libri

Il libro si libera

libro e anche eBook da leggere e perché no,
prima di partire e trasformare il sogno in realtà

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conferenza

Biblioteca Ariostea

Lunedì 27 febbraio ore 16,30 ANATOMIE DELLA MENTE E ALTRE STORIE… Sei conferenze di varia psicologia – Anno V

Stefano Caracciolo – IL CADAVERE DEL NEMICO
ANATOMIE DELLA MENTE E ALTRE STORIE…Storie di guerra, di vita e di morte da Eschilo a Hitler e Osama Bin Laden passando per la Linea Gotica
Dove sono le ossa di Adolf Hitler e quale soldato sovietico le ha seppellite di nascosto nel 1945? Chi potrà mai pregare sulla tomba di Osama Bin Laden, sepolto in mare dai suoi uccisori americani nel maggio 2011? Chi ha fotografato in data 12 luglio 1916 il boia trionfante di Cesare Battisti processato e giustiziato dagli Austriaci per alto tradimento? Perché nel gennaio 2012 i marines americani in Afghanistan si fanno riprendere mentre orinano su quattro corpi di talebani uccisi? Cosa ci fanno sul passo della Futa, lungo la linea Gotica nell’Appennino tosco-emiliano, 30.683 salme di soldati tedeschi della II Guerra Mondiale in un grande cimitero monumentale?
Guerra e violenza: l’uccisione dell’Altro come risultato dell’aggressività distruttiva insita in ciascuno di noi. Ma in quale caso la vista del cadavere del nemico può indurre pietà, onore, senso di commiserazione e quando, invece, essa conserva il suo carattere di odio e di estremo proseguire del disprezzo e della ferocia, tanto da fare scempio delle spoglie mortali di un nemico ucciso?
Attraverso documentazione d’epoca fotografica e cinematografica, e con la lettura di passi scelti di opere di Cesare Pavese, Primo Levi, Bertolt Brecht, l’esplorazione di questo tema ci mostrerà come l’aggressività umana non conosca limiti o confini. Studiare e capire la psicologia della guerra e dell’aggressività violenta è, del resto, un modo per fare i conti con il demone guerriero presente in ciascuno di noi ed esorcizzarlo, sviluppando e diffondendo la cultura della non-violenza. A cominciare dai più piccoli semi come la gentilezza verso l’Altro.

Inizialmente previsto il 14 febbraio 2012.
SALA AGNELLI Via Scienze, 17 – 0532 418212
FERRARA
fotografia

All access

IL MONDO DEL ROCK NELLE FOTO DI KEN REGAN

Quando Paul, Ringo, John e George atterrarono a New York e cambiarono per sempre la storia della musica, lui era in prima fila. Si trovava a Woodstock quando Love & Peace non era solo un modo di dire. Stava sul palco mentre una squadra di rockstar intonava We are the World. E a letto con Madonna ai tempi di Like a Virgin. Se fosse un supereroe, il potere di Ken Regan sarebbe quello di trovarsi sempre al posto giusto al momento giusto. Attivo dagli anni 60, nella sua incredibile carriera ha incontrato tutti i protagonisti della musica rock, riuscendo sempre a catturare i lati più intimi e nascosti del loro carattere. All Access raccoglie i migliori scatti di Regan, fotografie “rubate”, e rarissime, realizzate in oltre quarant’anni, oltre agli impareggiabili racconti di una vita trascorsa on the road tra concerti e backstage. Tra i musicisti presenti nel volume, Joan Baez, i Beatles, Chuck Berry, Johnny Cash, i Doors, Bob Dylan, Eagles, Billy Joel, Janis Joplin, Jerry Lee Lewis, Madonna, Roy Orbison, Robert Plant, Elvis Presley, Prince, i Rolling Stones, Carly Simon, Sting, James Taylor, gli U2, Neil Young… Introduzione di Mick Jagger, prefazione di Keith Richards.

