libri

Per una ecologia dell’immaginario

L’Associazione culturale Filosofi lungo l’Oglio è lieta di comunicare che martedì 26 giugno, alle ore 18, presso la Libreria Feltrinelli, in via Giuseppe Zanardelli 3 a Brescia, si terrà la presentazione del libro di Carmine Castoro, Maria De Filippi ti odio. Per un’ecologia dell’immaginario televisivo (Caratteri Mobili, Bari 2011).

Carmine Castoro – giornalista professionista, scrittore e autore televisivo di numerosi programmi per il palinsesto notturno della RAI e per canali Sky – converserà con Francesca Nodari, direttore scientifico del nostro Festival.

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Società

Insieme la scuola non crolla

Svolgeranno attività educative, in luglio e agosto, dedicate ai bambini dai tre ai 14 anni che vivono nei comuni terremotati. E’ l’appello di Flc-Cgil che stanno studiando un progetto per offrire attività educative di gruppo a tutti i bambini fra i tre e i 14 anni che vivono nelle zone terremotate nel periodo di chiusura delle scuole, in luglio e agosto. Il progetto è denominato “Insieme la scuola non crolla” e la Flc è pronta a sostenere le spese per il viaggio e l’alloggio dei docenti volontari, ma anche a pagare i materiali necessari per le attività. In pista, poi, grazie ad un accordo con l’ Alma mater, scenderanno anche studenti (volontari) della Facolta’ di Scienze della formazione dell’Universita’ di Bologna, che daranno il contributo alle attività educative svolgendo il loro tirocinio nelle zone terremotate. Il progetto, ideato dalla Flc regionale e dal centro nazionale Flc, sta prendendo corpo in sinergia con le istituzioni scolastiche, i Comuni coinvolti, la Protezione civile, la Regione e altre realta’, tra cui l’Universita’ di Bologna, ci tiene a sottolineare il sindacato. « Non ci vogliamo sovrapporre ad altre attività, la nostra idea e’ metterci a disposizione con personale qualificato, ma siamo aperti a collaborare con chi condivida le nostre finalita’ e il nostro metodo», spiega Raffaella Morsia, segretaria regionale Flc. «Quando il progetto sarà ultimato e avremo raccolto le adesioni, lo consegneremo a Vasco Errani e al direttore dell’ufficio scolastico regionale», aggiunge Morsia. Il progetto è portato avanti anche col contributo del Centro Flc nazionale: «Noi mettiamo a disposizione le nostre risorse, organizzative e non solo, ma vogliamo agire di concerto con gli altri soggetti e in particolare con le istituzioni locali, che più di tutti possono avere il polso dei bisogni che ci sono sui territori», sottolineano Diana Cesarin e Claudio Franchi del centro nazionale della Flc. Le attivita’ saranno “educative e di animazione”, spiegano Cesarin e Franchi, ma i locali dove saranno svolte devono ancora essere individuati. Queste decisioni verranno prese nei tavoli aperti nelle diverse province (con cui ci sono gia’ stati contatti), spiega la Cgil, anche a seconda delle esigenze locali. Di certo, “l’idea non e’ quella di fare lezione nei campi, pensiamo piu’ ad un ambiente neutro, in cui cercare di far iniziare una nuova quotidianita’ per questi bambini”, spiega Franchi. I docenti e i bidelli che intendono rendersi disponibili (il periodo minimo e’ una settimana) devono essere inviare la propria adesione all’apposito indirizzo mail attivato dalla Cgil, insiemelascuolanoncrolla@flcgil.it. Possono partecipare tutti i docenti di ogni grado. La Cgil punta sulla loro “competenza” di insegnanti, ma per tutti (e in particolare per gli studenti di Scienze della formazione dell’Alma mater) sono previsti dei brevi corsi di formazione e forme di tutoraggio per mettere a punto meglio le “strategie” con cui organizzare le attivita’. I corsi saranno organizzati con la collaborazione dell’Universita’ di Bologna: tra gli altri, la Cgil sta lavorando con il professor Andrea Canevaro, che gia’ in passato si e’ occupato di attivita’ per ragazzi in situazione difficili (in Giappone, Ruanda, ex Jugoslavia e all’istituto Salvemini di Casalecchio). (Fonte Weo’/ Dire)

http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/terremoto-docenti-volontari-cercansi.flc

filosofia

Bernhard Casper

A BERNHARD CASPER
IL PREMIO INTERNAZIONALE DI FILOSOFIA/FILOSOFI LUNGO L’OGLIO.
UN LIBRO PER IL PRESENTE
«La filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero».
G.W. F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto

