fantascienza, Letteratura

Settimana Ugo Malaguti

Care lettrici, amici lettori,

inizia domani una settimana festosa per Elara, perché ci porterà, il 21 luglio, al compleanno del nostro direttore letterario, Ugo Malaguti, che quest’anno ha ripreso il suo lavoro del quale si stanno vedendo i primi frutti, e molti altri si vedranno nelle prossime settimane.

Nel sito http://www.elaralibri.it la settimanale sorpresa nel quadro di Estate Elara potrete trovarla nel Flash appena apparso, e riguarda proprio l’Ugo Malaguti scrittore, per chi lo conosce ma si fosse lasciato sfuggire uno dei suoi libri best sellers del catalogo Elara, o persino l’introvabile Mosaici di sonnolenta avventura, esaurito e non più acquistabile, del quale l’autore offre la possibilità di riceverlo in omaggio con sua dedica personale mettendo a disposizione le copie che lui si era riservato e intendeva conservare per sé.

Vi rimandiamo al Flash, ricordando anche che la sua durata copre eccezionalmente la settimana dal 15 al 21 luglio.

Ricordiamo anche agli amici Contradaioli che domani riceveranno Il giornale della Contrada delle Stelle no. 3, e che le spedizioni del grandissimo classico, per la prima volta presentato in una completa e splendida traduzione italiana, si sono concluse. Il libro può essere ordinato solo dagli iscritti alla Contrada delle Stelle, le copie, visto che la tiratura limitata e numerata è di sole 300 copie, sono ormai limitate, i Contradaioli che hanno dimenticato o aspettato prima di fare l’ordine sono invitati ad affrettarsi.

La settimana prossima tocca al bellissimo romanzo di Alessandro Fambrini, Girotondo. L’ultimo caso dell’ìspettore Jorgensen. Abbiamo speso molte parole e molti elogi per questo romanzo, che consideriamo imperdibile per chiunque ami la fantascienza d’autore e di atmosfera, scritto da quello che non a caso viene definito “lo Sturgeon italiano”. Per ordinarlo siete ancora in tempo. È il libro della vostra estate.

Ci sono ancora alcune copie disponibili del capolavoro di A. E. van Vogt, La città degli invisibili. Ordinatelo per leggerlo nella vostra estate, senza aspettare mesi e mesi per una ristampa.

A proposito di ristampe, siamo lieti di comunicare che sono di nuovo disponibili:

Steampunk a cura di Ann e Jeff Vandermeer (FAN 010)

La città dei santi e dei folli di Jeff Vandermer (FAN 012)

Il signore di Samarcanda di Robert E. Howard (FAN 014)

Veniss Underground di Jeff Vandermeer (FAN 0015)

Operazione Europa a cura di Pier Luigi Manieri (SPE 008)

Il calendario definitivo delle uscite potete leggerlo nel sito.

Per trovare i dettagli sui volumi, basta entrare nel Catalogo e cercare le collane indicate accanto al titolo (FAN indica Libra Fantastica, il numero d’ordine della collana segue l’indicazione; SPE sta per Speciali Elara.

http://www.elaralibri.it/

 

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Società

Più cultura al popolo

Al cuore della ricerca di Paolo Savona (Dalla fine del laissez faire alla fine della liberal-democrazia, Rubbettino, 2016 ) c’è un tema cruciale per le nostre società occidentali, ovvero il divorzio tra liberalismo e istituzioni che il liberalismo stesso aveva contribuito a creare: Stato, mercato e democrazia. L’autore spiega in 365 dense pagine le cause di questo divorzio, identificandole nell’attrazione fatale che i liberali hanno subìto per la giustizia sociale nel dopoguerra (a scapito della libertà) e nella perdita di sovranità economica e politica dello Stato-nazione westfaliano (definito da una popolazione, una giurisdizione, un territorio) ai tempi della globalizzazione, a vantaggio di organismi sovranazionali (UE, WTO, FMI) e mercati finanziari. Questi fenomeni hanno contribuito – secondo l’autore – a restringere di fatto il quadrilatero delle libertà del filosofo John Locke, fondatore della componente anglosassone del pensiero liberale: vita, pensiero, proprietà e eguaglianza. Diritti preesistenti alla società, di cui ciascun individuo dispone, e che devono essere tutelati dallo Stato attraverso il riconoscimento legislativo (rule of law).

La trattazione dell’autore parte da una definizione di liberalismo come filosofia politica che mette in cima alla sua scala di valori la libertà dell’individuo di darsi da sé gli scopi della vita e di industriarsi per perseguirli, senza coercizioni esterne, e col solo vincolo che questa libertà non debba danneggiare le libertà altrui. Nel liberalismo è quindi l’uomo, e non la collettività (come nel socialismo), la misura di tutte le cose (p.37). Questa concezione del liberalismo è stata teorizzata da Locke e dall’illuminismo anglosassone e prima ancora dal filosofo greco Protagora. A tutelare queste libertà deve esserci la legge (rule of law), che deve limitare qualsiasi forma di arbitrio da parte di autorità esterne, siano esse di stampo religioso o politico. Più in là si è spinto il liberalismo di stampo illuministico francese, razionalista e costruttivista, che si è interrogato soprattutto sulla natura delle istituzioni “giuste”. In queste riflessioni, da Rousseau a Voltaire, si fa strada l’idea di democrazia: gli individui (liberi, razionali e uguali) fondano la società politica attraverso un patto (contratto sociale) che prevede che la volontà della maggioranza prevalga nelle decisioni politiche. Affinché però questa volontà generale non sfoci nel dispotismo, occorre una divisione dei poteri (esecutivo, legislativo, giudiziario) tra diversi organi dello Stato così come teorizzato da Montesquieu, e la tutela effettiva delle minoranze, così come sostenuto da J.S.Mill, A.Tocqueville, K.R. Popper.

