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Alain Joxe, L’impero del caos. Guerra e pace nel nuovo disordine mondiale, Sansoni, Milano 2003.  

   

Dopo la fine della Guerra Fredda l’umanità ha vissuto per una breve stagione il sogno di un mondo che realizza la pace mondiale sotto la guida dell’Onu. La realtà ha smentito nettamente questo sogno: vi è una potenza, gli Stati Uniti, che costringe l’Onu a piegarsi al proprio volere, e guida la politica mondiale non cercando di realizzare un ordine qualsiasi, ma creando intenzionalmente un caos mondiale, strutturato in zone di interesse secondo un modello frattale. Questa politica è al servizio dell’espansione delle imprese multinazionali, che annulla ormai i poteri e le prerogative degli stati nazionali. Questo sistema dimentica del tutto l’ideale della fratellanza, che il comunismo ha cercato a suo modo di realizzare. Benché i suoi fautori cerchino di convincere del contrario (anche attraverso iniziative falsamente umanitarie), la globalizzazione produce ricchezza per pochi e miseria per la stragrande maggioranza dell’umanità. Quale realtà politica potrà incarnare il valore della fratellanza? Tale compito per Joxe spetta all’Europa, ed in particolare alla Francia, che ha la missione di insegnare al mondo l’idea di repubblica sociale ed i valori rappresentati dalla Rivoluzione. L’annullamento del debito dei paese poveri può essere una prima applicazione del principio di fratellanza.

Il mondo attuale caratterizzato dal disordine politico rappresenta quella condizione di lotta di tutti contro tutti da cui parte la filosofia politica di Hobbes. Soffermandosi sul filosofo inglese, Joxe ne evidenzia soprattutto il legame indissolubile, nel potere, tra obbedienza e protezione. Chi ha il potere merita obbedienza solo nella misura in cui riesce a proteggere chi gli si sottopone. Questo vuol dire che quando il sovrano diviene incapace di proteggere, i sottoposti recuperano il diritto all’autoprotezione e si ricade nello stato di natura iniziale. Questo è ciò che si verifica oggi. La globalizzazione rende vano il tentativo di protezione da parte degli Stati, senza sostituirla con una protezione sopranazionale (l’Onu paralizzato, gli Stati Uniti che perseguono esclusivamente i propri interessi, pianificando il caos). La ricostruzione del politico potrà avvenire attraverso l’Europa, che è una realtà sovranazionale ma non imperiale, che assicuri la pace interna  e la difesa.

Nel caos attuale, nel quale si proclamano i Diritti Umani e al tempo stesso si moltiplicano i massacri, si delinea la fine del capitalismo liberale. Il capitalismo è nato con la fine della schiavitù, che ha favorito il lavoro libero, gli scambi e l’accumulazione del capitale. Ma la situazione attuale è quella di un neo-schiavismo, poiché non è possibile considerare diversamente la condizione dei lavoratori nelle manifatture dei paesi del Terzo mondo. Nell’economia globalizzata risulta difficile stabilire il confine tra impresa e criminalità. Eppure questo confine va stabilito, altrimenti “la pace e la nozione stessa di pace andranno perdute per molte generazioni” (p.120). Bisogna intervenire sulla circolazione dei capitali, frenandola attraverso la tassazione (come con la Tobin tax) e limitando la speculazione. Questo intervento sui capitali spetta all’Europa, che con la possibile alleanza del Giappone potrà essere il luogo della resistenza alla mondializzazione selvaggia; se necessario, questi provvedimenti andranno difesi anche militarmente.

Un primo approccio strategico statunitense al problema dell’assetto mondiale dopo la Guerra fredda  è stato quello di Samuel Huntington, che nel ’93 ha proposto in un fortunato articolo di dividere il mondo il sei o sette grandi civiltà, tra le quali tre sono le più importanti: occidentale, taoista-confuciana e islamica. I conflitti sono tra civiltà. Occorre impedire che le altre due civiltà si uniscano contro quella occidentale. Nello stesso periodo ottiene successo anche il paradigma delle ondate di civilizzazione, proposto dai coniugi Alvin ed Heidi Töffler. Secondo questo paradigma, vi sono state nella storia tre ondate di civilizzazione: quella neolitica, quella industriale e quella elettronica. Lo scontro non è tra gruppo religiosi, ma tra ondate di civilizzazione. Il ’93 è anche l’anno in cui Anthony Lake, consigliere alla Sicurezza nazionale di Bill Clinton, presenta il suo paradigma dell’ enlargement, secondo il quale la strategia statunitense dopo il contenimento dell’epoca della Guerra fredda dovrà essere quella dell’allargamento del mondo libero, e con esso dell’economia di mercato. Questo paradigma prevede anche l’intervento unilaterale in aree “barbariche”.

Nel 1994 si concretizza negli Stati Uniti la Rivoluzione nelle questioni militari (Rma).  Secondo questa scuola, il mondo dopo la Guerra Fredda è diventato imprevedibile. Quattro principi orientano la guerra in questo nuovo quadro dominato dall’incertezza: il dominio dell’informazione, la sinergia tra armi diverse, il disimpegno (combattimento senza contatto) e la civilizzazione  (richiamo a risorse della società civile). A partire dal ’95, con l’avvento della globalità, si delinea per gli Stati Uniti la necessità di nuove alleanze. L’ allargamento della Nato alla Russia consente di affrontare efficacemente ogni focolaio di insicurezza, trasformando la Nato in un’alleanza offensiva. Partners privilegiati diventano anche il Giappone e la Corea del Sud, mentre la Cina diventa peer competitor, l’avversario che potrebbe contendere agli Stati Uniti la leadership mondiale.

In un discorso del 6 marzo 1996 Anthony Lake, teorico influente dell’era clintoniana, indica tra i pericoli l’estremismo israeliano ed il fanatismo religioso, gli “stati canaglia”, la diffusione di armi di distruzione di massa, le mafie, il traffico di droga e la depredazione dell’ambiente.

Dopo il ’96 continuano a crearsi alleanze tradizionali, che però assumono un significato offensivo nell’ottica dell’ enlargement. Con l’avvento di Bush, e l’individuazione del nemico nel terrorismo, gli Stati Uniti perdono ogni interesse per alleanze tradizionali, e si assumono il compito di gestire da soli il disordine mondiale.

L’Atto fondatore Nato-Russia parla al capitolo secondo di una «regione euro-atlantica» nella quale intervenire per la gestione dei conflitti e delle crisi. La Nato potrebbe essere chiamata dalla Russia a combattere nell’Asia centrale, per difendere i propri interessi. L’intervento armato contro i talebani in Afghanistan è legato all’intenzione di controllare la regione gas-petrolifera dell’Asia centrale, ma risponde anche alla volontà di contrastare le mire di India e Cina su quella regione. Dopo la vittoria contro i talebani, gli Stati Uniti sono sembrati alla ricerca di una guerra con la quale consolidare il loro potere mondiale, individuando le possibili aree di intervento nei punti di contatto tra civiltà, secondo il paradigma di Huntington. Nel discorso sullo Stato dell’unione del gennaio 2002, Gorge W. Bush indica tre obiettivi della lotta americana contro il male: Corea del Nord, Iraq ed Iran. Il discorso suona come una vera e propria dichiarazione di decesso dell’Onu, ed indica chiaramente l’avvento di un impero che rifiuta di piegarsi a qualsiasi altra autorità.  

