Primo piano

Demenza digitale

Quanto sopra rende semplicemente impossibile l’esistenza di un’opinione pubblica informata e ragionante, quindi di una partecipazione o anche una consapevolezza dal basso rispetto alle policies del potere. E, contrariamente alle ottimistiche previsioni di alcuni, internet non ha affatto prevenuto la disinformazione e il degrado cognitivo di massa. Non ha avuto un effetto ‘democratizzante’ – tutt’altro: fornisce potentissimi strumenti di disinformazione, manipolazione e profilazione, oltre a compromettere ulteriormente le funzioni psichiche, tanto che si configura una sindrome di “demenza digitale”, descritta dallo psichiatra Manfred Spitzer in Demenza digitale (Garzanti 2013).

In conclusione: la contemporanea fine della politica pubblica, anzi la fine della possibilità a priori della politica pubblica, non è dovuta soltanto al fatto che il potere effettivo, operante in isolamento tecnocratico, non lascia più uno spazio decisionale effettivo a una politica pubblica, a porte aperte; ma anche al fatto che è venuto meno un soggetto pubblico davanti a cui la si possa fare. Restano una audience puntinistica, e una compagnia di teatranti della politica, sostanzialmente uomini di spettacolo, seguiti per le loro capacità comunicative, concentrati sui sondaggi e sull’immagine, privi di reale competenza, soggetti a rapida obsolescenza.

19.01.20 Marco Della Luna

fotografia

Cimiteri e fotografia

Invito alla lettura lunedì 20 gennaio 2020 ore 17

​Angelo Santini

Regole ed avvertimenti pratici per fabbricar con sodezza, e geometriche riflessioni

Raccolte e date in luce dal figlio Don Piero Antonio rettore di Gradizza
A cura di Lucio Scardino e Riccardo Roversi
Tiemme Edizioni Digitali, ebook, 2019
«Regole ed avvertimenti pratici per fabbricar con sodezza, e geometriche riflessioni del fu Angelo Santini, Professore d’Architettura Civile, e Capo-Mastro della Reverenda Camera Apostolica, raccolte, e date in luce dal figlio Don Pietro Antonio, Rettore di Gradizza»: è questo il lunghissimo titolo completo di questa fondamentale opera pubblicata nel 1770 e tuttora manuale imprescindibile in molte Facoltà di Architettura, ora riedita – in occasione della ricorrenza del 250° anno dalla morte di Angelo Santini. Si segnala che il volume viene pubblicato come ebook.
Si coglierà l’occasione per approfondire la conoscenza dell’editoria digitale, un fenomeno tecnologico e culturale che, fra alti e bassi, sta lentamente introducendo cambiamenti radicali nel mondo della lettura.

Incontro con l’autore martedì 21 gennaio 2020 ore 17

Se Gesù non fosse mai nato

Presentazione del libro di Gian Pietro Testa

Edizioni La Carmelina, 2020
Modera Marco Zavagli (direttore estense.com)
Questo breve racconto prende spunto da un fatto di cronaca a cui lo scrittore ha partecipato per una riflessione sulla vita e sulla morte, destino ultimo di ognuno di noi.
Gian Pietro Testa, giornalista ha lavorato in diversi quotidiani nazionali, tra cui Il Giorno, l’Unità, Paese Sera. Terminata l’attività di cronista, ha insegnato alla scuola di giornalismo di Bologna e al Carid dell’Università di Ferrara. Dal 1985 al 1992 è stato capo ufficio stampa del Comune di Ferrara e direttore del mensile “Ferrara”.

Incontro con l’autore mercoledì 22 gennaio 2020 ore 17

Venti4

Presentazione del libro di Elenoire Scarpa

Edizioni Nuovecarte, 2019
Ne parla con l’Autrice Gina Nalini Montanari
Il libro ripercorre, quasi come un diario interiore, la storia di una giovane che ha trovato la forza, la determinazione, per uscire da un grave disturbo alimentare. La negazione, le bugie, la dipendenza da un’altra sé, e poi la voglia di aggrapparsi alla vita, che si risveglia proprio quando la vita si affaccia prepotente a scuotere una dimensione malata.
“Vorrei soltanto che la mia storia potesse esse letta da persone come me, per capire che non c’è vergogna, che a chiunque può accadere di affacciarsi a un tale baratro, ma che da tutto questo si può uscire, e vorrei che servisse anche a dare speranza a chi sta soffrendo, sentendosi impotente, lì accanto”.
Ventiquattro era il numero del mio letto di ospedale.
Ventiquattro è stato il mio primo chilo ripreso all’ospedale.
Ventiquattro è il numero di mesi che mi sono serviti per finire di scrivere al computer questo libro.
Ventiquattro sono le ore di una giornata, che è giusto vivere al meglio.
Ventiquattro è il numero di mesi che mi sono serviti per ritrovare un peso per me adeguato.
Ecco perché ho scelto Ventiquattro.

