag 479 – 14×21 cm)
Armenia€ 18,00 € 17,10 (-5%)

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Internazionale a Ferrara

Incontro con l’autore lunedì 30 settembre 2019 ore 17

Gli ultimi giorni di agosto

Presentazione del libro di Massimo Bocchiola

Il Saggiatore, Milano, 2018
Ne parla con l’autore Gaetano Sateriale
L’estate che finisce evoca il declino della nostra vita. La pianura padana funge da palcoscenico di ricordi, frammenti di vita, suggestioni letterarie che Massimo Bocchiola, autore, poeta e traduttore pavese compone, in questo libro, in una sorta di canzoniere in prosa in cui la vita abbraccia la scrittura.
Massimo Bocchiola ha tradotto opere di alcuni dei maggiori scrittori di lingua inglese, tra cui Kipling, Beckett, Fitzgerald, Pynchon, Kerouac, Foer, Auster e Nabokov. Autore di numerosi interventi critici apparsi su quotidiani e riviste letterarie, ha pubblicato le raccolte di poesie Al ballo della clinica (Marcos y Marcos, 1997), Le radici nell’aria (Guanda, 2004) e Mortalissima parte (Guanda, 2007); e vari saggi fra cui Mai più come ti ho visto (Einaudi, 2015)
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Invito alla lettura martedì 1 ottobre 2019 ore 17

CHI L’HA LETTO? Il codice da Vinci di Dan Brown

Personaggi, vicende, curiosità e misteri di un controverso fenomeno editoriale da 100 milioni di copie

Conversano con i lettori Carla Fiorini e Fausto Natali
Dopo gli italianissimi Elena Ferrante, Umberto Eco e Andrea Camilleri la rassegna “CHI L’HA LETTO?” dedica la propria attenzione ad uno scrittore straniero, l’americano Dan Brown, autore de “Il codice da Vinci”, uno dei libri più conosciuti e venduti della storia della letteratura di tutti i tempi. Un thriller da 100 milioni copie che ha ricevuto molte critiche da parte di alcuni storici e che ha indignato interi settori del mondo cattolico. Incongruenze, inesattezze e fatti non documentati hanno suscitato molto clamore e, contemporaneamente, fatto la fortuna editoriale di un’opera narrativa nella quale finzione e realtà si intrecciano e si confondono con grande disinvoltura. “CHI L’HA LETTO?” si occupa degli aspetti letterari de “Il codice da Vinci” e lo presenta come thriller, non come saggio. Un libro nel quale l’invenzione ha il sopravvento sulla storia, ma che tiene incollati i le ttori dalla prima all’ultima pagina. Durante l’incontro verranno illustrati vicende, aneddoti e curiosità sull’opera e sull’autore, senza trascurare anche gli aspetti più “critici”, quelli che hanno fatto infuriare parte dell’opinione pubblica.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Scarica la locandina Il codice da Vinci

Incontro con l’autore mercoledì 2 ottobre 2019 ore 17

La Calzetta dello Sport: Scortichino contro Milion

Presentazione del libro di Giovanni Calza

Introduce Fausto Natali
Il libro, interamente illustrato a colori, narra lo ” scontro titanico di Coppa dei Calcioni tra  la squadra più incoppettata e scudettata del mondo” contro la compagine “ più sclavicolata, smidollata e scalcagnata dell’universo intero”. Così recita il titolo del primo articolo del libro, che annuncia l’incontro tra lo Scortichino e il Milion. Si tratta infatti di una cartotelecronaca suddivisa per articoli e si presenta come una colossale parodia del calcio narrata dal più famoso quotidiano sportivo italiano, La Gazzetta dello Sport. Il testo è comico, autoironico e surreale al tempo stesso, in cui si gioca con le parole in un tourbillion di scherzi, doppi sensi e prese in giro. Come ha detto un giornalista, il calcio deve riprendersi la sua fanciullezza. E questo libro ne è un limpido esempio.
Il libro, edito da Albatros Il Filo e distribuito dalle Messaggerie Libri, è stato presentato lo scorso 12 maggio alla Fiera del Libro di Torino. Prossimamente verrà presentato anche nelle kermesse letterarie di Milano, Roma e Francoforte.

