Argomenti vari

Immunità di legge

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“Immunità di legge” non è un libro sui vaccini né tantomeno contro i vaccini. Utilizza la metafora vaccinale come chiave per offrirci la visione quasi intollerabile dell’attuale asservimento della scienza a scopi tutt’altro che scientifici. Perché il decreto Lorenzin, appunto, non riguarda i vaccini ma il concetto di trattamento sanitario obbligatorio. Quello che, in ambito psichiatrico, si riserva, come estrema ratio e con mille precauzioni di ordine morale e sociale, ai più riottosi e pericolosi malati di mente.
Come fanno notare giustamente gli autori, se l’introduzione del decreto aveva carattere emergenziale,  dovendo far fronte a chissà quale rischio pandemico mortale, l’unico motivo per il quale sarebbe, in linea di principio, giustificato il T.S.O. perché, di fronte alle rimostranze ed alle perplessità di opinione pubblica e medici, è stato poi ridotto il numero dei vaccini obbligatori da dodici a dieci? Forse perché non vi era alcuna emergenza pandemica? E perché minacciare, dichiarandolo apertamente, di voler togliere addirittura la patria potestà ai genitori che non vaccinassero i figli secondo i sacri protocolli? Una mostruosità e i cui autori si guardano bene dal rispondere alla domanda che ne scaturisce: “Toglierli ai genitori per affidarli a chi, a qualche Forteto”?
Se nessun bambino, nonostante lo zelo ideologico di alcune realtà locali, è stato finora allontanato dalla famiglia (e ci mancherebbe!) dall’inizio dell’anno scolastico il decreto Lorenzin sta di fatto impedendo a bambini sani di frequentare la scuola perché privi, per svariati motivi, della certificazione vaccinale prevista. Questa situazione più che incresciosa finora non ha trovato una vera volontà di soluzione da parte del governo in carica e in specie del ministro della Sanità Grillo,  la quale, nonostante i proclami pre-elettorali a riguardo, tergiversa, pasticcia e confonde le idee. Questo è un punto, gentile ministra, sul quale chi ha sostenuto quella coalizione, essendo la posta in gioco non quattro vaccini ma la conservazione della propria sovranità corporea e mentale,  credo non sia disposto a transigere ancora per molto.
Leggendo il libro, del resto, si può capire come dietro ai vaccini vi sia un combinato Totem e Tabù che coinvolge poteri e interessi al di là del raggio di azione del ministro di una lontana autoproclamatasi, grazie ad una serie di governi fantoccio, colonia dell’impero.
Il decreto Lorenzin è, tra l’altro, quasi la fotocopia della legge SB 277 della California, la più restrittiva degli Stati Uniti in ambito vaccinale, che anch’essa impedisce ai bambini di accedere alla scuola se privi di certificazione, che rende obbligatori una decina di vaccini e che fu varata nel 2015 sull’onda più emozionale che emergenziale di una epidemia di morbillo scoppiata a Disneyland l’anno prima. La solita politica del Patriot Act. E’ l’emergenza che causa il provvedimento o viceversa?
Chissà inoltre se il Bill Gates padrone di Microsoft che risulta essere, con i suoi 350 milioni di dollari, il maggiore finanziatore privato dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) attualmente concentrata come non mai sull’industria dei vaccini è lo stesso Bill Gates che ogni tanto paventa pandemie in grado di decimare la popolazione mondiale, invitando l’industria a mettere a punto sempre nuovi vaccini? Quella del creatore dell’unico sistema operativo vulnerabile ai virus e quindi dipendente dall’esistenza dei programmi antivirus, è una metafora sorprendente della sublimazione nevrotica; anche di coloro che, non essendo egli medico e quindi non titolato, secondo il primo postulato di Burioni, a parlare di cose mediche, non si sognano di dargli del somaro e di invitarlo ad andare a studiare.
L’autorevolezza sostituita dall’autoritarismo ad auctoritate. Il tribunale dell’Inquisizione si occupa degli eretici e dei nemici della Fede. Una ricerca scientifica non deve dimostrare qualcosa, deve solo assoggettarsi al sistema di valori ed alle priorità prestabiliti. Chi la redige deve appartenere al clan, utilizzare le parole d’ordine, dimostrare la propria indiscussa fedeltà al dogma.
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libri

C’era una volta Tiscali

1961. ”Il giorno della civetta”, Leonardo Sciascia. Don Mariano Arena, boss, si rivolge al capitano dei Carabinieri, Bellodi, e pronuncia la “famosa frase”… . Il termine “quaquaraquà”, e le frasi che di seguito riporto, diventeranno il simbolo della cultura popolare, collegata al mondo dei mafiosi, alla mentalità, e alle regole che la costituiscono. Ma non è della mafia che voglio parlare.

Io ho una certa pratica del mondo. E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà”.Pochissimi gli uomini, i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi, che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù, i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà. Che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo”.

Cosa voglio dire. Rispetto a quello che ha scritto Leonardo Sciascia, cosa è cambiato oggi, in questa società costituita sicuramente da uomini, ma soprattutto da mezzi uomini, ominicchi, piagliainculo e quaraquaqua? Nulla. Si è solo aggiunta un’altra categoria: gli uomini di mmerda, con due emme.

Gli uomini sono merce rara e preziosa. Ovvio. I mezzi uomini, fa intendere Sciascia, sono uomini preziosi, forse perché interpreta il loro ruolo come quello delle formichine, che tirano il carro al posto dei buoi, eroicamente, e non alzano mai la voce. Non è colpa di questi, se hanno poco coraggio. Il coraggio non si compra al supermercato, ma nello stesso tempo, non si può condannare chi non ce l’ha.

I “quaquaraquà” invece, sono diventati un genere di prima necessità, in questo Paese.Sciascia lo scriveva negli anni sessanta. Più di cinquat’anni fa. Un vero e proprio prodotto di consumo. Una sintesi di quello che è lo spaccato della vita di oggi, in tutti i campi.

