biblioteca

Biblioteca Bassani

Invito alla lettura Sabato 1 ottobre 2016 ore 11

Gruppo di lettura LeggerMente

Roberta De Monticelli, Sull’idea di rinnovamento, Cortina, 2013

Il Gruppo di lettura LeggerMente è costituito da lettori interessati ai saggi di psicologia. L’occasione si propone ai curiosi, ai partecipanti di altri gruppi di lettura e ai cultori della materia; il prossimo incontro è fissato nella giornata di sabato 1 ottobre 2016, alle ore 11, presso la sala raccolte speciali della Biblioteca comunale Bassani, in via Grosoli 42 (Barco) Ferrara

Pretesto del prossimo incontro è il libro: Roberta De Monticelli, Sull’idea di rinnovamento, Cortina, 2013

C’è una parola che sale alle labbra di molti, da tanti anni: rinnovamento. Una parola luminosa e difficile da maneggiare con attenzione: rinnovamento di cosa e rispetto a cosa? L’emergere di tale esigenza nasce anzitutto dall’indignazione per ruberie, mancanza di etica pubblica e di senso delle istituzioni. Progetti di riforma della nostra democrazia non mancano. Lo sfondo di questa riflessione è anzi la presenza nuova sulla scena di un movimento che tenta di attuare una trasformazione radicale della vita politica italiana, da democrazia rappresentativa a democrazia diretta. Ma la questione che il libro affronta riguarda lo strato più profondo di questa diffusa aspirazione al cambiamento. Secondo Roberta De Monticelli, se la domanda di rinnovamento non si fa domanda di verità prima che ricerca di consenso nessun programma politico costituirà davvero un’alternativa. E una domanda di verità &egra ve; tale quando impegna la vita degli individui e la cambia, rovesciando la proporzione tra profondità e superficie, tra banalità e crescita personale.

L’autore

Roberta De Monticelli insegna Filosofia della persona all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, con grande successo, La questione morale (2010) e La questione civile (2011).

Abbiamo letto:
Luglio 2015 Massimo Recalcati, Il complesso di Telemaco, Feltrinelli
Agosto 2015 Massimo Recalcati, Le mani della madre, Feltrinelli
Settembre 2015 Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi
Ottobre 2015 Giorgio Nardone, Cogito ergo soffro. Quando pensare tropo fa male,Ponte alle grazie, 2011
Novembre 2015 Anna Guglielmi, Il linguaggio segreto del corpo, Pickwick, 2013
Dicembre 2015-Gennaio 2016 Aldo Carotenuto, L’anima delle donne, Bompiani, 2001
Febbraio 2016 (II appuntamento) Aldo Carotenuto, L’anima delle donne, Bompiani, 2001
Marzo 2016 Mario Farnè, L’ansia, Il mulino, 2003
Aprile 2016 Mario Farnè, Lo stress, Il mulino, 1999
Estate 2016 Roberta De Monticelli, Sull’idea di rinnovamento, Cortina, 2013

(Immagine e testi tratti dalle pagine web dell’editore)

 

Conferenze e Convegni Giovedì 6 ottobre 2016, ore 17

Re-Incontrando poesia. Laboratorio poetico

Presentazione delle attività. Primo degli otto appuntamenti

Programma degli appuntamenti a cura del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 6 ottobre 2016
Presentazione dell’iniziativa
socio e rappresentante del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 13 ottobre 2016
Giorgio Bassani una biografia letteraria. Itinerario dove la poesia domina incontrastata
Claudio Cazzola

Giovedì 20 ottobre 2016
a grande poesia italiana della prima metà del Novecento “la Poesia ermetica”
Riccardo Roversi
                                            
Giovedì 27 ottobre 2016  
Poeti dimenticatiPenne ai limiti del contemporaneo
Matteo Bianchi

Giovedì 3 novembre 2016
Le Forme della BrevitàEpigrammi e haiku
Giuseppe Ferrara

Giovedì 10 novembre 2016
Poesia e metricaCome nasce un testo poetico
Carla Baroni

Giovedì 17 novembre 2016
Poesia. Contenuto e forma
Alessandro Moretti

Giovedì 24 novembre 2016
a scrittura di poesie a tema e l’articolazione ritmata dei versi
Rita Montanari

Data da definire
Reading poetico           
Partecipanti al corso

Pre-iscrizioni: Biblioteca Comunale Bassani tel. 0532.797414
Organizzazione: Claudio Gamberoni, Gruppo scrittori ferraresi

Mostre Sabato 8 – Sabato 29 Ottobre

L’airone tra poesia e pittura. Bassani e gli autori ferraresi nelle opere di Paola Braglia Scarpa

In parete le opere d’arte che hanno illustrato opere di poesia e narrativa

Mostra ad ingresso gratuito negli orari di apertura della biblioteca: martedì – sabato 9-13 e martedì-mercoledì e giovedì 15-18:30

Paola Braglia Scarpa, è nata a Ferrara dove ha frequentato l’Istituto d’arte “Dosso Dossi”, completando gli studi all’Accademia di belle arti di Bologna (scenografia). Ha esordito come pittrice partecipando con l’Accademia alla 3a Mostra Internazionale di Arti figurative di Roma; in seguito ha esposto in numerose personali e collettive in Italia e all’estero, a Roma (Ambasciata di Romania), Firenze (Insegnanti artisti a Palazzo Strozzi), Venezia, Porec, Heidelberg, Ferrara, ecc. ottenendo premi e riconoscimenti. Ha partecipato ai progetti “Orizzonti Europa” e “Ars ad Astra” per la base spaziale di Embrach. Dal 1985 ha aderito al Movimento artistico umanità cosmica realizzando mostre/dialogo di pittura, poesia e musica, anche con le Società Dante Alighieri e Olimpia Morata. Fa parte del Gruppo scrittori ferraresi ed è citata nel Repertorio Incisori Italiani. (Testo a cura dell’artista)

Conferenze e Convegni Giovedì 20 ottobre 2016, ore 17

Giorgio Bassani una biografia letteraria. Itinerario dove la poesia domina incontrastata, di Claudio Cazzola

Re-Incontrando poesia. Secondo di Otto appuntamenti letterari

Programma degli appuntamenti a cura del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 6 ottobre 2016
Presentazione dell’iniziativa
socio e rappresentante del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 13 ottobre 2016
Giorgio Bassani una biografia letteraria. Itinerario dove la poesia domina incontrastata
Claudio Cazzola

Giovedì 20 ottobre 2016
a grande poesia italiana della prima metà del Novecento “la Poesia ermetica”
Riccardo Roversi
                                            
Giovedì 27 ottobre 2016  
Poeti dimenticatiPenne ai limiti del contemporaneo
Matteo Bianchi

Giovedì 3 novembre 2016
Le Forme della BrevitàEpigrammi e haiku
Giuseppe Ferrara

Giovedì 10 novembre 2016
Poesia e metricaCome nasce un testo poetico
Carla Baroni

Giovedì 17 novembre 2016
Poesia. Contenuto e forma
Alessandro Moretti

Giovedì 24 novembre 2016
a scrittura di poesie a tema e l’articolazione ritmata dei versi
Rita Montanari

Data da definire
Reading poetico            
Partecipanti al corso

Pre-iscrizioni: Biblioteca Comunale Bassani tel. 0532.797414
Organizzazione: Claudio Gamberoni, Gruppo scrittori ferraresi

Invito alla lettura 15 ottobre 2016 ore 10:30

Gruppo di lettura Fe Is Book : Se non ora quando di Primo Levi

Gruppo di lettura a partecipazione volontaria che discute di letteratura

Nel mese di ottobre leggeremo Se non ora quando di Primo Levi.  Dopo la sua pubblicazione nel 1982 ricevette immediatamente un buon riscontro sia da parte del pubblico che dalla critica vincendo nello stesso anno il Premio Campiello e il Premio Viareggio. Il libro è cronologicamente ambientato tra luglio 1943 e agosto 1945 e narra le drammatiche vicende di quei partigiani ebrei polacchi e russi che combattono per sopravvivere e per ricostruirsi una nuova esistenza in fuga dai loro luoghi di origine. Levi ha affermato di essersi ispirato nella creazione dei personaggi ad alcuni giovani ebrei che si erano aggregati al convoglio ferroviario allestito dai Russi che li avrebbe riportati in Italia.