Scheda di Antonio Vigilante

in http://palabre.altervista.org/libri/joxe.shtml

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Matera e Adriano Olivetti

MATERA E ADRIANO OLIVETTI – di FEDERICO BILO’ e ETTORE VADINI – ed. FONDAZIONE OLIVETTI

Se Matera diventa capitale della cultura lo deve a Olivetti

Rimpianto per l’epoca della ricostruzione, quando pareva ancora possibile che l’urbanistica si inserisse in un progetto sociale e politico più ampio per lo sviluppo del paese. Corriere della Sera, 25 febbraio 2015

Se Matera è stata scelta come capitale europea della Cultura per il 2019 lo deve ad Adriano Olivetti e alla pattuglia di intellettuali e professionisti che negli anni Cinquanta lo accompagnò nella realizzazione di un’apparente utopia: fare di Matera, la città considerata «la capitale dell’Italia contadina», un’altra Ivrea. Replicare, nel Mezzogiorno d’Italia, ma senza colonialismi né forzature, ciò che era avvenuto nel Canavese di Olivetti, cioè creare una «comunità di persone» che lavorano e vivono in armonia tra loro e con l’ambiente che li circonda, perché «ricostruite» anche moralmente ed «educate a pensare».

Era da poco finita la guerra, l’Italia viveva degli aiuti americani del Piano Marshall e negli Stati Uniti era esplosa la curiosità di conoscere il nostro Sud e, in particolare, le due facce di quella città, Matera, raccontata da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli come un unicum trogloditico (i Sassi) abbandonato alla miseria e all’arretratezza, ma anche come «una città bellissima, pittoresca e impressionante».

Olivetti era amico di Levi e durante i suoi viaggi negli Usa si rende conto dell’interesse suscitato anche lì dai temi di quel libro, che per lui erano stati illuminanti. Così nel 1947, diventato commissario dell’Unrra-Casas (l’organismo delle Nazioni Unite per la ricostruzione dei Paesi danneggiati dalla guerra e per il soccorso ai senzatetto), e poi nel 1950 presidente dell’Inu (l’Istituto nazionale di urbanistica), Olivetti «recluta» un giovane professore americano dell’Arkansas, Friedrich Friedmann, e gli affida la direzione di una commissione di studio sui Sassi. Nello stesso tempo, chiede a un gruppo di urbanisti, architetti e sociologi guidati da Ludovico Quaroni di progettare, alle porte di Matera, un villaggio modello che si chiamerà La Martella («l’altra Ivrea»), in cui sarebbero andati ad abitare una parte dei 16 mila contadini stipati nelle 3 mila grotte dei Sassi. Risanare i Sassi, dunque, per non abbandonarli al degrado. Ma dimezzarne la popolazione — costretta a vivere insieme con le bestie e a morire di malaria — trasferendo l’altra metà, assegnataria di terre coltivabili grazie alla Riforma agraria, a La Martella, dove avrebbe abitato case degne e ritrovato la dimensione comunitaria dei Sassi senza patirne i guasti.

Risultati immagini per Matera e Adriano Olivetti. Conversazioni con Albino e Leonardo Sacco,

Questa formidabile avventura, cominciata nel 1950, l’anno in cui Olivetti lancia la macchina per scrivere Lettera 22, è raccontata in un libro altrettanto formidabile, Matera e Adriano Olivetti. Conversazioni con Albino e Leonardo Sacco, di Federico Bilò e Ettore Vadini (edito dalla Fondazione Olivetti, pp. 278). Il volume è arricchito da una conversazione inedita tra la figlia di Adriano, Laura, e Friedmann, il quale, per far capire bene chi era e come ragionava Olivetti, racconta che «tra le cose che mi fecero una certa impressione a Ivrea, c’era un concorso mensile riservato agli operai, che dovevano recensire un libro: i vincitori venivano mandati a spese dell’azienda in una scuola di formazione tecnologica». Il libro di Bilò e Vadini è indispensabile per capire i Sassi, Matera, il Sud e l’entusiasmo di quei giovani, tra i quali i fratelli materani Albino e Leonardo Sacco, che vi si dedicarono con tutta l’anima.

Al punto che oggi, un giovanotto di 91 anni qual è Leonardo Sacco — amico fraterno di Levi e Olivetti — ha avuto l’idea di cedere alla Regione Basilicata i suoi diecimila volumi al prezzo simbolico di un euro affinché a La Martella e a Matera sorgano due biblioteche intitolate ad Adriano Olivetti. E tuttavia, nonostante l’accordo firmato e i mille discorsi (infarciti di molto inglese inutile) sulla capitale europea della Cultura che deve tutto a quel signore di Ivrea, per le biblioteche il treno si è fermato. Di nuovo a Eboli?

 scarica qui il libro:

