Argomenti vari, Società

Anniversari

Insomma: la faccenda Sessantotto è più complessa di come viene raccontata e ricordata. Per fortuna, in questo strano anniversario, è stato pubblicato anche un libro che da ragione di questa complessità. Si tratta de Il Sessantotto. Magie, Veleni & Incantesimi SPA (Solfanelli, Chieti) di Danilo Fabbroni. Un’opera che dà ragione di questa complessità riportando una mole immensa di notizie, nomi e fatti che amplifica a dismisura l’orizzonte del Sessantotto. Non si tratta di un libro complottista: non nomina (né allude ad) alcun «grande vecchio» e, a dir la verità, non parla nemmeno di complotti. Piuttosto, fissa su carta una serie di puntini, lasciando al lettore la facoltà di unirli per far emergere un disegno. Non è quindi, un libro di facile lettura. Tuttavia aiuta a comprendere la complessità e la vastità della realtà sociale e politica nella quale siamo immersi e, di conseguenza, ad evitare manicheismi e semplificazioni eccessive.

 

Al seguente link si può assistere alla presentazione che Danilo Fabbroni ha tenuto presso la Domus Orobica: https://www.youtube.com/watch?v=hPVAV6-oUwU&t=112s

 

Roberto Marchesini

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autori, conferenza

Alla ricerca di maestri

Incontro con l’autore lunedì 21 gennaio 2019 ore 17

La parabola dei tre anelli. Migrazioni e metamorfosi di un racconto tra Oriente e Occidente

Presentazione del libro di Roberto Celada Ballanti

Edizioni di Storia e Letteratura, 2017
Introduce Marcello Girone Daloli
A ciascuno «dirittamente» la propria legge e religione, ma Dio le abbraccia tutte.
La parabola degli anelli ha origini quasi certamente orientali, legate alla Persia e alla cultura islamica; attraverso la porta d’ingresso della Spagna islamica, approda in Occidente intorno al XII-XIII secolo, finendo per contaminare la cultura ebraica e cristiana, come attestano le numerose redazioni tra il 1100 e la metà del 1200. La versione più nota si trova nel Decameron di Boccaccio e, attraverso questa, giunge a Lessing e al dramma teatrale illuminista Nathan il saggio (1779). Il racconto riguarda le tre religioni del Libro – Ebraismo, Cristianesimo, Islam – e reca in sé profonde implicazioni circa l’incontro e il dialogo tra le fedi degne di essere pensate e riproposte nel nostro tempo. Attraverso un rigoroso uso delle fonti, l’autore ricostruisce la storia complessa e ricca di fascino della parabola, analizzandone infine il messaggio di grande attualità.
Roberto Celada Ballanti è professore ordinario di Filosofia della religione e di Filosofia del dialogo interreligioso all’Università di Genova. Autore di moltissimi saggi, tra le sue monografie ricordiamo: Filosofia e religione. Studi su Karl Jaspers (Le Lettere 2012); Dio e il Niente (Morcelliana 2000); Pensiero religioso liberale. Lineamenti, figure, prospettive (Morcelliana 2009).

Incontro con l’autore martedì 22 gennaio 2019 ore 17

C’era un mondo e Luna vi ballava

Presentazione del libro di Gabriel Timò

Aracne Editrice, 2018
Dialoga con l’Autore Anita Gramigna (docente di Pedagogia all’Università di Ferrara)
Luna è una ragazza zingara, con uno spiccato talento per la danza. In un mondo di impenetrabili barriere culturali, liberamente ambientato sul finire dell’Ottocento, fiorisce una storia d’amore dal forte impatto sociale: sposato Rashdi, giovane e ricco mercante, Luna sceglie di lasciarsi alle spalle la propria vita e seguirlo in Occidente, dove dovrà scontrarsi con giudizi e pettegolezzi della società borghese. Dopo quello che sembra essere un disastroso concatenarsi di vicende repentine e avventurose percepisce un richiamo capace di infonderle il potere di evolversi e risvegliarsi. Forse persino quello di concretizzare il sogno di tutti noi, disposti ad ammetterlo o meno: redimerci e tornare a Casa.
Gabriel Timò è nato in Romania nel 1960 e ha studiato Ingegneria geologica e geofisica all’Università di Bucarest. Vive in Italia dal 1990 e dal 1992 a Ferrara, presso la cui Università gli è stato riconosciuto il titolo accademico. Nel tumulto della vita, che dà e prende, ha dovuto riprofilarsi nel ramo ceramico dell’industria. Sotto un forte richiamo creativo, quando la stessa vita gli concede il tempo, dipinge e scrive. Questa è la sua prima fatica letteraria pubblicata, forse un presagio forse un sogno, da quando era al liceo, che si è avverato.

Invito alla lettura mercoledì 23 gennaio 2019 ore 17

RAQUEL DIANA – Teatro 2 – Drammaturghi Uruguaiani

Presentazione del libro tradotto e adattato da Monica Menosse Hutton

Il volume sarà presentato con un’introduzione e alcune informazioni sull’autrice e poi con lettura di piccole scene a carico di Barbara Grande, Ilaria Follegatti, Patrizia Fiorini, Guido Sproccati e Monica Menosse Hutton.
Raquel Diana, nata a Montevideo, Uruguay, dove vive ancora. E’ drammaturga, attrice, regista teatrale ed insegnante. Laureata alla Scuola Municipale di Arte Drammatica di Montevideo. E’ anche insegnante di Filosofia, laureata all’Istituto Artigas. Autrice pluripremiata, le sue opere hanno ottenuto vari premi e riconoscimenti: Ministero della Cultura dell’Uruguay, Premio Florencio, Premio Onetti, AGADU, FUTI, Fondazione Lolita Rubial, Federazione di Teatri Independenti e altri. Le sue opere sono state presentate in Uruguay, Argentina, Brasile, Paraguay, Bolivia, Colombia, Cuba, Perù, Francia, Belgio, Italia, Spagna, Messico, Stati Uniti d’America. Ha frequentato corsi con grandi maestri della drammaturgia mondiale come Mauricio Kartùn e Rafael Spregelburg (Argentina), Luis Masci (Uruguay), Stephan Suschke (Germania), Gustavo Mesa (Cile), Neyde Veneciano (Brasile).
Monica Menosse Hutton, attrice, formatrice di attori di teatro e cinema, regista e traduttrice. Fondatrice e direttrice di Proyectando Cultura, associazione senza fini di lucro, che promuove e gestisce scambi culturali tra Italia – Uruguay – Spagna – Portogallo. Nel corso della sua attività artistica ha lavorato con diverse compagnie teatrali come attrice, regista e produttrice. A Ferrara dirige la compagnia Piccolo Teatro del Sole, con la quale porta in scena la drammaturgia uruguaiana, latinoamericana e spagnola.
A cura di Proyectando Cultura – Intercambios culturales

