geopolitica

Per il grande pubblico

Thomas Barnett, assistente dell’ammiraglio Cebrowski, l’ha dettagliata in un libro destinato al grande pubblico, The Pentagon’s New Map (“La nuova mappa del Pentagono”).
Il piano consiste nell’adattare le missioni delle forze armate USA a una nuova forma di capitalismo, dove la Finanza ha il primato sull’Economia. Il mondo deve essere diviso in due. Da un lato gli Stati stabili, integrati nella globalizzazione (requisito che possiedono anche Russia e Cina); dall’altro una vasta zona di sfruttamento delle materie prime. Per questo motivo, conviene indebolire notevolmente – in linea ideale annientare – le strutture statali dei Paesi della zona e impedire con ogni mezzo che risorgano. Un “caos distruttore” – secondo l’espressione di Condoleeza Rice – che non deve essere scambiato con l’omonimo concetto rabbinico, benché i partigiani della teopolitica abbiano cercato in tutti i modi di seminare confusione. Non si tratta di distruggere un ordine cattivo per costruirne un altro migliore, bensì di distruggere ogni forma di organizzazione per impedire qualunque resistenza e permettere ai transnazionali di sfruttare la zona senza intralci politici: un progetto coloniale nel senso anglosassone del termine (da non confondere con una colonizzazione di popolamento).
Iniziando ad attuare la strategia Rumsfeld/Cebrowski, il presidente George Bush figlio parlò di “guerra senza fine”: non si tratta più di vincere guerre e sconfiggere avversari, bensì di far durare i conflitti il più a lungo possibile. Una guerra lunga “un secolo”, disse Bush. È stata, nei fatti, la strategia applicata in Medio Oriente Allargato, una zona che si estende dal Pakistan al Marocco e copre l’intero teatro operativo del CentCom nonché la parte settentrionale di quello dell’AfriCom. In passato i GI’s garantivano agli Stati Uniti l’accesso al petrolio del Golfo Persico (dottrina Carter). Ora i soldati statunitensi sono presenti in una zona quattro volte più vasta, con l’obiettivo di distruggere qualsiasi forma d’ordine.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/ancora-gli-amerikani

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La corsa del manichino

Articolo di Massimo Luciani

manichino-310x480L’aggressività degli esseri umani è stata eliminata grazie al lungo lavoro della P.E.C.E. (Propaganda E Controllo Emozionale), l’organizzazione che agisce costantemente sulla popolazione per mantenerla pacifica. Diversi strumenti vengono sfruttati, dalle droghe a forme di manipolazione dell’opinione pubblica.

La pace esiste da molti anni, una situazione in teoria utopica che però nasconde problemi che hanno trasformato la società in una distopia. I manichini usati come valvola di sfogo per l’aggressività residua non bastano a frenare ossessioni e si diffondono soluzioni clandestine.

Titolo: La corsa del manichino | Titolo originale: Century of the Manikin, 1972 | Autore: E.C.Tubb | Nuova pubblicazione Febbraio 2020 nella collana Urania Collezione, n°205 (Mondadori) 

Il romanzo “La corsa del manichino” (Century of the Manikin) di E.C. Tubb è stato pubblicato per la prima volta nel 1972. In Italia è stato pubblicato da Mondadori nel n. 640 di “Urania”, nel n. 776 di “Oscar”, nel n. 92 dei “Classici Urania” e nel n. 205 di “Urania Collezione” nella traduzione di Maria Benedetta De Castiglione.

E.C. Tubb fu uno scrittore molto prolifico, al punto che scrisse oltre 140 romanzi di vari generi usando anche vari pseudonimi. La sua fama è legata soprattutto ad alcune serie di space opera ma nel corso della sua lunga carriera ha scritto anche storie con contenuti che vanno ben oltre l’avventura e “La corsa del manichino” è uno degli esempi principali.

Britannico e nato nel 1919, E.C. Tubb era cresciuto in una società che ricordava ancora la concezione che avevano del sesso nell’età vittoriana. Ne “La corsa del manichino” l’autore immagina una società in cui esiste una concezione analoga dell’aggressività, ma come ottenerla? La soluzione sfrutta tutti i mezzi moderni, sia psicologici che farmacologici, il che significa un controllo mentale ottenuto tramite vari tipi di manipolazione assieme all’uso di droghe specifiche. Tuttavia, proprio come il sesso nell’età vittoriana, anche l’aggressività nella società futura descritta nel romanzo è tutt’altro che sparita ma è solo espressa in modo più nascosto.

L’utilizzo di droghe per controllare la popolazione era già un classico della distopia quando E.C. Tubb scrisse “La corsa del manichino” ma lui inserì altri elementi che rendono il suo romanzo forse perfino più attuale. Le manipolazioni della popolazione tramite la propaganda sono purtroppo non solo della letteratura bensì parte della storia e della cronaca. La crescita dei mass media ha reso il problema sempre più serio per la penetrazione di quelle che oggi chiamiamo fake news e la velocità con cui vengono condivise.

Il risultato è raccontato in parte con toni drammatici ma c’è anche un elemento satirico. L’aggressività ancora esistente nella popolazione viene sfogata da alcuni in feste clandestine in cui i partecipanti si lasciano andare ad atti di violenza. Il comportamento del manichino osservato dal capo della P.E.C.E. Joseph P. Lincoln rappresenta secondo lui la perfetta immagine dell’umanità. Gli elementi di dramma e satira sono fusi anche se la lunghezza limitata al punto che oggi verrebbe classificato come romanzo breve porta a uno sviluppo limitato di tutte le idee connesse ad essi e dei personaggi.

