editoria

Edizioni Della Vigna

La casa editrice Della Vigna, piccola ma apprezzata realtà imprenditoriale di Arese (MI) partecipa a ogni importante appuntamento di letteratura fantastica ed è stata presente anche a Stranimondi, convention che si è tenuta a Milano il 6 e 7 ottobre.
Fondata nel 2007 dall’ex docente di matematica, Luigi Petruzzelli, che ancora oggi guida la casa editrice, ha una gestione familiare, con collaboratori esterni per quanto riguarda le illustrazioni o le traduzioni. Marina Perrotta, moglie di Luigi, è un attivo punto di riferimento delle Edizioni Della Vigna. La grande passione per la fantascienza le è stata trasmessa dai genitori, forte lettrice di autori classici di tale genere (ma anche di biografie di personaggi di storia antica e contemporanea) ama soprattutto Stand Ed Della Vigna la science fiction televisiva e cinematografica a partire dai film in bianco e nero degli Anni ‘50 e ‘60 “con effetti speciali un po’ naif” per proseguire con Spazio 1999, Star Trek e Star Wars. L’incontro ‘fatale’ di Marina, all’ultimo anno di Istituto magistrale con il prof. Petruzzelli (insieme a Marina nella foto accanto) ha fatto il resto. E così dopo il matrimonio e la messa al mondo di due bimbi, ha appoggiato appieno la scelta di Luigi di dare vita alla ‘fantastica’ avventura editoriale.
“La casa editrice – ci ha riferito Marina nel corso di Stranimondi – ha superato oramai i dieci anni e in tale occasione abbiamo fatto una grande festa. Il mio ruolo è dare una Logo Ed Della Vigna mano a Luigi, quando posso, poiché ho già il mio lavoro e il difficile ruolo di mamma. Fondamentalmente leggo e aiuto nella selezione dei manoscritti che arrivano”. Oltre ai Saloni letterari a Marina piace molto frequentare le reunion di fan con noti attori di sf del passato. A settembre ha partecipato alla SpaceCon One di Modena. Qui gli ospiti d’onore sono stati la bella psiconiana Maya alias Catherine Schell, l’attore John Hug ossia il pilota “Manica Rossa” e Sarah Douglas, interprete dell’enigmatica Crisalide Bruna.
“E’ stato bello incontrarli, conversare e cenare con loro – ha evidenziato Marina – . Sono stati tutti molto cordiali. L’evento è stato ben organizzato e Quasar-Demolita sicuramente da ripetere. Frattanto, al momento mi sto rivedendo tutti gli episodi della prima serie”.
Infine, ci siamo soffermati sulle novità in uscita delle Edizioni Della Vigna: a breve sarà pubblicato il numero natalizio di “Quasar”, per il quale è già stata realizzata la copertina con l’albero di Natale. Inoltre, è pronta una riedizione dell’avventuroso romanzo di Ulisse Grifoni “Dalla terra alle stelle” risalente alla fine del 1800 e un romanzo distopico di Pierfrancesco Prosperi, che riguarda un ipotetico nuovo processo di Norimberga. Insomma, nuovi testi di grande qualità da non lasciarsi sfuggire!

Filippo Radogna

L’articolo Marina Perrotta e le Edizioni Della Vigna proviene da Associazione World SF Italia.

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autori, Letteratura

Charles Bukowski

«Gente pazza veniva a trovarmi – nazisti, anarchici, pittori, musicisti, scemi, geni e scrittori scadenti. Mi confidavano tutte le loro idee pensando che io potessi capirle. Certe notti mi guardavo intorno e c’erano tra otto e quattordici persone sedute in giro sul tappeto, e io ne conoscevo solo due o tre»: Charles Bukowksi era uno scrittore irriverente, non conformista, estraneo ai circoli borghesi e la sua esistenza era costellata di incontri impossibili o imprevisti. Anche la sera nella sua abitazione. Nel ventennale della scomparsa, Roberto Alfatti Appetiti ha curato una documentata biografia dell’autore di Post Office, cadenzando in dieci capitoli l’esistenza artistica, ora scombinata ora surreale, di uno scrittore amato da generazioni di irregolari.
«Bukowski», scrive Alfatti Appetiti, «non parla di cose sicure, i figuranti della sua giostra, in bilico tra miseria, assurdità e follia, non hanno rete di protezione e neanche Bukowski ne ha. Non si riveste da portavoce o scrittore. Parla di sé, rielabora immaginificamente le proprie esperienze, le insaporisce, ma senza infingimenti. Esibisce con noncuranza difetti e debolezze, ostenta incoerenze e crudeltà». Aveva un talento speciale, al quale univa la passione per gli irregolari della letteratura dai quali traeva ispirazione e citazioni. Amava, tra gli altri, Ezra Pound, Louis Ferdinand Céline, Knut Hamsun, Fedor Dostoevskij. I suoi scritti, anche se possono apparire nichilisti, hanno la capacità di indicare una strada per comprendere o conoscere l’animo umano. Si portava dietro la fama di «nazista» e nel libro c’è un capitolo ad hoc, «Camerata Bukowski», nel quale è narrata la genesi di questa «collocazione» che Buk alimentava per il gusto di «épater le bourgeois».

