Letteratura

Non ripensarci…

Ogni tanto qualcuno si lascia sorprendere dal Nobel per la letteratura. Fu la volta di Dario Fo, nel 1997, ed è la volta di Bob Dylan adesso, proprio il giorno della morte di Fo. Un attore? Un cantautore? Personalmente, non ci trovo molto di strano: non mi sembra affatto che il teatro non faccia parte della letteratura, soprattutto se i suoi autori hanno anche calcato la scena (altrimenti dovremmo depennare Molière dalle storie letterarie e non mi sembra il caso). La canzone d’autore è da anni nelle antologie letterarie, dove De André regna (meritatamente) e Bob Dylan gli tiene appena dietro. Peraltro, già trentacinque anni fa un professore di lettere noto a molti miei compaesani (e sono sicuro che mi sta leggendo) portò in classe i testi di Gaber-Luporini e i cartoons di Quino, meravigliando gli studenti e scandalizzando i genitori. Fu cosa buona e giusta (i testi, i cartoons, la meraviglia e lo scandalo), specie a fronte di programmi che non prevedevano affatto l’approccio diretto ai testi, salvo “le pagine più belle della letteratura” al primo biennio delle superiori (poi, a rigore, doveva essere tutta storia letteraria; i testi erano a carico dell’intelligenza degli insegnanti).All’epoca, ero al liceo anch’io e Dario Fo e Bob Dylan erano parte della mia vita quotidiana fin dalla scuola media: uno era in televisione, l’altro sul giradischi. Ma non piango di nostalgia: Dario Fo era molto spesso ammirevole, ma forse non lo apprezzavo fino in fondo. Bob Dylan faceva di tutto per non farsi capire, pensavo: storpiava l’inglese, parlava di naso (e a volte col naso) e la cadenza ti restava in testa, le parole mai (devo i miei fondamenti di inglese parlato a cantautori molto più tersi). Però li ho riletti entrambi e li ho apprezzati molto più tardi; si tratta di premi senza dubbio meritati, data la produzione testuale. E poi, io sto sempre dalla parte dei giullari, dei jesters, dei fools shakespeariani che hanno il coraggio di dire la verità nei confronti del potere (e non dovrebbero farlo solo loro) e Fo e Dylan almeno molto spesso l’hanno fatto. Quindi, bravi entrambi: premi meritatissimi.

Mi si perdoni però l’osservazione di chi ormai ha una certa età e ne ha viste, se non tante, almeno alcune: ho una grande nostalgia del valore della cultura scritta e della letteratura in senso stretto. Era bello dover affrontare Pascoli in classe e leggere Gregory Corso o Emile Zola sotto il banco, mentre il professore interrogava gli altri (anche il professore che portò in classe le poesie di Allen Ginsberg, quello che mi sta leggendo adesso). Se leggevamo di frodo era perché leggevamo anche a scuola; e in fondo Corso o Zola (o Thomas Hardy, che piaceva molto a un mio compagno di classe) erano le ricadute di Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Manzoni e gli altri. La letteratura era parte della nostra vita quotidiana. Il mio liceo aveva una biblioteca scolastica continuamente in uso; ora mi dicono che sia chiusa (e quando due anni fa portai una sporta di Penguin Classics in dono, mi dissero che non si sapeva dove sarebbero finiti).

Oggi sotto il banco ci sono i videogiochi, che più spesso che mai non sono creativi; anzi, spesso tendono ad appiattire le storie sul modello di Terminator. Lo dico perché me ne hanno raccontato uno, intitolato Inferno: Dante va all’inferno a liberare Beatrice e per farlo deve ammazzare tutti i mostri che gli si parano davanti e riportarla in superficie viva. Vince chi lo fa nel minor tempo. Insomma, la solita storia del guerriero che salva la damigella in pericolo (pericolo di che cosa, poi?), quindi una storia maschilista e sciovinista, il tutto in meno di un minuto.

Ovvio, la Commedia è altra cosa. Intanto, è Beatrice che salva Dante dalla dannazione quasi sicura: la “selva oscura” dell’inizio è stata paragonata alla selva dei suicidi del canto XIII, quindi molto probabilmente Dante stava per compiere un gesto inconsulto e fatale (altro che guerriero ammazzatutto). Poi, Dante non ammazza proprio nessuno: anzi, quando vede i dannati (come poi quando vedrà i penitenti e i redenti) cerca di farsi raccontare le loro storie e cambia molto nel corso del viaggio-poema (ci sono chiare differenze tra il Dante che compie il viaggio e quello che lo racconta, per dirla in soldoni). E il bello di Dante che cambia è che, leggendolo, cambiamo anche noi; e forse per cambiare veramente e nel profondo c’è bisogno della lentezza della lettura (anche se le terze rime della Commedia spingono verso la fretta).

