Società

La crisi narrata

La crisi produttiva, occupazionale e sociale del nostro Paese non è che il capitolo di un arretramento più generale dei diritti e del benessere diffuso che sta investendo l’Occidente democratico. Le sue cause sono spesso raccontate con gli strumenti della politica e dell’economia. Con questa raccolta ragionata di saggi l’autore si propone di «raccontare quel racconto» per individuare nella rappresentazione del declino e, paradossalmente, delle ricette con cui si pretende di superarlo, la sua radice più profonda e tenace. Il «romanzo» dei capitali che occupano lo Stato reclamandone le prerogative con vincoli finanziari, privatizzazioni, deflazione competitiva e cessioni della sovranità popolare è tanto più pericoloso in quanto acclamato dalle sue stesse vittime e tollerato da chi vi si deve opporre.

Il Pedante è un blogger indipendente attivo dal 2014. Già traduttore di opere saggistiche e politiche, ha esordito su internet con il generatore automatico facciamocome.org, seguito dal blog ilpedante.org. Vive e lavora tra la Lombardia e l’Austria. Quando non scrive, suona il contrabbasso.

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riviste, storia

Clionet, primo volume

Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi (Volume 1)
(BraDypUS Communicating Cultural Heritage, Roma 2018)

Il primo volume (2017) della rivista “Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi”, diretta da Carlo De Maria.

Parliamo di tutto ciò che possa favorire il racconto, l’interpretazione e la comprensione del contemporaneo, facendo da “ponte” tra sensibilità e curiosità diverse. Come l’Associazione che la promuove, la rivista di Clionet è indipendente e autonoma.
Esce un volume all’anno, gli aggiornamenti online sono trimestrali.
Indice
I. L’intervista

Intervista a Emanuele Felice, Quale felicità? Una riflessione tra economia, diritto e storia
DOSSIER II/1. Architetture tra le due guerre e patrimonio urbano del Novecento a cura di Carlo De Maria

Carlo De Maria, L’interno pubblico nella città del fascismo: quali trasformazioni nel rapporto tra funzione e cittadini
Mario Proli, Un “grande set” per il culto del duce. Ipotesi di ricerca sulle trasformazioni urbane di Forlì durante il fascismo
Giuseppe Muroni, Tresigallo: la città-progetto di Edmondo Rossoni. Riscoperta, recupero e valorizzazione delle architetture di regime
Maria Elena Versari, Sospensione metafisica, retorica di regime e immagine dell’antico nel dibattito sul razionalismo italiano: dalle terre di fondazione al CIAM di Atene in “Quadrante”
Elena Pirazzoli, Distopia concreta: l’architettura e il nazismo
DOSSIER II/2. Beat e punk fra underground e controcultura (Milano, anni ’60-’80) a cura di Nicola Del Corno

Nicola Del Corno, Dai beat ai punk. Dieci anni di controcultura a Milano (1967-1977)
Marco Philopat, Il virus del punk a Milano (1977-1984)
Federico Chiaricati, Gli anni Ottanta, il punk e le bande giovanili
III. Società e cultura

Rock & Pop / Oggi

Claudio Bernardi, Le luci della centrale elettrica, “Terra” (La Tempesta Dischi, 2017)
Rock & Pop / Ieri

Alessandro Luparini, It was fifty years ago today. Riflessioni libere sull’anno più importante della storia del rock
Fumetto/Graphic novel

Riccardo Cantarelli, Davvero guerra e dittatura si addicono al fumetto?
Alberto Gagliardo, Fumetti e Shoah: una “relazione pericolosa”? Considerazioni a margine di una mostra sul tema
Arti figurative

Maria Elena Versari, Per una storia materiale del fascismo. In margine alla legge Fiano
Architettura

Elena Pirazzoli, La storia nei muri. Villa Tugendhat a Brno
Teatro

Diego Devincenzi, “Opera Fitzcarraldo”: un percorso alla riscoperta della lirica nei luoghi delle sue origini
Donatella Allegro, “Una bici tutta per sé”. La bicicletta come alleata dell’emancipazione femminile
Cinema

Domenico Guzzo, Fantozzi: ovvero la nuova e ignara schiavitù della modernità consumista
Documentario

Andrea Bacci, Eloisa Betti, “Paura non abbiamo”. L’Italia degli anni Cinquanta attraverso le lotte per i diritti delle donne e del lavoro
Fotografia

Alberto Gagliardo, Il paesaggio in questione. Su una mostra di Josef Koudelka a Bologna per “Foto/Industria” 2017
Diari di viaggio

Claudio Bernardi, Iran, maggio 2016
Escursionismo

Vittorio Ramponi, Geocaching, tesori in linea d’aria. L’esperienza del “GeoTrail Frignano” per valorizzare e vivere i beni culturali
Giacomo Bollini, Sulle orme di Arnaldo Calori nel Carso
Percorsi urbani

Denise Bartoletti, Silvia Bianchi, Alice Pazzaglini, Un memowalk a Cesena sulle tracce dei rifugi antiaerei: da una tesi in restauro architettonico a percorso della memoria
Spazi comuni

Etta Polico, R.U.S.co recupero urbano di spazi comuni: l’associazione Serendippo a Bologna
Marina de Ghantuz Cubbe, Autogestione conflittuale e rinascita degli spazi. RiMaflow, fabbrica recuperata
Terra e agricoltura

Francesco Di Bartolo, La “grande abbuffata”. L’aristocrazia terriera siciliana alla vigilia del voto referendario
Mestieri

Luigi Balsamini, L’estrazione del colore blu dal guado: appunti di storia e tecnica
Storie di paese