E se l’opinione pubblica americana, ai tempi del secondo conflitto mondiale, era tutta orientata contro la Germania nazionalsocialista, Bukowski non si allineava: «Quanto a me, non avevo nessuna voglia di andare in guerra per proteggere il tipo di vita che conducevo o salvaguardare il mio futuro. Non avevo libertà. Non avevo niente. Forse, con Hitler al governo, mi sarebbe toccata un po’ di fica ogni tanto, e magari qualcosa di più del dollaro a settimana che mi passavano i miei genitori. Non avevo niente da perdere».

In queste posizioni non c’è un sottofondo di elaborazione ideologica, ma «naturale spirito di contraddizione», rivelato con franchezza. «Non ero nazista per carattere o per scelta», spiegava, «ma erano gli insegnanti ad appiccicarmi addosso quell’etichetta, con il loro atteggiamento conformista, le loro idee conformiste e i loro pregiudizi antitedeschi». Ammirava molto Céline: «Gli hanno fatto tirare fuori le budella e lui ha riso e ha costretto loro a ridere. Un uomo molto coraggioso. Mi piace il coraggio. Mi piace vederlo dappertutto. (…) È una questione di stile, che è l’unica cosa che ci resta».

La raffinata biografia di Alfatti Appetiti è piena di aneddoti e di richiami ai romanzi e alle poesie, che costringeranno piacevolmente il lettore a cercare nella più vicina biblioteca o libreria i testi del genio americano, provando una lucida empatia per Buk e la sua visione del mondo, che resta straordinariamente attuale nei nostri tempi, nei quali si afferma un opprimente pensiero totalitario globalista: «L’unica cosa che possiamo fare è opporci come meglio ci riesce alla forza della corrente. Ecco perché mi interessano tanto le corse dei cavalli, credo: la bellezza della sconfitta, la laboriosa opposizione all’irresistibile matematica della morte». In conclusione la forza narrativa di Tutti dicono che sono un bastardo è anche nella musicalità del racconto di Alfatti Appetiti che, pagina dopo pagina, ci accompagna nel mondo di Bukowski al punto che sembra di sentire il rumore della macchina da scrivere dell’autore di Factotum o il profumo delle sue sigarette in una di quelle notti interminabili che possono conoscere soltanto gli spiriti liberi.

*Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Bukowski di Roberto Alfatti Appetiti
(Bietti edizioni, 2014 – Pagg. 331 – € 19)

biblioteca, conferenza

Ferrara moderna

Ferrara moderna nell’Album dell’ingegnere Carlo Savonuzzi

lunedì 29 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Presentazione del libro di Ramona Loffredo