Bernhard Casper – tra i maggiori filosofi della religione viventi e professore emerito di Filosofia della religione alla Albert-Ludwigs-Universität di Freiburg i. B. – è il vincitore della prima edizione del Premio internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente con il volume: Das Dialogische Denken. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner und Martin Buber(Alber 1967; 2002);tr. it. Il pensiero dialogico.Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner e Martin Buber (Morcelliana 2009).

Lo ha reso noto la Commissione giudicatrice, presieduta dal Prof. Adriano Fabris – ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa – e composta dai Professori: Ilario Bertoletti – direttore editoriale Morcelliana e Scuola, Azzolino Chiappini – Magnifico Rettore della Facoltà di Teologia di Lugano, Amos Luzzatto – Presidente emerito dell’UCEI nonché Presidente della Comunità Ebraica di Venezia, Aldo Magris – ordinario di Filosofia della religione all’Università di Trieste, Salvatore Natoli – ordinario di Filosofia teoretica all’Università Milano-Bicocca, Francesca Nodari – direttore scientifico del Festival Filosofi lungo l’Oglio e Segretario del Premio, Maria Rita Parsi – psicoterapeuta e Presidente della Fondazione Movimento Bambino.

Come recita l’articolo 1 dello Statuto, la prestigiosa benemerenza  è assegnata «all’opera di uno studioso che abbia elaborato, attraverso il suo pensiero, idee capaci di fornire agili strumenti per abitare la nostra contemporaneità». Un’opera, dunque, che sia «in grado di segnare non soltanto la recente storia della filosofia e, più in generale, del pensiero, ma soprattutto la realtà effettuale in cui ogni uomo si trova a vivere nel qui e ora dei nostri giorni».

Nel commentare il voto unanime dei membri della Commissione giudicatrice, il Presidente di Giuria, Adriano Fabris, ha dichiarato: «Bernhard Casper è una personalità di eccellenza della tradizione filosofica europea. Ha studiato con Heidegger ed è stato amico di Levinas. Il suo pensiero, fortemente ispirato alla riflessione ebraico-cristiana, riprende come suo tema centrale la possibilità del dialogo. Ed oggi un tale richiamo è indispensabile sia nei rapporti tra le religioni, sia all’interno delle nostre società».

La cerimonia di proclamazione del vincitore si terrà domenica 8 luglio, a partire dalle ore 18, presso la Sala Franciacorta dell’Hotel Iseolago, via Colombera 2/C – Iseo (Bs), alla presenza del premiato, dell’intera Commissione giudicatrice e di numerose autorità civili e religiose.

associazione_filosofi_3

francesca nodari – direttore scientifico
http://www.filosofilungologlio.it
info@filosofilungologlio.it
segreteria@filosofilungologlio.it
Francesca Nodari 338/6984088