Sul piano storico, le idee liberali si diffondono nel XVIII e nel XIX secolo e conducono agli Statuti, alle Carte dei Diritti, alle Costituzioni, che annullano l’origine divina del potere del Sovrano, conferendo maggiori poteri al Parlamento (Magna Charta, Bill of Rights, etc). Parlamenti che, ancora fino allo scoppio della prima guerra mondiale sono però espressione di una élite intellettuale ed economica (ne sono esclusi i ceti popolari e le donne). Il liberalismo diventa democratico quando i ceti subalterni conquistano la possibilità eleggere i propri rappresentanti in Parlamento, negli anni Venti del Novecento. E’ durante questa fase storica che scoppia la questione sociale, al quale l’ideologia bolscevica, fascista e nazista cercano di dare risposte in senso autoritario, mentre i liberali rimangono muti e paralizzati, perdendo consenso. È così che dagli anni Trenta – complice la crisi del ‘29 – muta la concezione liberale dell’eguaglianza. Se prima questa era concepita come eguaglianza “formale” – tutti i cittadini hanno gli stessi diritti/doveri davanti alla legge senza distinzioni di sesso, età, censo – da allora si incomincia a far strada l’idea di eguaglianza come giustizia sociale: se un cittadino non dispone di alcuni beni di base (alimentazione, casa, istruzione, salute) e del lavoro – i diritti sociali – non può fruire pienamente dei diritti civili (libertà espressione, parola, fede) né di quelli politici (di voto).  In altre parole, seguendo la celebre dicotomia di I.Berlin tra “libertà negativa”( come assenza di coercizioni esterne)  e “libertà positiva” (come partecipazione effettiva alla vita politica e sociale), l’agenda politica dei liberali si concentra ora sulla promozione di quest’ultima. I capeggiatori di questa svolta riformista del pensiero liberale furono Franklin Delano Roosevelt negli USA (con il celebre discorso sulle “4 libertà” e il New Deal), J.M. Keynes e William Beveridge in Gran Bretagna (con la creazione del welfare state e la piena legittimazione, teorica e pratica, dell’intervento dello Stato nell’economia per sostenere la domanda globale di beni e servizi e garantire la piena occupazione). Queste idee gettarono le basi per l’imponente crescita economica dei paesi occidentali nel primo trentennio del dopoguerra (1945-1975). In questa fase (“i Trenta Gloriosi”), Democrazia, Stato e Mercato sembrarono trovare la quadratura del cerchio: il mercato produceva ricchezza, la politica la redistribuiva secondo i dettami degli elettori, in maniera sempre più egualitaria. Un equilibrio precario, rotto, secondo la tesi (assai discutibile) dell’autore, che qui si rifà alla scuola di pensiero della Public Choice di J.Buchanan – dall’eccesso di democrazia: “la frontiera della giustizia sociale si è spostata sempre più in avanti al crescere delle pretese dei cittadini elettori che l’evoluzione democratica assevera, incrociandosi con l’interesse dei politici a soddisfare per ottenerne il voto. Questa coincidenza di istanze genera una situazione in cui le istanze individuali soggiacciono a quelle collettive e lo stato minimo diviene massimo, che è la condizione in cui gli individui vivono soprattutto nei paesi avanzati dove la giustizia sociale è diventata il perno attorno al quale ruota l’organizzazione statale e ha finito con l’assorbire la metà del prodotto annuale” (p.112).

Il pensiero liberale, nella visione di Savona, ha quindi ceduto troppo alle istanze sociali e si è quasi confuso con la social-democrazia, portando l’economia a sbattere contro inflazione e crescente indebitamento pubblico, preparando così il terreno a una ripresa in senso conservatore del liberalismo. Questa ideologia, chiamata neo-liberismo – che informa, per esempio, tutto l’impianto di governance dell’Unione Europea – antepone la giustizia commutativa del mercato alla giustizia distributiva della democrazia e mette in cima alla sua scala di valori l’accumulazione di capitale, l’appropriazione privata dei mezzi di produzione, il profitto (p.171). Ma né il mercato né la democrazia, secondo Savona, sono meccanismi perfetti. Il mercato globale, lungi dall’essere libero e concorrenziale come vorrebbero i manuali di teoria economica, è invece dominato da oligopoli e non è in grado di assicurare la piena occupazione e una distribuzione equa delle risorse. La democrazia è invece spesso inquinata da elettori non preparati che si lasciano attrarre da politici imbonitori (media – crazia). Bisognerebbe correggere l’uno con più giustizia e l’altra con più educazione. Servirebbe costruire – questo l’auspicio dell’autore – un nuovo equilibrio fra le istituzioni principali – Stato, mercato, democrazia – che bilanci istanze sociali e individuali, evitando che nessuna di esse sovrasti le altre. Una sfida certo difficile, ma da raccogliere, specie per quei liberali che non vogliono finire schiacciati nella tenaglia costituita da un’élite tecnocratica, autoreferenziale e insensibile alla questione sociale, e da “populismi” arrembanti che offrono risposte spesso inadeguate alle domande di protezione da parte dei ceti più svantaggiati.

Federico Stoppa

https://ilconformistaonline.wordpress.com/2018/07/13/alla-ricerca-di-un-nuovo-equilibrio-tra-stato-mercato-e-democrazia/

sociologia

Pareto e le élites

Siamo in tempi di rivolta contro le élites. La Brexit guidata da Boris Johnson e Nigel Farage in Gran Bretagna, la vittoria di Donald Trump negli Usa e la sua politica economica e internazionale, quelle di Viktor Orban in Ungheria, Sebastian Kurz e Heinz Christian Strache in Austria, Andrej Duda in Polonia, Matteo Salvini e Luigi Di Maio in Italia, sono tutte tappe di questo processo che sta cambiando la fisionomia politica del mondo occidentale. Non è certo la prima volta che accade: “la storia è il cimitero delle élites” scriveva cent’anni fa il maggiore specialista della questione, il sociologo Vilfredo Pareto. E la sociologia della politica è l’anatomo patologo che studia le cause della loro morte. Quali sono le cause della (almeno apparente) fine delle élites recentemente affossate? E che lezioni ne possono trarre i nuovi vincitori? A leggere gli appunti di Pareto, tra i quali mi aggirai in gioventù a Losanna, la ragione principale di queste disfatte è sempre il rifiuto di cooptare tra le proprie file gente nuova, che voglia davvero rigenerare la classe dirigente. La battuta di Renzi sui padri che “hanno mangiato, ma poi si sono alzati senza pagare il conto” non era male, c’era del vero. Peccato che poi al tavolo si siano seduti i figli di quei poco onorevoli padri, ed abbiano fatto lo stesso, mentre il popolo si era ormai stufato di assistere alla sequenza dei banchettanti strettamente imparentati. In generale, comunque, un’élite va al cimitero quando «gli interessi materiali hanno preso il sopravvento» sugli slanci umani e ideali. Come spiegava appunto Pareto.