Paolo Emilio Persiani, 2018
Dialoga con l’autrice Francesco Scafuri, Responsabile dell’Ufficio Ricerche Storiche del Comune di Ferrara
Interverrà l’Assessore ai Beni Monumentali del Comune di Ferrara Aldo Modonesi
Le quasi 100 fotografie in bianco e nero dell’album di Carlo Savonuzzi testimoniano momenti salienti dell’architettura del ‘900 ferrarese e diventano l’occasione per resti­tuire, arricchita di nuovi e inediti appro­fondimenti, la storia dell’ingegnere che ha avuto un ruolo fondamentale nel disegno del volto di Ferrara moderna. Oltre alle principali opere pubbliche, fra cui spiccano la scuola Alda Costa e il ser­batoio monumentale dell’Acquedotto co­munale, ampio spazio è dato a opere meno note o addirittura sconosciute ascrivibili all’attività di ingegnere comunale e a quella di libero professionista. Savonuzzi e Ferrara sono al centro del racconto che si sviluppa attorno a questo straordinario album, preziosa e insostituibile autobiografia per immagini.
Ramona Loffredo, architetto libero professionista, opera principalmente nel campo della ricerca storica finalizzata al restauro e alla valorizzazione di edifici storici in ambito bolognese e ferrarese. Ha pubblicato, tra gli altri, alcuni saggi sulle opere e sull’archivio professionale di Carlo Savonuzzi, a cui dedica studi dal 2006.

Nel labirinto della natura

martedì 30 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Scienza, simboli ed emblemi nell’opera di Joachim Camerarius

Conferenza di Patrizia Castelli (UniFE)

L’opera completa di Joachim Camerarius il Giovane (1534-1598), medico e  botanico tedesco, mette in stretta relazione gli emblemi con la storia  naturale secondo un ordine enciclopedico che fornisce una sistematica  interpretazione simbolica della botanica e della biologia del xvi secolo.  Il volume dedicato alle piante è il primo (1590) della serie, a cui seguono  altri tre dedicati, rispettivamente, ai quadrupedi, ai volatili ed infine  agli animali acquatici, quest’ultimo pubblicato postumo dal figlio Ludwig  nel 1609. In seguito i quattro volumi furono riuniti in un’unica edizione. La mastodontica opera di Camerarius, che rispecchia il generale  rinnovamento della scienza e contemporaneamente mostra l’attenzione verso  la ‘moda’ degli emblemi, ormai invalsa in tutta Europa, costituisce un  insostituibile repertorio non solo per gli studiosi di emblematica, ma  anche per chi si occupa della storia delle scienze in età moderna.
Per il ciclo “Testo e contesto” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

La cultura figurativa di Dante: fonti e testi

mercoledì 31 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Conferenza di Alda Pellegrinelli

Presenterà e dialogherà con l’Autrice Nicoletta Zucchini del Consiglio Direttivo del GSF
In nessuna delle sue opere Dante ha la pretesa di formulare una nuova, sistematica teoria estetica, ma all’interno di esse sovente sono enunciate o operanti concezioni sul bello e sull’arte che mettono in luce una conoscenza ampia e approfondita delle problematiche relative alla visione e all’arte in generale. Intento della relatrice è di mettere a fuoco, per sommi capi e con opportuni richiami, quali siano state le fonti sulle quali Dante si è formato questa cultura figurativa e quali i testi visivi che possono averla ispirata.
Con il Patrocinio del Gruppo Scrittori Ferraresi.

Giochi tra i Libri alla biblioteca di Porotto

Sabato 10 novembre 2018 dalle ore 9,30 alle ore 12.30

Biblioteca Aldo Luppi – Porotto Via Arginone, 320 Ferrara

In occasione della giornata mondiale del gioco in biblioteca apertura straordinaria

Anche la biblioteca di Porotto Aldo Luppi aderisce alla settimana mondiale del gioco in biblioteca ( 5 – 10 novembre 2018 ) con giochi da tavolo a disposizione degli utenti durante tutta la settimana e apertura straordinaria Sabato 10 novembre 2018 con giochi realizzati dagli alunni delle terze medie della scuola De Pisis e torneo di VEGEtables*.

   “La gente non smette di giocare perché diventa vecchia; diventa vecchia perché smette di giocare.”
Oliver Wendell Holmes Jr.