Società

Arcipelago SCEC

Qualcuno mi ha chiesto come si pone Arcipelago SCEC  in questo caso.
Casi di terremoti non ce ne sono mai stati prima d’ora e non c’è una
prassi da “evento catastrofico”. Ci porremo esattamente come ci siamo
sempre posti, che mi sembra la soluzione di maggior buon senso.
Cum grano salis.
Chi ha frequentato i laboratori formativi ( che non sono una pratica da
gita della domenica, ma sono un supporto essenziale per sapere in casi
come questo come si approccia un territorio e CHI lo deve approcciare )
sa già di cosa sto parlando.
Prima di tutto, dicevo, il porsi delle domande.
Lo avete fatto. Non smettete di farlo.
Le mie perplessità sono diverse. Prima fra tutte è il volersi rivolgere
a persone che sono prima di tutto traumatizzate e che hanno altre
priorità rispetto al processo culturale e di cambiamento di paradigma
che arcipelago promuove. Che attenzione dovrebbero darci? Che attenzione
potremmo, in coscienza, pretendere da loro? In arcipelago si fa
economia, vero, ma soprattutto si agisce sulla modifica di cultura, di
atteggiamento, di paradigma, di presupposti nell’esistenza che fanno
parte di un processo, doloroso, che può durare anni. Questo percorso non
è né accidentale né eventuale. E’ l’unico percorso possibile e non ci
sono scorciatoie.
Quale attenzione a livello di sistema monetario, emissione a debito,
problema di liquidità potrebbe darmi una persona che ha perso la casa,
il capannone, non dorme perchè la notte sente le scosse?
Questa la mia prima perplessità.
Quale esigenza primaria hanno queste persone? Di rivedere il paradigma
monetario oppure di rifarsi la casa?
Vero è che lo SCEC può essere sin da subito un volano portentoso, ma
questo lo sa chi di noi ha già fatto il percorso conoscitivo, e non
siamo in tanti credetemi. Chi è nella fase del trauma forse non ha
voglia nè tempo di fare il percorso conoscitivo. Che tuttavia è
necessario. Così come è necessario per chi non lo ha fatto ma si vuole
promuovere in azioni tanto delicate come andare ad agire anche sugli
schemi culturali delle persone e inserire nelle vite altrui strumenti
che potenzialmente cambiano la vita ma se non agiti correttamente sono
un rischio e una responsabilità ENORME.
Seconda perplessità.
Quali sono le esigenze? Quali esigenze possiamo soddisfare con lo scec
sin da subito?
Per rispondere a queste domande bisogna conoscere il territorio e
viverlo assieme ai terremotati, ovvero essere terremotato a tua volta.
Realmente partecipe di questa tragedia.
Servono persone che stiano sul territorio, sia perché solo loro possono
sapere cosa si può fare, sia perché la fiducia, quella vera, nasce solo
se il territorio e le persone le conosci e le vivi quotidianamente.
Arrivare là un giorno si e due no ( e sarebbe già tanto per chi vive
fuori ), magari a dire loro cosa fare, e poi andarsene, non crea di
certo quel clima di fiducia che è la base anche dello SCEC oltreché di
tutto il resto nella vita.
_Là noi non abbiamo attivisti._ Questo è un dato di fatto. Nessuno che
presidi il territorio, che possa parlare con le persone tutti i giorni
tutto il giorno, che possa sapere com’era il tessuto economico e cosa
serve oggi, che porti lo SCEC di minuto in minuto spingendone l’utilizzo
e mostrando il suo potenziale, nonostante le resistenze che ci saranno,
che organizzi le filiere in modo serio e anche professionale ( puoi
anche organizzare una filiera ma se sbagli fai un danno agli
imprenditori e anche al progetto … una bella responsabilità. Lo SCEC
non è un giochino: appare come un gioco ma si vanno a toccare le vite
delle persone ).

Che fare allora?
L’unica è osservare attentamente il territorio, le dinamiche, starci,
conoscere, studiare la situazione e capire, con coscienza e amore verso
le persone, cosa serve loro. Mi sembra che qualcuno abbia iniziato a
farlo. Ottimo. Nel frattempo cmq , conoscendo le persone,_salteranno
fuori possibili attivisti locali. Ecco: quelli sono le persone che
potrebbero davvero fare la differenza. Loro, non altri._
Noi da settembre iniziamo un percorso formativo strutturato. Inoltre se
ci sono interessati locali, un gruppetto, allora sì che si può investire
nel loro coinvolgimento in tempi lampo per consentire a loro, assieme a
noi, di essere operativi sin da subito con tutti gli strumenti che si
possono fornire.
Quindi noi, ma soprattutto chi vive in quelle zone. Perché è la loro
casa e solo loro potrebbero occuparsene a dovere. E solo loro potrebbero
averne a cuore, sempre nonostante tutto.
Perchè questo è un percorso non tanto economico, ma è il tanto delicato
compito di investire nella persona e scardinare, in un momento già
provato, tutte le convinzioni stratificate da anni. E’ un processo di
cultura, che non si ferma al mercatino o alla creazione di questa o
quest’altra ditta. E’ SISTEMICO.
Quando dico “sistemico” intento realmente ciò che significa: impattante
su tutta l’economia territoriale ma anche sul sistema di credenze di una
intera comunità. Funziona solo così.
Da dove cominciare?
Nei laboratori lo diciamo. Approccio a tenaglia. Si comincia
dappertutto. Sapendo cosa sia il “dappertutto” ovviamente.

