Argomenti vari, Società

Unisex

È notizia di queste ore che a New York, a partire da questo periodo, i genitori dei neonati potranno scegliere di far scrivere sul certificato di nascita di questi ultimi, invece di “maschio” o “femmina”, la dicitura “Gender X”. Questa è solo l’ultima follia di una ideologia che sempre più si sta affermando nelle istituzioni. In pochi hanno il coraggio di denunciare questa situazione; e quei pochi che questo coraggio lo hanno, sono violentemente attaccati e messi alla pubblica gogna. Una situazione di cui tutti dovete prendere coscienza: ne vale del vostro futuro e di quello dei vostri figli.
Esiste un libro “speciale” in Italia dal titolo UNISEX e con sottotitolo “Cancellare l’identità sessuale: la nuova arma della manipolazione globale” pubblicato da Arianna Editrice. Gli autori sono la giornalista Enrica Perucchietti e lo scrittore Gianluca Marletta.

Perché questo libro è “speciale”? Perché è uno dei pochissimi libri esistenti che denunciano la così detta “ideologia gender” non tramite un altro credo dogmatico, bensì attraverso una vera e propria inchiesta molto documentata. A ogni affermazione, infatti, viene sempre riportata la documentazione e le fonti verificabili. Con UNISEX, dunque, a mio parere ci troviamo di fronte a una vera e propria opera di “giornalismo d’inchiesta”. Inchiesta che, appunto, data la quantità di fonti riportate, non può che lasciare scioccato e basito il lettore per le conclusioni a cui questo libro arriva. Infatti non a caso gli autori hanno subito numerose minacce (persino di morte), evidentemente da chi queste conclusioni non le può accettare. Non solo. Il libro “vanta” anche periodici tentativi di screditamento. L’ultimo — avvenuto proprio durante la scrittura di questo articolo — sì è verificato su Wikipedia dove, alla voce “Omosessualismo”, l’ideologia gender viene definita come “complotto che vedrebbe il movimento omosessuale tentare di reclutare le giovani generazioni per distruggere l’umanità”. Una definizione che non può che suscitare ilarità in chi la legge e far apparire uno sciocco chiunque affermi seriamente una cosa del genere. E quale testo viene riportato come “fonte” per questa definizione? Proprio il libro della Perucchietti e di Marletta. Ora, chiunque abbia letto il libro sa bene che non solo al suo interno non si trovano frasi in grado di giustificare un’affermazione del genere ma, soprattutto, il suo concetto di fondo è tutt’altro; inoltre il libro distingue in modo chiaro e netto (ripetendolo più volte durante il testo) tra la giusta e sacrosanta richiesta da parte degli omosessuali di ottenere rispetto per la propria persona e l’ “ideologia militante” di alcuni movimenti “omosessualisti” che spesso portano avanti e con forza idee pericolose e distruttive. Detto questo vediamo rapidamente, ma in modo serio, di cosa parla questo benedetto libro.
Alcuni gruppi spingono per l’affermazione totalitaria dell’ideologia gender
Questo è il primo messaggio di fondo che mi sembra di cogliere leggendo il libro. Ma, per comprendere il vero significato di questa affermazione, è necessario capire prima cos’è l’ideologia gender. Prima di tutto è una vera e propria “ideologia”. Perché? Perché una “ideologia” è, come riporta il Vocabolario Treccani, “ il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale”. Ora, dato che al mondo esistono persone che appartengono a gruppi sociali che sostengono che il sesso deve essere una scelta del singolo individuo che decide a seconda della sua volontà, è evidente che questi individui sono seguaci, appunto, dell’ideologia gender (anche se a molti questa definizione non piace). Sì perché, per coloro che non ne fossero a conoscenza, “gender” significa, sempre per citare il Vocabolario Treccani, “la distinzione di genere, in termini di appartenenza all’uno o all’altro sesso, non in quanto basata sulle differenze di natura biologica o fisica ma su componenti di natura sociale, culturale, comportamentale”. Quindi, secondo la “visione gender”, il signor Rossi può essere nato con tutti gli attributi maschili ben definiti ma se lui si comporta in modo femminile e dentro si sente di essere donna, allora la società lo dovrebbe riconoscere come donna. Non solo. Dopodomani potrebbe sentirsi di nuovo uomo e quindi, sempre secondo questa visione, essere uomo e così via.