AUTORE: Ken Regan

NUMERO DI PAGINE: 300, colore

FORMATO E RILEGATURA: 23,5×32, cartonato

PREZZO: € 59,00

USCITA: 23 Febbrio

 

 

 

Per ulteriori informazioni e per richieste di immagini rivolgersi all’ufficio stampa Panini Comics:

LEONELLO DI FAVA

ldifava@panini.it

filosofia

La Torà orale della memoria

Siamo ormai giunti al giro di boa degli ultimi due incontri di questa prima edizione del ciclo sulla Shoà: Fare memoria. che cosa è stato? Una sezione invernale dei Filosofi lungo l’Oglio, che vuole diventare un appuntamento fisso nel calendario annuale delle attività dell’Associazione.

Mutuando dal Festival estivo il format consolidato di una rassegna itinerante, questa prima edizione ha riscontrato un interesse e un’attenzione costanti, una partecipazione che non ha mai segnato il passo nonostante le condizioni atmosferiche avverse e le distanze che separano un luogo di incontro dall’altro: da Castrezzato a Villachiara, da Travagliato a Ostiano, da Corzano a Brescia fino a Orzinuovi. Uno sforzo non indifferente e che fa da preambolo alla fatica del pensiero che si unisce ad un manifesto bisogno di comprendere, di capire, di interrogarsi su questa cesura della storia che si chiama Shoà.

Riprendendo sinteticamente i primi cinque incontri ci si rende da subito conto della complessità dell’argomento e della necessaria problematizzazione che esso esige e richiama. Trova altresì conferma il fatto che il relegare ad una mera celebrazione la riflessione sull’Olocausto rischi di confinare la memoria di questo giorno ad una mera consuetudine, ad una cerimonia ove il pericolo del «finta di niente» dal giorno seguente in poi sia molto alto.

Così, idealmente, possiamo senz’altro dire che nel titolo di ciascun intervento sia racchiuso un volto della memoria con l’obiettivo – pienamente raggiunto dai relatori che si sono, sin’ora, succeduti – di affrontare la cosa stessa da punti di vista poliedrici, capaci di cogliere ciascuno la peculiarità che connota ogni tessera – sia concessa la metafora – dell’enigmatico mosaico della Shoà. Dalla memoria del bene di Gabriele Nissim – saggista, giornalista, Presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti – ove a partire dalla “bontà dell’uomo per l’altro uomo”, per richiamare Vita e destino di Vasilij Grossman, si è riflettuto sul segreto degli uomini giusti: «hanno agito in un certo modo perché, come insegnava Socrate,volevano sentirsi meglio con se stessi» all’era della postmemoria, dell’autorevole storico sociale delle idee, David Bidussa. Lo studioso, si è soffermato sul vero significato che nella nostra contemporaneità è chiamato ad assumere il giorno della memoria. Significato che deve far leva non soltanto sul recupero dell’oblio di ciò che è stato come se si stesse assolvendo al compito di «saperne di più», ma sul disagio che non può non provocare la memoria dopo l’ultimo testimone, essendo disposti a fare in fondo i conti con tutto il nostro passato per un presente migliore.