Conferenze e Convegni Giovedì 20 ottobre, ore 17

La grande poesia italiana della prima metà del Novecento: La poesia ermetica di Riccardo Roversi

Re-Incontrando poesia. Terzo di otto appuntamenti letterari

Programma degli appuntamenti a cura del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 6 ottobre 2016
Presentazione dell’iniziativa
socio e rappresentante del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 13 ottobre 2016
Giorgio Bassani una biografia letteraria. Itinerario dove la poesia domina incontrastata
Claudio Cazzola

Giovedì 20 ottobre 2016
a grande poesia italiana della prima metà del Novecento “la Poesia ermetica”
Riccardo Roversi
                                            
Giovedì 27 ottobre 2016  
Poeti dimenticatiPenne ai limiti del contemporaneo
Matteo Bianchi

Giovedì 3 novembre 2016
Le Forme della BrevitàEpigrammi e haiku
Giuseppe Ferrara

Giovedì 10 novembre 2016
Poesia e metricaCome nasce un testo poetico
Carla Baroni

Giovedì 17 novembre 2016
Poesia. Contenuto e forma
Alessandro Moretti

Giovedì 24 novembre 2016
a scrittura di poesie a tema e l’articolazione ritmata dei versi
Rita Montanari

Data da definire
Reading poetico            
Partecipanti al corso

Pre-iscrizioni: Biblioteca Comunale Bassani tel. 0532.797414
Organizzazione: Claudio Gamberoni, Gruppo scrittori ferraresi

Incontro con l’autore Martedì 25 ottobre ore 17

Gina Nalini Montanari, Far filò. Divagazioni fra amiche, Ferrara, Nuove Carte, 2016

Presentazione del libro e incontro con l’autrice

In questa epoca moderna dominata dalle reti sociali e mezzi di comunicazione sempre più sofisticati, che senso può avere “far filò”?
Nei racconti dell’autrice ferrarese tre amiche si incontrano ai nostri giorni e creano le occasioni per parlare, scambiare opinioni, riflettere su temi di attualità e sulla loro Ferrara.
I pomeriggi organizzati a tema, a causa dell’una o dell’altra, vedono intrecciarsi ricordi personali, suggestioni d’arte e di storia, esperienze di vita.
Emanuela, Loredana e Caterina hanno un fardello di anni sulle spalle ormai pesante, ma sono attive, impegnate e combattive nei confronti della realtà spesso drammatica e problematica di questa nostra epoca del “sempre nuovo”.
La folla di eventi, gesti, persone, frasi che le investono e coinvolgono in ogni momento, risveglia e fa vibrare in loro le corde di una visione etica della società, dei suoi problemi e dei suoi drammi.

L’autrice
Gina Nalini Montanari risiede e lavora a Ferrara. Laureata in Lettere Classiche, dopo anni di insegnamento negli istituti superiori approfondisce la ricerca storica, affinando la tecnica del saggio narrato.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo “Dove risorge l’arte, rinasce il paese” (1994), “La Gerusalemme Liberata nei disegni di Mirella Guidetti Giacomelli” (1996), “Pietre in cammino” con grafica di Mirella Guidetti Giacomelli (1998), “Un’altra Costanza Monti Perticari” (2004), “Il coraggio dell’attesa. Anna Sforza fra le dame di casa d’Este” (2007), “Santi e Chiese. Itinerario devozionale a Ferrara” con immagini di sculture e disegni di Mirella Guidetti Giacomelli (2010), “Gino Poletti fra cielo e terra”(2011). All’attività di ricerca alterna il gusto per la narrativa: “Sulla riva del Po. Memorie di storia vera” con incisioni di Marisa Occari Zampini (2003), “Suggestioni natalizie a Ferrara” con disegni di Mirella Guidetti Giacomelli (2006), “Tempo perso” (2012).

Conferenze e Convegni Giovedì 27 ottobre, ore 17

Poeti dimenticati. Penne ai limiti del contemporaneo di Matteo Bianchi

Re-Incontrando poesia. Quarto di Otto appuntamenti letterari

Programma degli appuntamenti a cura del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 6 ottobre 2016
Presentazione dell’iniziativa
socio e rappresentante del Gruppo scrittori ferraresi

Giovedì 13 ottobre 2016
Giorgio Bassani una biografia letteraria. Itinerario dove la poesia domina incontrastata
Claudio Cazzola

Giovedì 20 ottobre 2016
a grande poesia italiana della prima metà del Novecento “la Poesia ermetica”
Riccardo Roversi
                                            
Giovedì 27 ottobre 2016  
Poeti dimenticatiPenne ai limiti del contemporaneo
Matteo Bianchi

Giovedì 3 novembre 2016
Le Forme della BrevitàEpigrammi e haiku
Giuseppe Ferrara

Giovedì 10 novembre 2016
Poesia e metricaCome nasce un testo poetico
Carla Baroni

Giovedì 17 novembre 2016
Poesia. Contenuto e forma
Alessandro Moretti

Giovedì 24 novembre 2016
a scrittura di poesie a tema e l’articolazione ritmata dei versi
Rita Montanari

Data da definire
Reading poetico            
Partecipanti al corso

Pre-iscrizioni: Biblioteca Comunale Bassani tel. 0532.797414
Organizzazione: Claudio Gamberoni, Gruppo scrittori ferraresi

 

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poesia

Franco Cordelli

Nelle scorse settimane la collana fuoriformato delL’orma editore ha ripubblicato Proprietà perduta di Franco Cordelli, il diario-memoir-saggio (pubblicato da Guanda nel 1983) sul primo Festival internazionale dei poeti, tenutosi sulla spiaggia di Castelporziano dal 28 al 30 giugno 1979. Il festival fu ideato da Cordelli insieme ai gestori del teatro Beat 72, una cave della capitale dove già due anni prima si erano tenuti i reading documentati nel ’78 da un altro libro di Cordelli, Il poeta postumo. Manie pettegolezzi rancori (riproposto dalla medesima collana nel 2008, quando era pubblicata da Le Lettere, a cura di Stefano Chiodi): Ulisse Benedetti e Simone Carella. Proprio Simone Carella, regista e performer e trickster di ogni forma di détournement delle arti e delle lettere – ma, dice Proprietà perduta, che lo annovera fra i suoi personaggi, essenzialmente «un land-artista»: cioè un inventore di luoghi – è scomparso a Roma, dopo lunga malattia, lo scorso 28 settembre. In questo modo Le parole e le cose e io vogliamo anche ricordarlo.
Quello che, da allora, è noto al pubblico della poesia semplicemente come «Castelporziano» fu, in molti sensi, un punto di svolta. Forse non solo per la nostra letteratura recente. Il testo di Cordelli – che anticipa la modalità pseudo-diaristica e frammentaria, zigzagante e ritmatissima, del recente Una sostanza sottile – è al contempo un saggio sul significato di quell’esperienza (proseguita e contraddetta dal successivo festival tenutosi l’anno seguente a Piazza di Siena) e un non-romanzo, squisitamente fuoriformato, che a sua volta prosegue e contraddice la «religione del romanzo» praticata dal suo autore nei nove libri rubricati sotto tale etichetta, da Procida all’ultimo Una sostanza sottile, appunto. Si riporta qui un estratto dal primo capitolo della prima delle due speculari sezioni in cui il testo si articola, quella intitolata Il mare della metafora.
Il titolo, come segnala l’esergo, viene da quello del libro che s’immagina scritto da Sebastian Knight nella Vera vita di quello che, almeno allora, era per Cordelli un autore di culto, cioè Vladimir Nabokov. Ma la vera «proprietà perduta» rinvia all’aura sfuggente della “presenza” che nessun testo, neppure audiovisivo (come il non meno mitologico film girato durante il Festival da Andrea Andermann, Castelporziano, Ostia dei poeti), può pretendere di racchiudere – a dispetto della “scatola” di Joseph Cornell che figura in copertina, tanto nella princeps che in questa nuova edizione, e che reca l’allusivo titolo di Giuditta Pasta (la musa del Bel Canto di cui possiamo solo immaginare – dalle cronache estatiche dei contemporanei – la voce ultraterrena). La proprietà perduta – quella che Walter Benjamin chiamava «la cenere lieve del vissuto» – altro non è, allora, che la vita. Il mare di vita che personaggi come Simone Carella hanno visto passare sotto i loro occhi; e che, col chiudersi di quegli occhi, va perduto una volta per tutte.

