biblioteca, conferenza

Carmen Capatti

lunedì 23 settembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro di Martina Zampolli

Argento Vivo Edizioni, 2019
Ritrovata la penna d’avorio, che un tempo era la bacchetta con cui s’acconciava i capelli, lo spirito di una donna nata in un piccolo villaggio Inuit, è in grado di scrivere la sua storia, ch’ebbe inizio nel Circolo Polare Artico, sull’isola di Ellesmere, ed ebbe fine sul fondale lacustre del lago Hazen. Un tentativo, quello di Kwanita, di raccontare ai posteri sotto quale forma possa esistere la vita dopo il decesso del corpo fisico; sostenendo che, quel che nasce nel cuore e dal cuore si espande, permane. Non sa morire il suono dell’amore vero; trovando sempre la vibrazione migliore per essere udito da colui che ha orecchie per intendere, e che davvero intenda.
Martina Zampolli nasce a Ferrara, nel 1982. Negli anni si avvicina al mondo della scrittura e dell’arte, arrivando a pubblicare nel 2016 il suo primo romanzo: “I messaggi di Celeste” e nel 2018 una breve raccolta di filastrocche per bambini: “Storie di bolle E di sapone”. Con “Voce del verbo Amare” l’autrice intende offrire un testo capace di rappresentare quella percezione talmente illusoria e allo stesso tempo reale, spesso insita in ognuno di noi, che possa esistere per l’anima una dimensione senza fine.

martedì 24 settembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

“La fabbrica di plastica” di Dario Gigli

Alieno Editrice di Perugia, 2019
Interventi musicali al pianoforte di Matteo Ramon Arevalos
Letture di Camilla Lopez
Modera Federico Felloni (Edizioni La Carmelina)
Marco ha venticinque anni, si è appena trasferito in una città del Nord Italia in cui fatica ad ambientarsi. La sua storia d’amore si è brutalmente interrotta ed ora vive da solo, in una casa in affitto, con una gatta che soffre di incontinenza e un nuovo lavoro in ambito sociale. La vita di Marco è a uno snodo cruciale, in bilico tra il fallimento e la prospettiva di un nuovo inizio, in un orizzonte esistenziale freddo e desolante, carico di dolore e di ricordi che riaffiorano nei sogni e invadono una quotidianità senza identità. Al centro di questa rinascita ci sono l’incontro con una donna matura, Dalila, e il nuovo incarico lavorativo come educatore in una struttura per malati mentali. Ogni giorno lavora insieme agli ospiti assemblando giocattoli di plastica. Pezzi colorati che vanno a ricomporsi in oggetti che renderanno felici i bambini in un’infanzia spensierata che Marco non ha mai avuto. Ingranaggi che si incastrano, tinte vivaci, pennellate forti di eros e vitalità, invadono un’esistenza sbiadita. Da quel momento anche i colori della notte saranno diversi.
Dario Gigli è nato a Taranto il 3 agosto del 1983. Nel 2006 consegue la laurea in Lettere moderne ad indirizzo storico-geografico, con una tesi in storia greca antica, presso l’Università degli studi di Ferrara. Nel 2004 fa il suo esordio letterario pubblicando il romanzo storico Taras (Este Edition, Ferrara). Nel 2012, con il romanzo Il vento di Dio, viene selezionato come miglior opera per la Regione Trentino Alto Adige – Trento e partecipa alla finale nazionale del Premio letterario RAI “La giara”. La fabbrica di plastica è il suo sesto romanzo. Attualmente vive e lavora a Ferrara.

mercoledì 25 settembre 2019 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro di Elena Bianchini Braglia