Ergo, una prece per Dario Fo e un complimento a Bob Dylan, com’è giusto, ma anche un rimpianto per un’epoca in cui si leggeva di più e più volentieri, e in cui la lettura era anche una forma di comunicazione. Perché si legge da soli, ma poi quando si parla ci si riconosce, si hanno più cose da dire e più emozioni da dare. Mi riservo di leggere le poesie di Bob Dylan: forse ho perso parecchio (come avevo perso parecchio quando non conoscevo bene il teatro di Dario Fo). Per ora rimango con le canzoni, dove a volte c’è un po’ di mistica (“Blowing in the Wind”) e a volte affiora qualche brivido di crudeltà: la voglia di dare il benservito a una donna, di non farsi conoscere e di non rendersi disponibile solo per la voglia di rinfacciarle il passato: “Don’t think twice, it’s all right.” Non so se non ho voglia di ripensarci, Bob; non so se mi va di seguire il tuo consiglio…

Andrea Malaguti in
http://americalbar.blogspot.it/2016/10/non-ripensarci.html
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libri

I coloni dell’austerity

Dove sono finiti i miliardi di aiuti umanitari ai Paesi africani? Perché dopo la fine degli Imperi coloniali non si è avviato un modello di sviluppo e di crescita? Cosa spinge gli attuali flussi migratori di massa provenienti dall’Africa subsahariana? A queste e altre domande risponde l’autrice, attraverso un’analisi delle politiche economiche neoliberiste che, proprio nel Terzo mondo, hanno trovato il laboratorio di sperimentazione. Il libro ripercorre la storia economica postcoloniale, passando per la crisi del debito dei Paesi del Terzo Mondo, l’omicidio del rivoluzionario Thomas Sankara, l’apertura al libero scambio, le liberalizzazioni e le misure di austerity. Anche il prezioso patrimonio africano è stato ipotecato dal nuovo colonialismo, che opera non solo attraverso le multinazionali, ma tramite le organizzazioni finanziarie internazionali, che impongono le loro condizionalità per la concessione dei prestiti. Una storia poco conosciuta, legata a doppio filo col futuro dell’Europa e alla spinta del Dragone cinese.

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conferenza, Letteratura

Calvino “costruttore”

Incontro con l’autore lunedì 26 marzo 2018 ore 17

Il paese che non c’è

Presentazione del libro di Simona Silvestri

La Bosnia Erzegovina tra transizione, contraddizioni e diritti negati
Infinito, 2017
Ne parlano con l’autrice Lucetta Capra e Arianna Chendi
A distanza di oltre vent’anni dagli accordi di pace di Dayton, le esperienze e le interviste di una giornalista in una Bosnia Erzegovina piena di contraddizioni, riescono a far parlare gli uomini, i monumenti, le strade e la terra stessa.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

 

Conferenze e Convegni martedì 27 marzo 2018 ore 17

Bassani, Ferrara…. e oltre

Letture con gli attori Roberto Gamberoni, Cristina Miriam Chiaffoni e Annalisa Piva.

Introduce Francesca Mariotti
Letture recitate in omaggio a Giorgio Bassani ed ai migliori esponenti tra poesia e prosa, dal ‘900 ad oggi, della nostra bella città. Dalle poesie futuriste di Corrado Govoni a quelle di Gianfranco Rossi, con uno sguardo sempre al grande Giorgio Bassani nelle più intime scritture dei suoi racconti. L’Associazione culturale Olimpia Morata dedicherà a questi autori diversi incontri durante tutto l’anno.
Incontro nell’ambito del Progetto di SLOW READING a cura dell’Associazione culturale Olimpia Morata

