storia

Storia in viaggio

Ci sarà tempo sino a venerdì 2 agosto per iscriversi a Storia in Viaggio. Dall’Istria a Fossoli, la seconda edizione del viaggio della memoria promosso dalla Fondazione Fossoli e rivolto a tutta la cittadinanza. L’iniziativa si svolgerà nel mese di ottobre, e le tappe toccheranno il confine orientale italiano, tra Trieste e le zone adiacenti, sulle tracce dell’esodo giuliano-dalmata, che così direttamente ha coinvolto anche la storia del Campo di Fossoli e del territorio di Carpi, con la storia del Villaggio San Marco.
L’iniziativa si inserisce nella promozione, fatta nel corso del 2019 in Istria, della mostra fotografica di Lucia Castelli ‘Italiani d’Istria. Chi partì e chi rimase’, prodotta dalla Fondazione Fossoli.
Per tutta la durata del viaggio sarà presente la storica Maria Luisa Molinari, insegnante e Dottore di ricerca in Storia contemporanea, i cui studi si concentrano prevalentemente sulla storia del confine nord-orientale italiano del Novecento, con particolare riguardo all’esodo giuliano-dalmata, cui ha dedicato le tesi di laurea e di dottorato. È inoltre autrice di una monografia sul Villaggio San Marco, a Fossoli di Carpi, per la collana Quaderni di Fossoli.

La Fondazione Fossoli si avvale inoltre della preziosa collaborazione dei ricercatori dell’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia (IRSREC): Gloria Nemec, docente e ricercatrice di Storia sociale, ha affrontato in svariate pubblicazioni i processi collettivi che interessarono le popolazioni della zona alto-adriatica e i relativi lasciti di memorie. Franco Cecotti, ricercatore storico, ha pubblicato circa 40 saggi sulla storia dei confini, l’emigrazione italiana, le condizioni dei civili durante la prima guerra mondiale, la didattica della storia.

l viaggio sarà anche arricchito dalle parole di diversi testimoni, tra cui Fiore Filippaz, che accompagnerà i partecipanti nella a Padriciano, mentre la visita al Magazzino 18 di Trieste sarà condotta dal Direttore Piero Delbello.
Per ulteriori informazioni consultare il sito www.fondazionefossoli.org la pagina Facebook e il profilo Instagram Fondazione Fossoli.

Fai clic qui per vedere lo slideshow. 

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libri

Il maschio selvatico

Il futuro è delle donne, più intelligenti, più sensibili, multitasking… Quante volte avete sentito questi refrain? Lo psicoterapeuta Claudio Risé parla di «character assassination del genere maschile». E di «una vasta campagna di denigrazione tesa a distruggere credibilità e reputazione di un intero gruppo sociale ». Come è potuto accadere? E come se ne esce? Lo specialista lo spiega in Il maschio selvatico 2 (Edizioni San Paolo), un saggio rieditato e aggiornato che da 23 anni è un cult book e che, ora che il delitto è sotto gli occhi di tutti, pone nuove domande e offre nuove risposte. Di seguito, cinque spunti.

Perché rimpiangere il maschio selvatico? L’uomo ha cominciato a star male, fisicamente e psicologicamente, dice Risé, quando si è allontanato dalla natura, sposando uno stile di vita robotico. Il “selvatico” teorizzato da Risé è invece capace di un appassionato rapporto con l’ambiente incontaminato, «non per ragioni estetiche o di performance sportiva» ma perché vi trova «pienezza e benessere fisico, spirituale e creativo». L’allontanamento dalla wilderness avrebbe minato anche i rapporti fra i sessi: «Nelle antiche saghe, il selvatico vede la fanciulla in una radura, se ne innamora e la prende sul suo carro: questa immediatezza oggi è aborrita dentro relazioni costruite dalla A alla Z, intellettualizzate, mentre l’amore è la scoperta dell’altro dentro di te, è il bosco dove scopri la bambina a cui vuoi bene».

Perché parlare del maschile è diventato “politicamente scorretto”?