Conferenze e Convegni giovedì 23 gennaio 2020 ore 17

I colori della conoscenza

Presentazione del ciclo di incontri 2020

I linguaggi delle varie aree conoscitive e i temi strettamente connessi della crescita democratica di una società e della convivenza civile costituiscono la traccia sulla quale si sviluppa il percorso del nuovo ciclo di conferenze curate da Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara.
L’assessore alla Pubblica Istruzione Dorota Kusiak, porterà il saluto dell’Amministrazione Comunale di Ferrara.
Presentazione del ciclo 2020 a cura di Daniela Cappagli
Seguirà la conferenza “Le favole e il linguaggio di Chagall” a cura di Cinzia Carantoni e Daniela Cappagli
Il linguaggio dei simboli, delle metafore, delle assonanze e delle consonanze, che è quello dei poeti, dei pittori, dei musicisti, è duttile come l’acqua, libero come l’aria e cangiante come il fuoco. Niente ostacola le metamorfosi, le giravolte del pensiero, le improvvise le trasformazioni. Questa è la pittura di Chagall, questa è la sua scrittura come letterato e come poeta, in continua variazione di colori, di situazioni, di sentire. Niente è scontato e dogmatico nel tempo e nello spazio. “L’anima di Chagall” ha scritto Giovanni Arpino” è un ‘anima belante, tanto mite quanto invincibile perché sfugge agli orrori, alle insidie, agli oltraggi… Chagall fa mistero comprensibile, crea una giostra di elementi che un bambino…un genio…un bruto, un colto debbono in ogni caso accogliere”. Chi non ama i colori di Chagall, le sue passeggiate nel cielo, i suoi violini, i suoi amanti, i suoi fiori, le sue caprette, i galli e gli asini che volano. I suoi linguaggi affabulanti, dalle improvvise illuminazioni e dalle molte emozioni, saranno l’oggetto della comunicazione.
Per il ciclo “I colori della conoscenza” a cura di Istituto Gramsci e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Incontro con l’autore venerdì 24 gennaio 2020 ore 17

Non omnis moriar, liturgia in camera obscura

Presentazione del libro di Matteo Bosi

A cura di Franco Bertoni e Gian Ruggero Manzoni
Arstudio, 2019
Dialogano con l’autore Paolo Squerzanti e Francesco Pasini.
Passeggiate fotografiche in alcuni cimiteri monumentali italiani ed europei nei quali l’artista cerca anche attraverso la realizzazione di dittici di creare un dialogo con i propri defunti in una carrellata di ritratti impossibili. Contiene, in questo continuo sforzo di confronto, molte fotografie dell’autore e un omaggio fotografico anche al curatore del catalogo Gian Ruggero Manzoni. La seconda parte del volume è dedicata alla serie di cartoline mail art intagliate e dalle quali emergono simboli e memorie, realizzate dall’artista rappresentano ritratti di attori, aviatori del secolo scorso. All’interno sono presenti alcune immagini del fotografo ferrarese Paolo Squerzanti.

fantascienza

Ugo Malaguti

Sta per uscire il primo dei quattro volumi che, nel corso dell’anno, festeggeranno il record stabilito dal nostro Ugo Malaguti nel mondo della science fiction: sessant’anni di ininterrotta attività ai vertici, come scrittore prima di tutto, come critico ed editor, come splendido e inimitabile traduttore e scopritore di talenti internazionali.

Dal 24 dicembre 1960, quando il quindicenne Ugo scoprì in un’edicola il numero di Oltre il cielo che conteneva Sonno di millenni, racconto inviato alla rivista romana in giugno, quando lo scrittore aveva ancora quattordici anni, alla rapida ascesa come popolarissimo autore de I romanzi del cosmo, Galassia e della stessa Oltre il Cielo, al controverso successo nel 1965 del romanzo che spaccò in due il mondo della sf e della politica, Il sistema del benessere, alla nomina alla direzione di Galassia solo un anno dopo, ai successi di romanzi come Satana dei miracoli, La ballata di Alain Hardy, alla creazione della prima casa editrice specializzata ad altissimo livello, divenuta un modello internazionale di qualità, la Libra Editrice, e di collane divenute mitiche come Nova Sf* e I classici della fantascienza, i primi dieci anni di carriera di Malaguti furono sensazionali e gli guadagnarono popolarità e stima in tutto il mondo, insieme a fiere contestazioni e a grandi polemiche.

Nel 1970, a conclusione di questo magico decennio, Ugo scrisse e pubblicò quello che è considerato ancora oggi il suo capolavoro: un romanzo nuovo, poetico, di amplissimo respiro, di una bellezza quasi abbagliante, Il palazzo nel cielo, considerato uno dei più affascinanti e importanti tributi a quei magici anni ’60 nei quali i giovani coltivarono l’ambizione di cambiare il mondo, quasi vi riuscirono, per essere poi fermati e bloccati da quei poteri che pensavano di avere distrutto.