E ancora dalla memorabile lezione-testimonianza di Rav Laras – eminente figura dell’ebraismo italiano, Rabbino capo di Ancona, Presidente emerito dell’Assemblea Rabbinica Italiana, «Ambrogino d’oro» nonché Presidente della Fondazione Maimonide – che ha saputo condensare in una felice espressione il comandamento della memoria: «ricordare per ricostruire», a partire dal ricordo indelebile del 2 ottobre ’44, in cui «due figuri» – così Laras chiama i fascisti che invasero quel giorno la sua abitazione – si portarono via per sempre le due donne della sua famiglia, lasciandolo libero per venti mila lire e trenta pacchetti di sigarette che sua madre porse loro per risparmiarlo; a Massimo Giuliani – docente di Ermeneutica filosofica e di Studi ebraici all’Università di Trento – che ha affrontato la complessità che sottende la filosofia della storia sull’Olocausto, sostando, in particolare, tra la riflessione fackhneimiana, ove cambia la precomprensione filosofica nei confronti del male: la resistenza al male come risposta al male nel segno di una riparazione del mondo dopo la Shoà e il pensiero di Tzvetan Todorov teso, per citare uno dei suoi saggi più conosciuti, tra Memoria del male e tentazione del bene fino alla riflessione magistrale di Paolo De Benedetti – considerato uno dei più originali studiosi contemporanei dell’ebraismo, grande teologo e biblista, a lungo docente di Giudaismo presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e di Antico testamento presso gli Istituti di Scienze Religiose dell’Università di Urbino e di Trento – che, a partire dalla sua illuminante elaborazione di una teologia del debito che si estende a tutte le creature, finanche al filo d’erba, ha concentrato la sua attenzione sulla memoria che Dio ha dell’uomo e che l’uomo ha di Dio. Facendo notare che la Bibbia prescrive il ricordo e che il verbo zakhar (ricordare) vi ricorre almeno 169 volte, ha sottolineato la centralità del nome e della sua durata nella tradizione ebraica – mentre in ebraico storia si dice toledot, ovvero la si intende come una sequenza di generazioni; il concetto greco-latino di historia ha a che fare con l’indagare – e come questi sia l’essenza stessa del ricordo. E se ciascun nome è un racconto «che dobbiamo sperare venga accolto da Dio» – Giobbe non dice forse: «ricordati che la mia vita è un vento» (Gb, 7, 7)? – allo stesso modo occorre che l’uomo non si dimentichi il nome di Dio. Di qui la funzione fondamentale dei 613 precetti ebraici che hanno il compito di farci ricordare di Dio nel quotidiano e di ricordare a Dio che abbiamo fede in lui «al punto da poter affermare che l’uomo – ha chiarito De Benedetti –è la possibilità, se così si può dire, di far cambiare idea a Dio, proprio come avvenne con la preghiera di Mosé, subito dopo l’episodio del vitello d’oro. Dio accoglie la preghiera di ricordarsi dei patriarchi e cambia idea (Es 32, 11-14)».

Come dire: l’impressione che matura ripercorrendo questi contributi è la consapevolezza di trovarsi dinnanzi a parole di Maestri che con onestà intellettuale, capacità comunicativa, profonda competenza e un tratto umano che fa vibrare le corde dell’anima di ognuno, si inscrivono, di fatto, in quella lunga catena della ricezione che arriva fino a noi. Un esempio pratico di Torà orale. Torà orale della memoria.

NATOLI E LUZZATTO CHIUDONO LA PRIMA EDIZIONE DI FARE MEMORIA

«Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda».
(Gb 31, 35)
«Molta sapienza, molto affanno
chi accresce il sapere, aumenta il dolore».
(Qo 1, 18)

A concludere questa articolata disamina sul fare memoria e sul suo uso, sono attesi gli interventi di Salvatore Natoli – ordinario di Filosofia teoretica all’Università Milano-Bicocca – su la Memoria di Giobbe, in calendario venerdì 24 febbraio, ore 20.45, presso l’auditorium San Barnaba, sito in c.so Magenta 44/A a Brescia e di Amos Luzzatto che chiuderà il ciclo giovedì 1 marzo, stessa ora, nella Chiesa S. Maria Assunta in Piazza Vittorio Emanuele a Orzinuovi,con una lectio dal titolo: La vanità della memoria. Modererà l’incontro l’inviato speciale del «Giornale di Brescia», Tonino Zana. Due lezioni che sostando tra la sofferenza incolpevole di Giobbe, «che ama Dio senza nulla in cambio», fidandosi e affidandosi e sul labile confine che intercorre tra memoria e ricordo, sulle loro analogie e differenze, sul rischio sempre possibile dell’oblio nonché sul ruolo principe che gioca la volontà nell’amministrare la memoria, tornano a riflettere su due testi celeberrimi della Bibbia: il Libro di Giobbe e il Qohelet.

