fantascienza

Sarà per agosto

Provate a visitare una Italcon. Troverete molte teste canute, bastoni, barbe più o meno spelacchiate, che si radunano alle conferenze dei propri amici e se ne vanno quando queste sono finite, che si dilettano a parlar male di tutti, soprattutto dei colleghi autori, che quando visitano i banchi di vendita di tutti gli editori specializzati e delle librerie collezionistiche, gli stessi che spopolano a fiere del fumetto e festival vari, passano come avvoltoi descrivendo ampi giri e guardando con aria tra diffidente e schifata i tesori esposti, e alla fine, nei casi migliori, adocchiano il fascicolo di minor prezzo e cominciano a discutere sullo sconto e sui termini di pagamento, fossero anche 10 euro. Be’, riconosciamolo, con “appassionati” del genere, è difficile sopravvivere.
C’è poi un pubblico interessato, che compra i libri, ma li mette sempre all’ultimo posto nelle scelte di svago, perché si sa, il libro costa troppo, anche quando si tratta dei Millelire di beneamata memoria. La spesa per un libro è sempre l’ultima da farsi, e la più sofferta.
Dopo almeno duecento manifestazioni, congressi, convegni, ai quali ho partecipato, purtroppo lo so. Anche se poi l’esasperazione nel vedere come tutta la tua passione sia del tutto ignorata, anzi, ritenuta meno di un atto dovuto, da parte di coloro che dovrebbero condividerla e incoraggiarla, si spegne quando arriva un lettore di quelli nuovi, giovani ed entusiasti, che ti fa mille domande alle quali rispondi volentieri, che ti chiede se pubblicherai questo o quello, che tira fuori da un borsellino tristemente sottile due bigliettini da cinque euro e qualche monetina per acquistare la novità preferita, e se ne va ringraziandoti come se avessi fatto chissà cosa.

Sarà per Agosto

Il mio vizio di tenere come presupposto il fatto che tutti i miei interlocutori siano alfabetizzati, e che spiegando le cose come stanno, senza nulla nascondere né nulla aggiungere, alla fine ci si ritrova bene o quanto meno in pace con la propria coscienza, produce spesso aggiornamenti come questo, che magari la maggior parte di voi neanche legge. Pazienza. Io ho iniziato il mio rapporto con il pubblico nel 1960, se sono ancora qui, dopo alterne fortune, momenti di esaltazione e rovinosi roveschi, dopo la bellezza di 56 anni, con l’esperienza del vegliardo che sono, ma con le stesse ingenuità e gli stessi entusiasmi del quindicenne che inviò il suo primo racconto a Oltre il cielo, qualcosa di buono ci sarà nella mia politica. Mi avete premiato solo un mese o due or sono facendo di Cronache di un antico avvenire il libro più venduto di Elara degli ultimi sette anni, anche se vorrei che continuaste così uguagliando i risultati di Storie di ordinario infinito, che dal 1988 si classifica tra i primi libri di un’ideale classifica delle vendite (sono un autore, anche, e l’autore sa che l’unica misura vera del consenso o dell’indifferenza del pubblico è rappresentato da quel semplice atto di acquistare un libro che divide il successo dal fiasco).
Spero che allo stesso modo premiate la mia follia recente, che trasforma un mese, quello di agosto, dove tutti o quasi espongono l’ombelico ai raggi del sole, piangendo miseria per sé e per i propri figli si lamentano del triste destino che li costringe a un pericoloso viaggio alle Seichelles o che li obbliga, per le paure che i viaggi oggi destano in tutti, a scegliere un hotel in Sardegna, magari a quattro stelle e con spiaggia privata, piuttosto che un’economica vacanza in Egitto e Tunisia, in un inconsueto mese di uscite di libri e di campagne improvvise (legate a un fatto personale, cioè solidarietà per chi non stacca completamente la spina in agosto, o se ne sta a casa mentre gli altri se la spassano al mare, o se anche è in vacanza non taglia i ponti con la realtà e qualche capatina in rete la fa, e voglia di divertirmi un poco dopo tante sofferenze) cosa che non è mai stata tentata in passato (tre libri in uscita nel mese di agosto, tre novità importanti, onestamente non li ricordo in tutta la mia carriera) ma che tento quest’anno, anche perché questo agosto rappresenta un po’ lo spartiacque di questo mio ritorno: si tratta di completare quella verifica dello zoccolo duro dei lettori che ho iniziato a luglio, di completare quella che non è una pausa, ma una pista di lancio di lavoro e riflessione, in modo che per la prima volta nella mia storia, possa iniziare settembre con tutte le garanzie di poter lavorare intensamente, bene, ecc. ecc.

Ugo Malaguti

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scuola, Società

Universitaly. La cultura in scatola

Universitaly di Federico Bertoni è un saggio politico. Il suo oggetto immediato è la metamorfosi inquietante dell’università pubblica in Italia; ma, come in ogni vero esercizio saggistico, l’oggetto è in realtà pretesto per un discorso più generale. Bertoni, mentre discute di università e di ricerca, sta in realtà costringendo il lettore a riflettere su una questione di fondo, inaggirabile benché ovunque elusa: se si manomettono le forme istituzionali di educazione pubblica di massa è la qualità stessa della nostra democrazia a essere a rischio. Questo è il nodo attorno a cui il saggio ruota. E il decalogo che chiude il volume – le dieci pratiche di resistenza a cui il testo invita – andrebbe letto come un piccolo manifesto portatile di disobbedienza civile. Ma andiamo con ordine.

Universitaly si apre con una domanda spiazzante: «perché un luogo di elaborazione e di trasmissione della conoscenza diventa uno straordinario concentrato di stupidità, in cui l’automazione frenetica delle pratiche svuota di significato le azioni quotidiane?». La risposta non è semplice e il testo prova ad articolarla in tre mosse. La prima si intitola esperienza. Federico Bertoni è professore di letterature comparate e teoria della letteratura all’Università di Bologna. È dunque un insider. Per spiegare come si insegna e come si fa ricerca oggi, il primo passo è quello di descrivere in presa diretta la vita quotidiana di un professore italiano. Bertoni si diverte a mostrare la follia della routinenella quale è imprigionato; ma il tono generale della scrittura è amaro. In questa prima parte del volume lo seguiamo mentre cerca di dribblare il sovraccarico di burocrazia, la mole di email senza fine, le richieste sempre più astruse degli organi di valutazione della ricerca, gli intimidatori comandi dei centri informatici, la scrittura a ritmo fordista di abstract, le lettere di presentazione per gli studenti, eccetera… Ma il lavoro del professore universitario non dovrebbe essere quello di fare ricerca e di insegnare? Sembrerebbe di no. È stato costruito, in meno di due decenni, un esorbitante apparato normativo che per funzionare richiede un lavoro continuo. Ed è precisamente questo il lavoro per cui viene selezionato oggi un professore universitario. Ricerca e docenza passano in secondo piano.