Altra considerazione.
Finita l’attenzione mediatica, per il resto d’Italia il terremoto sarà
finito. Finiti gli aiuti, i pensieri, il coinvolgimento. Invece le
esigenze dureranno anni. Ecco allora che noi dovremo esserci. E ci
saremo se vorremo esserci e se avremo lavorato per creare un gruppo
locale di militanti. Quando più avranno bisogno. Su questa certezza
allora il modo di approcciare di arcipelago è ottimale: il medio periodo
consente di formare nuovi attivisti e militanti, di entrare nel tessuto
economico, sostenerlo pian piano mentre la ricostruzione cerca di
portarsi avanti, quando il resto del mondo se ne frega.
Medio periodo quindi. Lavoro certosino, lungo e di certo stancante.
Ora, la questione che pongo è la seguente: se c’è qualcuno che vuole
andare dai terremotati ( quindi esterno ) in questo momento e portare
gli SCEC per poi sparire, far le cose a metà, occuparsi in modo non
sistemico, non trasferire a un gruppo ampio locale che dovrà nascere,
trasportato dall’onda della passione caritatevole, allora consiglio di
starsene a casa propria. So che sembro dura a dire queste parole, ma il
danno che può creare un atteggiamento di questo genere è immane, non
solo per l’associazione ( tutta ) ma soprattutto per il senso di
tradimento delle persone che si andrebbe a generare. Là ci si starà per
anni e anni, a fare un percorso quotidiano con le persone del luogo, che
daranno delusioni superiori alla media perché là c’è stato un grande
trauma al quale si aggiungeranno altri traumi, primo fra tutti il
tradimento dello Stato.
Quando anche io ho pensato allo SCEC come sostegno per quelle zone mi
sono interrogata sul da farsi e mi sono detta “ma io là non ci vivo,
come potrei supportarli adeguatamente e non mollarli mai?”. Non posso
“non mollarli mai” perchè io là non ci vivo.

I passi da compiere.
– primo: ne state parlando, ad un livello importante e questo è un
presupposto conoscitivo di partenza notevole
– secondo: l’osservazione attenta del territorio, anche per diverso
tempo. Capire i bisogni , le esigenze, i problemi, ma anche la storia,
il tessuto economico e sociale … vedere, più che guardare. Qualcuno
ha già iniziato a farlo e mi complimento.
– terzo: vivere quei luoghi, quotidianamente. Farne parte. Chi sta a
50-100 km o più se vuole può dare un altro tipo di supporto ma non
questo. Non ha senso. E vale anche per me.
– quarto: essere formati. Per trasferire bisogna essere in grado di
trasmettere correttamente la progettualità di arcipelago. Io dopo 3 anni
continuo ad imparare, sorprendermi, scordarmi e poi ricordare.
Credetemi: la formazione non si sostituisce con qualche mail e richiede,
SI, grande sacrificio.
– quinto: trasferire le conoscenze, il percorso, il paradigma, gli
strumenti ad un gruppo locale, nocciolo duro e militante che seguirà il
proprio territorio, vivendolo, conoscendolo, amandolo. Lottando e non si
lascerà abbattere dalle difficoltà.
– sesto: studio del tessuto economico locale per ricostruirlo a livello
sistemico su quelle basi che noi tutti abbiamo condiviso
– settimo: coinvolgimento delle progettualità operative di arcipelago,
soprattutto agricoltura, barter, energia e trasporti e quant’altro
servirà creare ex novo.
– ottavo: monitoraggio costante e supporto fattivo

Sembra difficile?
Se qualcuno pensava fosse un gioco, allora ha sbagliato posto.
Qui si richiede di essere militanti, non volontari.

