Archeologia

Mutina splendidissima

MUTINA SPLENDIDISSIMA
Ritorna a Modena la street art 3D

Sabato 7 e domenica 8 aprile dalle 10 alle 18 in centro storico a Modena si ripropongono le opere di Varchi nel Tempo che svelano i monumenti romani sepolti

Nell’ultimo weekend di apertura della mostra Mutina Splendidissima al Foro Boario di Modena, visitabile fino a domenica 8 aprile, ritorna una delle iniziative più apprezzate da cittadini e visitatori tra quelle organizzate per i 2200 anni della fondazione della città romana sulla via Emilia.

 

Sabato 7 e domenica 8 aprile dalle 10 alle 18 si riaprono i “Varchi nel tempo” dopo il grande successo nel maggio scorso con 30.000 visitatori affascinati da un’arte decisamente spettacolare. Le opere 3D realizzate dai cinque artisti internazionali, Kurt Wenner, Julian Beever, Leon Keer, Eduardo Relero e Vito Mercurio, vengono di nuovo esposte nel centro storico. Fanno rivivere l’anfiteatro, le terme, la domus, le mura e il capitolium di Mutina nei luoghi che ne custodiscono i resti: Palazzo Carandini, Palazzo della Provincia, Piazza Grande, Piazza Roma, il sagrato della chiesa di San Biagio.

 

Eccezionalmente sarà presente per l’occasione l’artista Eduardo Relero, che regalerà alla città un altro scorcio visionario delle antiche terme che avevano sede dove ora c’è il Palazzo della Provincia in viale Martiri della Libertà.

 

L’iniziativa nasce da un inedito connubio fra archeologia e street art 3D, particolarmente riuscito a Modena che conserva i resti della “splendidissima Mutina” ad alcuni metri di profondità, nel sottosuolo del centro storico. La straordinaria tecnica “anamorfica” degli street artisti è riuscita a creare sprofondamenti illusionistici nel terreno capaci di “svelare” i più rappresentativi monumenti sepolti.

 

Sabato e domenica in ogni postazione sarà presente un archeologo dei Musei Civici per illustrare al pubblico la città sotto alla città.

Per chi si farà un “selfie” davanti a uno dei varchi nel tempo e lo presenterà all’ingresso della mostra Mutina Splendidissma, l’ingresso è gratuito.

Negli stessi orari di svolgimento dell’iniziativa, sabato e domenica dalle 10 alle 18, è possibile visitare il Laboratorio delle Macchine Matematiche dell’Università, in via Camatta 15, che espone prospettografi ed esempi di anamorfosi ottiche.

 

Mutina Splendidissma è visitabile fino all’8 aprile; venerdì dalle 9 alle 22; sabato e domenica dalle 10 alle 19.

Biglietti: intero € 10; ridotto € 7 e 5. Informazioni sul sito web

www.mutinasplendidissima.it

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fotografia

Festival di fotografia

6, 7, 8; 13, 14, 15 aprile 2018

Ferrara – Sedi Varie
Riaperture, il Festival di fotografia a Ferrara, sta per tornare. Il tema della seconda edizione sarà ‘Reale‘.
Programma
In programma mostre, workshop, letture portfolio, incontri e tanto altro. Ferrara aprirà alla fotografia luoghi nascosti, dimenticati, segreti.
Mostre a palazzo Prosperi Sacrati, ex drogheria Bazzi, Palazzo Massari e Casa Niccolini. Saranno presenti in mostra al festival: Letizia Battaglia, Francesco Zizola, Oleg Oprisco, Antonio M. Xoubanova, Arimasa Fukukawa, Stuart Paton, Roberto Boccaccino, Camilla de Maffei, Marco Sconocchia, Nicolas Bruno, Arianna M. Sanesi, Alessandro Ruzzier e Lele Marcojanni.
E solo online il biglietto d’ingresso costa 10€.

Il programma completo è pubblicato sul sito.