Ma non è certo un romanzo politico, Il palazzo nel cielo: è un romanzo dal respiro quasi biblico, fatto di visioni stralunate, di sentimenti forti, di grandi interrogativi e ancor più grandi risposte. Un romanzo che affascinò per prima la grande Ursula K. Le Guin, che ne tradusse alcuni capitoli e ne scrisse “leggere questo libro è come vedere le parole tramutarsi in musica”, ma che raggiunse la sua massima popolarità in Francia, quando la prestigiosa collana Presence du futur lo scelse per celebrare il suo duecentesimo numero, nella splendida traduzione di J. C: Mangematin. Vincitore del premio Hugo Italia 1975, con il maggior numero di votanti di sempre (oltre 50.000), pubblicato con eguale successo in Germania, è a tutt’oggi il romanzo italiano di science fiction che ha venduto più copie nel mondo (oltre 200.000 in cinque anni), ha ispirato il maggior numero di autori, precorrendo di vent’anni le più moderne tendenze della sf, ed è stato adottato come testo per lo studio dell’italiano da università francesi, tedesche, americane e di altri paesi del mondo, mentre il premio Operosità dell’Arte patrocinato dall’UNESCO giunse a celebrare la straordinaria stagione letteraria di un autore diverso da tutti gli altri, sempre affascinante, mai banale.

Non è quindi per caso che il primo volume di Elara che esce in questo gennaio 2020 sia una nuova edizione di questo autentico capolavoro, quarant’anni dopo l’ultima edizione Libra, cinquant’anni dopo la sua prima apparizione italiana. Ugo lo ha sempre considerato la summa della sua poetica, la sua opera perfetta, che anche in questa nuova edizione curata personalmente dall’autore presenta ben poche modifiche, a differenza delle opere dello stesso periodo riscritte completamente da questo straordinario autore.

È un romanzo giovane, che affascina i giovani di tutte le età, un romanzo che, come tutti i libri che hanno creato la leggenda di questo inimitabile talento, ha come dote principale quella di indurre a proseguire nella lettura per arrivare d’un fiato alla fine.

Pensiamo sia il modo migliore per celebrare l’anno nel quale Ugo stabilisce un primato mondiale che difficilmente sarà mai battuto: sessant’anni da protagonista nel mondo della science fiction nazionale e internazionale, la capacità di risorgere sempre anche di fronte ai colpi più duri, la volontà indomabile di mantenere viva la bellezza vera di una letteratura, quella di science fiction, certamente più forte e più importante di molti suoi provvisori epigoni.

L’anno proseguirà con la comparsa in esclusiva mondiale per gli iscritti alla Contrada delle stelle della versione completamente riscritta di un altro tra i successi principali di Malaguti, Il sistema del benessere reloaded, mentre nella seconda metà dell’anno usciranno un volume di saggi nella Biblioteca di Alessandria, e una nuova inedita antologia nella Biblioteca di Nova Sf*. Ma la cosa più importante è che ora, malgrado tante vicissitudini cliniche, Ugo sia di nuovo a tempo pieno con noi, a guidare quel Rinascimento del Fantastico che aveva sognato anni or sono e del quale ora può nuovamente ergersi a protagonista.

 

 

 

Inizia il magico anno di un grande scrittore

con il ritorno di un capolavoro

Ugo Malaguti

IL PALAZZO NEL CIELO

 

Ritorna, a quarant’anni dalla sua ultima edizione, il romanzo italiano che ha battuto tutti i primati di vendita in Italia, Francia e Germania, del quale Ursula K. Le Guin ha scritto “leggerlo è come vedere le parole trasformarsi in musica”, adottato come lettura in grandi università tedesche e americane, un inno nostalgico e ammonitore a un periodo memorabile della storia del mondo e una storia i cui orizzonti si allargano fino a una visione cosmica potente e misteriosa, un libro che è analisi e ammonimento visionario sul nostro futuro unito a un trionfo del sense of wonder della migliore poetica fantascientifica.

Barry London, un uomo senza passato e dal nebuloso futuro, sta camminando con la sua chitarra alla ricerca di Luna L’il , la città dove il passato ritorna e si scioglie nel futuro. Per giungervi, dovrà attraversare terre strane, amiche e ostili, rispondere alle domande dei robot che cercano pateticamente di comprendere il senso della vita, attraversare la Pianura di Ghiaccio, conoscere persone e popoli strani, essere accolto come un salvatore o una nemesi. Deve raggiungere la città dei sogni, perché sa che trovandola ritroverà se stesso, anche se la minaccia oscura (o forse è una speranza) di un grande, bianco palazzo sospeso nel cielo, condiziona le sue speranze e i suoi ricordi.

In una nuova e splendida edizione un capolavoro assoluto e senza tempo.

