libri

Il quinto stato

Giuseppe Allegri-Roberto Ciccarelli,
Il Quinto Stato
Il Quinto Stato è l’universale condizione di apolidia in patria in cui vivono almeno otto milioni di italiani ai quali non sono riconosciuti i diritti sociali fondamentali. La stessa condizione interessa almeno cinque milioni di cittadini stranieri che inoltre subiscono l’esclusione dai diritti di cittadinanza a causa della loro extra-territorialità in uno Stato.
Il Quinto Stato è una condizione incarnata in una popolazione fluttuante, composta da lavoratrici e lavoratori indipendenti, precari, poveri al lavoro, lavoratori qualificati e mobili, sottoposti a una flessibilità permanente. La loro cittadinanza non è misurabile a partire dal possesso di un contratto di lavoro, né dall’appartenenza per nascita al territorio di uno Stato-nazione poiché per questi soggetti si presuppone l’avvenuta separazione tra la cittadinanza e l’attività professionale, l’identità di classe, la comunità politica e lo Stato. Oggi sono stranieri o barbari tanto i nativi italiani, quanto i migranti. Entrambi appartengono alla comunità dei senza comunità. La loro è una cittadinanza senza Stato, poiché lo Stato non riconosce loro la cittadinanza.
In questo mondo, non basta lavorare per essere riconosciuti come lavoratori. E non basta affermare di essere cittadini di uno Stato per essere riconosciuti titolari dei diritti sociali, previdenziali, civili. La cittadinanza è stata limitata al possesso di un bene residuale, intermittente, e sempre meno retribuito: il contratto di lavoro. Anche quando ha la fortuna di possederlo, il cittadino-lavoratore viene sezionato in una lunga serie di identità parziali.
Si parla, ad esempio, di lavoratori precari, atipici, parasubordinati o con partita IVA i quali, pur potendo dimostrare di partecipare alla politeia, restano cittadini dimezzati perché non godono di un contratto di subordinazione e a tempo indeterminato. Altrettanto complicata è la condizione di chi vive nell’emisfero dell’impresa, oggi travolta della crisi economica iniziata nel 2008. È proprio la zona grigia tra il lavoro e l’impresa a costituire uno dei tratti caratteristici del Quinto Stato.
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autori, Letteratura

Alberto Savinio

Alberto Savinio, pseudonimo di Andrea Francesco Alberto de Chirico, nasce nel 1891 ad Atene, dove si diploma al conservatorio in pianoforte e composizione nel 1903, ma come, a soli dodici anni? Tutte le biografie trovate sul web danno come certa questa data, ma sappiamo che tutte le biografie del web hanno in comune di essere copiate da wikipedia. Muore a Roma nel 1952
Alberto Savinio fu musicista, scrittore, drammaturgo, regista, critico culturale per il Corriere della Sera, ma soprattutto pittore, come il fratello De Chirico, con la differenza che lui era quello bravo, anche se meno noto al grosso pubblico.
Come avverte nella brevissima prefazione di Ascolto il tuo cuore città, «questo è un libro discorsivo: un entretenimiento. Queste poche righe per avvertire che un libro «discorsivo» non è un libro minore, ma al contrario un libro maggiore: un libro massimo. Un libro di là dalle grandi luci e dalla grandi ombre, di là dalle vette e dagli abissi – di là dalle invenzioni, dalle rivelazioni, dalle illuminazioni. Nell’ambizione di fare «un’opera» c’è ancora della puerilità. Intesa questa puerilità e superata, non si scrivono libri, se ancora si ha voglia di scrivere, se non come un lungo e tranquillo conversare. La fase «cosmogonica» della poesia – e del pensiero – è superato, sottintesa, e «taciuta»; per quel pudore che è regola rigorosa sul piano di questa superiore civiltà.(…) Poi, più oltre, più su, luogo non ci sarà nemmeno per un discorso; ma solo per il silenzio».

La sua scrittura è brillante, imprevedibile negli accostamenti, arguta nelle citazioni, surreale e visionaria come la sua pittura; una bonaria ironia pervade questo insolito reportage di viaggio tra il Veneto e Milano, mescolando realtà e  ricordo, in un intreccio che rende la lettura estremamente piacevole e stimolante.