 

ASSOCIAZIONE RIAPERTURE
Via Ortigara, 13 +39 335 7571281.
stampa@riaperture.com

Url dell’evento
http://riaperture.com/

L’obiettivo di Riaperture Photofestival Ferrara è di riaccendere l’attenzione su luoghi pubblici o privati attualmente non in uso, per portare loro nuova energia: per questo le mostre saranno ospitate in sedi aperte per la prima volta alle immagini. La manifestazione sarà dunque dislocata a Factory Grisù, ex caserma dei Vigili del Fuoco ora consorzio di imprese innovative e oggetto di un percorso di rigenerazione, e a Palazzo Prosperi Sacrati, uno degli edifici storici più belli della Ferrara estense, situato al centro dell’Addizione Erculea e chiuso da anni. Altra (ri)apertura eccezionale sarà l’ex drogheria Bazzi, in piazza Municipale, chiuso da anni e in anteprima per Riaperture grazie a Kofler, la catena di ristoranti e birrerie che si è insediata nello stabile e inaugurerà il nuovo locale a luglio. Saranno riaperti per la prima volta dopo il terremoto del 2012 Palazzo Massari e l’adiacente Palazzina dei Cavalieri di Malta. E ancora, la chiesa di San Giuliano, in piazza della Repubblica, e Casa Niccolini, prossima a ospitare una nuova area della Biblioteca Ariostea. Infine, uno spazio commerciale al momento non in uso, situato nel centro storico di Ferrara in via Cortevecchia. Gli spazi aperti sono aumentati rispetto al 2017, grazie allo sforzo del Comune di Ferrara che ha concesso al pubblico luoghi oggetto di cantieri di ristrutturazione: sarà un festival ‘polveroso’, ma che entra direttamente nel vivo dei restauri della città post-sisma. Tutti i luoghi del festival saranno accessibili anche alle persone con disabilità.

conferenza

Signorie del ‘500

Incontro con l’autore martedì 3 aprile 2018 ore 17

Le seduzioni del potere. Medici, Este e Savoia nel ‘500

Presentazione del libro di Ilario Manfredini

Edizioni Volta la carta, 2017
Dialoga con l’Autore Anita Gramigna
Medici, Este e Savoia – così come molte altre famiglie principesche – utilizzarono la pittura per dare lustro alle imprese militari e per nobilitare l’origine della dinastia. I Savoia, forti della discendenza diretta dagli imperatori sassoni, erano soliti farsi rappresentare come principi dell’Impero al servizio della religione cattolica, sempre pronti a schierarsi con la Spagna nella difesa dei nuovi dettami della Controriforma. Le numerose opere raffiguranti Cosimo I si inseriscono invece in un più ampio progetto di esaltazione della figura del sovrano. Firenze, infatti, era ovunque disseminata di emblemi inneggianti al successore dell’omonimo pater patriae, al restauratore dello Stato, al continuatore dei fasti laurenziani, al nuovo Ercole e al nuovo Noè-Giano fondatore della capitale medicea, secondo progetti pensati da Giorgio Vasari, Vincenzio Borghini e dallo stesso Cosimo. Culmine dell’esaltazione dell’opera cosimiana fu il gra nde programma iconografico pensato dal Borghini e realizzato da Vasari nel salone dei Cinquecento, volto a celebrare le glorie medicee in quel luogo che ricordava il Governo largo di savonaroliana memoria.
Ilario Manfredini Laureato in storia moderna presso l’Università di Torino, nel 2010 ha conseguito il dottorato di ricerca in storia moderna presso l’Università Statale di Pisa e nel 2016 il Perfezionamento in Civiltà dell’Umanesimo e del Rinascimento presso l’Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento di Firenze (INSR). Collabora da anni con la Società Storica Pinerolese per la quale ha pubblicato numerosi articoli su temi riguardanti la storia locale