 

LIBRA FANTASTICA vol. 20 – FAN 020

Ugo Malaguti

IL PALAZZO NEL CIELO

Un volume di 340 pagine

brossurato

Prezzo Eur 19,50

 

 

 

Lettera aperta ai lettori:

Un anno dedicato

di Ugo Malaguti

 

Care lettrici e amici lettori,

vedersi dedicare un anno, 366 giorni mica sono uno scherzo, per l’esclusivo merito di essere stato così testardo e longevo da resistere per sessant’anni alla normale usura del tempo, non so quanto sia un riconoscimento (comunque gradito) o un elegante modo di celebrare per rimuovere.

Per tutta la vita ho elaborato piani a lungo termine, nessuno dei quali è mai andato in porto, e adesso finalmente l’anagrafe e la salute mi costringono a limitarmi a quelli a breve e brevissimo termine. Di una cosa sola potete essere sicuri: che questo della science fiction è il mio mondo, la struttura che nacque con Galassia e si sviluppò attraverso la Libra e la Perseo e oggi Elara, è la struttura che io contribuii a creare e alla quale intendo mantenermi fedele sino in fondo, che il mio pubblico, quello che mi ha seguito attraverso vicissitudini incredibili fino a oggi, quello che mi ha scoperto successivamente e bontà sua mi ha trovato abbastanza simpatico, o abbastanza pazzo, da volermi seguire, e soprattutto quella parte fedelissima e incrollabile che mi ha sempre osteggiato, che continua ancora oggi a usare argomenti di cinquant’anni fa per esprimermi tutta la sua disistima, incolpandomi di ogni guaio possibile, compreso i mutamenti climatici e i conflitti in Medio Oriente, è l’unica forza che mi ha permesso di diventare il più antico professionista della science fiction esistente al mondo ieri, oggi e forse domani, e che non avendo mai tradito nessuna di queste icone, non lo farò neanche adesso nel momento in cui mi sto avviando a un naturale tramonto.

L’idea di dedicarmi un intero anno editoriale non è stata mia, ma del mio attuale signore e donno, Armando Corridore, l’unica capatosta più capatosta di me che io abbia incontrato in questi sessant’anni, e che ha lanciato l’idea di celebrare i miei sessant’anni tondi tondi con quattro volumi quattro e con iniziative di varia umanità da concordare e decidere nel corso dell’annata.

Ora, il sospetto che il quasi immediato esaurimento dei miei due ultimi libri, Mosaici di sonnolenta avventura e Cronache di un antico avvenire abbia stimolato l’animo imprenditoriale di Armando inducendolo a sfruttare l’opportunità di utilizzare al meglio un autore che vende e che per fedeltà congenita mai negherebbe l’esclusiva delle sue opere alla casa editrice nella quale lavora, è un’ipotesi di lavoro che non considero riduttiva, ma anzi, elogiativa. Essere stimati come una risorsa dal proprio editore in capo è un bell’attestato di fiducia, e di questi attestati, lo dico a chi forse oggi pensa di seguire le mie orme, non ci si stanca mai. Ma io ho accettato con entusiasmo. L’idea di presentare a una nuova generazione di appassionati il mio libro di più grande successo, Il palazzo nel cielo, mi stimolava da tempo, e quella di riscrivere il libro più controverso, quello che generò la mia “leggenda” e spaccò irrimediabilmente il pubblico della sf di allora tra malagutiani e antimalagutiani, (tra le assemblee sindacali che mi osannavano e coloro che volevano insignirmi di un premio Breznev possibilmente alla memoria, questo romanzo suscitò un bel casino), riportandolo ai tempi di oggi che offrono sicuramente più spunti corrosivi alla satira di quanti non ve ne fossero nel 1963/64, mi ronzava in testa da trent’anni, e quindi mi ci sono gettato a pesce. Scrivere un libro di saggistica è sempre stato un compito che mi ha affascinato, e dedicarmi a un quarto volume della mia opera omnia, pieno magari di testi inediti, tanto per tentare di dimostrare di non essere un residuato bellico o un reperto archeologico, come ho tentato di fare con le mie ultime opere, Doppia Corsia, Il ritorno da Marte e Una storia tra i monti, soprattutto avendo diversi mesi di tempo per dedicarmicisi con calma e buona disposizione di spirito, era qualcosa che avrei comunque fatto, dopo che gli ultimi due titoli hanno riscosso – bontà vostra – un successo così inatteso.

Perciò la celebrazione materiale, con l’unica arma che uno scrittore (perché vorrei sommessamente ricordare che io sono nato scrittore, ho ottenuto l’affetto di un grande pubblico proprio come scrittore, e solo successivamente mi sono dedicato alla difficile arte di editor, che ha soffocato ma non spento lo spirito autoriale che ogni tanto si è risvegliato per togliermi temporaneamente, con risultati che bontà vostra avete considerato positivi, dal letargo di scrittura che il lavorare per dare voce e corpo alle opere altrui spesso provocava) possiede, cioè quella di scrivere, non mi è giunta né inattesa, né troppo scomoda. In fondo tra i primissimi che mi scoprirono sulle pagine di Oltre il Cielo sono rimasti pochi, pochissimi (Felice Angelini, Carlo Brambilla, Renato Pestriniero, i nostri decani, e chi altri?) e Il palazzo nel cielo, soprattutto, ha visto uscire la sua ultima edizione italiana più di quarant’anni or sono, e c’è una legione di lettori nuovi che non lo conosce e magari non sa di quanti anni anticipai le più moderne correnti della sf, e che magari si stupirà nel leggere un libro che potrebbe essere stato scritto oggi (vacua vanteria di scrittore, è chiaro).

