Argomenti vari

Nuovi media ed educazione

Processi comunicativi
e educativi nell’era
della società globale:
conflitto o interazione?

di Adelina Guerrera
Da Anicia, una raccolta di saggi analizza la centralità dei nuovi media
nelle moderne pratiche educative in virtù dei mutamenti sociali attuali

In una società fortemente interdipendente e globalizzata caratterizzata dall’accelerazione degli scambi di capitale, beni e persone, dalla compressione spazio-temporale e dall’estensione delle relazioni sociali, si è sempre più parte integrante di un tutto organicamente interrelato sotto l’aspetto culturale, economico, politico, sociale e in cui, in particolare, il predominio della dimensione culturale domina su tutti gli altri ambiti di vita e si manifesta e concretizza nella diffusione dell’informazione, della tecnologia, dei linguaggi e dei saperi specialistici e, quindi, nel profondo cambiamento degli stili di vita.

Alla luce di questa iniziale premessa, la raccolta dei notevoli contributi presenti in questo volume, intitolato La comunicazione nelle Scienze dell’educazione (Anicia, pp. 280, € 23,00), si configura come una sorta di work in progress con lo scopo di analizzare lo studio del nesso comunicazione-educazione in virtù dei cambiamenti avvenuti.

I temi trattati dai singoli autori, pur nella loro specificità e differenza di prospettiva, hanno una matrice comune e permettono di approfondire, nel particolare, alcuni nodi cruciali della svolta comunicativa in atto nella società in cui viviamo, che si presenta con caratteristiche di complessità che non sempre è facile comprendere e decifrare.

Il filo conduttore che rende legato il ragionamento consiste, nella visione dei vari autori, nell’assumere la centralità della comunicazione e dei media nelle pratiche educative così da ipotizzare l’avvento di un nuovo ambiente in cui ridefinire il concetto di costruzione-formazione della persona in relazione al dilagare della tecnologia in ogni ambito della vita umana.

Sulla base di tali considerazioni, è necessario partire dal significato di società globale e mediale, che si presenta e si manifesta come una sorta di disorientamento e di incertezza che ha finito con l’accrescere l’importanza dei media divenendo la principale agenzia di socializzazione in cui la rapidità e il dinamismo delle informazioni è sempre più immediato.

Partendo da tale presupposto, nel presente lavoro vi è una tesi comune. In particolare, in quella avanzata dalla curatrice del testo, Giovannella Greco, presidente del corso di laurea triennale in Scienze dell’educazione e del corso di laurea magistrale in Media education, emerge la considerazione che la multimedialità rappresenti il luogo dove poter ritrovare il «senso della comunità» che spesso manca nella vita reale, ma, come ribadisce la stessa, si corre il rischio di un annullamento dei valori, delle emozioni e dell’interazione faccia a faccia.

 

Consumare le emozioni in silenzio e in solitudine

Di importanza straordinaria è, indubbiamente, la riflessione sul comportamento dei giovani in virtù di questi mutamenti repentini e immediati poiché, grazie alla capacità dei media di «rendere vicino il lontano e lontano il vicino», hanno la possibilità di comunicare senza incontrare le difficoltà e i rischi connessi all’esposizione in prima persona, tendendo a coltivare così una «vita sullo schermo» che non permette di andare in profondità, di «cogliere attraverso lo sguardo ciò che l’individuo ha portato con sé» mettendo in atto, quindi, una «sorta di disimpegno emotivo».

Nella prospettiva avanzata da Enrico De Santo viene approfondita con maggior attenzione questa problematica, mettendone in evidenza i suoi lati negativi; infatti, come sottolineato dallo studioso, sia le comunità virtuali create in Internet che la chat, oltre ad offrire «un rifugio», «una difesa contro la noia e la solitudine», possono, nel contempo, diventare «responsabili di un impoverimento culturale dei rapporti umani» portando, così, ad un «progressivo isolamento, fino alla perdita dei confini personali e al verificarsi di fenomeni quali la depersonalizzazione e la derealizzazione».

Alla luce di questi cambiamenti avvenuti, emerge, quindi, nell’ottica dei vari studiosi, l’esigenza di un «radicale ripensamento dell’educazione»; pertanto, è necessario costruire un approccio corretto da parte del sistema educativo che veda nei media non semplicemente degli strumenti di cui servirsi nel proprio operato, ma bisogna «fare della comunicazione uno stile di intervento e una costante operativa» che permetta di capire che oggi i media partecipano attivamente al processo di «costruzione, negoziazione e trasmissioni di significati e valori».

 

Una nuova relazione educativa

Lo scopo comune a cui è necessario tendere è racchiuso, quindi, nel significato, nell’approfondimento e nella ricerca dei processi che oggi legano la formazione ai nuovi modi del comunicare; a riguardo, risultano interessanti i due contributi apportati da Viviana Burza e da Giuseppe Spadafora che, riflettendo sull’importanza della formazione-comunicazione, propongono, seppure con modalità diverse, la rivalutazione della relazione educativa, intesa nell’una come paradigma intersoggettivo, capace di promuovere comunione e consenso sociale, nell’altro, invece, come costruzione della democrazia, dell’etica e della politica, riprendendo il pensiero del filosofo John Dewey, conosciuto per aver operato la rivoluzione copernicana dell’educazione.

Egli prospettava, infatti, una scuola come «laboratorio di democrazia», ossia come «comunità in miniatura» in cui è possibile costruire e promuovere lo sviluppo sociale e comunicativo del soggetto.

Questo porta, come sottolineato nella prospettiva avanzata da Agata Piromallo Gambardella, ad una scuola come «ambiente di mediazione tra l’astratto e il concreto», una scuola pratica che recuperi la centralità della riconsiderazione dell’uso dei media non puramente strumentale ma come «motori di un’innovazione educativa».

Gli elementi centrali e le parole-chiave, come sottolineato da Carmelo Piu, sono «comunicazione, formazione, tecnologie» che perseguono un identico e comune obiettivo: la formazione del soggetto-persona.

L’idea centrale è, dunque, quella di un’educazione come «co-costruzione critica» in cui la dimensione individuale e quella collaborativa si alimentino a vicenda in virtù della costruzione di un’altra società e, di conseguenza, di un’altra scuola in cui si tenga conto che la cultura non è più quella di un tempo ma che esiste piuttosto una media cultura.

Altri autori fanno eco a Piu, sostenendo che solo se si riuscirà a ricomporre queste due culture in una loro possibile unitarietà, divenendo esse stesse «sintesi e simbiosi di un unico e nuovo dominio scientifico», si potrà creare un’autentica sinergia ed interazione tra il modello pedagogico-didattico e il modello comunicativo-tecnologico che sia attento ai temi della cura, della coltivazione, dello sviluppo e dell’apprendimento.

 

Adelina Guerrera

 

(www.bottegascriptamanent.it, anno VII, n. 65, gennaio 2013)

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