biblioteca, conferenza

In ricordo di Mario Miegge

lunedì 16 marzo ore 15,30 – CONVEGNO

UNA BATTAGLIA PER LA DIGNITÀ E LA SALUTE DELLA DONNA – Applicazione e verifica della legge 194
Relatori Alessandra Kustermann, Clinica Mangiagalli Milano
Carlo Flamigni, ginecologo, membro Comitato Nazionale di Bioetica
Giuditta Brunelli, Università Ferrara
Il convegno intende prendere in esame le problematiche legate all’applicazione della legge 194, con particolare riferimento al diritto alla salute delle donne, all’autodeterminazione, alla maternità consapevole e responsabile.
A cura di Udi Ferrara

» martedì 17 marzo ore 17 – FOCUS
Alessandro Chiarelli – IL CASO ALDROVANDI. 2005 -2015
I fatti, gli errori, le sentenze, gli altri morti (Faust Edizioni, 2015)
Parleranno con l’autore Nicola Bianchi, vicedirettore Resto del Carlino Ferrara; Elena Buccoliero, Movimento Nonviolento; Filippo Barbagiovanni Gasparo, consulente giuridico-editoriale.
Introduce Fausto Bassini, editore
Dopo un decennio di parole, libri, slogan e scontri, c’è ancora bisogno di parlare di Federico Aldrovandi, morto durante un intervento sbagliato di polizia? La risposta è sì. Più che mai. In questo saggio-inchiesta un funzionario della questura, che ha vissuto e studiato quei giorni, analizza con rigore e imparzialità i fattori concomitanti nel dramma: il gap tecnologico-addestrativo della Polizia di Stato italiana, l’abuso delle droghe nei giovani e l’illusione di controllarle, l’inerzia dei vertici ministeriali. Mentre altre morti avvenute in circostanze analoghe si sommavano negli anni, nessuno ha saputo dare risposte all’altezza della situazione. Cosa abbiamo imparato dal caso Aldrovandi? L’inaccettabile fine di questo ragazzo può essere l’inizio di un cambiamento, o rimarrà solo un’occasione perduta per tutti?
Alessandro Chiarelli, responsabile dell’Ufficio Minori della Questura di Ferrara, insegna in master universitari e ha pubblicato saggi per volumi scientifici. Il romanzo “Disonora il padre e la madre” (Stampa Alternativa, 2009) ha vinto le selezioni per rappresentare la Polizia di Stato alla Fiera del Libro di Torino.
Nel catalogo Faust Edizioni è il noir “Che io bruci” (2014), finalista al premio nazionale Casa Sanremo Writers.

» mercoledì 18 marzo ore 17 – IL PRESENTE REMOTO 2015 CICLO DI CONVERSAZIONI ETNO-ANTROPOLOGICHE SVILUPPATE DA ROBERTO RODA
PELLICOLE AL NAPALM – La guerra del Vietnam nella fotografia di reportage e nel cinema di serie B, dai primi anni Sessanta al 1975
Quarant’anni fa, il 30 aprile 1975 cadeva Saigon e gli americani abbandonavano il Vietnam. Terminava così una guerra iniziata, senza mai essere stata dichiarata, nel 1960 e durata, in un crescendo parossistico, ben tredici anni, una guerra che spaccò l’opinione pubblica americana e dei paesi occidentali. Spetta al cinema minore aver affrontato tempestivamente alcuni problemi e conseguenze sociali del conflitto, alla fotografia di reportage aver mitizzato nell’immaginario collettivo la figura del reporter di guerra, ma pure aver posto il problema che il fotoreportage non sempre riesce ad essere documento. Per estremo paradosso la fotografia di reportage dimenticò spesso in quegli anni vietnamiti la sua funzione “documentaria” per farsi simbolo di opposte propagande, men tre la “fiction” di film minori e a basso costo seppe invece raccontare con intelligenza le ansie e i disorientamenti in corso nella società americana.
A cura del Centro Etnografico Ferrarese