La seconda mossa del saggio si intitola narrazione e ha il compito mostrare al lettore i dispositivi che producono il discorso sull’università, vale a dire quella rappresentazione aggressivamente demolitoria del sistema pubblico alla quale da oltre due decenni siamo quotidianamente sottoposti. A iniziare dalle classifiche di rating mondiali: tutti sappiamo che il nostro sistema non eccelle in queste classifiche. Pochi però si interrogano sul senso di una comparazione che valuta realtà quasi incomparabili. È sensato analizzare allo stesso modo una piccola università privata come Harvard, che ha poco più di 15.000 studenti e che da sola ha un finanziamento pari al 40% dell’intero sistema pubblico italiano, con una università statale come, per esempio, quella di Bologna, dove gli studenti sono quasi 100.000 e le risorse finanziarie, rapportate alle sue dimensioni, sono decisamente scarse? E come mai, nonostante questa disastrosa posizione, l’emigrazione scientifica italiana ha assunto ovunque posizione di rilievo proprio perché molto ben preparata? Non è forse che i conti non tornano del tutto?

Il discorso sull’università ipnotizza però la discussione pubblica soprattutto con tre concetti: merito, eccellenza e valutazione. Sono tre termini tossici. Perché impediscono di ragionare seriamente sul significato politico di un’istruzione universitaria di massa. Bertoni giustamente ricorda che «la meritocrazia tende a premiare chi può accedere a grandi risorse, opportunità, orizzonti sociali e culturali, reti di relazioni. Non c’è bisogno di essere raccomandati dal potente di turno per essere favoriti nella competizione: basta nascere in una “buona” famiglia, crescere in un ambiente sereno, avere i mezzi per viaggiare o studiare le lingue, disporre di una grande biblioteca, rientrare in un sistema ramificato di scambi e di relazioni sociali». Ed è per questa ragione che «merito è solo un altro nome per privilegio». Il secondo termine tossico è eccellenza. Presentata come obiettivo da conquistare grazie al merito, l’eccellenza non è altro che una martellante strategia retorica. Si vuole compensare, in realtà, il senso profondo del fallimento istituzionale dello Stato, nascondendo cause e responsabilità politiche. L’ultimo concetto ipnotico è quello di valutazione: il dispositivo che deve certificare l’eccellenza. Queste sono, fra le pagine del libro, quelle più importanti, un vero e proprio microsaggio di retorica, di politica e di psicologia sociale. Bertoni interpreta la valutazione come un dispositivo di potere che impone, in chi lo subisce, una sorta di auto-coercizione volontaria con effetti pratici immediati: è dal buon funzionamento di questo dispositivo, infatti, che dipendono fondi di ricerca, acquisizioni e posti di lavoro.

L’ultima mossa del volume prende il nome di politica. Bertoni avanza un’analisi impietosa di come l’università si sia progressivamente trasformata in una consumer oriented corporation senza alcuna forma di opposizione da parte di un corpo docente per lo più irresponsabile perché incapace di difendere il nesso humboldtiano ricerca-educazione, ripensandolo all’altezza del presente. A questo quadro già di per sé sconfortante si aggiunga poi una dosa massiccia di esterofilia, aggravata, nel caso della ricerca umanistica, da un senso di inferiorità verso le scienze pure e il loro delirio di onnipotenza. Come se ne esce? Il libro si chiude con dieci azioni semplici e due libri. Anzitutto dieci piccole pratiche di resistenza quotidiana capaci di mantenere viva un’idea altra di università come istituzione in grado di «promuovere una buona qualità media dell’istruzione collettiva, di fondare il progresso del Paese nell’estensione dei diritti e delle opportunità sociali». Quindi la lezione di due libri di Luigi Meneghello: I piccoli maestri (1964) e Fiori italiani (1976). Entrambi insegnano cosa produce l’uso sbagliato dei libri: uno scollamento sempre più grave fra conoscenza astratta ed esperienza del mondo. Quanto una buona università dovrebbe con ogni forza scongiurare.

A margine, una riflessione. È possibile pensare la trasformazione attuale dell’università come risposta politica a un problema di fondo, che potremmo identificare nel nesso fra qualità dell’istruzione di massa e conflitto sociale potenziale? Uno studio degli archivi della Fulbright Commission, sugli anni Settanta italiani, potrebbe forse rivelare risposte inaspettate. In questi anni ci siamo tutti dimenticati che l’istruzione pubblica resta uno dei campi privilegiati della battaglia per l’egemonia.

Universitaly, La cultura in scatola, Laterza, 2016

di Daniele Balicco Alfabeta2

mostre, storia

I 20 giorni di Ferrara Capitale

La III guerra di Indipendenza a cura di Luigi Davide Mantovani e con la collaborazione di Antonella Guarnieri
Immagine dell'evento

La mostra, attraverso l’esposizione di materiale conservato presso il Museo del Risorgimento e della Resistenza e cospicuo altro materiale, messo a disposizione in particolare dal curatore e da privati ferraresi, centesi, di Comacchio e di Bruxelles, narra, contestualizzandolo, un episodio poco conosciuto della storia della nostra città. Dopo la sconfitta di Custoza, durante la guerra del 1866, il 12 luglio, per questioni di sicurezza, il re Vittorio Emanuele II, lo stesso la cui statua, opera dello scultore Giulio Monteverde, viene conservata nel giardino interno del Museo, stabilì il quartier generale presso palazzo Strozzi Sacrati, chiamato allora Palazzo Reale. In quei 20 giorni di permanenza il “re galantuomo”, ricevette la visita di personaggi importanti, come ad esempio il primo Ministro Bettino Ricasoli, Girolamo Bonaparte e Layos Kossuth e la città estense divenne a tutti gli effetti capitale. Un viaggio ricco di suggestioni attraverso la storia di personaggi come Garibaldi e Vittorio Emanuele, ma anche grandi ferraresi, come Scipione Mayr, Enea Cavalieri ed il comacchiese Nino Bonnet, salvatore di Garibaldi nel 1849, che ebbero un ruolo centrale nelle vicende risorgimentali.

La ricca documentazione “originale”, si affianca ad un percorso storico – didattico, basato sulla ricerca storica, che consente l’approfondimento di un periodo fondamentale per Ferrara e l’Italia.

La mostra è dedicata alla memoria di Gianna Vancini recentemente scomparsa

 

Dove

Museo del Risorgimento e della Resistenza, Corso Ercole I d’Este, 19 – FE

Quando

Dal 9 al 31 luglio 2016

Orari

Dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00

Giorni di chiusura

  • Lunedì

Tariffe

Ingresso libero

Contatti

Museo Risorgimento e Resistenza Per prenotazioni visite di gruppo tel. 0532 244949
filosofia

Contro il politicamente corretto

di COSTANZO PREVE

Personalmente considero incondizionatamente positivo che i vecchi sgradevoli “pregiudizi” verso gli ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali vengano superati. Se il Politicamente Corretto interdice la manifestazione pubblica del disprezzo verso gli ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali questo è bene e non è male. Sono disposto a riconoscere questo dato positivo in modo chiaro, limpido e senza tortuosi equivoci. Mi prendo soltanto l’insindacabile diritto ad assumere in proposito un giudizio storico-dialettico, che non deve ovviamente essere scambiato per approvazione a posteriori dei precedenti “pregiudizi”. Anche l’Illuminismo fu positivo in rapporto alla precedente cultura assolutistica e signorile, eppure Horkheimer e Adorno si sono presi il diritto di criticarlo. Non vedo perché a me deve essere proibito ciò che ad Horkheimer ed Adorno ha dato invece la fama e l’approvazione della tartuferia semicolta degli intellettuali.