_Quello che vi chiedo è, per chi lo può fare, continuare a monitorare e
comprendere il territorio.

_Ho ricevuto altre richieste per la questione terremoto.
I prossimi passi sono:
1. riunione operativa fra gli interessati, via skype ( e non ci andrò
leggera credetemi: questo non può essere il palcoscenico di un Sé troppo
grande per non vedere quale rispetto ci vuole per entrare nella vita di
una comunità traumatizzata; )
2. formazione: noi in arcipelago facciamo formazione per non andare
improvvisati sui territori, sia come “messaggio” di arcipelago sia come
reale operatività.
3. impegno quotidiano ( da non accantonare se “ho altro da fare, ho un
lavoro migliore, ho cambiato idea, mi stai sulle palle … ecc” ).
Sarebbe un tradire il territorio e la comunità.
4. collaborazione attiva con altre realtà: il che significa fare cultura
anche presso tutti gli altri nodi della rete

Come vi dicevo: se dobbiamo fare tanto per fare allora è meglio che
stiamo a casa nostra ed evitiamo di fare danni. O chi si propone fa sul
serio oppure è meglio lasciar perdere.

La posizione di Arcipelago EmR è la medesima che per ogni altro
territorio più la necessaria delicatezza che richiede il caso specifico.
Per questo sembro piuttosto dura.
Non c’è nulla che come lo SCEC e le progettualità potrebbe dare fiato in
luoghi che nei prossimi anni vedranno mille difficoltà. Ma lo potrebbe
fare solo se applicato nei modi corretti.

Avanti i coraggiosi. Le persone seriamente interessate riceveranno da me
e da tutta l’arcipelago EmR il supporto e il sostegno che serve. Tutto.

Lisa Bortolotti

editoria

La casa in pietra grigia

"La Casa in pietra grigia"
Jelena Banfichi Di Santo 
ABelBooks
ISBN: 9788867520022
Euro 4,99

VERSIONE DIGITALE

http://www.ultimabooks.it/la-casa-in-pietra-grigia

VERSIONE CARTACEA

http://www.webster.it/libri-casa_pietra_grigia_banfichi_santo-9788896026793.htm

La Casa in pietra grigia è il racconto su una terra vicina, ma poco nota nella sua essenzialità; la Croazia nella ex Jugoslavia. 
Un misurato euritmico percorso nel claustrofobico microcosmo del Potere Socialista, resosi eticamente e moralmente discostante dalle promesse di Società dal Volto Umano. 
Penetranti osservazioni metaforicamente rapportate tra cadenze di vita reale e molteplici dettagli di indimenticabili paesaggi, antiche città, sublimati colori, luci inaspettate, evocativi valori…, collocati tra il reale e il verosimile per rendere ariosa la narrazione posta su un asse più profonda l’accezione storica. 
Eccezionale attitudine descrittiva e ottima capacità linguistica e sintattica. 

Jelena Banfichi Di Santo è nata sull’isola dalmata Hvar; studi universitari di letteratura e lingue slave, per molti anni traduttrice e interprete internazionale, sposata a un noto urologo-chirurgo pugliese, vive a Bari. 
In lingua italiana ha tradotto varie antologie di poeti slavi durante gli anni della sua conduzione del Centro Culturale Italo-Croato. Nel periodo del conflitto jugoslavo 1990-95 è stata insignita con la Targa per la Pace anno 1993 dalla Repubblica Italiana e attestati di merito dai governi di Zagabria e Sarajevo. 
Segnaliamo la Trilogia dalmatica:
-	Passato tra noi (Periodo dalle migrazioni dal Cinquecento alla Seconda Guerra Mondiale)
-	La Casa in pietra grigia (Periodo dal 1940 al 1968)
-	Isole o Dove tornare (Periodo dal 1975 al 2005)  

PER INFORMAZIONI SULL'AUTRICE

www.jelenabanfichidisanto.com
editoria

Graphic novel di Roberto la Forgia

DOMENICA 24 GIUGNO alle 18 , al Bonvi Parken di Modena, si presenta il graphic novel IL SIGNORE DEI COLORI (ed. Coconino Press) di Roberto La Forgia.