» giovedì 19 marzo ore 9,30 – CONVEGNO
RICERCA, INSEGNAMENTO E IMPEGNO CIVILE – In ricordo di Mario Miegge
E’ trascorso un anno dalla scomparsa di Mario Miegge (1932-2014), professore Emerito dell’Università di Ferrara. In tale ricorrenza, la sezione di filosofia del Dipartimento di Studi Umanistici lo vuole ricordare a colleghi, studenti e amici in una giornata di studi, per ripercorrere insieme i momenti fondamentali della sua ricerca filosofica: dal tema della profezia all’interpretazione ermeneutica della Bibbia, dalle ricerche su Riforma e Puritanesimo alle riflessioni sul senso della storia nel confronto con il pensiero di alcuni teoreti del Novecento, fino alle sue ultime considerazioni sull’etica e il lavoro nella società contemporanea.
Programma
ore 9,30
Saluti del Rettore P. Nappi
La profezia (teoria e pratica) tra Medioevo e Rinascimento (G.Garfagnini); Storia, patto e profezia: interpretazioni bibliche. (P. Stefani); Studi sulla Riforma e il Puritanesimo (E. Campi); Il libro delle chiamate. Mario Miegge e la Bibbia (D. Garrone).
ore 15,00
Coscienza storica, solidarietà sociale e impegno politico (D. Spini);L’ermeneutica: la presenza di P. Ricoeur negli scritti di Mario Miegge (G. Sansonetti); La filosofia della storia: alcuni modelli teorici del Novecento (M. Bertozzi); Il protestantesimo crocevia della modernità. Max Weber e Ernst Troeltsch, due intellettuali a confronto nell’analisi di Mario Miegge” (V. Pace); H. Arendt, vita activa e condizione umana (S. Rossetti).
A cura della Sezione di Filosofia – Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Ferrara

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storia

Politiche sociali al tempo del fascismo

“Sicurezza sociale indica l’impegno da parte delle autorità pubbliche per garantire a tutti un reddito minimo di sopravvivenza e per combattere cinque grandi «giganti» cattivi, che minacciano la dignità dei cittadini: la miseria, la malattia, l’ignoranza, il degrado provocato da abitazioni malsane e l’ozio connesso alla disoccupazione e alla dipendenza.”

Sir William Beveridge.

L’espansione delle «politiche sociali» – secondo l’espressione del tempo – all’interno del fascismo e del nazismo è la risposta a spinte di diversa natura, spesso difficilmente distinguibili tra loro con nettezza. Inoltre, può accadere che i medesimi provvedimenti servano a molteplici obiettivi. Ciononostante, vale ugualmente la pena proporre una classificazione per far risaltare le analogie e le differenze con le «vie» seguite dagli altri Paesi.

Una prima spinta accomuna i fascismi ai sistemi politici democratici e consiste nel mettere in campo misure di intervento dello Stato nella società e nell’economia per curare gli effetti della crisi sugli individui e soccorrere le imprese, evitando al contempo il ripetersi del crack [Vaudagna 1981]. Da questo punto di vista, le parole del duce sono di estrema chiarezza: nel 1933, pronunciando il Discorso sullo Stato corporativo divenuto celebre, Mussolini afferma che la depressione non è una crisi «nel» sistema capitalistico, bensì «del» sistema e auspica, perciò, una regolazione piena, organica e totalitaria della produzione[7]. Tuttavia, mentre il corporativismo resta prevalentemente materia di convegni e di propaganda, la soluzione concretamente adottata passa per la creazione di enti quale l’Istituto Mobiliare Italiano (1931) e l’Istituto per la Ricostruzione Industriale (1933) tramite i quali il potere pubblico si avvia a manovrare direttamente una fetta consistente dell’economia nazionale[8].

L’IRI, in particolare, acquisisce addirittura il controllo del 42% circa del capitale investito nelle società per azioni, spaziando dalla siderurgia bellica e comune alla cantieristica, dall’elettricità all’auto fino al tessile. Solo questa dilatazione della «mano visibile» dello Stato fino a coprire i gangli fondamentali del sistema economico italiano può indurre il fascismo a concepire nel 1936 un piano per lo sviluppo autarchico del Paese all’insegna dello slogan «Preferite il prodotto italiano». Contemporaneamente, il Duce approfondisce la politica di opere pubbliche già affacciata negli anni Venti con le prime bonifiche e la allarga a nuovi settori come la viabilità e l’elettrificazione delle ferrovie, riducendo la disoccupazione: tra il 1929 e il 1936 la spesa pubblica cresce da meno del 20% del Pil a oltre il 33%[9].