La principale caratteristica del Politicamente Corretto è ovviamente quella di impedire che se ne parli in modo non programmaticamente politicamente corretto. È questa una caratteristica di tutti i tabù, per cui parlarne è già violare un tabù, e delle religioni, per cui è già blasfemo parlarne in modo non religioso sulla loro genesi e sulla loro funzione storica.

Facendomi beffe di questo interdetto da pavidi mascalzoni, ne analizzerò ora in due tempi la genesi teorico-filosofica e la genesi storico-sociale. Sebbene la seconda, strutturale, sia più importante della prima, sovrastrutturale, inizierò dalla prima. Il lettore poi inverta l’ordine, se vuole.

La genesi teorica del Politicamente Corretto sta in una delle ennesime prognosi errate cui ci ha abituato la tradizione del pensiero marxista, e più in generale di “sinistra”. Esso si basa sul presupposto che si dice in lingua inglese wishful thinking, e cioè pensiero che scambia i propri desideri per realtà storiche vincenti. Tutti cadiamo ovviamente in questo errore, ma soltanto il pensiero di sinistra ha elevato l’Illusione ad Arte e Scienza.

Le diagnosi illusorie sono moltissime, ma qui ci limiteremo ad analizzarne soltanto due, di cui la seconda in particolare è quella che ci interessa maggiormente in questa sede.

La prima illusione, intrattenuta purtroppo dal Grande Fondatore della Ditta, e cioè Karl Marx, sta in una diagnosi e prognosi del capitalismo basata sulla sciagurata previsione del suo crollo, dovuto ad un insieme di ragioni, che qui sintetizzo in tre, scusandomi per non poter avere ovviamente lo spazio per esporle in modo più decente. Primo, il carattere rivoluzionario anticapitalista della classe operaia, salariata e proletaria, vista come l’avanguardia politicamente organizzabile del lavoro collettivo cooperativo associato, dal direttore di fabbrica all’ultimo manovale, alleata con le potenze intellettuali sprigionate dalla grande produzione industriale, definita da Marx con l’espressione inglese General Intellect. Secondo, la considerazione delle crisi capitalistiche (variamente classificate) non come un fisiologico momento ciclico di ricostituzione delle condizioni di una nuova fase di accumulazione, ma come segnale di incrinamento irreversibile del sistema. Terzo, la presunta incapacità del capitalismo di sviluppare le forze produttive sociali, da cui stagnazione, ristagno e necessità del “cambio di manovratore” della locomotiva, dalla borghesia al proletariato ed ai suoi alleati.

Per farla corta, tutti e tre queste previsioni sono completamente e totalmente errate. Questo non cambia di un grammo e di una virgola il giudizio negativo globale sul capitalismo, almeno a mio giudizio, il che fa sì che io continui a rivendicarmi allievo e seguace della “scuola di Marx” intesa in senso lato. Ma nello stesso tempo ogni minuto sprecato nel congedo da questo insieme di (spiegabili e perdonabili) errori è tutto tempo perduto per elaborare una strategia ed una tattica anticapitalistica di oggi.

La seconda illusione, più grave della prima, permane persino in caso di totale abbandono della prima, in quanto è più radicata e quindi più pericolosa e dura a morire. Si tratta dell’ideologia del progresso, di origine illuministica integralmente e soltanto borghese, già da allora del tutto estranea alle classi subalterne, per cui l’avanti è sempre per principio migliore dell’indietro, e per cui il semplice scorrimento del tempo era sempre e comunque inteso come un progresso. Luxuria è sempre avanti a Ratzinger, per cui non può che avere ragione. Nonostante alcuni rarissimi pensatori critici (Benjamin, eccetera), la religione del progresso è rimasta, ed ancora rimane, l’unica religione popolare della sinistra europea, all’interno di un popolo rimbecillito dai media che non va più in chiesa ed è invitato ad odiare la cultura letteraria e filosofica degli “antichi”, che essendo antichi devono per forza anche essere “sorpassati”.

Da questa penosa religione per deficienti si è sviluppata l’idea per cui il capitalismo può soltanto svilupparsi sulla base del paternalismo maschilista, razzista, omofobo ed antisemita. Rimosso questo bestione conservatore si sarebbe fatto un passo avanti anche verso una società più giusta ed egualitaria.

L’esperienza degli ultimi quaranta anni (1968-2008), un periodo storico abbastanza lungo per permettere già un bilancio di fondo, dimostra esattamente il contrario. In quarant’anni il capitalismo ha liberalizzato il costume, ha contrastato razzismo, omofobia, maschilismo ed antisemitismo (trasferendo però il ruolo dell’antisemitismo all’islamofobia ed ergendo anzi il popolo ebraico a sacerdozio levitico della nuova religione olocaustica globale, “pezzo forte” del Politicamente Corretto), e nello stesso tempo ha creato una società oligarchica in cui le diseguaglianze sociali sono molto maggiori, provocatorie e schifose di quaranta anni fa. È terribile affidarsi ad un medico idiota che scambia l’artrite reumatoide per dolore ai calli.

 

[da Elementi di Politicamente Corretto, ed. Petite Plaisance, 2010]