CHI È SALVATORE NATOLI

Conosciuto come il filosofo dello stare al mondo, Salvatore Natoli si è laureato presso l’Università Cattolica di Milano, in Storia della Filosofia. Già docente di Logica presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Venezia e di Filosofia della Politica presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, Natoli insegna, attual¬mente, Filosofia Teoretica all’Università degli Studi Milano Bicocca. Natoli, che annovera tra i suoi ma¬estri Emanuele Severino, Gustavo Bontadini e Italo Mancini, si distingue nel panorama filosofico ita¬liano e internazionale, per la sua indagine incessante sullo stare al mondo, in serrato dibattito e confronto con il Cristianesimo, approdando ad una nozione di etica del tutto singolare e radicata nell’ontologia, prima che nella deontologia. I suoi libri sono diven¬tati dei classici. Tra le sue opere ricordiamo: Soggetto e fonda¬mento. Studi su Aristotele e Cartesio, Antenore, Padova 1979; Ermeneutica e genealogia. Filosofia e metodo in Nietzsche, Heidegger, Foucault, Feltri¬nelli, Milano 1981; L’esperienza del dolore. Le forme del patire nella cultura occidentale, Feltrinelli, Mi¬lano 1986; Giovanni Gentile filosofo europeo, Bollati Boringhieri, Torino 1989; Vita buona, vita felice. Scritti di etica e politica, Feltrinelli, Milano 1990; Te¬atro filosofico. Gli scenari del sapere tra linguaggio e storia, Feltrinelli, Milano 1991; La felicità. Saggio di teoria degli affetti, Feltrinelli, Milano 1994; I nuovi pagani. Neopaganesimo: una nuova etica per forzare le inerzie del tempo, Il Saggiatore, Milano 1995; Dizionario dei vizi e delle virtù, Feltrinelli, Milano 1996; Soggetto e fondamento. Il sapere dell’origine e la scientificità della filosofia, Mondadori, Milano 1996; La politica e il dolore, con Leonardo Verga, Edizioni Lavoro, Roma 1996; Dialogo su Leopardi. Natura, poesia e filosofia, con Antonio Prete, Mon¬dadori, Milano 1996; La politica e la virtù, Edizioni Lavoro, Roma 1999; Dio e il divino. Confronto con il cristianesimo, Morcelliana, Brescia 1999. Progresso e catastrofe. Dinamiche della modernità, Marinotti, Milano 1999; La felicità di questa vita. Esperienza del mondo e stagioni dell’esistenza, Mondadori, Milano 2000. Stare al mondo. Escursione nel tempo presente, Feltrinelli, Milano 2002; Libertà e destino nella tra¬gedia greca, Morcelliana, Brescia 2002; Il cristiane¬simo di un non credente, Qiqajon, Magnano (Bi) 2002; Parole della filosofia o dell’arte del meditare, Feltrinelli, Milano 2004; La verità in gioco. Scritti su Foucault, Feltrinelli, Milano 2005; Guida alla for¬mazione del carattere, Morcelliana, Brescia 2006; La salvezza senza fede, Feltrinelli, Milano 2007; La mia filosofia. Forme del mondo e saggezza del vivere, a cura di F. Nodari, ETS, Pisa 2007; Edipo e Giobbe. Contraddizione e paradosso, Morcelliana, Brescia 2008; Crollo del mondo, Morcelliana, Brescia 2009; Il buon uso del mondo. Agire nell’età del rischio, Mondadori, Milano 2010; L’edificazione di sé. Istru¬zioni sulla vita interiore, Laterza, Roma-Bari 2010; Non ti farai idolo né immagine (con P. Sequeri), il Mulino, Bologna 2011; Nietzsche e il teatro della fi¬losofia, Feltrinelli, Milano 2011.