Invito alla lettura giovedì 24 gennaio 2019 ore 16,30

R. L. Stevenson e l’Isola del Tesoro. Risonanze emotive e temi psicologici nelle opere e nella vita di Robert Louis Stevenson

A cura di Stefano Caracciolo

Prosegue con immutato successo da ben dodici anni il ciclo di conferenze dedicate alla psicologia. In questo secondo incontro il professor Caracciolo si occuperà di un insuperato maestro di romanzi di genere avventuroso e di uno dei libri per ragazzi più celebre di tutti i tempi. Un romanzo di formazione che spalanca una finestra sulla vita umana e sulle sue contraddizioni.
Stefano Caracciolo, medico, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia Clinica – Università di Ferrara / Az.USL di Ferrara. Autore di oltre 150 pubblicazioni a stampa su riviste scientifiche italiane ed estere del settore, nonché di diverse monografie, socio di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Dirige e coordina il Centro Interaziendale per i Disturbi del Comportamento Alimentare.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno Dodicesimo, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Conferenze e Convegni venerdì 25 gennaio 2019 ore 17

Presentazione del programma del ciclo annuale: “Maestri”

A cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Saluto del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani
Presentazione del programma di Fiorenzo Baratelli (presidente Istituto Gramsci)

Seguirà:

Maestro, dove abiti?”, testi a cura di Piero Stefani, letture di Magda Iazzetta, musiche di W. A. Mozart e J. S. Bach, violinista Lucilla Rose Mariotti.
Coordina Anna Quarzi (direttrice dell’Isco)
La chiacchiera dominante fa crescere la domanda di ‘Maestri’. Il ciclo del 2019 sarà dedicato ad un percorso che, dagli antichi ai contemporanei, ci metterà a confronto con la lezione di grandi maestri di saggezza e conoscenza. Mettersi in ascolto di testi classici può essere importante per evitare sia di essere inghiottiti dal passato in modo acritico e passivo, sia per superare un’idea di libertà sradicata e delirante rispetto all’eredità di cui ognuno deve farsi carico dei beni della cultura e della sapienza.

autori, libri, Società

La fine del sacro

Ma nelle riflessioni di Sergio Quinzio (Religione e futuro, ripeto: anno 1962) ci sono molti altri punti che mi hanno costretto a restare con il naso incollato alle pagine polverose.

Sentite qui: «La religione, da cosa virile, è diventata cosa tipicamente femminile, da donnicciole, e i nostri ragazzi considerano un punto d’onore e una prova di maturità disprezzarla».

Ecco, espresso in due righe, un concetto al quale mi capita di pensare quando sento dire che nella Chiesa bisogna dare più spazio alla donna. Ora so che sarò giudicato maschilista, retrogrado e tutto il resto, ma penso che la richiesta di dare più spazio alla donna possa essere avanzata solo da chi non conosce la realtà della Chiesa. Perché oggi nelle parrocchie le donne hanno già spazio, moltissimo, forse  troppo. Non per colpa loro, sia chiaro, ma per colpa di maschi che non ci sono, che sono spariti. E così è difficile negare che sia in atto un processo di femminilizzazione del cattolicesimo.

Ma vado avanti. Riflettendo sulle chiese protestanti, verso le quali è di moda per noi cattolici cercare affannosamente un  dialogo, come se da ciò dipendesse il destino della nostra Chiesa, a un certo punto l’autore afferma che «la sopravvivenza di queste chiese nel mondo contemporaneo è pagata al prezzo della rinuncia alla loro fede, che è stata più o meno ovunque trasformata in generico moralismo liberaleggiante». Ed è vero, verissimo, come si può ben vedere andando a fare un giro nel Nord Europa. Pertanto viene da chiedersi perché noi cattolici dobbiamo tanto ricercare il dialogo con qualcuno che, di fatto, si è spogliato o si sta spogliando della propria fede, e non dovremmo invece cercare di convertire questi fratelli.

Molte altre sarebbero  le pagine da sottolineare. Per esempio quando Quinzio osserva che oggi, non essendoci più la religione, non c’è più neppure l’ateismo (bei tempi quelli in cui religiosi e atei si affrontavano a viso aperto. Oggi, invece, domina purtroppo l’indifferenza, che emerge anche tra coloro che, solo nominalmente, ancora si definiscono religiosi e atei) o quando annota che abbiamo ridotto Dio a un padre di oggi, succube dei figli, togliendogli ogni capacità di giudizio, oppure quando dice che la religione (e qui il pensiero va a tutti i nostri dolciastri teorici dell’ascolto, della tolleranza, dell’apertura) se è davvero tale non è vaga e affettata consolazione, ma «è una cosa potente», assoluta, che riguarda il sangue e la morte.

E che dire dei passaggi in cui l’autore osserva che la religione non produce più nulla? Guardiamo a noi cattolici: non più poesia, non più architettura, non più musica, non più pittura. Solo, al più, scimmiottature o «provocazioni» (parola che piace a chi non ha nulla da dire) o, addirittura, contro-testimonianze (come si vede bene nel caso delle orrende nuove chiese, progettate e costruite per far scappare i fedeli e non per farli entrare).