Andrea Cortellessa

in http://www.leparoleelecose.it/?p=24509

editoria

Permacultura

http://www.ilcambiamento.it/permacultura/permacultura_mollison.html

Perché avete partecipato alla convergenza di Bolsena?

Abbiamo presentiato al mondo della permacultura per la prima volta il nostro progetto di traduzione e di pubblicazione di questo manuale. Al momento abbiamo tradotto l’intero libro ma ci manca il sostegno economico e chiediamo l’aiuto della comunità italiana di permacultura per raggiungere il budget necessario per diventare start up e iniziare a immettere sul mercato le prime mille copie. A Bolsena abbiamo aperto un sipario che ci permette di far conoscere a tutti il nostro progetto.

Di quanto avete bisogno?

Tra traduzione, revisione, stampa, diritti d’autore e certificazioni esterne abbiamo bisogno di 65000 euro. Il nostro team è composto da tecnici laureati in scienze forestali, antropologi, agronomi, traduttori e interpreti professionisti. Questo consente di produrre un libro di altissimo livello qualitativo rispettando i criteri di qualità e di stile raccomandati dalla casa editrice australiana. Abbiamo firmato un contratto che ci costringe a chiudere il progetto in dodici mesi.

 

Che cosa avete fatto fino ad ora per cercare supporto?

Abbiamo aperto un sito di crowdfunding su buonacausa.org. E’ un sito popolare ma che non toglie soldi a coloro che gestiscono il progetto. Questo permette di non disperdere fondi in trasferimenti bancari.

 

 

 

Perché è importante che il progetto venga sostenuto da tutti?

 

Questo progetto è dedicato a tutti e non solo a chi si occupa attivamente di permacultura nello specifico. Il Manuale, infatti, è un vero e proprio pozzo di informazioni indispensabili per chi si dedica quotidianamente al cambiamento a ogni livello, anche a livello personale. Le idee e le informazioni di alto livello scientifico contenute nel libro sono infatti preziosissime e utilizzabili da tutti coloro che sono interessati a un uso delle risorse consapevole e attento. Le strategie economiche alternative, l’acqua, l’energia, il suolo vengono trattate in modo esauriente e fruibile da tutti. Bill Mollison dà indicazioni e prescrizioni molto precise e pratiche cui ciascuno di noi può ispirarsi, anche nel suo piccolo, per non distruggere l’ambiente in cui vive.

 

Che cosa può fare chi volesse darvi una mano?

Si può andare sul sito http://buonacausa.org/cause/manuale e dare un contributo economico anche minimo che per noi è preziosissimo. Ma non solo: anche solo aiutarci a diffondere il nostro progetto e farlo conoscere significa molto per noi.

Arte

A Palazzo Reale

La mostra più attesa dell’autunno ha finalmente aperto le porte al pubblico! Dal 22 settembre, a Palazzo Reale, potete infatti visitare l’esposizione Hokusai Hiroshige e Utamaro, uno degli eventi artistici di maggiore rilievo per la stagione culturale milanese.
Pensata in occasione del 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia, la mostra espone oltre 200 opere dei tre grandi artisti giapponesi, direttamente dalla collezione della Honolulu Academy of Arts. Un’occasione rara per poter ammirare i grandi capolavori dell’arte nipponica, insieme per la prima volta!

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale

Per non dimenticare questo meraviglioso evento e per poterne godere appieno la magia e l’originalità, Skira propone non solo il catalogo della mostra (che illustra le opere con le riproduzioni delle stampe a grandezza pressoché naturale), ma anche un Master per comprendere la storia e il lavoro del grande Maestro Katsushika Hokusai, un libro per bambini e una serie di prodotti di merchandising dedicati.
IL CATALOGO DELLA MOSTRA
Le 200 silografie presenti all’interno del percorso espositivo sono di piccola dimensione e proprio per questo motivo il volume si compone di 325 pagine che le illustrano praticamente a grandezza naturale, corredate di schede delle opere: acquistando il volume sarà come portare a casa l’intera mostra.
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LO SKIRA MASTER
Quando si penetra nel mondo di Hokusai, si capisce quanto la sua cultura fosse lontana dall’Occidente, da cui a sua volta prese prestiti. Un altro mondo il suo, con proprie regole, tradizioni, aspirazioni. Un percorso durato settant’anni, con una enorme produzione di dipinti, disegni, stampe, libri illustrati, manuali didattici.

IL CONTEST INSTAGRAM
Vi piacciono le foto? Vi piacciono le onde? Le vedete ovunque? Siete allora i candidati perfetti per partecipare al nostro contest su Instagram! Scattate le vostre foto, inserite gli hashtag #followthewave e #HokusaiMilano, seguite il profilo Instagram della mostra e taggatelo. Le foto più belle verranno stampate e portate in mostra! Leggi il regolamento qui.

editoria, fantascienza

Il ciclo di Tschai di Jack Vance

La serie è quella di Planet of Adventure ma è conosciuta in italiano con il nome di Tschai.

Eccovi la cronistoria:

1 – City of the Chasch: Ace Books, 1968; #G-688; $ 0.50; pg. 157.

aka: Chasch (1986); The Chasch (2005).

Naufragio sul Pianeta TschaiUrania n. 562 del 21 Marzo 1971; Urania Classici n. 243 del Giugno 1997; Oscar Fantascienza n. 102 del Novembre 92.

L’astronave di Adam Reith, Explorator IV, naufraga sul remoto pianeta Tschai, nel sistema di Carina. Solo, ferito e disarmato, il terrestre comincia il suo viaggio tra le violente, imprevedibili, mostruose culture di un mondo immerso in una guerra senza fine.

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2 – Servants of the Wankh: Ace Books, 1969; #66900; $ 0.50; pg. 158.

Aka: Wankh (1986); The Wannek (2005).

Le insidie di TschaiUrania n. 565 del 2 Maggio 1971; Urania Classici n. 250 del Gennaio 1998; Oscar Fantascienza n. 106 del Marzo 1993 (Le insidie del Pianeta Tschai).