Quando nel 1992 Risé pensò il suo primo Maschio Selvatico, molti provarono a dissuaderlo. «Un editore mi suggerì di scrivere piuttosto un libro sul pene, poiché le performance sessuali potevano ancora interessare il sistema mediatico» ricorda. Ma qual è lo specifico maschile che disturba? La risposta fa riflettere: «I moderni sistemi economici e politici hanno spinto le donne nel mondo del lavoro per poterle sfruttare e pagare poco. Per indurle all’affermazione, era necessario costruire l’immagine di un uomo predatore e distruttivo, da demolire. In quest’ottica, il maschio selvatico imbarazza perché non è aggressivo e cade innamorato delle donne».

Perché il maschio contemporaneo è insicuro e debole?

Oggi l’uomo è “il colpevole”, deve chiedere scusa, è un mostro o un cretino, a prescindere. I ragazzi non scrivono più sui muri “Jessica ti amo” ma “Jessica ti chiedo perdono”. «La cultura della colpa» spiega Risé «è comoda anche per i maschi, i quali, chiedendo scusa, possono dirsi che è tutto a posto e accantonare la responsabilità di mettere a fuoco il loro progetto di vita e di relazione».

Le pratiche sessuali definiscono davvero l’identità di una persona?

Mentre avanzano nuove teorie di genere e lo scienziato Umberto Veronesi ha sostenuto che saremo tutti bisessuali, in molte scuole italiane si è eliminata dai moduli la dicitura “madre e padre” a favore di identità neutre come “genitore 1 e genitore 2”. «Si fa confusione tra identità e orientamento sessuale », accusa Risé, «il genere è fondativo dell’identità della persona, le pratiche sessuali sono una cosa diversa». Nell’azzerare le differenze, a partire dal linguaggio, stiamo forse ingabbiando le identità in schemi che escludono la ricchezza espressiva, affettiva e spirituale, dei maschi in particolare?

Potremo davvero fare a meno dei maschi? Qualcuna aspetta questo momento con trepidazione: presto, la donna gestirà totalmente la maternità con la fecondazione artificiale e sarà la disfatta totale del maschio, relegato a facchino, giardiniere, uomo di fatica. Ma siamo sicuri che il mondo funzionerà meglio?

«Il maschile e il femminile sono aspetti presenti dentro di noi, non possiamo distruggerli senza creare un disastro nella psiche. E non è vero che i figli senza padre stanno benissimo, gli studi in proposito affrontano archi temporali brevi, sono organizzati su base volontaristica e non sono attendibili» assicura Risé. «Buona parte della propaganda sulla maternità senza padri è spinta dagli interessi delle società di ingegneria genetica e biotecnologica».

Infine, una postilla sulle donne. Oltre al “maschio selvatico” si sono perdute anche Le donne selvatiche, titolo di un libro scritto dal professore con la moglie Moidi Paregger, sempre per le Edizioni San Paolo. «Le donne che seguo in analisi non sono gratificate, né rinfrancate dal sistematico assassinio del maschile» osserva Risé. «Da millenni, l’evoluzione si basa sulle buone relazioni fra i due generi». (Da Io Donna)

http://www.barbadillo.it/39895-lintervista-claudio-rise-maschile-e-selvatico-uguale-politicamente-scorretto/

biblioteca, Letteratura

Festival letteratura

GIOVEDI 18 LUGLIO 2019
ORE 21.00

presso la Biblioteca Comunale “G. Pederiali”
Via della Rinascita 6/2, Finale Emilia (MO)

IL FESTIVALETTERATURA
DI MANTOVA
SI PRESENTA

Simonetta Bitasi
presenta le proposte
e i libri di autori ospiti
della XXIII  edizione
del  Festivaletteratura di Mantova
(4 – 8 settembre 2019)

 

Per info:
Biblioteca “G. Pederiali”  tel: 0535.788331
e-mail: biblioteca@comune.finale-emilia.mo.it

   

ORARIO ESTIVO
DA LUNEDI 10 GIUGNO 2019
Lunedì 15.00-19.00
Martedì  9.00-13.00
Mercoledì  9.00-13.00 15.00-19.00
Giovedì  9.00-13.00 15.00-19.00
Venerdì  9.00-13.00
Sabato  9.00-13.00

 

   

 

 

 Biblioteca
Comunale di Finale
Emilia
Viale della Rinascita 6/2,
41034 Finale Emilia (MO)
Tel. 0535/788331
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Il libro per l’estate