Conferenze e Convegni mercoledì 28 marzo 2018 ore 17

Le città invisibili: da Italo Calvino a Renzo Piano

Conoscere la città

Conferenza di Daniela Cappagli (insegnante) e Michele Bondanelli (gruppo G124 del Sen. arch. Renzo Piano)
Il tema centrale riguarda la conoscenza della città e sarà affrontato attraverso la letteratura e l’architettura, inoltrandoci nei sentieri interdisciplinari delle opere di autori che lo hanno rappresentato in ambiti diverse ma con idee convergenti: Italo Calvino e Renzo Piano. Conoscere la città e il suo paesaggio fisico, sociale ambientale umano significa fornire ai giovani gli strumenti culturali necessari per diventare cittadini consapevoli, per leggere e comprendere il presente, partendo dal passato. Conoscere la città significa anche promuovere la consapevolezza che tutto ciò che costruiamo, le nostre opere, vanno verso il futuro e dal futuro saranno giudicate. E’ questa la via umanistica, che ci permette di rapportarci con il tempo che verrà e che permette di scoprire la funzione civile del nostro operato.
Cosa lega Calvino e Renzo Piano? Il comune interesse per la città e la sua vita costantemente in evoluzione, la consapevolezza che la forma della città, in senso storico-filosofico, influenza la vita dei suoi abitanti ogni giorno ed educa le nuove generazioni in senso positivo o negativo in rapporto alla sua struttura fisica e sociale. Città e Paesaggio incarnano valori collettivi essenziali per la democrazia di cui Calvino scrive e a cui vuole rispondere la responsabilità architettonica di Renzo Piano.
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Incontro con l’autore giovedì 29 marzo 2018 ore 17

Quel tanto che basta

Presentazione del libro di Maria Rosa Pizzi

Coordina l’incontro Malvina Zanella Montanari, presidente dell’Associazione “Terra Ferma” di Ferrara.
Saluto di Chiara Sapigni, Assessore ai servizi alla persona del Comune di Ferrara.
Dialogano con l’Autrice Maria Alberta Saletti, che ha scritto la prefazione, e Sonia Testoni, che propone alcune riflessioni sulla resilienza.
Intervengono Maria Rosaria Ambrosio (direttrice della Scuola di specializzazione di Endocrinologia dell’Università di Ferrara) ed Elena Marescotti (Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Ferrara).
Il libro propone persone ed avvenimenti di un’infanzia felice che diventa sfondo integratore all’autrice, madre di persona con disabilità, e alla sua Famiglia; insieme trovano nella resilienza la capacità di trasformare le difficoltà in amore autentico. Sono tanti i personaggi del libro: nonna Telene che rivela un segreto custodito per anni, Maria Rosa e Tullio che un annuncio inaspettato manda nel panico, la loro figlia Silvia, ancora adolescente, che cresce in fretta con una consapevolezza già adulta. E soprattutto lui, Dario, bambino inatteso. Apparentemente chiuso ai rapporti con le persone, riesce a far emergere la parte migliore di chi gli sta accanto aprendo orizzonti inaspettati dove anche il più piccolo gesto, un sussurro, uno sguardo, un contatto lieve diventano parte di un universo di emozioni che accolgono i nostri pensieri più nascosti e al tempo stesso legano ciascuno di NOI al mondo. Maria Rosa accompagna sp esso il figlio Dario alla Bordocchia, la fattoria dove è nata e, in questo luogo sospeso, i ricordi della sua infanzia si intrecciano con i ricordi dell’infanzia di Dario, episodi lieti e tristi che la pianura accoglie e restituisce rigenerati. Infine, le figlie di Silvia, Giulia e Ilaria, che con la loro esuberanza e la spontaneità nel rapportarsi a Dario portano un messaggio di speranza dove la “diversità “appartiene ad ognuno per diventare un modo di vivere, importante e profondo. Sullo sfondo la campagna ferrarese con i suoi canali, con il Po e le sue golene misteriose.
Maria Rosa Pizzi è nata nella fattoria “la Bordocchia” nel comune di Copparo e a nove anni si è trasferita con la famiglia nel vicino paese di Berra. Laureata in lettere presso l’Università di Bologna, ha insegnato nella scuola media di Berra per tutta la durata del suo percorso lavorativo. Nel 2009 con il marito Tullio e il figlio Dario si è trasferita a Thiene in provincia di Vicenza, dove abita tuttora, accanto alla famiglia della figlia Silvia.
Il libro, come afferma l’autrice, è dedicato a quanti cercano un luogo dell’anima, reale o immaginario, dove trovare “QUEL TANTO CHE BASTA” di serenità.
A cura dell’Associazione di Volontariato ONLUS “Terra Ferma” di Ferrara
Con il patrocinio del Comune di Ferrara.

