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Pausa di riflessione

La politica non è una cosa sporca, al contrario di quel che pensa e dice un banale senso comune in voga nel nostro paese. La politica la facciamo tutti e ogni giorno, consapevolmente o inconsapevolmente. Facciamo politica quando comperiamo cibi biologici dagli agricoltori o schifezze dell’industria agroalimentare zeppe di pesticidi e additivi chimici; quando scendiamo in piazza per difendere l’ambiente, protestare contro le guerre e gli armamenti, difendere i diritti di popoli aggrediti dall’Impero, o restiamo a casa a vedere la televisione che “la t’endurmenta come un cuiun” (Enzo Iannacci); quando scegliamo il treno per viaggiare o quando invece scegliamo l’auto o l’aereo; quando protestiamo contro le navi da crociera o quando andiamo invece in crociera. Eccetera.

Può essere una buona politica o una cattiva politica ma non è una politica sporca.

La politica è sporca quando si serve della manipolazione e della prepotenza per fare i propri interessi economici e/o di potere.

In Italia muoiono ogni anno di cancro centinaia di migliaia di persone. Gli ultimi dati ufficiali ci dicono 179.502 morti di cancro nel 2016ogni giorno in Italia 485 persone muoiono di cancro, e chiunque abbia visto morire di cancro una persona cara sa quanto terribile e penosa sia tale morte. Nello stesso anno in Europa sono morte di cancro quasi due milioni di persone, e il numero degli ammalati di cancro continua ad aumentare, anno dopo anno. Ma non è un’emergenza.

Dal 21 febbraio al 1 marzo sono morte in Italia 29 persone per le conseguenze del Coronavirustutti già ammalati di malattie ben più gravi (“tutti i deceduti avevano patologie pregresse”) e quasi tutti oltre gli ottanta anni di età.

Dal 21 febbraio al 2 marzo sono morte in Italia di cancro un po’ più di 4300 persone, e di queste dal 29 al 7 per cento, a seconda del tipo di tumore, aveva meno di 49 anni; dal 35 al 5 per cento, a seconda del tipo di tumore, aveva tra i 50 e i 69 anni. Il che vuol dire, se la matematica non è un’opinione, che una grande percentuale dei morti di tumore muore anzitempo. Ma non è un’emergenza.

Quanti bambini morti di cancro? Difficile trovare i dati, l’unico recente che ci viene fornito facilmente dall’AIRC (Associazione Italiana Ricerca Cancro) dice che nel 2018 in Europa i bambini malati di cancro erano tra i 300.000 e i 500.000.

Perché non c’è l’emergenza cancro? Perché il cancro è una malattia del sistema. Di un sistema che è padrone dei media e che domina la politica, e che quindi non conviene a nessuno, nei media e nella politica, mettere in discussione.

Invece, i virus sono una manna del cielo per chi vuole fare ricatti politici e restringere le libertà individuali e collettive.

Il cancro è una malattia prodotta dai pesticidi, dai conservanti a base di nitrati e di monossido di azoto, dal benzene, dagli ftalati della plastica, dalle 80.000 sostanze sintetiche sparpagliate nell’ambiente del pianeta. E’ una malattia di un progresso basato sullo sfruttamento senza limiti delle risorse e degli esseri viventi, sulla ricerca senza limiti e a qualsiasi costo del massimo profitto economico.

I coronavirus sono “tipi di virus che attaccano le vie respiratorie… I medici li associano a comuni raffreddori… tuttavia possono essere anche alla base di sviluppi più gravi…”

“Un virus che ha una mortalità ancora più bassa di un virus influenzale… I morti erano persone già malate, di cancro o con malattie croniche cardio respiratorie, avrebbe potuto ucciderle anche un virus influenzale” (Vincenzo D’Anna, presidente Ordine Nazionale Biologi).

Nella provincia di Hubei, quella dove si trova la ormai famigerata città di Wuhan, ci dicono che la mortalità complessiva tra gli ammalati in seguito all’infezione da Coronavirus è del 2,9 % nel Hubei, dello 0,4% (!!!) nel resto della Cina.

Dato che lo Hubei e la città di Wuhan sono una delle zone della Cina con l’aria più inquinata, un mix di carbone bruciato e gas di scarico, un tipo di inquinamento nuovo e inedito, che gli scienziati cinesi stanno studiando e di cui uno studio Cina-USA cerca di capire le conseguenze sulla salute umana (“la chimica dell’inquinamento dell’aria urbana in Cina non ha precedenti), penso che un tribunale di gente onesta e sensata assolverebbe il coronavirus “perché il fatto non sussiste”. Mi domanderei anche quale sia il tasso di mortalità tra gli abitanti dello Hubei non affetti dal coronavirus.

E allora? Dov’è l’epidemia, dove sono i rischi per la salute pubblica (a parte l’inquinamento dell’aria della pianura padana che, quello sì, dovrebbe allarmare gli amministratori della zona con l’aria più inquinata d’Europa)? Da cosa nascono l’allarme, il terrore, gli inquietanti provvedimenti liberticidi, il can can mediatico?