Argomenti vari, Società

Il pensiero unico

di Luciano Lago Lo schianto tra due treni nella campagna tra Andria e Bari sembra sia uno dei peggiori incidenti ferroviari avvenuto in Italia dal dopoguerra. Sconcerto per le circostanze della strage: un possibile guasto ai computer che gestiscono il transito lungo il tratto a binario unico che corre in aperta campagna“, tuttavia è accertato che le comunicazioni su questa linea avvengono per telefono. Il  “binario unico” CORATO (BARI) – Tutti i telegiornali ed i siti internet seguono a dare le informazioni sul grave incidente ferroviario avvenuto in Puglia: uno scontro fra due treni della società privata Ferrotranviaria che gestisce la linea Ferrovie Bari Nord, avvenuto questa mattina, tra Ruvo di Puglia e Corato, in aperta campagna, su un binario unico: un impatto frontale e “violentissimo”, che ha un bilancio molto pesante: 25 le vittime accertate e molti feriti ricoverati tra Andria e gli altri ospedali di Bisceglie e Barletta.“ Costernazione di molta parte dell’opinione pubblica  che realizza soltanto adesso l’esistenza di una vetusta linea ferroviaria a binario unico analoga a quelle realizzate nel 19° secolo che non è la sola ma caratteristica in molti parti del sud, dalla Calabria alla Sicilia alla Puglia (ma anche in alcune tratte locali al Nord). Sul tratto, a binario unico, non sono previsti scambi e, per quanto il sistema si presuma computerizzato, sembra che da una delle due stazioni non sia arrivato il segnale di stop per uno dei due treni, treni di pendolari soprattutto. “ In sostanza si apprende che, mentre i governi che si alternano in Italia discutono ancora sulla TAV, un opera costosissima di alta velocità considerata inutile, costosa e superflua, una parte dell’Italia, il Mezzogiorno, si ritrova con infrastrutture ferroviarie tipiche dei paesi del 4° mondo. La domanda di alcuni analisti è la seguente: Si potevano fare investimenti in infrastrutture al sud da parte di Governi che, firmando il “Fiscal Compact”, il pareggio di Bilancio, (per adeguarsi all’Europa) si sono castrati da soli sulla possibilità di investimenti pubblici per infrastrutture? Risposta no!  Se ne accorgono però soltanto adesso, prima non sapevano o ignoravano che il Mezzogiorno d’Italia (e non solo quello) pullula di clientelismo e di sprechi ma si trova in totale assenza di infrastrutture moderne e nelle reti dei trasporti e in tutti gli altri settori. D’altra parte da Bruxelles e dagli adepti della sinistra mondialista è stato imposto una forma di pensiero unico: “ce lo chiede l’Europa e bisogna adeguarsi”. I politici italiani di sinistra e di destra si sono subito adeguati. Tutto il resto, l’interesse nazionale ad ammodernare il paese nelle infrastrutture, spendendo a debito e creando nuova occupazione, era ed è un concetto totalmente assente nelle classi politiche di sinistra e di destra che si sono alternati al Governo. Prevale l’ideologia economica neoliberista che vede il primato delle leggi del “mercato” e delle privatizzazioni. Il Pensiero Unico Che cosa sia il Pensiero Unico lo abbiamo scritto varie volte: Si tratta di quella ideologia progressista, moderna, al passo con i tempi che ha eliminato i vecchi tabù economici e metapolitici che una volta erano presenti nella coscienza di chi doveva amministrare e sono stati sostituiti con altri concetti più moderni, avanzati e di rilevanza sociale ed economica. Viviamo in un mondo aperto e globalizzato e non si può certo rimanere ancorati al proprio paese, alla propria realtà locale ed alla cultura del posto (ci dicono) ma bisogna aprirsi mentalmente ai nuovi concetti che arrivano da fuori, non si sa bene da dove ma quasi sempre dall’”Amerika”, dalle “democrazie avanzate” e dagli esperti di etica, dai grandi sociologhi e dai “maitre a penser” d’oltralpe, questo è quanto predica l’ideologia mondialista  della globalizzazione. Il cittadino che pensa e vorrebbe farlo con un proprio metro di giudizio che gli deriva dalla sua estrazione e dalla sua cultura, si sente invischiato, avviluppato in questa nuova ideologia che inibisce qualsiasi pensiero ribelle che lo vuole omologare ai concetti prevalenti a prescindere da qualsiasi obiezione. Si vive un epoca dove sono cadute le vecchi ideologie, dopo la caduta del muro di Berlino, trionfa invece quale ideologia diffusa e professata il liberalismo o meglio ancora la concezione neo liberale che risulta quella trionfante, basata sul dogma del libero mercato. Tutti i personaggi pubblici si proclamano liberali o quanto meno a favore del libero mercato e guai a contraddirli, si passa per retrogradi o nostalgici del veterocomunismo o dell’autarchia fascista. Quindi non esiste spazio per l’intervento dello Stato che dovrebbe investire in opere pubbliche spendendo risorse (che non possiede perchè ha ceduto la facoltà di battere moneta) ed aggravando il suo deficit, visto che dovrebbe chiedere i soldi in prestito entità bancarie internazionali. L’intervento dello Stato viene considerato obsoleto dagli economisti neoliberisti che inorridiscono al solo pensiero di uno Stato inteventista, d’altra parte l’Europa non ce lo permetterebbe. Il mercato è una specie di entità superiore la cui mano invisibile corregge le deviazioni ed asperità dei provvedimenti economici, i mercati finanziari in particolare sono talmente onnipotenti da determinare da soli l’orientamento generale delle economie, il livello dei prezzi, la competitività e l’andamento dei profitti per le grandi imprese. Certo non possono ammodernare le infrastrutture ma si può affidare il compito al mercato ed ai nuovi gestori, se ne hanno voglia, nel ruolo di investire ed ammodernare le infrastrutture. Se ci chiediamo in che cosa consiste il pensiero unico dobbiamo considerare che questo è in concreto la trasposizione in termini ideologici che si pretendono universali, degli interessi di un insieme di entità economiche e specialmente di quelle del grande capitale finanziario sovranazionale. Le sue principali fonti si trovano nelle grandi istituzioni internazionali come l’ONU e organismi collegati come l’UNESCO, UNHCR, FAO, ecc., l’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (OCSE), il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la Banca Mondiale, l’organizzazione per il commercio mondiale (WTO), la Commissione Europea, il sistema (cartello) delle banche centrali, tutti organismi che finanziano ONG, centri di ricerca, università e fondazioni chiamati a sviluppare le idee e le iniziative tutte collegate al pensiero unico ed all’ideologia mondialista propria di queste organizzazioni. I concetti di questo pensiero unico e dell’ideologia mondialista vengono diffusi attraverso tutti i principali media ed in particolare quelli anglosassoni di informazione economica come l’Economist, il Financial Times, il Wall Street Journal, agenzie come Reuters, CNN, ecc. Tutti concetti ripresi dalla stampa nazionale ed europea e fedelmente fatti propri dagli opinionisti di Repubblica, del Corriere della sera, della Stampa, ecc. dalle principali reti televisive, tutti media di proprietà dei principali gruppi industriali e finanziari. Il fondamento del pensiero unico, oltre all’ideologia liberale e neo liberista, è il concetto del primato dell’economia sulla politica, di conseguenza dell’importanza del giudizio dei mercati prima di qualsiasi altro. Una politica fatta da un governo può essere positiva se incontra il favorevole giudizio dei mercati e negativa se invece viene giudicata non conforme e incontra lo sfavore di questi che si manifesta il più delle volte con un declassamento delle onnipotenti agenzie di rating che sono tutte consociate con le principali banche d’affari (guarda caso). Il verbo principale del pensiero unico è quello che predica la necessità di adeguarsi al mercato da parte di tutti: i governi devono adeguare la loro politica economica ai mercati, i lavoratori devono adeguare i loro contratti, salari e condizioni di lavoro al mercato (del lavoro), le imprese devono adeguare la loro produzione al mercato per essere competitive, lo Stato deve privatizzare i suoi servi essenziali e non, Il mercato a sua volta è dominato dal libero scambio illimitato (come fattore di progresso) e questo si basa sull’abolizione delle frontiere, sulla globalizzazione dell’economia, libera circolazione dei capitali e sull’omologazione delle condizioni di lavoro e dei diritti. Si predica il concetto del sempre meno stato e più mercato come toccasana di tutti i mali, la privatizzazione dei servizi, l’efficienza in un sistema dove ciascuno sia responsabile del proprio benessere., quale retaggio della mentalità calvinista anglosassone. Questi concetti sono ripetuti ossessivamente da tutti gli organi di informazione e dai politici senza distinzione fra destra e sinistra e questo conferisce una tale forza di intimidazione da soffocare qualsiasi tentativo di dissidenza o di riflessione libera. Il pensiero Unico sinteticamente questo, in ambito economico, ed è impossibile resistergli. Si è portati quasi a pensare, in ambito europeo, che i circa 21 milioni di disoccupati in Europa, il disastro urbano, la precarizzazione generale del lavoro, la corruzione delle classi politiche, le tensioni nelle grandi periferie delle grandi aree urbane, il saccheggio dell’ambiente e l’inquinamento, il ritorno dei razzismi, degli integralismi religiosi, la marea degli esclusi, l’immigrazione di massa, tutto questo non sia che un miraggio, una allucinazione in grave discordanza con questo che dovrebbe essere il migliore dei mondi edificato in base ai precetti del Pensiero Unico e della globalizzazione. Poi intervengono avvenimenti come il disastro ferroviario in Puglia e qualcuno arriva a riflettere: c’era ancora il binario unico in Puglia, ma non era il mercato che doveva risolvere tutto, non ci avevano detto forse di affidarci a lui, una”entità superiore” ? Qualche cosa non quadra e le persone più avvedute iniziano a porsi delle domande. Non troppe però poiché il sistema non ti permettere di riflettere e di fare delle valutazioni che si discostano dal “Pensiero Unico”, Si potrebbe passare per “retrogadi e populisti”. Il Pensiero Unico come il Binario Unico: una tragedia tipicamente italiana.