Per quanto riguarda la politica sociale in senso stretto, il fascismo si muove nell’ottica di estendere i benefici delle assicurazioni preesistenti alle famiglie dei lavoratori, senza alterare il dispositivo assicurativo, squisitamente italiano, nei suoi lineamenti fondamentali [Silei 2003; Procacci 2008; Bartocci 1999 e 2005; Alber 1983]. In questa direzione va ad esempio la creazione nel 1936 di una Cassa nazionale per gli assegni familiari degli operai industriali. Si pensi che mentre la spesa sociale nella seconda metà degli anni Venti è pari a 300-400 milioni di lire annui, nel decennio successivo tocca 1-1,5 miliardi. Inoltre, il regime adotta tutta una gamma di provvedimenti per spingere le donne verso la sfera domestica e liberare così posti di lavoro per gli uomini, considerati, per principio naturale, i capi del nucleo familiare. Tali provvedimenti confluiscono in una legge del 1938, che limita d’imperio il personale femminile sia nel settore pubblico sia in quello privato al 10% del totale [Gaeta, Viscomi 1996, 245].

estratto da Andrea Rapini, I «cinque giganti» e la genesi del welfare state in Europa tra le due guerre, “Storicamente”, 8 (2012), no. 8. DOI: 10.1473/stor410

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In Ariostea dal 9 al 13 marzo

lunedì 9 marzo ore 17 – INVITO ALLA LETTURA

Rita Montanari – CUSTODI DELLA MEMORIA (Al.Ce. Editore, Ferrara, 2015)
Dialogano con l’Autrice l’Editore Erika Scarpante e Alessandra Chiappini
Letture di Alessandro Moretti
Il volume presenta la selezione di poesie scritte nel 2013 per il progetto Scale a Ferrara; l’ultima sezione raccoglie le Scale della mia vita con un corredo di versi inediti.
“Se la poesia vera è in grado di produrre in chi legge una traslazione verso le situazioni evocate, pare proprio di incontrarla qui. […] difficile non avvertire una frazione di sé su quei gradini, in quegli angoli di frescura fra un ramo e l’altro della scalinata […]” (dalla prefazione di Alessandra Chiappini).
Rita Montanari, ha insegnato al Liceo Scientifico “Tullio Levi Civita” di Codigoro e al Liceo Scientifico “A. Roiti” di Ferrara. Ha tenuto e tiene corsi di Scrittura Creativa presso diverse istituzioni e insegna greco all’Istituto di Scienze Religiose di Ferrara. Collabora con diverse istituzioni culturali cittadine ed è membro di alcune giurie tecniche di premi di poesia e narrativa nella Regione. Ha collaborato con il Centro di Salute Mentale di Codigoro e Portomaggiore. Ha pubblicato molte raccolte poetiche e vinto il Premio Caput Gauri di Pomposa nel 2006, il Premio Lascito Nicolini per la poesia nel 2010 e il Premio Nazionale “Va’ pensiero”, dedicato a Verdi, nel 2013.
Con la partecipazione del Gruppo Scrittori Ferraresi, Gruppo del Tasso e Società Dante Alighieri

» martedì 10 marzo ore 17 – ANNIVERSARI
A SETTANT’ANNI DALL’ASSASSINIO DEL TEOLOGO DIETRICH BONHOEFFER – Dialogo tra Giuliano Sansonetti e Maurizio Villani
Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), fu esponente del rinnovamento teologico nell’età della secolarizzazione e membro della resistenza antinazista. Appartenne a quella minoranza di pastori evangelici che rifiutarono la decisione della Chiesa luterana tedesca di schierarsi dalla parte del nazionalsocialismo dando vita alla Chiesa confessante, testimone dell’incompatibilità della fede cristiana con la dottrina hitleriana. Arrestato nel 1943 dalla Gestapo, fu condannato a morte e impiccato nel campo di Flossemburg. Il pensiero di Bonhoeffer affronta temi centrali della teologia in una chiave decisamente critica nei confronti del cristianesimo istituzionale. Il saggio “Etica” (1941) studia il rapporto tra Dio e mondo, ridefinito alla luce dei criteri di “fedeltà al mondo” e di “fedeltà a Dio ”. Occorre salvaguardare l’autonoma rilevanza della dimensione umano-mondana, senza con questo disconoscere il suo fondamento divino. In “Resistenza e resa”, scritta in carcere, Bonhoeffer si chiede quale sia l’avvenire del cristianesimo e della stessa idea di Dio in un mondo “divenuto adulto”, che ha eliminato l’ipotesi del “Dio tappabuchi” e mostrato l’autonomia dell’uomo nella scienza, nella vita sociale, nell’arte, nella morale. In risposta, propone una interpretazione “non religiosa” del cristianesimo, secondo cui gli uomini devono riconoscere di dover vivere nel mondo “come se Dio non esistesse” e considerare che “l’essere cristiani non significa essere religiosi in un determinato modo… ma significa essere uomini”.
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