L’autore aggiunge anche un collegamento con il passato in una sottotrama riguardante Naomi Constance Fisher, una donna affetta da una malattia incurabile e che per quello si sottopose alla criogenesi. La volontà di risvegliarla da parte di un suo parente porta a conseguenze inaspettate.

Nonostante la lunghezza limitata, ne “La corsa del manichino” E.C. Tubb mostra molta fantasia nel descrivere quella distopia futura con la sua ossessione morbosa nei confronti della violenza. Nel suo complesso, il risultato è a volte caotico perché l’autore ha incluso molte idee che avrebbero avuto bisogno di maggior spazio per essere ben sviluppate in modo equilibrato. Secondo me rimane comunque un romanzo che vale la pensa leggere per gli spunti di riflessione che fofre su certi temi che sono sempre importanti e alcuni di essi oggi lo sono ancora di più.

Massimo Luciani

 

Se vi piacciono le recensioni e gli articoli di Massimo Luciani vi invitiamo a visitare il suo blog NetMassimo.com:

biblioteca, conferenza

Cucina Istriana

Invito alla lettura lunedì 17 febbraio 2020 ore 17

​“Essere” di Fabio Tombari

Edizione a cura di Giovanna Rotondo

Illustrato dai dipinti di Orlando Sora
Lettura e commento di Marcello Girone Daloli del gruppo di studio “Essere di F. Tombari”
Fabio Tombari e Orlando Sora sono due straordinari artisti del Novecento, liberi e solitari, che molto hanno condiviso nella vita e nell’arte. Nascono a Fano, nelle Marche, saranno amici d’infanzia e di tutta la vita e, pur essendo molto diversi intellettualmente, saranno uniti dalla stessa concezione di intendere l’Arte. La narrativa di Tombari esprime grande sensibilità e rispetto per la sacralità e il mistero della vita, per l’energia degli elementi, per i segreti della natura e degli animali; nei suoi scritti troviamo molta natura e amore per tutto ciò che lo circonda: è un vero ecologo “ante litteram”. La lirica “Essere”, una lirica di profonda bellezza e spiritualità, viene pubblicata per la prima volta nel 1954, unico lavoro poetico nella vasta produzione letteraria dello scrittore. Orlando Sora mostra da subito di essere dotato di talento: è naturalmente un grande ritrattista, ma ama d ipingere anche la composizione e il paesaggio. La sua pittura manifesta una ricerca continua e, nel tempo, diviene sempre più profonda e spirituale. Fabio Tombari dirà di lui: “Orlando Sora è un pittore che tale è per la sua pittura”.  Orlando Sora e Fabio Tombari non hanno mai aderito a gruppi o movimenti artistici. Sia l’uno che l’altro amavano lavorare in silenzio e solitudine come due artigiani. Tombari era un appassionato studioso di Steiner e nella lirica ha espresso un sunto dell’Antroposofia, perché “Essere” è Espressione del Cristo Logos.
Giovanna Rotondo racconta la lirica “Essere” di Fabio Tombari con le immagini dei dipinti di Orlando Sora scegliendo, con amore e attenzione, dipinti e affreschi di Sora, per costruire quasi un testo a fronte alle strofe della poesia di Tombari, che ha avuto il privilegio di conoscere e frequentare insieme a Orlando Sora, con il quale ha lavorato per molti anni.

Incontro con l’autore martedì 18 febbraio 2020 ore 17

Quando i ricordi diventano ricette. Cucina Istriana

Presentazione del libro di Marisa Antollovich

Edizioni La Carmelina, 2019
Dialoga con l’autore Dario Gigli
Ogni popolo, ogni cultura ha creati i propri cibi e trovato stili particolari di preparazione e di cottura. La cultura istriana è fra questi ieri come oggi. La movimentata storia dell’Istria ha inciso profondamente anche nella sua cucina. Diverse tradizioni si sono fuse e hanno ricevuto dal territorio un timbro caratteristico dando vita ad una gastronomia nella quale ancora si percepiscono tracce culturali e identitarie di grande suggestione.
Nell’ambito del “Giorno del Ricordo 2020” con il patrocinio della Prefettura e del Comune di Ferrara, dell’Istituto di Storia Contemporanea, del Museo della Resistenza e del Rinascimento, dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (sezione di Ferrara) e dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani (sezione di Ferrara)