Conferenze e Convegni mercoledì 4 aprile 2018 ore 17

Ravenna, capitale tardoantica d’Occidente e patrimonio mondiale dell’Umanità

Conferenza di Alberto Andreoli

Beni culturali e società civile costituiscono i termini di un binomio inscindibile. L’art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana – di cui si celebra quest’anno il settantesimo anniversario –  avoca allo Stato la tutela del patrimonio storico-artistico e naturale del Paese. Nel 1972 l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) ha adottato la Convenzione riguardante la Protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale. L’anno corrente è stato designato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea l’“Anno europeo del patrimonio culturale”. Nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità stilata dall’UNESCO sono registrati oltre 50 “Sites” del “bel paese”. In questa prima conversazione del terzo ciclo di & quot;Non solo arte” si porta l’attenzione su “I monumenti paleocristiani di Ravenna”, testimonianze documentarie fondamentali per comprendere lo sviluppo storico e culturale della civiltà europea e mediterranea, tra tarda antichità e alto medioevo. L’antico insediamento lagunare di Ravenna, tra V e VI secolo, fu successivamente sede della corte e della amministrazione imperiale romana in Occidente, capitale regia di Odoacre e dei re ostrogoti, e  capoluogo politico e militare bizantino in Italia. Di quella irripetibile stagione politica, economica e culturale, la città padano-adriatica conserva tuttora un patrimonio di memorie architettoniche, musive e scultoree, di rara bellezza e straordinaria importanza dal punto di vista storico-artistico.
A cura del Centro Italiano di Studi Pomposiani e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “B. Giovanni Tavelli da Tossignano” di Ferrara, in collaborazione con la Deputazione Provinciale Ferrarese di Storia Patria

Conferenze e Convegni giovedì 5 aprile 2018 ore 17

Aldo Moro a quarant’anni dal suo assassinio

Conferenza di Guido Formigoni

Riflessioni sul suo ruolo di statista e di politico
Conferenza di Guido Formigoni, docente di Storia contemporanea, Università IULM di Milano
Introduce Anna Quarzi
Il rapimento e l’assassinio per mano delle Brigate rosse, nel 1978, hanno finito per concentrare in quella fine tragica la memoria di Aldo Moro. Nell’intento di riscoprire nella sua interezza questo significativo protagonista della storia italiana, l’incontro intende invece tratteggiarne un profilo biografico completo: l’intellettuale, il giurista, il credente (e dirigente delle associazioni cattoliche), il costituente, il politico, lo statista. Dal 1959 al 1978, Moro fu il principale perno della Dc e del sistema politico italiano, costruendo prudentemente e pazientemente gli esperimenti del centro-sinistra e della «solidarietà nazionale». Per lui erano ambedue strumenti per realizzare nelle condizioni possibili l’obiettivo dello Stato democratico e sociale avanzato indicato nella prima parte della costituzione. Fu anche statista in quanto esercitò con frutto ruoli operativi in cui si cimentò con le possibilità di cambiare concretamente il paese: a lungo presidente del Consiglio, fu poi ministro degli Esteri. La sua esperienza assunse negli ultimi anni un carattere drammatico, non solo per il violento epilogo, ma anche per la crescente difficoltà nel tenere assieme Stato e società, innovazione e tradizione, cambiamento e coesione, in un sistema sociale e politico messo a dura prova dalla transizione degli anni Settanta.
A cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia contemporanea di Ferrara

Conferenze e Convegni venerdì 6 aprile 2018 ore 17

Alle origini della famiglia borghese: i quattro libri “De familia” di Leon Battista Alberti

Conferenza di Marco Bertozzi

Presenta Angela Ghinato
Leon Battista Alberti (1404-1472) scrisse i quattro libri della famiglia tra il 1433 e il 1437 circa. Il testo, dopo una diffusione manoscritta all’epoca dell’autore, restò inedito e poco conosciuto fino all’Ottocento, quando uscì in numerose edizioni e ristampe, registrando poi l’interesse di illustri storici e sociologi come Werner Sombart e Max Weber, all’inizio del Novecento. Si tratta di un dialogo, scritto in volgare, che si svolge tra alcuni esponenti della ricca famiglia degli Alberti, che da Firenze era stata esiliata. Nel primo libro si parla dell’educazione dei figli; nel secondo del matrimonio e dell’unità della famiglia; nel terzo dell’economia e della buona amministrazione della casa; nel quarto delle relazioni di amicizia con altre famiglie (di pari grado e potere). Questo capolavoro letterario di Leon Battista Alberti rappresenta un autentico manifesto della civiltà umanistica, un dial ogo straordinario che mostra ormai tratti caratteristici della nostra Modernità.
Per il ciclo “La società degli individui – Famiglie” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia contemporanea di Ferrara