» mercoledì 11 marzo ore 17 – LA COMPAGNIA DEL LIBRO
QUARANTA SFUMATURE DI VERDE – L’Irlanda di Roddy Doyle
Letture e analisi di Elisa Orlandini, Linda Morini, Rosa Cristofori Solitario, Alberto Amorelli e altri amici
“I miss the river Shannon
And the folks at Skibbereen
The moorlands and the meddle
With their forty shades of green”
(Johnny Cash, Forty Shades of Green)

Pochi giorni prima della tradizionale festa di S. Patrizio, il 17 Marzo, La Fhéile Padraig, La Compagnia del Libro dedica un incontro alla letteratura irlandese, tramite le opere di uno degli autori contemporanei più prolifici: Roddy Doyle. Lo scrittore, classe ’58, nasce a Dalkey, splendida località appena fuori Dublino (teatro del primo capitolo dell’”Ulisse” di James Joyce, “padre ideale” di Doyle) ed esordisce nel campo letterario con “I Commitments” nel 1987, ma è nel 1993 con “Paddy Clarke Ah Ah Ah !” che si impone sul mercato internazionale vincendo anche il Booker Prize. Il corpus letterario di Doyle è vasto, incredibilmente eclettico e tematico. Quello che l’autore ci vuole restituire è l’Irlanda degli ultimi trent’anni, teatro della maggior parte delle sue opere. Merita un capitolo a parte la vasta produzione di letteratura per bambini e la trilogia dedicata all’eroe nazionale fittizio Henry Smart, che segue la storia dell’Irlanda dai tempi di Michael Collins fino a i giorni nostri.
In collaborazione con Associazione Culturale Il Gruppo del Tasso

» giovedì 12 marzo ore 17 – INCONTRI SULLA SPIRITUALITÀ
Silvio Vignali – ANTROPOSOFIA COME ARTE DI VITA
Coordina e introduce Marcello Girone Daloli
L’Antroposofia, o Scienza dello Spirito, promossa da Rudolf Steiner, come espressione artistica e spirituale che penetra nei rapporti umani. “L’arte antroposofica – scrive Silvio Vignali – è il mezzo più efficace per osservare i propri limiti e creare lo spazio necessario all’incontro umano”.
Silvio Vignali, da una formazione economica negli Stati Uniti all’insegnamento nel ferrarese, ha deciso di dedicare la sua vita all’Antroposofia e di condividerla con i suoi concittadini. Nel 1985 fonda l’Associazione Terraviva che ha portato l’agricoltura biodinamica e la cultura antroposofica nel centro di Ferrara. Nel 1999 si reca all’Emerson College dove approfondisce l’aspetto antroposofico delle arti figurative. Attualmente tiene corsi di Arte e di Antroposofia generale a Ferrara. Collabora con “Il Giardino di Alice” con il sogno di realizzare una scuola Steineriana.