*LA SCHEDA di VEGEtables a cura degli organizzatori
VEGEtables è l’unico gioco nato in Italia che sia mai diventato disciplina ufficiale del Mind Sports Olympiad di Londra.
Il gioco in breve. VEGEtables è un gioco di carte per 2-5 giocatori nel quale si simula la coltivazione di un campo di verdure dalla aratura fino al raccolto. L’ambientazione è solo un pretesto per imbastire un bel gioco astratto che si basa sulla meccanica del blocco.
Lo scopo del gioco è quello di raccogliere il maggior numero di punti completando le sequenze delle verdure. Non importa chi inizia la sequenza, ma chi la termina, infatti chi effettua il raccolto del campo raccoglie i punti. Bisogna quindi stare attenti di non favorire i propri avversari nella chiusura dei campi e quindi spesso conviene giocare poche carte necessarie per la propria strategia e non mettere in campo tutte le carte disponibili. Ma ci sono anche altri modi per fare punti rendendo il gioco e le strategie molto varie. Il gioco termina quando un giocatore finisce le carte che ha a disposizione.
Durante un turno un giocatore deve giocare almeno una carta ma può giocare tutte le carte che vuole in modo da far avanzare una o più campi… ma si deve stare attenti a non favorire il gioco degli avversari. Non sempre giocare tutte le carte che si hanno in mano è utile per chiudere la partita ed essere il primo giocatore a terminare le proprie carte. Spesso invece… è meglio non giocare qualche carta dalla propria mano in modo da bloccare l’avversario prima che possa completare una sequenza.

La geografia serve a fare la guerra? Geografi, nazionalismi e confini “naturali”

lunedì 5 novembre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Presentazione del libro di Massimo Rossi

Edito da Fondazione Benetton studi e ricerche con Antiga edizioni (Treviso, 2016)
Dialogano con l’Autore Franco Cazzola e Anna Quarzi
Letture di Cristina Rossi
Nel Centenario della Grande Guerra porsi questo interrogativo significa riconsiderare il ruolo e il potere che ebbe il sapere geografico tra fine Ottocento e inizi Novecento, l’età dei nazionalismi, quando elaborare la carta della giovane nazione italiana significava esprimere speranze di redenzioni territoriali attraverso il disegno di nuovi confini. Ma la deriva nazionalistica impose anche nuovi nomi a luoghi e monti cambiando addirittura genere ai fiumi (la Piave/il Piave) semplificando un intenso dibattito che vide come protagonista il trentino Cesare Battisti.
Massimo Rossi, geografo storico, si è laureato con lode in Lettere all’Università di Ferrara e ha conseguito il dottorato di ricerca in Geografia storica presso l’Università di Genova. Vincitore di una borsa di studio della Newberry Library di Chicago, ha lavorato all’Istituto di studi rinascimentali di Ferrara come coordinatore dell’Archivio storico della cartografia estense. Ha insegnato Geografia allo IUAV di Venezia e all’Università di Ferrara. Socio della Deputazione di Storia Patria per le Venezie e membro del direttivo nazionale del Centro Italiano per gli Studi Storico-Geografici, è responsabile della Cartoteca e dell’area di ricerca Studi geografici della Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso.
A cura della Deputazione Ferrarese di Storia Patria e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

fantascienza

Urania rivista

Donald Wandrei, “I giganti di pietra”, Urania Collezione n. 190, novembre 2018

Donald Wandrei, I giganti di pietra

Donald Wandrei, I giganti di pietra, Urania Collezione n. 190,
novembre 2018

Visti dallo spazio i Megaliti di Stonehenge in Inghilterra e i Moai dell’Isola di Pasqua non sono poi così lontani. È quello che scopre a proprie spese Carter E. Graham, curatore museale e protagonista de “I giganti di pietra” di Donald Wandrei.

 

Un manufatto maledetto costringe Carter ad abbandonare la propria vita di studioso, trascinandolo in un’avventura degna di Indiana Jones, in cui non esiste soluzione di continuità tra archeologia e orrore. Il romanzo deve molto ai Miti di Cthulhu di Lovecraft. Il posto dei Grandi Antichi in questo caso è affidato ai Titani, alieni che dominavano il pianeta in tempi remoti, e che ora minacciano di tornare sulla Terra per giudicarla e distruggerla.
Un classico che segna una pietra miliare nel proficuo connubio fra la narrativa fantascientifica e il romanzo gotico.