Mio nonno Nicola, Cavaliere della Repubblica, eroe della Seconda Guerra Mondiale, come tanti suoi coetanei ex-combattenti, non ha mai creduto in questa politica. Avevo 5 anni, quando un giorno, un sabato mattina, lo accompagnai in una caserma della mia Città, per ritirare una medaglia e un foglietto di carta, dove era scritto che “era diventato cavaliere”, e tutto il resto. Ricordo che terminata la cerimonia, appena in strada, mi regalò la medaglia, il foglietto e tutta la sua delusione, riportandola in una dedica. Un foglietto di carta raccolto per strada, ancora utilizzabile, e vi impresse, con la “storica” penna che nascondeva dietro al fazzoletto bianco del taschino di tutti i suoi elegantissimi vestiti color pastello. D’estate e d’inverno. Sempre colori chiari: “L’Italia per cui ho combattuto, è solo un pezzo di metallo e una montagna di carta, che vi travolgerà. Ed io, vecchio e malato, sono responsabile per non aver fatto nulla di più che il mio dovere”. Parole dure, impresse nella mia mente, che prima non capivo. Ma dopo molti anni, ho capito molto bene, rileggendo un miliardo di volte quella frase, che non ho mai imparato a memoria. Conservo ancora quel foglietto. Anzi, un pezzo di “carta di strada”, che man mano che passano gli anni, ora i decenni, mi sembra sempre più bello. E attuale.

Son passati 45 anni. In un soffio di vento. Non è trascorso giorno in cui non ho pensato a quelle parole. E questa è la prima volta che le riprendo per qualcuno, che non siano i miei ricordi. Nonno ha vissuto questa nuova Italia del dopo guerra, fino alla metà degli anni ottanta. Ha donato, come tanti ragazzi di allora, la sua giovinezza a questo Paese, per regalare una Nazione giusta ai suoi figli, ma soprattutto ai suoi nipoti. Ma nello stesso tempo, anche se ero piccolino, leggevo nei suoi occhi una sconcertante voglia che fosse tutto vero, con altrettanto sconcertante consapevolezza che purtroppo, si sarebbe rivelato un grande bluff. Come è stato. Tutto uguale a come era allora. Non è cambiato nulla.

Gli ominicchi, ed i pigliainculo fanno piccolo questo paese. Che un tempo fu grande. Gli uomini sono le vittime. I quaraquaqua, fanno le leggi. Gli uomini di mmerda, tirano il carro dei sacrifici, con masochismo, provando un piacere perverso di condivisione del crimine autorizzato, giustificandolo, tollerandolo e alimentandolo con naturale indole da perdente, caratteristica tipica dei mezzi uomini e mezze bestie. Questo è il mio personale pensiero. Gli uomini “mezzi uomini” di Sciascia, oggi scrutano l’orizzonte e non parlano, non intervengono. I piaglianculo, gli ominicchi… .

La verità è anche un’altra. In questo grande caos, i ruoli che Leonardo Sciascia aveva stabilito che fossero, come i gironi danteschi, i vari livelli di questa società malata, oggi si rivelano falsi pure questi, perché la confusione rende sovrana. L’appiattimento, è così presente nella società, che il livellamento intellettuale, culturale, politico, si rivela fatale, per la buona riuscita di qualsiasi programma serio di sviluppo, non solo economico, ma della sopravivenza stessa di questo pezzo di umanità, meglio noto come Popolo Italiano. Forse sarebbe stato meglio avere una differenza tra persone, piuttosto che il nulla assoluto.

Mio nonno diceva che avere a che fare con i cretini è pericoloso. Aveva ragione! 

 

libri

Il viaggiatore sedentario

Alle origini della democrazia, nell’Atene di Pericle, solo al presidente della boulé, il consiglio cittadino, era consentito prendere appunti sulla sua tavoletta di cera. Gli altri membri dovevano parlare a braccio, per garantire la sorgiva sincerità del confronto faccia a faccia. Oggi, al tempo di Internet, si può comunicare tutto a tutti, in tempo reale, su scala planetaria, ma non c’è più nulla da comunicare di umanamente significativo e profondo. Si sono persi il contatto diretto, il linguaggio del corpo, il fatto e l’antefatto, il peso e la complessità dell’esperire umano. Tutto è semplificato, alleggerito, velocizzato. Basta cliccare. Ma l’uomo numerico è preciso e svuotato nello stesso tempo. È rapido, veloce, perpetuamente nomade o navigatore nell’oceano-pattumiera del web, ma sedentario. Vede tutto e non tocca niente. È frenetico e immobile nello stesso tempo, informato di tutto e concentrato su niente. Perché nella nostra società irretita, sempre interconnessa e fragilissima, Internet e gli altri innumerevoli media celebrano e consacrano la confusione fra valori strumentali a valori finali.

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L’autore:

Laureatosi in filosofia all’Università di Torino nel 1949, con una tesi su “La sociologia di Thorstein Veblen“, fondò con l’amico Nicola Abbagnano nel 1951 i Quaderni di Sociologia, ai quali dette un seguito nel 1967, fondando anche la rivista di cui è ancora direttore, La critica sociologica.

Fu tra i collaboratori di Adriano Olivetti dal 1948 per circa dodici anni e, in rappresentanza del Movimento Comunità, deputato indipendente al Parlamento per la III Legislatura (1958-1963) della Repubblica Italiana (subentrò in Parlamento, ad Adriano Olivetti, dopo le sue dimissioni, il 12 novembre 1959).