Incontro con l’autore mercoledì 19 febbraio 2020 ore 17

Il cocchiere del Diavolo. Una maledetta storia sul Po

Presentazione del libro di Donato Ungaro

(Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I nidi’, 2020)
Ne parlerà con l’autore lo storico e saggista Paolo Sturla Avogadri
Sarà presente l’editore Fausto Bassini
Nel corso dell’evento, Paolo Sturla Avogadri racconterà grandi enigmi di storia locale: dai misteri del Duomo al santo-eretico Pungilupo, da Pietro Bono Avogari ‘il Nostradamus estense’ ai Cavalieri Templari a Ferrara. Inoltre saranno proiettati due eccezionali documentari d’epoca, con protagonista il nostro territorio: “Uomini contro il Po” (1952) di Fabio Pittorru (fotografia di Antonio Sturla) e “In un paese sul fiume” [noto anche come “L’argine guarda i cortili”] (1953) di Aldo Centis (fotografia di Antonio Sturla, aiuto operatore Paolo Sturla Avogadri).
A Ponte Vecchio – un borgo della Bassa emiliana tranquillo e dimenticato da Dio – viene ripescata dalle acque una grossa e antica macina da mulino, che trasuda liquido rossastro. Prospero Molinari, imprenditore sospettato di condurre affari illeciti con la navigazione sul Po e con le escavazioni abusive, asporta la macina dalla piazza dove è stata esposta. Da questo momento si susseguirà, in poche settimane, un’inspiegabile catena di tragedie senza precedenti: tutti i compaesani precipitano in un mesto sconforto e iniziano a parlare della maledizione della macina. Guido Sabbatini, professore in pensione appassionato di storia locale, e Giuseppe Dossi, studente universitario, si interessano del misterioso oggetto. Così, spulciando carte polverose e sconosciute in un palpitante viaggio da Ferrara a Roma, tra cripte buie, libri bruciati, preti allucinati, archivi comunali e vaticani, i due si imbattono in una terribile vicenda, realmente ac caduta a Ponte Vecchio sul finire dell’XI secolo, con protagonisti una macina di granito rosso e un mugnaio. Una corsa sulle ali dei secoli, tra le strade e le piazze di Ferrara, lungo gli argini e le rive del Po, per scoprire segreti inconfessabili che si risvegliano da un passato che forse era meglio non rivelare. Ma non sempre le cose vanno come vorrebbero gli uomini: il Diavolo, alle volte, ci mette la coda…
Donato Ungaro. Giornalista professionista, ha collaborato con numerosi quotidiani e testate televisive locali e nazionali. Cura un blog (donatoungaro.it) dove scrive di legalità e infiltrazioni mafiose nel Nord Italia; per questa attività ha ricevuto, tra gli altri, il Premio ‘Giorgio Ambrosoli’, il Premio ‘Libertà di stampa’ di Articolo 21 e FNSI, il Premio ‘Pio La Torre’ di CGIL, FNSI, Avviso Pubblico. La sua storia di vigile-cronista coraggioso e minacciato ha ispirato il Teatro delle Albe di Ravenna per la realizzazione di due spettacoli teatrali: “Saluti da Brescello” e “Va Pensiero”.
Ha inoltre pubblicato “La Milano mia e di Giovannino” (2002); “Sostiene Petronio”, progetto ‘Nel cartone’ (2015); “Mio zio don Camillo, mio nonno Peppone… e la storia ricomincia. 18 racconti” (2016).

Conferenze e Convegni giovedì 20 febbraio 2020 ore 17

La pragmatica della comunicazione

Conferenza di Giovanni Fioravanti – dirigente scolastico

Presenta Roberto Cassoli
In epoca di social e di informazione pare che abbiamo disimparato a comunicare con il rischio di una comunicazione sempre meno ‘sana’. Soprattutto abbiamo disimparato, dietro il paravento dei nostri desktop, a considerare che ‘comunicazione’ e ‘comportamento’ sono sinonimi. A cinquant’anni di distanza cosa resta del contributo della Scuola di Palo Alto, in particolare della “Pragmatica della comunicazione Umana” di Watzlawick, Beavin e Jackson. Chi esercita professioni di cura come, ad esempio gli insegnanti, che suggerimenti può ricavare da concetti come “relazione”, “sistema” e “retroazione”, unitamente ai cinque assiomi della pragmatica della comunicazione?
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea

Conferenze e Convegni venerdì 21 febbraio 2020 ore 17

Tra commedia e tragedia: il divertimento alla corte estense nel primo ‘500, in una selezione di scene dal film “E ridendo l’uccise” di Florestano Vancini

A cura di Carlo Magri

Dal film di Florestano Vancini sono state scelte e rimontate sette parti per un totale di circa 40 minuti che verranno presentate e commentate singolarmente. Attraverso le scene selezionate si mettono in evidenza, in particolare, la vita di corte attraverso i balli, i giochi, gli scherzi, il canto, la musica, la danza, i lazzi, i passatempi amorosi del duca, che Vancini ha ben dipinto nel film, assieme allo sfondo degli eventi della congiura di corte. L’opera cinematografica del regista ferrarese è infatti un affresco del Rinascimento, ambientato alla corte estense e narrato attraverso il buffone Moschino. Nel film si racconta la faida che, fra il 1505 e il 1506, vide, dopo la morte del duca Ercole I d’Este, la lotta fratricida tra Alfonso e Ippolito da una parte, e Giulio e Ferrante dall’altra. In un unico grande quadro, il regista presenta sia la vita della corte – i cui i illustri personaggi ci sono stati consegnati dalla Storia – che le condizioni di dura miseria in cui versava il popolo. Sono, nell’intenzione del regista, le due facce del Rinascimento. Il film mescola realtà e fantasia, commedia e tragedia, una metafora della parabola umana: vita e morte.
Carlo Magri, dirigente sanitario e docente dell’Università degli Studi di Ferrara. Da sempre si è occupato anche di comunicazione medializzata. Al suo attivo ha numerose pubblicazioni scientifiche, libri, eventi culturali e documentari. Socio di diverse associazioni scientifiche e culturali, come FEDIC (Federazione Italiana dei Cineclub), De Humanitate Sanctae Annae, Ferrara Film Commission e Accademia delle Scienze.
Nell’ambito del programma del Carnevale degli Este, a cura dell’Ente Palio di Ferrara