 

Una curiosità. La prima stesura del libro, con il titolo “Dead Titans, Waken!”, fu scritta nel 1932 e rifiutata da tre diversi editori. Ci vollero quindici anni, un pesante lavoro di editing e la fondazione di una casa editrice da parte dell’autore, la Arkham House, perché finalmente l’opera fosse stampata con un nuovo titolo, “The Web of Easter Island” (1948). In traduzione italiana, comparve nel 1956 su Urania n. 120 e nella collana Classici Fantascienza n. 14 di Mondadori, nella nuova traduzione di Andreina Negretti nel 1978. A quarant’anni da questa data, proprio come il manufatto riesumato da Carter E. Graham, il romanzo torna a vedere la luce delle edicole italiane ai primi giorni di novembre.

da pinterest

 

Arte

Margherita Sarfatti

Margherita Sarfatti
Il Novecento Italiano nel mondo

Alla figura di Margherita Sarfatti, scrittrice, giornalista e critica d’arte, è dedicato un progetto che si sviluppa in due mostre, al Mart e al Museo del Novecento di Milano, in collaborazione con Electa.
L’esposizione a Rovereto illustra l’ambizioso programma di espansione culturale di Sarfatti, con particolare attenzione alle mostre organizzate in Europa e nelle Americhe per promuovere lo stile italiano e l’idea di “moderna classicità”.
Cento capolavori di trenta grandi maestri come Boccioni, Carrà, Casorati, de Chirico e Sironi dialogano con i materiali del prezioso Fondo Sarfatti, conservato nell’Archivio del ‘900. Fino al 24 febbraio 2019.

Scopri di più

Visite guidate alla mostra
Ogni domenica dalle 15.00 alle 16.00
Costo: € 2 oltre al biglietto di ingresso al museo. Acquistabile il giorno stesso, dalle ore 14.00, in biglietteria.

Visite guidate per gruppi e scolaresche
Su prenotazione: T. 800 397760.

Margherita Sarfatti attraverso le carte d’archivio
14 novembre dalle 17.00 alle 18.00
Partecipazione gratuita oltre al biglietto di ingresso al museo.

Scopri Rovereto

Nel periodo della mostra, visite guidate in città sabato dalle 15.00 alle 16.30. In collaborazione con APT Rovereto, Fondazione Museo Civico di Rovereto, Associazione Guide del Trentino.

Rovereto e le sue vie d’acqua
Un percorso nel centro di Rovereto dedicato all’acqua, per scoprire da dove nasce, dove scorre e come è stata utilizzata nel corso dei secoli.
3 e 17 novembre | 1, 22 e 29 dicembre | 5 e 19 gennaio | 2 e 16 febbraio

A spasso con gli artisti
Da Mozart a Depero, un tour ispirato ai personaggi illustri della città, che invita a conoscere la storia locale svelandone le molte curiosità.
10 e 24 novembre | 8 e 15 dicembre | 12 e 26 gennaio | 9 febbraio

Info e prenotazioni: 0464.430363, info@visitrovereto.it
Costo: € 5; partecipazione gratuita per bambini fino ai 10 anni, possessori Trentino Guest Card e Museum Pass. Ogni due partecipanti con biglietto Mart, una visita guidata in omaggio.

biblioteca

La banda di Cona

mercoledì 24 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Presentazione del libro di Stefania Mazzoli

In concerto da più di 150 anni
A cura di Giuliano Gallerani
Con uno scritto introduttivo di Daniele Seragnoli
Nuovecarte edizioni, 2018
Daniele Seragnoli ne parla con l’autrice e il curatore, alla presenza e con il commento musicale dellaFilarmonica G. Verdi di Cona.
È noto come le bande in generale siano state spesso l’unica via per la divulgazione dello sconfinato e vasto patrimonio della musica italiana, ma le bande hanno sempre avuto anche l’obiettivo di arrivare a formare musicalmente i giovani di qualsiasi classe, condizione, età o professione. In questo contesto si inserisce anche la Banda di Cona. I suoi successi sono frutto di impegno e dedizione, di passione, ma anche di una tradizione che continua ininterrottamente attraverso i secoli e che ha sempre cercato di stimolare le nuove generazioni verso questa forma di arte. Il pregio del lavoro di Stefania Mazzoli, scrive Daniele Seragnoli, è “l’avere saputo ricostruire in rapida sintesi diversi risvolti della Banda di Cona al quale è dedicato: una ricostruzione storica dei suoi percorsi a partire da una documentazione d’archivio di varia natura (debitamente riportata e trascritta, con una bella serie di immagini a corredo); ma una storia soprattutto di persone e di biografie, di aspetti materiali e sociali, di fatti e fatterelli e, perché no, di aneddoti: che nel caso di un complesso bandistico, piccola comunità in una minuscola comunità urbana, non possono né devono mancare, anzi spesso sono proprio il sale che dà sapore e rende gustoso il succedersi delle vicende. (…) In sostanza, l’attenta ricostruzione operata dall’autrice e l’insieme dei vari elementi dimostrano una volta ancora come una banda musicale possa essere il fulcro di una aggregazione sociale non obsoleta e superata, ma che andrebbe valorizzata e irrobustita.