Francesco Paolella, Storia di Luigi R., sacerdote di montagna
Clio & Eva

Silvia Serini, Donne e Grande Guerra: narrazioni, limiti, possibilità tra ricerca e didattica
Archivi vivi

Intervista ad Alessandro Cuccu, Archivi come bene comune nelle comunità minerarie sarde. Nascita e prospettive dell’Archivio storico minerario Igea
Rosangela Pesenti, Storie d’archivio, storie in Archivio. Gli archivi dell’UDI si raccontano
Mondi digitali

Matteo Troilo, Le false notizie da Marc Bloch al Web
Polis

Thomas Casadei, Democrazia paritaria: una questione non meramente “quantitativa”
Migrazioni

Mario Tolomelli, Erika Vecchietti, Dal “charbonnage” alla “carbonnade”. Italiani in Belgio tra esclusione e integrazione
Spazio Europa

Laura Orlandini, La guerra dei simboli. Qualche riflessione sulla crisi catalana
Sport e società

Alberto Di Maria, La paradossale parabola del Palermo di Maurizio Zamparini nella storia rosanero
Cibo e cultura

Francesco Neri, Il fascino immutato del ristorante Diana a Bologna

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Arte

Il monastero di Sant’Ilarione

L’enclave palestinese di Gaza cela un tesoro culturale inestimabile, in particolare cristiano, troppo poco conosciuto e protetto, spesso minacciato dal tempo, eventi climatici, sabbia, negligenza, urbanizzazione incontrollata e conflitti a ripetizione (tre solo nell’ultimo decennio). Poco è mancato perché scomparisse una delle più importanti testimonianze paleocristiane della Terra Santa. A Nuseirat, a una decina di chilometri a sud della città di Gaza, presso le dune costiere, si trova il più antico monastero della Terra Santa, dedicato a sant’Ilarione e risalente al IV secolo.
Gli scavi nel monastero sono iniziati negli anni Novanta e dal 2012 è inserito nella lista del World Monuments Fund dei siti più minacciati al mondo. Anche la chiesa bizantina di Jabaliya, scoperta nel 1996 a pochi chilometri a nord della città di Gaza, rischia la stessa sorte. Luogo di sosta per i pellegrini, è nota per un ricco mosaico, danneggiato durante la guerra del 2012. (…)
Il monastero di sant’Ilarione (Tell Um el-Amr, in arabo) prende nome dal monaco eremita del IV secolo considerato fondatore del monachesimo in Palestina. La storia della vita di Ilarione ci è stata tramandata da san Gerolamo negli anni 386-391. Di origine greca, Ilarione sarebbe nato nel 291 a Tabatha, a sud di Gaza, all’epoca sotto la tutela romana. Studiò ad Alessandria e divenne cristiano a quindici anni. Fu discepolo di sant’Antonio d’Egitto (sant’Antonio abate) e visse con lui nel deserto. Tornato in Palestina nel 306 avrebbe fondato nel 329 il primo monastero palestinese, che ebbe un rapido sviluppo. Cercò in seguito una vita eremitica in Egitto, morì infine a Cipro nel 372 e le sue spoglie furono riportate a Gaza.
Un sito eccezionale
Il monastero copriva una superficie di 15 mila metri quadrati e aveva una proprietà di 10 ettari, comprendeva una chiesa con una grande cripta, battisteri, celle, un refettorio, nonché un ostello e bagni per pellegrini. La chiesa fu ricostruita tre volte. È probabile che il complesso nel periodo omayyade e poi abbaside (VII e VIII secolo) abbia goduto di una rinascita intorno ai bagni e ai pozzi. Oggi restano i muri in pietra, pavimenti di marmo, scale, colonne, capitelli corinzi, fonti battesimali e mosaici dalle tinte blu, rosse, verdi, gialle e ocra meravigliosamente intatti e che mostrano motivi geometrici, floreali, ma anche pavoni e altri uccelli, equidi e felini. Nel 2003 furono ritrovate un’iscrizione che citava Ilarione e la sua tomba. Si tratta dell’unico sito archeologico di Gaza aperto al pubblico e visitato da molti studenti.
Un impatto umanitario di lungo termine
I fondi per il restauro promessi dal British Council si aggirano attorno ai 2 milioni di euro. I lavori dovrebbero durare 26 mesi e coinvolgere almeno 75 persone, tra esperti locali e stranieri, archeologi, studenti delle università palestinesi. L’ong Pui vorrebbe valorizzare l’impatto umanitario a lungo termine, attraverso la formazione gratuita (teorica e pratica) di abitanti di Gaza nel restauro dei monumenti e favorire così la valorizzazione del patrimonio palestinese. Un patrimonio che ha anche un potenziale economico. Saranno coinvolti perciò una cinquantina di studenti e neolaureati in archeologia o architettura, anche con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione locale.

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scuola

La buona scuola

La terza generazione di barbari non civilizzati,  ecco il problema. Ecco i nemici della patria.

 

Mentre chiudevo questo articolo, mi è giunto questo messaggio di un lettore. Parla   di come il  mainstream progressista e avanzato tratta l’orribile segnale degli studenti   che nella Buona Scuola insultano, umiliano e minacciano i docenti.  Penso che completi bene il senso di ciò che ho voluto dire.

“…Rientrando prima del solito da un appuntamento di lavoro sono incappato oggi nei ” programmi delle casalinghe” , dove – presenti psicologa d’ordinanza e docente ” alternativo” – si dibatteva animatamente dei sedicenti studenti di Lucca e del vergognoso episodio in cui il giovinastro indossando un caso da moto ” incornava” il prof. e lo minacciava intimandogli di “mettergli un 6″ …chiarendo in maniera esplicita ” chi è che comanda!”.  Ovviamente a corollario altri video scovati in rete sul medesimo argomento.