Ma perché questa “visione gender” è diventata una “ideologia”? Il motivo è semplice: se alcuni individui possono sentire la propria natura sessuale completamente diversa da quella del proprio corpo, questo vuol dire che così deve essere la natura di tutti. Di conseguenza se finora il mondo è stato diviso in modo netto in “maschi” e “femmine” questo non è dovuto al fatto che la Natura ci ha voluti così, no: le cose stanno così soltanto perché siamo stati “manipolati” da istituzioni a cui ha fatto e continua a fare comodo la netta e chiara suddivisione tra maschi e femmine. Chiaro no? Certo, ci sarebbe poi da chiedere perché tutto il resto del mondo animale sia diviso sempre in maschi e femmine ma sorvoliamo.
A questo punto dovrebbe essere chiaro che, per chi la vede in questo modo, è assolutamente normale lottare al fine di compiere una “rivoluzione” culturale, sociale eccetera, che possa “liberare” l’essere umano dalla “gabbia sessuale” e poter vivere, finalmente, la sua “vera” natura utilizzando il suo corpo come semplice strumento per soddisfare la sua “vera natura”.
Penso sia inutile specificarlo ma, come si vede, tutto questo niente ha a che fare con un normale omosessuale che conduce la sua vita serenamente e in perfetta armonia con il suo corpo. Ma allora, se la stragrande maggioranza delle persone (siano esse eterosessuali o omosessuali) vivono serenamente senza questa “visione gender”, perché tutto questo affannarsi anche attraverso importanti lotte istituzionali come quelle riportate nel libro (e di cui quella del “Gender X” a New York di questi giorni è soltanto l’ultima in senso temporale)?
Se togli agli individui la propria identità sessuale li trasformi tutti in animali da pascolo
Ecco la semplice risposta.
Ogni persona, sin da bambina, comincia a formare la propria personalità a partire dal suo essere “maschietto” o “femminuccia”. Da lì, infatti, si vengono a creare particolari giochi nonché gruppi sociali che rinforzano la nostra natura che sentiamo, appunto, come naturale. Tutto questo attraversando vari stadi che ci porteranno a chiarire sempre meglio la nostra personalità e a poter dire con orgoglio “io”.
Ma ora mettiamoci dal punto di vista delle élite industriali e finanziarie mondiali. Da questo punto di vista è più facile gestire popoli composti da persone con ognuna una propria personalità ben formata oppure avere a che fare con masse di individui che non sanno nemmeno a che sesso appartengono? Ovviamente la risposta è la seconda giacché, in quel caso, non avendo nemmeno il più primordiale dei riferimenti interiori (e cioè quello dettato dal proprio sesso) ci si aggrapperà inevitabilmente — e come se fosse Dio in persona a parlare — a quello che verrà dettato dall’esterno. E chi sarà a parlare “dall’esterno” se non l’élite che detiene il potere?
In conclusione, che fare?
Quanto descritto finora non è che, ovviamente, una piccola parte dei concetti che ho colto dal libro e che vi consiglio di leggere affinché possiate farvi una vostra idea. Ma esiste una soluzione a tutto ciò? A me pare di intravederla in un libro di prossima uscita di Diego Fusaro intitolato Il nuovo ordine erotico. Elogio dell’amore e della famiglia (Rizzoli Editore). Qui Fusaro — da quello che è stato possibile cogliere dalle anteprime e dalle dichiarazioni — propone di ritornare a rinforzare l’appartenenza al proprio sesso perché soltanto così sarà possibile ricostruire la famiglia, che è il primo nucleo su cui è possibile costituire, come spiega Hegel nel suo celebre libro Lineamenti di filosofia del diritto, una comunità, uno Stato e un senso di appartenenza.
Insomma, UNISEX e Il nuovo ordine erotico a mio parere sono due libri che dovranno essere letti insieme poiché l’uno descrive in modo dettagliato il problema e l’altro ne descrive la soluzione.
Buona lettura.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60984

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Letteratura

Le eroine mascherate

Conferenze e Convegni lunedì 17 settembre 2018 ore 17

​Il tesoro nascosto. Utensili di spiritualità quotidiana

Conferenza di Raffaella Arrobbio

Dialoga con l’Autrice Marcello Girone Daloli
Portare la “spiritualità” nella vita di ogni giorno, abbandonare la separazione tra ciò che è elevato e ciò che è materiale, tradurre in parole viventi per noi oggi gli insegnamenti spirituali del passato. Quali ostacoli frapponiamo ogni giorno alla realizzazione di queste qualità interiori? Come limitiamo e blocchiamo le nostre vite? Raffaella Arrobbio ci offrirà alcuni utensili da utilizzare nel nostro quotidiano per conseguire il grande obiettivo di scoprire quella bellezza nascosta nel fondo di ognuno di noi, portarla alla luce e donare così un più alto significato alle nostre esistenze.
Raffaella Arrobbio, laureata in Filosofia e in Psicologia, lavora come Psicoterapeuta a Torino. Da più di trent’anni studiosa e praticante di Buddhismo sotto la guida di esponenti dell’autentica tradizione Buddhista del Tibet. Ha collaborato per molti anni alla rivista di studi buddhisti Paramita e ha partecipato al volume antologico Psicoterapia e Meditazione (Mondadori,1991). Nel 2001 ha pubblicato Il Tesoro Nascosto – Le vie al benessere interiore (SEI, Torino) in cui espone la sua visione di una psicoterapia che sia anche strumento per accedere a dimensioni superiori della coscienza. Nel 2017 pubblica Gesù e Buddha in dialogo (Lorenzo de’ Medici Press, Firenze), un saggio che avvicina i due insegnamenti spirituali, evidenziandone l’armonia di fondo tramite l’accostamento di testi evangelici e buddhisti.