giovedì 25 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Pubblico confronto su Dichiarazioni Evangeliche II

Intervengono Pietro Bolognesi (Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova),don Andrea Zerbini (Parrocchia Santa Francesca Romana di Ferrara), Luca Marino (pastore ADI Bologna) e Giuliano Sansonetti (Università di Ferrara)
Dopo il primo volume del 1997, ecco il secondo volume delle Dichiarazioni Evangeliche, edito dalle Dehoniane di Bologna. Si tratta di uno strumento che amplia il patrimonio culturale e risulta utile per lo sviluppo di un dialogo responsabile. Esso ci parla della capacità alternativa del pensiero evangelico rispetto al dibattito sui grandi temi, che risulta spesso polarizzato tra le istanze di tipo cattolico e quelle del mondo cosiddetto laico. Il testo presenta una visione pienamente inserita nella storia, che affonda le sue radici molto più in là dei risvegli degli ultimi due secoli e va oltre l’attuale espansione registrata nel sud del mondo, perché il pensiero evangelicale ha qualcosa di significativo da dire al mondo di oggi.
Raccoglie dichiarazioni rilevanti che sono state espresse negli ultimi venti anni, toccando diversi temi fondamentali quali il cattolicesimo, l’impegno evangelistico e missionario, il concetto di unità cristiana, l’Europa e le sfide del nuovo millennio, la franchezza evangelica, l’impegno civile e politico dei cristiani, la salvaguardia del creato, l’antisemitismo, i temi etici del dibattito pubblico.
Nell’ambito del ciclo di conferenze “La riforma protestante nella società. Le conseguenze della Riforma del XVI secolo”.
A cura dell’Associazione Evangelica CERBI di Ferrara

A MEZZA LUCE. Ferrara, 1958

venerdì 26 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Presentazione del libro di Michele Balboni

La Carmelina Edizioni, 2018
Siamo nel 1958, in prossimità della chiusura delle case di tolleranza prevista dalla legge Merlin. Al Chez Madame in via Buonporto a Ferrara, una casa di tolleranza di prima classe, lavorano Elsà Morgana, Luisella e Martita. Dirette da Madame Ivone tutte hanno segreti, sogni e amori nascosti. Il gatto Oscar, sempre presente, ci racconta tutto con i suoi pensieri perché “i gatti non hanno bisogno di parole”. Un romanzo al femminile in cui le “signorine” brillano per bellezza e sensualità…
Interventi di Daniele Lugli, Paola Castagnotto, Elenora Telloli e dell’editoreFederico Felloni.
Accompagnamento musicale della pianista Cristina Carini
Michele Balboni, dirigente d’azienda, appassionato di tango e ballerino maldestro, scrittore velleitario, spallino della prima ora, faccio grazia ai lettori del seguito. Ho pubblicato Il mio tango (Volta La Carta edizioni, 2013), La Diva del tango – alla ricerca del niño rubato (Faust Edizioni, 2014, Premio Letterario per i Diritti Umani, consegnato a Papa Bergoglio il 17/12/2014), Il tango delle parole – racconti e fantasie (Europa Edizioni, 2016). Con A mezza luce – Ferrara, 1958 mi allontano dal mondo del tango per lasciare un ricordo di tanti luoghi, situazioni e personaggi della mia città – in verità validi e riscontrabili anche altrove – nonché un pensiero ad un mondo che non c’è più.

biblioteca

Monge, chi era costui?

