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Risultati

questi sono le statistiche di una inserzione a pagamento su Facebook: come si vede loro hanno fatto la loro parte, ma le risposte sono eloquenti…

Il libro cui si riferiva era questo

https://www.lulu.com/en/en/shop/paolo-giatti/gli-anni-60-in-100-post/paperback/product-1ggvjjnj.html?page=1&pageSize=4

acquistabile per 13,51 dollari più 6 euro di spese postali pagabili con postepay o carta di credito

Argomenti vari

Archibiblio web TV

Il lento miglioramento della situazione pandemica ha consentito una cauta ripresa delle attività “in presenza” delle biblioteche comunali.
Da giugno, infatti, anche le conferenze e le presentazioni librarie si svolgono “in presenza di pubblico”.
Si può, pertanto, accedere a Sala Agnelli per assistere agli incontri culturali fino al raggiungimento dei 36 posti disponibili, rispettando le procedure di sicurezza (green pass, mascherina, sanificazione, distanziamento e termoscanner).
Su Archibiblio Web Tv (canale YouTube del Servizio Biblioteche e Archivi https://www.youtube.com/channel/UC1_ahjDGRJ3MgG45Pxs90Bg) proseguono  le “dirette video” per poter assistere agli incontri comodamente da casa attraverso una semplice connessione Internet.
Per ulteriori informazioni consultare il sito del Servizio Biblioteche e Archivi o telefonare al 0532 418212.

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La scopertadell’acqua calda

Queste le significative conclusioni del citato articolo de Il Tempo del 23 settembre 2021: “Secondo la tesi del libro, il finanziamento del laboratorio fu opera di Daszak che – si legge – ottenne dal governo Usa importanti finanziamenti per Zheng-Li Shi, una specialista sui coronavirus dei pipistrelli del laboratorio Biosafety Level 4 di Wuhan, anche sospettata di aver fatto sparire alcuni documenti dal laboratorio in questione”. “A rendere Zheng-Li Shi ed il Wuhan Institute i principali sospetti di questo insabbiamento – proseguono gli autori – c’è l’intensa attività di Gain of Function sui coronavirus praticata in quell’istituto”. “Daszak e la sua Ong riuscirono a finanziare il laboratorio con 7 milioni di dollari stanziati dai National Institutes of Health, a cui vanno sommati altri fondi provenienti dal Dipartimento di Stato, aggirando i divieti di finanziamento su queste ricerche ‘critiche’ stabilita dal presidente Barak Obama nel 2014 e solo parzialmente revocata da Donald Trump nel 2017”.

Infatti, “allo scoppio della pandemia – ricorda Barnard – l’amministrazione Trump si era resa conto dell’imbarazzante commistione fra fondi pubblici americani e “Gain of Function” in Cina ed aveva bloccato la seconda tranche che Daszak stava consegnando a Zheng-Li Shi. L’esperta – si legge ne “L’origine del virus” – “aveva pubblicato un importante studio proprio sulla creazione in laboratorio dei virus ‘chimerici’ dei coronavirus, la cui tecnica usata per manipolare i genomi virali non lascia alcuna traccia. Quindi, secondo il libro L’origine del Virus gli Stati Uniti hanno finanziato il laboratorio di Wuhan nell’ambito di un’operazione di intelligence e in questi casi spiccano sempre figure molto particolari come quella di Peter Daszak che ha svolto un’indagine sostanzialmente su se stesso, ma è anche colui che, nel dicembre del 2019, in un’intervista televisiva, aveva preannunciato, da un momento all’altro, lo scoppio di una pandemia, in qualche imprecisata parte del mondo.

È evidente, quindi, che intorno al laboratorio di Wuhan ruotano trasversalmente interessi economici e di intelligence che fanno capo sia alla Cina che agli Stati Uniti e non è casuale che sul laboratorio hanno mentito sia il governo cinese, l’Oms, la comunità scientifica e chissà quanti altri mentiranno ancora per nascondere la verità. La cosa non sorprende più di tanto perché, come insegna il grandissimo scrittore tedesco Johann Johann Wolfgang von Goethe: “La pazzia, a volte, altro non è che la ragione presentata sotto diversa forma”.