conferenza

In Ariostea dal 23 al 27

» lunedì 23 febbraio ore 17 – IN EVIDENZA
LEGGERE FACILE, LEGGERE TUTTI – Libri per ipovedenti alla Biblioteca Ariostea
Presentazione del nuovo servizio di prestito dedicato a persone ipovedenti, persone anziane e a tutti coloro che hanno la vista indebolita.
L’attivazione del servizio è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra il Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara e la Biblioteca Italiana per Ipovedenti B.I.I. ONLUS di Treviso che ha donato un primo quantitativo di libri a grandi caratteri.
La Biblioteca Ariostea, da sempre aperta e disponibile a nuove sfide, ha creato un apposito spazio nel quale accogliere e mettere gratuitamente a disposizione dell’utenza i nuovi testi stampati a caratteri più grandi rispetto a quelli ordinari, realizzati secondo criteri e parametri che rendono più agevole la leggibilità dei testi e non affaticano la vista. Si tratta di pubblicazioni speciali, con caratteristiche di impaginazione specifiche: il tipo e le dimensioni del carattere, spazi maggiorati fra le singole parole e fra le singole lettere, elevato contrasto dell’inchiostro sulla pagina, l’interlinea, i margini, la grammatura e il grado di opacità della carta (stampa su carta avoriata per ridurre fastidiosi riflessi), sono studiati espressamente per rilassare la vista e rendere la lettura più piacevole. Il servizio “Leggere Facile, Leggere Tutti” è completamente gratuito; il personale bibliotecario assiste l’utente per l’utilizzo del servizio stesso: consultazione, scelta, prestito, riconsegna dei volumi; al servizio si accede direttamente in Ariostea o da qualsiasi biblioteca del Polo bibliotecario ferrarese anche attraverso il servizio Interlibro.
A cura di Arianna Chendi – Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara
» martedì 24 febbraio ore 17 – LIBRI IN SCENA
Massimo Bocchiola – L’INVENZIONE DI UNA SCRITTURA
Introduzione allo spettacolo “L’INVENZIONE DELLA SOLITUDINE” in programma dal 25 Febbraio al Teatro Comunale di Ferrara
Con “L’invenzione della solitudine” Paul Auster passa da un’attività creativa volta principalmente alla poesia, scritta e tradotta, alla prosa. In breve diventerà scrittore di romanzi. Questo libro breve, eccezionale per intensità emotiva e suggestioni formali, segna il momento di transito marcando nel contempo alcuni elementi primari che l’autore non abbandonerà più.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea, in collaborazione con Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara
» mercoledì 25 febbraio ore 17 – CIBO, AMBIENTE, SALUTE
INTRODUZIONE ALLA MACROBIOTICA PIANESIANA – Primo incontro del nuovo ciclo di appuntamenti dedicati al rapporto cibo-ambiente-salute, secondo la Macrobiotica Pianesiana
Ne parlerà un allievo di Mario Pianesi
Nel nostro Paese la Macrobiotica si è diffusa grazie a Mario Pianesi, che oltre trent’anni orsono iniziò a praticarla. Lesse “Lo Zen Macrobiotico” di Georges Ohsawa e, attratto dalla saggezza della cultura millenaria cinese ed orientale, iniziò a studiare e ad approfondire quelle teorie che lo indussero, nel 1980, a ideare e fondare l’Associazione Nazionale e oggi anche Internazionale “Un Punto Macrobiotico”.
Attraverso lo Sviluppo Sostenibile Pianesiano e l’idea di una Policoltura più rispettosa della Natura e dell’Ambiente, il Prof. Mario Pianesi ha sviluppato delle proposte efficaci realizzabili in tutti i continenti come dimostrano i diversi progetti attualmente in corso. Il Prof. Mario Pianesi, per questi originali sviluppi, ha ricevuto diversi ed importanti riconoscimenti come le due medaglie d’oro al merito da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le numerose cittadinanze onorarie tra le quali alcune insieme a Tara Gandhi (nipote del Mahatma Gandhi) ed encomi da parte di Stati di tutti i continenti.
A cura del Circolo Culturale “Un Punto Macrobiotico” di Ferrara
» giovedì 26 febbraio ore 17 – VIAGGIO NELLA COMUNITÀ DEI SAPERI
IVAN ILLICH: L’ISTRUZIONE È UN MITO CLASSISTA E MUTILANTE – Conferenza di Fabio Milana
Introduce Piero Stefani
Ivan Illich (Vienna 1926 – Brema, 2002) scrittore, storico, pedagogista e filosofo austriaco. Intellettuale di vasta cultura, era un libero pensatore, fuori da ogni schema. Il suo essenziale interesse fu rivolto all’analisi critica delle forme istituzionali in cui si esprime la società contemporanea, nei più diversi settori, dalla scuola all’economia e alla medicina, ispirandosi a criteri di umanizzazione e convivialità, derivati anche dalla fede cristiana, così da poter essere riconosciuto come uno dei maggiori sociologi dei nostri tempi. ‘Descolarizzare la società’ è stato uno dei suoi libri che ebbe grande successo negli anni ’70 e fu letto come un messaggio di libertà dagli schemi autoritari.
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara
» venerdì 27 febbraio ore 17 – SCIENZA E SALUTE

Luca Ferraro – CONSEGUENZE A BREVE E LUNGO TERMINE INDOTTE DAL CONSUMO DI MARIJUANA DURANTE LA GRAVIDENZA E/O L’ALLATTAMENTO SULLE FUNZIONI COGNITIVE NEUROCHIMICHE E COMPORTAMENTALI DELLA PROLE
Nella relazione saranno riassunti dati neurochimici, morfologici e neurocomportamentali, ottenuti prevalentemente dal nostro gruppo di ricerca, dimostranti che l’esposizione materna a derivati della Cannabis Sativa induce una riduzione delle capacità cognitive nella prole. Questi deficit cognitivi sono associati ad una riduzione della trasmissione glutammatergica corticale e ippocampale e ad alterazioni morfologiche neuronali. Tali risultati sono in linea con i dati clinici che dimostrano che il consumo di marijuana da parte delle donne in gravidanza ha conseguenze negative sulle funzioni cognitive dei loro figli. Così, anche se è spesso difficile e talvolta fuorviante estrapolare risultati ottenuti dai mode lli animali all’uomo, è possibile ipotizzare che le alterazioni neurochimiche e morfologiche osservate nei nostri esperimenti siano alla base, almeno in parte, di alcuni dei deficit cognitivi che influenzano bambini esposti a cannabinoidi in fase gestazionale.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

filosofia

GIORDANO BRUNO, il coraggio della libertà!

di Maria Mantello

Giordano Bruno chiama ognuno a costruire libertà e giustizia. Liberi di pensare! Liberi di scegliere! Nella responsabilità delle nostre individuali autodeterminazioni. È scomodo per gli imbecilli e i tiranni. È maestro di libertà e laicità per chi non vuole essere eterno minore, perché – scrive il nostro filosofo – nel corpo han la catena che le stringe […] ne la mente il letargo che uccide».

Bruno sapeva bene che «il servilismo è corruzione contraria alla libertà e dignità umane». Sapeva bene che senza autonomia di pensiero, di ricerca non c’è futuro non c’è speranza né per gli individui, né per gli Stati. E per questo chiama ognuno a spezzare le catene della soggezione mentale etica politica economica e sociale. Ed è in questa prospettiva che accoglie con entusiasmo la rivoluzione copernicana, che amplifica e sviluppa nel suo rivoluzionario infinito.

Di questo infinito divenire fa parte ogni essere umano, che produce infinite possibilità di autonoma ricerca intellettuale ed etica. Che può e deve agire per costruire responsabilmente libertà e giustizia. Nell’infinito di Bruno l’umana ragione è liberata dalla grotta dei moduli ripetitivi e stantii. Bruno insegna ad alzare la testa contro potenti e tiranni che proprio col confessionalismo e nel confessionalismo tengono sottomesse le menti.

Ecco perché è scomodo. Ecco perché è stato mandato al rogo.

Ai padroni dell’anima ha tolto il supporto ideologico, perché l’anima è mente funzione corporale, fisica cerebrale. Ha svelato i meccanismi antropologici di soggezione che proprio su supposte idee di anima si creano abituando a cercare padri-padroni-padreteni a cui affidarsi.

Bruno si proclama «risvegliatore di dormienti». E la sua lezione è ancora una sveglia nel nostro tempo dove mordacchie e lavaggi del cervello continuano per imporre un mondo di schiavi. Soprattutto se donne.