Arte

Filosofia dell’arte

Maurizio Villani e Paola Marescalchi – FILOSOFIA DELL’ARTE (Edizioni del Giardino dei Pensieri di Mario Trombino, dicembre 2013)
Dialoga con gli autori Giuliano Sansonetti
Il testo è una ricerca sulla natura dell’arte e sul rapporto tra l’arte e il bello. Alle domande su “che cos’è l’arte” e “che cos’è il bello” sono chiamati a rispondere filosofi ed artisti. Il saggio, infatti, si compone di due parti: un profilo storico-critico di riflessioni filosofiche intorno alla definizione dell’arte e del bello artistico e, in parallelo, un percorso iconografico che presenta e discute un’ampia campionatura di opere d’arte dall’età classica fino alla contemporaneità.
Emergono le varie prospettive estetiche che hanno attraversato la cultura occidentale e che, soprattutto nell’ultimo secolo, hanno rivoluzionato i canoni tradizionali, fino alla dissoluzione del bello come criterio estetico.
Paola Marescalchi ha collaborato con Renato Barilli presso la cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea (Università di Bologna) e ha insegnato sino al 2007 Storia dell’Arte al Liceo Classico Ludovico Ariosto di Ferrara
Maurizio Villani è professore di Storia della Filosofia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Ferrara e membro del Consiglio Direttivo della Società Filosofica Italiana. Ha scritto saggi filosofici ed è co-autore di manuali di storia della filosofia.

Economia

La scelta è politica

  1. Se emetti CCT, tramite Poste, CassaDepositi e MontePaschi che sono controllati dallo Stato e smetti di emettere BTP su cui c’è la spread chi ci rimette ? Le altre banche, Unicredit ecc che rifilano ai risparmiatori i loro prodotti – Le Banche e fondi esteri che coi BTP hanno 3% e speculano.”

Perché allora non lo si fa ? Perché per Unicredit, Intesa, UBI ecc sarebbe un salasso, di colpo tutte le porcherie di fondi e prodotti strutturati “garantiti” e polizze che vendono al pubblico verrebbero spiazzati dai CCT a rischio zero e rendimento che copre l’inflazione…

Qui finisce il thread. Come noterete, Zibordi insiste a chiamare col femminile “la spread”, mentre a mio parere  è un neutro anglosassone. Ma non m’impunterei su questo.

Non sono in grado di giudicare l’idea di Grossi e Zibordi sui CCT. Vedo che alcuni twitterologhi  ne discutono l’efficacia, e mi va bene:le idee sono essenzialmente discutibili, proprio per questo vanno discusse. Monti, Ciampi, Draghi non si sono mai esposti a discussione, ed ecco i risultati.

Fatto sta che dal twitterologo  io imparo molto, e non farà  male nemmeno a voi seguirlo. Ha scritto con altri questi volumi:

Di altri twitterologi sapienti che ho scoperto vi parlo fra qualche giorno.

 

L’articolo ESISTE UN METODO PER SFUGGIRE ALLO SPREAD? proviene da Blondet & Friends.

biblioteca

Proposte didattiche in biblioteca

Invito alla lettura lunedì 24 settembre 2018 ore 17

Le diverse abilità dell’amore

Disabilità e integrazione culturale e sociale

Presentazione dei libri di Giorgio Salmi “50 Passi; Il filo di An; La scala viola” e delle attività della Cooperativa Sociale I frutti dell’albero
Introduce Elena D’Adda, presidente Cooperativa Sociale I frutti dell’albero
Dialoga con l’autore Federico Di Bisceglie, giornalista.
50 Passi
Guido, persona che ha sempre messo lavoro e ambizione davanti a tutto, approda nell’isola paradisiaca di Boavista, dove incontra Andrea che invece ha sempre collocato l’Amore nel gradino più alto delle priorità. Andrea diventa così la sua guida umana e spirituale che lo porterà verso una nuova consapevolezza: l’amore è la cosa più bella che abbiamo, non sprechiamola.
Il filo di An
Attraverso una lunga lettera d’amore, rivolta alla defunta moglie dell’autore, Giorgio descrive la sua nuova storia d’amore con Ani, la galga spagnola che salva da morte certa. Sì, perché l’amore ha talmente tante sfaccettature che non può essere solo di pertinenza degli esseri umani.
La Scala viola
Storia vera di Giulia che, ancora bambina, incontra l’amore di Elvis e lo idealizza. Una vicenda d’amore e di dolore, di passione e di violenza, speranza e delusione.
A cura della Coop Sociale I Frutti dell’Albero – Ferrara

Incontro con l’autore martedì 25 settembre 2018 ore 17

Silvano Balboni era un dono, anche per la biblioteca

Presentazione del libro di Daniele Lugli

L’autore ne parla con gli Amici della Biblioteca Ariostea
Il racconto della breve, intensa vita di un giovane morto a 26 anni nel 1948 a Ferrara, dove era nato, ripercorre aspetti poco conosciuti della nostra storia,  dalle leggi razziali, alla Repubblica, alla Costituzione. Si tratta del contributo dell’orientamento liberalsocialista nell’esperienza antifascista tra i giovani, dell’avvio della Resistenza e delle diverse tendenze che vi si confrontano. Segue – attraverso l’esperienza del giovane, disertore/obiettore di coscienza, esule in Svizzera e lì internato militare – un quadro dell’intensa attività culturale e politica presente nel paese risparmiato dalla guerra. Il ritorno del giovane Balboni nel 1945 consente uno sguardo alla costruzione della democrazia in Italia. Silvano ne è intensamente partecipe, in un ritrovato contatto con Aldo Capitini. L’impegno nel partito socialista, l’esperienza di assessore comunale, dicono delle speranze, presto deluse, di una più consapevole e partecipata democrazia nella costruzione della federazione europea. In quei pochi anni Silvano è il più stretto collaboratore di Capitini. Anima a Ferrara un Centro di Orientamento Sociale, attivo e diffuso nel territorio. Affianca Capitini nella promozione dei COS, del Movimento di Religione, di un movimento per la pace con a fondamento obiezione di coscienza e nonviolenza. Assiduo frequentatore della biblioteca Ariostea ne promuove l’attività in ogni modo. Lettore, diffusore, autore e direttore di pubblicazioni, a partire dalla clandestinità. Continua è la sua attività con le più diverse iniziative: esperto educatore sociale, lo chiama Capitini.
Con il patrocinio dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