Diverso è il programma di varie amenità che Armando sta studiando per me, e che sarebbe il lato più interessante della vicenda: il portarmi in giro come una Madonna Pellegrina a miracol mostrare, magari frequentando i banchi vendita di mostre e fiere, per approfittare della mia notoria capacità di ricavare emoteche da una coltivazione di rape (che insieme alla mia grande dote di “attivatore di code di paglia” che mi è riconosciuta costituisce forse la parte migliore delle mie qualità) e di inconsueto intrattenitore di pubblici di qualsiasi dimensione, dalla singola unità alla folla strabocchevole. Qui c’è qualche difficoltà oggettiva. Le mie condizioni di salute sono migliorate, ma ogni trasferta per me è qualcosa di molto faticoso, direttamente proporzionale alla lontananza. Da un lato c’è l’attrattiva che più mi lusinga: la trattoria del sor Armando (omonimo del Nostro, che differentemente da lui si è dedicato alla produttiva attività di chef capace di sfornare i migliori bucatini all’amatriciana e i migliori saltimbocca alla Romana dell’urbe, e non ad attività minori quali la scrittura, la musica, l’editoria) la piacentina Settima Sosta, i ristoranti da leggenda di Catania e della Puglia, e anche le fiorentine di Cosimo a Barberino, e ovviamente la gioia di incontrare lettori e appassionati e dialogare con loro (anche se il mio recente tentativo di organizzare una grande Convention a Bologna, nello spirito con cui Maometto scoprì che la montagna non veniva da lui, ha dimostrato, temo, che il desiderio non è reciproco e che di passare un po’ di tempo insieme è cosa della quale non frega niente a nessuno). Be’, un anno è lungo, vedremo di volta in volta quanto il callido Armando saprà inventare, e quanto i miei arcigni medici e le mie condizioni permetteranno. Finché c’è vita c’è speranza. Ricordo che a un’età più veneranda della mia il mio amico Lino Aldani cercava di mostrarsi lento, antico e claudicante, perché in realtà odiava ogni tipo di manifestazione pubblica. Smentendosi poi con un tuffo e una placcata rugbistica quando una bottiglia di ottimo vino barcollò su uno scaffale rischiando di cadere, e fulmineo lui scattò a raccoglierla, suscitando ammirazione e stupore.

Comincia dunque un anno per me importante. Se fosse iniziato cinquant’anni fa, sarebbe stato meglio, ma allora non avrei avuto i titoli anagrafici per festeggiare. Così, aspetto di scoprire quanti sono curiosi di leggere le mie opere rivisitate, quanto della passione e dell’affetto di un pubblico che mi è rimasto incredibilmente fedele nei secoli, altro che Benemerita, ci sarà in questo anno giubilare (per me). Sperando ovviamente che la salute, la natura e gli eventi me lo facciano percorrere con immutate energie.

Un abbraccio a tutti,

Ugo Malaguti

 

libri

Giampaolo Pansa

Era la prova che Pansa aveva colto nel segno, proprio un piemontese allievo di gran sacerdoti dell’antifascismo “azionista” torinese come Alessandro Galante Garrone. Di più: Pansa fu con Scalfari tra i fondatori dell’organo della sinistra progressista borghese La Repubblica, il giornale del giuramento antifascista e delle porte sbarrate a chiunque non condividesse la vulgata dell’Italia ufficiale, “laica, democratica, antifascista”, come recitava la litania lauretana di lorsignori e lorcompagni.

Quei libri, quel sangue dei vinti finalmente ammesso e lavato, sono la prova non solo della falsità storica su cui si è fondata l’Italia del dopo 1945, sconfitta ma vincitrice, bombardata e occupata ma felice, sino a festeggiare, unica nazione al mondo, una sconfitta rovinosa riconfigurata, con un atto di sorprendente acrobazia, in liberazione da un governo, anno zero, la tabula rasa da cui riscrivere una nuova Storia. Il re repubblicano era sempre stato nudo, ma perché finalmente lo si cominciasse ad ammettere, ci volle un giornalista ormai pensionato, che forse voleva pagare il suo personalissimo debito con la verità. Non cambiò opinione, lo spigoloso monferrino: non è diventato fascista in vecchiaia, né ha rinnegato le sue idee. Semplicemente, ha detto e dimostrato a voce alta, prove alla mano, ciò che molti sapevano e neppure sussurravano.