Mi fermo qui, perché le citazioni sarebbero innumerevoli.

https://www.maurizioblondet.it/ma-la-religione-e-morta/

scuola

Nichilismo

“I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
Le famiglie si allarmano, la scuola non sa più cosa fare, solo il mercato si interessa di loro per condurli sulle vie del divertimento e del consumo, dove ciò che si consuma non sono tanto gli oggetti che di anno in anno diventano obsoleti, ma la loro stessa vita, che più non riesce a proiettarsi in un futuro capace di far intravedere una qualche promessa. Il presente diventa un assoluto da vivere con la massima intensità, non perché questa intensità procuri gioia, ma perché promette di seppellire l’angoscia che fa la sua comparsa ogni volta che il paesaggio assume i contorni del deserto di senso.” È così che inizia L’ospite inquietante, celebre libro che Umberto Galimberti ha dedicato ai giovani e al loro male di vivere modernissimo, che non riesce a essere placato, a meno di non cambiare radicalmente rotta. Filosofo, sociologo, psicanalista, professore, editorialista, Galimberti ha concentrato le sue riflessioni su temi come la società, l’economia, le relazioni, l’amore, il sacro, i rapporti tra scienza e fede, il corpo. Il suo ultimo libro è La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo (Feltrinelli, 2018) dove insegna ai ragazzi (ma anche ai genitori) l’arte di riprendere in mano il proprio tempo, aiuta a sciogliere quel cinismo, quella disillusione, quell’indifferenza che la società di massa ha contribuito a costruire intorno al loro cuore e a liberarlo, finalmente, per scoprire la sua passione – cioè il suo destino.

Umberto Galimberti

http://www.barbadillo.it/80069-questionario-proustiano-sulla-scuola20-galimberti-i-giovani-afflitti-dal-nichilismo/

Argomenti vari, Società, sociologia

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offerta

Paolo Giatti, OFFERTA FORMATIVA E OFFERTA OCCUPAZIONALE NEL TERRITORIO DEL COMUNE DI BONDENO, 1994

Di questi tempi sarebbe improponibile: ” E’ oggettivamente una generazione di vittime, a partire dal materialismo pratico, dall’indifferenza a principi stabili come a vite radicate in un luogo ed in destino. Vittime dell’istruita ignoranza in cui sono stati cresciuti, della falsa equivalenza di ogni valore, della tolleranza di tutto senza giudizio di merito, diseducati alla riflessione, inclini al disprezzo per il sacrificio, trascinano la vita in un individualismo massificato il cui esito è il cinismo, la competizione ad ogni costo, la logica dei “vincenti”, la strumentalità e fungibilità dei rapporti” Roberto Pecchioli

https://www.scribd.com/document/369347507/Capitolo-III

Arte

Artisti raccontano l’arte

Incontro con l’autore lunedì 14 gennaio 2019 ore 17

Inesauribile Melencolia. Chiavi e ricchezza del capolavoro düreriano

Presentazione del libro di Elena Filippi

Marsilio, 2018
Dialogano con l’Autrice Marco Bertozzi, Giorgio Alberto Cassani e Giovanni Sassu
L’opera più enigmatica di Dürer non ha smesso di ispirare e provocare artisti, intellettuali, osservatori attenti. Questo studio ci guida a cogliere in essa un motivo filosofico mai esplorato prima: la figura principale non è Melancholia, come vuole la lettura consueta, né Geometria (Panofsky), né Astronomia (Schuster), bensì Philosophia. Nata in Grecia dallo stupore melanconico, cresciuta in ambito cristiano, è approdata al nord grazie a una translatio della cultura umanistica promossa da Massimiliano I d’Asburgo, il più potente fra i committenti di Dürer e primo sovrano europeo a puntare decisamente sul potere mediatico delle immagini. L’autrice offre un’indagine esaustiva e originale sull’incisione più famosa del mondo riconosciuta dalla critica come «l’immagine delle immagini».
A cura dell’Istituto di Studi Rinascimentali e dei Musei di Arte Antica di Ferrara, in collaborazione con Ferrara Arte.

Invito alla lettura martedì 15 gennaio 2019 ore 17

​Artisti raccontano l’arte

Presentazione del progetto editoriale “La filosofia di Bonora, Goberti, Guidi, Zanni, Aisemberg in cinque plaquette”

A cura di Andrea Pagani e Davide Bassi
Al dì ad San Mai Editore, 2019
Dialoga con gli Autori Sergio Gessi
Si dice che una plaquette sia un libro composto da pochissime pagine o in edizione limitata. Sintesi e unicità sono anche le qualità che caratterizzano cinque artisti ferraresi. Quattro hanno dedicato la loro vita alle arti grafiche e scultoree (Maurizio Bonora, Gianfranco Goberti, Gianni Guidi, Sergio Zanni) ed uno alla musica (Hugo Aisemberg). Sono coetanei e l’Arte li accomuna e li contraddistingue. Ognuno persegue e sperimenta nuovi linguaggi il cui fine è l’opera d’arte che, benché per se stessa non possa migliorare il mondo, porta l’uomo in un mondo migliore.
Gli autori Andrea Pagani e Davide Bassi hanno concepito un progetto editoriale di cinque plaquette, dedicate ad ogni artista, ognuna delle quali è un colloquio personale tra Pagani e Bassi che, alternandosi, coinvolgono gli artisti in un girotondo filosofico. A cinque donne sono dovute le introduzioni di ogni plaquette che creano quindi un vortice centripeto attorno all’Arte. Gli artisti hanno illustrato ciascuna plaquette con un disegno inedito. Dodici interpreti/autori si incontrano per discutere i significati dell’Arte. Insomma, sembra un complicato rompicapo: tanto più ci risulta complicato e maggiore saranno il tempo che dobbiamo dedicargli per comprenderlo e quel poco di curiosità che ogni giorno ci circonda da quando ci alziamo dal letto a quando ne facciamo ritorno.
Andrea Pagani è docente di Letteratura Italiana e Storia, collaboratore di Zanichelli, presidente dell’associazione culturale “Ippogrifo. Vivere la scrittura”. È autore di sette romanzi e di una ventina di saggi sul Cinque-Seicento (Tasso, Basile, Garzoni) e sul Novecento (Calvino, Proust, Buzzati). Sito ufficiale: http://www.andreapagani.com
Davide Bassi è Professore di Paleontologia e Paleoecologia presso l’Università degli Studi di Ferrara. Studiando le relazioni fra gli organismi estinti marini ed il loro ambiente la Paleontologia scopre aspetti dell’Arte preservata nelle successioni sedimentarie fossili. La ricerca scientifica universitaria e l’Arte lo hanno indirizzato verso il Giappone dove è stato visiting professor presso la Tohoku University (Institute of Geology and Paleontology, Sendai) e la Nagoya University. Per Kappalab ha pubblicato il libro Scusi, manca molto per il Giappone? (2016).
Sergio Gessi è giornalista e docente. Tiene il corso di Etica della Comunicazione all’Università di Ferrara, ha fondato e dirige il quotidiano online Ferraraitalia.it. Ha recentemente pubblicato il volume “Spirito libero. Un giornalismo senza padrini né padroni”, FaustEdizioni, 2018.