Incontro con l’autore martedì 18 settembre 2018 ore 17

L’amore che uccide

Presentazione del libro di Mariella Guerzoni

(Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I Nidi’, 2018)
Ne parlerà con l’autrice Angela Sterlino (docente di Lettere)
Letture a cura di Monica Bortolotti e Federica Zucchini
Sarà presente l’editore Fausto Bassini
Lucrezia è una ragazza ovattata di candore che lavora nel mondo della moda e vive in quello delle favole: pur fidanzata con il garbato Sebastiano, continua a sognare il Principe Azzurro. In occasione di un corso di taglio e cucito conosce un coetaneo, il bellissimo Leonardo, commercialista ammaliato da ogni forma d’arte. È colpo di fulmine. Lei, che vuole essere solo una ‘brezza marina’, lascerà Sebastiano facendosi invece travolgere da Leonardo, che sposa. L’uomo, oltre a non dirle mai un “Ti amo”, la plagerà a sua immagine e somiglianza senza che la propria superiorità venga meno. Elaborerà, inoltre, un piano diabolico per mettere a repentaglio la vita della moglie. E ancora: perché il cinico Leonardo chiama a convivere in casa loro l’amante Irene? E in cosa consiste, infine, quel ‘patto di sangue’ siglato tra Leonardo e Filippo, un giovane che Lucrezia ha conosciuto molti anni prima in biblioteca e che rientra in punta di piedi nella sua esistenza facendola innamorare? L’amore che uccide – romanzo d’esordio di Mariella Guerzoni dalle pagine fragili ma taglienti come uno strato di ghiaccio scheggiato –, si giostra su registri linguistici diversi che possono ricordare Harmony Passion, così come l’ottocentesca Emily Brontë, spaziando da atmosfere degne ora di un racconto gotico inglese, ora di una serrata sequenza thriller dal sapore quasi hitchcockiano.
Mariella Guerzoni nasce a Ferrara il 14 novembre del 1968. Ha quattro figli, due cani e una grande passione per l’arredamento, l’antiquariato e il cinema (in particolare quello dagli anni ‘40 agli anni ‘60). Insegnante in una scuola primaria della città, si ritiene persona fortunata perché ama il proprio lavoro e il “mondo bambino”. Scrive poesie e racconti.

Invito alla lettura mercoledì 19 settembre 2018 ore 17

Dall’ombrellone al piumone

Consigli di lettura dopo l’estate

La Compagnia del Libro torna dalla pausa estiva rivisitando i classici consigli per l’estate. Gli esperti lettori del sodalizio ferrarese racconteranno i libri che durante l’estate hanno viaggiato con loro in Croazia, Grecia, Cornovaglia e sulle Alpi e che rimarranno sul comodino anche durante i mesi invernali. Un pomeriggio lungo le strade della letteratura che vede la Compagnia al completo per dei consigli di lettura fuori dagli schemi, dai grandi classici alle ultime novità editoriali. Ottimi suggerimenti per affrontare la nebbia e la pioggerellina autunnale in compagnia di una coperta, di una tisana e di buone letture.
A cura della Compagnia del Libro di Ferrara

Invito alla lettura giovedì 20 settembre 2018 ore 17

Fotoromanzi senza lacrime, fra arte ed eroine mascherate

Conversano col pubblico Angelo Andreotti, critico d’arte, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda.

Tornano per l’ultima volta le conversazioni de IL PRESENTE REMOTO pensate da Roberto Roda per il Centro Etnografico Ferrarese
La conversazione ricostruisce la nascita e lo sviluppo dei fotoromanzi NON SENTIMENTALI e sperimentali negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, i sorprendenti scambi linguistici e anche i corto circuiti che si produssero fra le ricerche verbo-visive di alcuni artisti contemporanei e alcune produzioni popolari di quegli anni. La conversazione fornisce le premesse per la presentazione di due volumi del Centro Etnografico di fresca stampa per i tipi dell’Editore Sometti di Mantova.
“Le ali di ipnos” di Bruno Vidoni (1930-2001). Riemerge dagli archivi di Casa Vidoni, con la cura filologica di E. Rinaldi e R. Roda, un fotoromanzo inedito che l’artista centese realizzò nel corso degli anni settanta: nel racconto vidoniano si assiste  ad un gioco onirico dove nel sogno si materializzano personaggi che a loro volta sognano…
“Ofidia Nera. Insidia fatale!” di Emiliano Rinaldi e Roberto Roda. Gli autori, studiosi di cultura popolare ma qui in veste di sceneggiatori e fotografi, realizzano un divertente e divertito omaggio alle eroine mascherate dei fotoromanzi anni ’70,  parodiando, con partecipato affetto,  i luoghi comuni della letteratura di genere.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Conferenze e Convegni venerdì 21 settembre 2018 ore 17

Duecento anni di Marx

Conferenza di Stefano Petrucciani

Introduce Davide Nanni
A duecento anni dalla nascita di Marx, e nonostante la grande mole di interpretazioni che si sono accumulate sul suo pensiero, il significato e il valore della sua opera nella storia politica e intellettuale del mondo moderno restano ancora una questione aperta e meritevole di indagine. Le ragioni di ciò sono molteplici. Il primo aspetto sul quale non possiamo fare a meno di riflettere è la straordinaria portata degli effetti che, direttamente o indirettamente, dall’opera di Marx si sono generati. La sua dottrina ha inciso profondamente sugli sviluppi storici dei due secoli che ci separano dalla sua nascita; ha contribuito a cambiare il mondo come nessun altro filosofo ha fatto; la sua incidenza è forse paragonabile solo a quella dei grandi fondatori di religioni. Alla dottrina di Marx si sono richiamati grandi partiti; nel suo nome sono state compiute grandi rivoluzioni; gli assetti dell’Europa e del mondo ne sono usciti trasformati in profon dità. Ed è pertanto ineludibile la domanda su come abbia potuto una dottrina elaborata da un filosofo tedesco post-hegeliano diventare il linguaggio mondiale di tanti conflitti e mutamenti politici dei secoli diciannovesimo e ventesimo.
A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