Eventi sabato 22 febbraio 2020 ore 10

Dieci anni di Gruppo del Tasso

In difesa di tutte le narrazioni

Il Gruppo del Tasso compie dieci anni e vuole festeggiare con vecchi e nuovi amici questo traguardo: nei luoghi in cui l’associazione è cresciuta, tra cui non poteva mancare Palazzo Paradiso, si propone di mettere in evidenza la ricchezza di generi della letteratura, sottolineando il ruolo fondamentale di prose e testi poetici anche nella quotidianità. Il sottotitolo della giornata è “in difesa di tutte le narrazioni” perché si vuole ribadire con questo evento l’importanza che ha lo storytelling nella realtà contemporanea. Si racconta per piacere, per evasione, per necessità, per informazione: ogni storia è degna di essere vissuta, soltanto conoscendo mondi nuovi e identificandosi in differenti personaggi si può imparare a mettersi nei panni dell’altro, arrivando così a considerare, se non comprendere, tutti i punti di vista. Dal mondo della cronaca alla poesia, dalla narrativa contemporanea ai classici russi: il programma dà spazio a diverse tipologie letterarie, proponendo una varietà di modi di leggere il mondo.
Per la mattinata è prevista una tavola rotonda ospitata nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, di cui segue il programma dettagliato.
Programma
ore 10 – Saluti di Angelo Andreotti, dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara
I Tassi si raccontano tra sfide associative e imprese letterarie. Introduce la giornalista Stella N’Djoku
ore 10.30 – Claudio Cazzola, Edoardo Penoncini e Matteo Pazzi presentano Govoniano. Annuario di critica e luoghi letterari (La vita felice, 2020) curato da Matteo Bianchi
ore 11 – La fuga da Ferrara, omaggio in versi di Roberto Pazzi
ore 11.15 – L’attore Ivano Marescotti legge i poeti contemporanei da una selezione di Cinzia Demi, autrice del volume Ritratti di Poeta (Puntoacapo, 2019)
ore 12 – Lo scrittore Paolo Nori presenta I russi sono matti (LaTerza, 2019) con la giornalista Camilla Ghedini
Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna

autori

Figli del Congo

Titolo: Figli del Congo
Autore: Gianluca Turconi
Editore: Amazon KDP
Genere: Crime thriller
Edizione: Prima Edizione
Costo: euro 2.99 (in offerta lancio a € 0.99, gratuito per abbonati Kindle Unlimited)

Sinossi di “Destino criminale”

Molti bambini giocano alla guerra. Altri, invece, combattono davvero, versando sangue in conflitti dimenticati.

Sono vittime e carnefici in stupri di massa, in pulizie etniche mascherate da rivoluzioni politiche e in traffici d’armi di cui non conoscono le finalità. E’ ciò che avviene da decenni nella Repubblica Democratica del Congo, in Africa. Ed è quanto accaduto a Kazadi, Joel e Ndaye, combattenti negli scontri congolesi a partire dalla prima adolescenza. A differenziarli da altri compagni meno fortunati appartenenti ai Mayi-Mayi Massengo, unità di guerriglieri del Congo orientale, è stata la capacità di riconoscere la ferocia della propria esistenza e di prendere la sola decisione possibile per salvarsi: fuggire.

Hanno così potuto espatriare illegalmente ad Anversa, in Belgio, paese che ha avuto a lungo un dominio coloniale sul Congo. Nel corso di dieci anni, i tre hanno scelto strade diverse in questa nuova vita: Kazadi si è integrato e ha aperto un ristorante etnico insieme alla moglie belga; Joel è divenuto un esponente di spicco della criminalità di medio profilo ad Anversa; Ndaye si è perso tra droga, scommesse e prostitute, ossessionato dalla ricerca dell’Uomo delle Navi, come chiama lo sconosciuto trafficante d’armi che controllava i trasporti verso il Congo, causa indiretta della loro fuga collettiva.

Tuttavia, nessuno di loro è stato capace di dimenticare il passato.

L’improvvisa sparizione di Ndaye, in cui sarebbero coinvolti l’Uomo delle Navi ed elementi dei Mayi-Mayi Massengo operanti in Belgio, metterà in moto un complesso meccanismo che porterà Joel prima a rimanere invischiato in una serie di omicidi e, successivamente, a scoprire alcuni segreti riguardanti la sua gioventù, celati in piena vista nell’apparente tranquillità belga.

Per sopravvivere, dovrà lottare: contro i nemici sconosciuti che tirano le fila della macchinazione in cui è rimasto invischiato, contro le ambiguità dei Mayi-Mayi dei quali era stato compagno, contro la drammatica immutabilità del suo paese natio.

Dall’Europa all’Africa, durante inchieste giudiziarie, elezioni politiche dal risultato imprevedibile e inaspettati viaggi, andrà alla ricerca della risposta alla domanda a cui anche la sua vita è legata: esiste una possibilità per i giovani Figli del Congo delle nuove generazioni di cambiare il proprio destino di violenza e sanguinosi conflitti?

Collegamenti per l’acquisto e/o lettura primi capitoli del romanzo

https://www.amazon.it/dp/B084MMHTF2/

L’Autore

Gianluca Turconi, nato nel 1972, già più volte finalista al Premio Alien per la narrativa fantascientifica e vincitore della XIII Edizione del Premio Lovecraft per la narrativa fantastica, ha effettuato studi linguistici e giuridici, e attualmente vive e lavora in provincia di Monza e Brianza.

Da quasi un ventennio sostenitore del Software Libero, è stato tra i fondatori del progetto di marketing internazionale, di documentazione e di localizzazione italiana della suite software Apache OpenOffice, nonché curatore del dizionario italiano utilizzato dai programmi software Google Chrome, Mozilla Firefox e Thunderbird.