Incontro con l’autore giovedì 3 ottobre 2019 ore 17

Il Palio di Siena. Una festa italiana.

Presentazione del libro di Duccio Balestracci

Dialoga con l’Autore Susanna Tartari
Il Palio di Siena è una delle feste più conosciute e popolari non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Il suo punto di forza, in questo senso, come viene esplicitato nel libro, è stata la continuità della quale questa manifestazione ha goduto nei secoli, non essendosi mai interrotta da quando, nel XVII secolo, recepì e trasformò (grazie a quell’elemento unico e fondamentale che è la contrada) le feste precedenti della città, riscrivendole in una corsa di cavalli che vedeva come protagoniste le cellule ludiche aggregative di base, la cui esistenza è testimoniata almeno fin dall’inizio del Quattrocento. Ma il Palio di Siena è, in realtà, una manifestazione che presenta aspetti ludici che, nei secoli, erano stati, per certi aspetti, comuni all’intero panorama festivo nazionale e che, fra Sette e Ottocento si perde, però, quasi ovunque con l’eccezione, appunto, senese . Il libro intende proprio ripercorrere la storia della festa senese interfacciandola, però, costantemente con quella delle feste italiane e contestualizzandola (per capire le sue fasi di rielaborazione e di riscrittura nel tempo) con la storia nazionale e internazionale. Duccio Balestracci è nato a Siena nel 1949 ed è stato (fino a una settimana fa) professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università di Siena.
Duccio Balestracci si è occupato di storia sociale, di storia della produzione, di storia della mentalità,  di storia della creazione dell’identità, di storia della guerra e di storia della festa. Si è anche occupato di storia dell’alfabetizzazione dei ceti subalterni. Fra le sue monografie: La festa in armi. Giostre tornei e giochi del Medioevo, ed. Laterza; Le armi i cavalli l’oro. Giovanni Acuto e i condottieri nell’Italia del  Trecento, ed. Laterza; Terre ignote strana gente. Storie di viaggiatori medievali, ed. Laterza; La battaglia di Montaperti, ed. Laterza; Medioevo e Risorgimento. L’invenzione dell’identità italiana nell’Ottocento, ed. Il Mulino

Eventi Sabato 5 ottobre 2019 ore 11, 14.30 e 17

Internazionale a Ferrara 2019

Incontri in Biblioteca Ariostea

Dal 4 al 6 ottobre si terrà la tredicesima edizione di “Internazionale a Ferrara”, una delle manifestazioni culturali più interessanti del panorama culturale italiano. La rassegna presenta numerosi incontri su tematiche di grande attualità e di rilevanza sociale, economica e politica. Durante il festival si potranno ascoltare e incontrare giornalisti, studiosi, scrittori, fotografi e artisti provenienti da tutto il mondo. Il programma e la lista completa dei protagonisti sono online alla pagina www.internazionale.it/festival/programma/2019

Ore 11 
Parole preziose
I migranti ci portano ricchezza, non solo dal punto di vista strettamente economico ma anche da quello linguistico e culturale
Federico Faloppa – linguista * Caterina Purificati – Asinitas * Diletta Samorì – insegnante L2 Cidas * Igiaba Scego – scrittrice italosomala
Introduce e modera Annalisa Camilli – Internazionale
In italiano. In collaborazione con Cidas Cooperativa Sociale

Ore 14,30 
Nellie Bly di Luciana Cimino e Sergio Algozzino
L’autrice dialoga con David Randall (giornalista britannico) e Monica Paolucci (Internazionale)
In italiano e inglese, traduzione consecutiva
La vera storia di Nellie Bly, nata a New York nella seconda metà dell’ottocento, prima giornalista investigativa. Una graphic novel per ripercorrere la sua carriera, da quando si fece internare per documentare la vita nei manicomi, al giro del mondo in 72 giorni in solitaria, all’intervista a Belva Ann Lockwood, prima donna a candidarsi alle elezioni presidenziali statunitensi nel 1884.
(Tunué 2019)