Forse, vale appena ricordare che Giordano Bruno, in un contesto dove certo la misoginia non mancava e si mandavano al rogo centinaia di povere donne con l’accusa di stregoneria (e alla stregoneria credevano insospettabili intellettuali) scriveva nel De la causa principio et uno: «Mirate chi sono i maschi, chi sono le femine. Qua scorgete per suggetto il corpo, ch’è vostro amico, maschio, là l’anima che è vostra nemica, femina. Qua il maschio caos, là la femina disposizione (rigore); qua il sonno, là la vigilia; qua il letargo, là la memoria; qua l’odio, là l’amicizia; qua il timore, là la sicurtà; qua il rigore, là la gentilezza; qua il scandalo, là la pace; qua il furore, là la quiete; qua l’errore, là la verità; qua il difetto, là la perfezione; qua l’inferno, là la felicità […] E finalmente tutti vizii, mancamenti e delitti son maschi; e tutte le virtudi, eccellenze e bontadi son femine».

Ecco allora che Bruno è vivo – forte – potente davanti a noi perché ha denunciato l’arroganza e l’ingiustizia di un mondo dove la libertà non può essere la tracotanza di chi nega emancipazione e autodeterminazione altrui. Non c’è libertà senza pari dignità. Non c’è libertà senza parità di diritti e doveri. E Bruno ci chiama al coraggio dell’azione per la costruzione di un mondo di liberi e pari.

Ognuno ha intelletto e mani, afferma Giordano Bruno, ma è la mano, l’operosità, l’agire che ci rende intelligenti.

Christian René de Duve, premio Nobel per la medicina (1974) ha scritto: «L’Homo sapiens, quello che possiede conoscenza, deriva dall’Homo habilis, colui che sapeva usare le mani». Un bel riconoscimento per il nostro Giordano Bruno, che a proposito di evoluzionismo secoli prima di Darwin scriveva nella Cabala del cavallo Pegaseo che senza la mano «l’uomo in luogo di camminare serperebbe, in luogo d’edificarsi palaggio si caverebbe un pertuggio, e non gli converrebbe la stanza, ma la buca».

In questa buca di un mondo di schiavi, oggi non manca chi ci vorrebbe riportare… Sono i cattolicisti di casa nostra, che comunque devono fare i conti con la laicità e la democrazia che abbiamo faticosamente conquistato; sono i cultori della Jihād che vogliono imporre il califfato mondiale, e per questo hanno elevato l’assassinio e la schiavitù a mezzo e fine.

Contro tutto questo la filosofia di Giordano Bruno si erge potente e forte baluardo di laicità e libertà.

L’articolo Nel nome di Giordano Bruno, “je suis laïque” sembra essere il primo su nuovAtlantide.org – Nuova Atlantide.

libri

Lavoro di comunità e ricostruzione civile

Nel secondo dopoguerra lo sviluppo di partiti, organizzazioni «collaterali» ed enti pubblici sembrò mettere ai margini le pratiche di autogestione dell’intervento sociale. Tuttavia, pur da posizioni minoritarie, nascevano lungo la penisola associazioni e piccole istituzioni autonome, attive nel lavoro sociale e animate da giovani operatori e militanti di base che sentivano come maestri alcuni intellettuali delle generazioni precedenti, come Ernesto Codignola, Aldo Capitini, Guido Calogero, Adriano Olivetti.

Nata a Zurigo nel 1912, e arrivata in Italia nel 1945, alla guida di una équipe del Soccorso operaio svizzero, Margherita Zoebeli (Margrit Zöbeli) fu la più giovane e meno nota tra i maestri dell’intervento sociale ed educativo. Centrale è il suo legame ideale con la tradizione di quell’umanesimo socialista e anarchico che aveva aperto la strada, nel corso del XIX secolo, ai movimenti di emancipazione popolare: una tradizione egualitaria ma rispettosa delle differenze e dell’altro che la storiografia più recente torna – negli odierni tempi di crisi economica e sociale – a riscoprire e studiare.

Seguendo il filo di corrispondenze epistolari, amicizie e collaborazioni, ascoltando le testimonianze e incrociando gli archivi personali di protagonisti più o meno noti, le vicende del Centro educativo italo-svizzero e della sua fondatrice portano ad approfondire, contemporaneamente, la storia di altre strutture autonome, vicine per spirito e intendimenti a quella di Rimini. A partire dalla biografia politica e professionale di Margherita Zoebeli, questo libro intende dunque fornire uno spaccato del lavoro di comunità e delle esperienze di impegno sociale e pedagogico che caratterizzarono l’Italia nel periodo che corre dalla Ricostruzione agli anni Settanta.

http://www.clionet.it/news-clionet-3.asp?pr2_cod=188

conferenza

Puccini e le donne

lunedì 16 febbraio ore 17 – CHIAVI DI LETTURA – OPINIONI A CONFRONTO SULL’ATTUALITÀ

MAFIA A FERRARA – Allarmismo o rischio reale?
A cura di Sergio Gessi, direttore del quotidiano online Ferraraitalia
La notizia è sconcertante e merita di essere indagata. Recenti dati raccolti dall’Osservatorio sulla legalità di Unioncamere Emilia-Romagna e Universitas Mercatorum relativi allo sviluppo del fenomeno mafioso segnalano a Ferrara un allarmante incremento delle infiltrazioni che colloca la nostra città al secondo posto in regione e al quinto a livello nazionale. Ferrara, dunque, sorprendentemente permeabile e vulnerabile. E’ mai possibile? E se è così perché non ce ne siamo accorti?
Attorno a questi interrogativi sorgono altre domande alle quali cercheremo di trovare risposta. Cosa significa mafia oggi? Quali sono le modalità operative di un’organizzazione criminosa di stampo mafioso, in quale maniera penetra e si muove nel territorio, quali legami stipula e su quali connivenze fa leva?
Alla riflessione stimolata da autorevoli esperti, alterneremo suggestioni narrative e testimonianze dirette.
In collaborazione con il quotidiano online Ferraraitalia – L’informazione verticale

» martedì 17 febbraio ore 17 – LIBRI IN SCENA
Francesca Capossele e Mario Sileo – Introduzione allo spettacolo “LA SCUOLA” in programma dal 19 Febbraio al Teatro Comunale di Ferrara
La scuola è una prigione o un tempio della cultura? Gli insegnanti sono i prigionieri dell’istituzione o i sacerdoti del sapere? E gli alunni? Vittime o discepoli assetati di cultura?
L’ambivalenza del mondo scolastico è, da Aristofane a Rabelais, da Collodi a De Amicis, fonte di amaro umorismo.
Si confrontano con questo tema due insegnanti, una “letterata” (Francesca Capossele) ed un “matematico” (Mario Sileo), che partendo da letture tratte dalle opere di Domenico Starnone attraversano le contraddizioni, ma anche le soddisfazioni, legate al microcosmo di una scuola.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea, in collaborazione con Teatro Comunale Claudio Abbado di Ferrara