Invito alla lettura mercoledì 26 settembre 2018 ore 17

Il volo dell’Ippogrifo

Panoramica sull’attività del Gruppo Scrittori Ferraresi

Intervengono Paola Cuneo, Federica Graziadei, Gina Nalini, Eleonora Rossi, Nicoletta Zucchini, Giuseppe Ferrara, Leonardo Minguzzi, Matteo Pazzi, Edoardo Penoncini
Il primo “Mercoledì dell’Ippogrifo” intende illustrare l’attività svolta in questo anno dal Gsf nel segno della continuità e presentare le iniziative future dell’Associazione. Una giornata quindi fra tradizione e innovazione dove si proporranno letture, immagini e racconti di iniziative realizzate nel corso dell’anno e si anticiperanno le novità del prossimo anno sociale. La giornata intende essere anche l’occasione per rinnovare l’invito a tutti coloro che amano la parola letta e scritta a sostenere l’attività del Gruppo scrittori ferraresi soprattutto con la partecipazione ai prossimi eventi e iniziative (per dettagli www.scrittoriferraresi.com).
A cura del Direttivo e della Redazione del Gruppo Scrittori Ferraresi

Conferenze e Convegni giovedì 27 settembre 2018 ore 17

Maternità e paternità come scelta responsabile

Conferenza di Michela Marzano e Chiara Baratelli

Coordina Micaela Gavioli
Viviamo anni di grandi cambiamenti nei modi di intendere la famiglia. Si sono trasformati i rapporti tra le generazioni.  Le coppie dello stesso sesso hanno ottenuto, in molti paesi, riconoscimento. Le possibilità offerte dalle tecniche di fecondazione assistita hanno determinato nuovi modi di diventare genitori rompendo l’ovvietà del legame biologico tra chi è genitore e chi genera. Le tecnologie hanno trasformato la nascita da evento semplicemente naturale in qualcosa che può essere determinato dalla scienza. Muta così il rapporto tra natura e corpo, fra casualità e scelte, fra necessità e possibilità. Ovviamente, si fa più pregnante e complesso il concetto di maternità e paternità responsabili. Come sempre è accaduto di fronte a innovazioni culturali e di costume di carattere epocale, assistiamo a reazioni di chiusura all’insegna della paura, della nostalgia del passato, qu ando non di condanna. Il dialogo tra la filosofa Michela Marzano e la psicoanalista Chiara Baratelli proporrà una riflessione su cosa significa essere madri e padri in questo tempo. I cambiamenti in corso non riguardano solo il nostro Paese. Le famiglie e le società appaiono sempre più come un caleidoscopio per i continui cambiamenti che le attraversano. L’incontro vuole andare oltre i luoghi comuni che nascondono la complessità delle problematiche delle famiglie di oggi e del futuro, e con l’intenzione di favorire un confronto sereno tra posizioni diverse uscendo ciascuno dalle proprie certezze.
A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Invito alla lettura venerdì 28 settembre 2018 ore 17

La poesia dalla parte del lettore

Incontro con Angelo Andreotti, direttore della Biblioteca Comunale Ariostea

Come avvicinarsi al testo poetico e coglierne la voce interiore
Capire una poesia vuol dire gustarla pienamente per la ragione giusta“, sosteneva T.S. Eliot. Quante volte c’è capitato di imbatterci in una poesia e di non riuscire a penetrarne il guscio esterno o di non entrare in sintonia con il suo ritmo? La comunanza con un testo poetico è un fattore individuale, ma l’attitudine di afferrare gli elementi che fungono da chiave di volta dell’intero componimento è una capacità che si può acquisire. L’incontro di oggi è finalizzato a recepire il punto di vista del lettore, cercando di chiarire perché la poesia non va spiegata ma letta ad alta voce, facendo ben attenzione non soltanto al senso ma anche al suono.
Angelo Andreotti dirige da pochi mesi il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, dopo aver diretto i Musei d’Arte Antica e Storico Scientifici, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e Palazzo Bellini di Comacchio. Laureato in Filosofia, si è sempre occupato di linguaggi artistici, scrivendo saggi su arti visive e letteratura e, a partire dalla fine degli anni ’90, si è sempre più dedicato alla scrittura creativa. Tra i suoi ultimi lavori A tempo e luogo (2016) e Il nascosto dell’opera. Frammenti sull’eticità dell’arte (2018).
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e del Gruppo Scrittori Ferraresi