Ontologicamente e ” per educazione ricevuta” abituato a una normale educazione ( per intenderci io e i compagni di classe ci alzavamo in piedi all’ingresso della maestra ), confesso che provo malessere fisico nel rivedere quelle immagini; infatti le ho viste una sola volta sul web e oggi alla TV. Mi aspetterei condanna unanime “senza se e senza ma” ( dicono così no i “democratici ” quando qualcuno tocca temi ” intoccabili”?), e una pena esemplare ( anche questa frase mi sa di già sentito …), in relazione al reato consumato  di, come minimo, “oltraggio ” quando non “violenza ” a pubblico ufficiale . Quindi, codice penale alla mano, vorrei sentire Avvocati esperti esaminare la durata delle pene da erogare agli over quattordicenni, imputabili, e ai di loro genitori. Questo dal mio punto di vista deve essere il punto di partenza .
Poi possiamo parlare, dobbiamo parlare, di radiazione da ogni scuola di ordine e grado.
E dopo ancora , se ne abbiamo tempo, di ” lavori socialmente utili”, giornate a pulire i cessi o i cestini ..etc.
Sicuramente, poi, alla fine, anche di capacità o competenze basilari del docente in oggetto…sebbene a mio avviso faccia sorridere sentire oggi la ” ministra uscente” Fedeli minacciare provvedimenti eclatanti …La stessa ministra che giusto pochi mesi fa aveva portato a coronamento la realizzazione della riforma della scuola (” buona” non ce la faccio proprio a dirlo), eliminando il voto in condotta.

Nulla di tutto ciò .
La psicologa, invitava a moderazione e richiamava ovviamente l’importanza della prevenzione; il docente si preoccupava di non rovinare l’esistenza dei ragazzi, per un fatto sicuramente deprecabile blablabla…MA …!. Bocciarli a suo avviso sarebbe inutile perché non percepito come punizione.
I più reazionari ( verosimilmente futuri indagati per comportamento anti democratico ), suggerivano sommessamente una sospensione…addirittura una bocciatura!
Dal mio punto di vista un po’ come dare il DASPO ai ” tifosi” che commettono reati allo stadio…invece che sbatterli in galera.

Che cosa ne pensa Direttore? Se ne pensa…
Buona serata.
Roberto

https://www.maurizioblondet.it/sui-nemici-della-civilta-fra-noi/

Letteratura

Mirabello

Giorgio Bianchi è nato a Mirabello, comune di Sant’Agostino. Ha frequentato le Scuole Elementari nel paese natio; la classe prima media presso il Collegio dei Salesiani a Ferrara; le altre due classi presso l’Istituto “Beato Nicolo Albergati” di Torretta Tenne. Diplo-matosi ragioniere nell’Istituto “Vincenzo Monti” di Ferrara, ha lavorato per un anno presso la Cassa di Risparmio di Cento. Seguendo una sua naturale pro-pensione per lo sport e l’attività fisica, si è iscritto ali’I.S.E.F. di Firenze, diplomandosi in Educazione Fisica, disciplina che ha insegnato per oltre trentatré anni. Durante l’insegnamento è stato preparatore atletico nelle Società di Calcio di Sant’Agostino e Casumaro. Ha quindi conseguito il titolo di allenatore di pallacanestro e, raggiunta la pensione, si è dedicato al basket a tempo pieno. In seguito è stato eletto Presidente Provinciale della Federazione Italiana Pallacanestro e per tre mandati, Consigliere Regionale e Vice Presi-dente del CONI Provinciale. Il libro dei ricordi è la sua seconda esperienza di scrittore, avendo pubblicato nel 2004, assieme all’amico Davide Casari, Quando si spengono le luci…, Storia del Cinema e dei Teatri a Mirabella (1863 – 2003).

Arte, fotografia

A cosa serve l’utopia

a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi

Inaugurazione: 27 aprile 2018, ore 18
Periodo mostra: 28 aprile – 22 luglio 2018
Galleria Civica di Modena
Sale superiori, Palazzo Santa Margherita
Corso Canalgrande 103, Modena

Inaugura venerdì 27 aprile 2018 alle ore 18 alla Galleria Civica di Modena la mostra A cosa serve l’utopia, a cura di Chiara Dall’Olio e Daniele De Luigi, prodotta da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE nell’ambito del festival Fotografia Europea dedicato quest’anno al tema “RIVOLUZIONI. Ribellioni, cambiamenti, utopie.”

Il titolo della mostra è tratto dal paragrafo “Finestra sull’utopia” del volume Parole in cammino di Eduardo Galeano (1940-2015). Lo scrittore uruguaiano descrive l’utopia come un orizzonte mai raggiungibile, che si allontana da noi di tanti passi quanti ne facciamo. Chiedendosi “a cosa serve l’utopia”, si risponde “a camminare”.

Coniato nel Cinquecento da Thomas More, il termine utopia è passato progressivamente nel corso dei secoli a indicare non solo un luogo astratto o irraggiungibile, ma anche un progetto di società possibile, in cui perseguire obiettivi concreti come l’uguaglianza sociale, i diritti universali, la pace mondiale. Le rivoluzioni del Novecento ne hanno delineato una duplice natura: da una parte sogno concreto, speranza nel cambiamento, fiducia nel futuro; dall’altra capovolgimento in distopia, un modello di società che reprime le libertà dell’uomo e lascia un’amara disillusione verso gli ideali infranti o traditi.