 

libri, scuola

L’insegnamento dell’ignoranza

L’insegnamento dell’igno­ranza implicherà necessariamente che li si rieduchi, cioè che li si obblighi a “lavorare diversamente”, sotto il dispotismo illuminato di un’armata potente e ben organizzata di esperti in “scienze dell’educa­zione”. Il compito fondamentale di questi esperti sarà quello di definire e d’imporre (con tutti i mezzi di cui dispone un’istituzione gerarchica per assi­curarsi la sottomissione di coloro che ne dipen­dono) le condizioni pedagogiche e materiali di ciò che Guy Debord chiamava “dissoluzione della logica”40: ovvero la “perdita detta possibilità di rico­noscere istantaneamente ciò che è importante, ciò che lo è meno o ciò che non c’entra per nulla; ciò che è compatìbile o, inversamente, potrebbe essere complementare; tutto ciò che una tale conseguenza implica e ciò che, allo stesso tempo, essa vieta”. Un allievo formato in questo modo, aggiunge Debord, si troverà “fin dall’ini­zio al servizio dell’ordine stabilito, quando le sue intenzioni potevano essere completamente con­trarie a questo risultato. Egli conoscerà essenzial­mente il linguaggio dello spettacolo, il solo ad es­sergli familiare: l’unico in cui gli è stato insegna­li) a parlare. Egli vorrà forse mostrarsi nemico della sua retorica, ma utilizzerà la sua sintassi”41. Per quanto riguarda l’eliminazione di ogni common decency, cioè la necessità di trasformare l’al­lievo in consumatore incivile e, all’occorenza, vio­lento, è questo un compito che pone sicuramente meno problemi. Basta vietare qualsiasi disposizio­ne civica e sostituirla con una forma qualunque di educazione cittadina 42, ovvero con un polpettone concettuale talmente facile da diffondere che non tara che duplicare il discorso dominante dei me­dia e del mondo dello spettacolo; si potranno ugual­mente fabbricare in serie dei consumatori di diritto, intolleranti, litigiosi e politicamente corretti, che saranno proprio per questo facilmente manipolatali e presenteranno il vantaggio non trascurabile di poter arricchire., all’occorrenza, secondo l’esempio americano, i grandi studi di avvocati.
Gli obiettivi assegnati a quel che resterà della Scuola pubblica suppongono a lungo o a breve termine una doppia e decisiva trasformazione. Da una parte, quella degli insegnanti, che dovranno abbandonare lo status attuale di soggetti a cui si attribuisce un sapere per rivestire quello di anima­tori di diverse attività dell’area espressiva o trasver­sali, di percorsi pedagogici o dì forum” di discussione (concepiti, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, su modello dei talk-show televisivi); animatori che saranno preposti, al fine di renderne redditizio l’uso, a diversi compiti materiali o di sostegno psi­cologico. D’altra parte, quella della Scuola in luo­go di vita democratico e gioioso, allo stesso tempo giardino d’infanzia cittadino — in cui l’animazio­ne delle feste (anniversario dell’abolizione della schiavitù, nascita di Victor Hugo, Halloween…) potrà essere affidata con profitto alle associazio­ni dei genitori più desiderosi & impegnarsi ~ e spa­zio liberalmente aperto a tutti i rappresentanti del­la città (militanti di associazioni, militari in pen­sione, impresari, giocolieri, mangiafuoco ecc.) e a tutte le merci tecnologiche o culturali che le grandi aziende, ormai partner espliciti dell’“atto educativo”, giudicheranno eccellente vendere ai diversi partecipanti. Penso che a qualcuno verrà
anche in mente di collocare all’ingresso di questo grande parco di divertimenti scolastici dei dispositivi elettronici molto semplici, programmati per rive­lare l’eventuale presenza di oggetti metallici.

40 Guy Debord, La società dello spettacolo. Commentare alla soaetà della spettacolo, Baldini&Castoldi, Milano 1992. Si tratta vale la pena notarlo, di una vera rivoluzione culturale poiché’ come precisa Debord, fino a poco tempo fa, “quasi tutti pensa­vano con un minimo di logica, con l’eclatante eccezione dei cretini e del militanti” (p. 39). In questo senso si potrebbe dire che la riforma scolastica ideale da una prospettiva capitalista è quella che riuscirebbe a più rapidamente possibile a trasformare ogni liceale e ogni studente universitario in un cretino militante
41 Guy Debord, cit., p. 40.
42 Quando la classe dominante si sforza di inventare una parola (“cittadino” impiegato come aggettiva) e d’imporne l’uso, anche se esiste, nel linguaggio corrente, un termine perfetta­mente sinonimo (civico) e il cui senso è completamente chiaro, chiunque abbia letto Orwell capisce immediatamente che la nuova parola dovrà in pratica significare l’esatto contrario della precedente. Ad esempio, aiutare una vecchietta ad attraversare la strada è stato fino ad oggi un atto civico elementare. Oggi potrebbe accadere che il fatto di picchiarla per rubarle la borsa rappresenti più che altro (con, bisogna dirlo, un po’ di buona volontà sociologica) una forma ancora un po’ ingenua di protesta con­tro l’esclusione e l’ingiustizia sociale, e costituisca, per questa ragione, l’embrione di un gesto cittadino.