Un esempio di questa ineffabile prosa, la più stupefacente mai letta:

«Di tutte le vie di questa città così squisitamente peripatetica e dialogica, via Manzoni è la meno atta al conversare. Nel suo primo tratto principalmente, tra la Scala e il Monte Napoleone, via Manzoni è un enorme camminatorio di pietra, che colonne di artiglierià traversano senza interruzione, le une montanti le altre discendenti. Il cupo fragore di questi tram ermetici e bassi, meno fatti per correre sulla superficie della terra che sul fondo del mare, non penetra in noi per le orecchie ma per lo stomaco. Chi è costretto a passare per via Manzoni di giorno e a piedi, affretta il passo e tiene la bocca chiusa come per gelo. Se ha cosa molto urgente e importante da comunicare al compagno, gli accenna di fermarsi, si volta verso di lui, fa tromba con le mani, e come marinaio nella bufera gli grida: «Ti sei ricordato di scrivere a Quasimodo che il colore degli ulivi greci, che Anacreonte chiama chlorós, è impropriamente tradotto “glauco”, perché la qualità marina di questo aggetivo, il suo umidore, le immagini opache che esso evoca, la sua stessa sonorità cupa, rotonda, sdentata, molle, da “tuffo”, si affà alle cose marine e soprattutto sottomarine, non al fogliame dell’ulivo greco, così terrestre, così asciutto, così palladico?» Dopo di che fa cenno al compagno che ha finito, e riprende la strada affrettando anche più il passo, come il treno che è stato costretto a fermarsi per alcun incidente, e accellera per arrivare in orario».

Per non parlare di quando disquisisce sulle caratteristiche dei formaggi:


«Il Parmigiano è un formaggio base. E’ nella famiglia dei formaggi ciò che il contrabasso è nella famiglia degli strumenti a corda. Ai bassi profondi, fondamentali, paterni del Parmigiano, si appoggiano gl’individui più leggeri del quartetto caseario: i Taleggi e le Crescenze, viole e contralti della famiglia, la schiera delle Robiole e degli Stracchini (Stracchino: formaggio “stanco” che, come una fanciulla sullo sviluppo, sviene nel piatto) al che si aggiunge la minutaglia degli acuti, i colleghi sottili dei flauti e degli ottavini, quei formaggi bianchi di Montevecchia, piccoli e tracagnotti,che macerano, occhiuti di pepe, in un verde lago d’olio. Stella Alpina è un formaggio virginale, in abito di prima comunicanda. Quanto al Mascarpone, questo compromesso tra il burro e la panna, esso è il cappone dei formaggi: un grasso eunuco che, per voluttà, ha rinunciato alla voluttà.
S’intende che la parte del violencello del quartetto dell’orchestra casearia, la fa la Groviera. (…)
Il Parmigiano è grave, robusto, fidato. La sua forma a ruota di carro attesta la solidità del suo sapore. E’ il Morgante Maggiore(*) dei formaggi.
Il Parmigiano non è figlio unico. Ha due fratelli:il Reggiano e il Lodigiano, tre giganti della casearia. Si ammiri la ieratica disposizione di questa trinità caceresca. Tre gravi fratelli collocati a breve distanza uno dall’altro sulla stessa via consolare, schierati da settentrione a mezzogiorno, “appoggiati” ciascuno a una forte città, come l’armata alla sua base: a Lodi il Lodigiano, a Reggio Emilia il Reggiano, a Parma il Parmigiano».
 