Giuseppe Prezzolini fondatore de La voce, altro “enfant terrible” della scena politica italiana, gli dava manforte nell’articolo «L’aristocrazia dei briganti»: «siamo con Pareto nel disprezzo “per tutta quella parte di classe dominatrice paurosa, imbelle, atrofizzata per l’inerzia… suicida di paura”». Ecco: l’inerzia per paura, rimane da allora (alla vigilia del fascismo) una delle principali caratteristiche delle élites malate, destinate ad essere sostituite da quelle più fresche e dinamiche. Anche perché più motivate dal punto di vista ideale, che le vecchie élites non considerano affatto. La prevalenza di interessi materiali produce infatti in esse un appesantimento, un’intossicazione nelle motivazioni (che Pareto chiama: “residui”), provocando una sorta di sclerosi, un rallentamento nel ricambio e nel movimento. Mentre la presenza di ideali e di attenzione agli interessi collettivi fornisce ai nuovi dirigenti il coraggio di sviluppare e usare la forza, con una determinazione di cui le vecchie élites impaurite non sono più capaci. Iniziative come quella di Matteo Salvini di chiudere i porti alle navi e ai trafficanti di esseri umani, o di Giuseppe Conte che rifiuta di votare il documento Cee nella sua interezza, costringendo gli altri Stati a discuterlo punto per punto, entrando nel merito, sono iniziative forti, impossibili da assumere se dietro non ci sono obiettivi sentiti, che vanno al di là degli interessi individuali. Sono cose possibili solo a chi ha qualità del tipo umano dei “leoni”, che Pareto contrappone a quello delle “volpi”; utilizzando queste categorie già illustrate da Nicolò Machiavelli, capostipite della teoria realista della scienza politica in età moderna (cui anche il sociologo italo-francese aderisce). Il principe dovrebbe comunque avere entrambe le qualità: “Bisogna essere volpe per conoscere ed evitare i lacci, e leone per spaventare i lupi “. Per Pareto, però, i leoni sono i politici che danno una forte importanza agli equilibri che garantiscono l’indispensabile continuazione della società (umana e animale), mentre le volpi astutamente giocano tra le diverse combinazioni possibili, spesso per il proprio interesse personale. I leoni sono i difensori della sicurezza di tutti i cittadini, mentre le abili e veloci volpi corrispondono secondo Pareto agli speculatori, che si diffondono nelle civiltà giunte all’apice della ricchezza, ma dirette verso sicura decadenza appunto per la scarsa attenzione al benessere e sicurezza collettiva. Le volpi-speculatori erano visti già da Pareto (che li chiamava i “virtuisti”) come protagonisti di tempi di decadenza, specializzati nell’agitare ideali umanitari o egualitari pur di fare quattrini. Cent’anni dopo quei “virtuisti”, furbi sfruttatori di sbandierate “virtù” di cui parla Pareto, abbiamo George Soros, il più grande speculatore della nostra epoca, vecchia e astutissima volpe della finanza internazionale, capace di costringere (ad esempio) in un colpo solo Italia e Inghilterra a svalutare lira e sterlina. Da anni Soros, oltre a speculare contro i diversi interessi nazionali, si batte per la libertà di immigrazione e assieme dei diversi “diritti”, scegliendoli accuratamente tra quelli più destabilizzanti per le culture tradizionali dei diversi paesi. Tanto che Orban ha fatto una legge apposta per impedire alle sue Fondazioni di operare in Ungheria: un caso di studio nella contrapposizione tra élites finanziarie internazionali e interessi di comunità e popoli locali. La lotta serrata tra élites e popoli non è insomma un’astratta elucubrazione, ma un fenomeno storico ricorrente, che spiega precisi fatti della realtà (come fa Pareto, studioso realista). Dalla rivoluzione francese in poi, comunque, le élites furono sempre più spesso non realiste ma “progressiste”, illuministe: convinte dell’inarrestabile progresso della storia insieme a quello della tecnica. Vi appartiene, ad esempio Francis Fukuyama, il professore di Harvard (molto discusso nella sua stessa università) che dopo il crollo del comunismo scrive: La fine della storia. Ormai -sostiene- non ci sono più ragioni di conflitto: finalmente finite le religioni, le ideologie, le credenze irrazionali. Eravamo (quasi) in un paradiso; naturalmente capitalista.