di

Ferdinando Esposito

http://www.opinione.it/societa/2021/09/30/ferdinando-esposito_covid-19-sars-cov-2-il-fatto-quotidiano-the-lancet-il-tempo-paolo-barnard-steven-quay-l-origine-del-virus/

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Ballard

A distanza di mezzo secolo si può affermare che la hard science-fiction riposava su un cumulo di illusioni. Nel 2021, anziché svariare su macchine volanti o passare le ferie su Marte o in una colonia extramondo di Ganimede, siamo bloccati a terra nella ruota da criceto di una tecnologia invasiva quanto inetta. Le arditezze dei sociali, invece, in ispecie di Ballard, Dick e Thomas Disch sono andate quasi tutte a segno. E perché? Per colpa dei calcoli sbagliati degli scientisti, certo (mai così sbagliati), e anche perché le illusioni servono a governare meglio. L’illusione dell’auto per tutti, della lavatrice, della plastica, dei frigoriferi e dei viaggi interstellari si è rivelata sempre più una fanfaronata da imbonitore western se non un vero e proprio incubo; anzi, stiamo assistendo a una regressione verso un miserabile tecno-trogloditismo da cui sarà quasi impossibile riemergere.
Aver obliato le antiche saggezze del corpo e dell’anima è stato un errore assai poco scientifico.

Solo alcuni enclavi sopravviveranno conservando un minimo di buon senso. Essi saranno gli Uomini-Libro. A loro è affidata la fiammella della resistenza.

estratto da https://alcesteilblog.blogspot.com/2021/09/fianco-coscia-o-petto.html

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Men are coming

Men are coming»

La battuta più interessante di tutto l’articolo del Los Angeles Times è quella che smonta in sole tre parole tutta la retorica sul gender, sul sentirsi uomo o donna, sull’identità fluida, eccetera eccetera. Quando la realtà diventa pressante, quando – come in questo caso – il pericolo che gli stupri aumentino è un pericolo molto reale, concreto, sentito, fattuale, bastano le tre parole con cui le guardie hanno avvisato le detenute del prossimo arrivo dei trans: «Men are coming». Attente, gli uomini stanno arrivando. Unisex – Libro

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Letture vintage

Pubblicato il 12 gennaio 2021 da Mauro Poggi

Ho finito di rileggere “Diario di un Curato di Campagna“, di Bernanos, nell’edizione del 1954 della Medusa.
La collana è quella con copertina rigida verde, caratteri in oro impressi a incavo; ha sovracopertina con cornice verde, caratteri nero in campo bianco e logo che rappresenta il volto stilizzato di Medusa.
Avevo trovato il libro un paio di anni fa, in una bancarella del Centro storico di Genova, tenuta da un signore di colore che mi sorprese quando, chiesto il prezzo, mi rispose che i libri esposti erano a disposizione di chi li volesse, ma che se lo ritenevo potevo lasciare un contributo a piacere.
Presi quel volume insieme a un secondo libro, sempre della stessa collana ma in brossura: “Niente di nuovo sul Fronte Occidentale“, di Remarque, edizione 1950.
Non sono un collezionista di libri vintage, ma non so resistere quando mi capita di ritrovare qualche titolo o edizione che in anni lontani accesero le mie voglie adolescenti di accanito lettore e aspirante bibliofilo.

Altri volumi che ho trovato rovistando nelle bancarelle di libri usati:
“Resurrezione” di Tolstoi,  (Barion, Casa Per Edizioni Popolari, anno X-1933, dove X sta evidentemente per decimo dell’era fascista). La fragilità degli anni e della rilegatura americana ne sconsigliano la lettura: già solo una cauta ispezione mostra diverse pagine sciolte e altre precarie.  Peccato, perché la traduzione di Luigi Ermete Zalapy è di tutto rispetto.
“I Miserabili” di Hugo, editore Carlo Simonetti (1881) unica edizione “autorizzata dall’editore Carlo Barbini proprietario del diritto della traduzione italiana“; edizione “riveduta e riccamente illustrata“. È un grosso tomo rilegato secondo il gusto del tempo con copertina in cartone telato e dorso in pelle a caratteri dorati. Tra le pagine avevo trovato due stelle alpine, messe lì a essiccare più di un secolo fa (mi piace pensare da una mano di fanciulla), e lì dimenticate. Non vi si trova nessuna indicazione né del traduttore (Carlo Barbini è indicato solo come proprietario dei diritti di traduzione), né dell’autore delle numerose tavole ben disegnate.