Nell’ambito della narrativa thriller e fantastica ha pubblicato diverse opere (tra le altre “Destino criminale”, “Tijuana Express”, “Protocollo Aurora”, “La fine del gioco”, “Gli Dei del Pozzo”, “Alveare e dintorni”, “L’Altare”, “Fermata obbligatoria”) per case editrici e riviste specializzate nazionali e internazionali (Eterea Comics & Books, Delos Books, Asociación Alfa Eridiani, Axxón, Graphe, DiSalvo, A3, Horror Magazine). Ha inoltre rivestito il ruolo di editor per il romanzo “Figlio della schiera” di Giampietro Stocco (Chinaski) e di selezionatore e coordinatore della traduzione per l’antologia di narrativa fantascientifica latinoamericana “Schegge di futuro” (Letture Fantastiche).

biblioteca

Libri in scena

martedì 11 febbraio 2020 ore 16,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Carlo Magri e Giovanna Mattioli per la presentazione della XV edizione della rassegna “Giardini al cinema”

Uno dei grandi maestri del cinema italiano, Pupi Avati, trova nei paesaggi padani le atmosfere suggestive, spesso anche inquietanti, protagoniste di molti dei suoi film.
Carlo Magri, regista e docente di Unife, presenta spezzoni inediti di interviste- degli anni gli anni 80 e 90- che hanno come tema il rapporto speciale  di Avati con Ferrara, il Delta e la sua gente. Giovanna Mattioli, architetto paesaggista, curatrice storica di “Giardini al Cinema”, alla XV edizione, sottolinea la centralità dei luoghi e del paesaggio nei tre film proposti quest’anno (Una gita scolastica, La casa dalle finestre che ridono, Le strelle nel fosso)
Le proiezioni si svolgeranno al Cinema Boldini (via Previati, 18) secondo il calendario che sarà diffuso in questa occasione.
A cura del Garden Club di Ferrara

mercoledì 12 febbraio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

A cura della Compagnia del Libro di Ferrara

Eleonora Pescarolo, Stefano Poledrelli e Alberto Amorelli vi condurranno briglie alla mano lungo le polverose piste del Vecchio West.
Da sempre c’è un’ambientazione che più o meno, in una fase della vita o in tutte ci ha affascinato e ci ha fatto rimanere con il fiato sospeso. Dopo decenni il mito del Far West è uno dei topos più riconoscibili e ben classificati dell’immaginario collettivo. La Compagnia del Libro come primo evento del 2020 decide di scardinare molte delle certezze che si hanno sul vecchio West e confermarne alcune per far comprendere che la letteratura western è una delle più vaste e contaminate e contaminabili di sempre. Gli scenari di Ernest Haycox, di Louis L’Amour, dei film di John Ford o delle storie nostrane di Tex Willer e di Ken Parker, ma anche le contaminazione horror di Joe R.Lansdale, quelle cyberpunk e space western di Don Debrandt, i post western di Cormac McCarthy, Hannah Tinti, Brian Panowich fino ad arrivare agli esperimenti italiani di Matteo Righetto e le raccolte di miti e leggende di Gian Mario Mollar, senza parlare delle recenti serie tv che prendono a mani basse da questi scenari contaminandoli con altri generi come The Mandalorian, Defiance, la classica Firefly, il film Solo o mantenendone gli stilemi ben definiti come la miniserie Godless e i blockbuster Django Unchained e The Hateful Eight di Quentin Tarantino. Un viaggio a trecentosessanta gradi nel mondo western costellato di romanzi, racconti, fumetti, graphic novel, film e musica country. Il lontano west non è così lontano.
A cura della Compagnia del Libro di Ferrara

giovedì 13 febbraio 2020 ore 16,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

A cura di Stefano Caracciolo

Il “poema molinaresco” di Bacchelli, scritto fra il 1938 e il 1940, narra la saga di quattro generazioni della famiglia Scacerni, innestando e sovrapponendo alla storia principale quelle di moltissimi personaggi di contorno. Il tutto è inserito in un secolo di storia, visto dalla prospettiva dei contadini del delta del Po ferrarese, che va dalla fine del periodo napoleonico e dalla restaurazione fino alla prima guerra mondiale, passando attraverso il Risorgimento e l’unificazione d’Italia, il brigantaggio, le prime lotte sociali.
Terzo incontro del ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno XIII, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

venerdì 14 febbraio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Raissa Raskina (Università di Cassino)

Dopo la morte di Čechov, nel suo archivio fu ritrovato un manoscritto senza titolo: si tratta di un dramma composto da un autore giovanissimo, ancora lontano dal diventare lo scrittore e il drammaturgo che conosciamo. Eppure, Platonov  contiene allo stadio embrionale motivi, trame, personaggi, procedimenti stilistici, persino singole battute delle future opere di Čechov. Con Platonov siamo già alle prese con una umanità dolente e comica, lacerata da conflitti e invischiata in problemi banali e terribili: insomma, con le trame dei racconti e dei testi teatrali della maturità.
In occasione dello spettacolo Platonov. Un modo come un altro per dire che la felicità è altrove di A. Checov, in scena dal 14 al 16 febbraio presso il Teatro Comunale
Nell’ambito del ciclo “Libri in scena” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea 

 

Letteratura

Vece

vé-ce

Avvicendamento, mutazione, alternanza; carica, ruolo, incombenza

dal latino vicis, coi medesimi significati.

Be’, è una parola che si trova scritta su moltissimi moduli, si sente pronunciare all’inizio di orazioni, la vediamo sempre, discreta, nel nostro usatissimo invece. Sembra una parola da nulla e invece dà uno scorcio folgorante di un tratto millenario e caratteristico della nostra società. Quale?