Didattica

TRA CARTE E LIBRI

Proposte didattiche per l’anno scolastico 2018-2019

A scuola di biblioteche e archivi
Prosegue anche per l’anno scolastico 2018/2019 “Tra Carte e libri, a scuola di Archivi e Biblioteche”, la proposta di attività didattiche del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara. Il ricco programma di iniziative, volto a promuovere la lettura e la conoscenza del vasto e prezioso patrimonio libraio e documentario, è rivolto alle scuole di ogni ordine e grado e al pubblico interessato. La proposta, patrocinato dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia di Ferrara, offre complessivamente quaranta attività suddivise fra laboratori di lettura, visite guidate, ricerche bibliografiche e archivistiche, incontri con l’autore, conferenze, attività di animazione ecc.
In particolare continuano anche per l’anno scolastico che sta per cominciare gli  approfondimenti tematici relativi a ricorrenze speciali, come i “500 anni dalla prima edizione dell’Orlando Furioso”; il “Centenario della Prima Guerra mondiale”; “Un teatro, Rossini” e “Le bande musicali”, con il quale si intende valorizzare il patrimonio di documenti e materiale bibliografico relativo  alla storia della musica e del teatro ferrarese. L’elenco delle iniziative è consultabile sul sito del Comune di Ferrara all’indirizzo http://archibiblio.comune.fe.it e potrà essere arricchito dalle proposte di approfondimento provenienti dalle scuole per meglio connettersi alle tematiche delle varie discipline curricolari.
La fruizione delle attività è gratuita e sarà condotta dagli operatori/operatrici del Servizio nelle biblioteche e negli archivi comunali: Biblioteca Ariostea (Via Scienze,17-FE), Biblioteca G.Bassani (Via Grosoli,42-Barco-FE), Biblioteca G.Rodari (Viale Krasnodar, 102-FE), Biblioteca A. Luppi”, (via Arginone, 320 Porotto-FE), Biblioteca D.Tebaldi (Via Ferrariola, 12, FE) e Archivio Storico Comunale (Via Giuoco del pallone,8-FE).
Il calendario e gli orari delle iniziative sono flessibili e verranno concordati direttamente con gli operatori. Per informazioni: Beatrice Morsiani, tel.0532-418213.418242; e-mail: b.morsiani@edu.comune.fe.it

 

Biblioteca Giorgio Bassani

Telefono Tel. 0532 797414 – Indirizzo via Giovanni Grosoli, 42 (Barco) 44122 Ferrara – Email info.bassani@comune.fe.it
Incontro con l’autore Giovedì 27 settembre ore 17,00

Anita : storia e mito di Anita Garibaldi

Presentazione del libro di Silvia Cavicchioli

Einaudi 2017
La storia e la costruzione del mito di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio nota come Anita Garibaldi.
Ad Anita Garibaldi è stato dedicato un gran numero di biografie romanzate costruite intorno allo stereotipo della guerriera indomita, compagna dell’eroe romantico per antonomasia, insieme a un ricco corollario di racconti, poesie, ritratti, monumenti, opere cinematografiche e teatrali. Eppure quanto sappiamo realmente di lei? Questo volume colma lo scarto tra l’invenzione romantica e la figura reale di Anita. Esso racconta certo la biografia della donna, rivisitando le vicende dei mesi trascorsi in Europa (marzo 1848 – agosto 1849), dei giorni nella Roma sotto assedio e nell’ultima fuga rocambolesca, che hanno forgiato la sua immagine. Ma il libro, inoltre, per la prima volta in maniera analitica, ricostruisce i molteplici itinerari della conservazione della memoria di Anita: la nascita del mito e la genesi di rappresentazioni destinate a occupare un posto di rilievo nella simbologia patriottica nel periodo che va dall’unificazione italiana al fascismo.

Silvia Cavicchioli (1971) è Ricercatore presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, dove insegna Storia dell’Ottocento e del Novecento. È membro del Consiglio Direttivo del Comitato di Torino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e socio corrispondente della Deputazione Subalpina di Storia Patria. È stata insignita del Premio per gli studi storici sul Piemonte dell’Ottocento e del Novecento, edizione 1997-1998. Ha pubblicato i volumi L’eredità Cadorna. Una storia di famiglia dal XVIIIi al XX secolo (Carocci 2001, finalista al Premio Acqui Storia, edizione 2002);Fare l’Italia. I dieci anni che prepararono l’unificazione (con Silvano Montaldo e Sabina Cerato, Carocci 2002); Famiglia, memoria, mito. I Ferrero della Marmora (1748-1918) (Carocci 2004). Per Einaudi ha pubblicato Anita. Storia e mito di Anita Garibaldi (2017)

libri

Il golpe inglese

Questo libro apre uno squarcio importante nella storia del nostro paese e risponde a quesiti altrimenti indecifrabili che nemmeno le inchieste giudiziarie sono riuscite a chiarire del tutto. A cominciare dal delitto Matteotti (1924) per arrivare alla morte di Mattei (1962) e di Moro (1978). Ogni volta che gli italiani hanno provato a decidere del proprio destino, gli inglesi sono intervenuti. Ora i documenti desecretati, che i due autori hanno consultato negli archivi londinesi di Kew Gardens, lo dimostrano. Da quelle carte emerge con chiarezza che non è Washington a ordire piani eversivi per l’Italia, come si è sempre creduto, ma soprattutto Londra, che non vuol perdere il controllo delle rotte petrolifere e contrasta la politica filoaraba e terzomondista di Mattei, Gronchi, Moro e Fanfani. Il petrolio però non è il solo problema. Per gli inglesi anche i comunisti sono un’ossessione. Tanto da contrastarli con ogni mezzo. Persino arruolando schiere di giornalisti, intellettuali e politici per orientare l’opinione pubblica e il voto degli italiani. Finché si arriva al 1976, l’anno che apre al PCI le porte del governo. A Londra progettano un golpe. Ma l’ipotesi viene alla fine scartata a favore di un’altra “azione sovversiva”. Si scatena così un’ondata terroristica che culmina nell’assassinio di Aldo Moro.

Argomenti vari, Società

Unisex

È notizia di queste ore che a New York, a partire da questo periodo, i genitori dei neonati potranno scegliere di far scrivere sul certificato di nascita di questi ultimi, invece di “maschio” o “femmina”, la dicitura “Gender X”. Questa è solo l’ultima follia di una ideologia che sempre più si sta affermando nelle istituzioni. In pochi hanno il coraggio di denunciare questa situazione; e quei pochi che questo coraggio lo hanno, sono violentemente attaccati e messi alla pubblica gogna. Una situazione di cui tutti dovete prendere coscienza: ne vale del vostro futuro e di quello dei vostri figli.
Esiste un libro “speciale” in Italia dal titolo UNISEX e con sottotitolo “Cancellare l’identità sessuale: la nuova arma della manipolazione globale” pubblicato da Arianna Editrice. Gli autori sono la giornalista Enrica Perucchietti e lo scrittore Gianluca Marletta.