La mostra esplora la tensione tra queste due dimensioni attraverso una selezione di fotografie e video di artisti e fotografi italiani e internazionali, provenienti dai patrimoni collezionistici gestiti da FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE e appartenenti alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e al Comune di Modena/Galleria Civica, nello specifico la Raccolta della Fotografia avviata nel 1991 con la donazione della raccolta dell’artista e fotografo modenese Franco Fontana.

Le opere delle collezioni modenesi sono poste in dialogo con una serie di immagini scelte dagli archivi della Magnum, la prestigiosa agenzia fondata a New York e Parigi nel 1947 da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa, George Rodger e David Chim Seymour. Le fotografie Magnum, stampate su grande formato, ritraggono attraverso l’occhio di celebri fotoreporter come Abbas, Bruno Barbey, Ian Berry e Alex Majoli, momenti culminanti di rivolta divenuti iconici nell’immaginario collettivo come il Sessantotto a Parigi e Tokyo, la caduta del Muro di Berlino nel 1989, oppure il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti negli anni Sessanta fino alla Primavera araba.

A cosa serve l’utopia istituisce una duplice dialettica: quella tra la ciclica alternanza di costruzione e frantumazione di un ideale, ma anche un dialogo serrato tra immagini create per differenti scopi — le une usate per raccontare a caldo sui media l’attualità politica, le altre per riflettere a freddo su fallimenti e cambiamenti, eredità e prospettive — che dà vita a un confronto tra pratiche fotografiche apparentemente contrastanti eppure profondamente connesse.

Il percorso espositivo inizia con uno scatto emblematico del 1968 in cui studenti parigini, fotografati da Bruno Barbey si passano di mano in mano dei sampietrini. Segue Omaggio ad Artaud di Franco Vaccari che celebra il potere dell’invenzione linguistica di far immaginare ciò che non esiste, e prosegue con alcune immagini evocative dell’utopia comunista: dopo la gigantografia di Lenin fotografata da Mario De Biasi a Leningrado (1972), appare l’immagine creata dal rumeno Josif Király di alcuni ragazzi che nel 2006 passano il tempo libero seduti su una statua abbattuta del leader sovietico. Piazza San Venceslao a Praga nel 1968, fotografata da Ian Berry e gremita di giovani che si ribellavano all’occupazione russa, fa da contraltare alle opere che mostrano la sorte beffarda che subiscono talvolta le icone delle rivoluzioni: è il caso della serie Animal Farm (2007) della ceca Swetlana Heger, che mostra sculture di animali presenti nei parchi di Berlino le quali, secondo le informazioni raccolte dall’artista, sarebbero state realizzate con il bronzo della monumentale statua di Stalin rimossa nel 1961 dalla Karl-Marx-Allee; oppure di Sale of Dictatorship (1997-2000) dello slavo Mladen Stilnović, in cui i ritratti di Tito passano dalle vetrine dei negozi alle bancarelle dei mercatini di memorabilia.

Il percorso prosegue con alcune immagini riferite al Medioriente e ai suoi conflitti mai sanati: da quello iraniano con la rivoluzione khomeinista, testimoniata da uno scatto di Abbas nel 1978 e la rilettura fatta di quegli eventi in Rock, Paper, Scissors (2009) da Jinoos Taghizadeh — che marca l’enorme distanza che separa speranze di cambiamento e realtà — al conflitto israelo-palestinese, evocato dalle torri militari di avvistamento presenti in Cisgiordania che Taysir Batniji ha chiesto di documentare clandestinamente a un fotografo palestinese (2008), fino alle lettere che un detenuto libanese, imprigionato durante l’occupazione israeliana nel Libano meridionale, ha inviato dal carcere ai suoi cari e che Akram Zaatari ha fotografato nel lavoro Books of letters from family and friends (2007). Completa questo gruppo di opere uno scatto di Charles Steele-Perkins che racconta proprio quei disordini del 1982.

La difesa della memoria storica intesa non solo come un omaggio alle vittime delle ingiustizie passate, ma anche come un atto di resistenza contro quelle future, è presente nella ricerca condotta in Cile da Patrick Zachmann sui luoghi teatro dei crimini del regime di Pinochet. Una serie di ritratti (tra gli altri di Francesco Jodice, Luis PoirotMelina Mulas) incarnano altrettante e diverse forme di resistenza attive e passive, che si oppongono tanto a brutali repressioni quanto a forme di segregazione o controllo sociale in Tibet come in Giappone o in Tunisia. Due fotografie del 1963 di Leonard Freed rappresentano il sogno di uguaglianza del Movimento per i diritti civili in America. Il breve video dell’artista di origini peruviane Ishmael Randall Weeks rende onore, con una poetica metafora, a chi lotta per non cadere. Le opere di Filippo Minelli e del collettivo Zelle Asphaltkultur, pur frutto di azioni artistiche assai differenti (l’innesco di fumogeni colorati in contesti naturali idilliaci il primo, la realizzazione illegale di grafiche di esplosioni su vagoni ferroviari il secondo), sfruttano l’immaginario comune legato ai disordini e alla violenza per riflettere sul senso che esso assume nel mondo contemporaneo. La mostra si chiude con una delle utopie oggi più diffuse, quella pacifista, che proietta sull’intera comunità umana il sogno dell’assenza di conflitto e di una fratellanza universale. Il video di Yael Bartana A Declaration (2006) in cui un uomo a bordo di un’imbarcazione approda su uno scoglio dove campeggia una bandiera israeliana e la sostituisce con un albero di ulivo, sembra indicarci ciò che è necessario per perseguire questo ideale: visionarietà, coraggio, simboli condivisi, poesia.