(*) Poema burlesco in versi di Luigi Pulci (1432-1484)

La prova della grandezza di Savinio scrittore la si può intuire dalla decisione di Sellerio di pubblicarne tutta l’opera narrativa, compreso un racconto inedito, che potrete trovare in questo link:

https://www.adelphi.it/catalogo/autore/179/p2

fantascienza, libri

Regno a venire

I quartieri residenziali sognano la violenza.
Addormentati nelle loro sonnacchiose villette,
protetti dai benevoli centri commerciali,
aspettano pazienti l’arrivo di incubi che li
facciano risvegliare in un mondo più carico
di passione…”

Regno a venire (Kingdom Come, 2006) è stato l’ultimo romanzo che lo scrittore britannico James Graham Ballard ha scritto, prima di andarsene nel 2009.
Appartiene alla Tetralogia di Cocaine Nights, di cui i precedenti romanzi sono Cocaine Nights (“Cocaine Nights”, 1996), Super-Cannes (“Super-Cannes”, 2000) e Millennium People (“Millennium People”, 2003).
Ma seppure i temi della tetralogia siano intercomunicanti, Regno a venire, come del resto gli altri tre romanzi, è autoconclusivo e può essere letto in solitaria senza perdere nulla del messaggio dell’Autore.

9788807701801_quartaIl regno a venire

In Italia “Regno a venire” è stato pubblicato due volte, entrambe da Feltrinelli: nel 2006 nella collana “I Canguri”; nel 2009 nella collana “Universale Economica, 2124”. Traduzione di Federica Aceto

L’argomento conduttore e legante della Tetralogia di Cocaine Nights è il senso di crisi che si avverte nella classe media e borghese della società consumistica occidentale, quindi la fascia di popolazione che sta a metà tra un mondo che non ce la fa e quello che ce l’ha fatta alla grande e che si risolve nella fascia numericamente maggiore (almeno per adesso, perché ci sono i presupposti che la prima, quella del non-ce-la-fa, tagli il traguardo vincente al più presto).
Quando dico società occidentale intendo un modello di vita che non necessariamente corrisponde a territori geografici europei o nordamericani: l’ubicazione di Regno a venire, per esempio, è posta nei sobborghi di Londra, ma potrebbe benissimo essere anche in Asia o in Africa, in Australia o in Sudamerica, dovunque questo modello abbia attecchito e sia prospero e vitale, o comunque condiviso più o meno consapevolmente.

Più nel dettaglio, le angolature con cui Ballard guarda a questo mondo che ci descrive – e che un docente di letteratura del ventesimo secolo dell’Università di Birmingham e studioso di Ballard, Andrzej Gasiorek, ha stigmatizzato come un capitalismo “terminale” – sono elementi simbolo di questo capitalismo avanzato: in Cocaine Nights il simbolo è un centro sportivo situato in Spagna sulla Costa del Sol, in Super-Cannes è un parco tecnologico nei pressi di Cannes, in Millennium People un quartiere della classe media o medio-alta nei pressi di Londra, in Regno a venire un immenso centro commerciale.

3 - prima edizione orig. KingdomComeNovelJ.G. Ballard: “Kingdom Come” (Fourth Estate, 2006). Prima edizione in lingua originale

La storia di Regno a venire si apre dentro i piccoli drammi automobilistici di un ex-pubblicitario di successo che sta tentando di uscire da Londra, dove abita, per raggiungere a fatica una di quelle cittadine di sobborgo senza storia e tutte uguali nate intorno alle cinture autostradali. Gli è morto il padre che non vedeva da anni, assassinato da un pazzo all’interno del centro commerciale di Brooklands, la cittadina dove si sta dirigendo, e ha due appuntamenti: il primo alla Centrale di polizia locale, il secondo dall’avvocato che si è preso in carico il testamento.
L’inizio è così normale e ordinario da far credere di essere entrati nella solita tipica cupa squallida e mille volte riscritta vicenda realistica e introspettiva di cui è piena la letteratura di oggi, senonché la registrazione del primo brevissimo periodo dell’incipit, che il lettore dimentica subito dal momento che non ha alcuna apparenza sincronizzata con il resto, lavora in sottofondo e incrina questa annoiata sicurezza del lettore dirigendolo e preparandolo a cose straordinarie. In realtà Ballard sta aprendo il suo ventaglio misuratamente realistico per scaraventare chi legge in una storia fantastica sul filo del rasoio tra realtà e fantasia. Quanto è vero e quanto è finzione?

Perché qui pare che la realtà abbia preso il posto della fantasia e viceversa. Niente è come sembrava, o come dovrebbe essere.