http://www.controinformazione.info/binario-unico-e-pensiero-unico-le-due-tragedie-italiane/

conferenza, filosofia

Chiude la 11° edizione

Sarà una settimana densa di incontri e di riflessioni per il Festival Filosofi lungo l’Oglio, che si avvia alla conclusione della sua undicesima edizione.

Cinque le tappe che restano per compiere il viaggio nella gratuità intrapreso il 5 giugno a Palazzolo sull’Oglio. Un susseguirsi di «occasioni che educano al pensiero e offrono una rilettura critica e consapevole dell’attualità» – commenta Francesca Nodari, Direttore Scientifico della rassegna.

Marco Vannini, Remo Bodei, Salvatore Natoli, S.E. Cardinale Francesco Coccopalmerio e Maria Rita Parsi sono i grandi ospiti attesi questa settimana rispettivamente a Soncino, Villachiara, Maclodio, Rovato e Orzivecchi.

Relatori che condurranno la riflessione, in linea con il tema chiave dell’edizione 2016, partendo dalla gratuità “senza perché” alla “gratuita assoluta”, passando per la “gratuità dell’amore per Dio” e il significato di “Grazia” per giungere infine all’indagine sul “valore e disvalore” della gratuità.

Durante l’ultimo incontro di domenica 17 luglio, come ormai è tradizione, verrà annunciato il tema dell’edizione 2017 e tracciato il percorso del prossimo viaggio tra luoghi e pensieri.  

GLI INCONTRI DI QUESTA SETTIMANA:

MARCO VANNINI
Senza perché

Martedì 12 luglio 2016 – ore 21.15 
Chiesa Santa Maria delle Grazie
Via F. Galantino – Soncino (Cr)

Marco Vannini è il maggior studioso italiano di mistica speculativa e traduttore dell’intera opera, latina e te­desca, di Meister Echkart. Oltre a Meister Eckhart, ha curato anche l’edizione italiana della Teologia mistica di Jean Gerson (Paoline, Milano 1992); il Libretto della vita perfetta, o Teologia te­desca, dell’Anonimo Francofortese (Newton Com­pton, Roma 1994, poi Bompiani, Milano 2009); le Prefazioni alla Bibbia di Lutero (Marietti, Genova 1997); Mistica d’Oriente, mistica d’Occidente di Ru­dolf Otto (Marietti, Genova 1985); la Spiegazione delle massime dei santi sulla vita interiore di Fénelon (San Paolo, Milano 2002); i Paradossi di Sebastian Franck (Morcelliana, Brescia 2009); Conversione e distacco di Valentin Weigel (Morcelliana, Brescia 2010); in collaborazione con Giovanna Fozzer, il Pellegrino cherubico di Angelus Silesius (Paoline, Milano 1989) e Sapienza mistica di Daniel Czepko (Morcelliana, Brescia 2005); con G. Fozzer e R. Guarnieri, lo Specchio delle anime semplici di Margherita Porete (San Paolo, Milano 1994). Ha diretto la Collana «I Mistici» dell’editore Mondadori, pubblicando una trentina di autori, antichi, medievali, moderni e contemporanei.
Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo: Lo Spirito Santo, Morcelliana, Brescia 2012; Nobiltà, a cura di F. Nodari, Massetti Rodella Editori, Roccafranca 2012. Il santo spirito tra religione e mistica, Morcelliana, Brescia 2013; Lessico mistico. Le parole della saggezza, Le Lettere, Firenze 2013; Indagine sulla vita eterna, (con Polidoro Massimo), Mondadori, Milano 2014Storia della mistica occidentale, Le Lettere, Firenze 2015; L’anticristo. Storia e mito, Mondadori, Milano 2015; All’ultimo papa. Lettere sull’amore, la grazia e la libertà, Il Saggiatore, Milano 2015; Vangelo di Giovanni, (a cura di), Garzanti, Milano 2016.

REMO BODEI
Grazia

Giovedì 14 luglio 2016 – ore 21.15
Azienda Le Vittorie
Via Vittorie, 11 – Villachiara (Bs)

Remo Bodei, già ordinario di Storia della filo­sofia alla Scuola Normale Superiore e all’Università degli Studi di Pisa, è professore di Filosofia presso la University of California (Los Angeles). Tra i mas­simi esperti delle filosofie dell’idealismo classico tedesco e dell’età romantica, si è occupato di que­stioni estetiche, di pensiero utopico e di forme della temporalità nel mondo moderno. In una serie di lavori ha inoltre indagato il costi­tuirsi delle filosofie e delle esperienze della sogget­tività tra mondo moderno e contemporaneo, pervenendo a una riflessione critica sulle forme dell’iden­tità individuale e collettiva. Attualmente i suoi studi si concentrano intorno al discorso delle passioni, della storia e delle forme della memoria. Nel 1992 ha vinto il «Premio Nazionale Letterario Pisa» Sezione Saggistica. Nel 2001 gli è stata confe­rita la prestigiosa benemerenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana. Dal 13 novembre 2015 è socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.
I suoi libri, che hanno ottenuto un ampio suc­cesso di pubblico e sono divenuti dei classici, sono tradotti in molte lingue. Tra le numerose pubblicazioni, ricordiamo: Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze, Feltrinelli, Milano 2002; La filosofia nel Novecento, Donzelli, Roma 2006; La passione furiosa. I 7 vizi capitali, il Mu­lino, Bologna 2011; Piramidi di tempo. Storie e teorie del «déjà vu», il Mulino, Bologna 2006, il Mulino, Bologna 2012; Immaginare altre vite. Realtà, progetti, desideri, Feltrinelli, Milano 2013; La civetta e la talpa. Sistema ed epoca in Hegel, Il Mulino, Bologna 2014; Generazioni. Età della vita, età delle cose, Laterza, Roma-Bari 2014; I limiti della fiducia. Politica, ragion di Stato e morale, a cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2014; La filosofia del Novecento (e oltre), Feltrinelli, Milano 2015; Limite, Il Mulino, Bologna 2016. Remo Bodei è Presidente del Comitato Scien­tifico del Consorzio per il Festivalfilosofia di Mo­dena, Carpi e Sassuolo. Collabora con numerosi quotidiani e riviste.

