biblioteca, conferenza

Viaggio in India

» lunedì 4 maggio ore 17 – APPROFONDIMENTI
Pietro Fallica – VIAGGIO IN INDIA
Introduce e coordina Marcello Girone Daloli
Un nuovo appuntamento con Pietro Fallica – attento e profondo conoscitore della cultura indiana – che ci accompagna in un viaggio panoramico per ripercorrere l’antica tradizione millenaria della Spiritualità Indiana, con i suoi principi fondamentali (Samkhya, Yoga e Vedanta) e i Maestri che li hanno incarnati – e giungere fino ai nostri giorni, al tempo del consumismo e della cultura New Age.

» martedì 5 maggio ore 16,30 – GARDEN CLUB
Paola Roncarati e Rossella Marcucci – CODICI E ROSE
L’erbario di Piero Calamandrei fra storia, fiori e paesaggio
Con le autrici saranno presenti Bernardo Sordi, ordinario di Storia del diritto medievale e moderno, Università di Firenze, Silvia Calamandrei, nipote del giurista.
Giurista, padre costituente e cultore di botanica, Piero Calamandrei collezionò in gioventù campioni di erbe selvatiche fiorentine e poliziane. In molti scritti professionali e poetici della maturità resta traccia di “un’amorosa intimità con gli alberi e con le erbe” di un territorio toscano percepito innanzitutto come ‘casa comune’. Tra le macerie della guerra, gli “amici fiori” rigenerano la speranza che riaffiori “misteriosa e fresca” la parola “patria”.
A cura del Garden Club di Ferrara

» mercoledì 6 maggio ore 17 – VETRINA LETTERARIA

Michael Segal – IN ARTICULO MORTIS (Al.Ce. Editore 2015)
Ci sono posti dove la tua mente non vorrebbe andare. Dove non dovrebbe andare.
Dialogherà con l’autore Roberta Marrelli (scrittrice e attrice)
Un thriller paranormale con un ritmo serratissimo. Dante cammina tra due mondi, uno reale mentre l’altro è solamente il luttuoso Eco di violenze già consumate. E’ un poliziotto di Atlanta e grazie ai suoi sinistri poteri riesce là dove gli altri falliscono, dove la scienza fallisce, dove la ragione fallisce…
Ha acquisito le sue capacità ad un prezzo che nessuno dovrebbe mai pagare in mille vite e ogni singolo giorno agogna la morte come un innamorato brama di ricongiungersi alla sua amata. Inaspettatamente un secondo “camminatore tra i mondi” gli lancia una terribile sfida e inizia una caccia dove preda e predatore sono difficilmente identificabili. Insieme al suo collega e scapestrato genio della chimica Virgil, che gli fornisce la sostanza chiamata “Divina Commedia” che gli permette di viaggiare tra le dimensioni, si ritrovano a combattere contro qualcosa di estremamente potente e pericoloso, antico, malvagio e apparentemente inarrestabile.
Michael Segal è nato nel 1974 ed è attore. L’idea di questo libro nacque nel 1997 al manifestarsi della sua prima esperienza paranormale. Seguirono altri episodi che fecero nascere l’idea di questo romanzo che, per maturità artistica, ha visto la luce solo di recente.

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La banda degli amanti

Massimo Carlotto

Massimo Carlotto

presenta il libro LA BANDA DEGLI AMANTI

venerdì 08 maggio 2015 h. 21.00
Occhiobello (Rovigo)

Casa editrice: Edizioni E/O

MASSIMO CARLOTTO LA BANDA DEGLI AMANTI Edizioni E/O SINOSSI Padova. Guido Di Lello, un tranquillo professore universitario, scompare all’improvviso. Tutti lo cercano ma sembra svanito nel nulla. Dopo qualche mese il suo caso finisce tra quelli insoluti, la sua fotografia mescolata a quelle degli altri scomparsi. Solo una donna conosce la verità: Oriana Pozzi Vitali, la sua amante segreta, appartenente a una ricca e nota famiglia di industriali svizzeri. Ha preferito il silenzio per evitare di essere coinvolta ma alla fine, travolta da un insostenibile senso di colpa, si confida con un’avvocatessa che le consiglia di rivolgersi all’investigatore senza licenza Marco Buratti, detto l’Alligatore. Buratti accetta e inizia a indagare insieme ai suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria. All’inizio sembra un caso senza speranze, poi un labile indizio li conduce sulla pista giusta e i tre si trovano coinvolti in una torbida storia che li costringerà a scontrarsi con la raffinata mente criminale di Giorgio Pellegrini (protagonista di Arrivederci amore, ciao e Alla fine di un giorno noioso). Una partita mortale in cui entrerà anche Giulio Campagna, un poliziotto molto particolare che in tutta la sua carriera non ha mai agito secondo le regole. I protagonisti di questo romanzo, “buoni” o “cattivi” che siano, sono sopravvissuti di un mondo che va scomparendo e lotteranno senza esclusione di colpi per non essere sconfitti dagli avversari e dal tempo. NOTE BIOGRAFICHE Massimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014) e la fiaba La via del pepe (2014).