4 - Ballard e famiglia

 Ballard con i suoi figli nel giardino di Shepperton

Chi già ha letto qualcosa di Ballard sa che è uno scrittore finale, per niente incline a facili ottimismi, anzi, il portatore di un vessillo che incide spietato nel marcio umano: lo prende, lo analizza al microscopio, lo rivolta di sopra e di sotto, da ogni lato, gli permette di ballare il canto del cigno e poi lo risputa nudo e crudo, fotografato nella sua macabra essenzialità lasciando al lettore trarre le ovvie conclusioni.

Su questa tetralogia si sono già spesi fiumi di inchiostro, difficile che possa dire qualcosa di nuovo. Basta fare una superficiale ricerca in Rete e si troveranno analisi critiche sopraffine di ogni tipo.
Ma c’è una cosa che forse ancora non è stata detta e che continuerò a dire: Ballard è un autore che poco, anzi per niente, si presta ad essere mistificato e portato a bandiera di passeggeri momenti politici o sociali, oscurando o deprivando l’originalità delle sue parole. Regno a venire non è un romanzo sul razzismo, pro razzismo o contro il razzismo: parla a tutti, di qualunque colore siano. E quindi, se per caso vedeste accostare questa parola al suo romanzo e interpretare i suoi personaggi alla luce di questa variabile per fini di convenienza, sappiate che si sta tentando di mistificarne il significato. Non importa se per motivi pseudopolitici, ideologici, o commerciali del perché tira.
La sua è invece l’opera compiuta e raffinata di un autore sempre pronto a riscrivere con coraggio e originalità la realtà che vede e i meccanismi irrazionali con cui l’essere umano reagisce, spodestando di ogni supposto potere gli inutili orpelli di parole consumate e ridotte a niente.
Perché la sua penna non è di quelle che si accontenta di prendere la superficie delle cose e farne il nocciolo della questione: quando un suo personaggio parla di nazismo, per esempio, non sta parlando di quale colore abbia il nazismo, ma sta mostrandoti quanto sei o quanta potenzialità hai di essere nazista. Anche tu, che stai leggendo. In questo senso si dimostra autore politico, dove il termine politica ha il significato originale di arte e tecnica del governare, non di infimo artigianato e cricca dedita al predominio. Di fatto le sue deduzioni (non intuizioni) su come si muove l’autorità principe nei confronti degli eventi spiegano bene la sua assenza.
Come per alcuni altri autori così radicali e scavati in se stessi (erosi e levigati da una ferma volontà di arrivare al punto cruciale), Ballard non è un nichilista passivo all’insegna del tutto è inutile, ormai è così e sarà sempre peggio, non c’è salvezza. La sua scrittura non si perde per strada dietro a scuse e paraventi, ma diventa una rigorosa analisi di un fenomeno insito nell’essere umano attraverso la quale ne mette a fuoco le possibilità negative: lo fa con l’impassibilità di un medico rigoroso che toglie una dolorosa cancrena mentre il paziente urla, e lo medica attraverso “eroi” che hanno dubbi e si fanno domande, e proprio in virtù di questi dubbi e domande riescono a esercitare un ruolo positivo decisivo.
Ballard ha sempre creduto nella capacità dell’immaginazione di plasmare il mondo e favorire un’evoluzione e ha sempre dichiarato di essere ottimista nei confronti del futuro.
Lo si vede bene qui, in Regno a venire, dove perfino le sue donne tormentate o indecifrabili, quando non ambigue, diventano salvifiche e cruciali per l’evoluzione della storia. E dove, forse sentendo vicino lo scoccare dell’ultima ora e sapendo di non poter più lasciare adito a dubbi se ancora ce ne fossero, di spiragli ne lascia, e grossi, quando invece spesso si sente ancora dire che sia autore senza spiragli.
Li lascia in ogni colpo di bisturi (di penna) inciso nel corso dell’intero romanzo, teso alla soluzione attiva a cui costringe il lettore.
Perché attiva? Ma è ovvio. A te, lettore, ti ha scavato dentro il cuore e il cervello, ti ha descritto in ogni personaggio, ti ha spiegato che cosa ami e che cosa desideri e perché lo desideri, ti ha messo in luce l’effimero su cui viaggi, ti ha mostrato quanto la tua vita conti poco e niente, ti ha svelato il gioco perverso delle emozioni, ti ha anche illuminato sul meccanismo a fondo cieco in cui ti sei incastrato: vuoi davvero un mondo così? Perché i presupposti per cui si origini ci sono tutti, e tu ci sei già in mezzo.