libri

ONG

“Con questo notevole e documentato libro Sonia Savioli ci rende edotti del ruolo effettivo che queste organizzazioni svolgono aprendoci gli occhi sulle infinite menzogne che, quotidianamente, ci sono riversate dall’informazione a senso unico in cui siamo immersi e da cui siamo soffocati.
E’ un libro di piacevole lettura, l’autrice possiede una forte carica ironica che rende la lettura oltre che istruttiva anche molto gradevole.
Lo scritto della Savioli, oltre ad informarci sulle varie ONG, traccia una mappa in cui sono evidenziati e dimostrati i rapporti e le interconnessioni esistenti tra di loro e tra i finanziatori sia privati che statali, con i relativi obiettivi, sia quelli dichiarati sia quelli non dichiarati, ma reali.
Scopriamo così un mondo di conquistatori e di sfruttatori mascherati da integerrimi benefattori.
Molti, se non tutti, iniziano ad avere dubbi sull’efficacia e sul ruolo delle ONG, sui costi, sulle continue richieste di firme e di aiuti in denaro che queste strutture, quotidianamente, richiedono ai cittadini tramite annunci, volantini e soprattutto via internet; una forma di elemosina a tutto campo, una S. Vincenzo universale di cui siamo vittime, non conosciamo l’utilizzo di queste donazioni che però ci fanno sentire con la coscienza a posto, ci danno la sensazione, in qualche modo, di dare un contributo per risolvere i problemi del mondo.
Possiamo dire che questo libro ci apre gli occhi sugli effetti nefasti che le ONG provocano nelle varie parti del mondo e sul loro spregiudicato modo di operare dall’Africa alla Birmania, ci parla del cinismo assoluto che distrugge intere popolazioni costringendole a una miseria, prima mai vista, con la distruzione delle culture locali che le rende schiave, che le usa come cavie umane, obbligandole a sperimentare farmaci dannosi, spacciandoli per una insperata salvezza, mettendole in condizioni di emigrare per giungere in Europa con un sogno che non si realizzerà, ma diverrà un doloroso incubo.
E’ un libro che smitizza falsi miti e finte buone azioni con gli aiuti internazionali, non richiesti, che giovano solamente alle grandi multinazionali, aumentandone a dismisura i guadagni.”

Dalla recensione di Luigi Cecchetti.

libri

La fabbrica del falso

Perché chiamiamo democratico un Paese dove il governo è stato eletto dal 20 per cento degli elettori? Perché dopo ogni “riforma” stiamo peggio di prima? Come può un muro di cemento alto otto metri e lungo centinaia di chilometri diventare un “recinto difensivo”? In cosa è diversa la tortura dalle “pressioni fisiche moderate” o dalle “tecniche di interrogatorio rafforzate”? Perché nei telegiornali i Territori occupati diventano “Territori”? Perché un terrorista che compie una strage a Damasco diventa un ribelle? Che cosa distingue l’economia di mercato dal capitalismo? Rispondere a queste domande significa occuparsi del grande protagonista del discorso pubblico contemporaneo: la menzogna.

festival, filosofia

Festival di filosofia 2018

Da venerdì 14 a domenica 16 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche. Tra i protagonisti Bodei, Bianchi, Cacciari, Galimberti, Marzano, Massini, Pagnoncelli, Recalcati, Severino, Vegetti Finzi, Augé, Eilenberger, Nida-Rümelin, Sloterdijk, Sperber

Dedicato al tema verità, il festivalfilosofia 2018, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo dal 14 al 16 settembre in 40 luoghi diversi delle tre città, mette a fuoco i discorsi di verità mostrando i transiti tra vero e falso. La diciottesima edizione del festival prevede lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche. Gli appuntamenti saranno quasi 200 e tutti gratuiti.

Il festival è promosso dal “Consorzio per il festivalfilosofia”, di cui sono soci i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Fondazione Collegio San Carlo di Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Piazze e cortili ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali in cui maestri del pensiero filosofico si confronteranno con il pubblico sul valore singolare-plurale di verità esplorandone soprattutto le pratiche, tra prove e testimonianze, confessioni e falsità, nei luoghi emblematici dell’archivio, del laboratorio, del tribunale e del web.

Quest’anno tra i protagonisti si ricordano, tra gli altri, Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Michela Marzano (Lectio “Coop Alleanza 3.0”), Stefano Massini, Salvatore Natoli, Nando Pagnoncelli (Lectio “Rotary Club Gruppo Ghirlandina”), Massimo Recalcati, Emanuele Severino, Carlo Sini, Armando Torno (Lectio “Confindustria Emilia Centro”), Silvia Vegetti Finzi e Remo Bodei, Presidente del Comitato scientifico del Consorzio. Tra i filosofi stranieri, i francofoni Christian Delage, Jean-Luc Nancy, Judith Revel, Dan Sperber, Annette Wieviorka e Marc Augé, che fa parte del comitato scientifico del Consorzio; e i tedeschi Wolfram Eilenberger, Julian Nida-Rümelin (Lectio “Gruppo Hera”) e Peter Sloterdijk. Ventiquattro in totale i volti nuovi.