Anche quest’anno si snoda in tutta Italia, sotto forma di festival del libro o affini, la festa itinerante della Sinistra da passeggio. Durerà per tutta l’estate e porterà in processione la Santissima Trinità, che quest’anno ha la doppia faccia di Carola e di Greta, e al centro la faccetta nera del Migrante. Mi riferisco a quel circuito di feste patronali sub-politiche che sono i festival del libro, del cinema, del teatro, della musica, del pensiero che in realtà sono la versione estiva e live del talk show televisivo delle altre tre stagioni. Uno crede che finalmente con l’estate s’interrompe quella noiosa tiritera, quel copione fisso di luoghi comuni, anime belle e malvagi razzisti che sente ogni sera in tv per nove mesi, e finalmente va all’aperto, coi calzoncini corti e l’infradito, e tra il mare e il sole cambia vita. Macché. Una compagnia di giro fatta di scrittori, opinionisti, giornalisti, pensatori, preti da sbarco, artisti da sballo, attori e musicanti, guidata da un collettivo d’impresari culturali a senso unico, occupa le piazze e i cartelloni, egemonizza l’estate italiana in una specie di Festival dell’Unità del nuovo Pci, Politically Correct International.

Il tema è sempre quello: Viva l’accoglienza e le Ong, a morte il razzismo e Salvini, forza stranieri e loro impresari, aprite i porti e le frontiere, come ci piacciono i bambini venuti dal mare o dalla provetta mentre quelli rari, nati dalle mamme italiane, non li reggiamo più. Viva gli uteri in affitto per coppie gay, abbasso la famiglia; viva le religioni altrui, abbasso la nostra, papa escluso, viva i popoli altrui abbasso il nostro, viva i rom abbasso i poveracci di casa nostra, viva l’ideologia No Border abbasso patrie, confini, leggi e tradizioni.

Ma non vi siete seccati, dopo il monotono carosello di menate quotidiane sul video, di sorbirvi le stesse voci dal vivo anche in piazza, per strada, sotto casa? Non c’è concerto estivo senza lo stesso messaggio al popolo tatuato degli estivi e dei bagnanti. Anzi, vergognatevi di fare il bagno mentre c’è gente che cerca di sbarcare in Italia ma l’Orco li respinge, avendo però tutti contro, in Europa, in Africa, nei Palazzi, in tribunale, in mare, in stampa, nell’etere e in ogni luogo. Facciamo un patto? Per ogni migrante che prendiamo se ne va in Africa uno di loro.

Se cercate la sinistra non andate nei covi deserti del Pd, non cercate le ceneri disperse al vento di Renzi, né la voce d’oltretomba dell’ultimo Zombetto che ne ha preso il posto. Cercatela invece in questa specie di Circo Togni dell’Estate militante, solitamente sponsorizzata dalle amministrazioni locali o subappaltata ad associazioni, coop e gestioni collettive comunque affiliate alla Sacra Sinistra Unita. Questo circuito di eventi ha subito negli anni una deriva razziale che prima non c’era: se un tempo era schiacciante la prevalenza di Compagni di Lotta e Ideologia, ora l’epurazione dell’etnia dissidente è capillare ed è senza appello la condanna alla Morte Civile di chi non fa parte dell’Onorata Società di Autori e Impresari della sinistra col bollino rosso. I più furbi invitano un paio di marziani reputati “di destra”, ma studiano l’ora, il luogo, il contesto, la controprogrammazione, il silenzio-stampa per neutralizzarli, in modo da poter dire alle amministrazioni di centro-destra: ma noi siamo pluralisti, abbiamo invitato il 2 per mille di autori destrorsi, addirittura salviniani. Siamo a posto.

Ma si può andare in piazza per vedere esattamente lo stesso spettacolino che vedete in tv, gli stessi coglioni animati che dicono le stesse cose ma dal vivo? Questi festival sono la versione ideologicamente progressista delle feste patronali, il rapporto con gli autori è lo stesso con le statue dei santi, il firmacopie come gli ex voto, la processione tra le piazze, i santini, la focaccia e il gelato. Ecco in versione canicola l’Intellettuale Collettivo da passeggio, il Partito No Border in versione polpo fritto, magari con certificato di beatificazione conseguito in tv nei santuari più rinomati, da Fazio, dalla Gruber, da Formigli, e via dicendo.