Il pianeta Tschai è quello che sarebbe chiamato un mondo pluralistico. Le razze e sotto-razze sono innumerevoli, gli incroci, gli ibridismi, le degenerazioni, le mutazioni non si contano; un precario equilibrio si è stabilito tra società diversissime, che vanno dalla più raffinata tecnologia al nomadismo, da condizioni barbariche a rigide gerarchie di tipo medioevale. Adam Reith, il naufrago terrestre, continua la sua lunga marcia per questo formicolante labirinto, dove un gesto, una parola sbagliata, possono significare la morte. Ma per lui non si tratta soltanto di sopravvivere giorno per giorno, né di imparare e scoprire. Il suo scopo, cui resta disperatamente attaccato a ogni nuova svolta avventurosa, è quello di procurarsi con ogni mezzo un’astronave e ripartire per la Terra. Ma riparare I’astronave naufragata su quel mondo di mostri non è un’impresa facile, e così ancora una volta il terrestre è costretto a seguire le pericolose rotte dell’avventura. Dopo i Chasch blu, è ora la volta dei Wankh e degli altri feroci signori di quel mondo primordiale. Ma se la tecnologia di Tschai è arretrata, non lo è certo la sete di sangue… come Adam Reith imparerà a sue spese.

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3 – The Dirdir: Ace Books, Aug. 1969; #66901; $ 0.60; pg. 188.

I tesori di TschaiUrania n. 567 del 30 Maggio 1971; Urania Classici n. 253 dell’aprile 1998; Oscar Fantascienza n. 108 dell’Aprle 1993 (I tesori del Pianeta Tschai).

Nella zona nera alcuni si avventurano di notte, altri in pieno giorno. C’ è chi si sente più sicuro in gruppo. Ciascuno ha una propria teoria. Quasi nessuno, una volta entrato, ritorna più a raccontare se fosse giusta. La Zona nera è l’ Eldorado di Tschai, un immenso territorio aspro e accidentato dove affiorano le pietre preziose – rosse, turchine, verdi, opalescenti – che sono la moneta comune a tutto il pianeta. E tra i disperati di ogni razza che rischiano la vita c’è anche Adam Reith, il terrestre. Anche lui vuole arricchire in fretta. Tra lui e i tesori di Tschai ci sono soltanto piccole comitive di sportivi. Lo sport che praticano è la caccia all’ uomo.

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4 – The Pnume: Ace Books, 1970; #66902; $ 0.60; pg. 156

Fuga da TschaiUrania n. 571 del 25 Luglio 1971; Urania Classici n. 258 del Settembre 1998; Oscar Fantascienza n. 111 dell’Ottobre 1993 (Fuga dal Pianeta Tschai)

Se la superficie di Tschai pullula di razze e civiltà diversissime il vero enigma del pianeta sta nel sottosuolo. Adam Reith, che ha percorso in lungo e in largo continenti e oceani, che ha superato, con la forza o con l’astuzia, tutti i pericoli concepibili, e che si crede ormai vicinissimo all’astronave della salvezza definitiva, s’accorge d’essere stato troppo ottimista. I suoi viaggi, le sue imprese, sono stati seguiti -fin dal primo giorno da osservatori silenziosi e persistenti: e proprio quando la libertà gli sembra a portata di mano, precipiterà nel loro regno d’ombre, nel loro antichissimo, sussurrante labirinto di talpe, dove il tempo non si calcola a ore o secoli, ma a centinaia di millenni. L’ultimo nemico di Adam Reith sarà il gelo immobile e indifferente di un immenso museo.

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Tutti e quattro i romanzi sono stati pubblicati assieme in:

Pianeta Tschai – Urania Biblioteca n. 1 del Marzo 1978.

Pianeta Tschai – I Massimi della Fantascienza del Maggio 1988.

Tschai – Urania Le Grandi saghe n. 1 del Luglio 2006.

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Ferdinando Temporin in http://andromedasf.altervista.org/le-cronistorie-il-ciclo-di-tschai-planet-of-adventure-di-jack-vance/

 

 

editoria, fantascienza

Oltre il cielo

tdih-oct04-HD_still_624x352Il 4 ottobre 1957 l’Unione Sovietica lanciò a sorpresa il primo satellite artificiale della Terra, lo Sputnik I, il 31 gennaio 1958 gli Stati Uniti lanciarono il loro primo satellite, l’Explorer I: un lento recupero che portò pian piano alla prevalenza americana nella “corsa allo spazio” con lo sbarco sulla Luna appena undici anni dopo. nel 1969. Era cominciata quella che retoricamente venne chiamata l’Era spaziale (non fu così con buona pace di “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e Clarke), ma era contemporaneamente nata la fantascienza italiana. Sì, perché proprio intorno alle date del lancio dei due satelliti era uscita e si era sviluppata una rivista che ormai a buon diritto si può considerare la “madre” della science fiction made in Italy.

Il 15 settembre 1957(data di copertina) era apparso nelle edicole un quindicinale dal formato insolito e dal titolo ancora più insolito: Oltre il Cielo lo aveva fondato Armando Silvestri (1909-1990), ingegnere, giornalista aeronautico di vaglia laureato giovanissimo al Politecnico di Milano, redattore di riviste di questo genere fra le due guerre, direttore della rivista Ali Nuove che pochi anni prima aveva assorbito un altro periodico, Cielo, di cui la nuova rivista riprendeva il nome e lo lanciava al di là dell’aeronautica: verso l’astronautica allora nascente (lo Sputnik, come si vede dalle date, non era stato ancora lanciato) e la fantascienza. Condirigeva la rivista Cesare Falessi (1930-2007), allora giovanissimo, ma poi valente giornalista, tra i fondatori e poi anche presidente dell’UGAI, Unione Giornalisti Aeronautici (poi Aerospaziali) Italiani, divulgatore scientifico, storico militare.

La Fantascienza aveva ufficialmente visto la luce in Italia appena cinque anni prima con Scienza Fantastica (aprile 1952) e Urania (ottobre 1952), ma ormai dopo qualche tentativo iniziale pubblicava soltanto scrittori stranieri ignorando gli italiani, una inversione di tendenza rispetto alla narrativa popolare fra le due guerre che invece aveva privilegiato la narrativa nazionale. Silvestri e Falessi, che scrissero anch’essi di Fantascienza, il primo negli anni Venti e Trenta sul Giornale Illustrato dei viaggi, e il secondo appunto su Oltre il Cielo sin dal n.1 con vari pseudonimi (sono stati tutti riuniti in una antologia edita dalla casa editrice Elara di Bologna col titolo I segreti dell’astronave, a mia cura) vedevano la questione in maniera diversa: in primo luogo intesero la fantascienza come un modo di avvicinare i giovani di quell’epoca (noi e tanti altri con noi) all’idea della “conquista dello spazio”, dell’uscita dai limiti terrestri, dell’ampliamento del punto di vista antropocentrico, un mezzo per far diventare “popolare” l’astronautica; in secondo luogo diedero man mano sempre più pagine agli autori italiani che in seguito furono gli unici ad essere pubblicati. Inoltre, dopo una iniziale “ortodossia” spaziale e astronautica, gli orizzonti della fantascienza pubblicata dalla rivista romana andarono sempre più ampliandosi.

downloadSulle pagine di Oltre il Cielo per i dieci anni in cui visse e i 155 fascicoli che pubblicò sino all’inizio degli anni Settanta, esordirono o si consolidarono le firme della prima e seconda generazione di tutti i più importanti scrittori di fantascienza italiana: Vincenzo Croce, Sandro Sandrelli, Ivo Prandin, Gianni Vicario, Renato Pestriniero, Lino Aldani, Massimo Lo Jacono; e poi Piero Prosperi, Ugo Malaguti. G.L.Staffilano, Antonio Bellomi, Vittorio Curtoni, Tiberio Guerrini, Alcide Montanari. Alcuni di questi presero poi altre vie, diversi interruppero la loro attività fantascientifica, parecchi l’hanno continuata con ottimi risultati come critici, direttori di collane e riviste. Sta di fatto che Oltre il Cielo capì le loro qualità, credette nella loro narrativa, aprì loro le pagine, fu palestra e trampolino di lancio per l’allora giovane Fantascienza autoctona. Che difese a spada tratta quando, nella seconda metà degli anni Sessanta si sviluppò una polemica proprio nei suoi confronti, fra chi prediligeva quella angloamericana per cui ogni romanzo o racconto straniero era in assoluto un capolavoro, e coloro che difendevano le qualità di quella nazionale.