Galleria Civica di Modena e Fondazione Fotografia Modena fanno parte – insieme a Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell’arte e delle culture visive contemporanee.

Con opere di: Abbas, Bruno Barbey, Yael Bartana, Taysir Batniji, Ian Berry, Fabio Boni, Mario De Biasi, Leonard Freed, Paula Haro Poniatowska, Swetlana Heger, Alejandro Hoppe, Jorge Ianiszewski, Francesco Jodice, Iosif Király, Alex Majoli, Filippo Minelli, Daido Moriyama, Melina Mulas, Oscar Navarro, Ulises Nilo, Luis Poirot, Mark Power, Ishmael Randall Weeks, Aldo Soligno, Chris Steele-Perkins, Mladen Stilinović, Jinoos Taghizadeh, Franco Vaccari, Pedro Valtierra, Akram Zaatari, Patrick Zachmann, Zelle Asphaltkultur.

 

biglietti
intero 6 €
ridotto 4 €
– per gruppi di almeno 10 persone con prenotazione, studenti certificati dai 18 ai 26 anni, guide turistiche con tesserino in corso di validità, abbonati Trenitalia (abbonamento regionale Emilia Romagna annuale, mensile, settimanale), soci Coop Alleanza 3.0, iscritti FAI, soci Touring Club Italiano con accompagnatore, abbonati stagione teatrale del Teatro Comunale di Modena ed Emilia Romagna Teatro, possessori youngERcard
– a fronte della presentazione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea
Con il biglietto di ingresso alla mostra A cosa serve l’utopia si potrà usufruire di una riduzione del biglietto di ingresso a Fotografia Europea, da 15 € a 12 €
gratuito
under 18 e over 65, disabili con accompagnatore, scuole: classi di ogni ordine e grado accreditati e accompagnati dal rispettivo docente, studenti certificati della scuola di alta formazione di Fondazione Fotografia, giornalisti accreditati o con tesserino in corso di validità, tesserati AMACI, tesserati ICOM, il primo accompagnatore di un bambino sotto i 10 anni
ingresso libero
ogni prima domenica del mese (iniziativa Mibact #domenicalmuseo)
19 maggio in occasione della Notte Europea dei Musei (ore 19-24)
servizi educativi
visite guidate
durante l’orario di mostra rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra e non prevedono costi aggiuntivi
laboratori didattici
per bambini fino ai 10 anni (con un accompagnatore adulto) sono gratuiti. I laboratori per le scuole, svolti anche fuori dall’orario di mostra, sono gratuiti
eventi collaterali
rientrano nel costo del biglietto (cumulativo o singolo) valido per accedere alla mostra

 

conferenza

Comunicazione ingannevole

Conferenze e Convegni lunedì 16 aprile 2018 ore 17

​Sanatana Dharma

Conferenza di Pietro Fallica

Introduce Marcello Girone Daloli
Il Sanatana Dharma (la Religione o Legge Universale ed Eterna) trova espressione nei testi sacri dell’antica Tradizione Vedica… nei santi, negli yogi e nei mistici di tutti i tempi e di tutte le tradizioni che ne incarnano i principi fondamentali. L’espressione Sanatana Dharma indica ciò che non ha origine se non in se stesso, è l’INSEGNAMENTO PERENNE che non è stato comunicato o trasmesso da nessun particolare essere vivente, che non ha un fondatore, che esiste e si manifesta sin dall’inizio di ogni ciclo temporale (kalpa) e che perennemente è.
Pietro Fallica è un attento conoscitore della cultura e della tradizione spirituale indiana. Laureato presso l’Istituto Orientale della Sapienza di Roma, ha trascorso anni di studio e ricerca spirituale in India. Vive e lavora ad Assisi e da circa quarant’anni – con le Edizioni Vidyananda – traduce, pubblica e diffonde testi della più pura tradizione spirituale indiana.
Per la Rassegna di incontri con la spiritualità applicata” (in allegato la locandina)

Conferenze e Convegni martedì 17 aprile 2018 ore 17

Dalla comunicazione agli inganni per la mente

Conferenza di Paolo Frignani

L’epoca in cui stiamo vivendo può, più di ogni altra cosa, essere definita come quella della comunicazione: se ne parla continuamente, la si reclama, ci si aspettano cose meravigliose, e il solo sentimento di incomunicabilità ci perseguita e ci terrorizza. Dopo un breve excursus su quella che possiamo definire come comunicazione intrapsichica purtroppo poco analizzata dagli studi sulla comunicazione interpersonale e quindi senza grande presa di coscienza da parte dell’utente, passeremo alla comunicazione mass mediale limitandola all’influenza sociale intesa come modalità di base per orientare e dirigere in modo reciproco il sistema di credenze positive e negative, dei desideri, degli atteggiamenti, degli scopi e dei processi decisionali dei membri di un gruppo. Senza la pretesa di essere esaustivi  si cercherà, seppur brevemente, di dare risposta a domande come:
– Quali sono le variabili suscettibili di persuadere?
– Quali sono i meccanismi o le circostanze per cui un pubblico si lascia influenzare dall’apparenza e dal modo, più che dai contenuti di un discorso?
– Quali sono i modelli che rendono conto della dinamica persuasiva?
– Cos’è la persuasione subliminale
Tutto ciò ci permetterà di capire meglio come I mezzi di comunicazione di massa siano i più potenti strumenti utilizzati per manipolare la collettività. Essi formano e plasmano le opinioni e gli atteggiamenti, e spesso definiscono ciò che è normale e accettabile.
Paolo Frignani. Ferrarese trasferitosi a Ginevra (Svizzera) all’età di 20 anni, ha intrapreso, dopo laurea e dottorato presso l’Università di Ginevra, una carriera nel campo della comunicazione. Prima come giornalista, corrispondente presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dal 1968 al 1972, poi come docente di Psicologia della Comunicazione Mediatizzata presso la Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione della stessa Università di Ginevra. Rientrato in Italia è stato Professore ordinario di Pedagogia sperimentale e Tecnologie dell’Istruzione e dell’Apprendimento e docente di Psicologia della Comunicazione presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Ferrara; Presidente del corso di laurea in “Tecnologo della comunicazione audiovisiva e multimediale”, oggi in quiescenza continua ad occuparsi, come consulente, di iniziative Scientifiche per la comunicazione, l’informazione e l’aggiornamento, soprattutto in campo medico.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Incontro con l’autore mercoledì 18 aprile 2018 ore 17