» mercoledì 18 febbraio ore 16,30 – COMPAGNIA DEL LIBRO
JOHN STEINBECK, UN’ECLETTICA VOCE DEL SUO TEMPO – La Compagnia del Libro entrerà nel mondo di Steinbeck dando una prospettiva il più ampio possibile sulla sua vasta bibliografia, con letture e analisi di Elisa Orlandini, Silvia Lambertini, Linda Morini, Matteo Pazzi, Sabina Zanquoghi, Giovanna De Simone
Ci sono pochi scrittori come John Steinbeck. Anzi forse non ce ne sono altri. Nessuno più di lui ha rispecchiato lo zeitgeist di un’epoca, capace di spaziare senza problema dal romanzo ironico (Vicolo Cannery) al romanzo sociale (Furore), dall’epopea famigliare (La Valle dell’Eden) al romanzo d’ambientazione storica (La Santa Rossa). Steinbeck con la sua vasta produzione si fa portavoce di un’epoca. L’importanza di questo autore nella letteratura contemporanea è incredibile, basti pensare anche solo a “Furore” e a tutto quello che la pubblicazione di questo romanzo ha portato con sé. Un testo che i n America diventa un simbolo, il suo Tom Joad diventa un’icona popolare, sempre dalla parte del più debole, sempre dalla parte degli sconfitti, la sua valenza è così totale da aver smosso, negli anni, anche cantautori del calibro di Woody Guthrie e di Bruce Springsteen. In Italia, Steinbeck arriva negli anni quaranta e viene pesantemente censurato per via del regime totalitario fascista, tant’è che solo da pochi mesi è uscita una versione riveduta, corretta e ampliata di “Furore” che ha dato nuovo lustro a questo capolavoro della letteratura, assegnandoli finalmente un posto d’onore sul palco della letteratura contemporanea.
In collaborazione con Associazione Culturale Il Gruppo del Tasso

» giovedì 19 febbraio ore 16,30 – ANATOMIE DELLA MENTE 2015 – ANNO VIII
GIACOMO PUCCINI E LE DONNE – Le donne nella vita e nelle opere del grande musicista: uno studio psicobiografico
A cura di Stefano Caracciolo, ordinario di Psicologia Clinica all’Università di Ferrara
Un ciclo di incontri con il quale ci si propone di esplorare paesaggi straordinari come la Storia, la Follia, la Musica, la Malattia, l’Anima, il Cinema, la Poesia, la Morte e la Vita attraverso la lente della Psicologia. La Psicologia come moderno strumento di lettura per capire dove siamo e se le attuali conoscenze scientifiche e tecnologiche possono orientarci nel trovare punti di riferimento nella realtà.
La conferenza è dedicata a quanto la presenza femminile ha contrassegnato l’esistenza e l’immaginario del grande compositore toscano.
In collaborazione con Sezione di Psicologia Generale e Clinica della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Ferrara

» venerdì 20 febbraio ore 17 – VIAGGIO NELLA COMUNITÀ DEI SAPERI QUANDO LA TIPOGRAFIA ERA UNA TECNOLOGIA AVANZATA
FREINET E LE SCUOLE IN RETE – Conferenza di Giovanni Fioravanti introduce Sandra Carli Ballola
Célestin Freinet (Gars, 1896 – Saint-Paul-de-Vence, 1966) è stato un pedagogista ed educatore francese, fautore della pedagogia popolare e della necessità di laicità per la scuola. L’insieme della sua proposta didattica va sotto il nome di metodo naturale. È la proposta di fare riferimento alla vita reale sia per quanto riguarda gli strumenti, che per quanto riguarda i metodi di lavoro. La struttura cooperativa, necessaria per gestire l’École Freinet, viene utilizzata per rendere i ragazzi compartecipi dei problemi, anche finanziari, legati alla gestione della loro attività, permettendo loro di costruirsi un sistema di valori che comprende il rispetto del bene comune e la costruzione del senso di gruppo. Altro aspetto importante è l’idea di dare una dignità di “prodotto culturale autonomo” al lavoro de gli alunni. Per raggiungere questo obiettivo propone l’utilizzo di tutte le più moderne tecnologie.
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara
biblioteca, conferenza

In Ariostea dal 9 al 13 febbraio

» lunedì 9 febbraio ore 17 – INVITO ALLA LETTURA
Carlo e Ghila Pancera – CON LO SGUARDO DEL CONDOR (Este Edition, 2014)
Conoscenza e auto-formazione lungo le strade delle Ande e del Perù
Questo libro, dedicato all’ambiente geografico e culturale delle Ande peruviane, è un diario di viaggio corredato da osservazioni e considerazioni su ciò che gli autori hanno appreso di un contesto umano e sociale molto differente dal nostro, nel viaggio verso l’interno. Ma è anche spunto per una riflessione su sé stessi ed in particolare sul processo conoscitivo e trasformativo che le esperienze permettono di compiere. Il volume è corredato da intermezzi: fiabe del folklore, storie di donne, citazioni da reportages di grandi viaggiatori e da alcune sintesi sulla “cosmovisione” di antica origine incaica o pre-incaica.
***
Fernando Sancén Contreras
ETICA E FUTURO (Este Edition, 2015)

Risposta ai quesiti che la Scienza e la Tecnica pongono all’educazione di oggi
Analizzare le più recenti tendenze del rapporto fra la ricerca scientifica di ultima generazione e l’etica, rappresenta sia obiettivo che contenuto educativo di sicuro interesse. È un obiettivo perché addestra al pensiero critico attraverso una prassi di lettura-decostruzione che va oltre le esigenze di eventificazione e di mercato che, inevitabilmente, riguardano tutta la comunicazione pubblica; e poi perché mira alla comprensione il più possibile libera da suggestioni indotte, il che risulta essere indispensabile per esercitare un’opzione di scelta oltre che per acquisire una buona informazione. Il volume non si volge solo ai ricercatori, bensì anche a quanti, che a vario titolo, si dedicano all’educazione nei suoi molti versanti.