Il Diario di un Curato di Campagna viene nella traduzione del poeta genovese Adriano Grande (1897-1972). 
Il romanzo è una sorta di “Cognizione del dolore” in chiave religiosa. Precede l’opera di Gadda di qualche hanno ed è altrettanto prolisso, ma privo di tutte quelle ghiotte invenzioni lessicali che animano l’opera gaddiana rendendone la lettura così stimolante.
Confesso che ho fatto fatica a finirlo. Sono quasi certo di averlo già letto, in passato, e se è così allora dev’essere accaduto durante gli anni della mia giovinezza, diciamo tra i quindici e i venticinque anni: ci sono letture possibili solo durante quell’età eroica, o sconsiderata – dove il tempo da consumare è inesauribile – e che a volte, molti anni più tardi, diventano riletture per una questione di nostalgia.
Tuttavia, anche se mi è famigliare e ho riconosciuto alcuni passaggi, non ne conservo la memoria percettiva, a differenza di altri libri di cui è rimasta ben chiara la sensazione tattile della consistenza e delle pagine sfogliate.

Leggendo, sono incappato in un paio di sottolineature di altri che su quelle pagine mi hanno preceduto:
La prima, a biro rossa, è stata tirata ordinatamente con il righello. Riguarda una frase del curato di Curcy, in amichevole visita al pretino: “Il medioevo l’aveva ben compreso, il medioevo ha capito tutto” che arriva al termine di una digressione sulla Vergine Maria all’interno di un suo lungo discorso.
La seconda è una sciatta sottolineatura a matita, tirata a mano libera: “Quei mattini, quelle strade… quelle strade mutevoli, misteriose, quelle strade piene del passo degli uomini“.
Il diverso stile delle sottolineature, induce a pensare che si tratti di due lettori diversi. Mi chiedo (ma senza particolare curiosità, in modo diciamo accademico), quali particolari interessi abbiano indotto quelle persone a sottolineare quelle due specifiche frasi.
La frase che avrei sottolineato io invece è questa: “L’unico eroismo alla mia portata è quello di non averne; e poiché mi manca la forza, vorrei, adesso, che la mia morte fosse piccola, piccola quanto è possibile; che non si distinguesse dagli altri avvenimenti della mia vita“.
Lo struggente eroismo di chi ne è privo…

Mi ha ricordato il personaggio di una canzone di Brassens, quel pauvre Martin che dopo aver vangato i campi degli altri per tutta la vita, quando si sente chiamato dalla Morte se ne va a scavare la propria tomba, per non disturbare la gente con l’impiccio della sua sepoltura:

Et quand la Mort lui a fait signe
de labourer son dernier champ,
il s’en alla creuser sa tombe,
pour ne pas déranger le gens.

Argomenti vari, conferenza

Conferenze alla Ariostea

PROCEDURE DI SICUREZZA
In questa fase post-covid, è indispensabile osservare tutte le disposizioni di sicurezza previste per le manifestazioni pubbliche.
Per accedere alle sale conferenze (la cui capienza è stata più che dimezzata – nella Sala Agnelli dell’Ariostea, ad esempio, sono disponibili solo 36 posti) sarà indispensabile attenersi ad un preciso protocollo che garantisca gli utenti da possibili contagi.
Pertanto, sarà necessario:

  • entrare con la mascherina e togliersela solo dopo essersi seduti;
  • sanificare le mani all’ingresso della sala,
  • utilizzare solo le sedie indicate da un apposito cartello;
  • rimettere la mascherina durante l’uscita.