SALVATORE NATOLI
La gratuità assoluta: amate i vostri nemici (Mt 5,43)

Venerdì 15 luglio 2016 – ore 21.15
Centro Sportivo Comunale
Via Molino Emili – Maclodio (Bs) 

Conosciuto come il filosofo dello stare al mondo, Salvatore Natoli si è laureato presso l’Università Cattolica di Milano, in Storia della Filosofia. Già ordinario di Filosofia teoretica all’Università degli Studi Milano Bicocca, Natoli – che annovera tra i suoi maestri Emanuele Severino, Gustavo Bontadini e Italo Mancini – si distingue nel panorama filosofico ita­liano e internazionale per la sua indagine incessante sullo stare al mondo, in serrato dibattito e confronto con il Cristianesimo, approdando ad una nozione di etica del tutto singolare e radicata nell’ontologia, prima che nella deontologia. I suoi libri sono diven­tati dei classici. Tra le sue opere recenti ricordiamo: La felicità di questa vita. Esperienza del mondo e stagioni dell’esistenza, Mondadori, Milano 2000; Il cristiane­simo di un non credente, Qiqajon, Magnano (Bi) 2002; Guida alla for­mazione del carattere, Morcelliana, Brescia 2006; La salvezza senza fede, Feltrinelli, Milano 2007; La mia filosofia. Forme del mondo e saggezza del vivere, a cura di F. Nodari, ETS, Pisa 2007; Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso, Morcelliana, Brescia 2008; Crollo del mondo, Morcelliana, Brescia 2009; Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio, Mondadori, Milano 2010; Non ti farai idolo né immagine (con P. Sequeri), il Mulino, Bologna 2011; La fecondità delle virtù, Massetti Rodella, Roccafranca 2011 e in Felicità, a cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2011, pp. 185-202; Antropologia politica degli italiani, La Scuola, Brescia 2014; Perseveranza, il Mulino, Bologna 2014; Kratos. Potere e società, AlboVersorio, Senago 2015.

S.E. CARDINALE FRANCESCO COCCOPALMERIO

La gratuità dell’amore di Dio, ossia la sua misericordia, soprattutto nel messaggio dei Profeti

Sabato 16 luglio 2016 – ore 21.15
Piazzetta Zenucchini – Rovato (Bs)

Alle ore 18, presso la Chiesa S. Maria Assunta, si terrà la S. Messa presieduta da S. E. Cardinale Francesco Coccopalmerio

Il Cardinale Francesco Coccopalmerio è dal 15 febbraio 2007 Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.  Ha frequentato il Seminario arcivescovile di Milano studiando, dal 1957 al 1963, presso la Pontificia Facoltà Teologica di Milano e conseguendovi la licenza in teologia. È stato ordinato presbitero il 28 giugno 1962 dal cardinale Giovanni Battista Montini. Ha perfezionato gli studi a Roma licenziandosi nel 1968 in Teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana e conseguendo, nel 1969, il dottorato in Diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana sotto la guida del gesuita Wilhelm Bertrams. Nel 1976 si è laureato in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. L’8 aprile 1993 è stato nominato da papa Giovanni Paolo II vescovo ausiliare di Milano e vescovo titolare di Celiana; è stato consacrato il 22 maggio successivo dal cardinale Carlo Maria Martini, co-consacranti i vescovi Attilio Nicora e Giovanni Giudici. Il 15 febbraio 2007 papa Benedetto XVI lo ha nominato presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ed elevato alla dignità arcivescovile. Viene nominato membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani il 21 aprile 2012; il 19 giugno 2012 viene confermato presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, è nominato membro della congregazione delle cause dei santi il 22 dicembre dello stesso anno. Prende parte al conclave del 2013, durante il quale viene eletto Papa Francesco. Tra gli innumerevoli saggio pubblicati ricordiamo: Temi pastorali del nuovo codice, Queriniana, Brescia 1984; La parrocchia. Tra Concilio Vaticano II e Codice di Diritto Canonico, San Paolo, Cinisello Balsamo 2000.
MARIA RITA PARSI
Il valore e disvalore della gratuità

Domenica 17 luglio 2016 – ore 21.15
Palazzo Martinengo, 15 – Orzivecchi (Bs)

in caso di pioggia l’incontro si terrà presso la Chiesa SS. Pietro e Paolo sita nella medesima via
Maria Rita Parsi, psicopedagogista, psicoterapeuta, docente universitaria, giornalista, scrittrice. Lavora a Roma e Milano. Ha fondato e dirige la SIPA (Scuola Italiana di Psicoanimazione). Dal dicembre 2012 è membro del Comitato Onu per i diritti dei Fanciulli e delle Fanciulle, organismo con sede a Ginevra che ha il compito di verificare che tutti gli Stati aderenti alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino ne rispettino gli obblighi. Ha dato vita alla “Fondazione Movimento Bambino Onlus”, ora “Fondazione Fabbrica della Pace e Movimento Bambino Onlus”, fondazione culturale nazionale ed internazionale per la tutela giuridica e sociale dei bambini, per la diffusione della Cultura per l’Infanzia, per la formazione dei formatori. Dall’8 gennaio 2016 è Membro della Consulta Femminile del Pontificio Consiglio della Cultura, presieduta da S. Em. Cardinal Gianfranco Ravasi.
Svolge da anni un’intensa attività didattica per la formazione dei formatori presso Università, Istituti specializzati, Associazioni private. E’ coordinatrice e didatta presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad orientamento umanistico “Psicoumanitas” dal 2008 ad oggi.
E’ stata insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di “Cavaliere al Merito della Repubblica”, con decreto 02/06/1986.
Scrive su quotidiani (Il Giorno), periodici (Oggi, Confidenze) e riviste anche specializzate (Riza Psicosomatica, Educare 0-3). Ha pubblicato più di 50 opere tra saggi, romanzi e ricerche. Tra gli altri: Fragile come un maschio, Mondadori, Milano 2000; Amori imperfetti, Mondadori, Milano 2004; Single per sempre, Mondadori, Milano 2007; Ingrati – la sindrome rancorosa del beneficato, Mondadori, Milano 2011; Doni-Miracoli quotidiani di gente comune, Mondadori, Milano 2012. Ricordiamo inoltre: Onora il figlio e la figlia (con M.B. Toro), Salani, Milano 2006; Maladolescenza. Quello che i figli non dicono (con Mario Campanella), Piemme, Segrate 2014; Le parole dei bambini, Mondadori, Milano 2014; I maschi son così – Penelope s’è stancata, Piemme, Segrate 2016.
 SCARICA IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL! 

conferenza, libri

L’altro Capone

Continuano le serate di MnM print edizioni alla Casa della Cultura di Revere.