Per inciso una scrittrice italiana oggi scomparsa e rapidamente dimenticata come spesso succede, Luce D’Eramo, in un suo complesso romanzo di extraterrestri in incognito sulla Terra (Ritorneranno, Mondadori, 1986) che meriterebbe una ristampa, racconta fra le righe la storia di Oltre il Cielo e degli uomini che la realizzarono: infatti, era la figlia di Publio Mangione, uno degli editori di Cielo, oltre che bravissimo disegnatore. Ma del particolare nessuno si accorse, eccetto forse il sottoscritto che lo segnalò in una lunga recensione ricevendone conferma dall’autrice…

I segreti dell'astronaveIl problema all’epoca era che la nostra narrativa fantascientifica non sembrava esistere dato che le grandi collane specializzate in edicola (daUrania Mondadori, a Cosmo Ponzoni soprattutto, ma anche la miriade di testate che si svilupparono soprattutto in seguito negli anni Settanta e oggi del tutto scomparse), se pubblicavano opere italiane obbligavano i loro autori a utilizzare pseudonimi inglesi e francesi. Anche qui lentamente, troppo lentamente, le cose sono mutate: prima con la collana Cosmo Nord che cominciò a ospitare romanzi a firma italiana negli anni Ottanta, e poi con il Premio Urania che con la sua prima edizione del 1990 ha permesso di inserire nella collana mondadoriana le opere vincitrici del concorso. Era una questione di abitudine: i lettori rifiutavano le opere di italiani solo perché non abituati a leggerle (a parte una critica aprioristicamente precevuta).

Oggi, anche con una nuova generazione di appassionati, le cose sono totalmente cambiate: lettori e critici non hanno obiezioni di principio, anche se la crisi editoriale sta penalizzando la narrativa che adesso si definisce “di genere”, Peraltro da un bel pezzo romanzi di questo tipo (anche se soprattutto fantastici e dell’orrore più che di science fiction) sono presenti in collane generaliste senza una particolare etichettatura. Però escono e sono firmati anche da autori considerati mainstream che magari si rifiutano di definire le loro opere come “fantascienza”, però nella sostanza la scrivono…

Gianfranco de Turris

http://andromedasf.altervista.org/quando-nacque-la-fantascienza-italiana/

Arte

Tre mostre alla GAM

TRE MOSTRE PRESSO LA GALLERIA D’ARTE MODERNA AROLDO BONZAGNI

Mese di settembre 2016 – GAM Palazzo del Governatore

BONZAGNI E I SUOI AMICI;
L’OSSIGENO DELL’ANIMA. Passioni, persone e tradizioni locali;
ARTISTI CENTESI Leggi tutto

Bonzagni

Inaugurazione delle mostre:

BONZAGNI E I SUOI AMICI
Mostra delle opere pittoriche e grafiche di Aroldo Bonzagni e degli artisti a lui contemporanei, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Cento

ARTISTI CENTESI
Mostra di pittori centesi dagli anni ’30 a oggi, organizzata dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Cento

L’OSSIGENO DELL’ANIMA. Passioni, persone e tradizioni locali
Mostra fotografica organizzata da Officina Controluce in collaborazione con il Circolo Culturale Amici del Museo di Renazzo, (aperta fino al 2 ottobre)

Le mostre, a ingresso libero, saranno aperte venerdì sabato, festivi e il giorno 8 settembre dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 15,30 alle 19,30, e dal 7 all’11 settembre dalle ore 21 alle 24.

 

fotografia

Dialoghi sul paesaggio

Dialoghi sul paesaggio 5
Vittorio Gallese – Michele Cometa

Sabato 17 settembre, ore 17

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Sala Polivalente
Abbazia di Valserena, Parma

Sabato 17 settembre, alle 17,00, presso la Sala Polivalente del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’ Università di Parma si terrà il quinto appuntamento del ciclo Dialoghi sul Paesaggio, un incontro/dialogo tra Vittorio Gallese, neuroscenziato, e Michele Cometa, docente di Visual Studies.

Il ciclo Dialoghi sul Paesaggio è organizzato dallo CSAC in occasione della mostra Esplorazioni dell’archivio. Fotografie della Via Emilia, e del trentennale da Esplorazioni sulla Via Emilia, la grande impresa di descrizione concepita e diretta da Luigi Ghirri, Giulio Bizzarri, Gianni Celati nel 1986.

La riflessione sul paesaggio è sicuramente terreno privilegiato di incontro tra le discipline scientifiche e quelle umanistiche. La stagione che si apriva nella seconda metà degli anni Ottanta, che vide in Esplorazioni sulla Via Emilia un episodio per tanti aspetti fondante, ha visto la crescita di ambiti di incontro, di temi e discipline orientati a tali intersezioni.

L’incontro tra Vittorio Gallese e Michele Cometa mostrerà il confronto tra due autori che stanno portando avanti alcune tra le ricerche più avanzate in questo senso, aprendo territori di indagine inediti. La neuroscienza come analisi di processi percettivi fondanti comportamenti e processi culturali, gli studi visuali come ambito di ricerca votato a rimettere in discussione le gerarchie tra arte, comunicazioni visiva, in una dimensione eminentemente plurale

Il Prof. Vittorio Gallese ha svolto attività di ricerca all’Università di Losanna, Svizzera, alla Nihon University, Tokyo, Giappone, alla University of California at Berkeley e alla Berlin School of Mind and Brain della Humboldt University di Berlino. È Professor in Experimental Aesthetics alla University of London , UK e Adjunct Senior Research Scholar alla Columbia University di New York. Nel 2007 ha ricevuto insieme a Giacomo Rizzolatti e Leonardo Fogassi il Grawemeyer Award for Psychology, per la scoperta dei neuroni specchio. Ha pubblicato più di 200 articoli scientifici in riviste internazionali e in edited books. Tra i suoi ambiti di ricerca ricordiamo le indagini, spesso in collaborazione con specialisti di discipline umanistiche inerenti l’ambito visuale, sul confine tra neuroscienze e teorie estetiche.

Il Prof. Michele Cometa insegna Storia comparata della culture e Cultura visuale nell’Università di Palermo. Ha diretto diversi gruppi di ricerca nazionali tra cui quello su Letteratura e Cultura Visuale dedicato al rapporto tra letteratura e dispositivi ottici. Si è occupato della traduzione di classici della letteratura e dell’estetica, in particolari tedeschi, tra cui testi di Winckelmann, Mengs, Schlegel, Goethe, Weininger, Kraus, Jünger, Handke. Tra le sue ultime opere: La scrittura delle immagini. Letteratura e cultura visuale (Cortina, Milano, 2012) e, insieme a Roberta Coglitore, Fototesti. Letteratura e cultura visuale (Quodlibet, Roma-Macerata, 2016)

Il programma completo degli incontri:
http://www.csacparma.it/dialoghi-sul-paesaggio/

In collaborazione con il Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia 2016.
http://www.csacparma.it/esplorazioni-dellarchivio-fotografie-della-via-emilia/
 

ingresso gratuito

 

Prossimi appuntamenti con i Dialoghi sul Paesaggio allo CSAC di Parma:
Sabato 24 settembre 2016, ore 17.00
Dialoghi sul Paesaggio 6 – Franco Guerzoni / Carlo Quintelli
Sabato 1 ottobre 2016, ore 17.00
Dialoghi sul Paesaggio 7 – Roberta Valtorta / Cristina Casero

 

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione
Università di Parma
Abbazia di Valserena
Strada Viazza di Paradigna, 1
Parma

Per informazioni e prenotazioni
+39 0521 607791

servizimuseali@csacparma.it

www.csacparma.it

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fantascienza

Philip José Farmer

Introduzione di Riccardo Valla al volume GLI AMANTI DI SIDDO di Philip José Farmer COSMO – CLASSICI DELLA FANTASCIENZA – Volume n. 119 (Settembre 1991)

Gli amanti di SiddoIl gregge di Rastignac

È una storia che vorremmo presentare con trombe e fanfare: eventualmente anche con una sfilata. È così che la pensiamo. Ci freniamo con difficoltà dallo smaniare solo perché sappiamo che la nostra dignità ne soffrirebbe.