CHI È AMOS LUZZATTO

Amos Luzzatto, medico, scienziato e biblista,nipote di Dante Lattes, già presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e già direttore della «Rassegna mensile di Israele», è Presidente della comunità ebraica di Venezia e autore di innumerevoli saggi sulla storia dell’ebraismo italiano, sull’identità e sull’ermeneutica ebraica. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Il libro di Giobbe, Feltrinelli, Milano 1991; Una lettura ebraica del Cantico dei Cantici, Giuntina, Firenze 1997; Leggere il Midrash. Le interpretazioni ebraiche della Bibbia, Morcelliana, Brescia 1999, Il posto degli ebrei, Einaudi, Torino 2003; Amos Luzzatto. Una vita tra ebraismo, scienza e politica, a cura di M. Giuliani, Morcelliana, Brescia 2003; La leggenda di Concobello Mursia, Milano 2006; A proposito di laicità. Dal punto di vista ebraico, a cura di F. Nodari, Effatà Editrice, Cantalupa, Torino 2008; Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra, Mursia, Milano 2008; Ramchal. Pensiero ebraico e kabbalah tra Padova ed Eretz Israel, (con A. Viterbo, G. Laras), Esedra, Padova 2010; Hermann. Un ebreo tedesco nella Roma del dopoguerra, Marsilio, Venezia 2010; Chi era Qohelet? Postfazione di S. Natoli, Morcelliana, Brescia 2011.

INAUGURATA LA COLLANA «FARE MEMORIA»

È stata inaugurata, nel corso del ciclo, una terza Collana: «Fare memoria», che si aggiunge a «Filosofi lungo l’Oglio» e «Granelli», edite dalla Compagnia della Stampa-Massetti Rodella Editori.
La collana vanta già tre titoli: David Bidussa, L’era della post-memoria; Amos Luzzatto, La vanità della memoria e, fresco di stampa, Rav Giuseppe Laras, Il comandamento della memoria. Seguirà la pubblicazione di altri testi scelti. I volumi sono in vendita durante le serate della rassegna, nelle librerie bresciane o acquistabili direttamente sul nostro sito o all’indirizzo: http://www.lacompagniamassetti.it

associazione_filosofi_3

francesca nodari – direttore scientifico
http://www.filosofilungologlio.it
info@filosofilungologlio.it
segreteria@silosofilungologlio.it
Francesca Nodari 338/6984088

Arte

Como Contemporary Contest

CO CO CO COMO CONTEMPORARY CONTEST

Il concorso è aperto ad artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che parteciperanno con un’opera che rientri nell’ambito delle arti visive, senza vincoli di genere o tecnica, spaziando dalla pittura alla scultura, dalla fotografia all’installazione e alla video arte, inviando la documentazione richiesta entro il 2 aprile 2012.

Una giuria di esperti selezionerà 20 artisti e tra questi il vincitore che, oltre a ricevere un premio di 2.000 Euro, realizzerà una mostra personale nella struttura espositiva comasca di S. Pietro in Atrio nell’autunno 2012.

La partecipazione al concorso è gratuita.

La giuria sarà composta da:
Francesco Paolo Campione, Direttore Museo delle Culture Lugano
Luciano Caramel, storico dell’arte
Chiara Canali, curatore
Roberto Grossi, Presidente Federculture
Cristian Contini, gallerista
Momo Banfi, collezionista
Walter Trecchi, artista

I 20 finalisti selezionati esporranno l’opera presentata in una mostra collettiva che si terrà allo Spazio Natta di Como, nel periodo giugno – luglio 2012.

In occasione della mostra del vincitore verrà pubblicato un catalogo, dedicato, oltre che al vincitore, anche ai finalisti. Il catalogo, giunto anch’esso alla IV edizione, rappresenta un ulteriore, efficace e durevole mezzo per favorire la promozione e la visibilità degli artisti.