Edizioni Terra e Identità, Modena, 2019
Introduce Alessandro Gulinati – APS Pro Loco Ferrara
Francesco V non è l’uomo dei nostri tempi. Questa è l’accusa che maggiormente ricorre, la frase più usata e abusata dagli avversari politici dell’ultimo Duca di Modena. Ribaltata in elogio dai suoi sostenitori. Da qualunque parte lo si guardi, è questo il tratto saliente di una personalità coraggiosamente ancorata a principi che sembrano superati, a difesa di un mondo che nel corso dell’Ottocento cola a picco. Per questo Francesco V diventa un simbolo, un punto di riferimento. La sua fama supera i confini modenesi per diffondersi in tutta Europa. Sconfitto, abbandonato persino dalla sua amata Austria, rimane forte, saldo in quei valori che considera eterni e che non è disposto a barattare. Attraverso la figura de L’ultimo Duca, superate le polemiche tra vincitori e vinti, si assiste al passaggio di un’epoca. E si conosce una Modena capitale estense, protagonista, con il suo attivissimo gruppo di intellettuali e le sue celebri riviste, di una pagina di storia europea.
Elena Bianchini Braglia, direttrice della rivista Il Ducato, da molti anni si occupa di storia Estense, e oltre a saggi in atti e miscellanee, ha pubblicato numerosi volumi di argomento storico e monografie biografiche femminili. Tra le diverse pubblicazioni: Adelgonda di Baviera (TeI 2003); Maria Beatrice Vittoria. Restaurazione e risorgimento tra Estensi e Savoia (TeI 2004); O regina o santa, Maria Beatrice d’Este, l’unica italiana sul trono d’Inghilterra (TeI 2005); Il esilio con il Duca, la storia esemplare della Brigata Estense (TeI 2007); Anna e lo Sfregiato, una principessa estense nella Francia delle guerre di religione (TeI 2010); Le origini della casta, il Risorgimento del malaffare (CSR 2011), 28 giugno 1914. Ferdinando e Sofia, la morte dell’Europa (CSR 2014), Le lacrime della Beata, il miracolo di Beatrice d’Este (TeI 2016).
A cura di APS Pro Loco Ferrara, nell’ambito di Aspettando… Autunno Ducale 2019 – Va edizione

 giovedì 26 settembre 2019 ore 17

​Déjà-vu. Presentazione della raccolta poetica di Patrick McGuinness

Cura e traduzione di Giorgia Sensi

Prefazione di Giorgia Sensi e postfazione dal titolo ‘Scrittura e confini’ di Patrick McGuinnessInterno Poesia Editore, 2019Dialogheranno con la curatrice Angelo Andreotti e Giuseppe Ferrara.Poesie scelte edite e inedite, e qualche brano in prosa tratto dal memoir di McGuinness Other People’s Countries.Patrick McGuinness è nato in Tunisia nel 1968 da madre belga di lingua francese e padre irlandese di terza generazione; scrive in inglese ma considera il francese ‘quasi’ la sua lingua madre, è professore di letteratura francese e letterature comparate all’Università di Oxford, e Fellow di St. Anne’s College. Divide il suo tempo tra Oxford, dove lavora, e Caernarfon, nel Galles settentrionale, dove vive, in famiglia parla gallese. Poeta, romanziere, saggista, critico letterario, traduttore, editor, accademico, ha pubblicato, oltre la saggistica e le pubblicazioni accademiche, diverse opere di poesia e narrativa. In Italia sono state pubblicate le raccolte poetiche (“I canali di Marte”, Mobydick 2006; “L’età della sedia vuota” (Jilted City), “Il ponte del sale”, 2011, tutte a cura e traduzione di Giorgia Sensi. La versione italiana del romanzo “Throw Me to the Wol ves” è uscita per l’editore Guanda col titolo “Gettami ai lupi”. Nel 2009 è stato nominato Chevalier dans l’Ordre des Palmes Académiques dal governo francese per meriti verso la cultura francese.

