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Mani pulite

E tuttavia, d’altra parte, ciò che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, è che buona parte del finanziamento politico è irregolare o illegale. […] Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale, allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.” Queste parole risuonarono alla Camera dei Deputati il 3 luglio 1992. A pronunciarle fu Bettino Craxi, segretario del Partito Socialista Italiano. Nei primi mesi dell’inchiesta Mani Pulite spettò al politico milanese, il principale indagato, spiegare la verità: tutti i partiti erano a conoscenza del sistema di tangenti per l’assegnazione degli appalti pubblici.

L’unica ricostruzione possibile

A ventitré anni di distanza da Tangentopoli, Mattia Feltri – firma della Stampa e nonché giornalista di coraggiosa fede garantista – ha deciso di raccontare Mani pulite, l’inchiesta condotta da un pool di magistrati milanesi a partire dal 1992. I pubblici ministeri Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo e Antonio Di Pietro scavarono nelle intricate e fosche relazioni tra i partiti della Prima Repubblica e l’imprenditoria italiana, denunciando un vasto giro di tangenti. Per Mattia Feltri ci sono ancora troppi dubbi da risolvere: dai metodi, giudicati eccessivamente coercitivi, ai sospettati, con tanti nomi celebri sfuggiti alle indagini. In Novantatré: l’anno del terrore di Mani pulite (Marsilio, 2016) il giornalista ricostruisce giorno per giorno il 1993, evidenziando le notizie più rilevanti. Feltri lo confessa: anche lui ha tifato, come molti, per Di Pietro e i suoi colleghi, ma adesso, a distanza di anni, ha dovuto ammettere i tanti aspetti poco chiari della vicenda giudiziaria.

Dubbi e retroscena

Cosa fu l’inchiesta Mani pulite? C’è chi la definì una congiura dei partiti o un complotto orchestrato da potenti lobby straniere. Feltri nega qualsiasi ipotesi cospirazionista, ma riconosce l’esistenza di interessi politici ed economici che in alcuni casi incentivarono il clima inquisitorio di Mani pulite. È innegabile che il 2 giugno 1992, sul panfilo della casa regnante inglese, Britannia, a poche miglia dal porto di Civitavecchia, si svolse un incontro riservato sulle privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane. Verosimilmente la confusione politica interna agevolò la speculazione finanziaria. Nel racconto di Feltri emerge l’eccessiva mediatizzazione dell’inchiesta, costantemente sotto i riflettori dei telegiornali e di programmi televisivi confezionati ad hoc. Da casa si tifava per Di Pietro e si invocava la repressione per i corrotti. Bastava un avviso di garanzia, che non è sinonimo di colpevolezza, per essere condannato in direttissima dai media e dall’opinione pubblica. Non tutti riuscirono a sopportare questo stato di cose. Politici e servitori della giustizia, come il magistrato Domenico Signorino, o imprenditori, ricordando, per esempio, Raul Gardini, preferirono suicidarsi per sfuggire alla calunnia. Le notizie trapelavano con troppa facilità dai tribunali e i maggiori quotidiani erano propensi a pubblicare anche i verbali degli interrogatori, accentuando lo sdegno degli italiani.

Finta rivoluzione

Mani pulite fu una rivoluzione? Così la presentarono i media e alcuni partiti politici, ma essa naufragò negli anni. Il libro di Feltri ci aiuta a ricostruire con lucidità quanto avvenne nel 1993, con una disamina lontana dai fumi forcaioli che hanno segnato l’immaginario italiano di quel periodo.

http://www.barbadillo.it/75269-libri-novantatre-di-mattia-feltri-la-foto-autentica-della-falsa-rivoluzione-di-tangentopoli/

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Un pensiero riguardo “Mani pulite”

  1. “Molto più opportunamente, il codice di procedura penale del 1930 stabiliva che il PM “esercita obbligatoriamente l’azione penale a seguito di denunzia, rapporto, referto, e quando altrimenti gli giunga notizia di reato”.

    “Quindi, in precedenza, l’obbligo dell’esercizio dell’azione penale era condizionato ad un dato specifico: la notizia di reato comunque pervenuta. La formulazione del nuovo codice, cos’ come è universalmente riconosciuto e secondo certe correnti dei magistrati avevano sempre richiesto, importa che le indagini debbano riguardare non solo i reati di cui sia pervenuta notizia, ma anche la possibilità di ritrovare tali notizie solo con tali ricerche. Si può dunque oggi indagare per accertare se vi sia qualcosa su cui indagare. Pedinare, intercettare qualsiasi cittadino al semplice scopo di vere se possa farsene un imputato. Significa dunque, indagare sulle persone perbene per accertare se non siano, invece, per male, sui traffici leciti per accertare se invece non siano illeciti, sugli atti amministratiti regolari per vedere se, invece,, siano irregolari e frutto di abusi, corruzioni e prevaricazioni.

    “Il potere dei PM si trasforma così in un potere ispettivo sulla società, sull’Amministrazione, sull’economia– Il potere giudiziario, la magistratura, si pongono così oggi al disopra di ogni altra Istituzione ed Organo Costituzionale dello Stato, ed anche al disopra dello Stato stesso, considerato qualcosa come un oggetto del potere carismatico dei magistrati”.
    https://www.maurizioblondet.it/inchiesta-contro-il-governo-due-o-tre-cose-da-ricordare/

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