Perché questo libro è “speciale”? Perché è uno dei pochissimi libri esistenti che denunciano la così detta “ideologia gender” non tramite un altro credo dogmatico, bensì attraverso una vera e propria inchiesta molto documentata. A ogni affermazione, infatti, viene sempre riportata la documentazione e le fonti verificabili. Con UNISEX, dunque, a mio parere ci troviamo di fronte a una vera e propria opera di “giornalismo d’inchiesta”. Inchiesta che, appunto, data la quantità di fonti riportate, non può che lasciare scioccato e basito il lettore per le conclusioni a cui questo libro arriva. Infatti non a caso gli autori hanno subito numerose minacce (persino di morte), evidentemente da chi queste conclusioni non le può accettare. Non solo. Il libro “vanta” anche periodici tentativi di screditamento. L’ultimo — avvenuto proprio durante la scrittura di questo articolo — sì è verificato su Wikipedia dove, alla voce “Omosessualismo”, l’ideologia gender viene definita come “complotto che vedrebbe il movimento omosessuale tentare di reclutare le giovani generazioni per distruggere l’umanità”. Una definizione che non può che suscitare ilarità in chi la legge e far apparire uno sciocco chiunque affermi seriamente una cosa del genere. E quale testo viene riportato come “fonte” per questa definizione? Proprio il libro della Perucchietti e di Marletta. Ora, chiunque abbia letto il libro sa bene che non solo al suo interno non si trovano frasi in grado di giustificare un’affermazione del genere ma, soprattutto, il suo concetto di fondo è tutt’altro; inoltre il libro distingue in modo chiaro e netto (ripetendolo più volte durante il testo) tra la giusta e sacrosanta richiesta da parte degli omosessuali di ottenere rispetto per la propria persona e l’ “ideologia militante” di alcuni movimenti “omosessualisti” che spesso portano avanti e con forza idee pericolose e distruttive. Detto questo vediamo rapidamente, ma in modo serio, di cosa parla questo benedetto libro.
Alcuni gruppi spingono per l’affermazione totalitaria dell’ideologia gender
Questo è il primo messaggio di fondo che mi sembra di cogliere leggendo il libro. Ma, per comprendere il vero significato di questa affermazione, è necessario capire prima cos’è l’ideologia gender. Prima di tutto è una vera e propria “ideologia”. Perché? Perché una “ideologia” è, come riporta il Vocabolario Treccani, “ il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale”. Ora, dato che al mondo esistono persone che appartengono a gruppi sociali che sostengono che il sesso deve essere una scelta del singolo individuo che decide a seconda della sua volontà, è evidente che questi individui sono seguaci, appunto, dell’ideologia gender (anche se a molti questa definizione non piace). Sì perché, per coloro che non ne fossero a conoscenza, “gender” significa, sempre per citare il Vocabolario Treccani, “la distinzione di genere, in termini di appartenenza all’uno o all’altro sesso, non in quanto basata sulle differenze di natura biologica o fisica ma su componenti di natura sociale, culturale, comportamentale”. Quindi, secondo la “visione gender”, il signor Rossi può essere nato con tutti gli attributi maschili ben definiti ma se lui si comporta in modo femminile e dentro si sente di essere donna, allora la società lo dovrebbe riconoscere come donna. Non solo. Dopodomani potrebbe sentirsi di nuovo uomo e quindi, sempre secondo questa visione, essere uomo e così via.

Ma perché questa “visione gender” è diventata una “ideologia”? Il motivo è semplice: se alcuni individui possono sentire la propria natura sessuale completamente diversa da quella del proprio corpo, questo vuol dire che così deve essere la natura di tutti. Di conseguenza se finora il mondo è stato diviso in modo netto in “maschi” e “femmine” questo non è dovuto al fatto che la Natura ci ha voluti così, no: le cose stanno così soltanto perché siamo stati “manipolati” da istituzioni a cui ha fatto e continua a fare comodo la netta e chiara suddivisione tra maschi e femmine. Chiaro no? Certo, ci sarebbe poi da chiedere perché tutto il resto del mondo animale sia diviso sempre in maschi e femmine ma sorvoliamo.
A questo punto dovrebbe essere chiaro che, per chi la vede in questo modo, è assolutamente normale lottare al fine di compiere una “rivoluzione” culturale, sociale eccetera, che possa “liberare” l’essere umano dalla “gabbia sessuale” e poter vivere, finalmente, la sua “vera” natura utilizzando il suo corpo come semplice strumento per soddisfare la sua “vera natura”.
Penso sia inutile specificarlo ma, come si vede, tutto questo niente ha a che fare con un normale omosessuale che conduce la sua vita serenamente e in perfetta armonia con il suo corpo. Ma allora, se la stragrande maggioranza delle persone (siano esse eterosessuali o omosessuali) vivono serenamente senza questa “visione gender”, perché tutto questo affannarsi anche attraverso importanti lotte istituzionali come quelle riportate nel libro (e di cui quella del “Gender X” a New York di questi giorni è soltanto l’ultima in senso temporale)?
Se togli agli individui la propria identità sessuale li trasformi tutti in animali da pascolo
Ecco la semplice risposta.
Ogni persona, sin da bambina, comincia a formare la propria personalità a partire dal suo essere “maschietto” o “femminuccia”. Da lì, infatti, si vengono a creare particolari giochi nonché gruppi sociali che rinforzano la nostra natura che sentiamo, appunto, come naturale. Tutto questo attraversando vari stadi che ci porteranno a chiarire sempre meglio la nostra personalità e a poter dire con orgoglio “io”.
Ma ora mettiamoci dal punto di vista delle élite industriali e finanziarie mondiali. Da questo punto di vista è più facile gestire popoli composti da persone con ognuna una propria personalità ben formata oppure avere a che fare con masse di individui che non sanno nemmeno a che sesso appartengono? Ovviamente la risposta è la seconda giacché, in quel caso, non avendo nemmeno il più primordiale dei riferimenti interiori (e cioè quello dettato dal proprio sesso) ci si aggrapperà inevitabilmente — e come se fosse Dio in persona a parlare — a quello che verrà dettato dall’esterno. E chi sarà a parlare “dall’esterno” se non l’élite che detiene il potere?
In conclusione, che fare?
Quanto descritto finora non è che, ovviamente, una piccola parte dei concetti che ho colto dal libro e che vi consiglio di leggere affinché possiate farvi una vostra idea. Ma esiste una soluzione a tutto ciò? A me pare di intravederla in un libro di prossima uscita di Diego Fusaro intitolato Il nuovo ordine erotico. Elogio dell’amore e della famiglia (Rizzoli Editore). Qui Fusaro — da quello che è stato possibile cogliere dalle anteprime e dalle dichiarazioni — propone di ritornare a rinforzare l’appartenenza al proprio sesso perché soltanto così sarà possibile ricostruire la famiglia, che è il primo nucleo su cui è possibile costituire, come spiega Hegel nel suo celebre libro Lineamenti di filosofia del diritto, una comunità, uno Stato e un senso di appartenenza.
Insomma, UNISEX e Il nuovo ordine erotico a mio parere sono due libri che dovranno essere letti insieme poiché l’uno descrive in modo dettagliato il problema e l’altro ne descrive la soluzione.
Buona lettura.