Il 27 febbraio la situazione si è chiarita, il mistero è stato svelato: “Salvini, governo di emergenza senza Conte”; Fuori onda di Fontana a Gallera: “Oggi mi ha mandato un messaggino di sostegno anche Renzi, siamo arrivati proprio… il suo odio per Conte…”.

Lombardia, Veneto, Emilia Romagna hanno adottato misure da coprifuoco (divieto di assembramento! L’ultima volta che è successo c’era il fascismo in Italia, forse qualcuno ne ha nostalgia). I cittadini sono diventati ostaggi di un ricatto politico. Un governo pavido, diviso, un Don Abbondio della politica, ha cominciato a reagire (male) al decimo secondo. I mediaservi hanno fiancheggiato la parte che sembrava più forte, in attesa di vedere come si metteva la parata. El pueblo ha reagito come ci si aspettava: panico da virus senza se e senza ma di una percentuale significativa, rabbia e sconforto di una percentuale altrettanto o forse più significativa ma che non aveva parola né visibilità, anche perché le era stato proibito di riunirsi e di protestare.

E questo sì, fa davvero paura.

Come fa paura lo sbandieramento del vaccino prossimo venturo da parte di una multinazionale farmaceutica americana. Ma come, i virus delle vie respiratorie (virus RNA) di cui fanno parte i tanto diffamati coronavirus, mutano tanto rapidamente che, da uno studio del Center for Disease Control and Prevention di Atlanta risulta che l’efficacia della vaccinazione annuale contro l’influenza oscilla tra il 10%  e il 60%, e questi fanno oggi un vaccino che sarà pronto fra un anno, per un virus che in un anno muterà quattro o più volte?

Fa paura, oltre all’onnipresenza dei mercanti di farmaci sfornati sempre più velocemente e con sempre meno controlli, il fatto che la minaccia dei virus, persino dei virus del raffreddore, gridata e amplificata dai media, sia diventata oggi un’arma di limitazione delle libertà democratiche, di distrazione di massa.

Ci dicono che c’è una crisi economica provocata dal coronavirus. La crisi economica c’era già, anche se in questo paese nessuno ce lo diceva. Il 17 gennaio 2019 il sito finanziario Bloomberg intitolava “Dimenticate la guerra dei dazi: la Cina è già in crisi”, e sullo stesso tono decine di siti economici nel mondo.

Del resto già da maggio 2019 i siti economici italiani parlavano di crisi economica globale, citando la capo economista del Fondo Monetario Internazionale.

Il coronavirus si dimostra di nuovo innocente ma dargli la colpa della crisi equivale a nascondere le motivazioni reali della crisi di un sistema economico basato, oltre che su consumi e sprechi furibondi, sui debiti delle imprese, sui folli finanziamenti degli stati e delle istituzioni internazionali alle multinazionali, sulla stampa di dollari e sui bassi tassi di interesse che hanno permesso pericolose speculazioni finanziarie e un aumento del debito globale che è arrivato alla stratosferica cifra di 244.000 miliardi di dollari.

E, infine, un sistema che si basa sullo sfruttamento illimitato della natura e del lavoro umano non può che finire per autodistruggersi, poiché distrugge le sue stesse risorse e i suoi “consumatori”.

Certo, i politici che hanno messo in quarantena un intero paese hanno dato il loro piccolo contributo a rallentare per un attimo la corsa economica (non quella dei supermercati e dell’agroalimentare o del parafarmaceutico), ma sono ininfluenti per quel che riguarda la crisi economica globale, che pare sia solo al suo inizio.

Dire la verità sulla crisi vorrebbe dire prendere in considerazione la necessità di cambiare radicalmente economia e società, di uscire dal capitalismo, e allora ben venga il virus espiatorio, che ottunde intelligenze e percezioni.

Ultimo effetto (ma non in ordine d’importanza) auspicato dai prestigiatori della disinformazione: farci dimenticare la crisi climatica e l’emergenza ambientale, le vere minacce alla sopravvivenza umana.

Mentre le falde si svuotano, gli insetti impollinatori spariscono, le tempeste ci sommergono, i raccolti vanno alla malora (altro che fare incetta di alimenti, cominciate a coltivarveli!), decine di milioni di ettari di foreste bruciano o vengono criminalmente abbattute, si crea il panico su un tipo di virus che è in giro per il mondo e si attacca agli umani almeno dal 1960, con le inevitabili mutazioni come tutti i virus, e che provoca l’influenza.

Il mondo è in mano ai folli, a quel tipo umano che nei film sul Titanic correva nella cabina già allagata per recuperare i soldi e poi annegava, e l’ultima cosa di lui che si vedeva sopra le onde era la mano che li stringeva.

Cerchiamo di non farci contagiare da una simile follia, cerchiamo di non annegare.

 

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