Gli rispose il suo vecchio prof. Samuel Huntington con lo Scontro di civiltà e il nuovo ordine mondiale facendo con realismo notare che dopo la fine dell’URSS in realtà riappaiono le vecchie divisioni e antagonismi tra le antiche culture precedenti a Carlo Marx: Occidentale, Cristiana orientale (ortodossa), Latino-americana, Islamica, Indù, Cinese, Giapponese, Buddista, Africana. Del resto, già in quegli anni diventava visibile la fine della secolarizzazione (morte di Dio e delle credenze religiose), e il riemergere delle preesistenti religioni, in realtà mai morte. Progressiste per interesse, più che per l’umanitarismo più o meno sbandierato, le élites illuministe vengono poi periodicamente affondate (oltre che dalle proprie debolezze) per la loro lontananza dalla gente comune e dai suoi sentimenti, speranze, fedi. L’élite infatti sostituisce la fede religiosa con quella nel progresso, secondo la quale ciò che è accaduto non si ripresenterà e la storia continuerà la sua ascesa. È l’elegante e pagatissimo Tony Blair che lancia l’appello contro il ritorno di “populismi e dazi identici a quelli degli anni 30”. Ma perché si sorprende? Se un commercio internazionale dove sostanzialmente vige la legge del più forte crea disoccupazione e povertà, qualcuno metterà i dazi! La fame vince seccamente la fede nel progresso. Tornano così antiche soluzioni, come appunto il populismo che del resto Cristopher Lasch (il grande sociologo del narcisismo) considera una “tradizione del pensiero democratico”. Non una parola da pronunciare con disprezzo, o uno stigma con cui bollare un avversario che non si riesce a confutare, ma una tradizione della democrazia.
Quando poi il “progresso” rivela la sua inconsistenza, l’élite ricopre tutto con una zuccherosa glassa che nasconda la verità. Ancora Lasch (La ribellione delle élite): “Le parole-chiave correnti: accoglienza, promozione, abilitazione, esprimono la malinconica speranza che le divisioni profonde che minano la società possano essere colmate da un linguaggio purgato e emendato”. Ma il politically correct non ha mai salvato nessuno. Ha invece perso molti: anche queste élites.

Claudio Risé

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60744

filosofia

La quarta teoria politica

Spigolature da La Quarta Teoria Politica di Aleksandr Dugin, Novaeuropa edizioni.

“Dopo aver sconfitto i suoi rivali, il liberalismo ha (re)imposto un monopolio nel pensiero ideologico: è divenuto l’unica ideologia, che non consente nemmeno l’esistenza di alcuna ideologia rivale. Si potrebbe dire che è passato da un programma a un sistema operativo comune. Si noti che, quando andiamo in un negozio a comprare un computer, il più delle volte non diciamo “Vorrei un computer con Microsoft”, ma semplicemente “Vorrei un computer”, e ci viene venduto un computer con un sistema operativo Microsoft. Lo stesso accade con il liberalismo: ci viene impiantato come qualcosa di standard, che sarebbe assurdo e inutile contestare.
(…) Il liberalismo non è più liberalismo ma sottofondo, tacito accordo, consenso. Ciò corrisponde alla transizione dall’epoca della modernità a quella postmoderna. Nella postmodernità il liberalismo, mantenendo e perfino aumentando la sua influenza, sempre più raramente rappresenta una filosofia politica liberalmente scelta e compresa, diviene inconscio, istintivo e non del tutto consapevole. Questo liberalismo istintivo ha la pretesa di trasformarsi nella “matrice” universale, non-conscia, della contemporaneità…”.
[Pagg. 209-210]

“Dobbiamo mettere fine alle vecchie ideologie e teorie politiche. Se abbiamo davvero rifiutato il marxismo e il fascismo, quello che rimane è di mettere da parte definitivamente il liberalismo, che è un’ideologia altrettanto datata, crudele e misantropa. Il termine “liberalismo” dovrebbe essere equiparato a “fascismo” e “comunismo”. Il liberalismo è responsabile di crimini storici tanto quanto il fascismo (Auschwitz) e il comunismo (i gulag); è responsabile della schiavitù e della distruzione dei nativi americani negli USA, per Hiroshima e Nagasaki, per le aggressioni in Serbia, Iraq e Afghanistan, per la devastazione e lo sfruttamento di milioni di persone sul pianeta, e per le menzogne ignobili e ciniche che imbellettano queste verità storiche.”
[Pag. 81]

“Tutti coloro che condividono un’analisi negativa della globalizzazione, dell’occidentalizzazione e della postmodernizzazione dovrebbero unire i loro sforzi per creare una nuova strategia di resistenza contro un male che è onnipresente.”
[Pag. 289]

“L’unica cosa su cui è opportuno insistere nel tracciare un simile sentiero di cooperazione è la dismissione dei pregiudizi anticomunisti e antifascisti. Questi pregiudizi sono gli strumenti per mezzo dei quali liberali e globalisti tengono divisi i loro nemici. Perciò dobbiamo ripudiare con forza tanto l’anticomunismo quanto l’antifascismo. Entrambi sono strumenti controrivoluzionari nelle mani dell’élite globale liberale. Allo stesso tempo, dobbiamo opporci a ogni genere di conflitto tra le varie credenze religiose – musulmani contro cristiani, ebrei contro musulmani, musulmani contro indù, e così via. Le guerre e le tensioni interconfessionali fanno il gioco del reame dell’Anticristo, che mira a separare le religioni tradizionali allo scopo di imporre la sua pseudo-religione, la sua parodia escatologica.
Di conseguenza, dobbiamo unire la Destra, la Sinistra e le religioni tradizionali di tutto il mondo in uno sforzo comune contro il nemico comune. La giustizia sociale, la sovranità nazionale e i valori tradizionali sono i tre principi fondamentali della Quarta Teoria Politica. Non è facile riunire sotto un unico stendardo un’alleanza così composita, ma dobbiamo provare se vogliamo sopraffare il nostro nemico.”
[Pag. 292]

La Quarta Teoria Politica e il populismo

filosofia

Filosofi lungo l’Oglio

Nuove tappe per la maratona del pensiero Filosofi lungo l’Oglio diretta dalla filosofa Francesca Nodari e promossa dalla Fondazione Filosofi lungo L’Oglio. Sei nuovi appuntamenti in provincia di Brescia per la tredicesima edizione del Festival, che declina quest’anno il tema del “Condividere” attraverso la voce dei più illustri pensatori contemporanei.

I nuovi e attesi appuntamenti lungo il fiume Oglio inizieranno lunedì 9 luglio da Orzinuovi dove lo stimato Monsignor Vincenzo Paglia parlerà del “Noi” in un incontro sul “crollo del noi”. Un tema di grande attualità che si presta ad essere declinato in molteplici aspetti. L’appuntamento è alle 21.15 in piazza Vittorio Emanuele II.