Quando a organizzare i festival sono sindaci e organizzatori di centro-destra finiscono in sordina, ignorati dalla Bella Stampa, anche quando hanno successo di pubblico e di qualità. Ignorati o velenosamente sbrigati in quattro righe, nel tentativo di affossarli, discreditarli, gettare ombre o comunque sottostimarli; mentre vedi paginate commosse e osannanti sui festival del versante giusto, con la consueta antica Marchetteria del Corso all’opera sui quotidiani: leggi anticipazioni, posticipazioni, annunciazioni ogni dì. Dibbbattiti, con tante b. Naturalmente sono pochi a cimentarsi nell’impresa, il più delle giunte destrorse per furbizia o per rozzezza si guarda bene dal promuovere la cultura, si tiene alla larga come se portasse sfiga e malattie.

Per carità, nonostante l’uso ideologico-mafioso di alcuni festival, nonostante il rischio di ridurli a corsi estivi di indottrinamento fazioso, ben vengano comunque gli appuntamenti dedicati alla cultura o a quel che si spaccia per tale. Però quando vedi che al posto del libro c’è la Solita Predica del PCI e a parlar di libri ci sono cantanti, attori, comici e istrioni vari, allora ti vien voglia di dire: ma che festival del libro, ci vorrebbe il mare per portarli a fondo. (da La Verità 9 luglio 2019)

http://www.barbadillo.it/83671-il-caso-di-m-veneziani-se-le-rassegne-estive-diventano-feste-dellunita-e-del-buonismo/

Argomenti vari

Imperi di polvere

Imperi di polvere

di byebyeunclesam

La civiltà globalizzata nasce simbolicamente nel 1944 con la conquista americana di Roma, la più antica capitale dell’Occidente. Imperi di polvere, al di là dei falsi miti della storia ufficiale, narra le vicende di agenti CIA che, durante la Guerra Fredda, operano per imporre in Europa il modello culturale americano e l’egemonia linguistica dell’inglese.
Il potere dei Presidenti viene progressivamente annullato consegnandolo ai poteri forti che condizionano le decisioni fondamentali dell’umanità. L’assassinio dei fratelli Kennedy è l’epilogo di un dramma che ci lascia il vuoto di una cultura unica senza senso e senza scopo.
Un romanzo coraggioso, basato su fatti autentici, che svela cose e fatti sconosciuti.

Imperi di polvere,
di Claudio Mauri
Edizioni Solfanelli, pp. 168, € 14

Claudio Mauri ha collaborato dagli anni Ottanta alle pagine culturali di giornali e riviste, in particolar modo a quelle de Il Giornale e il Giorno.
Nel 1982 e nel 1983 ha pubblicato le biografie di due famosi giornalisti: Montanelli l’eretico e Il cittadino Scalfari, entrambe edite da Sugarco. Nel 1992 ha scritto il saggio Le geometrie frattali di Gadda (KOS, n. 87) e nel 1997 è stato finalista al Premio Letterario Arturo Loria con il racconto Il segreto.
Nel 2005 ha pubblicato La catena invisibile (Mursia), romanzo storico basato su testimonianze autentiche e una lunga ricerca documentaria, incentrato sul tema del “fascismo magico”. L’anno successivo sono apparsi i suoi saggi Tre attentati al Duce: una pista esoterica e Aleister Crowley in Italia (in Esoterismo e fascismo, Edizioni Mediterranee, 2006).
Nel 2013 ha pubblicato il libro Milano su una nuvola, una raccolta di poesie dedicate alla sua città, nel 2014 e nel 2015 i testi teatrali Il male viene dal cielo (edito da Tabula Fati, parla della strage di 184 scolari milanesi ad opera dell’aviazione statunitense durante il bombardamento del 20 ottobre 1944) e Il naufragio della notte.

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Vittime

Paolo Giatti, OFFERTA FORMATIVA E OFFERTA OCCUPAZIONALE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI BONDENO, 1994 Di questi tempi sarebbe improponibile: ” E’ oggettivamente una generazione di vittime, a partire dal materialismo pratico, dall’indifferenza a principi stabili come a vite radicate in un luogo ed in destino. Vittime dell’istruita ignoranza in cui sono stati cresciuti, della falsa equivalenza di ogni valore, della tolleranza di tutto senza giudizio di merito, diseducati alla riflessione, inclini al disprezzo per il sacrificio, trascinano la vita in un individualismo massificato il cui esito è il cinismo, la competizione ad ogni costo, la logica dei “vincenti”, la strumentalità e fungibilità dei rapporti” Roberto Pecchioli