» venerdì 13 marzo ore 17 – LA DEMOCRAZIA COME PROBLEMA
Claudio Cazzola – LA DEMOCRAZIA DEGLI ANTICHI
Presentazione di Gianluca Pizzotti
Il giorno 28 maggio 2003 viene diffusa una bozza del Preambolo apposto alla futura Costituzione Europea: ivi si legge, ancora prima del testo, un passo tratto dal libro secondo dell’opera storica di Tucidide, che evidentemente ha la funzione di epigrafe programmatica. La traduzione italiana scelta è la seguente: “La nostra Costituzione è chiamata democrazia perché il potere è nelle mani non di una minoranza ma del popolo intero”. Ecco un esempio illustre delle manipolazioni che si compiono sui testi, complici i luoghi comuni che imperversano nella pubblica opinione per stratificazione secolare. Non sarà superfluo quindi, metodologicamente e ancor prima eticamente, ritornare alle fonti originali senza prevenzioni né apparati ideologici fuorvianti: le sorprese potrebbero essere non poche, a cominciare dall’etimologia stessa del composto, costituito – nella seconda parte – dal vocabolo kràtos, il quale rinvia alla violenza della forza nel suo realizzarsi all’interno dei rapporti sociali. Nonché scoprire come la primogenitura dell’idea di democrazia non appartenga propriamente alla Grecia.
Postilla: l’esergo tucidideo, nella redazione ufficiale del testo completo pubblicata il 18 giugno 2006, scompare …
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara
libri

De Gregori in libreria

Dall’adolescenza negli anni 60 ai concerti nei localini romani, da Alice alle tante canzoni inedite; dallo storico exploit di “Rimmel” alle contestazioni a metà degli anni 70 (per la prima volta descritte in modo esaustivo), dalla leggendaria tournée con Lucio Dalla nel ’79 all’enorme successo de La donna cannone: Francesco De Gregori come non è mai stato raccontato.

È in libreria “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi” di Enrico Deregibus (Giunti editore). Una narrazione incalzante e ricca di aneddotica, anche grazie a migliaia di dichiarazioni dell’artista romano. 352 pagine, ogni anno un capitolo, quasi 1500 documenti consultati e citati, moltissime testimonianze inedite su di lui. Un ritratto per molti versi inatteso di uno dei maggiori artisti italiani, che sfata molti luoghi comuni su di lui.

Francesco De Gregori in occasione della prima edizione del libro ha dichiarato: “L’ho letto con molta curiosità. È un libro scritto molto bene, fatto con il rigore dello storico. L’autore ha costruito un controcanto fra quella che è la mia storia personale e gli avvenimenti storici paralleli: una bella idea”.

Ma è una storia affascinante anche per chi non ama De Gregori: Baglioni, Battiato, Battisti, Califano, Celentano, Ciampi, Cocciante, Paolo Conte, Dalla, Daniele, De André, Donà, Fellini, Fiorello, Fossati, Gaetano, Graziani, Jannacci, Jovanotti, Leali, Ligabue, Luci della centrale elettrica, Mannoia, Marini, Mia Martini, Morandi, Nomadi, Piovani, Patty Pravo, Ramazzotti, Ron, Vasco Rossi, Sparagna, Van De Sfroos, Vecchioni, Venditti, Checco Zalone, Zucchero. Sono alcuni degli artisti che De Gregori ha incrociato in tutti questi anni e che sono veri coprotagonisti di questo libro.

Il volume è la riedizione della biografia di Deregibus pubblicata nel 2003, un successo editoriale che ora torna completamente rivisto e arricchito. Ed aggiornato agli ultimi dodici anni, fitti di avvenimenti, dischi, collaborazioni: il rock, la dimensione live sempre più centrale, il cambiare continuamente per rimanere se stesso. È il primo di due libri di Deregibus che analizzano il percorso di De Gregori. Il secondo, in preparazione, racconterà canzone per canzone tutto il repertorio del cantautore romano.

Enrico Deregibus è giornalista e operatore culturale, si occupa principalmente di musica italiana. È consulente del Mei e del Club Tenco, per il quale è anche responsabile dell’ufficio stampa, collabora con il festival “Collisioni” e con molte altre rassegne come il Premio Bindi. Ha curato il progetto “La leva cantautorale degli anni zero”. Come giornalista, ha scritto e scrive per varie testate. In campo editoriale, per Giunti ha realizzato la prima edizione di questa biografia nel 2003 ed il “Dizionario completo della canzone italiana” nel 2006. Con Enrico de Angelis e Sergio S. Sacchi nel 2007 ha curato “Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo” (BUR). Ha inoltre pubblicato nel 2013 “Chi se ne frega della musica?” (NdA Press), una raccolta di suoi scritti.