Incontro con l’autore venerdì 27 settembre 2019 ore 16,30

Carmen Capatti. Una vita per gli altri

Presentazione del libro di Daniele Civolani e Marco Turchi

Faust Edizioni, collana ‘Historiando’, 2019
Ne parlerà con gli autori Sergio Gessi (direttore responsabile del quotidiano Ferraraitalia.it).
Interverranno Gaetano Sateriale e Alessandra Chiappini.
L’evento vedrà la partecipazione straordinaria di Carmen Capatti.
Sarà presente l’editore Fausto Bassini.
Carmen Capatti, nata a Massa Fiscaglia (Ferrara) il 14 luglio 1929, è stata una protagonista della straordinaria stagione che ha riscritto la storia della nostra provincia nella seconda metà del Novecento. La sua testimonianza è raccolta nelle interviste a Daniele Civolani, completate con il contributo di Marco Turchi, infine integrate con citazioni e note allo scopo di meglio inquadrare il contesto e di cucire la sequenza degli avvenimenti narrati in prima persona.
«Siamo consapevoli di avere avuto alle spalle una generazione di dirigenti politici e sindacali di grande valore. Il racconto che ce ne dà Carmen Capatti in questo libro-testimonianza è, insieme, un affresco collettivo dettagliato e un percorso di militanza individuale continuo e coerente in cui si mescolano conoscenza diretta, capacità di dialogo e coerenza». Dalla prefazione di Gaetano Sateriale
«Metti a fuoco quel periodo della nostra storia facendoci da guida, e ce lo racconti attraverso il tuo sguardo limpido, cristallino come gli occhi primaverili dei tuoi novant’anni, perché non si possa fraintendere com’era, e perché noi, arrivati dopo, possiamo conoscere l’unità di misura di quel tempo e di quella vita, senza scordarcene» Dalla postfazione di Alessandra Chiappini
Daniele Civolani si laurea in lettere a Bologna nel 1970. Insegna come maestro prima e come docente di lettere e di sostegno nella scuola secondaria di primo grado sino al 1985, quando diventa preside. Sino al termine della carriera scolastica si occupa di didattica speciale per l’inclusione di bambini disabili, nomadi e ospedalizzati. Dal 2006 al 2016 è presidente della sezione provinciale ferrarese dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Tra le sue pubblicazioni si ricordano “Sklavin. Storia di un deportato nei campi di lavoro” (2000), “Darinka. Una staffetta partigiana” (2007), “Una vita dalla guerra al sindacato: William Pavani” (2015).
Marco Turchi si laurea in filosofia, indirizzo antropologico, a Firenze nel 1974 e in sociologia a Urbino nel 1976. L’anno seguente partecipa a una ricerca del CNR sulle malattie mentali presso il Centro di Igiene Mentale di Perugia. Dal 1978 al 1980 lavora nei Gruppi di Cooperazione Educativa, poi nel Centro di Igiene Mentale di Ferrara. Dal 1981 al 1989 è responsabile dei servizi psichiatrici nel Comitato di Gestione dell’USL 31 di Ferrara e comuni limitrofi. Successivamente riveste incarichi dirigenziali presso l’Amministrazione Provinciale, il Comune e l’ACER di Ferrara. Ha pubblicato diversi contributi sulla storia della psichiatria a Ferrara. Il suo prossimo obiettivo è riportare alla fruizione pubblica la magnifica biblioteca dell’ex Ospedale Psichiatrico di Ferrara.

Incontro con l’autore lunedì 30 settembre 2019 ore 17

Gli ultimi giorni di agosto

Presentazione del libro di Massimo Bocchiola

Il Saggiatore, Milano, 2018
Ne parla con l’autore Gaetano Sateriale
L’estate che finisce evoca il declino della nostra vita. La pianura padana funge da palcoscenico di ricordi, frammenti di vita, suggestioni letterarie che Massimo Bocchiola, autore, poeta e traduttore pavese compone, in questo libro, in una sorta di canzoniere in prosa in cui la vita abbraccia la scrittura.
Massimo Bocchiola ha tradotto opere di alcuni dei maggiori scrittori di lingua inglese, tra cui Kipling, Beckett, Fitzgerald, Pynchon, Kerouac, Foer, Auster e Nabokov. Autore di numerosi interventi critici apparsi su quotidiani e riviste letterarie, ha pubblicato le raccolte di poesie Al ballo della clinica (Marcos y Marcos, 1997), Le radici nell’aria (Guanda, 2004) e Mortalissima parte (Guanda, 2007); e vari saggi fra cui Mai più come ti ho visto (Einaudi, 2015)
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

 

Annunci
mostra

Mostra documentaria di Chiara Forlani

Da sabato 21 settembre a venerdì 11 ottobre 2019

Biblioteca Giorgio Bassani Via G. Grosoli, 42 (Barco) Ferrara

Esposizione di documenti

“Da molti anni questa vicenda premeva dentro il mio cuore per essere scritta. Era una necessità, ma su di me incombeva uno scoglio insormontabile: troppa storia, troppi sentimenti, troppa intensità. Poi le vecchie carte, le foto, i manoscritti con calligrafie arzigogolate mi hanno presa per mano: ho iniziato e non mi sono più fermata. Questo libro è un omaggio ai miei avi: forti e determinati anche nel mezzo delle tempeste della storia.” Chiara Forlani, 2019
In occasione della presentazione del suo libro La tasca sul cuore, Montag Edizioni, 2019, Chiara Forlani espone presso la biblioteca Bassani una raccolta documentaria di proprietà familiare che ricostruisce una parte della storia della sua famiglia, tra Ferrara, Genova e Rio de Janeiro negli anni Trenta del secolo scorso.

La mostra sarà visitabile nella zona espositiva della biblioteca in orario di apertura dal martedì al sabato dalle 9 alle 13 e martedì, mercoledì e giovedì dalle 15 alle 18.30.