Ore 17 
Pyongyang blues di Carla Vitantonio
L’autrice dialoga con Junko Terao – Internazionale
In italiano
Cosa succede quando una donna risponde al precariato del mondo capitalista trovando lavoro in uno degli ultimi paesi comunisti rimasti? La Corea del Nord vista da una prospettiva insolita, che arricchisce di sfumature la consueta rappresentazione del regime più opaco del mondo.
(Add editore 2019)

Eventi Domenica 6 ottobre 2019 ore 11,30

Internazionale a Ferrara 2019

Incontri in Biblioteca Ariostea

Dal 4 al 6 ottobre si terrà la tredicesima edizione di “Internazionale a Ferrara”, una delle manifestazioni culturali più interessanti del panorama culturale italiano. La rassegna presenta numerosi incontri su tematiche di grande attualità e di rilevanza sociale, economica e politica. Durante il festival si potranno ascoltare e incontrare giornalisti, studiosi, scrittori, fotografi e artisti provenienti da tutto il mondo. Il programma e la lista completa dei protagonisti sono online alla pagina www.internazionale.it/festival/programma/2019

Ore 11,30 
1989, l’anno della verità
Trent’anni fa un’ondata di rivoluzioni pacifiche faceva cadere i regimi comunisti dell’Europa centrorientale. Cosa resta di quelle esperienze.
Wojchiek Prziblyski – Visegrad Insight e Martin Milan Šimečka – Denník N  dialogano con Andrea Pipino – Internazionale
In inglese, traduzione consecutiva

Argomenti vari

Spiritualità

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Conferenze e Convegni martedì 17 settembre 2019 ore 17

​Il Vitruvio Ferrarese e Leonardo da Vinci

Conferenza di Claudio Sgarbi

L’uomo ideale tra eros e morte

Introduce Gianna Andrian
Due pagine del Vitruvio Ferrarese – uno straordinario manoscritto rinascimentale conservato alla Biblioteca Ariostea – contengono due disegni che ci permettono di leggere e guardare con occhi diversi uno dei momenti più incisivi della nostra storia e della nostra immaginazione: quel momento in cui Leonardo da Vinci decise di illustrare l’uomo ideale del Rinascimento, una figura che ora ci accompagna ovunque con una insistenza ossessiva e pervasiva. Eppure l’uomo di Leonardo sembra perfino troppo orgoglioso e troppo bello per essere in grado di comprendere i propri limiti. Sentirsi troppo sicuri e fieri di noi stessi non è forse ciò che ci deve preoccupare oggi? Cosa significa per noi interrogarsi e cercare di capire come e perché questa immagine sia stata creata?
Per rispondere a queste domande Claudio Sgarbi cercherà di descrivere quei due disegni densi di significati, presenti nel manoscritto – forse opera di un umanista educato nello Studio ferrarese e amico fraterno di Leonardo – per mostrare come queste immagini siano specchi che riflettono e distorcono tutto l’amore di cui gioire e tutta la “passione” che l’essere umano deve saper esprimere per sapersi rappresentare.
Claudio Sgarbi, Philosophiae Doctor e Master of Science in Architecture (University of Pennsylvania),  Dottore in Architettura (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), insegna Storia, Teoria e Progettazione in Canada (Adjunct Professor – Carleton University), in Libano (Visiting Professor – LAU),  ed esercita la professione in Italia. I suoi campi di ricerca teorica riguardano l’immagine e il ruolo dell’architetto nella società, la relazione tra filosofia e architettura, le tecniche costruttive e la rilevanza della storia dell’ architettura nel nostro dibattito contemporaneo. Ha pubblicato articoli, saggi e un libro dal titolo: Vitruvio Ferrarese. “De architettura”: la prima versione illustrata (Franco Cosimo Panini Editore, 2004). Le sue sue ricerche, tutt’ora in corso, e le sue scoperte su questo importante manoscritto ferrarese sono state presentate a diversi convegni e sono st ate pubblicate in diverse riviste internazionali. Sta inoltre lavorando a un libro dal titolo: Misconceptions. The Infertile Belly of the Architect. Ha partecipato come progettista a diversi concorsi nel mondo e compie ricerche ed esperienze in diversi settori dell’arte. www.claudiosgarbi.com
Al termine dell’incontro in Sala Ariosto sarà inaugurata la mostra curata da Mirna Bonazza.
Con il patrocinio di Comune di Ferrara, Regione Emilia Romagna, Ctg Blu Start, Caschi Blu della Cultura, AlimentiAmolArte.