Ne parleranno Carlo e Ghila Pancera e Anita Gramigna
Modera l’incontro Riccardo Roversi, editore
A cura di Este Edition

» martedì 10 febbraio ore 17 – DONNE AL LAVORO
PERCHÉ LE DONNE ITALIANE NON FANNO CARRIERA – L’ETERNA SEGRETARIA
La svalutazione del ruolo femminile nel quotidiano e nel mondo professionale, lingua e sessismo, denominazioni di professione
Intervengono Hugues Sheeren e Chiara Baiamonte
Presentano e coordinano Simona Gautieri e Sara Macchi
Essere scambiata per la segretaria, per la donna delle pulizie, per l’hostess, anche quando si ricopre una mansione lavorativa di altro livello, non essere chiamata con il proprio titolo riconosciuto invece ai colleghi, ad esempio dottore o ingegnere, ma con il proprio nome o altro come “cara”, “stellina” o “principessa” è pane quotidiano della vita di ogni donna. Nel corso di questo incontro parleremo del sessismo e della parità di genere linguistica, nel quotidiano e nel mondo professionale, e di come anche la lingua possa essere discriminatoria se usata male, come nel caso delle denominazioni di professioni declinate al femminile. Di questo ci parlerà Hugues Sheeren, professore di Lingua Francese all’Università di Ferrara. Il suo sarà un paragone tra la nostra lingua e quella francofona, lingua che, grazie a decisioni prese a livello istituzionale, ha saputo evolversi e adattarsi in una società in evoluzione. Insieme a Sheeren, presenzierà all’incontro un’altra docente uni versitaria e Psicoterapeuta, dott.ssa Chiara Baiamonte, che ha presentato lo Sportello Antidiscriminazione dell’Unife.
In collaborazione con Servizio Biblioteche e Archivi e Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara

» mercoledì 11 febbraio ore 17 – INCONTRO CON L’AUTORE
Emanuela Calura – DESIDERIO E AMOR CORTESE
Saggio Su Gaspara Stampa e il Rinascimento (Lampi di stampa Editore)
Dialoga con l’autrice Monica Farnetti
Il saggio nasce con l’intento di sondare una struttura, una trama, una rete di un universo di linguaggio dalla tessitura ben ordita ma ancora poco conosciuta, quale è quella della poesia femminile, in particolare italiana e rinascimentale del 1500. Indicativamente, le date entro cui si svolge questo percorso sono comprese tra il 1540 e il 1560, con radici e origini tematiche già nella prima metà del secolo. Non a caso l’argomento di cui si tratta riguarda la poesia d’amore, tesa a superare il vieto petrarchismo ormai vulgato di tanta lirica coeva. In questo senso Gaspara Stampa, la sua voce, rimane esemplare. Ella ha dato pienamente espressione, attraverso il linguaggio sovraordinato, coordinato e subordinato, al desiderio femminile amoroso, pur rimanendo entro i canoni prestabiliti dalla lirica allora in voga: il sonetto. Tra tradizione e innovazione, qualcosa, entro le pieghe di quello “stile” così codificato, emerge e balza in primo piano con una evidenza fino ad allora in edita ed insolita: il Desiderio. Già allora, “ella”, la poetessa, si poneva la domanda: Che cosa significa vivere per il Desiderio? Da questa domanda derivano le altre due fondamentali: Che cosa è “quindi” la passione? “Cosa” sarà mai “dunque” “l’amore” per lei? La risposta non è certo facile. Ma forse una via Gaspara l’ha trovata: desiderare da lontano, secondo i canoni dell’amor cortese. Secondo i canoni di questa “tradizione amorosa” ella si spinge “oltre”, con uno sguardo estremamente moderno: lo sguardo femminile desiderante. L’oggetto prezioso, brillante, il gioiello. L’oggetto lontano e vicino al tempo stesso.
In collaborazione con l’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

» giovedì 12 febbraio ore 17 – VIAGGIO NELLA COMUNITÀ DEI SAPERI
DON MILANI. L’OBBEDIENZA E LA VIRTÙ – Conferenza di Daniele Civolani (Presidente Anpi Ferrara ) introduce Fiorenzo Baratelli
Don Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti (Firenze 1923 – Firenze 1967) è stato un sacerdote, scrittore, ed educatore italiano. Nel 1954, a causa di contrasti con la Curia di Firenze, venne mandato a Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna in Mugello, dove iniziò il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto alle classi popolari, dove, sperimentò il metodo della scrittura collettiva. A lungo contrastato dalle autorità scolastiche e religiose, don Milani è stato una delle personalità più significative del dibattito culturale del dopoguerra e la sua vita rappresenta ancora oggi una grande testimonianza di fedeltà nelle sua scelta di essere dalla parte degli ultimi e di operare attivamente per la costruzione di una società giusta. Nel libro ” Lettera ad una professoressa”, giunge a rivoluzionare il ruolo di educatore, denunciando la natura classista dell’istituzione scolastica italiana e proponendo nuovi obiettivi e nuovi strumenti che potessero concretamente andare incontro ai bisogni dei ceti meno privilegiati. Don Milani ha saputo inviare un messaggio nuovo, pedagogico, sociale e politico, seguito da moltissimi giovani che, negli anni ’60 e 70, accolsero il suo operato come esempio e incitamento alla costruzione di una società inclusiva, giusta e innovativa.
A cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

» venerdì 13 febbraio ore 17 – VETRINA LETTERARIA

Chiara Beatrice Vicentini, Mirna Bonazza, Arianna Chendi, Carlo Contini, Martina Maritati, Stefano Manfredini – SCORPIONI, VIPERE E CORALLI ALLA CORTE DEGLI ESTE. CONTRA PESTEM (Roma, Aracne, 2014)
Il libro vuole essere un’opera nuova e trasversale. Mettendo in campo competenze che possono sembrare lontane, finisce per costituire un intrigante intreccio tra storia e scienza. Vivere la peste in una corte prestigiosa come quella degli Estensi; lo sgomento di fronte a un evento contro cui i medicamenti erano inadeguati; il fascino del rimedio segreto. Scoprire poi con gli occhi moderni del chimico farmaceutico che, forse, l’olio di scorpione rappresentava un’arma potente, che ancora oggi ha molti segreti da rivelarci; l’allarme dell’infettivologo, che il flagello del passato possa essere una malattia riemergente.
Il lavoro, frutto di una consolidata collaborazione tra l’Università degli Studi di Ferrara e la Biblioteca Comunale Ariostea, è anche l’occasione per una preziosissima analisi di manoscritti ed edizioni a stampa che trattano di peste e che sono conservati nella biblioteca medesima.

 

BIBLIOTECA ARIOSTEA, VIA SCIENZE 17 – FERRARA

libri

Le città fallite

«Il futuro del paese passa per il recupero della città pubblica che, sola, è in grado di garantire integrazione sociale e rimettere in moto le energie migliori della società mortificate dalla cultura individualistica che ha trionfato in questi ultimi decenni».