Si continua il giorno successivo 10 luglio con uno dei maggiori economisti contemporanei Stefano Zamagni per provare a rispondere al quesito: La condivisione in economia, oggi: utopia o ideale storicamente realizzabile? Ad animare con lui il dibattito ci saranno anche Gabriele Archetti Presidente Fondazione Cogeme e Giancarlo Pallavicini, economista e accademico delle scienze della Federazione Russa. L’appuntamento è alle 21.15 a Rovato nella Sala del Pianoforte del Palazzo Municipale.

Sempre martedì 10 sarà inoltre presentato l’ultimo libro di Zamagni “Come e quanto la quarta rivoluzione industriale ci sta “toccando” pubblicato da edizioni Mimesis nella collana Chicchidoro diretta da Francesca Nodari.

Mercoledì 11 Luglio tappa a Villachiara con Umberto Galimberti, tra i più importanti psicanalisti e filosofi italiani, che affronterà l’argomento quanto mai attuale della condivisione fra genitori e figli e fra insegnanti e studenti. L’appuntamento è alle 21:15 all’Azienda le Vittorie.

Giovedì 12 Luglio a Desenzano sul Garda ci sarà l’incontro con Remo Bodei, tra i massimi esperti dell’idealismo classico tedesco, che parlerà della “giustizia distributiva”. L’incontro si svolgerà al Castello di Desenzano alle 21.15.

Il giorno successivo, venerdì 13 Luglio si torna a Villachiara per Condividere la Legalità, serata a cui parteciperanno lo scrittore e politico Nando Dalla Chiesa, il Presidente della Commissione Speciale Carceri Gian Antonio Girelli e il Prefetto di Brescia Annunziato Vardé. L’appuntamento è alle 21.15 all’Azienda le Vittorie. Modererà l’incontro il giornalista e scrittore Tonino Zana.

Chiuderà la penultima settimana della kermesse itinerante l’appuntamento domenicale del 15 Luglio a Orzinuovi con Francesca Rigotti, Presidente della Giuria del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente, nonché docente di dottrine e istituzioni politiche all’università di Lugano, la cui ultima fatica “De senectute” edito da Einaudi, un penetrante e originale libro sulla vecchiaia al femminile, sta riscuotendo un ampio successo. Il suo incontro, dal titolo “Condividere torte, mantelli, conoscenza” si terrà in piazza Vittorio Emanuele II alle ore 21.15.