Conferenze e Convegni mercoledì 18 settembre 2019 ore 17

I Camerini di Alfonso I d’Este

Conferenza di Cecilia Vicentini

Coordineranno Nicoletta Zucchini e Federica Graziadei
Alfonso I d’Este,terzo duca di Ferrara fra il 1505 ed il 1534, raccolse nel suo appartamento nel castello della città un nucleo di dipinti di inestimabile valore realizzati da Tiziano, Giovanni Bellini e Dosso Dossi, tutti a tema bacchico e strettamente legati a fonti letterarie classiche. Le stanze del duca, note come i Camerini d’Alabastro, hanno attirato negli ultimi anni l’attenzione di molti studiosi spinti a comprendere il complesso programma iconografico sotteso al ciclo pittorico ma anche a ricostruire le dinamiche collezionistiche successive alla devoluzione del 1598, da quando cioè le opere da Ferrara presero strade diverse fino a comparire oggi in diversi musei del mondo.
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Incontro con l’autore giovedì 19 settembre 2019 ore 17

Il viaggio in Germania

Presentazione del libro di Barbara Rosenberg

Tralerighe editore, 2018
Prosegue il progetto SLOW READING dell’Associazione culturale Olimpia Morata presente l’autrice che reciterà alcuni brani, essendo anche un’ottima attrice teatrale.
Francesca Mariotti dialogherà con lei ed affronterà il tema della Shoah per le generazioni che non l’hanno vissuta, ma che ne sono inevitabilmente ancora coinvolte dalla storia.
“Nonno, perché Hanukà è la festa della luce?” “Che significa Yiddish?” “Cosa sono le Leggi Razziali?” Questi e altri interrogativi accompagnano il viaggio in Germania della giovane protagonista. Siamo nell’estate del 1986 e il Paese è ancora diviso. L’itinerario, a bordo di una Tipo bianca, si snoda tra Heidelberg e Magonza, tocca Francoforte e Colonia, raggiunge Brema e si conclude ad Hannover. La Memoria è il filo conduttore del romanzo: Barbara conoscerà finalmente la storia di nonno Wolfgang, ebreo fuggito da Hannover nel ’35 e perseguitato anche in Italia a causa delle Leggi razziali. Affascinata dalla cultura ebraica, sentirà per la prima volta di avere delle radici. Allo stesso tempo, coltiverà un forte legame con la nonna, una donna intelligente, che alterna discorsi serie a battute in dialetto pugliese e riconoscerà in lei il suo ideale femminile.
A cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata

Conferenze e Convegni venerdì 20 settembre 2019 ore 17

Benedetto Croce, maestro di libertà

Conferenza di Maurizio Villani

Presenta Roberto Cassoli
La relazione affronta il tema della concezione crociana della libertà, affrontandola sia dal punto di vista filosofico, sia dal punto di vista della storia e della consapevolezza di una crisi profonda della civiltà europea. La fine degli anni Trenta del Novecento, come hanno sottolineato gli studi più recenti su Croce, rappresenta un momento di svolta nel pensiero del filosofo napoletano. Sono gli anni in cui Croce prende sempre più le distanze dalle teologie della storia di matrice idealistica e avverte la necessità di rifondare su basi nuove “una teoria speculativa della libertà”. Questa riflessione, sempre più venata di pessimismo, passa attraverso confronti, in Italia con le tesi di Salvemini, di Gramsci, di Einaudi, in Europa con le considerazioni di Thomas Mann e di Husserl.
Croce chiede alla filosofia, “in mezzo a un mondo in tempesta”, gli strumenti concettuali per analizzare le ragioni della progressiva scissione tra libertà e storia verificatasi nel corso del Novecento. Solamente se questa scissione viene superata e se la libertà torna a calarsi nella realtà storica, allora essa non resterà una mera astratta idea regolativa, ma tornerà ad essere il principio costituente della storia.
Per il ciclo “Maestri”, a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia contemporanea  di Ferrara