Conferenze e Convegnimartedì 13 ottobre 2020 ore 17

Quale scuola, quale Paese

Conferenza di Patrizio Bianchi

Introduce Daniela Cappagli
La pandemia ha bloccato le attività ordinarie della scuola italiana, richiedendo il ritorno alla “normalità”, ma la normalità da cui veniva la scuola italiana non è più sufficiente, l’Italia è il paese con il più alto tasso di dispersione scolastica, il più basso livello di istruzione e addirittura l’ultimo posto come cultura digitale in Europa. Questo è del resto il risultato di un Paese che da 20 anni presenta la più bassa crescita economica d’Europa, e che tagliava gli investimenti in educazione e ricerca,  nel momento più difficile degli ultimi anni, gli anni di uscita dalla prima crisi globale, che del resto erano gli stessi anni in cui cambiava la tecnologia. La scuola del resto è storicamente stato il luogo in cui dapprima si è formata la classe dirigente, poi la stessa comunità e i suoi valori, poi le competenze per lo sviluppo, e infine, più recen temente l’attenzione è stata sulla formazione della persona. Che cosa vuole essere oggi la scuola italiana ? La risposta è: quale Paese vogliamo? E quindi quale comunità, quale sviluppo, quale classe dirigente, a quali valori formare i nostri ragazzi e noi stessi. La Costituzione ci offre risposte che debbono essere i nostri riferimenti oltre il coronavirus e che si basano sui principi di solidarietà e competenza condivisa, che sono oggi anche i pilastri di un nuovo sviluppo umano.
Patrizio Bianchi è ordinario di economia applicata all’Università di Ferrara, dove è stato a lungo rettore; è stato per dieci anni assessore alla scuola della Regione Emilia Romagna. Ha coordinato fino alla fine di luglio il Comitato degli esperti del Ministero dell’Istruzione. È titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita e eguaglianza.
A cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Invito alla letturamercoledì 14 ottobre 2020 ore 17

Tre ricordi: Cussler, Sepulveda, Zafon

Omaggio ai grandi narratori scomparsi

Letture e analisi di Enrico Neri, Eleonora Pescarolo e Alberto Amorelli
Questo 2020 non è sicuramente stato parco di dolore. Un anno complicato che ci ha messo e ci sta mettendo alla prova in modi che non potevamo nemmeno immaginare. Parafrasando Haruki Murakami, nella vita ci sono delle tempeste attraverso le quali devi passare e non sai come ne uscirai, ma sai che ne uscirai: “Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia.” E’ questo è anche quello che è successo a noi. Dopo questa tempesta siamo rinati, rinati come “Banda del Libro”, con la voglia di sempre e la volontà di sempre di offrire consigli di lettura con un tocco di Robin Hood in più, i banditi della letteratura. Per dare un senso di ciclicità a tutto il nostro operato ripartiamo dal momento in cui siamo stati fermati dal lockdown, con qualche omaggio in più: febbraio Clive Cussler, Aprile Luis Sepulveda, Giugno Carlos Ruiz Zafon. Tre mesi, tre date che hanno portato alla scomparsa di altrettanti importantissimi autori. La Banda del Libro vuole omaggiarli, raccontarveli e portarli a voi attraverso le loro immortali parole.
A cura de “La Banda del Libro”

Incontro con l’autoregiovedì 15 ottobre 2020 ore 17

Occhi di pesce

Presentazione del libro di Gianfranco Vanni (Collirio)

Edizioni La Carmelina, 2019
Graphic novel liberamente ispirato al romanzo Gioventù senza Dio, dello scrittore e drammaturgo Ödön von Horváth, pubblicato nel 1937 presso un editore di Amsterdam. Storia torbida e tragica di adolescenti berlinesi nella Germania nazista, alla vigilia della catastrofe.
Gianfranco Vanni (Collirio) Insegna storia dell’arte in un liceo ferrarese. Si occupa di fumetti e illustrazioni fin dagli anni ottanta. Ha pubblicato su importanti riviste del settore: Tempi supplementari, Frigidaire, Casting, Selen, Blue. Per le Edizioni Trentini, oltre a numerosi opuscoli, ha dato alle stampe due libri: La storia di Ferrara a fumetti (2001) e La strada dei mille errori (2003) dedicato alla vita e all’omicidio di don Minzoni.
Presentazione con supporto di video e immagini.