Il programma filosofico del festival propone anche la sezione “la lezione dei classici”: esperti eminenti commenteranno i testi che, nella storia del pensiero occidentale, hanno costituito modelli o svolte concettuali rilevanti per il tema della verità: dalla professionalizzazione della verità con il movimento sofistico, passando per il coraggio socratico della testimonianza nel processo, fino alla sistemazione della teoria della verità in Aristotele. Per l’età moderna si discuterà il fondamento teologico del razionalismo cartesiano, mentre sul piano politico verrà messa in risalto la relazione tra autorità e verità nella dottrina di Hobbes. Con una lezione su Nietzsche si discuterà la più influente versione della coincidenza tra verità e illusioni, mentre gli scritti di Foucault sulla “parresia” serviranno per illuminare la concezione della verità come pratica.

comunicato stampa http://www.festivalfilosofia.it

 

editoria, lavoro, scuola

Scuola e lavoro


Il presente lavoro si pone come obiettivo prioritario quello indicato da Giorgio Fuà ne! suo saggio più recente: “si avverte un bisogno particolarmente pressante di rafforzare la dotazione di statistiche nel campo della produzione dei servizi, ed in primo luogo dei servizi che non hanno un prezzo effettivo su! mercato (corsivo nostro). Tanto per fare un esempio si pensi alla produzione di servizi scolastici: chi deve prendere decisioni in merito le prenderà più oculatamente se dispone di una batteria di informazioni statistiche suite variabili e sulle relazioni che intervengono nella produzione . Potrà servirgli, per esempio, effettuare confronti temporali e spaziali riguardanti la provenienza degli allievi, i tassi dì scolarità, i tassi di frequenza degli allievi, gli orari di insegnamento, il numero dì allievi per classi e per docente, le strutture e le attrezzature disponibili e i! loro grado di utilizzazione, i risultati degli esami, la carriera -degli allievi successiva alla promozione, etc.” (1)
In questa ricerca c’è tutto questo e altra e, per non correre il rìschio di smarrirsi nei mare dei dati, si è organizzata la materia in forma “ipertestua!e” : vale a dire che circa una quarantina di argomenti sono stati approfonditi in schede a parte (opportunamente richiamate nei testo) per non appesantire troppo i! discorso principale. Un congruo numero di grafici e tabelle permette ai più esperti di verificare direttamente i dati esposti ne! testo, che si è cercato di rendere, pur ricercando la precisione nei termini, il meno tecnico possibile.
L’obiettivo secondario, infatti, è di rendere un servizio non solo ad amministratori e personale scolastico, ma anche a genitori e studenti che si trovano alle prese con un sistema scuola-lavoro tuttaltro che integrato e che avrebbero bisogno di informazioni per le quali, di solito, ci sì affida ad improbabili “voci”.
Ciò nonostante questo lavoro non vuole essere una “guida”, ma un “atlante” : la differenza è che, nei primo caso “l’esperto” ti porta per mano dove lui stesso ha già deciso; nel secondo caso le scelte spettano a! singolo individuo, che ne diviene l’unico responsabile.
Come ogni atlante, inoltre, le rappresentazioni sono in scale diverse, dalla più piccola
al!a più grande, sia per non correre il rischio (frequente nelle ricerche locali) di indulgere alla contemplazione dei proprio ombelico, sia per avere sempre ben presente che ormai ogni fenomeno è intrinsecamente collegato con altri, lontani nei tempo o nello spazio. (2 )
Infine due parole su alcune notazioni ironiche (massime, note) che si possono ritrovare nel testo: oltre ad essere a me congeniali la loro importanza ai fini di una maggior comprensione di certe dinamiche sociali è stata evidenziata (a partire dagli anni ‘20 del novecento ) da almeno quattro studiosi in campi diversi: l’antropologo Gregory Bateson, il crìtico letterario Ivlichae! Bachtin, i! filosofo Ludwìg Wittgenstein e lo psicologo sperimentale Lev Vygotskij,(3)
L’AUTORE
Paolo Giatti è nato a Bondeno nel 1947, si è laureato in Lettere nel 1970 e in Scienze Politiche (indirizzo sociologico) nel 1978 con una tesi sul liceo scientifico di Bondeno, dove ha insegnato dal 1974 al 1991. Ha scritto diversi articoli su nuove tecnologie (particolarmente l’informatica) e loro applicazioni nella didattica.

1 Fuà G., Crescita economica. Le insidie delle cifre, I! Mulino, BO, 1993
2 Questo modo di intendere, nato dapprima per spiegare fenomeni ecologico-ciimatici, si sta estendendo un po’ a tutte le discipline (ecosistema).
3 Chi voglia saperne di più su questo argomento può vedere; SCIAVI M., A una spanna da terra, Feltrinelli, MI, 1989

CREDITI

Copertina: Samanta Carlini

Finito di stampare nel mese di settembre 1994 dalla tipografia G.P. servizi di Ponte San Nicolò PD per conto della CDS edizioni

Leggibile qui: http://ricerca.terzapagina.info/

libri

Invito alla lettura

Biblioteca Ariostea Ferrara
lunedì 10 settembre 2018 ore 17

1915-18 Album ferrarese. Come i civili hanno vissuto il conflitto

A cura di Giorgio Mantovani e Mauro Bovoli

Ne parlerà con i curatori Enrico Trevisani dell’Archivio Storico Comunale di Ferrara
Giorgio Mantovani accompagna da tempo i lettori di cose ferraresi, sulla stampa periodica come con dettagliate mostre a tema, seguendo una “vocazione” di narratore di un passato non troppo lontano eletto come premessa della vita contemporanea. Nell’occasione odierna si cimenta con un tema ben strutturato nella sfera degli studiosi, decisivo per le sorti della Ferrara e dell’Italia, la Guerra mondiale di cui ricorrono i cent’anni dalla fine. La formula è sempre quella con cui Mantovani ha esercitato la sua attività di ricercatore: lontano dal fronte, ma in una posizione di osservatore a fuoco sul quadro complessivo della “città di retrovia” che subì tutte le conseguenze, dalle incursioni via mare all’arrivo di interminabili colonne di feriti e di profughi, oltre al proprio contributo di vite e di risorse che dovette pagare assieme a tutte le province dell’Italia da poco costituita in stato nazion ale. “Come i civili hanno vissuto il conflitto” è il sottotitolo che dà ragione di tutta la ricerca, condotta prevalentemente sulla stampa locale e su un’iconografia che rifugge dal repertorio della retorica nazionale, giocando su un delicato equilibrio fra il prima, la Ferrara di primo Novecento, e le nuove figure plasmate dalle urgenze del conflitto e dall’inquieto dopoguerra che segnò in tutto un punto di non ritorno.
Con il patrocinio della Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria           