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60984

Letteratura

Le eroine mascherate

Conferenze e Convegni lunedì 17 settembre 2018 ore 17

​Il tesoro nascosto. Utensili di spiritualità quotidiana

Conferenza di Raffaella Arrobbio

Dialoga con l’Autrice Marcello Girone Daloli
Portare la “spiritualità” nella vita di ogni giorno, abbandonare la separazione tra ciò che è elevato e ciò che è materiale, tradurre in parole viventi per noi oggi gli insegnamenti spirituali del passato. Quali ostacoli frapponiamo ogni giorno alla realizzazione di queste qualità interiori? Come limitiamo e blocchiamo le nostre vite? Raffaella Arrobbio ci offrirà alcuni utensili da utilizzare nel nostro quotidiano per conseguire il grande obiettivo di scoprire quella bellezza nascosta nel fondo di ognuno di noi, portarla alla luce e donare così un più alto significato alle nostre esistenze.
Raffaella Arrobbio, laureata in Filosofia e in Psicologia, lavora come Psicoterapeuta a Torino. Da più di trent’anni studiosa e praticante di Buddhismo sotto la guida di esponenti dell’autentica tradizione Buddhista del Tibet. Ha collaborato per molti anni alla rivista di studi buddhisti Paramita e ha partecipato al volume antologico Psicoterapia e Meditazione (Mondadori,1991). Nel 2001 ha pubblicato Il Tesoro Nascosto – Le vie al benessere interiore (SEI, Torino) in cui espone la sua visione di una psicoterapia che sia anche strumento per accedere a dimensioni superiori della coscienza. Nel 2017 pubblica Gesù e Buddha in dialogo (Lorenzo de’ Medici Press, Firenze), un saggio che avvicina i due insegnamenti spirituali, evidenziandone l’armonia di fondo tramite l’accostamento di testi evangelici e buddhisti.

Incontro con l’autore martedì 18 settembre 2018 ore 17

L’amore che uccide

Presentazione del libro di Mariella Guerzoni

(Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I Nidi’, 2018)
Ne parlerà con l’autrice Angela Sterlino (docente di Lettere)
Letture a cura di Monica Bortolotti e Federica Zucchini
Sarà presente l’editore Fausto Bassini
Lucrezia è una ragazza ovattata di candore che lavora nel mondo della moda e vive in quello delle favole: pur fidanzata con il garbato Sebastiano, continua a sognare il Principe Azzurro. In occasione di un corso di taglio e cucito conosce un coetaneo, il bellissimo Leonardo, commercialista ammaliato da ogni forma d’arte. È colpo di fulmine. Lei, che vuole essere solo una ‘brezza marina’, lascerà Sebastiano facendosi invece travolgere da Leonardo, che sposa. L’uomo, oltre a non dirle mai un “Ti amo”, la plagerà a sua immagine e somiglianza senza che la propria superiorità venga meno. Elaborerà, inoltre, un piano diabolico per mettere a repentaglio la vita della moglie. E ancora: perché il cinico Leonardo chiama a convivere in casa loro l’amante Irene? E in cosa consiste, infine, quel ‘patto di sangue’ siglato tra Leonardo e Filippo, un giovane che Lucrezia ha conosciuto molti anni prima in biblioteca e che rientra in punta di piedi nella sua esistenza facendola innamorare? L’amore che uccide – romanzo d’esordio di Mariella Guerzoni dalle pagine fragili ma taglienti come uno strato di ghiaccio scheggiato –, si giostra su registri linguistici diversi che possono ricordare Harmony Passion, così come l’ottocentesca Emily Brontë, spaziando da atmosfere degne ora di un racconto gotico inglese, ora di una serrata sequenza thriller dal sapore quasi hitchcockiano.
Mariella Guerzoni nasce a Ferrara il 14 novembre del 1968. Ha quattro figli, due cani e una grande passione per l’arredamento, l’antiquariato e il cinema (in particolare quello dagli anni ‘40 agli anni ‘60). Insegnante in una scuola primaria della città, si ritiene persona fortunata perché ama il proprio lavoro e il “mondo bambino”. Scrive poesie e racconti.