Roma ha accumulato 22 miliardi di euro di deficit ed è una città praticamente fallita. Alessandria è stata dichiarata in default per un debito di 200 milioni. Parma ha un buco di bilancio di 850 milioni. Napoli è in stato di pre-dissesto. L’Aquila è ancora un cumulo di macerie, perché la ricostruzione non ha finanziamenti adeguati. Sono 180 i comuni italiani commissariati per fallimento economico. I primi provvedimenti dei commissari riguardano la cancellazione del welfare, la vendita del patrimonio immobiliare, il licenziamento di personale. Con i tagli alla sanità sono stati soppressi numerosi presidî, le scuole chiudono, i servizi sociali non esistono più. Lo Stato chiude i battenti. Dal 1994, in cambio della cancellazione di ogni regola urbanistica, la cultura liberista aveva promesso un nuovo «rinascimento urbano». Sono state invece create immense periferie senza servizi e senza anima. La sovraproduzione edilizia ha provocato il crollo dei valori immobiliari, cosicché le famiglie italiane, già colpite dalla crisi economica e dalla disoccupazione, vedono scomparire i servizi sociali e il valore della propria abitazione. Povertà e insicurezza per tutti. Il fallimento delle politiche neoliberiste è evidente, eppure i responsabili del disastro economico e sociale continuano ad approvare leggi di liquidazione delle proprietà pubbliche e di ulteriore cancellazione del welfare. Con il decreto Sblocca Italia si mette il patrimonio immobiliare pubblico nelle mani della finanza, e mentre il paese affonda nel fango per il dissesto idrogeologico, si continua con la politica delle grandi opere inutili, nonostante gli scandali e le ruberie che ne caratterizzano l’esecuzione. Le città falliscono perché non riescono a garantire i servizi all’enorme periferia costruita negli ultimi anni: è dunque ora di fermare ogni espansione urbana. E invece di essere svendute alla speculazione finanziaria globale, come in Grecia o in Portogallo, le proprietà pubbliche devono diventare il volano per creare lavoro per i giovani. Il liberismo ha imposto la cancellazione delle pubbliche amministrazioni e ha fallito. Per uscire dalla crisi occorre mutare paradigma: ricostruire le città pubbliche e il welfare urbano.

Autore

Paolo Berdini

Paolo Berdini, urbanista, è autore del libro denuncia La città in vendita. Centri storici e mercato senza regole (Donzelli, 2008), che ha lanciato la grande inchiesta di Report sui recenti scempi dell’urbanistica a Roma. Ha collaborato con Italo Insolera alla nuova edizione di Roma moderna (Einaudi, 2011). Editorialista de «il manifesto», cura una rubrica quindicinale su «Left». Presiede il comitato scientifico dell’Osservatorio Territorio e Aree Urbane della Fillea Cgil. È membro del forum Salviamo il paesaggio.

 

http://www.nuovatlantide.org/le-citta-fallite/

 

storia

Una tragedia dimenticata: il genocidio Armeno

«Per genocidio intendiamo la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico.[…] In senso generale, genocidio non significa necessaria¬mente la distruzione immediata di una nazione, se non quando esso è realizzato mediante lo sterminio di tutti i membri di una nazione. Esso intende, piuttosto, designare un piano coordinato di differen¬ti azioni miranti a distruggere i fondamenti essenziali della vita dei gruppi nazionali, per annientare questi gruppi stessi».

R. Lemkin, Axis Rule in Occupied Europe

Giovedì 5 febbraio, alle ore 20.45, nell’Auditorium San Fedele, in Piazza Zamara a Palazzolo sull’Oglio (Bs) è atteso l’intervento di Cyril Aslanov, grande conoscitore di quello che, di fatto, è da considerarsi il primo genocidio del Novecento. Aslanov, di madre ebrea e di padre armeno – professore di linguistica all’Università Ebraica di Gerusalemne, poliglotta e conferenziere di fama internazionale – interverrà con una lectio magistralis dal titolo: Ad un secolo dalla tragedia armena. Ad Aslanov toccherà fare memoria attiva della persecuzione feroce di un popolo che fu il primo al mondo a dichiarare il Cristianesimo religione ufficiale del proprio Paese, nell’anno 301.

Secondo la tradizione la fondazione della Chiesa armena viene fatta risalire a Taddeo e Bartolomeo, ma fu solo all’inizio del IV secolo che San Gregorio Illuminatore battezzò il re armeno Tiridate III. Da allora il Cristianesimo è diventato il pilastro dell’identità armena. Come è noto, il genocidio armeno si è svolto in due fasi principali. Il primo massacro (1894-1897) è legato alla figura del sultano Abdul Hamid II (da cui il termine “massacro hamidiano”), il quale volle punire una popolazione in rivolta ordinando terribili repressioni. Il secondo massacro (1915-1923), quello drammaticamente più importante, è invece legato al gruppo dei Giovani Turchi, che per mettere capo ai propri obiettivi nazionalisti pianificarono l’eliminazione sistematica della popolazione armena presente nel paese. Tutto ebbe inizio nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, quando nella città di Costantinopoli (l’odierna Istanbul) si verificò un improvviso rastrellamento degli intellettuali appartenenti all’élite armena presenti in città. In un solo giorno scomparvero quasi 300 persone appartenenti alla classe dirigente tra cui giornalisti, scrittori, avvocati e persino deputati al Parlamento.

Queste persone vennero deportate in Anatolia, e chi sopravvisse al duro tragitto venne massacrato una volta giunto a destinazione. Dopo aver eliminato la classe dirigente, il governo turco, con un decreto emesso sempre nel 1915, ordinò il disarmo di tutti i militari armeni arruolatisi per la guerra(circa 350.000), che vennero arrestati e massacrati. Infine il piano dei Giovani Turchi colpì l’intera popolazione armena dell’Anatolia, deportata verso la Mesopotamia. Presero avvio le terribili marce della morte che coinvolsero circa 1.200.000 persone. I Giovani Turchi uccisero senza pietà gli uomini e deportarono i bambini e le donne nel deserto siriano, dove morirono per la fame e per la sete. Totalmente abbandonati. Ad alcuni bambini vennero inchiodati ai piedi i ferri di cavallo. I beni sequestrati andarono ad arricchire alcune famiglie turche. Fu il Medz Yeghern, il ‘Grande Male’.

Tale orrore è stata dimostrato nel corso del tempo da varie personalità, tra le quali spicca lo studioso di origine ebraica Yehuda Bauer, che nel suo libro The Place of the Holocaust in the Contemporary History, definì il genocidio armeno il caso che più si avvicina alla Shoah o come il giurista polacco Raphael Lemkin – onorato nel Giardino dei Giusti di Brescia nel 2013. Lemkin dedicò la sua vita allo studio dei crimini contro l’umanità, ponendo le basi di un’assunzione di responsabilità degli Stati che ha portato all’istituzione del Tribunale Permanente dei Popoli. Dopo aver conosciuto lo sterminio degli armeni e la ferocia perpetrata dai nazisti in quel ‘contro evento’ che fu la Shoah, esule negli Usa, coniò il termine genocidio fatto proprio dall’Assemblea generale dell’Onu il 9 dicembre 1948. Infine non ci si può esimere dal ricordare un’altra figura eminente, Armin Wegner – poeta e intellettuale tedesco, testimone di verità per gli armeni e per gli ebrei – che eludendo i divieti delle autorità turche e tedesche, ha scattato centinaia di fotografie nei campi dei deportati, documentando, anche con lettere e diari, la tragedia del popolo armeno. Sull’argomento si segnala il pregevole testo edito in questi giorni dalla casa editrice Giuntina: Pro Armenia. Voci ebraiche sul genocidio armeno, che si avvale dell’autorevole prefazione di Antonia Arslan e dell’altrettanto efficace postfazione di Fulvio Cortese e Francesco Berti (traduzione di Rossanella Volponi) raccoglie, per la prima volta in Italia, le voci di eminenti personalità: da Lewis Einstein (I massacri armeni), a André Mandelstam (La Turchia), da Aaron Aaronsohn (Pro Armenia) a Raphael Lemkin (Dossier sul genocidio armeno).