Novità di quest’anno la partnership instaurata con Federculture, con la quale è stato attivato uno gemellaggio tra i concorsi co co co e Centro – periferia: la giuria di co co co sceglierà quindi, tra i 20 finalisti, un artista che esporrà la sua opera presso la collettiva dei finalisti del concorso Federculture a Roma, presso la sede stessa dell’associazione. Allo stesso modo, la giuria del concorso Centro periferia, sceglierà, tra la rosa dei suoi finalisti, un artista, la cui opera verrà esposta all’interno della collettiva di co co co, a Como nei mesi di giugno – luglio 2012.

co co co è ideato e organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como che prosegue la sua mission di promozione e valorizzazione dell’arte giovane, esorcizzando il precariato che affligge oggi il mondo giovanile e che il nome del concorso evoca.

Il bando è scaricabile dal sito http://www.culturacomo.it.

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Assessorato alla cultura
Comune di Como
Via Vittorio Emanuele 97 – 22100 COMO
Tel.+39 031 252.352
cultura@comune.como.it
http://www.culturacomo.it
http://www.comune.como.it

editoria

La buona politica

Nostalgia canaglia
Perché la politica torni passione. Gli errori che non dobbiamo ripetere

di Franco Giordano con Peppino Caldarola
prezzo on-line  -> € 8,91    clicca qui

Pubblichiamo alcuni passi della prefazione di Umberto Galimberti

Nostalgia è una parola coniata nel 1668 da Johannes Hofer,che così intitolò la sua “Dissertazione medica” all’Università di Basilea, su questa variante della malinconia. La parola risulta dalla composizione di due termini greci: nóstos che significa ritorno in patria e àlgos che dice dolore o tristezza per l’impossibilità di questo ritorno. 

La nostalgia è “canaglia” perché il richiamo a un passato a cui non si può ritornare è forte ma impraticabile, e però all’utopia, che rifiuta di appiattirsi sul presente in vista di un futuro migliore, non si può rinunciare. I due discutono senza infingimenti su ciò che è vivo e su ciò che è morto delle idee di sinistra, affinché i giovani, che oggi appaiono del tutto disinteressati alla politica, possano di nuovo essere catturati da questa passione, che per Platone era la più “nobile”.

Ma perché l’ideale platonico è tramontato? Perché la tecnica, che all’epoca di Platone era uno strumento nelle mani dell’uomo, oggi è divenuto il nostro ambiente, dove gli uomini sono ridotti a funzionari degli apparati tecnici (Heidegger dice “im-piegati (be-stellt)” ossia piegati alla razionalità degli apparati), come bene aveva previsto Hegel, e dopo di lui Marx, in quella che siamo soliti chiamare “eterogenesi dei fini”.

Col termine “tecnica” non dobbiamo intendere l’insieme delle macchine e degli strumenti che, nel loro insieme, compongono la “tecnologia”. Col termine “tecnica” dobbiamo intendere la forma più alta di razionalità che, come ci insegna la Scuola di Francoforte quando parla di “ragione strumentale”, consiste nel raggiungere il massimo degli scopi con il minimo impiego di mezzi. Si tratta di una razionalità persino superiore a quella che governa l’economia e i mercati, perché questi soffrono ancora di una passione umana che è la passione per il denaro, da cui la tecnica, anche se ancora ne dipende, ne è per sua natura esente.

Ed è proprio da un confronto con la tecnica che prende opportunamente le mosse il dialogo tra Giordano e Caldarola per discutere la sua incidenza sull’arretratezza della politica, che il filosofo Giacomo Marramao vede come un sovrano spodestato che si aggira tra le antiche mappe dello Stato e della società rese inservibili, perché più non rimandano alla legittimazione della sovranità.  Nel loro dialogo Franco Giordano e Peppino Caldarola non hanno trascurato queste riflessioni, ma le hanno tenute ben presenti, per promuovere una nuova idea di politica, non appiattita sull’immediato presente regolato dalla razionalità tecnica, ma capace di immaginare un futuro che non sia di passiva acquiescenza a questo tipo di razionalità.  A questo scopo occorre prendere le mosse da quello che Husserl chiama “mondo-della-vita (Lebenswelt)”, che certamente confligge con la razionalità tecnica, perché, a differenza di quest’ultima, il mondo della vita ospita una gran quantità di fattori “irrazionali” che si chiamano sentimenti, passioni, ideazioni, valori, fedi, utopie, bisogno di trascendenza da collocare non necessariamente nell’al di là, perché questi fattori sono il costituivo dell’umano, ciò di cui gli uomini sono vissuti e continueranno a vivere.