 

venite a tovarci nel cuore storico della cittadina ducale sul fiume Po   

https://www.facebook.com/Casa-della-Cultura-di-Revere-MN-1409757119049666/

MnM Print Edizioni

Via Pavesa, 4

46025 – Poggio Rusco

Mantova (Italy)

Tel. 320.0455634

http://www.mnmprintedizioni.com

https://www.facebook.com/mnmprintedizioni

https://twitter.com/MnmPrint

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festival, filosofia

Ancora sulla gratuità

Si preannuncia una nuova settimana ricca di appuntamenti da non perdere per gli amanti della filosofia. Tre gli incontri in programma a Erbusco, Orzinuovi e Brescia.

Attesi alcuni dei più illustri esponenti internazionali del pensiero contemporaneo.

Dalla Francia è atteso l’antropologo Marc Augé, esploratore dei “nonluoghi”, dalla Spagna il filosofo Carlos Diaz, uno dei maggiori studiosi del personalismo spagnolo. Chiude la sociologa Chiara Saraceno, una delle sociologhe italiane di maggior fama.

VARIAZIONE AL PROGRAMMA

L’incontro con S.E. Cardinale Francesco Coccopalmerio in programma per venerdì 8 luglio è spostato a:

sabato 16 luglio – ore 21.15
Piazzetta Zenucchini – Rovato (BS)

Alle ore 18.00, presso la Chiesa S. Maria Assunta, si terrà la S. Messa presieduta da S.E. Cardinale Francesco Coccopalmerio.

GLI INCONTRI DI QUESTA SETTIMANA:

CARLOS DIAZ
Etica di Prometeo ed etica della gratuità

Lunedì 4 luglio 2016 – ore 21.15 
Cortile della Pieve di S. Maria Maggiore
Via Castello – Erbusco (Bs)

in caso di pioggia l’incontro si terrà presso la Chiesa S. Maria Assunta sita nella medesima via
Considerato il maggiore esponente del personalismo spagnolo, Carlos Diaz si è laureato in filosofia con una tesi su L’intenzionalità nella fenomenologia di Husserl; quindi in Diritto con la tesi: Il sonno hegeliano dello Stato etico e poi in Psicologia con la tesi: L’intuizione emozionale in Max Scheler. È stato, inoltre, insignito del titolo di dottore honoris causa dall’università Galileo Galilei del Guatemala e dall’università Juan de Viera (Perú).
Conferenziere di fama internazionale ha tenuto interventi nelle università di Spagna, Italia, Francia, Portogallo, Romania, Germania, Messico, Costa Rica, Paraguay – dove è visiting professor –, Perù – dove è professore emerito – Bolivia, Uruguay, Argentina, Brasile, Honduras, El Salvador, Puerto Rico, Ecuador, Costa Rica, Colombia, Messico, Cile, Guatemala (dove è professore onorario), Marocco, etc.
Ricercatore onorario dell’Istituto di Studi Giurisprudenziali e di promozione e diffusione dell’etica giudiziale del Messico dal 2003, Carlos Diaz è tra gli studiosi contemporanei più prolifici del mondo: ha al suo attivo 250 saggi di filosofia, teologia, pedagogia, psicologia, storia del movimento operaio di concerto a innumerevoli testi, prefazioni, articoli. Traduttore dei più importanti pensatori delle principali lingue europee è, a sua volta, tradotto in 10 lingue.
È direttore della rivista Internazionale «Communio» fondata da Hans Urs von Balthasar e della rivista trimestrale madrilena «Acontecimiento»; Presidente dei giovani filosofi spagnoli, Fondatore e Presidente della Fondazione «Emmanuel Mounier» in Spagna, Messico, Paraguay, Argentina e Colombia; cofondatore della Fondazione «Sinergia» (Guatemala). Ha ricevuto numerosi premi nazionali ed internazionali.
Attualmente è direttore accademico dell’Università di Scienze della Famiglia (Guatemala) e professore ordinario di Filosofia nell’università Anáhuac (Messico).

MARC AUGÉ
Per gratuità

Martedì 5 luglio 2016 – ore 21.15
Piazza Vittorio Emanuele II – Orzinuovi (Bs)

in caso di pioggia l’incontro si terrà presso la Chiesa S. Maria Assunta sita nella medesima piazza
Già directeur d’études presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, di cui è stato a lungo Presidente, Marc Augé, tra i maggiori africanisti dei nostri tempi, è diventato negli ultimi vent’anni una figura di riferimento anche per un’antropologia della tarda modernità. Etnologo e antropologo di fama mondiale ha elaborato un’antropologia della pluralità dei mondi contemporanei attenta alla dimensione rituale del quotidiano e della modernità.
Ha inoltre focalizzato la sua attenzione su una serie di esperienze contemporanee che attraversano la progettazione urbanistica, le forme dell’arte contemporanea e l’espressione letteraria. Tra le sue opere tradotte di recente ricordiamo: Il metrò rivisitato, tr. it. di L. Odello, Raffaello Cortina, Milano 2009; Un etnologo nel metrò, tr. it. di F. Lomax, Elèuthera, Milano 2010; Straniero a me stesso. Tutte le mie vite di etnologo tr. it. di F. Grillenzoni, Bollati  Boringhieri, Torino 2011; Futuro, tr. it. di C. Tartarini, Bollati Boringhieri, Torino 2012; L’uno e l’altro, gli uni, gli uni e gli altri, tr. it. e cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2013; Etica civile: orizzonti (con L. Boella), a cura di L. Biagi, EMP, Padova 2013; Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi?, Bollati Boringhieri, Torino 2013; Fiducia in sé, fiducia nell’altro, fiducia nel futuro, tr. it. e cura di F. Nodari, Massetti Rodella, Roccafranca 2014; L’antropologo e il mondo globale, tr. it. di L. Odello, Raffaello Cortina, Milano 2014;  Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste, tr. it. di D. Damiani, Raffaello Cortina, Milano 2014; Un etnologo al Bistrot, Raffaello Cortina Editore, Milano 2015. Nel 2015 è stato insignito della V ed. del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente con il già citato volume: Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi?. Marc Augé è, inoltre, membro del Comitato Scientifico del Consorzio per il Festivalfilosofia di Modena.