Incontro con l’autore martedì 11 settembre 2018 ore 17

Nel giardino della Salamandra

​Presentazione del libro di Alessandro Bergonzini

Elis Colombini Editore, 2017
Dialogano con l’Autore Vainer Merighi (già Presidente dell’Ente Palio di Ferrara) e Giuliano Barbolini (già sindaco di Modena e Senatore della Repubblica)
Battaglie, intrighi, amore, morte, passioni… c’è tutto questo, e molto altro, nel giardino della Salamandra. Parigi, 1526. Phil è un giovane aristocratico impegnato a spendere la propria vita tra donne, feste e bagordi, sempre a corto di denaro e per tali motivi in perenne contrasto col padre. Vacuo, prepotente e capriccioso, pare attenderlo una vita futile, finché i grandi conflitti che percorrono l’Europa in quegli anni cruciali non travolgono anche lui, portandolo a un passo dal patibolo e facendogli toccare con mano l’amore, la morte, il terrore, il coraggio, l’amicizia… Una svolta radicale, che lo porterà a vivere mille avventure e lo trasformerà in un uomo. A far da sfondo alle vicende del romanzo ci sono i grandi eventi della Storia: gli anni cruciali del secondo decennio del Cinquecento, che vedono l’Europa trasformarsi in un grande campo di battaglia nel quale si scontrano gli eserciti del re di Francia Francesco I e dell’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V e dove la guerra si combatte non solo con le armi, ma anche con l’oro, i complotti, le astuzie diplomatiche.
In collaborazione con l’Ente Palio Città di Ferrara in occasione del cinquantesimo anniversario dell’edizione moderna.

Incontro con l’autore mercoledì 12 settembre 2018 ore 17

Disturbi di luminosità

Presentazione del libro di Ilaria Palomba

Gaffi editore, 2018
Dialoga con l’autrice Francesca Mariotti
Incontro di SLOW READING con la scrittrice romana Ilaria Palomba e il suo ultimo romanzo, edito da Gaffi e uscito lo scorso giugno. Storia di donna in cui la protagonista, affetta da un disturbo borderline, racconta il suo percorso interiore. “Disturbi di luminosità, infanzia retroattiva, precipitosamente, l’idea della morte mi sbatte in faccia con il fervore di un’aquila, mi becca la pelle, gli occhi, le pupille. La morte non esiste. La morte esiste. La morte è un passaggio. La morte è la fine. La morte sono io e sei tu che mi leggi. Tutto l’amore si trasforma in morte. E non c’è verso di tornare, se non cambiando corpo.” Una storia cruda e crudele, scritta magistralmente che non risparmia dettagli e non edulcora l’amaro … in fuga continua per l’Europa e piena anche di fascinazione per la letteratura, la poesia e la filosofia, canali privilegiati di luce.
Disturbi di luminosità è un urlo. Voglio poter essere ascoltata. Voglio che si guardi al disagio con meno disprezzo.
A cura dell’Associazione Culturale Olimpia Morata di Ferrara

Incontro con l’autore giovedì 13 settembre 2018 ore 17

La strada di Marco

Presentazione del libro di Nicola Bianchi

Storia di un ragazzo, di una curva maledetta e di una battaglia giudiziaria da Ferrara a Strasburgo: il “caso Coletta”
Prefazione dell’avvocato Nicodemo Gentile
Faust Edizioni, collana di criminologia ‘Reato di lettura’, 2018
Ne parlerà con l’autore Cristina Battista (giornalista Gruppo Mediaset)
Saranno presenti Antonella Finotti e Daniele Coletta (genitori di Marco), e Fausto Bassini (editore).
9 settembre 2005. Una notte. Un canale. Un ragazzo. Sedici metri di guardrail (mancanti). Due genitori-coraggio. Perché scrivere un libro su Marco Coletta? A proteggere il canale di via Raffanello (Baura) che lo ha inghiottito, mancava la protezione, mancava quel guardrail di lamiera che delimita il pezzo d’asfalto con il vuoto. Un filo vitale che, sette mesi dopo, è stato installato e ha salvato la bellezza di undici vite umane. Questo libro vuole raccontare la breve vita di un ragazzo poco più che ventenne, dei suoi sogni, del suo calvario e quello di una famiglia che ha lottato fino all’ultimo per ridargli giustizia, in ogni sede, da Ferrara sino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Perdendo tutto, ma mai la dignità.
Nicola Bianchi (Portomaggiore, 1978), giornalista professionista dal 2007, è vice caposervizio della redazione ferrarese di “QN – il Resto del Carlino”.  Cronista di nera e giudiziaria, ha raccontato i casi più scottanti della provincia: dall’omicidio Aldrovandi al crac Coopcostruttori, dal fallimento Carife alla costruzione dell’ospedale di Cona. Nel 2015 è stato votato “giornalista dell’anno” dall’Associazione Stampa Ferrara per avere contribuito, con i suoi articoli-inchiesta, alla riapertura delle indagini su un ‘cold case’ di trent’anni prima: l’assassinio, a Goro, del diciottenne Willy Branchi.