Se si leggono i significati di ‘vece’, se ne trovano due principali: quello (più burocratico) di carica assegnata, ruolo, incombenza, e quello (più letterario) di avvicendamento, mutazione, alternanza. Così leggiamo il celebre ‘firma del genitore o di chi ne fa le veci’, sentiamo iniziare il discorso ‘Mi trovo qui non nelle veci di presidente, ma in quelle di comune cittadino…’, e l’istituzione conserva veci assegnate da leggi antiche. È anche l’uso che ci è più consueto.

Mentre la vece-trasformazione si trova per esempio in Foscolo, nei Sepolcri, quando parla di come gli umani iniziarono a proteggere dalle intemperie e dalle bestie i resti dei morti (che la Natura con successioni eterne destina ad altre forme): toglieano i vivi/ all’etere maligno ed alle fere/ i miserandi avanzi che Natura/ con veci eterne a’ sensi altri destina. Mentre Manzoni racconta di Napoleone, nel Cinque maggio, che con vece assidua,/ cadde, risorse e giacque, e D’Annunzio, nella raccolta ‘Maia’, scrive che gli ‘persuasero’ i sonni il gemitìo del siero/ giù dai vimini sospesi/ nella cascina, la vece/ delle spole nei telai/ notturna, il ruggir cupo/ dei forni accesi.

Sono significati che ‘vece’ si porta dietro fin dal vicis latino — termine da cui peraltro, come è facile intuire, sgorgano il vice, il vicario, la vicenda e… via dicendo.

L’avvicendamento è parte essenziale della natura del ruolo, e il ruolo scandisce la mutazione. Questo è ciò che ci racconta ‘vece’. L’ufficio e il turno, la mansione e lo scambio, l’investitura con l’alternanza, l’incombenza e la vicenda sono coppie di concetti diversi, certo; ma nella nostra esperienza e nella parte più profonda del nostro modo di pensare sfumano l’uno nell’altro.

‘Genitore o chi ne fa le veci’? C’è il ruolo ma c’è anche uno scambio su quel ruolo. ‘Mi trovo qui in vece di cittadino’? Sono scorso su questo posto. E la vece delle spole nei telai? Un su e giù, un cambio continuo, ma non è esso stesso un ufficio nel telaio, non si fa, forse, la spola? La vece è un posto, còlto in un suo carattere primo: il posto si cede.

Sono belle le parole che permettono pensieri chiari e distinti. Sono ancora più belle quelle che, maturate nei discorsi dei genitori, dei nonni, dei bisnonni e su avanti per cento generazioni e altre ancora, conservando intatti i loro significati ci spiegano il mondo non per tratti separati ma per tratti uniti: qui il ruolo e l’alternanza.

https://unaparolaalgiorno.it/

 

biblioteca

I colori della conoscenza

Conferenze e Convegni martedì 4 febbraio 2020 ore 17

Raphaello d’Urbino pittore et architetto gentile et ingenioso

Conferenza di Alberto Andreoli

Nato a Urbino nel 1483, Raffaello Sanzio è una delle personalità artistiche più affascinanti e più studiate della storia dell’arte. In occasione del quinto centenario dalla morte del talentuoso pittore e architetto rinascimentale (†1520), sulla scorta di un articolato apparato documentario, l’incontro si propone di illustrare i momenti salienti del breve, ma intenso, percorso artistico e umano del grande maestro italiano: l’educazione e la formazione tra Montefeltro, Umbria e Toscana; i circuiti intellettuali e culturali frequentati; i viaggi e i sopralluoghi antiquari effettuati a Roma e Tivoli; le principali commesse e maggiori opere realizzate (cicli decorativi, dipinti, ritratti, pale d’altare, arazzi; architetture); la fortuna critica e gli influssi esercitati.
A cura della Società Dante Alighieri – Comitato di Ferrara

Conferenze e Convegni mercoledì 5 febbraio ore 17

Inchiostri per tatuaggi: aspetti chimico-tossicologici e normativi

Seduta accademica di Santo Scalia (Università di Ferrara)

Saluti di Francesco Scutellari, Presidente  dell’Accademia delle Scienze di Ferrara
Il tatuaggio è diventato un fenomeno socialmente accettato e sempre più diffuso. Secondo i dati ufficiali della Commissione Europea, più di 60 milioni di persone in Europa hanno almeno un tatuaggio. Oltre alla decorazione del corpo, tecniche mutuate dal tatuaggio indicate con il termine di dermopigmentazione vengono utilizzate sia per finalità estetiche (trucco permanente) che mediche (camouflage di aree corporee interessate da terapie aggressive quali la mastectomia).
Nonostante la pratica del tatuaggio, basata sull’introduzione intradermica di inchiostri mediante aghi, sia invasiva, manca a livello europeo una legislazione specifica. L’assenza di una regolamentazione e controllo armonizzato sugli inchiostri e le procedure di esecuzione dei tatuaggi risulta essere particolarmente critica perché, con l’incremento del numero di individui tatuati, aumentano le relative complicazioni per la salute umana che comprendono essenzialmente rischi di tipo infettivo e chimico-tossicologico. Quest’ultimo è dovuto all’esposizione prolungata dei tessuti cutanei ai pigmenti presenti negli inchiostri, alle relative impurezze tossiche e ai prodotti di degradazione. La relazione esaminerà le caratteristiche chimiche, la stabilità e gli aspetti tossicologici dei pigmenti presenti negli inchiostri per tatuaggi e le proposte di regolamentazione del settore. L’analisi dei diversi componenti degli in chiostri verrà condotta in relazione alle complicanze connesse con l’esecuzione e rimozione dei tatuaggi.
A cura dell’Accademia delle Scienze di Ferrara

Conferenze e Convegni giovedì 6 febbraio 2020 ore 17

Si può insegnare la bellezza?