Il rifiuto a considerare la natura come semplice materia prima da utilizzare ha generato i movimenti ecologisti. Il degrado culturale, morale e politico ha promosso il movimento degli indignati che ha messo in discussione i fini dell’economia, che forse non sono anche e ineluttabilmente i nostri fini. L’esasperazione delle categorie dell’efficienza e della produttività, tipiche della razionalità tecnica, ha promosso, tra chi lavora, la tendenza a barattare una parte del salario con il tempo libero. La valutazione degli uomini a partire dalle loro prestazioni con conseguente risolvimento della loro identità nella loro funzionalità, a cui si aggiunge il clima competitivo e non più solidale nei posti di lavoro, ha prodotto un dilagare dei fenomeni depressivi, che certamente non sono fattori propulsivi per nessuna società. A ciò si aggiunge il fatto che la tecnica, che come s’è detto non conosce il progresso ma solo lo sviluppo, abolisce ogni orizzonte di senso, e non c’è uomo che possa vivere al di fuori di un percorso di sensatezza o, come dice Nichi Vendola, di qualsiasi “narrazione”, che non è una parola su cui si può fare facile ironia.

Sì, perché la tecnica, che in nome dell’efficienza e della produttività comprime il mondo della vita, nel momento in cui si propone non come uno dei tanti modi di ordinare una società, ma come in assoluto l’unico modo, in quel momento anche la tecnica diventa ideologia, la più terribile, dal momento che mette ai margini il sentimento perché irrazionale, e comprime il pensiero in quell’unica forma che è il calcolo, il far di conto. “Denken als Rechnen” diceva Heidegger, riduzione del “pensare” al puro e semplice “calcolare”, per cui non sappiamo più che cosa è vero, che cosa è giusto, che cose è bene, che cosa è bello, che cosa è sacro, ma unicamente che cosa è utile e produttivo.

Già Nietzsche avvertiva che “l’uomo è un animale non ancora stabilizzato”, e ogni tentativo di stabilizzazione, anche il più potente tra quelli apparsi nella storia, come è appunto la razionalità tecnica, non può azzerare questo impulso insopprimibile, tipico dell’uomo, che è l’andare oltre la situazione data. Alla politica raccogliere la sfida.

Questo è il messaggio che Franco Giordano e Peppino Caldarola lanciano ai giovani, perché i giovani, oltre ad essere i responsabili del futuro, sono anche i soli ancora capaci di innamorarsi della politica, se appena non si arrestano all’indignazione, ma, a partire dall’indignazione, sappiano mettere la stessa passione anche nell’ideazione di una società, in cui l’uomo possa riconoscersi ancora come uomo e non come semplice funzionario della razionalità della tecnica o della razionalità del mercato.

Franco Giordano è stato deputato e segretario nazionale di Rifondazione Comunista. Attualmente fa parte della Presidenza Nazionale di Sinistra Ecologia Libertà.

Peppino Caldarola è stato direttore dell’Unità, deputato, vice-direttore di Rinascita, fondatore e primo direttore di Italiaradio. 