Argomenti vari

Spiritualità

locandina_settdic_2019_light

Conferenze e Convegni martedì 17 settembre 2019 ore 17

​Il Vitruvio Ferrarese e Leonardo da Vinci

Conferenza di Claudio Sgarbi

L’uomo ideale tra eros e morte

Introduce Gianna Andrian
Due pagine del Vitruvio Ferrarese – uno straordinario manoscritto rinascimentale conservato alla Biblioteca Ariostea – contengono due disegni che ci permettono di leggere e guardare con occhi diversi uno dei momenti più incisivi della nostra storia e della nostra immaginazione: quel momento in cui Leonardo da Vinci decise di illustrare l’uomo ideale del Rinascimento, una figura che ora ci accompagna ovunque con una insistenza ossessiva e pervasiva. Eppure l’uomo di Leonardo sembra perfino troppo orgoglioso e troppo bello per essere in grado di comprendere i propri limiti. Sentirsi troppo sicuri e fieri di noi stessi non è forse ciò che ci deve preoccupare oggi? Cosa significa per noi interrogarsi e cercare di capire come e perché questa immagine sia stata creata?
Per rispondere a queste domande Claudio Sgarbi cercherà di descrivere quei due disegni densi di significati, presenti nel manoscritto – forse opera di un umanista educato nello Studio ferrarese e amico fraterno di Leonardo – per mostrare come queste immagini siano specchi che riflettono e distorcono tutto l’amore di cui gioire e tutta la “passione” che l’essere umano deve saper esprimere per sapersi rappresentare.
Claudio Sgarbi, Philosophiae Doctor e Master of Science in Architecture (University of Pennsylvania),  Dottore in Architettura (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), insegna Storia, Teoria e Progettazione in Canada (Adjunct Professor – Carleton University), in Libano (Visiting Professor – LAU),  ed esercita la professione in Italia. I suoi campi di ricerca teorica riguardano l’immagine e il ruolo dell’architetto nella società, la relazione tra filosofia e architettura, le tecniche costruttive e la rilevanza della storia dell’ architettura nel nostro dibattito contemporaneo. Ha pubblicato articoli, saggi e un libro dal titolo: Vitruvio Ferrarese. “De architettura”: la prima versione illustrata (Franco Cosimo Panini Editore, 2004). Le sue sue ricerche, tutt’ora in corso, e le sue scoperte su questo importante manoscritto ferrarese sono state presentate a diversi convegni e sono st ate pubblicate in diverse riviste internazionali. Sta inoltre lavorando a un libro dal titolo: Misconceptions. The Infertile Belly of the Architect. Ha partecipato come progettista a diversi concorsi nel mondo e compie ricerche ed esperienze in diversi settori dell’arte. www.claudiosgarbi.com
Al termine dell’incontro in Sala Ariosto sarà inaugurata la mostra curata da Mirna Bonazza.
Con il patrocinio di Comune di Ferrara, Regione Emilia Romagna, Ctg Blu Start, Caschi Blu della Cultura, AlimentiAmolArte.

Conferenze e Convegni mercoledì 18 settembre 2019 ore 17

I Camerini di Alfonso I d’Este

Conferenza di Cecilia Vicentini

Coordineranno Nicoletta Zucchini e Federica Graziadei
Alfonso I d’Este,terzo duca di Ferrara fra il 1505 ed il 1534, raccolse nel suo appartamento nel castello della città un nucleo di dipinti di inestimabile valore realizzati da Tiziano, Giovanni Bellini e Dosso Dossi, tutti a tema bacchico e strettamente legati a fonti letterarie classiche. Le stanze del duca, note come i Camerini d’Alabastro, hanno attirato negli ultimi anni l’attenzione di molti studiosi spinti a comprendere il complesso programma iconografico sotteso al ciclo pittorico ma anche a ricostruire le dinamiche collezionistiche successive alla devoluzione del 1598, da quando cioè le opere da Ferrara presero strade diverse fino a comparire oggi in diversi musei del mondo.
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Incontro con l’autore giovedì 19 settembre 2019 ore 17