Conferenza di Maura Franchi – Sociologa UNIPR

Presenta Roberto Cassoli
Che cosa è la bellezza? Si può ridurre la bellezza ad una sensazione soggettiva? Esistono elementi concreti che fanno sì che una forma o un’immagine sia bella o la bellezza è negli occhi di chi guarda o ascolta? Ci sono tratti comuni che possono essere associati alla bellezza? Filosofi, artisti, ma anche scienziati non sono mai riusciti a darsi una risposta conclusiva. Difficile definire cosa sia la bellezza. Parliamo di bellezza per riferirci ad un viso, un paesaggio, un quadro, un film, un’architettura. Diciamo una bella persona e una bella formula matematica. Nel primo caso facciamo riferimento a criteri etici e nel secondo, all’estrema sintesi, alla capacità di concettualizzare una legge universale. Consideriamo la bellezza riferendoci soprattutto all’arte. Tuttavia non è l’arte l’unico dominio della bellezza. Scrive Baudelaire “le città più ricche, i paesaggi più bell i, non contengono mai la misteriosa attrazione di ciò che il caso fa con le nuvole”. La bellezza sarebbe quindi una sensazione, uno stato soggettivo e indefinito suscitato da una casuale e inattesa configurazione di immagini offerte dalla natura? Non da ultimo, si può insegnare il senso della bellezza? Poniamo l’accento sulle doti naturali o sulla costanza della disciplina? Comprendiamo come attorno alle molte domande si aprano riflessioni importanti sul piano educativo, ben al di là dell’oggetto specifico.
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea

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Invito alla lettura venerdì 7 febbraio 2020 ore 17

​Riannodando il Principio alla Fine

Incontro con la poetessa Chiara De Luca

Dialoga con l’Autrice Giuseppe Ferrara
Se in Principio era il Verbo (la Parola), sembra che alla Fine non potrà che esserci un… video (l’immagine)! In questa apparente blasfemia è racchiusa la particolarità del fare poetico di Chiara De Luca autrice, traduttrice, fotografa e editrice ferrarese (sua è la piccola e raffinata casa editrice Kolibris di Ferrara http://www.edizionikolibris.net) che in una delle sue raccolte, Alfabeto dell’invisibile (Samuele Editore, 2015) sembra riannodare il Principio alla Fine rivolgendosi a noi tutti, analfabeti del visibile. Nei suoi versi e nei suoi scatti e filmati, “… Chiara e Ferrara si rispecchiano, si cercano, si nascondono, si ritrovano…” (dalla prefazione di C. Damiani). C’è nebbia in Ferrara ma c’è nebbia in ciascuno di noi: a volte vediamo, a volte no. La Poesia allora può accompagnarci a un nuovo ascolto, a una nuova visione del Principio e della Fine. E questa Poesia ci aiuta.

Scarica la locandina Chiara De Luca  

storia

Damnatio memoriae

DamnatioMemoriae-310x440Nonostante le preziose opere di storici come Renzo De Felice, Anthony J. Gregor, Marco Tarchi e Giuseppe Parlato per citarne solo alcuni, ancora oggi sembra impossibile accostarsi al Ventennio fascista senza scatenare polemiche e accuse politiche. Su quell’epoca lontana continua ad aleggiare la damnatio memoriae, e chi ne parla senza seguire il “politicamente corretto” deve essere messo alla berlina, come le proposte di commissioni parlamentari “contro l’odio” o i ban dei social network verso partiti e personaggi di “destra” sembrano suggerire. Sfidando il rischio di discriminazioni e violenze morali, un gruppo di giovani studiosi ha affrontato con rigore alcuni  temi dell’epoca fascista, cercando di restituire alla storia patria una pagina strappata, con tutte le sue luci ed ombre.

Il volume è strutturato in due parti: una ha ad oggetto alcune questioni storiche, l’altra ha ad oggetto “ritratti” di talune personalità che hanno caratterizzato l’epoca fascista con la loro azione ed i loro studi. Si va dal sindacalismo rivoluzionario alla democrazia organica; dall’impegno in guerra a quello nella vita civile; dalla sfida al comunismo come al capitalismo, marcando in tal modo profili e contenuti della cosiddetta «terza via» carica di aspetti moderni. La seconda parte comprende anche ritratti di personalità attive nel dopo-Fascismo: Adriano Olivetti ed Enrico Mattei, che dalla riflessione del Ventennio trassero lo spirito della comunità e della solidarietà e lo spirito della difesa intransigente dei legittimi interessi e della dignità nazionale. D’altra parte, non è un caso che la stessa vigente Costituzione repubblicana del 1948 riprenda molto della politica sociale ed economica del Fascismo operando una scelta più rivolta al “comunitarismo” che all’individualismo, esaltando il lavoro e favorendo il risparmio, promuovendo la classe lavoratrice fino a prevederne la presenza negli organi di gestione delle imprese e, tra le altre cose ancora, sottolineando la funzione sociale della proprietà privata e dell’impresa che tuttavia non significa negazione della proprietà o della libertà.