Incontro con l’autore mercoledì 16 gennaio 2019 ore 17

I taccuini del ginepro

La Serie di Gialli Fantasy di Demetrio Battaglia

Dialoga con l’Autore Alberto Amorelli
Quando il Fantasy Incontra il Giallo. I Taccuini del Ginepro sono una collana di intricati racconti gialli nei quali la tradizione del Fantasy si unisce all’antica Scienza Erboristica. Trame dense di tensione si dipanano nei luoghi fantastici di Arkhesya. Incontrerete Syrus, vecchio e saggio erborista, e Novir, suo giovane e impetuoso allievo. I due protagonisti sono chiamati a risolvere misteriosi intrecci, a investigare su delitti efferati, veleni letali e simboli ancestrali. Ogni avventura procede a ritmi incalzanti, trascinando il lettore in oscuri avvenimenti che si susseguono, giorno per giorno, nel Taccuino di Novir. Per ora la serie ideata da Demetrio Battaglia consta di sei taccuini ma già nel 2019 è in arrivo il settimo. Una delle caratteristiche grafiche di questi romanzi brevi è data delle copertine monocromatiche che richiamano il colore del veleno che verrà usato nel libro stesso. I sei taccuini per ora pubblicati sono: LA CARRO ZZA DI VELESTIA; L’OSCURA OMBRA DI DUREBOR; LO SPEZIALE; LA LOCANDA MALEDETTA; LA CASATA DEL LUPO; ARCHEMUR LA CITTA’ MAGICA. Demetrio Battaglia ha all’attivo anche una trilogia di fantasy più classica sempre ambientata nello stesso mondo dei taccuini.
A cura del “Progetto Nemeton per la cultura

Conferenze e Convegni giovedì 17 gennaio 2019 ore 17

I colori della conoscenza. La lingua e i linguaggi

Presentazione del ciclo di incontri e laboratori didattici e conferenza di Maura Franchi

Dopo il saluto del Vicesindaco di Ferrara Massimo Maisto, la responsabile del ciclo di conferenze Daniela Cappagli presenterà il programma annuale. Tema centrale la lingua e i vari linguaggi espressivi e di comunicazione, nella consapevolezza che una padronanza corretta della lingua e dei vari linguaggi arricchisca le capacità comuni di comprensione e intelligenza, necessarie per costruire un rapporto attivo con la società e con questo vasto mondo. Un percorso, indirizzato ai docenti e a tutti i cittadini interessati, che propone inizialmente, una riflessione sull’opera di importanti linguisti quali Lev S.Vygotskij, Ludwig Wittgenstein e Tullio de Mauro; il ciclo si inoltra poi nella indagine culturale e psicologica dell’uso delle ‘parole’ nella scuola, nel sociale, nel mondo del lavoro, nell’ambito del web. Anche l a lingua delle leggi, soprattutto quelle importanti e innovative del passato, saranno oggetto di discussione e riflessione in una Tavola Rotonda. Infine, verranno realizzati tre Laboratori didattici che condurranno a indagare più a fondo la lingua delle emozioni, la non-lingua del razzismo e dell’intolleranza e infine le parole della storia quale esperienza del passato per costruire un mondo migliore.

Seguirà

Educare nel tempo delle soggettività” conferenza di Maura Franchi – Sociologa Docente Università di Parma.

Il tema dell’istruzione appare sempre più chiaramente come il crocevia di molte questioni che attraversano il nostro presente. Si avverte la necessità di affermare l’imprescindibile centralità della scuola e la necessità di un nuovo punto di equilibrio tra istruzione di massa e qualità della stessa.
Diventa urgente domandarsi se, a causa dell’incertezza diffusa, della paura, dell’acuta sensazione di una società investita da cambiamenti continui, non stai nascendo il bisogno di dare maggiore consistenza all’individualità, di fornire punti di orientamento meno vaghi di quelli espressi dal trionfo della soggettività, in sostanza l’esigenza di un’idea formativa che faccia perno su un più costante, coerente e vigile senso di responsabilità personale e collettivo.

Il Ciclo ha valore legale di corso di formazione-aggiornamento per insegnanti e studenti, ai sensi del DM prot. n. 802 del 19/6/2001, DM prot. n. 10962 dell’8/6/2005 e al termine dei lavori sarà rilasciato un attestato.

Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura dell’Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Incontro con l’autore venerdì 18 gennaio 2019 ore 17

​Foliage. Vagabondare in autunno

Presentazione del libro di Duccio Demetrio

Raffaello Cortina Editore, 2018
Dialoga con l’autore Angelo Andreotti
Pagina dopo pagina, passo dopo passo vagabondando tra boschi e pianure, Demetrio ci racconta, con quella sua prosa affabulante e intima, sempre in bilico tra poesia e filosofia, che l’Autunno è anche cultura, stato d’animo, una disposizione mentale, un archetipo, un tempo esitante, una filosofia di vita, al punto che la sua presenza non si limita al perimetro stagionale, ma permane pure nelle altre stagioni, siano esse metereologiche o esistenziali. Come ha suggerito Eugenio Borgna su “La Stampa”, questo è un libro “che ci invita a guardare dentro di noi senza impazienze, e senza illusioni”, “che ci affascina per le sue riflessioni filosofiche e morali, che ci consentono di scoprire meglio quello che siamo, o desideriamo essere, e che ci invita alla comunione e alla solidarietà”, “che ci allontana dalle quotidiane distrazioni e dalle dilaganti indifferenze che inaridiscono la vita, e non le consentono di aprirsi agli orizzonti di senso della speranza”. Un libro quindi che è un’avventura dentro e fuori di noi, nell’affollata solitudine dei nostri pensieri per abitare il mondo con consapevolezza.
Duccio Demetrio ha insegnato Filosofia dell’educazione all‘Università di Milano – Bicocca. Ha inoltre fondato e dirige la Libera Università dell’Autobiografia e l’Accademia del Silenzio ad Anghiari. Fra i numerosi libri pubblicati, si ricordano Filosofia del camminare (2005), La vita schiva (2007), L’interiorità maschile (2010), Perché amiamo scrivere (2011), La religiosità della terra (2013), Ingratitudine (2016).
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara.