Il verme

Presentazione del libro di Fabio Mongardi

Parallelo 45 edizioni, 2018
Dialoga con l’Autore Fiorenza Simonazzi
In questo giallo ambientato in una Ravenna piovosa e grigia, si mette in luce l’amara e sofferta vicenda storica dei Sonderkommando: prigionieri ebrei usati dai nazisti come manovalanza nelle camere a gas, “i corvi neri del crematorio”, come li chiamava Primo Levi. Tragedia all’interno della tragedia dell’Olocausto. Vittime loro stessi del diabolico programma di sterminio nazista. La storia si sviluppa attorno alla figura di un ispettore di polizia e di un killer pagato per uccidere. Due personaggi paralleli, che si inseguono e si intrecciano fra Ravenna e Ferrara, lasciando emergere di tanto in tanto il cuore profondo e antico delle due città.
Fabio Mongardi è nato e vive a Faenza. Ha pubblicato con le case editrici Mobydick, Giraldi e in Germania con la Scherz Verlag e la S. Fischer. Con Parallelo45 edizioni, nel 2015, ha dato alle stampe il romanzo inchiesta “Il caso Manzoni”, finalista al Premio Mario Pannunzio di Torino. Suoi racconti sono presenti in numerose antologie. Il romanzo “Il verme” è risultato finalista al Premio Arcangela Todaro-Faranda come inedito.

Conferenze e Convegni giovedì 19 aprile 2018 ore 17

Dalla Bibbia a Haendel: figure di Ester

Conferenza di Patrizia Castelli e di Rav. Luciano Caro

In occasione della messa in scena dell’opera Esther di Haendel al Teatro Comunale Claudio Abbado, un incontro a due voci ripercorre la storia di questa figura femminile nel testo biblico e nella tradizione letteraria e iconografica medievale e rinascimentale. Il libro biblico di Ester presenta alcune peculiarità e si presta a variegate interpretazioni: la più evidente è l’assenza “formale” di Dio che pare nascondersi. La radice ebraica di Ester evoca appunto il nascondimento, ma la donna è presente in tutte le fasi del racconto e determina il susseguirsi degli eventi. Nella tradizione storico-religiosa e allegorica del Cristianesimo la figura della regina assume molti aspetti religiosi e politici. E’ prefigurazione della Vergine, ma anche allegoria della Chiesa, e le sue azioni divengono modello per molte altre donne illustri. L’iconog rafia, a partire dal Medioevo, privilegia i momenti culminanti della storia: la toilette, lo svenimento, l’incoronazione, la preghiera, il matrimonio, il banchetto, il trionfo di Mardocheo, la punizione di Aman e la sua impiccagione. Ma il significato delle singole immagini o dei cicli ove è presente la Regina non è sempre il medesimo, in quanto dipende dai contesti religiosi, storici e politici.
Per il ciclo “Libri in scena” in occasione dell’opera ESTHER di Haendel in scena il 20 aprile. A cura dell’Associazione Culturale Amici della Biblioteca Ariostea

Conferenze e Convegni venerdì 20 aprile 2018 ore 17

La famiglia nella Costituzione italiana e le riforme degli anni ‘70

Conferenza di Manuela Paltrinieri e Paolo Veronesi

La famiglia nella Costituzione italiana e le riforme degli anni ‘70
Conferenza di Manuela Paltrinieri e Paolo Veronesi
Coordina Roberto Cassoli
Quale significato va attribuito alle norme che la Costituzione italiana dedica alla famiglia? Quali scenari intesero prefigurare i Costituenti? In questa prospettiva vanno inquadrate le “grandi riforme” legislative degli anni ’70: esse hanno infatti rappresentato un vero e proprio cambio di scena e avviato un percorso che non si è ancora esaurito.
Manuela Paltrinieri è laureata in Filosofia presso l’Università di Parma. Collabora con l’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara.
Paolo Veronesi insegna Diritto costituzionale presso l’Università di Ferrara. È autore di tre monografie e ha altresì curato numerosi volumi e pubblicato saggi e articoli sulle principali riviste di diritto pubblico.
Per il ciclo “La società degli individui – Famiglie” a cura dell’Istituto Gramsci e dell’Istituto di Storia contemporanea di Ferrara