Jean-Claude Michéa, L’insegnamento dell’ignoranza, 2005 Metauro Edizioni pp.46-49

libri, storia

Fouché

Stefan Zweig – FOUCHE’ – Mondadori Roma, 1945 – £ 200

Salta subito agli occhi guardando la copertina di questo libro, edito nel 1945, l’anomalia di Roma come sede della Mondadori. Non Milano, da dove Mondadori fu costretto a sfollare per i bombardamenti, non Verona, che dopo l’8 settembre venne requisita dai tedeschi, ma neanche Arona, dove si era ritirato prima di riparare in Svizzera in attesa di tempi migliori.
Si deve allora presumere che questa VI edizione della biografia di Fouché, la cui prima edizione era apparsa nel 1931, fu edita quando Mondadori ancora non aveva ripreso il controllo degli stabilimenti di Verona, infatti il volume è stampato dalla tipografia L’impronta di Firenze, in brossura, anzichè rilegato come tutti i volumi della collana Le scie, ad un prezzo che è, nel 1945, l’equivalente di 10 caffè.

L’autore, Stefan Zweig (1881-1942),  uno dei massimi esponenti della cultura europea, pacifista convinto, spirito libero per vocazione, cosmopolita per cultura, incompatibile con ogni tipo di ideologia o adesione fideistica a qualsiasi credo politico o religioso, ebreo ancorché laico, critico nei confronti del sionismo nascente alla fine del XIX secolo, narratore sensibile, grande biografo, drammaturgo, uomo libero e coerente, talmente disperato dalla nuova tragedia della seconda guerra mondiale, dopo aver vissuto le distruzioni della prima, che nel 1942, in esilio in Brasile, si tolse la vita insieme alla sua compagna.

Un uomo integro come Zweig, sembra l’autore ideale per scrivere la biografia di un uomo politico così inviso a tutti gli storici francesi, siano monarchici, repubblicani o bonapartisti che intingono subito la penna nel fiele appena si accingono a scrivere il suo nome. Traditore nato, intrigante meschino, rettile sgusciante, disertore di professione, bassa anima di poliziotto, ipocrita moralista: non vi è improperio che gli sia stato risparmiato. (Dalla prefazione dell’Autore)

Joseph Fouché (1759-1820) sembra un nostro contemporaneo, uno di quei personaggi che affollano i parlamenti della nostra seconda o terza repubblica, fate voi; un uomo sempre pronto a saltare sul carro del vincitore, di più: grazie al fiuto straordinario ed agli intrighi di cui era maestro derminare la parte vincente con cui schierarsi, dimostrando un intuito che lo pone tra i grandi politici dei suoi tempi.

Eletto alla Convenzione nel 1792 tra i giacobini, passa subito dopo ai montagnardi votando la condanna a morte del re; inviato a Lione a sedare una rivolta, si distinse per il suo zelo e la straordinaria durezza, guadagnandosi il soprannome di Le mitrailleur de Lyon. 

«Si, noi osiamo confessarlo. Noi facciamo versare molto sangue impuro, ma lo facciamo per umanità, per dovere. Non dobbiamo deporre la folgore che ci avete posto tra le mani che quando voi stessi ce ne darete l’ordine. Fino a quel momentoi continueremo senza interruzione a colpire i nemici nel modo più spaventoso, più terribile e più pronto». 
Milleseicento esecuzioni nel corso di poche settimane fanno testimonianza che questa volta, per eccezione, Giuseppe Fouché ha detto la verità.

Nel 1964 la televisione mandò in onda un bellissimo sceneggiato in otto puntate da 60 minuti, cose d’altri tempi!, I grandi camaleonti, di Federico Zardi (1912-1971) e diretto da Edmo Fenoglio (1928-1996), con la più alta presenza di grandissimi attori; era stato preceduto nel 1962 da I giacobini degli stessi autori. Fouché era interpretato da un indimenticabile Raoul Grassilli (1924-2010). Qui sotto la prima puntata.

https://www.youtube.com/watch?v=unjPDHPLQs4

Bello e drammatico il racconto dello scontro con Robespierre in seno alla Convenzione, dove Fouchè riuscì ad avere la meglio, utilizzando le armi che gli erano più congeniali: seminando paure, insinuando dubbi, coltivando amicizie e promovendo alleanze. Un fine lavoro politico.