Il viaggio in Germania

Presentazione del libro di Barbara Rosenberg

Tralerighe editore, 2018
Prosegue il progetto SLOW READING dell’Associazione culturale Olimpia Morata presente l’autrice che reciterà alcuni brani, essendo anche un’ottima attrice teatrale.
Francesca Mariotti dialogherà con lei ed affronterà il tema della Shoah per le generazioni che non l’hanno vissuta, ma che ne sono inevitabilmente ancora coinvolte dalla storia.
“Nonno, perché Hanukà è la festa della luce?” “Che significa Yiddish?” “Cosa sono le Leggi Razziali?” Questi e altri interrogativi accompagnano il viaggio in Germania della giovane protagonista. Siamo nell’estate del 1986 e il Paese è ancora diviso. L’itinerario, a bordo di una Tipo bianca, si snoda tra Heidelberg e Magonza, tocca Francoforte e Colonia, raggiunge Brema e si conclude ad Hannover. La Memoria è il filo conduttore del romanzo: Barbara conoscerà finalmente la storia di nonno Wolfgang, ebreo fuggito da Hannover nel ’35 e perseguitato anche in Italia a causa delle Leggi razziali. Affascinata dalla cultura ebraica, sentirà per la prima volta di avere delle radici. Allo stesso tempo, coltiverà un forte legame con la nonna, una donna intelligente, che alterna discorsi serie a battute in dialetto pugliese e riconoscerà in lei il suo ideale femminile.
A cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata

Conferenze e Convegni venerdì 20 settembre 2019 ore 17

Benedetto Croce, maestro di libertà

Conferenza di Maurizio Villani

Presenta Roberto Cassoli
La relazione affronta il tema della concezione crociana della libertà, affrontandola sia dal punto di vista filosofico, sia dal punto di vista della storia e della consapevolezza di una crisi profonda della civiltà europea. La fine degli anni Trenta del Novecento, come hanno sottolineato gli studi più recenti su Croce, rappresenta un momento di svolta nel pensiero del filosofo napoletano. Sono gli anni in cui Croce prende sempre più le distanze dalle teologie della storia di matrice idealistica e avverte la necessità di rifondare su basi nuove “una teoria speculativa della libertà”. Questa riflessione, sempre più venata di pessimismo, passa attraverso confronti, in Italia con le tesi di Salvemini, di Gramsci, di Einaudi, in Europa con le considerazioni di Thomas Mann e di Husserl.
Croce chiede alla filosofia, “in mezzo a un mondo in tempesta”, gli strumenti concettuali per analizzare le ragioni della progressiva scissione tra libertà e storia verificatasi nel corso del Novecento. Solamente se questa scissione viene superata e se la libertà torna a calarsi nella realtà storica, allora essa non resterà una mera astratta idea regolativa, ma tornerà ad essere il principio costituente della storia.
Per il ciclo “Maestri”, a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia contemporanea  di Ferrara

geopolitica

La nuova via della seta

Con alle spalle il primo lustro di storia, la Belt and Road Initiative è entrata ora in una nuova fase di sviluppo, in alcuni casi anche di adeguamento in risposta alle problematiche e alle critiche emerse.

Laureato in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano, Diego Angelo Bertozzi si occupa da tempo della storia e dei più recenti sviluppi della Cina. In relazione alla Belt and Road Initiative ha collaborato con il Centro Europa Ricerca di Roma alla realizzazione del rapporto La Nuova Via della Seta: impatto sugli scambi internazionali e opportunità per l’Italia. Collabora con diversi siti e riviste specializzate in relazioni internazionali.

La Nuova Via della Seta.
Il mondo che cambia e il ruolo dell’Italia nella Belt&Road Initiative
,
di Diego Angelo Bertozzi, Diarkos, pp. 256, € 17

viadellaseta

lavoro, scuola, Società

Scuola e lavoro

A suo tempo (1994) facemmo una ricerca per conto del comune di Bondeno:

Non mancano altre opere (alcune citate in questo lavoro) che trattano di scuola e occupazione; ma nessuna si incentra in modo specì-fico sul territorio di Bondeno. Ora, se è vero che il problema dell’occupazione, così come quello scolastico, hanno le loro radici nella realtà nazionale è anche vero che, di fatto, i giovani frequentano le scuole più vicine al loro luogo di residenza e (come dimostra la ricerca) ambiscono ad un lavoro che non li sradichi dal loro ambiente. In questa situazione avere un quadro il più possibile dettagliato dell’offerta scolastica e occupazionale (spesso solo superficialmente conosciuta) della propria zona risulta di fondamentale importanza per evitare scelte che portino all’abbandono scolastico o ad un affollamento in settori lavorativi già saturi. Questo è tanto più vero di questi tempi, in cui ricorre spesso la parola “flessibilità” che richiede una preparazione culturale e tecnica sempre meno legata a curricoli “lineari”. Che si voglia o meno accettare questa sfida e i suoi presupposti, una politica di “orientamento” è necessaria, e ogni strumento che aiuti la componente scolastica e quella occupazionale a conoscersi meglio reciprocamente non può che favorirla.
E in quest’ottica che l’Amministrazione Comunale si è mossa, contribuendo in maniera determinante alla pubblicazione di questa ricerca, che si rivolge non solo a enti e associazioni di settore, ma anche al privato cittadino desideroso di conoscere meglio la realtà in cui vive.
COMUNE DI BONDENO Assessorato P.l.