Tea C.Blanc

http://andromedasf.altervista.org/recensione-regno-a-venire-kingdom-come-2006-di-james-graham-ballard/

http://www.lulu.com/shop/laura-raimondi/shopping-nel-paese-di-distopia/hardcover/product-732656.html

Economia, libri

Italia-Germania

Il libro può essere quello dell’ordinario di Politica Monetaria e Fiscale dell’università di Siena,  Sergio Cesaratto , “Chi non rispetta le regole? Italia e Germania, doppie morali dell’euro” (Imprimatur, 124 pagine, 14 euro).

 

l libro dimostra proprio quel che dice nel titolo, che la Germania infrange costantemente,  e sempre a proprio vantaggio, le   regole di una unione monetaria; che impone normative  assurde,  che avvicinano la destabilizzazione delle economie deboli, invece di scongiurarle; che  vuole “ottenere la disciplina” dei paesi con alto debito, come l’Italia, “accrescendone la possibilità di una crisi finanziaria”, e  pretende di “stabilizzare i mercati avvicinando il loro breaking point”, come ha scritto Walter Munchau del Financial Times, quindi è persino negativo a conseguire i fini che si propone, il risanamento e la prosperità.

http://vocidallestero.it/2018/05/08/munchau-sul-ft-il-bilancio-della-germania-una-sciagura-in-arrivo/

Primo piano

Notte dei musei

Sabato 19 maggio 2018
Fatto a mano: fra tradizione e innovazione

Pieve di Cento

Teatro storico Alice Zeppilli, piazza Andrea Costa 17Notte-europea-dei-Musei-2018
ore 17.00
Presentazione del documentario A ghé al dievel tra i canvàz (C’è il diavolo fra la canapa)
Scritto e diretto da Andrea Melloni, realizzato in collaborazione con l’Unione Reno Galliera e il Museo della Civiltà Contadina – Istituzione Villa Smeraldi
(evento inserito nel progetto Trame identitarie)

Pinacoteca Civica, piazza Andrea Costa 10
ore 18.00 – 19.30
Concerto di musiche popolari sud americane, irlandesi e dal mondo a cura degli allievi dei corsi di violino e fisarmonica dell’Istituto Comprensivo di Pieve di Cento e degli ex studenti di fisarmonica che oggi frequentano il Liceo Musicale di Bologna. Direzione a cura dei docenti di musica dell’I.C. di Pieve di Cento

Galleria Il Ponte – Show Room, via Gramsci 64
ore 18.30-24
Il profumo dell’immagine, inaugurazione della personale di pittura di Barbara Bicego

Museo delle Storie, Museo della Canapa, Pinacoteca Civica
ore 19.30
Parnian, inaugurazione mostra e visita guidata alle installazioni dell’artista iraniana Mehrnoosh Roshanaei disseminate nella città, dentro e fuori dai suoi musei. A cura dell’artista e Riccardo Betti

Museo Magi 900, via Rusticana a/1
ore 20.30-22.00
Presentazione mostra Edizione Straordinaria. Libri d’artista della collezione del MAGI900. Presentazione dell’opera L’Apocalisse (1941) illustrata da Giorgio de Chirico.
Laboratorio Il MIO libro d’artista a cura di Michele Evangelisti per Oro Associazione Artistico Culturale (laboratorio creativo per adulti dai 14 ai 100 anni, contributo materiali €10.00, prenotazione obbligatoria entro venerdì 18 maggio – mail: info@magi900.com)

Museo delle Storie di Pieve – Rocca, piazza della Rocca 1
ore 22.00
Mostra delle tavole originali di Martina Zena per la realizzazione del video Un treno per Evelyn del progetto Teiuq di Fabio Di Salvo. A seguire live set di Fabio di Salvo (proiezione video Un treno per Evelyn).