Incontro con l’autorevenerdì 16 ottobre 2020 ore 17

Racconti surreali

Presentazione del libro di Carlo Avogaro

Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I nidi’, 2020
Ne parlerà con l’autore Paolo Maietti. Sarà presente l’editore Fausto Bassini.
Giacomo Leopardi alla ricerca di una pozione magica che conquisti Silvia, ma non sarà l’unico cliente della strega. Il mito del Labirinto visto con gli occhi di uno scaltro Minotauro. Una stralunata casa di riposo per ricchi. L’omonima discendente di un premio Nobel per la letteratura viene sballottata tra gli scaffali di un ipermercato senza logica. Un inquilino resta prigioniero dei lavori condominiali. E molto altro ancora… Sospesi tra atmosfere e suggestioni che omaggiano Beckett, Borges, Buzzati e Kafka, l’autore ci conduce in un sorprendente viaggio surreale lungo 18 racconti. Questo incontro vuole inoltre rappresentare un’occasione ufficiale per ricordare, insieme a chi l’ha conosciuto, la figura del pittore, poeta e illustratore ferrarese Gabriele Turola (sua l’opera “Il viaggio di Magritte”, del 2010, nella copertina del libro di Avogaro), a un anno esatto dalla scomparsa.
Carlo Avogaro. Avvocato bolognese, si dedica alla letteratura sin dagli anni universitari vincendo, con il racconto ‘Morte di un maestro’, un concorso indetto dall’Alma Mater. Ha pubblicato tre raccolte di poesie  e due libri per ragazzi. Nel 2004 vede la luce il romanzo d’esordio “Il messaggio” e tre anni dopo, per Pendragon, il volume di racconti “I segreti della Corte d’Appello”. Nel catalogo Faust Edizioni “La Città. Il quarto romanzo di Kafka”, uscito nel 2017.

Conferenze e Convegnilunedì 19 ottobre 2020 ore 17

​Approccio mistico ai segreti del Corano

Conversazione con Paolo Urizzi

Introduce Marcello Girone Daloli
La numerologia nascosta del Corano con una riflessione sulla visione mistica dei significati. Percorsi nella dimensione trascendente e storica della rivelazione del Testo sacro.
Paolo Urizzi (1951), arabista, esperto di sufismo e di induismo, autore di diversi saggi. Interessato alla Philosophia Perennis, ha fondato la rivista Perennia Verba e dirige la collana di testi del sufismo de Il Leone verde. Ha pubblicato la traduzione di un classico del sufismo antico, il Ta’arruf di Kalabadhi (“Il sufismo nelle parole degli Antichi”). Tiene Master sul sufismo e sulla mistica alla Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini.
Scarica  Incontri con la spiritualità applicata

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Cibo, malattia e agroindustria

«Come dicevano gli antichi Veda: “In questa manciata di terra c’è il tuo futuro. Prenditene cura ed essa ti sosterrà e ti darà cibo, vesti, riparo e bellezza. Distruggila ed essa ti distruggerà”».

«L’industria agrochimica e l’agrobusiness, l’industria del cibo spazzatura e quella farmaceutica ottengono grandi profitti, mentre la natura, le nazioni e le popolazioni diventano sempre più deboli e malate».

«Quando tutto il sistema dell’agroindustria assume una posizione di dominio, cominciano a diffondersi su larga scala malattie croniche  legate all’alimentazione. I nativi americani chiamano questo fenomeno powaqqatsi “un essere, uno stile di vita, che consuma le forze viventi a proprio vantaggio esclusivo”».

«Il cibo che si ottiene usando sostanze chimiche rovina la salute in tre modi. Prima di tutto, contribuisce alla fame e alla malnutrizione perché si concentra su poche materie prima , gran parte delle quali è destinata a diventare biocarburante e mangime per animali. E’ ciò che accade al 90% del mais e della soia, che non va ad alimentare gli esseri umani. Solo il 30% del cibo che mangiamo proviene  dalle grandi aziende agricole industriali. Il 70% proviene da piccole fattorie che usano solo il 20% della terra agricola. In secondo luogo, poiché l’agricoltura industriale produce monoculture uniformi e omogenee, contribuisce alla diffusione delle malattie correlate alla carenza di nutrienti vitali e variati nella nostra dieta».

«Il terzo punto riguarda le sostanze chimiche usate in agricoltura, che penetrano nel nostro cibo e contribuiscono all’insorgere di malattie come il cancro. Sono state create per uccidere e continuano ad uccidere».

«Le malattie non trasmissibili causano il 70% dei decessi a livello mondiale, per un totale di 40 milioni di morti all’anno, di cui circa 15 milioni di età inferiore ai 70 anni. Le principali malattie non trasmissibili  comprendono le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori e le malattie respiratorie croniche . Gran parte delle malattie non trasmissibili  sono legate alla dieta e causate da fattori biologici di rischio quali:pressione sanguigna, zucchero nel sangue, lipidi nel sangue e grasso corporeo, ateroscleorosi dei vasi sanguigni, trombosi».