ne trovate breve estratto al link

https://it.scribd.com/document/369347507/Capitolo-III

Se a qualcuno interessano grafici e tabelle posso renderle disponibili su dropbox.

politica

Adriano Olivetti

Conferenze e Convegni venerdì 13 settembre 2019 ore 17

Adriano Olivetti: la concretezza dell’utopia

Conferenza di Paolo Veronesi

Presenta Tito Cuoghi
Adriano Olivetti è stato un personaggio senz’altro eccentrico nel panorama intellettuale italiano. Egli ha incarnato peraltro profili assai diversi: è stato un industriale innovatore e di successo (nonché di fama mondiale); un particolare cospiratore antifascista; un editore e organizzatore culturale; un saggista; un urbanista all’avanguardia; un pensatore di nuovi e originali assetti istituzionali proprio nel momento in cui in Italia si avviava il dibattito costituente e se ne verificavano le prime implementazioni. Insomma, un intellettuale che – assieme alle utopie – inseguiva la loro concreta realizzazione. Riscuotendo successi ma anche clamorosi insuccessi. Nell’incontro si rifletterà sui profili originali del suo pensiero e del suo approccio ai concreti problemi sociali della realtà italiana con la quale andava confrontandosi, dedicando attenzione soprattutto alle sue riflessioni di carattere istituzionale e al particolare m odello di organizzazione politica, statale e territoriale che egli andava – inascoltato – propugnando.
Paolo Veronesi è Professore di Diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. E’ autore di monografie, di curatele e di numerosi articoli sulle principali riviste di diritto pubblico e costituzionale. E’ Condirettore delle riviste giuridiche “Studium Iuris” e “Genius”. Fa parte del Comitato scientifico del Forum sul BioDiritto dell’Università di Trento e della redazione della rivista on-line “BioLaw Journal – Rivista di biodiritto”.
Per il ciclo “Maestri”, a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia contemporanea  di Ferrara

libri, storia

James Gregor

Come ebbe a scrivere Giuseppe Prezzolini, presentando il saggio “L’ideologia del fascismo”, edito da “Il Borghese” nel 1974, l’opera di Gregor confermava come “Il ‘totalitarismo’ , sia comunista che fascista, non è stato l’opera di dementi o di malvagi (anche se vi sono stati fra comunisti e fra fascisti dei dementi e dei malvagi); ma bensì di pensatori politici che hanno avuto tanto una certa logica nella critica dello Stato liberale quanto una certa inventiva nel proporre (e talora attuare) istituzioni nuove”.

Su questa linea Gregor arriva a identificare nel fascismo “un tipo estremo di movimento rivoluzionario di massa”, qualificato dalla sua aspirazione “ad impegnare la totalità delle risorse umane e naturali di una comunità storica per lo sviluppo nazionale”, espressione di un “movimento di modernizzazione”, impegnato a dare “una possibile risposta ai problemi politici e sociali che accompagnano gli sforzi di una nazione sottosviluppata per uscire dalla sua situazione e conquistare un ‘posto al sole’”.

Con analisi del genere il docente di Berkeley non poteva non essere costretto a scontrarsi , in Italia, con il conformismo della nostra editoria, trovando, d’altro canto, attenzione e disponibilità d’ascolto da parte del mondo culturale non-allineato. L’editore Giovanni Volpe gli dà spazio. In occasione del centenario mussoliniano (1983) Gregor è tra i relatori del convegno su “l’Italia tra le due guerre”, con una prolusione dedicata a “Mussolini e la Storia”, nella quale – senza nulla concedere ai facili nostalgismi ma neppure alla retorica corrente – evidenzia il valore universale dell’esperienza fascista, esempio di un autoritarismo moderno, nel quale Mussolini appare come il capostipite di una ideologia “social-nazionalista” sviluppatasi ben oltre i confini italiani e ben al di là del Ventennio.