geopolitica

La sporca guerra contro la Siria

L’economista Tim Anderson, con il saggio “La sporca guerra contro la Siria ( Editore Zambon, 2016 ), prende in analisi il caso siriano. L’introduzione è chiara: ‘’Ancora oggi, molti immaginano il conflitto siriano come una guerra civile, una rivolta popolare o una sorta di scontro confessionale interno. Tali miti rappresentano, sotto molti aspetti, un cospicuo successo per le grandi potenze che hanno condotto una serie di operazioni di cambio-regime (tutte con pretesti fasulli ) nella regione mediorientale negli ultimi quindici anni’’. Anderson inizia col mettere in dubbio queste false convinzioni – rivolta popolare contro il governo baathista? Falso! – facendo una scrupolosa analisi della storia della Siria contemporanea. Il campo da lui prediletto è quello della contestualizzazione storica per poi passare alla critica dei mass media imperiali; l’analisi, nel libro di Anderson, fa carta straccia della propaganda. Islamismo contro baathismo L’imperialismo statunitense ha perseguito l’obiettivo di smembrare la Siria in diversi Stati etnici rompendo l’unità dell’Asse della Resistenza e favorendo i progetti del sion-imperialismo. Quindi, Washington e Tel Aviv mirano alla creazione di uno ‘’Stato fallimentare’’, debole ed indifeso; l’Asse della Resistenza ha mandato all’aria questo progetto configurando un conflitto asimmetrico fra una guerriglia popolare e degli eserciti artificiali composti da mercenari. L’economista Tim Anderson ha ben inquadrato, fin dalle prime pagine, la situazione e l’altissima posta in gioco: ‘’Tale asse comprende Hezbollah nel Libano meridionale e la resistenza palestinese, oltre alla Siria e all’Iran, unici Stati nella regione privi di basi militari Usa. Più recentemente, anche l’Iraq – tuttora traumatizzato dall’invasione, dai massacri e dall’occupazione occidentali – ha iniziato ad allinearsi a tale asse. Anche la Russia ha iniziato a giocare un ruolo importante quale contrappeso. La storia e i precenti recenti dimostrano che né la Russia né l’Iran nutrono ambizioni imperialistiche anche solo paragonabili a quelle di Washington e dei suoi alleati, molti dei quali ( Gran Bretagna, Francia e Turchia ) sono stati in passato signori della guerra coloniali in questa regione. Dal punto di vista dell’<<Asse della Resistenza, la sconfitta della guerra sporca contro la Siria permetterebbe alla regione di iniziare a serrare i ranghi contro le grandi potenze. Il successo della resistenza siriana significherebbe l’inizio per il Nuovo Medio Oriente di Washington’’ ( pag. 14 ) Quindi, da una parte, abbiamo un polo egemonico non imperialistico e, dall’altro lato, un progetto imperiale che vorrebbe colonizzare tre paesi: Siria, Iran e potenzialmente anche la Russia. Non è la prima volta che gli Usa cercano di dominare la regione e per questo motivo l’autore del libro ricostruisce il ruolo dell’islamismo radicale; la sovversione wahhabita rivolta contro gli Stati laici ed indipendenti. Tim Anderson risponde correttamente alla domanda sul perché la Siria si è trovata nel mirino. Il Ba’th siriano, fin dal 1967, ha appoggiato la guerriglia antimperialista palestinese contro Israele. Nel 1980 il ‘’moderato’’ Carter chiedeva un ‘’cambiamento di regime a Damasco’’ e Zbigniew Brzezinski ‘’richiedeva con urgenza uno studio coordinato, che coinvolgesse anche i partner europei e le monarchie arabe, allo scopo di <<individuare possibili regimi alternativi al governo guidato da Hafez Al Assad’’ ( pag. 2 ). I Fratelli Musulmani siriani accettarono di diventare i sicari degli Usa, trovando, dopo l’imperialismo britannico, un nuovo padrone. Alla domanda ‘’Qual è il ruolo dei Fratelli Musulmani e dei Wahabiti nella destabilizzazione di questa regione?’’, Anderson risponde: ‘’I Fratelli Musulmani siriani hanno comandato e armato i gruppi ostili al governo siriano fino alla penetrazione dell’ISIS nella regione, avvenuta nel 2013. I loro principali sponsor erano Qatar, Turchia e altri. I Sauditi, tuttavia, divennero piuttosto invidiosi dell’ascendente dei Fratelli Musulmani, così preferirono finanziare e armare altri gruppi jihadisti, come l’ISIS, da loro creato in Iraq. La maggior parte delle volte i Fratelli Musulmani siriani hanno cooperato con i gruppi a vocazione internazionale di Al-Qaeda, ma altre volte (quando stanno perdendo o sono occupati in guerre territoriali) si scagliano gli uni contro gli altri’’ 1. Il saggio, La sporca guerra contro la Siria, entra nel merito dei fatti storici: “Non fu quindi una coincidenza che i Fratelli Musulmani – da sempre il gruppo di opposizione siriano più organizzato, la cui collaborazione con potenze esterne risaliva agli anni Quaranta – dessero inizio a una serie di sanguinosi attacchi a partire da quel momento, fino a quando la loro ultima insurrezione venne schiacciata a Hama nel 1982. Tale insurrezione era stata sostenuta dagli alleati degli Stati Uniti – l’Arabia Saudita, Saddam Hussein e la Giordania ( Seale 1988: 336-337 ). L’intelligence USA, a quel tempo, osservò che i siriani sono dei pragmatici che non vogliono un governo dei Fratelli Musulmani ( DIA 1982: vii ). Tuttavia, gli analisti USA utilizzarono poco dopo la repressione dei Fratelli Musulmani a Hama per dimostrare l’autentica instaurazione di uno Stato totalitario in Siria ( Wikas 2007: vii ). Si trattava di un’utile finzione.’’ ( pag. 21 ) Dal 1980 ad oggi i Fratelli Musulmani sono stati una pedina fondamentale della politica USA ed è per questo motivo che Trump sembra non poterne fare a meno. Anderson ricostruisce il rapporto imperialismo USA/Fratelli Musulmani in modo inoppugnabile arrivando alla conclusione che fra le amministrazioni Usa: ‘’Sembra che vi sia maggiore continuità, anche se ciò non è ancora chiaro. Nel 2016 Trump ventilò la possibilità di un ritiro dalla guerra in Siria, ma il suo attacco missilistico ad aprile mostra che evidentemente intese di dover attaccare la regione per dimostrare la propria credibilità all’interno dei confini americani. Allo stesso tempo, truppe americane hanno apertamente invaso lo Stato siriano, utilizzando come loro intermediari due gruppi di estrazione curda, l’YPG e l’SDF’’. Come sempre questo economista è puntuale e – anche sulla questione curda – non sbaglia. Dopo anni di rivolte settarie, a metà anni ’80, il presidente Hafez Al Assad ‘’aveva spezzato le reni’’ alla rivolta confessionale dei Fratelli Musulmani i quali miravano ad imporre ‘’uno Stato islamico-salafita’’. Per questa ragione i fondamentalisti sunniti, nel 1982, si sentirono di dare inizio a una sollevazione nella loro roccaforte: Hama. L’autore di questa ricerca ritiene che ‘’si trattò di una guerra civile fomentata dall’estero, e nell’esercito si verificarono alcune defezioni’’ ( pag. 48 ). Hafez al Assad spiegò come la Siria dovette fronteggiare un complotto straniero e, con voce autorevole, lo scrittore britannico Patrick Seale osservò che queste accuse ‘’non (erano) paranoiche, dal momento che furono requisite numerose armi statunitensi e che il sostegno occidentale era giunto attraverso diversi alleati degli Stati Uniti: re Hussayn di Giordania, le milizie cristiane libanesi ( i Guardiani dei Cedri fiancheggiatori degli israeliani ) e l’iracheno Saddam Hussein ( Seale 1988: 336-337 )’’ ( pag. 49 ). Quello che è successo nel 2011 è una sorta di prolungamento della rivolta wahhabita di Hama, le uniche differenze sono rappresentate dalla militarizzazione dei media ed un maggiore appoggio delle potenze imperialistiche occidentali. Le operazioni ‘’false flags’’, rispetto al 1982, sono una novità storica. Risponde Anderson: ‘’False flag significa un atto di guerra o un crimine di cui viene deliberatamente incolpata la fazione avversa. Il conflitto siriano è pieno di atti di questo genere, come spiego nel mio libro “La sporca guerra contro la Siria”. In due capitoli documento i false flags relativi al massacro del villaggio di Houla nel maggio 2012 e l’incidente delle armi chimiche nella Ghouta orientale nell’agosto del 2013. L’obiettivo di fondo è il tentativo di nascondere la violazione della legge internazionale implicita nell’aggressione contro la Siria e di diffondere un messaggio relativo a ‘circostanze straordinarie’ che ne giustifichi la violazione della sovranità’’. Le documentazioni raccolte nel testo sono inoppugnabili, chiunque voglia conoscere la storia del medioriente e del nazionalismo progressista arabo deve sapersi confrontare col libro che stiamo presentando