Argomenti vari

Internazionale a Ferrara

giovedì 4 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

La straordinaria modernità dell’endecasillabo

Scampoli di vita (the Writer Edizioni), Versi d’ottobre(edizioni Confronto), Canti d’amore per San Valentino(Panda edizioni).
Dialogherà con l’Autrice Tito Manlio Cerioli
Voci recitanti Patrizia Fiorini e Sandro Mingozzi
Carla Baroni è una scrittrice piuttosto prolifica e pubblica diversi libri in un anno: ha deciso, perciò, di proporre in un unico incontro qualcuno di questi suoi lavori che non hanno mai avuto l’occasione di una presentazione ufficiale. Scampoli di vita è il più recente ed è un diario in versi scritto durante la malattia della madre. Essendo appunto un diario l’autrice non ne ha voluto modificare nessuna parte del contenuto lasciando inalterati anche i suoi sfoghi verbali contro la poca sensibilità di un mondo esterno che le si mostrava ostile. Versi d’ottobre (illustrato dalle bellissime incisioni di Vito Tumiati) è invece una piccola silloge di liriche frutto della vincita del prestigiosissimo Premio Libero de Libero e risultata anche finalista al Concorso Caput Gauri. Racconta – come suggerisce il titolo – quel particolare momento della vita in cui si fa il bilancio della propria esistenza con le nostalgie, i rimpianti e malgrado tutto le speranze. InfineCanti d’amore per san Valentino è una raccolta di brevissime poesie scritte appositamente per la festa degli innamorati da regalare e da regalarsi. È una scrittura tutta al femminile in cui il lui è visto da tutte le possibili angolazioni – positive e negative – ossia contemplando un ventaglio di sentimenti che spazia dall’adorazione al je acuse. Tre libri sostanzialmente molto diversi sempre però nel rispetto della forma che è una delle caratteristiche di quest’autrice. A proposito di ciò ai primi due libri verrà abbinata l’antologia Modernità in metrica risultato di un concorso che ha visto come vincitrice assoluta Carla Baroni insieme ad altri due autori.

Venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 ottobre 2018

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Incontri in Biblioteca Ariostea

Dal 5 al 7 settembre si terrà la dodicesima edizione di “Internazionale a Ferrara”, una delle iniziative più interessanti del panorama culturale italiano.
La manifestazione presenta numerosi incontri(dibattiti, interviste, proiezioni, workshop e mostre) su tematiche di grande attualità e di rilevanza sociale, economica e politica. Durante il festival si potranno ascoltare e incontrare giornalisti, studiosi, scrittori, fotografi e artisti provenienti da tutto il mondo.
Il programma e la lista completa dei protagonisti sono online alla paginawww.internazionale.it/festival

In Biblioteca Ariostea sono previste le seguenti iniziative:

Venerdì 5 ottobre

ore 16 LIBRI
Un altro giorno di morte in America” di Gary Younge
ore 17.30 LIBRI
Le assaggiatrici” di Rosella Postorino

Sabato 6 ottobre

ore 11 LIBRI
Il morto nel bunker” di Martin Pollack
ore 15 LIBRI
La grande mattanza” di Enzo Ciconte
ore 17 LIBRI
Jonas Fink. Una vita sospesa” di Vittorio Giardino

Domenica 7 ottobre

ore 11.30 PROTAGONISTI
Palestina in agrodolce La vita nei territori occupati, con tanta ironia e un pizzico di amarezza
Suad Amiry (scrittrice palestinese) dialoga con Catherine Cornet  (Internazionale)