«In Italia ci sono 365 mila diagnosi di tumori in Italia in anno, esclusi quelli della pelle. 1000 al giorno».

«La stessa manciata di multinazionali vende sia le sostanze agrochimiche tossiche per l’agricoltura industriale, che compromettono la salute, sia i prodotti farmaceutici pensati con lo stesso paradigma per somministrarli alle persone che si ammalano».

Pesticidi

«Un cittadino medio ha in corpo dalle 300 alle 500 sostanze chimiche in più rispetto a 50 anni fa».

«In particolare, il cervello in via di sviluppo è estremamente sensibile e i pesticidi sono tra le cause più importanti di quella che si può definire una “pandemia silenziosa”».

«L’ammasso di animali, spesso provenienti da varie parti del mondo per ricostruire la scorta delle stalle, può creare una bomba ecologica considerando che i virus  di cui sono portatori, modificati dalle molecole chimiche presenti nei vari medicinali, possono dar vita, attraverso ignote ricombinazioni, a imprevedibili e devastanti epidemie».

«Il paradigma industriale agricolo, ancora oggi dominante e radicato nell’ideologia meccanicistica e riduzionista, non è in grado di affrontare l’attuale crisi sanitaria che ha contribuito a creare, poiché occuparsi dei legami fra cibo e salute è inconciliabile con i suoi principi essenziali».

Agroindustria e ambiente

«Quasi il 50% dei gas di serra è prodotto dall’agricoltura industriale e globalizzata».

«Globalmente l’agricoltura industriale è responsabile per il 75% della distruzione ecologica della biodiversità, terra e acqua, e contribuisce al 50% delle emissioni di gas di serra che causano inquinamento atmosferico e caos climatico. Quasi il 75% delle malattie croniche non trasmissibili è correlato al cibo».

Distruzione di cultura e biodiversità

«La sostituzione e lo sterminio delle cultura va a braccetto con lo sterminio e l’estinzione della biodiversità delle piante. Le specie sono spinte all’estinzione una velocità 100 – 1000 volte superiore al normale».

«In agricoltura il 93% della biodiversità vegetale è scomparsa. Le piante come gli esserei umani, sono manipolate violentemente per il profitto dell’1% degli uomini».

«Il 75% della diversità genetica è scomparso in soli cento anni. Dalle diecimila specie originarie, oggi si è arrivati a coltivarne poco più di 150 e la stragrande maggioranza del genere umano si ciba di non più di dodici specie di piante».

«Nel 2016 il mercato mondiale di semi, con un giro di affari di miliardi di dollari, risultava per il 55% nelle mani di cinque grandi multinazionali, in confronto al 10% del 1985, alcune delle quali controllano contemporaneamente una altro mercato multimiliardario, cioè quello dei pesticidi (erbicidi, insetticidi e anticrittogamici)».

«A causa del sistema produttivo industriale, le colture dal dopoguerra ad oggi, hanno perso il 25/70% delle loro sostanze nutritive».

Chi sono i veri scienziati

«Un agricoltore conosce si suoi semi, la sua terra, i suoi prodotti, gli aniamli, gli alberi, le stagioni, la comunità.  E’ quindi uno scienziato».

«In realtà, tutta l’agricoltura  tradizionale e la selezione delle sementi poggiano sul sapere dei contadini. Il sistema industriale ha da offrire solo veleni all’agricoltura».

«Una nonna, una madre, una ragazza che sanno come trasformare il cibo proveniente dai nostri campi in un pasto delizioso e nutriente sono scienziate dell’alimentazione. Un medico ayurvedico è uno scienziato, così come lo sono i popoli indigeni  e le donne. Incarnano il sapere interattivo e dinamico. Il loro sapere è la capacità di vivere nell’unità, sapendo che siamo uno. Gli insegnamenti di un universo interconnesso, vibrante  e abbondante, si ritrovano nelle culture indigene, oltre che in tutti gli insegnamenti spirituali».

L’agricoltura biologica conviene a tutti

«I redditi netti degli agricoltori che praticano l’agricoltura biologica aumentano ulteriormente perché è eliminato, evitato e risparmiato l’uso di apporti esterni costosi, come semi , fertilizzanti, pesticidi e irrigazione intensiva. Se consideriamo il beneficio netto per la società, oltre al reddito degli agricoltori, l’agricoltura biologica si dimostra ancora di molto superiore all’agricoltura convenzionale».