Conferenze e Convegni venerdì 14 settembre 2018 ore 17

Famiglie nelle società umane. Quanti tipi e perché? Uno sguardo antropologico

Conferenza di Francesco Remotti

Presentazione di Lina Pavanelli
Se c’è una cosa di cui gli antropologi sono sicuri, questa è senza dubbio la varietà dei modelli di famiglia nelle società umane. È vero che in tutte le società riscontriamo l’esistenza di gruppi domestici, caratterizzati da intimità, solidarietà, coesistenza, persistenza nel tempo, e non sbaglieremmo se volessimo chiamarli “famiglie”. Sbaglieremmo però nel ritenere che esse siano tutte riconducibili alla famiglia nucleare. I modelli di famiglia sono davvero molti, persino divergenti, e sarà istruttivo esplorare alcuni di essi (partendo per esempio dalla distinzione tra famiglie coniugali e famiglie consanguinee) per capire quali siano le esigenze a cui rispondono o i principi su cui sono costruiti: esigenze e principi in cui potremmo anche riconoscerci o a cui ispirarci.
A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

fumetto

Tex

Al ranger del Texas creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini (in arte Galep), è dedicato invece Tex Willer. Un cowboy nell’Italia del dopoguerra (171 pagine) scritto da Elizabeth Leake, docente al dipartimento di italianistica della Columbia University di New York, ed edito quest’anno da il Mulino. È un testo molto deludente, e lo scriviamo con vero dispia-cere: a lettura finita, viene da domandarsi come la stessa autrice o la casa editrice avrebbe giudicato un testo analogo riguardante un qualunque personaggio di un qualche scrittore italiano. L’analisi di Tex di Leake è molto superficiale perché si basa solo sulle prime storie del personaggio e ignora tutte le altre realizzate nei sessant’anni successivi, come anche la storia del fumetto italiano e internazionale e la stessa casa editrice delle storie di Tex mai citata (Sergio Bo-nelli Editore). Offriamo qui alcune perle dal testo: Lucky Luke, il cowboy creato dal belga Morris nel 1948, è definito un fumetto dalla comicità grossolana (era scritto da Rene Goscinny, il papa di Asterix) e con una grafica stile William Hanna e Joseph Barbera, che però fondano la loro casa di produzione di serie televisive nel settore del disegno animato (insieme a George Sidney) nel 1957, nove anni dopo; Corto Maltese viene definito «il semi-dandy, ironico, seducente metrosexual marinaio pirata»; i dialoghi di Tex sono definiti «stereotipati come tutti quelli nei fumetti», e qui mi fermo. Un vero peccato, perché avrebbe potuto essere un’analisi inedita del personaggio. Sarà per la prossima volta. Arte&dossier, Settembre 2018

libri

Anschluss

Nel video in questione lo studioso cita pochi ma eloquenti dati: a causa della parità 1:1 tra i due marchi decisa anzi imposta dal governo occidentale di Bonn la maggior parte delle aziende all’Est venne dichiarata insolvente in pochi giorni. Ciò ebbe delle conseguenze devastanti in termini economici; sempre Giacchè afferma che tra il 1989 e il 1991 il prodotto interno lordo della Germania Est era sceso del 44%, crollo che non ha molti precedenti nella storia moderna. Inoltre la produzione industriale era calata nello stesso periodo di tempo del 65%! Se teniamo conto che durante i governi europeisti di Monti, Letta e Renzi che avrebbero “salvato” l’Italia, la nostra produzione industriale è calata del 25% causando un’emigrazione senza precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale di centinaia di migliaia di italiani all’anno, allora forse riusciamo a capire le proporzioni del collasso economico verificatosi all’epoca nelle regioni orientali tedesche. Una vecchia conoscenza dei greci come l’ex Ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, all’epoca Ministro degli Interni della Germania Ovest oltre che responsabile delle negoziazioni per la riunificazione economica prima e finanziaria poi delle due Germanie, ebbe ad annotare nelle sue memorie: “A Lothar de Maizière era ben chiaro che con l’introduzione della moneta occidentale le imprese della DDR di colpo non sarebbero più state in grado di competere.” Per la cronaca politica De Maizière era stato l’ultimo Presidente del Consiglio della Repubblica Democratica Tedesca per poi passare alla CDU guidata all’epoca da Kohl.