Conferenze e Convegni sabato 21 aprile 2018 ore 10

Ariosto per sempre Ariosto

Suite di libri, documenti e opere d’arte a Palazzo Paradiso

Intervengono Massimo Maisto, vicesindaco del Comune di Ferrara, Enrico Spinelli, direttore della Biblioteca Ariostea e Lina Bolzoni, Presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni dell’Orlando furioso.
Sarà una mattinata molta intensa quella che attende la biblioteca Ariostea il prossimo 21 aprile. Il programma, infatti, prevede la presentazione in Sala Agnelli di alcune recenti monografie ariostee, quindi l’intitolazione della Sala rossa a Giuseppe Carli e di quella del falcone a Giovanni A. Barotti e, infine, nella rinnovata Sala Ariosto l’inaugurazione della mostra “Ariosto per sempre Ariosto. Esposizione di manoscritti, antiche edizioni e opere d’arte dalle collezioni della Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara”, curata da Mirna Bonazza e visitabile fino al 23 luglio 2018. Si concluderà con questo evento anche il progetto Unesco Furioso, che ha permesso alla Biblioteca Ariostea, attraverso cospicui finanziamenti del Mibact/Unesco, di restaurare i preziosi documenti ariosteschi e di dotarsi di strumenti tecnologicamente molto evoluti per la loro custodia.
A cura del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e del Comitato Nazionale V centenario dell’Orlando Furioso – Mibact

storia

Il grande gioco

Un altro inglese, Thomas Raikes, nel 1838 attirò l’attenzione sul pericolo della rapida crescita della potenza militare e navale russa, e pronosticò l’esplosione imminente di una guerra tra Gran Bretagna e Russia. A nutrire simili opinioni non erano solo gli inglesi. Un illustre osservatore francese, il marchese de Gustine, che nel 1839 fece un viaggio in Russia, tornò con pronostici analoghi circa le ambizioni di Pietroburgo. Nel suo La Russie en 1839, opera citata ancor oggi dai cremlinologi;  scrisse: «I russi vogliono conquistare e dominare la terra. Intendono impadronirsi con la forza delle armi dei paesi loro accessibili, e di là opprimere gli altri col terrore. L’ estensione del potere che essi sognano … se Dio gliela concede, sarà la sciagura del mondo ».
Peter Hopkirk, Il grande gioco, Adelphi, 1990

storia

Giustizia e libertà

Un libro necessario per capire cosa è stata la comunità italiana a Ginevra e in Alta Savoia tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.

Dalle carte della polizia segreta escono i nomi dei più noti esuli antifascisti. Lussu, Rosselli, Pacciardi, Chiostergi, Reale, Garosci, solo per citarne alcuni, e un’infinità di storie di vita di personaggi oggi dimenticati. Repubblicani, socialisti, liberali, cattolici, comunisti, anarchici e giellisti, alle prese con una rete di infiltrati confidenti del regime sempre più pervasiva. Teatro di questa epopea di passione e lotta politica i caffè, i ritrovi, le adunanze pubbliche, i negozi e le case di una città, Ginevra, al centro di una fitta rete di rapporti internazionali.

Dalle tracce del passaggio del giovane rivoluzionario socialista Mussolini, intorno alle quali durante il regime si consumò un’oscura vicenda di spionaggio, alla strana storia del fratello dell’attentatore bolognese del Duce, espatriato come anarchico e divenuto confidente dell’OVRA grazie all’attrice della quale si era innamorato, ella stessa infiltrata tra gli antifascisti in esilio per screditarne la reputazione.

Una comunità variegata e spesso litigiosa quella dei fuorusciti, ma anche in grado di erigere e gestire per anni la colonia estiva di Saint-Cergues, in Alta Savoia, rifugio di antifascisti provenienti da tutta Europa. Un seme di solidarietà che diede i suoi frutti più maturi quando la stessa ex colonia durante la Seconda guerra mondiale divenne asilo sicuro per molti bambini ebrei in fuga dai nazisti, in attesa di trovare la salvezza oltre il confine con la Svizzera.

 

Una ricerca condotta principalmente  sui fascicoli della polizia segreta conservati  presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma,e i documenti degli Archivi di Giustizia e Libertà e del Fondo Fernando Schiavetti, entrambi depositati presso l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana.

 

Autore: Fabio Montella

 

ISBN 978-88-942377-4-0

 

Pagine: 326

Domenica 13 maggio 2018

Salone Internazionale del Libro Torino

l’autore colloquia con i lettori presso lo stand di MnM & Amolà

(spazio Interscienze/Directbook)

all’approssimarsi della manifestazione saranno rese note le coordinate per raggiungerci. Grazie dell’attenzione.

MnM Print Edizioni & Amolà

Via Pavesa, 446025 – Poggio RuscoMantova

Tel. 320.0455634

http://www.mnmprintedizioni.com

https://www.facebook.com/mnmprintedizioni

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video catalogo: https://youtu.be/1E2weJpEBSU

EVENTI: http://www.mnmprintedizioni.com/1/eventi_4288517.html

 

storia

La “Botte Napoleonica”

Conferenze e Convegni lunedì 9 aprile 2018 ore 17

Vedere l’invisibile: la poesia di Rainer Maria Rilke

Conferenza di Giuliano Sansonetti (UNIFE)

Introduce Daniela Cappagli
Marina Cvetaeva ebbe a definire la poesia di Rainer Maria Rilke “una topografia dell’anima”, dunque – per stare al nostro titolo – una topografia dell’Invisibile per eccellenza. Il nostro tentativo sarà perciò di leggere l’itinerario poetico di Rilke dal Libro d’ore alle Elegie duinesi, per citare le sue opere più celebri, come un progressivo, tenace addentrarsi nell’invisibile per mostrarlo. Ci sembra infatti che mai come per Rilke valgano le parole di Manzoni che Franco Fortini amava citare a proposito della poesia: «Un vero veduto dalla mente per sempre o, per parlare con più precisione, irrevocabilmente».
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Incontro con l’autore martedì 10 aprile 2018 ore 17