I deputati della Convenzione l’8 di Termidoro, pavidi come Senatori romani, preoccupati  della ghigliottina, che non aveva mai smesso di funzionare, assecondano il piano dei congiurati, avente come l’obiettivo l’eliminazione dell’Incorruttibile e la fine del triunvirato che di fatto governava la Francia.

Con il nuovo regime che si instaura, il Direttorio, Fouché sarà capo della polizia; lo sarà ancora con Napoleone dopo che l’avrà aiutato nel colpo di stato del 18 Brumaio ad instaurare il Consolato; sarà ancora Ministro di Polizia durante l’Impero, lo sarà ancora durante i “Cento Giorni” di Napoleone, ma preoccupato per il futuro, tramerà per il ritorno dei Borboni sul trono di Francia, e Luigi XVIII lo premierà nominandolo ancora una volta Ministro di Polizia.

Ma quello che ha tanto temuto si avvera. Per un quarto di secolo Fouchè ha lottato disperatamente contro il ritorno dei Borboni, col giusto intuito che essi gli avrebbero fatto pagar care le due parole «la morte» con cui egli aveva spinto Luigi XVI sotto la ghigliottina; ma poi, da vero sciocco, si era illuso d’ingannarli, insinuandosi tra loro, travestendosi da docile e fedele servitore monarchico. (…)
Ora che è impotente e abbandonato alla vendetta di tutti, l’odio dei partiti si scaglia sul caduto come un giorno le simpatie di tutte le fazioni avevano adulato il potente. Non servono più intrighi, né proteste, né invocazioni: un potente senza potere, un politico senza autorità, un intigante senz’armi è sempre la figura più meschina del mondo. Tardi, ma con usura, Fouché sconterà l’errore di non aver mai voluto servire un’idea o una passione morale della umanità, seguendo invece, sempre, il mutevole favore degli uomini.

GIORGIO METALLI

http://giorgio-illettoreimpenitente.blogspot.com/2018/03/stefan-zweig-fouche-mondadori-roma-1945.html

Arte

Il museo dentro e intorno

Ciclo di conferenze e seminari su storia, collezioni e metodologie di gestione di musei, istituti e imprese culturali

  • 21 marzo, ore 14.30 – 17.30:  C/O Salone del Restauro e dei Musei – Via della Fiera 11 Ferrara
    Patrimoni culturali. Focus sull’Anno Europeo 2018
    Organizzato da Università di Ferrara, Dipartimento di Studi Umanistici-TekneHub
    In collaborazione con Fondazione Ferrara Arte
    Coordinamento scientifico  Francesca Cappelletti, Stefania De Vincentis
    Introduzione: Francesca Cappelletti, Università di Ferrara
    Interventi:
    Ore 14:30: Restauro e patrimonio per l’Anno europeo del Patrimonio culturale 2018
    Relatore: Cristina Loglio, Consigliere del Ministro dei Beni Culturali e del turismo per l’attuazione dell’Anno europeo del Patrimoni Culturale
    Ore 15:30: Il restauro del Suonatore di Liuto di Caravaggio
    Relatore: Kamila Kalinina, Restauratrice Museo Hermitage
    Ore 16:30: Restauro e cittadinanza
    Relatore: Giulia Ghia, CEO Verderame

  • Ferrara – Salone del Restauro e dei Musei – Via della Fiera 11
  • Ingresso: gratuito
conferenza