Quel terribile periodo della guerra civile, tra torti e ragioni, eroismi e vigliaccherie, generosità ed assassinio di fratelli, non fu la fulgida lotta di un popolo di prodi contro una cricca criminale, ma un confronto tremendo, un carico di odio reciproco dal quale, a guerra finita, la nazione avrebbe dovuto uscire chiedendosi scusa, perdono per il male, il rancore, il dolore. In una guerra civile, non ci sono santi e demoni, ma parti in lotta senza esclusione di colpi. Per questo le ferite devono essere curate in fretta o diventano cancrena. Da noi, la cancrena è ancora in corso: antifascisti in assenza di fascismo scorrazzano per le strade, occupano gli schermi televisivi e pontificano con la mano sul cuore. Anticomunisti in assenza di comunismo hanno minore visibilità, ma raccontano a se stessi una storia esaurita da trent’anni.

E’ un dramma civile e nazionale dalle colpe antiche. Giampaolo Pansa è stato probabilmente la personalità che, con le armi che aveva, la sua penna acuminata, la sua coscienza di uomo libero, più ha fatto, negli ultimi vent’anni, per sgombrare il campo da macerie vecchie e marcite, da narrazioni di parte, lavorando a quella ricomposizione degli spiriti che è la premessa per una storia condivisa. E’ significativo che il suo apporta esca da quello stesso mondo che ha tanto lavorato per gettare sale sulle ferite, per torcere vicende, storie ed avvenimenti in una narrazione di cui pretendeva l’esclusiva e che ha posto a fondamento di una storia nazionale falsa. Hanno nascosto non solo la guerra civile, i fascisti della RSI con i suoi seicentomila militi, i suoi morti, ma anche l’esercito del Sud, i bombardamenti dei “liberatori”, il ruolo della mafia, il ruolo preponderante, pressoché esclusivo, degli eserciti stranieri alleati nell’esito della guerra.

Occorreva azzerare il passato, tutto il passato, non solo quello in camicia nera. Non funziona così: erede della sua storia, anche della più controversa, è sempre un popolo intero. Per questo, i confronti civili lasciano ferite tanto profonde, se non si cerca di cicatrizzarle in un nuovo inizio.  C’è voluto un fondatore del giornale più inserito nel potere, più vicino all’ufficialità culturale e storica di 70 anni di storia italiana per squarciare il velo e mostrare, finalmente, le ferite nascoste, le verità mai dette, i dolori, le umiliazioni e il lungo esilio di una parte non piccola del nostro popolo.

A Genova, nel cimitero di Staglieno, un sacrario collettivo accoglie i resti di circa 1.500 morti della parte che “aveva torto”. Recuperati con pazienza e coraggio da donne e uomini animati da pietà e non da vendetta, sono testimoni silenziosi di una tragedia davanti alla quale vale solo il rispetto. Una vedova di guerra ci raccontò la sua emozione davanti ai resti di una giovanissima ausiliaria, una ragazza della classe 1924, uccisa a bruciapelo con un colpo alla nuca. Della sua vita erano rimaste poche ossa, i documenti, un pettine e una spazzola per capelli, muti testimoni della grazia giovanile di una vita spezzata.

A quella sconosciuta ci sentiamo di dedicare un saluto, come a qualunque uomo o donna morto per un’idea coltivata in buona fede. Strano davvero che agli italiani brava gente sia stato necessario tanto tempo, tanto odio, tanto dolore, per accogliere il racconto di Giampaolo Pansa, l’avversario che abbiamo imparato a rispettare. Quali siano state le sue ragioni, le sue idee e la sua vita, che la terra sia lieve a Giampaolo Pansa, testimone della storia, testimone della verità per un’Italia che non dimentichi più nulla e rispetti tutti i suoi figli.

L’articolo PANSA, LA VERITA’ E LA STORIA proviene da Blondet & Friends.

libri

Incontri all’IBS

Presentazioni librarie

  • Gennaio 2020

  • Ferrara – Ibs + Libraccio – Palazzo di San Crispino – Piazza Trento Trieste
  • Martedì 14 gennaio , ore 18:00
    Gerardo Greco
    Guerra calda
    Dialogano con l’autore il Sindaco Alan Fabbri, Alessandro Balboni e Marco Gulinelli
    Mercoledì 15 gennaio , ore 17:30
    Marco Nonato
    Palio di San Giorgio
    Torneo delle Contrade per l’arme di S.Giorgio 1933-1939
    Dialogano con l’autore Marco Gulinelli e Leopoldo Santini
    Venerdì 17 gennaio , ore 18:00
    Valerio Pappi
    La vendetta del lago Pacifico
    Con letture di Marco Sgarbi
    Sabato 18 gennaio, ore 18:00
    Alberto Ronchi
    Anni meravigliosi
    Dialoga con l’autore Michele Ronchi Stefanati

 

editoria

Autopubblicazione

http://www.lulu.com/content/libro-a-copertina-morbida/memorabilia/26099841

la presente pubblicazione è in quadricromia e raccoglie alcuni articoli di interesse generale della testata giornalistica bondeno.com.