autori, conferenza, libri

Il mercante di luce

Roberto Vecchioni

Roberto Vecchioni

presenta il libro Il mercante di luce

venerdì 06 marzo 2015 h. 21.00
Occhiobello (Rovigo)

Casa editrice: Einaudi

Le parole febbrili che un padre rivolge al figlio, per dirgli – prima che sia troppo tardi – quello che passa e quello che resta di un uomo. E per dirglielo nel modo che sente più suo: viaggiando con lui tra i versi dei lirici e tragici greci, che da sempre illuminano ogni cosa. Perché è lì, in Grecia, che tutto ha avuto inizio. Un romanzo impetuoso e poetico sull’amore per i libri e per la vita. Marco è ormai prossimo alla fine. Ha diciassette anni e soffre di progeria, una malattia che accelera vertiginosamente lo scorrere del tempo e condanna a una vecchiaia precoce. Suo padre, Stefano Quondam, fuori dal tempo e dal mondo ci si è sempre trovato, anche se in maniera diversa. È un professore di letteratura greca, grandissimo e misconosciuto, un Don Chisciotte che non ha mai smesso di combattere una testarda battaglia contro la stupidità e l’omologazione. Certo, è al tempo stesso un uomo imperfetto, pieno di difetti, ma vuole trasmettere al figlio quanto ha di più suo. E vuole credere con tutto se stesso che la bellezza che gli tempesta la memoria sia una luce cosí potente da svergognare il buio. Ma tra i due, chi è veramente il mercante di luce? Chi salva l’altro? Questa è la cronaca dei giorni di un ragazzo colto e curioso, emozionato di fronte a quello che sa della vita e a un padre che gliene spiega il senso, l’unico che conosce. Il filo che li unisce, che trasforma il pensiero in un racconto che non potrà essere dimenticato, è la poesia greca: un excursus appassionato, un viaggio in cui si rincorrono i grandi gesti e le tenere paure di poeti e poetesse dell’unico tempo possibile, quello tra il mito e l’invenzione. E sarà proprio qui, tra Omero, Saffo, Anacreonte, Sofocle, Euripide, in un punto sospeso tra pagine da sfogliare, passioni e vita vissuta, che troveranno il varco per salvarsi entrambi, perché non è possibile che «gli uccelli cantino quando passa la tempesta, e gli uomini non sappiano nemmeno esser felici del sole che gli resta». E potranno dire – forse – di non avere più paura, di morire e di vivere.

Teatro Don Gino Tosi, Santa Maria Maddalena
Occhiobello (Rovigo)

Arte, Letteratura

Pronto Barilli

Apre il blog di Renato Barilli, attraverso il quale il critico d’arte e letterario si esprime liberamente su questioni attinenti ad arte, letteratura e attualità.
Si parte con un pezzo dedicato a Panza e la New Italian Epic, una riflessione sulla mostra bolognese Da Cimabue a Morandi. Una mostra che “saveva da fare” e un’opinione sul Perchè non si deve premiare la Ferrante, in riferimento alla nuova edizione del Premio Strega.

www.renatobarilli.it/blog

Ecco la scommessa di Renato Barilli:
Ormai arrivato a ottant’anni di età, mi trovo nella situazione di chi, per dirla con facile battuta, ha un grande avvenire alle spalle, ma un fosco presente. Dopo decenni di collaborazione a quotidiani e settimanali nazionali di grande prestigio, ora il carniere è vuoto, me ne sono andato da loro non trovandovi più le condizioni per sopravvivere, oppure ne sono stato “rottamato” per motivi talora incomprensibili. Avevo trovato fissa dimora nell’”Unità”, orgoglioso di collaborare all’organo ufficiale di un centro-sinistra diventato dominatore nelle sorti del nostro Paese, ma come è noto questo foglio al momento ha cessato le pubblicazioni, e non si sa se riuscirà a riprenderle. Mi resta un prezioso ancoraggio all’intrepida rivista “L’immaginazione”, in cui la direttrice Anna Grazia D’Oria e l’editore Piero Manni accolgono con ritmo bimestrale i miei contributi alla critica della narrativa, ma sono del tutto scoperto sul fronte che pure è il più rispondente alle mie qualifiche professionali, della critica d’arte. Che fare, allora? Non resta che mettersi in privato, riversare in un blog una mia bottiglia periodica affidandola al grande oceano informatico, chissà mai che qualcuno non la raccolga? E dunque, prometto che ogni lunedì, a partire dal 2 marzo 2015, farò apparire in questo luogo tre articoletti, uno di mia libera opinione su temi civili, di costume, politici, un secondo di critica letteraria e infine un terzo di recensione a mostre o ad altri temi relativi alle arti visive. E dunque, buona lettura, miei pochi  ma di sicuro esperti lettori.