INOLTRE:
Circolo Arci Kino, via Gramsci 71
ore 21.30-23.30
T-Rame, inaugurazione della personale di Sara Bolzani

Tutti i musei di Pieve di Cento e la Chiesa della Ss. Trinità sono aperti gratuitamente dalle 17.00 fino alle 23.00.

Presso la Chiesa della Ss. Trinità si svolgono visite guidate gratuite a cura del FAI – Delegazione di Bologna Gruppo Pieve di Cento.

Al Museo MAGI’900 saranno visitabili gratuitamente la collezione permanente e la mostra di Matthias Brandes dalle 18.00 alle 24.00 (ultimo ingresso al museo ore 23.00).

San Pietro in Casale
Museo Casa Frabboni, via Matteotti 169
ore 17.30
Riflessi d’acqua e di acquarelli
Personale di pittura di Enzo Grimandi
La mostra resta aperta fino al 17 giugno 2018.

ore 21.00
Concerto con musiche di Vivaldi, Haydn, Handel e Mozart
Soprano – Marzia Baldassarri
Flauto solista – Emiliano Bernagozzi
Quintetto Dondi
Violini –  Davide Dondi, Sofia Dondi, Laura Frezzato Dondi
Viola – Giada Dondi
Violoncello – Luca Dondi

Piazza Guercino
Ore 16.00
Una vasca in cent(r)o: percorso di scoperta e sperimentazione del territorio e delle proprie abilità… musica e merenda
Gioco di orientamento per le vie di Cento rivolto ai ragazzi e alle ragazze dagli 11 ai 17 anni.

Rocca di Cento
ore 17.30
Inaugurazione delle mostre:
Artephoto 2018 | L’altra | Street Lights | Le persistenze della memoria

Pinacoteca San Lorenzo, Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
ore 18.30
Visita guidata in musica, interprete Alessio Alberghini
Le melodie suonate dal M° Alberghini forniscono lo spunto per leggere alcuni capolavori del Guercino
Partecipazione gratuita. Prenotazione al n. 051/6843334 e 6843390

Rocca di Cento
Ore 21.00
Proiezione delle opere ammesse al XIII Concorso Biennale Nazionale Artephoto 2018

INOLTRE
Rocca di Cento, Piazzale della Rocca
Ospita le mostre: Artephoto 2018; L’altra; Street Lights; Le persistenze della memoria
Apertura: ore 17.30-19 e 21-23 | Ingresso libero

Palazzo del Governatore – Sala Zarri, Piazza Guercino 39
Ospita la mostra di Alessandro Govoni
Apertura: ore 10-13 e 17-23 | Ingresso libero

Centro Pandurera, Via XXV aprile 11
Ospita la mostra GUERCINO. INCISIONI. (Collezioni della Cassa di Risparmio di Cento)
Apertura: ore 17-23 | Ingresso libero

Gipsoteca Vitali, via Santa Liberata 11
Apertura: ore 17-23 | Ingresso libero

Galleria d’Arte Moderna A. Bonzagni, Piazza Guercino 39
Apertura: ore 10-13 e 17-23 | Ingresso libero

Pinacoteca San Lorenzo, Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
Apertura: ore 10-13 e 17-23 | Ingresso libero

Cento
Ore 16.00
Una vasca in cent(r)o“:  percorso di scoperta e sperimentazione del territorio e delle proprie abilità… musica e merenda
Gioco di orientamento per le vie di Cento rivolto ai ragazzi e alle ragazze dagli 11 ai 17 anni.

ore 17.30 Rocca di Cento
Inaugurazione delle mostre
Artephoto 2018
L’altra
Street Lights
Le persistenze della memoria

ore 18.30 Pinacoteca San Lorenzo, Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
Visita guidata in musica
Partecipazione gratuita. Prenotazione al n. 051/6843334 e 6843390

Ore 21,00 – Rocca di Cento
Proiezione delle opere ammesse al XIII Concorso Biennale Nazionale Artephoto 2018

INOLTRE

Rocca di Cento
Piazzale della Rocca
Ospita le mostre: Artephoto 2018; L’altra; Street Lights; Le persistenze della memoria
Apertura: ore 17,30-19 e 21-23
Ingresso libero