fantascienza

Cittadino della galassia

Articolo di Tea C.BlancCon questo primo romanzo si apre una rassegna che illustrerà la mitica collana letterariaCosmo Serie Oro, Classici della Narrativa di fantascienza dell’Editrice Nord. Casa editrice fondata nel 1970, l’Editrice Nord fin da subito si aprirà alla letteratura fantascientifica inaugurandoCosmo Oro e un’altra collana, denominata Cosmo Argento, aggiudicandosi il merito di avere portato la fantascienza nelle librerie, fino ad allora monopolio esclusivo delle edicole (Fanucci editore verrà fondata l’anno successivo).

Cosmo Oro sarà pubblicata dal 1970 al 2003 per un totale di ben 202 volumi. Tipica la sua veste editoriale costituita da un cartonato con sovraccoperta color dell’oro e una tavola a colori che campeggia alla coperta anteriore.

Cittadino della GalassiaR.A. Heinlein: Cittadino della galassia (Nord). Collana “Cosmo Oro”

Robert HeinleinRobert A. Heinlein

Il primo volume della collana è un romanzo dello scrittore statunitense Robert Anson Heinlein(1907-1988), Cittadino della galassia, in lingua originale Citizen Of The Galaxy, del 1957.
Fu pubblicato a puntate sulla rivista Astounding Science Fiction tra il settembre e il dicembre 1957, e sempre nello stesso anno come romanzo a corpo unico nella collana per adolescentiHeinlein juveniles dell’editore newyorkese Charles Scribner’s Sons.

In Italia la prima edizione uscì nella collana I Romanzi del Cosmo dell’editore Ponzoni nel 1964, e poi ancora nel 1967 nella collana Cosmo, I capolavori della Fantascienza, sempre di Ponzoni. Le ulteriori tre edizioni saranno quella di Nord in Cosmo Oro, con traduzione di Giancarlo Cella e una presentazione di Riccardo Valla (che verrà ripubblicata nel 1993 in Tascabili Fantascienza), una del 1970 per Euroclub in Grandi Scrittori di fantascienza, e l’ultima del 2005 curata dall’editore Mondadori nella collana Urania Collezione.

s-l1600Edizione di Ponzoni, 1964

Robert Heinlein è stato uno scrittore complesso, non solo dal punto di vista letterario, ma anche per le sue esperienze di vita, molteplici e apparentemente non collegate.  Di lui si è detto parecchio e non sempre in modo positivo, lo si è accusato di contraddizione, spesso i suoi romanzi hanno sollevato polemiche per l’aperta rottura con le convenzioni sociali. Del resto fu uomo di rottura, sia in letteratura che nella vita privata.  Ha scardinato gli stilemi della letteratura fantascientifica che fino ad allora era relegata a pulp, letteratura popolare, e ha introdotto per la prima volta tutti i grandi motivi fantascientifici che saranno poi ripresi dai grandi autori di Sf del Novecento. Leggerlo oggi non sembra così innovativo, infatti, ma all’epoca le sue storie erano di una novità assoluta e sorprendente, e raccontate in termini mai indagati. È anche l’unico scrittore ad aver vinto 7 Premi Hugo, l’ambito premio annuale che viene dato durante il World Science and Fiction Convention, dei quali quattro gli furono assegnati in vita e tre come Retro Hugo nel 2001 per opere che erano state pubblicate nel 1950.

heinlein - ponzoni 1967Edizione Ponzoni, 1967

Le sue tematiche sono sociali, sia in senso collettivo che individuale, toccando la religione, l’individualismo, il libertarismo, l’amore, il sesso, la differenza tra pubblico e privato, le relazioni sociali possibili o ipotetiche e non osservate dalla maggioranza della collettività, la privacy.

Sono politiche attraverso una sperimentazione letteraria di nuovi ordini costituiti, ma dove spesso il principio anarchico resta a denunciare l’irrigidimento possibile e negazionista della libertà che consegue a una forma costituita (sto pensando a La luna è una severa maestra). Nella vita aveva contribuito al movimento socialista di Upton Beall Sinclair, attivista e famoso autore di romanzi che denunciavano gli aspetti negativi della società statunitense.
Sono militari (aveva servito nella Marina militare statunitense).
Sono scientifiche, nel senso che il suo retroterra culturale gli permise costruzioni narrative poggiate su elementi che traggono dalla scienza e vengono ampliate in possibili, futuristiche o semplicemente fantastiche architetture, quando non in tecnologie spaziali avveniristiche.
Non esita ad affrontare tematiche culturali e dimostra grande sensibilità nel comprendere ilpubblico adolescenziale durante il periodo in cui scrive romanzi per ragazzi, conquistandosi allo stesso tempo un pubblico anche adulto perché i temi che sostengono le opere di quel periodo sono spesso adulti, pur essendo indirizzate a giovani, dimostrando così intelligenza e rispetto verso cervelli certo inesperti, ma non per questo stupidi, anzi, stimolandone curiosità e interesse. Una curiosità clandestina dettata da una sorta di senso di colpa derivato dalla convinzione imperante che la fantascienza fosse robaccia. Questi giovani sarebbero poi stati gli adulti che avrebbero letto l’Heinlein del terzo periodo, quello della speculative fiction di cui accennerò fra dopo.