Samuel Mines, direttore di Startling Stories nel presentare The Lovers, agosto 1952

Samuel Mines non sarà celebre come certi altri direttori delle riviste americane di fantascienza della sua epoca — il “mitico” Campbell di Astounding, o l’“impegnato” Gold di Galaxy — ma verso il 1950 la sua rivista non aveva molto da invidiare alle colleghe più celebri, e se Campbell aveva Eric Frank Russell e Heinlein, e Gold aveva Sheckley e Pohl, lui aveva Vance e Farmer. E non si può neppure dire che non si rendesse conto di quel che pubblicava, perché, quando nel 1952 uscì sulla sua rivista la prima versione di The Lovers, di un Farmer esordiente, Mines dedicò due pagine del suo editoriale a dire che Farmer era “la scoperta dell’anno” e a spiegare in lungo e in largo quanto fosse importante il romanzo. Diceva Mines in quell’occasione che una buona storia di fantascienza deve essere anche una buona storia tout court, e che The Lovers era una storia “calda ed emotiva in cui le persone vengono prima delle macchine, diversamente dalle storie fredde e obbiettive in cui le macchine vengono prima, e le persone dopo. Eppure è fantascienza e non è romance, perché se si toglie la scienza si toglie anche la storia. ’’Minesprevedeva anche che qualcuno avrebbe “strillato” per certi contenuti del romanzo, ma spiegava che la fantascienza cambiava, che scrittori come Hamilton, Crossen e R.J. McGregor ormai affrontavano generi di storie nuove, così come avevano sempre fatto Sturgeon e Bradbury. E le nuove storie di fantascienza, continuava Mines, dovevano essere “una sintesi tra la satira brillante e la saga, la storia umana e l’epica”; a quel punto, ormai lanciato a ruota libera, terminava con un colpo da mattatore: “Tra dieci anni, The Lovers non sembrerà affatto notevole. È quanto ci auguriamo. Perché se dovesse ancora sembrarlo, vorrebbe dire che il campo è rimasto fermo. ”

Cover by David Myers and Les KatzNaturalmente, così facendo, Mines suggeriva anche ai suoi lettori cosa scrivergli, se volevano vedere pubblicate le loro lettere nella rubrica della posta, e le reazioni non si fecero attendere. Dopo il tempo fisiologico di pubblicazione (in uno dei fascicoli apparsi in quei mesi apparve L’odissea di Glystra di Jack Vance), nel fascicolo di novembre apparvero le prime lettere dei lettori, con la seguente presentazione di Mines: “Essendo questo il fascicolo in cui si fa l’autopsia di quello d’agosto, eravamo pronti a stampare sia le lodi sia gli insulti suscitati da The Lovers. Ma in tutta la massa di lettere ricevute, solo tre non l’approvavano. A rischio di sembrare noiosi, aggiungiamo che questo depone bene per la maturità della fantascienza”.

Tra la “massa” di lettere, Mines ne pubblicò 28: oltre a quelle dei soliti sconosciuti (alcuni scesero ai più bassi compromessi, per farsi pubblicare: per esempio, un certo Victor R. Juengel che mandò una lettera di due pagine scritta tutta con parole che iniziavano per “d”, e un certo Voigt che mandò anche una poesiola), c’erano una lettera di Forrest Ackerman, “Mister Fan”, che come sempre era entusiasta, e una di Jim Harmon, che faceva un paio di osservazioni tecniche a Farmer, da scrittore a scrittore: le spiegazioni erano un po’ troppo lunghe (“le cose vanno agite invece che dette”) e mancava una scena strappalacrime finale, del tipo: “Devo lasciarti, ma ti amerò sempre”, e “No, non puoi lasciarmi, come farò?” che, diceva Harmon, sarà bolsa e trita, ma che il suo marcio effettaccio lo ottiene sempre. Per tutto il resto, i commenti erano quelli prevedibili, e in genere non si scostavano da quanto diceva Mines nell’editoriale e terminavano asserendo che da tempo non si leggeva una storia così appassionante. Soprattutto veniva apprezzato il modo in cui Farmer trattava le forme di vita del pianeta in cui era ambientato il romanzo e si giudicava bella la storia; la trovata finale, di far conquistare la nave terrestre da uno sciame di insetti-commando, riceveva vari applausi a scena aperta. Nessuno, comunque, faceva osservazioni sulla società religioso-repressiva che dominava sulla Terra di The Lovers, ma Mines non ne aveva parlato nell’editoriale e a nessuno era venuto in mente di parlarne.

Cover by  Boris VallejoC’è da tenere presente che Farmer ha rimaneggiato due volte la storia, e che la prima versione conteneva solo le parti sul pianeta Ozagen, dalla gita in macchina in cui Yarrow incontra Jeannette alla fine del romanzo. Per l’edizione in volume, qualche anno dopo, Farmer aggiunse il preambolo sulla Terra e fece qualche piccolo cambiamento: per esempio, aggiunse qualche frase alla fine per aumentare il senso tragico (la soluzione da lui scelta fu più raffinata di quella suggerita da Harmon, perché inserì qua e là degli accenni ambigui, che rimanevano in sospeso per varie pagine, alimentando una debole speranza, e che diventavano chiari solo alla fine del romanzo) e diluendo nel corso del libro le spiegazioni. Alcuni cambiamenti sono alquanto curiosi: per esempio, la questione della lingua francese. Nella prima versione, i terrestri avevano ordine di parlare tra loro in francese per non farsi capire dagli Ozageni, con conseguente grande sorpresa quando si scopre che Jeannette parla quella lingua; inoltre, la spedizione di Rastignac era arrivata direttamente dalla Terra e non da un pianeta intermedio. Anche la trovata finale, degli insetti che entrano dai boccaporti e sterminano l’equipaggio, viene eliminata (benché fosse piaciuta ai lettori) e sostituita dalla bomba che mette fuori combattimento l’equipaggio, con la sua onda d’urto.

A questo punto, il romanzo era composto di due parti: una che si svolge sulla Terra, e che è stata scritta nel 1956 anche se, per il suo clima da 1984, sembrerebbe scritta qualche anno prima, e una che si svolge su Ozagen e che è del 1952. Successivamente, per un ’edizione definitiva in volume rilegato, Farmer riprese in mano The Lovers e nella terza versione mise a posto varie piccole incongruenze. Per esempio, spiegò meglio la storia della Terra dopo la guerra batteriologica che distrusse l’umanità, aggiunse molti particolari sul viaggio che portava il protagonista dalla Terra a Ozagen, descrisse meglio l’evoluzione della vita sul pianeta. Comunque, nella colonna della posta di Startling Stories, nessuno notò qualcosa di particolarmente spinto nel modo in cui era trattato il sesso. Eppure, al Farmer di quegli anni resterà poi l’etichetta di autore spinto, soprattutto a causa di un articolo di Sam Moskowitz, intitolato “P.J. Farmer: Sesso e fantascienza”, in cui, per dire che Farmer abbatteva dei tabù, Moskowitz lo fa sembrare molto più ardito di quel che non fosse.