Palazzo del Governatore, Sala Zarri
Piazza Guercino 39
Ospita la mostra di Alessandro Govoni
Apertura: ore 10-13 e 17-23
Ingresso libero

Centro Pandurera
Via XXV aprile 11
Ospita la mostra GUERCINO. INCISIONI. (Collezioni della Cassa di Risparmio di Cento)
Apertura: ore 17-23
Ingresso libero

Gipsoteca Vitali
via Santa Liberata 11
Apertura: ore 17-23
Ingresso libero

Galleria d’Arte Moderna A. Bonzagni
Piazza Guercino 39
Apertura: ore 10-13 e 17-23
Ingresso libero

Pinacoteca San Lorenzo
Piazza Cardinal Lambertini, Corso Guercino 45
Apertura: ore 10-13 e 17-23
Ingresso libero

http://www.magi900.com/notte-europea-dei-musei-sabato-19-maggio-2018/

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Il lato b del Nobel

c’è infatti chi insinua che questa vicenda di vent’anni fa, rispuntata all’improvviso, sia stata riproposta appositamente per silurare la Frostenson e il centro di cultura che dirige ( e che godeva anche fondi dell’Accademia) al fine di superare la sua avversione a qualche nome che doveva vincere.

Il simplicissimus

princess-kSbC-U43480558694315p2E-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Diciamola tutta, da decenni il premio Nobel è diventato una farsa. Non parliamo di quello della pace che grida vendetta per le sue scelte tutte segnate dagli interessi opachi dell’occidente. Non parliamo di quello dell’economia, che in realtà è un premio della Banca di Svezia che viene spacciato per Nobel senza che l’Accademia Svedese dica nulla perpetuando consapevolmente un equivoco persino scandaloso (vedi nota) . Non parliamo nemmeno di quelli per la scienza che sono ormai un fatto interno delle università anglossassoni e dei loro baronati accademico- editoriali. Non parliamo neppure di quello per la letteratura che praticamente dal dopoguerra funge da futile estensione della politica includendo solo rarissimi esempi di scrittori non occidentali o non occidentalizzati e ostracizzando i paesi al fuori logiche imperiali e sub imperiali: basti dire che gli unici russi a ricevere il premio sono stati i modestissimi Pasternak, Solochov e Solgenitsin, ma solo per…

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Primo piano, Società

Globalizzazione della povertà

In questi tempi economici senza precedenti, il mondo sta vivendo nel suo insieme ciò che la maggior parte dei cosiddetti paesi “in via di sviluppo” hanno vissuto negli ultimi decenni. Per un esame dettagliato delle complessità del panorama politico-economico globale e dei giocatori di potere al suo interno, leggere: La globalizzazione della povertà e il nuovo ordine mondiale di Michel Chossudovsky Michel Chossudovsky conduce il lettore attraverso un esame di come la Banca Mondiale e il Fondo monetario internazionale siano stati i maggiori fornitori di povertà in tutto il mondo, nonostante le loro affermazioni retoriche sull’opposto. Queste istituzioni, che rappresentano le potenti nazioni occidentali e gli interessi finanziari che le dominano, diffondono l’apartheid sociale in tutto il mondo, sfruttando sia le persone che le risorse della stragrande maggioranza della popolazione mondiale. Come Chossudovsky esamina in questa edizione aggiornata, spesso i programmi di queste istituzioni finanziarie internazionali vanno di pari passo con operazioni segrete militari e di intelligence intraprese da potenti nazioni occidentali con l’obiettivo di destabilizzare, controllare, distruggere e dominare nazioni e persone, come nei casi di Ruanda e Jugoslavia. Per comprendere il ruolo che queste organizzazioni internazionali svolgono oggi, essendo spinte in prima linea e dotate di un potere e una portata senza precedenti come mai prima d’ora per gestire la crisi economica globale, è necessario capire da dove sono venute. Questo libro fornisce un esame dettagliato, esplorativo, leggibile e sfaccettato di queste istituzioni e attori come agenti del “Nuovo Ordine Mondiale”, per il quale avanzano la “Globalizzazione della Povertà”. Vedi anche: Globalizzazione e Nuovo Ordine Mondiale