                         www.audinoeditore.it

libri

Tecalibri

TecaLibri memo : febbraio 2012
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In prima pagina di  www.tecalibri.it  :
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– Amato, Cannocchiale e grandangolo
– Bennett, Due storie sporche
– Buscher, Assenze asiatiche
– Castán, Bestiario universale del Professor Revillod
– Cavazzoni, Guida agli animali fantastici
– Celati, Conversazioni del vento volatore
– Cibrario, Lo scurnuso
– Cortázar, Diario di Andrés Fava
– Deliolanes, Come la Grecia
– De Pascalis, Pinocchio. Graphic novel
– Ferrajoli, Poteri selvaggi
– Gorokhova, Una montagna di briciole
– Hussein, Un altro albero di gulmohar
– Kapuscinski, Cristo con il fucile in spalla
– Labbucci, Camminare, una rivoluzione
– Lanza, Le cartoline di foquita
– La Porta, Tu chiamale se vuoi coincidenze
– Latouche, Per un’abbondanza frugale
– Least Heat-Moon, Le strade per quoz
– Maathai, La sfida dell’Africa
– Minghini, Febbre
– Nothomb, Una forma di vita
– Novello, Qualcosa anziché il nulla
– Pardini, Il viaggio dell’orsa
– The Paris Review, INTERVISTE, III
– Petroski, Gli errori degli ingegneri
– Petta, Roghi fatui
– Roccasalva, È notte anche per me
– Russo – Santoni, Ingegni minuti
– Saramago, Il più grande fiore del mondo
– Scheer, Imperativo energetico. 100% rinnovabile ora!
– Shields, L’amore è una repubblica
– Vauro, Farabutto
– Wright, Tony & Susan
– Zauli, Capire il linguaggio della musica
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Buona lettura con un clic su  www.tecalibri.it
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concorsi

Libri in primo piano con il Premio Carver 2012

E’ stato pubblicato il bando del Premio Carver 2012, il contropremio dell‚editoria italiana.
Nato nel 2003 il Carver vive su una sola e unica regola: vengono premiati i libri migliori, senza guardare il nome dell’autore o il marchio editoriale. Se uno scrittore sconosciuto pubblicato da una minuscola casa editrice ha scritto un ottimo libro viene premiato.
Questo perché i libri vengono semplicemente letti.
La giuria è coordinata da Andrea Giannasi che a gennaio di ogni anno contatta 5 tra giornalisti, scrittori, critici, ai quali propone di entrare a far parte della commissione segreta. I nomi dei giurati non verranno mai resi noti per evitare “tirate di maniche” o condizionamenti.
Ed è anche per questo motivo che il Premio Carver non ha enti patrocinanti o sponsor. Per non dover poi “sottostare” a giudizi o consigli.
Il nuovo bando presenta importanti novità nei premi assegnati, che sono molti e tutti importanti.
I vincitori infatti ricevono un contratto di pubblicazione di un loro manoscritto in libro cartaceo; i secondi lo riceveranno per un ebook. Coinvolte le case editrice Prospettiva e AbelBooks.net
Inoltre è prevista la promozione a livello nazionale dei libri giunti nelle cinquine dei finalisti, e ogni autore riceverà poi nota stampa di invio fax.
I libri dei vincitori della sezione narrativa, saggistica e poesia verranno presentati in un evento che si svolgerà nell’ambito di un Festival letterario, mentre si prevede anche l‚acquisto di pubblicità su Il Giornale letterario.
La promozione dei tre libri vincitori sarà poi visibile sul sito della rivista letteraria Prospektiva con pubblicazione della copertina e del link ad una libreria virtuale per l‚acquisto.
I cinque finalisti delle sezioni narrativa, saggistica e poesia riceveranno attestati di merito e libri.
Il Premio Carver ha tre sezioni: narrativa, saggistica e poesia.
Si partecipa inviando tre copie del proprio libro Premio Carver Prospektiva Rivista Letteraria via Terme di Traiano, 25 – 00053 Civitavecchia (Roma).
Le opere dovranno pervenire alla segreteria del Premio entro il 30 Giugno 2012 (farà fede il timbro postale). La quota di iscrizione è fissata in 20,00 euro per sezione da versare sul conto corrente postale numero 97638845 intestato a Prospettiva Editrice.
Segreteria:
Prospektiva Rivista Letteraria – Via Terme di Traiano, 25 – 00053 Civitavecchia (Roma)
Per ulteriori informazioni: redazione@prospektiva.it
http://premiocarver.wordpress.com/