Simone Weil

Lunedì 19 marzo 2018 ore 17

Simone Weil. Atene contro Gerusalemme

Conferenza di Marco Vannini

Introduce Marcello Girone Daloli
Filosofa, mistica, rivoluzionaria, Simone Weil (1907-1943) è stata l’esperienza religiosa più significativa del XX secolo. Di famiglia ebraica, abbracciò il cristianesimo, restando però sempre alle soglie della Chiesa. Caratteristica del suo pensiero è infatti l’amore per la grecità, che ai suoi occhi incarna l’onestà intellettuale, grazie alla quale soltanto può dischiudersi il regno della verità. Nel fatto che il cristianesimo abbia abbandonato la “fonte greca” per abbeverarsi soltanto a quella ebraica prima e romana poi, ella vede la perdita del senso vero dell’evangelo, “ultima espressione del genio greco”, a beneficio di una mitologia finalizzata al potere, tanto personale quanto sociale. I suoi scritti sono perciò oggi di straordinaria attualità.
Marco Vannini si è occupato a più riprese di Simone Weil. Tra gli ultimi interventi il capitolo “Simone Weil: presenza e assenza di Dio” in Prego Dio che mi liberi da Dio. La religione come verità e come menzogna (Bompiani, Milano 2010, pp. 127-180) e la Storia della mistica occidentale. Dall’Iliade a Simone Weil (Mondadori, Milano 2010; poi Le Lettere, Firenze 2015)

 

Conferenze e Convegni martedì 20 marzo 2018 ore 17

Inaugurazione del 195° anno accademico

A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Prolusione di Pier Andrea Borea sul tema “La diffusione della droga nel mondo: il contributo degli intellettuali
Introduzione di Adolfo Sebastiani, presidente dell’Accademia delle Scienze
Le sostanze in grado di alterare la mente hanno interessato l’uomo sin dai tempi antichi quando la distinzione tra medicamento e sostanza d’abuso non era ancora riconosciuta. Da qui il loro utilizzo anche da parte degli intellettuali che innocentemente ne avevano sperimentato le proprietà benefiche e curative ed esaltato il loro uso ricreativo. Nella sua prolusione il relatore porrà particolare attenzione al contributo che, sorprendentemente, gli intellettuali hanno avuto nel processo di diffusione della droga nel mondo.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Invito alla lettura mercoledì 21 marzo 2018 ore 17

Tra le nuvole

Da Borges a De Andrè. Reading poetico del Gruppo Scrittori Ferraresi in occasione della Giornata Mondiale della Poesia

Nel primo giorno di primavera ci celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999 per sottolineare l’importante ruolo dell’espressione poetica nella promozione del dialogo e della comprensione interculturale, della diversità linguistica e culturale, della comunicazione fra i popoli e della pace. Il Gruppo Scrittori Ferraresi e il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara vogliono portare il loro contributo alla diffusione di quest’arte universale, espressione profonda dello spirito umano, strumento di partecipazione e riconciliazione, attraverso un breve ma coinvolgente reading poetico. Nel Paese dei poeti, dei santi e dei navigatori l’espressione poetica fatica a trovare spazio, ma la poesia è più viva che mai. Nell’era digitale, a fianco alle nuove forme di scrittura, come le video poesie, le poesie digitali, le poesie elettroniche, si affermano sempre più gli ebook di poesie. È la stessa Associazione Italiana Editori (Aie) ad affermare che nel mercato dei libri elettronici e dei nuovi autori la poesia è fra la forme di espressione preferite. È vero che si vende poco per una sua caratteristica strutturale: la poesia è inquietante, misteriosa, seleziona i suoi lettori e non è adatta a tutti; lo stesso Montale amava ripetere che se avesse voluto farsi capire da tutti non avrebbe scritto poesie.
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

Conferenze e Convegni giovedì 22 marzo 2018 ore 17

La creazione del mito

Ultimo incontro del ciclo “Genius in abiti femminili: Olimpia Morata”

A cura di Antonella Cagnolati e Sandra Rossetti
Ciclo di conferenze sulle biografie di donne ferraresi
Dopo il suo arrivo in terra tedesca, il gruppo degli estimatori si allargò notevolmente, anche grazie alla circolazione delle opere (purtroppo perdute per noi) che si andavano diffondendo nella cerchia degli amici recenti e degli antichi sostenitori. Il cordoglio per la morte di tanto genio fu unanime e condiviso. Dalle lettere percepiamo il vuoto, il dolore in primis del marito e poi di coloro che avevano conosciuto Olimpia e ne avevano apprezzato l’integrità morale e la profonda erudizione, unite ad una fede incrollabile. Il mito si generò immediatamente: la figura di Olimpia divenne l’emblema della eroina che, sfuggita alla decadenza del suolo italico e alla corruzione, aveva sofferto per difendere la sua fede. Poesie, testimonianze, biografie fiorirono per non far cadere nell’oblio una figura tanto cristallina e ammirata. Il Romanticismo giocò poi un ruolo determinante: Olimpia divenne l’eroina di romanzi storici che vedevano in lei incarnato il mito di una donna forte della sua fede e certa che Dio le avrebbe garantito il Regno dei Cieli.
Con il patrocinio dell’Associazione Olimpia Morata e dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

 

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fantascienza

Quelli della Fenice

Da oggi, 15 marzo dell’anno di grazia 2018, e fino al 22 di marzo, CHIEDO A CIASCUNO DI COLORO CHE DESIDERANO ENTRARE IN QUESTO GRUPPO che sta rifondando la sf nel nostro paese l’acquisto di DUE TITOLI del nostro catalogo attraverso PayPal.