L’idea di fondo, su cui Gregor lavorerà per anni, è che il fascismo arrivò, nel dopoguerra a segnare la scena politica internazionale: dal cosiddetto “socialismo africano” al “socialismo arabo”, con personaggi del calibro di Gamal Abdel Nasser, fino a toccare l’Asia, con le politiche di modernizzazione ed industrializzazione di Taiwan, Singapore e della Corea del Sud, sotto l’egida di regimi autoritari, a guida carismatica, interessando persino l’esperienza della Cina post maoista.

Al termine di questo rapido excursus rimane il rammarico che molte delle opere di Gregor, peraltro pubblicate dai maggiori editori di letteratura accademica degli Stati Uniti (Princeton University Press, Stanford University Press, Yale University Press e California University Press) non abbiano trovato, nel nostro Paese, adeguata attenzione, segno di un conformismo duro a morire, rafforzatosi negli ultimi anni, che bene si sposa con un certo provincialismo nostrano. Per il valore e l’originalità delle analisi l’opera di Gregor resta comunque come una preziosa eredità a disposizione soprattutto delle giovani generazioni di studiosi e della cultura anticonformista: un’eredità da non disperdere, nel nome di uno studioso a “stelle e strisce” che della storia d’Italia aveva capito molto di più rispetto a certi paludati intellettuali nostrani.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/fuor-di-retorica-e-nostalgie-in-ricordo-dello-studioso-statunitense-james-gregor

https://www.amazon.it/Panunzio-sindacalismo-fondamento-razionale-fascismo/dp/1291928480/ref=sr_1_7?adgrpid=54203585218&gclid=EAIaIQobChMInsq__-DF5AIVD853Ch1h-w88EAAYASAAEgKISvD_BwE&hvadid=255217546288&hvdev=c&hvlocphy=20534&hvnetw=g&hvpos=1t1&hvqmt=e&hvrand=12000157834854515973&hvtargid=kwd-304172150572&hydadcr=28432_1717411&keywords=a+james+gregor&qid=1568101841&s=gateway&sr=8-7

 

scuola

Dibattito sulla scuola

Il dibattito sulla scuola, che attrae di solito molta meno attenzione di quanto meriterebbe, si è arricchito di recente di un interessante contributo di Ernesto Galli della Loggia (L’aula vuota. Come l’Italia ha distrutto la sua scuola, Marsilio, 2019), che è allo stesso tempo un saggio abbastanza documentato sulla storia della crisi della scuola italiana e un pamphlet in cui le idee dell’autore sul tema (ma anche sulla politica italiana e sulla cultura in generale) sono esposte con il consueto vigore..

 

Tra le tesi esposte in questo libro condivido innanzitutto ’ l’affermazione   del ruolo centrale svolto dalla scuola nella vita degli Stati in generale e, in particolare, ’ postunitaria. Scrive Galli della Loggia (p.14):

[…] nei decenni successivi all’Unità, mentre l’analfabetismo veniva sia pur lentamente riducendosi, furono essenzialmente l’istruzione superiore e l’università a fornire alla giovane nazione le élite necessarie alla sua crescita. E fu così che, già dalla fine dell’Ottocento, l’Italia poté contare su ottimi ingegneri, matematici illustri, filologi, medici ed economisti di vaglia. Le prime reti moderne che si videro nella Penisola – quella ferroviaria e quella dell’elettricità – furono realizzate in larghissima misura da persone formatesi nella scuola italiana.

 In questo brano sono implicitamente individuati due fini della scuola: ’ e trasmissione di competenze tecniche utili nel lavoro e la formazione delle élite.

Galli della Loggia sottolinea però giustamente che la scuola deve innanzitutto e soprattutto avere un altro fine: preparare alla vita, dotando i giovani (tutti i giovani per i quali è possibile farlo) di una cultura generale che permetta loro di uscire dalla propria particolarità e di mettersi in relazione con il mondo passato e presente, con tutti i suoi pensieri, i suoi protagonisti e i suoi fatti, raggiungendo così una pienezza di vita altrimenti impossibile (p. 12).

Condivido pienamente anche il giudizio sullo  stato disastroso della scuola italiana. Credo che chiunque abbia avuto modo di confrontare le conoscenze di chi oggi arriva  all’università  con quelle degli studenti di alcuni decenni fa non possa non avere verificato un terribile regresso culturale. La scuola italiana non solo non è più in grado di formare le élite (credo che il livello dei dibattiti parlamentari lo mostri ampiamente), ma non assicura alla grande maggioranza di chi termina gli studi secondari né un minimo di alfabetizzazione scientifica né la capacità di inquadrare gli eventi nel tempo e nello spazio e neppure una ragionevole padronanza della madrelingua.