Le questioni storiche presenti nel volume partono dal Risorgimento e dalla Prima guerra mondiale per arrivare fino ai temi portanti che caratterizzarono il Fascismo: economia programmatica, Carta del Lavoro e Codice Civile, demografia, lotta alla mafia, geopolitica, tutti carichi di aspetti controversi e moderni allo stesso tempo. Successivamente vengono rievocate alcune figure del Ventennio sconosciute ai più: da Nicola Bombacci, il fondatore del Partito Comunista d’Italia che morirà accanto a Mussolini nel 1945 fino a Carlo Alberto Biggini, costituzionalista della Rsi, passando per Berto Ricci, Aurelio Padovani, Sergio Panunzio e Giuseppe Tassinari, “l’agronomo corporativo”. Uomini il cui contributo culturale viene ripercorso in maniera semplice e profonda, nel tentativo di stimolare dibattiti storici e rivisitare criticamente un’intera epoca, senza sterili nostalgismi ma anche senza il timore di urtare i “padroni del discorso” che dominano la cultura italiana. Perché, come insegnano gli storici elencati in apertura, la ricerca della verità dovrebbe procedere attraverso continue revisioni e confronti, i quali non possono essere imbavagliati da leggi e censure.

*Damnatio memorie. Italia e fascismo, scritti storici sui tabù del nostro tempo a cura di Francesco Carlesi, Eclettica edizioni, Massa, 2019, pp.228, euro 16

https://www.barbadillo.it/87567-libri-damnatio-memorie-per-discutere-e-revisionare-la-vulgata-conformista-sul-fascismo/

politica, storia

Sovversivi e rivoluzionari

Parità fra i sessi, suffragio universale, eleggibilità delle donne a ogni carica, autonomia dei Comuni, istruzione primaria gratuita, assistenza sociale per gli ammalati e per i poveri. Tutto questo accompagnato da uno spiccato mecenatismo artistico-culturale, amore per il Comune-Stato che ricorda l’Italia del Cinquecento e una Costituzione all’avanguardia in Europa. Non è la descrizione di un sogno ma del periodo a cavallo fra il 12 settembre 1919 e il 25 dicembre del 1920, a Fiume, dove Gabriele d’Annunzio, per ribellione e sfregio alla Società delle Nazioni e per rivendicare una terra che era italiana creò lo Stato libero di Fiume. D’Annunzio occupò la città con una sua vera e propria “Compagnia di ventura”, fatta da nazionalisti, arditi della Prima guerra mondiale e volontari, fu l’incontro fra la Rivoluzione, che in seguito con quella stessa visione del mondo fu incarnata dal Fascismo, e la Reazione, incarnata dal mecenatismo, dalla guida di un esercito che reagiva alle decisioni della democratica Società delle nazioni. Lì si incontrarono militari, avventurieri, intellettuali, scrittori, patrioti che non volevano rinunziare a quel lembo di Italia.

Tutti contro la borghesia, sia quella di sinistra, massonica e esperta di traffici vari, sia quella affarista e liberaldemocratica, che aveva spinto gli Italiani ad andare in prima linea e, dopo la guerra, intendeva riprendere i propri traffici. Fra questi intellettuali particolari, due avevano particolare creatività: Guido Keller, uno dei migliori aviatori della squadriglia di Francesco Baracca, eroe di guerra, artista a modo suo, futurista e legionario fra i pù vicini a d’Annunzio: l’unico che gli dava del tu. Girava nudo con un’aquila sulla spalla, era salutista, nudista, bisessuale. Subito legò con un altro intellettuale sui generis, Giovanni Comisso, che disertò dall’esercito italiano per passare con la legione di d’Annunzio. Nella primavera del 1920 fondarono un’associazione: “Yoga”. (Yoga significa “unire”). Si tenevano riunioni aperte a tutti su aspetti culturali controversi: l’organizzazione dell’esercito, il libero amore, la nuova urbanistica, l’abolizione del denaro e, a novembre, fondarono la rivista “Yoga” con la testata fra due svastiche, simbolo della rinascita, della ripartenza, con una scritta sotto la testata: “Unione degli spiriti liberi tendenti alla perfezione”. Una rivista che era un grido di adesione a d’Annunzio e alla “Carta del Carnaro”.

A ripercorrere tutta questa storia con la riproduzione integrale di tutto il pubblicato della rivista (quattro fascicoli di difficilissima reperibilità) ci ha pensato Simonetta Bartolini, docente di Letteratura italiana contemporanea, una dei massimi esperti della letteratura del Novecento. Il libro (“Yoga”. Sovversivi e rivoluzionari con d’Annunzio a Fiume, Luni editrice, pagg. 380, euro 25,00) si avvale di un ampio saggio introduttivo e della riproduzione di tutto il pubblicato. Un libro di grande interesse per comprendere una componente poco conosciuta della cultura dell’Impresa fiumana. Ma Yoga cosa doveva unire? L’arcaico e il futuro, contro la modernità. Alla base, il culto dell’individuo e dello spirito, incarnato in una società governata da una aristocrazia guerriera, con una comunità che si richiama alla bellezza e fonda un’inedita morale. Una visione nietzscheana o, meglio ancora, dannunziana. In quelle pagine c’era già tutto, in maniera sorprendente: la critica contro la democrazia liberale, la globalizzazione (allora chiamata internazionalismo) contro la borghesia e contro l’industrializzazione che, grazie al capitalismo, ridusse in schiavitù masse di lavoratori (“industrie parassitarie”). Ma anche il richiamo alle tradizioni, al “genio italico” che i popoli tedesco, francese e inglese cercavano di soffocare, il richiamo alla sovranità monetaria per evitare che i popoli del Nord Europa potessero sottomettere il resto del mondo. A Fiume avevano capito tutto con decenni di anticipo.

*Yoga”. Sovversivi e rivoluzionari con d’Annunzio a Fiume, di Simonetta Bartolini,  Luni editrice, pagg. 380, euro 25,00