Il blog è tuttora attivo all’indirizzo https://bondeno.online/

Dal punto di vista tecnico, la qualità della pubblicazione si può definire soddisfacente (anche se i margini per l’autore sono esigui)

Il procedimento di elaborazione è abbastanza semplice e avviene esclusivamente in linea.

https://memorabiliadiario.wordpress.com/

biblioteca, conferenza

Giornata nazionale del dialetto

lunedì 13 gennaio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione di Daniele Liberi

Introduce Marcello Girone Daloli
La dicotomia tra scienze naturali e scienze spirituali ha ormai raggiunto il suo limite funzionale: il muro che divide questi ambiti deve essere abbattuto senza rinunciare alle grandi conquiste dell’uno e dell’altro. Già alcune figure importanti della storia della scienza hanno lavorato in questa direzione e, tra le più importanti, vi furono prima Goethe e poi Steiner. E’ possibile rimanere collegati al mondo dell’esperienza sensibile sostenuti da un pensare forte e limpido senza che ciò imponga all’essere umano di percorrere vie vere ma astratte? Può l’uomo conoscere con la forza penetrante dello spirito scientifico capace della moderna e possente tecnologia e, allo stesso tempo, mantenere in questa forza conoscitiva la sua essenzialità umana? Cercheremo in questa serata di toccare alcuni elementi importanti relativi a queste profonde domande.
Daniele Liberi, astrofisico e insegnante della scuola primaria e secondaria, lavora da circa 15 anni presso la scuola Waldorf di Verona e, da 5, presso la scuola Waldorf superiore di Conegliano. Collabora come formatore con l’Accademia Aldo Bargero per la formazione di insegnanti Waldorf e fa parte della redazione della rivista “Arte dell’Educazione”. Il suo percorso di studio nell’ambito antroposofico lo ha portato ad approfondire il percorso gnoseologico di Steiner attraverso l’opera di Massimo Scaligero e del suo allievo Lucio Russo. Collabora da molti anni con il sito Osservatorio Scientifico Spirituale.

Scarica il programma Rassegna di incontri con la spiritualità applicata  

martedì 14 gennaio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Conferenza di Andrea Gatti

Che la creatività possa trovare radice in disagi esistenziali è questione ampiamente dibattuta in termini storici, psicologici e antropologici, e trova spesso avallo nelle stesse biografie di molti artisti, Van Gogh incluso. Cos’ha da dire la filosofia al riguardo? L’incontro vuole offrire uno sguardo sulla figura di Van Gogh come sintesi ed emblema di concezioni estetiche contemporanee che, superando la classica relazione genio e sregolatezza, si concentrano piuttosto sulle strutture logiche del processo creativo.
La conferenza è organizzata in occasione dello spettacolo”Vincent Van Gogh. L’odore assordante del bianco” messo in scena dal Teatro Comunale Abbado dal 16 al 19 gennaio 2020.
Per il ciclo “Libri in scena” a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea

mercoledì 15 gennaio 2020 ore 17

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Presentazione del libro curato da Marzia Ratti

Presenta Lucio Scardino
Esattamente cent’anni moriva misteriosamente davanti alla stazione di Firenze lo scultore ferrarese Antonio Garella. Nato nel 1863 nel periferico borgo di San Luca, studente presso le Accademie di Bologna e di Firenze, il misconosciuto artista operò prevalentemente in Toscana e in Liguria, dove eseguì vari monumenti. Nella fattispecie, a quelli dedicati a Garibaldi è dedicata la monografia curata da Marzia Ratti, direttrice dei civici musei d’arte de La Spezia, che analizza con acume la sua attività di statuario e scheda vari documenti d’archivio, fotografici e no, pervenuti di recente al Comune spezzino. Scultore prevalentemente realista, con intelligenti echi dello stile Liberty (come evidenziano alcune sculture presso il Cimitero di San Miniato a Firenze), Garella è artista davvero degno di riscoperta critica: la circostanza della ricorrenza del centenario permette di farlo a Ferrara per la prima volta.

giovedì 16 gennaio 2020 ore 16,30

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

Vita e opere di Thomas Merton, monaco trappista

A cura di Andrea Nascimbeni e Stefano Caracciolo
Il secondo appuntamento di “Anatomie della mente” si occupa dell’autore cattolico americano più influente del ventesimo secolo, Thomas Merton (1915-1968). Personaggio eclettico, di grande spessore umano e spirituale, ha scritto oltre sessanta libri e centinaia di poesie e articoli su argomenti che vanno dalla spiritualità monastica ai diritti civili, alla nonviolenza e alla corsa agli armamenti nucleari. Monaco trappista, negli anni ’60 rappresentò la coscienza del movimento pacifista, riferendosi alla razza e alla pace come le due questioni più urgenti del nostro tempo. Per il suo attivismo sociale Merton subì gravi critiche, sia da parte di cattolici che non cattolici, che assalirono i suoi scritti politici come sconveniente di un monaco. Ne “La montagna dalle sette balze”, l’autobiografia nella quale narra il suo itinerario verso Dio, scrive: “Sono venuto nel mondo. Libero per natura, immagine di Dio, ero tuttavia prigioniero della mia stessa violenza e del mio egoismo, a immagine del mondo in cui ero nato. Quel mondo era il ritratto dell’Inferno, pieno di uomini come me, che amano Dio, eppure lo odiano; nati per amarlo, ma che vivono nella paura di disperati e contraddittori desideri”.
Per il ciclo Anatomie della mente – Conferenze dei Giovedì di Psicologia – Anno XIII, in collaborazione con la Sezione di Neurologia, Psichiatria e Psicologia Clinica della Facoltà di Medicina, Farmacia e Prevenzione dell’Università di Ferrara