Questi tremendi dati macroeconomici raramente vengono snocciolati dai media tedeschi. Sarebbe in un certo senso come ammettere il fallimento di un progetto politico voluto e guidato esclusivamente dal governo tedesco e mai messo in discussione. Molto più facile etichettare gli oppositori e i delusi della politica degli ultimi 30 anni come nazisti e razzisti ignoranti. Infatti anche quel che rimane della sinistra in questo momento rappresentata al Bundestag e le sue frange radicali di fatto scendendo in piazza e scandendo stantii slogan antifascisti, difendono il governo Merkel e le politiche liberistiche operate nei länder orientali, senza comprendere le ragioni ed il disagio profondo di milioni di persone che anni dopo la riunificazione votavano ancora i partiti di sinistra. A questo punto definire come puro caso l’affermazione elettorale dell’Afd ad est del paese oppure bollarlo come sintomo di razzismo ed ignoranza delle popolazioni locali, risulterebbe un insulto all’intelligenza. Non sarà nemmeno un caso che i partiti di estrema destra abbiano raccolto voti a piene mani nelle regioni facenti parte della vecchia DDR e che non sono contrassegnate da una maggior presenza di stranieri, che invece sono più numerosi ad Ovest, bensì­ da più alti tassi di disoccupazione rispetto al resto del paese. Ancora una volta le statistiche ufficiali ci vengono incontro: secondo la fonte Statista.de, il quale viene considerato il sito maggiormente affidabile in Germania per la raccolta di statistiche e rilevamenti di sondaggi, il tasso ufficiale di disoccupazione in Germania è del 5,2%, mentre quello per le sole regioni orientali raggiunge quota 6,8%. In tutti i länder ad est la disoccupazione si mantiene su livelli più alti di quello nazionale: nel Sachsen (regione di Chemnitz) è del 5,8%, nel Brandenburg del 6,2%, nel Mecklenburg-Vorpommern (regione di nascita della Merkel) addirittura del 7,5% ma il culmine di disoccupati viene raggiunto nella regione della Sachsen-Anhalt con il 7,6%. Tutti questi länder, come detto, facevano parte della DDR e tutti hanno conosciuto le medesime difficoltà  economiche ben raccontate da Giacchè. In verità  le cifre sarebbero ben diverse in senso negativo se includessero anche i lavoratori a salari bassi (geringfügig entlohnte Beschäftigte). La Bundesagentur für Arbeit, che altro non è che l’Agenzia Federale col compito di erogare i sussidi di disoccupazione e di trovare dei lavori per gli inoccupati, ha pubblicato sul suo sito ufficiale un report che attesta come in Germania vi siano qualcosa come 4.734.500 persone che vivono solo con un salario basso (per esempio Minijobs da 450 Euro al mese ma non solo) mentre ve ne sono altre 2.834.600 che associano alla loro attività lavorativa oppure al sussidio Hartz IV un lavoro sussidiario (Nebenjobs). In totale fanno la bellezza di 7 milioni e mezzo di lavoratori poveri nel paese considerato da tutti gli autorevoli analisti come il più ricco d’Europa. Senza contare che molti di questi nuovi poveri tengono moglie e figli, che di sicuro non vivono di agiatezza, e senza poi dimenticare quei 4 milioni di persone, tedesche e straniere, che ancora oggi percepiscono il sussidio sociale cosiddetto Hartz IV (400 Euro netti al mese con l’aggiunta della copertura statale di alcune spese come parte dell’affitto e l’assicurazione sanitaria). Parliamo perciò di un “indotto” di povertà  crescente, che trova il suo epicentro proprio in quelle regioni orientali interessate dal voto di protesta di milioni di elettori verso Alternative für Deutschland, partito bollato in maniera volutamente superficiale da tutti gli organi di stampa tedeschi come populista e razzista.

geopolitica

Fra terra e mare

Guido Reni- Il ratto di Europa

Egli, tuttavia, pur ammirando la dottrina Monroe, che secondo la sua visione delle cose aveva consentito agli Stati Uniti di assurgere al primato internazionale, costituendosi come un mix di indipendentismo e sovranità (isolazionismo?) e interventismo mirato in spazi extranazionali, riteneva che gli Stati Uniti, pur non essendo, a differenza dell’Inghilterra, un fattore di “dissolvimento”, non potevano rappresentare quella che per lui doveva essere la figura del katèchon, capace di frenare il processo dissolutivo dell’Ecumene occidentale, e per due gravi motivi: l’incapacità dimostrata nel recidere il cordone ombelicale dalla madrepatria britannica e al contempo l’ideologia accarezzata di un “nuovo secolo americano”.

Ecco che proprio questo farebbe declassare agli occhi di Schmitt gli Stati Uniti, da possibile katèchon, al ruolo addirittura di “ acceleratore involontario” della definitiva dissoluzione della società occidentale.

La concezione marittima del potere, come portata avanti dagli inglesi, per Schmitt, infatti, aveva avuto un ruolo determinante nella fine della concezione continentale, dunque terrestre, dello Ius publicum Europaeum e dell’ordine tradizionale del Vecchio continente, tendendo essa a radicalizzare i conflitti fino a promuovere l’ideologia di una “guerra totale” , che più non si limita al mero scontro fra eserciti belligeranti, ma porta alla “criminalizzazione” di interi popoli, e addirittura degli stati che commerciano o in qualche modo sono accusati di sostenere l’economia del nemico.

Schmitt paragona l’Inghilterra a una “nave” – a una “nave pirata” ad esser precisi – del resto, gran parte del suo impero è stato costruito grazie ad azioni che non tenevano in nessun conto alcuna legge e il Diritto delle genti. Veri e propri atti di pirateria di schiumatori e buccaneers, come quelli di Francis Drake, poi divenuto Sir, hanno rappresentato il suo quasi consueto modus operandi.

Era pressappoco quanto si stava già profilando sullo scenario di guerra cui Schmitt sta assistendo. Siamo per la precisione nell’anno di “grazia” 1942, quando, sbarcando in Irlanda, giunge in Europa il primo contingente militare statunitense, e la guerra dopo aver attraversato gli elementi terra e aria, si appresta ad interessare l’elemento acqua, facendosi poi addirittura sottomarina.

http://www.barbadillo.it/76823-cultura-carl-schmitt-fra-terra-e-mare-alla-ricerca-di-un-nomos-per-la-terra/