Il giovane autore dialogherà con Andrea Plazzi ripercorrendo il bellissimo volume e quello “sguardo spietatamente delicato” con cui è affrontata la confusa educazione sentimentale e sessuale dei protagonisti: tre ragazzini in un paese del Sud e l’equivoca relazione tra adulto e bambino in un contesto dove gli adulti sono assenti o pericolosi.

Sud Italia, Puglia, estati assolate: tre ragazzini e la scoperta del sesso in una fumetteria di paese. Non era Avetrana e non ci sono morti, solo un meraviglioso e delicatissimo graphic novel… con la cadenza pugliese, la stessa cadenza di Andrea Pazienza”. (Vincino)

 

Un vivace trio di bambini in età pre-puberale muove i primi passi verso l’altro sesso, idealizzandolo in modo confuso e grottesco. Luca, Gianni e Paolo, tre bambini di un piccolo paesino del Meridione negli anni Novanta, immaginano e ricostruiscono il corpo e l’identità femminile componendo una figura distorta e informe, abbozzata prendendo spunto dai giornaletti porno.

Sarà proprio questa sete di stimoli visivi a portare i tre ragazzini in un negozio di fumetti usati il cui gestore troverà in Paolo, il più piccolo e incosciente dei tre, un’attraente immaturità e inconsapevolezza che lo travolgerà.

Paolo, orfano di padre, cresce con la dura responsabilità di occuparsi di una madre paraplegica. Assolutamente non abituato ad essere considerato, si ritrova d’improvviso al centro delle attenzioni di un signore appassionato di fumetti, oltremodo sensibile, che lo accoglierà insegnandogli a guardare le cose sotto prospettive diverse, giocando con i colori.

Un continuo ritmare di accostamenti cromatici e affettivi in bianco, nero e arancione segna il tono di un racconto in cui i due protagonisti si abbandonano ciecamente allo sfumare dei forti contrasti tra desiderio e paura, tra responsabilità e attrazione, tra adulto e bambino. Il piccolo Paolo non è ancora pienamente consapevole di quello che sta accadendo e della profondità sinistra dell’adulto che incontra. E in fondo è proprio la sua ingenuità a salvarlo.

 

Roberto La Forgia: un autore emergente che si è segnalato di recente con un web-fumetto dedicato a Dino Buzzati, realizzato insieme a Chiara Dattola. “Un fumetto bellissimo, delicato, dimostra che gli autori la sanno lunga” (Il Corriere della Sera)

 

Roberto la Forgia ha delle cose da dire e un talento meraviglioso nel servirsi del linguaggio del fumetto” (Igort)

 

Un graphic novel sull’instabile confine tra l’infanzia e l’adolescenza, tra il giorno solare e la notte lunare, tra l’amicizia e l’egoismo, tra l’innocenza e la malizia…” (Ferruccio Giromini)

 

corso

Simone Massi

I tuoi corti sono apprezzati e ammirati in mezzo mondo (anche di più). Ma il tuo
rimane un lavoro di nicchia, amato da una minoranza di “intenditori”. Ti piacerebbe
poter parlare a un pubblico più vasto? Quale prezzo saresti disposto a pagare?
Non mi è mai piaciuto correre dietro né ai numeri né alle persone, non ho mai cercato
consensi. Si fanno film per dire qualcosa nella lingua che più ci appartiene. La mia
ha bisogno di una mano sul lato della bocca per poter sussurrare all’orecchio un piccolo
segreto: una filastrocca, dei nomi, oppure l’avvista- mento di un fagiano. La lingua
che parlo è una specie di bisbiglio trascurabile, mentre le folle reclamano grida
importanti. Non credo sia possibile parlare a un pubblico più vasto e comunque il
valore dovrebbe stare nel messaggio e non nel numero delle persone che lo hanno
capito. Oggi la mia unica ambizione è quella di poter continuare a disegnare le mie
piccole storie, se possibile con uno stipendio, visto che finora ho sempre lavorato gratis.
Le difficoltà sono lucide e ben organizzate, ma io non mi perdo d’animo.