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Marzo all’Ariostea

lunedì 2 marzo ore 17 – APPROFONDIMENTI

Lina Scolozzi – LA GUERRA BIANCA SULLE ALPI ATTRAVERSO LETTERE, DIARI E FILMATI. SULLE PIETRAIE CADDERO TUTTI GLI IDEALISMI
Introduzione di Luisa Carrà Letture di Marco Sgarbi
“Se non ci fosse l’ampia documentazione lasciata dalle numerose lettere e da alcuni diari scritti dai soldati, oggi non sapremmo nulla delle reali condizioni in cui si trovarono e dell’impatto che la Grande Guerra ebbe su di essi. Non potremo mai più riprendere il nostro equilibrio. E neppure ci potranno capire” scrive il tedesco Erich Maria Remarque in “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Infatti, senza quegli scritti, nemmeno sapremmo nulla della “nostra guerra” combattuta sulla montagna, dallo Stelvio all’Adamello, nel gelo dei ghiacciai o tra le nevi, sulla roccia martoriata, sotto il fuoco delle mitragliatrici. Orrori ed eroismi che resero le Alpi e le Dolomiti un cimitero a cielo aperto. L’Italia, come Nazione, era alla sua prima prova. Poteva essere spazzata via, ma resistette. Oggi forse, con l’aiuto di quelle lettere e dei filmati ritrovati, potremo finalmente capire. Alla memoria di quei soldati e al loro valore sono dedicate le celebrazioni di questo Centenari o.
A cura della Società Dante Alighieri di Ferrara

» martedì 3 marzo ore 17 – CONFERENZA
Davide Borghi – LE PAROLE DI ZENITH
Introduce e coordina Eleonora Belletti
Questo è un testo “trasformazionale” nel vero senso della parola. È infatti sufficiente leggerlo con attenzione per consentire alla coscienza di innalzarsi. Secondo questa impostazione, discepolo e maestro sono la stessa persona la quale può crescere solo entrando in sé stessa, in profondità.
Davide Borghi, nato nella città di Giovanni Pico della Mirandola, conduce, per oltre trent’anni, corsi di alchimia spirituale e meditazione. Insegna allenamento mentale, per il CSR Ju-Jitsu Italia. Cura corsi di ipnosi e autoipnosi. Ha scritto “Le parole di Andrea”; “Iniziazione al Real Master Reiki”; “R.E.I. 1.0 Rilascio Emozionale Istantaneo”.
A cura dell’Associazione Lauretana di Ferrara

» mercoledì 4 marzo ore 17 – DONNE AL LAVORO -PERCHÉ LE DONNE ITALIANE NON FANNO CARRIERA
TESORO A CHI? – Il mobbing e la violenza nell’ambito lavorativo
Presentano e coordinano Simona Gautieri e Sara Macchi
Il terzo imperdibile incontro dedicato al viaggio delle donne italiane nella Terra di Nessuno, il mondo del lavoro. “Donne al lavoro” è un ciclo di quattro incontri nei quali si parla della difficoltà di essere mamma e lavoratrice, della discriminazione di genere e sessuale in tutte le sue forme, anche linguistiche, per arrivare all’ultima tappa del viaggio con le testimonianze positive di donne imprenditrici e artigiane che hanno saputo ricavare un loro spazio nella Terra di Nessuno. Nel corso dell’incontro “Tesoro a chi?” tratteremo il tema del Mobbing, delle molestie e della violenza sul lavoro.
Interverranno Silvia Borelli, giuslavorista e docente di Diritto del Lavoro e lo psicoterapeuta Stefano Formaggi.
Silvia Borelli, da sempre interessata ai temi di discriminazione e di società dell’inclusione, ha redatto nel 2012 Il Bilancio di Genere 2012 dell’Università di Ferrara. Stefano Formaggi, esperto in mobbing, ci racconterà come riconoscere le forme di aggressioni psicologiche messe in atto nell’ambiente di lavoro. La vittima di mobbing, soprattutto se donna, perde lentamente la stima professionale di sé e la motivazione al lavoro nel contesto socio-ambientale di riferimento.
Roberta Pazi, regista teatrale e responsabile del Ferrara Off, aprirà l’incontro con un monologo a sorpresa.
A cura di Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara e Servizio Biblioteche e Archivi
Gli incontri sono riconosciuti dall’Ordine degli Avvocati di Ferrara e hanno valore legale di corso di formazione e aggiornamento.