s-l1600 (1)Edizione Euroclub 1979

Le sue storie sono avventurose, dinamiche, intriganti, semplici, accuratamente costruite e realistiche, dettagliate al punto da essere convinti che l’Autore stia descrivendo una propria esperienza realmente vissuta. Sono storie positive nel senso che uno stato sociale infimo, per esempio, non equivale a un handicap irreversibile da cui l’individuo non potrà mai sottrarsi, ma spesso costituisce addirittura il trampolino di partenza per un esito felice e di successo. Tant’è che spesso, nelle sue trame, il più misero, quello su cui non scommetterebbe nessuno, diventerà l’eroe.
Storie piene di azione, in un certo senso molto “maschili”: le donne di Heinlein, pur rivestendo un ruolo chiave e spesso paritario rispetto ai personaggi maschili, non sono mai la chiave di volta ma piuttosto lo strumento o uno degli strumenti del protagonista per raggiungere l’obiettivo. Il ruolo dell’eroe è sempre il maschio. Un maschio incorruttibile che salva, in un mondo dove il confine tra Bene e Male è netto, dove non esistono ombre che possano offuscarlo.
Sarebbe necessario, però, un discorso più approfondito sull’evoluzione avvenuta nella terza produzione di Heinlein che va all’incirca dalla pubblicazione di Straniero in terra straniera(Stranger in a Strang Land) del 1961, in cui l’Autore entra in un territorio narrativo che definiràspeculative fiction, dove i rapporti tra le idee, le competenze scientifiche volte a “indovinare” il futuro tecnologico, una lettura eclettica della tradizione letteraria del passato, il personale intendimento a considerare la fantascienza come la forma narrativa più importante per preparare il pubblico al futuro, produrranno lavori più sofisticati e di terreno meno facile a giudizi sommari.

s-l1600 (2)Edizione Nord, Tascabili Fantascienza

Per farla breve (dovevo parlare di Cittadino della galassia, ma ci arrivo), le maggiori accuse collezionate da Heinlein sono: militarismo, razzismo, pornografia, offesa alla religione, contraddizione politica, pregiudizi nei confronti delle opinioni altrui, reazionario ma anche anarchico.

Giusto per fare un esempio circa l’accusa di razzismo, in Stella doppia, un romanzo in cui vengono descritte dinamiche politiche e doppi giochi, il protagonista che sta parlando per bocca di chi dovrebbe parlare ma non può, afferma: “Il mio oppositore vorrebbe farvi credere che il motto del cosiddetto Partito dell’umanità, Governo sugli esseri umani, a opera di esseri umani, a favore degli esseri umani, non sia altro che la

versione aggiornata delle immortali parole di Abramo Lincoln. Ma se la voce è quella di Lincoln, la mano nascosta dietro la schiena appartiene al Ku Klux Klan. Il vero significato del suo motto, in apparenza innocente, è: Governo su tutte le razze, ovunque, a opera esclusiva degli esseri umani, e a beneficio e profitto di pochi privilegiati.”.
Poco dopo, il protagonista aggiunge: “Io non sono affatto un pacifista. Il pacifismo è una dottrina troppo comoda e sfuggente, in nome della quale un uomo accetta i benefici del gruppo sociale senza volerli pagare, e in più esige che gli venga detto Bravo! per la sua disonestà.”.

Ancora, ormai alla fine del romanzo, stilizza ancora di più: “Non si

può liberare uno schiavo se non è lui stesso a liberarsi, né si può

rendere schiavo un uomo libero; il massimo che si può fare è

ucciderlo..

Mi sembra una tesi un po’ scomoda il presunto razzismo di Heinlein per un pensiero così articolato.

Io credo che il pellegrinaggio evolutivo di un individuo porti a inevitabili cambiamenti, la stessa complessa vita di Heinlein non può non avere suscitato cambi di percezione. Un individuo mantiene il ricordo dell’esperienza passata e, negli auspicabili salti evolutivi della sua vita, ne tiene conto per dare luogo a una percezione diversa che non è più il passato e la somma delle sue esperienze, anche se ne è stata generata. Saper coagulare passato e il futuro a cui si tende dà luogo al nuovo presente, il “nuovo” autore racconta allora la “nuova” percezione acquisita o che sta acquisendo, e questo potrebbe apparire in parziale contraddizione con quanto sancito dal passato. Non dimentichiamo poi che un Autore, sebbene pervada le sue storie del proprio spirito, passa attraverso un’oggettivazione narrativa in cui può scrivere quello che non pensa, o può anche risultare sorprendente per scuotere il pubblico e creare una discussione. Può mettere in tavola tutto e il contrario di tutto, descrivere gli antipodi e fonderli, propugnare attraverso i suoi personaggi idee in cui non crede per poter arrivare a conclusioni di denuncia. Ma queste sembrano scusanti e chiudo qui.
Su tutto questo un’ultima considerazione che raccoglie un po’ tutto quanto: Heinlein, nel suo spirito critico individualista e antitotalitario, tende a credere nell’essere umano come a un’entità di fondo buona, mette in guardia invece nei confronti della macchina sociale che potrebbe costituire una minaccia per la libertà dell’individuo. Inoltre la sua, senza nulla togliere all’universalità delle sue parole, è una letteratura d’oltreoceano, nel particolare proviene da un autore immerso nella società statunitense, con tutti gli aspetti e i problemi che ne derivano.

Insomma, Heinlein è un autore che può non piacere o non essere tra i propri autori preferiti, ma non si può non leggerlo per il semplice motivo che è uno dei pilastri da cui si svilupperà tutto. Compresi i triti cliché di molta produzione fantascientifica che venne dopo, quando altri attinsero al suo prolifico e innovativo immaginario, ma spesso senza fantasia propria dando luogo a modelli, pattern, ripetuti e scontati.

uc27Edizione Mondadori, Urania collezione (2005)

Ma veniamo al nucleo di quello che avrebbe dovuto essere l’argomento del testo presente. In cui invece ho inserito una sommaria presentazione dell’Autore per capire come un romanzo per ragazzi possa costituire il primo obiettivo di una collana ambiziosa come Cosmo oro.
Cittadino della galassia appartiene, infatti, alla produzione letteraria di Heinlein che viene considerata fiction per adolescenti, e che va da poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale fino al 1961.