estratto da Resistenza e poesia di Fabrizio Tassi

Simone Massi terrà un workshop sul cinema di animazione il 28 giugno a Palazzo Gradari, nell’ambito del Pesaro Film Fest

fumetto

Presentazioni al Bonvi Parken

Nella cornice verde del Bonvi Parken di Modena, domenica 24 giugno alle 19 il disegnatore Gianluca Maconi dialoga con Andrea Plazzi sulle pagine de IL DELITTO PASOLINI (ed. Becco Giallo).

IL DELITTO PASOLINI (ed. Becco Giallo), è un libro che ripercorre e analizza le ultime ore di vita di Pasolini, attraverso l’ultima intervista che rilascia il 1° novembre 1975 ad un giovane Furio Colombo: parole che divengono un manifesto intellettuale di uno dei massimi scrittori del nostro secolo, estremamente moderno e tragicamente attuale.

LA NONA ARTE, IL FUMETTO ALLA RISCOSSA 2

e-book a cura di Comicom e Biblioteche Comunali di Modena presentata da Luca Boschi al Bonvi Parken SABATO 23 GIUGNO alle 11.30

LA NONA ARTE, IL FUMETTO ALLA RISCOSSA 2 è la versione digitale
aggiornata della guida realizzata in occasione dell’allestimento della
mostra omonima promossa da Sistema Bibliotecario “Valle dell’Idice”
IBC-Soprintendenza per i beni librari e documentari della Regione
Emilia-Romagna e Ufficio Istituti Culturali della Provincia di
Bologna, e curata da Antonietta Furini, Rita Rimondini e Franco
Spiritelli, autori della guida.

L’e-book contiene una breve storia del fumetto, cuore della prima
edizione, una linkografia e un aggiornamento a cura di Stefano Ascari, Marco De Giorgio e Caterina Bonora (comicon.com).
L’edizione 2012 è inoltre arricchita da una scheda monografica su
Bonvi realizzata dai curatori del Bonvi Parken inaugurato a Modena nel 2011.

STEFANO DISEGNI AL BONVI PARKEN !

Il grande disegnatore satirico Stefano Disegni sarà protagonista al Bonvi Parken sabato 23 giugno di un ricco calendario di appuntamenti.

Il grande disegnatore satirico Stefano Disegni sarà protagonista al Bonvi Parken sabato 23 giugno di un ricco calendario di appuntamenti.

Dalle 16 alle 18 tra gli autori di Comix col Tac o Tac (fumetto collettivo lungo 10 metri) e, alle 18,30 col critico LUCA BOSCHI in occasione della presentazione dei suoi ultimi libri: INDEMONIATO, con prefazione di Marco Travaglio, e DUE RUOTE E  UNA SELLA! con prefazione di Maurizio Crozza (ed. Baldini e Castoldi Dalai), nonché ROBA DA FOTOROMANZI (ed. ChiareLettere) uscito oggi!

 

fantascienza

Ricominciamo dal futuro

L’Araba Fenice e la rinascita ambientale

Come sapete, anche il comune di Bondeno, in cui ha sede l’associazione che gestisce questo blog, è tra i comuni colpiti dal sisma;  per reagire abbiamo pensato ad una manifestazione denominata “Ricominciamo dal futuro” che dovrebbe aver luogo dal 22 al 30 settembre.

Una delle iniziative proposte , in associazione con Delos book, è quella di raccogliere (non amiamo molto la competizione insita nei concorsi) dei racconti brevi aventi per tema “Ambiente e futuro”, che potranno essere riuniti in una antologia e presentati dagli autori che vorranno intervenire (a loro spese) alla manifestazione.

Nessuna formalità di iscrizione: inviate semplicemente il materiale via mail, in formato pdf (cartelle A4),  a afenice@tiscali.it, specificando ambiente&futuro nell’oggetto.