martedì 23 ottobre 2018 ore 16

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Seduta dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Coordina Adolfo Sebastiani (Presidente dell’Accademia)
Introduce Massimiliano Mella (Università di Ferrara)
Luigi Pepe (Università di Ferrara), Monge e l’Italia: due secoli dopo.
Alessandra Fiocca (Università di Ferrara), Monge e la geometria
Interviene un ufficiale superiore dell’Arma dei Carabinieri: Il Comando Carabinieri per la tutela dei beni culturali, compiti, funzioni e recuperi.
Gaspard Monge (1746-1818), del quale ricorre il secondo centenario della scomparsa, fu per molti versi molto legato all’Italia. Le sue prime memorie sulle equazioni alle derivate parziali furono pubblicate sugli Atti della Società Reale di Torino. Nel 1796-97 fece parte della Commissione per le scienze e le arti della Repubblica francese, incaricata dei prelievi in Italia di quadri, sculture, libri e oggetti artistici e scientifici, in base ai trattati stipulati con le potenze che avevano dichiarato guerra alla Repubblica ed erano state sconfitte dal generale Bonaparte. Tra i prelievi vi furono numerosi quadri del Guercino a Cento, la Trasfigurazione di Raffaello, l’Apollo del Belvedere e il Laocoonte a Roma. Nel 1798 Monge fu a Roma dove diede la costituzione alla Repubblica Romana, mettendo fine al potere temporale dei papi. Da Roma partì per l’Egitto per la famosa spedizione che doveva segnare un nuovo inizio degli studi sulle antichità egiziane. L’insegnamento della geometria descrittiva, creato da Monge è stata alla base degli insegnamenti geometrici in Italia per un secolo e mezzo, nelle università, nelle scuole militari, nelle accademie delle belle arti. I manuali di geometria analitica usati nelle università devono anch’essi molto alla sistemazione della disciplina operata da Monge alla fine del Settecento. L’ultima Medaglia Fields, una specie di premio Nobel per la matematica, è stata assegnata nel 2018 a un italiano, Alessio Figalli, per i suoi studi sull’equazione di Monge Ampère. Il rientro delle opere d’arte dalla Francia in Italia nel 1815, segnò l’inizio di una nuova fase di tutela dei beni culturali da parte degli stati, a cominciare dalla Stato pontificio, oggi affidata a un Comando specializzato dell’Arma dei Carabinieri. Due interventi marginali di Monge in Italia hanno lasciato un segno duraturo: l’indipendenza della repubblica di San Marino, minacciata nel Settecento dall’espansione dello Stato della Chiesa e la prima memoria scientifica sulla preparazione del più celebre formaggio italiano, il Parmigiano.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

biblioteca

Il vero sapere

lunedì 22 ottobre 2018 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara
Sala Agnelli

Conferenza di Stefano Arcella

Introduce Marcello Girone Daloli
Rassegna di incontri con la spiritualità applicata
Aristotele spiegava che nei Misteri non si trattava di apprendere ma di provare un intenso stato interiore. Per gli Antichi il Sapere era davvero tale  solo se investiva la totalità della vita e della natura dell’uomo e lo trasformava completamente. Era appunto questo il fine dei Misteri: che l’uomo, per effetto della Conoscenza, divenisse completamente diverso da ciò che era prima, quando ne era privo. Questa istanza di nobilitazione e di elevazione era il filo d’oro che univa le varie spiritualità misteriche del mondo antico, al di là delle forme rituali e delle vie praticate per conseguire l’unione col divino. Nel capitolo finale viene affrontato il tema della possibile attualizzazione del retaggio misterico in forme adatte alla mutata costituzione interiore e mentale dell’uomo occidentale contemporaneo, richiamandosi all’insegnamento di Rudolf Steiner e alla Via del Pensiero Vivente.
Stefano Arcella, saggista, studioso delle “religioni” misteriche nel mondo greco-romano, con particolare attenzione ai Misteri di Mithra e, in generale, ai culti solari in età imperiale romana. E’ anche uno studioso del Neoplatonismo rinascimentale e del pensiero esoterico del Novecento europeo, con particolare attenzione al pensiero di Rudolf Steiner, Julius Evola, Giovanni Colazza, Massimo Scaligero, Pio Filippani Ronconi. Collabora con molteplici riviste culturali nazionali ed è stato relatore in molteplici convegni di studi. Ha pubblicato, fra l’altro: I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell’Italia antica (Controcorrente, Napoli, 2002). Misteri Antichi e Pensiero Vivente, Controcorrente, Napoli, 2016.