Il protagonista è un ragazzino, Thorby. È questa la principale attrattiva per un pubblico giovane, e come tale in grado di immedesimarsi nelle sue avventure mirabolanti, ma dove mondi diversi sanno agganciare anche l’attenzione di un pubblico adulto attraverso le tematiche care a Heinlein.

In un solo romanzo il lettore tocca infatti più realtà all’interno di una sterminata dimensione fisica di tremila anni luce, che si riveleranno realtà fondamentali per capire che cosa è la libera federazione di mondi chiamata Egemonia terrestre (una federazione a cui fa capo la Terra).

Thorby, un ragazzino di razza umana, in una sorta di cammino iniziatico con se stesso e con le varie realtà in cui si trova immerso, attraverserà quattro fasi per arrivare a scoprire chi è. Il suo inizio non è dei più promettenti. La scena si apre su un mercato di schiavi che si tiene a Jubbul, capitale del pianeta Jubbulpore. Questo pianeta non fa parte dell’Egemonia terrestre, presentata con qualità positive, ma rientra nel sistema dei Nove Mondi dove è permessa la schiavitù. Lì viene messo in vendita e comprato con qualche difficoltà da un misterioso mendicante che sembra conoscere molto bene gli usi del posto. Non descrivo il resto delle esperienze del bambino per rispetto ai lettori che ancora non hanno letto il romanzo.
Stupisce l’omogeneità con cui l’Autore abbia saputo portare in territori molteplici il lettore senza creare disorientamento o l’impressione di un amalgama discontinuo di storie a sé. Ogni volta che il cammino del ragazzino (che intanto cresce) registra un cambiamento nella sua vita, attorno a lui vortica una collettività diversa con tradizioni e regole proprie che lo portano a vedere le sue esperienze passate con un occhio più profondo, a cominciare dalla stessa schiavitù a cui si era trovato sottoposto. Schiavitù che può assumere fisionomie diverse e più sottili, nascoste o fintamente liberali per non apparire quello che è, mettendo in risalto il tema portante: la libertà.
Proprio questa apparente discontinuità di situazioni dà luogo a un mosaico che spiega di per sé, senza l’intervento dell’Autore, il complesso quadro generale. E questa assenza di intervento, come sa chiunque scriva, è un elogio alla penna di Heinlein.

Se è vero che la tendenza odierna sia quella di saghe alluvionali dove viene descritta anche la quantità di capelli del protagonista e comprimari, Cittadino della galassia avrebbe potuto benissimo essere nel novero con almeno quattro volumi, ma per nostra fortuna è stato scritto nel 1957 e gode, grazie alla sua sinteticità, di quell’alone connivente tra autore e lettore in cui il lettore è spinto a immaginare quello che l’autore ha taciuto, creando così una storia che vive ancora, e in cui le innumerevoli implicazioni e gli spunti sociali e di denuncia sono perfettamente compatibili ancora oggi. La metafora di Jubbulpore e gli altri mondi non ha perso smalto.

Robert A. Heinlein, Isaac Asimov , Lyon Sprague de Camp 1975Robert A. Heinlein, Isaac Asimov e Lyon Sprague de Camp in un foto del 1975

Tea C.Blanc

Titolo: Cittadino della Galassia | Autore: Robert A.Heinlein | Edizione: Cosmo Oro | Editore: Nord | Volume: 1 | Traduzione di Giancarlo Cella | Direttore responsabile: Gianfranco Viviani | Prezzo di copertina: 2.000 lire | RILEGATURA: Cartonato, Sovracoperta   DIMENSIONI (MM): 195×124 | Pagine: 294 | Introduzione di Riccardo Valla

storia

Internet archivio



A Grand Re-Opening of the Public Domain
Friday, January 25

Public Domain
Why are people celebrating?? For the first time in decades, films, books, musical scores and images are entering the public domain!

The Internet Archive and Creative Commons invite you to kick up your heels and celebrate at the GRAND REOPENING OF THE PUBLIC DOMAIN at the Internet Archive in San Francisco on January 25, 2019 from 10-7p.m. Come meet champions of the public domain including Lawrence Lessig, Cory Doctorow, Jennifer Jenkins, and Jamie Boyle. Remix and create fantastic new works using public domain films. Get your copy of newly released Queer.Archive zine by artist Paul Soulellis, explore the films, books, sounds and tastes of 1923, and dive deep into the issues of copyright and creative reuse with the top legal scholars of our age.

Get Your Tickets Now

Public DomainIt’s the best New Year’s deal: Tens of thousands of works are now free of copyright for the first time in 20 years in the United States

Come explore our collections and experience the joy of sharing, remix, and reuse with this unbelievable selection of works, including those some of your favorite authors, including Willa Cather, Joseph Conrad, Arthur Conan Doyle, E.M Forster, Kahlil Gibran and Aldous Huxley. Watch a Charlie Chaplin movie (now free for reuse) or learn to dance that 1923 international sensation, the Charleston!

Public DomainEver since the 1998 Copyright Term Extension Act, no published works have entered the public domain in the United States (well, none due to copyright expiration). But starting on January 1, 2019, tens of thousands of books, films, visual art, sheet music, plays, and other works published in 1923 are now free of copyright. At 2 p.m. Lawrence Lessig, founder of the Creative Commons, shares his take on the future.
Schedule of Events:

10am: Doors open & registration
10-12:45 pm: Interactive public domain demos by Creative Commons, Internet Archive, Wikipedia, Authors Alliance, Electronic Frontier Foundation, California Digital Library, Center for the Study of the Public Domain, LightHouse for the Blind and Visually Impaired, the Cleveland Art Museum, and many more!
Noon-1pm: Lunch on your own in the Richmond District
1pm-6 pm: Keynote speakers, lightning talks and panels highlighting the value and importance of the public domain
6-7 pm: Reception

Please feel free to dress in 1920s attire! We sure will be.

If you can’t attend in person, we will be livestreaming the 1pm-6pm PT programming on our Internet Archive Youtube channel.