Cover by Clyde CaldwellCome si vede, The Lovers offre vari spunti. Innanzitutto c’è lo spunto biologico: un pianeta dove l’evoluzione ha seguito una linea diversa per arrivare a una creatura molto simile all’uomo. Poi c’è la storia del protagonista, che viene da una Terra puritana e attraverso il rapporto con Fobo e Jeannette allarga i propri orizzonti e si ribella. Infine la sorpresa finale, che porta Jeannette a essere da un lato molto meno di quel che si credeva, dall’altro molto di più.

Che cosa intendeva fare, Farmer, con storie come queste? Tra gli interessi di Farmer, quando esordì su Startling Stories, c’erano l’antropologia del Ramo d’oro e la psicologia di Freud e Jung; tra i narratori preferiva Dostoevski (cosa che non sorprende perché anche Dostoevski è “scientifico ”, in quanto i suoi romanzi si basano sulla scienza della psicologia). Gli piaceva anche leggere libri di scienza, ma soprattutto amava la narrativa popolare da Sherlock Holmes a Tarzan e a John Carter di Marte: bastava che avesse, come protagonisti, personaggi eccezionali. Un genere di interessi che porta a vedere la narrativa popolare come gli antropologi vedono i miti e le fiabe. All’inizio, inoltre, Farmer tendeva a scrivere come Dostoevski, cioè a prendere un comportamento anormale, nevrotico, e a spiegarne l’origine, lo sviluppo, l’eventuale cura, attraverso quel che leggeva nei libri di psicologia. In questo senso, le prime storie di Farmer, come The Lovers e Mother, seguono le idee di Freud sulla cura delle nevrosi: in Mother c’è quel che si potrebbe definire un caso classico di complesso d’Edipo non risolto perché compensato dall’ambiente (anche se l’ambiente capace di compensarlo è alquanto particolare, essendo costituito da un organismo extraterrestre), in The Lovers c’è perfino una specie di psicanalista, cioè Fobo, ma dietro la storia c’è tutta una vecchia polemica dei discepoli di Freud sulla repressione sessuale e le tendenze guerrafondaie. Tuttavia, già allora Farmer vedeva un limite in questa psicologia un po’ troppo diretta, del tipo “metti uno stimolo qui e toglierai una nevrosi là”, e infatti, in The Lovers, chi guarisce il protagonista dalle sue nevrosi non è tanto il ragionevole Fobo, quanto la perentoria Jeannette.

Cover by Richard PowersJeannette appare fin dall’inizio come una ninfa della mitologia: fa appello all’irrazionale che c’è nel protagonista, è una specie di divinità a cui si deve obbedire (più avanti, infatti, si dirà che le antenate di Jeannette erano venerate come dee). Ora, la psicologia che più si è occupata di questi rapporti tra umano e divino è quella di Jung: lo stesso Jung ha parlato nei suoi scritti di una sorta di antenata letteraria di Jeannette, un’altra “a cui si deve obbedire”, ossia Ayesha, la “Donna eterna — Dea della città perduta” del romanzo She di Rider Haggard. L’essenza della psicologia di Jung è che ciascuno di noi ha bisogno di vivere certi miti, magari anche solo leggendoli su un romanzo, e l’interesse di Farmer per i vecchi romanzi d’avventura è dovuto al fatto che quei romanzi erano delle ottime macchine per la produzione di miti: il mito dell’infallibilità della ragione di Sherlock Holmes, il mito dell’eterna giovinezza di Tarzan, il mito dell’eroe forte e buono. Tra le opere di Farmer dei primi anni, Flesh [tr. it. Il Figlio del sole.] è il recupero di un vecchio rito delle società matriarcali che si trova descritto nel Ramo d’oro, ossia di scegliere ogni anno un “re” (sposo della Madre Terra simboleggiata dalla regina), che col suo sangue doveva poi assicurare il raccolto dell’anno seguente, ma è anche la descrizione di una società che sente istintivamente il valore dei miti. Nello stesso tempo, Farmer comincia a creare un suo mito: un eroe eternamente giovane, giusto e invincibile, ma che ha queste qualità attribuendole alla scienza. Ma come raccontare queste storie? Ispirandosi agli autori popolari da lui preferiti, e soprattutto a Burroughs, che, con il suo modo di scrivere rapido, a scene veloci, con le sue descrizioni da giornale di viaggi (e con una cosa che anche Farmer aveva: la grande capacità di creare immagini, non solo, ma immagini “giuste”), era sempre riuscito a farsi apprezzare. Il primo di questi cicli “mitici” di Farmer è Alle sorgenti del fiume, con la sua grande immagine dell’umanità misteriosamente rinata e dell’impossibilità di morire, del fiume che porta non si sa dove. L’altro ciclo sarà poi quello del Fabbricante di universi, con l’imprevisto ringiovanimento, i personaggi delle varie mitologie, da quella greca a quelle fantascientifiche. Importante in questi cicli è il contrasto fra il senso di onnipotenza, dato da esseri capaci di costruire interi pianeti, e quello di precarietà, perché sul Mondo del Fiume si può trovarsi improvvisamente lontano da tutto ciò che si è costruito, e anche al fabbricante di universi può succedere di perdere una delle sue porte tra i mondi, con la conseguenza di trovarsi esiliato.

Boris VallejoMeno riuscita la terza serie di miti, quella di Tarzan-Greystoke, che è la più “costruita” a freddo e appartiene alla produzione di Farmer degli anni verso il 1970, quando scrisse una serie di romanzi (il più noto è L’immagine della bestia^ ambientati nella Los Angeles contemporanea. Nel presentare questa sua produzione, Farmer disse di avere voluto scrivere l’equivalente, anni ’70, dei romanzi avventurosi anni ’30, e spiegò quali dovevano essere le differenze per poter piacere al pubblico del 1970: i romanzi dovevano presentare personaggi conosciuti, tratti dalla cronaca, avere una componente fantastica, e contenere scene di violenza e di sesso. Nonostante le speranze di Farmer, questi romanzi non hanno mai avuto molta fortuna; probabilmente, lo sbaglio era quello di voler trarre i protagonisti dalla cronaca, invece di inventare qualche personaggio di maggiore richiamo: tra tutti, sono piaciuti maggiormente quelli che presentavano il personaggio di Tarzan, come Festa di morte e Lord Tyger. In questi, Farmer cerca di mettere insieme tutti i personaggi dei vecchi romanzi, Tarzan, Doc Savage, Sherlock Holmes, spiegando che appartengono a un gruppo di extraterrestri che vive in incognito sulla Terra. Naturalmente, c’è qualche reminiscenza di William Burroughs, in questa idea del complotto, ma Farmer non riuscì mai ad arrivare al pubblico di (W.) Burroughs.