Ci sono trecento titoli in catalogo, e diverse novità uscite da poco o in uscita nei prossimi giorni. Scegliete due titoli e ordinateli subito con Paypal. Avendo l’elenco degli amici cui rivolgo questo invito, non sarà difficile identificarvi. Fatto questo, sarete iscritti alla lista della Fenice e riceverete le mail e potrete usufruire di tutte le possibilità che ho riservato finora, e sono state molte, a coloro che vi hanno preceduti. Sarete componenti a pieno titolo, anche se entrati in ritardo, di un’impresa che vale la pena conoscere.

Questo invito viene fatto solo una volta, e non sarà ripetuto. Con voi o senza, ce la faremo comunque. Se arriverete in molti avrete l’orgoglio e la soddisfazione di avere abbreviato i tempi di un’operazione che sta andando avanti.

ugomalaguti@elaralibri.it

Archeologia

Dei senza età

Al Museo Archeologico Nazionale la mostra di Alessandro La Motta: un percorso in cui le opere dell’artista echeggeranno il mito di Demetra, Persefone e Ade, divinità raffigurate anche in alcuni oggetti votivi della antica città di Spina e legate al ciclo di morte-rinascita

  • Dal 24 febbraio al 24 marzo 2018

  • Ferrara – Museo Archeologico Nazionale, Via XX Settembre 122
  • Orari: 9.30-17.00. Chiuso lunedì.
  • Ingresso: euro 6,00 intero; Euro 3,00 ridotto (dai 18 ai 25 anni).
  • Eventi al Museo Archeologico Nazionale:
    Mercoledì 14 marzo – ore 16.00
    Giornata del Paesaggio
    Paesaggi Ferraresi e iconografia botanica: le passeggiate nell’arte e negli scritti di Filippo De Pisis
    Lucio Scardino intratterrà i partecipanti sui paesaggi ferraresi dipinti da Filippo de Pisis.
    Paola Roncarati, si soffermerà su alcune segnalazioni depisisiane, tratte dal volumetto “Fiori e frutti nella pittura ferrarese” (di cui il Garden Club ha curato il restauro).
    Sabato 17 marzo – ore 15.30
    Visita guidata alla mostra di Alessandro La Motta “Dei senza età”
    Domenica 18 marzo – ore 15.30
    La via degli Dei. Sapienza greca, misteri antichi e percorsi di iniziazione
    Presentazione del libro di Davide Susanetti
    Intervengono Davide Susanetti, Claudio Cazzola
    Introduce Paola Desantis.
    La presentazione sarà accompagnata da letture di brani tratti dalle opere di Omero, Aristofane, Apuleio, Euripide e Apollodoro, a cura di Giulia Gabanella e Giulia Mattiussi. Seguirà visita al percorso museale.
    Eventi gratuiti, previo pagamento dell’ingresso al museo.
Arte

Giuseppe Mentessi

Giuseppe Mentessi (1857-1931). Artista di sentimento

Dal 10 marzo al 10 giugno 2018

Pinacoteca Nazionale, Palazzo dei Diamanti – Corso Ercole I d’Este 21 – Ferrara
Alla Pinacoteca Nazionale, la mostra sul tema dell’espressione dei sentimenti in pittura, attraverso dipinti e disegni di una figura di spicco dell’arte italiana fra Otto e Novecento, nel momento di passaggio dal verismo al simbolismo
Url dell’evento
http://www.gallerie-estensi.beniculturali.it/pinacoteca-nazionale/
Contatti
Pinacoteca Nazionale – Corso Ercole I d’Este 21 – Ferrara
tel. 0532 205844
fax 0532 204857
ga-est.comunicazione@beniculturali.it
Orari
10.00-17.30. Chiuso lunedì

Ingresso
La visita alla mostra è inclusa nel normale biglietto di ingresso alla Pinacoteca:
intero 6 euro, ridotto 3 euro (dai 18 ai 25 anni). Gratuito fino a 18 anni
Ingresso gratuito la prima domenica del mese