fumetto

Graphic novel su Adriano Olivetti

Estratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site//modules.php?name=News&file=article&sid=10307

Che rapporto esisteva fra quello che era il modo di fare impresa di Olivetti e quello degli altri industriali?
“Pensa che perfino la CGIL si agitò quando dal ’55 Olivetti cominciò a pagare i propri operai il 20 percento in più del contratto collettivo. Ma te lo posso spiegare con delle immagini. Ivrea e Torino, due città vicinissime, con due realtà industriali molto importanti ma diverse. Olivetti fu il primo a domandarsi: perché il profitto non deve coincidere con l’estetica? La vecchia fabbrica di Olivetti è un’immensa vetrata perché la maggior parte degli operai erano contadini e, quindi, non voleva snaturarli rinchiudendoli nelle quattro mura di uno stabilimento. Tutt’intorno alla fabbrica c’erano boschi, giardini, un vero approccio estetico ed umano. Sono andato a vedere l’Ivrea olivettiana, le case degli operai – che ho anche disegnato – sono meravigliose, in cui vedi insieme natura, architettura e design, sembra un film di fantascienza bella, niente Blade Runner. Oggi si parla di impatto ambientale, ma già in quegli anni Olivetti diceva di costruire case al massimo di due piani. Aveva una visione della vita a dimensione d’uomo. Invece, se vieni a Torino a fare un giro in zona Lingotto vedi la triste rappresentazione del mastodontico, con la peggiore edilizia popolare. Anche se non mi piace la parola, vedi la fatiscenza. Le case di Olivetti sono piccole ville con orto e giardino, l’eccellenza dell’architettura razionalista di quegli anni”.

Non a caso egli parlava di smart city, non troppo grandi né troppo piccole…
“Infatti, il principio era far integrare l’alto dirigente con l’operaio nello stesso tessuto urbano e con l’ambiente. Oggi il modello olivettiano dovrebbe essere rivisto a partire dalla visione della comunità, in rapporto con la propria storia (nel caso di Ivrea, le radici contadine) e con la bellezza. Qualsiasi essere umano vive bene se circondato da cose belle, su questo sono assolutista”.

Con la morte nel ’60 di Olivetti c’è stato un rapido declino che raccontate nel libro, puoi dirmi qualcosa?
“Nel 1962, guarda caso, le azioni Olivetti hanno un tracollo. L’alta finanza decide che Olivetti deve sparire. La casa editrice venne assorbita da Mondadori. Basta dire che Valletta, quando svendette il reparto elettronica, disse: ‘finalmente abbiamo estirpato il neo dell’elettronica’, nell’indifferenza dello Stato la cedettero alla General Electric ed era un fiore all’occhiello dello sviluppo italiano. I soliti noti, i Cuccia e i Valletta, fecero il lavoro sporco”.

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