Fonte: EastWest

festival, giallo

Mystfest 2018

Grande successo di critica e pubblico per l’edizione gialli Myfest 2018 del Mystfest/Festival internazionale del giallo e del mistero – Gran Giallo Città di Cattolica, che si è tenuta dal 25 al 30 giugno scorsi nella rinomata località della riviera romagnola.
Noti scrittori e autori esordienti, critici letterarie giornalisti, semplici lettori e appassionati, si sono ritrovati a discutere e scambiarsi idee in un’accattivante atmosfera durata sei giorni e dedicata al genere di cui furono maestri Agatha Christie e Georges Simenon.
Tra gli incontri previsti dibattiti, talk show, mostre mercato di libri e gadget, incontri radiofonici con gli autori (con interviste su Radio Talpa) e soprattutto le premiazioni dei concorsi.
Nella serata conclusiva di sabato 30 sono stati proclamati i vincitori dei tre prestigiosi premi: per la categoria racconto il Concorso Gran Giallo Città di Cattolica e per i romanzi il Premio Tedeschi Mondadori 2018 e il Premio Alan D. Altieri – Segretissimo Mondadori.
In apertura della cerimonia il sindaco di Cattolica, Mariano Gennari, ha posto l’accento sull’importanza del MystFest come evento culturale di notevole rilevanza nella stagione estiva della città su cui, visti gli ottimi esiti, l’amministrazione comunale punterà anche in futuro.
La parola è quindi passata allo scrittore Franco Forte, che dirige le collane Il Giallo Mondadori, Segretissimo e Urania, nonché presidente della Giuria del Gran Giallo, il quale ha sottolineato che il MystFest è ormai un grande evento consolidato che fornisce agli autori di talento occasioni e visibilità.
Sono stati quindi proclamati i vincitori: sugli oltre cento lavori pervenuti alla 45° edizione del Premio Gran Giallo Città di Cattolica al primo posto si è classificata Scilla Bonfiglioli con il racconto Non si uccidono i dodi. Nel Premio Tedeschi invece si è imposto Alberto Odone con il romanzo giallo a sfondo storico La meccanica del delitto. Mentre la prima edizione del Premio Alan D. Altieri – Segretissimo, dedicato allo stimato scrittore scomparso lo scorso anno è andata all’action thriller di Alessio Gallerani Il nido dei predatori. Il romanzo di Odone sarà in edicola nei prossimi giorni, mentre quello di Gallerani ad agosto. Franco Forte ha assicurato che si tratta di opere scritte da professionisti della penna emersi anche grazie al MystFest – Gran Giallo Città di Cattolica, appuntamento di grande confronto e crescita nel mondo della narrativa di qualità.

Filippo Radogna

L’articolo Successo per il MystFest di Cattolica proviene da Associazione World SF Italia.

fantascienza

Urgente!

Si conclude domani la prima delle occasioni che Elara propone ai lettori nell’ambito di Estate Elara, che ogni settimana darà, per uno o due giorni prefissati, la possibilità di procurarsi libri altrimenti introvabili, edizioni speciali, ultime copie in via di esaurimento, e altre varie iniziative.

Per essere aggiornati, vi chiediamo di consultare regolarmente il sito www.elaralibri.it.

Ogni settimana apparirà un Flash con la proposta della settimana e l’indicazione del giorno, o dei giorni, in cui sarà valida.

La prima proposta è la possibilità, mai concessa né mai più ripetibile, anche per i non iscritti alla Contrada delle Stelle di acquistare le residue copie dei titoli ancora disponibili, e prenotare quelli in uscita.

Non è una semplice iniziativa promozionale, perché i volumi della Contrada vengono stampati in 300 esemplari numerati, non saranno mai ristampati, e dei quattro volumi già pronti e non ancora esauriti (i numeri 1, 3, 4 e 6) restano solo tra le 25 e le 40 copie. L’intento è quello di premiare i lettori più intelligenti e attenti, dando loro una possibilità unica di procurarsi libri di assoluto valore contenutistico e collezionistico, avendo anche la possibilità di studiarli e decidere se alla riapertura delle iscrizioni, prevista per settembre, saranno interessati a iscriversi per poter seguire quella che diventerà la collana più continuativa di Elara nei prossimi mesi.

Ricordiamo solo che la possibilità finisce alle ore 24 di mercoledì 27 giugno, che non potrà mai più essere riproposta, e che questi libri non saranno mai ristampati.

Pensateci, e state attenti da domenica in poi al sito, per la nuova proposta di Estate Elara. 

 

Van Vogt

e la Città degli invisibili

 

È uscito il nuovo Fuori Collana di Libra Fantastica, dedicato a uno degli autori più grandi e più amati della storia della fantascienza, A. E. Van Vogt, con uno dei romanzi che l’autore considerava il più importante della sua carriera, la storia di Slade, imprenditore di successo che dopo un incidente stradale scopre di essere dotato di tre occhi, e grazie a questa anomalia viene proiettato in un universo parallelo dove una città antica e decadente, protetta da una invalicabile barriera di energia, è in guerra con una grande astronave per il possesso del pianeta e la sopravvivenza stessa del genere umano.

Un grande romanzo, completato da due racconti fondamentali per la storia della sf, La nave delle tenebre e La barriera della luce. Imperdibile per chi ama la grande sf.

 

Libra Fantastica fuori collana no. 4 – FCT 004

Alfred E. van Vogt

LA CITTA’ DEGLI INVISIBILI

224 pagine

Eur 16,50

Traduzione e introduzione di UGO MALAGUTI 

 

 

Ristampe e uscite

 

Si sono concluse le spedizioni de Il Perdigiorno 1, la nuova collana letteraria inaugurata da Il mercatino dei sogni del grande scrittore e poeta Michael Ende.

Abbiamo terminato anche le spedizioni de La città degli invisibili di A. E. van Vogt (chi non l’ha ancora ordinato è pregato di affrettarsi)

A questo proposito, sono di nuovo disponibili

– La seconda edizione di STEAMPUNK a cura di Ann e Jeff Vandermeer (Libra Fantastica 10)

La seconda edizione di IL SIGNORE DI SAMARCANDA di Robert E. Howard (Libra Fantastic a 14)

Le ristampe di

– VENISS UNDERGROUND di Jeff Vandermeer (Libra Fantastica 15)

– LA CITTA’ DEI SANTI E DEI FOLLI di Jeff Vandermeer (Libra Fantastica 15)

– OPERAZIONE EUROPA a cura di Pier Luigi Manieri (Speciali Elara 8)

Potete ordinare tutti questi volumi con Paypal.