Invito alla lettura mercoledì 19 settembre 2018 ore 17

Dall’ombrellone al piumone

Consigli di lettura dopo l’estate

La Compagnia del Libro torna dalla pausa estiva rivisitando i classici consigli per l’estate. Gli esperti lettori del sodalizio ferrarese racconteranno i libri che durante l’estate hanno viaggiato con loro in Croazia, Grecia, Cornovaglia e sulle Alpi e che rimarranno sul comodino anche durante i mesi invernali. Un pomeriggio lungo le strade della letteratura che vede la Compagnia al completo per dei consigli di lettura fuori dagli schemi, dai grandi classici alle ultime novità editoriali. Ottimi suggerimenti per affrontare la nebbia e la pioggerellina autunnale in compagnia di una coperta, di una tisana e di buone letture.
A cura della Compagnia del Libro di Ferrara

Invito alla lettura giovedì 20 settembre 2018 ore 17

Fotoromanzi senza lacrime, fra arte ed eroine mascherate

Conversano col pubblico Angelo Andreotti, critico d’arte, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda.

Tornano per l’ultima volta le conversazioni de IL PRESENTE REMOTO pensate da Roberto Roda per il Centro Etnografico Ferrarese
La conversazione ricostruisce la nascita e lo sviluppo dei fotoromanzi NON SENTIMENTALI e sperimentali negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, i sorprendenti scambi linguistici e anche i corto circuiti che si produssero fra le ricerche verbo-visive di alcuni artisti contemporanei e alcune produzioni popolari di quegli anni. La conversazione fornisce le premesse per la presentazione di due volumi del Centro Etnografico di fresca stampa per i tipi dell’Editore Sometti di Mantova.
“Le ali di ipnos” di Bruno Vidoni (1930-2001). Riemerge dagli archivi di Casa Vidoni, con la cura filologica di E. Rinaldi e R. Roda, un fotoromanzo inedito che l’artista centese realizzò nel corso degli anni settanta: nel racconto vidoniano si assiste  ad un gioco onirico dove nel sogno si materializzano personaggi che a loro volta sognano…
“Ofidia Nera. Insidia fatale!” di Emiliano Rinaldi e Roberto Roda. Gli autori, studiosi di cultura popolare ma qui in veste di sceneggiatori e fotografi, realizzano un divertente e divertito omaggio alle eroine mascherate dei fotoromanzi anni ’70,  parodiando, con partecipato affetto,  i luoghi comuni della letteratura di genere.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara

Conferenze e Convegni venerdì 21 settembre 2018 ore 17

Duecento anni di Marx

Conferenza di Stefano Petrucciani

Introduce Davide Nanni
A duecento anni dalla nascita di Marx, e nonostante la grande mole di interpretazioni che si sono accumulate sul suo pensiero, il significato e il valore della sua opera nella storia politica e intellettuale del mondo moderno restano ancora una questione aperta e meritevole di indagine. Le ragioni di ciò sono molteplici. Il primo aspetto sul quale non possiamo fare a meno di riflettere è la straordinaria portata degli effetti che, direttamente o indirettamente, dall’opera di Marx si sono generati. La sua dottrina ha inciso profondamente sugli sviluppi storici dei due secoli che ci separano dalla sua nascita; ha contribuito a cambiare il mondo come nessun altro filosofo ha fatto; la sua incidenza è forse paragonabile solo a quella dei grandi fondatori di religioni. Alla dottrina di Marx si sono richiamati grandi partiti; nel suo nome sono state compiute grandi rivoluzioni; gli assetti dell’Europa e del mondo ne sono usciti trasformati in profon dità. Ed è pertanto ineludibile la domanda su come abbia potuto una dottrina elaborata da un filosofo tedesco post-hegeliano diventare il linguaggio mondiale di tanti conflitti e mutamenti politici dei secoli diciannovesimo e ventesimo.
A cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

libri

ONG

“Con questo notevole e documentato libro Sonia Savioli ci rende edotti del ruolo effettivo che queste organizzazioni svolgono aprendoci gli occhi sulle infinite menzogne che, quotidianamente, ci sono riversate dall’informazione a senso unico in cui siamo immersi e da cui siamo soffocati.
E’ un libro di piacevole lettura, l’autrice possiede una forte carica ironica che rende la lettura oltre che istruttiva anche molto gradevole.
Lo scritto della Savioli, oltre ad informarci sulle varie ONG, traccia una mappa in cui sono evidenziati e dimostrati i rapporti e le interconnessioni esistenti tra di loro e tra i finanziatori sia privati che statali, con i relativi obiettivi, sia quelli dichiarati sia quelli non dichiarati, ma reali.
Scopriamo così un mondo di conquistatori e di sfruttatori mascherati da integerrimi benefattori.
Molti, se non tutti, iniziano ad avere dubbi sull’efficacia e sul ruolo delle ONG, sui costi, sulle continue richieste di firme e di aiuti in denaro che queste strutture, quotidianamente, richiedono ai cittadini tramite annunci, volantini e soprattutto via internet; una forma di elemosina a tutto campo, una S. Vincenzo universale di cui siamo vittime, non conosciamo l’utilizzo di queste donazioni che però ci fanno sentire con la coscienza a posto, ci danno la sensazione, in qualche modo, di dare un contributo per risolvere i problemi del mondo.
Possiamo dire che questo libro ci apre gli occhi sugli effetti nefasti che le ONG provocano nelle varie parti del mondo e sul loro spregiudicato modo di operare dall’Africa alla Birmania, ci parla del cinismo assoluto che distrugge intere popolazioni costringendole a una miseria, prima mai vista, con la distruzione delle culture locali che le rende schiave, che le usa come cavie umane, obbligandole a sperimentare farmaci dannosi, spacciandoli per una insperata salvezza, mettendole in condizioni di emigrare per giungere in Europa con un sogno che non si realizzerà, ma diverrà un doloroso incubo.
E’ un libro che smitizza falsi miti e finte buone azioni con gli aiuti internazionali, non richiesti, che giovano solamente alle grandi multinazionali, aumentandone a dismisura i guadagni.”

Dalla recensione di Luigi Cecchetti.