La botte napoleonica. Storia, geografia e idraulica

Presentazione del libro di Sergio La Sorda

Dialoga con l’Autore Marco Cevolani, responsabile relazioni esterne dell’Associazione Acqua Napoleonica
La “Botte Napoleonica” è un imponente manufatto progettato all’inizio dell’Ottocento (e inaugurato solo nel 1899), allo scopo di far defluire le acque di scolo della bassa pianura modenese, mantovana e ferrarese nel mar Adriatico passando sotto al Panaro e bypassando il Po. Questo volume ripercorre la storia, con numerose foto, della costruzione e dei successivi lavori di restauro raccontata dai diretti protagonisti con molte curiosità e scoperte di interesse culturale. Un prezioso libro di 256 pagine a colori che racchiude la storia delle tre perle idrauliche di Bondeno, a servizio del Territorio Emiliano-Romagnolo, corredato di foto inedite. Un documento di elevato valore storico e idraulico.
Con il patrocinio dell’Associazione Acqua Napoleonica di Bondeno

Invito alla lettura mercoledì 11 aprile 2018 ore 17

Roald Dahl, lo scrittore imprevisto

Letture e analisi di Sabina Zanquoghi, Elisa Orlandini, Linda Morini e Silvia Lambertini.

A trent’anni dalla pubblicazione di Matilde, libro che ha segnato generazioni di bambine e bambini diventati appassionati lettori, la Compagnia del Libro vuole rendere omaggio a Roald Dahl, dedicando a lui un pomeriggio di consigli di lettura. Autore creativo e scanzonato, Roald Dahl ha saputo trarre ispirazione dalle difficoltà e dai drammi della propria vita per trasformarli in strumenti di difesa e rivalsa nelle mani di grandi e piccini. La produzione dell’autore è tesa a dare speranza a tutti coloro che si sentono esclusi e bistrattati perché diversi o meno fortunati. Dalla sua penna sono usciti dei veri e propri capolavori della letteratura per ragazzi, da Le streghe a Il GGG, passando per La fabbrica di cioccolato e James e la pesca gigante e il famigerato Gli sporcelli. Lo scrittore non ha paura di parlare di mostri, streghe, sporcizia, perché sa che fanno parte anche questi del mondo, e tiene ben salda la mano del lettore nei viaggi straordinari che racconta. Lo stesso humor nero tipico dei libri per bambini di Dahl si ritrova anche nei suoi racconti per adulti, come le Storie impreviste e le Storie ancora più impreviste. In particolare uno di questi, Man from the South (La scommessa), fu adattato due volte: nel 1960 nella quinta stagione della serie tv Alfred Hitchcock presenta, e nel 1995 nel film a episodi Four Rooms, nella parte girata da Quentin Tarantino. Nato in Galles da genitori norvegesi, anche nella propria autobiografia (Boy e In solitario Diario di volo) Dahl mantiene quello stile fresco e accogliente che caratterizza tutta la sua produzione letteraria, rivolta ad un pubblico “dai tre agli ottant&rs quo;anni”, come riportavano Gl’Istrici Salani, collana che ha consacrato l’autore in Italia.
Durante l’incontro verranno suggerite letture volte a sdoganare l’idea che Dahl sia semplicemente un autore per l’infanzia. Proponendo brani tratti sia dai suoi romanzi più celebri sia da quelli meno conosciuti, La Compagnia del Libro cercherà di rendere omaggio a questa complessa e straordinaria personalità letteraria.
A cura della Compagnia del Libro – Il Gruppo del Tasso di Ferrara

Conferenze e Convegni giovedì 12 aprile 2018 ore 16,30

Volare, oh oh!

Risonanze emotive e temi psicologici nelle canzoni e nella vita di Domenico Modugno

A cura di Stefano Caracciolo
“Anatomie della mente – Anno Undicesimo”, il più longevo ciclo di incontri della Biblioteca Ariostea, prosegue il proprio percorso esplorando la psicobiografia del celebre musicista ed attore pugliese, l’unico italiano ad essere salito in cima alle classifiche discografiche statunitensi con “Nel blu dipinto di blu”, brano vincitore del Festival di Sanremo 1958 e destinato a rivoluzionare la canzone italiana.
La rassegna si concluderà giovedì 17 maggio con “Il poeta della gentilezza. Uno sguardo psicobiografico sulla vita e le opere di William Carlos Williams, medico e poeta”.
Stefano Caracciolo, medico, psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia Clinica – Università di Ferrara / Az. USL di Ferrara. Autore di oltre 150 pubblicazioni a stampa su riviste scientifiche italiane ed estere del settore, nonché di diverse monografie, socio di numerose Società Scientifiche nazionali e internazionali. Dirige e coordina il Centro Interaziendale per i Disturbi del Comportamento Alimentare.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno Undicesimo, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Invito alla lettura venerdì 13 aprile 2018 ore 17

POETANDO Incontro tra i poeti

Coordina e introduce Francesca Mariotti

Intervengono Maria Teresa Infante di San Severo di Foggia (poetessa, scrittrice), Micaela Zambardi di Ferrara (poetessa e attrice) e Katia Zanardi di Ferrara (poetessa, cantante e attrice).
Prosegue il Progetto SLOW READING a cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata che in parte sarà dedicato alla poesia con piccole staffette in liriche alternate ad approfondimenti e interviste tra pubblico e Poeti intervenuti.
L’evento, che è giunto al suo secondo incontro in Ariostea, ne avrà da aprile tre nella sede dell’Associazione Olimpia Morata, rievocando così le antiche “tenzoni poetiche”, in quanto il pubblico potrà assegnare un punteggio a ciascun poeta e stabilire una graduatoria che si aggiornerà di volta in volta. Ad ogni incontro i poeti leggeranno ed interpreteranno le loro liriche.
A cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata

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