Chi sfama davvero il mondo

«L’agricoltura industriale, nonostante l’ingente consumo di risorse, non è in grado di garantire la sicurezza alimentare dei popoli. Al contrario la maggior parte del cibo che mangiamo è ancora prodotta da piccoli e medi agricoltori, mentre la stragrande maggioranza delle colture provenienti dal settore industriale, come mais e soia, è utilizzata principalmente come mangime per gli animali o per produrre biocarburanti».

«La pretesa che l’agricoltura industriale sia necessaria a risolvere il problema della fame nel mondo sia totalmente priva di fondamento, oltre che smentita nei fatti».

«I piccoli agricoltori sono in proporzione più produttivi delle grandi aziende industriali: pur avendo a disposizione solo il 25% della terra arabile, riescono a fornire il 70% del cibo a livello mondiale».

«La presunta  maggiore produttività dell’agricoltura industriale richiede una quantità di input dieci volte superiori in termini di energia rispetto a quanto produca successivamente in termini di alimenti. Il sistema agricolo industriale ha dunque una produttività negativa, e non potrebbe sostenersi senza le enormi sovvenzioni pubbliche».

Il cibo chimico non conviene

«Si sostiene spesso che i prodotti alimentari abbiano il vantaggio di essere “economici”. I costi di produzione, trasformazione e distribuzione sono in realtà molto elevati e la convenienza è solo apparente. Questa impressione di convenienza è ottenuta artificialmente sopratutto grazie a ingenti sussidi pubblici, all’esternalizzazione dei costi sociali, ambientali e sanitari, e attraverso la manipolazione dei mercati».

«L’industria rifiuta sistematicamente di assumersi le responsabilità dei danni causati dalla malnutrizione, dai pesticidi e dalle malattie croniche».

Chi paga i danni

«I cittadini di tutto il mondo stanno pagando di tasca loro miliardi di sovvenzioni che si trasformano in profitti per le stesse società che causano l’aumento delle malattie attraverso la produzione di cibo tossico e vuoto dal punto di vista nutrizionale. Con questo sistema i redditi delle piccole e medie aziende agricole crollano, i profitti dell’industria aumentano e la qualità del cibo crolla. Lo scopo del sistema attuale non è quindi quello di garantire una adeguata nutrizione e il benessere umano, ma quello di massimizzare i profitti di Big Food».

La transizione necessaria

«Una transizione verso un sistema alimentare sano richiede un cambiamento di paradigma, da una scienza riduzionista a una scienza dei sistemi. Richiede un cambiamento dell’agricoltura industriale ad alta intensità chimica all’agricoltura biologica ad alta intensità ecologica. Necessitiamo tutti di un passaggio dalle economie estrattive  a quelle circolari e di solidarietà, da un’economia riduzionista basata sui prezzi a una vera contabilità dei costi. Occorre abbandonare le regole inique del libero scambio, basate su rivendicazioni non scientifiche, per passare ad un commercio equo, basato su di una economia democratica. E’ necessario fermare e regolare la macchina del potere delle multinazionali dell’agroindustria che realizza i suoi straordinari profitti speculando sul bisogno essenziale dell’alimentazione per affermare invece il diritto ad un cibo per tutti gli abitanti del pianeta, che sia sano per le persone e la natura».

 

Cibo e Salute

Voto medio su 2 recensioni: Da non perdere

Agroecologia e Crisi Climatica
Fiabe per i Custodi del Pianeta

Voto medio su 8 recensioni: Da non perdere

https://www.ilcambiamento.it//articoli/una-specie-che-si-autodistrugge-in-nome-di-una-scienza-distorta-non-e-intelligente

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Evoluzione

Questo blog è partito nel 1996 su Tiscali e, prima di utilizzare Internet si serviva di un BBS nella sede dell’associazione culturale Araba Fenice (così chiamata proprio perché permetteva ai testi dimenticati nei cassetti di riemergere e tornare a nuova vita).

La domanda che mi pongo ora è:  quanto tempo ci vorrà prima che il libro, inteso come l’oggetto fisico che tutti conosciamo,  sparisca sostituito dallo smartphone?