» giovedì 5 marzo ore 17 – VETRINA LETTERARIA
Luciano Boccaccini – IL VOLO DI LUCA
Il racconto di un ragazzo abilmente diverso (Ed. Il Fiorino, 2013)
Alla presenza di Luca e dell’Autore, introduce e coordina Erica Scarpante
Luciano Boccaccini, giornalista e scrittore comacchiese, ha dedicato questo suo libro alla storia di Luca, un ragazzo abilmente diverso. Luca racconta e si racconta, senza piangersi addosso, convinto che presto il sogno di abbandonare la carrozzina e spiccare il volo, si realizzerà.
La storia Luca, i suoi slanci, il suo entusiasmo, il suo sorriso, la sua voglia di fare e mettersi in gioco, lo fanno apparire come un autentico combattente, anzi un guerriero, come ama esso stesso definirsi, che lotta strenuamente sino all’ultima goccia di sudore.
Il messaggio più importante che questo libro intende trasmettere è che la disabilità non deve essere vista e vissuta come un disagio, ma come una grande forza. “Uscire” allo scoperto, raccontare la propria storia, rivelare la propria sofferenza è fondamentale per rompere con una cultura che per secoli ha tenuto nascosto tali situazioni nel chiuso degli affetti privati. L’autore ha cercato di immedesimarsi nel protagonista del libro e dei tanti Luca seduti su una carrozzina, che lottano e sognano di tornare a volare.
In collaborazione con Evart, Associazione per L’Arte, la Cultura e la Promozione del Territorio

» venerdì 6 marzo ore 17 – VIAGGIO NELLA COMUNITÀ DEI SAPERI ISTRUZIONE E DEMOCRAZIA
Manuela Gallerani – docente di Pedagogia generale e sociale, Università di Bologna – PROBLEMATICISMO ED ENGAGEMENT IN GIOVANNI MARIA BERTIN
Introduce Daniela Cappagli
Giovanni Maria Bertin fu Filosofo e Pedagogista (1912-2002). E’ stato docente di Pedagogia all’università di Catania e di Bologna e Preside della Facoltà di Magistero di Bologna.
Il suo pensiero è legato al razionalismo critico di A. Banfi, di cui fu allievo a Milano. Con richiami frequenti alle posizioni filosofiche del maestro, ha sviluppato il tema della problematicità dell’esperienza, di quella pedagogica in particolare. Ha analizzato il problema educativo nella sua complessa fenomenologia, anche attraverso un serrato confronto con le principali correnti filosofiche e pedagogiche contemporanee e nella prospettiva di un’etica e pedagogia dell’impegno razionale.
Educare alla ragione significa, promuovere e perseguire il “maturare di un’intelligenza che sappia lottare contro ciò che intelligente non è, ciò che è preconcetto, capzioso, retorico, mistificatorio; che senta il dovere di vedere chiaro, di informarsi con esattezza, di documentarsi, di considerare le questioni da molteplici punti di vista; che rifiuti di formarsi opinioni e convinzioni sotto la pressione di emozioni, suggestioni, slogan”. [da “Educazione alla ragione”],
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Attività culturali Marzo 2015

Attività culturali Marzo 2015 in formato pieghevole
archibiblio marzo 2015_pieghevole.pdf

Attività culturali Marzo 2015 in formato A4
archibiblio_marzo_2015_a4.pdf