Come si vede, Farmer è uno scrittore piuttosto consapevole di quel che vuole scrivere, e anche The Lovers è, almeno in parte, una storia programmata. L’idea, probabilmente, era quella di fare una “Ninotckha” al maschile: Hai Yarrow venuto dalla Terra oppressiva scopre la bella vita di Ozagen e molla il Precursore e il suo piano quinquennale. E la spiegazione del voltafaccia doveva essere attribuita alla scoperta del sesso. Poi, questa idea è passata in secondo piano rispetto alla descrizione del pianeta e delle lalithe, e Farmer deve avere sentito che il centro del romanzo era la lalitha, non la psicologia di Yarrow. Così, la prima stesura è tutta dedicata a Jeannette, che prima ci appare come una ninfa dei boschi, poi come una moglie perfetta, e che solo alla fine appare per quel che era veramente: l’appartenente a una razza che per alcuni lati è sovrumana, ma per altri è schiava dell’uomo, dato che senza uomini non può riprodursi. Sono questi contrasti, presenti nel personaggio della lalitha, a dare alla storia la sua forza: e la storia è talmente forte che è inutile analizzare i vari punti e dire che la società terrestre descritta nel romanzo non è molto convincente, che è poco credibile che i wog abbiano la stessa mentalità dei terrestri e che è strano che gli animali del pianeta possano mangiare i terrestri senza morire avvelenati. L’inutilità di queste considerazioni è chiara, per esempio, se si va a esaminare la spiegazione-chiave, cioè la descrizione dei nervi “fotocinetici” delle lalithe: è una spiegazione più geniale che plausibile, perché non c’è mai stato un sistema biologico che funzionasse in quel modo (nel 1952 si sapeva che avrebbe richiesto un gene per ogni diverso connotato da riprodurre, e oltre a questo un sistema di analisi dell’immagine, un secondo sistema che associa il risultato dell’analisi al gene corrispondente, con eliminazione di tutti gli altri: a farlo con pochi tipi di naso, di labbro ecc., la somiglianza che si ottiene è quella degli identikit, a farlo con tanti tipi diversi, il sistema diventa enorme; invece, nel 1952, e per altri trent’anni ancora, non sì sapeva che nei sistemi naturali, come per esempio nella produzione degli anticorpi, quel genere di specificità viene ottenuto creando tutte le combinazioni possibili e amplificando poi quella efficace).

No person credited for the art coverEppure, i nervi “fotocinetici” sono un luogo mitico-letterario che compare nella Bibbia e nel Mahabharatha, e che di solito viene indicato come “gregge di Giacobbe”: l’idea che l’aspetto del nascituro sia determinato da quel che vede la madre all’istante del concepimento. Nella Bibbia, Giacobbe deve servire Labano, il quale gli promette tutte le pecore che nasceranno pezzate (pochissime, si presume); Giacobbe, però, conosce il posto dove le pecore si accoppiano, e dispone laggiù dei bastoni bianchi e neri; vedendo i bastoni durante il concepimento, le pecore partoriscono agnelli bianchi e neri. Nel Mahabharatha, morti il padre e i fratelli, l’asceta Vyasa riceve l’ordine di generare figli al fratello Vicitravirya dalle sue vedove, perché la dinastia non si spenga; s’accinge all’opera, ma la prima moglie si spaventa nel vedere l’orrido aspetto del penitente e chiude gli occhi durante il concepimento, con il risultato che il figlio Dhrtarashtra nasce cieco; la seconda moglie impallidisce per la paura e genera un figlio di carnagione troppo bianca. Insomma i nervi “fotocinetici” di Farmer hanno una loro dignità ancor più alta di quella scientifica.

Complessivamente, infatti, tutto il resto del romanzo, i wog, il pianeta, la sua biologia, gli insetti veri e falsi, parassiti e non, servono solo a presentare l’ultima rivelazione sulla lalitha, che si conclude con un interrogativo sulla natura dell’amore e della paternità. Era vero amore, quello tra Jean-nette e Yarrow, e le figlie di Jeannette sono figlie sue? Per una creatura ragionevole come Fobo, la risposta non può che essere affermativa, ma in realtà la risposta non esiste, o meglio dipende dalla definizione di amore e di paternità (che è come dire che deve essere Yarrow a deciderlo). Allo stesso modo, il Burton che è rinato sulle rive del fiume è lo stesso Burton che è morto a Trieste? Dipende da quel che intendiamo con “morto”, e con “Richard F. Burton”.

È questo il vero risultato di Farmer: servirsi di elementi mitici, inseriti in una narrazione di tipo avventuroso, per mostrare le intime contraddizioni di alcuni concetti che sembrerebbero evidenti, e il tabù da lui abbattuto non è tanto quello del sesso come diceva Moskowitz (giacché le descrizioni di “sesso esplicito”, in Farmer, sono limitatissime, oppure troppo goliardiche per essere prese sul serio), ma quello che ci impedisce di rimettere in discussione concetti come “morte”, “personalità”, “apparenza ed essenza” e, qui, “amore” e “paternità”.

Riccardo Valla

Philip José FarmerL’AUTORE

Philip José Farmer (Terre Haute, 26 gennaio 1918 – Peoria, 25 febbraio 2009) è stato uno scrittore e autore di fantascienza statunitense, attivo dalla seconda metà degli anni quaranta fino alla morte nel 2009. Narratore eclettico, ironico e dissacrante, è noto per avere rotto il tabù del sesso in questo genere letterario con i suoi romanzi e i suoi racconti. Si è aggiudicato alcuni tra i maggiori riconoscimenti nel campo fantascientifico.

biblioteca, corso

Tra carte e libri

A scuola di biblioteche e archivi
Proposte didattiche per l’anno scolastico 2016-2017

Torna anche per l’anno scolastico 2016/2017 “Tra carte e libri”, la proposta didattica che il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale, offre alle scuole e ai cittadini interessati per promuovere la conoscenza del prezioso patrimonio libraio e documentale della città. Un prospetto di attività didattiche rivolto alle scuole di ogni ordine e grado che di anno in anno crescere il numero dei partecipanti. L’anno scorso, ad esempio, alle oltre cinquanta proposte didattiche del Servizio hanno preso parte quasi nove mila studenti e nel primo semestre del 2016 si contano già 230 incontri per un totale di 6551 presenze.
Il programma per l’anno scolastico 2016/2017 propone complessivamente 45 attività diverse, suddivise fra le varie strutture del Servizio. Oltre agli ormai tradizionali laboratori didattici, visite guidate, ricerche bibliografiche e archivistiche, incontri con l’autore, presentazione di libri e conferenze, quest’anno il Servizio offre stimolanti approfondimenti tematici legati a ricorrenze speciali come “I 500 anni dalla prima edizione dell’Orlando Furioso”, il “Centenario della Prima Guerra mondiale”, che propone percorsi formativi multimediali per conoscere la vita in trincea e le memorie di Guerra proposte attraverso le lettere dei soldati al fronte e il “Centenario della nascita di Giorgio Bassani” con uno specifico percorso biografico e letterario.
Di particolare interesse formativo sarà il ciclo di incontri rivolto ai docenti dal titolo “Andar per libri”, durante il quale saranno gli stessi autori a presentare i propri testi: il 12 ottobre Sandra Trambaioli e il suo “Le storie aiutano a crescere… insieme – Fiabe e racconti per superare le barriere dei pregiudizi”, l’11 novembre Marco Dallari e l’“Arte per crescere. Idee immagini laboratori”, il 1 dicembre Roberto Farnè e “Outdoor Education. L’educazione si-cura all’aperto”.
Tutte le attività si svolgeranno, sempre in forma gratuita, presso le biblioteche e gli archivi comunali: Biblioteca Ariostea (Via Scienze, 17 – FE), Biblioteca G. Bassani (Via Grosoli, 42 – Barco – FE), Biblioteca G. Rodari (Viale Krasnodar, 102 – FE), Biblioteca A. Luppi”, (via Arginone, 320 Porotto – FE), Biblioteca D. Tebaldi (Via Ferrariola, 12 – FE) e Archivio Storico Comunale (Via Giuoco del pallone, 8 – FE).
Il programma dettagliato di tutte le proposte formative è in distribuzione presso le strutture del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e disponibile anche in Internet (archibiblio.comune.fe.it).
Per informazioni contattare Beatrice Morsiani allo 0532-418213/418242 (b.morsiani@edu.comune.fe.it)
Programma completo TRA CARTE E LIBRI
completo-tra-carte-e-libri-2016.pdf