libri

I nemici della conoscenza

Il grande sviluppo tecnologico della nostra era ci ha dato accesso a una quantità di informazioni senza precedenti. Il risultato, però, non è stato l’inizio di un nuovo illuminismo, ma il sorgere di un’età dell’incompetenza in cui una sorta di egualitarismo narcisistico e disinformato sembra avere la meglio sul tradizionale sapere consolidato. Medici, professori, professionisti e specialisti di ogni tipo non sono più visti come le figure a cui affidarsi per un parere qualificato, ma come gli odiosi sostenitori di un sapere elitario e fondamentalmente inutile. Che farsene di libri, titoli di studio e anni di praticantato se esiste Wikipedia? Perché leggere saggi, ricerche e giornali quando Facebook mette a nostra disposizione notizie autentiche e di prima mano? L'”apertura” di Internet e la sua apparente libertà sono solo i primi colpevoli contro i quali Tom Nichols punta il dito. Oltre ai social network, alla democrazia dell'”uno vale uno” e ai semplicismi che la rete favorisce, Nichols attacca anche l’emergere del modello della customer satisfaction nell’educazione universitaria, la trasformazione dell’industria dei media in una macchina per l’intrattenimento aperta 24 ore su 24 e la spettacolarizzazione della politica.

scuola

Coccolare la mente

Così si giustifica il “Io sono un professore progressista,  e ho terrore dei miei studenti progressisti”,  che  ha scritto un anonimo docente   spiegando – sotto pseudonimo –  con quanta cautela deve insegnare, per non far scatenare le  rappresaglie degli studenti “feriti ed offesi” da una sua frase qualunque.   I professori sono consigliati di  far precedere  le loro lezioni da dei “trigger warnings”, messaggi (verbali o anche scritti) in cui avvertono che alcune delle cose che diranno potrebbero  essere  “triggering” ,  ossia scatenare in certi studenti emozioni forti e negative basate su una loro esperienza traumatica anteriore”.

Gruppi  di studenti hanno segnalato come “scatenanti  disagio”  testi come Le Metamorfosi di Ovidio (violenza sessuale), La signora Dalloway di Virginia Woolf (per “inclinazioni suicide”), Il Grande Gatsby  di Fitzgerald  per essere discriminatorio e offensivo per le donne.

A questo punto, una vasta parte della letteratura americana e classica  cade sotto la censura  e non deve essere letta ad alta voce.  Ovviamente, anche la  Genesi , “maschio e femmina Dio li creò” diventa impossibile da insegnare, perché aggressiva  verso  le multiformi tribù  LGBT.

Sono alcuni dei casi descritti da Gregg Lukianoff  nel suo saggio “ The Coddling of the American Mind: How Good Intentions and Bad Ideas Are Setting Up a Generation for Failure”  ( “Coccolare la mente americana- Come le buone intenzioni e le idee sbagliate stanno allevando una generazione per il fallimento).

Lukianoff, che è un avvocato militante per la difesa della libertà d’espressione (Primo Emendamento), vi segnala un peggioramento della situazione di censura nei campus. “Prima, erano le amministrazioni delle università a istruire i professori a non usare parole che potessero  suonare discriminazione (razziale o sessuale). Ma dal 2013-14, di punto in bianco, sono  gli studenti ad imporre i nuovi codici  verbali,  le politiche di “trigger warning”, gli elenchi di “microaggressioni” – e sempre peggio, ad esigere l’annullamento di incontri pubblici, organizzati dalle università,  con  conferenzieri che  non amano, perché “li fanno sentire male”.

Infatti il carattere principale di questa nuova censura studentesca è la sua “medicalizzazione”. Gli studenti che esigono la censura  su idee,testi letterari e persone, non lo fanno motivando di essere contrari a quelle idee, filosofie e persone. No, dicono di esserne feriti, in senso medico e psichico. Che aggrava la loro ansia e depressione, che danneggia la loro salute mentale.

In tal modo, non discutono; vietano e basta. “Lo scopo ultimo”, dice  Lukianoff, “sembra essere quello di trasformare i campus universitari  in “spazi sicuri” (safe spaces) dove  questi giovani adulti sono protetti da  parole e idee che li rendono a  disagio. Fino al punto  da punire chiunque turbi questo  scopo, anche in modo accidentale: qualcosa che  ho chiamato “proiettività  vendicativa”. Crea una cultura dove uno deve pensare due volte prima di parlare,  per scongiurare le accuse di insensibilità,razzismo, aggressione, molestia o peggio”.

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