Per concentrare risorse all’uscita delle novità, tutte in fase avanzata di produzione, le tirature sono state rigorosamente limitate. Perciò chi desidera acquistare dopo una lunga attesa uno o più di questi volumi è invitato ad affrettarsi.

 

A luglio una inattesa novità

GIROTONDO. L’ULTIMO CASO DELL’ISPETTORE JORGENSEN

di Alessandro Fambrini

 

Una sorpresa di metà luglio per chi ama la migliore fantascienza non angloamericana, e in particolare l’arte e la qualità della prosa incantevole di Alessandro Fambrini, cattedratico germanista di grande prestigio ma anche autore di splendide opere di science fiction, compreso il capolavoro Le strade che non esistono che tanto successo ha riscosso tra i lettori.

Questo suo nuovo libro è certo il suo più affascinante e magico. Vi ritroviamo il suo personaggio più famoso, l’ispettore e poi commissario della Reale Polizia Danese, Johannes Jorgensen, un uomo solido, riflessivo, dotato di una capacità investigativa straordinaria, e di una profonda umanità, nella cui lunga carriera, iniziata nel lontano 1929, sembra destinato a confrontarsi con misteri quasi soprannaturali, mostri, alieni, e storie al limite dell’impossibile.

Siamo nel 1986. Jorgensen è ormai in pensione, ottantunenne, e vive solo, dopo la perdita dell’amata Magda. Ma il suo spirito irrequieto e indagatore è ancora vivo. Così, in un inverno particolarmente rigido, decide di rompere la monotonia delle sue giornate per visitare una mostra di pittura di grande interesse. Ma mentre si aggira per la galleria, qualcosa gli succede… uno smarrimento, un vortice, la sensazione di morire.

Ma non è la sua ultima ora. Invece, l’inizio di una prodigiosa avventura della memoria. In un luogo misterioso egli rivive molti dei casi della sua prestigiosa carriera, percorrendo quasi sessant’anni di storia e di misteri, nell’incantato mondo del Nord della Danimarca, con le sue isole e i suoi villaggi, le sue tradizioni e i suoi misteri, la sottile crudeltà che si rispecchia nelle inquiete acque del mare, e la frequentazione di esseri a volte umani, a volte appartenenti a mondi sconosciuti e misteriosi…

Un capolavoro autentico di quello che è oggi il maggiore scrittore italiano de fantastico, un libro che non dimenticherete facilmente.

Quando i mondi si scontrano

in uscita il 6 luglio

 

Per gli amici della Contrada che lo hanno già prenotato, e anche per chi ha voluto approfittare delle Cinque Giornate della Contrada per possedere e conoscere uno dei più grandi classici della storia della fantascienza, informiamo che le spedizioni di Quando i mondi si scontrano inizieranno il 6 luglio. 

Calendario aggiornato delle uscite

 

Un anno di lavoro del direttore Ugo Malaguti e soprattutto degli amici che hanno aderito alla lista della Fenice, mostrando amore per la fantascienza e vera passione, stanno cominciando a dare i loro frutti.

Dopo l’uscita dei primi tre titoli in attesa, che trovate indicata qui sopra, seguiranno

Biblioteca 47   C’era una volta il futuro di Renato Pestriniero

Contrada 8 Il   Clandestino dell’astronave di Lester del Rey

Biblioteca 45   Dumarest ai confini del nulla di E. C. Tubb

Contrada 9      I signori dell’infinito di Cordwainer Smith

Biblioteca 48   Dumarest: Ritorno alla Terra di E. C. Tubb

 

Per la necessità di tenere conto delle ferie della varie tipografie, non siamo ancora oggi in grado di indicare l’esatta data di uscita di ciascun volume, potendo solo avere finalmente la certezza che tutti usciranno entro l’estate. Nella prossima Newslettter contiamo di fornire dati più precisi. Chiediamo in particolare agli amici che attendono gli ultimi due volumi del monumentale ciclo di Dumarest di avere ancora un attimo di pazienza. Il grosso della lavorazione è stato concluso, ora si tratta solo di completare il lavoro tecnico, ma possiamo assicurare con certezza che ormai a breve anche questa impresa (che nessuno aveva mai tentato, vista l’imponenza e la lunghezza del ciclo) riusciremo a completarla.

Se poi nel corso dell’estate riusciremo con Estate Elara a risvegliare l’attenzione e l’interesse di un buon numero di lettori da troppo tempo in “sonno”, allora sì che non ci sarebbero limiti a quello che potremo fare per voi.

Buona lettura e buona estate a tutti. Noi ci saremo ogni settimana, per premiare i lettori più attenti e vivi.

Elara s.r.l.

Cinema

Bologna, piazza Re Enzo

OTTO LIBRI SOTTO LE STELLE

In collaborazione con Librerie Coop. Ambasciatori e La Linea
Ingresso libero

 

Anche quest’anno presentiamo alcuni libri selezionati tra le uscite editoriali recenti e introdotti da autori, curatori e ospiti. Ogni sera, nella suggestiva cornice di piazza Re Enzo, critici, studiosi, registi e professionisti del settore dialogheranno attorno ai temi e ai personaggi a cui sono dedicati i volumi: da Michelangelo Antonioni a Sergio Leone (raccontati da prospettive nuove e inedite), dallo sceneggiatore felliniano Tonino Guerra al grande direttore della fotografia Tonino Delli Colli. Luciano Tovoli svelerà i segreti degli inquietanti colori di Suspiria e Giuseppe Tornatore i retroscena del suo mai realizzato Leningrado. Si parlerà delle ultime evoluzioni di critica e cinefilia e dell’arte perduta dei ‘pittori di cinema’. Otto libri e otto incontri da non perdere.

 

PROGRAMMA