If you’re interested in volunteering during the event, we’d love your help! Please email volunteer@archive.org.

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Musica

Musicanti!

Incontro con l’autore venerdì 11 gennaio 2019 ore 17

Musicanti! Le bande marciano in Archivio

A cura di Enrico Spinelli con la collaborazione di Roberto Roda

Progetto di recupero, gestione e valorizzazione delle fonti musicali ferraresi dell’Otto-Novecento
Edizioni Guardamagna, 2018
Saluti dell’Assessore alle istituzioni culturali, Massimo Maisto e del dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi, Angelo Andreotti.
Coordina Mirna Bonazza, Responsabile dell’Archivio Storico comunale
Relatori: Elisabetta Arioti, Soprintendente archivistico per l’Emilia-Romagna e Marco Mangani, musicologo, dell’Università di Ferrara.
Il volume contiene gli Atti della giornata di studi “Musicanti ! Le bande marciano in archivio”, tenuta a Palazzo Paradiso il 25 novembre 2017 e dedicata al recupero, alla gestione e alla valorizzazione delle fonti musicali cittadine, con particolare riguardo agli archivi delle antiche bande musicali. Nel 2017, l’Archivio Storico comunale acquisì (e tuttora la conserva, mettendola a disposizione del pubblico e degli studiosi) la ricca dotazione di spartiti dell’ex Banda cittadina “Francesco Musi” e quella appartenuta alla Filarmonica “G. Verdi”, meglio conosciuta come Banda di Cona. Oltre 30 metri lineari di documentazione rappresentano una straordinaria quanto originale testimonianza di musica manoscritta,  lungo un arco temporale che va indicativamente dalla metà dell’Ottocento sino agli ultimi decenni del secolo scorso. Il cospicuo nucleo di documentazione segue il percorso artistico della grande musica nazionale (Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Puccini, Mascagni etc.) e di quella europea (Mozart, Beethoven, Wagner, Bizet, Massenet, etc.), indicandone la diffusione in città e nella provincia, attraverso l’azione svolta localmente proprio dalle bande che grande funzione ebbero nel Risorgimento e nella Storia dell’Italia unita. Il volume si arricchisce di testimonianze riguardanti anche altre realtà territoriali, emiliano-romagnole e venete, offrendo un’originale lettura di tipo antropologico del fenomeno bandistico a livello nazionale.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

editoria

Fruit Exhibition

Torna a Bologna Fruit Exhibition, il market internazionale dell’editoria d’arte indipendente che raccoglie le più interessanti pubblicazioni cartacee e digitali che includono libri d’artista, cataloghi, progetti grafici, riviste, cartotecnica e zine.

La settima edizione di Fruit Exhibition sarà ospitata per la prima volta nella sede dello storico Palazzo Isolani, che si affaccia sulla suggestiva piazza Santo Stefano nota per le sue Sette Chiese. L’evento aperto al pubblico con una selezione di oltre 100 tra i migliori editori indipendenti italiani e stranieri, presenta un programma di conferenze, workshop, mostre e installazioni.

Fruit Exhibition, che nelle tre giornate della scorsa edizione ha attirato un pubblico di oltre 6.000 visitatori, si svolge anche quest’anno in concomitanza con Arte Fiera e Art City, nel fine settimana che ogni anno Bologna dedica all’arte contemporanea, garantendo un importante afflusso di appassionati di linguaggi visivi contemporanei.

 

Come omaggio alla capacità di sorridere degli imprevisti e dei piccoli e grandi paradossi della vita quotidiana, Fruit Exhibition dedica il focus di questa edizione allo humor. Perché in Italia per occuparsi di cultura (e di editoria) è sempre necessario un po’ di buon-umore, perché c’è bisogno di leggerezza, di colori shock, di stupore, di ironia, di satira e anche di humor nella sua accezione viscerale di fluido corporale, forza vitale che trascina al di là della forma e degli stili.

 

Novità di quest’anno, il premio FIP – Fruit Indie Publishing, promosso da Fruit Exhibition in collaborazione con la storica cartiera Favini, e rivolto ai migliori prototipi di libro artistico, progetti editoriali indipendenti e zines. Il concorso è gratuito e rivolto a tutti gli artisti e editori che presenteranno entro il 15 marzo 2019 un progetto editoriale inedito, in formato digitale, che indaghi il tema dello humor e si distingua per la ricerca tecnica e formale in relazione ai contenuti. Scopo del concorso è far emergere la diversità e la vivacità espressiva del settore editoriale indipendente, per incoraggiare e omaggiare tutti gli artisti e creativi che hanno scelto il libro o la rivista come forma d’espressione, in quanto media e oggetto d’arte tradizionale e al contempo d’avanguardia.

Cronòtopo la narrazione della biblioteca attraverso l’arte è invece il progetto che l’artista Cosimo Veneziano ha concepito per l’anniversario di Salaborsa, a partire da una sua residenza nella città di Bologna che l’ha portato a creare manifesti e segnalibri per la storica biblioteca bolognese e realizzare infine, una mostra che si terrà nei giorni di Fruit Exhibition. Le opere che verranno esposte in biblioteca sono l’esito del lavoro che l’artista ha fatto sul luogo, conservando un forte legame con esso e con la sua memoria collettiva.

 

Tra le attività a cui si potrà aderire nei giorni del festival non mancano i workshop, come Indie Paper con Edizioni del Frisco e Francesco Ciaponi incentrato sul fenomeno della rinascita dei magazine indipendenti per concludere con la progettazione e realizzazione di una zine o un magazine a tema libero e rigorosamente analogico; oppure Art Tattoo Shop con Erik Kessels e Chantal Rens dove i due artisti danesi inviteranno i partecipanti a creare e giocare con immagini e collage.

Fruit Exhibition è un progetto di Crudo con il sostegno del Comune di Bologna e di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, e segnalato da ART CITY Bologna 2019.

 

Press office: Irene Guzman Craighero | press@fruitexhibition.com | ph. +39 349 1250956

Download press kit: www.fruitexhibition.com/press

Per ulteriori informazioni e per consultare il programma aggiornato visitare il sito www.fruitexhibition.com