Scarica il programma 2020  Anatomie della mente Anno XIII  

Biblioteca Ariostea Via delle Scienze, 17 Ferrara

VIII Giornata nazionale del dialetto

Nel 2013 l’Unpli ha promosso la Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali e la prima edizione del Premio nazionale “Salva la tua lingua locale” con l’intento di richiamare l’attenzione sullo stato dei dialetti e delle lingue locali. Se è vero che nella nostra regione tanto sta facendo per i dialetti emiliano-romagnoli l’Istituto per i beni artistici culturali naturali, è però necessario che vi siano iniziative che si muovano dal basso come si legge nella pagina web dell’UNPLI:
«Anche un piccolo gesto è importante per contribuire alla salvezza dei dialetti e delle lingue locali d’Italia. Siamo infatti convinti che le piccole azioni, compiute da ogni singola persona, sono fondamentali ed imprescindibili per la salvezza, per la conservazione del patrimonio linguistico locale. E devono essere attuati da ognuno di noi, adesso, perché non possono essere rinviati, pena la scomparsa definitiva delle lingue locali che abbiamo ereditato dai nostri nonni e nonne e dai nostri padri e madri».
Convinti della necessità di rimboccarsi le maniche, Edoardo Penoncini e il Cenacolo di cultura dialettale ferrarese “Al tréb dal tridèl”, organizzano l’evento dialettale dedicato al nostro dialetto e alla poesia in dialetto ferrarese. Tra i momenti che caratterizzeranno il pomeriggio:
– la proiezione di un filmato a cura di Carlo Magri;
– un ricordo di Francesco Benazzi,
tre comunicazioni (sulla storia del nostro dialetto, sui dialetti emiliano-romagnoli, sulla poesia di Alfonso Ferraguti);
due tavole rotonde, di cui una con poeti che hanno pubblicato raccolte in versi negli ultimi anni e una “a tréb con i poeti del Tréb”.
In conclusione il reading: “I poeti leggono i poeti”.
Negli intermezzi Sandro Mingozzi e Mario Montano leggeranno poesie di autori ferraresi.

scuola

Leggere e scrivere

La mia bambina frequenta la I elementare. La sua è una scuola dove tengono particolarmente all’insegnamento della calligrafia. Qualche giorno fa, la mia piccola mi chiede se ricordo come si scrivono la “H, la K e la X. Maiuscole e corsive”. Al che dunque il mio orgoglio “scolastico” si è risvegliato. “Sono una persona che ha studiato, sono laureata e tra i miei studi annovero il geroglifico egiziano, ti pare che non mi ricordi come si scrive in corsivo italiano?! Adesso prendo carta e penna e faccio tutto..” E invece all’atto pratico mi sono ritrovata a guardarlo, quel foglio bianco, ma soprattutto a non rammentare come si scrivessero queste benedette lettere in maiuscolo corsivo😂. Naturalmente ho chiesto “ripetizioni ” alla mia Lucrezia che con estrema diligenza mi ha insegnato anzi “ricordato” come si facessero, ma soprattutto quanto fossero belle le parole scritte a mano. Morale della favola: ragazzi torniamo a scrivere. Con carta e penna! Scriviamo cartoline, biglietti di auguri, liste della spesa o lettere d’amore. Ma facciamolo con la biro in mano, stiamo perdendo la calligrafia. Patrimonio dell’umanità. Arte senza tempo. Non ci rimbambiamo con questi smartphone del cavolo. Non uccidiamo millenni di cultura!❤️

Monica Picchi da Facebook

Archeologia

Gli scavi di Spina

I tè letterari di S. Benedetto

Conferenze e presentazioni librarie

  • Lunedì 13 Gennaio, ore 16.00:  Caterina Cornelio: Nereo Alfieri e gli Scavi a Spina
  • Ferrara – Teatro S. Benedetto, via Don Tazzoli
  • Gli incontri saranno introdotti da un momento musicale a cura degli allievi del Conservatorio Frescobaldi

Al termine della serata verrà offerta una tazza di tè accompagnata da pasticcini casalinghi

  • Ingresso: libero

Contatti

Cinema S. Benedetto – Via Tazzoli, 11 – Ferrara

tel. 0532 215934