Arte, libri

Il battistero di Parma

Claudio Mutti, Il linguaggio segreto dell’Antelami, Iconografia di Cristina Gregolin, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2014, pp. 76, € 12,00

Claudio Mutti, Il linguaggio segreto dell’Antelami, Iconografia di Cristina Gregolin, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2014, pp. 76, € 12,00

La personalità e la vita di Benedetto Antelami, il nome del quale è legato al Battistero di Parma, sono avvolte nel mistero; si suppone che il costruttore facesse capo ad uno di quei centri dell’arte muratoria i cui aderenti vengono designati, negli editti di Rotari e di Liutprando, con la denominazione di Magistri Comacini. Iniziati nel 1196, i lavori per la costruzione del Battistero di Parma furono seguiti dall’Antelami fino al 1216 e proseguirono nel corso del sec. XIII; ma bisogna arrivare ai primi anni del XIV secolo per vedere l’opera letteralmente “coronata” con la balaustra superiore e le guglie di gusto gotico. La pianta della costruzione ha forma di ottagono lievemente irregolare, cosicché la cupola, affrescata con episodi tratti dalle Scritture e dalle storie dei santi, risulta divisa in sedici spicchi; ottagonale è pure il grande fonte battesimale situato all’interno dell’edificio.

A costituire l’oggetto di indagine di questo saggio non è soltanto il significato dell’ottagono e i riscontri che tale forma geometrica trova nell’architettura di altre aree culturali dell’Eurasia. L’attenzione dell’autore si rivolge alle raffigurazioni presenti sulle pareti esterne dell’edificio e, in particolare, alle settantanove formelle dello zooforo, entro le quali sono incorniciate le immagini di animali reali o immaginari ed altre figure simboliche.

Fra tutte queste raffigurazioni, più d’una costituisce la variante particolare di un tipo iconografico diffuso su tutto il continente eurasiatico.

Il caso più evidente è quello della scena rappresentata nella lunetta della porta meridionale. Fra i rami di un albero, un fanciullo estrae del miele da un’arnia e se lo porta alla bocca, mentre due animali rosicchiano le radici dell’albero stesso e un drago ignivomo attende minaccioso che il fanciullo cada giù a terra. L’autore del saggio fa notare che la scena antelamica si ispira ad una parabola che, giunta nell’Europa occidentale attraverso la mediazione musulmana, risale al Barlaam e Ioasaf bizantino; e che il principe indiano Ioasaf, al quale il maestro spirituale Barlaam racconta la parabola, altri non è che Siddharta, il futuro Buddha. Ma nemmeno la forma buddhista della parabola è quella originale, poiché, procedendo a ritroso, si arriva al Mahâbhârata: nell’undicesimo canto del poema, infatti, il saggio Vidura introduce l’apologo e ne fornisce la spiegazione, dicendo che il fanciullo tra i rami è l’uomo impigliato nei vincoli dell’esistenza corporea, il miele è il piacere della vita, i roditori delle radici sono gli affanni, mentre il drago è il “distruttore di tutti gli esseri esistenti, rapitore universale degli esseri dotati di corpo”, ossia Kâla, il Tempo.

Un’altra figura che trova puntuale riscontro nell’arte asiatica è quella della testa di leone con la criniera disposta a raggiera e con un anello appeso alla mascella inferiore. Questa figura, identica in due formelle collocate vicino alla porta meridionale, è la replica esatta del T’ao-t’ieh di epoca Han. Il T’ao-t’ieh cinese, spiega l’autore, appartiene alla stessa categoria di figure simboliche che alludono al Principio datore di vita e di morte, come ad esempio “il Kâla-mukha dell’arte indù, che ha per l’appunto sembianze leonine, e il Kâla-makara dell’arte giavanese, che combina i tratti del leone con quelli del makara, il mitico mostro acquatico indicato come veicolo di Varuna”.

Un altro tema presente sullo zooforo antelamico, quello di Gog e Magog, è “diffuso in tutte le aree culturali dell’Eurasia”, poiché “interessa sia il mondo musulmano, dalla Spagna alla Malesia, sia le aree cristiane dell’Egitto e dell’Etiopia”. Strettamente collegato a questo tema, sullo sfondo dello scenario apocalittico al quale allude l’ultima parte dello zooforo, è il tema del Restauratore finale, rappresentato, cento anni prima della predizione dantesca circa l’avvento del Veltro, dal simbolo del cane levriere. Secondo l’autore, “il ricorso a questo simbolo si spiega probabilmente col fatto che la parola ‘cane’ è foneticamente affine a khan (qa’an), titolo attribuito a sovrani centroasiatici di stirpe mongolica e turco-tatara”.

Adelaide Seminara in http://www.eurasia-rivista.org/claudio-mutti-il-linguaggio-segreto-dellantelami-iconografia-di-cristina-gregolin-edizioni-allinsegna-del-veltro-parma-2014-pp-76-e-1200/22022/