CHIARA SARACENO
Assumere il rischio dell’azione gratuita: una scelta spesso necessaria

Giovedì 7 luglio 2016 – ore 21.15
Auditorium S. Barnaba
C/so Magenta, 44/A – Brescia

Laureata in Filosofia, Chiara Saraceno ha insegnato Sociologia della Famiglia presso la facoltà di Scienze politiche all’università di Torino. Dall’ottobre 2006 a giugno 2011 è stata professore di ricerca presso il Wissenschaftszentrum für Sozialforschung di Berlino. Attualmente è honorary fellow al Collegio Carlo Alberto di Torino. Chiara Saraceno è una delle sociologhe italiane di maggior fama. Si è occupata di mutamenti familiari e politiche della famiglia, della condizione femminile con particolare attenzione per la questione dei tempi di lavoro, di sistemi di welfare e politiche di contrasto alla povertà. Ha ricoperto numerosi incarichi accademici, anche a livello internazionale, e istituzionali in Italia. Ha partecipato a due commissioni governative sugli studi sulla povertà, la prima, presieduta da Ermanno Gorrieri, voluta dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi, successivamente , dal 1996 al 2001, a quella istituita dall’allora ministro della solidarietà sociale Livia Turco. Tra il 1999 e il 2001 ne è anche stata la presidente. Chiara Saraceno collabora con numerose riviste nazionali e internazionali, con siti quali: lavoce.info, neodemos.it, sbilanciamoci.info, ingenere.it.  È editorialista del quotidiano «la Repubblica». Nel 2005 è stata nominata Grand’ufficiale della Repubblica Italiana dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2011 è stata nominata corresponding fellow della British Academy. Tra i suoi numerosi libri, ricordiamo i più recenti: Sociologia della famiglia (con M. Naldini), il Mulino, terza ed. aggiornata, Bologna 2013; Il welfare. Modelli e dilemmi della cittadinanza sociale, il Mulino, Bologna 2013; Eredità, Rosenberg & Sellier, Torino 2013; Il Lavoro non basta. La povertà in Europa negli anni della crisi, Feltrinelli, Milano 2015.

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fantascienza

Viaggi nel tempo

In libreria da Einaudi un’interessante antologia di racconti sui viaggi nel tempo. L’antologia, curata da Fabrizio Farina, contiene racconti di ottimi nomi della fantascienza mondiale:

Ray BradburyRumore di tuono
Arthur C. ClarkeTutto il tempo del mondo
Philip K. DickPulce d’acqua
Washington IrvingRip Van Winkle
Don Juan ManuelIl mago rimandato
Edward Page MitchellL’orologio che andava all’indietro
Edgar Allan PoeUna discesa nel Maelstrom
Mack ReynoldsInteressi composti
William TennProgetto Brooklyn
Stanley G. WeinbaumIl cerchio Zero
H. G. WellsIl nuovo acceleratore

«La Macchina ululava. Il tempo era un film girato a rovescio. I soli fuggivano e dieci milioni di lune fuggivano dietro ai soli». Ray Bradbury

«Questo significava dover camminare per circa un miglio, dato che, come ovvio, tutti i mezzi di trasporto erano inutilizzabili. Sarebbe morto di vecchiaia prima che un autobus avesse effettuato il tragitto. Ad Ashton non era chiaro che cosa sarebbe potuto accadere se avesse tentato di guidare un’auto mentre il campo di energia era in azione, ed era stato ammonito di non tentare esperimenti rischiosi.» Arthur Charles Clarke

Avete mai sognato di tornare indietro nel tempo o di visitare il futuro? Impossibile non essere affascinati dalle innumerevoli possibilità offerte dalla prospettiva di correggere errori, ripetere esperienze uniche, evitare scelte sbagliate o anticipare a nostro vantaggio eventi non ancora accaduti. Il desiderio di viaggiare nel tempo è vecchio come l’uomo. Inizialmente il “viaggio” era affidato a sogni, allucinazioni o incontri con fantasmi. Poi hanno fatto la loro comparsa le prime “macchine del tempo”. E se ancora non possono essere realizzate, a renderle possibili ci pensano gli scrittori Bradbury, Dick, Page Mitchell, Wells – che, esplorando le molteplici possibilità che l’argomento propone, alimentano numerosi paradossi temporali, il più famoso dei quali è: cosa accade a una persona che viaggia nel passato e uccide un proprio antenato? Tra orologi che scorrono alla rovescia e persone che si addormentano risvegliandosi nel passato, “chrono-detectives” che viaggiano per arrestare “criminali temporali” e avventurieri a caccia di T-Rex, undici racconti che, portandoci a spasso nel tempo, ci parlano di qualcosa di molto più oscuro e misterioso: il presente.

Titolo: Viaggi nel tempo | a cura di Fabrizio Farina | Editore: Einaudi | Collana: Super ET | Pagine: 256 | Prezzo: Euro 13,50 | In copertina illustrazione di Alejandro Burdisio.

Di seguito la nostra breve chiacchierata con il curatore dell’antologia Fabrizio Farina:

L’antologia contiene racconti di autori importanti. Si tratta di racconti inediti in Italia?

Negli undici racconti presenti nell’antologia, l’unico inedito in Italia è L’orologio che andava all’indietro di Edward Page Mitchell del 1879, gli altri sono già usciti in altre antologie.

Da diverso tempo non si vedeva in libreria un’antologia sui viaggi nel tempo. Cosa vi ha spinto a puntare su questo tipo di racconti?

Il viaggio nel tempo è una vertigine mentale, un potente motore creativo che ha fatto, e fa, partorire a scrittori e poeti (ma anche a registi e sceneggiatori e curatori di antologie come questa) un’immensa quantità di storie. È interessante come ogni scrittore abbia interpretato il viaggio nel tempo con la propria sensibilità e il proprio stile, traendone sempre uno punto di vista originale o inaspettato.

Sono lieto di vedere un interesse per la FS da parte di un editore come Einaudi. Sono in programma altre pubblicazioni fantascientifiche?

Einaudi si sta riavvicinando alla fantascienza, questa antologia e la recente Trilogia dell’Area X di Jeff VanderMeer ne sono l’esempio, in futuro sono previste altre pubblicazioni che si occuperanno di FS, Magari un seguito sui viaggi nel tempo, le ucronie o il teletrasporto.

Da curatore dell’antologia quali pensi siano le punte di diamante di questa raccolta?

Un curatore non può non volere bene, in egual misura, a tutti suoi racconti presenti nell’antologia, certo che Rumore di Tuono di Ray Bradbury, la Pulce d’acqua Philip K. Dick e Tutto il tempo del mondo di Arthur C. Clarke sono capisaldi della letteratura sui viaggi nel tempo, ma se proprio dovessi sceglierne uno la mia preferenza andrebbe a Progetto Brooklyn di William Tenn, perché dopo averlo letto ci si pone la domanda: e se, a nostra insaputa, stessimo vivendo un viaggio nel tempo?

IL CURATORE

Fabrizio Farina, è nato un po’ meno di mezzo secolo fa, ha speso gli anni di scuola a studiare l’energia nucleare, per poi confluire logicamente nel mondo dell’editoria dove si occupa, da esattamente un quinto di secolo, di grafica per la casa editrice Einaudi.

Alessandro Iascy

http://andromedasf.altervista.org/in-libreria-viaggi-nel-tempo-2016-aa-vv/

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