Di fronte a questo disastro, occorrerebbe che  l’opinione pubblica, e in particolare gli intellettuali, dessero vita a un serio dibattito al fine di individuare possibili rimedi. Va quindi respinta con forza – ecco ’altra tesi importante del libro –  purtroppo oggi vincente, che sia di pertinenza esclusiva di un gruppetto di addetti ai lavori. Non esiste un tema di interesse più generale e meno specialistico della scelta degli strumenti culturali da trasmettere alle prossime generazioni (anche se, naturalmente, possono essere utili specialisti di pedagogia per decidere come farlo nel modo più efficiente). Galli della Loggia descrive con efficacia la deriva burocratico-pedagogica che ha ridotto la scuola nelle miserevoli condizioni attuali. Già altri, in molte occasioni, hanno descritto  del crescente carico burocratico degli insegnanti e il linguaggio incomprensibile e insensato usato dai burocrati ministeriali, ma in questo libro si viene a conoscenza di esempi nuovi, che superano  le già nere aspettative del lettore

Contro la Pedagogia,  la pseudo-scienza che sforna conformisti

festival, Letteratura

Festival letteratura

Un paio d’anni fa venni coinvolto dalla redazione Spettacoli-Cultura de La Voce di Mantova per seguire taluni eventi del Festival Letteratura; visto che mi fu chiesto di scegliere misi in cima alla lista degli ospiti Charlotte Rampling, poi altri che non fossero i soliti scrittoruncoli engagés o vegliardi premi Nobel: Dio me ne scampi sempre. Ricordo bene, dalla bella poltroncina in prima fila, la delusione. Nessun cenno, anzi fastidio alla mia domanda su Il portiere di notte, film di Liliana Cavani del 1974, condiviso avec sir Dirk Bogarde. Nulla, argomento tabù perché toccava stare al tema, al protocollo, ovvero alla sua edulcorata autobiografia; sottostare a un ridicolo bon ton soporifero idoneo alle vecchie abbonate col ventaglio sedute finte attente lì davanti. Ecco cos’è che non mi piace – da sempre – del Festival, quella cosa che è tutta rappresentanza (nemmeno Rappresentazione, Arthur) e pantomima culturale, ricostruzione spiritosa e applausi comunque. A memoria non ricordo un fischio o qualche casino agli incontri, fratture scomposte, un gesto dada, polemiche, crisi, intemerate, bagarre, uno che abbandonasse il palco incazzato mandando a cacare il pubblico. Macché, l’atmosfera resta sempre sterilmente piacevole, noiosamente edificante, da conversazione-marchetta al caminetto e da blasonata “Società civile”. “Organizzazione perfetta” s’usa dire a ragione, solo che tipo a me dell’organizzazione interessa poco e niente, mi basterebbero pensieri stupefacenti. Così mi tornano in mente le parole del Rien va di Landolfi, trasformate poi da Carmelo Bene: “Non si può fare letteratura con la letteratura, non si può fare della musica con la musica, non si può fare del cinema col cinema così come non si può vivere con la vita. Bisogna fare altro, dov’è questo altrove in cinema?” E nei festival? aggiungo io.

La polemica. Contro il conformismo dei festival letterari

autori, Letteratura

Il materiale e l’immaginario

Adesso il libro di testo che usavo io per insegnare al Liceo viene usato per preparare l’esame universitario di Italiano

Edizione Rossa in 5 volumi
l. Dall’Alto medioevo alla società urbana
2. La società dell’antico regime
3. La crisi dell’antico regime. Riforme e rivoluzioni
4. Società e cultura della borghesia in ascesa
5. La società industriàle avanzata: conflitti sociali e differenze di cultura
Edizione in 10 volumi
1/2. La società agraria dell’Alto medioevo.
La cultura della società feudale
3. La società urbana
4. La società signorile
5. La società dell’aritico regime
6. La crisi dell’antico regime. Riforme e rivoluzioni
7. Società e cultura della borghesia in ascesa
8. La società industriale avanzata: conflitti sociali e differenze di cultura
9. La ricerca letteraria e la contemporaneità
10. Strumenti
I. Termini, concetti, problemi di metodo
Il. Percorsi di letteratura

https://www.amazon.it/materiale-immaginario-laboratorio-letteratura-superiori/dp/8820114003