CHI È CYRIL ASLANOV

Cyril Aslanov è stato allievo all’École Normale Supérieure di Parigi. Ha svolto il dottorato di ricerca all’Università di Paris-IV (1992) e la sua su Habilitation à Diriger des Recherches all’Università di Paris 7-Denis Diderot (2001). Dal 1992 insegna linguistica all’Università Ebraica di Gerusalemme, dove è diventato professore associato nel 2003. Dal 2006, è membro dell’Accademia della Lingua Ebraica e dal 2007, direttore accademico dell’International Center for the University Teaching of Jewish Civilisation. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Pour comprendre la Bible: la leçon d’André Chouraqui, Éditions du Rocher, Monaco 1999; Le provençal des Juifs et l’hébreu en Provence: le dictionnaire Šaršot ha-Kesef de Joseph Caspi, Peeters, Leuven-Paris 2001; Evidence of Francophony in Mediaeval Levant: Decipherment and Interpretation (MS. BnF. Copte 43), The Hebrew University of Jerusalem Magnes Press, Jerusalem 2006; Le français au Levant, jadis et naguère: à la recherche d’une langue perdue, Honoré Champion, Paris 2006; Parlons grec moderne, L’Harmattan, Paris 2008; Sociolingüística de las lenguas judías, Lilmod, Buenos Aires 2011. Dal 2014 lavora al Van Leer Institute di Gerusalemme come direttore della sezione « Mediterraneo», dove si dedica allo sviluppo di progetti culturali capaci di contribuire all’avvicinamento delle nazioni del Mediterraneo. In questa funzione contribuisce ad una migliore conoscenza del popolo armeno nella società israeliana, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica israeliana alla necessità di riconoscere il genocidio degli armeni.

 

biblioteca

Attività in Ariostea

lunedì 2 febbraio ore 17 – PRIMO PIANO

OMAGGIO A IPPOLITO NIEVO Patriota e maestro di ritratti – Introduce Gianna Vancini
Letture di Sandro Ferranti, Orietta Rosatti e Ada Rossi
Una lettura a più voci da pagine di “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo permette di scoprire un eccellente ritrattista di luoghi e personaggi, la cui breve ma intensa vicenda umana si mosse tra impegno civile in letteratura, pragmatismo politico ed eroismo patriottico. Nievo registra il malessere di una generazione che cercava di comprendere le scelte fatte nell’entusiasmo giovanile, in un secolo di transizione.
A cura del Gruppo Scrittori Ferraresi

» martedì 3 febbraio ore 17 – VETRINA LETTERARIA
Dario Gigli – LA LEGIONE DEL DRAGO (Editrice Mediagraf, Roma, 2014)
Un romanzo storico che recupera le radici romane del personaggio di Giorgio, sviluppatesi poi nel mito medievale. Regno di Diocleziano: Appio e’ un valoroso Generale romano al comando della misteriosa Legione del drago, voluta dall’imperatore per ristabilire l’ordine all’interno dell’impero. Tradito dalla famiglia imperiale e quindi dall’Impero a cui aveva donato la propria esistenza, Appio cercherà prima la via della vendetta, ma ben presto si ritroverà a percorrere la strada della comprensione e del perdono. Abbraccerà la fede cristiana e inizierà una nuova vita diventando Giorgio. Ma i fantasmi del passato torneranno a tormentarlo e dovrà impugnare nuovamente la spada, trasformandosi in una leggenda millenaria: Giorgio colui che ha sconfitto il Drago.
Dario Gigli è nato a Taranto nel 1983 e nel 2006 ha conseguito la laurea in Lettere presso l’Università di Ferrara. Numerose le pubblicazioni al suo attivo: nel 2004 ha esordito con il romanzo storico “Taras” (Este Edition), nel 2006 ha pubblicato “L’eco del Mare” (Este Edition), nel 2010 è uscito il romanzo storico “Il regno di pietra” (La Riflessione, 2010), con il quale ottiene un riconoscimento al Premio Internazionale di Letteratura “PHINTIA” 2011. Nel 2011 e nel 2012 ha condotto, a Trento ed a Ferrara, i cicli Aperitivi storici ed Aperitivi letterari. Nel 2012 con il romanzo inedito “Il vento di Dio” è stato ammesso alla finale nazionale del Premio Letterario RAI “La Giara”, come miglior opera per la Regione Trentino Alto Adige – Trento. Romanzo poi pubblicato nel 2013 con la casa editrice La Riflessione.
» giovedì 5 febbraio ore 17 – TESTO E CONTESTO
Marco Donigatti – ANNOTAZIONI AUTOGRAFE INEDITE DI GIOVAN BATTISTA GIRALDI CINZIO ALL’ORLANDO FURIOSO
Sorprendenti per il loro contenuto, sorprendenti per i loro referenti, sorprendenti per le date (a partire da quella della loro stesura), i due mss. della Biblioteca Ariostea Cl. I 377 e Cl. I 406, rimasti fin qui inediti, presentano una fitta serie di annotazioni autografe all’Orlando furioso che ha una duplice importanza, in rapporto all’autore e al suo oggetto. Per Giraldi Cinzio, tali postille testimoniano l’impegno di un critico militante di cui colpisce l’acribia come pure la profondità di pensiero, tanto da costringerci a ripensare taluni aspetti che si credevano dei punti fermi. Per l’Ariosto, invece, la mole di osservazioni qui raccolta rappresenta un inedito commento alla sua opera come essa appariva alla metà del secolo ad un interprete nel contempo impegnato in ambito artistico con la s tesura dell’Hercole.
A cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea
» venerdì 6 febbraio ore 17 – LA DEMOCRAZIA COME PROBLEMA
Centenario nascita Lanfranco Caretti
Ricorrendo quest’anno il centenario della nascita di Lanfranco Caretti (Ferrara 1915-Firenze 1995) l’Amministrazione Comunale di Ferrara ha affidato i lavori per il riordino e l’inventario della documentazione dell’archivio personale, depositato presso la Biblioteca comunale Ariostea, che si concluderanno nel prossimo autunno, quando saranno presentati pubblicamente.
L’archivio conserva i documenti personali e professionali dell’illustre studioso ferrarese, con due nuclei di grande importanza culturale: l’archivio di lavoro, con i materiali di studio su Ariosto, Tasso, Alfieri, e quello della corrispondenza , con le lettere ricevute da amici e colleghi, importanti studiosi e prestigiosi autori della nostra letteratura, quali Giorgio Bassani, Italo Calvino, Eugenio Montale, Vittorio Sereni e Giuseppe Ungaretti.
Per informazioni: dott.ssa Angela Ammirati ammirati.ariostea@edu.comune.fe.it

1960 Pavia Quasimodo e Caretti